la Pala Ansidei, Tesi di laurea di Arte. Università per stranieri di Perugia
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tesi di laurea basata sulla Pala Ansidei di Raffaello e la relativa copia di Nicola Monti
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INDICE

Introduzione p. 1

CAPITOLO I – LA PALA ANSIDEI DI RAFFAELLO DEL 1505: DALLA CHIESA DI SAN FIORENZO IN PERUGIA ALLA NATIONAL GALLAERY DI LONDRA

1.1 La famiglia Ansidei committente dell’opera in San Fiorenzo p. 3 1.2 La pala della Madonna degli Ansidei p. 8

1.3 La vendita dell’opera al museo inglese p. 20

CAPITOLO II – LA COPIA DI NICOLA MONTI DEL 1770 PER LA CHIESA DI SAN FIORENZO

2.1 Nicola Monti p. 22 2.2 La copia dell’opera di Raffaello p. 28

CAPITOLO III – LE VALENZE DELLA COPIA

3.1 La legittimazione della copia p. 32

3.2 La funzione documentaria della copia sotto il profilo storico p. 35

Conclusioni p. 38

Bibliografia p. 39

Referenze fotografiche p. 41

INTRODUZIONE

Oggetto del lavoro di questa tesi di laurea, è il confronto tra due opere d’arte: la Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista e Nicola di Bari, nota

anche con il nome di “pala Ansidei”, eseguita da Raffaello Sanzio, e la

rispettiva copia realizzata dal pittore ascolano Nicola Monti.

Il raffronto mira a mettere in evidenza le affinità e le differenze che

intercorrono tra l’opera originale e la sua riproduzione.

La ricerca si pone anche l’obiettivo di illustrare le motivazioni che hanno

portato alla realizzazione della copia e di riflettere sul significato della copia

considerando l sue valenze estetiche, storico e documentarie.

La storia della pala Ansidei, è stata già studiata ed analizzata dalla letteratura

storico-artistica. Con questo elaborato ho cercato di mettere in ordine tutte le

fonti individuate, affinché si possa conoscere meglio la storia dell’opera di

Raffaello, da quando e da chi è stata commissionata, fino al momento della sua

vendita ad una collezione privata inglese e la conseguente realizzazione della

copia che avrebbe preso il posto dell’originale.

Lo studio parte dalla consultazione di diverse fonti bibliografiche, decidendo di

approfondire il saggio di Donald Cooper e Carol Plazzotta: “La pala Ansidei di

Raffaello alla National Gallery di Londra”. Questo testo è inserito nel catalogo

della mostra curata da Tom Henry e dal professore Francesco Federico Mancini

“Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugia” tenuta a Città

di Castello tra il 2005 e il 2006. Oltre gli studi recenti citati ho preso in esame la storiografia ottocentesca, ad

opera di personaggi locali come Lino Manzoni, Annibale Mariotti e

Baldassarre Orsini.

Per il terzo capitolo, invece, sono stati presi in considerazione gli scritti di

Cesare Brandi, pioniere della teoria del restauro, e di altri critici che hanno

discusso sulla valenza della copia.

Nel primo capitolo si analizza la pala di Raffaello, realizzata nel 1505 su

commissione di Niccolò di Ansidei da Catrano, e posizionata nella cappella di

famiglia all’interno della chiesa di San Fiorenzo a Perugia. L’opera è stata

venduta dai Padri Serviti della chiesa, per pagare i lavori di ristrutturazione

della stessa, al terzo duca di Marborough tramite l’ausilio del commerciante

d’arte Gavin Hamilton. Da qui, fu acquistata dalla National Gallery di Londra nel 1884 e tuttora fa parte del museo.

Nel secondo capitolo si presenta la figura di Nicola Monti, partendo dalla sua

formazione e menzionando gran parte delle opere eseguite nel corso della sua

carriera artistica, fino alla realizzazione della copia della pala Ansidei.

Infine nel terzo capitolo si esaminano le valenze della copia d’arte: il ruolo e il

valore che ha assunto nel corso del tempo e la funzione che svolge oggi l’opera

di Nicola Monti, come documento storico.

CAPITOLO I – LA PALA ANSIDEI DI RAFFAELLO DEL

1505: DALLA CHIESA DI SAN FIORENZO IN PERUGIA

ALLA NATIONAL GALLERY DI LONDRA

1.1 La famiglia Ansidei committente dell’opera in San Fiorenzo

Gli Ansidei sono una delle famiglie più antiche della città di Perugia. Provenienti da Catrano, località dove avevano il loro possedimento, si sono

trasferiti a Perugia nel XV secolo dividendosi in quattro rami: Catrano,

Condoli, Benincasa, Ansidei.

La famiglia è sempre stata attiva nella vita politica e culturale della città; il

personaggio più singolare è stato certamente Tiberio di Giovannbattista, audace

ed esperto nelle armi, prima al seguito di Napoleone e poi indipendentista, che

collabora all’unità d’Italia. Ricordiamo anche, il conte Reginaldo Ansidei,

colto ed illuminato, che ricoprì la carica di sindaco (dal 1861 al 1868) e più

volte quella di consigliere provinciale di Perugia1.

Nel corso degli anni si sono sviluppate varie interpretazioni di diversi autori

riguardanti la committenza dell’opera di Raffaello e la sua collocazione

originaria all’interno della chiesa di San Fiorenzo in Perugia.

Il primo autore che tenta di spiegare la vicenda, è stato Lino Manzoni in La

Madonna degli Ansidei nel “Bollettino della Regia Deputazione di Storia Patria

per l’Umbria” (1899), ma, per una corretta e sistematica discussione

sull’argomento, la fonte migliore è Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di

Castello e Perugia, curata da Tom Henry e Francesco Federico Mancini

(2006).

Proprio Mancini ci informa che la più considerevole documentazione sulla

cappella Ansidei, è una raccolta di memorie trascritte all’inizio del Settecento da documenti più antichi, che all’epoca si trovavano nell’archivio di San

Fiorenzo. Il cardinale Marco Antonio Ansidei, vescovo di Perugia dal 1726

fino al 1730, anno della sua morte, aveva chiesto ai padri Serviti di San

Fiorenzo di raccogliere tutte le informazioni riguardanti la cappella, per

chiarire quale ramo della famiglia avesse il patronato su di essa e per

1 M. MORETTI, La chiesa di San Fiorenzo martire in Perugia, nuova edizione a cura di A. M. TREPAOLI, 2011, p. 163

assecondare il suo desiderio di spostare il quadro in un’altra migliore cappella e farvi qualche ornamento o cornice2.

Le trascrizioni costituirono il via per l’articolo di Lino Manzoni del 1899, la

cui interpretazione, è stata poi seguita da quasi tutta la successiva letteratura

storico-artistica.

L’interpretazione di Manzoni è però imperfetta in alcuni punti, poiché le

notizie dedotte da lui, riguardanti la posizione dell’altare nella chiesa e la

costruzione originaria della predella, si riferiscono ad un’altra cappella nella

stessa chiesa, fondata nel 1515 dal ramo Benincasa della famiglia.

La cappella che ha custodito per 260 anni l’opera di Raffaello, è stata fondata

nel 1483 da Filippo di Ansideo di Simone detto “ de Catrano”. Nel 1490 egli

istituì una donazione di 100 fiorini per il mantenimento della cappella,

edificata quasi certamente per il proprio seppellimento e per celebrare la

nascita di un nuovo ramo della famiglia3.

È con i figli di Ansideo che prende origine il casato degli Ansidei di Catrano.

Filippo, il maggiore dei fratelli, è documentato dal 1458 al 1490, anno del suo

testamento. Ricoprì più volte la carica di camerlengo dell’Arte della Lana a

Perugia; proprio su questa attività costruisce un cospicuo patrimonio

finanziario. Al settore del commercio si dedicano anche i fratelli Niccolò e

Giovanni: quest’ultimo è segnato nella matricola della Mercanzia per l’anno

1497 e ricoprirà importanti incarichi amministrativi4. La cappella fu dedicata a Nicola da Bari, santo particolarmente venerato dai

commercianti e spesso assunto come loro protettore, in base alla leggenda della

traslazione del suo corpo avvenuta per mare dalla città di Myra, località della

Turchia, a Bari ad opera di mercanti.

2 Nessuno dei brani è rintracciabile nei documenti rimasti nell’Archivio di San Fiorenzo perché gran parte andò dispersa al tempo delle repressioni napoleoniche. Da: D. COOPER e C. PLAZZOTTA, La pala Ansidei di Raffaello nella National Gallery di Londra, catalogo della mostra Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugia a cura di T. HENRY e F. F. MANCINI, 2006, p. 95 3 F. F. MANCINI, Raffaello in Umbria. Cronologia e committenza. Nuovi studi e documenti, 1987, pp. 57-61

4 Vedi nota precedente

Filippo considerava il santo come <<nostro avochato>> e un’iscrizione scolpita nella pietra, che commemorava la sua fondazione, si poteva leggere un tempo

sopra l’altare: DIVO NICOLAO EPO BAREN. PHILIPPUS ANSIDEI DE

KATRANO HUMILITER EREXIT 14835. Registrata all’inizio del Settecento,

questa importante informazione andò distrutta quando la chiesa fu ristrutturata

in stile barocco su progetto di Piero Carattoli nel 1768-1770.

Da una pianta della chiesa disegnata dai frati intorno al 1650, unica fonte

precedente ai radicali cambiamenti di Carattoli, si evince che l’altare degli

Ansidei e la rispettiva pala di Raffello si trovavano in origine su un pilastro al

punto d’incrocio fra il transetto e il lato meridionale della navata. L’altare fu

distrutto anch’esso quando la chiesa fu rimodernata e attualmente si trova sul

lato destro della navata. Ci sono anche gli stemmi della famiglia e una targa

commemorativa del 1777 che ricorda l’originale dedicazione dell’altare da

parte di Filippo Ansidei:

D.O.M. IN EIUS LOCUM QUOD NICOLAI EPIS, MYRENSIS

SANCTO NUMINI, A PHILIPPO ANSIDEO DE CATRANO SAECULO XV LABENTE FUERAT EXTRUCTUM,

PARENTIS AEMULUS PIETATE IN FAMILIAE PATRONUM TIBERIUS ANSIDEAUS TEMPLI RESTAURATIONIS

AD OCCASIONEM HOCCE REPOSUIT. A. D.

MDCCLXXVII6

Tra i figli di Filippo rimasti in vita, è stato il primogenito Niccolò (1469-post

1527) ad ereditare tutti i beni e gli interessi del padre ed è stato quasi

certamente lui ad ordinare la pala a Raffaello intorno al 1504-1505, come

indica, forse, anche la scelta dei due santi presenti nella pala i cui nomi

riflettono il suo e quello del primogenito Giovanni Battista nato nel 1496.

5 “Al divino Nicola Vescovo di Bari, umilmente eresse, nel 1483, Filippo Ansidei di Catrano”. Da: L. MANZONI, La Madonna Ansidei, dal Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, in M. MORETTI, opera citata nota 1, p. 159 6“A Dio Ottimo Massimo. Nel luogo di quell’altare, da Filippo Ansidei di Catrano costruito al nume di Nicola, vescovo di Myra, alla fine del secolo XV, emulo della pietà del suo antenato

verso il patrono della famiglia, Tiberio Ansidei, in occasione del restauro del tempio fece costruire questo, nell’anno del Signore 1777”. Da: M. MORETTI, opera citata, p. 61

Niccolò continuò il libro di memorie del padre dopo la morte di quest’ultimo avvenuta nel 1490 e visse con la sua famiglia nel Palazzo Ansidei in via Alessi

a Perugia. Vi sono notizie che altri parenti di Filippo contribuirono alle spese

della cappella, ma dovette essere Niccolò a decidere gli aspetti più importanti

dell’iconografia della pala. La tavola finita illustra con singolare

comprensibilità la successione della generazione Ansidei da padre a figlio,

visto che il santo patrono di Niccolò cede il posto d’onore alla destra della

Madonna al giovane e forte Battista, che rappresenta qui il figlio ed erede

Giovanni Battista7.

Quando Raffaello ricevette l’incarico di realizzare la pala, era già attivo a

Perugia da più di due anni e aveva acquistato una considerevole reputazione

colmando il vuoto creato dalle frequenti assenze di Pietro Perugino, impegnato

a Firenze e altrove.

Raffaello concepisce la pala migliore dei suoi esordi di artista.

7 D. COOPER e C. PLAZZOTTA, opera citata nota 2, p. 90

Figura SEQ Figura \* ARABIC 1 - Stemma famiglia Ansidei di Catrano, blasonatura di

rosso con banda d'oro

1.2 La pala della Madonna degli Ansidei

Figura 2 - Raffaello, Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Nicola di Bari (Pala Ansidei) 1505

La prima testimonianza sulla Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni

Battista e Nicola di Bari (Madonna Ansidei) di Raffaello, ci è fornita da

Giorgio Vasari nelle sue Vite del 1568: <<Ritornò Raffaello a Perugia, dove fece

nella chiesa de’ frati de’ Servi in una tavola, alla cappella degli Ansidei, una

Nostra Donna, San Giovanni Battista e San Nicola>>. Cesare Crispolti il

vecchio, scrivendo alla fine del Cinquecento, lodò la <<Tavola posta nella cappella degl’Ansidei dipinta da Raffaello d’Urbino>>8 mentre Ottavio

Lancellotti (morto nel 1670) ricordava la pala nella cappella di San Nicola in

San Fiorenzo fondata da Filippo di Ansidei di Catrano9.

L’opera è un olio su tavola di pioppo che misura centimetri 245 in altezza e

centimetri 157 in larghezza.

La Vergine siede maestosa su un trono ligneo intagliato, vestita con abito rosso

con orlature finemente dorate e un manto azzurro bordato dorato unito con un

fermaglio al seno. La giovane madre tiene il Gesù Bambino in grembo e con

intensa solennità richiama l’attenzione del figlio verso un brano del libro che

tiene aperto sul ginocchio, dove presumibilmente si fa allusione al suo

inevitabile sacrificio. Sospeso dal baldacchino che sormonta il trono, vi è un

delicato filo di perline di corallo che, con le estremità gemmate a forma di

croce, somiglia ad un rosario. Il colore scarlatto del corallo rimanda al sangue

di Cristo e l’iscrizione latina sopra il trono riprende una delle più ricorrenti

invocazioni nella recita del rosario: “Salve Mater Christi”10. A sinistra

Giovanni Battista, vestito di pelliccia di cammello e manto rosso orlato d’oro,

ma con le braccia e le gambe fino al ginocchio nude, ha lo sguardo rivolto in

alto verso la sua sottile croce di cristallo che tiene nella mano sinistra e con

l’altra, indica il Bambino prevedendo la sua crocifissione.

In contrasto con la dinamica posa del Battista, vi è alla destra del trono, leggermente indietreggiato, San Nicola di Bari con la mitra bianca tempestata

di pietre preziose, l’abito vescovile di color verde cupo e orlatura d’oro

fermato da una fibbia e il pastorale nella mano destra. L’anziano santo è

completamente assorto nella lettura del libro che tiene nelle mani, come

indicano le sopracciglia aggrottate. Ai suoi piedi, tre pomi dorati che

8 CESARE CRISPOLTI, Memorie e illustrazione di cose notabili di Perugia e suo contado, 1648, in D. COOPER e C. PLAZZOTTA, La pala Ansidei di Raffaello nella National Gallery di Londra, catalogo della mostra Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugia a cura di T. HENRY e F. F. MANCINI, 2006, p. 80 99 O. LANCELLOTTI, Scorta Sagra, in D. COOPER e C. PLAZZOTTA, opera citata, p. 80 10 H. CHAPMAN, T. HENRY, C. PLAZZOTTA, catalogo della mostra Raffaello: da Urbino a Roma, 2004, p. 158

rappresentano le scarselle piene d’oro offerte in dote da San Nicola alle tre figlie di un nobiluomo decaduto per salvarle da una vita di prostituzione.

Per il Bambino Raffaello ha avuto un colpo di genio: tutto nudo, lo ha fatto

arrotolare disordinatamente con un lembo del mantello azzurro della Madonna,

come se si volesse sentire più vicino a lei11.

Il tutto ha come sfondo un grandioso arco aperto sul paesaggio che comprende

diversi particolari tra cui un ponte su un fiume che potrebbe richiamare il tratto

più ampio del Tevere sotto Perugia, ovvero la località di Ponte San Giovanni12

.

Figura 3 - Raffaello, Pala Ansidei, particolare con il paesaggio di Ponte San Giovanni, 1505

11 G. SILVESTRI, Raffaello il giovane, da: repubblica.it, 2006 12 P. LATTAIOLI, A. PINNA. G. RIGANELLA, Ponte San Giovanni dal Tevere alla città, 1990, pp.30-54, da T. HENRY e F. F. MANCINI, opera citata, p. 78

Recenti indagini vive hanno stabilito che Raffaello calcolò attentamente

l’equilibrata geometria della composizione; le analisi scientifiche rivelano che

la superfice pittorica fu preparata con una quadrettatura di nove riquadri in

altezza e sei in larghezza incisa a stilo sul gesso della preparazione. L’impianto

della composizione è quindi basato su una semplice costruzione geometrica le

cui proporzioni sono di 3:213. Raffaello abitualmente quadrettava i suoi disegni allo scopo di ingrandirli, ma la griglia è qui probabilmente usata come

guida per posizionare i maggiori elementi, come i lati del trono, le linee

orizzontali dei gradini, la testa della Vergine e dei santi.

13 T. HENRY e F. F. MANCINI, opera citata, p. 136

Figura 4 - Raffaello, Pala Ansidei, ricostruzione della grigia

Un aspetto importante della composizione fu tuttavia improvvisato ad uno stadio avanzato dell’opera, vale a dire la struttura architettonica in grigio chiaro

con la volta a botte dietro il trono della Vergine. L’indagine diagnostica

dimostra che Raffaello non aveva in origine previsto quest’ariosa architettura a

botte, ma che l’aggiunse in fase di esecuzione pittorica, infatti è dipinta sopra il

cielo azzurro e parte del paesaggio. Mancini ci dice che l’artista utilizzò la

griglia per posizionare il parapetto e la modanatura e questo spiega perché

l’architettura risulta parte integrante della composizione e nessuno si sia mai

accorto dell’aggiunta. Ѐ possibile che Raffaello abbia avuto questo mutamento

di intenzione per compensare una mancanza di struttura architettonica nella

cappella o nella cornice dell’altare14.

La pala Ansidei rende omaggio alle nobili opere perugine degli artisti più

ammirati da Raffaello, Luca Signorelli e Perugino. Tutte le figure riflettono lo

studio attento della Pala Vagnucci eseguita nel 1483-1484 da Signorelli per la

cappella di Sant’Onofrio nel duomo di Perugia. Lo si nota particolarmente

nelle pose della Madonna e del Bambino che, se rovesciate, sono quasi

identiche a quelle nel dipinto di Signorelli. Il Battista di Raffaello, con la sua

delicata croce in cristallo, è una creativa replica del santo nella pala di

Signorelli dai simili accessori, mentre il San Nicola riecheggia l’anziano

vescovo Sant’Ercolano, nello stesso dipinto15.

14 T. HENRY e F. F. MANCINI, opera citata, p. 136 15 T. HENRY e F. F. MANCINI, opera citata, p. 74

Figura 5 - Luca Signorelli, Pala di Sant'Onofrio, Figura 6 - Raffaello, Pala Ansidei particolare Giovanni Battista, 1483-84 particolare Giovanni Battista, 1505

Figura 7 - Luca Signorelli, Pala di Sant'Onofrio, Figura 8 – Raffaello, Pala Ansidei, particolare Sant'Ercolano, 1483-84 particolare San Nicola di Bari, 1505

Inoltre, la riflettografia infrarossa rivela ulteriori corrispondenze tra il disegno

iniziale di Raffaello e motivi della tavola di Signorelli: la Vergine era

inizialmente scalza come quella di Signorelli, mentre San Nicola era privo di

copricapo e calvo come Sant’Ercolano16.

L’ambientazione architettonica, con il trono elevato e l’ambientazione

perfettamente composta, deriva invece dalla Paladei Decemviri di Perugino

del 1496-1497, all’epoca nel Palazzo dei Priori a Perugia, la cui composizione

Raffaello aveva studiato e migliorato in un disegno eseguito in precedenza17.

16 T. HENRY e F. F. MANCINI, opera citata, p. 75 17 Studio compositivo datato 1503-1504 conservato ora presso lo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte. Da T. HENRY e F. F. MANCINI, opera citata, p. 75

Figura 9 - Perugino, Pala dei Decemviri, Figura 10 – Raffaello, Pala Ansidei, particolare del trono, 1495-96 particolare del trono, 1505

La datazione dell’opera di Raffaello è stata oggetto di ampie discussioni. I

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