la regolazione dei servizi infrastruttrali, Appunti di Economia Industriale. Università degli Studi di Roma La Sapienza
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martina.mascaro.7915 luglio 2017

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la regolazione dei servizi infrastruttrali, Appunti di Economia Industriale. Università degli Studi di Roma La Sapienza

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LA REGOLAZIONE DEI SERVIZI INFRASTRUTTURALI

CAPITOLO 1: QUANDO E PERCHE’ REGOLARE

LA REGOLAZIONE ECONOMICA

Non esiste in letteratura una definizione univoca di regolazione economica.

Stigler non dà una definizione specifica di regolazione, ne parla genericamente come un tentativo

da parte dello stato di utilizzare i propri poter per influenzare il comportamento economico

dei soggetti no governativi.

In tempi più recenti, indichiamo con regolazione economica le varie forme di intervento pubblico

che sono volte ad incidere sul comportamento degli agenti economici e conseguentemente sul meccanismo allocativo del mercato.

TIPOLOGIE DI REGOLAZIONE ECONOMICA

A. Regolazione della domanda: misure che sono volte ad incidere sul comportamento dei

consumatori;

B. Regolazione dell’offerta: misure che sono volte ad incidere sul comportamento dei

produttori; Noi ci occuperemo di questa tipologia di regolazione; è opportuno sottolineare

che alcune volte tali misure possono ripercuotersi anche sul comportamento dei consumatori

e viceversa.

A. Regolazione ex ante: misure che precedono le azioni degli agenti economici e sono volte

ad orientarle; (intervento sulla fissazione dei prezzi).

B. Regolazione ex post: misure che sono volte a correggere le azioni degli agenti

economici; (antitrust).

A. Regolazione erga omnes: misure che si riferiscono a tutti i soggetti che operano nel

mercato;

B. Regolazione ad hoc: misure che si riferiscono ad un determinato soggetto.

QUANDO REGOLARE

La giustificazione tradizionale e principale dell’intervento regolatorio è riconducibile alla

necessità di ripristinare le condizioni di efficienza del mercato che vengono meno per la

presenza dei cosiddetti fallimenti di mercato.

L’intervento regolatorio è giustificato anche dalla presenza di motivazioni sociali:

1. Finalità redistributive (ridurre i prezzi per taluni gruppi di utenti);

2. Sviluppo del sistema economico;

3. Beni di merito (garantire l’accessibilità e l’offerta di servizi ritenuti essenziali).

L’EQUILIBRIO COMPETITIVO

Con il termine mercato si fa riferimento a qualsiasi ambito in cui avviene l’incontro tra domanda

ed offerta di un determinato bene o servizio, il che consente di determinarne il prezzo e la quantità

venduta. Un mercato è concorrenziale quando ne i consumatori e ne i produttori influenzano tale

prezzo; (price takers). Affinché ciò avvenga devono verificarsi alcune condizioni:

1. Presenza di numerosità di produttori e sostituibilità ed omogeneità dei prodotti;

2. Perfetta informazione dei soggetti e tali informazioni sono sintetizzate dal prezzo, quindi la

domanda è sensibile al prezzo;

3. Non devono esserci barriere all’entrata (i nuovi operatori possono liberamente entrare nel

mercato).

In concorrenza perfetta lo scambio avviene ad un prezzo che comporta l’uguaglianza tra il

prezzo del bene e il suo costo marginale P = MC; Questo è il prezzo ottimo poiché il costo per

produrre un’unità aggiuntiva è uguale alla disponibilità del consumatore di acquistarla, quindi

consente l’efficienza nella produzione.

Possiamo così formulare il primo teorema dell’economia del benessere Qualora sussistono tali

condizioni, l’equilibrio competitivo, qualora esiste, è pareto – efficiente, ossia consente di

realizzare simultaneamente l’efficienza nella produzione, l’efficienza nell’allocazione delle

risorse e nel consumo.

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Dunque in concorrenza perfetta, l’intervento regolatorio non ha ragion d’essere in quanto non

sussistono i fallimenti di mercato.

FALLIMENTI DI MERCATO

1. POTERE DI MERCATO: condizione necessaria per il funzionamento dei mercati è

l’assenza di potere di mercato. Si parla di situazioni in cui un’impresa o più imprese

influenzano il prezzo di equilibrio di mercato tale da far emergere nel mercato un

prezzo superiore al costo marginale. In tal modo le imprese riescono a ritagliarsi degli

extraprofitti. Gli extraprofitti però non comporta solamente una riduzione del benessere del

consumatore ( i consumatori pagano un prezzo più alto per una quantità minore), ma si

riduce il benessere sociale, comprensivo del surplus del consumatore e del surplus del

produttore; questo perché l’aumento del profitto e la riduzione del benessere del

consumatore non si compensano completamente; per cui il benessere sociale si riduce per

effetto del potere mercato: ecco perché rappresenta un fallimento di mercato.

Il potere di mercato può essere dovuto:

a. Situazioni di monopolio o monopolio naturale;

b. Comportamenti anti competitivi messi in atto dalle imprese.

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