Tesi di laurea - L'Esistenzialismo Ateo nell'evoluzione del pensiero di Sartre , Tesi di laurea di Antropologia Filosofica
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Tesi di laurea - L'Esistenzialismo Ateo nell'evoluzione del pensiero di Sartre , Tesi di laurea di Antropologia Filosofica

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L'Esistenzialismo Ateo nell'evoluzione del pensiero di Jean-Paul Sartre - Elaborato triennale sul pensiero di Jean-Paul Sartre con particolare riferimento all'Essere e il Nulla e all'Esistenzialismo è un umanismo.
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Università Cattolica Del Sacro Cuore - Milano

Facoltà di Lettere e Filosofia

Corso di Laurea in Filosofia

L'ESISTENZIALISMO ATEO NELL'EVOLUZIONE

DEL PENSIERO DI JEAN-PAUL SARTRE

Relatore:

Chiar.mo Prof.

Tesi di Laurea di :

Matr. n.

Anno Accademico

O Tenerezza umana,

dove sei?

Forse solo

nei libri?

IZET SARAJLIĆ

(“Il Cantore di Sarajevo”)

2

A mia madre e mio padre,

alla loro delicatezza e profondità.

A coloro che più di tutti ci hanno creduto

quando io stessa avevo smesso di farlo.

3

L'ESISTENZIALISMO ATEO NELL'EVOLUZIONE DEL

PENSIERO DI JEAN-PAUL SARTRE

INTRODUZIONE........................................................................................4

CAPITOLO PRIMO: CENNI AUTOBIOGRAFICI E STORICI

1.1Jean-Paul Sartre: autobiografia, vita e passioni...................................5

1.2 Le sue opere filosofiche principali......................................................10

1.3 Il fulcro della filosofia di Sartre: l’esistenzialismo...............................13

1.4 Sartre e Heidegger a confronto..........................................................16

CAPITOLO SECONDO: L’ESISTENZIALISMO È UN UMANISMO

2.1 Tratti salienti dell’etica esistenzialista.................................................20

2.2 Il contesto storico della conferenza e le critiche.................................23

2.3 Analisi dell'angoscia, dell'abbandono e della disperazione................28

2.4 Soggettività e progetto.......................................................................32

2.5 La morale, l'estetica e i due umanismi...............................................33

2.6 Discussione con Pierre Naville..........................................................36

CAPITOLO TERZO: L’ESSERE E IL NULLA

3.1 Struttura dell'opera, essere della coscienza e essere del fenomeno.40

3.2 Il valore, la temporalità e il soggetto...................................................43

3.3 L'importanza dell'Altro e la funzione dello sguardo............................47

3.4 La libertà esistenziale e il soggetto....................................................53

3.5 La libertà-in-situazione.......................................................................55

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE..........................................................57

BIBLIOGRAFIA........................................................................................58

4

INTRODUZIONE

Il presente elaborato mira a spiegare cosa si intende per esistenzialismo ateo professato da Sartre e a dimostrare l’inconsistenza delle accuse più grossolane che gli venivano rivolte. Nel 1946 la brochure nata dalla famosa conferenza L’esistenzialismo è un umanismo inizia a fare il giro del mondo e acquisisce notorietà. Nel primo capitolo viene ripercorso brevemente un excursus storico sulla vita, le passioni di Sartre. Verrà affrontata l’importanza dell’esistenzialismo e della sua diffusione. Emergerà come all’esistenzialismo si richiamò direttamente Heidegger nella sua presa di posizione contro l’umanismo sartriano. Un elaborato che aiuta a ripensare un momento saliente della polemica culturale del dopoguerra permettendo di valutare l’evoluzione ulteriore e i più maturi punti di approdo del filone francese. L’esistenzialismo, quindi si presenterà con le caratteristiche di una vera e propria moda culturale che ha interessato non solo l’ambito strettamente filosofico, ma anche il costume, gli atteggiamenti, le scelte quotidiane di molte persone dell’Europa negli anni che vanno dal 1930 al 1960, con influssi magari stemperati ma ancora sicuramente presenti, nella cultura e nella mentalità moderna. Nel secondo capitolo verrà trattata la distinzione tra esistenzialismo ateo ed esistenzialismo cristiano. Emergerà come l’esistenzialismo non è quietismo perché giudica l’impegno e l’azione assolutamente irrinunciabili e centrali nella vita dell’uomo.

5

CAPITOLO PRIMO: CENNI AUTOBIOGRAFICI E STORICI

1.1 Jean-Paul Sartre: autobiografia, vita e passioni

Drammaturgo. filosofo, romanziere e intellettuale impegnato: ciò che si

profila davanti al nostro sguardo è sicuramente il volto di un individuo la

cui complessità e ricchezza lo ha reso un fenomeno culturale nella

Francia di quegli anni, e che tuttora costituisce una eco viva e influente

nelle forme letterarie che da esso si son generate.

Jean-Paul Sartre nasce a Parigi nel 1905, trascorre l'infanzia nella casa

dei nonni materni a Medoun, dove il nonno Charles Schweitzer,

personalità forte, decisa e determinata, incarna la figura del padre, perso

dal piccolo Jean-Paul a soli quindici mesi. Sono anni felici e importanti ed

è proprio nella grande biblioteca del nonno che scopre la sua passione

per la letteratura; la sua autobiografia Le parole disegna il ritratto di un

bambino affascinato di gran lunga più dalla compagnia dei libri che da

quella dei suoi coetanei.

Studia all'Ècole Normale Supérieure di Parigi dove si laurea nel 1929 in

Filosofia e conosce Simone de Beauvior, compagna di una vita, con cui

condivide vita intima, lavoro e impegno politico; nel 1933, presso l’istituto

francese di Berlino, usufruisce di alcune borse di studio e proprio in questi

anni nascono i suoi scritti più importanti.

Sartre intraprende la sua attività di scrittore con ricerche di psicologia

fenomenologica che hanno per oggetto l'io, l'immaginazione e le emozioni

opponendosi ad Husserl per l'interpretazione esistenzialistica

dell'intenzionalità coscienziale: l'Io viene concepito come esterno alla

coscienza, un ente del mondo come l'Io di un Altro, oggetto insieme al

mondo di una coscienza assoluta e impersonale che si profila come

sorgente e condizione prima dell'esistenza.

Negli anni Trenta e Quaranta egli unisce alla polemica nei confronti

6

dell’ethos borghese il disinteresse per la politica: è convinto di poter

incidere sulla realtà grazie alla sola attività letteraria, il cui compito è

rivelare la verità ed il cui esercizio coincide con quello di una libertà

pressoché illimitata.

L’esperienza della guerra e della prigionia1 svelano, però, a Sartre il peso

dei condizionamenti che limitano la libertà umana, rivelando al contempo,

il valore della solidarietà collettiva e dell’impegno politico; la militanza nella

Resistenza clandestina e la creazione della Rivista «Les Temps

Modernes» 1945, portavoce negli anni successivi di vivaci dibattiti culturali

e di battaglie per i fondamentali diritti dell’uomo, testimoniano il suo

mutato atteggiamento.

Nel 1948 fonda il R.D.R. (Rassemblement Démocratique Révolutionnaire)

formazione politica con vita brevissima. Negli anni del dopoguerra,

caratterizzati dal vistoso e ambiguo successo della filosofia esistenzialista,

Sartre si avvicina al Partito Comunista Francese; questa ultima posizione

comporta, però, la rottura dei rapporti con Camus e Merleau-Ponty.

Dopo il XX Congresso e la repressione in Ungheria, Sartre inizia a vedere

con occhio critico l’URSS e il Partito Comunista Francese senza però

ripudiare il comunismo come tale; negli anni Cinquanta il realismo del

Partito Comunista Francese, apparso a Sartre come un efficace antidoto

contro i rischi di moralismo astratto e di idealismo insiti nella propria

origine borghese, ridimensiona la sua fiducia nel potere della letteratura.

Negli ultimi anni Sartre definisce “realismo amoralista” le sue posizioni

degli anni Cinquanta: Il Sartre che partecipa alla rivolta del maggio ’68,

guardando con simpatia ai fermenti anti gerarchici e anti istituzionali del

movimento studentesco, che critica l’invasione dell’URSS in

Cecoslovacchia solidarizzando con i dissidenti sovietici, appare ormai

distaccato dal Partito Comunista Francese recuperando i motivi ispiratori

più genuini del suo pensiero: la centralità del soggetto, l’istanza libertaria,

l’importanza del punto di vista morale. Egli osserva con occhio critico la

Realpolitik dei partiti comunisti, svuotata di ogni tensione ideale e viziata

da centralismo autoritario, contrapponendo una visione etico-attivistica

1Catturato dai nazisti nel 40 riesce ad evadere dallo Stalag XIII D. di Treviri facendosi passare per civile.

7

dell’impegno politico, che ha senso solo se fondato sulla libertà e teso

verso di essa.

Non un filosofo ordinario chiuso nel suo studiolo e dedito alla stesura delle

sue opere, bensì un uomo del suo tempo, intellettuale impegnato con uno

sguardo vigile e attento nel cogliere i mutamenti: la dura opposizione

contro la guerra in Algeria alla fine degli anni Cinquanta, il rifiuto del

premio Nobel nel ’64, l’attività come membro del Tribunale Russel

rappresentarono solo alcune delle manifestazioni pratiche del suo profilo2.

Nel dopoguerra inizia la seconda fase del suo pensiero, caratterizzata

dall’impegno politico e sociale. L’incontestabile importanza di Sartre

consiste nella portata rivoluzionaria della sua impresa complessiva: in una

Francia appena uscita dall’occupazione in cui si imponeva l’esigenza di

una rinascita politica ed intellettuale, Sartre appare sulla scena

promuovendo un progetto di interpretazione e trasformazione della sua

epoca con strumenti e talenti più diversi, inventando ed incarnando, più di

chiunque altro prima e dopo di lui, la figura dell’intellettuale totale.

Tuttavia vi è l’impressione che nella produzione sartriana sia difficile

trovare una coerenza interna, nonostante le materie trattate e la varietà

dei generi praticati vi è un denominatore comune che assicura una

profonda coesione all’insieme dell’opera sartriana, almeno a partire dal

1940: nella loro varietà e ricchezza formale, stilistica e di contenuti, tutti gli

scritti sartriani procedono da una stessa intenzione, rinviano allo stesso

motivo, nascono dalla stessa esigenza: l’impegno politico e sociale.

Eppure lo stesso Sartre, conosciuto come il modello dell’intellettuale

impegnato accanto a Fidel Castro, agli studenti che nel 1968 occuparono

la Sorbona, agli operai della Renault in sciopero, a pochi mesi dall’inizio

della Seconda Guerra Mondiale, già maturo professore di filosofia si

descrive come un romanticoindividualista, un anarco-metafisico con un

disinteresse totale sia teoretico che pratico per la politica e per ogni

impegno sociale, con l’unico pensiero per la scrittura ispirata alla gloria.

L’esperienza nel campo di prigionia nazista nel 1941 lo aveva sottratto alle

comodità intellettuali del suo universo filosofico e letterario e lo porta per

2J. P. SARTRE, L’Esistenzialismo è un umanismo, Mursia Editore, Milano 1996, p. 5.

8

la prima volta a confrontarsi con la vita in comunità, conducendolo ad

elaborare il passaggio da un pensiero classicamente filosofico ad una

riflessione in cui filosofia e azione, teoria e prassi sono correlate; la guerra

pone definitivamente fine alla sua indifferenza e passività, convertendolo

alla storia e alla solidarietà, costringendolo a sperimentare per la prima

volta quella libertà che si limitava a teorizzare.

Durante gli anni della Resistenza3 il suo atteggiamento rimane piuttosto

oscuro ed a volte ambiguo. Al ritorno dalla prigionia nella Parigi occupata

dai nazisti, Sartre fonda insieme ad altri artisti ed intellettuali il gruppo

Socialismo e Libertà, le cui brevi attività si limitano ad una stringata

propaganda nell’ambiente intellettuale4. Infatti, vi è il sospetto forte che

l’interesse maggiore di Sartre negli anni della Resistenza fosse la carriera

letteraria, tale sospetto è anche rafforzato da una cattedra avuta nel 1941

al posto di un professore ebreo revocato.

Inoltre, in questi anni Sartre scrive L’Essere e il Nulla, il suo saggio di

ontologia esistenziale (1943) e due romanzi: L’Età della ragione e Il rinvio

(1945) che avrebbero dovuto far parte del ciclo dei I cammini della libertà,

il quale, però, rimarrà incompiuto.

Nonostante un bilancio piuttosto controverso della sua Resistenza,

all’indomani della liberazione Sartre ne verrà celebrato come l’eroe, grazie

soprattutto ad alcuni articoli diffusi in tutto il mondo, tra cui La République

du silence, in cui Sartre racconta una nazione interpretata dalla guerra,

incredula e per questo a volte accondiscendente di fronte all’occupazione,

ma che infine ha saputo insorgere5.

Inoltre, il tema dell’Essere e il Nulla6 ha riscontro decisamente favorevole

tra gli artisti ed intellettuali francesi; L’esistenzialismo diventa un

fenomeno di costume che si diffonde nei quartieri, nelle cantine, nei caffè,

la popolarità del pensiero sartriano si amplia anche grazie agli attacchi

31943-1945. 4VALE GIANGIACOMO, Sartre vita e passioni, “Diogene”, n.11 (2008), pag. 61. 5“Non siamo mai stati più liberi di quanto lo fossimo durante l’occupazione tedesca ” scrive Sartre con un talento retorico in grado di fornire ai francesi un’immagine eroica di loro stessi, spiegando loro che la libertà si esercita solo durante la costrizione, durante la prigionia e imponendosi all’attenzione del mondo filosofico e letterario come il maître à penser delle nuove generazioni uscite dalla guerra. 6L’esistenza dei valori, l’uomo come trascendenza e progetto, la libertà come destino e condanna, l’azione come scelta ed impegno.

9

che vengono avanzati dai marxisti, critici di un atteggiamento idealista e

soggettivista. Sartre, come si avrà modo di spiegare nei prossimi

paragrafi, risponde alle critiche mossegli in una conferenza,

L’Esistenzialismo è un umanismo in cui nega ogni interpretazione

pessimista, quietista o soggettivista del pensiero esistenzialista,

sottolineando i concetti di situazione, libertà, impegno, progetto e gli

aspetti etico-politici.

Il suo impegno militante lo conduce ad una progressiva riduzione della

sua produzione artistica a temi di natura contingente e lo obbliga, dunque,

a differire i suoi progetti letterari, dedicandosi a testi di circostanza tra cui

Materialismo e rivoluzione7 in cui propone l’esistenzialismo come filosofia

rivoluzionaria della libertà che si contrappone al marxismo e moltiplicando

gli interventi nella sua rivista prima di avvicinarsi alla politica attiva.

Nel 1952, dopo una manifestazione contro la guerra in Corea, organizzata

a Parigi, Sartre si converte al comunismo. La sua conversione coincide

con l’adesione al Movimento per la Pace e viene anche espressa con la

pubblicazione di una serie di articoli tra il 1952 ed il 1954, in cui Sartre

riconobbe nella classe operaia il solo agente storico in grado di porre fine

allo sfruttamento e dar vita alla nuova società, ma non senza la presenza

di un Partito comunista.

Il suo impegno a fianco dei comunisti si esprime in questi anni anche a

teatro con: Il Diavolo e il buon Dio e Nekrassov, ma non riesce a resistere

alla repressione sovietica della rivolta di Budapest nel 1956 la cui

condanna da parte di Sartre coincide con l’allontanamento delle posizioni

del partito con un lungo articolo (il fantasma di Stalin) in cui rifiuta di

credere alla controrivoluzione fascista in Ungheria, mettendo in questione

l’equazione partito comunista/proletariato.

Negli anni Sessanta, mentre in Francia si assiste alla nascita e, al

progressivo diffondersi delle teorie strutturaliste di Barthes, Foucault,

Lacan che finiranno per oscurare l’esistenzialismo, Sartre è impegnato

nella monumentale biografia esistenziale di Flaubert8 e nella stesura della

sua parziale autobiografia9, che gli varrà il premio Nobel per la letteratura9

71946. 8L’Idiota di famiglia, 1971-1972.

9Le Parole, 1963.

10

l’anno successivo, rifiutato poi per motivi politici. Durante questi anni,

inizia un ripensamento politico che lo porterà ad abbracciare i movimenti

studenteschi del maggio 1968 ed ad avvicinarsi alla sinistra

extraparlamentare accettando nel 1970 la direzione del quotidiano

maoista La cause du peuple.

Negli anni Ottanta, malato ed invecchiato, Sartre comincia una nuova

carriera militante nelle strade, sui giornali e dentro le fabbriche

spostandosi su posizioni ormai dichiaratamente antisovietiche fino a

prendere le distanze dal marxismo per dichiararsi nel 1975 un socialista

libertario ed eterno idealista che crede ancora nella rivoluzione come

unica via in grado di condurre all’emancipazione umana. Poco prima di

morire, ritrova inattesamente la fede ebraica10.

1.2 Le sue opere filosofiche principali

Quanto alle opere sartriane, innanzitutto, occorre affermare che esiste

uno stretto rapporto fra elaborazione concettuale, produzione letterario-

teatrale e pagine di intervento politico, anche se, in primo luogo, è la

riflessione filosofica ad attribuire l’impronta ai contributi sui problemi

politico-sociali e all’attività di drammaturgo e romanziere. Gli scritti

sartriani possono essere suddivisi in tre settori: testi filosofici, testi letterari

e teatrali e testi di carattere politico11.

La più significativa opera sartriana è L’Essere e il Nulla12. Essa

comprende una descrizione dell’essere del fenomeno (essere in sé) e

dell’essere della coscienza (essere per sé), concepito quest’ultimo come

un “nulla” che, creandosi in seno al compatto essere in sé, fa sorgere il

mondo. All’individuazione delle strutture costitutive dell’essere per sé

(trascendenza, libertà, progetto, rapporto con i valori, temporalità) si

accompagna una finissima analisi fenomenologica di situazioni

esistenziali emblematiche, che pur mancando di riferimenti storico-

materiali concreti, rappresenta la parte più interessante dell’opera. 10VALE GIANGIACOMO, Sartre vita e passioni, “Diogene”, n.11 (2008), pag. 63. 11J. P. SARTRE, L’existenzialisme est un humanisme, Nagel, Paris 1946. 12Mondadori, Milano 1958.

11

Tra i testi filosofici si possono annoverare: La légende de la vérité (1931)

interessante soprattutto per il collegamento istituito fra i diversi modi di

pensare e le strutture dei gruppi umani; L’Immaginazione (Milano 1936),

consistente nella rielaborazione di un lavoro risalente agli anni

dell'università che comprende una breve rassegna storico critica delle

principali teorie sull’immaginazione ed un’interpretazione fenomenologica

relativa alla funzione immaginativa.

La trascendenza dell’Ego (Parigi 1936-37) quale prima opera filosofica

“tecnica” di Sartre. Contro la tendenza a concepire l’io come una struttura

privilegiata interna alla coscienza, viene affermato il carattere autonomo,

spontaneo e “pre-personale” della coscienza irriflessa, rispetto alla quale

l’io è un “oggetto psichico” esterno.

Idee per una teoria delle emozioni, (Parigi 1939) secondo cui l’emozione

sarebbe un temporaneo disordine psico fisiologico quindi un non-senso e

ove viene affermato che essa è al contrario una particolare forma

organizzata della coscienza, che si rapporta al mondo con un

atteggiamento “magico” anziché razionale e pragmaticamente adeguato.

Nello scritto Un’idea fondamentale della fenomenologia di Husserl:

l’intenzionalità, risalente al 1947, vengono illustrati i meriti filosofici della

nozione di intenzionalità, che permette di superare l’alternativa fra

idealismo e realismo dogmatico. Si afferma che la coscienza è “esplodere

verso” le cose, e si trova tutta negli atti intenzionali che compie. In

Immagine e coscienza (1940), compie un'analisi della struttura

dell’immagine ed un esame delle condizioni di possibilità dell’immaginare,

nettamente distinto dal percepire, che si fondono sul potere di

annullamento della coscienza nei confronti del mondo. «Les Temps

Modernes», Parigi, 1945 ove, oltre ad indicare gli obiettivi di fondo della

nuova rivista, Sartre si sofferma sui rapporti fra letteratura e società e sui

compiti della letteratura engagée.L’esistenzialismo è un umanismo di cui

si parlerà meglio nel prosieguo dell’elaborato13. Materialismo e

rivoluzione, (Parigi 1949), ove viene effettuata la polemica con il marxismo

ortodosso sul tema della dialettica della natura, l’affermazione della libertà

13J. P. SARTRE, L’Esistenzialismo è un umanismo, Nagel,Parigi 1946.

12

come struttura costitutiva dell’azione rivoluzionaria e mediante la proposta

di sostituire al materialismo una “filosofia della libertà”, quale dottrina della

classe oppressa. Peraltro, tale saggio può essere considerato opera di

passaggio fra il periodo “fenomenologico-esistenzialista” e la successiva

fase di condizionata adesione al marxismo. Che cos’è la letteratura?

(Parigi 1948)14, si tratta di un ampio saggio in cui viene compiuta la

distinzione fra linguaggio poetico e linguaggio prosastico e rivendicato il

carattere di svelamento – trasformazione dell’attività letteraria. L’idiota di

famiglia (Parigi 1971-1972), un saggio vastissimo che costituisce

l’applicazione concreta delle indicazioni euristiche di Questioni di metodo,

imperniate sul concetto di un uomo come “universale singolare”15.

Tra i testi letterari si possono annoverare: La nausea (Parigi 1938), che

costituisce il più celebre romanzo sartriano nel quale viene descritta

l’esperienza ontologicamente rivelatrice della nausea, cioè del sentimento

di disgusto di fronte alla bruta gratuità dell’esistenza. Il Muro (Parigi 1939).

Le Mosche (Parigi 1943), centrato sui temi dell’inesorabilità della scelta e

dell’atto solitario ribelle dell’autorità. La sgualdrina timorata (Parigi 1946)

che affronta in chiave satirica il problema razziale nella società

americana16.

1.3 Il fulcro della filosofia di Sartre: l’esistenzialismo

Il fulcro della filosofia di Sartre, appunto come annuncia il titolo del

paragrafo è rappresentato dall’esistenzialismo, l’esistenza diventa

espressione della crisi di valori e del vuoto di certezze in cui si viene a

14Pubblicato dapprima in «Les Temps Modernes», 1947 (nei nn. 17-22), poi in edizione definitiva in Situations, II, Gallimard, Paris 1948. 15J. P. SARTRE, L’Esistenzialismo è un umanismo a cura di Maurizio Schoepflin, classici di filosofia, Armando Editore, Roma 2006. 16Si ricordi ancora Il gioco è fatto, nel quale viene proposto il tema della morte come “rivincita” dell’in sé sul per-sé, che cristallizza la vita trasformandola in destino. Le mani sporche nel quale Sartre affronta il problema del rapporto tra morale e politica. L’ingranaggio, Milano 1965 che mediante la sceneggiatura di un film si affronta il tema della violenza rivoluzionaria e della sua legittimità. Il diavolo e il buon Dio, ambientato nel 1500 narra le vicende del capitano Goetz, che sceglie, in modo individualistico e anarchico, dapprima il Male e poi il Bene assoluto, trasformandosi da criminale in santo. Nekrassov, Mondadori, Milano 1968, nel quale si prende gioco dell’isterico anticomunismo borghese degli anni della “guerra fredda” e della stampa che se ne rende portavoce.

13

ritrovare l’Europa distrutta dalla guerra.

Jean-Paul Sartre viene considerato padre dell’esistenzialismo; una

corrente filosofica che ha la sua evoluzione nel secondo dopoguerra e

rappresenta la corrente prevalente del Novecento, della quale Nietzsche e

Kierkegaard possono essere considerati i precursori.

Il punto di partenza dell’esistenzialismo è rappresentato dalla distinzione

tra esserci ed esistenza, il primo inteso come finitezza, oggetto in sé e la

seconda intesa come “il venir fuori”, il superamento di questa esistenza,

l’oltrepassare l’esserci”.

In tale contesto si possono annoverare due tipologie di esistenzialisti: i

cristiani, fra cui Jaspers e Gabriel Marcel (quest’ultimo di confessione

cattolica) e gli esistenzialisti atei tra i quali Heidegger, gli esistenzialisti

francesi e Sartre medesimo. Essi hanno in comune il solo fatto di ritenere

che l’esistenza preceda l’essenza o che bisogna, quindi, partire dalla

soggettività. L’esistenza viene concepita come un essere proprio

dell’uomo: una modalità specifica e diversa da quella di tutti gli altri enti

del mondo, perché segnata da alcune caratteristiche peculiari: è,

innanzitutto, un rapporto (o un insieme di rapporti) con l’essere e una

relazione con l’io, gli altri, il mondo, le cose, Dio; questo rapporto

esistenziale richiede all’uomo delle scelte e dei progetti aperti al rischio.

In tal senso l’espressione: l’esistenza precede l’essenza vuole portare

l'individuo alla consapevolezza che l’uomo esiste innanzitutto, si trova,

sorge nel mondo senza una progettualità pre-determinata, e che si

definirà solo, successivamente, attraverso le scelte compiute nel corso

della propria esistenza. Così non c’è una natura umana, poiché non c’è un

Dio che lo concepisca; l’uomo è soltanto, non solo quale si concepisce,

ma quale si vuole e precisamente quale si concepisce dopo l’esistenza e

quale si vuole dopo questo slancio verso l’esistenza: l’uomo non è altro

che “ciò che si fa”.

In tale prospettiva l’uomo possiede una dignità più grande rispetto a

qualsiasi objectum esistente (quali potrebbero essere un sasso, una sedia

o un tavolo), poiché l’individuo non solo esiste, non solo è ciò che si

slancia verso un avvenire, ma ciò che più caratterizza la sua specificità è

l'aver coscienza di progettarsi verso l’avvenire.

14

L’uomo è, dapprima, un progetto che vive sé stesso soggettivamente e

sarà innanzitutto quello che ha progettato di essere e non quello che vorrà

essere.

Pertanto, si tratta di una corrente che analizza la natura dell’esistere

inteso nella sua più modesta realtà, portando alla luce il riflesso di un

uomo isolato e smarrito, vincolato dai limiti della situazione in cui si trova

costretto a vivere e approdando a una concezione dell'esistenza segnata,

perpetuamente, dal rischio dall’angoscia esistenziale.

In Francia, grazie a Sartre, l’esistenzialismo diventa una moda culturale,

artistica, intellettuale e addirittura anche di abbigliamento; la notorietà del

pensiero sartriano venne amplificata dagli attacchi, avanzati dai marxisti,

che ne criticarono l’atteggiamento idealista e soggettivista vedendo

nell’esistenzialismo una filosofia contemplativa in fin dei conti borghese, e

dai pensatori cristiani che ne biasimarono l’immoralismo, il materialismo

ed il pessimismo.

Sartre reagisce alle critiche nella conferenza L’esistenzialismo è un

umanismo (1946), negando ogni interpretazione pessimista, quietista o

soggettivista del suo pensiero, sottolineando i concetti di situazione,

libertà, impegno,progetto eoperando una revisione del suo sistema

ontologico-metafisico. A tal proposito ne sottolinea gli aspetti etico-politici

riqualificando l’esistenzialismo come dottrina dell’impegno, di una

responsabilità nella denuncia di tutte le alienazioni ed oppressioni.

Egli, grazie all’immaginazione vive il presente come un progetto, ovvero

come un’anticipazione del futuro17. Sartre ritiene che l’uomo immagini,

elabori, pensi ed agisca, senza, però, alcuna guida di riferimento,

spogliato di qualunque possibilità nell'appellarsi a valori mondani assoluti

e intrinseci oggettivi, l'uomo è condannato a essere libero:

noi non siamo liberi di essere liberi ma siamo condannati alla libertà, non possiamo creare valori, non possiamo non creare, sarebbe come divenire nulla. L’uomo è ciò che sceglie e non può scegliere di non scegliere perché anche il “non scegliere” è una scelta. L’uomo non riesce a non progettare, non riesce ad essere semplicemente il nulla che è. Inoltre l’uomo porta la responsabilità di ciò che fa ma non ha

17J. P. SARTRE, L’essere e il nulla. La condizione umana secondo l’esistenzialismo, trad. It di Del Bo G., Il Saggiatore, Milano 2008.

15

scelto di vivere e non ha scelto di essere libero18.

Per chiarire il significato originario del lemma esistenzialismo alla luce del

pensiero sartriano, può essere utile analizzare etimologicamente ciò che,

solitamente, si intende con il verbo “volere”; si può voler aderire ad un

partito, scrivere un libro, sposarsi, creare un'opera d'arte, tale volontà,

nient'altro è che una decisione cosciente, posteriore, la manifestazione di

una scelta più originaria di ciò che si chiama volontà19.

Se, quindi, veramente l’esistenza precede l’essenza, l’uomo è totalmente

responsabile di ciò che è, egli è quale si fa nel suo progetto fondamentale

ed è pienamente responsabile del suo essere; l'individuo, però, non è solo

responsabile di sé stesso e della sua stretta individualità, ma lo è nei

confronti dell'intera umanità, perché le decisioni si configurano anche

come scelte dell'essere degli altri e dei valori che devono permeare il

mondo e divenire realtà. In tal senso, il “soggettivismo” assume due

significati: da una parte significa scelta del soggetto individuale per sé

stesso, e dall’altra, impossibilità per l’uomo di oltrepassare la soggettività

umana, ed è proprio questo secondo significato a rappresentare il senso

profondo dell’esistenzialismo.

Così, quando si afferma che l’uomo si sceglie, si intende che ciascuno di

noi si sceglie, ma con questo, si vuole anche intendere che ciascuno di

noi scegliendosi, sceglie per tutti gli uomini20.

1.4 Sartre e Heidegger a confronto

La filosofia di Sartre si riallaccia all’esistenzialismo di Heidegger, ma si

trasforma in esistenzialismo ateo (umanistico), negando che l’io sia un

abitante della coscienza, esso non è né formalmente né materialmente

18J. P. Sartre, L'Esistenzialismo è un umanismo, Nagel, Parigi 1946. 19In L’Essere e il Nulla, Sartre si sofferma a lungo sulla distinzione tra libertà e volontà. Egli rifiuta l’identificazione tra atti liberi e atti volontari. La volontà è una decisione riflessa in rapporto a certi fini quindi una decisione deliberata anziché reazione emotiva o passionale in relazione a finalità preliminarmente scelte dalla libertà. Quindi la volontà è un atteggiamento derivato e successivo rispetto alla libertà che è ontologicamente originaria e che coincide con l’essere stesso dell’uomo.

20J. P. Sartre, L’Esistenzialismo è un umanismo, Nagel, Parigi 1946.

1

nella coscienza, ma è fuori, nel mondo: è un ente del mondo come l'io di

un altro.

L’esistenza di cui si occupa l’esistenzialismo ha un significato preciso, si

configura come divenire, Heidegger la definisce ex-sistere, un non

permanere sottoposto ad un continuo mutare ed a un continuo proiettarsi

verso ciò che ancora non è, è ciò che si oppone contro ogni possibilità di

concepire la realtà come un insieme di fatti che possono essere

determinati da una qualsiasi legge.

L'esistenza è sartrianamente concepita come nullificazione dell'essere,

l’essere è affetto da una scissione insanabile tra l’essere in sé, come

totalità brutta e opaca, massiccia e statica fuori dalla coscienza, e l’essere

per sé, che è l’essere della coscienza concepita come presenza a stessa;

la presenza a se stessa implica una scissione, una separazione interiore,

nell'essere della coscienza che non riesce mai ad afferrare sé stesso.

L’essere ha in sé la tara del nulla.

In Heidegger non c'è alcun riferimento al significato psicologico o

metafisico della parola coscienza come atteggiamento del ripiegarsi su se

stesso, come chiusura nella propria intimità ma è apertura all'essere in

tutte le sue strutture ontiche. La voce della coscienza si rivolge

all'individuo richiamandolo a ciò che egli autenticamente è e non può non

essere; l'uomo passa, in tal modo dall’esistenza banale a quella autentica.

L'esistenza banale è una fuga di fronte alla morte, cela la sua possibilità

immanente, la sua natura inesorabile e necessaria cercando di dissolvere

tale presenza inalienabile nelle cure quotidiane del vivere. Il richiamo

all'essere autentico dell'esserci è appunto il richiamo a questo nulla nella

sua forma più radicale che è la morte concepita come “fine dell'esserci,

possibilità dell'esserci più propria incondizionata, certa e come tale

indeterminata e insuperabile”; l'esistenza autentica si configura come un

vivere per la morte concepita né come tentativo di realizzarla, né come

attesa, bensì come comprensione dell'impossibilità dell'esistenza in

quanto tale; e poiché ad ogni comprensione si accompagna una tonalità

emotiva, la comprensione della morte è accompagnata dall'angoscia:

essa colloca l'individuo di fronte al nulla.

L’esistente quindi, si proietta nel futuro: questo futuro non è qualcosa di

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ignoto, ma viene accettato in modo tale da implicare coscientemente

anche la morte. Esistere significa, pertanto, liberarsi dalla vita inautentica

e vivere per la morte.

Heidegger dichiara di voler ricondurre la filosofia alla ricerca dell’essere,

partendo dall’ente21 si orienta verso lo svelamento dell’essere dei vari enti

e specificatamente dell’essere esemplare, l’unico che può svelare il suo

segreto: l’ente uomo; l'uomo “esiste”, è un “esserci” che ha la possibilità di

interrogare sé stesso e scoprire da sé il senso della propria esistenza.

In Socrate l’esistenza è caratterizzata dal daimon per cui tende alla

autodeterminazione.

Heidegger invece, ritiene che l’uomo dipenda dall’ambiente.

Heidegger nel ricercare lo sviluppo del metodo fenomenologico, afferma

che l’esistenza si rivela come trascendenza che tende all’essere, ma

rimane limitata alla sua finitezza. L’esserci dell’uomo si concretizza

nell’aver cura del mondo, degli altri, ma questa cura realizza un’esistenza

inautentica, convenzionale, mentre la vita autentica significa estraniarsi

dal mondo, ad essa si giunge solo attraverso l’esperienza dell’angoscia

che conduce a una sensazione di calma e di distacco dal mondo.

Secondo Heidegger la tradizione della metafisica occidentale ha mancato

di riflettere il problema dell’essere non perché in essa tale termine non

compaia ma in quanto, non vi sia una riflessione legata al rapporto con il

tempo nella sua articolazione passato – presente – futuro, l’essere viene

ridotto ad un ente e tematizzato alla sola dimensione della presenza.

In tale prospettiva diviene centrale la categoria della temporalità partendo

da una analitica della condizione umana riassunta nel termine “Esserci”,

mettendo in rilievo i cosiddetti esistenziali, le determinazioni essenziali

dell’esistenza – distinte dalle “categorie” – all'interno delle quali i due

esistenziali fondamentali sono: il “sentirsi situato” ed il “comprendere”,

relativi rispettivamente, l’uno alla passività e ricettività, l’altro alla

produttività e spontaneità dell’Esserci22.

Heidegger rimprovera alla teologia e alla metafisica di aver dimenticato

21Tutto ciò intorno a cui parliamo o ci rapportiamo. 22AMBROSIO EDUARDO, Filosofia: esistenzialismo: Heiddegger e Sartre www.ambrosioe.altervista.org.

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l’essere per l’ente, di aver ucciso Dio nel tentativo di concepirlo come

supremo ente ed individua nella temporalità l’elemento caratterizzante

dell’esserci. L’atteggiamento dell’uomo verso la storicità può essere

inautentico, nel senso di smarrimento del senso del passato, delle

tradizioni in un restringimento al mero presente, oppure autentico,

concependol’esistenza come un coesistere con gli altri uomini fra le cose

del mondo; in questo senso l’esistenza conferisce all’uomo la possibilità di

rimanere fedele al destino della comunità a cui appartiene: la storicità che

si configura in questi termini non è altro che l’assunzione dell’eredità del

passato23.

In Sartre, invece, l’essere in sé e la coscienza (l’essere per sé) si

nullificano reciprocamente. Di qui l’assoluta ed assurda libertà della vita

umana: l’unico rimedio è quello di fare una scelta, qualunque essa sia24.

Per Heidegger, l’umanismo si configura come una teoria inumana, in

questo cardine fondante dell’antropocentrismo, questo uomo-Dio che

prende il posto delle entità astratte della metafisica, è il fondamento

dell’inautenticità di quelle scienze – anche filosofiche – che si rifugiano

nella speculazione per sfuggire alla vita.

Sartre, invece, teorico di un esistenzialismo come umanismo, afferma che

noi siamo su un piano in cui l’essere detiene una preminenza a fronte

dell’esistente.

Il senso della critica heideggeriana alle posizioni di Sartre deriva dal

mancato approfondimento relativo alla dimensione esistenziale dell’uomo.

L’umanismo è la condizione in cui l’originarietà e la struttura trascendente

del soggetto, si perdono rovinosamente. È possibile comunque,

riscontrare una concezione positiva dell’umanismo come tradizione

umanistica. Infatti, l’umanesimo ha conferito una tonalità culturale

rilevante alla nozione di “traditio”. Il concetto di tradizione cela una

dimensione testuale, nel senso che, al di là del suo profilo unitario, la

23AMBROSIO EDUARDO, Filosofia: esistenzialismo: Heidegger e Sartre www.ambrosioe.altervista.org . 24SUBACCHI MARTINA, Bergson, Heidegger, Sartre: il problema della negazione e del nulla, Firenze Atheneum, Firenze 2002, p. 16 e ss.

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traditio corrisponde al testo dei testi, l’antologia universale mai scritta dei

testi filosofici.

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CAPITOLO SECONDO:

L'ESISTENZIALISMO È UN UMANISMO

2.1 Tratti salienti dell'etica esistenzialista

L'esistenzialismo diviene, al contempo, fenomeno di costume, moda

letteraria e espressione di un clima culturale; nel suo grembo custodisce il

seme della crisi di un ottimismo romantico che, con il suo principio infinito

(Ragione, Idea, Assoluto,ecc.) dominante il mondo e garante l'infallibile

progresso dell'uomo, aveva costituito da sempre un'oasi di salvezza e

auto-giustificazione dinnanzi al fallimento.

L'esistenzialismo considera l'individuo come ente finito, limitato nei suoi

poteri e nelle sue capacità, gettato nel mondo e abbandonato a un

determinismo che può rendere vane le sue possibilità.

Una prima analisi ci porta ad analizzare questa corrente di pensiero nel

mondo della letteratura: se Dostojewsky ci parla di un uomo che,

incessantemente, sceglie le possibilità della sua vita, realizzandole,

portandole a termine, supportando la responsabilità di tale scelta,

trovandosi inesorabilmente oltre se stesso di fronte a possibilità sempre

nuove da concretizzare25, Kafka, invece, sviscera in profondità la

negatività intimamente legata alla possibilità esistenziale, delineando il

profilo di un'esistenza umana minacciata dall'insignificanza e dal nulla26.

L'esistenzialismo diviene la più autentica espressione di un'Europa

appena uscita dalla seconda guerra mondiale, svilita da macerie spirituali

e materiali, che pone la società europea dinnanzi a una ricostruzione

lunga e difficile.

Il pensiero sartriano si inserisce in questo contesto, dà voce alla

25Nei Fratelli Karamazov, il progetto del Grande Inquisitore, che vuol rendere gli uomini schiavi e felici, cede di fronte allo sguardo e al silenzio del Cristo, simbolo della libertà costitutiva dell'uomo da cui discende ogni bene e ogni male possibile. 26I tratti più tipicamente esistenzialisti appartengono alle seguenti opere: La Tana, Messaggio dell'Imperatore, Castello e Metamorfosi.

6

problematicità radicale insita nella natura dell'uomo, sottolineandone,

perciò, le situazioni più tristi, incerte, dolorose e meno nobili che fanno

capo all'ambiguità del bene non sempre rinvenibile nell'uomo.

La libertà come destino, l'azione come impegno, l'uomo come progetto e

la fenomenologia del comportamento umano non lasciano indifferenti

scrittori, artisti e intellettuali dell'epoca, rimasti particolarmente colpiti dalle

opere letterarie e dai lavori teatrali; in essi tali tematiche riescono a

incarnarsi in situazioni e personaggi concreti, evocando, in tal modo,

anche reazioni vive di una partecipazione emotiva.

Intere schiere di giovani vengono coinvolte dalle sue finissime analisi

psicologiche, dal radicale e dicotomico conflitto tra essere e dover essere,

dalle discussioni legate ai problemi esistenziali e dall'ottimistica visione di

un uomo capace di trascendere la realtà di un male ontologicamente

insito nel mondo.

Le critiche non mancano, molti intellettuali (come vedremo più avanti)

denunceranno il pessimismo, il moralismo e l'ateismo della dottrina

sartriana, oltre ad attestare lo sconcerto dei lettori davanti a un'opera,

come L'Essere e il Nulla, bisogna obbiettivamente riconoscere

un'oggettiva ambiguità del pensiero sartriano; l'amico e alleato di allora

Merleau-Ponty non mancherà, infatti, di sottolineare i punti non

soddisfacenti della dottrina, definendola un impianto antitetico, la cui

eccessiva autonomia del soggetto, indipendente dalle “cose” del mondo,

manca di una teoria della “passività” e del “sociale” indispensabili per

completare organicamente la filosofia sartriana dell'essere umano27.

L'esperienza della guerra, la scoperta di un male storicamente

determinato e la milizia nella Resistenza hanno condotto Sartre a mettere

da parte l'impianto teleologico-metafisico del proprio pensiero.

l'Esistenzialismo è un umanismo parla di un uomo libero-in-situazione, di

un individuo arbitro delle proprie scelte e consapevole della problematicità

esistenziale, di un soggetto impegnato in una lotta e in una progettualità

27Per approfondire le tematiche del capitolo si rimanda ai seguenti testi: S. Scrima, Esistere forte. Gide, Sartre, Camus, Il Giardino dei Pensieri, 2013. P. Chiodi, Esistenzialismo e filosofia contemporanea, Scuola Normale Superiore, 2007. S. Moravia, Introduzione a Sartre, Editori Laterza, 2012. P. Prini, Storia dell'esistenzialismo da Kierkegaard ad oggi, Studium, 1989.

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sempre attiva che quotidianamente, attraverso le scelte, viene sempre ri-

definita e ri-confermata. Assume un ruolo centrale l'importanza dell'azione

collettiva e sociale in momenti di difficile sopravvivenza fisica e

psicologica.

Sartre presenta un phamplet che, rifiutando qualsiasi interpretazione

quietistica, pessimistica e soggettivistica del suo pensiero, definisce una

vera e propria “morale dell'azione e dell'impegno”28. La creazione (insieme

a Merleau-Ponty, Aron ed altri) della rivista«Les Temps Modernes» nel

1945 è solo uno degli emblematici episodi che testimoniano la sua

partecipazione all'intensa vita politica-culturale rinata dopo la Liberazione.

L'intellettuale impegnato, di cui tanto ci parla Sartre, è uno scrittore

conscio di appartenere a una realtà in cui tutti i suoi atti acquisiscono un

senso radicale e profondo solo rapportandosi ad essa: il proprio lavoro

deve essere compiuto in vista di una trasformazione concreta del reale.

Non è correndo dietro all'immortalità che ci renderemo eterni: non saremo degli assoluti per aver riflesso nelle nostre opere qualche principio scarnificato, abbastanza vuoto e abbastanza nullo per passare da un secolo a un altro, ma perché avremo combattuto appassionatamente nella nostra epoca, perché l'avremo amata appassionatamente e avremo accettato di seguirne fino in fondo la sorte. In conclusione, è nostra intenzione concorrere a produrre certi mutamenti nella società che ci circonda. Con ciò non intendiamo un mutamento nelle anime […]. Noi ci schieriamo al fianco di coloro che vogliono mutare al tempo stesso la condizione sociale dell'uomo e la concezione ch'egli ha di se stesso29.

L'esistenzialismo si configura come filosofia che pone al centro della

propria riflessione l'analisi dell'esistenza concepita come ilmodo d'essere

dell'uomo nel mondo; un pensiero che mette in questione non solo il modo

in cui l'uomo si rapporta al mondo bensì anche le modalità con cui il

mondo si manifesta all'uomo e ne determina le possibilità. In tale

prospettiva (come avremo modo di approfondire più avanti) i concetti di

impegno, responsabilità, libertà, angoscia, abbandono e disperazione

diventano determinanti e centrali all'interno della sua riflessione.

28J. P. SARTRE, L'Esistenzialismo è un umanismo, Mursia Editore, 2007. 29J. P. SARTRE, Presentazione di «Les Temps Modernes», in Che cos'è la letteratura?, cit., p. 219.

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Un'analisi storica ci conduce a considerare come precursori di questa

corrente laFenomenologia di Husserl, da cui desume la concezione di un

essere che si rivela all'uomo modellandosi sulle strutture e sui modi di

essere dell'uomo stesso, e la filosofia di Kierkegaard, la cui categoria

esistenziale di possibilità, concepita come apertura minacciosa che rende

problematico il rapporto dell'uomo con il mondo poiché escluso da un

successo infallibile, diviene centrale nel pensiero sartriano.

A differenza della corrente fenomenologica, l'esistenzialismo non anela né

al raggiungimento di una conoscenza puramente teoretica, trascurando,

infatti, la differenza tra “teoretico” e “patico”, né alla configurazione del

concetto di possibilità all'interno di un mondo stabile, costituito da

certezze apodittiche e datità ineludibili: l'esistenzialismo, evocando

Kierkegaard, fa leva sul carattere radicale e problematico relativo

all'apertura del possibile insita nel destino dell'uomo.

2.2 Il contesto storico della conferenza e le critiche

L'esistenzialismo è un umanismo costituisce il resoconto stenografico di

una conferenza tenuta al Club Maintenant il 29 ottobre 1945, lo scopo che

Sartre, si propone è quello di rispondere alle accuse, da parte di cristiani,

marxisti e comunisti, relative ai contenuti delle sue precedenti opere; in

esse personaggi consapevoli, caratterizzati da una forte lucidità e coinvolti

nella disperata ricerca di una vita autenticamente libera, divengono

bersaglio facile di una società non ancora pronta ad accogliere la portata

di quel pensiero nella sua totalità.

I suoi romanzi, molto più semplici e accessibili rispetto alle opere

filosofiche, diventano cassa di risonanza per la diffusione di tutto il suo

pensiero, creando erroneamente l'immagine di un anti-umanista ostile a

una ri-definizione dell'individuo che potesse essere conforme all'esigenza

storica e idonea al superamento della crisi epocale.

Lo stesso Sartre afferma che se da un lato l'opera può essere interpretata

come un'esposizione chiara e semplice del suo pensiero, dall'altra bisogna

però considerare che la presenza di un pubblico eterogeneo appartenente

1

a mondi altri rispetto a quello filosofico, ha indotto il filosofo a volgarizzare

la sua dottrina per renderla comprensibile ai più, rendendo in tal modo

l'opera una semplice introduzione all'esistenzialismo, rinnegata

filosoficamente per la troppa semplicità.

L'interlocutore a cui Sartre, in particolare, si rivolge sono i comunisti ai

quali desidera riavvicinarsi: ostilità e incomprensioni continuano a crescere

per la diffusione delle tematiche esistenzialiste, nonostante fino a qualche

mese prima scrivesse sulle loro riviste clandestine.

Vorrei qui difendere l'esistenzialismo da un certo numero di critiche che gli sono state mosse. Innanzi tutto lo si è accusato di indurre gli uomini ad un quietismo di disperazione, poiché, precluse tutte le soluzioni, si dovrebbe considerare l'azione del tutto impossibile e sfociare, come conclusione, in una filosofia contemplativa; il che, essendo la contemplazione un lusso, ci riconduce a una filosofia borghese. Tali soprattutto le critiche dei comunisti. Ci hanno accusati di mettere in evidenza i lati peggiori dell'uomo, di mostrare ovunque il torbido, il sordido, il vischioso, e di trascurare le bellezze ridenti e gli aspetti luminosi della natura umana; per esempio secondo la Mercier, scrittrice cattolica, d'aver dimenticato il sorriso del bambini30.

Nel 1945 esce il primo numero della rivista«Les Temps Modernes», in

essa compare anche un passo che provoca il malcontento del Partito

Comunista in cui sostiene che l'esistenzialismo “si schiera con coloro che

vogliono cambiare ma senza servire alcun partito”31, ossia in modo

autonomo, senza alcun vincolo da parte di faziosità ideologiche. Questa

libertà di giudizio non viene, però, approvata dai teorici del partito che

temono una reazione del popolo esortato ad agire in modo indipendente,

senza alcun assogettamento ad ordini superiori, minando in tal modo

l'equilibrio sociale.

La critica la dipinge come una dottrina dell'angoscia e dell'assurdo

paralizzante l'uomo e sfociante in un quietismo di disperazione;

I comunisti accusano l'esistenzialismo di aver dimenticato la solidarietà

umana: esso, muovendo dall'istante in cui l'individuo raggiunge la

coscienza di sé nella propria solitudine, dipingerebbe il triste ritratto di un

individuo isolato, incapace di una nuova comunione con gli altri uomini che

30J. P. SARTRE, L'Esistenzialismo è un umanismo, p. 1. 31Presentazione di «Les Temps Modernes», ottobre 1945.

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