Tesina - L'analisi del settore delle sigarette in Italia, Tesi di laurea di Economia Industriale. Libera università di lingue e comunicazione (IULM)
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Tesina - L'analisi del settore delle sigarette in Italia, Tesi di laurea di Economia Industriale. Libera università di lingue e comunicazione (IULM)

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Una ricerca sul settore delle sigarette in Italia, comprendente filiera, analisi delle tassazioni, dei prezzi e normative a riguardo, analisi dell'offerta e della domanda e conclusioni finali in merito. Comprende l'utili...
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“L’anal is i de l se t tore de l l e s igaret t e in Ital ia”

Lavoro di gruppo di Economia dei Settori

Ersilia Di Biase 1011454 Docenti di riferimento: Antonella La Porta 1010300 Prof.ssa Antonella Ardizzone Giulia Mammoliti 1010925 Prof. Luca Barbarito

Anno accademico 2013/2014

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INDICE

INTRODUZIONE pag. 2CAPITOLO 1 Analisi del settore delle sigarette in Italia pag. 3

1.1 Il tabacco pag. 3 1.2 La filiera del tabacco in Italia pag. 3 1.2.1 Tabacchicoltura e prima trasformazione pag. 4 1.2.2 La manifattura pag. 6 1.2.3 La distribuzione pag. 7 1.3 Il trend delle sigarette in Italia pag. 8

CAPITOLO 2 La normativa e i prezzi pag. 11

2.1 La normativa pag. 11 2.1.1 La normativa comunitaria pag. 11 2.1.2 La normativa nazionale pag. 12 2.2 Il prezzo delle sigarette pag. 15 2.2.1 La tassazione pag. 16 2.2.2 Il prezzo minimo pag. 17

CAPITOLO 3 Analisi dell’offerta pag. 18

3.1 I prodotti sostitutivi delle sigarette pag. 18 3.2 I principali player del settore pag. 21 3.3 L’articolazione dell’offerta pag. 27 3.4 La catena del valore di Porter e l’analisi dei costi di produzione pag. 33

CONCLUSIONI pag. 34 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA pag. 35 ALTRO MATERIALE CONSULATATO pag. 36

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INTRODUZIONE Il presente lavoro è orientato ad un’analisi quantitativa e qualitativa del settore delle sigarette in Italia. Partendo dal ridimensionamento del mercato negli ultimi anni, l’attenzione si è focalizzata prevalentemente sulle cause e gli effetti che alcune iniziative hanno comportato, a partire dall’andamento delle vendite e delle legislazioni a riguardo. Il medesimo approccio analitico ha consentito la suddivisione del lavoro in tre principali macro aree di interesse. La prima ha per oggetto considerazioni in merito alla filiera del tabacco greggio in Italia, la principale materia prima che i produttori si contendono per ottenerla al minor costo possibile, dal momento che viene considerata un fattore critico di successo nel settore. Gli step della filiera sono stati articolati nella fase di Produzione, Lavorazione, Distribuzione e Commercializzazione ed hanno coinvolto Agricoltori, Coltivatori, Rivenditori e Distributori al Dettaglio, per giungere finalmente al consumatore finale. Questa prima area di interesse ha consentito di attuare un confronto tra il territorio nazionale e quello internazionale e di verificare l’andamento delle vendite delle sigarette negli ultimi anni. La seconda prende in esame le legislazioni e le politiche attuate dallo Stato Italiano e dagli altri enti istituzionali competenti in materia. Grande peso ha avuto l’aumento dell’IVA dal 21% al 22% e si stima che questo fattore sarà rilevante anche in futuro, allorché si prevede un ulteriore incremento dell’Imposta sul Valore Aggiunto. Altro dato di assoluta importanza è l’esistenza di un prezzo minimo nel settore delle sigarette, con considerazioni a riguardo comuni all’elasticità della domanda. Ultima, è la macroarea riguardante l’analisi dell’offerta che è stata indagata in tutti i suoi aspetti: prodotti sostitutivi delle sigarette, principali player del settore e articolazione dei marchi in portafoglio, andamento e tendenza di consumo all’interno della popolazione, suddivisa per :

• Variabili geografiche, inerenti la localizzazione produttiva e gli ettari coltivati a tabacco • Variabili socio-demografiche, quali sesso ed età • Variabili Psicografiche, qualificanti gli interessi, le preferenze e le motivazioni al consumo del

prodotto, nonché gli ostacoli all’interruzione del vizio • Variabili comportamentali, che indicano le principali occasioni d’uso, comprensive delle

motivazioni per cui si è iniziato a fumare (indagine DOXA rilevata sulla fascia dei consumatori più giovani, spesso adolescenti).

Lo studio del settore ha evidenziato una sostanziale concentrazione delle quote di mercato nelle mani di tre grandi player internazionali (Philipp Morris Italia, che da sola detiene più della metà delle quote di mercato totali , seguita da BAT Italia e Japan Tobacco International, con quote di mercato simili, rispettivamente del 25% e 22%). In riferimento all localizzazione produttiva, quest’ultima abbraccia tutto il territorio nazionale, partendo dal Nord (Veneto), passando per il Centro (Umbria e Toscana) e finendo con il Sud (Campania), che ha fortemente risentito del calo dei consumi e delle legislazioni europee avverse ai prodotti da fumo. Alcune elaborazioni e supporti statistici sono stati utilizzati a conferma e riprova di quanto emerge dall’analisi. Di particolare utilità si sono rilevati gli indici di concentrazione e la curva di Lorenz, per comprendere effettivamente la struttura del settore e le caratteristiche degli attori al suo interno. L’analisi sulla catena del valore di Porter mostra infine che il fattore critico di successo per le imprese del settore risiede nell’approvvigionamento delle materie prime (tabacco greggio). Il lungo processo che ha inizio con la coltivazione e termina con l’inalazione del fumo da parte del consumatore finale, trova fondamento di analisi e spunto per ulteriori considerazioni in questa tesi, riassuntiva dei capisaldi , dei punti di forza e debolezza di cui si deve tener conto se si vuole entrare in questo ambito competitivo, o se si vuole restare a guardarlo dall’esterno, come semplici spettatori di un incredibile fonte di ricavi e ritorni economici.

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CAPITOLO 1 Analisi del settore delle sigarette in Italia

1.1 IL TABACCO

La pianta del tabacco appartiene alla stessa famiglia botanica dei pomodori, delle patate, dei peperoni e delle melanzane. Si tratta di una specie adattabile che può essere coltivata senza costi elevati, a latitudini variabili tra i 50°nord e 40°sud. Le tre tipologie di tabacco sono: • Il tabacco Virginia (Flue-cured):prende il nome dallo Stato che per primo ha dato inizio alla

coltivazione degli Stati Uniti. Viene chiamato anche “Bright” per il colore giallo-arancio che acquista durante la cura a fuoco indiretto. Cresce particolarmente bene nelle regioni subtropicali con precipitazioni scarse, come la Georgia ,la Florida, la Carolina del Nord e del Sud del Brasile e lo Zimbabwe.

• Il tabacco Burley : appena raccolto è di un verde leggermente più chiaro e necessita di terreni più pesanti rispetto al Virginia, dopo la coltura all’aria il tabacco diventa marron ed essendo privo di zuccheri ha un gusto molto simile al sigaro. Alcune delle migliori varietà di Burley sono coltivate negli Stati Uniti(Maryland e Kentucky),nell’America Centrale, in Malawi, Uganda e Indonesia. In Italia nella regione Campania si trova la più vasta produzione italiana di Burley

• Le varietà Orientali :sono le più piccole e robuste tra tutte le varietà di tabacco e crescono nei Balcani ,in Turchia e nel Medio Oriente. Queste condizioni, unite all’elevata densità di ogni piantagione, gli conferiscono un sapore aromatico, grazie anche all’essiccamento al sole, tipico della tradizionali sigarette turche. Una miscela Orientale può contentere fino al 100%di tabacco essiccato al sole1.

La raccolta di tabacco ad eccezione di alcuni paesi come gli Stati Uniti, in cui la raccolta è effettuata mediante mezzi meccanici, i coltivatori normalmente raccolgono il tabacco manualmente per due o quattro mesi. La cura è un processo molto controllato, che va a caratterizzare le varie qualità di tabacco, consiste in quattro metodi diversi che sono : cura all’aria, cura a fuoco indiretto, cura al sole e cura a fuoco diretto. A seconda del metodo usato si avranno consistenza , colore e qualità del tabacco diversi. Successivamente avviene la lavorazione, separazione, pulizia e trebbiatura delle foglie dopo di che il tabacco viene trattato con vapore per ammorbidirlo, trinciato nella forma in cui appare nelle sigarette e spedito agli stabilimenti di produzione. Qui avviene un controllo di qualità, il tabacco viene miscelato ad altri ingredienti e lavorato a seconda della singola marca, il prodotto finito è pronto per la distribuzione. Le varie aziende produttrici(China National tobacco, Altria Group, British America Tobacco, Japan tobacco e Imperial tobacco) distribuiscono in milioni di punti vendita nel mondo e al fine di migliorare questo processo e i vari aspetti della commercializzazione, conducono ricerche di mercato. 1.2 LA FILIERA DEL TABACCO IN ITALIA

La filiera del tabacco in Italia è formata tabacchicoltura, prima trasformazione, manifattura, distribuzione all’ingrosso, vendita al dettaglio e consumo finale.

1 www.homaloicus.com, “La filiera del tabacco”.

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Figura 1.1 – La filiera del tabacco in Italia (2011)

1.2.1 TABACCHICOLTURA E PRIMA TRASFORMAZIONE L’Italia è il primo produttore ed esportatore europeo di tabacco grezzo e l’ottavo esportatore mondiale per volumi: la produzione italiana, estesa su una superfice di 28 mila ettari, si è attestata più di 89 mila tonnellate, pari a circa il 21% della produzione comunitaria. Il ruolo della filiera del tabacco è fondamentale, sia dal punto di vista economico che sociale. L’intera filiera(produzione, distribuzione e vendita) occupa oltre 204 mila persone, e in almeno due ragioni, la Campania e Umbria, il prodotto interno è influenzato dalla sua raccolta. In aggiunta le entrate fiscali nel 2012 hanno raggiunto i 14,2 miliardi di euro. Nel 2011 in Italia , le nuove politiche di aiuti (si è passati dal meccanismo di sostegno accoppiato a quello disaccoppiato, in pratica le aziende agricole ricevono aiuti a prescindere dal fatto che continuino a produrre tabacco o che cambino produzione) hanno portato a un drastico calo della superfice messa a coltura rispetto all’anno precedente: con gli investimenti pari a 22.468 ettari, la produzione di tabacco greggio è scesa a 70000 tonnellate, e le aziende agricole sono scese di poco al di sotto delle 4000 unità; tutto questo nonostante il fatto che le quotazione di diversi gruppi varietali di tabacco siano cresciute negli ultimi anni confermando al trend al rialzo iniziato nel 2009. La tabella seguente evidenzia il calo produttivo negli ultimi dieci anni. Tabella 1.1- Struttura ed evoluzione della tabacchicoltura italiana

Dal 2001 al 2011 le aziende sono diminuite del 85,1% ,quindi le conseguenze del meccanismo disaccoppiato hanno lasciato il primo segno del settore,molte di queste aziende hanno spostato le loro attività produttive verso colture diverse dal tabacco.

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Ovviamente oltre alle aziende agricole questo calo ha caratterizzato anche le aziende che si occupano della lavorazione del prodotto ad esempio per quelle pre-manifattura ossia prima trasformazione del tabacco, (vedi tabella sottostante) anche se nonostante il calo della disponibilità annua di tabacco si è arrivati ad una maggiore efficienza della struttura nazionale2.

Tabella 1.2- Struttura e produzione della prima trasformazione di tabacco in Italia

In Italia la coltivazione del tabacco è concentrata per il 95% in appena quattro regioni, Campania,Veneto , Umbria e Toscana ma il calo del 2011 ha spostato gli equlibri e la Campania a causa di una contrazione del 33% rispetto all’anno precedente ha perso il primato della coltivazione, superata da Veneto e Umbria, anch’esse cpmunque in calo. Questo arretramento della produzione è stato dunque generalizzato sia per quanto riguarda le aree sia per quanto riguarda le varietà di tabacco; ma vediamo nel dettaglio il calo che ha interessato i quattro gruppi varietali del tabacco in Italia: tabacchi “dark air cured” -67,5% tabacchi “light air cured” -63,1% tabacchi “”fire cured” -54,3% tabacchi “flue cured” -11,5% Come si può notare la qualità di tabacco che riporta i danni minori è la “flue cured” che fino al 2009 era il solo gruppo varietale con un trend di produzione positivo e nonostante abbia toccato i minimi nel 2011 resta comunque leader produttiva nel panorama nazionale3. Nella tabella sottostante possiamo vedere nel dettaglio la produzione di tabacco per gruppo vegetale e notare per ognuno di questi il primato dell’Italia.

2 XVI Rapporto Nomisma 2012 La filiera del tabacco in Italia, par. 2.2 “Il mercato italiano del tabacco greggio e l’evoluzione intervenuta”, pag.18 3 XVI Rapporto Nomisma 2012 La filiera del tabacco in Italia, par. 2.2 “Il mercato italiano del tabacco greggio e l’evoluzione intervenuta”, pag.22

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Tabella 1.3 – La produzione di tabacco nell’UE (*) per gruppo varietale (GV) (2011)

In questo contesto di crisi, causato anche da politiche comunitarie non propriamente favorevoli, si vanno a inserire diversi accordi commerciali tra tabacchicoltori e trasformatori da una parte, e multinazionale del tabacco dall’altra. Queste intese oltre a dare nuova linfa a tutto il comparto, riducono al massimo i passaggi di filiera; tre sono gli accordi stipulati: il primo è quello che vede la Japan Tobacco Internationl impegnarsi ad acquistare 20.000 tonnellate di tabacco Virginia anche detto flue cured prodotto soprattutto ,come detto prima, in Umbria e Veneto4; il secondo, di natura triennale ha visto sedersi al tavolo il colosso Philip Morris Italia e il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali: in questo caso si parla di un aumento del 25% di quantità di tabacco acquistate rispetto al 20105. Questa intesa porta ad un miglioramento qualitativo del prodotto visto che PMI esige qualità e integrità del tabacco e il rispetto dei principi di tutela dell’ambiente. A due anni dalla firma, avvenuta nel 2011 si può dire che il patto ha funzionato. Il terzo è del marzo 2012, quando British American Tobacco Italia si è nuovamente impegnata all’acquisto di 7 milioni di kilogrammi di tabacco italiano all’anno per il biennio 2013/2014, per un volume d’affari pari a circa 40 milioni di euro in due anni6.

1.2.2 LA MANIFATTURA Abbiamo visto i problemi che affliggono i primi passaggi della filiera, questi si ripercuotono inevitabilmente sui successivi ovvero le manifatture.

4 www.politiche agricole.it 5 www.adnkronos.com 6 www.batitalia.it

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Se nei primi anni 2000 si producevano in Italia oltre 44.000 tonnellate di sigarette oggi si parla di poche migliaia7. La manifattura è realizzata da MIT(manifattura italiana tabacco) e Yesmoke per quanto riguarda le sigarette e MST(manifatture sigaro toscano) per quanto riguarda i sigari. Questo calo di produzione non equivale certamente ad un identico calo di consumi, che comunque come vedremo in seguito c’è stato, ma è stato compensato da un incremento significativo delle importazioni dall’estero.

Tabella 1.4 – La produzione di tabacchi lavorati in Italia (tonnellate)

Il 99%delle sigarette è importato ed anche BAT Italia che è divenuta proprietaria di marchi italiani di successo come MS, sta delocalizzando e portando gli stabilimenti all’estero. L’import di sigarette (84milioni di kg)va ad inserirsi all’interno della filiera al livello della distribuzione; viene dunque quasi totalmente bypassata la manifattura. 1.2.3 LA DISTRIBUZIONE Nell’Unione Europea la distribuzione all’ingrosso di prodotti finiti avviene con modelli differenti da paese a paese; si passa da Stati in cui vi è un unico distributore autorizzato ad altri in cui operano vari distributori e grossisti indipendenti per quanto riguarda l’Italia, il sistema distributivo avviene tramite i cosiddetti depositi fiscali territoriali che ricevono le sigarette dalle manifatture o tramite importazione e le distribuiscono alle rivendite attraverso una rete ramificata di magazzini locali.

Figura 1.2 – La struttura distributiva dei prodotti da fumo in Italia al 31/12/2011

7 XVI Rapporto Nomisma 2012 La filiera del tabacco in Italia, par. 3.3 “”La produzione di tabacchi lavorati in Italia: volumi ed evoluzione storica”, pag. 35

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Nel 2011 hanno operato in Italia 232 depositi fiscali territoriali di cui 223 facenti capo a Logista s.p.a mentre altri 9 gestiti da operatori privati; da qui le sigarette sono state distribuite alle 55.991 rivendite autorizzate che le hanno poi immesse sul mercato o vendute ad operatori autorizzati(13.691 tra pub, pizzerie e bar) muniti di patentino che li autorizza a vendere8.

Figura 1.3 – I punti vendita al dettaglio dei prodotti da fumo nell’UE (2010, unità)

Nella figura possiamo notare come l’Italia con i sui 69.572 punti vendita totali (tra rivendite e patentini) sia al sesto posto in Europa. Parallelamente alla filiera legale risulta però esserci quella illegale del contrabbando di cui negli ultimi anni l’Italia è divenuta prima destinazione finale. Il commercio illecito di sigarette secondo uno studio realizzato da Kpmg per l’Unione Europea, ha raggiunto il livello record nel 2012 con un aumento del 50% rispetto al 2011. Questo da all’Italia il primato in Europa, seguita da Germania e Spagna. La stima del consumo di sigarette contrabbandate nel nostro Paese è di 7,3 miliardi di euro per un mancato gettito fiscale di 1,2 miliardi tra IVA e accise. 1.3 IL TREND DELLE SIGARETTE IN ITALIA Secondo l’Istituto Superiore di Sanità i fumatori in Italia sono 10,8 milioni. Il 20,8 % degli italiani dunque fuma (24,6% degli uomini e 17,2% delle donne), ma questa percentuale è in leggero calo rispetto all’anno precedente; se però si allarga la visuale agli ultimi 10/20 anni il trend negativo è molto più accentuato con un netto -10%9.

8 XVI Rapporto Nomisma 2012 La filiera del tabacco in Italia, par. 4.2 “La dstribuzione dei prodotti da fumi in Italia”, pag.42 9 Istituto Superiore di Sanità, “Rapporto sul fumo in Italia 2012”

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Figura 1.4 – Prevalenza del fumo di sigarette (valori%) secondo le indagini DOXA condotte fra il 1965 e il 2012

Nel 2011 in Italia sono stati venduti 85,5 milioni di sigarette, un dato che pone il nostro paese ai primi posti in Europa insieme a Germania e Spagna10.

Figura 1.5 – Mercati delle sigarette in alcuni paesi europei, 2011

Ma anche in questo caso bisogna notare come questa cifra seppur ragguardevole si sia drasticamente ridotta nel corso degli anni: basta andare a vedere come nel 2001 la quantità di sigarette vendute sia stata 103 milioni11.

10 Istituto Superiore di Sanità, “Rapporto sul fumo in Italia 2012” 11 Istituto Superiore di Sanità, “Rapporto sul fumo in Italia 2012”

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Figura 1.6 – Vendite di sigarette in Italia negli ultimi 14 anni

Le cause di questa diminuzione nel numero di fumatori e nei consumi sono molteplici. Il boom delle sigarette elettroniche è sicuramente una di queste anche se troppo circoscritta all’ultimo periodo; ma la crisi, unita ad una poltica dei prezzi e delle accise che ha portato a rialzi notevoli (con la sola Yesmoke in Italia a cercare di calmierarli) ed una serie di normative europee che mirano ad una sensibilizzazione della popolazione sui rischi del tabagismo sono sicuramente le cause principali. Nei prossimi capitoli le andremo ad analizzare più approfonditamente.

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CAPITOLO 2 La normativa e i prezzi

2.1 LA NORMATIVA Per migliorare la salute dei cittadini europei in modo efficiente e vantaggioso in termini di costi, la commissione Europea si impegna continuamente sul fronte del controllo del tabacco, sia in collaborazione con le autorità nazionali sia a livello globale. La produzione, circolazione e vendita dei tabacchi lavorati è regolamentata da una legislazione nazionale e da una legislazione comunitaria, nonché da convenzioni internazionali. A livello nazionale, il settore tabacco, è disciplinato da norme primarie con leggi, decreti legge e decreti legislativi e, a livello secondario, con regolamenti, decreti ministeriali, decreti direttoriali e circolari esplicative. 2.1.1 LA NORMATIVA COMUNITARIA A livello comunitario, nel settore del tabacco vengono delineati i principi guida con l’intento di trovare dei punti di contatto tra i vari ordinamenti degli Stati membri cercando di creare una base giuridica uniforme all’interno del mercato unico. La legislazione comunitaria si compone di:

§ regolamenti § direttive § raccomandazioni

Tra le più importanti direttive, predisposte dal legislatore comunitario negli ultimi anni e riguardanti il settore oggetto di studio vanno approfrondite: la Direttiva sul controllo del tabacco 2001/37/CE e le direttive sulla tassazione e i prezzi. - La Direttiva sul controllo del tabacco 2001/37/CE Con questa direttiva il legislatore comunitario ha voluto introdurre nuove disposizioni in materia di produzione, presentazione e vendita dei prodotti del tabacco negli Stati membri dell’Unione Europea. In particolare essa prevede:

§ un notevole aumento delle dimensioni delle riflessioni sanitarie: 30% fronte e 40% retro di tutte le confezioni di prodotti del tabacco;

§ l’abolizione dei termini light, mild, a basso contenuto di catrame, ecc.; i tenori massimi di catrame, nicotina e monossido di carbonio delle sigarette;

§ la comunicazione alle Autorità da parte dei produttore degli ingredienti utilizzati nei loro prodotti.

- Direttive sulla tassazione e i prezzi Il quadro di riferimento comunitario in materia di tassazione dei tabacchi lavorati è attualmente quello previsto dalle Direttive 1995/59/CE, Direttiva 1991/81/CE, Direttiva 2002/10/CE modificate dall’ultima Direttiva 2010/12/UE che stabiliscono i livelli minimi di imposizione e la struttura della tassazione ai quali gli Stati membri devono adeguarsi, lasciando poi a ciascuno di essi la possibilità di determinare le modalità di attuazione del disposto comunitario. Questo determina una diversa imposizione fiscale in ogni Paese membro dell’Unione Europea12.

12 BRITISH AMERICAN TOBACCO ITALIA http://www.batitalia.com/group/sites/bat_8d3mra.nsf/vwPagesWebLive/DO8D8JMA?opendocument&SK=1

12

2.1.2 LA NORMATIVA NAZIONALE A livello nazionale la normativa che regola il settore del tabacco è piuttosto articolata. Le leggi fondamentali del settore in Italia sono:

a) Le principali norme di riferimento sulla tassazione

In riferimento alla tassazione e ai prezzi sui prodotti del tabacco, il legislatore italiano ha recepito la Direttiva 2010/12/UE servendosi della clausola di salvaguardia da questa prevista.

Figura 2.1 - Le accise sulle sigarette in Italia – Vincoli comunitari e valori di riferimento (11/10/2012)

AliquotePrescrizioni comunitarieMercato italianoimpositive

Almeno pari al 57% 58,5%

Aliquota di base del PMP (sulla base dell’MPPC)

Compresa tra il 5 e il 76,5% 5% - 2011 sul PMP Componente 5,5% - 2012 dell'onere fiscale totale specifica 6% - 2013 sul PMP 7,5% - 2014

Ammontare dell’accisa globale Riduzione progressiva

Componente calcolato sull’MPPC dedotto per compensare

proporzionale dell’aliquota specifica calcolata l’aumento della

come % del PMP componente specifica

Aliquota IVA Almeno pari al 15% del prezzo 21% di vendita al netto dell'IVA

Fonte:British American Tobacco Italia13 . b) Il regime dei depositi fiscali e della circolazione dei tabacchi lavorati In quest’ottica normativa si fa riferimento ai principali incarichi svolti dall’ Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stati (AAMS): controllo su produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati nonché controllo della riscossione e del versamento delle imposte gravanti sui tabacchi lavorati, in qualità di Organo del Ministero dell’Economia. In particolare l’AAMS esercita un controllo preventivo sulla commercializzazione dei tabacchi lavorati. In particolare, i prodotti del tabacco prima di essere immessi sul mercato per il consumo devono essere iscritti nella tariffa di vendita al pubblico previo controllo da parte della stessa autorità dell’esatta descrizione del prodotto, verificandone sia la corretta classificazione (sigaretta, sigaro, trinciati, ecc.) al fine di applicare l’aliquota fiscale corrispondente, sia che il prodotto rispetti le norme in materia di etichettatura (dimensione delle avvertenze sanitarie) dei contenuti per le sigarette. Anche la gestione attuativa e di controllo della disciplina sull’istituzione e gestione dei punti vendita (tabaccherie e patentini) è affidata all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. 13 BRITISH AMERICAN TOBACCO ITALIA http://www.batitalia.com/group/sites/bat_8d3mra.nsf/vwPagesWebLive/DO8D8JND?opendocument&SKN=1

13

c) Le norme relative a etichettatura, produzione, vendita e pubblicità dei prodotti del tabacco In Italia, la Direttiva 2001/37/CE è stata recepita dal Decreto Legislativo n.184 del 24 giugno 2003, che ha fatto propri i contenuti relativi a:

§ le dimensioni delle avvertenze sanitarie: 30% fronte e 40% retro di tutte le confezioni di prodotti del tabacco;

§ i livelli massimi di catrame, nicotina e monossido di carbonio contenuti nelle sigarette (che devono essere indicati in lingua italiana ricoprendo almeno il 20% della superficie laterale del pacchetto);

§ le due avvertenze generali (“Il fumo uccide” e “Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno”) e la rotazione di 8 (su 14) avvertenze supplementari;

§ la comunicazione al Ministero della Salute ed al Ministero dell’Economia, da parte dei produttori ed importatori, dell’elenco di tutti gli ingredienti e rispettive quantità utilizzati nella fabbricazione, suddivisi in base alla marca ed al tipo;

§ il divieto dell’uso sulla confezione dei tabacchi lavorati di diciture (quali light, ultra light, mild), marchi, immagini ed altri elementi figurativi o simboli suscettibili di suggerire che un particolare prodotto del tabacco sia meno nocivo di altri;

§ la possibilità di effettuare ulteriori analisi per determinare il tenore di altre sostanze nocive (diverse da catrame, nicotina e di monossido di carbonio) contenute nelle sigarette;la possibilità di introdurre in futuro fotografie a colori sui pacchetti, illustrative degli effetti del fumo sulla salute.

Sono, infine, previste sanzioni amministrative pecuniarie da 10.000 a 50.000 euro (salvo che il fatto non costituisca reato), per chiunque fabbrichi, immetta sul mercato, importi o esporti prodotti non conformi a quanto prescritto. Per quanto riguarda la pubblicità dei prodotti del tabacco in Italia è vietata secondo quanto disposto dalle Legge 165/1962 che prevede, per chiunque violi il divieto, sanzioni amministrative che vanno da 2.582,25 a 25.822,80 euro. d) La normativa relativa al divieto di fumo nei locali pubblici In Italia, la normativa sul divieto di fumo è stata di recente modificata con l’estensione di tale restrizione, già presente per i locali pubblici (ospedali, cinema, teatri, ecc.), anche ai locali aperti al pubblico (bar, ristoranti). In particolare, l’art. 51 della Legge n. 3 del 16 gennaio 2003, la cosiddetta legge Sirchia, entrata in vigore il 10 gennaio 2005, estende il divieto di fumo (già previsto per ospedali, cinema, teatri e uffici della Pubblica Amministrazione aperti al pubblico) a tutti i locali chiusi, incluse le carceri e i luoghi di lavoro, ad eccezione dei locali privati non aperti al pubblico e di quelli riservati ai fumatori. I locali riservati ai fumatori devono essere contrassegnati come tali e dotati di appositi sistemi di ventilazione. In caso di infrazione, sono previste sanzioni amministrative da 27,5 a 275 euro, che raddoppiano qualora la violazione del divieto venga commessa in presenza di donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di minori al di sotto dei 12 anni. Sanzioni da 200 a 2000 euro possono essere comminate a coloro che sono preposti per legge a far rispettare il divieto, con la possibilità che tale somma venga aumentata della metà nelle ipotesi in cui gli impianti di ventilazione non siano funzionanti o a norma. A distanza di 5 anni dall’approvazione della legge Sirchia, i risultati parlano chiaro, i fumatori sono diminuiti e la salute pubblica è certamente più tutelata. Dal 2005 ad oggi infatti la vendita delle sigarette è calata del 7,2 % e i 98,9 milioni di chili di sigarette vendute nel 2004 si sono ridotti a 92,7 milioni14.

14Legge Sirchia: la legge anti fumo. http://www.euroclinix.it/legge-sirchia-antifumo.html

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Fig. 2.2 – Dati sui fumatori in Italia. Fonte: Legge Sirchia Antifumo Questo calo delle vendite, registrato dopo l’attuazione della legge Sirchia, certamente è un passo avanti verso un modo di vivere più salutare ed un segnale importante che invita a smettere di fumare definitivamente sia per se stessi che per gli altri. Occorre in ultima analisi considerare la normativa nazionale sul contrabbando, un reato che rientra nella più ampia fattispecie di frode fiscale. Il contrabbando dei tabacchi lavorati esteri consiste nell’introduzione clandestina di sigarette nel territorio dello Stato in violazione delle leggi doganali. La Legge 19 marzo 2001, n.92 (“Modifiche alla normativa concernente la repressione del contrabbando di tabacchi lavorati”) ha apportato significative innovazioni in materia di contrabbando di tabacchi, prima fra tutte l’introduzione di pene severe, che prevedono la reclusione fino a cinque anni e una multa di € 5,00 per ogni grammo di tabacco contrabbandato (per convenzione una sigaretta equivale ad un grammo), per chiunque introduca, acquisti, venda, trasporti, o anche solo conservi, più di dieci chilogrammi di tabacco lavorato estero proveniente dal mercato di contrabbando. La pena è aumentata se il contrabbando è effettuato con mezzi di trasporto appartenenti a terze persone estranee al reato o se il tir utilizzato per il trasporto presenti un doppio fondo ove occultare il tabacco lavorato estero o altri artifizi idonei ad eludere i controlli doganali. La legge è ancora più severa se il contrabbando è gestito da una associazione costituita da tre o più persone. Lo Stato, quindi, punisce pesantemente il traffico di sigarette sia in termini di reclusione, sia di multa e a ciò si deve aggiungere che è sempre ordinata la confisca dei mezzi di trasporto modificati ad hoc ed utilizzati nel contrabbando.

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2.2 IL PREZZO DELLE SIGARETTE ll Decreto Milleproroghe di fine 2011 ha determinato che l’AAMS - Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato procedesse con un nuovo innalzamento dei prezzi delle sigarette al fine di far confluire nelle casse dello Stato almeno 15 milioni di euro per il 2013 e 140 per il 2014. Per comprendere meglio l’aumento effettivo si pensi ad un aumento dai 10 ai 20 centesimi per il 2014. A partire dal 1°Geannaio 2014 sarà altresì possibile un ulteriore aumento di mezzo punto percentuale delle aliquote IVA15. Di conseguenza il fumatore medio, che consuma un pacchetto di sigarette al giorno ad un prezzo di circa 4.50 euro, dovrà fare i conti con una spesa annuale superiore: dai 1.642 euro attuali per anno, si ritroverà a spendere 1.752 euro nel 2014, un incremento di ben 110 euro (prezzo stimato per pacchetto nel 2014 pari a euro 4,80). Questi incrementi di prezzo allarmanti per chi fuma, sono, in realtà, prassi in Europa. In Italia, infatti, il prezzo delle sigarette è cresciuto più lentamente rispetto agli altri Paesi europei16. Negli ultimi anni, come abbiamo visto, ci sono stati molti innalzamenti delle tasse sulle sigarette che hanno provocato il relativo incremento dei prezzi. L’obiettivo di questi continui incrementi sta nel cercare far ridurre il consumo di sigarette dei fumatori e di dissuadere i potenziali acquirenti a iniziare a fumare. Le domande che sorgono quindi sono: gli alti prezzi delle sigarette possono far smettere milioni di fumatori a comprarle? e possono disincentivare i teenager a consumarle? Per rispondere a queste domande occorre rifarsi al concetto di elasticità della domanda. Per considerare un caso estremo, si supponga che la curva di domanda delle sigarette sia perfettamente anelastica tra il prezzo corrente e il nuovo prezzo (più alto del precedente). In questo caso la quantità di sigarette domandata non varierà. Se invece la curva di domanda fosse anelastica, ma non perfettamente, la percentuale che indica la riduzione della quantità domandata di sigarette sarebbe inferiore alla percentuale avente ad oggetto l’incremento del prezzo delle sigarette. Ne consegue che le lobby antitabacco preferirebbero che la curva di domanda delle sigarette fosse, invece, perfettamente elastica, causando quindi una riduzione percentuale della quantità domandata nettamente superiore all’incremento percentuale del prezzo. Molti studi dimostrano che si deve scindere la classificazione dei consumatori in: adulti e teenagers, poiché questi ultimi, essendo più sensibili alle variazioni del prezzo delle sigarette, presentano una curva di domanda più elastica rispetto ai primi17. Le conseguenze dell’incremento del prezzo, teorizzate nel modello di Geoffrey Fong del 2006, sono espresse nella Fig. 2.2.1. Tale modello mostra le possibili scelte dei fumatori: alcuni rimangono impassibili, alcuni si orientano verso sigarette più convenienti economicamente (come sigarette meno costose o RYO - Roll Your Own, ossia sigarette fai da te con tabacco trinciato) o spostano la propria attenzione verso differenti prodotti del tabacco (es.: sigari, pipe, sigarette finte), altri smettono di fumare anche mediante l’uso di medicazioni ad hoc, altri ancora cambiano le proprie abitudini di fumo, iniziando, per esempio, a fumare a piccole boccate ogni sigaretta al fine di farla durare di più18.

15 Tobacco Observatory Newsletter, anno 9 – n°21 – marzo 2012. 16 Mastrosimone R. 2012 Aumento sigarette: i nuovi prezzi per 2013 e 2014 [Online] 31 gennaio 2012 [Cited: dicembre 3, 2012] http://sostenibile.blogosfere.it/2012/01/aumento-sigarette-i-nuovi-prezzi-per-2013-e-2014.html 17 Roger A. Arnold 2008. Economics. 2008. Mason: South-Western, a part of Cengage Learning, Ninth Edition. pp. 390. 18 Li Qiang The effects of cigarette price and tax on smokers and governement revenue. 2007 Dissertation inviata alla State University of New York at Buffalo per la Facoltà di Filosofia. Background pag 3.

16

Figura 2.3 - Modello sugli effetti del prezzo. Fonte - Fong GT. Surveys of the International Tobacco Control Policy Evaluation Project (ITC Project): Aspects of creating an ITC Survey. Presentato al Measuring the Effectiveness of Tobacco Control Workshop; Bethesda, MD, USA. Luglio 2006. 2.2.1 LA TASSAZIONE Per quanto riguarda i fini impositivi, i prodotti realizzati dalla lavorazione del tabacco sono: sigarette, sigari, sigaretti, trinciati per sigarette, trinciati per pipa e tabacco da fiuto e da mastico. Per i tabacchi lavorati succitati gravano diverse imposte:

§ l’IVA, pari al 22% del prezzo di vendita netto al pubblico; § l’accisa, che varia in base alla categoria del prodotto, e si calcola anch’essa in relazione al prezzo

di vendita del prodotto da fumo; § il dazio, applicato solo se i prodotti provengono da paesi extra-Unione.

Pertanto il prezzo finale di vendita al pubblico risulta essere la somma di più componenti fiscali alle quali si aggiunge l’aggio del rivenditore in misura fissa del 10% del prezzo ed infine la quota di spettanza del produttore, residuale rispetto al prezzo scelto dallo stesso. Un esempio numerico fornisce un quadro dettagliato di quanto sopra. Si consideri un prezzo per le sigarette di 100 Euro, si avrà quindi: - 58,5 Euro di accisa; - 18,26 Euro di IVA; - 10 Euro di ricompensa al rivenditore; - 13,24 Euro come incasso per il produttore.

Si attesta, di conseguenza, che la composizione del prezzo delle sigarette è gravata da una tassazione dello Stato che ammonta a circa il 75%, penalizzandone il consumo19.

19 Aams COMPOSIZIONE DEL PREZZO. [Online] 24 ottobre 2012 [Cited: novembre 17,2012] http://www.aams.gov.it/?id=2386.

17

Tabella 2.1

58,5 Euro di

18,26 Euro di 10 Euro di ricompensa al 13,24 Euro incasso

accisa IVA rivenditore produttore Fonte: ns. elaborazione su dati AAMS. 2.2.2 IL PREZZO MINIMO Nel 2005, era stato istituito in Italia, Francia, Irlanda e Austria il cosiddetto “prezzo minimo”, successivamente abolito dalla Corte di giustizia europea con le sentenze del 4 marzo 2010 contro Francia, Irlanda e Austria, e del 24 giugno 2010 contro l’Italia su presentazione di denuncia da parte della Yesmoke del 5 ottobre 2007 presso la Commissione Europea. Oggi in ragione della tassazione minima il prezzo minimo al pubblico dei tabacchi lavorati è pari a 215 euro al chilogrammo convenzionale pari a 4,30 per pacchetto di 20 sigarette. Al di sotto di un certo prezzo aumenta la tassazione a scapito della quota fornitore che diviene così talmente bassa da non coprire i costi della produzione e della distribuzione. L’erosione delle quote di mercato di conseguenza infastidisce chi opera nel rispetto della tassazione minima20. Il “prezzo minimo” imponeva infatti ai produttori delle sigarette vendute a prezzi più contenuti di alzare il prezzo fino ad un minimo stabilito dallo Stato e, in teoria, guadagnare di più. Ma in realtà ciò non accadeva, poiché a parità di prezzo, i consumatori scelgono la sigaretta più famosa. Di conseguenza non vi erano maggiori introiti per lo Stato, né per la concorrenza, ma tutto ciò portava alla formazione di un cartello di produttori di sigarette. Per ovviare a questo e guadagnare di più, lo Stato dovrebbe, invece, aumentare le tasse per avere effetti su tutti i produttori di sigarette. Ciononostante, l’Italia ha protratto gli effetti del prezzo minimo con l’introduzione, per mezzo del DL. 94 del 23 giugno 2010, della “tassa minima”, aggirando così la sentenza europea. Questa nuova tassa colpisce chi voglia scendere sotto euro 3,80 del vecchio prezzo minimo (abolito dall’UE), costringendo a vendere sotto costo. Essendo vietata la vendita di tabacco sotto costo, nessuno può scendere di prezzo e, quindi, nessuno pagherà la tassa. Questo meccanismo neutralizzava l’effetto dell’abolizione del prezzo minimo e accontentava le multinazionali straniere, contrarie all’incremento della pressione fiscale e conseguente riduzione degli utili. Questa tassa ha avuto, però, vita breve: il 5 aprile 2012 è stata annullata dal TAR del Lazio, segnando la definitiva liberalizzazione del mercato italiano21.

20 Relazione del presidente nazionale della Federazione Italiana tabaccai – Assemblea Nazionale, Roma 19 giugno 2013. 21 Yesmoke Tobacco S.p.A. PREZZO MINIMO DELLE SIGARETTE. [Online] 28 settembre 2012 [Cited: novembre 17, 2012] http://yesmoke.eu/it/conflitti/stato-italiano-contro-yesmoke/prezzo-minimo/

CAPITOLO 3 Analisi dell’offerta

3.1 I PRODOTTI SOSTITUTIVI DELLE SIGARETTE Accanto alla tradizionale offerta di sigarette , la cui vendita nel 2012 è diminuita dell’8% grazie anche all’aumento dell’Iva introdotto ad ottobre 2011, si sono diffusi prodotti alternativi che permettono al fumatore di conservare la gestualità legata alla sigaretta, tenendo occupate le mani, senza però introdurre né tabacco né nicotina nell’organismo, anche alla luce dell’aumento della dipendenza dei consumatori nei confronti della sostanza. Le sigarette senza tabacco Rimpiazzano le normali sigarette, attraverso un sostitutivo reale, composto unicamente di erbe e piante (nocciolo, menta, papaia, eucalipto, ecc.) ed hanno l’obiettivo di ridurre nel tempo la quantità di nicotina assunta dall’organismo. I tabaccologi, tuttavia, le sconsigliano fortemente in quanto il fumo di queste sigarette contiene ugualmente delle sostanze cancerogene. Le sigarette finte Rappresentano un’imitazione realistica delle sigarette tradizionali, creando una vera diversione visiva, ma senza combustione né fumo. Tali sigarette contengono valeriana e altri aromi aspirati ad ogni boccata, permettendo di combattere la voglia di fumare. Le sigarette finte hanno una durata massima di 5 giorni in funzione del numero di tiri e sono disponibili in diverse profumazioni: menta dolce, limone o fragola. I risultati variano secondo la motivazione personale e il grado di dipendenza alla nicotina. In media permettono di diminuire il numero di sigarette e addirittura di sostituirle totalmente. Sono prive di tabacco e non provocano nessuna dipendenza: la valeriana contenuta ha un’azione calmante, si può usare tranquillamente nei luoghi pubblici e rispetta la gestualità del fumatore. Hanno però un gusto totalmente diverso da quello delle sigarette tradizionali. Le sigarette elettroniche Le sigarette elettroniche nascono in Cina e sono state introdotte nel mercato italiano dalla Life attraverso la catena delle farmacie. Questo dispositivo emula i tradizionali prodotti da fumo riproducendo artificialmente il gusto e il fumo della sigaretta. Al contrario delle vere sigarette, queste non producono combustione, catrame, monossido di carbonio, acetone e tutte le altre 4000 sostanze tossiche e cancerogene. Esistono in commercio sia delle sigarette elettroniche contenenti nicotina, che delle versioni prive. La loro durata varia in base alla confezione e al numero delle boccate. Sono disponibili in varie profumazioni: tabacco biondo naturale o aromatizzato alla fragola, al cioccolato o alla vaniglia. I risultati variano a seconda della motivazione personale: nei primi tempi permettono di diminuire le sigarette o di sostituirle totalmente. Sono innocue perché le si fuma senza assumere sostanze tossiche, producono le stesse sensazioni di una vera sigaretta, senza provocare l’ingiallimento dei denti e delle dita, si possono usare in tutti i luoghi pubblici, ma non causano tabagismo passivo e rispettano la gestualità del fumatore, rendendo inutili accendino e posacenere. La sigaretta elettronica può essere ad attivazione manuale o automatica. Nel primo caso il funzionamento è innescato dalla pressione di un pulsante posto sul lato della batteria, nel secondo è automatico al momento del tiro. La batteria, l'estremità finale della sigaretta, fornisce energia all'atomizzatore, posto tra la cartuccia e la batteria stessa. L'atomizzatore scalda il liquido che è contenuto nella cartuccia e questo si vaporizza ed esce dal buco posto sulla cartuccia finendo nella bocca del fumatore. La sigaretta elettronica quindi non brucia e non si consuma, non contiene catrame né tabacco22.

22 La sigareta elettronica: il dibattito sulla salute è aperto. Intanto è boom in Italia. Giuditta Mosca. Cit. 24 dicembre 2012, www.ilsole24ore.com/

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Fig. 3.1 : Composizione della sigaretta elettronica

Fonte: http://www.ecigarette.altervista.org/images/contenu_it.jpg In Italia sono migliaia i punti vendita aperti negli ultimi mesi, a Milano sono più di cinquanta e in totale 1.500 , considerati a fine anno 2012; si prevede inoltre che altri 4.000 punti di vendita potrebbero aprire entro la fine del 2013 e dare lavoro a circa 4.000 persone. I consumatori sono circa 1 milione e spendono annualmente 350 euro all’anno tra kit, ricariche ed accessori e 1 euro al giorno, originando un fatturato di ben 350.000.000 euro nell’anno 2012. Come riferisce il Ministero della Salute, i dati 2013 rilevano che il 91,2% degli italiani conosce la sigaretta elettronica, in aumento rispetto al 72,1% del 2012, il 10,1% intende provarla, mentre al 74,2% non interessa. Fig. 3.2 : Uso della sigarette elettronica: differenze di genere (%)

L’area gialla rappresenta gli user abituali della sigaretta elettronica, mentre quella rossa tutti i fumatori (la stessa considerazione sussiste anche per la tabella sottostante). Fig. 3.3 : Uso della sigaretta elettronica ed età (%)

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Fig. 3.4 : Conseguenze sul consumo delle sigarette tradizionali

Fig. 3.5 : Canali di acquisto delle sigarette elettroniche

Fonte grafici: OSSFAD – Indagine DOXA-ISS , 31 maggio 2013 I grafici mostrano dati rilevanti sul consumo, prevalente nel genere maschile di età compresa tra i 25 e i 44 anni ed un trend che tende ad affiancare, e solo in pochi casi, a sostituire la sigaretta tradizionale: soltanto il 10,6% ha smesso di fumarle, contro il 22,1% di essi che non ha modificato le proprie abitudini tabagiche. Quindi, l’89,4% dei consumatori di e-cig sono ancora fumatori e il 95,6% di essi utilizza ricariche con nicotina. L’ultima figura evidenzia la tendenza ad acquistare le sigarette elettroniche da rivenditori specializzati, a danno dei tabaccai. L’analisi effettuata nel 2010 su alcune cartucce per sigaretta elettronica ha rilevato la presenza di amino- tadalafil e rimonabant, un pericoloso anoressizzante. Numerosi e discordi sono i pareri in merito alla pericolosità di tale prodotto e sul considerarlo un derivato del tabacco, della cui regolamentazione dovrebbe occuparsi lo Stato23 (come previsto dalla legge del 17 luglio 1942, n. 907 articoli 45-46), o prodotto da usare per scopi terapeutici, e in tal caso sarebbe regolamentato come farmaco e/o dispositivo. In Italia non esiste, per il momento, nessuna norma specifica.

23 Assotabaccai magazine 2013 Articolo 6 di Giuseppe Dell’Aquila: Sulle sigarette elettroniche interviene il Consiglio Superiore di Sanità.

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Le sigarette “fai da te “ Le sigarette " fai da te" sono fatte con tabacco sfuso, che costa meno e incontra molto favore nei giovani tra i 15 e i 24 anni, abituati a confezionare da soli le sigarette “fai da te” con le apposite cartine. Una tendenza esplosa per far fronte al carovita: negli ultimi otto anni la richiesta di tabacco in busta è più che triplicata, con un picco di vendite del 29,5 per cento nel 2010. Lo rivela il Ministero della Salute nel “Rapporto 2011 sulle attività per la prevenzione del tabagismo”. Attualmente il 9,6% dei fumatori fa uso di questo prodotto, per un totale di 1 milione di fumatori, che preferiscono confezioni da 20 grammi e meno (42,5%), dalle quali riescono a ottenere, in media, dalle 21 alle 50 sigarette (39,6%). Fig. 3.6 : il consumo di sigarette fatte a mano suddiviso per sesso, età e area geografica

Il consumo di sigarette fatte a mano è maggiormente imputato a uomini, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, residenti nel Centro Italia. La retta che attraversa il grafico rappresenta il 9,6% dei fumatori che consuma abitualmente il prodotto. 3.2. I PRINCIPALI PLAYER DEL SETTORE Tra i Paesi dell’UE che hanno registrato un decremento della produzione di sigarette, si colloca l’Italia che negli ultimi sei anni ha subito un forte ridimensionamento, passando da 13.190 milioni di euro nel 2006 a 10.391 milioni di euro nel 2011, una contrazione della produzione di sigarette del 3,5%. L’effetto di tale riduzione è dovuto ad un decremento del numero di consumatori che si rivolgono al mercato legale. Fig. 3.7 : Trend storico della produzione e import di sigarette in Italia

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La produzione di sigarette in Italia ha registrato un trend crescente fino al 1985, anno di massimo storico, con un apice di 80.000 tonnellate: da quel momento in poi, la tendenza si è però invertita ed i volumi prodotti sono diminuiti costantemente per raggiungere il punto più basso di sempre nel 2011, anno di chiusura della manifattura di Lecce di proprietà BAT (British American Tobacco), con un crollo produttivo del 90,4% . In Italia si spendono per i tabacchi circa 16.598 miliardi annui. I principali operatori del settore del tabacco in Italia sono:

Philip Morris Italia, con una quota di mercato nel 2012 stimata intorno al 5324% British American Tobacco (BAT) Italia , al secondo posto con una quota di mercato di circa il

22% nel 201225 Japan Tobacco International (JTI) , presente sul mercato italiano con una quota pari al 22% nel

201226.

Philip Morris è la prima produttrice di sigarette del mondo ed è presente in 180 nazioni: le sigarette Marlboro sono il prodotto di largo consumo più venduto. La società gestisce 53 stabilimenti produttivi in 33 diversi paesi e produce oltre 870 miliardi di sigarette ogni anno. Ha tre attività: tabacco, alimentari (Kraft) e birra (Miller). La birra (solo per il mercato interno) conta per 1/10 del totale; gli alimentari 6/10 (1/3 all’estero); tabacco 3/10 (metà all’estero). L'impresa ha usato i profitti del tabacco per entrare in altri settori27. Philip Morris Italia S.r.l., una delle affiliate di Pmi International, è leader nel mercato italiano del tabacco (quota di mercato: 53%) . Ha sede a Roma e si occupa della commercializzazione nel paese28 dei brand Philip Morris International come Marlboro, Merit, Philip Morris, Chesterfield, Virginia Slimse il popolare marchio locale Diana. Philip Morris Italia S.r.l. è stata creata nel 2001 e oggi vi lavorano più di 360 persone, tra la sede centrale e gli uffici regionali, per un totale di 750 dipendenti. L’azienda affida la produzione delle sue sigarette ad una società straniera consociata, da questa le acquista ad un prezzo esorbitante , per poi venderle sul mercato italiano. Secondo quanto viene dichiarato sul blog di Yesmoke 2013, PM dichiara legalmente utili irrisori ed esternalizza la produzione poiché, se producesse le proprie sigarette in Italia, varrebbero i costi reali di produzione e ci sarebbero limiti nel pagamento di eventuali royalties. I brand:

Marlboro è stata prodotta dalla Philip Morris a partire dal 1924. In Italia Marlboro detiene quasi il 35% del mercato dei fumatori, davanti alla rivale MS. Nel commercio italiano si trovano diverse varianti: Rosse, Gold, Flavor Mix , Blend 29, 100's , Compact, Gold Touch, Core Flavor e Marlboro Silver. Esiste, inoltre, una linea di abiti venduta in tutto il mondo, Marlboro Classic, fondato da Valentino Fashion Group nel 1986.

Merit è un’altra marca prodotta da Philip Morris nelle varianti Gialla, Blu, Bianca, Gialla 100's, Evolution, Uno e Mentolo, con contenuti di nicotina dai 0,1 ai 0,7 mg

Philip Morris è il quinto marchio di PMI a livello internazionale, venduto in oltre 40 paesi

Chesterfield è il sesto marchio internazionale di PMI, con un volume di 35,5 miliardi di unità

nel 2012. Prima di Philip Morris, le sigarette erano prodotte dalla Liggett & Myers Tobacco 24 www.pmi.com 25 www.batitalia.com 26 Logista, marzo 2012 27 www.homolaicus.com 28 Nomisma, XVI Rapporto Tabacco 2012

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Company e precedentemente dalla The Best of Tobacco. Dopo l'abolizione in Italia e nell'Unione Europea delle diciture light, extra light, mild ecc. dai pacchetti, le Chesterfield light sono ora in commercio con il nome classic blue. In alcune province della Toscana (in particolar modo nel Valdarno), una sigaretta Chesterfield Light viene comunemente chiamata anche cicchino blu. In alcune zone di Milano inoltre, vengono solitamente soprannominate Retro per via del loro particolare ed inconfondibile "retrogusto" che solo gli appassionati sanno percepire ed apprezzare. In Calabria, precisamente in provincia di Catanzaro le chiamano "Lo Zio Chester".

Le Virginia Slims sono state introdotte il 22 luglio 1968 da Philip Morris, commercializzate come un prodotto femminile, orientate verso un pubblico più giovane (18-35 anni) e con caratteristiche contrastanti rispetto alle sigarette “da uomo” . Una Virgin Slim , infatti, è molto più stretta (23 mm di circonferenza) e più lunga (100 / 120 mm) rispetto alle sigarette normali " king-size " (che sono 85 millimetri), per darle un aspetto più “elegante" e apparentemente per ridurre la quantità di fumo che produce.

Le Diana sono considerate le sigarette italiane per eccellenza, come ricorda lo slogan presente nel retro della confezione : "Carattere Italiano". I pacchetti hanno diversi design, tra cui quello prodotto per il 150º anniversario dell’unità d'Italia. Le principali varianti sono: Azzurra KS, Bianca, Blu 100, Blu KS (in formato box, da 10, soft), Rossa 100, Rossa KS (in formato box, da 10, soft) e Slim blu spanish29.

British American Tobacco è il gruppo più internazionale a livello mondiale nel settore del tabacco, i cui prodotti sono venduti in oltre 180 mercati.Le aziende consociate producono all’incirca 705 miliardi di sigarette in 44 stabilimenti siti in 39 Paesi. Otto di queste, più uno stabilimento separato, producono anche sigari, trinciato per sigaretta e per pipa. Il Gruppo impiega oltre 55.000 persone in tutto il mondo30. British American Tobacco Italia S.p.A. è nata ufficialmente il 1º giugno 2004 dalla fusione con ETI S.p.A., l'ex-Monopolio di Stato per i tabacchi. Tale privatizzazione, del valore di 2,3 miliardi di Euro, è stato il più grande investimento mai fatto in Italia da una società internazionale. Con questa operazione BAT ha raggiunto la seconda quota più larga nel mercato del tabacco italiano, con una quota di mercato del 25% circa e un portafoglio di oltre 30 marche, incluse marche internazionali, tra cui Lucky Strike, Pall Mall e Dunhill, e marche nazionali, tra cui MS, Nazionali, Alfa ed altre. I brand:

Lucky Strike, con la sua particolare miscela di sigarette, costituita da Burley ealtre foglie di tabacco, diventa, negli anni, uno dei marchi più famosi al mondo, rappresentando, tra l’altro, un’icona americana e della cultura Pop. Il marchio nasce nel 1871 dall’azienda R.A. Petterson, in seguito, quest’ultima e il marchio Lucky Strike vengono acquisite dall’American Tobacco Company che porta il marchio al successo nazionale. Attualmente, questo brand, viene venduto in 65 Paesi e nel 2011 si è registrato un incremento dei volumi di vendita, a livello globale, pari al 14% raggiungendo così 30 miliardi di sigarette vendute.

29 www.pmi.com – www.it.wikipedia.org 30 www.brainatwork.it

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Pall Mall, nato nel 1899 e commercializzato in 160 Paesi, èil brand internazionaleche offre il miglior rapporto qualità-prezzo. Il marchio rappresenta il primo Global Drive Brand più importante per volumi della British American Tabacco Italia. Grazie all’esperienza centenaria nel settore, Pall Mall, offre al consumatore una gamma di 16 differenti prodotti che si distinguono tra loro per gusto ed intensità. Oltre all’Italia i mercati in cui il marchio raggiunge le migliori performance a livello di commercializzazione sono: Germania, Pakistan, Cile, Romania e Uzbekistan31.

MS è l’acronimo di Messis Summa, un’espressione latina che sta asignificare “miglior raccolto”. MS è un brand abbastanza recente. Nato nel 1969, diventa proprietà della British American Tabacco nel 2004. L’azienda ha rinnovato la sua immagine presentando, il prodotto, sul mercato con un nuovo packaging che unisce modernità e colore con i valori di un’antica tradizione. Entrato a far parte del portafoglio della British American Tabacco è divenuto, fin da subito, il marchio di sigarette più venduto per l’azienda. In realtà, già in passato, il marchio ha realizzato un trend di crescita costante fino alla metà degli anni ‘80, quando raggiunge l’apice e amplia la gamma di prodotti offerti ai suoi consumatori. Attualmente è tra i primi tre marchi del mercato italiano.

Vogue èun brand internazionale dall’influenza francese. Lanciato in Italia nel 2005,Vogue è un

marchio dedicato alle giovani donne moderne, che si propone come ambasciatore del French Luxury Style nel mondo.

Dunhill nasce nel negozio St. James di Londra nel 1907. Il brand prende il nome da Alfred Dunhill il cui lavoro consisteva nel creare, all’interno del suo negozio, miscele di tabacchi superiori per i suoi clienti, in modo da garantire a ognuno di loro, una miscela unica e personalizzata. Questa tradizione è tutt’ora in uso, infatti, nella House of Dunhill è possibile trovare una vasta linea di sigarette e sigari creata con i migliori tabacchi del mondo da esperti maestri miscelatori. In Italia, il brand, si colloca nella fascia premium e super premium. E’ distribuito in 120 Paesi e i principali mercati di riferimento sono: Corea del Sud, Malesia, Brasile, Taiwan, Arabia Saudita, Sud Africa e Russia.

JT International SA (JTI) è la società del Gruppo Japan Tobacco Inc., uno fra i più importanti player a livello internazionale nel settore del tabacco, con un fatturato di 23,5 miliardi di dollari e oltre 48.000 dipendenti. Con una quota di mercato globale che si assesta al 9,8%, il Gruppo Japan Tobacco è proprietario di oltre 100 marche di sigarette e altri prodotti del tabacco (sigari, trinciati, tabacchi da bocca). L’azienda commercializza tre dei primi cinque marchi di sigarette al mondo: Winston, Mevius (ex Mild Seven) e Camel. Fondamentale è stata l’acquisizione , nel 2007, di Gallaher Group Plc, quinto operatore mondiale nel settore del tabacco, proprietario di brand britannici di prestigiosa tradizione come Benson&Hedges , che ha permesso all’azienda di consolidare la sua posizione come uno dei più importanti produttori di tabacco al mondo. JTI è incaricata dell’attività di produzione, marketing e vendita, al di fuori del mercato giapponese, dei prodotti del Gruppo afferenti al settore del tabacco. Con sede centrale a Ginevra, JTI impiega attualmente più di 25.000 dipendenti nelle oltre 90 sedi dislocate a livello internazionale, con un’attività distributiva in oltre 120 paesi. JTI è presente sul mercato italiano con una quota di mercato pari al 22% e conta 134 dipendenti e 232 agenti di commercio dislocati su tutto il territorio nazionale, mentre JTI 31 www.batitalia.com

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