Il sogno di Hitler: creare il terzo Reich
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Tesina di maturità "Il sogno di Hitler: creare il terzo Reich"
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IL SOGNO DI HITLER: CREARE IL TERZO REICH E REALIZZARE L’ANTISEMITISMO

In Germania, la proclamazione della repubblica pose fine al secondo Reich. La nuova repubblica democratica fu chiamata repubblica di Weimar, dal nome della città tedesca nella quale fu approvata la Costituzione (1919). I governi repubblicani dovettero affrontare una grave crisi economica e una situazione di instabilità politica dovuta alle numerose insurrezioni da parte di comunisti e nazionalisti. La Repubblica aveva anche problemi finanziari: ai debiti di guerra si sommavano le cifre che la Germania (dopo aver perso la Prima Guerra Mondiale), in base ai trattati di pace, era obbligata a pagare. Nel 1925 il malcontento popolare si manifestò con l'elezione del presidente (delle destre) della Repubblica von Hindenburg. Delle impopolarità seppero approfittarne il partito nazionalsocialista e Hitler, che si impossessò del potere, ottenendo milioni di voti. Nel 1933 il presidente von Hindenburg acconsentì, seppur a malincuore, a nominare Hitler cancelliere. Era convinto di poterlo controllare, ma quando nel 1934 von Hindenburg morì, Hitler riunì in sé la carica di presidente e cancelliere, diventando capo assoluto della Germania. Con la sola forza di volontà diventò un politico perfetto, pronto a trasformare il suo sogno in una cruda realtà. Il Terzo Reich era il nome dato da Hitler alla Germania, e voleva dire "terzo impero". La politica estera del Terzo Reich aveva 2 obiettivi: 1) annessione e unificazione con la Germania di tutte le comunità di cultura e lingua tedesca che si trovavano negli stati europei. Questo significava occupare l'Austria, la Cecoslovacchia e la Polonia. 2) conquista da parte della razza dominante di uno spazio vitale, mediante espansione ad est. I popoli di razza slava avrebbero continuato a fare i contadini ma per nutrire, coi prodotti della loro terra e del loro lavoro, i loro signori, i guerrieri tedeschi. Hitler divenne il capo indiscusso e ai suoi ordini obbedì l'esercito, la magistratura e la burocrazia. Servendosi delle squadre di protezione e della Gestapo, eliminò ogni opposizione. Hitler pose fine alla crisi economica attuando un piano di riarmo: la disoccupazione scomparve perché i giovani venivano arruolati nelle forze armate e le industrie ebbero lavoro, impegnate a fabbricare armi a ritmo intenso. Nel 1936 Italia e Germania firmarono un’alleanza chiamata “Asse Roma-Berlino”. Hitler iniziò a realizzare i suoi obiettivi: nel 1938 invase l'Austria dove si trovavano forti minoranze tedesche e intimò alla Cecoslovacchia di consegnare alla Germania la regione dei Sudeti, dove viveva una forte minoranza tedesca. Alla Conferenza di Monaco, il primo ministro inglese e francese s'incontrarono con Hitler e Mussolini, cedendo alle richieste del dittatore tedesco: Hitler invase la Cecoslovacchia, annettendola al Reich. Il primo settembre 1939 le truppe tedesche varcarono facilmente il confine della Polonia, dichiarandole così guerra. Francia e Inghilterra (che in passato avevano permesso a Hitler

di annettere molti territori) inviarono un ultimatum alla Germania, chiedendone il ritiro immediato. Ma Hitler non ritirò le truppe e in tre settimane occupò l’intera Polonia. Hitler proseguì la sua opera di conquista e nel 1940 le truppe tedesche invasero la Danimarca, la Norvegia, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, riuscendo in poco tempo a sottomettere anche la Francia, lasciando isolata l’Inghilterra. Quando le operazioni stavano per concludersi con la conquista di Parigi, Mussolini, timoroso di non partecipare alla spartizione del bottino e di un’eccessiva potenza tedesca, entrò in guerra contro la Francia, ormai sconfitta, e l’Inghilterra. Nel luglio 1940 le truppe tedesche diedero inizio alla battaglia d’Inghilterra, con micidiali bombardamenti su Londra. Churchill, il capo del governo inglese, seppe raccogliere tutte le forze morali e materiali del paese per resistere: attraverso i radar gli inglesi impedivano agli aerei nemici di giungere a destinazione. Così la Germania non riuscì a conquistare l’Inghilterra. Tuttavia, nel settembre 1940 Italia e Germania, ancora fiduciose nella vittoria, firmano con il Giappone il cosiddetto Patto tripartito: i tre paesi suddividevano il controllo del mondo. Mussolini ordinò l’invasione della Grecia ma senza esiti positivi, tanto che fu necessario l’aiuto dei tedeschi. Hitler successivamente concentrò i propri sforzi verso l’URSS: le truppe naziste penetrarono in profondità nel territorio russo, ma a prezzo di gravi perdite. Leningrado fu stretta d’assedio, ma resistette eroicamente. Nel 1941 ebbe inizio la controffensiva: nella battaglia di Mosca, i tedeschi furono costretti alla ritirata. Nel frattempo il Giappone attaccò la base americana di Pearl Harbor, subito gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone e alle altre potenze dell’asse (Italia e Germania). Nonostante gli eserciti giapponesi avevano occupato le Filippine, l’Indonesia e la Malesia, essi furono fermati con la battaglia aeronavale del mar dei Coralli. In Italia, Vittorio Emanuele III e i gerarchi fascisti si resero conto che Mussolini era d’ostacolo a ogni trattativa di pace, perciò con un atto di sfiducia lo fecero arrestare e affidarono il governo al generale Badoglio. Quest’ultimo concluse un armistizio con gli Alleati, ma era evidente che i tedeschi non sarebbero rimasti a guardare mentre il loro alleato europeo principale, l’Italia, li abbandonava: le truppe tedesche decisero di occupare l’Italia. Badoglio si pose sotto la protezione degli Alleati, e l’esercito italiano rimase privo di direttive sicure. Nei giorni successivi alla caduta del fascismo, Mussolini si liberò dalla prigione e arrivò in Germania. Di là egli proclamò un nuovo stato fascista: la repubblica di Salò (guidato da Mussolini ma controllato dai tedeschi). L’Italia era divisa in due: nel meridione regnava Vittorio Emanuele III, e al nord e al centro la repubblica di Salò. Gli Alleati riuscirono a liberare Napoli, Roma, Firenze e Toscana. La liberazione completa dell’Italia avvenne solo quando la Germania nazista fu definitivamente sconfitta anche nel resto d’Europa. Gli Alleati avanzarono verso Berlino sferrando bombardamenti micidiali sulle città tedesche. Furono però le truppe russe a conquistare Vienna e ad entrare per prime a

Berlino. Qui, dopo un’estrema e disperata difesa, Hitler si uccise e il comando tedesco dichiarò la resa. Quello che più comunemente viene definito "il sogno di Hitler", era l'ossessione di un folle, diventato poi un incubo per la "razza ebraica". E' difficile indicare un'unica causa dell'antisemitismo di Adolf Hitler, tuttavia si possono individuare tre ragioni principali: il clima antisemita che regnava a Vienna negli anni prima della guerra, la sconfitta tedesca nella Prima Guerra Mondiale e la convinzione di Hitler che esistessero razze superiori e inferiori. 1)Antisemitismo a Vienna: molti storici indicano gli anni trascorsi da Hitler a Vienna come fondamentali per la sua formazione. Tra il 1908 e il 1913 il giovane Hitler cercò di affermarsi come pittore in questa città, ma con scarso successo. A Vienna, nel periodo immediatamente precedente alla Prima Guerra Mondiale (1914-1918), viveva una grande comunità ebraica, ma il clima sociale era apertamente antisemita. Con un sindaco antisemita e molti quotidiani antisemiti, non vi era alcuna restrizione all'odio verso gli ebrei. Questa situazione ha certamente avuto una grande influenza su Hitler. 2) La sconfitta tedesca: Hitler era stato soldato e come molti altri soldati tedeschi era profondamente amareggiato dalla caduta dell'Impero tedesco. Egli attribuiva la sconfitta tedesca a un tradimento di ebrei, comunisti e democratici: questi venivano accusati di tenebrosi delitti e perfidi complotti contro la patria, erano considerati da Hitler dei cattivi da incolpare per tutti i mali che li affliggevano. 3) Razze superiori e razze inferiori: Hitler dopo il tentato e fallito colpo di stato a Monaco, fu condannato a cinque anni di detenzione. In realtà rimase in prigione soltanto dieci mesi, e in quell'arco di tempo scrisse il libro "Mein Kampf" (1924), dove si trovano formulate le sue idee. Secondo Hitler all’interno della popolazione umana si possono distinguere: razze superiori e dominatrici e razze inferiori, destinate ad essere sottomesse. Hitler sosteneva che il popolo tedesco appartenesse a una razza dominatrice, quella ariana, ma che purtroppo fosse mescolato con razze inferiori, come quella ebraica. Nella concezione di Hitler, gli ebrei dovevano essere sacrificati perché la nazione tedesca potesse rinascere. Le istituzioni del partito nazista e dello stato tedesco si dedicavano alla persecuzione degli ebrei. I primi passi furono provvedimenti che li discriminavano e li separavano dagli altri cittadini tedeschi. Furono proibiti i matrimoni misti, furono cacciati dalle forze armate e dagli impieghi pubblici, furono espropriati dei loro beni e fatti oggetto di umiliazioni e violenze di ogni genere. Milioni di persone, a prescindere dal sesso, dal ceto o dall'opinione politica, adulti, vecchi e bambini, furono rinchiusi nei ghetti in balia della violenza, della fame e delle epidemie. Queste erano solo le prime tappe di un processo inarrestabile, destinato a concludersi con il loro genocidio nei Lager: al termine di questo calvario gli ebrei furono brutalmente fucilati o mandati a morte nelle camere a gas.

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