La ricerca della felicità - Tesina di Maturità
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Tesina di Maturità sulla ricerca della felicità. Materie trattate:Italiano,Spagnolo,Filosofiascuola di provenienza:Liceo Linguistico
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ISTITUTO TECNICO STATALE SPERIMENTALE PIER PAOLO PASOLINI INDIRIZZO LINGUISTICO

LA RICERCA DELLA FELICITA’

DER BESUCH VON DER GLŰCKLICHKEIT

THE PURSUIT OF HAPPINESS

LA BÚSQUEDA DE LA FELICIDAD

PRESENTAZIONE : Ho scelto di approfondire questo tema in quanto la ricerca della felicità è una questione che,fin dai tempi antichi, ha interessato l’uomo. Egli, infatti, si è sempre chiesto quali siano i presupposti necessari per vivere serenamente e se “’essere felice” sia una condizione che possa perdurare in eterno.

Ma cos’è la felicità? Grandi Scrittori, filosofi,psicologi,storici,economisti si sono interrogati su questo argomento elaborando diverse teorie ma nessuno è riuscito davvero ad approdare ad una conclusione ben precisa, nella quale sia specificato in modo chiaro il concetto di “felicità”. C’è chi la confonde con il piacere che è per sua natura effimero e passeggero, chi la identifica con uno status sociale e quindi con una particolare stabilità economica o chi lo associa ad uno stato di benessere interiore e spirituale. per questo non è possibile darne una definizione assoluta e universale.

Tutti però sono d’accordo nel dire che per raggiungere questo stato è necessario prima percorrere un cammino arduo e irto di ostacoli .

Come ho già detto, questa ricerca nasce in epoche remote, e precisamente con lo sviluppo della civiltà greca e con il filosofo Epicuro, del periodo ellenistico. Epicuro è stato il primo ad analizzare questo argomento constatando che la felicità è innanzitutto assenza di dolore fisico ( Aponia) e spirituale (Atarassia) .

Ma se Epicuro ha trattato questo concetto in campo filosofico, molti altri pensatori lo hanno analizzato in ambiti diversi.

Ad esempio il diritto alla felicità è un valore esplicitamente sancito in alcune costituzioni e soprattutto nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti del 1776. Il documento stabilisce che “a tutti gli uomini vanno riconosciuti il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità e che “ogni individuo ha la possibilità di perseguire la felicità liberamente, secondo le sue scelte.”

Ho deciso comunque di affrontare il tema della felicità soprattutto in ambito letterario e filosofico e le materie che tratterò sono Italiano,Filosofia e Spagnolo.

Per quanto riguarda la letteratura italiana mi sono soffermata sul pessimismo cosmico che caratterizza la poetica di Giacomo Leopardi, autore romantico. Ho

scelto di richiamare brevi passi dello Zibaldone ,opera nel quale è contenuta la “ teoria del piacere” che afferma che la vita umana si basa sulla continua e necessaria ricerca del piacere che non può essere circoscritto ad un momento ma deve essere infinito e appagante. L’impossibilità di vivere in uno stato permanente di piacere provoca all’uomo infelicità e sofferenza. Inoltre mi soffermerò su due poesie “ La quiete dopo la tempesta” e “ il sabato del villaggio”.

Di contro faccio riferimento al poeta che per eccellenza rappresenta il Piacere, ovvero Gabriele d’Annuzio con IL suo “canta la gioia” celebra la gioia di vivere e la felicità materiale.

Per filosofia partendo da una breve definizione di felicità tratta dall’'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri di Diderot e D’Alembert., accennerò al pessimismo cosmico di Arthur Shopenhauer , in particolare alla sua teoria “ambigua” del Nirvana inteso come stato di Beatitudine o Annullamento totale dell’uomo.

In lingua spagnola cercherò di presentare il grande poeta cileno Pablo Neruda che nonostante abbia partecipato a scontri sanguinosi come la famosa “guerra civile”, incarna la gioia di vivere. Nella poesia “ode al giorno felice” infatti Neruda esprime tutta la sua felicità nel stare a contatto con la natura e nell’amare ed essere amato.

BIBLIOGRAFIA : • viaje al texto literario a cura di Maria Luisa Jetti , Maria Teresa Manganaro CLTT

• Pablo Neruda a cura di Antonio Melis ,seconda edizione 1976 de il Castoro mensile diretto da Franco Molla

• La letteratura volume 4 : L’età napoleonica e il romanticismo a cura di Guido Baldi,Silvia Giusso,Mario Razetti,Giuseppe Zaccaria. Edizione Pearson Paravia Bruno Mondadori spa 2007

• La letteratura volume 5 : La scapigliatura, il verismo e il decadentismo a cura di Guido Baldi,Silvia Giusso,Mario Razetti,Giuseppe Zaccaria. Edizione Pearson Paravia Bruno Mondadori spa 2007

• Le basi del pensiero-da Schopenhauer al postmoderno di Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero casa editrice: Paravia Bruno Mondadori spa ,testo scolastico 2007

• Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze delle arti e dei mestieri, Diderot e D’alembert a cura di Alain Pons edizione Feltrinelli Milano 1966

SITI CONSULTATI :

• http://www.neruda.it.cl/uchile.cl/

• http://cvc.cervantes.es/actcult/neruda/

• http://www.fundacionneruda.org./

• http://es.wikipedia.org/wiki/Pablo_Neruda

• http://www.gabrieledannunzio.it/ • http://www.studenti.it/ • http://www.atuttascuola.it/ • http://www.google.it/ • http://www.classicitaliani.it/ • http://www.interruzioni.com/ • http://www.filosofico.net/ • http://www.riflessioni.it/

PABLO NERUDA

ODA AL DìA FELIZ

Esta vez dejadme Questa volta lasciate che ser feliz, sia felice, nada ha pasado a nadie, non è successo nulla a nessuno, no estoy en parte alguna, non sono da nessuna parte, sucede solamente succede solo que soy feliz che sono felice por los cuatro costados fino all’ultimo profondo angolino del corazón, andando, del cuore. Camminando, durmiendo o escribiendo. dormendo o scrivendo, Qué voy a hacerle, soy che posso farci, sono feliz. felice. Soy más innumerable sono più sterminato que el pasto dell’erba en las praderas, nelle praterie, siento la piel como un árbol rugoso sento la pelle come un albero raggrinzito, y el agua abajo, e l’acqua sotto, los pájaros arriba, gli uccelli in cima,

el mar como un anillo il mare come un anello en mi cintura, intorno alla mia vita, hecha de pan y piedra la tierra fatta di pane e pietra la terra el aire canta como una guitarra. l’aria canta come una chitarra. Tú a mi lado en la arena Tu al mio fianco sulla sabbia, eres arena, sei sabbia, tú cantas y eres canto, tu canti e sei canto, el mundo Il mondo es hoy mi alma, è oggi la mia anima canto y arena, canto e sabbia, el mundo il mondo es hoy tu boca, oggi è la tua bocca, dejadme lasciatemi en tu boca y en la arena sulla tua bocca e sulla sabbia ser feliz, essere felice, ser feliz porque si, porque respiro essere felice perché si, perché respiro y porque tú respiras, e perché respiri, ser feliz porque toco essere felice perché tocco tu rodilla il tuo ginocchio y es como si tocara ed è come se toccassi la piel azul del cielo la pelle azzurra del cielo y su frescura. e la sua freschezza. Hoy dejadme Oggi a mí solo lasciate io e basta, ser feliz, che sia felice, con todos o sin todos, con o senza tutti, ser feliz essere felice con el pasto con l’erba y la arena, e la sabbia ser feliz essere felice con el aire y la tierra, con l’aria e la terra, ser feliz, essere felice contigo, con tu boca, con te,con la tua bocca, ser feliz. essere felice.

" LA GIOIA DI VIVERE" - HENRI MATISSE 1906 ,Merion (Pennsylvania) the Barnes Foundation

Pablo Neruda vivió en el siglo XX, época caracterizada por los problemas políticos y el empobrecimiento de Hispanoamérica causado por la opresión de las colonias por parte de los colonizadores. Todo el continente cayó bajo la influencia de Estados Unidos, uno de los territorios más potente del mundo, y se desarrollaron varias guerras civiles que acabaron con una dictadura militar. De estas tensiones aprovecharon los países extranjeros que utilizaron las riquezas naturales y así seguiron movimientos de guerrilla revolucionaria guiados por el marxismo. Para lo que concierne la literatura, al comienzo los autores hispanoamericanos se inspiraron a la literatura europea, sobre todo al modernismo italiano que los impulsó a realizar lo que fue llamado “realismo mágico”, una manera de escribir que mezcla la cultura hispanoamericana influenciada por la cultura africana e indígena y las corrientes surrealistas europeas. Lo mágico e irracional forman parte de lo cotidiano y de lo racional y los autores quieren expresar lo que tienen dentro de ellos mismos, su soledad interior, su angustia y los valores humanos.

Neftalí Ricardo Reyes Basoalto, que, años después, se llamará Pablo Neruda, nace en Parra, en el sur de Santiago de Chile, en 1904. Su madre muere después del parto así que su padre se traslada a Temuco con otra mujer. En Confieso que he vivido (1974), obra póstuma, el poeta narra todas las sorpresas de aquella infancia: la naturaleza, los pájaros y su canto, los insectos, o los juegos infantiles y sobre todo el descubrimiento del mar. Con sólo 19 años publica su primer libro de poemas, Crepusculario (1923) influenciado por el modernismo y el decadentismo. Durante este periodo empieza también su actividad política y forma parte de círculos juveniles anarquistas en la Universidad de Santiago. En 1924 nace Veinte poesías de amor y una canción desesperada, obra que lo consagró definitivamente como poeta y que es un canto al amor “encarnado”, a la mujer, a la nostalgia y a la tristeza. Después se dedica a la renovación formal de la literatura, según la influencia vanguardista y publica, en 1925, Tentativas del hombre infinito donde hay un mundo propio y profundamente original lleno de esperanzas. En 1927 se va a Asia porque es nombrado cónsul en Batavia (Java), y el contacto con la pobreza de oriente marcó profundamente al poeta, inspirándole una visión pesimista y desolada de la vida y del hombre que él expresa en Residencia en la tierra (1925-1931) obra dividida en tres volúmenes. Tras un regreso a Chile, en 1932, se establece en 1934 en Buenos aires donde conoce a varios escritores como Oliverio Girondo, María Luisa Bombal Raúl González Tuñón; y sobretodo Federico García Lorca con quien enlazó una interminable amistad. Fundamental es también la amistad con Rafael Alberti que lo influenciará con su ideas políticas marxistas. Los años desde 1936 hasta 1939 son los de la Guerra Civil que empieza en España por el golpe de estado franquista. En este periodo pierde la vida su amigo estimado Federico García Lorca así que Neruda se une al movimiento republicano, primero en España y luego en Francia donde se refugió y comienza a escribir España en el corazón (1937) por el dolor y la tragedia provocada por la guerra. Después, regresa a Chile, y sus poesías siguen hablando de ideologías políticas y sociales. Viajando por América él visita Cuzco, ciudad peruviana donde nació la civilización inca y que le inspiró la creación de Canto General (1950), canto de identidad relacionado a su país, Chile, y en general a toda América. La escritura de la última parte del Canto general coincide con la persecución y el exilio del autor causado por su orientación comunista así que el poeta empieza una serie de viajes (Unión Soviética, México, India, etc.) motivados por su pertenencia al Consejo Mundial de la Paz. En 1951, va a Italia donde, a Capri, escribe dos obras muy famosas Las uvas y el viento que es un conjunto de opiniones personales y políticas y Los versos del capitán, publicado en Nápoles en 1952 dedicado a su nuevo amor Matilde Urrutia que trata de un amor sereno íntimamente relacionado con el ideal político del poeta. Las últimas poesías están caracterizada por un lenguaje sencillo y muy optimista que cantan realidades humildes y concretas. Son los años de Odas elementales (1954) obra dividida en tres partes donde también la cebolla tiene un significado muy profundo y de los poemas amorosos Extravagario y Cien sonetos de amor(1937).Durante las elecciones políticas de 1970 es candidato a la presidencia de Chile pero renuncia a ser presidente a favor de Salvador Allende y vuelve a ser embajador en Francia. En 1971 gana el premio Nóbel de la literatura. Muere en 1973 en Santiago mientras los golpistas chilenos queman su casa y sus libros.

ODAS ELEMENTALES (1954) Las odas elementales pertenecen al último periodo de la poética de Neruda y tratan de objetos cotidianos a través de un lenguaje sencillo y natural.

En sus odas elementales podemos admirar su capacidad a través de la cual visualicemos los objetos normales en los que se inspira como fuentes de una verdad que sólo él comprende. Nos enseña el mundo a través de sus ojos, usando como

medio también una cebolla para hablarnos de recuerdos que se entrecruzan con la gastronomía, el amor, el sexo, la guerra, las ideas etc.

Son Poemas ligeros, rápidos, veloces pero de una profundidad inconmensurable. En esta obra el poeta trata diferentes temas así que hay:

Odas de tema geográfico: como las Odas a las Américas , Oda a Río de Janeiro, Oda a Valparaíso y Oda a Leningrado donde hay dos ideas principales, es decir la crítica a los Estados Unidos y el deseo de liberación de América Latina.

Odas dedicadas a plantas: Oda a la cebolla, Oda al tomate, Oda a la flor azul. En efecto las plantas son elementos muy importantes que hacen de manera que la vida continúe.

Odas a elementos de la naturaleza: Oda al aire, Oda al fuego, Oda a la lluvia, Oda al mar, Oda al tiempo.

Odas a seres animados: Oda al hombre sencillo, Oda a los poetas populares, Oda al pájaro Sofré.

Odas a seres inanimados: Oda al edificio, Oda al libro, Oda al pan, Oda al reloj en la noche donde recurre el compromiso social y el paso del tiempo.

Odas a abstracciones: Oda a la alegría, Oda a la sencillez, Oda a la tranquilidad, Oda a la esperanza, Oda a la tristeza, oda al amor, oda al día feliz.

En particular, en las odas a abstracciones està la “Oda al día feliz” una composición en la que expresa su felicidad por ser en contacto con la natura y compara la mujer y sus rasgos físicos a belleza de la natura.

En la poesía Neruda expresa toda su felicidad en mirar la naturaleza. Al comienzo el autor habla probablemente a una mujer a través del uso de usted y le dice que No ha ocurrido algo particular para que èl sea feliz sino sólo el contacto con lo que esa le ofrece y lo tranquiliza. En la oda el lugar no es particularmente definido, però el poeta describe la presencia de “pajaros”,”arena”,”Mar” asì que pueda ser un lugar de mar. A través de la metáfora de los elementos naturales como “la tierra”, “el Agua”, “el aire” el autor habla de la felicidad. Por ejemplo en los versos 15-21 siento la piel como un árbol rugoso y el agua abajo, los pájaros arriba, el mar como un anillo en mi cintura hecha de pan y piedra la tierra el aire canta como una guitarra Neruda compara los elementos naturales, abstractos con elementos concretos que pertenecen a la realidad como la guitarra, la cintura y el anillo y también describe su piel como como se sea la corteza rugosa de un arbol asì que se identifica con la naturaleza misma. Además hay referencias entre los rasgos físicos de una mujer misteriosa y los objetos naturales como en los versos 22-23 “Tú a mi lado en la arena, eres arena”, 28-29 “el mundo es hoy tu boca” y en los versos 35-39 “ser feliz porque toco tu rodilla y es como si tocara la piel azul del cielo y su frescura . En estos últimos versos hay también la personificación del cielo que tiene “la piel azul”. El autor recurren muchas veces a los cinco sentidos para describir la natura como en los versos 15-17 “siento la piel como un árbol rugoso y el agua abajo, los pájaros arriba” donde el poeta utiliza los sentidos del tacto y de la vista para evocar las imágenes del agua que fluye y de los pajaros que vuelan o como en los versos 21 “el aire canta como una guitarra” que recuerda el sonido del viento .

Según mi opinión el poeta imagina de ser sentado en la arena con su mujer, que es todo lo que el necesita para ser feliz, mientras los pajaros vuelan en el cielo limpio. El paisaje natural que lo rodea le hace olvidar todos los problemas asì que Nada es más importante, incluso el mundo, porque todo su mundo està contenido en su alma y en la boca de su amada.

Los versos resultan muy estrechos, dividido por muchas comas y no hay rimas sino aliteraciones. El lenguaje es muy sencillo para mostrar la sencillez del mundo natural. El poeta con esta oda simple se puede decir que ha alcanzado su felicidad, basada en una vida sencilla y en el amor incondicionado.

GIACOMO LEOPARDI

“La Natura non ci ha solamente dato il desiderio della felicità, ma il bisogno; vero bisogno come quel di cibarsi. Perché chi non possiede la felicità è infelice come chi non ha di che cibarsi, patisce la fame. Or questo bisogno ella ci ha dato senza la possibilità di soddisfarlo”.

(Zibaldone)

“tutto è male. Cioè tutto ciò che è male vive, ciascuna cosa esiste per fin di male, l’esistenza è un male ed è ordinata dal male ; l’ordine, lo stato, le leggi, l’andamento naturale dell’universo è un male. Non vi è altro bene che il nostro esistere, le cose che non sono buone, l’esistenza per sua natura ed essenza propria e generale è imperfezione, un’irregolarità , una mostruosità”.

(Zibaldone )

“Non gli uomini solamente, ma il genere umano fu e sarà sempre infelice di necessità. Non il genere umano solamente ma tutti gli animali. Non gli animali soltanto ma tutti gli esseri a loro modo. Non l'individuo ma la specie, i generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi.

(Zibaldone)

GIACOMO LEOPARDI E IL PESSIMISMO

Diversi autori italiani hanno trattato il tema della felicità nei loro testi ma uno in particolare ovvero Giacomo Leopardi ha analizzato in modo approfondito questo argomento.

Giacomo leopardi,conosciuto come il poeta del “pessimismo cosmico” , fu, assieme a Foscolo e Manzoni, il più grande rappresentante del Romanticismo italiano e la sua partecipazione ad esso deriva appunto dal bisogno di focalizzare il problema del significato e del fine della vita dell’uomo. Per ricostruire il pensiero del Leopardi è necessario far riferimento allo “Zibaldone”,una vastissima raccolta di appunti, pensieri, ricordi che egli annotò per uso personale a partire dal 1817 fino al 1832. Una delle principali teorie che egli illustra in quest’opera è la cosidetta “teoria del piacere “ , rimanendo così fedele al pensiero settecentesco e sensistico. Egli infatti identifica la felicità con il piacere, sensibile e materiale. l’uomo per natura aspira ad un piacere infinito, Ma i piaceri che ci offre la realtà sono insufficienti a soddisfare la nostra natura ed è per questo che l’uomo vive una condizione di infelicità perenne.

“La Natura non ci ha solamente dato il desiderio della felicità, ma il bisogno; vero bisogno come quel di cibarsi. Perché chi non possiede la felicità è infelice come chi non ha di che cibarsi, patisce la fame. Or questo bisogno ella ci ha dato senza la possibilità di soddisfarlo”.

(Zibaldone)

Dunque ogni parvenza di felicità è mera illusione, inganno: un inganno però di cui abbiamo bisogno, per sopravvivere. Partendo da questo presupposto si possono distinguere due fasi nella vita di Leopardi : quella del pessimismo storico e quella del pessimismo cosmico. Infatti in un primo momento il poeta pensa che la causa della nostra infelicità nasca dalla nostra ragione che vuole a tutti i costi conoscere le leggi meccaniche che regolano la vita dell’universo, squarciando così quel velo di illusione, di immagine in cui la Natura Materna ha avvolto l’uomo per impedirgli di conoscere le leggi dolorose della vita . Per questo, secondo il poeta, felici sono stati gli uomini primitivi e gli antichi greci e romani i quali vivendo a stretto contatto con la natura e nutriti di illusioni hanno condotto una vita più intensa e attiva, fatta di miti e di azioni eroiche. allo stesso modo anche i fanciulli seguendo la loro natura e non la ragione vivono così in un mondo di apparenze. Il progresso della civiltà e della ragione hanno però rivelato la verità sul destino dell’uomo il quale, guidato dal’egoismo e dalla corruzione, preferisce non agire . Questa prima fase è definita “pessimismo storico” in quanto la condizione negativa del presente viene vista come la conseguenza di un processo storico , di un allontanamento progressivo da una condizione originale di felicità .

Ma Leopardi non si ferma qui, va avanti con le sue ricerche per cui gli viene spontaneo chiedersi chi ci faccia nascere con quell’insaziabile desiderio di felicità in un mondo invece che si svolge solo per negarcela. Egli si rende conto che più che al bene del singolo individuo , la natura mira alla conservazione dell’intero genere umano e pur di raggiungere questo obiettivo è disposta a sacrificare la felicità dell’individuo. Per questo motivo è la natura stessa , matrigna feroce e crudele, che genera in noi il male di vivere. Il poeta, in un primo momento, cerca di attribuire questa colpa al fato proponendo così una concezione dualistica di natura benigna contro fato maligno ma approda subito ad una contraddizione. Dunque la natura non agisce più per il bene delle sue creature ( concezione finalistica) ma la realtà non è altro che materia mossa solo da leggi meccaniche (concezione meccanicistica e materialistica). l’uomo risulta così una vittima innocente della natura stessa. Elaborando quest’ultima tesi , l’autore arriva ad affermare che non soltanto gli uomini delle epoche più recenti sono infelici, ma tutti lo sono stati fin dalle origini e inoltre che l’infelicità colpisce non solo gli uomini ma tutte le creature.

“tutto è male. Cioè tutto ciò che è male vive, ciascuna cosa esiste per fin di male, l’esistenza è un male ed è ordinata dal male ; l’ordine, lo stato, le leggi, l’andamento naturale dell’universo è un male. Non vi è altro bene che il nostro esistere, le cose che non sono buone, l’esistenza per sua natura ed essenza propria e generale è imperfezione, un’irregolarità , una mostruosità”.

(Zibaldone )

“Non gli uomini solamente, ma il genere umano fu e sarà sempre infelice di necessità. Non il genere umano solamente ma tutti gli animali. Non gli animali soltanto ma tutti gli esseri a loro modo. Non l'individuo ma la specie, i generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi.

(Zibaldone)

Questa seconda fase è definita “pessimismo cosmico” in quanto l’infelicità non è più legata ad un epoca storica ma ad una condizione assoluta . il poeta non assume più un atteggiamento titanico nei confronti della realtà, cercando di sfidarla ma diventa uno spettatore solitario della vita, che gli appare un inutile meccanismo che si svolge secondo rigide regole predeterminate. la prima conseguenza di questa condizione è la così detta noia della vita, assenza cioè di qualsiasi desiderio di bene o di male, infatti

l’infelicità del poeta non deriva dal non vedere concretizzare questa o quella idealità o speranza, ma dalla incapacità di concepirne una . Da queste idee Nascono così i grandi temi della poesia del Leopardi, contenuti soprattutto negli “ Idilli ” della prima giovinezza e “I Grandi Idilli “ della maturità. I principali temi della poetica leopardiana sono soprattutto rappresentati dalla nostalgia che egli prova per la giovinezza ormai perduta e il compianto per il destino che attende chi non conosce ancora la verità ovvero chi vive ancora di illusioni.Ma Se nella realtà l’uomo non può aspirare a un piacere infinito ecco che egli si serve dell’immaginazione per crearsi una realtà parallela, in cui i suoi desideri possano essere apparentemente appagati. Poetico risulterà tutto ciò che consente all'uomo di attingere una sensazione infinita. Le idee vaghe, le sensazioni indeterminate, le immagini che portano con sè qualcosa di remoto, oscuro, di incompiuto, di immenso, sono per se stesse poetiche . ogni poesia si risolve in ricordi di impressioni ed affetti infantili, in un ritorno a quel mondo di remote e sognanti fantasie, nella rievocazione di un tempo e di uno spazio perduti ed inafferrabili allontanandosi così dalla pura narrazione o rappresentazione dei fatti reali.

I GRANDI IDILLI Il concetto di vago e indefinito è riscontrabile in particolare nell’opera “grandi idilli”, un insieme di poesie composte tra il 1828 e il 1830. dopo un lungo periodo di crisi profonda nel quale si limita a rappresentare la verità per come è nella raccolta “operette morali” (1824) , si verifica una svolta nella vita dell’autore che lo porta a trattare nuovamente i temi dei piccoli idilli come le illusioni e le speranze della giovinezza.ma queste immagini ora, a differenza dei piccoli idilli, sono accompagnate da una maggior consapevolezza del dolore e della morte. Proprio a causa di questa consapevolezza il ricordo è espresso attraverso toni di tenerezze e non di impeto o di ribellione. Il linguaggio di conseguenza risulta più misurato, semplice e pacato , privo di espressioni intense e patetiche.Tra i vari componimenti contenuti nei grandi idilli ho scelto di analizzare “la quiete dopo la tempesta “ e “il sabato del villaggio”in quanto a parer mio raccolgono in sé le principali caratteristiche della poetica del vago e dell’indefinito ed esprimono in appieno il concetto di felicità per leopardi.

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Passata è la tempesta: Odo augelli far festa, e la gallina, Tornata in su la via, Che ripete il suo verso. Ecco il sereno Rompe là da ponente, alla montagna; Sgombrasi la campagna, E chiaro nella valle il fiume appare. Ogni cor si rallegra, in ogni lato Risorge il romorio Torna il lavoro usato. L'artigiano a mirar l'umido cielo, Con l'opra in man, cantando, Fassi in su l'uscio; a prova Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua Della novella piova; E l'erbaiuol rinnova Di sentiero in sentiero Il grido giornaliero. Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride Per li poggi e le ville. Apre i balconi, Apre terrazzi e logge la famiglia: E, dalla via corrente, odi lontano Tintinnio di sonagli; il carro stride Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core. Sì dolce, sì gradita Quand'è, com'or, la vita? Quando con tanto amore

L'uomo a' suoi studi intende? O torna all'opre? o cosa nova imprende? Quando de' mali suoi men si ricorda? Piacer figlio d'affanno; Gioia vana, ch'è frutto Del passato timore, onde si scosse E paventò la morte Chi la vita abborria; Onde in lungo tormento, Fredde, tacite, smorte, Sudàr le genti e palpitàr, vedendo Mossi alle nostre offese Folgori, nembi e vento.

O natura cortese, Son questi i doni tuoi, Questi i diletti sono Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena E' diletto fra noi. Pene tu spargi a larga mano; il duolo Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto Che per mostro e miracolo talvolta Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana Prole cara agli eterni! assai felice Se respirar ti lice D'alcun dolor: beata Se te d'ogni dolor morte risana.

Composta nel settembre del 1829, descrive il ritornare della pace e dell’attività a Recanati dopo un temporale che aveva interrotto la quiete quotidiana e provocato angoscia e terrore. Attraverso questo testo Leopardi non celebra più il piacere, ma mette in evidenza la malignità della natura, che ci concede brevi piaceri che interrompono per poco un dolore. La poesia è divisa in due parti :la prima parte, che coincide con la prima strofa (1-24), è descrittiva; la seconda, che occupa le altre due strofe (25-54), è riflessiva. Il canto inizia con una descrizione delle campagne e degli abitanti del paese che dopo la violente tempesta riprendono fiduciosi le loro attività. il ritorno alle umili fatiche quotidiane diventa simbolo di una gioia di vivere, che si manifesta ovunque: nel ritmo lieto, nelle rime facili; l’artigiano che si affaccia con l’oggetto al quale sta lavorando in mano; la femminetta a raccogliere l’acqua per prova,il Sole ritorna e la servitù apre i balconi e terrazzi. Tutto non è riportato in modo oggettivo ma è frutto dell’immaginazione e del ricordo del poeta che attraverso immagini suggestive colloca la scena in un tempo e spazio indefinito. A partire dal verso 25 egli riflette sul concetto di piacere, che in questo caso nasce dalla fine della tempesta ma che in generale consiste nella cessazione di qualsiasi tipo di dolore. Dunque i mali che affliggono l’uomo non sono piu necessari per raggiungere una condizione di felicità ma sono solo le punizioni inflitte dalla natura perfida e maligna. Ecco che si manifesta l’idea del pessimismo cosmico.

La poesia termina con pensieri tristi sul destino umano, che raggiunge la vera felicità solo attraverso la morte. A livello stilistico la prima parte presenta un linguaggio semplice e limpido composto da frasi brevi. La seconda parte invece risulta più complessa in quanto rappresenta la parte più riflessiva del componimento.

IL SABATO DEL VILLAGGIO

La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole,

Col suo fascio dell'erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch'ebbe compagni dell'età più bella. Già tutta l'aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre Giù da' colli e da' tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face, E tutto l'altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia

Nella chiusa bottega alla lucerna, E s'affretta, e s'adopra Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l'ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso, Cotesta età fiorita È come un giorno d'allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo'; ma la tua festa Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Composta subito dopo “la quiete dopo la tempesta” nel 1829 questa poesia presenta la stessa struttura della quiete ovvero si compone di una parte descrittiva e di una riflessiva. Inoltre, anche qui viene riproposto il tema del piacere che però viene affrontato in modo diverso. Se nella poesia precedente il

piacere è cessazione di un dolore, in questo componimento è visto come l’attesa di un godimento futuro, come speranza e illusione.Il testo comincia con l’apparizione di una fanciulla, che indaffarata attende il dì della festa ovvero la domenica. Ella rappresenta la speranza giovanile , l’attesa per qualcosa che le porterà gioia. Troviamo poi la vecchierella, che ricordando la gioia della festa della sua giovinezza rappresenta invece la memoria e la nostalgia per i tempi passati . L’ambiente recanatese viene presentato come un qualsiasi villaggio rurale in cui tutti sono impegnati nelle proprie faccende (è un quadretto idillico). c’è chi raccoglie fiori, chi fila, chi zappa e nonostante quest’apparente stato di routine c’è qualcosa nell’aria: è sabato infatti e tutti sembrano eccitati o perlomeno confortati all’idea che il giorno successivo sarà un giorno di festa. la notte scende subentrando al tramonto e crea un’atmosfera indefinita, accentuata da sostantivi come “oscurità” e “ombre”. Inoltre anche la luna contribuisce a dare un senso di vago e indefinito. Dal verso 38 al 51 troviamo una serie di riflessioni del poeta che negano anche qui la possibilità di un piacere infinito. Egli infatti denuncia le illusioni della vita suscitate da questo desiderio ma usa un tono più pacato rispetto al tono utilizzato ne “ la quiete dopo la tempesta”. egli introduce l’argomento attraverso un discorso con un ipotetico “garzoncello scherzoso” e cerca di spiegargli che solo i momenti dell’attesa ovvero il sabato e la giovinezza possono dirsi piacevoli. L’autore inoltre continua sostenendo che il suo futuro non gli riserverà altro che dolore e delusioni ma gli lascia tuttavia scoprire da solo cosa avrà la vita in serbo per lui. Forse Leopardi vede nel garzoncello scherzoso proprio se stesso a quell’età, quando parlava animatamente del suo futuro con Silvia o forse il garzoncello rappresenta addirittura la poesia leopardiana precedente alla fase del pessimismo cosmico. Nonostante il ritmo dei primi versi risulti più scorrevole e spensierato rispetto agli ultimi che appaiono invece più pacati e incline alla meditazione possiamo dire che le due parti , descrittiva e riflessiva del testo, sono nel complesso in armonia tra di loro a differenza de “la quiete dopo la tempesta” dove si scorge tra le due un maggior distacco .

GABRIELE D’ANNUNZIO

Come ho detto inizialmente, diversi autori hanno trattato il tema della felicità arrivando anche a conclusioni diverse rispetto a quelle dello stesso Leopardi. Uno di questi , per esempio , è Gabriele D’annunzio, il maggior esponente dell’estetismo in Italia . egli infatti a differenza di Leopardi trova in qualche modo la felicità nel piacere ,inteso come piacere materiale. Nel periodo degli esordi la sua poesia subisce ancora l’influenza di Carducci e infatti Dalla lettura di “Odi Barbare” nascono le sue prime opere : “Primo Vere”(1879) e “Canto Novo” (1882) . Se primo vere risulta un semplice esercizio da apprendista, si può dire che Canto Novo è la prima vera opera pubblicata dal poeta. Qui i temi carducciani vengono riproposti con maggior vigore , io e natura si fondono in un armonia indescrivibile anche se non mancano visioni cupe e di morte. Lo scrittore comunque celebra la vita in tutti i suoi aspetti , esalta il vigore del corpo nella sua carica erotica e dinamica e il rapporto che esso ha con la natura stessa . in questa raccolta è contenuta in particolare una poesia che riassume tutte queste caratteristiche ed è “Canta la gioia”.

CANTA LA GIOIA

Canta la gioia! Io voglio cingerti di tutti i fiori perchè tu celebri la gioia la gioia la gioia, questa magnifica donatrice!

Canta l'immensa gioia di vivere, d'essere forte, d'essere giovine, di mordere i frutti terrestri con saldi e bianchi denti voraci,

di por le mani audaci e cupide su ogni dolce cosa tangibile, di tendere l'arco su ogni preda novella che il desìo miri,

e di ascoltar tutte le musiche, e di guardar con occhi fiammei il volto divino del mondo come l'amante guarda l'amata,

e di adorare ogni fuggevole forma,ogni segno vago, ogni immagine vanente, ogni grazia caduca, ogni apparenza ne l'ora breve. Canta la gioia! Lungi da l'anima nostra il dolore, veste cinerea. E' un misero schiavo colui che del dolore fa sua veste. A te la gioia, Ospite! Io voglio vestirti da la più rossa porpora s'io debba pur tingere il tuo bisso nel sangue de le mie vene. Di tutti i fiori io voglio cingerti trasfigurata perchè tu celebri la gioia la gioia la gioia, questa invincibile creatrice!

Il testo celebra il vitalismo, l’adesione alla vita in tutti i suoi aspetti, la disponibilità a inseguire ogni esperienza, la giovinezza mitica e sensuale, l’istintività, la felicità materiale, quindi, che viene raggiunta attraverso l’uso dei sensi. La poesia si apre con l’apparizione di una donna misteriosa che raffigura per il poeta la gioia. per sottolineare l’importanza del rapporto con la natura egli dice di voler cingerle il capo con dei fiori simbolo della natura stessa. Successivamente egli esalta la vigorosità e la bellezza sensuale del corpo giovane che rappresenta la forza e la dinamicità. egli esorta l’uomo a “mordere i frutti terrestri con saldi e bianchi denti voraci” cioè di approfittare della giovinezza che incarna il vitalismo e di cogliere al volo tutte le opportunità che la vita ci offre. Essa va vissuta per come è nel modo più perfetto possibile ,cercando di soddisfare i desideri che si

manifestano in noi, giusti o sbagliati che siano. Questa poesia è quindi una perfetta celebrazione della gioia di vivere , dei piaceri materiali e di tutto ciò che può renderci felici sulla terra tanto è che la parola GIOIA viene ripetuta spesso nel testo.

un ottimo spunto :) grazie!
bellissima tesina
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