La professione del fotografo nel XX secolo, Tesi di laurea di fotografia
Nicola.Maguolo
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La professione del fotografo nel XX secolo, Tesi di laurea di fotografia

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Ricerca storica sulle attività di un piccolo studio fotografico del veneto
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2. La professione del fotografo nel XX° secolo: l’attività di Gaetano Ortolan e figli a Marcon e Mogliano Veneto Nicola Maguolo

Fino al termine del primo conflitto mondiale la maggior parte degli italiani per farsi fotografare è costretta a rivolgersi agli studi fotografici dei capoluoghi e, considerato il fatto che per la popolazione, prevalentemente dedita all’agricoltura, andare in città è un’occasione rara, la fotografia, considerati anche i costi impegnativi, rimarrà per tutto il ventennio successivo un capriccio per pochi. Durante la Grande Guerra viene utilizzata per la prima volta in campo militare come strumento di rilevamento e ricognizione. Gli apparecchi fotografici vengono montati su palloni aerostatici, sferici, dirigibili e ae- roplani, dei prototipi vengono addirittura legati al petto di piccioni e fatti volare sopra le linee nemiche per spiarne la posizione e i movimenti; vengono messi a punto i primi teleobbiettivi e si perfezionano le tecniche di fotogrammetria nonché il montaggio di foto scattate in sequenza panoramica. Al fronte qualche soldato, più fortunato degli altri, entra in contatto con le prime mac- chine nel corpo del Genio, sotto le armi apprende la tecnica fotografica. Questi nuovi adepti riempiono le lunghe attese in trincea leggendo le pagine di riviste affollate da réclame di macchine fotografiche tascabili, il cui formato sembra fatto su misura per il taschino della divisa militare1. I primi scatti si fanno al fronte e i soggetti ritratti sono quelli che rientrano nel campo visivo: si fotografano i commilitoni, i campi di battaglia, i mezzi militari e oltre ai festeg- giamenti per le vittorie ci sono le foto dei prigionieri, dei morti e la devastazione dei bombardamenti. Qualche fotografia viene imbustata assieme alle lettere alla famiglia o alla fidanzata. Quando i reduci tornano a casa qualcuno di loro decide di sfruttare le conoscenze ap- prese sotto le armi e aprire una bottega da fotografo nel proprio paese. Ritornando alle abituali occupazioni essi (i soldati, ndr.) non abbandoneranno probabil- mente l’arte fotografica, ed andranno ad aumentare la falange dei cultori di fotografia, al- la quale non chiederanno più ricordi come durante la guerra, ma delle estrinsecazioni ar- tistiche applicandosi a quei processi che maggiormente possono realizzarle2.

E ancora: Nei nostri piccoli paesi molto cambiò con l’avvento della prima guerra mondiale: ad esem- pio il soldato Attilio Barbon di Varago di Maserada, partecipò alla prima guerra mondiale proprio nel corpo del Genio e sotto le armi apprese dal proprio ufficiale la tecnica fotogra- fica. Una volta tornato a casa inizia l’attività di fotografo ambulante. Analogamente Gaetano Ortolan di Mogliano Veneto, di ritorno dal fronte, inizia la propria

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attività in proprio grazie all’aiuto del parroco che gli procura la prima macchina fotografica formato 6 x 9 cm con tutto il corredo per la camera oscura3.

Ma la notizia non è precisa, in realtà nel ricordo dei figli, Gaetano Ortolan, all’epoca del primo conflitto mondiale, è dedito ai lavori in campagna e a servizio del parroco, Don Giacomo Ceolin4, Gaetano non può aver partecipato all’evento bellico in quanto troppo giovane: è nato a Marcon (Venezia) il cinque Dicembre 1903 da Domenico Or- tolan e Benvenuti Marianna.

Di certo durante il conflitto Gaetano viene in contatto con i piloti di stanza nel vicino campo d’aviazione di Marcon5 che si trova nei pressi di via San Giuseppe. Le camerate dei militari si trovano ai piani superiori nella stessa costruzione nella quale Gaetano vive con la famiglia. In questo periodo senz’altro conosce tra gli altri piloti della squadriglia anche l’asso Giannino Ancilotto6, figura che certamente deve aver esercitato un certo fascino sulle sue fantasie di ragazzino. E’ possibile che abbia visto il primo apparecchio fotografico proprio tra le mani di uno di questi eroi del volo, desiderando poi di averne uno per sé. E’ notizia certa invece che la prima Kodak 6x9 l’abbia ricevuta dalle mani dell’allora parroco di Marcon, Don Giacomo Ceolin7 forse regalata, forse ricevuta in premio con una sorta di tessera raccolta punti non meglio identificata. Come racconta il figlio Livio, con questo apparecchio Gaetano si esercita, è uno dei pochi a possedere quell’oggetto raro e meraviglioso. La domenica scatta le foto a quanti glielo chiedono, all’inizio si muove a piedi, poi in bicicletta con la sua attrezzatura, sviluppa le lastre e le stampa. Al ritorno dal servizio militare riprende il lavoro per la parrocchia, negli an- ni venti Gaetano Ortolan si reca a Zerman e nella sala delle opere parrocchiali scatta una foto alle alunne della scuola di cucito. Ognuna di loro mette in mostra la propria personalità: chi sorride, chi fa una faccia seria, chi è un po’ preoccupata perché non ha ben capito per quale motivo quel signore abbia detto loro di tenere tra le ginocchia il tamburello con il ricamo e l’ago, con il filo teso sospeso in aria e perché infine sia salito lassù con quella macchinetta in mano.

E’ la proiezione di ciascuno dei soggetti ritratti verso la lente dell’apparecchio che im- prime alla foto una certa dinamica ed ecco allora che, rivisti nel secolo successivo, quei volti che riaffiorano dagli archivi fotografici sembrano aver realizzato il desiderio na-

2.Gaetano Ancillotto davanti al velivolo con i resti del Draken abbattuto in missione.

2.

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3.Zerman, scuola di cucito. 4. Mogliano 1942, Il fascismo favoriva le famiglie nu- merose.

3. 4.

scosto di un modesto artigiano: far sopravvivere le immagini al tempo, lasciando ai po- steri la traccia indelebile di un mondo scomparso. In questo periodo Gaetano scatta le foto dei gruppi parrocchiali, delle “aspiranti” e delle “beniamine8” di Azione Cattolica, le scolaresche, i giovani al lavoro nel laboratorio nell’istituto per sordomuti di Marocco, le colonie estive, i bambini davanti all’asilo o all’interno della mensa scolastica, le ope- raie al lavoro nella Filanda Motta a Campocroce, il vecchio mercato a Mogliano. Arriva fino a Musile, Pero, San Giacomo, è a tutti gli effetti un fotografo dilettante quando si rende conto che l’attività può essere redditizia e decide di mettersi in proprio.

Successivamente al rapporto con Don Giacomo Ceolin che muore nel 1921, Gaetano stringe amicizia con don Ermenegildo Fusaro9, da lui viene chiamato a documentare le gite e le attività della parrocchia di Chirignago10. Gaetano apre la propria bottega nel 1924, si sposa con Amalia il 17 Ottobre 1925. Dal matrimonio nascono cinque figli: Ermida, Rita, Romeo, Agnese e Livio11. L’attività di Gaetano Ortolan comincia a Marcon in via Boschette ora via San Giuseppe dove secondo il racconto dei figli (Romeo, Rita e Livio) vive con tutta la famiglia. E’ essenzialmente un autodidatta, apprende le tecniche di sviluppo e stampa dalla do- cumentazione tecnica che è allegata al materiale che acquista dal rappresentante, il si- gnor Borghi il quale è solito dargli anche utili consigli e suggerimenti su come utilizzar- lo al meglio. Nei ritratti in studio c’è chi preferisce una posa solitaria, fiera, di tre quarti e chi invece vuole dividere la cornice del proprio ritratto con chi gli è caro12; ci sono immagini che testimoniano il succedersi delle mode e altre che segnano la differenza tra le classi so- ciali. I borghesi si fanno fotografare in studio, il popolo in piazza o nell’aia; ognuno in fin dei conti mostra, oltre a se stesso, ciò che possiede: la bicicletta, la macchina, il cap- pello nuovo, il cavallo del padrone appena strigliato o, più semplicemente, una famiglia numerosa. Se per secoli ordinare il proprio ritratto è stato privilegio di persone facoltose, per lo stesso motivo per cui i posti a teatro sono sempre stati alla portata di pochi, a partire

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dalla fine della prima guerra mondiale, con il diffondersi della tecnica fotografica e ci- nematografica, la storia fatta dalle immagini subisce una svolta: ognuno può avere la propria copia di se stesso o calarsi nei panni di una delle star del nuovo cinema. L’aristocrazia prima, la borghesia poi scende dal cavallo o dal calesse13 e inforca prima le biciclette poi sale sulle prime automobili. Passa il treno, arriva il tram, si asfaltano le strade, rientrano i corpi dei caduti della Grande Guerra, si inaugurano i monumenti a loro dedicati, il popolo scende in strada e affolla la piazza per i comizi e le mani- festazioni in onore del Duce. Ognuno di questi avvenimenti viene scrupolosamente documentato dal paziente lavoro svolto sul grande set della realtà da fotografi - artigiani che un pò alla volta acquisiscono dimestichezza con il mezzo tecnico e con una nuova professione: il fotografo.

5. Gaetano Ortolan e la macchina fotografica Piseroni e Mondini.

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Nel ricordo di Romeo Ortolan durante il primo periodo di attività il padre lavora con una macchina fotografica 6 per 9 della Kodak, è un apparecchio a soffietto e lastre di vetro a gelatina in bromuro d’argento14. Le lastre vengono sviluppate su torchietti e poi esposte per molte ore al sole, soprattutto nel primo periodo di attività ci sono grosse difficoltà a reperire i prodotti chimici necessari per lo sviluppo.

Questi vengono acquistati dal Borghi e solo in caso di estrema necessità in farmacia: bicarbonato di sodio (soda solvay), potassio, bromuro. Gli elementi vengono dosati su di un bilancino, miscelati in un fiasco e scossi come se si trattasse di burro, l’iposolfito di sodio viene comperato in sacchi da venticinque chili e viene usato come fissativo. I figli di Gaetano si avvicinano fin da piccoli all’attività del padre e al ritorno da scuola lo aiutano a sviluppare le fotografie, poi con la smaltatrice lavorano per renderle più lucide, esponendole infine di nuovo al sole ad asciugare. A Marcon l’attività si svolge prevalentemente sotto il portico, ma a ridosso dell’abitazione viene successivamente ricavato anche un piccolo studio dove con un telo dipinto utiliz- zato come sfondo vengono scattati i ritratti. L’abitazione è posta sul lato sinistro della barchessa. L’edificio rientra in un complesso eretto nel 1703 dalla famiglia Valentini e che passerà nel 1830 nelle mani della famiglia Astori15. Oltre al lavoro in studio Gaetano compie anche servizi a domicilio utilizzando un caval- letto più leggero che viene caricato e legato al manubrio della bicicletta in occasione di feste o avvenimenti particolari. Gaetano di solito porta con sé anche il telo utilizzato

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6. La macchina fotografica Piseroni e Mondini presso lo studio fotografico Ortolan Livio a San Stino di Livenza.

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come sfondo. I primi teli utilizzati vengono dipinti dallo stesso Gaetano, successivamen- te questi gli verranno forniti da un tappezziere di Venezia, un tale Dimatore16. In essi troviamo raffigurati una scala signorile, delle colonne, un giardino fiorito. Il figlio Livio ricorda che ogni lunedì, giorno di mercato, il padre lo porta con sé a Mo- gliano dove svolge la propria attività nei pressi della Merceria Fiacchi in via Matteotti, sotto a una tettoia, ricorda anche che nel primo periodo con il padre lavora anche lo zio Lino ma i due non vanno d’accordo e Gaetano preferisce continuare da solo. Purtroppo la maggior parte dei negativi su lastra di quegli anni sono andati distrutti o nella migliore delle ipotesi riciclati. La fotografia, tecnica nata per immortalare l’attimo, sembra perdere significato di fronte ad un concetto di conservazione che per quest’arte è ancora ben lungi a venire17.

Nel 1934 l’attività si trasferisce in via Torni a Mogliano dove il padre acquista una pic- cola casa, la ingrandisce e ne ricava anche qui lo spazio per lo studio. Romeo ricorda un pozzo situato all’interno del cortile dell’abitazione presso il quale la madre lo manda a tirare su l’acqua il sabato pomeriggio perché la domenica ci sono talmente tante bici- clette e clienti in attesa di farsi fotografare che non ci si può nemmeno muovere. Rita invece in riferimento a questi anni mi parla di intere famiglie che arrivano attraver- so i campi col vestito della festa, alcuni di loro hanno gli zoccoli ai piedi e le scarpe in mano. Le scarpe molto spesso sono state avute in prestito da parenti o vicini e i soggetti hanno cura di indossarle solo per lo scatto. Rita18 comincia a lavorare con il padre terminata la scuola dell’obbligo, il suo compito,

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nello studio, è quello di ritoccare i negativi: addolcisce i lineamenti dei soggetti, toglie le rughe, le macchie, soprattutto per le foto di gruppo si tratta di un lavoro certosino. Mi mostra le dita delle mani macchiate dalla grafite e racconta:

Io, Romeo e Livio godiamo del lavoro manuale che abbiamo svolto, un lavoro faticoso ma creativo che nel corso di tanti anni ci ha dato tantissime soddisfazioni…

C’è talmente tanto lavoro che una volta scattata la fotografia, sulla scatola che contiene le lastre da sviluppare, viene segnata la data e le stampe vengono consegnate ai clienti solo il mese successivo.

Il primo aprile 1940 arriva in via Torni la macchina fotografica Piseroni e Mondini19 si tratta di un’imponente macchina fotografica per grande formato (9x18) posizionata su di un cavalletto di legno e dotata di carrello a manovella e basculanti.

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Romeo terminata la scuola dell’obbligo frequenta i primi due anni di avviamento pro- fessionale presso l’istituto Berna, nel 1946 ha la sua prima macchina fotografica, una Gil20 e con quella comincia a lavorare nello studio. Livio invece frequenta come esterno il collegio Astori, torna a casa all’ora di cena e aiuta il padre e i fratelli nel lavoro, si la- vora soprattutto di sabato e di domenica21.

Allo scoppiare della seconda guerra mondiale Gaetano viene richiamato al fronte ma non parte, in questo periodo nell’attività lavorano dodici persone.

In tempo di guerra il lavoro aumenta ma il materiale scarseggia, inoltre capita spesso che Gaetano venga prelevato a forza perché fotografi una o l’altra vittoria ora con le brigate nere ora con i partigiani, i figli vanno con lui per aiutarlo. Nella loro memoria rimangono impresse soprattutto le immagini strazianti dei corpi crivellati di colpi e martoriati, le foto dei partigiani nelle casse, il dolore dei familiari.

Ricorda Romeo Ortolan: “Sono entrati una dozzina di partigiani, eravamo in via Torni, tra loro c’era anche una donna e quello che sembrava essere il loro capo voleva che a tutti i costi mio padre scat-

7.Marcon 5 Maggio 1945: I funerali dei partigiani Et- tore e Adolfo (Delfino) Ortolan.

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tasse loro una fotografia con le pistole e le mitragliatrici. Lui non voleva per non essere compromesso. Lo minacciarono con le pistole e mio padre fu costretto a scattare la foto. Scoprimmo poi che proprio l’unica donna del gruppo una certa P. tradì…fece vedere la foto a una conoscente la quale riferì la notizia alle brigate nere. Mio padre fu arrestato e condotto assieme ad altre persone al comando di Mestre per essere interrogato dai fasci- sti. Era il 22 aprile, trascorremmo quei giorni in preda all’angoscia poi per fortuna fu li- berato.

Difatti il 5 Maggio 1945 Gaetano è libero, scatta le foto22 al funerale dei partigiani Etto- re e Dolfino Ortolan23.

Finita la guerra lo studio riprende la propria attività: la maggior parte del lavoro si svolge di domenica perché è l’unico giorno di festa, gli Ortolan vengono chiamati ad effettuare servizi per matrimoni ma anche per comunioni, cresime e compleanni dei bambini perché la macchina fotografica è ancora uno strumento costoso e non alla por- tata di tutte le tasche. Romeo ricorda con nostalgia il momento in cui, arrivando col pa- dre nei pressi delle abitazioni presso le quali è stato richiesto il loro servizio, all’inizio dello stradone di solito gli viene incontro un ragazzo che poi corre ad avvisare gli altri del loro arrivo. Si aspetta il fotografo per cominciare i festeggiamenti.

E ancora Romeo:

Del periodo della guerra mi ricordo un episodio accaduto nel’ 46 dove c’era la villa Trevi- sanato c’era un comando inglese, c’erano diversi italiani che lavoravano lì, erano le prime foto che facevo con la mia Gil (macchina fotografica, ndr) e c’era un sergente al quale ho fatto delle fotografie, ma avevo sbagliato i tempi e quando il sergente volle vederle io gli dissi che non erano venute bene allora lui scese dal Dodge mi portò all’interno della villa e mi chiuse dentro una stanza facendo finta di dimenticarsi di me. Così rimasi tutto il pomeriggio chiuso lì dentro. Quindici anni fa quel sergente ha mandato una lettera al sindaco di Mogliano dicendo che voleva venire a trovarmi…

Romeo si esercita e si specializza nei servizi fotografici in esterni; all’inizio le foto si fan- no solo fuori dalla chiesa, all’interno è troppo buio, i primi flash al magnesio sono di- sponibili solo nel 1940 ma non sono sincronizzati con l’otturatore dell’apparecchio per cui sono pressoché inutilizzabili e in ogni caso il parroco non vuole che il lampo di- stolga i fedeli dalla celebrazione del rito. Di solito per un matrimonio si fanno solo tre scatti: uno agli sposi, uno con i compari e uno infine al gruppo sulla scalinata. Romeo, per realizzare i servizi si sposta in Vespa.

Livio, il più giovane, con l’aiuto del padre, nel 1948 apre un negozio a Zelarino, è il pri- mo fotografo del posto, su disposizioni del padre il 6 settembre 1951 prende in affitto i locali di un amico del padre, un certo signor Florian a San Stino di Livenza, si sposa e vi si trasferisce definitivamente nel 1952 aprendo qui la propria attività24. Dal 1949 l’attività di Gaetano si trasferisce definitivamente in centro a Mogliano dove acquista un appezzamento di terreno e comincia a costruire l’edificio nel quale attual- mente si trova lo studio foto ottica Ortolan Bison, in via Don Giovanni Bosco 56. Viene edificato solo il piano terra dell’edificio, successivamente al 1955 sopra i locali del nego-

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8. L’edificio del nuovo studio fotografico Ortolan in via Don Bosco 56 a Mogliano Veneto, 1949.

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zio vengono realizzate le abitazioni. Nella nuova bottega continuano le attività delle foto-ritratto in studio, dello sviluppo e stampa dei servizi fotografici richiesti, si vendono soprattutto prodotti Kodak, Ferrania e Agfa: il negozio rimane aperto anche la domenica pomeriggio dopo il vespero. I mo- glianesi, dopo il rito, vanno a farsi ritrarre in studio poi le lastre vengono ritoccate con la grafite e colorate manualmente da Rita che utilizza colori all’albumina molto diluiti in modo da passarli a leggeri strati come se si trattasse di un acquerello.

L’apparecchiatura tecnica è ancora limitata a un ingranditore e a delle bacinelle; le pri- me macchine fotografiche di produzione industriale vengono utilizzate dalla fine della seconda guerra mondiale: le più affidabili sono le Leica dotate di pellicole da 35 mm fino agli anni ‘55-‘60, poi è la volta delle Rolleiflex biottiche da 50 mm che vengono uti- lizzate fino agli anni ‘70 ed infine ci si affida al grande formato dell’Hasselblad. La pellicola di celluloide gradualmente sostituisce la lastra di vetro, viene meno il lavo- ro del ritocco sul negativo e si ritocca direttamente il positivo25.

E’ nel 1951 che l’attività di Gaetano subisce una svolta.

“E’ con la Madonna pellegrina26 che abbiamo fatto un salto in avanti. La popolazione era convinta che la statua fosse una sola, in realtà invece ce n’erano diverse copie: una per Diocesi. Ci chiamavano e io andavo in giro e fotografavo le processioni e la statua. Vendevamo la foto incorniciata in un passepartout all’inglese stampata su carta fotografica economica27. Abbiamo cominciato vendendo pacchi di fotografie a Treviso poi siamo stati chiamati anche dalla Curia di Padova, con i frutti di quel lavoro mio padre è riuscito a pa- gare i debiti contratti per costruire l’edificio di via Don Bosco.”

Grazie alla fama raggiunta con la Madonna Pellegrina Gaetano Ortolan stringe i rap- porti con i Salesiani di Venezia, Padova e Treviso per i quali diventa fotografo ufficiale in occasione di eventi e cerimonie.

Con i servizi fotografici Ortolan arriva un pò ovunque, si lavora soprattutto con i matri- moni perché ce ne sono parecchi, negli anni sessanta c’è il boom, se ne realizzano più di duecento l’anno e la concorrenza sul mercato comincia a farsi agguerrita.

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La professione del fotografo nel XX° secolo

9.Venerazione della Madonna Pellegrina, Mogliano Ve- neto. 1949.

9.

Nel primo periodo quando le macchine fotografiche non sono alla portata di tutte le tasche, in studio si noleggia l’apparecchiatura, i moglianesi la prenotano per le feste, vanno a ruba soprattutto per documentare la gita del lunedì di Pasquetta. L’attività del- lo studio Ortolan è complementare a quella dei dilettanti ai quali procurano il materiale indispensabile e dei quali portano a termine il lavoro sviluppando le fotografie. Negli anni successivi il progresso tecnologico porterà alla diffusione di apparecchi economi- ci, per tutte le tasche in ogni casa arriva una macchina fotografica, ogni famiglia ha un provetto fotografo che ha un rapporto assiduo con lo studio o che addirittura ricava in una stanza della propria abitazione una piccola camera oscura ma per il materiale si rivolge sempre al professionista, a lui chiede consigli, a lui ordina e da lui acquista l’apparecchiatura.

E’ il professionista che, considerata la mole di lavoro, può comperare le prime macchi- ne automatiche per la stampa delle fotografie a colori ed è dal suo studio che escono giovani professionisti che cresciuti in negozio apriranno una propria attività facendo carriera. Ed i professionisti, tre generazioni di Ortolan, stanno sempre dietro al banco del negozio, forti e preparati dai loro ottant’anni di attività a dispensare consigli e sug- gerimenti.

Con un decreto del 27.12.80 il presidente della Repubblica Pertini conferisce l’onori- ficenza di Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica Italiana a Gaetano Ortolan e il 3 gennaio 1981 in occasione di una cerimonia a lui dedicata gli viene consegnato

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l’attestato. Il 20 gennaio 1985, al compimento del sessantesimo anno di attività, il conte Volpi di Marocco gli consegna una croce al merito per aver documentato con la sua macchina fotografica la vita della città, della parrocchia e delle famiglie di Mogliano Veneto e dintorni.

In questi anni in seguito all’enorme diffusione delle macchine fotografiche usa e getta e dei laboratori di stampa fotografica che lavorano con metodi di produzione industriale l’attività subisce un momento di crisi, non ci si può più permettere di mantenere tutti gli apprendisti che prima frequentavano lo studio per imparare il mestiere e viene ri- dotto al limite il numero dei dipendenti.

Gaetano Ortolan dopo una vita molto equilibrata, dedita alla propria famiglia e alla passione per il lavoro muore il 5 Dicembre 1995 in seguito a un ictus.

Romeo racconta a malincuore delle difficoltà degli ultimi anni con l’apertura dei grandi centri commerciali che hanno portato via una gran parte del lavoro di stampa e di ven- dita del materiale fotografico.

Le grandi case produttrici vendono alla grande distribuzione ad un prezzo inferiore del dieci per cento rispetto al prezzo praticato ai piccoli rivenditori autorizzati che oltre al rap- porto di fiducia con il cliente fanno anche da centro di assistenza del produttore.

Dopo che Romeo e Rita vanno in pensione nell’attività subentrano i figli di Romeo, a partire dal 1998 Foto Ortolan Bison Snc svolge presso la sede storica sita in via Don Giovanni Bosco 56 l’attività di laboratorio fotografico e di commercio al minuto di materiale ottico e cinematografico nonché tutte le prestazioni di servizio connesse a tale attività. I soci sono Ortolan Alberto, nipote di Gaetano, Bison Cesare, ex dipendente della ditta Ortolan e sua figlia, Bison Anna. Mauro Ortolan, figlio di Romeo, si occupa dell’ottica.

Il Lascito

E’ lunga la lista degli ex dipendenti della ditta Ortolan che, una volta appresi i segreti e la tecnica in bottega, continuano in altre realtà o si mettono in proprio: Danilo Marton lavora presso Foto Piccinni R & I29. Dal 1973 al 2007 con Luigi Brunel- lo tiene vivo l’impegno del Cavalier Piccinni, grazie alla loro professionalità e sensibilità artistica lo studio è uno tra i più longevi studi fotografici di Treviso.

Elio Ceolin nato a Mogliano nel 1932 scomparso nel 1994 è stato allievo di Ortolan, ha esercitato la professione di fotografo presso Ottica Ceolin Foto Attualità Foto Attua- lità Ottica Ceolin di Eredi Ceolin & C. S.n.c.30, le sue fotografie sono state utilizzate per numerosissime pubblicazioni di genere archeologico, artistico ma anche sulla storia del costume e sulla natura. Una mostra fotografica sulla sua attività dal titolo “Quando l’immagine è la storia” è stata inaugurata il 18 Giugno 2010 a Palazzo Scotti, Treviso.

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Foto Ottica Meggiato nasce nel 1974, quando Severino Meggiato apre un punto vendi- ta fotografico; solo due anni dopo nel 1976 il negozio viene trasferito a pochi passi, nella sede che tuttora lo ospita, quella di Viale Trento Trieste n°4631. Nel frattempo il figlio Vittorio studia Ottica e Optometria in una scuola specializzata del Cadore e, al termine degli studi, nel 1990 Foto Ottica Meggiato apre un nuovo reparto che si aggiun- ge a quello di fotografia: il reparto di Ottica. Vittorio, già appassionato fin da piccolo anche di fotografia, inizia a seguire entrambi i reparti del negozio. Nello stesso anno entra a far parte di Foto Ottica Meggiato anche Giuliana, figlia di Severino e sorella di Vittorio. Altri negozi aperti da ex dipendenti di Ortolan sono: Fotogramma Di Piovesan Grazia- no & Stoppa Giuseppina32, lo Studio Fotografico di Albanese Vittorio33, Foto Ottica Bonazzon aperta dal primo garzone della bottega “Gigetto” Bonazzon a Casale sul Si- le34, Giulio Vecchiato di Bonisiolo lavora invece presso lo studio Fini di Treviso.

Mostre e pubblicazioni

Le mostre con il Centro Culturale Astori:

Una prima mostra delle foto di Gaetano Ortolan dal titolo “Vecchia Mogliano e paesi limitrofi” viene organizzata presso il Centro Culturale Astori nel 1977, nel Novembre del 1979 viene inaugurata dall’Assessore regionale alla cultura L. Tartari presso il Cen- tro Sociale di Marcon la mostra fotografica “Aspetti di civiltà contadina a Marcon”. Il 15 Novembre del 1979 il Gazzettino titola “Marcon, un paese tenta di trovare le tracce della propria storia. Foto di gruppo su sfondo verde”, nell’articolo scritto da Ivo Prandin si parla della mostra che è:

“…anzitutto storia delle persone a cominciare dal fotografo che apre la rassegna con un autoritratto e scene familiari… questo artigiano dell’immagine che ha fatto il suo mestiere forse senza capire che stava usando una macchina che avrebbe rivoluzionato il modo di vedere e di far vedere la realtà, cominciò prima di partir soldato: aveva una Kodak sei per nove da venti lire ma gli bastò a farsi la mano. Appena congedato cominciò - Mi chiamava- no nelle case - dice - Qualche volta vedendolo passare in bicicletta con il cavalletto e la macchina, gli gridavano - Fermate! Che te me fa ‘na fotografia - … la mostra è fatta di questo lavoro eseguito per le strade …. Le fotografie sono l’indistruttibile ritratto di una realtà trapassata”

Una seconda edizione della prima mostra presso il centro culturale Astori viene allestita nel giugno del 1981, per l’occasione viene stampato anche il catalogo Album di ricordi Moglianesi.

Dal 7 Dicembre 2001 al 6 Gennaio 2002 viene inaugurata presso il salone dei Trecento a Treviso la mostra “Fotografare la grande guerra, per una conoscenza del patrimonio di fotografie ed attrezzature dei Fondi Fotografici veneti35”, nella presentazione della mostra si parla anche dell’attività di Gaetano Ortolan.

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Nella “Guida ai fondi fotografici storici del Veneto”36 si parla del progetto avviato dalla Biblioteca del Comune di Mogliano Veneto di raccolta di immagini storiche riguar- danti: ambienti antichi, ambienti attuali, avvenimenti antichi, edifici civili antichi, edifi- ci vari attuali, la vita di ieri in ambito cittadino, la vita di ieri in ambito rurale, la vita quotidiana attuale, personaggi antichi, scuole attuali, le ville.

Il frutto di questo lavoro è confluito nel cd rom “Mogliano Multimediale” che attraverso un menù porta l’utente alla scoperta di una raccolta di immagini (oltre seicento), realiz- zata attraverso la riproduzione digitale di fotografie, cartoline, documenti e mappe.

La realizzazione di questo progetto è stata possibile grazie al contributo di vari soggetti che hanno messo a disposizione materiali provenienti dai rispettivi archivi e raccolte: Gruppo di Ricerca Storica dell’Istituto Astori di Mogliano (suffisso RIST, responsabile Don Giuseppe Polo), Archivio fotografico di Foto Ortolan Bison S.n.c. di Mogliano (suffisso Ort responsabile sig. Cesare Bison), Archivio fotografico Zerman (suffisso Zer, responsabile sig. Luigi Scandolin), privati (suffisso Priv, responsabile Mauro Pizzato). Le immagini possono essere utilizzate solo da scuole, enti ed associazioni, in siti inter- net, in volantini e giornalini interni, in tesi e ricerche scolastiche, in cataloghi; per qual- siasi altro uso deve essere richiesta l’autorizzazione ai proprietari.

L’archivio Ortolan presso l’Istituto Astori di Mogliano

L’archivio presso il Gruppo di Ricerca storica dell’Istituto Astori di Mogliano, secondo quanto riportato da Don Giuseppe Polo, curatore:

L’archivio oltre all’enorme quantitativo di positivi provenienti dallo studio Ortolan, come succede per molti altri archivi fotografici (ndr.), conserva immagini che per motivi ana- grafici non possono essere state scattate da Ortolan, molte sono cartoline antecedenti e riprodotte o conservate. Per quanto riguarda le cartoline di Mogliano prodotte da Ortolan secondo quanto ha potuto rilevare dall’analisi dei materiali vengono stampate ma non rie- dite, viene riproposto lo stesso scorcio ma la fotografia viene scattata in periodi successivi,

10.Campo solare estivo nei cortili della scuola, Moglia- no, 1937.

10.

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La professione del fotografo nel XX° secolo

ci sono centinaia di scatti diversi. Il rapporto di collaborazione con Cesare Bison è sempre stato estremamente prezioso, egli ha manifestato un particolare interesse per la parte storica e d’archivio. Gaetano era solito considerare il materiale raccolto in tanti anni poco più di una stratificazione se non un accumulo sottovalutandone il valore di testimonianza storica. E’ proprio grazie all’impegno di Cesare Bison e all’attività del Gruppo di ricerca storica Astori che l’enorme patrimonio iconografico raccolto nel corso di quasi un secolo di attività ha ripreso vita attraverso le mostre e le pubblicazioni realizzate37. Purtroppo si è riusciti a salvare solo un certo numero di positivi quelli più antichi e ciò che poteva avere un valore di testimonianza storica mentre i negativi al bromuro d’argento venivano smaltiti o nella migliore delle ipotesi riciclati.

L’archivio informatico e quello cartaceo sono stati organizzati in schede numerate che riportano una data certa o presunta, il luogo e il soggetto fotografato e alcuni chiavi di ricerca, l’archivio contiene solo riproduzioni, mentre gli originali custoditi presso lo studio fotografico Ortolan sono stati archiviati secondo questa stessa numerazione.

Nell’archivio del centro culturale Astori confluisce non solo il materiale di Ortolan ma anche copie o scansioni elettroniche provenienti da raccolte di privati che prestano il proprio materiale all’associazione per l’attività di ricerca che la stessa svolge nel ter- ritorio.

Conclusioni

L’occhio del fotografo-artigiano Gaetano Ortolan, archeologo del presente, scende negli strati della realtà, fa scattare l’obiettivo perché questo raccolga quanti più dettagli possibili. Egli sospende il tempo: come un giocoliere, lanciati i propri birilli in aria, at- tende che questi ricadano, possibilmente tra le sue mani. Perché un fotografo è anche un uomo, egli affronta le necessità della famiglia e il tempo in cui vive con le capacità, la tecnica e gli strumenti che possiede. Ha coscienza dei propri mezzi e dei propri limiti, sa che a fine mese deve far tornare i conti, lavora instancabilmente trasmettendo ai pro- pri figli e ai numerosi allievi la passione per un mestiere al quale dedica anima e corpo. A loro lascia in eredità la propria esperienza di autodidatta perché questa continui ad essere trasmessa a chi frequenta la bottega di famiglia.

Gaetano Ortolan e i figli: Romeo, Livio e Rita incarnano una figura che, schiacciata ormai dal divenire tecnologico, sembra ormai dover restare relegata nel XX° secolo.

In realtà il cambiamento riguarda solo la tecnica: la passione per la fotografia si tra- manda di generazione in generazione e i conti di Gaetano tornano ancora: le migliaia di positivi che documentano la Mogliano del secolo scorso e la realtà del negozio in via Don Giovanni Bosco sono la prova tangibile che tanta abnegazione e professionalità producono infine il frutto sperato.

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Note

1Si pensi ad esempio alla pubblicità della Vest Pocket Kodak, apparecchio che “dato il suo picco- lo formato e minimo peso può essere comodamente portato in una tasca della divisa senz’alcun disturbo”, nell’illustrazione.

2Progresso Fotografico, a. XXV, n. 11.

3Fotostorica n. 21/22 Dicembre 2002.

4Parroco del paese fino al 1921.

5Nel 1917 a Marcon fu istituito un campo di aviazione per la 77° e 80° squadriglia dell’aeronautica. Il 13° Gruppo Aeroplani fu costituito l’08 novembre 1917, sul campo di Marcon (Venezia) alle dipendenze del Comando Aeronautica III Armata..Il Gruppo partecipò a tutte le operazioni di guerra sul fronte del Piave. Nel corso della campagna furono sostenuti 285 combattimenti (108 dalla 77° e 177 dalla 80°), furono distrutti, inoltre, 5 draches dalla 77° Squadriglia. Entrambe le Squadriglie non riportarono perdite di velivoli ed equipaggi. Le ricompense concesse al perso- nale del Gruppo furono: 2 Medaglie d’Oro al Valor Militare al Cap. Pil. Ernesto Cabruna e S.Ten. Pil. Giovanni Ancillotto, 18 Medaglie d’Argento al Valor Militare, 1 Medaglia di Bronzo al Valor Militare e 10 Croci al merito di guerra. In base al nuovo ordinamento dei mezzi aviatori il 13° Gruppo fu sciolto con D.G. nr. 371. Il 07 maggio 1923. Le foto degli aviatori non sono sicuramente state scattate da Ortolan che doveva avere quindici anni e all’epoca non possedeva la preziosa apparecchiatura.

6Giannino Ancillotto (1896-1924) Giovanni ‘Giannino’ Ancillotto fu uno degli assi dell’aviazione italiana durante la Prima Guerra Mondiale. Nato a San Donà di Piave il 15 novembre 1896, già nell’aprile del 1916, non ancora ventenne, eseguiva le prime prove di pilotaggio come soldato del Battaglione Scuole Aviatori, su un apparecchio Galvarini 80 HP. Il celebre scrittore Gabriele D’Annunzio (1863 - 1938), anch’egli provetto aviatore, per l’amico Giannino scrisse la celebre dedica ‘ In memoria dell’Ala incombustibile di Giovanni Ancillotto’. Ancilotto nel periodo dal 26 ottobre 1917 al 24 luglio 1918 totalizzò 11 vittorie aeree, molte sul cielo del Basso Piave. Egli faceva parte del 13° Gruppo Aeroplani, costituito nel 1917 a Marcon in provincia di Venezia, che dipendeva dal Comando Aeronautica III Armata. Per le attività svolte il Tenente Giannino Ancillotto fu decorato con la medaglia d’oro al Valor Militare. Morì presso Caravaggio (BG) il 18 ottobre 1924. Per maggior approfondimenti si legga in proposito “Ali su Venezia e terrafer- ma. I campi di aviazione della Marina militare nella laguna” di Luigino Scroccaro in Venezia fra arte e guerra 1866-1918, a cura di Rossini G, Milano, Editore Mazzotta 2003, pagine 129-135.

7Anche in Roberto Ros Canovaccio per una storia di fotografi e fotografie nel Trevigiano, artico-lo pubblicato in Storiadentro, nuova serie n.3 / 2004 . Foto di famiglia con città (1872-1954). Cata- logo della mostra Storiadentro, rivista di studi storici su Conegliano e sul Coneglianese.

8Le aspiranti hanno un’età compresa tra i sei e i dieci anni mentre le aspiranti tra i dieci e i quat- tordici.

9Nato a Marcon (Venezia) nel 1914, dal 1926 al 1931 fu allievo del Collegio Salesiano Astori di

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La professione del fotografo nel XX° secolo

Mogliano Veneto e si manteneva negli studi facendo il cameriere. Iscrittosi ai Cavanis di Venezia per frequentare il liceo, entrò successivamente in seminario e fu ordinato presbitero dal Patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D., nel 1938. Dopo quattro anni di servizio ministeriale a Chirignago, dal 1938 al 1943, particolarmente nella zona di Catene di Chirignago, fu nominato vicario della chiesa di San Samuele, per undici anni. Nel frattempo frequentava l’Università degli Studi di Padova e, nel 1946, si laureò in lettere. Si dedicò all’insegnamento e alla cura di diverse associazioni cattoliche. Dal 1953 svolse il ministero di cappellano della Scuola Grande di San Rocco e rettore della chiesa omonima, curandone la devozione con dedizione encomiabile. Mons. Fusaro godette di notorietà per la notevole capacità comunicativa che lo vide impegnato come appassionato oratore in innumerevoli missioni in Italia ed all’estero, sia come scrittore (una trentina di libri e opuscoli di carattere storico, agiografico, ecologico e didattico). Predica- tore forbito e caloroso, visse un momento di grande passione nella peregrinatio Mariae del 1949: devotissimo della Santa Madre di Gesù, la predicò con entusiasmo a tutta la diocesi. L’aspetto, però che lo rese a molti “simpatico” e talvolta anche oggetto dell’attenzione dei mass media, fu il suo grande amore per la natura e tutte le creature viventi, in particolare i gatti, i cani e i colombi. Un innamorato della natura e di tutte le creature di Dio, che volle proteggere dalla noncuranza dell’uomo. Allo scopo fondò nel 1972 la “Lega Nazionale di San Francesco” per la difesa degli animali. Una figura caratteristica, un sacerdote esemplare, innamorato del suo essere prete e delle cose belle che il Signore gli ha concesso di fare, ha servito il Signore con tutte le energie che la vita gli ha dato. Morì il 7 febbraio 2002, dopo una breve degenza in ospedale, rettore di San Rocco da quasi cinquant’anni e prete da 64 anni. La Santa Messa esequiale fu celebrata dal Patriarca di Venezia cardinale Marco Cè.

10Purtroppo molte delle foto scattate allora sono state disperse in seguito alla morte di Monsi- gnor Fusaro.

11Ermida e Agnese non lavoreranno nello studio del padre, Rita invece comincia nel 1940 a dodici anni mentre Romeo nel 1944 e lavoreranno entrambi nello studio fino al 1995, dopo la pensione continueranno a frequentare per altri tre anni i locali siti in via Bosco Don Giovanni a Mogliano fino al 1998 anno in cui viene iscritta nel registro delle imprese di Treviso la so- cietà Foto Ortolan Bison S.n.c. di Ortolan Alberto, Bison Cesare e Bison Anna. Livio invece dopo aver appreso il mestiere, aver aperto bottega per conto del padre a Zelarino nel 1951 si trasferisce a San Stino di Livenza dove rileva l’attività di un amico del padre, Florian che, per motivi di salute, è costretto a trasferirsi nel bellunese. Secondo una ricerca genealogica condotta da Giuseppe Venturini la famiglia Ortolan è originaria di Salgareda (notizia riferita da Luigino Scroccaro).

12Si veda ad esempio la foto scattata a Campocroce di Mogliano che ritrae i fratelli Luigi, Pietro e Alvise Motta in divisa da collegiali a pagina 99 di Album di ricordi Moglianesi che fa parte della collana “Studi Moglianesi” nr. 2, Maggio 1981 realizzato dal centro culturale Astori.

13Album di ricordi Moglianesi, ibidem,pg.107.

14L’uso della lastra al bromuro d’argento - detta anche lastra secca per differenziarla dal collodio umido - venne introdotto intorno al 1880. Il negativo veniva ottenuto stendendo sulla lastra di vetro uno strato di gelatina contenente un sale dell’argento - il bromuro d’argento. La mescolan- za che formava una vera e propria emulsione fotografica, simile a quella utilizzata nelle pellicole

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moderne. Le lastre così preparate potevano essere conservate fino al momento dell’uso. Grazie alla maggiore sensibilità delle sostanze chimiche utilizzate vennero superate le difficoltà opera- tive della ripresa fotografica; la maggiore semplicità, la nitidezza dei particolari e l’istantaneità resero la fotografia un’impresa accessibile anche ai non professionisti soprattutto quando più tardi avvenne il passaggio dal supporto di vetro a quello di celluloide per il negativo.

15Della villa oggi non rimane traccia, la barchessa ora ristrutturata è abitazione di uno dei nipoti di Gaetano, nelle immediate vicinanze c’è un piccolo tempietto che fa parte dello stesso comples- so ed è dedicato a San Giuseppe. Le dimensioni e le fattezze dei due edifici, oltre che le raffigu- razioni d’epoca, fanno pensar ad un complesso certamente notevole. La villa fu edificata nel XVII secolo; nel 1703 era dei Valentini e nel 1830 degli Astori, per passare poi agli Ortolan. All’interno del tempietto vi è un unico altare in marmo dedicato al transito di San Giuseppe, rappresentato da una tela seicentesca del pittore Domenico Ruberti. Si veda in proposito la scheda redatta dall’Istituto Regionale Ville Venete reperibile anche all’indirizzo http://catalogo. irvv.net/pdf?./ve/e1119/pdf/e1119pd001.pdf

16Informazione riferita da Livio Ortolan, intervistato il 23.05.10 nel suo studio di San Stino di Livenza.

17Nei magazzini dello studio Ortolan sono conservate ancora un numero considerevole di lastre di vetro (circa due quintali), informazione riferita da Romeo Ortolan intervistato il 23.03.10 nel- lo studio di Mogliano.

18Informazioni tratte da un’intervista nell’abitazione di Romeo Ortolan il 23.05.10.

19La Piseroni e Mondini rappresenta una delle ditte di apparecchi fotografici più importante e più rinomata d’Italia, fondata nel 1902 da Luigi Piseroni e Ottorino Mondini a Milano in Viale XXII Marzo. La società rimarrà in attività fino agli anni settanta Accanto alle fotocamere por- tatili Viaggio, Alpina e Gallia per i formati 13x18 cm o 18x24 cm vengono costruite le fotoca- mere da studio su guide Moderno e Salon, disponibili per i formati maggiori fino a 40x50cm con tripla estensione del soffietto. Oltre alle fotocamere la ditta produce anche attrezzatura da studio. http://www.nadir.it/ob-fot/CECCHI_IFI_2/italiane_02.htm

20Negli anni Venti la società Cappelli comincia a costruire delle semplici fotocamere tipo box per il formato 6x9cm su film in rullo. Le prime fotocamere di Cappelli sono in legno ricoperto in pelle, sostituite ben presto da fotocamere analoghe ma con struttura in lamierino metallico ver- niciato. In seguito all’assorbimento della Cappelli da parte della Ferrania nei primi anni Trenta le stesse fotocamere vengono commercializzate con il marchio Ferrania. Anche la Durst comin- cia a costruire nel 1936 delle fotocamere tipo box battezzandole con il nome GIL (Gioventù Italiana del Littorio). 1938 – Photo hunting with Gil, the dream of having a camera, which could shoot in series, never died. In 1938, this dream became reality with the first Durst Camera Gil. It was a box camera with a 6 x 9cm format for rolls. Thanks to the double exposure preven- tion and the curved lens, the camera produced a much better picture quality than the other cameras in the same price range. Since cameras required extremely high tuning and precision, Durst soon set up a separate department for camera production. http://www.durst.it/fileadmin/ user_upload/Durst/pdf/Durst-History.pdf

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La professione del fotografo nel XX° secolo

21Livio ricorda di esser stato punito per aver saltato le adunate del sabato fascista per aiutare la famiglia nel lavoro.

22Album di ricordi Moglianesi, ibidem, pag. 90.

23Si tenga come riferimento a memoria di questi fatti “Il diario di Dolfino”, al secolo Adolfo Or- tolan, edito nella collana Read Only Memory vol. 1, dal comune di Marcon nell’aprile del 1989 ma anche dello stesso autore “Diario partigiano”, Read only Memory vol. 4, comune di Marcon, Aprile 2006 nella quale troviamo pubblicata a pagina 51 la foto scattata da Ortolan “Funerali di Ettore e Dolfino Ortolan” partigiani marconesi caduti a Canizzano (TV) il 25 Aprile 1945.

24Oggi i figli di Livio continuano l’attività del padre, come è accaduto a Mogliano il negozio si trova al piano terra mentre al piano superiore c’è la sua abitazione. Anche qui, come a Mogliano, uno dei figli ha proseguito nella direzione segnata dal padre, la fotografia, mentre nell’altra parte del negozio una nipote di Livio, laureata in optometria, continua nel campo dell’ottica.

25E’ molto più recente la richiesta, da parte di qualche cliente di restaurare “vecchie fotografie”, compreso finalmente il valore affettivo di questi preziosi e unici documenti.

26La Peregrinatio Mariae degli anni 1946-1951, in Italia, fu un evento di massa religioso ed ecclesia- le, non soltanto esteriore ma anche a livello di coscienze e di pratica sacramentale. Una sua lettura politica non è corretta, perché non corrisponde al vero: la documentazione dice l’esatto contrario. Fu un’opportunità pastorale eccezionale, forse non sufficientemente valorizzata in seguito. Si intrec- ciò in parte con un altro grande evento ecclesiale italiano, la straordinaria predicazione del padre gesuita Riccardo Lombardi: segni entrambi della vitalità della Chiesa italiana e di intensa e diffusa domanda religiosa nel secondo dopoguerra. Tratto da Madonna Pellegrina 1946-1951. Frammenti di cronaca e di storia, di Tuninetti Giuseppe.

27Il signor Romeo mi parla di una particolare carta fotografica l’”Ara” descrivendola nel suo im- ballo in pacchi da 44 fogli, una carta quasi plastificata utilizzata per fotografare con gli aerei di cui si trovavano in pacchi di carta catramata e che arrivavano da Venezia.

28Da un’intervista a Romeo Ortolan, Aprile 2010.

29Foto Piccinni è in Via Sant’ Agostino, 5 31100 Treviso (TV) Tel. 0422 582984 e-mail: info@ fotopiccinni.com.

30Via Roma, 4 CAP: 31100 Comune: Treviso (TV) Telefono: 0422 598754 , 0422 549370.

31Ora in Piazza Municipio a Marcon (VE)Tel. 0414569147.

32Via Costante Gris 23 25 Ex 3, Mogliano Veneto, Treviso tel.: 0415901416.

33Via Triestina, 12, 30173 Venezia 041 630365.

34Via Nuova Trevigiana 9 (tel 0422 788171).

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35http://www.fotostorica.it/Pagine/FAST/news/Mostre/FotoGrandeGuerra.html ma anche in http://www.exibart.com/print/brevi.asp?IDNews=1146&IDCategoria=55

36Guida ai Fondi fotografici storici del Veneto a cura di Adriano Favaro, Canova Edizioni TV 2006, pag. 93.

37Tra le altre già citate si tenga presente anche “Passeggiate moglianesi” a cura di Giuseppe Venturini edito dal Centro culturale Astori con prefazione di Giuseppe Berto, 1977, per la cui realizzazione sono state utilizzate numerose fotografie di Ortolan.

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