il se, Sintesi di Psicologia Sociale
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schemi di preparazione all esame di psicologia sociale
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CAPITOLO 3 – IL SE Sé e identità sono costrutti cognitivi che condizionano l’interazione sociale e la percezione, e che a loro volta subiscono l’influenza della società.

* 3.1 IL SE NELLA STORIA

L’dea del sé è relativamente nuova: nella società medievale i rapporti erano stabili, legittimati dalla religione. Perciò l’idea di un complesso se individuale nascosto era estremamente difficile da prendere in considerazione.

Tutto ciò iniziò a cambiare nel ‘700, grazie a delle spinte proposte da nuovi fattori:

-Secolarizzazione: realizzazione personale perseguita in questa vita (non dopo la morte)

-Industrializzazione: considerare le persone come un’unita di produzione

-Illuminismo: si intuì che era possibili soverchiare i regimi oppressivi (rivoluzione francese)

-Psicoanalisi: con Freud si cristallizzò l’idea secondo cui il se era insondabile.

IL SE PSICODINAMICO

La psicoanalisi fece emergere un problema: il se e l’identita erano dinamiche complesse, nascoste in profondità nella nostra idea di chi siamo, influenzando e esercitando in maniera irreversibile la psicologia sociale.

IL SE COLLETTIVO E INDIVIDUALE

Secondo Freud, il se era considerato molto soggettivo e privato, all’apice dell’individualità.

In un certo senso però, il se si sviluppò anche in un modo che poteva essere considerato collettivo e condiviso “noi”, è sufficiente pensare a BudFlenaganMaybe it’s because i’m a Londoner”.

Si discusse a lungo se il se fosse un fenomeno individuale o collettivo.

La tendenza prevalente è il se individuale, poiché secondo FloydAllportnon esiste una psicologia che non sia prima di tutto una psicologia degli individui”. Inoltre la sfera di competenza della psicologia sociale è data dagli individui che interagiscono in aggregati, mentre i gruppi collettivi costituiscono la sfera di altre discipline, come la sociologia.

Altri psicologi invece, come Gustave LeBon, sostengono il se collettivo. Egli sostenne infatti l’esistenza di una mente collettiva, così come McDougall. Serge Moscovici studiò le rappresentazioni sociali, spiegazioni elaborate collettivamente circa fenomeni conosciuti, in grado di trasformarli in forme semplici. Questi erano infatti dei prodotti dell’interazione sociale. *

TIPI DI SE

1890 – WILLIAMJAMES, esistono tre tipi di se: - MEMATERIALE, le cose che ci appartengono

- MESOCIALE, basato sulle interazioni con altri

- MESPIRITUALE, cioè i valori e le credenze

1934 – G.H. MEAD e l’interazionismo sociale

Teoria sulle modalità di emersione del sé tramite l’interazione umana. Richiede che le persone scambino simboli (linguaggio e gesti) che sono in genere condivisi rappresentano proprietà astratte. Si basa sulla capacità di assumere il ruolo dell’altro, comporta di vedere noi stessi come ci vedono gli altri. Cioè come oggetto sociale “ME”, piuttosto che come soggetto sociale “IO”. Più spesso viene considerato come un “NOI”, come nella cate.

Esistiamo solo se assumiamo il ruolo dell’altro, cioè se ci vediamo come ci vedono gli altri, siamo socialmente costituiti.

Poiché la formazione del nostro concetto di se proviene dal vedere noi stessi come ci vedono gli altri ( SE RIFLESSO ), probabilmente il modo in cui giudichiamo noi stessi e connesso al modo in cui ci giudicano gli altri.

ESPERIMENTO DI BRIANNE TICE su studenti.

Risultato: “le persone non vedono se stesse come gli altri le vedono, ma come pensano che gli altri le vedano”.

Per la triade di autoaccrescimento, le persone non si vedono come realmente sono, ma solitamente sovrastimano le loro caratteristiche positive.

* 3.2 AUTONSAPEVOLEZZA

L’autoconsapevolezza viene e va per diverse ragioni. È uno stato in cui si e coscienti di sé come di un oggetto, proprio come potreste essere consapevoli di un albero o di un’altra persona; si parla pertanto di autoconsapevolezza oggettiva. In questo stato effettuiamo un confronto tra quello che siamo e quello che potremmo essere. Il risultato è spesso la scoperta dei nostri limiti, quindi negativa.

Secondo CharlesCarver (1981), esistono due tipi di autoconsapevolezza:

- IlSEPRIVATO: i nostri pensieri, atteggiamenti e sentimenti

- Il SE PUBBLICO: il modo in cui le persone ci vedono, la nostra immagine.

PRO: ci giova se i modelli a cui ci paragoniamo non sono troppo impegnativi, può essere straordinario, migliora l’introspezione e intensifica le emozioni

CONTRO: a volte può essere scomodo, ci sentiamo ansiosi.

DEINDIVIDUAZIONE: processo attraverso cui le persone perdono il loro senso di identità individuale e assumono comportamenti antisociali. *

3.3 CONOSCENZA DI SE

Quando le persone sono consapevoli di sé, di che cosa lo sono?

La conoscenza di se è costruita in modo molto simile a quanto facciamo per le altre persone, e attraverso molti degli stessi processi con cui costruiamo la rappresentazione delle altre persone.

Fonti possibili: Proprio comportamenti, Proprie emozioni, Reazioni degli altri, Confronto con altri.

3.3.1 SCHEMI DI SE

Utilizziamo un certo numero di schemi in modo simile a quanto facciamo per le altre persone, ma il risultato è molto più diversificato. Secondo Helen Markus, il concetto di se è complesso e multisfacettati. Le persone tendono ad essere precise su alcune loro dimensioni, ma non su altre. Cerchiamo di usare i nostri schemi in modo strategico: alcuni sono positivi e altri negativi.

3.3.2 COME CONOSCERE IL PROPRIO SE

Conoscere ciò che si pensa e si prova in relazione al mondo è un indizio molto utile per capire chi si è.

Tuttavia non è sempre possibile: produciamo quindi delle inferenze su noi stessi in base a ciò che facciamo.

Secondo DarylBem, con la sua teoria dell’autopercezione, compiamo attribuzioni non soltanto sul comportamento degli altri, ma anche riguardo al nostro, e non esiste un differenza sostanziale tra le due attribuzioni. Non essendo consapevoli dei nostri atteggiamenti, compiamo attribuzioni sui nostri comportamenti per inferire i nostri atteggiamenti.

EsperimentoGeraldine Van Gym, psicologa dello sport, con i suoi ciclisti.

Le autoattribuzioni hanno importanza sulla motivazioni: FATTORI INTERNI vs FATTORI ESTERNI

Se qualcuno è indotto a eseguire un compito sotto la spinta di ricompense (esterno) la motivazione è ridotta.

In assenza di fattori esterni la motivazione è intrinseca: passione o impegno.

Questo fenomeno è detto Effetto di Sovragiustificazione: in assenza di chiare cause esterne per il nostro comportamento supponiamo di aver scelto spontaneamente quel comportamento.

Esperimento: Mark Lepper e i bambini artisti

Secondo John Condry, la ricompensa può persino avere un effetto negativo, riducendo il piacere nello svolgimento di un compito, che prima era intrinseca.

3.3.3 CONFRONTO SOCIALE E CONOSCENZA DI SE

Per scoprire le nostre qualità è necessario il confronto con altri, tanti nostri aspetti richiedono un termine di paragone.

Secondo LeonFestinger, con la teoria del confronto sociale, le persone acquisiscono conoscenza di se attraverso il confronto con gli altri.

Thomas Wills sostenne che tendiamo a paragonarci con persone leggermente inferiori a noi, che portano a un riscontro positivo. Nel caso di fratelli, si tende a paragonarsi con il fratello maggiore, il che genera degli effetti sull’autostima (sentimenti e giudizi a proposito di se).

Come possiamo evitarlo? Secondo il modello di mantenimento dell’autostima, di AbrahamTesser, cerchiamo di minimizzare i rapporti con l’altra persone o di interrompere i rapporti con lei . (es: Podio)

I confronti verso il basso si instaurano anche tra gruppi, che si paragonano tra di loro. Secondo la teoria della categorizzazione del se di Tajfel, il processo di categorizzazione di se come membro di un gruppo produce identità sociale nel comportante nel gruppo e tra i gruppi. Si interiorizzano quindi gli attributi del gruppo. (es: mondiali 2006)

3.3.4 REGOLAZIONE DEL SE

Gli schemi di se non descrivono solo ciò che siamo, ma anche ciò che vorremmo essere. Abbiamo cioè degli schemi potenziali: schemi orientati verso il futuro.

Secondo la teoria della discrepanza del se di Higgins, possediamo tre tipi di schemi di se:

1. SE REALE: come realmente siamo

2. SE IDEALE: come vorremmo essere

3. SE NORMATIVO: come pensiamo che dovremmo essere

Le discrepanze tra la realtà, l’ideale e la norma possono motivare cambiamenti finalizzati a ridurre la dissonanza, impegnandosi nella regolazione del se: insieme di strategie utilizzate per far corrispondere il nostro comportamento a un modello ideale e normativo.

La teoria della discrepanza del se e della sua regolazione, hanno avuto un recente svilpuppo: la teoria basata sull’autoregolazione. Higgins afferma di voler andare oltre i principi freudiani del piacere e del dolore. Vi è infatti un principio motivazionale con due sistemi regaolatori del se separati:

- SISTEMA DI PROMOZIONE (ideale), si è concentrati a concretizzare le speranze e aspirazioni, si applica una strategia di avvicinamento per realizzare i propri obbiettivi: ci si concentra sugli eventi positivi. (voti)

- SISTEMA DI PREVENZIONE (norme), si cerca di adempiere ai doveri e obblighi. applicando una strategia di allontanamento per realizzare gli obbiettivi, si cerca più che altro di evitare il fallimento.

3.4 MOLTI SE

Il sé non è una singola identità indifferenziata: KennethGergen lo descrive come un repertorio di identità relativamente separate spesso diversificate, ognuno distinto da un insieme di conoscenze. Le nostre identità si sono sviluppate dall’insieme di relazioni sociali che abbiamo avuto nella vita.

Secondo Tajfel e Turner , esistono due classi di identità capaci di definire diversi tipi di se:

-IDENTITA SOCIALE: definisce il se in termini di appartenenza a un gruppo

- IDENTITA PERSONALE: definisce il se in termini di relazione e tratti personali

Marylin Brewer e Wendi Gardner hanno distinto altre forme del se:

- IL SE INDIVIDUALE, basato su tratti personale

- IL SE RELAZIONALE, basato sulle relazioni con gli altri

- IL SE COLLETTIVO, basato sull’appartenenza a gruppi.

3.4.1 COME DISTINGUERE SE E IDENTITA

Dalla ricerca emergono evidenza dell’esistenza di molteplici se: in contesti diversi le persone si descrivono e si comportano in modo diverso. Un risultato più volte ripetuto porta le persone a discriminare un outgroup, a confermarsi alle regole del proprio ingroup.

3.4.2 LA RICERCA DELLA COERENZA DI SE

Il nostro obbiettivo è tuttavia quello di trovare e conservare un’immagine ragionevolmente integra di chi siamo, siamo alla ricerca di una coerenza del nostro se, e per ottenerla usiamo molte strategie. Le persone trovano il modo di costruire le proprie vite in modo che i loro concetti di se siano stabili e coerenti.

3.5 MOTIVAZIONI DEL SE

Le persone sono assai motivate ad assicurarsi la conoscenza di se. Gli psicologi sociali hanno identificato 3 classimotivazionali che possono interagire per influenzare la costruzione del se:

- L’AUTOVALUTAZIONE: per confermare noi stessi

- L’AUTOVERIFICA: per essere coerenti

- L’AUTOACCRESCIMENTO: per dare una buona impressione

3.5.1 AUTOVALUTAZIONE E AUTOVERIFICA

Autovalutazione: Motivazione a cercare nuove informazioni sul nostro conto per scoprire che tipo di persona siamo.

Autoverifica: ricerca di informazioni che verifichino e confermino ciò che noi conosciamo di noi stessi

3.5.2 AUTOACCRESCIMENTO

Più di tutto le persone desiderano conoscere informazioni di se che ne diano un’immagine positiva. Ci piace scoprire nuovi aspetti favorevoli così come trovare modi di rivedere punti di vista negativi: siamo guidati dal motivo di autoaccrescimento.

Secondo la teoria dell’autoaffermazione di DavidSherman, le persone si impegnano ad affermare pubblicamente aspetti positivi sul se, si basa quindi sul ridurre il pericolo di minacce al proprio concetto di se, focalizzandosi su qualche particolare area.

Quali sono le motivazioni fondamentali, che con maggiore probabilità prevalgono nella ricerca della conoscenza di se?

3 - AUTOVALUTAZIONE: maggiore sui tratti periferici, mostra il desiderio di scoprire di più attorno al proprio se

2 - AUTOVERIFICA: maggiore su tratti centrali, si conferma ciò che si conosce del prpio se

1 - AUTOACCRESIMENTO, si concentra sugli aspetti positivi, per apprenderne di nuovi.

* 3.7 AUTOSTIMA

Secondo la triadedell’autoaccrescimento di Sedikides, le persone sovrastimano i propri punti forti, il controllo sugli eventi e sono ottimistici in modo irrealistico. Vi è dunque una tendenza sistematica positiva, senza la quale le persone sono predisposte alla depressione e a disturbi mentali.

L’autostima è strettamente connessa all’identità sociale: Filippo il ragazzo sovrappeso.

3.6.1 DIFFERENZE INDIVIDUALI

L’autostima è però disomogenea: conosciamo persone con una considerazione bassissima e altre con alta.

La bassa autostima viene considerata la causa di una serie di problemi personali e sociali (tossico/crimine …).

I critici sostengono che può essere il risultato delle condizioni stressanti della società moderna, e che l’autostima sia il futile tentativo di cambiare le cose.

3.6.2 ALLA RICERCA DELL’AUTOSTIMA

Perché si è alla ricerca dell’autostima? Perché ci fa stare bene. Tuttavia essere di buon umore può provocare piacevoli sensazioni in grado di distorcere la stima che si ha in se stessi.

PAURA DELLA MORTE. Vi è una ragione interessante che porta le persone alla ricerche dell’autostima: la paura nella morte. Secondo la teoria della gestione del terrore, la motivazione umana davvero fondamentale è la riduzione del terrore di fronte all’ineluttabilità della morte. L’autostima è parte della difesa contro questa minaccia

L’AUTOSTIMA E UN SOCIOMETRO?

L’autostima è inoltre un’ ottimo indice e rilevatore dell’accettazione e dell’inclusione sociale, viene infatti definito da Mark Leary come ad un sociometro

3.8 AUTOPRESENTAZIONE

I se si costruiscono, modificano e manifestano attraverso l’interazione con gli altri. Poiché il se che proiettiamo ha conseguenze per le reazioni degli altri, cerchiamo di controllarne la presentazione. Erving Goffman paragonò questo processo di gestione dell’impressione: utilizzo delle persone di tecniche per presentarsi sotto una luce positiva.

Ci sono due classi generali di motivazioni alla base dell’autopresentazione: strategica ed espressiva .

Attenti osservatori di se stessi applicano tecniche di autopresentazione strategica, ridotti osservatori adoperano invece delle tecniche espressive, poiché il loro comportamento non risponde ai contesti.

3.7.1 AUTOPRESENTAZIONE STRATEGICA (sono come tu mi vuoi)

L’autopresentazione strategica si focalizza sulla manipolazione sulla percezione che gli altri hanno su di noi.

Ned Jones e Thane Pittman hanno identificato cinque motivazionistrategiche nel modo in cui ci presentiamo:

- AUTOPROMOZIONE: cerchiamo di persuadere gli altri delle nostre capacità

- ACCATTIVAMENTO: cerchiamo di piacere agli altri

- INTIMIDAZIONE: cerchiamo di far credere agli altri che siamo pericolosi

- ESEMPLIFICAZIONE: cerchiamo di farci considerare degli individui moralmente rispettabili

- SUPPLICA :cerchiamo di far si che gli altri si impietosiscano di noi

3.7.2 AUTOPRESENTAZIONE ESPRESSIVA (sono come sono)

Le motivazioni espressive dell’autopresentazione coinvolgono invece la dimostrazione e la conferma del nostro concetto di se attraverso le nostre azioni: il centro si focalizza su noistessi, meno sugli altri. Il motivo espressivo dell’autopresentazione è forte poiché un identità o un concetto di se possano avere valore è necessario che vengano confermati dagli altri: l’identità richiede una conferma sociale per poter continuare ad esistere.

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