La nascita dell'intersoggettività, Appunti di Psicologia Del Lavoro. Università degli Studi di Bergamo
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La nascita dell'intersoggettività

1. Un nuovo approccio all'intersoggettività

Sin dal principio, viviamo la nostra vita con l'altro. Come mammiferi, per una breve ma cruciale parte della nostra vita prenatale, abitiamo letteralmente nel corpo di un'altra persona: nostra madre. In maniera congruente, il nostro sistema cervello-corpo inizia a prendere forma e, immediatamente dopo, sviluppa il suo incontro con il mondo, attraverso la relazione reciproca con un altro essere umano.

2. Diventare madre

Il processo evoluzionistico ha favorito il sistema di accudimento cooperativo, nell'ambito del quale la madre, pur rappresentando la principale forma di accudimento, viene sostenuta da altre figure. Questo stesso sistema di allevamento ha modificato il funzionamento neurocognitivo umano, favorendo un lungo apprendistato, che consente ai bambini di acquisire i complessi codici delle relazioni.

L'archeotipo della maternità

L'Annunciazione dell'Arcangelo e il dogma dell'Immacolata Concezione, che decreta la sacralità della maternità di Maria, hanno influenzato il modo in cui la maternità viene concepita nella civiltà occidentale. La Madonna diviene così l'archeotipo della maternità.

Desiderare un bambino

Il desiderio di maternità ha origine sin dall'infanzia, per poi maturare e culminare durante l'adolescenza. I bambini sono immaturi nella locomozione ma precoci nella comunicazione quindi i genitori dovranno essere subito pronti a interagire con quest'ultimi. Per questo i genitori devono essere competenti per riuscire a comunicare con il proprio figlio. Anche il percorso preparatorio alla comunicazione inizia in tenera età fino all'adolescenza. Dalla gravidanza fino ai primi anni del bambino si costruisce la matrice intersoggettiva madre- bambino. Questa matrice sostiene il bambino nell'acquisizione delle competenze sociali ed intersoggettive necessarie a fare parte della comunità umana.

Le rappresentazioni materne

Esistono diverse categorie con cui le madri in gravidanza si rappresentano. La qualità delle categorie materne avrà un notevole impatto sulla relazione madre-bambino e avrà un ruolo significativo nel determinare il senso di sicurezza del bambino nella sua esperienza con la madre.

3. Cure e preoccupazioni materne

Secondo la psicoanalisi e le teorie sull'apprendimento sociale, il bambino svilupperebbe un legame con la madre poiché questa lo nutre. Bowlby ha proposto una nuova teoria, osservando il modo in cui i bambini sviluppano un attaccamento nei confronti delle persone che non li alimentano. Secondo lui, il legame del bambino deriva dal desiderio biologicamente fondato di mantenere la prossimità fisica con la figura di attaccamento. Le emozioni sono strettamente associate all'attaccamento. Il sistema motivazionale dell'attaccamento mantiene complesse relazioni con gli altri sistemi comportamentali: tra questi Bowlby ha sottolineato il valore del caregiving system.

Kennel, Slyter e Klaus confermano l'esistenza dell'attaccamento prenatale. Rubin afferma che il legame materno inizia prima della nascita del bambino e influenza profondamente la successiva relazione tra madre e neonato. Da uno studio di Leifer emerge che la gravidanza e la maternità possono essere viste come differenti compiti evolutivi, che vengono affrontati in modi diversi, predittivi della qualità dell'acquisizione dell'identità materna dopo la nascita. Il caregiving system dal punto di vista della teoria dell'attaccamento

Il caregiving system viene attivato quando il bambino è ancora nel corpo della madre, stabilizzandosi completamente dopo la nascita. I comportamenti materni di accudimento potrebbero essere guidati dalle rappresentazioni che la madre ha del bambino. La rilevnza delle rappresentazioni materne durante la gravidanza potrebbe essere confermata dai comportamenti materni postnatali. E' stato evidenziato che le rappresentazioni prenatali hanno una grande influenza sui comportamenti materno dopo la nascita del bambino. Le madri con rappresentazioni equilibrate durante la gravidanza tendono ad esibire maggiori comportamenti genitoriali positivi, mentre le madri che presentano rappresentazioni distorte dei loro bambini manifestano livelli più elevati di ostilità e rabbia durante gli scambi interattivi; infine le madri con rappresentazioni disinvestite esibiscono comportamenti di tipo controllante con il bambino. Lo stile di regolazione connesso ai modelli operativi materni durante la gravidanza appare significativamente correlato allo stile di regolazione materno ad un anno di età del bambino. Dayton ha ipotizzato che la relazione tra le rappresentazioni prenatali e i comportamenti genitoriali dopo la nascita del bambino potrebbe essere sia di tipo correlazionale che causale, dal momento che le prime vengono misurate durante la gravidanza,ima che le madri possano avere avuto un'effettiva interazione con il bambino. Fonagy, Steele e Steele si concentrano invece sule rappresentazioni materne relative all'attaccamento durante la gravidanza e all'attaccamento del bambino alla madre a un anno di vita. I loro studi dimostrano che il 75% delle madri sicure hanno bambini con un modello di attaccamento sicuro, e il 73% delle madri con modelli di attaccamento insicuri hanno bambini con modelli di attaccamento insicuri. Il sistema dell'attaccamento è strettamente connesso al processo rappresentazionale e allo sviluppo di una funzione riflessiva del sé. Allo stesso tempo, stata raggiunta una concettualizzazione condivisa, che postula che il sé si sviluppi ed esista i relazione all'altro: ciò è particolarmente vero per le madri ce acquisiscono un “senso del noi” che le prepara ad interagire con i propri bambini dopo la nascita.

Focalizzarsi sul bambino

L'empatia materna, connessa alla capacità di concern, ha una grande influenza sullo sviluppo psicologico del bambino.

Preoccupazioni materne e paure

Durante la gravidanza, una madre sviluppa un'accentuata sensibilità ed è profondamente concentrata sul figlio (preoccupazione materna primaria → dalla primissima fase della gravidanza a poche settimane dopo la nascita del bambino). Questa preoccupazione accresce l'abilità materna di anticipare i bisogni del bambino e di leggerne i segnali, contribuendo dunque a sviluppare un senso del suo sé. Winnicott ha enfatizzato l'importanza cruciale di tale fase per lo sviluppo del sé del bambino. A volte, tali preoccupazioni possono predire delle difficoltà nel post-partum a livello delle interazioni genitori-bambino, ma , il più delle volte, queste preoccupazioni e ansie sono abbastanza comuni e circoscritte alla fine della gravidanza e all'immediato periodo successivo al arto. Solo la loro persistenza dopo i primi tre-sei mesi potrebbe essere indicativa di una difficoltà nell'interazione

genitori-bambino. Dal punto di vista evoluzionistico, queste preoccupazioni genitoriali sono state selezionate al fine di aumentare la capacità e la sensibilità dei genitori, riducendo gli eventuali rischi per il bambino.

4. La cogenitorialità durante la gravidanza e nel periodo postnatale

Oggi gli studi sull'infanzia e sulla genitorialità si concentrano su una psicologia fra tre persone, orientata all'esplorazione delle interazioni tra madre, padre e bambino. La cogenitorialità è un processo bidirezionale - interattivo e intersoggettivo -, in cui le azioni di un partner influenzano e sono influenzate da quelle dell'altro.

Cogenitorialità e sviluppo del bambino

C'è una forte associazione tra la cooperazione, la competizione, il coinvolgimento affettivo cogenitoriale, e lo sviluppo comportamentale, interpersonale ed emozionale del bambino durante i primi anni di vita. Fivaz-Depeursinge, Favez e Lavanchy hanno evidenziato come la precoce capacità triadica del bambino promuova la sua intersoggettività primaria. Esplorando la relazione tra le disfunzioni dell'interazione cogenitoriale e lo sviluppo del bambino, McHale ha evidenziato come le disfunzioni interattive cogenitoriali, rilevate tra gli otto e gli undici mesi di vita dei bambini, siano predittive di un maggiore livello di ansia e aggressività durante l'età prescolare. Allo stesso tempo, sembra essere confermata un'associazione tra la qualità delle dinamiche cogenitoriali e il funzionamento adattivo dei bambini in età prescolare e scolare. Le disfunzioni della coppia genitoriale possono avere però un impatto diverso, a seconda della fase evolutiva che il bambino sta attraversando. In uno studio Belsky e Fearon hanno esplorato la possibile relazione tra le caratteristiche delle relazioni della coppia coniugale, della relazione genitoriale e dello sviluppo del bambino. In base al maggiore o minore equilibrio tra la qualità della relazione coniugale e la qualità della relazione genitoriale, sono state individuate cinque configurazioni famigliari: 1) consistently supportive, 2) consistently moderate , 3) good parenting/poor marriage, 4) poor parenting/good marriage e 5) consistently risky. Tre di queste categorie presentano un equilibrio tra la qualità della relazione coniugale e la qualità della relazione genitoriale, ma si differenziano per il livello di intimità con il partner e di sensibilità verso il bambino, che possono essere alti (1), medi (2) o bassi (5). le restanti due categorie evidenziano una discrepanza tra la qualità del sottosistema coniugale e quello genitoriale. Valutando gli effetti delle diverse configurazioni familiari sullo sviluppo del bambino, i migliori risultati sono stati evidenziati nei bambini appartenenti alle configurazioni familiari 1 e 2, rispetto a quelli dell'ultimo gruppo. Nel caso delle configurazioni 3 e 4, i bambini appartenenti alla configurazione familiare 3 riportavano migliori prestazioni nelle abilità cognitive e scolastiche. Allo stesso tempo è stato confermato che il sottoinsieme genitoriale ha un'influenza maggiore sullo sviluppo del bambino rispetto al sottoinsieme coniugale; infatti sono state rilevate poche differenze tra la qualità delle prestazioni dei bambini provenienti dai gruppi 1 e 3. in altre parole i bambini sembrano più influenzati dalla qualità dei comportamenti cogenitoriali che dalle dinamiche coniugali dei loro genitori.

Gravidanza e transizione alla cogenitorialità

Klitzing ipotizza che le abilità triadiche intrapsichiche e interpersonali di entrambi i partner, valutate durante la gravidanza, siano correlate alla qualità delle relazioni diadiche e triadiche all'interno della famiglia quattro mesi dopo la nascita del bambino. I risultati delle sue ricerche dimostrano una forte connessione tra la dimensione rappresentazionale dei genitoriale durante la gravidanza e le interazioni osservabili successivamente; inoltre la qualità delle interazioni triadiche è significativamente correlata al modo in cui entrambi i genitori, durante

la gravidanza, si rappresentano la loro relazione futura con il bambino, e alla loro capacità di avere in mente la relazione con il figlio come parte di una relazione triadica in cui si riconosca l'importanza della partecipazione del padre. McHale ha studiato anche la transizione alla cogenitorialità. I risultati della sua ricerca hanno dimostrato come la qualità coniugale prenatale e le aspettatie dei genitori rispetto alle future dinamiche familiari siano predditive dell'interazione familiare a tre mesi dalla nascita del bambino. Le osservazioni dell'interazione cogenitoriale durante la gravidanza hanno confermato una correlazione tra l'alleanza cogenitoriale prenatale e l'alleanza familiare postnatale. Durante la gravidanza, la coppia sta già defindo i ruoli genitoriali e sviluppando aspettatie per il futuro. I risultati delle principali ricerche sulla cogenitorialità ij gravidanza confermano l'importanza di una valutazione precoce della relazione cogenitoriale, per l'identificazione delle situazioni a rischio e per la programmazione di interventi di sostegno.

Interazione triangolare e sviluppo dell'intersoggettività del bambino

A partire dal 1960, il costrutto dell'intersoggettività primaria durante l'infanzia ha ricevuto importanti conferme. I bambini hanno una capacità innata di condividere i sentimenti e gli stati mentali degli altri. L'intersoggettività primaria, definita dalle interazioni affettivamente risonanti tra bambino e caregiver, fornisce una base per la comprensione dei sentimenti di connessione reciproca. Si può ipotizzare che i bambini umani siano stati esposti per migliaia di anni a diversi membri del gruppo sociale di cui i genitori facevano parte. Questa complessa esperienza ha cambiato la mente e il cervello dei bambini, i quali hanno dovuto imparare a confrontarsi con molteplici interazioni. Secondo Stern, la capacità intersoggettiva deve funzionare per i gruppi così come per le diadi, conferendo un vantaggio per la sopravvivenza. Gli esseri umani sono una specie relativamente indifesa che sopravvive grazie alla capacità di coordinare l'attività del gruppo all'interno della famiglia o del gruppo sociale. Stern afferma che la formazione e il mantenimento dei gruppi richiede l'interazione di molte risorse e motivazioni, tra cui l'intersoggettività. Le osservazioni della Fivaz hanno evidenziato che a tre e sei mesi i bambini mostrano i primi nuclei della capacità intersoggettiva con la madre e il padre, che consente la costruzione di una triade reciproca. I bambini mostrano un senso di triangolarità, dal momento che sono in grado di seguire lo sguardo di un genitore verso l'altro, con una precoce consapevolezza delle interazioni che coinvolgono tre persone. Fivaz-Depeursinge ha affrontato il ruolo del sistema di attaccamento all'interno delle interazioni triadiche, o, come suggerito da Stern, dal sistema motivazionale intersoggettivo. Soprattutto durante l'infanzia, è difficile dividere il sistema motivazionale dell'attaccamento da quello intersoggettivo, poiché entrambi i sistemi forniscono una strategia di sopravvivenza, mantenendo una prossimità fisica alle figure di attaccamento e garantendo la comunicazione e la condivisione affettiva con entrambi i genitori. Nadel e Tremblay-Leveau hanno ipotizzato che l'interazione triadica possa rappresentare un'importante connessione tra l'intersoggettività primaria e secondaria, in quanto espande l'interazione da un focus orientato inizialmente su una persona a un terzo polo di attenzione.

5. Basi neurobiologiche della maternità

Oltre ai cambiamenti psicologici che accompagnano la gravidanza, nella madre si verificano anche cambiamenti nel cervello, caratterizzati dall'attivazione di circuiti neurali che orientano le condotte dell'accudimento. Questi cambiamenti vengono stimolati dalle interazioni reciproche tra gli ormoni e i geni della gravidanza. L'avvio dell'accudimento materno è particolarmente influenzato dall'ossitocina, ormone neuropeptidico, la cui secrezione aumenta nel contesto delle trasformazioni fisiologiche ed ormonali associate alla gravidanza.

Negli esseri umani, l'ossitocina risulta associata all'empatia, all'intimità, alla fiducia e alla capacità di leggere gli stati mentali degli altri. In uno studio Feldman ha evidenziato un'associazione tra livelli elevati di ossitocina, comportamenti materni più competenti e rappresentazioni mentali relative al bambino più equilibrate. E' stata inoltre rilevata un'associazione tra i livelli di ossitocina, i sentimenti di piacere sperimentati dalle madri nella relazione con il bambino e le rappresentazioni mentali dell'attaccamento. Swain conferma, in una sua ricerca, come, durante il primo periodo post-partum, le madri con parto vaginale siano più sensibili al pianto del loro bambino rispetto alle donne che hanno avuto un parto cesareo. Le differenze biopsicosociali osservate nelle donne con parto vaginale rispetto a quello con parto cesareo potrebbero essere attribuite all'aumentato rilascio di ossitocina, associato alla stimolazione vagino-cervicale prodotta dai bambini durante il parto vaginale. La ricerca mostra come anche nei padri si verifichi un aumento di livelli di ossitocina durante la gravidanza, mettendo inoltre include la stretta associazione tra la concentrazione di questo neuromodulatore e la qualità dell'accudimento paterno.

Empatia materna e sistemi dei neuroni specchio

Il sistema dei neuroni specchio può essere descritto come il correlato neurobiologico del sistema intersoggettivo, dal momento che rappresenta la motivazione innata e incarnata a entrare in contatto con le emozioni degli altri e a condividere l'esperienza soggettiva. Ammaniti e Gallese hanno condotto una ricerca sull'intersoggettività materna, studiando il sistema dei neuroni specchio delle madri durante la presentazione di stimoli emozionali infantili. Tra le altre cose, lo studio ha messo in luce una relazione tra l'attività dei neuroni specchio-insula- sistema limbico e la funzione riflessiva materna, ossia, la capacità della madre di attribuire al bambino degli stati mentali e di interpretarli. Il loro studio ha esplorato l'area dell'empatia materna e delle competenze comunicative durante il primo anno di vita del bambino, prima dello sviluppo del linguaggio. I dati confermano che il sistema dei neuroni specchio, l'insula anteriore ed il sistema limbico rappresentano le basi neurobiologiche delle interazioni madre-bambino. L'attivazione di questo sistema è una funzione della capacità materna di interpretare gli stati interni del bambino. In un ulteriore studio, Ammaniti e Gallese si sono focalizzati sull'attivazione del sistema dei neuroni specchio nelle giovani donne adulte senza figli, in risposta alle espressioni emotive infantili. Dai dati di questa ricerca emerge che gli scambi intersoggettivi tra donne e bambini sono parte di un sistema motivazionale innato ed essenziale alla sopravvivenza della specie. Questi scambi intersoggettivi si sviluppano dalla nascita tra il bambino, la madre e il padre, creando un contesto interattivo triadico. Sulla base delle evidenze neurobiologiche, si potrebbe supporre che il sistema genitoriale sia connesso al sistema motivazionale intersoggettivo primario, a sua volta strettamente associato al sistema di attaccamento:entrambi essenziali per la trasmissione e la riproduzione nelle generazioni.

6. La matrice primaria dell'intersoggettività

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