La mente del dittatore
Sharon.Cannataro
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La mente del dittatore

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Viene descritto da un punto di vista spicologico la mente dei 3 dittatori
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La Patologia Del Dittatore: Robespierre, Stalin, Hitler

Per collegarmi all’argomento ho voluto affrontare alcune figure abili, persuasive, carismatiche e molto spregiudicate che sono stati protagonisti della storia, Robespierre, Stalin e Hitler, tre dittatori che hanno senza dubbio lasciato un’impronta significativa con le loro azioni. Una branca della psicologia, la psicopatologia, ha messo a fuoco molto bene questi tre “casi”.Cosa hanno in comune? Tutti e tre presentano tratti narcisistici, antisociali e paranoici che si connotano nella loro psicopatologia e si manifestano fin dalla loro infanzia e adolescenza.Sono personaggi drammatici, la cui biografia é segnata da un vero e proprio “disturbo di personalità”, che si riconosce soprattutto in età adulta ed è sicuramente legato ad un’ infanzia infelice, dura e pesante che ha inciso sicuramente sul loro sviluppo. I tre sono stati considerati dei veri e propri casi.

Robespierre è il “figlio bastardo” della madre, che viene rifiutato e male accolto dal suo compagno. Vive in un ambiente freddo a livello affettivo e umiliante, perché viene visto come il “diverso”, colui che deve essere sempre bravo e accomodante se non vuole essere deriso e rifiutato. La donna, malata di tubercolosi, porta avanti continue gravidanze, fino a quando non muore: il piccolo Maximilian ha solo sei anni. E’ il fratello maggiore che si deve far carico di grosse responsabilità, e deve badare ai suoi fratelli. In qualche modo Maximilian deve riuscire ad affermarsi contro tutti e tutto. La sua esperienza da dittatore nella Rivoluzione francese si caratterizza dalla lotta contro la società ingiusta e contro chi gli si oppone.

Anche Stalin ha un’infanzia drammatica e severa, segnata dalla violenza del padre alcolista che picchia il piccolo e la madre senza ragione. All’età di nove anni viene mandato in collegio dalla madre che non vuole tenerlo con sé , a causa dell’aria che si respira in casa. E spera in un destino migliore per il figlio. Il giovane adulto cresce con tratti paranoici e sadici , con punte di narcisismo nell’incapacità di entrare in empatia con le persone che lo circondando e che gli vogliono bene, oltre all’elaborazione del culto che si crea intorno alla sua personalità, una volta diventato dittatore. Si avvale dell’uso sistematico della diffidenza e del sospetto quasi “maniacale” verso chi gli si riversa contro.

Hitler è senza dubbio il caso più “clinico” di tutti : cresciuto tra la violenza del padre che maltratta sia il piccolo Adolf che la madre, matura l’idea che se il padre la picchia, è solo colpa sua (tratto borderline). E solo lui la può salvare (tratto paranoico). Vive in modo drammatico la morte della madre, a causa di un cancro al seno, e che non è stata salvata dal medico curante, che era ebreo. Il suo Sé grandioso contiene tutto il suo delirio e progetto folle dell’antisemitismo. Basta pensare al “Mein Kampf”, al suo programma politico- razziale e alla “Soluzione finale” di sterminio. Oscilla in modo costante a livello umoristico. E negli ultimi anni sembra sottoporsi a tendenze autopunitive. Hitler presenta più tratti borderline (aggressività, angoscia, comportamenti irrazionali e contraddittori, intolleranza dell’ansia, dispersione dell’identità, alternanza continua di stati d’umore differenti… eccetera) rispetto ai tratti narcisistici e paranoici di Stalin.

Quindi Robespierre, Stalin e Hitlerhanno in comune un’infanzia infelice e traumatica che ha avuto, come si è visto, un impatto negativo sulla loro salute mentale. Vivono di angoscia e di sospetto. Il padre è visto come la figura malvagia per antonomasia; manifestano difese maniacali, hanno un sé grandioso ed eccessivo e un io autosvalutante allo stesso tempo.Inoltre proiettano le loro colpe all’esterno, pensando che “loro sono i cattivi” (basta pensare alla persecuzione ebraica dei Nazisti) . E sono alla continua ricerca di trovare ed inventarsi dei nemici all’interno del loro regime.Secondo vari studiosi queste persone con gravi disturbi di personalità non sono in grado di entrare in contatto con un aiuto terapeutico . Inoltre la possibilità di guarigione di tali soggetti è davvero minima.

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