La storia della volkswagen. Da volks wagen a Volkswagen: il riflesso dei bisogni di un’epoca
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La storia della volkswagen. Da volks wagen a Volkswagen: il riflesso dei bisogni di un’epoca

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Tesi di maturità ben illustrata e con fonti bibliografiche sulla storia della Volkswagen. Nella tesina viene presa in esame la sua nascita,la storia dell'azienda, l'ambiente sociale e i bisogni dell'epoca. Analizzato lo...
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Da volks wagen a Volkswagen: il riflesso dei bisogni di un’epoca

INTRODUZIONE

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Ferdinand Porsche (sulla sinistra) e Adolf Hitler (al centro) esaminano un modello prototipo che diventerà poi il Maggiolino.

Ho scelto come argomento la storia della Volkswagen e quanto essa possa essere considerata uno dei riflessi dei bisogni dell’epoca nella quale è nata. Le motivazioni che mi hanno spinto a scegliere questo marchio come argomento guida della mia tesina sono principalmente di carattere storico- memoriale: essa è una delle più grandi aziende sul mercato ed è nata durante un periodo storico molto importante, il nazismo. Ho creduto fosse bello pensare che, ancor’oggi, al passaggio di una vettura marchiata VW, uno scorcio di storia ci sfiori da vicino, facendoci rivivere, sebbene in parte, un periodo storico carico di avvenimenti importanti. Le mie intenzioni erano quelle di vedere da vicino quali fossero le origini di questo impero automobilistico, le circostanze che lo hanno formato in quanto tale, i contesti in cui è nata questa leggenda. E’ stato possibile rivivere questo percorso grazie alla descrizione dell’azienda, delle sue idee e dei suoi principi, proseguendo poi con la reazione della società ai propri bisogni, primi tra tutti quello dell’automobile; si son presi in considerazione poi alcuni tra i marchi protagonisti dell’epoca e gli spot pubblicitari, riflesso delle esigenze e del mercato del tempo. Lo step successivo è stato l’analisi dell’ambito letterario: ovvero come reagisce la società ai nuovi input attraverso correnti letterarie quale il Futurismo, descrivendo il contesto storico- filosofico e gli ideali che ne derivano. Durante questo percorso sono state trattate principalmente materie umanistiche quali Letteratura italiana, Storia e Filosofia. La tesi che ho voluto sostenere è la seguente: come la presenza nel mercato di certi prodotti possa essere considerata una manifestazione di un’era storica, dei bisogni di una società in evoluzione, di un periodo animato dalla presenza di forti ideologie e movimenti culturali innovativi.

INDICE

1. LA NASCITA DELLA VOLKSWAGEN 1.1 LA STORIA DELL’ AZIENDA 1.2 LA FILOSOFIA E I PRINCIPI DEL MARCHIO 1.3 IL MAGGIOLINO

2. L’AMBIENTE SOCIALE 2.1 LA RISPOSTA AI BISOGNI DELL’EPOCA a) GLI SPOT PUBBLICITARI b) GLI ALTRI MARCHI: -AGFA -HUGO BOSS -BAYER 2.2 LA RISPOSTA LETTERARIA: IL FUTURISMO a) LA VELOCITÁ ED IL FUTURISMO: L’ESTETICA DELLA VELOCITÁ

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b) MARINETTI E LA CELEBRAZIONE DELLA BELLEZZA DELL’AUTOMOBILE

3. IL CONTESTO STORICO E FILOSOFICO 3.1 HITLER a) LA VITA b) IL NAZIONALISMO 3.2 ELISABETH FÖRSTER NIETZCHE

a) LE ESPERIENZE DI NAZIONALISMO E ANTISEMITISMO b) L’INFLUENZA SUL PENSIERO DI HITLER

MAPPA CONCETTUALE

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Le pretese erano molto esigenti ed è per questo che i primi prototipi si rompevano quasi subito, tanto che nel ’37, sempre al salone di Berlino, Hitler è costretto ad ammettere che la produzione era ancora lontana. Nel frattempo, per accelerare il processo Hitler fa pagare le attività di Porche allo stato ed affida la costruzione della seconda generazione di prototipi alla Mercedes Benz. Inoltre per agevolare la produzione in serie getta le basi di un piano industriale che consisteva in una città che avrebbe dovuto ospitare 30.000 lavoratori con le loro

rispettive famiglie. Questa città doveva sorgere in Sassonia. Su questo nuovo piano industriale nasce la terza generazione di prototipi che hanno finalmente l’aspetto del Maggiolino che conosciamo noi oggi. Si trattava di una berlina chiusa con il tetto in tela

apribile. Ora alla volks-wagen mancava solo un nome, anche se per i tedeschi la parola Volkswagen viene associata alla vettura stessa del maggiolino, pertanto per distinguerlo dall’azienda viene scelto il nome di un insetto che ricorda la carrozzeria: il Maggiolino.2 Occorreva un piano commerciale, il costo di produzione e di vendita era ancora troppo alto per un lavoratore medio, per questo motivo viene lanciato un piano di risparmio che prevede la consegna di una tessera su cui applicare dei bollini settimanali del valore di cinque Marchi l’uno : dopo meno di quattro anni chi l’avrebbe completata avrebbe potuto entrare in possesso della vettura. Nel frattempo era scoppiata la seconda guerra mondiale e c’era la necessità di pensare ad applicazioni militari, in questo contesto nasce il Kubenwagen, “auto a secchio”, un torpedo a quattro posti. Essendo di costruzione semplice, funzionava in climi estremi tanto che il feldmaresciallo Rommel diceva che “un Kubenwagen può fare tutto ciò che fa un cammello”. Nel ’42 nasce Schwimmwagen, ovvero “auto che nuota” dotata di carrozzeria anfibia che le permetteva di muoversi in acqua. Nel ’45, con la fine della guerra, la fabbrica che era ancora in grado di assemblare veicoli viene utilizzata dagli americani per la revisione di propri mezzi mentre Porche ed il figlio Ferry vengono condannati ad un anno e mezzo di carcere per crimini di guerra. Dopo aver scontato la pena, la fabbrica riprende a pieno regime la produzione di veicoli ed il simbolo della casa, fino a questo momento la svastica, diventa la V e la W sovrapposte. A questo punto nascono le concessionarie, e con loro l’ambizione dell’esportazione, questo porterà ad ampliare la gamma dando vita così al Plattwagen, ovverosia “veicolo a piattaforma”, un furgoncino capiente con un’ottima disposizione dei pesi. Nel ’71 nasce il Maggiolone, auto dalla carrozzeria allungata e dal cofano più lungo per contenere più bagagli, disponibile in versione L (lusso) o S (sportiva). Nel 2000 vengono inseriti i propulsori TDI (Turbo Diesel Injection), nel 2001 debutta il motore a benzina FSI (Fuel Stratified Injection), nel 2002 nasce la prima ammiraglia di lusso della Volkswagen: la Phaeton, l’anno seguente esce il primo grosso Suv di lusso, la Tuareg, nel 2007 esce il Tiguan, il SUV compatto di dimensioni ridotte rispetto al Tuareg, nel 2008 esce la Passat CC, una grande berlina coupé a quattro porte e la nuova edizione della Scirocco, nel 2011 la casa di Volfsburg presenta la Up, un’innovativa city car.

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1 M. BATAZZI, Le vetture che hanno fatto la storia: Volkswagen Maggiolino, Giorgio Nada Editore, 2006, pg 10-15 2 Cfr. A. SANNIA, Maggiolino Beetle, Ed. GRIBAUDO, 2007.

1.2 FILOSOFIA E PRINCIPI DEL MARCHIO

Quando, nel novembre 1945 venne indetta la prima elezione dei rappresentanti dei lavoratori, il messaggio che stava mandando l’azienda era l’importanza dell’introduzione di forme di democrazia all’interno di Volkswagen. Secondo questo principio la democrazia dal basso è essenziale non solo in politica ma soprattutto nell’economia: senza che i lavoratori partecipino direttamente negli organi direttivi è impossibile che i loro interessi siano effettivamente rappresentati. Negli anni 50 la mobilità in Germania comincia a cambiare, “benessere e auto per tutti” è il motto dell’azienda dopo la ricostruzione. Il gruppo Volkswagen decide di puntare sulla produzione di massa e sui mercati internazionali. La chiave del loro successo è da ricercarsi nella bontà iniziale del progetto, ovvero la ricerca di un prodotto che dia un effettivo beneficio alla clientela senza però mai stravolgere il concetto di partenza. Ottima qualità e bassi consumi sono due degli obbiettivi da raggiungere. 3 Tra i principi fondamentali c’è quello di dare forza di occupazione, fornire assistenza ai clienti e migliorare costantemente la qualità delle autovetture. Inoltre molta attenzione viene data alla riorganizzazione costante della struttura organizzativa mano a mano che l’azienda si sviluppa, la massimizzazione

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3 La storia di Volkswagen < Mondo Volkswagen (http://it.volkswagen.com/it/ il_mondo_volkswagen/La_storia_di_Volkswagen.html)

dell’uso delle catene di montaggio e la meccanizzazione sempre maggiore dei processi di produzione.4 In questi anni infatti, l’introduzione di queste misure rese possibile il passaggio di Volkswagen alla produzione su scala industriale.

1.3 MAGGIOLINO

Il Maggiolino divenne un’icona degli anni sessanta, assecondava i gusti dei giovani con versioni speciali come l’Aubergine, “melanzana”. Il maggiolino diventa così popolare che ne saranno prodotti 21.529.464 esemplari ad oggi.5 Il ’53 è un anno importante per la sua diffusione nel mondo in quanto Volkswagen inizia a produrre fuori dalla Germania cominciando dall’Australia e dal Brasile. Ha molto successo anche negli Stati Uniti e nel Canada dove la sua diffusione era però legata alla moda. Il Beatle ispirava simpatia, tanto che la personalizzazione divenne una vera e propria tendenza. Uno dei motivi ricorrenti fu quello della pace, legata agli Hippy che sostituivano lo stemma della casa automobilistica con lo stemma della pace. Il nome Beatle gli viene dato dal New York Times del ’38 per parlare dei migliaia di splendidi maggiolini che avrebbero spopolato nelle strade tedesche.6 Il maggiolino era un vero e proprio stile di vita, un meccanismo di aggregazione per chi lo possedeva, un’icona per un certo tipo di mentalità. Il modello di Maggiolino tuttora in produzione è il New Beatle, un restyling del modello prodotto nel ‘98 che permette alla vettura di disporre di un motore ibrido per stare al passo con i tempi sul tema dell’ecologia. Ad eccezione di questa modifica si può dire che il Maggiolino è una così valida vettura che non ha avuto bisogno, col passare degli anni, di continui cambiamenti per restare al passo con i tempi.7

2 L’AMBIENTE SOCIALE

2.1. LA RISPOSTA AI BISOGNI DELL’EPOCA

Negli anni 30 la Germania si trovava di fronte ad una paralisi economica dovuta alla Grande Depressione. I problemi che affliggevano la Germania erano la disoccupazione e l’iperinflazione. L’aumento della produzione dei beni di consumo inoltre era uno degli obiettivi prefissati della politica di Hitler, in quanto esso avrebbe portato al miglioramento del tenore di vita delle varie classi sociali. Tuttavia, nonostante questi grandi problemi, nel giro di tre anni queste problematiche vennero risolte e l’economia si riprese molto, tanto che per i notevoli risultati portò addirittura ad una moratoria, e cioè la sospensione del pagamento dei danni di guerra.

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4A. SANNIA, op.cit., pg 72. 5 TG, Ancora tu, in Top Gear, Febbraio 2014. 6 A. SANNIA, op.cit., pg 72. 7 M. BATAZZI, op.cit., pg 92-114.

Per far fronte alla massiccia disoccupazione (che nel ’32 era arrivata a toccare i 6 milioni) e alla paralisi economica della Grande Depressione, il governo tedesco varò programmi ambiziosi e innovativi quali la costruzione di opere pubbliche come le ferrovie e le reti autostradali. Nello specifico la rete autostradale tedesca aveva come scopo ufficiale quello di favorire la motorizzazione di massa in Germania.8 Il risultato fu che nel ’36 la disoccupazione era finita, il reddito era aumentato e i prezzi si erano stabiliti. Per combattere l’inflazione il governo mise in atto la nazionalizzazione della Reichsbank, in modo da bloccare la speculazione sulla moneta tedesca e impedire il cambio fissato per legge. Altre misure sanatorie furono l’abrogazione del diritto di sciopero e l’incremento degli orari lavorativi, l’immediata cessazione di apertura di sedi produttive all’estero, l’assunzione di manodopera esclusivamente tedesca e lo spostamento di tutti gli impianti e i capitali in Germania. Venne introdotta infine una legge che affermava che i contadini dovessero possedere un appezzamento di terra che consentisse loro di vivere incondizionatamente. In questo modo il governo puntava ad ottenere l’indipendenza alimentare della Germania.

Con questa politica Hitler instaurò un protezionismo in quanto le materie che non erano disponibili nel territorio venivano importate in cambio di prodotti tedeschi in modo da bloccare ulteriormente la speculazione. Le industrie che si fossero rifiutate di trattare in questo modo sarebbero state nazionalizzate. Essendo, la politica, pianificata interamente dallo stato, non subiva le pressioni economiche di grandi istituzioni, imprenditori o banche.9 Instaurando un rigido controllo statale Hitler intendeva eliminare le divergenze tra la dirigenza e la forza lavoro. Fu per questa ragione che venne istituito il Fronte Tedesco del Lavoro che aveva il compito di sopprimere le conflittualità sociali all’interno della nazione.

1. a) GLI SPOT PUBBLICITARI

La Volkswagen nel corso della sua storia ha utilizzato spot pubblicitari di vario genere con slogan con vari significat

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8 Come Hitler affrontò la disoccupazione e riavviò l’economia della Germania (http://www.ihr.org/ other/economyhitler_italiano.html) 9 F. M. FELTRI, M. M. BERTAZZONI, F. NERI, I giorni e le idee 3a, Società Editrice Internazionale Torino, 2006, pg 246-250.

i. Ricordiamo “La sua dolce metà”, degli anni ’40, in cui si rappresenta un uomo soddisfatto della

sua automobile, per la prima volta c’è un rapporto di simbiosi tra la Volkswagen e il suo conducente. Questa campagna fa anche riferimento ai vantaggi che si possono ottenere grazie ad un buon rapporto tra un uomo e la sua automobile.

“Think small”, sempre degli anni ’40 fa invece riferimento a un’idea classica della Volkswagen: non serve pensare a grandi cambiamenti quando il Maggiolino è già perfetto così com’é. Un veicolo piccolo va bene, purché sia efficiente ed affidabile, ed il Maggiolino rispondeva proprio a questi criteri.

E, a proposito di affidabilità, uno spot degli anni ’40 citava: “Una VW non si ferma mai”, riferito all’affidabilità del maggiolino che non conosce confini all’orizzonte del suo viaggio nonostante le avversità che può incontrare lungo il percorso. “Ci sono forme impossibili da migliorare” invece era lo slogan di uno spot sempre degli anni ‘40 nel quale viene utilizzato un uovo con raffigurato un Maggiolino come metafora di perfezione. Questo messaggio avrebbe dovuto invogliare all’acquisto per mettere il Maggiolino al riparo da una crescente concorrenza in Germania.10 Negli anni ’50 il messaggio non cambia, si fa solo più concreto. “Per le tasche di tutti” rappresentava la grande qualità del Maggiolino e del suo prezzo accessibile.

“Lavora anche a Natale” e “Think tall” sono invece due spot che rapprese ntavano le molte qualità del Transporter, ovvero il furgoncino Volkswa gen capace di “lavorare anche a Natale” trasportando carichi pesanti come un albero. Negli spot degli anni ’70 vediamo comparire per la prima volta la Golf con lo slogan “Golf, il nuovo sport nazionale”, le immagini mostravano la comodità dell’abitacolo in cui trovavano posto comodamente cinque persone adulte. Inoltre c’è un chiaro riferimento ad uno sport popolare a quattro ruote ( le corse delle automobili). “L’automobile nazionale” nelle immagini si vede la bandiera tedesca con tre maggiolini come riferimento al nazionalismo e a come il Maggiolino rappresenti l’orgoglio della nazione. Negli anni ’80 compare lo spot scherzoso che recitava: “Finché PRA non vi separi” nel quale c’è la Polo con il velo da sposa per esprimerne l’affidabilità. Negli anni ’90 “In tutto il mondo” allude ancora una volta all’affidabilità delle auto Volkswagen, commercializzate in tutto il mondo. “Oggi è già domani” fa riferimento all’introduzione del cambio automatico e mostra la Polo come auto all’avanguardia.

Nel 2000 la Passat entra nel ritratto di famiglia con: ”Family”. “Chi guida un’auto ha una grande responsabilità. Chi la produce, pure” è uno slogan che si spiega da solo e mostra l’importanza che si da alla sicurezza all’interno dell’azienda.

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10 H. WESSELHOFF, Volkswagen Käfer, läuft und läuft… seit 75 Jahren , Editore Hell, 2013, pg 65-75.

Nel 2010 esce infine “Nuova Volkswagen Up, in partenza per il futuro” con riferimento a auto che non invecchiano mai e rimangono icone nel loro genere, parliamo della Up, in grado di entrare in più generazioni!11 12

2.1 b) GLI ALTRI MARCHI

La Volkswagen rispondeva solamente ad alcuni dei bisogni dell’epoca. Per soddisfarne altri fecero la loro prima comparsa marchi quali Hugo Boss (1923), altri già esistenti si ingrandirono e accrebbero il loro operato. Negli anni ‘90 assistiamo all’espansione dell’industria chimica e farmacologica; tra le aziende leader di questo settore troviamo l’Agfa e la Bayer. Queste aziende per vari motivi ricopriranno un ruolo importante all’interno del nazismo.

L'Agfa fu fondata nel 1867 a Rummelsburg nei pressi di Berlino. Nel 1873 prese il nome di Aktien- Gesellschaft für Anilin-Fabrikation (società per azioni per la produzione di coloranti) il cui

acronimo è AGFA. L’azienda attualmente realizza sistemi per la riproduzione ed elaborazione di immagini, inizialmente però nacque come produttrice di prodotti chimici per il trattamento delle pellicole fotografiche ed in seguito (1925) iniziò a produrre macchine per la Bayer.13 La Bayer AG è un’azienda chimica e farmaceutica, fondata a Barmen, in Germania nel 1863 da Friedrich Bayer e dal suo socio Johann Friedrich Weskott. Attualmente ricopre il ruolo di una delle più grandi case farmaceutiche della Germania nonché una delle principali a livello mondiale. Il suo primo prodotto importante fu l'acido acetilsalicilico, una modifica chimica dell'acido salicilico (rimedio popolare estratto dalla corteccia del salice). Questo farmaco è un antinfiammatorio non-steroideo della famiglia dei salicilati.14 Nel 1899 nacque il marchio "Aspirina©" che venne a indicare il nome per la commercializzazione dell'acido acetilsalicilico in tutto il mondo, divenendo poi il marchio con più successo nella storia. Nel 1904 uscì il logo con le scritte Bayer incrociate all’interno di un cerchio, la semplicità del logo era dovuta alla necessità di imprimere il logo direttamente nella compressa in quanto i farmaci non avevano una confezione bensì erano venduti sfusi. La Bayer fu anche la madrina dell’Eroina, inizialmente pensata per sedativo per la tosse, il cui nome era dovuto al fatto che questo farmaco avrebbe dovuto curare in maniera eroica, il termine derivava infatti dal tedesco "heroisch", eroico, in quanto inizialmente la si credeva priva degli spiacevoli effetti collaterali di dipendenza e assuefazione propri dalla morfina. Nonostante i suoi notevoli effetti collaterali, tra cui una forte dipendenza psichica e fisica, fu per decenni un analgesico di grande successo, usato contro tutti i tipi di dolori. Durante il periodo nazista la Bayer e l’Agfa vennero incorporate in una multinazionale tedesca, l’IG Faber (abbreviazione di Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie AG), un conglomerato di aziende tedesche formato nel ’25 che costituiva il cuore finanziario del regime di Hitler e si dedicava alla

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11 La storia di Volkswagen < Mondo Volkswagen (http://it.volkswagen.com/it/ il_mondo_volkswagen/La_storia_di_Volkswagen.html) 12 M. BATAZZI, op.cit., pg 88-91 13 Agfa < La storia della fotografia (http://www.storiadellafotografia.it/2009/11/18/agfa/#more-470) 14 Acido acetilsalicilico (http://www.treccani.it/enciclopedia/acido-acetilsalicilico)

chimica avanzata. Alla IG Farben appartenevano il 42,5% delle aziende che producevano lo Zyklon B, un prodotto chimico usato nelle camera a gas di Auschwitz e di altri campi di sterminio. Questa società faceva esperimenti e test medicinali su cavie umane, il tutto era gestito da Heinrich Himmler, comandante di tutta la forza di polizia tedesca e responsabile della ricerca scientifica. Il ruolo che la Bayer ricoprì all’interno di questo conglomerato di aziende fu di attiva partecipazione al comune obiettivo nazista. La Bayer, infatti, si rese complice, insieme ad importanti medici, istituti di medicina ed industrie farmaceutiche, delle torture inflitte ai prigionieri dei campi di concentramento.15 Durante il nazismo fu condotta una vera e propria "ricerca scientifica" su cavie. Vari farmaci sperimentali erano testati sui prigionieri preventivamente infettati a tale scopo. Anche i farmaci contro il tifo prodotti dalla Bayer furono sperimentati su prigionieri dei campi. Furono utilizzati 20 bambini fra i 5 e i 12 anni che vennero infettati con il micobatterio della tubercolosi e sottoposti ai più atroci esperimenti. I prodotti della Bayer furono sperimentati anche per curare l'epatite virale, i cui germi erano stati inseriti preventivamente nelle vittime. Inoltre per testare la capacità rigenerativa venivano inferte ferite con armi da fuoco per poi potervi inserire schegge infette con colture batteriche; i vasi sanguigni venivano legati in modo da diminuire le difese locali nella zona. Al processo di Norimberga l’IG Faber, legata indissolubilmente a crimini di guerra nazisti e all'olocausto, fu ritenuta troppo corrotta per poter continuare ad esistere e venne divisa nelle compagnie originali.

In questi anni nasce anche Hugo Boss, una casa di moda tedesca che prende il nome dal suo fondatore: Hugo Ferdinand Boss, specializzata nella produzione di abiti di alta moda, scarpe, accessori e fragranze. L’azienda nacque quando nel 1923, Hugo Boss fondò a Metzingen, una cittadina nei pressi di Stoccarda, un’azienda tessile alla quale diede il suo nome. Inizialmente la sua attività non decollò a causa della crisi economica degli anni 20, poi però quando aderì al partito nazista ricevette da quest’ultimo un aiuto finanziario, e, man mano che Hitler ed il partito crescevano, anche la sua azienda s’ingrandiva diventando, nel 1933, il fornitore ufficiale delle divise delle SS. In seguito, con la fine della seconda guerra mondiale, le richieste delle divise militari calarono, fu così che nel 1953 iniziò la produzione di vestiti per uomo diventando il leader nazionale e uno dei marchi più prestigiosi a livello internazionale grazie anche all’alta qualità dei capi. Nel 1993 nacque la prima fragranza marchiata Hugo Boss di nome La Hugo. Tra le linee di suo possesso c’è Boss Black, linea di abiti eleganti, Boss Orange, linea casual, Boss Green è la linea sportiva e Hugo la linea Fashion. Di recente, grazie ad una sua biografia,16 si è scoperto che Hugo Ferdinand Boss non solo fu un fervente nazista, ma negli anni della guerra sfruttò nella sua azienda di Metzingen, 180 prigionieri di guerra (140 francesi e 40 polacchi) che furono ospitati in un campo di concentramento costruito vicino alla fabbrica. I detenuti, per lo più donne, vissero in condizioni poco decenti: scarsa pulizia, poco cibo e i ritmi di lavoro estremamente faticosi. Le condizioni migliorarono solo nel 1944, un anno prima della fine della guerra, quando su richiesta del fondatore i lavoratori furono spostati in alloggi più grandi e le razioni di cibo aumentarono. 17

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15 Gli orrori dei lager nazisti (http://www.disinformazione.it/lager.htm) 16 R. KOESTER, Hugo Boss, 1924-45 , Verlag C.H.Beck. 17 Hugo Boss nazista, la griffe fa ammenda

(http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_22/tortora-ugo-boss-scuse-passato- nazista_a802813a-e504-11e0-ac8f-9ecb3bbcc6bf.shtml)

2.2 LA RISPOSTA LETTERARIA: IL FUTURISMO

Nel ventesimo secolo una nuova brezza rendeva protagonista l’uomo di una nuova realtà: la velocità. Grazie alle catene di montaggio ideate da Henry Ford i tempi di produzione furono dimezzati, di conseguenza le automobili erano diventate più accessibili. Le strade si stavano preparando ad accogliere una vera e propria rivoluzione di velocità e luce artificiale, nuovi spazi potevano essere percorsi e nuove possibilità di comunicazione si aprirono. Le vie cominciarono a brulicare di veicoli, ovunque si avvertiva una nuova sensazione di futuro: stava iniziando una nuova era di possibilità di comunicazione e di trasporti. Nasceva così il Futurismo, i cui principi base furono poi esposti da Tommaso Marinetti nel Manifesto del Futurismo. Dinamismo, velocità, industria e guerra sono solo alcuni dei cardini del

Manifesto18.

Il futurismo fu un movimento culturale italiano che nacque in un periodo di notevole fase evolutiva della società, questo per via delle guerre, dei cambiamenti politici e delle nuove scoperte tecnologiche e di comunicazione. In questo nuovo contesto nasce una nuova realtà, quella della velocità. Il futurismo e il progetto marinettiano acquistarono una risonanza europea anche grazie alla pubblicazione del Manifesto del Futurismo sulla prima pagina del più prestigioso quotidiano francese Le Figaro.

Il movimento del Futurismo si divideva in due periodi: il primo Futurismo e il secondo Futurismo. I manifesti del primo Futurismo (tra i quali il manifesto dei pittori futuristi, il manifesto tecnico della pittura futurista e il manifesto della letteratura futurista) esaltavano la tecnica e la fiducia nel progresso decretando la fine delle vecchie ideologie. In seguito, nel 1916, la sede del movimento fu spostata da Milano a Roma dando così inizio al secondo Futurismo. Il secondo Futurismo fu caratterizzato da un profondo legame con il regime fascista: vennero introdotti i principi autoritari oltre a una poetica interventista. Fu proprio grazie al Futurismo che il Fascismo acquisì un successo nazionalistico in quanto questo nuovo movimento artistico-culturale, di fatto era diventato anche politico diffondendo idee nazionalistiche. Un filo molto spesso legava il Futurismo alle vicende del fascismo: basti pensare al militarismo e al patriottismo ch’essi condividevano. Marinetti stesso lanciò dei proclami politici ispirati al Nazionalismo e Mussolini in persona ammise che i futuristi avevano manifestato prima di lui intenti rivoluzionari e interventisti (vedi la guerra al parlamentarismo). Solitamente, i totalitarismi, s’ispirano all’idea che la guerra sia un bisogno per lo spirito, e questa è una tipica idea dell’idealismo futurista.

2.2 a) LA VELOCITÁ ED IL FUTURISMO: L’ESTETICA DELLA VELOCITÁ

Nel 1908 Marinetti rinasce in un uomo nuovo dopo un incidente in automobile che lo portò fuori strada a bordo della sua Isotta Fraschini per evitare due ciclisti. Questo episodio venne vissuto dallo scrittore come un’epifania rivelatoria che lo portò, a suo dire, alla volontà di divincolarsi completamente dal passato per “glorificare la guerra […] il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna” 19. Questo incidente

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18 P. DI SACCO, Le basi della letteratura. Dall’unità d’Italia al primo Novecento. Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 2008, pg 417-421.. 19 P. NICHOLLS,La forma e le scritture. Una lettura critica del modernismo, Armando Editore, 2000, pg 132.

segnò il via al suo programma rivoluzionario e venne trasfigurato nel Manifesto del futurismo, pubblicato il 20 febbraio 1909 sulla prima pagina del prestigioso quotidiano francese, Le Figaro, grazie all’interesse di un vecchio amico del padre di Marinetti azionista del quotidiano.

Nel Manifesto Marinetti promosse un’entusiasta accettazione del tema del nuovo, ovvero della modernità (ne sono esempi l’automobile, l’aeroplano e la velocità20). Questi nuovi temi furono trattati con canoni di dinamicità, simultaneità e un disordine formale caratterizzato dalle parole in libertà (cioè fuori da ogni schema per trasmettere gli istinti in modo più diretto possibile). Per esprimere questo concetto di velocità si utilizza il concetto di ossessione lirica della materia, cioè un esserci nudo e crudo delle cose, utilizzavano una scrittura analogica dove venivano sbattute in faccia i lettori la vivezza delle sensazioni per esempio il brivido della velocità21.

Il Manifesto si divide in undici punti: si apre con l’espressione dei concetti dell’amore per il pericolo e la temerarietà, per poi passare ai valori fondamentali per la poesia, ovverosia il coraggio, l’audacia e

la ribellione. Nel terzo punto compare l’esaltazione del movimento aggressivo in contrapposizione all’immobilità; il passo di corsa, lo schiaffo ed il pugno sono gli

emblemi del dinamismo violento. Come quarto punto Marinetti afferma la magnificenza della nuova bellezza: la velocità di un’automobile da corsa “col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo”22,e nel quinto inneggia all’uomo temerario nella corsa. Sarà proprio il poeta a dar voce a questo nuovo spirito, tramite la poesia egli aiuterà l'uomo nel permettere alla sua anima di essere parte di tutto questo23. Questo compito che gli viene assegnato nel sesto punto deve essere compiuto con “ardore, sfarzo e munificenza”24. Nel settimo punto viene elogiata la bellezza della lotta con la seguente frase emblematica: “ciò che non è aggressivo non è un capolavoro”,25 per poi passare nell’ottavo alla dichiarazione della morte del tempo e dello spazio e consapevolezza della nascita di una nuova era caratterizzata dall’assoluto e dall’eterna velocità onnipresente. Il nono articolo glorifica la guerra, il militarismo ed il patriottismo, mentre il decimo sostiene la volontà di distruggere i musei, le biblioteche e le accademie per combattere il moralismo. Il Manifesto si conclude con l’undicesimo articolo che lusinga le grandi folle mosse dalle sommosse e delle rivoluzioni nelle capitali moderne.

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20 S. CAROLLO, Futurismo. L’estetica della velocità. Il mito del progresso. Giunti Gruppo Editoriale, 2003, pg 8 21 P. DI SACCO, Le basi della letteratura. Dall’unità d’Italia al primo Novecento. Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 2008, pg 56-57. 22Filippo Tommaso Marinetti-Manifesti futuristi (http://www.classicitaliani.it/futurismo/manifesti/ marinetti_fondazione.htm) 23 S. CAROLLO, op.cit., pg 10. 24 Filippo Tommaso Marinetti-Manifesti futuristi (http://www.classicitaliani.it/futurismo/manifesti/ marinetti_fondazione.htm) 25 Ibidem.

Nella conclusione finale si tirano le fila del “manifesto di violenza travolgente e incendiaria” 26 il cui scopo è quello di fondare il futurismo concludendo poi con “Noi vogliamo liberare l’Italia dai musei che la coprono tutta di cimiteri”27 frase che si spiega da sola e che fa capire profondamente il punto di vista dei futuristi.

2.2 b) MARINETTI E LA CELEBRAZIONE DELLA BELLEZZA DELL’AUTOMOBILE

Filippo Tommaso Marinetti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1826, trascorse i primi anni nel paese natale e in seguito si trasferì a Pavia per frequentare la facoltà di Lettere. Dopo la laurea decise di abbandonare il Diritto per poter assecond are la sua passione letteraria. Le sue prime poesie furono scritte in lingua francese e vennero pubblicate nelle riviste milanesi e parigine. Nel 1911 quando scoppiò la guerra italo turca ed essendo Marinetti un bellicista convinto, partì per la Libia come corrispo ndente per un quotidiano francese. Fu proprio in questo periodo che sviluppò le parole in libertà;28 dopo l’attentato di Sarajevo si schierò a favore dell’intervento contro Austria e Germani a e verrà arrestato per aver bruciato una bandiera austriaca davanti al duomo di Milano. Quando l’Italia entrò in guerra si arruolò e partecipò alla sconfitta di Caporetto e alla trionfale avanzata di Vittorio Veneto. Si accostò al Fascismo e a Mussolini in particolar modo e per questo il regime lo ripagò con delle onorificenze nazionali, una tra queste quella di Ambasciatore del regime nei suoi viaggi in Spagna e sud-Africa. Mussolini in seguito lo vorrà nell’Accademia d’Italia, che era appena stata fondata e, grazie a questa sua partecipazione il Futurismo si trasformò da movimento di rottura a vera e propria scuola poetica. Marinetti non rinunciò mai alla guerra, infatti lui era convinto che le guerre future sarebbero state combattute dalle vecchie generazioni, in quanto le nuove generazioni avrebbero dovuto impegnarsi nella conservazione della razza e per questo motivo sarebbero state risparmiate. Questo spiega perché nel ’36 Marinetti partecipò come volontario alla guerra d’Etiopia e alla spedizione in Russia. L’esperienza russa però si rivelò fatale restituendo all’Italia un Marinetti ormai stanco e malato. Una crisi cardiaca lo colpì nei pressi del lago di Como. Mussolini volle per lui un funerale di stato in suo onore e lo volle sepolto nel cimitero monumentale. Marinetti visse per la guerra, ma anche per altre passioni, quali quella per la modernità e la velocità, ben visibili nella poesia: All’automobile da corsa. Questa poesia fa parte di una serie di testi poetici intitolata La città carnale, ispirata ai temi della modernità, all’interno della raccolta questa poesia ricopre un ruolo importante, quello della celebrazione della bellezza dell’automobile. 29 Le tematiche trattate sono l’esaltazione della macchina e il brivido della velocità in un mondo dove le macchine diventano emblemi di potenza e di bellezza. Nella poesia Marinetti fa un paragone tra il cavallo e la macchina, descrive i loro versi, descrive le differenze nelle zone di utilizzo: le

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26 Filippo Tommaso Marinetti-Manifesti futuristi (http://www.classicitaliani.it/futurismo/manifesti/ marinetti_fondazione.htm) 27 Ibidem. 28 S. CAROLLO, op.cit., pg 58-59. 29 P. DI SACCO, Le basi della letteratura. Dall’unità d’Italia al primo Novecento. Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 2008, pg 422-424.

passeggiate del cavallo nei boschi e la macchina per le strade. Prosegue affermando che i nuovi poeti sono fortunati in quanto l’automobile li fornisce di un notevole vantaggio rispetto ai letterati del passato e conclude ribadendo il disprezzo che nutre per la vita quotidiana e per gli uomini comuni.

3. IL CONTESTO STORICO E FILOSOFICO

3.1 HITLER

Marinetti e Hitler furono due personaggi uniti da un rapporto di amore e odio, accordo e contraddizione. Se da un punto di vista bellico i due avevano molto in comune, per quanto riguarda le leggi antirazziali, invece, la cosa era ben diversa. Marinetti amava la guerra che “spazza il mondo dalle imperfezioni e debolezze”, la guerra come “igiene dei popoli”.30 Hitler considerava la guerra civile fondamentale per la nascita di un “sano e forte corpo di nazione”.31 L’impiego di armi brutali era per il Fuhrer strettamente collegata alla presenza di una fede che mirava ad un nuovo ordine rivoluzionario. La saggezza e la pace sono inutili e inefficaci senza

avere al loro fianco forza e guerra. Per quanto riguarda la superiorità delle razze, Marinetti (come del resto gran parte dei futuristi) si oppose fermamente alla linea che Hitler promuoveva. Altro punto di disaccordo tra i due diventò anche la condanna nazista

all’arte degenerata (in tedesco entartete Kunst) ovverosia quell’arte che, nel contesto della Germania del regime nazista, rifletteva valori o estetiche contrarie alle concezioni naziste. Questo termine era stato coniato dai nazisti che consideravano la degenerazione strettamente collegata alle caratteristiche intrinseche delle razze umane meno sviluppate di quella ariana. Nel 1938 giunse voce a Marinetti che era intenzione di alcuni nazisti portare l’arte degenerata dalla Germania all’Italia e includere, per volere del Fuhrer, il Futurismo in una mostra itinerante di arte degenerata. Marinetti si vide costretto a chiedere a Mussolini di non far entrare Hitler in Italia. Lo stesso anno Marinetti stesso protestò pubblicamente contro l’antisemitismo.

3.1 a) LA VITA

Uomo politico, fondatore e Führer del nazionalsocialismo, per dodici anni cancelliere del III Reich, provocò lo scoppio della seconda guerra mondiale e fu creatore di una politica razziale, in nome di una presunta razza ariana, che portò al genocidio del popolo ebreo. 32 Di origini austriache naturalizzate tedesche, fu dittatore della Germania con il titolo di Führer. Per giungere al potere ha sfruttato l’orgoglio ferito del popolo tedesco e la crisi economica, concentrando nelle sue mani il

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30 Filippo Tommaso Marinetti-Manifesti futuristi (http://www.classicitaliani.it/futurismo/manifesti/ marinetti_fondazione.htm) 31 A. HITLER, La mia battaglia, Editore Gherardo Casini, pg 119. 32 Adolf Hitler nell’Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/adolf-hitler/)

potere dello stato e proseguendo con una politica aggressiva per estendere lo spazio vitale del popolo tedesco a spese delle popolazioni dell’Europa orientale. Hitler nasce nel 1889 vicino a Linz, nell’Impero Austroungarico, il padre si chiamava Alois ed era

un impiegato della dogana austriaca, sua madre Klara era la cugina del padre. Si può dire che Hitler fosse di origini ebraiche in quanto era per un quarto ebreo: sua nonna rimase incinta di un ricco mercante ebreo. Aveva un buon rapporto con la madre, sviluppò però un rapporto di odio per il padre in quanto subì dei maltratta menti da giovane. Nel 1895 la famiglia si trasferì a Linz dove in seguito il padre morì per un’emorragia polmonare. Terminat a la scuola dell’obbligo, nel 1906, partì per Vienna per l’ammiss ione all’Accademia delle belle Arti dove fu respinto ben due volte. Compiuti i diciannove anni sua madre, alla quale era stato diagnosticato un carcinoma mammario ulcerato, morì lasciand olo orfano. A quel punto si trasferì definitivamente a Vienna, dove venne a contatto per la prima volta con la grossa comunità ebraica del posto. Sviluppò fin da subito una cattiva propensi one nei confronti degli ebrei in quanto a Vienna l’antisem itismo era divenuta una vera e propria dottrina politica. Fu proprio in questo periodo che Hitler cominciò a sviluppare gli aspetti razziali, antisemiti e il credo della superiorità della razza ariana. Egli, infatti, riteneva che gli ebrei fossero i veri responsabili della sua povertà e dell’insuccesso della sua vita. Nel 1913 si spostò a Monaco di Baviera per evitare il servizio militare nell’esercito Austroungarico, però venne bloccato dalla polizia prussiana per poi venire riconsegnato a quella austriaca. Gli fecero una visita per la leva ma lo mandarono a casa perché ritenuto troppo gracile nel fisico, e questo fu una ferita all’orgoglio tanto che rinunciò alla cittadinanza austriaca diventando apolide. Quando l’impero tedesco entrò nella prima guerra mondiale, Hitler si arruolò volontario nell’esercito tedesco partecipando alla Battaglia della Somme e ricevendo la croce di ferro di prima classe, una tra le onorificenze più rare. Nel 1918 rimase ferito durante un attacco a sorpresa da parte di un plotone inglese sotto gli ordini del duca di Wellington e, a causa delle sue gravi condizioni, i nemici lo risparmiarono. Fu così che maturò l’idea di godere di una protezione divina, decise quindi di buttarsi in politica per conquistare il potere. Rimase sconvolto dalla sconfitta della Germania e dal suo crollo politico in quanto l’esercito, a suo parere, non era stato sconfitto perché possedeva una buona porzione di territorio francese ed era superiore ai nemici nell’armamento, nella tattica e nella strategia; fu per questa sua convinzione che incolpò gli ebrei per aver incoraggiato i rivoluzionari Bolscevichi a minato dall’interno la resistenza dei soldati. Alla fine della guerra rientrò a Monaco rimanendo però nell’esercito, dove era impegnato nel bloccare le rivoluzioni socialiste che scoppiavano per tutta la Germania. In questo periodo venne a contatto con il futuro Partito Nazista. Durante la guerra aveva ottenuto la fiducia dei militari che lo incaricano di assistere agli incontri di un piccolo partito nazionalista ovvero il Partito dei Lavoratori Tedeschi. Partecipò alle discussioni e agli incontri e per le sue idee ottenne la stima dei membri più importanti che lo iscrissero al partito senza nemmeno avere il suo consenso. A questo punto cominciò a prendere parte all’attività del partito tanto da diventarne il leader nel 1920. A questo punto il partito prese il nuovo nome di Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori, meglio conosciuto come Partito Nazista introducendo come emblema la svastica e il saluto romano usato dai fascisti italiani. Nel 1923 partecipò al cosiddetto Putsch di Monaco, ovvero lo spostamento dei nazisti fino al Ministero della Guerra bavarese, cercando di fare un colpo di stato in Baviera e di li

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su Berlino facendo affidamento su ex combattenti delusi della repubblica di Weimar. Il colpo di stato però falli e Hitler venne processato per alto tradimento e condannato a scontare cinque anni in carcere. In questo periodo scrisse il Mein Kampf (La mia battaglia) che contiene le idee di Hitler sulla razza, la storia, la politica e il destino che avrebbe atteso i suoi avversari nel caso in cui fosse salito al potere. Formò le “unità di protezione” (meglio conosciute come SS) guidate da Heinrich Himmler, nel frattempo gli iscritti al partito diventano sempre più numerosi, questo anche grazie al fascino esercitato da Hitler sul popolo tedesco. Un elemento chiave del fascino che egli esercitava era nel suo fare appello all’orgoglio nazionale che era stato ferito dalla sconfitta in guerra e umiliato dal Trattato di Versailles imposto alla Germania dagli stati vincitori. La svolta arrivò nel ’30, quando la Germania fu colpita dalla Grande depressione, infatti, grazie a questo evento, il partito riuscì a conquistare la classe media colpita dalla disoccupazione e dall’inflazione, tanto che nel ’32 i nazisti diventarono il partito di maggioranza relativa al Reichstag. La formazione di un governo stabile però era impossibile, pertanto furono indette nuove elezioni per Novembre. In queste elezioni Hitler diventò finalmente cancelliere. Usando come scusa l’incendio del Reichstag egli emise il decreto dell’incendio del Reichstag, che era un decreto di emergenza per schiacciare i tentativi di colpo di stato e che in quanto tale non necessitava del’approvazione del parlamento ma solamente dell’approvazione del presidente della repubblica per diventare operativo. Nel ’33 il Partito ottenne la maggioranza dei seggi al Reichstag, in questo modo aveva i voti necessari per fare passare il Decreto dei pieni poteri che investì Hitler di un’autorità dittatoriale. La prima mossa di Hitler fu quella di sopprimere gli altri partiti e le opposizioni lasciando solo il Partito Nazista.33 Quando Hindenburg morì Hitler era già capo del governo e, non potendo diventare Presidente del Reich, creò per se la carica di Fuhrer che univa i due titoli; diventava così anche comandante supremo delle forze armate. Nel ‘35 emanò le leggi di Norimberga che prevedeva che gli ebrei dovessero perdere il loro status di cittadini tedeschi e venissero espulsi dagli impieghi statali. Nello stesso anno violò il trattato di Versailles e introdusse la leva obbligatoria in Germania. Poi nel 36 violò nuovamente il trattato rioccupando la zona della Renania e, quando scoppiò la guerra civile in Spagna, Hitler mandò rinforzi ai ribelli per testare il nuovo esercito tedesco, nel ‘38 con un referendum fece unire l’Austria alla Germania e occupò la Cecoslovacchia. Nel ‘39 concluse un patto di non aggressione (Patto Molotov-Ribbentrop) con Stalin per la spartizione della Polonia. Dal primo settembre del ‘39 al ‘45 fu occupato nella seconda guerra mondiale dove, il 30 aprile del ‘45 si suicida nel suo bunker.34

3.1 b) IL NAZIONALISMO

Il Nazionalismo è l’insieme delle dottrine e dei movimenti che attribuiscono un ruolo centrale all'idea di nazione e alle identità nazionali. Questo movimento si è storicamente manifestato in due forme: come ideologia di liberazione delle nazioni oppresse e come ideologia della supremazia di una nazione sulle altre.35 Hitler nel suo concetto di Nazionalismo faceva riferimento alla seconda forma.

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33 Adolf Hitler nell’Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/adolf-hitler/) 34 Adolf Hitler Biography- Facts, Birthday, Life… (http://www.biography.com/people/adolf- hitler-9340144) 35 Nazionalismo nell’Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/nazionalismo/)

Egli spiegò i termini di nazionalismo e socialismo in modo molto personale: il nazionalismo è citato come la devozione del singolo per la sua comunità nazionale, mentre il socialismo è descritto come una responsabilità della comunità nazionale per l'individuo. Il termine nazional-socialismo sembrerebbe quasi un ossimoro, l’antitesi insita nel termine deriva dalla personale idea hitleriana di questi due concetti, in realtà diversamente significanti esposti poche righe anzi.

Fu proprio in virtù della devozione per la propria comunità nazionale che il Führer fomentò quest’avversione e xenofobia nei confronti degli Ebrei. Hitler vedeva in loro i veri nemici della Germania, in quanto si pensava che il loro piano fosse quello di conquistare il mondo tramite il marxismo (al quale Hitler fu sempre ideologicamente fortemente avverso). Il loro scopo si credeva essere quello di distruggere la coesione di una nazione portandola alla catastrofe, per poi impadronirsene.36 Il Nazionalismo venne apprezzato, tutti ne subivano il fascino perché era un rifugio dal senso di impotenza dell’uomo moderno. L’uomo si sentiva travolto da forze che non poteva contrastare e perciò nasse la necessità di collegare questo senso d’inadeguatezza a terzi: gli Ebrei. Così facendo il Nazionalsocialismo riuscì ad attenuare in migliaia d’individui queste preoccupazioni. 37

3.2 ELISABETH FÖRSTER NIETZCHE

Therese Elisabeth Alexandra Förster-Nietzsche nacque a Röcken bei Lützen da un pastore luterano il 10 luglio 1846, era la sorella del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche e fondatrice del Nietzsche-Archiv nel 1894. Di soli due anni più giovane di Friedrich, trascorse l'infanzia e i primi anni dell'età adulta assieme al fratello, per poi separarsi da lui quando, nel 1885, sposò Bernhard Förster, un ex insegnante di

scuola superiore trasformatosi poi in un agitatore antisemita. Partecipò al progetto del marito di creare un insediamento ariano "puro" nel Nuovo mondo che fallì per varie ragioni. Elisabeth morì nel 1935, ai suoi funerali intervennero svariati gerarchi nazisti, oltre

a Hitler stesso.

3.2 a) LE ESPERIENZE DI NAZIONALISMO E ANTISEMITISMO

Elisabeth Forster Nietzsche dopo aver vissuto fino ai primi anni dell’età adulta col fratello, nell’85 sposò Bernard Forster, un insegnante di scuola superiore diventato un diffusore di idee antisemite. Insieme progettarono di creare un insediamento ariano nel Nuovo Mondo e, più precisamente, in

Paraguay; la colonia prese il nome di Nueva Germania. Il progetto

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36 F. M. FELTRI, M. M. BERTAZZONI, F. NERI, I giorni e le idee 3a, Società Editrice Internazionale Torino, 2006, pg 223-227. 37 F. M. FELTRI, M. M. BERTAZZONI, F. NERI, I giorni e le idee 3a, Società Editrice Internazionale Torino, 2006, pg 228.

cominciò nel 1887 con il coinvolgimento di 15 famiglie tedesche, la colonia però non prosperò a causa dell’inadeguatezza della terra alle coltivazioni tedesche e anche a causa delle molte malattie, che costituirono un vero e proprio flagello. Nel 1889, fallita l’impresa, Bernard, sommerso dai

debiti, decise di togliersi la vita. Morto il marito Elisabeth tornò in Germania, dove cominciò ad accudire il fratello ormai malato di mente e nel 1893 fondò il Nietzsche Archiv per promuovere l’eredità letteraria del fratello, distorcendo però parte del suo pensiero. Si trattava di un’istituzione culturale dedicata alla conservazione dei pensieri e degli scritti di Nietzsche. Lo scopo era quello di raccogliere le risorse documentali per evitarne la dispersione e garantire un monopolio sul loro valore. Un secondo fine a quella che poteva essere un’azione meritevole, era però quello di diffondere, tramite le modifiche apportate agli scritti del fratello, la sua ideologia nazionalista ed antisemita. A prova di ciò l’episodio che racconta come lei abbia comprato le lettere spedite dal fratello per poi modificarle. Poco prima di morire Nietzsche cominciò ad occuparsi di quella che sarebbe stata la sua ultima opera “La volontà di potenza”, l’unica opera che rimase incompiuta perché nello stesso anno morì in preda alla pazzia a Weimar. Nel 1906 postuma, uscì “La volontà di potenza” rivisitata e corretta dalla stessa Elisabeth. Anche in questo caso le interpretazioni tendenziose delle sue teorie non mancarono: apparsero, infatti, numerose modifiche in linea con l'antisemitismo che aveva condiviso col marito38 e furono inseriti frammenti non inclusi dall’autore. In questo modo l’opera diventò uno dei manifesti ideologici del nazismo, teorizzando una razza ariana superiore alle altre destinata a comandare sul mondo utilizzando tutti i mezzi possibili a disposizione. Anche il concetto stesso di superuomo coniato da Nietzsche e presente, tra le altre, anche in “La volontà di potenza”, acquisì un significato diverso. Con superuomo Nietzsche voleva rappresentare la sua visione dell’uomo moderno che avrebbe dovuto spezzare le vecchie catene, un uomo i cui valori erano la salute, la volontà forte, l’amore e un novo orgoglio. Il superuomo è un essere che ama la vita ed è fedele al senso della terra che lo ha creato e proprio in questo fatto sta la sua volontà di potenza. Purtroppo però questo termine assunse interpretazioni che portarono a pensare la razza ariana nazista come l’attualizzazione del concetto di superuomo teorizzato da Nietzsche. Fu così che egli fu considerato come un profeta del nazismo. Per gli stessi teorici nazional patriottici, Nietzsche divenne il mito vivente del Volk, era rappresentato come il filosofo che aveva superato la meschinità del modo di pensare dei suoi connazionali, innalzandosi al supremo modello tedesco. Ci sono stati interpreti che hanno visto nel superuomo di Nietzsche il perno dell'idea nazista della superiorità della razza ariana e, in Nietzsche quindi, un profeta del nazismo, ma tali interpretazioni sono errate. Come Elisabeth abbia potuto ritenersi allo stesso tempo custode dei manoscritti del fratello e fautrice dei forti interventi sulle pagine manoscritte, non è chiaro, certo è che la sua volontà di propagare il verbo nazista ebbe la meglio sulla consapevolezza della reputazione che avrebbe segnato il fratello a causa delle sue menzogne.39

3.2 b) L’INFLUENZA SUL PENSIERO DI HITLER Elisabeth Förster-Nietzsche fu considerata dai nazisti come una vera e propria

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38 Hitler come “Superuomo”? (http://lenostretesine.altervista.org/Fabiola/hitler.htm) 39 La scorretta interpretazione del pensiero di Nietzsche (http://www.atuttascuola.it/tecno/lanticina/scorretta_interpretazione_nietzsche.htm)

musa ispiratrice, e questo non avvenne senza il suo esplicito consenso. Elisabeth si relazionò più e più volte con alcuni tra i più alti gerarchi nazisti, intrattenendo con loro frequenti ed intensi rapporti. Fu ritenuta responsabile della trasformazione del Sudamericain una sorta di oasi di rifugio per molti criminali di guerra tristemente ricordati a causa del ruolo che hanno ricoperto in quegli anni: solo per citare un esempio, Joseph Mengele, conosciuto come "dottor Morte" per le sue sperimentazioni mediche sui detenuti e per le iniezioni letali che praticava a essi, ebbe il piacere di vivere ivi indisturbato fino alla morte.40

Il collegamento tra la Forster e il Führer è da ricercare tra le righe dei pensieri della stessa Elisabeth, dai quali traspare una vera riverenza nei confronti di Hitler, tanto che un quotidiano di tiratura locale 41 la definirebbe come sacerdotessa del nazionalsocialismo. Grazie a dei documenti inediti, quali lo scambio di lettere tra lei e il letterato e aristocratico tedesco Werner von der Schulenburg, siamo a conoscenza delle propensioni “politiche” e idealiste della sorella di Nietzsche, che, a quanto pare, aderiva completamente al verbo hitleriano tanto da alterare, come già detto, l’eredità letteraria del fratello. 42 Hitler stesso fece lei visita nella casa di Weimar e ascoltò la lettura di una memoria del marito Bernard Forster che parlava dell’ ”effetto pernicioso dello spirito ebraico nella cultura tedesca”. 43 Poco dopo l’avvicinamento di Elisabeth al partito Nazionalista tedesco del Lavoro, Hitler prese il potere. Di qui in avanti l’Archivio cominciò a beneficiare del sostegno economico del governo che veniva ricambiato con la diffusione sul regime del prestigio morale del di Nietzsche. Elisabeth morì nel 1935, al suo funerale intervennero tra i tanti Hitler e altri gerarchi dello stato.

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40 Ibidem 41 L'eco di Bergamo di lunedì 14 aprile 2008 42 Nietzsche, le ambiguità della sorella sul nazismo (http://www.wernervonderschulenburg.com/docs/articoli/eco-14-aprile-2008.pdf) 43 M. FERRARIS, Nietzsche e la filosofia del Novecento, Strumenti Bompiani Editore, 2009, pg 82-91.

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• Gli orrori dei lager nazisti (http://www.disinformazione.it/lager.htm)

• Hugo Boss nazista, la griffe fa ammenda (http://www.corriere.it/ cronache/11_settembre_22/tortora-ugo-boss-scuse-passato-nazista_a802813a-e504-11e0- ac8f-9ecb3bbcc6bf.shtml)

• La scorretta interpretazione del pensiero di Nietzsche (http://www.atuttascuola.it/tecno/lanticina/scorretta_interpretazione_nietzsche.htm)

• Filippo Tommaso Marinetti-Manifesti futuristi (http://www.classicitaliani.it/futurismo/manifesti/marinetti_fondazione.htm)

QUOTIDIANI

• R. CHIARINI, Nietzsche, le ambiguità della sorella sul nazismo, in L'eco di Bergamo 14 aprile 2008

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