La stampa nel regime fascista - Paolo Murialdi, Sintesi di Storia. Università degli Studi di Milano
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La stampa nel regime fascista - Paolo Murialdi, Sintesi di Storia. Università degli Studi di Milano

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PAOLO MURIALDI, LA STAMPA DEL REGIME FASCISTA

FASCISTIZZAZIONE INTEGRALE

Discorso di Mussolini 3 gennaio 1925 → Annuncia l'instaurazione della dittatura Fascistizzazione sull'onda dell'attentato del 31 ottobre a Bologna a Benito Mussolini (Zamboni) Non eliminare ma fascistizzare i quotidiani di informazione di matrice liberale non ancora allineati. Es. Corriere della Sera e Stampa che Albertini e Frassati avevano portato alla fama. Per superare la questione morale dopo l'assassinio del deputato fascista Matteotti alleanza con la monarchia e con la chiesa.

Fase di sopravvento dei gruppi squadristici, il cui esponente, Roberto Farinacci, è alla segreteria del PNF dal febbraio del 1925. Campagna per la chiusura dei quotidiani come il Corriere e la Stampa. I fratelli Crespi proprietari del Corriere estromettono gli Albertini. Nello stesso periodo il prefetto di Torino sospende la Stampa. Quando torna in edicola Frassati annuncia il suo ritiro.

I fascisti eliminano un terzo ostacolo: la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) contro le misure liberticide di Mussolini.

D'altra parte Mussolini è contrario a una fascistizzazione drastica. Allineamento più concreto nei contenuti, dalla politica all'economia alla cronaca nera, meno per ora nel linguaggio e nel tono. Importanza dell'UFFICIO STAMPA, potenziato nel 25-26 unificando l'Ufficio stampa del ministero degli interni a quello degli esteri sotto la direzione di Giovanni Capasso Torre. Altro strumento l'AGENZIA STEFANI.

Fra il 25 e il 28 Mussolini ha due problemi: 1) fascistizzazione 2) Richiamo all'ordine dei fogli più riottosi, portavoce personali di ras locali. Mappa dei quotidiani: STAMPA DI REGIME E STAMPA DI PARTITO/ SPAMPA NAZIONALE E STAMPA FASCISTA. Diventando dittatore Mussolini diventa anche direttore unico di tutti i giornali. → LEGGE DEL 31 DICEMBRE 1925, MISURE LIBERTICIDE: Prologo con due decreti legge. Alla stesura provvedono il ministro degli interni Federzoni e della giustizia Oviglio. Accolta la richiesta di Amicucci (SEGRETARIO DEL SINDACATO NAZIONALE FASCISTA DEI GIORNALISTI, che sostituisce il Fnsi) che la legge istituisca l'ORDINE PROFESSIONALE DEI GIORNALISTI. Dibattito parlamentare, leit motiv polemico “la prevalenza della libertà dello stato su quella del cittadino”. Gonfiano le carenze della stampa liberale e attaccano il quarto potere, dichiarano la libertà un concetto astratto e inafferrabile. Denunciate le degenerazioni causate dall'istituto del gerente. Art.1 → figura del direttore responsabile al posto del gerente. Art.7 → Istituzione Ordine dei giornalisti con relativo Albo. Per essere iscritti occorre un'attestazione rilasciata dal prefetto. L'istituzione dell'Ordine non si realizzerà e rimarrà l'Albo, gestito dal Sindacato fascista. Nel 26 costituito l'INPGI (Istituto nazionale previdenza giornalisti italiani) il cui presidente è Arnaldo Mussolini. Entro l'anno si allinea anche l'organizzazione degli editori, Associazione nazionale editori giornali.

Protagonisti e interpreti del volere di Mussolini: –IL FRATELLO ARNALDO MUSSOLINI: soprattutto al Nord tiene contatti e interviene per moderare i fascisti più accesi. –AUGUSTO TURATI: chiamato per sostituire Farinacci alla segreteria del Pnf nel marzo del 26. Continuano a uscire giornali di opposizione come 'Mondo' 'Voce Repubblicana' (le cui sedi vengono devastate dopo l'attentato a Mussolini da parte di Violet Gibson) 'Avanti' 'Unità' Bologna, Napoli, già posizioni favorevoli. Torino, Milano, situazione più delicata.

CORRIERE → Nuovo direttore Pietro Croci. Già corrispondente del Corriere a Parigi, quindi opportuno per una sostituzione indolore: Mussolini però richiede l'estromissione di Luigi Einaudi, commentatore economico finanziario avverso al fascismo. Il corriere diventa politicamente sbiadito. Diminuisce lo spazio dedicato alla politica interna a favore di quella estera. Contese per i ruoli più importanti, caporedattore Zanicotti, fedele di via Solferino, nonostante le richieste di fascisti come Lando Ferretti. Mussolini gradirebbe nella figura di responsabile dell'ufficio romano Roberto Forges Davanzati, ma i Crespi riescono ad evitarlo. L'incarico va a Aldo Valori del Resto del Carlino (uno dei primi quotidiani importanti a sostenere mussolini). Valori mette il corriere 'in camicia nera' nonostante le raccomandazioni di Mussolini di non farlo, e spinge per alcuni licenziamenti. Croci viene sostituito presto da Ugo Ojetti. Il calo del corriere comunque non si verifica. Motivi di Ojetti: è fascista, ha firmato nel 25 il Manifesto degli intellettuali fascisti promosso da Giovanni Gentile, ha una posizione di spicco nel mondo letterario e artistico, firma brillante sulla terza pagina del Corriere. Ojetti è spesso assente, è invece attento all'arricchimento di collaboratori politici e culturali. Firma di Alberto De Stefani, ministro delle Finanze, di Luigi Luttazzi, altro finanziere. Esordisce lo storico Gioacchino Volpe, scrive il filosofo Gentile. Articoli culturali senza troppi agganci all'attualità, anche se il regime si aspetta qualcosa di più dal giornale. Nonostante tutto sotto la sua direzione il corriere indossa la camicia nera. IL SECOLO → gli industriali Borletti e Goldmann e l'editore Arnaldo Mondadori sperano di rilanciare il secolo sfruttando la crisi del Corriere nell'estromissione degli Albertini. Sostituzione del direttore Bevione con il giornalista Italo Zingarelli, corrispondente del corriere da Vienna. Molti passaggi dal Corriere al Secolo. L'operazione non riesce, Zingarelli quattro mesi dopo lascia la redazione, assunta da Vincenzo Morello (Rastignac) L'AMBROSIANO → Si distingue nel panorama milanese, quotidiano della sera fondato nel 22 da Umberto Notari. Ma fallito il progetto di farne il quotidiano della metropoli. Anticipa nuove esperienze grafiche, es. testata stampata in rosso e fotografie, sfrutta i notiziari radio. Guallino rileva il giornale da Notari, indebitato, e sceglie come direttore Cajumi, giornalista esperto di economia.

TORINO: GAZZETTA DEL POPOLO → di proprietà della Società idroelettrica piemontese, con la direzione di Maffio Maffii nel 26 accentua il sostegno al fascismo. LA STAMPA → Bersagliata da De Vecchi e altri esponenti del fascio torinese. Proprietà del giornale passa al senatore Agnelli (gestione del Resto del Carlino)

ROMA: TRIBUNA → Fusione tra La Tribuna e L'idea nazionale nel 26. Tribuna lontana dai tempi di Giolitti, è priva di sostegni sicuri. Direzione di Luigi Forges Davanzati e vicedirezione di Maraviglia. Finanzia il giornale la banca commerciale. POPOLO DI ROMA→ fondato nel 25 dopo la chiusura dell'edizione romana del Popolo d'Italia GIORNALE D'ITALIA → Acquisito nel 26, è il più diffuso della capitale, era diventato la bestia nera dei fascisti romani. Dopo l'abbandono del fondatore Bergamini era passato a Vittorio Vettori, collaborano antifascisti. Nuovo direttore Virginio Gayda. Direttore che domina la scena fino al 43. Prima direttore del Messaggero, redattore viaggiante della Stampa, aveva assistito alla rivoluzione d'ottobre, fama di esperto in problemi internazionali. Costruzione del mito del duce. Titolo “Folle attentato a Mussolini – Dio ha salvato l'Italia”. Esce la biografia del duce scritta da Margherita Sarfatti. MESSAGGERO → Al posto di Gayda i proprietari Pio e Mario Perrone scelgono Pier Giulio Breschi, giornalista del Secolo XIX, giornale genovese di proprietà dei Perrone. Freddezza nei confronti del regime dei Perrone.

NAPOLI:

IL MEZZOGIORNO → giornale della fazione più intransigente fascista. Direttore Preziosi, ex prete legato a Farinacci e uno dei primi banditori delle teorie razziste. IL MATTINO → di proprietà dei fratelli Scarfoglio, frequente bersaglio di Preziosi. Direzione affidata a Roberto Forster, critico teatrale; direzione politica effettiva di Giuseppe Bottai. ROMA → alla cui direzione, chiuso il mezzogiorno, riesce a insediarsi temporaneamente Preziosi.

BOLOGNA: RESTO DEL CARLINO → Dispute tra gruppi fascisti. Operazioni di Arnaldo Mussolini e Agnelli contro la vecchia gestione del giornale. Nuovo direttore Widar Cesarini Sforza.

Non costituiscono problemi gli altri quotidiani più diffusi: IL PICCOLO di Trieste; IL SECOLO XIX di Genova; LA NAZIONE di Firenze; LA GAZZETTA DI PUGLIA di Bari (Gazzetta del Mezzogiorno dal 28). IL GAZZETTINO fascista ma inviso il direttore Talamini. Per questo la fazione che vede a capo Giuseppe Volpi mira a impossessarsi del giornale. Nei piccoli e medi capoluoghi è pratica diffusa fondere quotidiani locali con il foglio fascista.

GIORNALI FASCISTISSIMI: IL POPOLO D'ITALIA → Supremo organo di orientamento politico-ideologico e mobilitazione propagandistica. Titoli altisonanti, fotografie, disegni di Sironi. La polemica è affidata a corsivi in prima pagina e a una rubrica di terza pagina firmata Il fromboliere. Opacità e cautela, dovuta al temperamento di Arnaldo, che vuole procedere con cautela e mantenere rapporti. Giornalisti più noti Barzini e Apellius. Rassegna di arti figurative con Margherita Sarfatti. Mussolini non deve essere molto contento del giornale. Tiratura limitata. Deficit di un milione. Pubblicazioni collegate 'Gerarchia' e 'L'illustrazione fascista'. Molti dei fogli fascistissimi continuano a essere espressione di differenti situazioni e di diverse tendenze, da quella sindacal-rivoluzionaria a quella monarchica a quella imperialista. I più importanti: REGIME FASCISTA di Cremona → fondato da Farinacci nel 22. Titolo scelto da Mussolini. Farinacci silurato, nonostante ciò avrà sempre un'influenza notevole e resterà strumento di Farinacci. Mussolini lo trova un giornale pericoloso. CORRIERE PADANO di Ferrara → di Italo Balbo, battaglia per fascistizzazione rapida e integrale. Contro i tiepidi. Redattore capo Nello Quilici. Nonostante questo ospita voci non conformiste. E' aperto ai sindacati e sostenitore dello stato corporativo. Balbo diventa ministro e lascia la direzione a Quilici. IL LAVORO D'ITALIA → Settimanale della Confederazione dei sindacati fascisti inizia le pubblicazioni il 21 aprile (festa fascista del lavoro) del 26. IMPERO → battaglia fascista. Fondatore Mario Carli, redattore del Popolo d'Italia e direttore di Roma futurista. Al suo fianco Settimelli. Movimento futurista, attira vari giovani tra cui Galeazzo Ciano. Giornale spregiudicato. Carli e Settimelli attaccano politicamente chiunque si rifiuti di finanziarli. IL TEVERE → battaglia fascista. Inizia nel 24 con Interlandi, che proviene dall'Impero. Ispiratore è Farinacci. Il giornale esce a mezzogiorno, ha quattro pagine. Molte vignette e corsivi. Rubrica di vita mondana. Salde radici politiche: fascismo integrale come rivoluzione nazionale che trova nel razzismo una componente determinante. Piace ad A.Mussolini.

Duce mal tollerante, colpo di arresto nel 26 a questi giornali. Sfoltimento anche se rimarrà parziale. CRITICA FASCISTA → rivista fascista di élite, ha un ruolo guida e mira a una formazione più profonda e non solo propagandistica. Quindicinale, fondato da Giuseppe Bottai nel 23.

19 marzo 1926, ristabilimento del dazio sulla carta d'importazione, da 2 lire-oro al quintale a 5 lire-

oro. Misure protezionistiche di Giuseppe Volpi. Aumenta il prezzo dei giornali. Mussolini dispone che non escano a più di 6 pagine. Interventi sui contenuti, limitazioni al sensazionalismo e alla cronaca nera. Stile asciutto, serio, energico. Tentativo di colpire i giornali più forte, uniformazione. Dopo l'attentato del 31 ottobre sospensione di tutti i giornali d'opposizione e feroci spedizioni punitive. Genova, assalto alla sede del 'Lavoro'. I giornali minimizzano e camuffano la notizia. Sospesi: La Stampa; Il Gazzettino, Venezia; Il Giornale di Sicilia; L'Ora, Palermo. Con queste disposizioni Federzoni chiude la propria gestione degli Interni. Quattro giorni dopo, 120 deputati dell'Aventino sono dichiarati decaduti. Il senato approva il reinserimento della pena di morte. L'anno della fascistizzazione (26) si chiude con la circolare del 25 dicembre con la quale Mussolini rivoluziona il calendario. LA STAMPA, A Torino soluzione Agnelli, evitare fascistizzazione completa della stampa. Linea che rendesse comunque il giornale bene accetto soprattutto al ceto operaio. Si sceglie come direttore non Bevione ma Andrea Torre, con cui torna in edicola. Occasione di propaganda nei confronti del Prestito del Littorio (misura finanziaria tramite la trasformazione di 15 miliardi di debito in debito a lungo termine per 27 miliardi). Politica di rivalutazione della lira. Per il momento i redattori e i collaboratori sono gli stessi. GAZZETTINO, la sospensione serve agli esponenti della federazione fascista di Venezia sostenuta da Turati per imporre a Talamini l'assunzione come codirettore del vicesegretario Giuseppe Toffano. Licenziamento di alcuni invisi al fascismo. Al ritorno delle pubblicazioni non ci sono molte modifiche a parte una maggiore attenzione nei confronti di Volpi. Il figlio di Talamini, Ennio, altro codirettore cerca l'appoggio di Giurati, rivale di Volpi. LAVORO, vi si oppone soprattutto il fascio genovese, dominato da Lantini e da Pala, anche per favorire il Giornale di Genova. Mussolini decide di salvarlo lasciandolo all' on. Giuseppe Canepa, che lo dirige dalla fondazione e Calda, presidente della società editrice. Possibilità di tenere legati gruppi di sindacalisti. Il giornalista del lavoro più noto per l'antifascismo è il polemista e scrittore Ansaldo. E' con Canepa che è entrato nel giornalismo. Dopo un confino a Lipari può ritornare al lavoro ma senza firmare gli articoli (rubriche contrassegnate da una stella nera). Voce che Mussolini legga tutti i giorni il Lavoro per controllare Ansaldo.

Giornali cattolici sospesi dopo l'attentato di Bologna. La loro ricomparsa vede il cambiamento dei direttori. I fogli cattolici avevano assecondato Mussolini. Ma non tutti, come 'Cittadino' di Genova e 'Eco di Bergamo' → giornali cattolici che osteggiano il fascismo. Per molti giornali è tempo di crisi. Arnaldo Mussolini intreccia buoni rapporti con il direttore del 'Momento', quotidiano cattolico di Torino. Ma molti capi fascisti trovano scomodi i fogli cattolici. Farinacci prende di mira l' 'Eco di Bergamo', e riesce a far allontanare il suo direttore, Piermauro Valoti. I fedeli di Turati bersagliano il 'Cittadino di Brescia', che chiude nel 26. Un altro quotidiano cattolico di primo piano è 'L'avvenire d'Italia' di Bologna, grave crisi economica nel 26 a causa dell'allineamento al fascismo, che gli aveva fatto perdere molti lettori. Dopo molti cambiamenti diventa direttore Manzini fino a quando sarà chiamato a dirigere L'Osservatore romano. Chiuderanno i battenti → Il momento, di Torino; Il Cittadino, di Genova.

Nel 27, mentre Alfredo Rocco sta costruendo l'impalcatura giuridica dello stato fascista, nasce una necessità di definitiva sistemazione politico-editoriale e dell'inquadramento completo dei giornalisti. Il 26 maggio Mussolini pronuncia il discorso sulla fascistizzazione dell'Italia, il cosiddetto discorso dell'Ascensione. Superamento di una fase acuta di crisi. Il 5 marzo il duce indirizza ai prefetti una circolare diretta a vietare la nascita di nuovi giornali. Secolo fuso con La Sera, 'Secolo-La Sera', direttore Capodivacca, redattore del Popolo d'Italia. Chiuso il Caffaro di Genova schiacciato dal Lavoro. I maggiori problemi continuano ad arrivare dal Resto del Carlino (proprietà per la maggioranza al federale Arpinati, che spinge per portare alla direzione Missiroli. Il duce non accetta e spinge per Giorgio Pini) e Il Mattino, si cerca un acquirente. Contrasti con gli Scarfoglio che non vogliono uscire di scena. Coinvolgimento del banco di Napoli, diventerà il

primo caso di proprietà ufficiale da parte di un ente pubblico. L'azione di controllo intrapresa da Turati continua (compito di rendere maggiormente disciplinato il partito, epurando gli elementi più estremisti.Turati svolse la sua opera moderatrice e moralizzatrice nel partito con estremo rigore e grande determinazione, non sempre riuscendo nell'intento, ma inimicandosi una folta schiera di gerarchi nazionali e locali, primi fra tutti Farinacci, Ciano, De Vecchi, Giunta, Balbo, Ricci, che dalle direttive di Turati erano stati fortemente colpiti negli interessi politici ed economici. Il prestigio e il potere di Turati aumentarono smisuratamente in pochi anni, anche supportati dalla creazione di un apparato di polizia a lui fedele ed esaltati dalla sua abilità oratoria) → Galeazzi imposto alla direzione del 'Giornale di Sicilia', di Palermo. Altro quotidiano napoletano 'L'Ora', direzione di Nino Sofia, definitiva fascistizzazione.

Dal 27, SINDACATO NAZIONALE FASCISTA DEI GIORNALISTI, compito di disciplinare e mobilitare giornalisti col riconoscimento giuridico e con la legge sull'Albo. L'inquadramento avrà un aspetto autoritario, da regime poliziesco, ma almeno su carta non totalitario, perché per lavorare occorre l'iscrizione all'Albo e non è obbligatoria quella al Sindacato. Amicucci segretario generale. L'iscrizione è aperta a coloro che abbiano dato prova di fedeltà al Regime. Norma che consente di ecludere molti giornalisti, ma non quella drastica epurazione che molti richiedono. Il sindacato ricorre a pressioni su editori e direttori. Turati guida e conosce la tattica gradualista di Mussolini. La campagna dei fascisti intransigenti si rivolge soprattutto verso Stampa, Corriere e Il Mattino, giornali a cui Mussolini presta più attenzione. I giornalisti spesso vengono difesi e si cerca di farli sfuggire all'epurazione, scrivendo attestati di adesione al regime. A Milano il segretario del sindacato lombardo, Lando Ferretti, non da tregua a Ojetti. Turati interviene a suo favore ma lo ammonisce. Procede invece il rafforzamento dell'apparato poliziesco di controllo dei cittadini. Ampliato il servizio per le intercettazioni telefoniche. La ragione della pausa nella fascistizzazione è la situazione economica. Decurtazioni dei salari, campagna per la riduzione del costo della vita. La politica di rivalutazione della lira non trova eco nei quotidiani. La Stampa viene sequestrata dopo aver pubblicato integralmente un discorso di critica che il senatore Conti ha fatto alla politica finanziaria. Mussolini chiede che i giornali creino un'atmosfera di consenso per il suo provvedimento.

Dibattito sulla funzione dei giornali. Lo provoca un articolo del capo dell'Ufficio stampa del pnf, Renato Citarelli, pubblicato sul quotidiano messinese 'L'eco della Sicilia e delle Calabrie'. Sull'importanza dell'opera critica. Fa eco per una attesa di maggior concessione di possibilità di giudizio e di critica. “Giornalismo odierno non insegue farfalle ma volgarizza princìpi”, A. Mussolini. Seduta del Gran Consiglio alla quale è invitato Amicucci per riferire sul lavoro di inquadramento → funzione educativa della stampa; direzione a camicie nere fedelissime; sostituzione di Ojetti con Maffio Maffii, Amicucci direttore politico, De Benedetti direttore tecnico responsabile; epurazione di giornalisti dal Corriere e da altri giornali. Ferretti aveva inviato a Turati una lista di giornalisti da allontanare con urgenza, ma sarà più vasta. Agnelli e La Stampa riescono a opporre maggiore resistenza, comunque cambiamenti e nuovi codirettori (Buronzo, Collino). Resta aperto per ora uno spiraglio ancora per la possibilità di non iscriversi al sindacato e lavorare. L'Albo viene istituito con il R.D del 26 febbraio 1928, è composto da tre elenchi per i professionisti, i praticanti, i pubblicisti. Ancora 75 giornalisti iscritti all'Albo e non al sindacato.

Dall'inizio del 26 le disposizioni dell'Ufficio stampa del capo del governo ai giornali diventano più frequenti, riguardano disposizioni (ex:sulla costruzione del mito del duce senza esagerazioni, difesa dell'economia, cronaca nera → vuole far credere che gli è bastato pochissimo tempo per rimuovere le umane tragedie). Direttorie, interventi censori, sequestri. Difficile eliminare la cronaca nera. Mussolini proibisce di dare notizia dei duelli di esponenti fascisti. 28 → crescendo opera di bonifica. Divieto di dare notizie di suicidi. Vietata pubblicazione di fotografie di delinquenti. Ufficio Stampa a Capasso Torre, che sostituisce il battagliero Ferretti; riorganizzato e importante, controlla anche la stampa estera; sviluppo propaganda. Critica di Bottai su Critica Fascista: Il regno

della noia; stampa fascista uniforme, bandisce il ragionamento e la critica. 10 ottobre 28 → DISCORSO AI DIRETTORI; di 70 quotidiani a palazzo Chigi sotto la guida di Amicucci della missione del giornalismo nel Regime. p.59-61 Giornalismo come orchestra. E' la prima volta che un capo del governo convoca presso di sé i direttori dei giornali. Grande funzione attribuita alla stampa. Mussolini chiede sostegno anche per preparare la campagna elettorale. La maggior parte dei quotidiani pubblica il testo integrale. Le polemiche sulla monotonia della stampa però non si spengono, ma rimangono d'ora in avanti confinate su quotidiani di battaglia come Il Tevere e L'impero, quindi non arrivano al grande pubblico. Longanesi sull'Italiano scrive che il fascismo non ha tolto la libertà di stampa ma ha introdotto la responsabilità di stampa. I giornali continuano a calare fino al 33, anno della creazione dell SOTTOSEGRETARIATO PER LA STAMPA E LA PROPAGANDA. Scompaiono soprattutto piccoli quotidiani di provincia attraverso operazioni di fusione. Chiudono fogli fascisti: Il Mezzogiorno e L'impero (travolto dai pasticci finanziari di Carli e Settimelli)), il Popolo Toscano, L'Assalto, di Perugia. Spesso voluto da mussolini ma anche per scarse vendite. Il Corriere con Maffii ha perso copie. Lo stesso La Stampa. Quasi nessun editore è editore puro. Chiude in passivo anche il Popolo d'Italia e molti giornali fascisti. Il regime fonda nuovi giornali nei possedimenti coloniali es. Messaggero di Rodi; Cirenaica; Il Quotidiano Eritreo. MESSAGGERO: 29, I rapporti tra gli Agnelli e il direttore Torre si spezzano con uno scambio di lettere. I fascisti intransigenti continuano a premere sui Perrone perché vendessero il giornale a un fiduciario fascista. Mussolini lascia correre. Accuse al direttore Breschi. STAMPA: Il nuovo direttore della Stampa è Curzio Malaparte, il più brillante scrittore su cui possa contare il fascismo. Lo ha scelto Agnelli, stufo della crisi del giornale. Malaparte era redattore al Mattino, sostiene lo squadrismo provinciale. CORRIERE: Ascesa di Aldo Borelli alla direzione del Corriere. Direttore di lungo corso come Gayda. Congeniale al regime, aveva lavorato alla Stefani e al Mattino, era stato corrispondente di guerra e aveva diretto La Nazione, era stato uno dei fondatori del Sindacato fascista dei giornalisti. Borelli è molto legato a Turati, hanno un legame di amicizia. I compiti che gli sono affidati da Mussolini: fascistizzare più profondamente il Corriere; velocizzarlo tecnicamente pur mantenendo al giornale lo stile di cui va fiero. All'inizio scrive molti articoli, poi raramente: scrivere non è il suo forte.

CONCILIAZIONE TRA STATO E CHIESA. Firma del Concordato e dei Patti Lateranensi. Molti giornali ricorrono alla Stefani, come ormai devono fare; ma il suo servizio lascia a desiderare tanto che il Corriere protesta. Mussolini è comunque soddisfatto del comportamento della stampa. Poco dopo cambia registro, riprendendo gli ammonimenti e dichiarando che non saranno permesse resurrezioni di organizzazioni e partiti ormai distrutti. Continua a serpeggiare ostilità verso la stampa cattolica. Pio XI che aveva indicato Mussolini come l'uomo della provvidenza, si lamenta pubblicamente di questo stato di cose. Brusca sostituzione di Turati con Giovanni Giurati, rinfocola le reazioni fasciste. Il conflitto tra il regime e la chiesa scoppia a marzo del 31 → attacco partito da Lavoro Fascista e Critica Fascista contro i cattolici che auspicano alla costituzione di gruppi professionali. Da parte cattolica l'Osservatore Romano, L'Avvenire d'Italia, L'Eco di Bergamo, L'Italia, Il Nuovo Cittadino, L'Ordine. Dopo una polemica durata tutto il 31 si ricostituiscono i rapporti, e Mussolini si reca del 32 in udienza con Pio XI. Lo scontro segna un declino del giornalismo cattolico, una partecipazione agli avvenimenti del regime fino alle leggi razziali.

La COMMISSIONE SUPERIORE PER LA STAMPA viene insediata il 1 maggio 29 dal guardasigilli Rocco. Magistratura speciale prevista dal decreto istitutivo dell'Albo per esaminare i ricorsi. Presieduta da A. Mussolini, composta da dieci membri. “Non si ostacola la libertà di stampa stabilendo requisiti morali e intellettuali per l'esercizio della professione...”. Altro organo l'UFFICIO NAZIONALE DI COLLOCAMENTO PER I GIORNALISTI PROFESSIONISTI, il cui presidente è il segretario del pfn. Precisato che i posti di comando da affidare ai fascisti non sono solo direttore, ma anche collaboratori e redattori parlamentari, ecc. Epurazioni. Nei maggiori

giornali entrano nuovi collaboratori. I fascisti più zelanti ancora insoddisfatti. Crisi del 29 di Wall Street, decurtazioni sui salari. Rocco → riforma dei codici penale e di procedura penale. Prevenzione e repressione dei reati a mezzo stampa, precisazione della responsabilità penale del direttore. Pesanti pene per il reato di vilipendio, reclusione da uno a sei anni. 1931 → possibilità del sequestro in via amministrativa di pubblicazioni contrarie agli ordinamenti politici, sociali, economici, o lesive del prestigio delle autorità, ecc. COMPLETATE LE FONDAMENTA GIURIDICHE. Scuola di giornalismo, 1930. Partita con mezzi limitati, chiusa nel 33. Forse a questo è dovuto il ritiro di Amicucci, che la presiedeva. Breve gestione di Aldo Valori.

All'inizio degli anni 30 → modernizzazione della stampa quotidiana. Iniziata dalla Gazzetta del Popolo di Amicucci e appartenente al Sip, gruppo elettrico in notevole espansione e con crescenti interessi nella radiofonia. A modello Parigi, in particolare Paris soir. Avvio di regolari trasmissioni di notiziari da parte dell'Eiar dal 29 (Ente italiano audizioni radiofoniche). Rotative più veloci. Miglioramento rete stradale. Rete telefonica. Concorrenza, soprattutto tra Torino e Milano, gara dei mezzi e delle iniziative tecniche. Prima dell'innovazione la situazione era davvero arretrata, nelle tipografie è ancora in uno la composizione a mano degli articoli, non ci sono ancora linotypes. La maggior fonte di informazione è la Stefani, che ha 30 succursali provinciali. Cinque quotidiani coprono con i loro corrispondenti tutte le piazze estere importanti, tra questi solo il Corriere tiene i propri servizi in esclusiva. La Gazzetta del Popolo, La Stampa, Il Giornale d'Italia, Il Popolo d'Italia li cedono ad altre testate per dividere le spese. Il processo di modernizzazione quindi dev'essere editoriale, tecnico, giornalistico. Nuovi stabilimenti e impianti; edizioni serali, edizioni straordinarie, numero del lunedì quasi tutto sportivo, aumento pagine, campagne promozionali, distribuzione più rapida; passaggio a impaginazione orizzontale, con titoli a più colonne, uso di fotografie, ampliamento sport, nuove rubriche, servizi internazionali con redattori viaggianti, ricerca prestigio culturale, stagione trionfale della terza pagina. La corsa alla modernizzazione parte dalla fine degli anni venti con un progetto fatto elaborare da Giangiacomo Ponti, amministratore delegato della sip. Nuova sede dotata di macchinari moderni, contenuti più vari nel giornale, firme di qualità e iniziative promozionali. Tentativi verso gli operai, ancora piuttosto estranei al fascismo. Alti costi compensati con la stampa di annuari telefonici e altre pubblicazioni. Amicucci direttore congeniale. Mussolini spesso lo riprende. “Moderi l'atteggiamento ultrademagogico della Gazzetta che, facendo attendere miracoli, finisce per sabotare l'opera del governo. Condirettore De Benedetti, giornalista che avrà vasta fame con la direzione ventennale della Stampa nel secondo dopoguerra. Nella Gazzetta si occupa soprattutto della parte economica e politica. Collaboratore più importante di Amicucci è Michele Intaglietta. Altro importante Lorenzo Gigli, che dirige l'Illustrazione del Popolo e la parte letteraria della Gazzetta. Inserti periodici, ed. La cucina e il focolare, La vita all'aria aperta. STAMPA → in questo periodo Malaparte diventa scomodo e viene sostituito dal defenestrato segretario del pfn, Turati. Uscita di Colli, direttore amministrativo difeso dagli Agnelli, al quale era già stato ritirato il passaporto per motivi politici. Turati non è all'altezza del compito. Comincia a figurare più tra i nemici che tra gli amici. Turati rivolge a Mussolini più richieste, come quella di far sì che De Benedetti, uscito dalla gazzetta del Popolo per contrasti con i gruppi fascisti, fosse ammesso al giornale. Mussolini accetta nonostante le diffidenze. Turati fa un altro passo falso criticando la edison e la sip, grandi imprese. Nell'aprile del 32 La Stampa è presa d'assalto da studenti del Guf che protestano per un capocronaca, pubblicato su Stampa Sera, contro le molestie dei goliardi. Sospetto che il vero bersaglio fosse lui. Da lì a pochi mesi riescono a ottenere la sua caduta, radiazione dal pfn e esilio a Rodi. Nuovo direttore è Alfredo Signoretti, capo dell'ufficio romano della Stampa dal tempo di Malaparte, fascista dalle origini. Nuova sede nel 34, ma a differenza della gazzetta niente inserti, niente colore, nessuna edizione provinciale. La Stampa vuole essere un giornale nazionale come il Corriere. CORRIERE → Borelli procede con piedi di piombo, fa prevalere il mantenimento dello stile del giornale sull'esigenza di velocizzarlo tecnicamente. Poche novità, rubrica cinematografica,

ampliamento sport. Nuovi redattori, es. Dino Buzzati. I giornalisti del corriere sono più di cento. Cura per gli inviati, per la precisione del notiziario e per la terza pagina. Avvantaggiato dalla possibilità di uscire a più pagine (anche 12 qualche volta) e dal potenziamento della distribuzione. La tiratura sale di 50.000 copie. Ma Borelli è criticato da alcuni personaggi, e Arnaldo, che lo aveva protetto, muore improvvisamente nel 31. Le difficoltà sono passeggere IL POPOLO D'ITALIA → Calo di copie. Non attira i lettori. Solo i rari articoli di Mussolini suscitano interesse. Alla morte di Arnaldo lo sostituisce Vito Mussolini, il figlio. Il giornale di fatto lo fa il caporedattore Sandro Giuliani. Nel 32 scompare la firma di Margherita Scarfatti, ripudiata. All'aumento della tiratura ci penserà Starace, segretario del pfn, con gli abbonamenti coatti. FUSIONE SERA E AMBROSIANO → direttore dell'ambrosiano è Giulio Benedetti. Alla Sera molta politica e molta cronaca, all'Ambrosiano poca politica e molti argomenti culturali. Importanza del caporedattore Gino Scarpa. Formula basata sulla varietà delle rubriche. Dibattiti, i temi sui quali il duce lascia margini di discussione sono quelli urbanistici. Architetti collaborano ai dibattiti. Es. nuova stazione di Milano. Anche nei quotidiani romani non tira per ora aria di modernizzazione. I direttori sul proscenio della capitale sono ancora Gayda, Forges Davanzati, Interlandi. MESSAGGERO → I Perrone, dopo aver sostenuto Breschi lo mollano. Il successore è Crispolto Crispolti. I Perrone inoltre hanno messo gli occhi sul giovane Francesco Malgeri, cronista parlamentare di Roma che ha fondato un'agenzia di informazioni. I Perrone lo mandano a Genova a dirigere e rilanciare il Secolo XIX. Dopo la prova licenziano Crispolti e gli affidano il messaggero. Si avvia con lui il processo di modernizzazione, impaginazione più aggressiva, potenziamento pagine provinciali e dello sport. Vivacità impressa. Come Borelli, Signoretti e altri direttori, Malgeri è tollerante verso i colleghi sospettati di non essere in linea con il regime. Ciò è possibile perché il regime è già consolidato. Dei tre giornali romani fascisti La Tribuna vivacchia, L'Impero rinasce con Settimelli e scompare definitivamente nel 33, Il Tevere rimane. IL GAZZETTINO → A Venezia i gruppi di Volpi e Giurati tentano di costringere Talamini a vendere il giornale. Mussolini interviene per bloccare le manovre. CARLINO → A Bologna il Carlino continua a versare nella crisi politica ed editoriale determinata dalle lotte tra Arpinati e i suoi avversari. Arpinati riesce solo a far andare via Pini, sostituito da Achille Malavasi, che presto, dopo la caduta di Arpinati, dovrà cedere il giornale. GIORNALE DI GENOVA → Pini viene mandato a dirigere il giornale e lo migliora. Dopo la riscossa del Secolo XIX vede restringersi lo spazio di espansione. La questione finisce perfino con un duello tra Malgeri e Pini. Anche il Lavoro a Genova vende molto, più del giornale di Pini. MATTINO → Barzini accetta la direzione, imprime un'impostazione all'americana. Abolisce la terza pagina, ciò provoca polemiche che sono alla base della sua rinuncia e del suo ritorno al Popolo d'Italia.

ARRIVA IL ROTOCALCO, consente una stampa efficace per la grafica e la riproduzione delle fotografie, più veloce e meno costosa. Gli imprenditori che intuiscono più rapidamente la portata del rotocalco e danno alla produzione dei settimanali un'impronta editoriale commerciale sono Angelo Rizzoli, Arnoldo Mondadori. Prodotti al vasto pubblico, es. Lei, Grazia, Il Calcio Illustrato, Cine illustrato. Illustrazione italiana, fondata insieme ai cosiddetti periodici a figure. Da molto tempo le fotografie hanno sostituito i disegni. Ma l'impaginazione è ancora quella tradizionale, mutuata dall'Illustration française e Illustrated London News. Contenuti, resoconti di viaggio, brevi note di politica, fotocronache di avvenimenti, note culturali. Pochi lettori fedeli. Le alte o buone tirature sono della Domenica del Corriere, La Tribuna illustrata, Il Mattino illustrato, L'Illustrazione del Popolo. I mutamenti grafici in questi sono stati pochi fino alla seconda guerra mondiale. Tavole disegnate a colori per la copertina; fatti semplici, curiosità, consigli. Ripresa negli anni Trenta dei fogli umoristici. A Roma il Marc'Aurelio, Bertoldo. Nel 31 oltre al cambiamento Giurati Starace, Mussolini licenzia anche Lando Ferretti e affida l'ufficio stampa a Gaetano Polverelli, più deciso e intransigente nel controllo dei giornali. Accresce

il numero dei giornalisti fascisti, soprattutto nella provincia, interviene sul contenuto dei giornali, soprattutto sulla cronaca nera, aumenta la propaganda del regime, proponendo l'assunzione di giornalisti per scrivere articoli da distribuire ai giornali e alle agenzie. Per favorire queste direttive inviò sussidi ai giornali come Il Tevere. Richiami alla sobrietà e l'invito a smettere di incensare i gerarchi (momento di gelosia di Mussolini per Balbo). Più cura alle immagini raffiguranti Mussolini, deve essere rappresentato giovane: è vietato ricordare i suoi compleanni. Tutti gli italiani nascono sani e perfetti. Si mitizza Roma. Resoconti delle opere del regime. Fenomeno di pecorismo che porta tutti i giornalisti a servirsi solo dei comunicati della Stefani anche quando non è obbligatorio. La cronaca nera non è mai abolita del tutto perché potrebbe essere controproducente. Preoccupazione di non apparire liberticidi agli occhi degli stranieri. Novità di non dare notizie sugli stupefacenti. Caso di donna uccisa e fatta a pezzi, i giornali ne parlano molto, ammonimento e uccisione in pubblica piazza dell'autore del delitto con molta risonanza per dare un esempio. Elenco diffuso ai giornali con i reati da minimizzare. Bisogna improntare il giornale a ottimismo, fiducia e sicurezza nell'avvenire. Evitare notizie allarmistiche, deprimenti. Le fotografie devono essere esaminate dal punto di vista dell'effetto politico.

1932 → CELEBRAZIONE DEL DECENNALE. Grandiosa mostra a Roma, i giornalisti fascisti hanno un posto di rilievo. Il pfn ha un nuovo statuto, nel quale la parola DUCE è scritta sempre in lettere maiuscole. E' sempre più difficile trovare lavoro senza la tessera del partito. Hitler guardato con ostilità, sufficienza, ironia. La radio si sta rivelando uno straordinario strumento di mobilitazione e di imbonimento di massa. La stampa migliora la veste dei quotidiani. Critiche alla retorica e all'eliminazione della discussione su ciò che e pericoloso, soprattutto Critica Fascista. Si critica inoltre l'uniformità della stampa. Anche Mussolini non è soddisfatto della stampa. Con i progetti che ha in testa, con l'ascesa di Hitler al potere, non gli basta più l'orchestra di cui ha parlato nel 1928. Dal 33 la raffica di circolari di Polverelli chiedono più propaganda e più commenti. Il rafforzamento dell'Ufficio stampa, successivamente la sua trasformazione in sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda e poco dopo ministero, riflette le esigenze di mobilitazione di Mussolini, che accentra e amplia i poteri di controllo e guida dell'informazione e della propaganda. Galeazzo Ciano assume questi compiti. E' genero del duce e uomo di fiducia. Ha idee moderne, interessi culturali e giornalistici, è dinamico e brillante. Dopo l'ascesa di Hitler al cancellierato, il 30 gennaio 1933, si sente l'influenza dell'organizzazione nazista per la propaganda. Ciano rivolge la sua attenzione al cinema, al teatro, alla radio. Mussolini procede a lanciare il suo “delfino”. Il 14 ottobre Mussolini fa un discorso ai dirigenti del Sindacato, dal paragone musicale è passato a quello militare- Cit. → I giornalisti italiani devono considerarsi militi comandati a guardare il settore più avanzato e più delicato del fronte fascista e a manovrare l'arma più potente e pericolosa di ogni battaglia. Si dichiara insoddisfatto dei giornalisti. Bastano pochi mesi per cambiare la situazione. Goebbels ha creato fin dal 33 il suo ministero dell'Educazione Popolare e della Propaganda. La satira antinazista ha ancora in Italia il suo corso. Tuttavia la sua ascesa determina anche una ripresa di antisemitismo da parte della Tevere e altre riviste. L'idea di Goebbles di unificare politica, informazione, propaganda, non era nuova in Italia. Per Ciano, Goebbles diventa un modello da seguire. Mussolini da a Ciano una delega di molti poteri. Direzioni di stampa italiana, stampa estera, propaganda, cinema, turismo. Per la radio Ciano istituisce un ispettorato. Nel settore della radio il successo più avvertibile → potenziamento propaganda radiofonica. Dal 34 iniziano le “Cronache del Regime” di cui è protagonista Roberto Forges Davanzati. Aumentano i finanziamenti per giornali e giornalisti. Crea sette uffici presso sette prefetture delle più importanti città per permettere un più rapido controllo censorio, anche le direttive si intensificano. Una novità è il crescendo della campagna contro l'influenza straniera sui modi di vita e sulla lingua, che aveva preso l'avvio nel 32. Viene alimentata anche la campagna contro i dialetti. Il ministero per la Stampa e la Propaganda viene istituito nel 35 per iniziativa di Ciano, quando già la preparazione dell'aggressione in Etiopia è avanzata. Pieno controllo del ministero, facoltà di sequestrare e sopprimere, di nominare e destituire i direttori. Si sta impossessando di istituzioni e organismi culturali. Importanza crescente dell'Istituto Luce, che produce giornali

cinematografici e documentari e fornisce le fotografie ufficiali a giornali e riviste.

Il processo di modernizzazione dei giornali ne aumenta la diffusione. Un altro contributo alla diffusione viene dai quotidiani del pomeriggio e della sera, e dall’incalzare di clamorosi eventi come l'ascesa di Hitler o la guerra in Etiopia. La rapidità delle comunicazioni assicurano la compilazione tempestiva dei quotidiani. In una prima fase la formula serale rimane prerogativa dei fogli torinesi. Es. Sera, il più diffuso giornale milanese della sera, non differisce da quelli del mattino. LA STAMPA → Nuova sede nel 34, contro La Gazzetta del Popolo. Signoretti sceglie come caporedattore Michele Serra e affida STAMPA SERA a Mario Mazzarelli. Miglioramento caratteri tipografici, punta sulle fotografie e sulle telefoto e non sul colore; per un verso segue la strada del corriere, per un verso si distacca. Nel primo caso si tratta della caccia a elzeviristi, l'arricchimento del varietà; differsce per i servizi spettacolari compiuti per mezzo di un monoplano, a imitazione di Paris Soir, il più frequente ricorso alle interviste, la scelta di collaboratori audaci, il notevole impiego di fotografie. La stampa dedica l'ultima pagina alle corrispondenze dall'estero più vivaci, a fotografie e a piccole vignette umoristiche. Novità più spettacolare è la telefoto, dotati per primi dell'apparecchio ricevente per le trasmissione delle foto. Immagini dell'attentato contro Re Alessandro di Jugoslavia e il primo ministro francese Barthou, uccisi a Marsigli, dell'incontro calcistico Inghilterra-Italia. Stampa Sera esce a due edizioni. Mira ad avvicinare le donne. Vende anche a Milano, a Genova, nel Veneto e in Emilia. GAZZETTA DEL POPOLO → Rivali della Stampa, mette nel 36 in funzione la rotativa a colori, attira un pubblico più popolare. La Gazzetta è ancora in testa, ma La Stampa cresce e la Gazzetta regredisce. Il sorpasso definitivo avverrà più tardi. Signoretti non cade nello Zelo demagogico al contrario di Amicucci, questo differenzia i due giornali sulla linea politica. Le polemiche spesso nascono dalla rivalità tra la Fiat e la Sip. La società idroelettrica piemontese controlla la radio e il senatore Agnelli è il presidente della Radio Marelli. Ma il tentativo di Agnelli di acquistare l'intero pacchetto azionario della Sip fallirà, e la Sip verrà incorporata nell'Iri.

Un attacco ai quotidiani di nuovo lo sferra Farinacci che critica le rubriche amene, le troppe pagine e fotografie. Riacutizzarsi del problema della carta. La cellulosa greggia è ormai una materia prima di notevole importanza perché non serve soltanto a fabbricare la carta, ma anche le fibre artificiali e gli esplosivi. Provvedimento di riduzione delle pagine. 6-8. Divieto ai quotidiani di uscire con più di due edizioni al giorno. Conseguenza → mutamento grafico, lievitazione del prezzo. Per evitare un aumento del prezzo del giornale: istituzione nel 35 dell'ENTE NAZIONALE CELLULOSA E CARTA. Favorisce la produzione e l'impiego di materie prime nazionali per la fabbricazione della cellulosa. Lo scopo reale è assicurare alle aziende un prezzo politico della carta attraverso i rimborsi che l'Ente opera sui quantitativi di carta consumata. Il numero dei giornalisti all'albo sale, si riesce a evitare la decurtazione salariale e anzi nel 36, quando il costo della vita è nettamente salito, Ciano ottiene l'aumento degli stipendi.

Importanza della stampa nell'impresa abissina: mai come in questa occasione il fascismo riuscì a mobilitare e a utilizzare le possibilità offertegli dal monopolio dell'informazione e dalle tecniche di propaganda. Dal 35 il tema Africa sovrasta tutti gli altri. Il popolo si impossessò dei motivi di guerra del regime e li fece suoi. Simultaneo utilizzo di tutti i mezzi di informazione per creare consenso. Ci sono anche tensioni e perplessità, ad esempio per i rapporti ambigui con Londra, tra chi spera che l'ostilità si attenui. L'entusiasmo comunque si diffonde anche in ambiti genericamente tiepidi verso il regime, come il clero. Interessante in questo contesto il voltafaccia di Ansaldo nel Lavoro. Inizialmente tiepido e avverso alle teorie naziste, mette inizialmente in luce la possibilità di una intesa tra Italia Francia e Inghilterra, salvo poi finire per appoggiare la polemica antibritannica, la nuova Italia dei giovani e di Mussolini. I rapporti di Ansaldo si fanno molto tesi con il direttore Canepa, ma da qualche tempo è in contatto con Ciano che gli offre un posto al Telegrafo e una posizione influente. Il motivo è che Ansaldo si rende conto che il regime durerà a

lungo e inoltre è in contrasto con i gruppi dell'antifascismo. A questi fattori si aggiunge il suo carattere ambizioso e vanitoso.

IL GIORNALISMO IN GUERRA → aumentano le necessità di accentramento e uniformità. Meccanismi del consenso, della presentazione dell'immagine dell'italia, della guerra, del fascismo che si vuole presentare al lettore ogni giorno. Osservazione dei contenuti, dei criteri, dei modelli che tende a comunicare la retorica. L'architettura del modello giornalistico è razionale. I maggiori quotidiani mandano in Africa inviati, con l'aggiunta dei giornalisti volontari e dei collaboratori e corrispondenti. Tra questi due direttori: Aldo Borelli del corriere e Francesco Malgeri del Messaggero. Dalla fine del 35 il ministero della Stampa e della Propaganda è praticamente diretto da Dino Alfieri, nominato sottosegretario dopo l'annuncio della partenza di Ciano come capitano di aviazione. Alfieri è un tipico esecutore di ordini. Il ministero istituisce un ufficio stampa all'Asmara (capitale, la città più popolata e il principale centro industriale, economico e culturale dell'Eritrea), al quale devono fare capo tutti gli inviati speciali. L'ufficio offre a qusti vitto, alloggio, automezzi e carburante. La quotidiana conferenza stampa di Casertano è la principale fonte di informazioni. Bollettini delle operazioni distribuiti compilati da Mussolini, con prosa burocratica. Le corrispondenze vengono generalmente pubblicate con un giorno o due di ritardo rispetto agli annunci del bollettino. Più tempestivi i dispacci della Stefani. La censura militare dipende da De Bono, che rimane colpito dalle esagerazioni, dalle bugie e dalla retorica dei giornali. Persino Ciano si rende conto che le esagerazioni possono danneggiarlo, e interviene per smorzare le notizie su di lui. Reazioni sulle sanzioni economiche decretate da 52 stati della Società delle nazioni. Mussolini sfrutta questa reazione, riuscendo a renderla talmente diffusa da cancellare le preoccupazioni che le stesse sanzioni suscitano. Se ne ricorda l'assedio ogni giorno, alcuni legano i due nemici, es: Il sanzionismo protegge la barbarie abissina – RICORDATE. Nel frattempo si nota un diverso atteggiamento nei confronti di Hitler. Intanto lunga stasi della campagna militare affidata a Badoglio, si chiede di insistere sulle opere civili nei territori occupati. Si vieta a tutti i giornalisti di andare nelle zone del fronte. Con i primi successi i giornalisti possono tornare sul fronte. Alcuni inviati con il brevetto di pilota possono cominciare a muoversi in aereo. Dalla fine di gennaio al trionfale ingresso di Badoglio ad Addis Abeba la guerra domina le prime pagine. Nessuno può parlare dell'impiego dei gas. Ci si avvicina alla vittoria → 6 maggio, annuncio della vittoria, 10 maggio proclamazione dell'impero. Primati mai più raggiunti di vendite.

Nuovo ministro è Dino Alfieri, consente a Ciano di mantenere una forte influenza. 36, Alfieri accentra gli uffici stampa nel suo dicastero. Intensifica le veline, i rapporti con i direttori. Atteggiamenti contradditori di rimprovero dell'uniformità e il parassitismo professionale. C'è in Italia un atteggiamento sempre più sentito di volontà di allentamento dei controlli e di vita tranquilla, testimoniato dal successo dei periodici umoristici. I rimproveri del ministro e i rapporti non sempre buoni creano malumori, i direttori indirizzano aspre critiche: Gayda, Malgeri, ecc. Qui inizia la guerra di Spagna, cosicché i primi servizi degli inviati a fianco dei franchisti suscitano i malumori di Mussolini. Minor spazio sui giornali agli avvenimenti spagnoli, per ora la partecipazione italiana in Spagna è limitata. Successivamente aumenteranno gli inviati e potranno anche romanzare. Durante la guerra in Spagna Mussolini ritorna all'attività giornalistica, la posta in campo lo attira. Il conflitto spagnolo diventa anche terreno di una più aggressiva concorrenza tra Stampa e Corriere. Comunque il numero degli inviati è inferiore rispetto a quello della guerra dell'Abissinia.

LA STAMPA si sta affermando come secondo giornale, anche per l'apertura dell'autostrada Torino- Milano. Stampa 400.000 copie, Corriere 702.000. La concorrenza è talmente alta che si forma una coalizione in grado di bloccare l'espansione della Stampa e della Gazzetta del Popolo. Circolare vieta l'uso di mezzi meccanici per il trasporto dei quotidiani fuori dai comuni nei quali vengono pubblicati.

GAZZETTINO, è entrata in crisi la sua gestione. Talamini era scomparso, il figlio Ennio aveva respinto un altro attacco locale, ma il calo delle vendite aveva peggiorato di nuovo la situazione. Nuovo direttore scelto da Mussolini: Giorgio Pini. Rimane poco a Venezia perché il duce lo sceglie come nuovo caporedattore del Popolo d'Italia → per cercare di vivacizzare il giornale. Caso esemplare: quando chiede di essere affiancato da un suo vice di Genova Mussolini risponde di no perchè è ebreo. Salgono le tirature. Entra per ultimo tra i grandi quotidiani nel processo di modernizzazione. Rialzo dei giornali nel 37, costo di 30 centesimi invece di 25.

BERTOLDO → Milano, '36, edito da Rizzoli. Spopola soprattutto tra gli studenti. Dal Marc'Aurelio sono stati presi Vittorio Metz, Giovanni Mosca, attorno ai quali si radunano giovani di talento come Giovanni Guareschi, Carletto Manzoni. Tutti questi giornali umoristici pagano il loro tributo al regime pubblicando vignette propagandistiche. Fanno molta satira antiborghese, come piace a Mussolini. La spregiudicatezza di questi fogli manda in collera i capi del partito fascista, a cominciare da Starace. Vengono allora convocati: si chiede di non ironizzare su certe categorie e figure della storia, di fare propaganda e incitare al razzismo.

PROGETTO DI CULTURA POPOLARE come ampliamento della partecipazione del popolo alla cultura nazionale e come presupposto determinante di quella cultura autoctona del fascismo che Mussolini ritiene sia ormai nata e che dovrà imporsi. I giornali sono degli educatori del popolo. Esce l'annuncio nel maggio del 37 che il ministero della Stampa e della Propaganda si chiama Ministero della Cultura Popolare, presto denominato MINCULPOP. Monito: andare verso il popolo! Il mutamento all'atto pratico era un nuovo impulso totalitario su ogni attività culturale, aumento di direttive e controlli e aumento e estensione ad altri settori culturali. In alcuni casi Mussolini affronta le questioni direttamente con direttori e editori. Tiene colloqui con alcuni gerarchi per tenersi informato, come Ciano, il ministro. Eccezione sono le frequenti telefonate con Giorgio Pini. Più severi i controlli sui prodotti di importazione culturale, come i fumetti per i ragazzi, l'uso del lei (da sostituire col tu o il voi), ecc. Rare sono le autorizzazioni per nuovi periodici. Si affronta ancora la scarsità della carta: dopo le otto pagine concesse per salutare la ricomparsa dell'Impero, si torna alle sei.

CAMPAGNA ANTISEMITA, persecuzione degli ebrei decisa dal Gran Consiglio il 6 ottobre 1938. Sentimento estraneo per la stragrande maggioranza degli italiani. E' stata quindi la stampa a creare prima un problema ebraico e poi a tentare di convincere che la difesa della razza imponeva gli interventi persecutori. Già razzisti erano Interlandi, Preziosi, Farinacci. Nel gennaio del 34 è Il Tevere ad accendere la miccia con violenti attacchi al sionismo (Movimento politico-religioso, sviluppatosi alla fine del sec. XIX in seguito all'inasprirsi dell'antisemitismo in Europa, inteso a ricostituire in Palestina uno stato che offrisse agli Ebrei dispersi nel mondo una patria comune e, dopo la proclamazione dello stato di Israele (15 maggio 1948), al suo consolidamento). Italo Balbo sarà il capo fascista che più si opporrà al varo delle leggi razziali. Corriere Padano di Nello Quilici: “Una questione ebraica in Italia non esiste. Il Tevere la vuole far nascere per forza.” Affermazioni contrarie sono possibili perché i rapporti tra Hitler e Mussolini sono ancora pessimi. Ma il Tevere rincara la dose, usando notizie manipolate, come l'arresto di alcuni antifascisti (di cui alcuni ebrei): Il meglio dell'antifascismo è di razza ebraica, scrive il Tevere. Fin dal 33 il Corriere ha assunto un collaboratore per l'antropologia: Lidio Cipriani, razzista fanatico. Anche il Giornale d'Italia comincia ad attaccare gli ebrei. Farinacci chiede che si prendano misure contro gli ebrei. La terza fiammata antisemita destinata a durare si accende nel 37 con il libro di Paolo Orano, Gli ebrei in Italia. Numerose recensioni che diffondono il contenuto tra il vasto pubblico. Tutti volevano partecipare alla conquista di titoli in questa nuova battaglia del fascismo. Si apre dunque una fase di relativa e apparente bonaccia. Non ci sono provvedimenti come la richiesta sospensione di alcuni periodici ebraici. Il Minculpop sta già lavorando al tema della razza. Viene istituito l'UFFICIO STUDI E PROPAGANDA SULLA RAZZA: tra i suoi scopi

c'è la fondazione di una rivista a carattere divulgativo. Viene utilizzata sempre più la distorsione delle notizie, utilizzandola per mettere in cattiva luce gli ebrei. Un costante rilievo inoltre viene dato alle misure contro gli ebrei degli altri paesi. Il Piccolo di Trieste non partecipa alla campagna, Farinacci polemizza, presto il giornale verrà ceduto. Alessi mantiene la direzione, ma ne diventa gestore e proprietario. Il 14 luglio viene pubblicato IL MANIFESTO DEGLI SCIENZIATI RAZZISTI, capitanati dal prof. Nicola Pende. Il 5 agosto esce il quindicinale “La difesa della razza”, diretto da Interlandi. Disposizioni nel 38 per togliere dalla circolazione articoli e libri di ebrei. Non si possono citare attori ebrei, a cominciare da Charlie Chaplin. Si dispone di usare l'espressione giudaismo invece di ebraismo. Frattanto, attraverso articoli e lettere ad Alfieri, è cominciata la gara alla diffusione di allusioni e sospetti personali. Campagna contro il pietismo.

Riserve e opposizioni ai provvedimenti razziali erano arrivate dal mondo cattolico. “L'Italia” di Milano e “L'avvenire d'Italia” di Bologna, avevano criticato chiaramente seppur con cautela. Il Minculpop vieta la pubblicazione anche sui bollettini diocesani del discorso di Pio XI, che condanna le teorie razziste. Dopo qualche intervento i fogli cattolici diventano più cauti. Ma la notizia della notte dei cristalli che circola nonostante i silenzi della stampa, suscita reazioni negative nell'opinione pubblica. Nuove prese di posizione da parte di esponenti della Chiesa porta a un fatto nuovo: l'aumentato interesse dei lettori verso alcuni giornali cattolici. Tutti i giornalisti ebrei sono cancellati dall'Albo e cacciati dal Sindacato. La campagna contro gli ebrei resta intensa per tutta la prima metà del 39, ed è presente quasi sempre nelle prime pagine dei quotidiani. Dalla metà altri avvenimenti occupano le prime pagine.

Giornali → I titoli sono sempre più alti e neri. Sono uno dei pallini di Mussolini. Nuovi caratteri mobili sui mercati che permettono di ingrandire i titoli. Il processo di arricchimento di contenuti diversi è bloccato dalla scarsità della carta. Finanziariamente lo stato della stampa è deteriorato per l'aumento dei costi, il calo degli introiti pubblicitari dovuto alla diminuzione del numero delle pagine e per la diminuzione delle vendite del lunedì. Per fronteggiare questa situazione il governo interviene con un finanziamento ai giornali di 5 milioni al mese, che comincia nel 39. Tale sovvenzione aumenterà fino ad arrivare nel 43 a 11 milioni. Nelle redazioni ancora lavorano fianco a fianco fascisti intransigenti e chi magari è fascista solo di tessera o non ha nemmeno quella. Alla vigilia della guerra solo scomparse le differenze politiche tra i gruppi di quotidiani “nazionali” e “fascista”. Imboccata la strada razzista e del Patto d'acciaio, crescono gli scambi con giornali e agenzie tedesche, e viene stipulato un patto di collaborazione tra il Minculpop e il ministero di Goebbles. Ciò che di diverso si può cogliere nei quotidiani è il maggiore o minore calore impiegato nel propagandare l'alleanza con Hitler. Alfieri è preoccupato che i giornali stiano ritornando grigi e che trasmettano l'immagine di una vita serie, pesante e preoccupata.

ROTOCALCO → “Omnibus” e “Tempo” diventano gli archetipi dei rotocalchi prodotti nel dopoguerra e conquisteranno un pubblico di massa. OMNIBUS → Settimanale di attulità politica e letteraria, nel '37, ha sedici pagine di grande formato e costa una lira. Grosso successo. Tutto colpisce i lettori: la grafica, le fotografie, le recensioni brillanti e polemiche, le note di costume, le vignette.. E' più letterario che politico ed ironico, come il suo ideatore Leo Longanesi. E' deluso dagli italiani, questo lo rende cinico e scettico. L'Omnibus non è consono al regime, ma comunque non anticonformsta nel senso di antifascista. Comunque è un giornale che irrita, e viene chiuso nel 39 prendendo a pretesto un articolo su Leopardi considerato irriverente OGGI → Rizzoli riesce a ottenere l'autorizzazione a pubblicare un altro rotocalco di attualità diretto da due giovani collaboratori di Omnibus: Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio. Più cautela politica. TEMPO → altro settimanale, esce nel 39, è diretto da Alberto Mondadori ed edito dal padre Arnoldo. Il formato è quello delle riviste di attualità, le pagine inizialmente sono 68, il prezzo è di una lira. Intento di divulgare l'attualità, soprattutto con le immagini, sul modello americano di Life. Nascono così in Italia il fototesto e il fotoreporter. Non trascura le rubriche culturali ma lontano da

Longanesi. Ottiene molta fortuna.

Importanza del IL TELEGRAFO con Ansaldo, fa opinione nei circoli romani. Tra il 38 e il 40 sono quattro i quotidiani che trovano un più consistente assetto editoriale: Il Giornale d'Italia (continua a essere il portavoce del ministero degli Esteri, passa in proprietà alla Banca dell'Agricoltura, alla quale viene accollata anche La Tribuna), Il Popolo di Roma (Versava in perenne crisi finanziaria, Ciano ne fa un giornale personale, Volpi mette i soldi per l'acquisto e il rilancio. Galeazzo sceglie come direttore Guido Baroni. Per la parte culturale si mostra aperto anche a scrittori e giornalisti non proprio allineati.), La Tribuna, Il Lavoro Fascista (per salvare il giornale intervengono enti sindacali). A Venezia si concludono anche le manovre per strappare il Gazzettino ai Talamini. Passa di mano anche Il Resto del Carlino. Alessandro Pavolini è il nuovo ministro della Cultura Popolare; Starace viene sostituito con Ettore Muti. Sono entrambi uomini di Ciano.

Il rinnovato interesse di Mussolini per il suo giornale dura fino all'entrata in guerra. Confida a Pini di essere compiaciuto per l'effetto dei suoi articoli sulla diffusione del giornale. A un certo momento il duce non vuole più che siano preannunciati perché vuole che la gente si abitui a leggere comunque il giornale, ma non ottiene l'esito sperato. In realtà gli stessi articoli del duce se non si spendono migliaia di lire in strillonaggio e non si mobilitano le forze del partito, non fanno aumentare la vendita. Una grossa novità per la stampa del partito è l'arrivo di Muti. Nel 39, pochi giorni dopo la costituzione di quello che molti chiamano il “gabinetto Ciano”, Muti e Pavolini, presi gli ordini dal duce concordano il trasferimento dei quotidiani e dei periodici del pfn alle dipendenze operative e finanziarie del Minculpop. Si tratta di 15 quotidiani e 45 settimanali. Il pretesto è liberare il pfn dal peso di enti e aziende, che Starace aveva creato o accentrato. Il motivo ufficiale è la realizzazione della piena unità politica e tecnica della stampa fascista. Tra i quotidiani del partito due non finiscono al minculpop: Il resto del Carlino e Il popolo di Trieste. Sul Carlino riesce a mettere le mani Dino Grandi sborsando poco. Nuovo direttore Telesio. Per coordinare i quotidiani affidati al Minculpop, per migliorane i contenuti e con l'intento di razionalizzarne i costi, il 4 aprile 1940 viene istituito l'ENTE STAMPA. L'ente provvede al sostegno finanziario dei giornali, creando a Roma un unico ufficio di corrispondenza e un unico corpo di inviati e di collaboratori, fornisce a questi giornali corrispondenze e articoli. Dipendono formalmente dal pfn anche i figli dei Gruppi Universitari Fascisti e altri periodici giovanili. Il motivo di interesse è che proprio attraverso questa attività giornalistica, maturano quelle crisi morali e politiche che porteranno all'antifascismo quasi tutti i protagonisti di queste polemiche. Principali fogli “Libro e moschetto”, “Roma fascista” “il Bo”, “Vent'anni”, “L'universale”, “Architrave”.

Hitler coglie Mussolini alla sprovvista quando stringe l'accordo con l'Unione Sovietica con il quale ha via libera in Polonia. Solo il 31, quando mancano poche ore all'aggressione nazista e allo scatenamento del secondo conflitto mondiale, Mussolini fa comunicare ai giornali: “Da oggi non insistere nei titoli e nei commenti sul motivo e sui tentativi di salvare la pace”. Annuncio dello scoppio della guerra e della non belligeranza, capolavori evasivi di giornalismo fascista. La velina del minculpop la sera precedente elencava i criteri da seguire: simpatia per la Germania, no allarmismo e strillonaggio. Gli strilloni dovevano limitarsi a gridare il nome del giornale. Nel momento dell'annuncio della dichiarazione di guerra franco-inglese alla Germania chiede di registrare simpatia per la Germania e misura nei confronti di Francia e Inghilterra. Addurre tutti gli argomenti per una pacifica conclusione del conflitto. Dei metodi di guerra nazisti in Polonia e delle deportazioni e dei massacri di ebrei non se ne parla. Con le corrispondenze dalla Finlandia e con un'intervista al vecchio maresciallo comandante delle truppe Finlandesi si mette in luce Idro Montanelli, inviato di spicco del Corriere. Le cose cominciano a cambiare, nel 23 dicembre una velina incalza a non avere atteggiamento spiccatamente pacifista in occasione delle feste natalizie. Una questione che turba il minculpop è la

crescente diffusione dell'Osservatore Romano. Di fronte alle prese di posizione di Pio XI, Goebbels aveva chiesto ad Alfieri di sopprimere l'organo vaticano, Alfieri gli aveva risposto che la cosa era difficile e minimizzando il peso dei fogli cattolici. Mussolini tenta comunque con missioni diplomatiche di convincere il papa alla circospezione. La motivazione della diffusione dell'Osservatore sono la pubblicazione, con tono misurato ma con abbondanza, delle informazioni politiche e militari provenienti da Parigi, Londra, Washington,ecc. Sono gli Acta diurna che Guido Gonella scrive ogni giorno dal 33, ad attirare i lettori, una rubrica di informazioni e di commenti sulla situazione internazionale. Gruppi di fascisti che sorvegliano le edicole, nel 40 aggrediscono gli acquirenti dell'Osservatore. Un altro giornale che pubblica notizie più internazionali è Il Lavoro di Genova, che raccoglie informazioni dal radionotiziari svizzeri. Il giornale viene fatto acquistare, e Mussolini manda un nuovo direttore. Ben presto i giornalisti ricevono un segnale per la mobilitazione, all'indomani dello sbarco tedesco in Norvegia. Bisogna creare il clima per la guerra. Mussolini chiede più convinzione ai giornali dei grandi centri, che spesso somigliano agli antichi liberali travestiti da fascisti. Inoltre spesso il grande giornale è 'malato di esterofilia'.

Principali direttive che il ministro Pavolini da nel rapporto tenuto nel 40, due ore dopo che Mussolini, dal balcone di palazzo Venezia, ha annunciato la dichiarazione di guerra: non svalutare l'avversario militarmente. L'intervento è stato deciso quando ancora le sorti della battaglia erano incerte. Continuare nella critica politica e morale. Intensificare la campagna sulle ragioni dell'intervento: 1. Indipendenza marittima mediterranea dell'Italia. 2. guerra anti-plutocratica e proletaria 3. fini irredentistici. La propaganda secondo cui la Francia non è in ginocchio continua anche di fronte alla presa di Parigi. Si viera per alcuni giorni di dare notizia che il governo francese ha chiesto l'armistizio. Il minculpop si occupa della propaganda e della censura e dell'organizzazione dei corrispondenti di guerra. I giornali escono a 4 pagine. I giornalisti non sono esonerati dal richiamo alle armi → impoverimento dei quotidiani, calo delle vendite. La gente non si accontenta più dei bollettini del quartier generale delle forze armate. Pavolini cerca di concedere più pagine ai quotidiani così che non si occupino più solo della guerra. Radio Londra è largamente ascoltata nonostante i divieti. Anche Radio Mosca è molto attiva e seguita. Mussolini stesso ne è a conoscenza, e cerca di screditare alcune notizie riportate da Radio Londra a proposito del colpo di Taranto e dei rovesci italiani sul fronte Greco, senza riuscire a dare credibilità. Nel 41 Polverelli viene nominato sottosegretario alla Cultura Popolare. Pavolini parte per il fronte. Polverelli si dimostra più accorto e moderato di un tempo. Trapela che Mussolini in questa fase non è sempre soddisfatto del ministero. Richieste di misura sui titoli che annunciano la vittoria. Nel 41 però, dopo l'accordo tripartito col Giappone e in vista dell'offensiva dell'Asse nei Balcani, Mussolini torna a mostrarsi trionfalistico. E' cominciata una fase della guerra favorevole all'Asse. Nel corso della guerra contro l'Unione Sovietica i tedeschi si mostreranno molto diffidenti degli inviati italiani: ne farà le spese Malaparte, che riceve un richiamo. Gli inviati svolgono meglio il lavoro nella marina, nell'aviazione riuscire a partecipare direttamente è raro. Una piccola parte di ciò che viene scritto comunque riesce a essere pubblicato. La decisione di Mussolini di far partire sul fronte ucraino genere ancora mobilitazioni propagandistiche. Malgeri del Messaggero viene silurato per l'aria di fronda che circola tra i redattori. In un discorso all'ente Mussolini si complimenta per i successi e ammette la difficoltà del regime, per questo non viene reso noto. Chiede di ridurre gli aggettivi. Alla fine dell'anno la Libia è perduta, la flotta è bloccata nei porti, i bombardamenti si intensificano sulle città italiane e gli americani sono sbarcati nell'Africa del Nord. A gennaio c'è la disfatta sul fronte russo che travolge migliaia di soldati italiani. Quasi tutti i corrispondenti rientrano. Nonostante la caduta del consenso al regime le tirature rimangono sostenute. Mussolini manda Pavolini a dirigere il Messaggero. Con il rimaneggiamento del governo di febbraio fa l'ultimo tentativo di galvanizzare l'opinione pubblica colpendo i germanofobi Ciano, Grandi, Bottai. Direttive di fare giornali di guerra. Anche la terza pagina deve diventare di guerra

con novelle di guerra ecc. L'effimero tentativo degli ultimi mesi è affidato a Carlo Scorza. Il bombardamento di Roma appare l'occasione proprizia per alimentare l'odio contro gli angloamericani. Le ultime direttive riguardano l'approvazione per i comunicati sull'acqua, il latte e i servizi igienici pubblici di Roma. 25 → annuncio dimissioni di Mussolini. Manifestanti anche verso le sedi dei giornali. Tutti i quotidiani la mattina dopo vanno a ruba. Sotto i titoloni sul re, Badoglio e Mussolini, campeggiano le fotografie di Vittorio Emanuele III e del maresciallo. Corriere della sera: E' difficile fare noi stessi un giornale quando, per vent'anni, ce lo siamo visti dettare da un ministero.

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