ISTOLOGIA: Tessuto epiteliale, connettivo, muscolare e nervoso., Appunti di Istologia
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rosy.02913 febbraio 2016

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ISTOLOGIA: Tessuto epiteliale, connettivo, muscolare e nervoso., Appunti di Istologia

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Tessuto epiteliale: epiteli ghiandolari, epiteli di rivestimento , epidermide, epitelio di transizione. Tessuto connettivo: tessuto connettivo propriamente detto, tessuto osseo, tessuto cartilagineo, il sangue. Tessuto m...
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TESSUTI

I tessuti sono raggruppamenti di cellule che hanno subito lo stesso processo differenziativo.

Le cellule hanno, infatti, tutte il medesimo patrimonio genetico, ma si differenziano le une dalle altre

nella struttura e nelle funzioni poiché esprimono geni (e quindi proteine) di diverso tipo. Le cellule di un

dato tessuto hanno caratteristiche per lo più comuni e cooperano per svolgere varie funzioni.

I tessuti vengono classificati in 4 grandi famiglie:

- Tessuti epiteliali

-Tessuti connettivi o di supporto o a funzione trofomeccanica

-Tessuti muscolari

-Tessuto nervoso

TESSUTO EPITELIALE

Il tessuto epiteliale è costituito da strati di cellule contigue, unite strettamente da giunzioni cellulari

come le giunzioni desmosomiche e le giunzioni occludenti, e da pochissima sostanza extracellulare.

Generalmente questi strati cellulari sono in contatto con un tessuto connettivo sottostante mediante una

lamina basale di natura proteica e polisaccarida.

Il tessuto connettivo ha fra i suoi compiti quello di nutrire, attraverso fenomeni di diffusione, le cellule

epiteliali. Va infatti rilevato che gli epiteli, al contrario dei tessuti connettivi, non sono vascolarizzati:

non presentano vasi sanguigni.

Gli epiteli sono sempre provvisti di terminazioni nervose libere con funzioni recettoriali, soprattutto

per il dolore. Dunque l’epitelio può essere considerato come un esterocettore, un recettore di stimoli che

provengono dall’ambiente esterno.

La funzione dell’epitelio può essere di rivestimento, ghiandolare o sensoriale:

- L’epitelio di rivestimento protegge l’organismo da danni esterni o provenienti dalle infezioni.

– L’epitelio ghiandolare è specializzato nella produzione e liberazione di sostanze , dette secreti.

– L’epitelio sensoriale è formato da cellule specializzate per la ricezione di specifici stimoli esterni;

esempi di cellule sensoriali sono quelle presenti sulla lingua (recettori del gusto) e nelle vie aeree nasali

(recettori olfattivi).

Le cellule epiteliali sono quelle che vengono cambiate con maggiore rapidità, per esempio quelle della

pelle vivono non più di 1 o 2 giorni.

EPITELI GHIANDOLARI

L’epitelio ghiandolare è specializzato nella produzione e liberazione di sostanze , dette secreti.

Le ghiandole possono essere costituite da una singola cellula, ma più spesso sono raggruppate in modo

da formare ghiandole di forma diverse: tubulari, alveolari o acinose.

Se la ghiandola riversa all’esterno il proprio secreto mediante un dotto escretore o all’interno di cavità

comunicanti con l’esterno è detta esocrina (es: saliva, sudore, latte); se lo riversa direttamente nel sangue

è detta endocrina e il secreto è detto ormone.

Epiteli ghiandolari esocrini

Le ghiandole esocrine possono essere classificate in base a vari criteri. La prima classificazione riguarda

il numero di cellule che le costituiscono: possono essere ghiandole unicellulari e pluricellulari.

Le cellule caliciformi mucipare, cioè secernenti muco, sono le uniche ghiandole unicellulari.

Si trovano nell’apparato digerente, nelle vie respiratorie.

Tutte le altre ghiandole sono pluricellulari. Queste possono essere ulteriormente suddivise in :

- intraepiteliali, localizzate cioè nello spessore di un epitelio di rivestimento

- extraepiteliali, le più comuni, le quali si classificano in:

intramurali, localizzate nello spessore della parete di un organo .

extramurali, al di fuori della parete, come il fegato e il pancreas.

Le ghiandole pluricellulari sono inoltre costituite da:

-un adenomero, che è la parte secernente costituita da cellule che delimitano una cavità centrale o lume

della ghiandola, nella quale viene riversato il secreto;

- un dotto escretore che è un canale o un sistema di canali tramite i quali il secreto raggiunge la

superficie esterna o una cavità del corpo comunicante con l’esterno.

Il secondo parametro di classificazione è la forma dell’adenomero:

- Tubulare in cui l’adenomero ha la forma di un tubo. L’adenomero e il dotto escretore sono uguali. Es:

ghiandole dell’utero.

Acinose l’aspetto è sferoidale ma il lume è ristretto poiché sono presenti cellule alte.

-Alveolari in cui l’adenomero ha la forma di un sacco; le cellule sono più basse e il lume più grande.

Il terzo parametro di classificazione è il rapporto numerico adenomero/dotto escretore:

-Ghiandole semplici (1:1) se costituite da un solo adenomero e un solo dotto escretore.

Ghiandole ramificate (n:1) se hanno due o più adenomeri che confluiscono nel medesimo dotto

escretore.

Ghiandole composte (n:n) in cui tanti adenomeri confluiscono in tanti dotti escretori.

Le ghiandole esocrine possono inoltre essere classificate in base alla modalità con cui il secreto si

riversa all’esterno:

- Ghiandole olocrine in cui le cellule secernenti degenerano e muoiono, vengono distrutte, man mano

che accumulano il secreto e vengono eliminate insieme al secreto stesso. Un tipico esempio di ghiandola

a secrezione olocrina è la ghiandolasebacea.

Ghiandole apocrine in cui le cellule perdono, durante la secrezione, una porzione più o meno grande

del corpo cellulare. La cellula non viene distrutta ma viene persa solo la parte superficiale.

Sono ghiandole apocrine la ghiandola mammaria e alcuni gruppi di ghiandole sudoripare ed uterine.

Ghiandole merocrine, sono le più frequenti, costituita cioè da cellule che durante la secrezione

mantengono una totale integrità del corpo cellulare. Il materiale arriva al livello della membrana sotto

forma di vescicole le quali riversano il loro contenuto all’interno.

Alcune ghiandole esocrine sono talmente grandi da diventare organi (ghiandole salivari, fegato).

Epiteli ghiandolari endocrini

Le cellule delle ghiandole endocrine comunicano con i capillari sanguigni perché queste cellule prendono

materiale dal sangue e nel sangue versano il prodotto, cioè l’ormone.

Le endocrine formano organi: l’ipofisi, l’epifisi, l’ipotalamo le tiroidi, le paratiroidi…

Le cellule endocrine si possono distinguere sulla base delle caratteristiche chimiche dell’ormone (od

ormoni) prodotto.

– Le cellule produttrici di ormoni polipeptidici, glicoproteici e aminici sono ricche di RER e di

ribosomi, hanno uno sviluppato apparato di Golgi, presentano vescicole.

– Le cellule produttrici di ormoni steroidei sono ricche di REL e di mitocondri con creste tubulari.

Tali ghiandole vengono classificate in base al modo in cui si dispongono tra loro le cellule:

- Ghiandole a cordoni solidi (adenoipofisi, surrene) , cellule una sull’altra percorse da vasi sanguigni.

- Ghiandole a nidi cellulari (epifisi, paratiroidi) a gruppetti di cellule con vasi sanguigni in mezzo.

- Ghiandole interstiziali (testicolo, cellule interstiziali, ovaio, apparato iuxtaglomerulare); gruppi di

cellule sparse in un connettivo.

- Ghiandole a isolotti (pancreas endocrino). Gruppi di cellule endocrine stanno nel ‘mare’ esocrino.

- Ghiandole a follicoli (tiroide, ipofisi): cellule in periferie e una cavità al centro.

Epiteli di rivestimento

Il tessuto epiteliale forma membrane che , a seconda della struttura e della localizzazione, prendono nomi

diversi:

- la cute riveste la superficie esterna del corpo;

- le mucose rivestono la superficie interna degli organi cavi comunicanti in modo più o meno diretto con

l’esterno, come lo stomaco, l’intestino o l’utero;

- le sierose rivestono cavità non comunicanti con l’esterno; appartengono a questo gruppo le pleure che

rivestono la cavità pleurica, il pericardio che riveste il cuore e il peritoneo che riveste la cavità

peritoneale.

I tessuti epiteliali sono classificati in base al numero di strati e alla forma delle cellule:

Secondo il numero di strati di cellule gli epiteli di rivestimento possono essere classificati in :

- monostratificati (semplici) costituiti da un solo strato di cellule;

-L’epitelio pluristratificato (o composto) è costituito da più strati cellulari, come l’epidermide della

pelle. Gli epiteli pluristratificati svolgono una funzione prevalentemente protettiva.

-L’epitelio pseudostratificato è costituito da un unico strato di cellule, tutte in contatto con la membrana

basale, ma di altezza diversa, in modo che i nuclei sono situati ad altezze diverse e l’epitelio sembra

pluristratificato (un epitelio pseudostratificato riveste le vie aeree, cioè trachea e bronchi).

Inoltre, gli epiteli di rivestimento vengono classificati in base alla forma delle cellule che li

costituiscono:

- Epiteli pavimentosi, formati da cellule appiattite. L’epitelio pavimentoso è scarsamente attivo perché

ha poco citoplasma.

Epiteli isoprismatici o cubici, con cellule di forma grossolanamente cubiche o prismatiche.

Epiteli batiprismatici o cilindrici in cui la forma della cellula ricorda quella di un cilindro. Epitelio

fortemente attivo perché ha una grande quantità di organuli.

Per quanto riguarda gli epiteli pluristratificati, si fa riferimento alla forma delle cellule degli strati più

superficiali, perché quelle degli strati più profondi tendono a essere quasi sempre di tipo bati- o

isoprismatico.

Epitelio pavimentoso semplice. Consiste di un singolo strato di cellule di forma appiattita. Un epitelio

di tale tipo si trova a rivestire alcuni tratti dei tubuli renali e gli alveoli polmonari e permette all’ossigeno

e all’anidride carbonica di transitare attraverso il citoplasma.

Epitelio isoprismatico semplice. In questo caso l’altezza delle cellule è circa pari alla loro larghezza e il

nucleo occupa una posizione centrale. Si trova sulla superficie esterna dell’ovaio, all’interno di alcuni

tratti del tubulo renale e dei dotti escretori di minor calibro delle ghiandole esocrine.

Epitelio batiprismatico semplice. E’ formato da cellule la cui altezza è nettamente superiore alla

larghezza. Lo troviamo a rivestire la superficie interna di vari tratti del tubo digerente (stomaco, intestino

tenue e crasso).

Epitelio pseudostratificato. Tipico delle vie respiratorie (trachea e bronchi).

Epitelio pavimentoso pluristratificato. E’ formato da diversi strati di cellule poliedriche che, man

mano che si portano in superficie, si appiattiscono. La sua principale funzione è protettiva.

Esso può essere cheratinizzato, come l’epidermide, dove questa sostanza, la cheratina, occupa

interamente il citoplasma al punto che il nucleo scompare o viene eliminato.

Dunque nell’epidermide, al di sopra delle cellule più profonde, ancora vitali, è presente uno strato più o

meno spesso (strato corneo) di cellule morte piene di cheratina.

L’epidermide nucleata comprende invece uno strato basale, uno strato spinoso e uno strato granuloso.

Un epitelio pavimentoso pluristratificato non cheratinizzato riveste invece la cavità orale e la lingua, la

faringe, l’esofago, la vagina, il canale anale (si capisce dalla presenza dei nuclei).

Le cellule epiteliali sono in grado di rigenerare. Tale rigenerazione è particolarmente evidente

nell’epidermide dove le cellule dello strato basale producono per mitosi nuovi elementi che sostituiscono

quelli che degenerano negli strati superficiali; le nuove cellule migrano verso la superficie e si

differenziano in cellule cheratinizzate. Questo processo è chiamato citomorfosi.

Epiteli isoprismatici e batiprismatici pluristratificati. Sono relativamente poco comuni nel corpo e si

trovano per lo più nei dotti escretori di maggior dimensione delle ghiandole esocrine.

Epitelio di transizione. È l’epitelio che troviamo al livello delle vie urinarie, a livello della vescica;

infatti questo epitelio ha come caratteristica l’alta plasticità, è cioè presente in cavità in cui avvengono

notevoli cambiamenti di volume, per esempio la vescica deve essere in grado di contenere l’urina e di

restringersi al momento della minsione.

E’ formato da 3 strati di cellule:

- cellule basali a contatto con la lamina basale.

– lo strato intermedio è formato da cellule clavate.

–lo strato superficiale è formato da cellule ombrello chiamate cosi per la loro forma.

Quando la vescica si distende per accumulo di urina, le cellule clavate si allungano orizzontalmente e

l’epitelio si riduce di spessore.

Quando la vescica si è svuotata, le cellule clavate si allungano verticalmente e lo spessore dell’epitelio

aumenta.

TESSUTO CONNETTIVO (o trofomeccanico)

I tessuti connettivi hanno la funzione di sostenere l’organismo e di connettere insieme tessuti e organi

diversi. Assicurano gli scambi nutritizi a favore dei tessuti che non sono vascolarizzati (come i tessuti

epiteliali).

I tessuti connettivi possono essere classificati in:

-Tessuto connettivi propriamente detti : funzione trofica e meccanica. Sono diffusi in tutto il nostro

organismo. Per esempio il derma è formato da tessuto connettivo propriamente detto.

-Tessuto connettivo di sostegno: tessuto cartilagineo e osseo. Funzione meccanica, di sostegno.

-Tessuto connettivo a funzione trofica: sangue e linfa.

All’interno di un tessuto connettivo sono identificabili, seppur in quantità variabile, i seguenti costituenti:

- Cellule che, a differenza di quanto accade per gli epiteli, non sono a stretto contatto.

Nel tessuto connettivo propriamente detto le cellule principali sono i fibroblasti, nella cartilagine i

condroblasti e nel tessuto osseo si chiamano osteoblasti.

I fibroblasti, condroblasti e osteoblasti sono formati da un lume grande, molto citoplasma, REL, apparato

del Golgi, vescicole sviluppate.

–Una matrice extracellulare costituita da una componente amorfa (o sostanza fondamentale)

composta da macromolecole fortemente eterogenee a seconda del tipo di tessuto e da fibrilleproteiche

secrete dalle cellule connettivali.

Nei connettivi del nostro corpo troviamo fondamentalmente tre tipi di fibre.

- Fibre collagene : Il collagene è una proteina strutturalefibrosa che nell’uomo rappresenta il 30%

delle proteine totali (è la più abbondante). Il collagene è il componente fondamentale dei tendini, dei

legamenti , della cartilagine e dell’osso.

-Fibre elastiche che si trovano in alcuni organi, come in alcuni tipi di vasi sanguigni.

Le proteine più abbondanti nel tessuto connettivo sono il collagene e l’elastina.

Fibre reticolari, poco rappresentate.

I 3 tipi di tessuto connettivo si distinguono in base all’abbondanza e al tipo di fibrille.

Tessuto connettivo propriamente detto

Il tessuto connettivo propriamente detto ha una funzione specifica di aggancio, è il tipico tessuto di

riempimento che circonda gli organi.

E’ formato da cellule distanti tra loro tra cui vi è una matrice extracellulare (matrice amorfa) costituita

prevalentemente da macromolecole proteiche (per esempio, l’acido ialuronico);

queste macromolecole legano acqua in rapporto direttamente proporzionale al loro peso molecolare:

più piccole sono meno acqua legano, più grandi sono le dimensioni più acqua legano.

Le cellule di questo tessuto sono dette fibroblasti, cellule molto attive con nucleo, RER,REL, apparato di

Golgi molto sviluppati.

Questi produconosia la componente amorfa della matrice che quella fibrillare (fibre reticolare,

elastiche e collagene).

I fibroblasti che non sono attivamente impegnati nella sintesi di fibre e della componente amorfa della

matrice vengono chiamati fibrociti. Analogamente, se c’è un problema, il fibrocita, da quiescente, può

tornare ad essere attivo, può tornare fibroblasto.

Nei connettivi , oltre ai fibroblasti, troviamo altre cellule che hanno la funzione di difendere il nostro

organismo

-Macrofagi: cellule della difesa aspecifica, naturale. Essi producono numerose molecole, dette citochine,

che attivano i sistemi di difesa immunitaria. Sono cellule con spiccate capacità fagocitarie.

-Plasmacellule: derivano dai linfociti B, cellule del sangue, e producono anticorpi: le immunoglobuline.

Immunità acquisita (specifica). Difendono il corpo contro microrganismi o molecole estranee.

–Le cellule endoteliali: rivestono i vasi sanguigni.

–Le cellule adipose o adipociti, caratteristiche del tessuto adiposo.

Queste si possono presentare sotto due forme: nel tessuto adiposo univacuolare (grasso bianco)

contenenti al loro interno una singola goccia lipidica, costituita da trigliceridi.

Costituisce un’importante riserva energetica, ha funzione protettiva per alcune parti del corpo ( per

esempio il palmo del piede e della mano), inoltre funge da isolante contro il freddo.

e nel tessuto adiposo multivacuolare dove gli adipociti sono di dimensioni più ridotte e contengono

numerose piccole gocce di lipidi , nonché granuli di pigmento che danno a questo tessuto un colorito

brunastro (grasso bruno). Il tessuto adiposo bruno è importante per la produzione di calore corporeo.

E’ suddiviso in due tipi principali:

- Tessuto connettivo lasso caratterizzato da una sostanza fondamentale non molto compatta e poche

fibre, tra cui vi è uno spazio ampio. E’ la forma successiva al mesenchima.

Tessuto connettivo denso caratterizzato da una sostanza fondamentale molto addensata, con

abbondanti fibre collagene. Secondo l’orientamento delle fibre collagene si possono riconoscere vari

sottotipi di tessuto connettivo denso: tessuto fibrillare denso a fibre parallele (tipico di tendini e

legamenti), tessuto connettivo denso a fibre intrecciate (tipico della tonaca albuginea del testicolo),

tessuto connettivo denso a fibre incrociate (nello stroma corneale), dove le fibre sono disposte quasi ad

angolo retto.

Il mesenchima è il padre di tutti i tessuti connettivi, da cui, nel corso dello sviluppo embrionale, si

formano tutti gli altri. Nel mesenchima vi sono poche cellule, poche fibre e grandi quantità di sostanza

fondamentale amorfa. Si tratta dunque di un tessuto pieno di acqua. L’embrione umano, che è composto

da mesenchima, contiene più del 90% di acqua.

TESSUTI DELLO SCHELETRO

La cartilagine

Il tessuto cartilagineo è un tessuto connettivo consistente e flessibile avente funzioni di sostegno e di

protezione. I tessuti cartilaginei non contengono vasi sanguigni o linfatici e neppure fibre nervose, si

nutrono attraverso il connettivo presente perifericamente.

Per questo motivo non hanno capacità rigenerativa, infatti mentre il tessuto connettivo propriamente

detto è un tessuto altamente plastico che si può rinnovare , la cartilagine è un tessuto che si forma durante

la vita fetale, si accresce insieme allo scheletro, ma non si modifica. Infatti le lesioni cartilaginee

difficilmente possono essere risolte.

La cartilagine è formata da:

- matrice extracellulare in cui sono presenti delle macromolecole ad alto peso molecolare in maniera

tale che leghino quanta più acqua possibile per far si che si abbia la diffusione attraverso la matrice;

i proteoglicani sono le molecole al più alto peso molecolare che si conoscono. Qui è dunque presente

tanta acqua.

– sono presenti tante fibre collagene e qualche fibra elastica che servono per dare funzione di sostegno.

i condroblasti , cellule sparse all’interno della matrice, che producono la cartilagine.

Quando diventano quiescenti diventano condrociti, i quali non possono più tornare ad essere

condroblasti.

E’ presente un terzo tipo di cellula, il condroclasta, che ha la capacità di distruggere la cartilagine.

Sono presenti durante i processi di accrescimento scheletrico in cui la cartilagine deve essere distrutta

per far posto al tessuto osseo. Ma nelle nostre cartilagini articolari non sono presenti.

Si identificano 3 tipi di tessuto cartilagineo:

- Cartilagine ialina, la più diffusa, che costituisce lo scheletro del feto; nell’adulto rimane a rivestire

molte superfici articolari, forma le cartilagini costali; costituisce lo scheletro delle vie respiratorie (naso,

laringe, trachea e bronchi).

- Cartilagine elastica: risulta assai flessibile per la presenza di abbondanti fibre elastiche; è presente

soltanto al livello del padiglione auricolare e forma l’epiglottide, una cartilagine della laringe.

- Cartilagine fibrosa: tessuto connettivo denso a fibre parallele o intrecciate con qualche cellula

cartilaginea nel mezzo; costituisce l’anello fibroso dei dischi intervertebrali ed è presente in tutte le

articolazioni del tipo delle sinfisi, costituisce i menischi del ginocchio, il tendine di Achille.

Tessuto osseo

Il tessuto osseo svolge la funzione di sostegno strutturale dell’intero organismo. Il tessuto osseo è in

continuo rinnovamento: Durante la vita di un individuo , le ossa sono continuamente rimaneggiate e

rimodellate (ogni 3 anni rinnoviamo tutte le ossa del nostro corpo).

Il tessuto osseo è formato da:

- una matrice extracellulare, che costituisce circa il 90% del peso.

Il 60% circa della matrice è di natura inorganica, costituita soprattutto da fosfato di calcio e in minor

parte da carbonato di calcio con tracce di sodio, magnesio, potassio, fluoro….

La componente organica (27%) della matrice è in massima parte rappresentata da collagene di tipo I, e

dal 27% da molecole a basso peso molecolare con poca acqua.

- il restante 10% è rappresentato da acqua.

- L’osteoblasto è la cellula tipica del tessuto osseo che produce l’osso.

Gli osteoblasti producono le fibre collagene dove si depositano i sali minerali: si ha la mineralizzazione

della matrice ossea. Il calcio, i fosfati si vanno a depositare al di sopra delle fibre collagene.

La deposizione non è dentro la fibrilla, è una deposizione inter fibrillare in maniera tale che le fibre

collagene mantengono la loro organizzazione strutturale.

Diventando quiescenti, gli osteoblasti si trasformano in osteociti. L’osteocita non può tornare nella sua

forma attiva.

Gli osteoclasti sono le cellule responsabili della distruzione dell’osso. Essi sono ricchi di lisosomi i cui

enzimi digeriscono i componenti della matrice.

Mentre il condroclasto non è presente nell’adulto, l’osteoclasto è una cellula regolarmente presente

nell’osso: è la prima cellula che interviene quando si deve ristrutturare l’osso.

Le ossa sono formate da due tipi di tessuto osseo ed esternamente sono rivestite dal periostio:

- tessuto osseo compatto , caratteristico delle ossa lunghe, è formato da un insieme di unità strutturali

dette osteoni. Ogni osteone è costituito a sua volta da un insieme di lamelle disposte in strati concentrici

intorno ad un canale centrale (il canale di Havers) in cui decorrono fibre nervose, vasi sanguigni e vasi

linfatici.

- il tessuto osseo spugnoso, caratteristico delle ossa piatte, è meno compatto ed è costituito da un

insieme di lamelle (dette trabecole) disposte in modo disordinato a formare una rete molto fitta.

Un osso lungo è costituito da una diafisi centrale formata da tessuto osseo compatto in cui è presente il

midollo giallo, ricco di grasso, e da un’epifisi a ciascuna estremità , formata da tessuto osseo spugnoso

rivestito da uno strato di tessuto osseo compatto che contiene il midollo osseo in cui vengono prodotte le

cellule del sangue.

IL SANGUE

Il sangue è un tessuto fluido attraverso il quale si realizza il trasporto di sostanze nutritive, gas, ormoni

e prodotti di rifiuto. Scorre all’interno dei vasi sanguigni e, per questo motivo, non vi è la componente

fibrosa (nessun tipo di fibra) perché la parete del vaso tiene insieme le cellule.

Il sangue è formato da due principali componenti.

- Una parte liquida, il plasma, costituito per più del 90% da acqua. In questa componente acquosa sono

disciolte anche altre sostanze: ormoni, sostanzenutritive (glucosio, vitamine, amminoacidi, lipidi), gas

(diossido di carbonio, ossigeno), ioni (sodio, cloruro, calcio, potassio, magnesio) e sostanze di rifiuto

come l'urea. Le sostanze presenti in quantità maggiore sono le proteine (7%), sintetizzate dal fegato

tranne gli anticorpi che sono prodotte dal sistema immunitario.

Queste sono principalmente di 3 tipi.

-Le albumine che hanno funzione di trasporto: possono trasportare tanti ioni (calcio, rame, zinco); acidi

grassi liberi; ormoni; alcuni farmaci.

-Le globuline importanti nei processi immunitari e che includono le immunoglobuline (chiamate anche

anticorpi) e le proteine vettrici che trasportano ioni e ormoni.

-Una serie di cellule specializzate (i cosiddetti "elementi figurati") presenti in sospensione nel plasma.

I globuli bianchi (leucociti),cellule provviste di nucleo e citoplasma responsabili delle difese

immunitarie dell'organismo.

Le piastrine frammenti di cellule importanti nel processo di coagulazione del sangue.

I globuli rossi (eritrociti), gli elementi più numerosi, trasportano l’ossigeno ai tessuti grazie alla presenza

dell’emoglobina.

Il valore ematocrito (Ht) indica la percentuale degli elementi corpuscolari del sangue rispetto al plasma.

Se all’interno della provetta il sangue viene espresso senza una sostanza anticoagulante, il fibrinogeno,

una proteina presente nel plasma, si trasforma nella sua forma attiva, la fibrina, formando il coagulo

sanguigno, un reticolo insolubile di fibrina.

Successivamente il coagulo si contrae ed esprime il siero, liquido incoagulabile, ricco di proteine, ioni e

altre sostanze biologiche;

Il plasma è la parte liquida del sangue con il fibrinogeno.

Il siero è la parte liquida del sangue senza il fibrinogeno; non contiene dunque i fattori di coagulazioni.

Può essere utilizzata per studi all’interno del laboratorio.

Per calcolare questo valore, quando si esegue un prelievo venoso, è

sufficiente inserire una sostanza anticoagulante, come l’eparina, così

che all’interno della provetta la componente corpuscolata (globuli rossi,

piastrine e globuli bianchi) si separa da quella plasmatica.

In genere il rapporto tra la componente corpuscolata e quella plasmatica

è di circa il 45%, dunque gli elementi corpuscolati sono in numero

minore rispetto alla componente plasmatica.

Uomini: 42-52% del totale

Donne: 38-45% del totale

Lo striscio di sangue è un esame di laboratorio che permette di studiare gli elementi figurati del sangue

presenti in una goccia di sangue.

Tramite lo striscio su vetrino è infatti possibile valutare il numero - ma anche la morfologia, lo stadio di

maturazione e le percentuali numeriche - di globuli rossi, leucociti e piastrine.

Si inserisce una goccia di sangue su un vetrino, si pone poi un secondo vetrino a 45 gradi, il sangue per

capillarità si diffonde. Con un rapido movimento si striscia il vetrino in direzione opposta alla goccia, si

otterrà quindi lo striscio di sangue.

Per poter osservare e riconoscere i vari tipi di leucocita, è necessario colorarli. A tale scopo,

normalmente si utilizza il liquido di Giemsa. Si tratta di una miscela di coloranti, a base di blu di

metilene ed eosina.

Globuli rossi

I globuli rossi hanno la forma di un discobiconcavo. Il loro spessore è maggiore in periferia e meno

nella parte centrale: 2 micron (µm) in periferia, 1 micron (µm) nella parte centrale.

Possiedono un diametro di 7,4 µm.

Costituiscono il 99% delle cellule del sangue , in concentrazione media di 4,5 milioni/mm3 nella

femmina e di 5 milioni/mm3 nel maschio: i loro valori variano da 4 milioni e mezzo a 6 milioni per

millimetro cubo di sangue. Nella femmina è minore perché la massa muscolare è meno sviluppata.

I globuli rossi contengono all’interno una cromoproteina, l’emoglobina, che ha grande affinità per

l’ossigeno e conferisce il colore rosso al sangue.

Globuli bianchi

I globuli bianchisono presenti nel sangue in concentrazione di 4.000-8.000/mm3(millimetro cubo di

sangue), senza differenze nei due sessi ma con possibilità di variazioni in aumento (leucocitosi) o in

diminuzione (leucopenia) in varie condizioni patologiche.

Tra i leucociti vengono distinti quelli privi di granulazioni citoplasmatiche, o leucociti agranulari, quali

i monociti (con un nucleo a ‘ferro di cavallo ’) e i linfociti (con un nucleo rotondeggiante e un alone di

citoplasma), e quelli provvisti di granuli, i granulociti.

I granulociti sono cellule sferoidali distinguibili in tre tipi:

-Granulociti neutrofili, caratterizzati da granulazioni con affinità per coloranti sia basici sia acidi e

pertanto con colorazione intermedia o neutra.

Granulociti acidofili o eosinofili, con citoplasma ricco di grossi granuli con affinità per i coloranti

acidi. Granuli giallastri, il nucleo si vede.

Granulociti basofili i cui granuli citoplasmatici legano i coloranti basici. I granuli di questa cellula

sono acidi. I granuli sono talmente scuri che coprono completamente il nucleo, si intravede soltanto.

Nell’ambito dei globuli bianchi, dei granulociti e degli a-granulociti, possiamo calcolare la formula

percentuale. Questo valore percentuale si chiama formula leucocitaria.

Granulociti neutrofili 35-55% (i più numerosi) ; granulociti eosinofili 1-4%

granulociti basofili 0,5-1% (i meno rappresentati); linfociti B e T 20-40%; monociti 2-6%

Piastrine

Le piastrine sono frammenti cellulari di forma irregolarmente discoidale, con diametro di 2-4micron.

Sono sprovviste di nucleo ma contengono molti organuli citoplasmatici. La concentrazione è di 200.000-

400.000/ mm3 di sangue.

TESSUTO MUSCOLARE

La caratteristica peculiare del tessuto muscolare è la capacità di contrarsi, grazie alla presenza di

proteine, l’actina e la miosina, che interagiscono tra loro, scorrono l’una sull’altra e la cellula si accorcia.

Il muscolo è fortemente vascolarizzato.

Nell’uomo (come in tutti i vertebrati e in molti invertebrati) si riconoscono tre tipi di tessuto muscolare:

striato (o scheletrico) , liscio e miocardico;

- Il tessuto muscolare striato costituisce i muscoli scheletrici, cioè gli organi dell’apparato locomotore.

I movimenti del muscolo striato sono controllati dal sistema nervoso centrale e sono quindi volontari.

E’ costituito da cellule cilindriche allungate e polinucleate, dette fibre muscolari.

Esse sono sincizi, elementi sovra cellulari derivati dalla fusione di molteplici elementi cellulari durante il

periodo embrionale e fetale. Per questo, ogni fibra possiede più nuclei localizzati al di sotto della

membrana plasmatica o sarcolemma.

Nei muscoli ogni fibra è rivestita da un sottile strato di tessuto connettivo fibrillare lasso detto

endomisio; più fibre si raccolgono a formare un fascetto muscolare avvolto da uno strato di connettivo

detto perimisio e infine l’intero muscolo è ricoperto da una lamina connettivale esterna più densa detta

epimisio.

Nel citoplasma della fibra i miofilamenti sono riuniti in fasci, detti miofibrille, suddivise in unità

contrattili dette sarcomeri (unità funzionale del muscolo scheletrico), e circondate dal reticolo

sarcoplasmatico, un reticolo endoplasmatico liscio modificato in cui sono presenti ionicalcio (Ca2+).

Queste cellule presentano inoltre delle invaginazioni della membrana cellulare, a T, chiamata anche

sarcolemma, che permettono la propagazione dell’impulso nervoso all’interno della fibra muscolare.

Le cellule muscolari sono ricchi di mitocondri perché è necessaria tanta energia per la contrazione.

Ogni miofibrilla è costituita da due tipi di miofilamenti:

- filamenti spessi formati da miosina.

-filamenti sottili formati da actina, associata a 2 proteine regolatrici: la troponina e la tropomiosina.

Nelle miofibrille, i filamenti di actina e miosina sono disposti in modo ordinato e regolare, determinando

l’alternanza di bande chiare, dette bande I, e bande scure, dette bande A che conferisce alla miofibrilla

l’aspetto striato;

Una banda I (isotropa) è la regione della miofibrilla costituita solo da filamenti sottili.

Una banda A (anisotropa) è la regione della miofibrilla formata dai filamenti spessi e da una parte dei

filamenti sottili a essi sovrapposti.

Durante la contrazione, tale scorrimento provoca l’accorciamento del sarcomero, ovvero

l’avvicinamento delle linee Z tra loro, la riduzione della banda I ( dovuta all’avvicinamento delle bande

A alle linee Z) e la scomparsa della zona H.

Il neurotrasmettitore nel caso della giunzione neuromuscolare (sinapsi tra un motoneurone e una fibra

muscolare) è l’acetilcolina, che si lega a specifici recettori sul sarcolemma

Fibre rosse e fibre bianche

Le fibre rosse, o fibre a contrazione lenta, formano i muscoli che devono sostenere contrazioni

prolungate ( come quelli che permettono il mantenimento della postura). Poco glicogeno.

Sono molto vascolarizzate, hanno un’alta quantità di mitocondri e di mioglobina, caratteristiche che

permettono di produrre grandi quantità di ATP e quindi di sostenere lunghi periodi di contrazione.

Le fibre lente prendono l’ ATP dalla fosforilazione ossidativa. Non si affaticano facilmente dunque

permettono un lavoro muscolare più duraturo.

Le fibre bianche, o fibre a contrazione veloce, formano muscoli soggetti a contrazioni rapide e intense;

meno vascolarizzate di quelle rosse, sono povere di mioglobina e di mitocondri, ma contengono grandi

quantità di glicogeno. Si affaticano prima perché si basano su un attività poco conveniente: glicolisi

anaerobica. Per queste vi è bisogno di pochi mitocondri.

Si riconoscono inoltre:

- La zona H, corrispondente alla regione centrale

del sarcomero, costituita solo da filamenti spessi;

- La linea M, una linea scura che corre lungo il

centro del sarcomero.

La linea Z che separa un sarcomero dall’altro.

Il sarcomero viene definito come la porzione di

miofibrilla compresa tra due linee Z successive.

Il sarcomero è un antimero palindromo.

Z I A H M H A I Z

- Il tessuto muscolare liscio riveste le pareti degli organi interni, come il sistema digerente , l’utero, la

vescica, i vasi sanguigni , le vie respiratorie;

I movimenti del muscolo liscio sono controllati dal sistema nervoso autonomo, da fattori intrinseci al

muscolo stesso o da ormoni; i movimenti sono perciò involontari.

E’ costituito da cellule allungate e affusolate con un solo nucleo, nelle quali i miofilamenti non sono

organizzati in sarcomeri; per questo motivo non presenta aspetto striato.

Le cellule muscolari lisce, per contrarsi, sfruttano ugualmente le interazioni tra actina e miosina, che

non sono però organizzate permanentemente in miofibrille, anche se è possibile identificare filamenti

spessi e sottili.

Nelle cellule muscolari lisce mancano la troponina e la tropomiosina e l’effetto degli ioni calcio nel

fenomeno contrattile è mediato dalla proteinacalmodulina.

In seguito al legame tra gli ioni calcio e calmodulina si innesca una catena di eventi che porta

all’interazione fra actina e miosina e quindi alla contrazione.

- Il tessuto muscolare miocardico costituisce esclusivamente la muscolatura cardiaca, circonda la

parete del cuore. Presenta proprietà intermedie tra quelle del muscolo striato e di quello liscio: come nel

muscolo striato , i miofilamenti sono organizzati in sarcomeri , determinando il tipico aspetto a bande;

L’organizzazione dei filamenti di actina e miosina del miocardio è analoga a quella del muscolo

scheletrico e identiche sono le basi molecolari che ne regolano la contrazione. Hanno però mitocondri

molto più numerosi. Nei cardiomiociti si osserva un reticolo sarcoplasmatico molto sviluppato e

pochissime miofibrille.

Il muscolo da lavoro prende il nome di tessuto miocardico comune. Forma le pareti degli atri, dei

ventricoli, gran parte del setto inter atriale e inter ventricolare. Intervengono nel processo di contrazione

del cuore, quindi quando i ventricoli e gli atri si devono contrarre agiscono i cardiomiociti comuni.

Esiste poi il tessuto miocardico specifico , formato da cellule prevalentemente globose e poliedriche,

che ha la funzione di condurre ad alta velocità, lungo specifiche direttrici, gli impulsi per la

contrazione. I cardiomiociti specifici sono quelli deputati alla formazione del battito cardiaco.

Il punto da cui parte questo impulso, che è detto pacemaker del cuore, è detto nodo seno atriale, che si

trova al livello dell’atrio destro. Grazie al sistema di conduzione del cuore, questo impulso raggiunge

tutti gli altri cardiomiociti comuni.

Tutte le cellule muscolari cardiache hanno la capacità di contrarsi autonomamente; i cardiomiociti sono

collegati gli uni con gli altri per mezzo di particolari giunzioni intercellulari, detto dischi intercalari,

dove sono presenti desmosomi e giunzioni comunicanti, permettendo così alle cellule di contrarsi in

sincrono.

Le cellule miocardiche sono però mononucleate (nucleo centrale) come quelle del muscolo liscio e la

loro contrazione è involontaria , regolata da fattori intrinseci, dal sistema nervoso autonomo e da

ormoni.

TESSUTO NERVOSO

Il Sistema Nervoso è costituito dai vasi sanguigni e da due tipi di cellule: i neuroni, cellule grandi

fortemente attive non più capaci di dividersi, e la glia, cellule più piccole dei neuroni.

Tranne in alcuni punti del nostro sistema nervoso (neuroni neurosecernenti dell’ipotalamo), vasi e

neuroni non vengono mai a contatto diretto perché la nevroglia si interpone tra il neurone e il vaso.

I neuroni sono cellule in grado di ricevere le informazioni e di trasmetterle ad altre cellule nervose o

muscolari.

Essi sono infatti dotati di due importanti proprietà:

- L’eccitabilità , cioè capacità di ricevere stimoli e trasformarli in impulsi nervosi;

- Conducibilità, cioè la capacità di trasportare gli impulsi nervosi e trasmetterli ad un'altra cellula.

Il neurone è formato da un corpo cellulare (detto pirenoforo o soma), da cui si dipartono due o più

prolungamenti, i dendriti e gli assoni.

– Il corpo cellulare è la parte del neurone contenente il nucleo e ha forma rotondeggiante o poliedrica.

Il nucleo è caratterizzato da uno o più nucleoli dispersi e dalla cromatina dispersa (eucromatina).

Il citoplasma del soma è caratterizzato da RER costituito da sistemi di vescicole parallele fra loro,

organizzati quindi in aggregati che la microscopia ottica ha definito corpi di Nissl o sostanza tigroide

perché conferisce al pirenoforo un aspetto tigrato.

L’apparato di Golgi è molto sviluppato ed è caratterizzato da più complessi di cisterne e vescicole.

I mitocondri sono in numero elevato, di forma sferoidale o allungata. Sono presenti anche lisosomi

primari e, particolarmente nelle fasi avanzate della vita della cellula, perossisomi, ribosomi liberi,

microtubuli del citoscheletro, importanti nel trasporto intracellulare e anche filamenti intermedi

(neurofilamenti) che hanno funzione strutturale.

Il corpo cellulare costituisce quindi il centro delle attività metaboliche, in particolare della sintesi

proteica.

- I dendriti sono espansioni del corpo cellulare nei quali si ritrovano gli stessi organuli citoplasmatici

presenti nel soma. I dendriti diminuiscono gradualmente di diametro man mano che si allontano dal soma

e comunemente si ramificano al pari di un albero, formando un’arborizzazione.

In alcuni tipi di neuroni i dendriti presentano appendici specifiche, le spine dendritiche, che sono le

zone al livello delle quali avviene la trasmissione sinaptica.

La principale funzione dei dendriti è quella di ricevere segnali in entrata (afferenti). Sono quindi

deputati alla conduzione degli stimoli dalla periferia verso il centro o soma (direzione centripeta)

– L’ assone ( o neurite) è un unico prolungamento che parte da una zona del pirenoforo che prende il

nome di cono di emergenza.

Il compito del neurite è trasportare l’impulso arrivato al soma mediante i dendriti ad un altro neurone.

L’assone dunque conduce gli impulsi dal centro verso la periferia (direzione centrifuga).

Normalmente, vi è un solo assone per cellula nervosa, ma questo può presentare un’arborizzazione

terminale, cioè numerose diramazioni che gli consentono di influenzare i neuroni adiacenti.

È grazie alla zona dei terminali assonici che avvengono le sinapsi, ovvero i collegamenti fra i neuroni.

Se il neurone con il suo assone si mette in contatto con una cellula di natura non nervosa come muscoli,

cellule epiteliali, tendini si viene a formare una struttura che prende il nome di giunzione cito-neurale.

Il citoplasma dell’assone, o assoplasma, è contraddistinto dalla presenza di un esteso sistema di

microtubuli e neurofilamenti, da cisterne del REL, da vari tipi di vescicole che contengono i

neurotrasmettitori, da mitocondri e, soprattutto dall’assenza di ribosomi, RER e complesso di Golgi.

Per questo motivo ogni proteina destinata all'assone deve essere sintetizzata a livello del corpo cellulare

del neurone e poi veicolata verso di esso.

Questo traffico, denominato trasporto (o flusso) assonale, è fondamentale per rifornire il bottone

sinaptico degli enzimi necessari per la sintesi dei neurotrasmettitori.

Il trasporto assonale può essere lento o veloce.

- Il trasporto assonale lento avviene in pochi cm al giorno e avviene in maniera unidirezionale e

retrograda, cioè dalla fine dell'assone al pirenoforo e, per questo, è detto flusso asso-plasmatico.

Serve a trasportare materiali che devono essere ricambiati e anche componenti come componenti cito

scheletriche che hanno bisogno di essere sostituite con del materiale nuovo.

- Il trasporto assonale veloce, o flusso assonico, è bidirezionale:

Quello anterogrado, cioè dal corpo cellulare verso le terminazioni assoniche; la molecola che determina

il movimento anterogrado è la chinesina, un’ ATP-asi di grandi dimensioni.

Quello in senso retrogrado avviene dalle terminazioni assoniche al corpo cellulare, al fine di riciclare

vecchie componenti di membrana, materiali da ricambiare come vescicole utilizzate o materiali di natura

proteica . La molecola che si occupa del trasporto retrogrado rapido è la deina, un’ATP-asi associata ai

microtubuli.

L'assone è spesso avvolto da una guaina lipidica (la guaina mielinica o mielina), che contribuisce ad

isolare ed a proteggere le fibre nervose, oltre che ad aumentare la velocità di trasmissione dell'impulso.

La guaina mielinica non ricopre uniformemente l'intera superficie dell'assone, ma lascia scoperti alcuni

suoi punti, denominati Nodi di Ranvier. Tale interruzione, obbliga gli impulsi elettrici a saltare da un

nodo all'altro, accelerando il trasferimento degli stessi.

La guaina mielinica ha un colore bianco che identifica le parti del sistema nervoso centrale formate da

queste fibre come sostanza bianca.

La guaina mielinica, al livello del SNC, è formata dagli oligodendrociti, cellule gliali. Un solo

oligodendrocita può rivestire gli assoni di più neuroni.

Nel SNP la guaina mielinica è formata dalle cellule di Schwann: diverse cellule di Schwann

costituiscono segmenti successivi della guaina mielinica, più cellule che si dispongono attorno all’assone.

La fibra nervosa è costituita dall'assone e dalla guaina (mielinica od amielinica) che lo riveste.

Gli assoni mielinizzati si trovano generalmente nei nervi periferici (neuroni motori e sensitivi), mentre

neuroni non-mielinizzati si trovano nel cervello e nel midollo spinale.

Classificazione dei neuroni in base al numero dei prolungamenti

-Neuroni apolari: senza prolungamenti, né dendriti, né assoni.

-Neuroni unipolari: sprovvisti di dendriti, ma provvisti del solo assone. Esempi di neuroni unipolari

sono i neuroni embrionali e i neuroni sensitivi primari (olfattivi e visivi) nell'adulto.

-Neuroni bipolari: hanno una doppia polarità. Posseggono un dendrite ed un assone.

Particolari neuroni bipolari sono i neuroni pseudo unipolari o neuroni a T, i quali sembrano presentare

un solo tipo di prolungamento ma, in realtà, il singolo assone si separa in due ramificazioni.

Seppur entrambi dotati di membrana mielinica, uno di essi assume una funzione dendritica (pur

rimanendo tecnicamente un assone). Dalla ramificazione del singolo assone ne deriva la caratteristica

forma a "T". Esempi di neuroni pseudounipolari sono i neuroni gangliari.

-Neuroni multipolari: provvisti di un numero vario di dendriti e di un solo assone. Come i neuroni delle

corteccia cerebrali e i motoneuroni.

Classificazione in base alla lunghezza dei prolungamenti

I tipo di Golgi: neuroni multipolari, quali i motoneuroni, in cui il neurite è molto sviluppato in

lunghezza.

II Tipo di Golgi: neuroni piccoli con assone particolarmente corto che perde la propria individualità

formale nel groviglio di fibre nervose.

L’assone di questi neuroni è solitamente privo di mielina (guaina amielinica), è presente nella sostanza

grigia. Questi sono solitamente detti inter-neuroni o neuroni associativi che servono ad associare le

funzioni di più neuroni per farli cooperare insieme.

In base alla funzione e alla direzione di propagazione dell'impulso nervoso è possibile suddividere i

neuroni in tre tipi:

-Neuroni sensitivi o afferenti: sono in grado di rilevare i diversi stimoli ambientali e di trasmetterli al

sistema nervoso centrale.

Inter neuroni che ricevono i segnali dai vari neuroni sensoriali e li integrano tra loro.

neuroni motori o efferenti che ricevono le risposte agli stimoli elaborate dal sistema nervoso centrale

e le trasmettono agli organi effettori, cioè muscoli o ghiandole.

Sinapsi

La sinapsi è una struttura altamente specializzata che consente la comunicazione tra cellule nervose

(neuroni) o di queste con altre cellule (cellule muscolari, sensoriali o ghiandole endocrine)citoneurali.

Le sinapsi interneuronali (neurone-neurone) si suddividono in:

-Sinapsi asso-dendridica, l’assone fa sinapsi con un dendrite ( generalmente eccitatoria).

-Sinapsi asso-somatica, la terminazione nervosa del neurone presinaptico entra in contatto sinaptico con

il soma del neurone postsinaptico (generalmente inibitoria).

-Sinapsi asso-assonica, l’assone del neurone presinaptico fa sinapsi con l’assone del neurone

postsinaptico.

Durante una sinapsi dunque vediamo coinvolti: la membrana presinaptica, quella che trasmette

permettendo la liberazione di un messaggero chimico, o neurotrasmettitore.

La membrana post-sinaptica che è quella del neurone ricevente ed è provvista di proteine specifiche

(recettori) per tale neurotrasmettitore.

Fra le due membrane rimane uno spazio, la fessura o intervallo sinaptico in cui sono localizzate proteine

che intervengono nella regolazione del mantenimento della giunzione e del metabolismo del

neurotrasmettitore liberato.

Ciascuna vescicola sinaptica contiene una quantità costante di molecole di neurotrasmettitore,

sintetizzate nel corpo cellulare o nella terminazione sinaptica stessa.

L’arrivo alla terminazione sinaptica dell’impulso nervoso, cioè del potenziale elettrico propagatosi lungo

la membrana dell’assone, determina nella membrana pre-sinaptica l’apertura di canali attraverso i quali

si ha un flusso di ioni calcio dall’esterno all’interno della terminazione.

L’aumento di concentrazione di ioni calcio che così si determina provoca la fusione delle vescicole

sinaptiche con la membrana presinaptica e la conseguente liberazione per esocitosi del

neurotrasmettitore, le cui molecole diffondono nella fessura sinaptica.

Il neurotrasmettitore liberato si lega così ai recettori della membrana post-sinaptica attivandoli in modo

tale che questi, direttamente o indirettamente, determinano l’apertura o la chiusura di canali ionici.

Il flusso di ioni che ne consegue modifica la conduttanza della membrana postsinaptica e il potenziale di

membrana del neurone post-sinaptico, producendo in tal modo un nuovo segnale (impulso).

Sinapsi elettriche: sono presenti in alcune aree del sistema nervoso centrale e permettono la

propagazione diretta dell’impulso nervoso da una cellula all’altra senza l’intervento di intermediari

chimici, grazie alla presenza di giunzioni comunicanti o gap junctions.

Cellule gliali

Le cellule gliali svolgono funzioni trofiche e di supporto meccanico, sono elementi importanti per la

regolazione della comunicazione sinaptica e per la crescita dei neuroni.

SNC:

–Gli astrociti hanno una forma regolarmente stellata; particolari espansioni degli astrociti si dispongono

a rivestire i capillari sanguiferi concorrendo alla costituzione della barriera ematoencefalica.

Gli astrociti inoltre svolgono un ruolo importante nel mantenimento di concentrazioni adeguate di

potassio extracellulare. sono inoltre in grado di recuperare molecole di neurotrasmettitori liberati a

livello delle giunzioni sinaptiche, intervenendo nella regolazione dell’attività sinaptica.

Essi secernano fattori neurotrofici. Si possono trovare sia nella sostanza grigia che bianca.

- Gli oligodendrociti sono piccole cellule con scarso citoplasma perinucleare che formano la guaina

mielinica nel SNC.

Tradizionalmente vi sono due classi di oligodendrociti. La prima classe è evidenziabile nella sostanza

grigia del sistema nervoso centrale, addossata ai pirenofori (oligodendrociti satelliti).

La seconda classe si trova nella sostanza bianca del sistema nervoso centrale (oligodendrociti

interfascicolari), intercalata tra gli assoni.

- i microgliociticellule spazzino’ contenenti numerosi lisosomi che spazzano via i detriti dei neuroni e

delle cellule gliali degenerata. Presentano attività fagocitaria, infatti presentano acquisiscono i caratteri

propri dei macrofagi.

-Le cellule ependimali che sono cellule epiteliali. Sulla superficie apicale presentano delle ciglia che

hanno il compito di muovere il liquido cerebrospinale nel sistema nervoso centrale. La stessa superficie

apicale può anche essere caratterizzata, in alternativa alle ciglia, da microvilli, che facilitano

l'assorbimento del liquido cefalo rachidiano permettendone il ricambio.

SNP:

-Le cellule d Schwann che formano la guaina mielinica nel SNP. Ruota attorno all’assone.

– Le cellule satellite: elementi di sostegno e nutrizione per la cellula nervosa.

–La microglia, assimilabile alle cellule spazzino del sistema nervoso centrale, che funzionano come

fagociti per rimuovere gli avanzi di neuroni e di glia morti o in via di degenerazione.

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