La teoria della reazione sociale e dell'etichettamento, Sintesi di Sociologia. Università degli Studi di Bari Aldo Moro
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Riassunto capitolo V del testo "La Devianza .Teorie e politiche di controllo"- Scarscelli,Guidoni.
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5. LA TEORIA DELLA REAZIONE SOCIALE E DELL’ETICHETTAMENTO

1. La teoria Quando una persona non rispetta la legge ed assume un comportamento non conforme,si rtiene che qst debba essere sanzionata perché la società si deve proteggere dalle conseguenze dannose della devianza. La reazione sociale dello Stato contribuisce a proteggere la società perché:

• Riduce i comportamenti criminali: scoraggia il criminale dall’infrangere nuovamente la legge;

• Rafforza la coesione sociale perché favorisce il sorgere di sentimenti collettivi contro la trasgressione della norma,consolidando indirettamente il consenso normativo circa il bene comune(Durkheim).

Il controllo sociale è,indispensabile per prevenire,contrastare e ridurre i comportamenti devianti nell’ambito di ogni società.I teorici della reazione sociale e dell’etichettamento ribaltano qst ragionamento e spostano l’attenzione sul ruolo del controllo sociale come causa della devianza e del crimine vediamo che,il controllo sociale nn è più concettualizzato come la risposta della società al comportamento deviante ma,diventa,una variabile dipendente,un agente causale che spiega il comportamento deviante stesso. I teorici dell’etichettamento spostano l’analisi dai comportamenti ai processi attraverso i quali certi individui finiscono coll’essere definiti devianti da altri.Ciò richiede che il sociologo consideri che determinate forme di comportamento siano in sé devianti e giudicate dai membri conformisti di un gruppo.Così si evidenzia la natura relativa dell’oggetto di studio della criminologia in qnt,come diceva Durkheim,non esistono atti intrinsecamente devianti,ma la devianza è una qualità che viene conferita a tali atti dalla reazione sociale di coloro che vengono a contatto con essi.Visto che il crimine e la devianza sn una questione di definizione,l’attenzione si pone sul processo di costruzione sociale di tali fenomeni. Becker esprime efficacemente tale prospettiva:La devianza è creata dalla società,cioè,i gruppi sociali creano la devianza istituendo norme la cui infrazione costituisce la devianza stessa,applicando qll norme a determinate persone e attribuendo loro l’etichetta di outsiders.Un determinato atto che sia deviante o non dipende dalla natura dell’atto stesso e in parte dalla reazione sociale della altre persone. Poiché il crimine e la devianza sono una questione di definizione, l’attenzione si focalizza sul processo di costruzione sociale di tali fenomeni. La devianza è il prodotto del processo interattivo tra coloro che creano e fanno applicare le norme e coloro che le infrangono e che vengono etichettati e trattati come devianti. Adottando questa prospettiva teorica il focus dell’analisi si concentra su tre importanti aree tematiche:

• La formazione delle norme; • L’applicazione delle norme; • Le conseguenze dell’etichettamento sugli individui.

1.1. La formazione delle norme Una spiegazione sociologica della devianza deve tenere conto dei processi attraverso cui sono prodotte tali norme. Le spiegazioni sociologiche possono essere classificate in due gruppi:

• Spiegazioni che sottolineano la natura consensuale delle norme; • Spiegazioni che ne evidenziano l’origine conflittuale.

Le spiegazioni del primo gruppo considerano la devianza come un fenomeno oggettivamente dato: l’equilibrio della società si fonda su aspettative normative condivise da quasi tutti i membri della società; in questa visione è relativamente facile identificare la devianza, essendo un comportamento che si discosta da tali aspettative normative. Le spiegazioni del secondo gruppo evidenziano la natura politica della devianza e del crimine: le definizioni di ciò che è deviante e di ciò che non lo è riflettono gli interessi dei gruppi sociali dominanti.

Le teorie del conflitto

Secondo i criminologi che adottano la prospettiva teorica del conflitto, il compito principale della criminologia non deve essere quello di spiegare le cause del comportamento criminale, ma il processo attraverso cui sono selezionati i comportamenti che verranno sanzionati dalla legge penale. Secondo le teorie pluraliste ,la legge e la sua applicazione selettiva sono strumenti attraverso cui i gruppi dominanti tutelano i propri interessi sanzionando i comportamenti di coloro che minacciano tali interessi. La criminalità, essendo espressione del conflitto tra i diversi gruppi, si verifica quando la condotta delle persone viola quelli del gruppo dominante che sono tutelati dalla legge. Le teorie radicali del conflitto considerano il capitalismo un sistema economico e sociale criminogeno poiché può essere considerato la causa dei crimini che sono una conseguenza dello sfruttamento e dell’oppressione della classe operaia.Il conflitto infatti avviene tra la classe capitalista e il proletariato.

1.2. L’applicazione delle norme Le norme che sono state create devono essere applicate. La reazione sociale è selettiva poiché è espressione delle scelte e degli interessi di coloro che hanno il potere di etichetta mento.Infatti, non tutti coloro che violano le norme, sono etichettati come devianti, così come, occasionalmente ,possono essere etichettate come devianti persone che non hanno violato le norme. Le differenze nell’abilità di creare e applicare le norme che,si possono vedere nei diversi gruppi sociali,sono alla fine dei conti differenze di potere.I gruppi che dispongono di più potere di altri sono in grado di perseguire i propri interessi controllando i modi con cui le persone definiscono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e ,stabilendo, quali comportamenti debbano essere stigmatizzati.Vediamo che il sociologo dovrà studiare non solo l’origine delle etichette devianti ma, anche i meccanismi sociali che condizionano la loro applicazione. Chambliss evidenzia alcuni fattori che spiegano le differenze nella reazione sociale della comunità nei confronti di due bande differenti di ragazzi che frequentano la stessa scuola media superiore: i the Saintsche appartengono alla classe sociale media e, i The Roughnecksappartenenti alla classe sociale operaia.Sebbene entrambi i gruppi adottino comportamenti devianti solo i Roughnecks ricevono l’attenzione da parte della scuola e delle agenzie di controllo sociale.L’autore si chiede fossero bravi ragazzi mentre giudicano teppisti gli altri.Chambliss evidenzia alcuni fattori che spiegano le differenze nella reazione sociale della comunità:

• Il differente trattamento è in parte determinato dal fatto che in Roughnecks sono molto più visibile dei Saints che,a differenza degli altri ,essendo benestanti,dispongono di macchine per andare “fuori” dal loro contesto comunitario e agire così senza farsi notare inoltre trascorrono meno tempo libero per strada.

• Differenti sono le reazioni dei membri delle due gangs agli interventi della comunità nei loro confronti.I Saints si dimostrano pentiti anche se non lo pensano e si dimostrano collaborativi e , sono in grado di manipolare il sistema facendo finta di rispettare le norme, mentre, gli altri sono ostili nell’accettare le norme della comunità.

• Alcuni pregiudizi della comunità sui membri delle classi meno abbienti portano i poliziotti a definire il comportamento trasgressivo dei Saints meno pericoloso di quello dei Roughnecks;

• La risposta della comunità ai Roughnecks rinforza il loro comportamento deviante. Lo studio di Chambliss evidenzia l’esistenza di meccanismi selettivi che orientano la reazione sociale:i ragazzi poveri che non hanno le capacità relazionali del “ragazzo bravo” del ceto medio sono etichettati indipendentemente dal tipo di comportamento deviante che viene messo in atto. 1.3. Le conseguenze dell’etichettamento sugli individui Lamert descrive il processo attraverso cui la persona etichettata riorganizza la propria identità e la propria vita intorno ai fatti della devianza ,distinguendo tra devianza primaria e secondaria. La devianza primaria è poligenetica perché causata da vari fattori socioculturali,psicologici e fisiologici.Viene “normalizzata” poiché il soggetto razionalizza il proprio comportamento come una deviazione temporanea. Viceversa quando una persona incomincia ad usare il proprio

comportamento deviante come un mezzo di difesa, attacco o adattamento nei confronti dei problemi creati dalla conseguente reazione sociale ad essa, la sua devianza diventa secondaria. La devianza secondaria è l’esito di un processo di interazione tra il deviante e coloro che lo stigmatizzano ed è proprio questo processo d’interazione che è fonte di studio dei teorici dell’etichettamento. Se ciò che la sociologia deve spiegare è il processo attraverso cui le persone etichettate acquisiscono uno statuse un’identità deviante,il comportamento deviante deve essere studiato ricorrendo a modelli diacronici(processuali) cioè che tengono conto della dimensione temporale,culturale e sociale in cui ci sitrova. NB:Lemert descrive la sequenza di interazioni che conduce alla devianza secondaria: 1)devianza primaria.2)sanzioni sociali.3)ulteriore devianza primaria.4)sanzioni di emarginazioni più forti.5)ulteriore devianza primaria.6)la crisi raggiunge la soglia della tolleranza attraverso la stigmatizzazione formale del deviante da parte della comunità.7)rafforzamento della condotta deviante come reazione alla stigmatizzazione e alle sanzioni subite.8)accettazione finale dello status sociale di deviante e adattamento al ruolo sociale associato a tale status.

La carriera devianteUn concetto utile, per la spiegazione del processo deviante , è quello di carriera. Con tale concetto si fa riferimento al percorso seguito da una persona in una determinata posizione o esperienza con il trascorrere del tempo. I mutamenti di uno stato nell’ambito di una carriera possono anche dipendere da fattori casuali e contingenti e possono essere anche improvvisi e radicali. In Outsiders,Becker presenta un modello di carriera deviante articolato in quattro fasi:

Prima fase della carriera deviante. Il primo passo di una carriera deviante è la commissione di un atto non conforme. Colui che viola le norme in modo consapevole deve sviluppare specifici vocabolari motivazionali, interessi e definizioni della situazione che gli consentano di adottare il comportamento deviante neutralizzando l’impatto con i commitments, ovvero il coinvolgimento verso le norme e le istituzioni convenzionali.

Seconda fase della carriera deviante. Il secondo passo di una carriera deviante è lo sviluppo di motivazioni, interessi, definizioni favorevoli alla trasgressione di determinate norme sociali. Le motivazioni non necessariamente preesistono al comportamento deviante ma,si possono acquisire nel tempo,nella misura in cui il sogg. è in grado di attribuire valore positivo al comportamento stesso.Ex:un ragazzo ritrovandosi per la prima volta in una situazione di gruppo dove si stà fumando lo spinello,può provare a fumarlo pur non avendo mai preso precedentemente la considerazione di farlo.Lui proverà a fumarlo ne caso ritiene significativa quella esperienza ma,dato che sa che quello è un comportamento illegale,dovrà neutralizzare determinate norme acquisendo motivazioni,interessi,definizioni favorevoli alla trasgressione di quelle norme.

Terza fase della carriera deviante. Etichettamento pubblico del soggetto come deviante (passaggio dalla devianza primaria a quella secondaria), egli passa dalla condizione di persona screditabile a quella di persona screditata.Becker analizza le conseguenze dell’etichettamento pubblico di un sogg.facendo riferimento al concetto di status egemone.Le caratteristiche primarie di una persona mettono in ombra altre caratteristiche giudicate meno importanti.L’etichettamento potrà contribuire a fare in modo che lo status deviante diventi egemone e quindi,il soggetto etichettato,verrà considerato un deviante anche per tutti gli altri aspetti della sua vita e ,alla luce dell’etichettamento attribuita, verrà interpretato retrospettivamente il suo comportamento passato per trovare una conferma della sua diversità. Il deviante assume progressivamente lo status e l’identità veicolata dall’etichettamento: la persona finisce per divenire quello che è stato descritto essere. Becker evidenzia che anche il trattamento effettuato in determinate istituzioni(ospedali psichiatrici,case x minori,anziani,portatori di handicap,carceri) può contribuire a consolidare lo status e l’identità deviante dei sogg. che trattano ,dato che ,in qst strutture si tende ad impedire lo scambio sociale e con il mondo esterno,i sogg. vengono “spogliati” dei

loro ruoli sociali abituali(padre,lavoratore) x la mancanza di comunicazione cn il mondo e per la mortificazione del loro sé essendo impossibilitati alla gestione della loro vita.Inoltre il trattamento,può fornire un vocabolario motivazionale ai sogg. per spiegare e giustificare ex post i loro comportamenti devianti.Tali credenze potranno essere utilizzati come razionalizzazioni che rendono possibile l’azione deviante per esempio,la medicalizzazione,cioè ogni tentativo di spiegare e di trattare il comportamento deviante come il prodotto di una patologia,fornisce ai soggetti trattati la motivazione per attribuire un senso al proprio comportamento giustificandolo.Uno studio sulla remissione assistita e spontanea dall’uso dipendente di eroina ha evidenziato come il processo di remissione sperimentato condizioni lo sviluppo della carriera deviante.il trattamento,trattando l’uso di eroina come patologia induce il cliente/utente a spiegare il proprio comportamento deviante facendo riferimento a fattori che sono ritenuti fuori dal proprio controllo(la malattia,la compulsione ecc),se da un lato,ciò,può consentire al sogg. di giustificare il proprio comportamento passato,dall’altro.può indurre un senso di sicurezza,vulnerabilità e dipendenza dal trattamento.Gli ex tossicodip. ,che hanno affrontato la dipendenza senza ricorrere al trattamento,non avendo mai interpretato il loro comportamento come sintomo di una patologia,hanno preso le distanze dalle attribuzioni di ruolo e identità sociale di “status del malato”.Definire la situazione di una persona come una condizione patologica avrà,quindi conseguenze sulla carriera deviante.

Quarta fase della carriera deviante. Consiste nell’entrare a far parte di un gruppo deviante organizzato. Il soggetto stigmatizzato subisce varie forme di discriminazione che possono condizionarne le opportunità di vita. L’affiliazione al gruppo deviante consente alle persone stigmatizzate di consolidare l’identità deviante acquisendo razionalizzazioni,motivazioni e tecniche d’azione per proseguire la propria attività deviante.

Uno studio sulla carriera deviante : le donne anoressiche e bulimiche. McLorg eTaub ricostruiscono le fasi della carriera deviante di un gruppo di donne anoressiche e bulimiche.Mentre fattori biologici e psicologici contribuiscono a sviluppare un disordine alimentare,gli autori,focalizzano l’attenzione sui processi sociali che influenzano la definizione del sé e l’accettazione del sé come bulimica o anoressica.Le donne che esibiscono determinate caratteristiche fisiche,spesso nella nostra società,sono rappresentate come donne di successo:Nel tentativo di conformarsi a qst immagini, le donne intervistate ,hanno sviluppato un disordine alimentare.Nella prima fase della carriere qst comportamento alimentare era considerato transitorio dalle donne in questione perché non si definivano donne che avevano quel determinato problema e perché il disturbo alimentare non condizionava la loro vita sociale e relazionale.Non appena i sintomi del disturbo alimentare, divennero visibili e, furono etichettate come anoressiche o bulimiche,venne compromesso la visione d’identità non deviante e la loro capacità d’interpretare i ruoli sociali convenzionali.In questa fase di carriera,alle donne in questione ,fu dato un nuovo status collegato a specifiche aspettative di ruolo.Una volta che esse accettarono la nuova identità,i loro ruoli cambiarono sostanzialmente e gli sforzi fatti nei loro confronti x curarle,favorirono la devianza e l’associazione con altre bulimiche ed anoressiche.

La carriera deviante non è solo discendente: evitare il determinismo sociologico Secondo Becker l’interesse sociologico nn dovrebbe essere indirizzato solo a coloro che sviluppano una carriera deviante ma,bisognerebbe considerare anche chi sviluppa una carriera convenzionale.Non si deve concettualizzare lo sviluppo di una carriera deviante in modo deterministico poiché le carriere dei devianti non sono simili, né il loro sviluppo segue fasi predeterminate e inevitabili.La prospettiva interazionista interpreta le carriere devianti come un processo in cui i fattori ambientali ed individuali influenzano e condizionano ma, non determinano le traiettorie future dell’azione. Poiché la devianza è il prodotto del processo interattivo tra coloro che creano e fanno applicare le norme e coloro che le infrangono e che vengono etichettati come devianti, la relazione tra coloro che sono etichettati e gli agenti del controllo sociale ,si configura come una relazione di dominio.Gli sviluppi delle carriere devianti sono condizionati dalla capacità dei soggetti di contrastate i processi di criminalizzazione primaria e secondaria. In primo luogo, gli

individui si differenziano per la loro capacità di evitare che determinati comportamenti sociali siano etichettati come devianti.In secondo luogo, quando adottano comportamenti giudicati devianti, si differenziano per la loro capacità di evitare di essere scoperti e di controllare le impressioni degli altri.Se scoperti, si differenziano per il loro potere di contrastare l’etichettamento attraverso l’occultamento dei propri reati, la neutralizzazione della disapprovazione sociale e l’adozione di strategie finalizzate alla conservazione del prestigio e della rispettabilità sociale.Infine se etichettati e trattati come devianti,si differenziano per la loro capacità di dimostrare pubblicamente di aver acquisito una loro identità sociale non deviante. La carriera del deviante può essere rappresentata come un lungo corridoio.La struttura ha una parte anteriore e una posteriore aperte,su entrambi i lati del corridoio, ci sono delle stanze con delle aperture che fungono da entrata ed uscita.Vi sno poi dei confini simbolici che marcano il procedere di una persona attraverso il corridoio.Ogni segmento del corridoio rappresenta una fase della carriera deviante . La direzione del cammino di una persona lungo il corridoio è condizionata dal suo status sociale e dalle sua risposte alle definizioni simboliche con cui gli altri definiscono la sua situazione.I membri della subcultura deviante possono avere una enorme influenza nel rarrorzare la carriera deviante di una persona xò nn tutti coloro a cui è stata affibbiata l’etichetta del deviante entrano a far parte di una subcultura deviante.Per i teorici della reazione sociale la carriera deviante non è necessariamente discendente(dalla stanza n°1 alla 6),un sogg. che assume un comportamento nn conforme alle norme può anche nn assumere una identità deviante e decidere di ritornare indietro nel “corridoio”solo che questo ritorno si rivela più difficile perché,da una parte sono state compromesse le risorse materiali e sociali,la fiducia degli altri e, dell’altra “l’uscire fuori da quel corridoio”richiede risorse che spesso sono già state copre omesse.EX:chi è stato condannato ad una pena carceraria ad una pena carceraria troverà difficoltà nel campo lavorativo poiché l’etichetta stigmatizzata di ex criminale continuerà a condizionare le sue interazioni sociali.Schwarz e Skolnick fanno un esperimento sulle possibilità lavorative di un sogg.coinvolto in attività criminali.Furono compilate 4domande di lavoro che si differenziavano nei dati solo per la fedina penale(1-condanna x aggressione.-2-processata e assolta x aggressione. 3 processata e assolta x aggressione con allegato del giudice che ne dichiarava l’innocenza -4 nn si faceve riferimento a nessun procedimento penale) e furono inviate ad un centinaio di datori di lavoro.L’esperimento evidenziò come l’esistenza di una condanna pregiudicava la possibilità di trovare lavoro.Secondo la prospettiva teoruca della reazione sociale,le opportunità convenzionali di vita delle persone etichettate si riducono perché la stigmatizzazione innesca processi di esclusione sociale. Il criminologo australiano Braithwaite descrive un tipo di stigmatizzazione positive,la vergogna reintegrativa, si basa su pratiche sociali che, esprimendo sentimenti di disapprovazione sociale per il comportamento deviante, reintegrano il reo nella comunità. 2. Le politiche I teorici dell’etichettamento pongono l’attenzione sui processi di costruzione sociale della devianza (devianza secondaria),sviluppando una forte critica non solo nell’intervento repressivo dello Stato ma,anche,in quello assistenziale che Garland definisce “modello penale assistenziale”.Modello caratterizzato da pratiche istituzionali quali: i tribunali x minori,il trattamento individualizzato del deviante,le misure alternative alla detenzione,l’assistenza sociale nei confronti degli autori di reato e delle loro famiglie e gli interventi x il ri-inserimento nel tessuto sociale del detenuto.Il loro funzionamento si basava sul principio che lo Stato non avrebbe dovuto limitare il proprio intervento alla semplice punizione dei criminali, ma avrebbe anche dovuto prevenire il crimine, rieducare i criminali e reintegrarli nel tessuto sociale.Erano così sottoposti, al controllo sociale ,non soltanto coloro che avevano infranto le norme ma, anche i loro familiari e coloro che vivevano in contesti familiari e sociali ritenuti criminogeni. Secondo la teoria della reazione sociale,anche gli interventi di prevenzione sui “soggetti a rischio”possono generare quei processi di etichettamento e di stigmatizzazione che sono ritenuti essere fattori di radicamento delle carriere devianti.Dato che la devianza è un comportamento diffuso in tutti i gruppi sociali,secondo i teorici dell’etichettamento,con essa è possibile conviverci e invitano alla tolleranza e a non reagire in modo eccessivo dato che,il problema non è nella devianza in sé ma nella reazione sociale ad essa.

Ie teorie sull’etichettamento hanno ispirato tre tipi di politiche peer ridurre l’impatto della reazione sociale sulle vite dei sogg. etichettati come devianti:

La depenalizzazione La diversion La deistituzionalizzazione

2.1. La depenalizzazione Per i teorici dell’etichettamento le norme penali sono il prodotto determinato dall’azione sociale di attori collettivi,di cui riflettono gli interessi e le visioni del mondo.Alcune norme penali proibiscono e sanzionano un comportamento con lo scopo di proteggere beni, interessi che sono ritenuti degni di tutela nell’ambito del sistema penale soltanto per alcuni gruppi sociali,che hanno il potere d’imporre la la propria visione del mondo a tutti i membri della collettività, criminalizzando comportamenti relativamente diffusi: appartengono a questa categoria i cosiddetti reati senza vittima(consumo di sostanze illegali,gioco d’azzardo ec..).Pur non essendoci un consenso diffuso sull’immoralità di tali comportamenti,la criminalizzazione dei reati senza vittima ,produce il crimine in vari modi (si pensi al tossicodipendente che per procurarsi denaro rubano,spacciano,rapinano.ecc..).I teorici della reazione sociale sostengono che si dovrebbero depenalizzare alcuni reati, soprattutto quelli senza vittima, in modo tale da ridurre, limitando il grado di estensione del controllo sociale, l’etichettamento delle persone.Tale orientamento teorico, ha influenzato le politiche penali e sociali nel nostro paese nei cambiamenti avvdenuti negli anni ’70 del secolo scorso quando la prostituzione è stata depenalizzata,l’aborto e il divorzio sono diventati legali e il possesso per piccole quantità di droga è stato sottoposto solo a sanzioni penali.

2.2. La diversion Secondo i teorici della reazione sociale le persone dovrebbero essere allontanate dal sistema penale, facendo in modo che non vivano l’esperienza stigmatizzante del procedimento penale evitando la detenzione.Soprattutto nell’ambito del sistema penale minorile,che si perseguono tali finalità dove,per evitare l’etichettamento si prevede la sospensione del PPM per attuare l’istituto della messa alla prova con il quale,lo stato rinunci all’azione punitiva e sottopone il minore ad una seri di prescrizioni finalizzate a far maturarare il minore e a comprendere chel’atto che ha fatto è sbagliato e che nn deve più ripeterlo.Nel caso di condanna del minore,la legge prevede forme d’intervento alternative alla detenzione:liberazione condizionale,affido in prova ai servizi sociali,detenzione domiciliare e semilibertà(misure previste anche x gli adulti).La finalità del PPM è quella di rieducare il minore con norme adeguate ala personalità e alle esigenze educative del minore stesso. Il principio della diversion ,orienta anche il procedimento penale degli adulti ,quando i membri di determinate categorie di soggetti sono allontanati dalla sanzione penale per essere collocati in programmi di reinserimento sociale, di trattamento riabilitativo. Effetti delle politiche di diversion:

Allargamento della rete del controllo sociale Il carattere selettivo delle misure di diversion

L’allargamento della rete del controllo socialeLe politiche della diversion non hanno ridotto le carcerazioni e l’etichettamento ma hanno esteso le maglie del controllo sociale anche verso quei soggetti sui quali precedentemente non veniva applicata alcuna sanzione.EX in Italia il consumo illegale di sostanze psicoattivo è punibile solo con sanzioni amministrative ma,penalmente si punisce solo lo spaccio(da un tot di dosi in su) ciò non ha diminuito il numero di consumatori (anche se occasionali)sorpresi dalle autorità e segnalati al Sert è aumentato. Il carattere selettivo delle misure di diversion le misure di diversion sono utilizzate tendenzialmente nei confronti di coloro che sono meno deprivati da un punto di vista sociale, familiare ed economico, mentre si ricorre maggiormente al carcere per sanzionare i soggetti

appartenenti ai gruppi sociali più svantaggiati .Questo fenomeno è evidente nell’ambito della giustizia penale minorile qui in Italia, dove, un minore può usufruire delle misure di diversion solo se ha intorno a se determinate risorse educative in grado di sostenerlo nel corso del suo percorso educativo.

2.3. La deistituzionalizzazione Le istituzioni totali sono luoghi in cui le persone rinchiuse sono impossibilitate allo scambio sociale e all’uscita verso il mondo esterno. In questi contesti sociali le persone subiscono un processo di mortificazione del sé attraverso il quale l’identità, viene sostituita dall’identità dell’istituzione ed un processo di spoliazione dei ruoli tramite il quale perdono progressivamente le capacità per interpretare adeguatamente i loro ruoli abituali(lavoratore,genitore.ecc).E’ per questo che le carceri non redimono,i manicomi nn guariscono e gli orfanatrofi nn educano anzi,favoriscono l’acquisizione d’identità devianti. Spersonalizzazione: le persone, una volta etichettate, assumono lo status collegato alla definizione della situazione mentre le altre caratteristiche personali sono messe in ombra. I teorici dell’etichettamento hanno ispirato le politiche di deistituzionalizzazione. Tali politiche hanno:

• Promosso pratiche di lavoro sociale che consentono alle persone di essere curate e assistite rimanendo a vivere nel proprio ambiente sociale e familiare(assistenza domiciliare,servizi educativi e psichiatrici territoriali);

• Istituito luoghi aperti di trattamento(comunità alloggio protette per pazienti psichiatrici,comunità alloggio x minori..)In qst luoghi è favorito lo scambio sociale cn il mondo esterno e sono destinati a quelle persone che,per varie ragioni,non possono essere curate ed assistite nel loro ambiente d’appartenenza.

3. Applicazione della teoria ai casi 3.1. Il caso del tossicodipendente Quando si adotta la prospettiva teorica dell’etichettamento e della reazione sociale,l’oggetto di studio nn sono tanto le cause del consumo di droga e le caratteristiche dei consumatori,bensì i processi sociali attraverso i quali i membri di una società definiscono e trattano determinati comportamenti come devianti e le conseguenze di tale etichetta mento sui Il caso di Mario: spiegazione e intervento In primo luogo ci si deve chiedere se Mario sia un deviante,se è così ci si deve chiedere quale norma sociale lui ha trasgredito.Sicuramente ha violato la norma giuridica che proibisce il consumo di eroina ed è per tale infrazione che è stato segnalato alla prefettura e mandato al SERT.Il consumo di sostanze psicoattive(droga e alcol)nn viene stigmatizzato se nn procura danni a terzi.Si dovrà considerare il processo attraverso cui il consumo di droghe viene costruito come un problema sociale e i consumatori vengono rappresentati come soggetti devianti, malati, disagiati.Secondo la teoria dell’etichettamento nn si può spiegare il consumo di droghe di Mario semplicemente presupponendo la natura deviante e patologica del suo atto,bisogna considerare l’origine sociale e giuridica di tale atto.Utilizzando la teoria dell’etichettamento il focus dell’analisi si sposta sul processo attraverso cui si diventa consumatori di droghe illegali.Si dovrà ricostruire lacarriera di consumo di Mario,focalizzando l’attenzione sui cambiamenti avvenuti nel corso della sua carriera,sia sui meccanismi d’interazione sociale che egli ah sperimentato e che hanno influenzato tali cambiamenti.Non si dovranno spiegare le cause del consumo di droga ma, di deve ricostruire il processo attraverso il quale una persona sviluppa progressivamente una disposizione ad assumere

regolarmente della droga.Si dovrà anche ricostruire la carrieramorale di Mario valutando come egli definisce se stesso e la propria situazione,se si definisce un drogato,malato o un soggetto in grado di controllare la situazione e,se tale definizione sia stata influenzata dalla reazione sociale sperimentata.Ancora,si dovrà valutare quale potrebbe essere stato l’impatto della reazione sociale formale sperimentata da Mario e, le possibili conseguenze ,sulla sua carriera morale di un possibile colloquio con gli operatori sociali del SERT.Infatti ,Mario , nn si è mai rivolto ad operatori del servizio specialistico,nn ha mai avuto problemi di giustizia,la sua carriera scolastica e lavorativa è simile a tantissimi giovani..quindi ,sembrerebbe che Mario,sia stato in grado di evitare che la condizione di tossicodipendenza diventasse lo status egemone,si potrebbe sostenere che Mario sia stato e, lo è ancora ,di condurre una vita normale e che non abbia compromesso i propri funzionamenti sociali nonostante la sua dipendenza dall’ eroina Adottando la prospettiva teorica dell’etichettamento è opportuno distinguere tra problemi primari prodotti dalla tossicità di ogni particolare droga e problemi secondari causati dalle politiche di tipo proibizionista. La compromissione dei funzionamenti sociali non è l’esito naturale della loro tossicodipendenza, perché tale compromissioneè una costruzione sociale dato che i problemi collegati all’uso di droghe(perdita del lavoro,problemi finanziari,con la giustizia..ecc)nn sono causati dalla sostanza in sé ma,sono d’attribuire alle politiche ,penali e sociali,sulle tossicodipendenze,che determinano in larga misura sia le condizioni di uso delle droghe, sia il tipo di reazione sociale che i consumatori subiscono. Per qst ragioni,si dovrebbe ridurre l’impatto della reazione sociale sulla vita dei consumatori di droghe illegali:

• depenalizzando il consumo; • evitando l’esperienza stigmatizzante del carcere a coloro che subiscono condanna penale • prevedendo forme di trattamento in strutture aperte x evitare che i sogg siano sottoposti a

processi di mortificazione del sé e di spoliazione dei loro ruoli. Facendo riferimento specifico a Mario, ci si dovrebbe chiedere se la reazione sociale che ha subito lo ha indotto o lo porterà a modificare la propria identità,lo porterà da una devianza primaria ad una secondarie e se lo status di tossico diventerà quello egemone.Quindi bisognerà valutare se,Mario ,in qst preciso momento della sua carriera di consumo ha bisogno d’aiuto.Dato che la legge impone agli operatori del SERT di aiutarlo si dovrà valutare in che modo si possa fare ciò senza mettere in atto il processo di etichettamento e, si dovrà comprendere quale fase della carriera Mario stia vivendo.Nn avrebbe senso trattare nello stesso modo la situazione di un giovane che ancora nn ha acquisito l’identità deviante da,un soggetto che invece qst processo è avvenuto anche perché,nel primo caso si potrà promuovere il processo di remissionein cui si valorizzano gli aspetti dell’identità sociale nn collegati al ruolo di tossicodipendente,nel secondo caso si dovrà aiutare il soggetto a reinserirsisocialmente e ad uscire dal ruolo di deviante. Solo dopo bisognerà aiutare Mario a non cercare di varcare le soglie che potrebbero comporomettere il suo capitale sociale e la sua immagine pubblica.

3.2. Il caso del criminale dal colletto bianco Adottando la prospettiva teorica dell’etichettamento e della reazione sociale,si pone l’accento nn tanto sulle cause dei reati dei colletti bianchi ma, sui processi sociali attraverso i quali ,i membri di una comunità ,definiscono e trattano tali comportamenti come devianti e criminali e quali sono le conseguenze di tale etichettamento sugli autori di questi reati.La criminalità dei colletti bianchi sembra nn interessare l’opinione pubblica in Italia se, si escludono le grosse vicende di

tangentopoli,lo scandalo Cirio ,Parmalat.Infatti la criminalità dei colletti bianchi è nascosta ed invisibile, a coloro che sono accusati di tale reato nn viene quasi mai attribuito lo status di criminale.Tutto ciò perché??Adottando la prospettiva teorica dell’etichettamento si devono individuare gli autori che hanno contribuito alla decostruzione della criminalità dei colletti bianchi come problema e alla decriminalizzazione dei delinquenti di alto status e comprendere attraverso quali meccanismi ciò sia avvenuto. L’attenzione si dovrà focalizzare sui meccanismi che consentono ai criminali dal colletto bianco sia da evitare che scatti la reazione sociale, sia di gestirla in modo tale che non produca la loro stigmatizzazione. Il caso di Luca: spiegazione e intervento Si dovrà ricostruire la carriera deviante di Luca, vedendo i cambiamenti avvenuti nel tempo,i meccanismi di interazione sociale che lui ha sperimentato e che hanno influenzato tali cambiamenti.Si dovrà ricostruire la carriera morale di Luca valutando,come definisce se stesso e la sua situazione e se tale definizione sia stata influenzata dalla reazione sociale sperimentata. La definizione che Luca propone di sé è molto importante. Si dovrebbe verificare se Luca adotti particolari strategie di negazione o neutralizzazione per celare le proprie responsabilità e per celare gli effetti della stigmatizzazione sulla definizione del sé.Applicando la teoria dell’etichettamento si dovrà ricostruire la carriera deviante di Luca x verificare se lui x conservare la sua sispettabilità sociale e la sua identità nn deviante tenda ad occultare il reato attraverso particolari forme di razionalizzazioni.Per qnt riguarda le politiche d’intervento,si dovrebbe ridurre l’impatto negativo della reazione sociale sui crimini del colletto bianco ricorrendo alla diversion e a forme di trattamento destituzionalizzate . Si è visto xò cm tali criminali tendono ad evitare la reazione sociale evitando che essa produca effetti negativi sulla loro identità.Alla luce di qst considerazioni si deve verificare se Luca adotti particolari strategie x celare le proprie responsabilità. Se fosse così, poiché la finalità rieducativa dell’affidamento in prova al Servizio sociale(misura della diversion) presuppone che l’affidato riconosca di aver commesso un reato e causato danni a terzi,l’operatore dovrebbe far rendere Luca consapevole di aver commesso reato e danni a terzi .

3.3. Il caso dell’autore del reato predatorio Adoperando la teoria dell’etichettamento bisogna ricostruire la carriera deviante del reo focalizzando l’attenzione sulla reazione sociale che ha sperimentato e su come tale reazione abbia condizionato lo sviluppo della sua carriera deviante e morale.Ogni soggetto che emigra può conoscere tre modalità di inserimento nel paese di immigrazione: l’inserimento legale/regolare, irregolare, criminale. Nel primo caso l’immigrato è inserito nell’ambito di reti sociali convenzionali. Nel secondo caso, l’immigrato, vivendo di espedienti o di attività illegali e trovandosi ai margini della comunità autoctona ed essendo spesso inserito nell’ambito di reti sociali caratterizzate da subculture devianti, avrà maggiori probabilità di subire una reazione sociale stigmatizzante. Il caso di Mohamed: spiegazione e intervento Mohamed ha sperimentato due tipi di reazione sociale formale: quella stigmatizzante e quella reintegrativa. Si tratta, quindi, di valutare qual è stato l’impatto di tali reazioni sociali sulla sua carriera morale e deviante. L’inserimento lavorativo potrebbe essere stato uno dei fattori più importanti che ha favorito la desistenza dalla carriera deviante. La disoccupazione è una condizione che favorisce il

comportamento criminale poiché tale comportamento consente alle persone che non hanno accesso ai mezzi legittimi di perseguire la meta del successo economico ricorrendo a quelli illegittimi. Si dovrebbe prevedere per Mohamed una strategia di intervento che lo metta nelle condizioni di poter beneficiare di un inserimento lavorativo o come misura alternativa alla detenzione o come strumento di reinserimento sociale.

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