La fatalità, un qualcosa multiforme che deve assolutamente verificarsi
Clementi98
Clementi986 dicembre 2017

La fatalità, un qualcosa multiforme che deve assolutamente verificarsi

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Il macrotema della fatalità, nei suoi aspetti più diversi, si ritrova in ciascuno degli argomenti indicati di seguito: (FRANCESE) Émile Zola: "L'assommoir" (FISICA) Il campo magnetico (INGLESE) Aldous Huxley: "Brave ...
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LA FATALITÀ

LA FATAL ITÀ

MATURITÀ 2017

CHIARA CLEMENTI

C ’è un ’ i sc r i z ione l à ,

un ’ inc i s ione che

non so che cosa s ia

in que l la ga l le r ia .

Ditemi che s ign i f i ca :

“ANATKH ” .

Le i regna su di te ,

“ANATKH ” è in greco ,

ma per no i è f a ta l i tà !

Fata l i tà !

Ha i l tuo dest ino in mano .

Fata l i tà !

La t rov i su l la tua v ia .

Fata l i tà !

Tu se i nessuno o se i un dio .

Fata l i tà !

Tu se i puttana o se i re .

Fata l i tà !

La v i ta l a dev i a l e i .

Fata l i tà !

LA FATAL ITÀ

LA FATAL ITÀ | 01

La mia musa ispiratrice,

benché di natura

maschile e dalla grande

capigliatura, è stata

 Riccardo Cocciante.

Questi affronta il tema

della fatalità nel musical

"Notre-Dame de Paris". 

INTRODUZIONE

LA FATAL ITÀ | 02

“ANATKH” è un termine di origine greca che

inizialmente indicava il concetto astratto di forza,

costrizione e necessità, ma nella letteratura, come

ad esempio per Omero e Virgilio, era sinonimo di

fato o destino.

Quindi per estensione, è una costrizione e/o

punizione dovuta a un ente superiore.

Gli antichi greci decisero di concretizzare questa

forza capace di regolare le cose, dal moto degli

astri ai fatti particolari dei singoli uomini, nella

figura delle “Moire”, le tre figlie di Zeus, dio del

cielo e del tuono, e di Temi, dea della giustizia e

dell’ordine: Cloto (“la filatrice”), Lachesi (“la

misuratrice”) e Atropo (“colei che non si può

evitare”). Erano la personificazione del destino

ineluttabile e il loro compito era quello di

presiederlo: Cloto filava dal fuso il filo della vita,

Lachesi dispensava i destini assegnandone uno a

ciascun individuo e stabilendone la durata, e

Atropo, infine, recideva il filo della vita al momento

stabilito segnando la morte di ogni singolo

individuo.

Berthel Thorvaldsen, Le Moire

LA FATAL ITÀ | 03

Le decisioni delle Moire erano immutabili e ogni

creatura doveva sottostarvi, sia gli uomini, sia gli

dei. Questi ultimi erano inferiori alle tre figlie di

Zeus e, nonostante la loro potenza, non erano in

condizione di cambiare o intervenire nelle

decisioni da loro prese.

I latini accolsero le Moire nella loro cultura,

ribattezzandole “Parche” o addirittura “Fatae”,

ovvero coloro che presiedono il fato.

Il termine fato deriva da "fatum", participio passato

neutro del verbo "fari", che significa "dire, parlare", e

quindi "ciò che è detto, la parola detta" dalla

divinità a cui ci si deve adeguare e alla quale è

inutile tentare di sottrarsi.

Quindi, la fatalità è intesa qui come quel qualcosa

multiforme che deve assolutamente verificarsi,

accadere, perché un ente superiore, fisico o

immateriale, razionale o al di fuori di qualunque

logica comprensibile, ha deciso così.

E l’uomo? L’uomo non può nulla, malgrado tutti i

suoi sforzi, perché “il suo fato è già scritto”!

LA FATAL ITÀ | 04

Tracce del macrotema della fatalità,

nei suoi aspetti più diversi,

si ritrovano in ciascuno degli

argomenti indicati di seguito.

LA FATALITÀ

FISICA

Il campo magnetico

INGLESE

Aldous Huxley:

"Brave New World"

STORIA:

La bomba atomica nella

Seconda Guerra

Mondiale e la questione

della città ARTE

Giorgio de Chirico:

"Enigma della fatalità"

SPAGNOLO

Miguel de Unamuno:

su creación literaria

ITALIANO

Giovanni Verga:

"I Malavoglia"

FRANCESE

Émile Zola:

"L'assommoir"

LA FATALITÀ | 05

1   |

STORIA: Il viaggio di nozze

2   |

ARTE: Il guanto rosso 

3     |

ITALIANO: La storia e il progresso

INDICE     |  LA FATALITÀ

4     |

INGLESE: La stabilità tecnologica

M A T U R I T À 2 0 1 7

5     |

SPAGNOLO: L'autore

6     |

FRANCESE: L'ereditarietà

7     |

FISICA: I poli magnetici

LA FATALITÀ | 06

STORIA |   I L VIAGGIO DI NOZZE

LA FATAL ITÀ | 07

Nonostante le continue vittorie degli Americani, le

truppe nipponiche continuavano a resistere ad

oltranza nel Pacifico.Nell’agosto 1945 il presidente

statunitense Harry Truman decise di utilizzare

contro il Giappone la nuova arma sviluppata nel

“Progetto Manhattan”, un progetto di ricerca

presieduto dallo scienziato Robert Oppenheimer,

volto a realizzare un ordigno atomico da utilizzare

nella guerra in corso. Al progetto lavorarono oltre

130000 persone  con un investimento di più di due

miliardi di dollari di allora, riuscendo a battere sul

tempo la Germania.

  

US Department of Energy, La prima bomba atomica

CAPITOLO 1 |   I L VIAGGIO DI NOZZE

LA FATAL ITÀ | 08

Nonostante le sperimentazioni condotte nel deserto

del Nuovo Messico, nessuno conosceva realmente il

potere distruttivo dell’ordigno, ma il governo

americano decise lo stesso di utilizzarlo per porre

fine alla guerra ed impedire un eventuale intervento

dell’Urss (l’America intendeva assumere la piena

egemonia sul Pacifico).

Gli scienziati che avevano creato la bomba volevano

verificarne gli effetti e avevano richiesto di

localizzare delle aree in cui l'esplosione sarebbe

stata di grande effetto e di minimo danno alle

persone. Avevano indicato come possibile obiettivo

la città di Kokura (oggi parte di Kitakiushu).

La Target Committee di Los Alamos, il 10 maggio

1945, raccomandava come obiettivi: Kyoto,

Hiroshima, Yokohama o l'arsenale di Kokura.

Quest'ultimo obiettivo fu ritenuto non idoneo dai

militari per la possibilità di non colpire

quell'obiettivo militare distante da centri abitati e

consigliarono di optare per obiettivi noti che

avrebbero avuto un grande effetto psicologico.

La Commissione scelse Kyoto, massimo centro

culturale giapponese, ma il segretario di stato

Stimson, la cancellò dalla lista perché vi era stato in

viaggio di nozze.

A luglio il generale Spaatz ebbe l'ordine di colpire le

città di Hiroshima, Kokura e Nagasaki.

Hiroshima era stata scelta non solo perché vi era un

grosso deposito d'armi ma anche per vedere

l'effetto dell'esplosione in ambiente non aperto (la

città è circondata da colline).

CAPITOLO 1 |   I L VIAGGIO DI NOZZE

LA FATAL ITÀ | 09

Il 6 agosto 1945 il bombardiere B-29 Enola gay

decollò alle ore 1:45 e dopo quasi sette ore di volo

sganciò l’ordigno.

Pare che Kokura e Nagasaki fossero

state risparmiate per scarsa visibilità

il giorno delle operazioni.

Tuttavia, tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, una

seconda bomba atomica colpì Nagasaki.

L’orrore del disastro atomico portò alla resa del

Giappone e alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

NY Daily News, Il bombardiere B-29 Enola gay

NY Daily News, Hiroshima, 6 agosto 1945

ARTE |   I L GUANTO ROSSO

LA FATAL ITÀ |   10

La Pittura Metafisica è uno stile che prende forma tra

il 1912 e il 1914 e non nasce come movimento

d’avanguardia ma come visione di un singolo artista:

è legata solo all’evoluzione stilistica dell’artista greco

Giorgio de Chirico (1888-1978).

 Questi, trasferitosi a Parigi nel 1911, inizia a

sperimentare una tecnica particolare in cui

predomina l’immobilità (in netta contrapposizione al

dinamismo e alla velocità futurista) e che solo in un

secondo momento si affermerà come corrente

artistica vera e propria.

Comincia ad eseguire delle piccole tele che lui

stesso definisce “Enigmi”, per indicare che il

momento della creazione di un’opera è inesplicabile.

L’obiettivo è l’enigmaticità, che viene resa

dall’improvvisa apparizione di oggetti tipici in luoghi

assolutamente atipici e viceversa, e dalla diversa

angolatura cui sono sottoposte le cose in questi

luoghi dove si “vede” il silenzio.

Carl Van Vechten, 1936,

Giorgio de Chirico

CAPITOLO 2 |   I L GUANTO ROSSO

LA FATAL ITÀ |   1 1

Se per definizione “metafisica” significa “al di là delle

cose fisiche”, questo “al di là” per de Chirico non

significa qualcosa di sovrannaturale ma piuttosto il

semplice spostamento di collocazione:

troviamo, per questo, oggetti banali, di uso comune,

accostati o sovrapposti a reperti museali o statue.

Non fa altro che prendere un’immagine dal luogo in

cui abitualmente si trova per trasferirla in un altro, il

tutto ovviamente secondo una logica che permetta

all’osservatore di ampliare i propri confini mentali e

sviluppare una propria considerazione.

Per l’appunto,

l’”Enigma della

fatalità” è

un’opera del

1914 alla quale

ho dato

una mia

interpretazione

personale.

CAPITOLO 2 |   I L GUANTO ROSSO

LA FATAL ITÀ |   12

Il misterioso accostamento  di alcuni oggetti, quali il

guanto rosso, la X sul porticato e la ciminiera,

rendono l’atmosfera inquietante, tanto da infondere

nell’osservatore un senso di incomprensione e

terrore. Anche la prospettiva incongrua, contribuisce

a questo senso di instabilità, soffocando lo sguardo e

comprimendo lo spazio.

La ciminiera è simbolo della Seconda Rivoluzione

Industriale, processo che raggiunse il pieno sviluppo

nell’ultimo decennio del 1800 e che portò non solo

innovazioni tecnologiche nel campo della medicina,

dei trasporti e delle comunicazioni, ma ebbe anche

effetti socio-economici, come, ad esempio,

l’incremento demografico, lo sviluppo delle città e la

meccanizzazione dell’agricoltura.

La vertiginosa verticalità dell’impianto industriale

sottolinea proprio l’effetto stabilizzante e imponente

del progresso.

Tuttavia, è necessario evidenziare come la Seconda

Rivoluzione Industriale sia stata anche la madre

della spersonalizzazione dell’uomo e della sua

omologazione. I palazzi circostanti sono tutti uguali,

quasi geometrici, e rappresentano proprio

l’alienazione umana a causa dello sviluppo

industriale.

Il guanto rosso in primo piano è un elemento, a

parer mio, di forte presagio. Come dice anche

Riccardo Cocciante nella sua canzone,  

“La fatalità ha il tuo destino in mano” ed ecco che il

guanto ne diventa un simbolo, diventa l’elemento

perturbante che preannuncia l’arrivo di qualcosa, 

CAPITOLO 2 |   I L GUANTO ROSSO

LA FATAL ITÀ |   1 3

 la morte, la fine della stabilità, seppur apparente,

dell’industrializzazione. Anche il semplice colore

rosso, potrebbe far pensare alla guerra:

il 1914 segna l’inizio della Prima Guerra Mondiale

e la futura nascita dei totalitarismi.

A rendere l’atmosfera ancora più terrificante, la

struttura triangolare dell’opera dà quasi l’idea di un

sipario che si sta chiudendo.

Lo scenario è desolante, e il sipario qui richiama

nuovamente il concetto di fato, di quel qualcosa che

deve per forza verificarsi, di quel guanto rosso che

sta per distruggere tutto.

Altro elemento è la X sul porticato.

In epoca risorgimentale sui muri di Milano e

Venezia, appariva la scritta “VIVA VERDI” non solo

per inneggiare il famoso compositore Giuseppe

Verdi, ma in particolar modo era un acronimo per

“VIVA VITTORIO EMANUELE RE D’ITALIA”.

La X in questione, nell’opera di de Chirico, è quasi,

come allora, un simbolo della ribellione dell’uomo

alla realtà contemporanea: personifica lo sforzo

continuo dell’uomo, la sua voce di protesta,

il suo opporsi al “tiranno”.

Ma tutto è vano, perché lo spettacolo è finito.

I TAL IANO |  LA STORIA E I L PROGRESSO

LA FATAL ITÀ |   14

“I Malavoglia” è il primo romanzo di Giovanni Verga

(1840-1922) del ciclo dei “Vinti”, pubblicato nel 1881,

che narra la storia di una famiglia di pescatori di

Aci Trezza (Sicilia).

I Toscano, soprannominati “Malavoglia”,

rappresentano la vita di un mondo rurale arcaico,

chiuso in ritmi di vita tradizionali e dominato da una

visione della vita anch’essa tradizionale, che si fonda

sulla saggezza antica dei proverbi. Non si tratta di un

mondo del tutto immobile, anzi la storia penetra in

quel sistema arcaico, disgregandolo, rompendone gli

equilibri, sconvolgendone le convinzioni.

Siamo infatti all’indomani dell’Unità d’Italia, nel 1863,

e Verga mette in risalto come le tensioni di un rapido

momento di cambiamento della società italiana

investano il piccolo villaggio siciliano.

La storia e la modernità si presentano con la

coscrizione obbligatoria che sottrae braccia al lavoro

(proprio dalla partenza del giovane ‘Ntoni la famiglia

Luchino Visconti,

1948,

La terra trema

CAPITOLO  3   |  LA STORIA E I L PROGRESSO

LA FATAL ITÀ |   15

comincerà ad andare in crisi), le tasse, la crisi della

pesca, le innovazioni tecnologiche e nel campo dei

trasporti, che suscitano le reazioni ostili della

mentalità immobilistica dei paesani.

  

Il mondo del villaggio può apparire immobile solo

perché i fatti narrati, in obbedienza al principio

dell’impersonalità, alla tecnica dell’eclisse dell’autore

e della regressione, sono presentati nell’ottica dei

personaggi stessi: l’immagine di una realtà statica è

resa dalla visione soggettiva dei vari protagonisti,

perché loro così sono abituati a concepirla.

La loro visione deforma, tradisce la realtà effettuale.

Le trasformazioni dinamiche prodotte dalla

modernità vanno a modificare il mondo arcaico dei

Malavoglia e anche il sistema sociale del villaggio,

articolato in diversi classi sociali.

La famiglia Toscano, ad esempio, subisce un

processo di declassazione, passando dalla

condizione di proprietaria di casa e barca a quella di

nullatenente, costretta a “vivere alla giornata”.

Ma il personaggio in cui si incarnano essenzialmente

le forza disgregatrici della modernità è il giovane

‘Ntoni: uscito dall’universo chiuso e immobile del

paese, a Napoli è venuto in contatto con la realtà

moderna e, proprio per questo, non può più

adattarsi ai ritmi di vita ancestrali del paese.

Emblematico è il suo conflitto con il nonno, padron

‘Ntoni: da un lato abbiamo la storia, la modernità, il

progresso e tutte le sue conseguenze, dall’altro la

tradizione, i valori antichi.

CAPITOLO  3   |  LA STORIA E I L PROGRESSO

LA FATAL ITÀ |   16

La famiglia Toscano, sotto l’azione di tutte queste

forze innovatrici, si disgrega e l’attaccamento del

vecchio patriarca ai valori arcaici non vale a

preservarla.

È vero che alla fine Alessi, il nipote più giovane,

riuscirà a riscattare la casa del nespolo, continuando

il mestiere del nonno e ricostruendo così un

frammento del’antico nucleo familiare, ma il

romanzo non si chiude affatto con questa parziale

ricomposizione dell’equilibrio, bensì con la partenza

di ‘Ntoni dal villaggio.

Il personaggio che aveva messo in crisi quel sistema,

se ne distacca per sempre e se ne allontana

andando verso la realtà del progresso,

delle grandi città, della storia.

INGLESE |  LA STABIL ITÀ TECNOLOGICA

LA FATAL ITÀ |   17

“Brave New World” is Aldous Huxley’s best-known

novel and belongs to his literary production second

period, when the author explores the fundamental

questions of philosophy and ethics.

When it was published in 1932, it received negative

reviews and a lot of criticism because it was too far

ahead the contest of that time

(economic crisis of 1929 and birth of totalitarianism).

The title of this

dystopian novel is

taken from the

Shakespearian

comedy The Tempest,

when Miranda,

the girl who lives on a

desert island, seeing

other human beings

for the first time, says:

“Oh brave new world

that has

such people in it!”

(Act 5, Scene 1,

line 187).

First edition cover

CAPITOLO  4   |  LA  STABIL ITÀ TECNOLOGICA

LA FATAL ITÀ |   18

The novel is set in a. f. 632 – a. f. = “after Ford”

(the Ford in question is Henry Ford, an American

industrialist who introduced the assembly line

in the car industry).

After a terrible Nine Years’ War, a new world has

been created, where private property has been

abolished and the State controls everything.

This New World reflects Huxley’s fear of

technological progress: this world is ruled by

technology and technology is applied everywhere.

The high authorities and the State select people

before being born according to the role they will

have in society. Even though some women still get

pregnant, there is not a natural birth:

babies are generated artificially in hatcheries

and then brainwashed in conditioning centers when

they are still young to become workers, soldiers,

engineers.

The State wants to eliminate emotions:

all people’s desires are satisfied by a synthetic drug,

called soma, which is also used to solve any

problems. As a result, nobody complains and

nobody is dissatisfied: the main purpose is stability!

John is a man called by the population “Mr. Savage”

because he lives in a reservation in New Mexico

where things are not controlled, people can feel

emotions and give birth naturally,

they can fall in love, be sad, feel pain, read,

study, be religious.

CAPITOLO  4   |  LA  STABIL ITÀ TECNOLOGICA

LA FATAL ITÀ |   19

 John is a “natural man” who has the chance to go to

this New World. He is attracted to it, but, little by

little, he realizes that all human feelings and

literature above all are missing and, last but not

least, his mother dies for soma abuse.

So he causes a sort of revolution and he is taken to

the office of the controller Mustapha Mond.

They have a sort of discussion about the

consequences of civilization and happiness and their

prices. On one side we have instability, life, emotions

embodied by John who defends the beauty of

literature, Shakespeare’s play and the existence of

God. He insists on freedom, on the right to be

unhappy, on the importance of fears.

On the other side, Mustapha Mond, opening a safe

full of books, such as the Holy Bible and Othello,

explains that those books are too old and can cause

instability: every creative art and act must be

sacrificed to the stability

on which happiness depends.

Nothing can damage this world and its stability!

Sure enough, in the end, John, considered

dangerous to this stability, becomes victim of

scientific experiment and finally commits suicide.  

SPAGNOLO |  L 'AUTORE

LA FATAL ITÀ |  20

Uno de los temas que se abordan en “Niebla”,

una nivola de Miguel de Unamuno (1864-1936)

publicada en 1914, es la creación literaria. 

En el capítulo XXXI hay una paradoja: el personaje,

Augusto Pérez, encuentra el mismo autor.

El autor es el creador de los personajes que están

leidos por los lectores. Los lectores se vuelven

creadores cuando, leyendo las obras, dan vida a los

personajes. Augusto quiere suicidarse después la

lectura de un ensayo, “El sentimento trajico de la

vida”, que hablaba del suicidio y decide consultar el

autor de la obra, Unamuno mismo.

Unamuno dice a Augusto que no existe, que es solo

un ente di ficción y que, como su creador,

ya ha decidido el final para él.

Miguel de Unamuno

CAPITOLO  5   |  L 'AUTORE

LA FATAL ITÀ |  21

La relación entre el autor y sus personajes

es decir entre Dios y sus creaturas.

Unamuno, a través de la comparación de la vida con

la novela, muestra la precariedad de la existencia

umana: el ser umano, al igual que Augusto, está en

manos de su creador y de nada le sirve rebelarse

contra él.

Cuando Dios y el autor no saben que hacer de sus

creaturas, los matan.

Augusto está destinado a morir, no a suicidarse.

Por lo tanto, se produce un cambio en Augusto: no

quiere más suicidarse, sino vivir (vitalismo).

En la última parte del capítulo, hay un climax que

culmina con el serse, el quiero serme, el ser

plenamente uno mismo, vivir la vida plenamente

son sus cosas buenas y malas.

Antes de morir, Augusto advierte al autor que él

tambien está condenado a morir, aunque no lo

qiuera. También el novelista, el dios que crea y

destruye a sus personajes, está sujeto a los designios

de su creador y, tras su muerte,

sus creaturas le sobrevivirán.

FRANCESE | L 'EREDITARIETÀ

LA FATAL ITÀ |  22

Émile Zola est un romancier à thèse beaucoup

influencé par la science de son temps: 

le positivisme, c'est-à-dire que l’écrivain est un

homme de science, “flâneur de rue”, un vagabond

qui observe attentivement tout ce qui l’entoure avec

les détails, et il est aussi un expérimentateur qui,

avant d’écrire un roman, doit faire l’expérience des

choses; 

la théorie de l’évolution de Charles Darwin,

le déterminisme qui conduit à la théorie de

l’hérédité même des traits psychologiques,

c'est-à-dire que les hommes ne peuvent rien

pour changer leur sorte.

Cette philosophie est appliquée à la rédaction des

“Rougon - Macquart”,

un cycle de 20 romans planifiés.

La critique a accusé Zola d’avoir combiné ses romans

de manière à démontrer sa thèse un peu forcement:

l’évolution d’une tare héréditaire qui frappe les deux

branches d’une famille.

Le trait d’union est Adelaïde Fouque ou Tante Dide,

femme de Rougon et amant de Macquart,

qui souffre d’une pathologie nerveuse qui la rend

beaucoup de fois presque proche à la folie.

Ses enfants hériterons un peu de sa folie.

“L’assommoir” est le septième roman du cycle

où Zola aborde le grave problème de l’alcoolisme

dans le Paris du Second Empire.

CAPITOLO  6   |  L 'EREDITARIETÀ

LA FATAL ITÀ |  23

L’alcoolisme est l’élément

de dénonce social

et déjà le titre

est prémonitoire:

assommoir vient

du verbe "assommer"

qui signifie

"donner un coup mortel".

C’est le premier roman

avec des personnages qui

sont ouvriers: Gervaise,

une blanchisseuse et

petite-fille de Tante Dide,

et Coupeau,

un ouvrier zingueur. 

Tous les deux viennent d’un mariage failli.

La mère de Gervaise et le père de Coupeau étaient

alcoolisés et sont morts à cause de l’alcool.

Ici on trouve la fatalité héréditaire:

Gervaise et Coupeau, malgré les efforts,

mourront à cause de l’alcool.

Le Destin (c'est-à-dire Zola) veux que ils se

rencontrent. Coupeau invite Gervaise à boire

quelque chose à l’Assommoir, un cabaret,

mais elle se limite à manger la prune de la boisson

de Coupeau, comme faisait avec sa mère. 

CAPITOLO  6   |  L 'EREDITARIETÀ

LA FATAL ITÀ | 24

À ce moment précis les deux se promettent de ne

tomber jamais dans le vice de l’alcool.

Mais dans le cabaret il y a un autre signe

prémonitoire: un alambic, un distillateur de l’alcool

dont Gervaise est fascinée.

Gervaise et Coupeau finissent pour se marier et tout

semble procéder tranquillement: par exemple

Gervaise a ouvert une blanchisserie à soi.

Jusqu’à un jour quand Coupeau se casse une jambe

et ça est un désastre pour un ouvrier (autre signe

prémonitoire: il avait dit «..dans notre métier il faut

des jambes solide..»).

Le désespoir porte Coupeau à boire, à fréquenter les

vieux copains, à ne rentre plus à la maison pour

dîner, à dépenser son argent.

Une soirée Gervaise décide d’aller le chercher:

Coupeau est complètement ivrogne et commence à

insulter et à humilier sa femme.

Pour cette raison, Gervaise recommence à boire.

  

Coupeau meurt à cause de l’alcool et pour ce qui

concerne Gervaise, réduite à l’état de clocharde,

on retrouve son cadavre sous l’escalier de

l’immeuble de la blanchisserie.

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