Tesina di maturità - La  città di Kitiezh
federica.saporiti.31
federica.saporiti.3130 giugno 2014
Questo è un documento Store
messo in vendita da federica.saporiti.31
e scaricabile solo a pagamento

Tesina di maturità - La città di Kitiezh

PDF (458 KB)
14 pagine
192Numero di visite
Descrizione
Tesina sul mito della città leggendaria Kitiezh
5.99
Prezzo del documento
Scarica il documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente federica.saporiti.31: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Anteprima2 pagine / 14
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 14 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 14 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 14 totali
Scarica il documento

KITIEZH

Sommario

INTRODUZIONE ......................................................................................2

L’APPARIZIONE DELLA CITTÀ ..................................................................3

L’INVASIONE MONGOLO-TARTARA (cenni storici) ................................3

I TARTARI E LA CITTA’ DI KITEZH ............................................................5

IL LAGO SVETLOYAR ...............................................................................7

LA CITTÀ DI KITEZH – L’UTOPIA RUSSA, LA CITTÀ DEI GIUSTI ................8

KITEZH AI GIORNI NOSTRI ....................................................................10

CONCLUSIONI .......................................................................................13

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA ...............................................................14

INTRODUZIONE

Su un affluente del fiume Volga, non molto lontano da Nizhnyj Novgorod, si

trova uno dei più profondi laghi della zona: Svetloyar (Светлояр). Se si esclude la

profondità (circa 40 metri), si può affermare che si tratta di un lago non rilevante

per le sue dimensioni: ha una forma irregolare ellittica con asse maggiore pari a

500 metri circa e asse minore di pressappoco 350 metri. L’acqua di Svetloyar è

cristallina, pulita, fredda e giunge da una spaccatura collocata in prossimità del

suo fondo.

Questa la descrizione di un lago che, all’apparenza, sembra colpire

l’attenzione soltanto per via della sua significativa profondità. Tuttavia,

quest’ultima non è l’unica caratteristica originale di Svetloyar: esso è portatore di

un vero e proprio mito, per il quale spesso viene definito “l’Atlantide russa”. Si

crede, infatti, che talvolta giunga dal suo fondo un suono di campane, e che sia

altrettanto possibile vedere fantomatiche mura di monasteri e cupole di chiese.

Questi ultimi, secondo la leggenda, sarebbero i resti di una vera e propria città,

scomparsa tra il 1236 e il 1242, durante la prima intrusione Mongolo-Tartara in

Russia: Kitezh (Китеж).

L’APPARIZIONE DELLA CITTÀ

Alcuni riferimenti all’esistenza reale di Kitezh si ritrovano nel libro “Kitezhskij

letopisec “ (“Китежский летописец”)1. Secondo gli studiosi, la scrittura del

suddetto libro risale al XVII secolo.

In base a quanto qui scritto, la città fu costruita dal grande principe russo Jurij

Vsevolodovich Vladimirskij alla fine del XII secolo.

Secondo la leggenda, il principe, reduce di un viaggio a Novgorod si sarebbe

fermato nei pressi del lago Svetloyar per riposarsi. Tuttavia, egli non riuscì

nell’intento: riposarsi davanti alla straordinaria bellezza di quel luogo gli risultò

impossibile. Da qui ne scaturì la decisione di costruire la città di Kitezh.

I suoi funzionari si misero subito all’opera e diedero il via alla costruzione.

Venne edificato un considerevole numero di chiese e, anche per questo motivo, la

città non tardò ad essere definita “santa”.

L’INVASIONE MONGOLO-TARTARA (cenni storici)

Non molto tempo dopo la leggendaria costruzione di Kitezh, subentrò un

periodo difficile per l’antica Rus’. Infatti, agli inizi del XIII secolo, le tribù di pastori

nomadi che si aggiravano sui confini settentrionali dell’Impero Cinese, vennero

unificate da un Khan, conosciuto in Europa con il nome di Gengiskhan. Sotto la

sua guida, le orde mongole, turche e manciuriane conquistarono l’Asia centrale, la

Cina settentrionale e la Siberia occidentale e meridionale, formando un vasto

impero feudale, all’interno del quale il potere apparteneva ai capi tribù. In

seguito, questo feudalesimo si trasformò in un’oligarchia di capi militari.

1 http://www.svetloyar.eu/publishing/letopisez_russ.htm

Il dominio mongolo rappresentò una vera rovina per i paesi invasi e

sottomessi: nel loro cammino, i Mongoli erano spietati e annientavano qualsiasi

popolazione che tentava di opporsi a loro.

Dopo la conquista dell’Asia centrale, Gengiskhan aggredì la Persia e penetrò

poi nel Caucaso devastando l’Azerbaigian, la Georgia e l’Armenia, annientando i

regni locali. Dal Caucaso, i mongoli entrarono nelle steppe del Mar Nero dove, nel

1223, sconfissero duramente i Polovzi ed i Russi loro alleati sulle rive del fiume

Kalka presso il Mare d’Azov, ma senza concludere la conquista. In seguito

Gengiskhan venne sconfitto dai Bulgari sul Volga e fu costretto a ritirarsi

temporaneamente.

Nel 1227, anno della sua morte, l’Impero venne diviso tra i suoi successori: al

nipote Batu/Batij spettarono i territori della Siberia occidentale. Fu da lì che nel

1236 egli partì alla conquista della Russia.

Divisi da gelosie feudali, i principi russi non seppero unirsi per affrontare il

gravissimo pericolo che si stava avvicinando. Uno dopo l’altro vennero tutti

sconfitti e sottomessi, ed i Tartari avanzarono sul territorio russo incendiando e

distruggendo tutto ciò che trovavano sulla loro strada. Dalla Russia centrale essi

procedettero verso l’Ucraina, conquistando e distruggendo, nel 1240, l’antica

città di Kiev. I principi della Russia centrale vennero lasciati alla loro funzione, ma

sottomessi ad un pesante tributo annuale.

Le conseguenze dell’invasione mongola che in Russia durò circa fino al 1480,

furono tremende: il lavoro di secoli venne annullato in pochi anni, ma cosa ben

più grave, la Russia venne privata dell’accesso al Mar Nero, e quindi del contatto

con la civiltà mediterranea, che all’epoca era la più progredita e, successivamente,

dell’accesso al Mar Baltico, rimanendo quindi completamente esclusa dalle grandi

correnti della civiltà europea.

I TARTARI E LA CITTA’ DI KITEZH

I Tartari sottoposero il primo assalto al principato di Rjazan’, dopo che questo

si era visto respingere la richiesta d’aiuto da parte di Jurij, principe di Vladimir-

Sudzal’.

La sete di conquista per i Tartari era senza limiti; una volta conquistato il

principato di Rjazan’, gli invasori si indirizzarono verso il principato di Vladimir-

Sudzal’. Il principe Jurij reagì istantaneamente spedendo all’attacco l’esercito,

sotto la guida del figlio Vsevolod. Ma ad essi attese solo un’infelice sconfitta;

Vsevolod ritornò quindi a Vladimir sconfitto.

I Tartari, non soddisfatti (Vladimir-Sudzal’ non era ancora sotto il loro

dominio), si diressero verso il principato di Mosca e qui imprigionarono il principe

Vladimir, figlio di Jurij. Quest’ultimo, venuto a conoscenza del fatto, decise di

partire in aiuto del figlio, lasciando la responsabilità del governo di Vladimir nelle

mani dei suoi due figli: Vsevolod e Mstislav.

Nel frattempo egli chiamò in soccorso i suoi fratelli, Jaroslav e Svjatoslav, ed

essi si incontrarono in un territorio non lontano da Rostov, sulle rive del fiume Sit,

dove poco dopo si diede il via ad una sanguinosa battaglia contro gli eserciti

tartari, nella quale Jurij stesso morì. Il suo corpo venne ritrovato (inizialmente

senza testa, poi anch’essa venne trovata) e portato a Rostov.

Ma durante l’assenza di Jurij a Vladimir, i Mongoli riuscirono a conquistare la

capitale e la bruciarono interamente, non risparmiando nessuno. Nell’incendio,

infatti, perse la vita anche tutta la famiglia del principe.

Quanto affermato fin ora è considerato storico, realmente accaduto. Attorno a

questi fatti scientificamente provati, si sono costruite varie leggende, le quali si

ricollegano alla città utopica Kitezh.

Durante la loro invasione, i Mongoli vennero a conoscenza dell’esistenza di

questa città, la quale secondo alcune voci, avrebbe conservato un tesoro di valore

inestimabile. Batu, avido e bramoso di ricchezza, mandò quindi un gruppo di suoi

uomini in spedizione nella città santa al fine di impossessarsi di quel fantomatico

tesoro. Ma la loro ricerca venne fin da subito bloccata: Kitezh non si trovava.

Gli uomini di Batu si fermarono quindi in quella che veniva definita “la piccola

Kitezh” (essa parrebbe corrispondere all’attuale “Gorodec”2). Qui trovarono il

russo Grishka Kuterma e, con la tortura, lo costrinsero ad indicare loro la via per

raggiungere Kitezh.

In difesa della città, non molto lontano da essa, stavano in vedetta tre

“Bogatyri” (guerrieri eroici della tradizione medievale slava orientale). Questi, non

appena avvistarono gli invasori Mongoli, mandarono uno dei figli ad avvisare gli

abitanti di Kitezh del pericolo. Il messaggero, sebbene ferito dai Tartari, riuscì ad

avvertire gli abitanti, gridando: “nemici”, per poi morire subito dopo.

I tre Bogatyri combatterono contro i Mongoli, ma questi, essendo in numero

nettamente superiore, ebbero la meglio e gli eroi difensori persero la vita.

Nel luogo dove questi morirono, secondo il mito, apparse una sorgente,

chiamata Kibeljok (“святой ключ Кибелёк”)3, che tutt’oggi è possibile ammirare.

I Tartari circondarono la città e pianificarono l’attacco per il giorno dopo. Gli

abitanti di Kitezh, sebbene fin da subito consapevoli dell’improbabilità di riuscita

nell’impresa, si munirono di armi e si posizionarono lungo il perimetro interno

delle mura; non erano disposti ad arrendersi senza combattere.

Ma la battaglia non avvenne, poiché ad un certo punto, secondo la leggenda,

le campane iniziarono a suonare, la terra si scosse e la città di Kitezh venne

completamente sommersa dalle acque del lago Svetlojar.

Sempre secondo il mito, nessun Tartaro riuscì a sopravvivere: qualcuno venne

ucciso dai lupi, qualcuno morì di fame e altri semplicemente scomparvero nel

2 http://www.gorodetc.ru/history/ 3 http://nnov.ec/Кибелёк

nulla. Un miracolo, una vendetta, un castigo: non si sa esattamente come

spiegare l’avvenuto, ma di certo la forza di tale fenomeno naturale è da

considerarsi la causa della scomparsa della santa città utopica. Questa scomparse,

ma la leggenda afferma che essa riemergerà nel Giorno del Giudizio Universale.

IL LAGO SVETLOYAR

Il nome del lago Svetloyar, in realtà, non è nient’altro che il risultato della

combinazione di due parole che risalgono all’antico russo: “cvetlyj” (“светлый”,

“chiaro”, in questo contesto anche “pulito” e “giusto”) e “jar” (“яр”,

principalmente con significato di “burrone”, “fossato”), il quale risulta essere la

radice del nome dell’antico dio del Sole “Jarily” (“Ярилы”4), adorato dalle tribù

slave della Rus’ precristiana.

Al lago Svetloyar sono collegate molte leggende che risalgono al periodo

precristiano della Rus’.

Secondo i racconti antichi, sul suo perimetro nacque “Kitovras” (“Китоврас”),

un essere magico per metà cavallo e per metà umano. Egli era onnipotente e

aiutava i popoli slavi nella costruzione di città e tutto ciò ad esse connesso. In

prossimità di Svetloyar viveva anche “Kvasura” (“Квасура”), antico dio del vino e

della saggezza.

Si pensa che proprio dai nomi di questi due personaggi mitologici sia derivato il

nome stesso della città, Kitezh, la quale, proprio per la “particolarità” dei suoi

fondatori, si affermò nell’immaginario precristiano come un luogo leggendario e

sacro.

4 http://radogost.ru/yarila.html

Dopo il battesimo della Rus’, l’antica fede slava cedette il posto al

cristianesimo, tuttavia i luoghi sacri agli abitanti non vennero abbandonati, ma

riutilizzati per la costruzione dei nuovi edifici di culto cristiani, ossia le chiese

ortodosse, dal momento che quei terreni venivano considerati portatori di una

forte energia positiva.

Quindi, nonostante i nomi delle antiche divinità scomparissero gradualmente,

sostituendosi ad essi i nomi dei santi, la scelta di molti luoghi di culto, dotati di

forza spirituale, restò invariata.

Tra questi ultimi si annovera anche Svetloyar. Infatti, è interessante notare che

presso il lago, nei tempi antichi, è realmente vissuta la popolazione slava dei

Berendeevo (Берендеево) e i loro discendenti, non solo hanno conservato fino ai

giorni nostri la leggenda di Kitezh, ma hanno anche mantenuto vivo il culto del dio

Jarily.

LA CITTÀ DI KITEZH – L’UTOPIA RUSSA, LA CITTÀ DEI GIUSTI

Kitezh è simbolo di un luogo inaccessibile e desiderato allo stesso tempo. È un

luogo edenico nel quale le persone moralmente giuste possono fuggire dalle

avversità del mondo crudele.

Non è quindi importante scoprire se tale città sia realmente esistita, oppure se

sia sempre stata il frutto di una grande immaginazione. Anche solo la leggenda,

l’idea che essa, in un tempo lontano, abbia potuto avere forma fisica, fornisce una

speranza a coloro che soffrono, che sono abbattuti per qualche ragione.

Che siano perseguitati o semplicemente persone che cercano un luogo in cui

nascondersi dal mondo contemporaneo, in cui vivere in pace con se stessi e con la

natura, non ha un’importanza rilevante. Il pensiero utopico non ha a che fare con

una rappresentazione della realtà ingenua, ma con problemi più complessi. Colui

che crede nell’utopia non accetta che la realtà sia così come appare. Egli

costruisce quindi due realtà parallele, esprimendo il rifiuto del possibile con la

fuga nell'impossibile, vivendo di conseguenza in mondi virtuali, impossibili, in un

modo non consentito dalla realtà.

Kitezh dunque risponde perfettamente ai requisiti necessari alla definizione di

“utopia”. È una città che permette a coloro i quali in essa credono, di scappare

dalla vita quotidiana, dal mondo reale, non sempre portatore di felicità, per

rifugiarsi con il pensiero in una terra dominata da bontà e giustizia. L’esistenza di

questa città nell’immaginario umano è talvolta indispensabile e, probabilmente,

se la leggenda di questa non fosse esistita, ne sarebbe stata creata un’altra simile.

La particolarità di questa città utopica consiste nel fatto che può essere vista

solo dalle persone moralmente giuste, buone, pure e senza peccati. Soltanto un

vero credente, oggi come in passato, è degno di sentire il suono delle sue

campane.

Nonostante gli innumerevoli anni passati e nonostante si tratti pur sempre di

una leggenda, per molti la credenza nell’esistenza di tale città non è mai svanita.

Ai giorni nostri, ancora un considerevole numero di cristiani ortodossi attua

pellegrinaggi sul perimetro del lago, con il desiderio e la speranza di poter

intravedere nelle profondità delle sue acque i resti della città leggendaria.

Questi ultimi sono convinti che prima o poi qualcuno sarà in grado di vederla e

per ora questa “fede” resta irremovibile, essa risulta essere più forte della

mancanza di prove concrete. Inoltre, essi credono nel “potere” di questo luogo:

qui una manciata di terra sarebbe in grado di guarire molte malattie, mentre

l’acqua di Svetloyar potrebbe essere conservata in un recipiente per diversi anni

senza apportare alcuna modifica organolettica. Alcuni credono anche che,

percorrendo tre volte il perimetro del lago, esso sarebbe in grado di esaudire un

qualsiasi desiderio.

Esiste, inoltre, un’interessante versione mitica, secondo la quale Svetloyar

sarebbe collegato alla segreta Shambala (termine sanscrito che significa "luogo di

pace/tranquillità/felicità", il quale secondo il buddhismo tibetano è un luogo

mitico situato in India, mentre in accordo ad altre teorie si troverebbe sotto la

catena montuosa dell'Himalaya5).

La gente del posto sostiene che presso il lago siano scomparse delle persone,

alcune per sempre, altre sono ritornate, ma non ricordando ciò che è loro

successo. I sostenitori di questa teoria pensano che nel lago esista realmente un

passaggio in un'altra dimensione. Prove concrete ovviamente non esistono,

tuttavia alcuni abitanti affermano di aver visto degli uomini che indossavano i

vestiti dei loro progenitori e compravano i prodotti con delle antiche monete di

argento risalenti al periodo dell’invasione tartara6.

Che forse soltanto una teoria di mondi paralleli darebbe una possibile

spiegazione a tutto ciò?

KITEZH AI GIORNI NOSTRI

La leggenda della città utopica ha sicuramente mosso e influenzato le idee e le

teorie della “intellighenzia” russa, primi fra tutti i letterati, i musicisti e i pittori.

Nel XIX secolo lo scrittore Pavel Mel'nikov-Pecherskij raccontò la sua leggenda

nel romanzo “Nei boschi” ("В лесах”) e nel racconto “Grisha” (“Гриша”).

Ma esso non fu l’unico a trattare dell’argomento: il lago Svetloyar e le sue

leggende furono oggetto di interesse di scrittori come Maksim Gor'kij, nel saggio

“Bugrov” (“Бугров”), Vladimir Korolenko, nel ciclo di saggi “V pustynnyh mestah”

5 http://www.amitaba.net/index.php?option=com_k2&view=item&layout=item&id=107&Itemid=322 6 http://new.nnov.org/new/4376120.html

(“В пустынных местах”), Mihail Prishvin nel saggio “Svetloe ozero” (“Светлое

озеро”).

Il lago Svetloyar fu anche il soggetto di molti quadri, tra cui quelli di Nikolaj

Romadin, Il'ja Glazunov e molti altri.

Nikolaj Rimskij-Korsakov scrisse poi un’opera circa la città misteriosa di Kitezh

nell’opera “Skazanie o nevidimom grade Kitezhe” (“Сказание о невидимом

граде Китеже”)7.

Anche poeti come Ahmatova e Cvetaeva menzionano nelle loro opere la città

di Kitiezh.

Ai giorni nostri, la leggenda della città utopica ha interessato particolarmente

gli autori del genere ‘Fantasy’. Il motivo è chiaramente evidente: Kitezh si presta

molto bene a immagine di enigma, adatta ad un perfetto lavoro di fantasia.

Tra le opere di questo genere si possono annoverare il racconto “Moloty

Kitezha” (“Молоты Китежа”) di Nick Perumov e “Krasnoe smeshhenie”

(“Красное смещение”) di Evgenij Guljakovskij.

Inoltre, anche archeologi e ricercatori hanno prestato la loro attenzione e

interesse al lago Svetloyar, indirizzando verso quest’ultimo diverse spedizioni di

ricerca. Tuttavia, queste ultime non produssero nulla: non fu trovata alcuna

traccia della città sul perimetro del lago.

A partire dagli anni ’70 sono state fatte anche delle immersioni da parte di sub

esperti, i quali hanno incontrato non poche difficoltà, dovute all’eccessiva

profondità del lago e alla presenza di ostacoli e alberi sommersi.

Gli scienziati subacquei hanno condotto diverse ricerche nel lago e riscontrato

delle anomalie al suo interno: il fondo del lago presenta una struttura molto

7 Николай Римский-Корсаков, “Сказание о невидимом граде Китеже”

simile a quella di una scala, cioè con una sorta di “gradini” irregolari, molto ripidi,

che si alternano ripetutamente a piani orizzontali8.

Questa particolare struttura porta gli studiosi ad ipotizzare che il lago, nella

forma odierna, si sia in realtà formato in diversi momenti: inizialmente si sarebbe

creato un primo strato (il più profondo, a circa 40 metri dalla terraferma), dopo

diversi anni un secondo (a 20 metri di profondità) e successivamente, in un’epoca

relativamente recente, un terzo (più vicino alla superficie rispetto agli altri).

Il lavoro di questi palombari ha portato i suoi frutti: a circa venti metri di

profondità sono stati ritrovati dei piccoli oggetti di legno e metallo, fatti risalire al

XIII secolo. Essi da soli non dimostrano nulla, ma potrebbero comunque essere un

“incipit” di prove a sostegno dell’esistenza di una città, che secoli fa avrebbe

potuto trovarsi quindi nel secondo “strato” del lago.

Seguendo questa direzione, si potrebbe sostenere la teoria dell’esistenza

passata della città di Kitezh, la quale non sarebbe scomparsa misteriosamente,

ma semplicemente potrebbe essere crollata nel terreno a seguito di attività

tettonica. Tuttavia, come affermato prima, non esistono prove inconfutabili a

riguardo. Ma questo non fa perdere le speranze a coloro i quali credono in Kitezh.

Quest’ultima, secondo il loro punto di vista, non è visibile per due motivi:

innanzitutto essa non aprirà mai i suoi segreti ai “non giusti”, in secondo luogo

potrebbe anche non trovarsi nel lago Svetloyar.

La seconda ipotesi, di recente introduzione, porta molti a credere che Kitezh e

la leggendaria Shambala in realtà siano esattamente lo stesso luogo,

semplicemente chiamato con due diversi nomi.

8 http://new.nnov.org/new/4376120.html

CONCLUSIONI

Quella di Kitezh può essere considerata la più famosa leggenda riguardo “la

città, nascosta dal nemico”. La più famosa, ma non l’unica, infatti esistono molte

altre storie mitiche e leggendarie di questo genere.

In alcune regioni della Russia, ci sono ancora oggi miti che narrano di come

monasteri o intere città minacciati da saccheggi e invasioni, si siano immersi nelle

profondità di laghi e mari, oppure si siano nascosti all’interno di montagne.

Il ritrovamento di questi luoghi è possibile solo a determinate persone, ai

“prescelti”.

Nel suo libro " La Compagnia del Graal " (“Братство Грааля”), Richard Rudzitis

cita una lettera di un monaco russo che manda un messaggio ai suoi cari,

chiedendo loro di non considerarlo morto, dal momento che egli era vivo e

trascorreva le sue giornate in un monastero di anziani nascosto dal mondo.

Non si può, quindi, giungere ad una conclusione definitiva: come si deve

affrontare il discorso sulla questione Kitezh? Essa è realmente esistita? Si trova

davvero nelle profondità del lago Svetloyar? Oppure essa non è nient’altro che

l’emblema della città utopica che si nasconde dalle cattiverie del mondo che la

circonda?

Una risposta per ora non c’è e, forse, mai ci sarà, ma in ogni caso, la

prevalenza di queste leggende e la loro indubbia somiglianza fanno riflettere

molto circa la possibilità dell’autenticità della storia.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

А. Варкин, Л. Зданович, "Тайны исчезнувших цивилизаций", М. 2000.

Перевод и комментарии Н. В. Понырко, “Легенда о граде Китежа”.

Н. Солнцева, “Сокровище Китеж-града”, Эксмо, 2008.

И. Карнаухова, “Русские богатыри”.

http://new.nnov.org/new/4376120.html

http://www.mirf.ru/Articles/art794.htm

http://www.pushkinskijdom.ru/Default.aspx?tabid=4960

http://www.svetloyar.eu/publishing/letopisez_russ.htm

http://www.nt-invest.nnov.ru/pdf/01142007/100-101.pdf

http://www.putidorogi-nn.ru/po-vsemu-svetu/ozero-svetloiar-malenkaia-russkaia-atlantida

http://historic.ru/lostcivil/myths/towns/st46.shtml

http://www.amitaba.net/index.php?option=com_k2&view=item&layout=item&id=107&Ite mid=322

commenti (0)
non sono stati rilasciati commenti
scrivi tu il primo!
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 14 totali
Scarica il documento