L'idealismo italiano, Schemi riassuntivi di Storia Della Pedagogia. Università degli Studi di Verona
Rachele.Soragna
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L'idealismo italiano, Schemi riassuntivi di Storia Della Pedagogia. Università degli Studi di Verona

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L'IDEALISMO ITALIANO

Si diffonde come risposta al positivismo, è un movimento di pensiero che inizia alla fine dell'800 e si sviluppa nel primo ventennio del '900. La crisi del positivismo in Italia è dovuta fondamentalmente

• al suo processo interno di revisione, a cui partecipano gli stessi allievi di Ardigò,

• all'affermarsi di nuovi indirizzi culturali tra i quali diventa predominante l'idealismo di croce e gentile

La cultura italiana si apre alle correnti di pensiero che si affermano all'estero: si leggono e si discutono i testi di James, Boutroux, Kierkegaard, Bergson, Biondel, Nietzsche alla ricerca di un nuovo umanesimo da contrapporre al naturalismo e allo scientismo positivista. La filosofia di croce e gentile sembra dare risposta a questa ricerca ed orienta il pensiero degli intellettuali italiani soprattutto negli anni che precedono la prima guerra mondiale. Organo di diffusione della nuova filosofia è la rivista “critica”, fondata da croce nel 1903 con la collaborazione di gentile: si vuole ridare valore alle espressioni fondamentali dello spirito, come la poesia e l'arte, che in italia hanno trovato ricche possibilità di innervare la cultura, soprattutto a partire dall'umanesimo e dal rinascimento. Le figure più rappresentative nel campo dell'idealismo pedagogico sono gentile e lombardo radice.

GIOVANNI GENTILE (1875-1944)

Nasce a Castelvetrano (trapani) dove compie in modo brillante gli studi liceali. Frequenta la scuola normale superiore di pisa ed è stimato da tutti i professori. Studia i classici della filosofia, conosce il pensiero italiano dell'ottocento e molto bene Hegel. Collabora alla rivista crociana “critica” sin dall'anno di fondazione (1903) per un ventennio, dopo di che G. sviluppa una lunga e acre per motivi speculativi e politici. Insegna per molti anni nel liceo ed all'università, perchè crede nel valore formativo della scuola e perchè s'interessa costantemente di problemi pedagogici. Dopo l'adesione al fascismo il pensiero di G. diventa egemone nella cultura italiana: G. occupa i posti nevralgici nell'elaborazione della cultura:

• è ministro della pubblica istruzione (1922-1924) • membro del gran consiglio del fascismo (1923-1929) • fondatore e presidente dell'istituto giovanni treccani (1925) e

dell'enciclopedia italiana • commissario per la scuola normale superiore di pisa • presidente del consiglio superiore della pubblica istruzione (1926-1928)

Rimane fedele al fascismo e aderisce alla repubblica sociale italiana. Per questo viene ucciso a firenze davanti al cancello di casa nell'aprile 1944 da un gruppo di partigiani. Sulla sua adesione al fascismo ci sono interpretazioni contrastanti.

OPERE: “l'insegnamento della filosofia nei licei” 1900, considerando la filosofia come comprensione della vita nella sua multiformità, “il concetto scientifico della

pedagogia” 1901, necessaria una riforma della pedagogia, “scuola e filosofia. Concetti fondamentali e saggi pedagogici sulla scuola media” 1908, “la riforma dell'educazione” 1920, raccoglie le sue lezioni di filosofia a Trieste, “educazione e scuola laica” 1921, “preliminari allo studio del fanciullo” 1924, “la riforma della scuola” 1924, “il fascismo al governo della scuola” 1924, “la nuova scuola media” 1925. Per Gentile pedagogia e filosofia coincidono, cioè non esiste una realtà che si pone come oggetto di fronte al soggetto. Tutto, anche la nostra esperienza, non è altro che la realtà stessa del pensiero, cioè la realtà che viene posta in atto o in essere dall'attività pensante. L'attività pensante non è condizionata da nulla, neppure da spazio e tempo. Il concetto fondamentale di tutta la filosofia di G. può essere espresso in questi termini: la realtà è spirito, assoluta attività pensante, atto puro, soggetto trascendentale in cui viene meno ogni contrapposizione e dualità tra atto e fatto, oggetto e soggetto, essere e dover essere, pensare e pensato. Lo spirito è autocoscienza che si conquista, riconoscendosi come unica realtà. Perciò, legge fondamentale del pensiero e dell'essere è la legge dell'unità. L'uomo perciò va formato in quanto spirito. Nei due volumi del sommario di pedagogia come scienza filosofica”, G riconosce alla pedagogia la dignità di scienza. In quest'opera sviluppa in modo sistematico e dimostrativo le idee contenute nello scritto “il concetto scientifico di pedagogia”, dove l'educazione è definita “formazione dell'uomo secondo il suo concetto”. E l'uomo, per G, “non è anima e corpo, ma, poiché è anima, è anima sola; e il suo corpo non esiste se non come un momento dell'anima, nella quale non sussiste se non idealmente”. Ciò significa formare l'uomo in quanto spirito, cioè soggetto che esiste nell'atto stesso che si pensa. Le conseguenze di tale concezione pedagogica risultano evidenti. Se la pedagogia è scienza dell'educazione e l'educazione è “formazione dell'uomo secondo il suo concetto”, la pedagogia è scienza dello spirito e in quanto tale coincide con la filosofia. Non esiste più distinzione tra filosofia e pedagogia perchè “la distinzione, in verità, regge finchè non si veda che lo spirito, oggetto della filosofia è appunto quella formazione dello spirito, che è oggetto della pedagogia”. Quindi pedagogia e filosofia arrivano a coincidere, ma ciò solleva molti dubbi. Nella riduzione di pedagogia a filosofia e nella concezione dell'uomo come spirito, che è in continuo farsi, la problematica pedagogica che riflette sui nodi fondamentali del processo educativo (essere e dover essere, educando ed educatore, autorità e libertà, eteroeducazione e autoeducazione, teoria e pratica, istituzioni educative, scienze tecniche dell'educazione e dell'insegnamento) non ha più ragione di porsi. Il problema dell'essere e del dover essere (com'è l'uomo? Come dev'essere l'uomo?), per G non esiste perchè già risolto in partenza dalla natura dello spirito, che è continuo svolgimento verso il meglio.

LA RIFORMA SCOLASTICA (1923)

Viene definita da Mussolini “la più fascista delle riforme”. Questa affermazione ha indotto molti a credere che essa obbedisca ai canoni della logica fascista. Nulla di

più inesatto, perchè se è vero che la riforma viene varata nei primi anni del governo fascista, è più vero che essa è già pronta prima della marcia su Roma e raccoglie istanze presentate dai precedenti ministri della P.I., quali Croce, Corbino e Anile. Alla riforma collaborano Radice, Codignola, Spirito e altri. La riforma Gentile si presenta organica, rispondente a un progetto unitario, ma non è mai stata attuata integralmente. É fortemente selettiva e può considerarsi in funzione dall'esigenza di formare l'élite del paese attraverso un curricolo di studi a base culturale storico-filosofico-letteraria. L'influsso d Gentile alla cultura italiana nella prima metà del 900 è notevole. Ciò è dovuto a più fattori: al suo insegnamento nelle sedi universitarie di Palermo, Pisa e Roma, alle numerose iniziative culturali da lui avviate, ai legami che l'attualismo (la filosofia di gentile) stabilisce con il fascismo, alla sua spiccata personalità che lo rende maestro dallo stile inconfondibile, capace di entusiasmare per gli ideali di un umanesimo culturale, personale, sociale. La sua concezione dell'educazione - come attività spirituale assoluta, autoeducazione – diventa un punto chiave per la pedagogia dell'attivismo e delle “scuole nuove”. La riduzione della pedagogia a filosofia ha come conseguenza l'emarginazione dei soggetti reali dell'educazione e del complesso discorso educativo, l'impossibilità di pensare la didattica come scienza. COSA PREVEDE? L'obbligo scolastico fino ai 14 (obbligo disatteso fino alla nascita della costituzione italiana, 1/1/48), obbligo per tutti, scuola molto selettiva (solo alcuni possono accedere ad alcuni indirizzi).

➔ Liceo Scientifico (per chi poi voleva fare medicina) ➔ Liceo Classico (per formare la classe dirigente) ➔ Liceo Linguistico (lingue al posto di greco e latino) ➔ Istituto Professionale

Viene introdotto l'insegnamento della religione alle elementari (1925: patti lateranensi).

GIUSEPPE LOMBARDO RADICE (1879-1938)

Conterraneo di Gentile, nasce a Catania. Nel 1892 la famiglia si trasferisce a Messina dove compie gli studi secondari. Frequenta la scuola normale superiore di pisa (1897-1901). Uomo di scuola, s'interessa dell'educazione infantile ed, in particolare, al rinnovamento della scuola elementare. Uomo di relazione è in contatto personale ed epistolare con molti maestri e maestre, con associazioni di insegnanti, associazioni culturali e riviste per meglio conoscere le realizzazioni compiute a favore della creatività infantile e per meglio documentarsi nella sua attività di riformatore della scuola elementare. Nel 1922 è chiamato a Roma da Gentile per collaborare alla riforma della scuola, co la carica di direttore generale dell'istruzione elementare. Della riforma Gentile è sua la parte della scuola elementare e relativi programmi. Nel 1924, dopo il delitto Matteotti, dà le dimissioni, ma difende la riforma dall'accusa di essere fascista. Nel 1924 insegna pedagogia all'istituto superiore di magistero (poi facoltà di ) presso l'università di roma. Fonda l'istituto di pedagogia ( ) ed in esso crea una biblioteca ed un museo didattico.

LE OPERE: • lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale (1913), opera

fondamentale che suscita entusiasmo tra i maestri perchè “vi è tutto possibile concepire di più vivo nella scuola comune”;

• lezioni di pedagogia generale fondata sul concetto di autoeducazione (1916), contiene l'esposizione di una dottrina generale sull'educazione;

• nuovi soggetti di propaganda pedagogica (1922), rievoca la crisi di Caporetto a afferma che l'educazione del popolo è il fondamento del progresso sociale e il presupposto della rinascita nazionale;

• educazione e diseducazione (1922), raccolta di scritti in cui si rielaborano le idee svolte nelle precedenti opere;

• Athena fanciulla. Scienza e poesia della scuola serena – La buona messe. Studi sul linguaggio grafico dei fanciulli (1925), due preziosi documenti sulle capacità espressive dei ragazzi, quando agisce in un clima di serena laboriosità e trova insegnanti che lo aiutano a esprimere al meglio le sue aspirazioni.

• Saggi di critica didattica (1927), antologia di scritti curata da luigi stefanini; • il problema dell'educazione scolastica (1928), in cui illustra il metodo delle

sorelle Agazzi nell'asilo di Mompiano e le realizzazioni della Nigrisoli a Portomaggiore come esempi di scuole nuove in italia;

• pedagogia di apostoli e di operai (1936), raccolta di saggi già pubblicati in cui accosta noti pedagogisti delle scuole nuove poco conosciuti.

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