la politica estera francese da de Gaulle a Mitterand, tra rotture e continuità, Tesi di laurea di Storia Delle Relazioni Internazionali. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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la politica estera francese da de Gaulle a Mitterand, tra rotture e continuità, Tesi di laurea di Storia Delle Relazioni Internazionali. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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Tesi di Laurea triennale in Storia delle relazioni internazionali all'Università di Bologna
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Introduzione

In questo elaborato si cercherà di analizzare la politica estera francese del secondo dopoguerra, concentrandosi su tre periodi storici ben delineati: la IV Repubblica(1944-1958), la presidenza di Charles de Gaulle(1958-1969) e quella di François Mitterrand(1981-1995). L'obiettivo sarà quello di evidenziare eventuali rotture e continuità tra questi tre periodi confrontando l'approccio avuto durante ciascuno di essi nei confronti di una serie di tematiche della politica internazionale. Infatti verranno analizzate la politica europeista, quella nei confronti delle due superpotenze(USA e URSS) e quella riguardo gli Stati del Terzo Mondo. L'elaborato sarà strutturato nel seguente modo: ogni capitolo farà riferimento a uno dei tre periodi e si suddividerà al suo interno in paragrafi riguardanti i vari aspetti della politica estera francese. La prima parte sarà dedicata alla IV Repubblica della quale verrà inizialmente analizzata la nascita nell'immediato dopoguerra e a seguire i vari problemi avuti nella politica internazionale riguardo l'Europa(il problema tedesco, la nascita dei blocchi e l'integrazione europea) e l'impero coloniale(le guerre di Algeria e Indocina, la decolonizzazione in Africa). Nel secondo capitolo verrà analizzata la politica gollista prima da un punto di vista teorico, riportando la visione politica di de Gaulle, e in un secondo tempo l'applicazione pratica delle sue teorie riguardo la costruzione europea(Mercato comune, PAC, crisi della sedia vuota), i rapporti con la Gran Bretagna e la Repubblica federale, i difficili rapporti con Stati Uniti e Unione Sovietica (crisi e distensioni) e la politica terzomondista(decolonizzazione, cooperazione, apertura a nuovi Stati). Infine l'ultimo capitolo riguarderà la politica mitterrandiana e seguirà lo schema di quello precedente, dando spazio a una parte sulla teoria politica e alla storia di Mitterrand per poi concentrarsi sulle sue azioni in politica estera(rilancio europeo, fine della Guerra Fredda, crisi nel Terzo Mondo).

La Francia e la sua politica estera (1944-1958)

Ricerca della legittimazione internazionale

Durante gli ultimi anni di guerra e i primi del dopo guerra, l'obiettivo principale per Charles de Gaulle, presidente della Francia libera, era quello di ottenere per essa la piena legittimazione internazionale e far tornare la Francia al rango di grande potenza attraverso due metodi: la delegittimazione della Repubblica di Vichy e gli accordi con le altri Stati impegnati nella guerra contro la Germania nazista, ovvero Gran Bretagna, USA ed URSS.

Illegittimità della Repubblica di Vichy Il problema principale stava nel fatto che la Repubblica di Vichy era stata, durante gli anni di guerra, riconosciuta dagli altri Stati; di conseguenza la strategia di de Gaulle per ottenere il suo scopo era quella di delegittimare la Repubblica di Vichy. La lotta di de Gaulle per farsi riconoscere come rappresentante legittimo della Francia iniziò fin dal 18 giugno 1940(quattro giorni prima della firma dell'armistizio di Rethondes da parte del maresciallo Pétain) quando esortò tutti i francesi in patria o nelle colonie a continuare la guerra assieme agli Alleati e a iniziare l'azione di resistenza1. Da questo discorso nacque la Francia Libera attraverso la quale de Gaulle voleva delegittimare la Repubblica di Vichy, ritenuta incostituzionale poiché Pétain aveva abusato dei poteri a lui concessi dall'Assemblea nazionale per distruggere le istituzioni repubblicane legittime. Queste ultime, invece, erano incarnate dalla Francia libera che doveva essere riconosciuta legittimamente come Stato francese in quanto aveva come territorio i possedimenti imperiali

1 Appello di de Gaulle del 18/06/1940 tenuto attraverso Radio Londra

francesi e come governo il Comitato francese di liberazione nazionale(CFLN).

Riconoscimento internazionale Mentre la Gran Bretagna, fin dall'appello del 18 giugno, riconosceva come legittima la Francia libera di de Gaulle, i problemi maggiori vennero causati dal rapporto con Stati Uniti e Unione Sovietica. Infatti de Gaulle, come ribadì in un suo colloquio col primo ministro britannico Churchill, si sentiva “carico del pesante fardello qual'era il destino della Francia e i suoi interessi” in una situazione precaria di debolezza e dipendenza mentre ciascuno degli Alleati, specialmente gli Stati Uniti, poteva contare su “uno Stato solido, una nazione unita, un impero forte e una grande armata”2. Per questi motivi de Gaulle decise di attuare per raggiungere il suo obiettivo, ovvero il riconoscimento internazionale della Francia libera e la ricollocazione di essa tra le grandi potenze mondiali, la politica dell'intransigenza. Le maggiori tensioni ci furono nel rapporto con gli Stati Uniti; infatti per de Gaulle la sottomissione indispensabile a un comandante supremo delle forze armate americano durante la guerra non implicava una sottomissione del governo francese al governo americano. Vi furono molti screzi tra de Gaulle e Roosevelt a partire dall'affare di Saint-Pierre-et-Miquelon, isola al largo delle coste canadesi che si allineò alla Francia libera nel 1941 nonostante l'accordo fra USA e Vichy di mantenere lo status quo nei possedimenti francesi nella zona americana; in seguito per quanto riguarda lo sbarco alleato in nord Africa, dove fu il generale americano Eisenhower a sostenere l'idea di de Gaulle di insediare ad Algeri una vera e propria autorità politica francese e non solo un'amministrazione francese obbediente ai dettami americani Ma il momento di crisi maggiore si ebbe nell'affare di Strasburgo; infatti la città doveva essere evacuata per ordine del generale Eisenhower a causa dell'ultima contro-offensiva tedesca, ma che non lo fu per ordine di de Gaulle per il fatto che lui voleva ribadire il concetto che l'esistenza di un nemico comune non giustifica la mancata difesa di un obiettivo nazionale per la Francia essenziale. Di tono totalmente differente e molto più pacifico furono le relazioni tra Francia e Unione Sovietica; infatti l'URSS oltre a mandare lo stesso ambasciatore che era a Vichy ad Algeri, Bogomolov, fu il primo Stato a riconoscere il CFLN il 27 agosto 1943 come “rappresentante degli interessi della Repubblica francese” e de Gaulle come “capo di tutte le forze patriottiche francesi che combattono contro la tirannia hitleriana”, sottomettendo la resistenza francese di ideologia comunista al controllo del Generale. Inoltre il 10 dicembre 1944 de Gaulle si recò a Mosca per siglare con Stalin un trattato di alleanza e mutua assistenza che permetteva alla Francia libera di combattere la Germania, elevarsi a livello delle altre potenze alleate e facilitare l'ingresso del partito comunista nella vita politica e nel governo. De Gaulle era così riuscito a riportare la Francia tra le “grandi potenze” mondiali; fatto che successivamente fu sottolineato dall'invito alla conferenza di San Francisco per mettere in opera la costruzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite(ONU), dando alla Francia il ruolo di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, assieme a Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina. Oltretutto alla Francia venne assegnata anche una zona d'influenza durante la spartizione del territorio tedesco e un seggio nel Consiglio dei ministri degli Esteri, il quale aveva l'incarico di gestire la spartizione in quattro zone sia del territorio tedesco che della città di Berlino e di prendere successivamente tutte le decisioni riguardanti la zona tedesca. Tuttavia il 20 gennaio 1946 de Gaulle diede le dimissioni a causa di un conflitto istituzionale con i partiti francesi riguardante la spartizione di poteri tra esecutivo e legislativo(de Gaulle voleva un esecutivo forte in rottura con la III Repubblica, mentre i partiti volevano una preponderanza del legislativo); il 13 ottobre 1946 nacque ufficialmente la IV Repubblica.

Politica estera della IV Repubblica

2 Discorso tratto da “Mémoires de guerre” di Charles de Gaulle

Con l'inizio della IV Repubblica la politica estera francese non mutò molto nei suoi temi principali, come i rapporti con la Germania e quelli con l'impero coloniale, mentre i cambiamenti che vennero effettuati furono frutto di un adattamento ai mutamenti in atto nel sistema internazionale.

Problema tedesco “Le sorti della Germania sono il problema centrale dell'universo”3. Con questa affermazione de Gaulle poneva l'accento sulla priorità che doveva avere la soluzione del problema tedesco; tuttavia la politica riguardo la Germania non fu inizialmente chiara poiché nell'immediato dopo-guerra erano presenti due correnti di pensiero, una radicalmente antitedesca e l'altra favorevole alla democratizzazione della Germania. Tuttavia l'idea di fondo riguardo il problema tedesco restava il fatto che Hitler e il nazismo erano la logica conseguenza dell'unità tedesca e dell'ideologia prussiana; di conseguenza era ritenuto necessario smembrare la Germania e distruggere la Prussia se si voleva ottenere una Germania democratica. Questa posizione venne però mitigata dal fatto che la Francia, trovandosi nel Consiglio di controllo della Germania dopo Yalta, dovette adeguarsi alle direttive scaturite da Potsdam, ovvero l'abbandono dell'idea dello smembramento tedesco e l'approvazione di una Germania intesa come entità esclusivamente economica per tutto il periodo di occupazione militare. Il 7 agosto 1945 la Francia accettò queste disposizioni, aggiungendo però che si sarebbe sempre opposta a idee di tendenza centralistica come la creazione di partiti politici o di amministrazioni centrali o di un governo centrale; infatti, pur dovendo abbandonare l'idea dello smembramento, non accantonava l'idea di una Germania federale scissa dalle zone di Saar, Ruhr(strategia per ottenere riparazioni e carbone)e Renania(strategia tradizionale facente parte della politica dei “confini naturali”). Numerosi problemi sia politici che economici vennero posti dalla politica di occupazione francese soprattutto riguardo la delimitazione della Zona Francese di Occupazione(ZFO) e il suo isolamento volontario. Innanzitutto vi era il caso della Saar; infatti questa regione tedesca dopo la Grande Guerra era stata divisa dalla Germania e posta per quindici anni in unione doganale con la Francia, la quale espanse i suoi interessi nella regione, ma nel 1935 un referendum decise la riannessione della Saar alla Germania nazista. Di conseguenza nel 1946, quando la zona faceva già parte della ZFO, venne posta sotto protettorato francese con un'amministrazione distinta rispetto alla Renania. Riguardo, invece, l'isolamento volontario della ZFO, esso era finalizzato a impedire l'unificazione amministrativa della Germania impedendo anche la creazione di partiti e sindacati tedeschi, senza tener conto dell'orientazione o dell'azione antinazista dei partiti tedeschi. Esemplare fu l'attacco fatto al leader del Partito Socialista Tedesco, Schumacher, accusato di essere troppo intransigente nei confronti dell'occupazione e definito da Auriol, Presidente della Repubblica francese e membro del partito socialista, come “nazional-socialista, poiché tra lui e Hitler non ci sono delle differenze, ad eccezione della ferocia”4. Il 10 marzo 1947 i ministri degli Esteri di Francia, Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna si riunirono a Mosca per discutere sul futuro della Germania, ma il clima era particolarmente teso a causa della fusione nella zona d'occupazione sovietica del partito comunista con quello socialista per formare il partito socialista unificato(SED) e a causa del discorso di Churchill a Fulton(5 marzo 1946) che poneva la creazione di una “cortina di ferro” tra l'Unione Sovietica e gli altri tre alleati. Partendo da queste premesse, la conferenza non produsse né rotture né risultati apprezzabili a livello di equilibrio mondiale, ma durante essa venne stipulata l'annessione economica della Saar, che godeva di uno statuto speciale, alla Francia; infatti per la Francia l'occupazione doveva avere come scopo fondamentale il pagamento delle riparazioni dovute alla devastazione della guerra combattuta sul suo territorio e di conseguenza il popolo tedesco doveva essere rimesso a lavoro nei

3 Affermazione di de Gaulle davanti all'Assemblea Consultiva del 22 novembre 1944 4 V. Auriol, “Journal du septenat”, t. V, 1951

settori più interessanti per l'economia francese. Dal 1947 in poi la politica francese nei confronti della Germania fu una continua “lotta in ritirata” in contrapposizione agli alleati anglo-americani; un esempio su tutti fu il caso della Ruhr, da zona da scindere dalla Germania a una zona a regime speciale a, infine, una zona in cui l'autorità internazionale doveva fare semplice controllo. Inoltre essendo già stata creata la “Bizona”, ovvero l'unione tra tra la zona di occupazione americana e quella inglese, nel 1948 iniziarono i processi per accelerare l'annessione ad essa della ZFO con cui si sarebbe formata la “Trizona” e per dare alla Germania occidentale un governo libero e democratico. L'8 aprile 1949 i tre Stati si accordarono per creare lo Statuto della Repubblica Federale Tedesca (RFT), ratificato dagli accordi di Bonn del 1952.

Nascita del blocco occidentale La situazione era economicamente critica per l'Europa e in special modo per la Francia; così gli Stati Uniti, per evitare l'espansione comunista in tutta Europa e per far cessare la totale dipendenza dei paesi europei dall'economia americana, decisero di inviare aiuti per riassestare economicamente e finanziariamente i paesi europei attraverso il piano Marshall. Il piano era esteso anche alla Germania, poiché gli Stati Uniti ritenevano che il risanamento economico-finanziario potesse essere una buona base per la futura creazione di uno Stato tedesco democratico, e all'Unione Sovietica compresi gli Stati dell'est Europa da lei occupati, ma venne rifiutato dai sovietici poiché in esso vedevano un'eccessiva ingerenza americana; inoltre contribuì a coordinare la politica economico-finanziaria di tutti i sedici paesi che vi aderirono, i quali istituirono il 16 aprile 1948 l'Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE). La Francia, dal canto suo, non vedendo di buon occhio che gli aiuti economici venissero forniti anche alla Germania, decise di stringere accordi bilaterali di cooperazione economica con gli Stati Uniti, i quali permettevano agli americani di esercitare una forte ingerenza nell'economia francese permettendogli di usufruire dei beni francesi in caso di bisogno donando in cambio sostegno economico. Per quanto riguarda la difesa occidentale, invece, fino al 1947 l'obiettivo principale era evitare che la Germania tornasse ad essere una minaccia e per questo motivo Francia e Gran Bretagna stipularono un trattato di alleanza per evitare che la Germania tornasse ad essere pericolosa; tuttavia nel 1948 gli avvenimenti di Praga e l'istituzione del Kominform fecero cambiare prospettiva riguardo chi fosse la minaccia maggiore per l'occidente, dando la precedenza alla minaccia sovietica. Per questo motivo venne siglato il 17 marzo 1948 il Trattato di Bruxelles tra Francia, Gran Bretagna e i tre paesi del Benelux con l'obiettivo di creare un'unione occidentale maggiormente finalizzata all'ambito militare più che a quello economico o a quello culturale; infatti il trattato garantiva l'aiuto anche militare degli altri Stati firmatari in caso che uno di essi fosse vittima di un'aggressione armata in Europa5 ed inoltre permetteva l'ingresso di altri Stati solo se vi fosse stata l'unanimità dei consensi6(ci vollero sei anni prima che Italia e Repubblica Federale Tedesca potessero aderirvi). L'istituzione di questa sorta si sistema di garanzia automatica aveva il fine di fondare la difesa europea anche sull'aiuto degli Stati Uniti, il cui governo, però, in tempo di pace non era autorizzato a stipulare accordi. Solo dopo l'approvazione della Risoluzione di Vandenberg, in cui veniva proposto che “il Senato riaffermi che il compito della politica statunitense è realizzare la pace e la sicurezza internazionale mediante le Nazioni Unite in modo che le forze armate siano impiegate soltanto nell'interesse comune7, Stati Uniti, Canada e i cinque paesi firmatari a Bruxelles iniziarono le negoziazioni per la preparazione di un testo riguardante la difesa occidentale. Il 18 marzo 1949 le negoziazioni si conclusero positivamente, tanto che il ministro francese degli

5 Art.4 del trattato 6 Art.9 del trattato 7 Risoluzione di Vandenberg, Washington, 11/06/1948

Esteri Schuman affermò che “gli Stati Uniti avevano compreso che non ci può essere pace né sicurezza per l'America se l'Europa è in pericolo”, e il 4 aprile venne firmato a Washington da Francia, Italia, Canada, Danimarca, Norvegia, i tre paesi del Benelux, Gran Bretagna, Portogallo, Islanda e Stati Uniti il Trattato Nord Atlantico e la conseguente istituzione della NATO(North Atlantic Treaty Organization), ovvero un insieme di strutture permanenti civili e militari per mettere in opera una difesa comune riguardo strategia e armamenti; inoltre gli Stati Uniti stipularono parallelamente ad esso accordi bilaterali con i paesi europei firmatari finalizzati alla creazione di un programma di aiuto militare. Furono esclusi dal Trattato la Spagna a causa del regime franchista(ritenuto più pericoloso di quello di Salazar in Portogallo), l'Irlanda a causa dei difficili rapporti con la Gran Bretagna, la Svezia poiché non venne ritenuta una potenza atlantica e la Germania poiché priva di un trattato di pace effettivo e di un esercito. Il motivo per cui la Francia accettò l'ingresso nel Patto atlantico fu duplice; infatti ve ne era uno politico, per il quale la Francia al suo interno era indebolita dalla divisione Ovest-Est, e uno economico, in quanto lo Stato francese aveva bisogno di risorse per il riarmo in Europa e per fronteggiare le crisi nelle sue colonie.

Integrazione europea Mentre durante la guerra l'idea di Europa era accostata o al progetto hitleriano di dominazione in cui la Francia aveva un ruolo politicamente secondario o all'idea della Resistenza di un luogo fatto di popoli liberi e privi di nazionalismi, all'inizio della Guerra Fredda si fece spazio l'idea di un insieme di popoli fondato sulle idee di libertà e democrazia pluralista. Sotto la spinta di questa nuova idea di Europa e a causa dell'improvvisa accelerazione nella rinascita dello Stato tedesco, la Francia volle tutelare i suoi essenziali approvvigionamenti di carbone e acciaio provenienti dalla Ruhr e impedire che l'economia tedesca crescesse a discapito di quella francese attraverso il “piano Schuman”. Esso proponeva di “porre la produzione di carbone e acciaio franco-tedesca sotto il controllo di un'autorità comune e sovranazionale, alla quale potevano partecipare anche gli altri paesi europei”8; tuttavia gli ostacoli per l'attuazione del piano furono numerosi. Infatti innanzitutto bisognava superare l'opposizione della siderurgia francese dovuta al timore per un'eventuale concorrenza tedesca; in secondo luogo vi era l'opposizione alquanto inaspettata della Gran Bretagna, la quale criticava la mancanza di qualsivoglia riferimento ad elementi di sovranazionalità. Le negoziazioni riguardo il piano Schuman si protrassero per oltre un anno sia in ambito internazionale sia all'interno della stessa Francia; infatti in essa era emersa, in opposizione alle critiche mosse dall'ambiente siderurgico, una corrente favorevole, che vedeva nel piano il mezzo per far giocare alla Francia un ruolo di maggior rilievo in Europa disponendo congiuntamente del potenziale economico della Germania e allo stesso tempo privando quest'ultima di un piede d'appoggio importante per le sue eventuali mire sovraniste. Il piano Schuman fu approvato dall'Assemblea nazionale francese il 13 dicembre 1951, dopo che il Trattato di costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio(CECA) era stato firmato da Francia, paesi del Benelux, RFT e Italia il 18 aprile dello stesso anno, ed entrò in vigore il 24 luglio 1952. Per quanto riguarda invece la difesa europea negli anni '50 la concezione che prevedeva come obiettivo essenziale una sicurezza maggiore e non una forza militare maggiore venne sostituita dalla concezione che imponeva che tutte le nazioni dovessero riarmarsi poiché la bomba atomica non era sufficiente per la sicurezza dell'Europa. Oltretutto lo scoppio della guerra di Corea faceva temere una possibile invasione sovietica dell'Europa occidentale e rendeva così necessario che anche la RFT si riarmasse in modo tale da contribuire alla difesa dell'occidente; tuttavia la Francia si pose fortemente all'opposizione dell'idea di riarmo tedesco poiché temeva che la Germania potesse tornare ad essere una minaccia militare

8 Dichiarazione Schuman, Parigi, 9/05/1950

concreta. Tuttavia la Francia in questo frangente si trovava isolata dal resto degli alleati occidentali e dunque decise di proporre una sua idea di riarmo europeo, il piano Pleven. Esso consisteva nella creazione di una Comunità Europea di Difesa(CED) il cui esercito sovranazionale formato da sei divisioni sotto il comando della NATO e amministrate dal ministro della Difesa europeo e da istituzioni ricalcanti quelle della CECA; in quest'ottica ogni stato doveva cedere una divisione ad eccezione della Germania, che doveva riarmare solo la divisione destinata a far parte dell'esercito europeo. Il processo di ratificazione della CED fu difficoltoso, soprattutto in Francia a causa della maggiore importanza assunta dal partito gollista(RFT) totalmente contrario a ogni tipo di sovranazionalità, dei numerosi problemi che stavano nascendo nell'impero coloniale in crisi e della morte di Stalin che alleggeriva il conflitto tra i due blocchi; per questi motivi la disputa sulla CED divenne quasi un argomento di secondo piano nella politica francese. Fallì il tentativo di modifica del trattato per renderlo più gradevole ai cosiddetti “anticedisti” e il 30 agosto 1954 la ratifica del trattato venne bocciata dall'Assemblea nazionale, facendo fallire così il progetto della CED che per essere attuato richiedeva l'unanimità. Per rimediare al fallimento della Comunità di Difesa, iniziarono le negoziazioni per far aderire RFT e Italia al Trattato di Bruxelles del '48; infatti a fine settembre del '54 si riunì a Londra una conferenza composta dai Cinque di Bruxelles, RFT, Italia, Canada e Stati Uniti in cui si decise che questi ultimi avrebbero mantenuto le loro forze armate sul territorio europeo mentre la Gran Bretagna si impegnava a mantenere forze armate su tutta l'Europa occidentale fino alla conclusione della durata dei trattati di Bruxelles, ovvero fino al 1998. Dato l'esito positivo della conferenza di Londra a Parigi si aprì il 20 ottobre un'altra conferenza in cui venne messo a punto un nuovo statuto per la Saar, da approvare attraverso un referendum; venne stabilita la fine dell'occupazione militare della “Trizona”, dando alla RFT una sovranità più completa. Queste decisioni fanno parte di quelli che vengono definiti Accordi di Parigi, con cui si creò l'Unione dell'Europa Occidentale(UEO). Mercato Comune Ultimo passo della IV Repubblica in ottica dell'integrazione europea fu il tentativo di sviluppare il discorso iniziato con l'approvazione del “piano Schuman” e la conseguente nascita della CECA, ovvero la creazione di un Mercato Comune. La Francia vedeva come miglior alleato per la realizzazione del suo progetto la RFT, la quale con l'entrata in vigore degli accordi di Parigi(5 maggio 1955) e l'ingresso nella NATO(9 maggio 1955) aveva iniziato a riarmarsi, e di conseguenza tentò di stabilire con essa una linea di cooperazione. Tuttavia l'ostacolo maggiore che impediva la riuscita di quest'unione d'intenti era il caso della Saar; infatti l'accordo stipulato tra il governo francese e quello tedesco(23 ottobre 1954) prevedeva che il popolo della regione dovesse scegliere tramite referendum se passare sotto il controllo della UEO con conseguente nascita di istituzioni democratiche o mantenere lo status quo. Il risultato del referendum, con la bocciatura della proposta franco-tedesca, mostrò come gli abitanti della Saar non accettassero qualsivoglia soluzione alternativa alla trasformazione della regione in un Land tedesco. Dopo lunghe negoziazioni nel 1956 il Consiglio dei ministri della Saar ottenne la riannessione alla RFT nel 1957 e la dissoluzione del legame doganale con la Francia il 31 dicembre 1959. Mentre procedevano le negoziazioni riguardo la Saar ed essendo la via d'integrazione europea rimasta alla sola CECA a causa del fallimento della CED, i tre paesi del Benelux indissero una riunione dei ministri degli Esteri dei Sei , che si tenne a Messina l'1 giungo 1955, per discutere sul rilancio europeo, concentrandosi soprattutto sull'idea di Mercato comune e sul problema dell'energia nucleare. Dopo altre negoziazioni tenutesi a Bruxelles, il 25 marzo 1957 venne firmato a Roma il trattato riguardo la CEE(Comunità economica europea) e l'Euratom(Comunità europea dell'energia atomica). Il trattato costitutivo del Mercato comune è tanto preciso in ogni suo dettagli quanto ambizioso; infatti aveva un carattere meno sovranazionale rispetto alla CECA, la Commissione, definita Alta

Autorità del Lussemburgo, aveva poteri propri di decisione anche se l'organo principale era costituito dal Consiglio, il quale decideva a maggioranza qualificata(dodici su diciassette) e in cui Francia, Italia e RFT avevano 4 voti mentre i tre paesi del Benelux assieme ne avevano cinque.

Politica coloniale della IV Repubblica

L'Unione francese “Senza il suo Impero, la Francia oggi sarebbe un paese liberato. Grazie al suo Impero, la Francia è un paese vincitore”9. Con queste parole Gaston Monnerville ribadiva il fondamentale apporto dell'Impero coloniale francese durante la guerra; infatti solo grazie ai territori imperiali de Gaulle riuscì a far riconoscere la Francia Libera come Stato a tutti gli effetti, avente un governo e soprattutto un territorio. Appunto per questo motivo le colonie chiedevano la modifica della politica coloniale francese se non addirittura l'indipendenza. Riguardo a questo tema alquanto delicato de Gaulle sottolineò come le colonie dovessero avere un nuovo ruolo nella politica francese10 e come si dovesse creare un legame diverso tra la Francia e il suo impero11; inoltre aggiunse che la soluzione migliore sarebbe quella di una comunità di cui la Francia fosse una parte assieme a tutti gli altri possedimenti coloniali e in cui potessero essere rappresentati gli interessi di tutti12. Tuttavia i problemi maggiori per la realizzazione del progetto gollista erano posti internamente alla Francia stessa, in quanto molti governanti e residenti delle colonie seguivano ancora le direttive di Vichy e de Gaulle era criticato da Radio Parigi che lo accusava di voler abbandonare le posizioni della Francia in favore degli alleati anglo-americani. Inoltre un ulteriore problema era rappresentato dalle ingerenze di Gran Bretagna e Stati Uniti, rispettivamente in Medio Oriente e in Nord Africa. In questa tripla lotta, attuarono simultaneamente due approcci diversi alla partecipazione in guerra a fianco della Francia, il primo, risalente alla tradizione coloniale, prevedeva l'aiuto forzato delle colonie alla madrepatria, il secondo invece, promuovendo una politica di cooperazione, prevedeva un aiuto volontario alla Francia Libera; questa doppia faccia dell'aiuto in guerra delle colonie è identificabile come l'origine delle incertezze della politica coloniale della IV Repubblica. La soluzione al problema coloniale venne trovata nella redazione della parte della Costituzione del 1946 riguardante l'Impero, ovvero la sua trasformazione in Unione francese. Essa era “un'Unione fondata sull'uguaglianza di diritti e doveri, senza distinzione di razza né di religione[...]composta da nazioni e da popoli che mettono in comune o coordinano le loro risorse e i loro sforzi per sviluppare le loro rispettive civilizzazioni, accrescere il loro benessere e assicurare la loro sicurezza”. Tuttavia questa soluzione aveva contraddizioni insite già nel testo costituzionale, infatti in esso l'Unione Francese prendeva un carattere di uguaglianza tra individui e non tra Stati, in cui la Francia aveva un ruolo maggiormente dominante rispetto agli altri membri (molte somiglianze con il Commonwealth inglese). La soluzione non accontentò le colonie e dal 1947 in poi in molte parti dell'Unione, soprattutto in Indocina e in Africa, si verificarono problemi che ne minarono le basi di essa e posero notevoli problemi ai governi della IV Repubblica.

Guerra in Indocina I problemi in Indocina iniziarono quando sulla scena internazionale fece la sua comparsa Ho Chi Minh, convinto militante comunista dagli anni '20 e dal 1945 promotore del nazionalismo vietnamita, e quando la Gran Bretagna concesse l'indipendenza all'India(15 agosto 1947) dando un nuovo impulso alle richieste d'indipendenza in Indocina. Il primo tentativo di conciliazione tra le richieste della colonia e il governo francese fu quello

9 Intervento all'Assemblea consultiva del 15 maggio 1945 10 Discorso a Radio Algeri di de Gaulle del 4 giugno 1943, dopo la creazione del CFLN 11 Discorso d'apertura di de Gaulle alla conferenza di Brazzaville, 30 gennaio 1944 12 Conferenza stampa a Washington del 10 luglio 1944

mediato dall'alto-commissario di Francia, Jean Sainteny, in cui la Repubblica del Vietnam veniva riconosciuta dal governo francese come “Stato libero con un suo governo, un suo parlamento, una sua armata e delle sue finanze, facente parte della Federazione indocinese e dell'Unione francese”. Tuttavia l'accordo non ebbe futuro poiché c'era totale disaccordo sulla definizione stessa di Vietnam; infatti Ho Chi Minh riteneva che anche la Cocincina e l'Annam facessero parte del territorio vietnamita mentre il governo francese li vedeva ancora come proprie colonie. La situazione da questo momento in avanti continuò a peggiorare nella regione del Tonchino e, dopo una serie di incidenti minori, il 23 novembre 1946 l'artiglieria navale francese operò un bombardamento sulla città di Haiphong per dimostrare la sua superiorità e domare le rivolte. L'effetto fu opposto e il 19 dicembre il generale Giap al comando dei Viet-Minh attaccò Hanoi, capitale della Cocincina, e diede inizio alla guerra d'Indocina. La risposta della Francia non si fece attendere e nel 1947 iniziò a inviare truppe per contrastare le forze vietnamite; parallelamente però, anche a causa delle critiche internazionali che l'accusavano di essere l'unico paese europeo a tentare di mantenere con la forza i suoi possedimenti coloniali in Asia, la Francia cercava di giungere alla pace attraverso dei negoziati. Un possibile mezzo per giungere alla pace potrebbe essere quella che viene definita la “Soluzione Bao Dai”, ovvero il ritorno sul trono del dell'ex imperatore della regione di Annam il quale aveva abdicato in favore di un governo repubblicano e democratico col fine che esso raggiungesse l'indipendenza. In questo progetto Bao Dai avrebbe dovuto designare un vero governo nazionale con cui la Francia avrebbe potuto stipulare accordi di pace per mettere fine al regime di terrore e assassinii creato da Ho Chi Minh, identificato come capo del partito comunista . Il fallimento della “soluzione Bao Dai”, la quale faceva concessioni all'ex imperatore non date ai Viet Minh, inasprì la guerra facendo dirottare sempre più unità dell'esercito francese in Indocina e incrementando le spese pubbliche; inoltre a causa dell'offensiva vietnamita a Dien Bien Phu(13 marzo 1954) e poiché la sconfitta francese nella guerra sembrava inevitabile, divenne essenziale trovare un accordo di pace con i Viet Minh. A questo proposito venne indetta una conferenza a Ginevra(26 aprile – 21 luglio 1954) in cui l'allora primo ministro francese, Pierre Mendes France, tentò con successo di stipulare accordi di pace con i Viet Minh; questi accordi prevedevano tre accordi militari con Vietnam, Laos e Cambogia, future elezioni a luglio per la riunificazione del Vietnam e la divisione della regione in due zone ponendo come confine il 17° parallelo. Da questi accordi si formarono il Vietnam del Nord, di stampo comunista e composto da Tonchino e nord Annam, e il Vietnam del Sud, di stampo occidentale e composto da Coocincina e sud Annam. Le conseguenze della guerra d'Indocina furono molteplici; innanzitutto spinse molti soldati francesi di fede mussulmana a combattere per l'indipendenza delle loro patrie(per esempio in Nord Africa), in secondo luogo diede agli Stati Uniti la possibilità di iniziare a esercitare la loro influenza nel sud- est asiatico sfruttando la volontà francese di disinteressarsi della regione. Infatti l'8 settembre venne firmato a Manila un trattato che prevedeva la nascita dell'Organizzazione del Trattato del Sud-Est Asiatico(OTASE) e che impegnava gli Stati Uniti nella difesa di Vietnam del Sud, Cambogia e Laos da eventuali ingerenze comuniste.

I problemi nel Nord Africa Fin dagli albori della IV Repubblica, i problemi maggiori per quanto riguarda l'Impero coloniale furono posti, oltre che dall'Indocina, dai possedimenti in Africa settentrionale: Marocco, Tunisia e Algeria. Caso marocchino Durante la guerra il Marocco aveva sostenuto la Francia Libera a tal punto che de Gaulle definì il sultano come “compagno della Liberazione”; tuttavia la situazione cominciò a peggiorare all'inizio della IV Repubblica. Infatti dopo che il 7 aprile a Casablanca dei tiratori senegalesi fecero una sessantina di morti tra la folla, il sultano Mohammed V invitò questi a tornare nella Lega Araba e evocò “la grandezza

dell'islam e la gloria araba”13; la conseguenza fu la sostituzione del generale residente francese Labonne con il generale Juin, il quale definì il Marocco come paese occidentale che doveva perseguire uno sviluppo occidentale, ovvero uno sviluppo che prevedeva lo status di protettorato sotto un altro Stato(la Francia) il quale lasciava la politica interna in mano al governo locale in cambio dell'accettazione del dominio e il riconoscimento dei rappresentanti locali della Francia. La crisi peggiorò ulteriormente negli anni '50. Il governo francese, successivamente a delle accese discussioni tra il rappresentante residente e dei membri del partito nazionalista marocchino e tra il sultano stesso e il pascià di Marrakech El Glaoui, avrebbe voluto la delegittimazione del partito nazionalista Istiqlal o l'abdicazione del sultano; inoltre per forzargli la mano nel 1951 le tribù berbere, armate e coordinate dall'amministrazione francese anche se formalmente subordinate al sultano, marciarono verso Rabat facendo in modo che Mohammed V si dissociasse dal partito nazionalista. Successivamente il governo francese rifiutò di concedere la fine dello stato d'assedio, l'introduzione di sindacati marocchini e la creazione di un governo rappresentativo; a causa di questi rifiuti la Francia fu ammonita dall'ONU, che la invitava a concedere al Marocco le libertà fondamentali e la possibilità di sviluppare libere istituzioni politiche. L'apice della crisi avvenne quando gli alti funzionari francesi in Marocco sostennero El Galoui e i berberi nel chiedere l'abdicazione del sultano, il quale poco dopo fu arrestato ed esiliato prima in Corsica e successivamente in Madagascar(ciò fece di Mohammed V il simbolo della causa nazionale), e al suo posto venne nominato Ben Arafa. La situazione di crisi si risolse nel 1955, quando, dopo una serie di attentati che mettevano a rischio la stabilità del protettorato francese, il governo di Edgar Faure decise di rimpatriare il sultano in esilio e di concedere al Marocco lo “status di Stato indipendente unito alla Francia da legami permanenti e liberamente consentiti”14. Il 15 febbraio 1956 si aprirono a Parigi le negoziazioni per l'indipendenza marocchina, che si concluderanno il 28 maggio con un trattato d'amicizia e alleanza tra due Stati uguali e sovrani. Caso tunisino Al contrario del Marocco, durante la guerra la Tunisia fu scossa da una forte crisi che riguardava il sovrano(bey); infatti dopo la conquista di Tunisi nel 1943 gli Alleati lo accusarono di favoreggiamento nei confronti delle potenze dell'Asse e chiesero la sua abdicazione. Il rifiuto da parte del sovrano costrinse il generale Giraud, capo civile e militare in Algeria, a destituirlo attraverso l'applicazione dell'articolo 3 del trattato di Bardo; inoltre quando de Gaulle divenne capo del CFLN vennero emessi due decreti che rafforzavano il controllo diretto francese sugli affari tunisini. Dal 1947 iniziò nel protettorato una politica di movimento con l'obiettivo portato avanti dal rappresentante francese residente, Jean Mons, “di condurre la Tunisia verso il pieno sviluppo di tutte le sue ricchezze e di condurla all'indipendenza”(*), la quale consisteva nella fine dell'amministrazione diretta; inoltre riguardo l'amministrazione interna la Francia impose che vi partecipassero anche i Francesi di Tunisia. La risposta del Nèo-Destour, partito nazionalista con a capo Bourguiba, fu quella di rivolgersi all'ONU, atto contrario al trattato di Bardo che prevedeva che fosse la Francia a rappresentare gli interessi tunisini in ambito internazionale; di conseguenza il governo francese impose al bey di sciogliere il governo tunisino e bloccò il congresso del Nèo-Destour. Da questa prova di forza del governo francese scaturì un periodo di forte crisi in cui si susseguirono svariati attentati terroristici attribuiti ai fellaghas. Tuttavia il 31 luglio 1954 Mendes France, allora primo ministro francese, riconobbe l'autonomia interna della Tunisia e si impegnò a far in modo che si potesse creare un governo tunisino adibito alla risoluzione delle problematiche interne. Ad agosto dello stesso anno venne creato un nuovo governo col compito di negoziare con la Francia la conclusione delle convenzioni riguardanti le relazioni tra i due Stati e a settembre vennero aperte

13 Discorso del sultano a Tangeri, 10/04/1947 14 Dichiarazione pubblica del ministro degli Esteri, Pinay, che faceva iniziare le negoziazioni per riforme ottriate

a Cartagine le negoziazioni, dopo che il rappresentante francese residente promise ai fellaghas l'assoluzione in cambio della restituzione delle armi. Tuttavia a causa delle difficoltà della negoziazione il terrorismo riprese e da un lato il popolo tunisino vedeva nei fellaghas un'armata di liberazione, dall'altro la Francia chiedeva insistentemente al bey di condannarli. Il 22 novembre venne avviata “l'operazione fellaghas”, ovvero il tentativo di far cessare il terrorismo, che iniziò con una dichiarazione congiunta del reggente francese e del presidente del Consiglio tunisino di deporre e consegnare le armi. Il 3 giugno 1955 si arrivò ad un accordo concedendo alla Tunisia il controllo degli affari interni(a cui doveva partecipare anche la componente dei Francesi di Tunisia), mentre alla Francia restava il controllo sulla politica estera e la difesa mantenendo in vigore i trattati del 1881. Infine il 20 marzo 1956, Francia e Tunisia firmarono un protocollo in cui veniva riconosciuta l'indipendenza tunisina poiché il trattato del 12 maggio 1881 non può reggere i nuovi rapporti fra i due Stati e le disposizioni che facevano capo alle convenzioni del 3 giugno 1955 non si adattavano al nuovo status della Tunisia, Stato sovrano indipendente. Caso algerino Il caso algerino rispetto a quelli visti finora quello più critico, poiché l'Algeria non era considerata come protettorato al pari di Marocco e Tunisia ma era percepita come dipartimento integrato allo Stato francese; infatti, oltre ad essere gestita dal ministero dell'Interno e non da quello degli Esteri, i suoi abitanti potevano eleggere rappresentanti all'Assemblea nazionale attraverso due collegi, uno composto da cittadini e uno da non cittadini. Inoltre dal 2 settembre 1946 un nuovo statuto faceva in modo che il governo generale fosse coadiuvato da un Consiglio composto da sei membri, di cui quattro provenienti da un'assemblea algerina col compito di gestire gli interessi dell'Algeria. Questo nuovo statuto sembrava andare incontro alle esigenze mussulmane di rappresentanza e a far evolvere la situazione algerina in maniera pacifica verso una maggiore indipendenza; tuttavia già nel 1948 le speranze di questa evoluzione pacifica furono annullate a causa della sostituzione del governatore generale Chataigneau, disponibile a concedere maggiore rappresentanza ai mussulmani, con Naegelen, meno disposto alla comprensione delle richieste mussulmane. La situazione precipitò negli anni '50 finché, nella notte tra il 31 ottobre e l'1 novembre del 1954, innumerevoli attentati furono commessi in vari territori algerini, specialmente nella regione di Constantine e dell'Aurès, e la repressione del governo francese fu pesante sia militarmente, attraverso il raggruppamento delle popolazioni delle regioni colpite in zone di sicurezza e una vasta operazione di rastrellamento, sia politicamente, con l'obiettivo di indebolire il Partito comunista algerino, l'MTLD(movimento per il Trionfo delle Libertà Democratiche)e anche elementi moderati dell'Assemblea algerina. La risposta francese fu aspramente criticata sia da esponenti mussulmani, come Mostafa Benhamed, sia da esponenti della politica francese, come René Mayer, per la sua violenza e per i numerosi esempi di tortura. Tuttavia il governo francese cercò costantemente di trovare una soluzione pacifica al conflitto insistendo sull'idea di integrazione poiché riteneva che il popolo algerino fosse parte integrante del popolo francese e che “l'integrazione completa” avrebbe fornito “a tutti gli abitanti, senza discriminazione, i diritti e i doveri, le opportunità e le obbligazioni che sono collegati all'essere cittadini francesi”15. Quest'idea, però, era ritenuta superata dal frangente mussulmano dell'Assemblea algerina; infatti affermavano che la maggioranza della popolazione era a favore dell'idea nazionalistica algerina. Intanto la guerra incrementava la sua atrocità ed esemplare fu il 20 agosto 1955 quando in tutta l'Algeria vennero commessi una serie incredibilmente lunga di massacri, omicidi e attentati sia dalla parte degli europei sia da quella dei mussulmani a causa del fatto che veniva applicato il principio di responsabilità collettiva; inoltre le truppe mandate dalla Francia non erano sufficienti per domare la rivolta. Il programma ideato da Guy Mollet, presidente del consiglio eletto nel 1956, per risolvere la guerra era tripartito e comprendeva innanzitutto il cessate il fuoco generale, libere elezioni ed infine delle

15 Allocuzione radiodiffusa del Presidente del Consiglio Edgar Faure riguardo la situazione algerina, 25/09/1955

negoziazioni con gli eletti. Tuttavia il piano era fallace già nel suo primo punto; infatti un cessate il fuoco non è realizzabile quando non vi sono contatti fra le parti che si fronteggiano. Un tentativo di riavvicinamento doveva essere fatto il 22 ottobre in una conferenza per la pace in Algeria che si doveva tenere a Tunisi; però l'aereo che doveva portare Ben Bella, capo del Fronte di Liberazione Nazionale(FLN), e quattro suoi compagni a Tunisi venne dirottato ad Algeri dalla Francia e giunti a terra i rappresentanti del FLN furono arrestati. Questa azione provocò sdegno in Marocco e Tunisia, che manifestarono contro il governo francese, e il massacro di altri europei in tutta l'Algeria. Tuttavia questa situazione critica passò presto in secondo piano dato che un contingente alleato anglo-francese il 31 ottobre iniziò a bombardare il territorio egiziano. L'azione militare fu dovuta alle tensioni createsi tra il governo francese e il colonnello Nasser, che governava l'Egitto, quando la Francia lo accusò di fornire armamenti al FLN e in risposta il colonnello nazionalizzò il canale di Suez. Il conflitto venne immediatamente criticato dall'ONU e dagli Stati Uniti. Questi ultimi, attraverso una brutale pressione finanziaria, fecero accettare la disposizione delle Nazioni Unite che prevedeva il cessate il fuoco e la sostituzione entro il 22 dicembre delle truppe anglo-francesi stanziate in Egitto con i “caschi blu”16. Il fallimento dell'operazione di Suez ebbe forti ripercussioni sulla guerra d'Algeria; infatti, mentre l'FLN perpetuava gli attacchi terroristici e i soldati francesi in risposta attuavano pratiche di tortura, esecuzione sommaria e responsabilità collettiva fortemente criticate sia dai comunisti che dai cattolici, a Parigi si iniziò a preparare la trasformazione dello statuto algerino. Tuttavia ogni tentativo fatto incontrò numerose critiche poiché c'erano numerosi interessi che dovevano essere accontentati e ciò non fece altro che cristallizzare la guerra algerina in una situazione critica di terrorismo e rappresaglia. Evoluzione in Africa sub-Sahariana La Francia in Africa occupava numerosi territori e le sue due colonie maggiori, l'Africa Occidentale Francese(AOF) e l'Africa Equatoriale Francese(AEF) si estendevano per gran parte del territorio africano; tuttavia l'Europa, l'Indocina e il Nord Africa avevano posto problematiche così urgenti che l'evoluzione di questi possedimenti era passata in secondo piano. Inoltre non apparvero grosse difficoltà poiché i rappresentanti africani nell'Assemblea nazionale erano concordi con la politica francese da intraprendere nelle loro zone, loro stessi si stavano pian piano conformando alla vita politica francese e tutti erano d'accordo che c'era il bisogno di fare riforme, anche se i dibattiti su assimilazione e associazione, su uguaglianza e paternalismo sono limitate ad ambiti specifici della politica tanto che le riforme vennero attuate con estrema lentezza. Dal 1948 iniziarono ad essere insistenti le richieste dei partiti africani per ottenere dei cambiamenti e allo stesso tempo iniziarono ad organizzarsi in gruppi partitici, esemplari furono la rottura con la SFIO di Léopold Senghor e la nascita del Raggruppamento Democratico Africano di Houphouet- Boigny, il quale si faceva promotore della richiesta di mutamento. A febbraio del 1953 il Congresso costitutivo del Movimento degli Indipendenti d'Oltre-mare , il quale nasceva per dare una base popolare a un gruppo parlamentare, chiese una revisione costituzionale in favore dell'introduzione del “federalismo attivo” nelle colonie; inoltre alle richieste interne si aggiunse anche una forza esterna fuori dal controllo francese,ovvero la Conferenza delle nazioni afro-asiatiche a Bandung. Infatti in essa venne affermato che “il colonialismo, in tutte le sue manifestazioni, è un male”, che bisogna “sostenere la causa della libertà e dell'indipendenza dei popoli” e che bisogna “fare appello alle potenze interessate affinché accordino la libertà e l'indipendenza”17. Per paura che l'immobilismo o la lentezza delle riforme facesse esplodere azioni di violenza analoghe a quelle in atto nel Nord Africa, Mollet nel 1956 nominò ministro delegato alla presidenza del Consiglio Houphouet-Boigny ed inoltre il 23 giugno venne emanata una legge che autorizzava il governo a mettere in atto tutte le riforme necessarie per far evolvere lo status dei territori coloniali, concedeva il suffragio universale, creava consigli governativi come detentori del potere esecutivo

16 Risoluzione dell'assemblea generale dell'ONU riguardo il ritiro delle forze anglo-franco-israeliane dall'Egitto (2/11/1956)

17 Principi emersi dalla Conferenza di Bandung, 18 – 24/04/1955

locale e ampliava notevolmente i poteri delle assemblee territoriali. Nonostante l'approvazione della legge da parte dell'Assemblea nazionale e nonostante il successo alle prime elezioni, Houphouet-Boigny fu aspramente criticato da Senghor, creatore a gennaio della Convenzione africana, che lo accusava di voler “balcanizzare” l'Africa; inoltre a settembre il leader della RDA non venne rieletto e, eletto al suo posto, Sekou Tourè reclamò la revisione costituzionale affinché si creasse uno Stato federale composto da Stati autonomi con governo, parlamento e organi supremi unificati. Questi Stati autonomi sarebbero dovuti essere la Francia da un lato e le Repubbliche autonome di AEF e AOF. L'accordo era abbastanza generale da potergli riconoscere un carattere transitorio; tuttavia l'identificazione dell'obiettivo della transizione poneva tre vie differenti: il “cartierismo”, la comunità franco-africana e l'Eurafrica. La prima via derivava dall'idea del giornalista Raymond Cartier di trasmettere il più velocemente possibile agli africani delle responsabilità; la seconda via consisteva in una comunità comprendente Francia e paesi africani divenuti autonomi finalizzata ad apportare vantaggi specialmente economici a entrambe le parti; infine l'Eurafrica consisteva nell'idea che, dopo la creazione dell'Europa unita, essa si ponesse come mezzo indiretto per far in modo che la Francia continuasse ad avere la tutela delle colonie attraverso l'associazione18. Da tutto ciò traspariva comunque la volontà dei dirigenti francesi di non farsi prendere alla sprovvista dall'evoluzione generare in Africa; volontà, però, stimolata e frenata allo stesso tempo dal dramma algerino.

1958 La crisi del maggio del 1958 fu direttamente collegata alle difficoltà in politica estera e il problema principale risiedeva nella cattiva gestione della crisi algerina; infatti, fin dal XIX° secolo quando la Francia estese la sua influenza nell'area nordafricana, portò avanti in Algeria una politica coloniale incerta che pendeva di volta in volta o verso una politica di assimilazione o verso una d'autonomia. Questa perenne esitazione, accompagnata dalla sciagurata campagna indocinese e dal tentativo anglo-americano di intervenire per evitare che la Francia sprofondi in una crisi totale, e l'evidente incapacità dei dirigenti della IV Repubblica di gestire tutta la politica estera per dodici anni (eccezion fatta per gli otto mesi di mandato di Mendes France), in cui la Francia subiva gli eventi senza reagire adeguatamente, fece si che venisse a crearsi una profonda crisi di consenso nel popolo, stanco di dover accumulare delusioni e di dover vedere l'impotenza del loro paese. Appunto perché la crisi aveva una base nel consenso del popolo, per risollevare la situazione venne scelto de Gaulle, il quale affermò che “la degradazione dello Stato comporta inesorabilmente l'allontanamento dei popoli associati, problemi nell'esercito in battaglia, la dislocazione nazionale e la perdita d'indipendenza”19.

La politica estera di de Gaulle (1958-1969)

Filosofia politica gollista

Concezione del mondo Come già detto de Gaulle fu il primo a non arrendersi dopo la sconfitta del 1940 e grazie ai suoi sforzi la Francia riuscì a trovare posto tra i vincitori del 1945, tornare alla legittimità repubblicana e a promuovere le riforme necessarie. Dopo essersi allontanato dalla vita politica attiva nel gennaio del 1946 poiché contrario al progetto costituzionale della IV Repubblica, tornò al potere il 15 maggio 1958 quando venne richiamato dal Presidente della Repubblica, Coty, per tentare di risolvere la crisi che affliggeva la Francia. La sua concezione del mondo era segnata da un determinismo storico-geografico e da una visione

18 Le tre definizioni sono tratte dal testo “Il leone e il cacciatore”, A. M. Gentili, Carrocci 2010 19 Discorso d'investitura di Charles de Gaulle come ultimo Presidente del Consiglio; 15/05/1958

pessimistica sia della natura umana sia della vita sociale; tuttavia allo stesso tempo possedeva una grande capacità di adattamento e un reale pragmatismo. Da un lato, il suo determinismo in ambito geografico emergeva quando affermava che “la cartina della Francia rivelava la sua fortuna”20, sottolineando come la politica di uno Stato doveva essere coerente con la sua posizione geografica, e quando riconosceva il principio di zona d'influenza purché ci fossero corrispondenze culturali, geografiche o storiche. Esempi di ciò furono la dichiarazione al re d'Afghanistan, al quale affermava che erano “naturali i suoi forti legami con l'URSS”21, e quando rammentò all'amministrazione Kennedy di non cercare di subentrare alle potenze europee in Africa. Dall'altro, il suo determinismo storico era presente nei continui riferimenti al passato, la cui influenza era visibile tanto nel presente quanto lo sarebbe stato nel futuro; infatti seguendo questo principio, per esempio, ricordò più volte sia ai senegalesi sia ai polacchi l'anzianità e l'importanza dei loro rapporti con la Francia. Tuttavia il suo determinismo era permeato da un profondo realismo in quanto vedeva la guerra, che era una condizione permanente della storia, come un “male necessario; poiché è una delle grandi leggi della società alle quali nessuno può sottrarsi[...]e poiché nulla riesce a risvegliare le virtù virili e i nobili entusiasmi come il sentimento della patria in pericolo.”22 De Gaulle aveva una visione classica del mondo in cui il ruolo principale era occupato dallo Stato e c'era la costante presenza di rapporti di forza e minacce di ricorso alla guerra; inoltre secondo lui la vita internazionale era costituita dalla lotta degli interessi nazionali, tra opposizioni e accordi. Dando allo Stato una posizione preminente nella storia, metteva in secondo piano il ruolo delle ideologie, “dietro le quali c'è come sempre l'imperialismo degli interessi”23; inoltre tendeva a minimizzare la minaccia comunista in quanto, secondo lui, esistevano vari tipi di marxismo(cinese, thailandese, slavo, ecc...) e tutte le ideologie erano transitorie. Inoltre de Gaulle riuscì ad affrancarsi dalla disciplina dei due blocchi solo grazie al suo realismo applicato agli interessi nazionali francesi; esempi concreti furono il patto franco-sovietico del 1944 ritenuto “un imperativo categorico della geografia” poiché “tutto quello che poteva essere d'aiuto contro la Germania era ben accetto.”24

L'evoluzione delle idee Dal 1945 al 1948 l'idea politica di de Gaulle si rifaceva alla preservazione dell'interesse nazionale e da ciò derivavano tutte le sue prese di posizione riguardo la Guerra Fredda, l'integrazione e ogni tipo di sovranazionalità(esemplare la sua riluttanza verso la CED); tuttavia il suo pensiero in questo periodo di tempo si è evoluto, adattandosi alle nuove situazioni che si creavano, e si può schematizzare attraverso tre ambiti: il rango della Francia (concentrandosi sulla conferenza di Yalta, il rapporto con il nemico (politica tedesca e antisovietica) e la sovranità (politica europea e decolonizzazione). Il rango della Francia Durante gli anni di guerra de Gaulle lottò per far riconoscere dagli alleati la legittimità della Francia Libera e per farlo, nonostante le difficoltà creategli dagli americani(soprattutto lo sbarco a novembre del 1942 in Nord Africa), cercò di convincere Churchill e Stalin che la soluzione migliore per l'Europa fosse quella di un direttorio a tre senza gli Stati Uniti. La proposta non fu accettata anche se la Francia sembrava essere stata riconosciuta alla pari delle grandi potenze(esemplare fu il patto franco-sovietico del 1944); però il mancato invito alla conferenza di Yalta fece cambiare strategia a de Gaulle. Così dal 1945 il Generale iniziò ad applicare il principio del rifiuto dei fatti accaduti; infatti secondo lui la Francia non era costretta ad accettare le decisioni prese in sua assenza e non doveva essere ritenuta colpevole delle loro conseguenze, ovvero l'aver influenzato la storia con la divisione del

20 De Gaulle C., Vers l'armée de métier, Berger-Levrault, 1934 21 Incontro de Gaulle-Zaher Shah, 2 giugno 1965; AD, EM, 1965 22 De Gaulle C., “Lettre, Notes et Carnet(LNC) 1905-1918, pp. 67-75 23 Discorso di Brazzaville, 24 agosto 1958, LNC volume complementare, 1988, p. 422 24 De Gaulle C., Discours et Messages(DM) 1940-1946, p. 488

mondo in due blocchi contrapposti(Occidentale e Sovietico) e la creazione di un codominio americano-sovietico. Inoltre poiché la pace doveva essere fondata sul concerto delle grandi potenze, la mancanza della Francia a Yalta negava questo principio e dunque né vi era pace nel mondo né la Francia era costretta ad accettare il fatto compiuto; da ciò de Gaulle disse che andava ritenuto indispensabile che quello che era detto e fatto dalla Francia dovesse essere indipendente dagli altri. Il rapporto con il nemico Fino all'inizio della Guerra Fredda, secondo de Gaulle il nemico principale era la Germania; infatti il Generale aveva contro di essa una concezione fortemente ancorata all'interesse nazionale. Come tutti i francesi nati nel 1890 anche de Gaulle detestava la Germania vincitrice nella guerra del 1870-1871 anche se la ammirava per i progressi scientifici, tecnologici e culturali; tuttavia nel corso del primo dopoguerra e soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale la Germania divenne per de Gaulle il nemico da battere con ogni mezzo. Non a caso nel secondo dopoguerra l'intenzione del Generale era quella di annichilire lo Stato tedesco, creando una confederazione di Stati con le regioni di Ruhr, Renania e Saar distaccate da essa. Infatti de Gaulle vedeva nei tedeschi “un grande popolo che tende costantemente alla guerra e che non smette mai di sognare la dominazione.”25 All'inizio della Guerra Fredda, anche se aveva ben compreso che il pericolo maggiore non era più lo Stato tedesco ma l'Unione sovietica, il suo pensiero riguardo la Germania non mutò; infatti restava ostile a una centralizzazione del potere tedesco e a una divisione del territorio in due parti(contrario alla fusione della ZFO alla Bizona). Da ciò si spiegano le critiche mosse contro il governo della IV Repubblica che ratificò con gli accordi di Londra del 1948 la nascita della Repubblica Federale Tedesca condannando la politica di concessioni che era stata messa in atto. Però, messo di fronte alla nascita dello Stato tedesco, non poté far altro che accettare la realtà dei fatti e partendo da essa manifestò il suo pragmatismo mutando il suo approccio alle relazioni internazionali. Il vero tornante dell'idea politica di de Gaulle riguardo la Germania può essere trovato nel discorso di Bordeaux del 25 settembre 1949 in cui il Generale sottolineò la necessità di trovare un accordo diretto tra il popolo tedesco e quello francese e poneva lo Stato tedesco come partner possibile della politica europea francese.26 La sovranità Riguardo la sovranità l'idea di de Gaulle si divideva sui temi di sovranazionalità europea e di decolonizzazione. Infatti anche dopo la fine della guerra, il Generale si mostrò totalmente ostile a qualsiasi istituzione sovranazionale che potesse creare pericoli per la sovranità della Francia, combattendo dapprima la politica di Schuman riguardante la CECA e in secondo luogo la creazione della CED. L'opposizione alla seconda era molto più ostinata per il fatto che la sua creazione prevedeva il riarmo tedesco e di conseguenza de Gaulle vi si scagliò contro molto duramente definendola “Babele militare” e “abdicazione nazionale”.27 Secondo lui, infatti, una buona difesa per l'Europa doveva essere costituita dall'integrazione e dalla somma delle difese nazionali senza togliere agli Stati la loro indipendenza.28 Di tutt'altro avviso erano le sue idee in materia coloniale; infatti si fece promotore dell'idea di una Costituzione federale che doveva permettere una progressiva emancipazione dell'Oltre-mare e la creazione di strutture atte a far mantenere alla Francia il suo ruolo di potenza mondiale29. Inoltre dal 1953, avendo molti timori riguardo l'Unione francese, si mostrò totalmente a favore dell'evoluzione del regime coloniale, evidenziando il bisogno di “adattarsi alle circostanze nuove”30

25 Dibattito di ratificazione del patto franco-sovietico; 1944 26 DM 1946-1958, vol. I, p. 497 27 Conferenza stampa, 12 novembre 1953, DM 1946-1958, pp. 586-600 28 Dichiarazione alla stampa anglo-americana, 12 settembre 1951, ibidem p.463 29 Discorso di Bayeux, 16 giugno 1946 30 Dichiarazione in Madagascar, 22 agosto 1958, DM 1958-1962, p. 31

e il bisogno di “sposare l'epoca attuale”31. Riguardo il caso algerino, che stava influenzando fortemente la politica estera francese, il Generale disse che “i tempi erano cambiati e gli imperi scomparsi. Si può rimpiangerli, ma non ci si può far nulla”32.

La Grandeur L'obiettivo della politica estera gollista era quello di far giocare alla Francia un ruolo centrale nelle relazioni internazionali e allo stesso tempo cercare di preservarne l'indipendenza nazionale. Questo obiettivo veniva visto come un dovere rispetto alla storia francese e come una filosofia d'azione, in quanto, secondo il Generale, la politica estera aveva una posizione preminente tra le priorità dello Stato, poiché era la principale artefice della sua grandezza, e la sua missione della politica estera era di “salvaguardare l'unità della Francia, preservarla dall'anarchia”33. Da ciò si possono dedurre quelli che erano i due obiettivi principali di de Gaulle in politica estera, ovvero l'indipendenza nazionale, fondata su uno Stato forte e su una forza militare adeguata, e il cambiamento dello status quo internazionale. Indipendenza nazionale De Gaulle vedeva l'indipendenza nazionale come la condizione essenziale per poter operare liberamente in ambito internazionale e di conseguenza si sentiva il dovere di preservarla dalle ingerenze anglo-sassoni. Pur essendo contrario a qualsiasi tipo di organismo sovranazionale, poiché in esso la fusione delle varie sovranità nazionali le annullava creando un sistema confuso, non negava l'utilità di alleanze (attraverso associazione, cooperazione, concertazione) purché non prevedessero la remissione della sovranità francese in quanto l'azione nel mondo moderno implicava un'interdipendenza sempre maggiore al fine di mantenere la sicurezza(sia collettiva sia, di conseguenza, nazionale). Secondo de Gaulle il concetto di indipendenza nazionale era strettamente collegato a quelli di equilibrio e pace. Il primo era inteso come mezzo, in quanto “è solo attraverso l'equilibrio che il mondo troverà la pace”34, e venne applicato attraverso il rifiuto dell'egemonia dei blocchi e dell'allineamento col fine di costruire un'Europa d'occidente indipendente e una società multipolare. La pace, invece, è il fine ottenuto attraverso l'applicazione dell'equilibrio e l'utilizzo della cooperazione, la quale deve essere l'ambizione naturale della Francia. Infatti essa era identificata come strumento ideale per far sposare le esigenze di una politica estera nazionale con le necessità internazionali(esempi pratici di questa teoria furono i vari tentativi di attuare un concerto di potenze nella NATO, in Europa e nel mondo). Per il Generale l'indipendenza nazionale doveva essere fondata sia su uno Stato forte e solido, sia su un sistema difensivo adeguato e indipendente. Riguardo la prima condizione, de Gaulle riteneva che uno Stato forte dovesse essere capace di mantenere la continuità in politica estera e per farlo il potere esecutivo doveva essere preponderante sul legislativo. Secondo lui, infatti, fu proprio l'instabilità parlamentare dei governi della IV Repubblica a rendere quest'ultima incapace di reagire nei confronti delle ingerenze delle potenze straniere e delle crisi internazionali. La soluzione risiedeva, secondo de Gaulle, nell'affidare il potere esecutivo al Presidente della Repubblica, il quale era l'unico a poter operare con continuità in ambito internazionale poiché era “garante dell'indipendenza nazionale, dell'integrità territoriale e de rispetto dei trattati” e “in caso di minacce alla sovranità nazionale poteva prendere tutte le misure necessarie per risolverla”35. Da ciò derivava, soprattutto dopo la riforma costituzionale del 1962, che il potere esecutivo definisse i principi della diplomazia francese senza interferenze parlamentari. Per consolidare il secondo pilastro dello Stato, l'economia, la Francia doveva porre fine

31 Dichiarazione in Linguadoca, febbraio 1960, LNC 1958-1960, pp. 333-334 32 Incontro de Gaulle-Montgomery, 10 gennaio 1961, DDF 1961, t. I 33 Lettera al conte di Parigi, 9 giugno 1958, LNC 1958-1960, p. 23 34 31 maggio 1960, DM 1958-1962, p. 221 35 Art.5 e art.16 della Costituzione della V Repubblica

all'indebitamento, creare una moneta stabile e iniziare a modernizzarsi dal punto di vista energetico e della tecnologia di punta(nucleare, aerospaziale, informatico, elettronico). L'altra condizione per ottenere l'indipendenza nazionale era quella di avere una difesa adeguata e indipendente; infatti dopo aver promosso nel primo dopoguerra la modernizzazione dell'esercito36 e aver criticato aspramente la CED37 durante la IV Repubblica, de Gaulle sostenne la coerenza tra la politica di difesa e la politica estera Per ottenere una difesa conforme all'indipendenza nazionale bisognava rifiutare il sistema di integrazione militare e sviluppare un armamento nucleare nazionale(la cosiddetta “force de frappe”); infatti la difesa era la missione fondamentale dello Stato e la dipendenza militare implicava la dipendenza politica. Inoltre de Gaulle vedeva nell'armamento nucleare l'unico strumento equilibratore a livello internazionale in quanto mezzo di dissuasione e strumento ideale per applicare la strategia della risposta immediata, considerata più efficace dell'idea americana della risposta graduata38. Revisionismo globale Tutte le azioni di de Gaulle nella politica internazionale erano finalizzate a mutare lo status quo ed erano ispirate dall'idea che un mondo multipolare fosse più stabile ed equilibrato di un mondo bipolare. Infatti, pur avendo ben chiare le differenze di potenziale tra la Francia e le due superpotenze, era intenzionato a rompere la staticità che c'era tra i due blocchi e promuovere una società di Stati nazionali, che dovevano autodeterminare la propria azione rispetto al loro passato, alla loro volontà e alla loro personalità39. Inoltre preferiva usare il mezzo della cooperazione volontaria più che la costrizione in alleanze dovute ai due blocchi e a organizzazioni internazionali. Tuttavia il suo intento non era quello di far giocare alla Francia il ruolo di superpotenza, poiché le mancavano mezzi, risorse e uomini; ma voleva far in modo che lo Stato francese diventasse una potenza mediana attraverso cui aprire una via politica estranea a quella dei blocchi.

Politica estera gollista

quando tornò al potere, de Gaulle si presentò come uno che disprezzava il sistema; tuttavia ci tenne a rassicurare gli alleati riguardo le sue intenzioni di governo (accettazione dei trattati di Roma dichiarazione di fedeltà all'Alleanza Atlantica), riprendendo anche i principali orientamenti in politica di difesa già sviluppati durante la IV Repubblica. La politica estera gollista può essere suddivisa in due parti; la prima, dal 1958 al 1962, vide l'azione del Generale sia ripiegare sulla Francia sia aprirsi al mondo (porre fine alla guerra d'Algeria, rompere i legami con l'Oltremare e attuare una politica attiva nei confronti di Europa e campo occidentale). L'altra parte, dal 1963 al 1969, vide de Gaulle cercare di allargare gli orizzonti della Francia al terzo mondo (America Latina, Medio Oriente, Asia) e nel campo occidentale(contatti ufficiali con Unione Sovietica e i paesi dell'Est Europa).

Costruzione europea Integrazione economica europea Al suo arrivo al potere de Gaulle si trovò ad affrontare tre problemi fondamentali che minavano la messa in opera dell'integrazione europea: innanzitutto l'economia francese era deficitaria con un alto tasso d'inflazione e con grandi spese; in secondo luogo vi era il dibattito con la Gran Bretagna riguardo alla creazione di una zona di libero scambio; infine c'era molta diffidenza nel Generale riguardo le sue idee sull'Europa a causa della sua aperta ostilità durante la IV Repubblica verso le

36 De Gaulle C., Vers l'armée de métier, Berger-Levrault, 1934 37 Dichiarazione del 6 giugno 1950, DM 1946-1958, pp.523-526 38 La risposta immediata consisteva nell'utilizzare i mezzi più potenti per annichilire l'aggressore; mentre la risposta

graduata consisteva nell'adattare l'arma nucleare a livello dell'aggressore e di conseguenza dover ricorrere agli armamenti convenzionali

39 Incontro de Gaulle-re del Nepal, 25 ottobre 1966, AD, EM, 1966

idee di Mercato comune, integrazione e sovrannazionalità(un esempio fu il suo sabotaggio del progetto della CED). In realtà la costruzione dell'Unione Europea veniva vista da de Gaulle come il destino intrinseco della Francia40 poiché ai suoi occhi la Gran Bretagna dava maggior importanza al Commonwealth e la Germania doveva ancora risolvere molti suoi problemi interni. Di conseguenza si adoperò nel cercare di risollevare l'economia francese e per farlo attuò il piano Rueff-Pinay, il quale consisteva nell'arresto dell'inflazione (limitazione delle spese e aumento delle tasse), nel riassestamento del franco (svalutazione) e nell'aumento della crescita in prospettiva di una futura liberalizzazione degli scambi e dell'abbandono del protezionismo doganale. Più difficile fu la soluzione de dibattito sulla zona di libero scambio. La Gran Bretagna voleva l'instaurazione di questa zona parallelamente al Mercato comune per poter allo stesso tempo preservare i contatti privilegiati con gli Stati Uniti e i paesi del Commonwealth e inserirsi nell'economia europea. Dal canto suo de Gaulle non appoggiava l'idea inglese perché essa escludeva l'agricoltura, non dava prospettive di un'unione economica e non poneva tariffe comuni a tutti per le esportazioni; inoltre aderire alla zona di libero scambio avrebbe significato per la Francia essere posta in secondo piano rispetto alla Gran Bretagna, avrebbe reso inutile la CEE e avrebbe anche chiesto troppo sforzo allo Stato francese da sempre legato alla pratica protezionistica. Tuttavia de Gaulle si mostrò disposto a intavolare trattative riguardanti gli scambi tra il Mercato comune e gli altri Stati europei, in particolare con la Gran Bretagna41. Avendo ottenuto il sostegno degli altri Stati membri della CEE nell'opposizione all'idea inglese e avendo preparato economicamente la Francia all'apertura delle frontiere doganali, de Gaulle decise di accettare il Trattato di Roma(1 gennaio 1959); dal canto suo la Gran Bretagna creò l'Associazione Europea di Libero Scambio(AELS) il 3 maggio 1960. Integrazione politica europea “L'Europa deve diventare [...] una realtà sul piano culturale, economico e politico”42. Così de Gaulle enunciava la sua idea di come strutturare il continente e la sua insistenza era focalizzata soprattutto sul piano politico; infatti già prima di tornare al potere pensava a “una confederazione di popoli europei”43. Quando tornò al potere e dopo aver ottenuto un grande successo con l'integrazione economica europea de Gaulle si concentrò su questo obiettivo; inoltre il periodo storico dal 1958 al 1963 era per il più favorevole per attuare il suo progetto a causa delle molteplici crisi internazionali (per esempio Berlino, Cuba, Medio Oriente). Tuttavia gli altri Stati europei alleati della Francia non erano favorevoli all'idea di creare gli “Stati Uniti d'Europa” poiché prefigurava una comunità di Stati in cui gli esecutivi di CECA, CEE ed Euratom si fondevano in un'unica commissione e veniva creata un'Assemblea unica a suffragio universale44. C'era molto disaccordo anche sull'argomento della difesa, che per de Gaulle doveva essere propria della comunità e indipendente mentre gli altri Stati europei erano restii a togliersi dalla protezione americana per affidarsi a quella di uno Stato famoso per le sue mire egemoniche. Venne a crearsi quindi una situazione di stallo che il Generale tentò di risolvere in un primo momento attraverso incontri faccia a faccia con i capi di Stato degli altri cinque paesi della CEE; in particolar modo fu durante le discussioni con i rappresentanti italiani e tedeschi che specificò come attuare la cooperazione politica, che definiva sviluppo della cooperazione economica prevedendo consultazioni periodiche, la fissazione di una sede e di un segretariato permanente45. Tuttavia, la mancata risoluzione dello stallo ebbe come conseguenza la creazione, durante la riunione a Bad-Godesberg(18 luglio 1961), di una commissione in cui partecipavano i delegati di Francia, Germania, Italia e dei paesi del Benelux con a capo Fouchet e con l'obiettivo di ideare un

40 Lettera di de Gaulle citata da Pompidou G., Pour rétablir une vérité, Flammarion, 1982 41 Lettera a Mcmillan, 15 novembre 1958, LNC 1958-1960, pp.131-132; DDF 1958, t. II, n°134 42 Nota per il ministero degli Esteri, 13 agosto 1958, LNC 1958-1960, p. 73 43 Discorso di Bordeaux, 25 settembre 1949, DM t. II, pp.304-310 44 Idee del Comitato d'azione per gli Stati Uniti d'Europa di J. Monnet 45 Conversazione de Gaulle-Gronchi, 24 giugno 1959 e incontro franco-tedesco di Rambuillet, 23-30 luglio 1960;

LNC1958-1960, pp.382-383

piano d'azione condiviso attraverso il quale strutturare l'unione politica europea. Sempre a Bad Godesberg vennero gettate le basi dell'accordo fra i “Sei” e il 14 ottobre 1961 venne presentato il primo piano Fuchet attraverso il quale venne proposta una strutturazione dell'Europa tentando di mitigare le esigenze dei singoli Stati. In esso, infatti, veniva attuata la volontà di creare un'unione di Stati senza sostituire gli apparati sovranazionali già esistenti e senza minacciare l'indipendenza degli Stati membri riguardo i temi di difesa, cultura e diplomazia; inoltre prevedeva la creazione di un Consiglio formato da capi di Stato e/o governo e da ministri degli esteri, di un'Assemblea e di una Commissione politica. Tuttavia questo piano presentava 3 problemi fondamentali su cui gli altri paesi insistettero, ovvero il fatto che la Commissione politica non era un'organismo indipendente ma un segretariato generale permanente, che si sarebbero creati problemi nei rapporti tra comunità e NATO poiché la prima aveva intenzione di creare una difesa propria, che la Gran Bretagna veniva esclusa a causa della sua non appartenenza alla CEE. A causa di questi problemi questo primo piano venne visto come base di partenza per creare un programma migliore attraverso emendamenti riguardanti NATO, istituzioni comunitarie e clausole di revisione. Tuttavia le discrepanze tra gli Stati erano troppo profonde e difficilmente mediabili e così il piano di un'integrazione non solo economica ma anche politica dell'Europa fallì; infatti se da un lato non si può negare che de Gaulle ci mise tutto il suo impegno in questo progetto(lo testimonia la scelta di un uomo di fiducia, Fouchet, per dirigere i lavori della commissione), dall'altro è evidente che gli ostacoli erano pressoché invalicabili: i paesi del Benelux volevano l'ingresso della Gran Bretagna poiché vedevano come minaccia l'asse Parigi-Bonn-Roma, vi era inquietudine riguardo l'idea di distaccarsi dalla tutela dell'Alleanza Atlantica in favore di uno Stato ancora sprovvisto di un armamento nucleare ed infine la sconfitta fu anche dovuta alla Francia stessa che non fu abile nel trovare un punto di convergenza di tutte le richieste, soprattutto per quelle provenienti dai paesi del Benelux. Politica Agricola Comune(PAC) Per la Francia e soprattutto per de Gaulle il secondo passo nell'integrazione economica europea era l'istituzione di un Mercato comune agricolo; infatti se l'abolizione progressiva delle barriere doganali per le produzioni industriali era favorevole ai paesi che facevano del settore secondario il traino della loro economia, la Francia voleva la medesima cosa riguardo l'esportazione agricola anche perché era questo settore il motore dell'economia francese. Il primo passo di questa politica agricola comune fu fatto alla fine del 1960 con l'adozione dei principi base, ovvero libertà di circolazione dei prodotti agricoli, prezzi unici, solvibilità finanziaria tra i paesi membri, protezione contro la concorrenza di paesi terzi e preferenza comunitaria; tutto ciò col fine di sostituire le politiche nazionali sulle tariffe doganali e sui prezzi agricoli con un sistema comunitario di tasse variabili accompagnato da prelievi e sovvenzioni; inoltre tutte le importazioni da paesi terzi dovevano essere sottoposte a una tassa stabilita con la differenza di prezzo tra mercato internazionale e mercato europeo. Il passo decisivo avvenne nel gennaio del 1962 quando la Francia, attraverso il ricatto di non aderire alla seconda fase dei Trattati di Roma, cercò di costringere i suoi alleati ad accettare la politica agricola comune; tuttavia non fu facile soprattutto per la ferma opposizione tedesca anche perché la Germania importava grandi quantità di derrate agricole al prezzo di mercato internazionale. Per ottenere l'accordo della Germania, de Gaulle ebbe uno stretto colloquio con Adenauer in cui gli spiegava le tre condizioni indispensabili affinché potesse essere attuata la PAC e di conseguenza la seconda fase dei trattati di Roma, ovvero la libera circolazione dei prodotti agricoli, l'allineamento dei prezzi e la presa in carico collettiva della produzione comunitaria. Inoltre de Gaulle inviò ad Adenauer una lettera in cui definiva la seconda fase dei trattati di Roma come “atto capitale” che non poteva essere distinto dall'adozione della PAC. La RFT decise di appoggiare il progetto francese sottomettendo i suoi interessi all'integrazione europea; inoltre da questo colloquio vennero poste anche le basi per l'istituzione del Fondo europeo di orientazione e di garanzia agricola(FEOGA), finalizzato al sostegno e allo sviluppo agricolo e

finanziato da prelievi e tasse di compensazione tra i prezzi dei paesi importatori e quelli dei paesi esportatori. I problemi procurati dalla PAC, però, furono molteplici per la Francia sia a livello esterno sia a livello interno. Dal punto di vista esterno i problemi maggiori li diedero Germania e Stati Uniti; la prima perché voleva diminuire i costi per sostenere l'esportazione del surplus agricolo francese dato che l'agricoltura tedesca non era a livello di quella degli altri paesi. I secondi, invece, temevano un incremento dei diritti doganali europei e che i loro prodotti potessero essere esclusi dal mercato europeo. Per cercare di mediare la durezza dei dazi del mercato comune si aprì una negoziazione a Ginevra dal 1964 al 1967(chiamata “Kennedy Round”)in occasione del sesto congresso del GATT. Gli obiettivi americani erano quelli di ridurre le tariffe, eliminare le restrizioni sul commercio agricolo e rimuovere gli ostacoli non tariffari. Invece, dal punto di vista interno alla Francia, la Politica agricola comune pose problemi ai contadini della periferia francese che dapprima minacciarono un'alleanza con gli altri agricoltori delle periferie degli altri paesi membri ed in seguito si unirono ai moti di protesta di maggio del 1968. Per risolvere questa situazione, a ottobre venne proposto il Piano Mansholt ,ovvero un sistema di sostegno dei prezzi agricoli con le sovvenzioni del Fondo agricolo europeo; l'obbiettivo del piano era di modernizzare l'agricoltura, migliorare la vita dei contadini e i loro redditi, superare i sistemi tradizionali di agricoltura verso uno sviluppo di tipo plurifamiliare per controllare la produzione, diminuire i prezzi e accelerare l'esodo rurale. Crisi della “Sedia Vuota” Con la realizzazione totale del mercato unico, la Commissione europea pensò che fosse coerente allo spirito dei trattati che tutte le spese della Comunità venissero coperte da risorse proprie di essa e che il Parlamento europeo avesse poteri di controllo su di esse aumentando così i suoi poteri in maniera finanziaria. La Francia si oppose apertamente a questo aumento di poteri poiché l'Assemblea non era rappresentativa e non poteva essere eletta a suffragio universale finché non ci fosse stato un vero governo europeo; inoltre si opponeva alla Commissione perché essa non doveva sostituire i governi nazionali e perché essa era formata da membri nominati dai governi nazionali e non eletti46. La ferma opposizione francese era anche dovuta al fatto che de Gaulle vedeva in questa situazione un buon modo per rendere inefficaci le disposizioni dei trattati di Roma che prevedevano dal 1966 di prendere le decisioni a maggioranza e non all'unanimità Così, per dimostrare che l'Europa non aveva risorse proprie, minacciò di non partecipare ai versamenti del 1 luglio 1967 e in aggiunta trovò un compromesso con la Germania attraverso cui i tedeschi appoggiavano l'accelerazione della PAC ricevendo in cambio il sostegno francese per l'attuazione di una completa unione doganale per i prodotti industriali. Però le speranze di una riappacificazione, sostenuta anche dall'accordo appena concluso tra Francia e Germania, vennero dissipate dalle proteste italiane riguardo le spese richieste dal FEOGA, visto che l'Italia avendo effettuato uno sviluppo industriale e sociale si concentrò sulla produzione ed esportazione di prodotti agricoli poco tutelati dal Mercato agricolo comune. La Francia si oppose a queste richieste italiane e attuò la politica della “sedia vuota” creando una notevole crisi istituzionale visto che ritirò i suoi rappresentanti dal Consiglio dei ministri europeo e anche il suo rappresentante permanente a Bruxelles; inoltre accusò della crisi del Mercato comune gli altri Stati aderenti, in particolare l'Italia, e il Consiglio europeo per la sua volontà di accrescere i poteri degli organi sovranazionali con la volontà di prevaricare i governi nazionali. Un ulteriore motivo di frizione tra la Francia e il Consiglio fu dovuto alla proposta di quest'ultimo di prendere decisioni attraverso maggioranza qualificata e non all'unanimità; a causa di ciò de Gaulle definì i Trattati di Roma come “contenitori di disposizioni inaccettabili” e il principio di sovrannazionalità come “concezione che sfida il buon senso”47.

46 Incontro de Gaulle – Hallstein, 16 novembre 1961, LNC 1961-1963, p. 379 47 Incontro de Gaulle – Bentinck, 18 ottobre 1965, AD, EM, 1965

Tutto ciò non fece altro che aggravare la crisi in atto, la quale venne risolta attraverso una riunione straordinaria a Lussemburgo in cui venne deciso di riprendere il Mercato comune ma a condizioni eque e accettabili,limitando i poteri della Commissione e applicando il sistema a maggioranza qualificata per argomenti non fondamentali.

Il Generale dice “NO” La prima candidatura48 britannica Nonostante l'aver perso la disputa sulla zona di libero scambio, la Gran Bretagna iniziò attraverso il suo primo ministro, Mcmillan, ad intrattenere con la Francia incontri riguardanti, oltre alla situazione della Guerra Fredda, una possibile candidatura britannica per entrare nella CEE. Nel primo incontro a Birch Grove(novembre 1961), de Gaulle sostenne il fatto che gli inglesi dovessero far parte dell'Europa, anche se mitigò l'affermazione aggiungendo che un eventuale ingresso della Gran Bretagna avrebbe snaturato il Mercato comune a causa della “preferenza imperiale” di quest'ultima. Successivamente il Generale affermò che “l'Europa ha bisogno dell'Inghilterra” ma, non abbandonando le sue diffidenze riguardo il legame con gli Stati Uniti, aggiunse che la crisi di Berlino49 creava il dubbio se Francia e Gran Bretagna potessero condividere la loro politica riguardo non solo l'Unione Sovietica ma anche riguardo gli americani. Momenti cruciali di questa prima candidatura furono l'incontro di Rambuillet e la conferenza di Nassau. Durante il primo vene posto il problema dell'armamento nucleare e gli inglesi alla Francia la possibilità di cooperare per lo sviluppo nucleare, anche se ciò non avrebbe interferito per loro nel legame con gli Stati Uniti. Dal canto suo de Gaulle apprezzò il cammino fatto dalla Gran Bretagna dal dopoguerra nel suo riavvicinarsi all'Europa, tuttavia secondo lui restava ancora troppo legata agli americani per poter entrare nella CEE. A Nassau, invece, emersero delle frizioni tra Francia e Gran Bretagna quando gli inglesi accettarono dagli americani di poter usufruire autonomamente dei missili Polaris, che sarebbero dovuti poi essere parte di un sistema di difesa multilaterale e ingrato alla NATO. Questo accordo dimostrò, secondo de Gaulle, che nonostante tutte le affermazioni inglesi di preferire l'Europa agli Stati Uniti, in realtà il legame anglo-americano era più forte che mai. I motivi della bocciatura, quindi, devono essere cercati nell'atteggiamento stesso del Generale; in quanto fu lui a far nascere una crisi nel momento più opportuno e a far prolungare le negoziazioni. Infatti de Gaulle era assolutamente contrario all'ingresso inglese, nonostante i numerosi tentativi di negoziazione portati avanti da Mcmillan, poiché la Gran Bretagna era troppo diversa dall'Europa continentale a causa dei suoi forti legami con il Commonwealth e con gli Stati Uniti. Inoltre a de Gaulle premeva che il Mercato comune mantenesse il suo status quo in cui la Francia era al centro di tutte le negoziazioni diplomatiche. La seconda candidatura britannica Dal 1963 al 1969 le relazioni anglo-francesi non divennero più semplici anche se vi fu un notevole riavvicinamento favorito dall'isolamento francese dovuto alla crisi della “sedia vuota” e alle difficoltà nel rapporto con la Germania(la quale sembra considerare meno la politica europea in vista di una politica mondiale), dallo scambio di conoscenze aerospaziali e tecnologiche, dall'idea di un'unione economica per resistere agli Stati Uniti e ampliare l'influenza della CEE ad Est. Tuttavia i rapporti non si distesero del tutto poiché de Gaulle restava ancora fermo nel considerare la Gran Bretagna un paese succube degli Stati Uniti; inoltre essa si trovava in piena crisi economico-finanziaria, la Francia terminò il suo isolamento per la fine della crisi della “sedia vuota” e per il riavvicinamento alla Germania e, infine, poiché restavano incomprensioni riguardo l'integrazione atlantica.

48 In questa parte viene usata la parola candidatura in modo inappropriato ma utile alla comprensione, poiché Mcmillan non fece mai una richiesta formale di entrare nella CEE ma si limitò a valutare la predisposizione francese riguardo un eventuale ingresso inglese. 49 La crisi di Berlino fu un momento di aperta crisi non solo tra i due blocchi ma anche all'interno del blocco

occidentale, in quanto la Gran Bretagna, in accordo con la politica degli Stati Uniti, decise di attuare un atteggiamento cauto al contrario di de Gaulle che voleva rispondere in modo deciso alla minaccia sovietica.

Nonostante la Gran Bretagna del laburista Wilson si mostrò disposta, pur di entrare nella CEE, ad accettare tutte le disposizioni del Trattato di Roma e a collaborare allo sviluppo tecnologico in seno all'Europa50, de Gaulle nel 1967 pose il veto anche sulla seconda candidatura inglese. I motivi di questo veto furono la grave situazione economico-finanziaria inglese che avrebbe danneggiato l'intera comunità e l'ancora stretto legame tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, nonostante gli inglesi professassero contrari alla politica estera americana in Vietnam e Medio Oriente, al piano di difesa statunitense e a una qualsiasi forma di cooperazione tecnologica con loro. Tuttavia questo secondo rifiuto venne visto come un “veto di velluto” poiché le negoziazioni tra Francia e Gran Bretagna per un possibile futuro ingresso inglese nella CEE proseguirono. È da notare come questa seconda candidatura fosse sostenuta all'interno della Comunità europea dai paesi del Benelux, per paura di essere schiacciati dalla forza dell'asse Parigi-Bonn, e che non dispiacesse alla Germania, la quale, però, non avrebbe mai rotto il rapporto con la Francia. Caso Soames51 All'inizio del 1969 i rapporti tra Francia e Gran Bretagna, dopo i due veti riguardo all'ingresso inglese nella CEE, erano critici anche perché ormai erano ben noti i motivi per cui de Gaulle non voleva la Gran Bretagna nella Comunità, ovvero i tentativi di difendere l'economia francese, in particolare l'agricoltura, dalla concorrenza inglese e di non snaturare l'essenza della CEE rendendo vana l'ipotesi di un'Europa europea. Tuttavia un ultimo tentativo di riavvicinamento anglo-francese venne fatto dall'ambasciatore inglese a Parigi, Christopher Soames, il quale insistette per ottenere un incontro con de Gaulle per parlare dei temi generali della politica estera dei due Stati con il fine di capire se ci fosse la possibilità di una cooperazione bilaterale. Il colloquio avvenne, anche grazie all'aiuto di Michel Debré, il 7 febbraio 1969 e da esso emersero due punti di vicinanza tra i due Stati: uno economico riguardo a una futura alleanza europea per sostituire il Mercato comune e uno politico riguardo a una futura indipendenza europea dagli Stati Uniti. Dato che Soames riferì per iscritto ogni dettaglio della sua conversazione con de Gaulle al ministero degli Esteri inglese, fu facile per quest'ultimo tentare di isolare la Francia rendendo noto agli alleati francesi il resoconto fornito dall'ambasciatore inglese modificandolo in modo da far credere che il Generale volesse minare le basi di CEE e NATO. Il tentativo scatenò l'indignazione francese nei confronti sia di Soames sia del governo inglese ed ebbe la conseguenza che la Francia si sarebbe opposta ad ogni tentativo di ingresso inglese nella CEE52. La risposta degli alleati della Francia fu una riunione a Londra del Consiglio dei ministri dell'UEO, a cui la Francia non partecipò; inoltre, nel marzo del '69, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Germania iniziarono, pur con l'opposizione della Francia, la costruzione di due centrali di arricchimento dell'uranio per conto degli Stati Uniti. Tutte queste manovre inglesi erano finalizzate a isolare la Francia dai suoi alleati e a indebolirne il peso all'interno della CEE cooperando politicamente e tecnologicamente con gli altri membri.

L'asse Parigi-Bonn Riavvicinamento franco-tedesco Già prima del 1958 i rapporti franco-tedeschi erano già ben avviati verso la riappacificazione grazie al fatto che la Francia aveva accettato la nascita della RFT, con cui aveva poi iniziato a cooperare in seno alla CECA e in seguito nella CEE, e aveva cominciato a mettere le basi per una futura cooperazione bilaterale con essa. Con l'arrivo di de Gaulle, le prospettive di una comunione di intenti con la Repubblica Federale sembravano diventare quantomai improbabili a causa del suo profondo anti-germanismo durante la Seconda Guerra Mondiale e nei primi anni del dopoguerra.

50 Incontro de Gaulle – Wilson, 24 gennaio 1967; riunione anglo-francese, 25 gennaio 1967 51 Informazioni tratte dal libro di Sanderson C., “Perfide Albion?”, Parigi, Publications de la Sorbonne, 2011 52 Incontro Debré – Stuart, 11 aprile 1969, Washington, 5 AG, 1-171

Tuttavia il Generale aveva mutato opinione e riteneva che una politica in favore della Germania dovesse essere l'asse della politica europea francese. Di conseguenza effettuò un avvicinamento personale con Adenauer con il fine di “far trionfare l'unità di vedute fra i due Stati”53. Il primo incontro avvenne a Colombey-les-Deux-Eglises il 14 settembre 1958 e in esso vennero affrontati tutti i temi della politica internazionale, insistendo particolarmente sulla minaccia sovietica e sulla solidarietà atlantica. Da un lato Adenauer criticò apertamente la politica di NATO e Stati Uniti affermando inoltre di voler rafforzare i legami con la Francia; dall'altro de Gaulle assicurò di non essere anti-tedesco e di ritenere che la Repubblica Federale potesse essere un alleato possibile proponendo al cancelliere di stabilire un contatto permanente attraverso consultazioni periodiche. Inoltre il Generale propose di iniziare lo sviluppo congiunto di armi convenzionali. Tuttavia erano presenti anche motivi di frizione fra i due uomini politici, per esempio riguardo all'Unione Sovietica; infatti per Adenauer essa era il nemico per eccellenza mentre per de Gaulle era sia un pericolo sia un possibile alleato di ripiego. Tuttavia la differenza maggiore risiedeva nei differenti approcci alla politica americana e alla NATO; infatti per Adenauer il sostegno americano era fondamentale per la crescita e la sicurezza della RFT. Il secondo incontro ufficiale si tenne a Bad Kreuznach(26 novembre 1958) e in esso de Gaulle concesse, per favorire la Germania, che la creazione del Mercato comune non avesse vincoli; in cambio chiedeva l'appoggio tedesco nella sua disputa riguardo la zona di libero scambio. Tuttavia il tema principale dell'incontro fu sicuramente la situazione di crisi che stava nascendo a Berlino, che scoppiò ufficialmente l'anno successivo. Riguardo questa questione la Francia diede il suo totale sostegno alla RFT aggiungendo che era disposto ad accettare una riunificazione tedesca entro i confini limitati alla linea Oder-Neisse; inoltre de Gaulle criticò l'attitudine alla mediazione di Stati Uniti e soprattutto Gran Bretagna (viaggio di Mcmillan in URSS). Il malinteso del 1960 Il primo momento di crisi, invece, ci fu nel 1960 dopo che, il 13 febbraio, la Francia si affermò come potenza nucleare con la prima esplosione effettuata a Reggane. Questo fece sì che in Germania apparisse chiara la volontà della Francia di attuare ruolo cercando sia la solidarietà sia la superiorità coi suoi partner. La crisi scoppiò all'incontro di giugno a Rambuillet riguardo la NATO, la difesa e l'organizzazione europea. Andando con ordine, Adenauer dichiarò di voler mantenere lo status quo all'interno sia della NATO che della CEE accusando de Gaulle di voler escludere la Repubblica Federale dai suoi progetti riguardo l'Alleanza Atlantica54; inoltre riguardo alla Comunità europea il cancelliere sottolineò come fosse meglio per il momento operare concretamente per migliorare le istituzioni già esistenti piuttosto che intavolare negoziati per una futura cooperazione politica. Tuttavia il tema di maggior divisione fu quello riguardante gli armamenti. La Francia era tanto favorevole a un riarmo convenzionale della Germania quanto ostile allo sviluppo di un arma nucleare tedesca. Infatti vedendo la questione nelle due prospettive, dal lato francese la Germania era il partner privilegiato sul piano militare(sviluppo e compravendita di armamenti convenzionali) e politico solamente a livello europeo e non a livello mondiale, a causa della sua situazione (territorio diviso e occupato). Dal lato tedesco, invece, Adenauer voleva ottenere garanzie di sicurezza che la Francia sembrava non volerle dare, di conseguenza strinse legami a livello di difesa e di integrazione atlantica con gli Stati Uniti. Di conseguenza usò il fatto di essere legata sia alla Francia sia agli Stati Uniti per ottenere condizioni migliori dagli americani e per garantirsi una piena sicurezza. Trattato dell'Eliseo Nonostante i malintesi dell'anno precedente, il governo francese era convinto del bisogno di “legare la Germania all'Occidente e in particolare alla Francia”55; inoltre il piano europeo era quello in cui i

53 De Gaulle C., Mémoires d'espoir, 1958-1962 54 Riferimento all'ipotesi francese di un direttorio a tre nella NATO composto da Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna 55 Conversazione Maillard – Blankenhorn, 26 gennaio 1961, AD, EM, 1961

due Stati avevano le maggiori convergenze d'opinione. Alla vigilia di una riunione dei Sei, ci fu un nuovo incontro tra il Generale e il cancelliere, in cui de Gaulle gettò le basi per lo sviluppo di un'unione politica dicendo che “gli europei non potevano rimettersi interamente agli Stati Uniti”56. Così veniva proposto ufficialmente quello che sarà il piano Fouchet. Successivamente, durante la riunione di Bad Godesberg(18/19 luglio 1961) de Gaulle colse l'occasione del dibattito sul primo piano Fouchet per proporre l'idea di un sistema di difesa puramente europeo57. Il riavvicinamento franco-tedesco operato dall'accordo sull'unione politica europea, venne ulteriormente consolidato nel 1962 quando gli Stati Uniti cambiarono i loro piani preferendo la tattica della risposta graduata, dando incentivi per lo sviluppo delle sole armi convenzionali e non seguendo una politica decisa sia Berlino che all'interno della NATO. Adenauer invece voleva per la RFT la possibilità di sviluppare armamenti nucleari autonomi per difendere il territorio tedesco e l'uguaglianza di diritti all'interno dell'Alleanza Atlantica. Nello stesso anno la Francia si mostrò molto disponibile a fare concessioni alla Repubblica Federale con il fine di rinforzare il legame fra loro. Un esempio fu l'accettazione delle misure di ritorsione da parte della RFT sugli Stati africani che riconoscevano la Repubblica Democratica Tedesca(RDT) durante la convenzione di Yaoundé58, la quale legava gli Stati africani alla CEE concedendogli diversi vantaggi. Da queste basi nel 1963 iniziarono i lavori per legittimare con un trattato il legame franco-tedesco. Infatti dopo la sconfitta dell'unione politica europea la Francia decise di concentrare tutta la sua politica europea nel rapporto con la Germania. La questione si risolse tra il 21 e il 22 gennaio del 1963; infatti in quei giorni de Gaulle e Adenauer si incontrarono e parlarono della politica comune da attuare da quel momento in avanti riguardo il rapporto con gli Stati Uniti e riguardo gli armamenti. Sul primo tema entrambi i capi di Stato erano concordi che la nuova politica americana era incerta e non dava sicurezze chiare agli alleati; mentre riguardo al secondo il cancelliere affermò di voler cooperare nello sviluppo di armamenti convenzionali59 e negli studi aerospaziali. Tuttavia Adenauer il giorno successivo ci tenne a specificare la non esclusività del rapporto con la Francia e la volontà tedesca di mantenere l'asse Bonn-Washington. Il trattato venne comunque firmato il 22 gennaio 1963 e prevedeva meccanismi di consultazioni regolari(art. 1-2-3), la creazione di una commissione intermnisteriale in entrambi i paesi per monitorare i problemi della cooperazione(art.4); in materia di difesa prevedeva di riavvicinare le dottrine, effettuare scambi di personale, mettere in comune la fabbricazione di armamenti convenzionali. Inoltre venne creato un ufficio per le questioni di educazione e gioventù(OFAJ). Il trattato fu importante più dal punto di vista simbolico che pratico. Infatti per de Gaulle era un surrogato del piano Fouchet e doveva servire a emancipare l'Europa per controbilanciare il potere nell'Alleanza Atlantica degli Stati Uniti; invece per Adenauer il trattato era lo strumento di pressione ideale sugli americani affinché essi dessero maggiore importanza allo status tedesco. Il problema principale del trattato fu che non riuscì ad applicare l'idea di emancipazione dagli Stati Uniti che voleva il Generale; infatti il preambolo, che segnava la rottura maggiore, non venne approvato dalla RFT sotto pressioni americane. Gli anni dei dubbi Dopo che Adenauer lasciò il potere ed Ehrard venne eletto i rapporti franco-tedeschi ebbero un peggioramento; infatti il nuovo governo di Bonn ci tenne ad assicurare i membri dell'Organizzazione Atlantica riguardo la sua fedeltà all'alleanza e riguardo al disinteresse nel creare una forza multipolare. Inoltre accusarono la Francia di aver creato scompiglio anche all'interno della CEE e di costringere la RFT a scegliere tra Parigi e Washington. I due Stati sembravano così prendere due strade diverse, la Francia si stava impegnando su scala

56 Incontro franco-tedesco e conferenza dei Sei, 9/10/11 febbraio 1961, ibidem 57 “Noi dovremmo costituire all'interno della NATO una forza europea che si faccia valere” 58 Incontro Couve de Murville – Schroder, ibidem 59 “La Germania non vuole fabbricare le bombe, salvo che l'evoluzione mondiale la costringa”, Adenauer, incontro con

de Gaulle a Parigi del 21 gennaio 1963

mondiale mentre la Germania stava diventando la prima potenza in Europa e vide di malocchio il secondo veto francese all'ingresso inglese nella Comunità europea. Inoltre la RFT si impegnò per rinsaldare il rapporto con gli Stati Uniti attraverso le numerose visite ufficiali che avvennero nel 1963, creando un ostacolo non indifferente nella messa in pratica del trattato dell'Eliseo. Con Ehrard, infatti, la politica estera della Repubblica Federale virò su posizioni contrarie a quelle francesi e venne a crearsi la base per un contenzioso. Questa base era costituita non solo dai problemi europei, ovvero i tentativi della Francia di modificare la CEE affinché ottenga il ruolo preponderante e di creare una propria difesa nazionale autonoma(per esempio le crisi internazionali dovute alla politica della “sedia vuota” e al ritiro dalla NATO), ma anche dal fatto che il governo francese riconobbe il governo comunista cinese e fu critico riguardo alla guerra del Viet-Nam. Il contenzioso scoppiò a causa di due fattori, il nucleare, il caso Argoud e l'ampliamento europeo. Riguardo al primo, vi furono numerosi momenti in cui de Gaulle utilizzò l'argomento per porre Ehrard con le spalle al muro nel decidere tra Parigi e Washington; il primo avvenne il 21 novembre 1963 e consisteva nel fatto che la Francia si impegnava a difendere la RFT in caso di aggressione nucleare da parte dell'URSS. Tuttavia avendo il governo tedesco dimostrato che la Francia non poteva difendere da sola l'intera Europa, de Gaulle propose una cooperazione nucleare, la quale oltre a garantire all'Europa una difesa pienamente europea, la scindeva dal controllo americano. Questo doppio tentativo si risolse col rifiuto di Ehrard(“riconciliazione mancata”); inoltre l'atteggiamento del Generale nei confronti della Germania divenne sempre più critico man mano che essa avanzava nelle negoziazioni per il progetto MLF e disse che “la partecipazione tedesca non cambierà nulla poiché saranno sempre gli americani a decidere”60. Invece secondo il cancelliere partecipare al progetto poteva garantire alla RFT di essere attiva nell'elaborazione delle strategie dell'alleanza. Riguardo l'Europa, il contenzioso riguardava l'allargamento dei membri della CEE, in particolare l'entrata della Gran Bretagna nel Mercato comune. Infatti Ehrard si accordò con il capo del governo olandese per sostenere l'ingresso inglese61, andando però in direzione opposta rispetto all'orientamento francese. Infine un avvenimento che aprì una crisi nel rapporto tra Francia e Germania è costituito dal caso Argoud. Antoine Argoud era un ufficiale francese specializzato nella contro-insurrezione e fu impiegato nella guerra d'Algeria; quando de Gaulle decise di concedere l'indipendenza allo Stato africano si unì all'Organizzazione dell'Armata Segreta(OAS) e si rese colpevole di diversi tentativi di assassinio nei confronti del Generale. Il 22 agosto 1963 venne prelevato dalla polizia segreta francese e ricondotto in Francia mentre si trovava a Monaco di Baviera; di conseguenza il governo tedesco chiese che Argoud tornasse in Germania ma de Gaulle rispose di non sapere nulla dell'accaduto62 e che comunque la Germania era rea di aver ospitato un terrorista. La “ripartenza” delle relazioni franco-tedesche I rapporti tra Francia e Repubblica Federale si rasserenarono quando Ehrard si dimise e al suo posto venne eletto Kiesinger cancelliere e Brandt ministro degli Esteri, infatti questi avevano un'attitudine più favorevole a de Gaulle, identificandolo come simbolo della Resistenza francese. Nonostante che le divergenze ancora permanessero, c'era da entrambe le parti la volontà di dare un nuovo impulso al trattato dell'Eliseo e di cooperare in economia, tecnologia e nei progetti riguardo l'Europa orientale. De Gaulle cercò subito di vedere le disposizioni di Kiesinger riguardo gli anglo-americani; il cancelliere nelle sue risposte cercò di far capire al Generale che la Repubblica Federale voleva avere ottimi rapporti con la Francia, ma anche che aveva bisogno del supporto americano, pur prendendo le distanze da alcune idee di politica estera(per esempio in Viet-Nam). Inoltre sottolineò come non fosse convinto delle intenzioni inglesi riguardo lo sviluppo europeo e come avrebbe rifiutato l'ingresso della Gran Bretagna nella CEE se la Francia era contraria63. In aggiunta Kiesinger chiese l'appoggio francese per la sua politica di apertura all'Est. 60 Incontro de Gaulle-Ehrard, Rambouillet, 19-20 gennaio 1965, AD, EM, 1965 61 Visita di Ehrard a L'Aia, 3-4 marzo 1964 62 De Gaulle era realmente all'oscuro dell'operazione. 63 Incontro de Gaulle – Kiesinger, Parigi, 13-14 gennaio 1967, Eliseo, AD, EM, 1967

Il secondo incontro(Bonn, 12-12 luglio 1967) ebbe come temi di discussione la riunificazione tedesca, il rilancio della cooperazione e la candidatura britannica. Riguardo il primo punto de Gaulle fu inamovibile nella sua opinione secondo la quale per far qualcosa a Est la RFT doveva riconoscere il confine Oder-Neisse, ma il cancelliere rispose che era impossibile “fare concessioni definitive riguardo le frontiere ancor prima della riunificazione”. Riguardo la cooperazione, venne proposta l'idea per creare un'istanza franco-tedesca per promuovere la cooperazione economico-tecnologica con l'Est Europa. La candidatura britannica, infine, costituì un'altra sorgente di differenze tra i due Stati; infatti Kiesinger doveva fare i conti con un'opinione pubblica favorevole all'ingresso inglese, mentre de Gaulle restava assolutamente contrario poiché non voleva condividere il ruolo principale che aveva la Francia nella CEE. La questione venne risolta negli incontri del 15-16 febbraio '68; infatti Kiesinger, avendo l'opinione pubblica e la stampa entrambe pro-britanniche, affermava di non chiudere definitivamente la porta dell'integrazione alla Gran Bretagna e di trovare una soluzione accettabile per tutti e, dal canto suo, de Gaulle non vedeva come possibile nei tempi correnti l'ingresso inglese ma non lo escludeva in futuro; così venne deciso che l'allargamento della Comunità europea dovesse avvenire innanzitutto attraverso degli arrangiamenti commerciali.

I malintesi transatlantici Tra Francia e Stati Uniti, i malintesi cominciarono a moltiplicarsi con l'arrivo al potere di de Gaulle, a causa della sfiducia di quest'ultimo nei confronti degli americani. Essa era evidente nei rapporti bilaterali ma anche sul piano della sovranità nazionale e a proposito dei possedimenti coloniali francesi. In particolare il Generale vedeva il tentativo americano sostituire l'influenza francese con la propria64. Inoltre la presenza americana in Francia alla fine degli anni '50 era importante65 e anche ciò contribuiva secondo de Gaulle a rendere lo Stato francese subordinato agli Stati Uniti. Tuttavia il Generale non voleva mettere dubbi sulla presenza francese nel blocco occidentale, però riteneva che esso dovesse essere riformato per adattarsi meglio alla situazione mondiale. Dei quattro presidenti con cui de Gaulle ebbe contatto, Eisenhower era quello che conosceva meglio e verso il quale nutriva la maggiore stima; infatti li accomunava la fraternità d'armi durante la Seconda Guerra Mondiale66. Mentre le rotture maggiori avvennero durante la presidenza Kennedy e, successivamente alla morte di quest'ultimo, con Johnson. Tuttavia de Gaulle accordò inizialmente a Kennedy “il credito dovuto alla giovinezza” e in lui vedeva “un uomo di Stato che avrebbe potuto avere il tempo di lasciare il suo segno nella storia”67. Nonostante ciò per tutta la presidenza di de Gaulle i rapporti tra Parigi e Washington procedettero su un binario fatto di tensioni e scontri, per esempio riguardo il nucleare, con l'eccezione delle crisi di Berlino e soprattutto di Cuba in cui Francia e Stati Uniti cooperarono. Solamente nel 1968 cominciò il riavvicinamento tra i due Stati, anche grazie all'elezione a presidente americano di Nixon, il quale nutriva una profonda ammirazione per il Generale. Il tentativo di tripartitismo nel 1958 la politica atlantica della Francia si reggeva su tre pilastri fondamentali, ovvero la revisione dell'organizzazione navale nel Mediterraneo, lo stabilire una strategia che avesse una prospettiva mondiale e la necessità di decisioni tripartite per quel che riguardava l'avvio di operazioni atomiche68. Tra questi quello che premeva di più al Generale era quello che riguardava l'inizio di conversazioni sul piano strategico. Durante il viaggio di Eisenhower in Francia(2-3 settembre 1959)de Gaulle riprese l'idea di consultazioni tra i “tre grandi occidentali”(Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna); la risposta del presidente americano fu favorevole alla nascita di una strategia globale e suggeriva la creazione di un meccanismo clandestino che si riuniva a Londra e che era composto da militari, diplomatici e

64 Nota riguardo il Laos, 23 dicembre 1960, LNC 1958-1960 65 Circa 61000 uomini con in aggiunta i QG di NATO e dell'esercito americano 66 De Gaulle lo definiva come “il generalissimo dell'esercito della libertà”, 2 settembre 1959, DM, t. III, p.114 67 De Gaulle C., Mémoires d'éspoir 68 Nota manoscritta all'ambasciatore francese negli Stati Uniti, Alphand; 10 dicembre 1958; LNC 1958-1960

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