l'uomo, il suono e la musica - Alessandro Bertirotti, Sintesi di Musica
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riassunto completo. offre cenni di acustica e della nascita del suono
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L’ UOMO E IL SUONO E LA MUSICA

CAPITOLO 1 - ALCUNI ELEMENTI DELL’ ACUSTICA

L'acustica è quel ramo della fisica che studia la produzione e la propagazione del suono. Se si ricerca l’ origine di un suono qualsiasi, si trova che esso è sempre dovuto alle vibrazioni di una sorgente sonora: può essere generato dalle vibrazioni di corde (vocali, pianoforte, violino), o di colonne d'aria (organo), o di piastre e membrane (tamburi, altoparlanti). L'aria che si trova nelle immediate vicinanze di uno qualsiasi di questi corpi vibranti viene alternativamente compressa e rarefatta e queste perturbazioni vengono trasmesse dall'aria stessa sotto forma di onde elastiche (onde acustiche o sonore) che si allontano dalla sorgente che le ha prodotte. Se l’ onda acustica incontra l’orecchio umano, penetra nel suo interno e determina la sensazione uditiva. Osserviamo subito che non sempre un corpo che oscilla emette un suono, perché il nostro orecchio percepisca un suono, occorre che la vibrazione che lo produce, sia abbastanza rapida ma non troppo, bisogna che la frequenza della vibrazione sia compresa all’ incirca tra i 16 e 12.000 herz. Le onde elastiche di frequenza inferiore a 16 Herz o maggiore di 12.000 herz, pur giungendo al nostro orecchio, non sono in grado di provocare alcuna sensazione uditiva. Si chiamano ultrasuoni, le onde che hanno una frequenza più alta di quella percepibile dall’ orecchio umano, in genere noi sentiamo un suono tanto più acuto quanto maggiore è la sua frequenza. L'onda sonora è un particolare tipo di onda la cui propagazione, costituita dalla vibrazione di un oggetto, si propaga nello spazio, mentre l'onda acustica è un'onda elastica di cui viene percepito il suono della vibrazione. Frequenza: è il numero delle oscillazioni compiuto dal corpo vibrante in un secondo. Periodo: è il numero che esprime (in secondi) il tempo impiegato dal corpo vibrante per compiere un'oscillazione completa. Hertz: è l'unità di frequenza (un'oscillazione completa al secondo). L'aria è uno dei mezzi attraverso il quale il suono può propagarsi, ma qualunque altro corpo, solido, liquido, gassoso, è capace di trasmettere vibrazioni sonore. Vedi pag 18-19 Lunghezza d’onda: è la distanza che si ha tra due successivi strati compressi o tra due successivi strati rarefatti, si tratta della distanza percorsa dalla perturbazione in un periodo, cioè nel tempo che impiega una particella (ad esempio d'aria) per compiere un'oscillazione completa. Tutte le particelle vibrano sotto l'azione delle onde sonore ed è facile constatare che queste vibrazoini diventano sempre meno ampie quanto più ci si allontani dalla sorgente sonora. Ampiezza di una vibrazione: è il massimo spostamento di una particella vibrante dalla sua posizione di equilibrio. Si ha un onda trasversale, quando il movimento trasmesso dall’onda alle particelle del mezzo è perpendicolare alla direzione di propagazione dell’onda, mentre si ha un onda longitudinale, quando il movimento trasmesso dall’onda alle particelle del mezzo ha la stessa direzione del raggio di propagazione dell’onda. I caratteri che distinguono un suono dall’ altro sono l’altezza, l’intensità, la durata e il timbro.

• L’altezza è il carattere del suono che distingue i suoni acuti dai suoni gravi; questi possono essere organizzati dal basso verso l'alto e l'altezza di un suono dipende dalla sua frequenza, precisamente quanto maggiore è la frequenza di un suono, tanto più il suono è acuto. I suoni più gravi hanno una frequenza di alcune decine di Hertz, mentre quelli più acuti di alcune migliaia di Hertz.

• L’intensità è il carattere che distingue i suoni forti dai suoni deboli, un suono è tanto più forte, quanto maggiore è l’ampiezza delle oscillazioni. Un suono viene da noi percepito più o meno intenso a seconda della nostra posizione rispetto alla sorgente; l'intensità è tanto maggiore quanto maggiore è l'energia trasmessa dall'onda sonora al nostro orecchio.

• La durata di un suono si lega indissolubilmente alla percezione del tempo. Ogni suono dura nel tempo, ossia si dispiega e lo si avverte lungo un arco temporale preciso, all’interno del quale è facile individuare l’ inizio e la fine del suono stesso.

• Il timbro di un suono, è il carattere che consente di distinguere due suoni, aventi la stessa intensità e la stessa altezza, ma che provengono da due fonti diverse.

I suoni musicali sono composti da 7 note, l'ottava è l'ntervallo tra una nota ed un’altra, il Diesis è l'alterazione di una nota di un semitono, il Bemolle è la diminuzione di una nota di un semitono, il Semitono è l'Intervallo minimo che intercorre tra due note, i suoni armoni sono una successione di suoni con frequenze multiple. Helmholts ha dimostrato le caratteristiche del suono mediante il suono delle vocali. Bach ha determinato il passaggio dalla scala naturale a quella temperata con due operazioni, è stato fuso il diesis di una nota con il bemolle di quella successiva e sono stati fusi i toni maggiori con quelli minori e i semitoni maggiori con quelli minori. Schoenberg diede vita al sistema dodecafonico, una musica basata su 12 suoni, egli abolisce qualsiasi forma di gerarchia tra i dodici suoni, accordando ad ognuno di essi pari dignità armonica. La scala naturale ha 17 note, gli strumenti devono essere accordati tutti ad una stessa nota che abbia una ben determinata frequenza e che viene chiamata tono normale o diapason. Come campione internazionale si usa il diapason normale o corista che è appunto un diapason che oscilla con la frequenza di 435 hertz. Ogni nota musicale è costituita da un suono fondamentale e da un certo numero di suoni più alti, generalmente di minore intensità, noti come suoni parziali o sovratoni. Un suono puro, costituito cioè solo dalla frequenza fondamentale, difficilmente si sente in musica. La distinzione tra suoni e rumori è legata all'analisi dei suoni. Un suono è una nota semplice, oppure una nota semplice accompagnata da alcuni suoni parziali d'intensità piccola rispetto alla sua, mentre un rumore è l'insieme di numerosi suoni prodotti dalla stessa sorgente, in cui, tra il suono fondamentale e i suoi suoni parziali, non ci siano prevalenze marcate. Per quanto si vada indietro nel tempo risulta impossibile risalire alle origini della gestione da parte degli uomini delle altezze dei suoni, ma pare che tutte le comunità umane, da quelle evolute a quelle primitive, quando si esprimono attraversono i suoni, lo facciano tenendo conto di una categoria che li disti gue dal grave all'acuto e questo rimanda alla costruzione delle scale musicali. Una scala musicale è una successione di suoni di altezze (frequenza) definita, che dividono in altrettante parti un intervallo prefissato, ordinati generalmente in modo ascendente, dal grave all'acuto.

CAPITOLO 2 - CONSIDERAZIONI SULLE ORIGINI E L’EVOLUZIONE DEL SUONO E DELLA MUSICA

Con lo sviluppo dell'etnomusicologia si è scoperto che la musica occidentale non er l'unica musica elaborata esistente e che certe musiche erano considerate primitive solo perchè non erano state analizzate e comprese adeguatamente. Gli etnomusicologi hanno dunque iniziato lo studio delle musiche reperibili nelle culture diverse dalla loro anche per comprenderle e creare un possibile avvicinamente. L'etnomusicologo individua e descrive la cultura studiata in base alle proprie categorie musicali e poi le assimila alla propria. La musica può essere considerata a due diversi livelli, come classe di oggetti sonori e come pratiche sociali; nel primo caso parliamo dei prodotti sonori delle attività musicali e lo studio a questo livello consiste nel cercare se questi prodotti hanno in comune degli elementi strutturali come scale o ritmi, mentre nel secondo caso si fa riferimento alle azioni che la gente compie rispetto a dei suoni e lo studio quindi non si limita agli oggetti ma include le azioni che questi provacano. Il concetto di cultura viene associato ad un insieme di norme e atteggiamenti mentali che caratterizzano il modo di vivere, di pensare la realtà e di reagire ad essa e ai suoi stimoli; ogni società sviluppa la sua cultura e questo meccanismo ovviamente influenza la costruzione dell'opera musicale.

Nel libro della genesi troviamo all'inizio la frase in cui Dio ordina che ci fosse la luce, "sia la luce". Nella solenne enunciazione biblica, Dio crea il cielo e la terra in un mondo dominato dal silenzio, la sua voce che viene diffusa nel mondo rappresenta l’atto creativo della luce. Il suono, la voce di Dio dunque, esiste come prerogativa divina. Il suono non viene creato, il suono è, esiste in quanto esiste Dio, creatore del cielo e della terra. Il creatore quindi, accompagna il suo atto primigenio con l’emissione di un suono e alcune volte è un suono fragoroso, come quello di un tuono. Poiché comunque il creatore è suono o canto, il mondo cui concede la vita non può che essere sostanzialmente sonoro e dall’ ascolto dipende la sopravvivenza. Il rapporto circolare suono-uomo-suono, si rappresenta come motore fondamentale dello sviluppo della specie. L'evoluzione umana è dipesa anche dallo sviluppo dell'apparato telemetrico (vista,udito). La specializzazione dell’udito, associata ad altri sensi, ha permesso la nascita di un primo sé sensomotorio (introdotto da Piaget per intendere l'interazione del bambino con gli oggetti del reale), che a sua volta, ha favorito lo sviluppo della direzionalità della fonazione, così ha avuto inizio il processo di auto-riconoscimento attraverso l'identificazione di altri esseri come lui. Il contatto sensoriale, che si stabilisce durante l’ascolto dei suoni, è di tipo fisiologico- reattivo, e tale da innescare meccanismi attentivi focalizzati ad individuare le caratteristiche del suono stesso e la sua fonte. La teoria del contatto sull'origine della musica venne formulata da Geza Revesz, inserendo una micro teoria interna definita da lui stesso teoria del richiamo. Egli ritiene che l'origine della musica sia dipesa dalle stesse esigenze che hanno favorito la nascita del linguaggio verbale e rispondono entrambe alla necessità di stabilire un contatto con l'ambiente circostante e per questo l'uomo ha sviluppato il grido di chiamata e successivamente il grido di rimando, due forme sonore primitive strutturate all'interno di atti comunicativi. Da questa pratica è probabile che sia nato il gusto di ascoltarsi, vale a dire il gusto di produrre delle grida, non direttamente funzionali alla chiamata o al rimando. E' importante ritenere, che prima delle grida di chiamata e di rimando, sia stato necessario per l'homo imparare ad imitare ciò che ascoltava attorno a sé e, solo successivamente, abbia raffinato queste imitazioni a fini comunicazionali. L'individuazione di una qualsiasi fonte sonora favorisce la cognizione spazio-temporale di se stessi. La possibilità di stimare la provenienza di un suono, la sua durata temporale e le caratteristiche che lo definiscono permettono di formulare all'uomo una serie di ipotesi d'azione o meglio di reazioni, di risposte comportamentali all'ascolto. Ovviamente è necessario riconoscere almeno una delle caratteristiche del suono (altezza intensità durata timbro) e associarla ad un'esperienza passata che può condurre a risultati positivi e rassicuranti o negativi e d'allarme. Quando un suono non si conosce e le reazioni sono imprevedibili entrano in azione i comportamenti immaginativi che saranno frutto della cultura d'appartenenza. Le reazione al suono tendono esse stesse ad organizzarsi in conodtte sonore aventi un alto grado di legittimazione culturale. (per condotta si intende un insieme di atti coordinati e organizzati per il raggiungimento di un fine). Secondo Soboda le forme della musica occidentale e le abilità cognitive che sono alla loro base sono legate all'esistenza di uno sviluppato sistema di notazione musicale che favorisce quindi l'evoluzione di precise forme musicali. Soboda individua quattro elementi che distinguono le culture alfabetizzate da quelle orali, secondo la sua analisi, l’ esistenza di una notazione scritta:

• Consente di richiamare elemento per elemento del materiale complesso dotato di significato.

• Consente una proliferazione e una diffusione del materiale, in misura tale da oltrepassare la capacità che un singolo individuo può avere di conoscerlo nella sua interezza.

• Facilita la separazione dei contenuti di un’espressione dal contesto. • Seleziona alcuni aspetti del suono che vanno conservati.

Bisogna soffermarsi sui vantaggi e sugli svantaggi dell'alfabetizzazione nei confronti della cultura orale.

Per quanto riguarda i vantaggi è evidente che si ha una maggiore disponibilità e permanenza delle conoscenze e uno sviluppo di strutture sociali conoscitive complesse e geograficamente diffuse. Soffermandoci invece sugli svantaggi della notazione scritta possiamo notare come in una società completamente orale le conoscenze vengono conservate attraverso le consuetudini che la rengono unita, quinid ci si limita a ciò che è davvero importante per la società, mentre nella cultura che possiede la scrittura le conoscenze immagazzinate sono così numerose da non essere dominabili. Inoltre la notazione scritta ci da la possibilità di distanziarci dalle parole correggendole, analizzandole, selezionandole, portando a crearci un'immagine di noi stessi separata dalle nostre parole e comunque con la scrittura alfabetica vengono conservate solo le informazioni fonetiche, ma l'intonazione, il ritmo, i gesti, vengono perduti portando ad un impoverimento della comunicazione. Affinchè un sistema di notazione musicale possa funzionare, sembra che gli elementi che lo costituiscano debbano avere almeno tre caratteristiche: devono essere finiti, discreti e in numero ridotto. La notazione scritta nella musica consente la riproduzione esatta di un oggetto sonoro, mentre nelle culture orali la trasmissione della musica è necessariamente soggetta a variazioni. La notazione musicale è costituita da simboli, che si materializzano attraverso una successione di suoni, i quali provocati dall’ azione dell’esecutore, si trasformano in stimolazioni uditive per il fruitore. In questo senso, la musica prevede un complesso sistema di attività fisiche che contribuiscono a definirla. L'esecuzione si colloca nello spazio, i suoni sono collocati in un luogo spaziale e possono essere percepiti come distanti o vicini a noi, inoltre ogni suono possiede sia degli aspetti fisici che degli aspetti psichici peculiari ad ogni singolo ascoltatore. Ogni esecuzione oltre ad essere collocata nello spazio è collocata anche nel tempo, inizia e finisce in uno specifico momento e non possiede il dono della ripetizione, le esecuzioni saranno sempre diverse tra loro. La musica è quindi un insieme di condotte sonore che le conferiscono un alto grado di efficacia simbolica funzionale ad un tipo di comunicazione che non utilizzi le parole.

CAPITOLO 3 - MUSICA E LINGUAGGIO: UNA RIFLESSIONE SUI RISULTATI RELATIVI A QUESTO SETTORE DI RICERCA RECENTEMENTE PUBBLICATI DALLA NEW YORK ACADEMY OF SCIENCES

I problemi che riguardano lo sviluppo e l'apprendimento di capacità cognitive generali e specifiche sono stati e sono tuttora oggetto di rierca e discussione all'interno di molte discipline.

Lo sviluppo cognitivo viene considerato come sequenza ordinata di acquisizioni ni nuove abilità e strutture cognitive generali; l'ordine in cui avviene il passagio dall'una all'altra fase è universale, ed ogni fase è caratterizzata dall'acquisizione di capacità superiori secondo i processi di assimilazione e accomodamento piagettiani. Seguendo invece le ricerche della linguistica chomskyana e la teoria della grammatica generativa, l'uomo è predisposto biologicamente ad eccellere nell'abilità cognitiva del linguaggio verbale. Secondo Gardner e Wolf è necessario ricorrere ad entrambe le teorie, ma l'impostazione della ricerca nel settore specifico dello sviluppo musicale e linguistico appare diversa a seconda che si segua la prima o la seconda concezione teorica. Ovviamente l'interesse per questi studi risiede nella convinzione che la musica rappresenti un'occasione di studio speciale per la scoperta dell'organizzazione della mente umana e la ricerca si è focalizzata in diversi settori d'indagine:

• lo studio delle origini della musica dal punto di vista strettamente biologico • lo studio delle struttre cognitive che evidenziano l'architettura della mente musicale in

ottica funzionalistica

• lo studio delle attivazioni e localizzazioni delle popolazioni di neuroni sottese a tutti i processi musicali.

Gli elementi della musica vengono elaborati cognitivamente anche grazie al linguaggio, quindi si cerca di evidenziare similitudini e differenze tra i due tipi di linguaggio in ottica evoluzionistica e cognitivistica. In entrambi i settori vengono utilizzate delle metodologie di indagine che fanno capo alla tecnica dell'immagine funzionale del cervello, capace di mostrare l'attivazione di specifiche aree in relazione a particolari input esterni. Secondo un'ottica funzionalista la produzione musicale è una particolarizzazione culturale che si dirige verso forme di rappresentazione multiple ed intenzionali, mediante informazioni integrate, le quali si dispiegano lungo domini funzionali diversificati tra loro. Questi domini sono esperienze umane e comportamenti estesi temporalmente o ordinati in sequenza, generalmente espressi mediante i suoni. Questo significa che la musica si è strutturata nel tempo in modo da favorire l'acquisizione e il mantenimento di competenze capaci di produrre un adattamento cognitivo ed esistenziale continuo. Arom stabilisce due criteri per definire la musica, il primo è il ritmo e i rapporti di tempo che definiscono la segmentazione temporale degli eventi sonori, il secondo è la formazione di scale; entrambi i criteri sono applicabili per la definizione di linguaggio, costruito su eventi sonori sequenziali che si dispiegano nel tempo con uno specifico ritmo, segmentazione e prosodia. Possiamo quindi dire che linguaggio e musica hanno in comune l'utilizzo dei suoni, il fatto di essere espressioni specificatamente umane, di essere determinati dalla cultura e di basarsi su elementi di quest'ultima, oltre a utilizzare elementi semplici organizzati in un sofisticato sistema di regole. Gli studi di psicologia cognitiva hanno definito il linguaggio come una struttura complessa, di specialistiche abilità, che si sviluppano spontaneamente sin dall’ infanzia, e senza nessun aiuto o istruzione formale, permettendo l’acquisizione di informazioni utilizzate nel comportamento quotidiano. I bambini sono particolarmente sensibili ai mutamenti che si verificano intorno a loro. Ogni suono nuovo, insolito, improvviso, catturerà la loro attenzione. Alcune ricerche dimostrano che a 5 mesi i bambini sono sensibili a cambiamenti musicali sequenziali. Queste ricerche si sono basate sulla misurazione del ritmo cardiaco come indicatore della percezione di novità. Più i bambini si abituano ad una sequenza di suoni, più il loro ritmo cardiaco si stabilizza. Potremmo dire che il processo di acculturazione musicale nel primo anno di vita ha i seguenti parametri:

• I bambini riescono a distinguere suoni casuali da suoni intenzionalmente musicali. • Riescono a dimostrare questa distinzione attraverso l’ aumento dell’ attenzione, i

movimenti e le lallazioni. • La qualità delle produzioni sonore che maggiormente apprezzano, sono quelle della

voce cantata e dello strumento. • Verso la fine del primo anno di vita ed immediatamente dopo, i bambini sono in grado

di imitare singole note cantate, e possono discriminare delle sequenze musicali, se udite più volte di fila ed aventi contorni melodici e ritmici riconoscibili.

Nonostante si possano cercare i punti in comune tra la musica e il linguaggio non bisogna mai dimenticare che il numero delle altezze che formano una scala è quasi identico in tutte le culture, ma il numero dei fonemi no. Il linguaggio possiede uno spazio referenziale, oggettivo, reale, la musica è considerata auto-referenziale. Mentre il linguaggio pone in relazione una serie di suoni ovvero fonemi, con una corrispondente serie di significati culturalmente determinati, le note e gli accordi non si collegano a oggettivi significati extra-musicali. In ottica cognitivistica, tenendo conto di specifici documenti emessi durante il congresso mondiale sui fondamenti della musica, si nega la possibilità di considerare musica e linguaggio come due dimensioni separate e separabili, infatti le abilità cognitive specifiche si svilupperebbero in stretto collegamento. Vedi pag 71

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