Italo svevo , Appunti di Italiano. Giannone
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Italo svevo , Appunti di Italiano. Giannone

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italo svevo, vita, opere,analisi critica, letteratura italiano
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Italo Svevo è di origine ebraica e di famiglia paterna tedesca (sintetizza tali origini nello pseudonimo Italo Svevo). La sua formazione culturale avvenne in Germania e fu influenzato da Schopenhauer, Darwin, Marx e Nietzsche. Nel ’23 pubblica la Coscienza di Zeno, che grazie all’interessamento di Joyce, destò attenzione anche in Francia.

Dal punto di vista ideologico politico, Svevo fu un conservatore estrano alla prassi politica del socialismo e allo stesso modo si comportò nei riguardi del fascismo. Il conservatorismo di Svevo si spiega poiché egli non dava attenzione a tematiche politiche e sociali, piuttosto all’uomo, al suo posto nell’universo, alla sua “immedicabile” malattia.

Di seguito i motivi letterari e l’ideologia di Svevo:

a. Preminente attenzione ai problemi dell'uomo, di cui scruta i meandri più riposti della coscienza, i famosi "autoinganni"; b. rappresentazione della società del suo tempo con opere di rottura, per svelarne le ombre, le finzioni, le angosce, per smitizzarla e demistificarla (diversamente da Pascoli, D'Annunzio, che ne esaltano i difetti); c. stile non elegante e antiletterario. Svevo ebbe sempre difficoltà con la lingua italiana (ad esempio usava l'ausiliare avere coi verbi riflessivi). Secondo l'ideologia di Svevo la realtà è una buffa commedia, un indecifrabile caos, dove non c'è posto per la "felicità", né per la "salute", dove domina l'imprevedibile, il caso, il bizzarro, lo stato di malattia. Cade definitivamente il "mito positivo" romantico e borghese e si afferma il tema dell'inetto, dello "uomo senza qualità". Tale intuizione ha un'ascendenza schopenhaueriana, ma nasce anche da un "fraintendimento" della teoria della selezione naturale (che vede il più forte favorito sul più debole), sostenendo il primato dell'inetto sull'uomo di successo. Gli inetti dello Svevo non si possono definire dei "vinti" alla maniera del Verga: questi ultimi sono rigettati indietro dopo aver tentato di superare il livello della loro classe; per gli inetti, invece, l'insuccesso è legato al "male di vivere" ed è una rinuncia di tipo filosofico ed esistenziale. Essi sono vinti ma senza grandezza perché la malattia della coscienza e l'inettitudine escludono la lotta. Sembra quasi che la malattia sia una condizione necessaria per conoscersi meglio, sia lo stato normale dell'uomo. Si capisce inoltre l’impressione che dovesse fargli la dottrina di Freud. Quest’ultimo insegnava che molte nostre azioni sono solo apparentemente delle libere scelte, ma in realtà sono condizionate da complessi-psichici formatisi nell’infanzia.

Una vita: Dietro l’opera si nascondono profonde e ossessive riflessioni dello scrittore sulla sua esperienza di vita nonché sul dibattito intellettuale e artistico europeo. Esso è un romanzo tardo verista, racconto della storia di un vinto. La trama: Alfonso Nitti, venuto dalla campagna a Trieste, si impiega in una banca e vede le sue ambizioni sociali e letterarie oppresse dalla meschinità dell’ambiente di lavoro. La relazione con Annetta, figlia del principale, apre ad Alfonso prospettive diverse. Ma, sconfitto nel rapporto con la ragazza e sfidato a duello dal fratello di lei, ferito dalla morte della madre, si uccide. Riflessione: I personaggi verghiani sono sconfitti perché hanno tentato invano di inserirsi in un contesto di promozione sociale dal quale erano esclusi. Il personaggio di Svevo invece è sconfitto da una forza interna, dalla sua incapacità alla vita. In momenti determinanti del romanzo torna la parola “lotta”, parola chiave della teoria di Darwin. Infatti, nella banca la lotta è per salire in alto e ad Alfonso non piaceva quel modo di sentire la vita. Alfonso Nitti non è un intellettuale, la sua cultura di fatti è scarsa, né un contestatore sociale. E’ un inetto sconfitto in precedenza. Nel romanzo compare anche il tema dello smascheramento delle ipocrisie e dei compromessi con i quali inganniamo noi stessi. Quindi si tratta di una meschina commedia con gli altri e questo rappresenta il mondo interiore di Alfonso. Questo romanzo va paragonato piu’ che alla Coscienza di Zeno, al romanzo moderno poiché oramai il verismo non era piu’ un’ideologia ma un metodo e quindi i romanzi non potevano piu’ essere interamente ricondotti a Zola o Verga. Senilità: Ancora una volta la storia di un vinto, Emilio Brentani, velleitario impotente tormentato da ambizioni e paure. Difatti egli ha scritto un romanzo senza riscuotere molto successo ed è in procinto di completare il secondo , ma senza riuscirci. Tenterà di fuggire dalle sue prigioni interiori avendo una relazione con la popolana Angiolina. Il libro narra la storia di questo amore fallito, il tradimento di lei e la morte della sorella di lui. Chiusa questa amara parentesi il protagonista torna alla sua inerte tranquillità all’età di 35 anni. Trieste fa da sfondo ma la storia è incentrata su quattro personaggi: Emilio, la sorella, Angiolina, Balli, uno scultore fallito ma sicuro di sé e sicuro con gli altri. Quindi la salute di Balli

contrapposta alla malattia di Emilio. Riflessione: Il libro non è più verista ma realista alla maniera di Flaubert, basato non sui fatti ma sulla loro ripercussione sul personaggio e determinato da fattori interni e non esterni. La conclusione del libro porta a quella di Una vita: l’enigma della vita, il segreto indecifrabile delle ragioni che conducono alla vittoria o alla sconfitta. Svevo segue i suoi personaggi con lucidità di analisi, senza condannare né assolvere. Ognuno dei personaggi non può cambiare il suo modo d’essere, i personaggi si incontrano e si scambiano vicendevolmente gioie e dolori ma non si capiscono .

Dopo tre anni , Svevo pubblica “La coscienza di Zeno”. A Zeno Cosini, un ricco borghese triestino, ritenuto inetto agli affari, è imposto di scrivere la storia della propria vita come contribuito alla cura. Quindi Zeno rievoca gli episodi per lui fondamentali ma la cura si rivela inefficace poiché egli stesso afferma che la “vita attuale è inquinata alle radici e qualunque sforzo di darci la salute è vano”. Il libro racchiude tutta l’esperienza umana di Svevo e ne racchiude la conclusione, seppur tragica, di serena ironia. La vita è lotta ed è un susseguirsi di avvenimenti spesso sfavorevoli sicchè ogni progetto è destinato a fallire. L’inettitudine non è più un destino individuale come in Alfonso o Emilio, ma una connotazione universale: la vita quindi è malattia. La malattia di Zeno è analoga a quella di Alfonso ed Emilio ma ha una connotazione universale. Alfonso ed Emilio però sono dei vinti in senso verghiano perché manca loro quella dose di spregiudicatezza necessaria a uscire vincitori dalla lotta. Zeno capisce che i malati sono colori che si lasciano intimorire dagli scrupoli, i sani sono quelli che si gettano con spregiudicatezza nell’azione. Per questa ragione decide di interrompere la sua inchiesta psicanalitica. Con questi presupposti, la vita appare come un’enorme tragedia o un’allegra commedia e in fondo, per essere sani non c’è che un mezzo: persuadersi d’esserlo. Con Svevo, il romanzo salta e nasce il diario, l’autobiografia. Il titolo è precursore dell’originale contenuto dell’opera: non è un uomo a tutto tondo, ma Zeno esiste soltanto nella sua coscienza e del suo passato si può ricostruire solo ciò che la sua coscienza ritiene.

LUIGI PRANDELLO Il pensiero di Prandello si fonda sul rapporto dialettico tra vita e forma. La vita, pur essendo perpetuamente mobile e fluida, tende a calarsi in una forma in cui resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire senza mai trovare pace. Dal rapporto tra vita è forma deriva il relativismo psicologico che si svolge in due sensi: - orizzontale, riguarda il rapporto fra l’individuo e gli altri; - verticale, riguarda il rapporto fra l’individuo e se stesso , e il suo subcosciente. Per Pirandello gli uomini non sono liberi, ma vincolati alle mani di un burattinaio invisibile e capriccioso: il caso. Quando nasciamo ci troviamo in una realtà precostituita regolata da leggi e convinzioni fissate indipendentemente dalla nostra volontà. Inseriti in un determinato contesto ci assegniamo un ruolo nel gioco casuale della vita e ci obblighiamo a muoverci secondo schemi predefiniti che accettiamo per comodità o per pigrizia senza ribellarci , anche quando contrastano con la nostra natura. Ma sotto questa apparente accettazione il nostro spirito freme per la sua continua mobilità poiché avverte il brulichio di sentimenti e passioni che vanno contro la maschera che ci siamo imposti. Tuttavia, isolati in una società che non ci rispecchia, la nostra maschera è l’unico punto fermo al quale ci aggrappiamo. Ma a volte l’anima istintiva esplode in contrasto con l’anima morale. La maschera che portiamo si spezza e ci ritroviamo violini scordati nel concerto generale della società. Il senso di libertà è di breve durata poiché il nuovo modo di vivere ci imprigiona in altra forma. Il contrasto tra la maschera ed il volto è un tema ricorrente in Pirandello, in particolare nel “Il fu Mattia Pascal” . L’uomo, svelato il contrasto fra la maschera ed il volto, po’ reagire in tre diversi modi a seconda del suo temperamento : - la reazione passiva , la più debole , rassegnazione alla maschera. E’ la reazione di Mattia Pascal nell’ultima parte del romanzo. La consapevolezza della rottura fra la vita che si è costretti a vivere e quella che si vorrebbe vivere. - la reazione auto-umoristica, di chi non si rassegna alla maschera e non potendosene liberare sta al gioco delle parti con atteggiamento ironico. - la reazione drammatica, di colui sopraffatto dalla disperazione non riesce né a sorridere umoristicamente né a rassegnarsi. Si chiude in una solitudine disperata che lo porta al suicidio o alla pazzia. Il disagio dell’uomo si esprime attraverso il tramutarsi del suo spirito che non gli permette di conoscere bene se stesso. Ma dal fondo del subcosciente affiorano nuovi sentimenti ed impulsi che lo rendono diverso dagli altri, diverso dal se stesso di prima e infine diverso da quello che sarà poi.

E’ il suo continuo divenire che rende l’uomo Uno, nessuno e centomila: - uno, è quello che di volta in volta egli crede di essere - nessuno, poiché il suo continuo mutare non gli permette di definirsi definitivamente né si riconosce nell’apparenza che gli altri gli attribuiscono. - centomila, ciascuno gli attribuisce un’apparenza diversa ed egli quindi diventa come gli altri lo vedono. Differenze fra “Il fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno, centomila”: - nel primo il relativismo psicologico si svolge in senso orizzontale , Mattia (sdoppiato) con la società; - nel secondo si svolge in senso verticale, ripiegamento in se stesso di Vitangelo Moscarda che vede frantumarsi in centomila gli aspetti della propria personalità, fino alla follia e all’autodistruzione. “Così è se vi pare” ,dramma del relativismo psicologico.

IL PENSIERO di Pirandello ha una natura genesi filosofico-scientifica, politico-sociale e biografica. La prima deriva dalla crisi del positivismo provocata

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