Il Settecento - Appunti di Storia Dell'industria (PROF. CARVELLO - UNICZ), Appunti di Storia Dell'industria. Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro
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Il Settecento - Appunti di Storia Dell'industria (PROF. CARVELLO - UNICZ), Appunti di Storia Dell'industria. Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro

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Storia Dell'industria - Il Settecento - Appunti delle lezioni del professore Carvello (UNICZ)
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Il Settecento

Il termine Rivoluzione Industriale fu coniato da Marx nel 1848 e venne usato il termine “rivoluzione” perché, vedendolo dal punto di vista economico, non portò spargimenti di sangue. Un grande storico italiano Carlo Maria Cipolla definì la Rivoluzione Industriale come “la fine del mondo per tutti” perché si passò al mondo contemporaneo. Nel corso del ‘700 si verificano importanti rivoluzioni: Rivoluzione Francese (1789) e Rivoluzione Americana (1775) che segnarono la fine del dispotismo assoluto con la nascita della democrazia indiretta, la nascita degli Stati Uniti d’America e quello che Marx definisce “Egemonia Borghese”, cioè il terzo stato. Queste rappresentarono il risultato dell’attuazione delle idee illuministiche: l’uomo può andare avanti grazie alle conoscenze, al lume della ragione, che devono essere patrimonio di tutti e non di una ristretta elite.

Sempre nel ‘700 si verificano due rivoluzioni: • Rivoluzione Agraria (tutto il 700): nascita dell’agricoltura moderna e aumento delle

coltivazioni; • I Rivoluzione Industriale: contemporaneamente a quella Agraria così le industrie potevano

utilizzare i nuovi tessuti. È per queste due rivoluzioni che nascono le società agro-silvo-pastorali, perché formate da lavoratori legati alla terra (contadini, braccianti, medi e grandi proprietari) e lavatori silvo-bosco (pastori, cacciatori, boscaioli). Questo è anche il motivo per cui la popolazione era concentrata nelle campagne mentre nelle città abitavano la nobiltà, gli artigiani o comunque poche persone (solo il 2% della popolazione). La società era caratterizzata da un’economia chiusa, in quanto si produceva per la sussistenza e non per il mercato, e dalla parsimonia (risparmio su tutto).

Guerra, carestia ed epidemie erano frequenti nel corso del ‘700, tant’è che vennero chiamate “3 cavalieri dell’apocalisse”. La popolazione viveva nella miseria a causa delle numerose e lunghe guerre (Guerra dei Trent’anni, dei Cent’anni) e ciò comportò la chiusura dei campi per andare a combattere. La maggiore conseguenza della sospensione delle attività agricole fu la carestia e, a sua volta, le epidemie, diffuse a causa delle precarie condizioni di salute delle persone dovute alla fame. Per pandemia s’intende una malattia che colpisce tutta la popolazione. La più grave è stata la peste che portò la morte di 60mila abitanti in Europa. Altre piaghe che si verificarono nel ‘700 furono: .i terremoti, anche perché non esisteva la sismologia. Il più grave fu a Lisbona, dove morirono più di 100mila abitanti; .il clima, non esistevano le mezze stagioni e quindi estati e inverni di sei mesi e ciò comprometteva le coltivazioni (in economia chiamate fluttuazioni climatiche).

Importante anche l’aspetto demografico, caratterizzata dall’alta natalità e dall’alta mortalità. La popolazione, infatti, non cresceva e, se cresceva, lo faceva in maniera quasi impercettibile. Su 12/13 figli ne sopravvivevano solo 2/3 e la maggior parte non superava il primo anno di età! Il motivo dell’alta natalità era anche per motivi economici, poiché due braccia in più volevano dire aumentare il lavoro nei campi e quindi più cibo sulle tavole. L’alta mortalità causata dai “cavalieri dell’apocalisse”, portò le aspettative di vita fino ai 35-40 anni e, infatti, le persone si sposavano giovani (intorno ai 12 anni). La famiglia di questo periodo era di tipo patriarcale [a differenza di oggi che è monopersonale], nella quale vivevano più famiglie sotto lo stesso tetto. In ogni famiglia, la figura più importante era rappresentata dal patriarca, cioè la persona più vecchia, che trasmetteva le proprie esperienze.

Mancando la statistica, i criteri per misurare l’andamento della società erano i regimi parrocchiali

nei quali erano segnati nascite, matrimoni e morti. Questo però era approssimativo perché i figli illegittimi non venivano registrati. Essi venivano affidati allo Stato: essendo molti, lo Stato dovette scegliere di farne morire alcuni e si scelse per le femmine (la spiegazione fu data dal filosofo calabrese Francesco Saverio Salvi). Per calcolare la demografia, il re mandò dei funzionari a contare la popolazione, soprattutto nel periodo invernale perché così potevano trovare le famiglie in casa oppure perché il numero dei componenti veniva dedotto in base alla quantità di cenere nei focolai.

La Rivoluzione Industriale viene divisa in tre fasi: 1 I Rivoluzione Industriale (1780-1870): la fonte di energia è il vapore; 2 II Rivoluzione Industriale (1870-1970): la fonte di energia sono il petrolio e l’elettricità; 3 III Rivoluzione Industriale (1970-oggi): principali fonti sono l’energia nucleare o atomica.

Inoltre nascono nuove scienze: • Informatica: con Internet e la telematica; • Cibernetica: per lo sviluppo industriale dalla quale deriva la Robotica.

I settori più diffusi con la terza rivoluzione industriale sono il settore terziario (servizi dell’amministrazione pubblica) e il settore terziario avanzato (o quaternario perché legato alla tecnologia). In particolare essa ha delineato anche nuovi ruoli, soprattutto per le donne (che adesso non è più casalinga e madre) grazie all’alfabetizzazione, all’acculturazione e alla concessione dei diritti che prima spettavano solo agli uomini.

Prima Rivoluzione Industriale

Ha avuto un andamento quasi secolare (1780-1870). Nasce in Inghilterra perchè esistevano quei fattori/condizioni che rendevano facile il decollo dell’industrializzazione. Queste condizioni furono molte ma le principali furono:

Posizione geografica: affacciandosi sull’Atlantico, gli era più favorevole il trasporto via mare (tra l’altro il più economico) [Con la scoperta dell’America si era spostata la centralizzazione del commercio marittimo dal Mar Mediterraneo all’Atlantico]

Clima umido: permetteva la coltivazione del lino e del cotone, tessuti più economici presenti nel mercato

Situazione finanziaria dello Stato: non c’era nessun debito pubblico, il bilancio statale era in attivo ed aveva un risparmio intorno al 20% (lo sviluppo industriale è possibile dove il risparmio è >10%)

Nobiltà attiva: la nobiltà inglese si distingue dalle altre europee che pensavano solo al divertimento. Essa aveva un risparmio imprenditoriale di almeno due secoli ed importavano dall’Oriente sale,tessuti,spezie che erano necessarie per tutti.

Disponibilità delle risorse: in Inghilterra erano presenti miniere di ferro e carbone. Esse favorirono lo sviluppo delle industrie pesanti anche perché evitavano che si importassero le materie prime da altri mercati.

Alfabetizzazione: nel corso del ‘700, la società inglese (75%) era acculturata: sapeva leggere, scrivere e contare. [In Italia un secolo dopo l’Unità]

Tutti questi fattore sono interdipendenti fra di loro, cioè non sarebbe bastato uno solo di essi.

Le prime industrie furono quelle tessile e manifatturiere. Il primo industriale tessile fu Owen. Egli ebbe la consapevolezza che la donna lavoratrice non poteva più svolgere il ruolo di madre, quindi fece costruire delle stanze vicino le fabbriche dove venivano portati i figli fino ai 13 anni. Nascono così le prime scuole infantili. Ci fu così l’espulsione delle donne dalle pareti domestiche, contrariamente alle società pre- industriali dove il ruolo delle donne era di stare a casa.

Altre conseguenze della Prima Rivoluzione Industriale: 4 Urbanesimo: Prima la popolazione era concentrata nelle campagne mentre in città vivevano

solo i nobili, i colti e qualche artigiano e le attività economiche erano rurali. Man mano che si sviluppano le industrie, le città si popolano sempre più fino a sovrappopolarsi (si parla infatti anche di Rivoluzione Urbana). Le città dovettero adattarsi dal punto di vista delle infrastrutture: cimiteri, acquedotti, abitazioni… Ovviamente non tutti coloro che si trasferivano in città riuscivano a trovare lavoro e non potevano neanche più tornare nelle campagne che erano state chiuse e rese demaniali. Si verificò così il crescere della povertà, fatta di mendicanti e prostitute (di questa situazione se ne parla nella letteratura del Naturalismo).

5 Rivoluzione nei trasporti: ciò che veniva prodotto doveva essere commercializzato. Infatti le prime reti ferroviarie in Inghilterra nascono per il trasporto delle merci e dei prodotti industriali. Si passa così da società chiuse al libero mercato.

L’Inghilterra è stata ed è tuttora la patria del liberismo (dal punto di vista economico) e liberalismo (dal punto di vista politico)

LIBERISMO = lo Stato non deve ostacolare lo sviluppo economico, anzi favorirlo ed incentivarlo. [In Italia lo Stato interverrà nel 1933 con l’introduzione dell’IRI, l’ENI e l’ENEL nel periodo del miracolo economico]

Seconda Rivoluzione Industriale

Si protrae per un secolo (1870-1970). Le fonti di energia principali sono il petrolio e l’energia elettrica anche se il pieno sviluppo di esse avviene solo nel secondo 900. E quindi il miracolo economico sarà dovuto proprio a questi elementi. Il petrolio, quindi la benzina, permetterà la motorizzazione di massa mentre l’energia elettrica diviene “di massa” tramite l’ENEL.

Questa Rivoluzione interessa tutti i paesi dell’Europa Occidentale mentre gran parte dell’Europa Orientale rimane legata all’agricoltura. L’Italia rientra tra i paesi interessati alla rivoluzione: nascono le prime famiglie industriali: la FIAT a Torino (famiglia Agnelli) nel 1899, la Pirelli a Milano (importante perché sarà la prima industria italiana ad affidarsi alla delocalizzazione produttiva ed aprire filiali all’estero (a Southampton e in Argentina)), officine meccaniche, cantieri navali e altre industrie a Genova.

Torino – Milano – Genova = triangolo industriale. In soli 5 anni, Torino vede raddoppiare la propria popolazione: da 500mila a 1 milione di abitanti, di cui la maggior parte erano lavoratori industriali. Questo fenomeno è dovuto soprattutto all’immigrazione che prima verso l’America, adesso dal Sud al Nord Italia.

1899 data importante ritardo dell’Italia nello sviluppo industriale Perché l’Italia ha dovuto aspettare oltre un secolo per avere lo sviluppo industriale come l’Inghilterra?

Motivi politici: prima l’Italia era divisa in tanti stati indipendenti e, mancando l’omogeneità della nazione, non si poteva permettere lo sviluppo industriale. Nel 1861 c’è stata l’unificazione d’Italia ed il successivo sviluppo del concetto di “nazione”. Lo sviluppo non avvenne immediatamente dopo l’unificazione perché bisognava ancora “fare gli italiani”. Si doveva scegliere se attuare il modello inglese o quello francese. Non venne scelto quello inglese perché era di tipo federale e dava troppa autonomia alle regione, per questo fu scelto il modello francese e venne stabilita una capitale: prima Torino, poi Firenze ed infine Roma. (secondo Benedetto Croce questa fu una scelta obbligata) Le leggi più importanti, dall’Unità al 1970, erano decise dal prefetto, scelto dai politici stessi e quindi espressione locale del potere centrale; l’arma dei carabinieri doveva garantire l’ordine pubblico, controllare il territorio e poi riferire al prefetto. Dal 1871 al 1876 Destra Storica (Cavour) Dal 1876 alla fine della Seconda Guerra Mondiale Sinistra Storica (De Pretis, Crispi, Giolitti) Gli insegnanti avevano il compito di trasmettere la cultura dello Stato, infatti i programmi scolastici venivano decisi dal ministero [dagli anni 70 in poi saranno gli insegnanti stessi a scegliere la programmazione dello studio.]

Motivi economici: gli stati unificati erano colmi di debiti e quindi era impossibile garantire lo sviluppo economico. Bisognava portare il bilancio in pareggio e ciò avvenne con Quintino Sella (membro della Sinistra Storica). I soldi dello Stato non erano sufficienti a sanare i bilanci di ogni regione e quindi bisognava scegliere se sanare prima il Meridione o il Settentrione. Si scelse il Settentrione per motivi politici: nel nord c’erano coloro che avevano permesso l’Unità (Cavour e i suoi seguaci). Altro motivo che portò a questa scelta è di natura economica: la vicinanza delle regioni del Nord con il mercato europeo (che permetteva di commerciare i prodotti ad un prezzo più basso grazie ai minori costi di trasporto).

Il ritardo fu dovuto anche dalla Destra Storica che non avevano interesse allo sviluppo industriale

bensì allo sviluppo delle campagne (agricoltura, bonifica dei terreni e industrie edilizie).

Una volta delineate queste cause, il Meridione protestò. Ci furono due forme di protesta: 6 Brigantaggio: (dal 1861 al tardo 800) caratterizzato da bande di contadini, poveri, ecc. che

protestavano in modo violento contro i “Piemontesi”. Per fermarli, con leggi Pica, ci fu una repressione veloce e brutale: i soldati settentrionali scesero nel sud e sterminarono i briganti, le loro famiglie e chi li aiutavano. L’ultima esecuzione contro i briganti avvenne a Catanzaro nel 1919 in piazza Matteotti;

7 Emigrazione dal Sud verso le Americhe (emigrazione trans-oceaniche) si verificò a partire dal 1881 e durò fino agli anni ’20. Venne bloccata da Mussolini. Emigranti erano coloro che vivevano nella fame, nella povertà, nella miseria

I meridionali parlavano di Risorgimento Tradito, in quanto anche il Mezzogiorno aveva contribuito alla libertà individuale e all’unificazione: basta pensare ai fratelli Bandiera fucilati a Cosenza, ecc. Con l’Unità, il Sud non ci aveva guadagnato niente, anzi ci ha perso. Gli sviluppi si verificarono solo nel Nord. Lo stesso Cavour era contrario all’Unità perché non portava benefici a tutta la penisola. Siamo così all’inizio della “Questione Meridionale”.

Tra i più importanti intellettuali del tempo: Antonio Gramsci (comunista), Sturzo (un sacerdote cattolico) e Giustino Fortunato (socialista). Anche se di ideali diversi concordavano che l’unità aveva fatto molto poco per il sud. In questi anni nasce anche la letteratura del Verismo, o più precisamente Realismo, (dal 1890 in poi) i cui esponenti sono per la maggior parte meridionali perché toccavano con mano la miseria della popolazione. Verga: con i Malavoglia prima, Mastro Don Gesualdo poi e nella raccolta di 5 romanzi, “Il ciclo dei vinti”, afferma che i poveri non possono migliorare la propria condizione.

Il ritardo del Mezzogiorno è causato da fattore ostativi: • Deficit produttivo: il mezzogiorno consuma più del settentrione ma produce di meno.

Così non contribuisce allo sviluppo nazionale. • Alto costo del denaro: vale sia per i singoli sia per le industrie. Le istituzioni di credito

del sud praticano tassi di interesse più alti (quasi usurai) rispetto al nord perché le banche devono tutelarsi nel caso in cui il cliente debitore non pagherà.

Carenza/deficienza infrastrutturale (porti, aeroporti, ferrovie): il costo dell’industria non è dato solo dai costi di produzione ma anche dai costi e dall’efficienza delle infrastrutture. Nel sud le infrastrutture non sono in buone condizioni.

Assedio della criminalità organizzata: la mafia diviene sempre più potente, prima la mafia siciliana poi la ‘Ndrangheta, e molte industrie sono influenzate dalla paura (tangenti, pizzi).

Inefficienza della Pubblica Amministrazione: dalla sanità al rapporto tra amministrazioni e imprese. Molti comuni non pagano affatto o pagano solo alcune imprese in via di fallimento o che fanno determinati lavori pubblici.

Tutti questi sono fattori accumulativi, cioè uno solo non bastava.

Situazione politica nel primo ‘900

Giolitti Giolitti fu l’ultimo esponente della Sinistra Storica e la storia gli riconosce più aspetti negativi che positivi: negativi perché riduceva il gioco delle opposizioni promettendo favori in cambio di voti e sfavoriva chi non lo votava (trasformismo); positivi perché favorì la modernizzazione delle industrie:

Neutralità dello Stato nei conflitti di lavoro: prima le tensioni tra i padroni delle industrie (industriali) e gli operai venivano risolte dallo Stato (che si poneva sempre a favore dei più forti, soffocando così la classe operaia). Con Giolitti, lo Stato se ne teneva fuori e questo permise li rafforzamento della classe operaia all’interno della fabbrica. Fu il preludio dell’attuale Sindacalismo Confederale che, a differenza dei sindacati autonomi, rappresentano tutte le categorie di lavoratori e non una in particolare.

Riduzione dell’orario di lavoro; Prime forme di assistenza e previdenza del lavoro: nascerà l’INAIL; Sostegno dello Stato alle grandi iniziative industriali: nascerà lo Stato-imprenditore che

favorisce lo sviluppo industriale grazie a delle istituzioni: • IRI (Istituto Ricostruzione Industriale) 1933; ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) 1952. Gli obiettivi di Mattei erano:

1 Affiancare l’Italia agli emirati arabi; 2 Sfruttamento di una nuova fonte di energia (energia nucleare). Sebbene era un

progetto ambizioso, esso naufraga immediatamente a causa del disastro di Chernobyl.

ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) 1962. Si diffonde l’energia elettrica nelle case, e di conseguenza l’utilizzo degli elettrodomestici (favorì il 2° miracolo economico) [il 1° fu la motorizzazione]

Questo processo di modernizzazione si interruppe con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, per poi continuare dal 1919. La Prima Guerra Mondiale scoppiò nel 1914 ma l’Italia entrò nel 1915 a causa dei contrasti tra conflittualisti (interventisti) e neutralisti. I primi erano favorevoli all’entrata in guerra; i secondi erano contrari perché significava interrompere le attività produttive (nel Meridione le attività agricole erano l’unica fonte di sostentamento). Finita la guerra, nel 1919, vi furono una serie di problemi dovuti allo Stato che non mantenne le promesse fatte: si muovono così “moti contro il carovita” dovuti all’interruzione delle attività agricole. Questi moti interessarono tutte le regioni ma le più violenti si verificarono nel Meridione.

Mussolini Il 1919 segnò la crisi dello Stato liberale (destra e sinistra storica). Il 1919 fu anche l’anno in cui si formano i fasci di combattimento ma il partito si rafforza tra il 1920-21. Dura dal 1922 al 1943 (con la morte di Mussolini). I fasci di combattimento da movimento diventa partito (Partito Nazionale Fascista), dopo la famosa marcia su Roma del 1922. Mussolini conquista il potere nel 1925 e si concentra sulle grandi industrie, in particolare:

Industria pesante (siderurgica) • industria meccanica: espansione della FIAT nei mercati esteri (la Balilla) • industria chimica: a Montecatini, … • industria della gomma: si verifica lo sviluppo della Pirelli. Fu la prima italiana a creare

filiali all’estero (delocalizzazione produttiva) e a contrastare la leadership delle industrie francesi

(Michelin) • sviluppo dell’energia elettrica: nascono società elettriche private. Al Nord la SIP (Società

Idroelettrica Piemontese), al Sud la SME (Società Meridionale di Elettricità).

Il potere di Mussolini fu concentrato essenzialmente nel Nord dove ottenne più consensi da parte dei grandi industriali, mentre nel Mezzogiorno arrivò in ritardo (di tre anni) perché nel Sud egli non trovava alcun interesse. Le scelte di Mussolini di ordine economico nel Mezzogiorno furono caratterizzate da interventi nell’agricoltura:

1 Bonifica integrale: vennero rese coltivabili le terre marginali, cioè quelle infestate dalla malaria (e quindi rese improduttive). Insomma vennero estese le terre coltivabili. L’obiettivo di Mussolini era di far crescere la popolazione (il cosiddetto Progetto Demografico) per arrivare ad un totale di 60 milioni. Venne introdotta la tassa sul celibato (su chi non si sposava) per favorire così i matrimoni e incentivando le famiglie per ogni figlio.

2 Battaglia del grano: se aumenta la superficie coltivabile, deve aumentare anche la coltivazione del grano (fino ad allora importato per la maggior parte da Russia e America) e ciò si verificò in Calabria, nel crotonese. Viene chiamata “battaglia” perché ci furono dei vincitori e dei vinti. Vincitori furono Mussolini e i grandi proprietari terrieri (che fino agli anni ’50 vennero chiamati Baroni o Signori di terra); i vinti furono i contadini, coloro che lavoravano per questi grandi proprietari terrieri, che erano costretti a spostarsi per andare dove c’era maggior lavoro creando, di conseguenza, eccedenza di lavoratori ed un abbassamento del costo del lavoro. Vennero istituiti dei sindacati coatti che potevano far lavorare solo coloro che riuscivano ad iscriversi. Si parla così di “Guerra tra i poveri” per l’iscrizione in questi sindacati. Quando i contadini si resero conto che il fascismo stava per cadere vi furono alcuni partiti che li spingevano ad avanzare obiettivi politici: i rossi (comunisti) e i bianchi (socialisti), in misura molto minore la Democrazia Cristiana. Per questo nel Referendum del 2 giugno 1946, la maggioranza del Mezzogiorno votò per la monarchia [vinse la Repubblica grazie ai voti delle donne]. La Riforma Agraria degli anni 50 rappresentò la fine del latifondo e più importanza per la classe contadina, ai quali venne assegnata la terra. Nel ’58 però, con il miracolo economico, essi l’abbandonarono per andare verso le città più industrializzate.

Gli anni della grande trasformazione

Si riferisce a tutto ciò che succede in Italia tra gli anni ’50 e ’70.

Il Piano Marshall, ideato dal generale Marshall e dalla durata di 5 anni, serviva a riprendere l’economia dopo la guerra: bisognava ricostruire dal punto di vista materiale (cioè di tutto ciò che la guerra aveva materialmente distrutto), e dal punto di vista morale (cioè ridare ottimismo ad un Paese che era uscito sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale). L’Italia ottenne una percentuale minore (10%) rispetto alle altre sei potenze europee che ottennero invece 20-30%, perché l’Italia si alleò solo successivamente con gli USA. Comunque questi sostentamenti vennero utilizzati per coprire il deficit statale.

Le grandi trasformazioni avvengono dal punto di vista politico (nasce l’Italia democratica) e dal punto di visto economico (l’Italia diventa da paese agricolo a paese industriale). I settori che crescono sono: meccanico, chimico ed elettrico. Dopo il 1948, le sinistre vengono espulse dal governo e a governare sono i partiti di centro (Democrazia Cristiana con altri piccoli partiti).

Nel 1955 vengono varati i primi programmi della scuola elementare (programma Ermini): per la prima volta, venne istituito il ciclo didattico: l’importanza di questi cicli era di rispondere alla diversità di apprendimento di ogni bambino, promuovendolo comunque alla classe successiva. Infatti, fino agli anni ’50, soprattutto nel Mezzogiorno, i bambini venivano bocciati già dalla prima elementare parecchie volte e ne risentiva l’istruzione e l’educazione (si verificava quella che veniva chiamata mortalità/dispersione scolastica, cioè i bambini si ritiravano da scuola). Diminuendo le bocciature, i bambini venivano mandati e andavano più volentieri a scuola. Aumenta così l’istruzione, l’educazione, il sapere. Sette anni dopo, nasce la scuola media obbligatoria e gratuita: prima esistevano ma erano o per i figli dei nobili o, per i più poveri, erano professionali (cioè per imparare un mestiere). Dal 1963 al 1970, aumentano i bambini, ma soprattutto le bambine, che andavano a scuola. Si parla così di educazione femminile perché le donne così si acculturavano sempre più, frequentando le scuole (elementari, medie, superiori, università). Le donne prendono così più coscienza di sé e le porterà a rivendicare i propri diritti.

1968: Con la famosa legge 444, nasce la scuola materna statale che rappresenta il riconoscimento dello Stato che il ruolo della donna è cambiato: infatti la donna, che adesso non è più madre e casalinga, non è più in grado di essere presente per i figli. Dunque queste scuole svolgono una funzione educativa integrativa per i bambini dai tre anni in su. Per non andare contro gli interessi della Chiesa, che già svolgeva un compito simile attraverso le suore, si scelse una educatrice/maestra. Anche sulla scelta ci fu un acceso dibattito, tant’è che cadde il IV governo Moro [dopo gli anni ’70 il nome fu cambiato in “scuola dell’infanzia”].

Un anno dopo ci fu la rivolta studentesca e i maggiori centri della contestazione furono: Torino,Trento,Milano,Firenze,Roma.

8 Aspetti positivi: La scuola veniva chiamata “scuola col torcicollo” perché veniva fatto conoscere il passato ma non il presente.

I giovani, chiamati “sessantottini”, non accettano come era organizzata la società e criticavano gli adulti, incapaci di accettare i cambiamenti. Queste contestazioni portarano a riforme scolastiche, con la formazione di università.

9 Aspetti negativi: Questi movimenti finirono col diventare di ordine politico (di destra e di sinistra).

[gli anni dopo infatti cominciano “gli anni di Piombo”, la formazione delle “Brigate Rosse”,

l’uccisione di Aldo Moro]

Nel 1969Autunno Caldo: si verifica la rivolta degli operai con l’occupazione delle fabbriche per la richiesta di adattamento dei salari al costo della vita. L’anno dopo viene approvato lo statuto dei lavoratori contenente trasformazioni e modifiche importanti, tra cui la “legge Biaggi”: non si può licenziare senza giusta causa.

1970: Nascono le Regioni a statuto ordinario: lo Stato italiano, dopo oltre un secolo dall’unità, comincia a decentrare i suoi poteri. Nascono così Comuni, Provincie, ecc.

Modernizzazione Duale: modernizzazione + accelerata al Nord, + lenta o stagnante al Sud.

Altri cambiamenti degli anni 70: 10 Demografia (emigrazioni interne: verso città più industrializzate); 11 Struttura della famiglia (da patriarcale a nucleare, e composta in media da 3 figli); 12 Non si parla più di società verticale (distinzione nobili-poveri) ma di società orizzontale.

Miracolo economico

È un periodo di forte crescita che si verifica a partire dal 1958 (10° compleanno della Costituzione Italiana, e quindi della democrazia) fino agli anni ’70 ed è dovuto a numerosi cambiamenti che hanno toccato politica, economia, società, famiglia, strumenti di comunicazione.

Dal 1948 al 1963, l’Italia è stata governata da partiti di centro (Democrazia Cristiana) e l’opposizione era formata dal Partito Comunista e dal Partito Socialista che rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione. Si parla di bipolarismo imperfetto perché, in altri stati, l’opposizione è formata da un solo partito che si alterna con quello di maggioranza. Il Partito Socialista (anche il più vecchio d’Italia, sorto nell’800) fu il primo partito che, tramite il ministro del lavoro, inizia a parlare di programmazione economica: organizzare preventivamente le linee dello sviluppo economico italiano. Vennero così inquadrati i settori sui quali intervenire:

Meccanico: si parla di macchine utilitarie (cioè che siano accessibili a tutti). Tra queste la Seicento, la Cinquecento, la 1100, ma anche moto come la Vespa, la Lambretta.

La motorizzazione di massa portò alla formazione della società di massa: le persone si spostavano più facilmente e potevano conoscere di più.

Industria chimica e alimentare: in particolare i nuovi tessuti immessi nel mercato, i tessuti sintetici (nylon) erano a basso costo. Questo cambiò lo stile di vita perchè permetteva di spendere di più in cibo ed in altri vestiti.

ENEL (1962): con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, lo Stato diventa “imprenditore” e comporta il suo intervento diretto nello sviluppo economico. Inoltre gli italiani cominciano ad utilizzare più elettrodomestici (il frigo su tutti perché permette di conservare i cibi): nasce così il consumismo con la conseguente fine del risparmio. Con il consumismo, migliora la qualità della vita, aumentano i matrimoni e anche le nascita (rivoluzione demografica o baby boom).

Avvento della televisione: l’esplosione fu nel ’58 e comporta, oltre che maggiore conoscenza del mondo ed in diretta, l’alfabetizzazione. La televisione permise il passaggio dal dialetto alla lingua italiana (linguaggio standard utilizzato dai telegiornali). Tra gli altri aspetti positivi che ha comportato l’uso della tv sono: aumento della cultura generale ed utilizzo e diffusione dei linguaggi settoriali (filosofico, letterale, economico, politico, religioso, sportivo). Mentre tra gli aspetti negativi invece vi è la possibilità della manipolazione e di persuasione dell’opinione pubblica.

Altre riforme del Centro Sinistra: 13 Riforma sanitaria: nascono le ASL (Azienda Sanitaria Locale); le Regioni controllano la

propria sanità; 14 Riforma del sistema pensionistico: nasce lo stato sociale; 15 Riforma scolastica: emanata nel 1962 ed entrata in vigore nel 63, riguarda l’organizzazione

della scuola.

Un’altra conseguenza del miracolo economico è l’immigrazione che non è più transnazionale (verso l’America) ma è interna: dal Sud verso le città del Triangolo Industriale (Torino-Milano- Genova). Infatti il miracolo economico riguarda il Nord Italia e non il Mezzogiorno e la popolazione di Torino arriva ad 1 milione di abitanti.

Inoltre, mentre prima l’emigrazione riguardava soltanto un membro della famiglia, adesso riguarda

l’intera famiglia e ciò comporta la diminuzione della popolazione meridionale. I bambini immigrati (soprattutto quelli provenienti dalle campagne), nelle scuole, venivano fatti “retrocedere” di classe perché sapevano solo parlare il dialetto.

Il Sud, dopo la guerra, era rimasto arretrato e si parla dunque di Nuova Questione del Mezzogiorno. Prima ci si limitava a constatare qual era il malessere, adesso invece si cercano le soluzioni. Tra queste: la Riforma Agraria (fine del latifondismo, terre frammentate e distribuite); Progetto Colombo (con l’insediamento delle industrie siderurgiche, chimiche ed estrattive). Quest’ultima soluzione si rivelò fallimentare perché l’acciaio fu sostituito dalla plastica e perché si rifiutò l’industria di carbone per evitare l’inquinamento. Inoltre si parla di industrializzazione fantasma e deindustrializzazione perché le poche industrie che c’erano adesso non ci sono più e quelle che dovevano essere costruite non furono fatte.

Problematiche in Italia

Anni di Piombo Dalla rivoluzione studentesca nascono dei movimenti extra-politici che caratterizzarono gli Anni di Piombo, una forma di terrorismo che va dal 1969 al 1980. Questi movimenti, sia di destra che di sinistra, avevano in comune l’obiettivo di piegare la democrazia. Le strategie erano:

Terrorismo Rosso, di sinistra perché formato da ex socialisti e comunisti. Tendevano a colpire gli uomini più rappresentativi: 1978 sequestro e uccisione di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, quindi simbolo più alto della democrazia.

Terrorismo Nero, di destra, tendeva a colpire più che persone, le istituzioni (banche, ferrovie, ponti).

Dopo l’uccisione di Moro, il terrorismo fu sconfitto dallo Stato tramite il generale Carlo Alberto Maria DellaChiesa che, in seguito, fu inviato in Sicilia per combattere la mafia. Lo Stato riuscì a sconfiggere le Brigate Rosse anche perché non erano numerosi perché il loro unico obiettivo era abbattere la democrazia, ma non proponevano nuove forme di organizzazione statale.

Lungo Autunno Caldo Nel 1969, definito “lungo” perché dura più di un decennio e termina sotto il governo Craxi, “caldo” perché caratterizzato da forti e intense contestazioni tra industriali e operai delle fabbriche. Si parla di lotta alle gabbie salariali, che partono dalla FIAT e si estendono alle altre fabbriche. Queste sono caratterizzate dall’occupazione delle fabbriche da parte degli operai per contestare contro i salari che non crescevano nonostante il crescente costo della vita. I sindacati confederali (CGL, CISL, UISL) portarono avanti tali rivendicazioni, in particolare quelle dei settori metalmeccanici. Le proteste in questo settore comportarono l’interruzione della produzione (e conseguente minore PIL nazionale). Alla fine, negli anni ’70, venne approvato lo statuto dei lavoratori. I nuovi elementi furono:

Contingenza/scala mobile/indice ISTAT : adeguamento del salario al costo della vita; • Salario come variabile indipendente: l’aumento del salario deve essere comunque essere

concesso, indipendentemente dalla produzione, vendita, profitto. • Diminuzione dell’orario di lavoro; • Giusta causa nei licenziamenti: (poi richiamata anche dalla legge Biaggi) comporta

maggiore tutela per i lavoratori, che possono opporsi davanti al giudice del lavoro se non persiste una giusta causa nel licenziamento.

Altre avvenimenti importanti nel 1970: Battaglia per l’aborto e il divorzio: i partiti laici erano favorevoli, Democrazia Cristiana e

Chiesa invece erano contrari. La conquista più significativa fu sul fronte del divorzio perché prima era solo il Tribunale Ecclesiastico (o della Sacra Rota) a decidere per la separazione/ divorzio. Sotto la spinta del divorzio, nel 1975 nasce il diritto di famiglia (potestà per entrambi i genitori, uguaglianza uomo e donna);

Nascita delle regioni a statuto ordinario: rappresentano una svolta amministrativa ed economica perché attuano le politiche di decentramento: prime le scelte venivano prese tutte a Roma. Prima nascono le regioni a stututo speciale, solo successivamente le altre. Il Consiglio Regionale (formato dai partiti di maggioranza e minoranza) si occupa di fare le leggi regionali; il Governatore (Giunta Regionale) invece rappresenta la Regione.

Terza rivoluzione industriale

Dal 1970 ad oggi, viene anche denominata Rivoluzione Informatica (Internet e computer), Rivoluzione Atomica (energia nucleare), Rivoluzione Post-Moderna (abbiamo superato la fase della modernità), Rivoluzione Post-Fordista o ancora Rivoluzione della Complessità (negli ultimi anni sono avvenuti fatti mai successi in precedenza). Nonostante il breve arco temporale, sono molti i temi che gli industriali cercano di affrontare:

Caratteri generali Aspetti economici (globalizzazione) • Aspetti politici: fine dell’Eurocentrismo: le grandi economie non si svolgono più in Europa

ma in America e Asia (Usa, Cina, Giappone, India). Finisce anche lo stato-nazione; si fa riferimento all’UE

Crisi delle ideologie: con la caduta del muro di Berlino fine del mondo bipolare e di tutte quegli ideali secolari (socialismo, ecc.). In Italia crollano i vecchi partiti e ne nascono di nuovi

Aspetti sociali: • Rivoluzione Demografica: abbassamento del tasso di mortalità (grazie alla fine della

guerra e delle carestie) ma anche del tasso di natalità (anche per motivi economici perché costa mantenere un figlio). Questo porta alla contrazione del mondo giovanile (invecchiamento della popolazione: sia come numero sia come aspettative di vita). Questo porta alla crisi dello stato sociale: lo Stato non riesce ad erogare la pensione a tutta la popolazione e ciò porterà a dei tagli.

Nuova qualità della vita: si vive diversamente rispetto al passato sia in meglio dal punto di vista materiale (soddisfazione dei bisogni grazie al consumismo) sia in peggio dal punto di vista immateriale (più solitudine delle persone dovuto alla mancanza di dialogo).

Complessità: adesso non si può progettare il proprio futuro a causa della velocità dei cambiamenti.

Caratteri generali (7) Alla base del dibattito teorico sulla Terza Rivoluzione Industriale perché per alcuni questa comincia dal 1970, per altri è improprio parlare di terza rivoluzione industriale mentre sarebbe più corretto parlare di proseguimento della Seconda perché nasce dalla crisi petrolifere. Per altri invece comincia a livello teorico nel ’34 quando Enrico Fermi scoprì l’atomo. Bisogna tener conto delle nuove scelte:

16 Informatica: dai computer ai telefonini, rappresentano le reti con cui viaggiano le informazioni

17 Telematica: nuova organizzazione del lavoro; prima il lavoro contabile andava fatto nella fabbrica stessa, oggi può avvenire anche a distanza

18 Cibernetica: studi sugli animali, sui pc, sul cervello umano. Da qui nasce la robotica, utilizzo delle macchine (robot) nelle fabbriche che riduce i tempi di lavoro ma nello stesso tempo aumenta la disoccupazione (si parla infatti di disoccupazione tecnologica) soprattutto dei lavoratori non specializzati.

19 Rivoluzione teorica: perchè a differenza delle precedenti, costituite da artigiani e imprenditori, questa è caratterizzata da nuove conoscenze e processi di sviluppo ad opera di tecnici, matematici, ingenieri, fisici che hanno portato a nuove tecnologie.

20 Breve tempo tra scoperta e applicazione pratica: fino agli anni ’70, un’impresa produceva e immetteva direttamente nel mercato (senza sapere il parere delle persone). Oggi invece la produzione è più snella e flessibile, cioè se l’imprese vuole reggere nel mercato deve sapere cosa vuole la popolazione (soprattutto attraverso gli optional).

21 Prodotti innovativi: grazie a ricerche scientifiche. Gli Stati investono in scoperte scientifiche

(in Italia però appena l’1% e questo causerà la “fuga dei cervelli”). 22 Esplosione del terziario: occupa il 70% dei lavoratori.

Aspetti economici (5) Programmazione produttiva: fino agli anni ’70, prima di iniziare la produzione, ogni

industria stabiliva quali e quanti prodotti immettere sul mercato (produzione standardizzata) e molti di questi restavano invenduti, formando scorte e riducendo di molto il profitto. Dagli anni ’70, nasce il modello post-fordista (o modello Toyota perché applicato proprio da questa industria automobilistica giapponese): viene segmentato il mercato in base a determinati criteri e poi analizzato per adeguare la propria offerta alla domanda, evitando così accumuli di scorte. Questo tipo di produzione è chiamato “produzione snella” perché dura per un breve periodo (mesi) e “produzione flessibile” perché si poteva modificare per adattarsi alla richiesta della clientela. Crisi dell’economia di scala

Globalizzazione: prima i mercati erano chiusi e di sussistenza (società preindustriali); poi interni o continentali; oggi il mercato è planetario grazie alle nuove reti (Internet) che velocizzano la commercializzazione. Adesso, quindi, c’è maggiore concorrenza perché vengono immessi sempre più prodotti in uno spazio molto più ampio. Si parla anche di prodotti nicchia: prodotti di qualità/eccellenza che si affermano nel mercato planetario. La letteratura critica la globalizzazione perchè parla della formazione di Paesi più sviluppati; Paesi del Terzo Mondo che non sono industrializzati ma dispongono delle risorse, che però vengono utilizzati dai Paesi più industrializzati; Paesi del Quarto Mondo che sono e saranno poveri perché fortemente indebitati. • Capitalismo finanziario: riguarda il mercato borsistico. Prima il cuore del capitalismo

era il denaro, oggi è la finanza: se il valore dei titoli di Borsa aumenta l’economia/il mercato decolla; se il loro valore diminuisce l’economia/il mercato crolla.

Delocalizzazione produttiva: storicamente un’industria quando sorge, opera sul luogo dove nasce; dagli anni ’70 si creano le cosiddette filiali: la prima a farlo in Italia è stata la Pirelli con costruzione di filiali in Argentina, per poter ampliare il proprio commercio. Il motivo principale è cmq l’abbattimento dei costi di manodopera. Un altro motivo può essere collegato alla telematica, quindi la possibilità di poter comunicare anche a distanza.

Evoluzione tecnologica delle scienze: la più importante è la robotica. Questa però ha comportato la disoccupazione nelle fabbriche (si parla infatti di disoccupazione tecnologica) e riguarda soprattutto degli operai non specializzati. Le industrie tendevano a specializzare la manodopera infatti gli operai, finito il turno di lavoro, frequentavano un corso di 150 ore (pagata dall’industria stessa) presso delle scuole specializzande.

Trasformazioni sociali (5) 3 Nuova demografia: (o Terza Rivoluzione Demografica) quattro parametri che la

caratterizzano rispetto le altre due(del 600 e dell’800): • Nascono meno bambini • Riduzione della popolazione giovanile • Invecchiamento della popolazione • Nuovi flussi migratori (non più verso l’America ma in Europa) • Società orizzontale (non ci sono più distinzioni di classi sociali e aumentano i rapporti

interpersonali). 4 Fine dello Stato-nazione: riguarda sia aspetti politici che economici e sociali:

accanto agli interessi della singola nazione bisogna valutare anche gli interessi a livello europeo e mondiale (la nazione non è più artefice del proprio destino).

5

Crisi dello stato sociale: cioè di tutti quei contributi che lo stato fornisce, soprattutto verso il Mezzogiorno. Tale crisi è determinata dal decentramento dello Stato verso le regioni le quali, a causa delle numerose pensioni da erogare, non hanno fondi a sufficienza per finanziare tutte le attività.

6 Tessuto sociale frammentato: forme di egoismo tra le persone; cambia anche la percezione tra città e campagne: prima la città veniva vista come luogo di perdizione e fatica, adesso come luogo di solitudine.

7 Società post-moderna: perché abbiamo superato la fase della modernità. I moderni (gli illuministi) erano coloro convinti che con la ragione si potesse spiegare tutto; nel 900, invece, si è convinti che questo pensiero forte (razionale) non era più sufficiente a spiegare tutto quindi vengono meno tutte le certezze avute fino ad allora (pensiero debole).

Definita anche “post-industriale”, perché è stata superata la fase dell’industrializzazione (in senso stretto) ed il 70% del lavoro è incentrato nel terziario terziarizzazione dell’economia.

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