Riassunto La radio: modelli, ascolto e programmazione, Fenati Scaglioni , Sintesi di Teoria E Tecnica Delle Comunicazioni. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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Riassunto La radio: modelli, ascolto e programmazione, Fenati Scaglioni , Sintesi di Teoria E Tecnica Delle Comunicazioni. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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riassunto de "La radio: modelli, ascolto e programmazione" di Barbara Fenati e Alessandra Scaglioni per l'esame di Linguaggi della radio e tv
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LA RADIO: MODELLI, ASCOLTO E PROGRAMMAZIONE

1- LA RADIO PUBBLICA

La nascita della radio pubblica in Europa e in Italia

I caratteri che definiscono la radio pubblica sono 4:

1) Universalità del servizio

2) Obiettivi non legati al profitto economico

3) Riferimento agli interessi e valori della comunità nazionale

4) Meccanismi di gestione e controllo affidati a organismi pubblici

Ha carattere culturale ed educativo, finanziato attraverso una tassazione ma non esclude il mercato pubblicitario.

Il modello della radio pubblica si sviluppò in Europa a partire dagli anni 20: motivazioni ideologiche e politiche come costruzione del consenso e diffusione di valori, ma anche alfabetizzazione e innalzamento del libello culturale.

La storia della radio pubblica inizio nel Regno Unito nel 1922 quando la BBC ottenne il monopolio delle trasmissioni radiofoniche.

John Reith riteneva fosse necessario utilizzare la forza del monopolio pubblico per unire all’intrattenimento una funzione educativa.

La data di nascita della radio italiana è 6 ottobre 1924 quando lo Stato aveva concesso il monopolio delle trasmissioni all’ URI.

Le prime trasmissioni erano bollettini di notizie, programmi di attualità e musicali, informazioni su borsa e mercato.

A partire dal 1924 e per tutti gli anni trenta la radio italiana aumentò la sua diffusione e le ore di programmazione presentando una varietà di programmi.

Rispetto alla BBC assecondava di più la richiesta di intrattenimento con programmi per bambini, programmi per pubblico femminile con argomenti frivoli, quiz e concorsi.

L’avvento del regime fascista trasformò la funzione pedagogica in funzione di propaganda.

Il servizio pubblico senza monopolio

Nel 1974 la Corte Costituzionale decretò che la RAI non forniva in misura sufficiente garanzie di imparzialità, obiettività è pluralismo.

Nel 1976 la Corte decretò la fine del monopolio pubblico.

Gia dua anni dopo questa sentenza la radio pubblica aveva perso metà dell’ascolto a favore delle radio private.

Le radio private si moltiplicarono e la RAI pagò lo scotto di non avere una struttura produttiva che poteva competere con le radio private.

La radio pubblica oggi: nuova offerta e sistema misto

Le radio pubbliche di tutti i paesi d’Europa occidentale trasmettono oggi all’interno di un sistema misto dove è possibile competere con le radio private.

Nel Regno Unito ha sviluppato una varietà di offerta con 6 canali differenziati per programmazione e tipo di pubblico.

In Francia ci sono due dei sedici grandi network privati.

In Spagna le radio provate hanno sfidato la radio pubblica anche sul terreno dell’informazione con Cadena Ser. I canali pubblici invece sono 5: radio 1 è generalista, Clasica con solo musica classica, radio 3 è rivolta a un pubblico giovane, quinto canale è dedicato all’informazione.

Ingermania la radio pubblica è molto forte ed è strutturata per regioni: ciascun Land ha 5 canali radiofonici.

2- LA RADIO COMMERCIALE

Il modello americano

Fino al 1920 la radio era un mezzo di comunicazione bidirezionale da punto a punto, ma il vicepresidente della Westinghouse si accorse che le maggiori potenzialità della radio erano nel broadcasting, ovvero nell’emissione unidirezionale da un punto di trasmissione a un numero illimitato di riceventi.

Le grandi società che dominavano l’industria radiofonica erano la Westinghouse, RCA e General Electric.

Il modello commerciale prendeva rapidamente forma e veniva importato in tutto il Sudamerica e centro e in alcuni paesi asiatici come le filippine.

Negli anni trenta si sviluppò un acceso dibattito contro la completa commercializzazione della radio e per soluzioni che favorissero la funzione educativa del mezzo.

La FCC poteva per legge assegnare alle radio no- profit una quota di frequenze ma concesse pochissime licenze fino agli anni 60 quando fu introdoto il servizio pubblico radiotelevisivo e fu creata la Corporation for public broadcasting, un ente non governativo per promuovere le stazioni non commerciali.

Fino alla fine degli anni 40 le varie reti aderivano allo stesso modello di programmazione generalista, l’offerta era improntata soprattutto all’intrattenimento e con questo obbiettivo la radio americana inventò nuovi generi come i drammi originali per le casalinghe chiamati soap opera. Nel 1940 trasmettevano circa 72 ore di questo genere a cui si aggiungevano storie per ragazzi, drammi originali al maschile e quiz.

Agli inizi degli anni 50 però l’avvento della televisione portò effetti devastanti alla radio: ci fu il crollo degli introiti pubblicitari e i network limitarono la fornitura di programmi.

Con il transitor e l’auotradio però la radio divenne più accessibile economica e personale.

La nascita dei teenager inoltre cambiò il modo di organizzare la programmazione puntando sulla musica e in particolare quella rivolta a un pubblico giovanile.

Caratteristiche principali della radio americana:

• Centralità della musica

• Intrattenimento parlato e ritmo complessivo vivace e veloce

• Stile di conduzione informale

• Uso del linguaggio parlato anche gergale

• Coinvolgimento diretto del pubblico

• Centralità del conduttore come personaggio di riferimento

In europa il modello americano arrivò sotto mentite spoglie, quelle di Radio Luxemburg: radio internazionale che con il suo segnale in onda lunga raggiungeva gran part dell’europa continentale e il regno unito.

Dopo la guerra diven tò a tutti gli effetti una radio americana: programmazione con musica proveniente dagli Stati Uniti a cui si ispiravano le nascenti sottoculture giovanili.

Radio Luxembourg dimostrava che le radio pubbliche non coprivano i bisogni di tutto il pubblico e indicava che i giovani europei volevano una musica diversa e preferivano un modo diverso di fare radio.

C’era una spazio che le radio pubbliche lasciavano scoperto e venne occupato dalle radio pirata: esse trasmettevano dalla terraferma da vecchi natanti ancorati appena fuori dalle acque territoriali.

Il seguito di queste radio era enrome: nel 1966 il 45% degli inglesi ascoltava una radio pirata o Radio Luxembourg almeno una volta a settimana.

Le radio pirata erano imprese commerciali che seppero cogliere e sfruttare la domanda giovanile di musica e di linguaggi radiofonici diversi e specifici.

Dalle radio libere alla radiofonia commerciale

1) Aspetto tecnico: le radio pubbliche trasmettevano in am e le radio libere andarono ad occupare lo spettro vuoti dell fm

2) Aspetto economico: l’attrezzatura necessaria per trasmettere su un’area circoscritta costava pochissimo e non richiedeva competenze tecniche complesse.

3) Carattere artigianale

4) Mancanza di professionalizzazione

Le prime radio libere cominciarono a trasmettere nel 1975.

La radiofonia commerciale nazionale cominciò negli anni 80 quando alcune radio più strutturate incominciarono a estendere il segnale a regioni limitrofe coprendo aree sempre più vaste.

La prima radio fu radio 105.

La legge Mammì riconobbe la radiofonia commerciale nazionale stabilendo il limite di copertura del 60% del territorio nazionale, l’oobligo di programmare notiziari quotidiani e il vincolo a trasmettere solamente pubblicità nazionale.

3- LA RADIO COMUNITARIA

La sua funzione è collegata al concetto di comunità.

La radio comunitaria rappresenta un canale di collegamento e un luogo di condivisione all’interno della comunità di riferimento, per questo il suo aspetto principale è il rapporto con gli ascoltatori.

Ciò che distingue la radio comunitaria dalla radio commerciale è l’assenza di scopo di lucro.

Ciò che la differenzia dalla radio pubblica sono le caratteristiche della comunità di riferimento: la radio pubblica ha come priorità le esigenze della maggioranza, la radio comunitaria rappresenta le minoranze e gruppi di dissenso.

La radio comunitaria può reperire le sue risorse attraverso la pubblicità, sovvenzioni degli ascoltatori, sovvenzioni pubbliche, contributi di associazioni.

L’europa ha conosciuto la realtà della radio comunitaria con la diffusione delle radio libere che ha posto fine al monopolio pubblico.

Negli stati uniti la storia della radio comunitaria si intreccia con quella della funzione pubblica del mezzo.

Le radio non-profit rimasero pochissime principalmente nei campus universitari.

La definizione di radio comunitaria raccoglie una serie di modelli che si modificano fortemente a seconda delle realtà sociali e dei bisogni specifici che si vengono a creare nei singoli paesi.

Incarnano una funzione di servizio quando la loro diffusione è legata a una comunità geografica che presenta problemi di comunicazione e di mobilità attraverso i grandi spazi.

Le radio comunitarie hanno ruolo di coesione e di rafforzamento dell’identità etnica e culturale nelle periferie delle metropoli americane, dove si rivolgono alle minoranze linguistiche e restano escluse dai canali di comunicazione ufficiale. Rispondono alla domanda di democrazia sottoposte ai regimi autoritari, comunicazione di gruppi dissenzienti. Nelle località più povere è anche l’unico mezzo di partecipazione sociale.

La radio comunitaria in Italia: chiese e movimenti

La definizione di radio comunitaria viene data in Italia nel 1990 dalla legge Mammì e afferma che la radiodiffusione sonora a carattere comunitario è caratterizzata dall’assenza di scopo di lucro ed è esercitata da fondazioni.

In italia alcune esperienze di radio comunitaria erano nate dai movimenti politici degli anni 60/70 ma erano entrate in difficoltà gia negli anni 80.

Erano radio basate quasi completamente sul lavoro volontario e con una programmazione incentrata sull’informazione e sul dibattito.

Molte radio nate dai movimenti sociali politici avevano ceduto le loro frequenze a emittenti commerciali e si erano moltiplicate le radio confessionali legate alla chiesa cattolica.

La radio dell’area religiosa rappresentano un universo variegato, le loro funzioni sono di diffusione della fede ma sono molto diverse tra loro: radio di parrocchia o diocesi, radio che svolgono opera di evangelizzazione, o che rappresentano comunità religiose locali.

Altre danno invece spazio alla preghiera come Radio Maria nata nel 1983, sovvenzionata dalle offerte dei fedeli e dalla CEI.

4- DALLA RADIO GENERALISTA ALLA FORMAT RADIO

La segmentazione dell’ascolto e dell’offerta

Sia la radio pubblica europea che quella commerciale americana misero a punto un modello di programmazione generalista finalizzato a soddisfare gusti ed esigenze di pubblici diversi.

La varietà in se non bastava a soddisfare le esigenze del pubblico: era necessario organizzare temporalmente i contenuti in modo da renderli disponibili ai segmenti di pubblico che avevano più probabilità di essere all’ascolto in un dato momento della giornata.

Era anche necessario assicurare una certa ricorrenza della programmazione perché la sorpresa non era affatto gradita.

La radio generalista mise a punto un sistema di programmazione per cui i vari programmi venivano organizzati in sequenze all’interno di una griglia, quella che noi chiamiamo palinsesto.

La radio commerciale americana assecondò la richiesta di intrattenimento in modo molto deciso, con una grande quantità di musica leggera.

Fino alla fine degli anni 40 la maggioranza della radio americane programmava musica di gusto medio, accorgendosi del crescente pubblico giovanile, aggiunse programmi con la musica che piaceva a loro.

Tra i programmi musicali ebbe sempre molto successo la hit parade.

Negli anni 50, sotto la minaccia della tv, la radio americana sperimentò ogni soluzione per sopravvivere.

Alcuni programmatori si resero conto che proprio la diversificazione poteva essere la soluzione migliore; poteva sottrarsi dal confronto perdente con la tv specializzandosi nell’ascolto musicale.

La cesura generazionale tra gli adolescenti e gli adulti è un fenomeno di massa che nella musica trovava il principale mezzo di espressione.

Le radio generaliste davano un numero superiore di passaggi alle canzoni più popolari ma cercavano di variare la programmazione, assumendo che gli ascoltatori volessero sentire canzoni sempre diverse.

Il grande seguito delle hit parade sembrava invece suggerire che il fattore di successo fosse piuttosto la ripetizione e la familiarità delle canzoni.

Il nuovo corso della radio si inaugurò appunto con lo sviluppo della top 40.

Il proprietario di una radio di Omaha nel Nebraska, Tod Storz, ebbe l’idea di limitare la lista di canzoni a 30/40 brani.

Poco tempo dopo, Gordon McLendon aggiunse altri elementi, accorciò i tempi del parlato per rendere il ritmo ancora più frenetico.

Inventò i jingle di identificazione dell’emittente per rinforzare la riconoscibilità della stazione.

Premiò i conduttori che ripetevano più spesso il nome dell’emittente.

Con la top 40 la radio si trasformò in un mezzo specializzato sia per funzione che per tipologia di pubblico.

Il nuovo formato fu subito imitato da moltissime emittenti e l’esigenza di differenziarsi dai concorrenti spinse i programmatori a sperimentare sempre nuove soluzioni.

Molte radio restrinsero la playlist a 10 canzoni, altre invece aggiungevano quote più o meno importanti di successi del passato.

La top 40 non era l’unico risultato dell’evoluzione della radio generalista: c’erano le black radio specializzate in musica nera; le emittenti che trasmettevano soltanto musica country, e quelle che davano solo jazz o solo informazione.

La filosofia della format radio

Questo modo di intendere e di fare radio si definisce come format radio.

Il format è un modo per garantire regolarità e coerenza alla programmazione, per orientare le aspettative degli ascoltatori casuali e soddisfare quelle degli ascoltatori abituali.

Secondo la filosofia della format radio, 15/20 minuti di ascolto in una qualsiasi fascia oraria dovrebbero essere sufficienti perché l’ascoltatore identifichi l’emittente e si faccia un’idea attendibile della sua offerta complessiva.

La format radio strutturò la programmazione di un flusso continuo e coerente in modo da permettere all’ascoltatore di seguirla e apprezzarla indipendentemente dal momento in cui si sintonizzava, dalla durata di ascolto e da quanto spesso si distraeva.

La musica si adatta meglio a questa modalità di fruizione e di programmazione perché è costituita di unita minime fruibili anche in modo distratto che il programmatore può montare in molto modi diversi.

La format radio e la sua filosofia di programmazione trovano nel clock la propria visualizzazione grafica come la radio tradizionale nel palinsesto.

Il clock è uno schema a forma di quadrante di orologio che divide l’ora in porzioni assegnate ai vari elementi della programmazione.

Sul piano operativo esso è lo strumento di controllo della continuità e della coerenza della programmazione.

La sua costruzione parte dall’inserimento dei punti fissi che costituiscono l’ossatura del format e della stationality dell’emittente: la pubblicità, i jingle, i liner, i promo e tutti gli elementi tipici del format della radio (punti ora dei notiziari, bollettini meteo e traffico).

Le restanti quote di tempo vengono riempite con la programmazione musicale o parlata.

Una caratteristica fondamentale della filosofia della format radio è la centralità del marketing.

Per la format radio è essenziale individuare un pubblico omogeneo, conoscerne a fondo gusti, interessi e abitudini.

Per questo la format radio si dedicò da subito a studiare il pubblico e ad analizzarlo.

Musica e parlato nella format radio

La gestione della musica è un aspetto assolutamente centrale nella filosofia del format radio.

Possiamo individuare alcuni criteri fondamentali:

1) Distinzione tra canzoni current e non-current: ovvero tra le hit del momento e i successi del passato

2) Current: si distinguono tra quelle in ascesa, quelle che sono all’apice del successo e quelle che sono all’apice del successo e quelle che l’hanno oltrepassato e stanno stancando.

3) Non-current: si distinguono per genere ed epoca

Un format musicale si definisce in base ai generi musicali che entrano nella playlist, alle quote di current e non current e alle quote di canzoni per ciascuna sottocategoria.

Il passaggio successivo consiste nell’assegnare a ogni sottocategoria un0intensità di rotazione, cioè una frequenza di messa in onda su base oraria, giornaliera e settimanale.

L’obiettivo è suonare le canzoni preferite abbastanza spesso.

L’ultima fase: si fissano le regole per la costruzione delle sequenze musicali.

Due regole classiche sono di non mettere in sequenza due brani lenti e di non mandare in onda due brani dello stesso autore nella stessa fascia oraria.

Un’altra classificazione: power, le canzoni del moment o che vengono trasmesse più spesso; current le altre canzoni di successo suddivise per sottocategorie; recurrent i successi di un periodo variabile entro gli ultimi tre anni; power gold grandi successi degli ultimi 3/10 anni; gold successi degli ultimi 10/15 anni; oldies successi ancora più vecchi.

La format radio ha sviluppato la figura del conduttore, trasformandolo in animatore, intrattenitore, personaggio, testimonial della radio; ogni format ha le proprie tipologie di personaggi.

Evoluzione e frammentazione dei format

Nel 1965 il programmatore californiano Bill Drake dava il suo nome a un format che in realtà era un ritorno alle origini della top 40, con una playlist di 20 canzoni e tempi di conduzione molto ridotti, le spinte anticonformiste delle subculture giovanili diedero vita a fenomeni musicali del tutto nuovi: Beatles e Rolling Stones.

La sua formula centrata sulle hit risultò inadeguata alla nuova tendenza: troppa musica restava esclusa e proprio tra i segmenti giovanili su cui la top 40 aveva costruito il suo successo cresceva la domanda di una programmazione diversa e meno prevedibile.

La radio rispose con una soluzione free format.

La scelta dei brani era affidata direttamente ai conduttori inserendo letture di poesie, mescolando rock, jazz, folk, blues.

Quando i discografici e il mercato pubblicitario si accorsero della potenzialità del freeform, esso fu ricondotto alle regole di base della format radio: il controllo della musica ritornò ai programmatori; ci si concentrò sul rock e furono eliminati gli altri generi musicali; il parlato fu ridotto e si fece un po più vivace.

Per sancire la popolarità del format e farlo sembrare più professionale al mondo della pubblicità fu ribattezzato Album- Oriented Rock.

L’AOR fu il primo serio concorrente della top 40.

Nello stesso periodo l’attenzione del mercato discografico e pubblicitario incominciò a spostarsi dai teenager ai 25/40 enni.

Il vecchio format per adulti MOR si trasformò in Adult Conteporary.

Alla fine degli anni 70 era il format più popolare, mentre la top 40 perdeva quote.

Questo processo di differenziazione dei format e di segmentazione del pubblico subì una forte accelerazione negli anni 80, quando si incominciò a parlare di frammentazione.

In poco tempo si passò da circa 10 tra format e sottoformat a più di 20.

Di questi, molti erano rimaneggiamenti di format preesistenti finalizzati a rinnovare l’interesse degli inserzionisti.

I format parlati

Esistono però anche dei format basati sulla parola, in cui le canzoni sono un elemento secondario o addirittura del tutto assente.

Negli anni 90 hanno registrato tassi di crescita.

Oggi l’insieme dei format parlati è al secondo posto per numero di emittenti e addirittura al primo per ascolto.

Il format talk propone a ciclo continuo talk show in cui il conduttore dialoga per telefono con gli ascoltatori.

La filosofia della format radio nella radio italiana

La filosofia della format radio ha profondamente influenzato la radio italiana.

È arrivata in europa tramite le radio pirata.

Le radio pirata a loro volta ispirarono le radio private commerciali che misero in pratica la lezione della format radio con una dose di improvvisazione.

Radio on eone è la versione italiana di radio Luxembourg delle radio pirata.

La musica era rigorosamente funky e soul e lo stile di conduzione si rifaceva direttamente alle radio americane.

L’esempio più significativo è radio 105, che impostò un format musicale basato sulla musica inglese americana del momento e su un intensa attività di promozione in onda e fuori onda.

Radio Deejay fu fondata da Claudio Cecchetto nel 1982 ed era rivolta agli under 24 con un format strettamente musicale centrato sulla tendenza del momento, la new wave.

Radio deejay ha via via abbracciato le tendenze musicali che si sono succedute nel tempo, lanciando sempre nuovi personaggi e mantenendo anche per loro un forte legame con la tv.

Non mancano poi gli esempi di radio che si sono rifatte esplicitamente a format americani : rtl 102.5.

Con questo format si indirizzava ai giovani adulti.

Il caso di Radio Italia Solo Musica Italiana è diverso perché nacque da una passione personale del fondatore per la musica italiana.

Rismi ebbe un grande successo, al successo di pubblico è seguito quello commerciale, perché con la sua programmazione specializzata RISMI ha raccolto target specifici: più adulti e donne.

Un altro format comparso relativamente presto sul mercato italiano è la radio di Revival, quella che gli americani chiamano oldie.

A livello nazionale negli anni 90 si è registrato uno sviluppo di format non basati sulla musica.

Ci sono le emittenti confessionali, radio maria e Radio mater; la radio di business news e musica classica radio classica.

5- LA PROGRAMMAZIONE

Dal formato alla programmazione

La scelta di formato di una stazione si concretizza attraverso la programmazione che è la trasposizione in onda dell’idea editoriale.

Nella radio generalista la costruzione del palinsesto quotidiano avveniva per accostamento di moduli produttivi differenti e nel palinsesto settimanale ciascuna giornata poteva presentare nella stessa fascia oraria contenuti diversi.

Ciascuna proposta era fatta per attirare un suo pubblico.

Le sigle rappresentavano le barriere tra un programma e l’altro, gli elementi ricorrenti come l’informazione erano inseriti per appuntamenti fissi senza una posizione costante e identificabile nella scansione dell’ora.

Nella format radio il lavoro di programmazione consiste nel decidere quali elementi proporre agli ascoltatori, in quale sequenza, con quali tempi, quale tono generale la radio deve mantenere in modo da esprimere la sua personalità.

Il primo mattone è la struttura dell’ora tipo, cioè il clock, che è il passo fondamentale.

Gli elementi della programmazione

• La musica: la definizione di un formato musicale si sviluppa attraverso la selezione dei brani che verranno trasmessi, la loro frequenza e rotazione e arriva a dettagliare la posizione esatta di una data tipologia musicale in determinati spazi del clock. Oltre alle canzoni possono esserci i concerti trasmessi in diretta o in differita.

• Il parlato: la lettura di un giornale radio, un dibattito, la parte di conduzione in un programma musicale. Bisogna però fare una distinzione tra parlato di accompagnamento e parlato di contenuto, il primo accompagna l’ascoltatore con il suo valore di suono che per il reale messaggio comunicativo è tipico delle radio musicali giovanili. Il parlato viene invece definito di contenuto quando incarna totalmente la sua funzione primaria, di comunicare un significato specifico come ad esempio tutte le radio di format news e talk. RAI= parlato di contenuto, radio private= parlato di accompagnamento. Il parlato è uno degli elementi costitutivi della personalità di una stazione. La parola non è solo quella del conduttore radiofonico, esistono anche i documenti sonori, la testimonianza storica originale o l’audio di un intervista. Altrettanto importante è la funzione della sonorità, cioè l’effetto che i suoni e i rumori della realtà sanno creare per ricostruire lo spazio sonoro di un avvenimento. Le sonorità possono essere opportunamente sfruttate nei momenti di diretta, di laboratorio se sono utilizzate per le produzioni di teatro.

• Il silenzio: costituisce un elemento di forza non minore rispetto al suono nella costruzione di un messaggio. Può sottolineare lo stacco tra due elementi o un momento di forte emotività.

• La pubblicità: elemento autonomo della programmazione perché presenta una sua funzione unica e specifica, lo spazio dedicato agli inserimenti pubblicitari rappresenta un elemento importante nella

costruzione del clock orario. Le format radio americane utilizzavano cluster brevi e frequenti , poi per evitare interruzioni più lunghi ma meno frequenti. I format parlati hanno invece dato seguito alla tendenza di inserire cluster brevi e frequenti.

• Jingle, sigle e basi: sono gli elementi di riconoscibilità sonora della stazione e contribuiscono a precisarne l’identità.

Coerenza e identità

Un’impronta coerente di stazione si ottiene innanzitutto agendo su tre piani:

• Contenuto: la coerenza del contenuto si concretizza nella scelta musicale, negli spazi dedicati al parlato, nella scelta degli argomenti trattati.

• Linguaggio: la coerenza del registro linguistico. Un maggiore o minore livello di colloquialità, un approccio con gli ascoltatori di tipo paritario o tendenzialmente didattico identificano nella percezione di chi ascolta il carattere della stazione.

• Confezione: La scelta delle voci, della velocità di lettura o di conduzione e quella dei suoni guida riguardano invece la confezione della radio

Fasce orarie, giorno della settimana, stagionalità

Le variazioni di programmazione nella fascia oraria sono diverse a seconda del formato ma esistono alcuni comportamenti di ascolto trasversali legati alla relazione d’uso del mezzo che richiedono soluzioni di programmazione indipendenti dal formato.

Ad esempio l’informazione: al mattino e prima di cena.

Durante la mattinata la radio raccoglie maggiori volumi di ascolto, fatta eccezione per i giovanissimi, quindi si tratta dello spazio di maggiore valore commerciale.

Per le radio rivolte ai giovani e giovanissimi è di grande valore la fascia pomeridiana, quando termina l’impegno scolastico.

La griglia settimanale è il risultato della riproposizione della scaletta del giorno tipo.

La ripetizione dello schema temporale e di contenuto permette di rispettare le aspettative create nell’ascoltatore e crea continuità e affezione.

Nel finesettimana cambiano le abitudini di vita e quindi cambiano gli orari e i temi della programmazione.

Il weekend è lo spazio per coltivare interessi diversi da quelli legati alla quotidianità dei giorni feriali, come lo sport, spettacoli e cultura.

Il flusso radiofonico prevede invece una continuità che si modifica strutturalmente solo nel periodo estivo.

Nella programmazione estiva è importante offrire alcuni elementi di novità e mantenere una serie di punti di riferimento e continuità per coloro che non cambiano abitudini di vita.

Nel corso dell’anno ci sono poi momenti particolari come Natale, occasione per proporre sonorità in tema attraverso jingle e messaggi di auguri.

Modifiche dell’offerta sono determinate anche da avvenimenti legati all’attualità come il Festival di Sanremo.

I mondiali di calcio comportano sostanziali modifiche nei palinsesti della radio con una prevalenza di programmi parlati o di informazione.

Lo stesso avviene in occasione delle elezioni politiche.

Rinnovare la programmazione

Per la radio non esiste il concetto della novità stagionale rappresentata in televisione.

I nuovi personaggi e le modifiche nella programmazione della radio vengono inseriti in periodi diversi dell’anno e non tutti insieme.

La scelta di modificare in alcune sue parti il palinsesto risponde alla necessità di rinnovare l’offerta che la radio propone agli ascoltatori.

È importante che, assieme a un tasso di rinnovamento all’interno della sua offerta, la radio sappia mantenere costante nel tempo una serie di punti fermi.

Troppe modifiche, disorientano l’ascoltatore.

6- PRODUZIONE, ORGANIZZAZIONE E RUOLI

La macchina produttiva

La produzione consiste nella realizzazione di tutti gli elementi della programmazione e nella loro unione nel flusso in onda.

La produzione radiofonica è organizzata a ciclo continuo.

All’interno del ciclo vengono identificati gli obiettivi specifici di settore, i loro caratteri salienti e la loro collocazione oraria,

ogni settore che si occupa di un tipo di produzione ha obiettivi collegati alla fascia oraria e integrati nel flusso: un programma di conduzione musicale deve essere pronto per andare in onda in diretta per due ore.

Il lavoro deve essere poi organizzato a turnazione: deve accompagnare l’interno arco delle 24 ore e non prevede tempi morti.

Ogni singola parte della programmazione rappresenta una produzione della radio ma il prdotto finale si realizza solo nel momento della messa in onda, quando tutti gli elementi, preconfezionati o realizzati in diretta si uniscono nel flusso di programmazione.

La realizzazione del prodotto radiofonico è un processo composto a fasi distinte.

I passaggi precedenti sono costituiti dalla definizione del prodotto e dalla fase di preparazione.

La definizione del prodotto ne chiarisce la funzione specifica all’interno della missione della radio, la struttura, il tono e il linguaggio.

La fase di preparazione riguarda invece la realizzazione della scaletta di messa in onda, la scelta dei brani musicali o la raccolta del materiale d’informazione.

Il modello organizzativo viene valutato in considerazione delle risorse disponibili.

Alcune produzioni sono per loro natura costose come l’informazione che richiede professionalità di buon livello.

In generale le radio di parola implicano costi maggiori rispetto alle radio musicali.

L’altra scelta determinante è quella degli strumenti tecnologici che rappresentano una parte integrante del ciclo di lavorazione.

I ruoli funzionali

Le aree funzionali principali sono la gestione, la direzione, la programmazione, la conduzione, l’informazione e il settore tecnico.

Ciascun settore prevede la presenza di ruoli decisionali e operativi, distribuiti in modalità diverse a seconda della tipologia dell’emittente.

La diretta e la postproduzione

La modalità di trasmissione in diretta è funzionale da un punto di vista produttivo ad alcuni modelli di radio.

Basano la loro programmazione sul rapporto con gli ascoltatori: domande e risposte, richieste musicali e colloqui con esperti ( il format talk ad esempio).

Per la realizzazione di alcuni format è invece preferibile la scelta della registrazione, che permette un miglior controllo dei tempi e una maggiore cura nella confezione del prodotto.

La registrazione è una modalità indispensabile con una programmazione definita a rotore, come le radio news che uniscono a giornali radio aggiornati in diretta informazioni di servizio rigorosamente in diretta, rubriche preconfezionate di argomento vario registrate e replicate nel corso della giornata.

Le produzioni esterne e i format di programma

Le produzioni esterne sono società di produzione o singoli professionisti che propongono a e emittenti pubbliche o private lo studio e la realizzazione di programmi.

Le modalità di produzione esterna più diffuse nel settore radiofonico sono invece quelle dell’agenzia e della syndication.

Le agenzie mettono a disposizione delle emittenti radio elementi di base per la creazione di programmi come interviste a cantanti, servizi giornalistici.

La distribuzione

L’ultimo passaggio del prodotto radiofonico è il momento della distribuzione agli utenti.

Per distribuire il suono oggi si utilizzano frequenze sonore in am e fm.

Vi è anche però la distribuzione attraverso internet o la distribuzione del suono radiofonico via satellite.

Un argomento di cui si parla da tempo è il cosiddetto DAB cioè la diffusione dell’audio digitale.

Ma affinchè parta la nuova tecnologia è necessario che gli ascoltatori sostituiscano le radio analogiche con i ricevitori digitali.

7- I PUBBLICI DELLA RADIO

Lo studio del pubblico

La radio fu il primo mezzo di comunicazione a dotarsi di sistemi di ricerca sul pubblico.

Le ricerche effettuate erano di tipo telefonico: nel 1929 ci fu la prima indagine ufficiale, mentre nel 1938 si avviò un altro servizio effettuato da una società privata che rilevava gli ascolti delle trasmissioni sponsorizzate.

Nel 1942 la Ac Nielsen cercò di introdurre il meter che registrava automaticamente se la radio era accesa e su quale canale era sintonizzata.

Il meter fu impiegato per la rilevazione degli ascolti tv, mentre nel caso della radio la sua trasformazione in medium mobile e personale ne ha impedito fino a poco tempo fa l’applicazione.

In italia la conoscenza del pubblico e dei suoi gusti rimase a lungo un problema insoluto per l’arretratezza della cultura e per alcuni limiti come la scarsa diffusione del telefono.

Per conoscere i gusti del pubblico, l’EIAR lanciò dei referendum composti di domande molto generiche come: “Quali programmi desiderate?, Quale genere di musica e di teatro preferite?”.

Ma questo tipo di ricerca portava scarsa attendibilità scientifica del metodo.

La prima vera indagine sull’ascolto fu realizzata nel 1939, con l’invio a casa degli abbonati di un vero e proprio questionario comprensivo di una lista di 28 programmi su cui si chiedeva di esprimere una valutazione, e di domande sulla composizione del nucleo familiare.

Per la format radio, basata sulla segmentazione dei pubblici e dei formati, lo studio e la conoscenza del pubblico furono fin dall’inizio strumenti di lavoro indispensabili.

Primo medium individuale e segmentato, la radio ha dovuto interrogarsi per prima sul suo pubblico non soltanto nei classici termini socio demografici ma anche e soprattutto in termini di stile di vita.

A seconda dell’obbiettivo, la format radio può adottare soluzioni di ricerca differenti.

La ricerca tattica più tipica della format radio riguarda la musica e serve principalmente a valutare a che punto è una certa canzone nella curva di gradimento del proprio pubblico.

Altri impieghi tattici della ricerca sul pubblico riguardano i test di idee di programma, di nuovi jingle e campagne pubblicitarie.

Negli USA la misurazione dell’ascolto è effettuata da un unico istituto di ricerca privato, l’ Arbitron, mentre in Italia, BG e altri paesi europei c’è un indagine ufficiale curata da audiradio.

Audiradio è un indagine telefonica su un campione rappresentativo della popolazione italiana di almeno 11 anni di età, che fornisce i dati di ascolto a livello nazionale e provinciale della radio nel suo complesso, delle singole stazioni rai e delle singole emittenti private iscritte.

Scopo di audiradio è certificare gli ascolti delle radio iscritte fornendo dati complessivi e di profilo socio demografico che permettano alle concessionarie di valorizzare i propri spazi pubblicitari e agli investitori di effettuare pianificazioni sulla base di dati affidabili.

La radio come medium personale

La trasportabilità della radio ne ha anche valorizzato l’immediatezza e la tempestività come fonte di informazione: infatti i giornali radio sono spesso una motivazione di ascolto preminente o addirittura esclusiva quando sono in corso eventi eccezionali.

Un’altra funzione esaltata dalla trasportabilità della radio si collega alla capacità di veicolare in diretta eventi che non possono essere seguiti personalmente o tramite la televisione.

Nel corso della giornata si combinano diversamente il livello di attenzione nell’ascolto e la collocazione percettiva della radio rispetto alle attività parallele.

Alla mattina la radio accompagna il risveglio e la ripresa delle attività quotidiane collocandosi in primo piano soprattutto per la funzione informativa.

A mano a mano che si procede nel corso della giornata la radio si sposta sullo sfondo, al contrario , dalla prima serata alla notte chi ascolta la radio esercita una scelta precisa, che la colloca nuovamente in primo piano.

Un’altra distinzione fondamentale riguarda la funzione preminente attribuita al mezzo radiofonico e di conseguenza il tipo di offerta che l’ascoltatore preferisce.

Nella maggioranza dei casi la radio viene identificata con la musica ma poi gli ascoltatori si dividono tra coloro che gradiscono una conduzione parlata e di intrattenimento e chi invece è infastidito dal parlato al punto da cambiare stazione.

L’ascolto della radio in Italia

L’audience della radio in Italia si è sempre attestata al di sopra del 50% della popolazione totale.

In Italia la radio è un mezzo più maschile che femminile: il 74% degli uomini contro il 62% delle donne.

La radio è più diffusa nelle fasce d’età giovani e giovani-adulte.

L’ascolto della radio ha luogo per il 60% fuori casa e ha una durata media giornaliera vicina alle tre ore.

La curva di ascolto evidenzia che il prime time della radio è il mattino, con il picco massimo tra le 7 e le 9.

In questa fascia gli uomini sono più numerosi delle donne, mentre nel corso della mattinata il rapporto si inverte, fino all’ora di pranzo.

Nel pomeriggio molte casalinghe tengono accesa la tv mentre nel pubblico maschile si registra una ripresa maggiore fino a ora di cena.

Le differenze per sesso sono anche il risultato del fatto che nel complesso gli uomini trascorrono più tempo fuori casa e in auto.

Queste differenze sono però tipiche degli adulti, nelle fasce giovanili è soprattutto la scuola a definire i ritmi di vita e quindi i tempi di fruizione della radio.

Una caratteristica importante dell’ascolto della radio in italia è l’elevata esclusività dell’ascolto della radio pubblica e di quella commerciale.

La maggioranza degli ascoltatori segue soltanto radio commerciali, conosce poco o per nulla le radio pubbliche.

Viceversa, gli ascoltatori delle radio rai si sentono molto lontani da quelle commerciali.

Dovrebbe essere chiaro a questo punto che una quota significativa dell’ascolto delle radio rai è legata alla funzione informativa, per la quale l’emittente pubblica conserva un’immagine di professionalità e di autorevolezza.

Oltre allo straordinario picco mattutino in coincidenza con il primo drive time, l’ascolto ha una piccola impennata all’ora di pranzo, quando chi non può guardare la tv sente le ultime notizie alla radio, e alle 19 in coincidenza con il secondo drive time, quando chi rientra dal lavoro in automobile sceglie spesso programmi di informazione anziché musica e intrattenimento.

Le dinamiche di ascolto sono completamente diverse per le radio musicali.

Vediamo le curve di due emittenti diverse: la curva di rin è tipica di una radio per giovanissimi in quanto il picco di ascolto è al pomeriggio e alla sera.

Diverso è il caso di rismi, più femminile e molto diffusa tra i commercianti e gli artigiani esposta al picco di ascolto alle 10.

Un altro dato interessante riguarda la durata media di ascolto.

Essa varia secondo il target e il format della radio ed è un dato importante sul piano editoriale sia perché indica la capacità dell’emittente di trattenere l’ascolto sia perché serve a orientare i criteri di rotation per i brani musicali.

• Per le casalinghe la radio è un mezzo importante perché riempie il vuoto, compensa il senso di solitudine e insieme permette di fantasticare mentre si svolgono le incombenze domestiche. Questo comune bisogno viene soddisfatto da tipologie di radio diverse secondo l’età, il profilo culturale ela concezione di radio dell’ascoltatrice. Una parte del target più giovane preferisce le radio commerciali perché cerca una compagnia allegra, un più adulto preferisce programmi parlati con argomenti seri.

• Per il target giovani/studenti la radio ha una doppia funzione: alla sera per isolarsi e non partecipare alle serate in familiare, dall’altra invece è un mezzo di appartenenza al gruppo.

• Gli automobilisti sono un target molto importante perché la radio è un mezzo ideale per ingannare il tempo. I target giovani e giovani/adulti preferiscono una programmazione musicale mentre gli adulti preferiscono spesso la radio parlata.

• Infine gli artigiani/commercianti sono il segmento che consuma più radio per durata media di ascolto. A differenza degli impiegati che di rado possono ascoltarla sul luogo di lavoro, la radio è un sottofondo necessario. I negozianti tendono a preferire radio musicali e poco parlate. Gli artigiani esprimono preferenze diverse: i più giovani amano soprattutto la musica e il parlato di intrattenimento mentre gli adulti e i maturi scelgono speso la radio parlata.

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