La condizione della donna nell'islam, Progetti di Diritti Umani. Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli
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La condizione della donna nell'islam, Progetti di Diritti Umani. Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

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La condizione della donna nell’Islam

La condizione della donna nell’Islam

Il Caos Afghano

«La vita delle donne sotto i regimi fondamentalisti come quello dei talebani è terribile. I fondamentalisti non accettano il fatto che le donne facciano parte della società. Ora l'Afghanistan è un paese spettrale e a causa dei continui combattimenti e dell'aumentato livello di criminalità, le donne del paese non sono molto di più che zombi. A loro non è permesso farsi curare, istruirsi o divertirsi. Vengono legate per strada a causa delle più strane ragioni e le loro mani vengono tagliate se rubano un pezzo di pane.»

Angelica Venoso

Matricola B41000003

Anno Accademico 2014/2015

Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet” – Corso Magistrale ROI (II° anno)

La condizione della donna nell’Islam

Pag. 1

La condizione della donna nell’Islam

I L C AO S A FG H A N O

Indice

Introduzione

Condizione e diritti delle donne islamiche

Il ruolo sociale della donna nel teatro di crisi afghano

La dignità delle donne afghane

Cos’è RAWA?

Conclusioni

La condizione della donna nell’Islam

Pag. 2

Introduzione

I nemici, che si chiamino ribelli, Talibani o signori della guerra, hanno adottato una

strategia atroce, che è quella di colpire i civili; la pietà o il senso di umanità non

contano: più sono le vittime meglio è. Per quanto riguarda il ruolo sociale delle

donne nei teatri di crisi è cosa tristemente risaputa che le donne siano sempre state

vittime di violenze sessuali: dai tempi dell’antica Grecia fino ad oggi, la donna è

stata violentata, torturata e usata come bottino di guerra. Lo stupro come arma di

guerra è divenuto dal Novecento in poi, una strategia sistematica e un massacro

troppo spesso sottovalutato. Riguardo poi ad un paese come l’Afghanistan la cui

situazione politica e sociale sembra ancora lontana dal trovare una soluzione

positiva, si è cercato di analizzare in particolare la situazione delle donne. Spesso

il nostro metro di giudizio si ferma alla disturbante copertura del burqa senza

penetrare al di là di esso, senza capire in profondità quale sia il vero dramma di

queste donne. Divise tra la modernità della e le regole millenarie, le donne

afghane vivono oggi una realtà complessa.

«La vita delle donne sotto i regimi fondamentalisti come quello dei talebani è

terribile. I fondamentalisti non accettano il fatto che le donne facciano parte della

società. Ora l'Afghanistan è un paese spettrale e a causa dei continui

combattimenti e dell'aumentato livello di criminalità, le donne del paese non sono

molto di più che zombi. A loro non è permesso farsi curare, istruirsi o divertirsi.

Vengono legate per strada a causa delle più strane ragioni e le loro mani vengono

tagliate se rubano un pezzo di pane». È quanto affermato da Suraya Pakzad1,

1 È arrivata fino alle Nazioni Unite per denunciare gli abusi che patiscono le donne afghane. Per questo impegno, nel 2008 ha ricevuto il premio “Women of Courage” del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e, nello stesso anno, le è stato assegnato il “Malali Medal” dal presidente dell'Afghanistan. Inoltre, la rivista Time l'ha riconosciuta nel maggio 2009, come una delle cento persone più influenti del mondo. Nel 2001, Voice of Women Organization esce

La condizione della donna nell’Islam

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dirigente della Voice of Women Organization, la prima organizzazione femminile

a sorgere nel post regime talibano per rivendicare i diritti delle donne.

«Non pensate che l'Afghanistan abbia bisogno solo di uomini. Anche le donne

devono fare la loro parte. Tutti dobbiamo contribuire per lo sviluppo della nostra

nazione». Lo disse la regina Soraya che, nel 1928, abolì l'obbligatorietà del velo,

scoprendo per prima il suo volto, durante un Gran Consiglio.

allo scoperto; prima organizzazione femminile a sorgere nel dopo-talebani, è apolitica e apartitica e lavora per la promozione socio-economica delle donne e delle ragazze. Dal 2004, opera con sede principale nella città di Herat e tre sedi secondarie province dell'Afghanistan occidentale. Ha uffici di collegamento a Philadelphia, negli Usa, e ad Adelaide, in Australia.

La condizione della donna nell’Islam

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Condizione e diritti delle donne islamiche

نَم ْ َ م ل م ْ ِ َاص ص نَم ا ْ و و م ْ َىث نُم ْ وَم ٍ ر كَم نُم و ْ َن ْ ح صيَم ُ ه ى َاح ح ىَل م ً حَ ِّ يَم ا لَم م ح ىَن ِ ى َني و لَم و ْ َنك

ص ِّ ن َاح ن م ْ ه ون م ر صى وك ْ ح َن

« Chiunque - sia esso maschio o femmina - faccia delle opere buone, ed abbia fede, in verità a costui Noi daremo una nuova vita che sia buona

e pura, ed elargiremo a tali individui la loro ricompensa in base alle

loro azioni.» (Corano 16:97)

Il tema dei diritti delle donne nell’Islam è al centro di accesi dibattiti e di giudizi

estremamente contrastanti. Da un lato, molti osservatori sostengono che non è facile

parlare di "diritti" delle donne islamiche dal momento che la maggior parte di esse

sono private delle più elementari norme civili, come la libertà di spostamento, la

libertà d'espressione, di parola, di saluto, di avanzare negli studi o nella carriera

e di rivestire cariche o ruoli di responsabilità in ambito civile o religioso; quasi

nessuna possibilità di partecipare alla vita politica o di venire eletta; scarsa

possibilità di decidere il proprio destino o quello dei propri figli; sottomissione

all'uomo, convivenza con altre mogli scelte dall'uomo; obbligo, in molti paesi, di

coprire il proprio corpo e spesso anche il viso; imposizione, in molti paesi,

dell'infibulazione e dell'escissione; frequenti gravidanze non scelte liberamente, ma

imposte dal marito.

La condizione della donna nell'Islam varia molto da nazione a nazione. In quegli

Stati ove le leggi del Corano sono applicate più rigidamente, le donne vivono in

minori condizioni di libertà rispetto all'uomo, e spesso sono poste su un gradino

inferiore. Esse però non sempre avvertono come ingiustizia la diversità della loro

condizione, ricevuta come abitudine culturale. Ma anche se l'avvertissero come

ingiustizia, non sempre sono in grado con le proprie forze di modificare la propria

La condizione della donna nell’Islam

Pag. 5

situazione. Nel Corano, testo sacro della religione islamica, molteplici sono i

riferimenti nei confronti della donna. Secondo l’interpretazione che viene data da

alcuni studiosi del testo sacro, la donna è considerata pari all’uomo, gode di

molteplici diritti, deve essere rispettata ed amata2.

ن ْ ه ل م ْ ن ِحصِ ل م و َ ن ِ ر ل ْ ر ل ِ ِ حر ىوك ْ يوكَنص ْ ىِ ح ن ل م ا ِ حنص ن دَيَم ِّ حى ر ل و و ْ

يَم ْ ا ك ِ ل م ُف ا نَم م و ٍُ حصيَم ٍ ِ م ولَم ِ َركون م حِ

« E uno dei Suoi segni è che per voi ha creato delle spose della vostra specie

perché con loro riposiate e ha posto tra voi amore e compassione.

Certo, in questo ci sono dei segni per gente che medita! » (Corano 30:21)

2 Il Corano indica chiaramente che il matrimonio è condivisione tra le due metà della società, e che i suoi obiettivi, oltre al perpetuarsi della vita umana, sono il benessere emotivo e l'armonia spirituale. Le sue basi sono l'amore e la misericordia. Il matrimonio musulmano è essenzialmente un contratto consensuale. La nozione di sacramento è estranea all’islam, anche se ciò non significa che il matrimonio sia una realtà esclusivamente profana. Il matrimonio può essere sciolto per iniziativa di uno dei coniugi oppure consensualmente e l’analisi delle cause di scioglimento (ed anche di nullità). La vita coniugale che trae vita dal matrimonio è segnata dalla preminenza dell’uomo: la donna deve mettersi a sua disposizione e prestargli obbedienza. Il corrispettivo di tale quotidiana sottomissione è il mantenimento che l’uomo versa alla moglie, indipendentemente dalla condizione di bisogno di lei: esso comprende il vitto, l’alloggio, il vestiario, le spese mediche e il servizio. L’insubordinazione ingiustificata della donna determina la sospensione del mantenimento. Il mantenimento è dovuto per tutto il tempo che la donna resta nella potestà dell’uomo, cioè fino alla fine del ritiro legale che segue lo scioglimento del matrimonio per morte, ripudio o divorzio.

La condizione della donna nell’Islam

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Il ruolo sociale della donna nel teatro di crisi afghano

ق ل ى صي م و ْ َن ْ ََه ِ نَم ح َنض َضن م ْ صك م نَمْ َِّا ح َاِ َحن م و ن نَمُ ك م و ل م ون حن م و حى ِ ن نَم ح َِّد ص ا لَم ي ْ ك م ص ح ن َىن ْ

َِح َضك م ك م َِّن مو ْ َ نَمِّ َ ه ن و نَم ح وِّ ن ل م ن حن م و حى ِ ن نَم ح َِّد نَم ا لَم ي ِ ن ِ ِّ ن وِ نَم ْ وَم َ م ْ وَم ِِّ صه ن نَم ِِّ ص ِ ن ْ وَم ِّ ن وِ

نَم َ م ْ وَم ْ َِّى صه ن نَم ْ َِّى ص ِ ن نَم ْ وَم ِّ ن وِ كى ن و َ ك ِّ ى ب ْ وَم ا و َ نَما نَم ِّ ى ب ْ وَم ى ن ِ ن ك و َ نَم ْ وَم ْ ص ْ وَم ى ح صه ن ْ ْ م ْ يَم ه

نَم صى ن ْ حن م ْ و م ْ َح ِ َحك م كَِِصِّ ن ِ ب كَم ْ و َ ن م ِّ ي مك ْ صل مكِك َم َِل م ْ و م ن َ ً حن م كِ ٍ ك م ِ لَم كَِ َ ه ن وكح َحن َ َوك م كي م

َ م ل م كِى َح ص نَمِّ ن كَم َِّن مح َضك م و ه ن ِ ح َنه ل م ن ص ْ ِ حن م َ ن ح ْ نَم ِ ن حى ِ وِّ وك ي حنَص كِهََّل م ا ِ ن و ْ ى ون م ل مْ حَم ن ْ َن ْ َِ ك

ْ لَم ون م ِ ن هَ َِه ا ِ

« E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro

ornamenti, se non quello che appare (normalmente); di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e

non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai

loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle,

alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio (sessuale), e

ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i

piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti,

affinché possiate prosperare.» (Corano 24:31)

Dopo la guerra fredda, il modo tradizionale di fare guerra è tramontato ed è

subentrato, al suo posto, un nuovo modello di conflitto. La diretta conseguenza è

che nelle guerre contemporanee sempre più spesso la popolazione civile è

direttamente coinvolta nelle dinamiche degli scontri sul campo. In particolare le

donne diventano arma strategica e questo vuol dire, nella pratica, che nei loro

confronti si verificano efferate violenze. I conflitti sono però al contempo occasione

di apertura di inaspettati e nuovi spazi sociali.

Caso emblematico è l’Afghanistan, paese in stato di guerra da ormai più di 30

anni, il quale, se da una parte è tristemente famoso per l’oppressione e la forte

violazione dei diritti umani subiti soprattutto dalle donne, dall’altra registra un

La condizione della donna nell’Islam

Pag. 7

vasto movimento femminile e che lotta attivamente per la parità dei diritti e per

l’uguaglianza di genere.

L’Afghanistan, letteralmente la terra dei Pasthun3 in lingua persiana è il crocevia

dell’Asia centrale. Il suo essere la porta naturale di passaggio tra il Medio oriente

e il subcontinente indiano ne ha fatto, per secoli, teatro di guerre e invasioni. Nei

primi anni ’90 del secolo scorso, all'indomani della ritirata dell’Unione sovietica dal

paese, che ha lasciato l’Afghanistan dilaniato dalla guerra civile e con il

conseguente collasso del suo sistema economico e sociale, compaiono sulla scena i

talebani che conquistano Kabul nel 1996. I Talibani nascono nei primi anni novanta

nei campi profughi pasthun, situati nelle aree tribali pakistane imbevuti di una

visione alterata di quell’Islam di matrice Wahabita4 diffuso nelle madrase del

Pakistan. Accolti inizialmente con favore, i Talibani, che letteralmente significa

studenti di religione, incarnavano il ritorno ad una situazione di stabilità e di

contrapposizione alla corruzione alle violenze della guerra civile e auspicavano

ad un ritorno del “vero” Islam. Ciò ha però in realtà significato l’imposizione della

Sharia, una rigida condotta di vita sociale, promulgata tramite una serie di editti

con l’obiettivo di eliminare ogni elemento estraneo all’Islam. Nasce così l’ormai

tristemente famoso ministero per la Protezione della virtù e la soppressione del

vizio, che ha portato molte donne afghane a rimanere chiuse nelle loro case, alla

lapidazione e alla morte ed al taglio degli arti per migliaia di innocenti, oltre che

a innumerevoli esecuzioni sommarie di uomini, donne e anziani colpevoli di non

seguire alla lettera la Sharia. I talebani iniziarono ad emettere restrizioni che

toccavano soprattutto il mondo femminile con l’unico fine di rendere invisibile metà

della popolazione: alle bambine fu vietato di andare a scuola fu vietato di andare

a scuola; alle donne veniva impedito di lavorare, creando gravi conseguenze

3 Per quanto riguarda il ruolo sociale delle donne pasthun, la loro vita scorre tra le mura domestiche, la cura dei figli e dei membri anziani della famiglia. In generale le donne delle zone rurali godono di una libertà maggiore, poiché si dedicano spesso anche alla cura dei campi e del bestiame. Ma prima dell’avvento dei Talibani le donne e i bambini amavano riunirsi nel godar (una sorta di cortile comune dove le donne amavano chiacchierare e i bambini giocavano). 4 Movimento rigorista musulmano, sorto nel sec. XVIII allo scopo di riportare l'Islam all'originaria purezza, rifiutando forme di culto e comportamenti ritenuti estranei o contrari all'insegnamento del Corano (cit. in Dizionario italiano, Hoepli Editore, 2011).

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economiche per tutte le famiglie la cui sopravvivenza dipendeva dal lavoro

femminile. Come stabilito dagli editti, le donne non possono essere viste in pubblico

senza che al loro fianco ci sia un membro maschile della famiglia come mahram

(accompagnatore); devono, inoltre, coprire completamente i loro corpi con il

chadar5 o il burqa6. In ogni caso esiste un divieto per le donne sia di uscire che di

lavorare fuori casa, fatta eccezione esclusivamente per le donne dottori, le quali,

però, devono evitare il più possibile il contatto con gli uomini. Di seguito alcuni

divieti imposti dai Talibani7 alle donne:

- divieto di ricevere cure da medici di sesso maschile;

- divieto di istruzione in scuole, università o altre istituzioni;

- fustigazione, percosse ed insulti alle donne i cui abiti non corrispondano alle

prescrizioni dei Talibani;

- fustigazione pubblica per le donne con le caviglie scoperte;

- lapidazione pubblica per le donne che hanno rapporti sessuali fuori dal

matrimonio;

- divieto dell’uso di trucco, di parlare, di ridere forte e di portare tacchi alti;

- divieto di indossare abiti a colori vivaci;

- divieto dell’uso di bagno pubblici;

- divieto di farsi fotografare.

Alcune donne, nonostante tutto, hanno continuato a insegnare o andare a scuola “in

segreto”. Le abitazioni in cui è presente una donna devono avere le finestre

oscurate con la vernice in modo che non sia vista dall'esterno. Devono portare

calzature silenziose in modo da non essere mai sentite e se malauguratamente i

5 Velo con cui le donne pakistane si coprono capelli e viso 6 Indumento femminile afghano che copre interamente la donna, dalla testa ai piedi, lasciando solo una fessura per gli occhi. E’ in genere nero o blu. 7 Ai Talebani è stato insegnato a sottovalutare e a mostrare estremo disprezzo per le donne. Ne fanno una questione d'orgoglio. Inoltre essi credono che le donne siano la parte più debole della popolazione ed è per questo che possono essere oppresse e messe a tacere con varie scuse di carattere religioso, morale e culturale.

La condizione della donna nell’Islam

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loro passi giungono all'udito di un uomo, rischiano di essere fustigate pubblicamente

per il ludibrio delle folle. I mariti hanno potere di vita e di morte sulle loro parenti

donne, in particolare sulle loro mogli, ma la folla impazzita ha altrettanto diritto

di lapidare o picchiare una donna, spesso fino alla morte. Le donne vivono temendo

per la loro vita che potrebbero perdere per la minima infrazione. Le donne sono

usate solo per perpetuare la specie, soddisfare i bisogni sessuali degli uomini e

occuparsi delle pulizie domestiche. Private di un volto, di una voce, di libertà di

movimento, della stessa dignità di essere umano, non contenti i talebani le hanno

private anche del pensiero e della volontà. Costrette a queste insostenibili

condizioni di vita, molte donne si lasciano morire, altre si suicidano, anche dandosi

fuoco, quando ad appiccarlo non è lo stesso marito, oppure muoiono per mancanza

di cure mediche, visto che non possono essere visitate da medici uomini e le donne

non possono più studiare e lavorare. Anche in caso di emergenza, una donna può

essere rispedita a casa, se non si presenta all'ospedale vestita propriamente e non

accompagnata da un parente maschio mentre. Molto diffusi sono i casi di

depressione e di suicidi tra le donne; la depressione sta diventando così diffusa da

raggiungere livelli di emergenza. Non c'è modo, in una società retta a tal punto

dalla legge islamica, di conoscere la percentuale di suicidi con sicurezza. Una

donna stuprata può essere facilmente accusata di adulterio ed essere giustiziata.

Dato che non possono lavorare, coloro che non hanno parenti maschi o marito

muoiono di fame o elemosinano nelle strade o addirittura prostituirsi per mantenere

se' stesse e le proprie famiglie, anche se in possesso di laurea. Si è al punto in cui

l'espressione "violazioni dei diritti umani" è adeguata a descrivere la realtà.

Le donne hanno goduto di una relativa libertà, della possibilità di lavorare, di

vestire più o meno come volevano, potevano guidare e apparire in pubblico da

sole fino al 1996. I diritti delle donne non sono in alcun posto un problema

secondario ed è inaccettabile per le donne nel 2000 essere trattate come subumani

e come una proprietà ecco il perché dell’intervento di tutta una serie di

Organizzazioni Internazionali al fine di porre rimedio allo scempio continuo che le

donne sono costrette a sopportare.

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È un errore, in ogni caso, immaginare l'Afghanistan solo come un paese di donne

oppresse e silenziose; molte di loro infatti combattono battaglie quotidiane contro

le violenze, i soprusi e le brutalità quotidiane. Alcune sono sconosciute, ma altre,

invece, sono salite alla ribalta della cronaca per gesti e dimostrazioni che

passeranno alla storia. Una di queste è Malalai Joya, attivista afghana trentenne

che ha sfidato i Signori della guerra denunciando pubblicamente le loro violenze

ed efferatezze. Ad oggi è sfuggita a sei attentati ed è costretta a vivere

indossando l’odioso burqa che lei ha sempre combattuto con forza.

La condizione della donna nell’Islam

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La dignità delle donne afghane

ص ص ح ل م ق ل كِىَِّ فَم ْ حَن َ يوكن ِّ ىصِ ل م َ م و ى حص ىحن م و ْ ن ْ نَم ح دىحن م كِ ه حن َ ن ْ نَم نِّحِّ ن م ن

ِ ل م ٍُ ُن م ْ ن ْ دىنُم رصن م م ح نٍ حن م ُ ن ح نك ِ ِوَكك كَه م و ص َْ اح ك

« O profeta, dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro

mantelli; essi permetteranno di distinguerle dalle altre donne e di far sì che non vengano offese.»

(Corano 33:59)

Le donne diventano arma strategica e questo vuol dire, nella pratica, che nei loro

confronti si verificano efferate violenze. Caso emblematico è l’Afghanistan, paese

in stato di guerra da ormai più di 30 anni, che, nonostante gli interventi umanitari

delle forze ISAF-NATO sul campo, registra, negli ultimi anni, un preoccupante

peggioramento sia economico che sociale del paese, ma soprattutto per quanto

riguarda la violazione di diritti umani e le violenze di genere.

Lo scorso 25 novembre 2013, giorno in cui si celebra la giornata internazionale

contro la violenza sulle donne, una Commissione del Ministero della Giustizia

afghano ha presentato un documento per la richiesta della reintroduzione della

pena della lapidazione per alcuni crimini morali come l’adulterio. Human Right

Watch ha pubblicato nel Gennaio 2014 un Report chiamato: “Women’s rights

declining in Afghanistan” dove viene sottolineato come il Governo di Hamid Karzai,

con una serie di decisioni nel corso della sua presidenza, abbia seriamente violato

i diritti delle donne.

Prima della guerra civile, l'Afghanistan non era proprio un baluardo di parità di

sessi, ma stava dimostrando un crescente impegno nei diritti delle donne. Secondo

Amnesty International, nel 1960 il governo, sotto la leadership del primo ministro

Daoud Khan, aveva considerato il velo come facoltativo, e concesso alle donne gli

La condizione della donna nell’Islam

Pag. 12

stessi diritti e doveri di fronte alla legge, che significava che potevano votare.

Donne e bambine potevano anche andare a scuola. Durante l'occupazione

sovietica, l'età minima di matrimonio si era alzata, erano stati creati corsi di

alfabetizzazione, e l'importanza dell'istruzione aveva avuto più enfasi; ma tale

transizione non avvenne senza ripercussioni, in quanto, i sovietici hanno fatto di tutto

per imporre alle donne afghane i costumi occidentali usando anche metodologie

errate come la detenzione e la tortura.

All’indomani della ritirata dell’Unione sovietica dal paese, che ha lasciato

l’Afghanistan dilaniato dalla guerra civile e con il conseguente collasso del suo

sistema economico e sociale, compaiono sulla scena i talebani che conquistano

Kabul nel 1996. Donne e bambine sono state particolarmente prese di mira dai

Talebani provocando gravi danni alla crescita e allo sviluppo della popolazione.

Dopo il 2001, malgrado oggi l’Afghanistan si trovi oggi in una situazione di paese

in via di ricostruzione e sotto il controllo delle forze internazionali, i talibani, in

realtà continuano a controllare parte dei territori tribali, esercitando una forte

pressione sulla popolazione continuando a causare forti discriminazioni tra ruoli

sociali maschili e femminili. È un errore, però, immaginare l’Afghanistan solo come

un luogo dove vivano esclusivamente donne oppresse e silenziose; in realtà,

l’Afghanistan è un paese estremamente complesso, pieno di contraddizioni e di

sfumature non facili da cogliere soprattutto per la visione culturale occidentale.

Va ricordato però che sia nella fase di pieno svolgimento del conflitto, sia di quello

post conflict, è determinante l’impegno degli Organismi Internazionali che hanno il

compito di guidare le donne in un percorso di sostegno e formazione che permetta

loro di raggiungere un ruolo sociale consapevole e partecipato e di godere

pienamente dei loro diritti fondamentali. E’ sconosciuto ai più che molte donne

afghane combattono battaglie quotidiane contro le violenze, i soprusi e le brutalità

quotidiane.

La condizione della donna nell’Islam

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Che cos'è RAWA?

كَِنِف ح ي م ح نِحن م و ن كِِصا ْ دوك ى حصه ر ل نَم ُ صحِ حن ه حن َ ىر ل ْ كِّ ن يَم ْ دوك ُ إ ن م ح ن

روو نَم ح َِنُم كِِّ حوي م ُ ف ُ نْ َُصو نَم ا وي م ح ِ و ْ ح ِّحَنم ِ ن نَم كَه م ح نن ل م ْ و كِ

«Se le vostre donne avranno commesso azioni infami portate contro di loro, quattro testimoni

dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non

sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d'uscita.» (Corano 4:15)

RAWA (Revolutionary Association of Women of Afghanistan), l'Associazione

Rivoluzionaria delle Donne d'Afghanistan, è nata nel 1977 a Kabul, come

organizzazione socio-politica indipendente di donne afghane in lotta per i diritti

umani e la giustizia sociale in Afghanistan. È stata fondata da un gruppo di donne

intellettuali afghane guidate da Meena, assassinata nel 1987 a Quetta, in

Pakistan, dagli agenti afghani dell'allora KGB, in connivenza con i fondamentalisti

di Gulbuddin Hekmatyar. L'obiettivo di RAWA era coinvolgere un crescente numero

di donne afghane in attività politiche e sociali volte ad ottenere diritti umani per

le donne e contribuire alla lotta per la ricostituzione in Afghanistan di un governo

basato su valori democratici e secolari. Nonostante l'opprimente atmosfera politica,

RAWA fu ben presto coinvolta in molteplici attività in ambito socio-politico,

comprendenti sia istruzione, sanità ed economia, che attività politica. Nonostante

gli orrori e l'oppressione politica, l'interesse per RAWA e la sua influenza crebbero

negli anni dell'occupazione sovietica e un numero crescente di attiviste di RAWA fu

inviato a lavorare tra le donne rifugiate in Pakistan. Allo scopo di indirizzarsi ai

bisogni immediati delle donne rifugiate e dei bambini, RAWA organizzò scuole con

alloggi per bambini e bambine e un ospedale dotato di nuclei mobili a Quetta, in

Pakistan. Le manifestazioni contro gli invasori sovietici e i loro alleati e, più tardi,

La condizione della donna nell’Islam

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contro i fondamentalisti, e le denunce dei loro tradimenti e dei loro crimini, sono

stati un marchio delle attività politiche di RAWA.

L'Islam è la religione dominante in Afghanistan, e, come nella maggior parte del

mondo, i musulmani Sunniti sono i più numerosi, mentre gli Sciiti sono una minoranza.

I musulmani Sunniti sono legati alla Sunna, la tradizione di detti e di azioni di

Maometto, creduta da molti musulmani come complementare al Corano. I Sunniti

credono che chiunque pio e devoto possa essere un califfo8, mentre gli Sciiti

credono che il califfato possa essere tenuto solo dai discendenti di Maometto

attraverso sua figlia Fatima. Gli Sciiti inoltre credono che gli Imam (discendenti di

Maometto) possano espandere il Corano e cambiar leggi e dottrine. A coloro che

sostengono che il fondamentalismo islamico sia parte della cultura afghana, e che

la Rawa imponga valori estranei ed anti-islamici in Afghanistan, bisogna

sottolineare quanto la versione talebana dell'Islam sia molto diversa dal modo in

cui la religione viene praticata nel resto del mondo. I Talebani e i Mujaheddin

stanno abusando violentemente dell'Islam secondo i propri interessi ed utilizzano la

religione per nascondere i loro crimini specialmente contro le donne considerate

come semplici esseri inferiori. La Rawa ritiene che la stabilità in Afghanistan possa

tornare solo quando tutte le fazioni belligeranti siano state disarmate. Essa

accoglierebbe volentieri l'intervento delle forze di pace delle Nazioni Unite, per

disarmare i gruppi in guerra e frenare così i paesi che mandano armi e denaro

alle bande di fondamentalisti, garantire elezioni nella legalità e in un clima di

libertà e diffondere principi legati ai diritti umani e al rispetto delle donne.

8 Successore di Maometto come capo dell’Islam.

La condizione della donna nell’Islam

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Conclusioni

نصل م َ ه ن ق َوكْون م كَِك َ م ص كِىَ حص ن ل كَه م ُ َضل م ِّْ َ هنُم ِّ نض ِّ ْص ِّ نَعم ن ْ ىِ موك و ْ

ل ِ ن وك ِ اصي م م ْْ صيُم ُ صَِاص ِ هن حل م اصُ حصيُم قصىِ ص ِ ح م ِّْ كَِنِف م كَه م ا صُون م و َِ

و نَم حوو نَم ى حوي كوو نَم ُ ن كون ضصن م ُ ف و ْ ِّوو نَم كِ كضك ً نى ر ل ُ إ ن م و ِ ِّنوك ُ ن ْ

نَم ه حن َ ه حَص رصن م كَه م ا نَم م ح ِّحَنم َ ر ِّحَكك

«Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto

alle altre e perché spendono per esse i loro beni. Le donne virtuose sono le devote, che

proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete

l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla

contro di esse. Allah è altissimo, grande.» (Corano 4:34)

Dagli studi di caso e dalle testimonianze di chi lavora in Afghanistan emerge il

ritratto di una donna che non è più disposta ad essere relegata all’esclusivo ruolo

di moglie e madre. Sono molte le organizzazione afghane gestite da attiviste locali

che promuovono programmi di educazione ed alfabetizzazione, ma anni di guerra

hanno segnato una generazione intera di donne, che non sembrano però disposte

ad arrendersi. Un ruolo chiave è giocato dalla comunità internazionale, che deve

supportare questi movimenti pacifici di donne che cercano, attraverso un lavoro di

advocacy e di impegno in campo sociale, un nuovo ruolo, che dia spazio e voce

alle loro idee, al loro impegno politico e alla loro bisogno di essere parte attiva

all’interno dei gruppi di appartenenza e del paese in cui vivono. Ancora oggi però,

nonostante alcuni cambiamenti importanti, esiste una forte disparità di

rappresentanza femminile nei processi e nei negoziati di pace e quindi il gap tra

il ruolo maschile e quello femminile continua a vedere penalizzata sempre ed

esclusivamente la donna. Quindi, sia in tempo di pace sia in tempo di guerra, esiste

ancora una forte disparità di genere.

ogni verso va interpretato. il corano è ricco di metafore.il battetele è inteso come non potete picchiarle, ne insultarle, ne essere violenti, quindi l'hardcore o sess
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