Riassunto Le parole e le figure - Sangiovanni, Sintesi di Teoria E Tecnica Delle Comunicazioni. Università degli Studi di Teramo
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Riassunto Le parole e le figure - Sangiovanni, Sintesi di Teoria E Tecnica Delle Comunicazioni. Università degli Studi di Teramo

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Storia dei media in Italia dall'età liberale alla Seconda Guerra Mondiale
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Le parole e le figure: storia dei media in Italia dall'età liberale alla Seconda Guerra Mondiale -

Sangiovanni

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I - CAVALLI A VAPORE, SEGNALI ELETTRICI E COLPI DI LUCE Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, scritto a fine ottocento, mette in risalto il concetto del mondo che si rimpicciolisce grazie ai nuovi collegamenti ferroviari. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa è strettamente connesso a questo concetto, i giornali si diffondono grazie al treno, specie quando l'elettricità prende il posto del vapore. Sono i giornali che consentono di far conoscere al mondo la scommessa sulla quale si basa la storia del libro. ll vapore è il simbolo del progresso nell'Ottocento come l'elettricità lo diventerà nel novecento. I mezzi di comunicazione risentono inoltre delle trasformazioni sociali, la concentrazione di masse di operai nelle fabbriche conseguente alla rivoluzione industriale comporta infatti una forma di comunicazione collettiva che prima non era necessaria. Risale al 1450 l'invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg, che sostituì i vecchi sistemi che consistevano nello stampare intere pagine tutte insieme (xilografia). Gutenberg riesce ad utilizzare le sue capacità di orefice per rispondere ad una domanda che era già nell'aria, ancora una volta influenzata dalle evoluzioni sociali che avevano creato una classe di laici istruiti che avevano voglia di leggere. Il ruolo della stampa è stato fondamentale nelle trasformazioni politiche, tanto da far parlare di pallottole di carta della stampa. La ribellione degli stati americani contro la corona inglese ha origine proprio dalla creazione di una coscienza collettiva alimentata dai mezzi di informazione. Le potenzialità della stampa dovranno aspettare la metà dell'Ottocento per raggiungere il pieno sviluppo, quando la stampa sarà affidata a macchinari a vapore che rendono la produzione di giornali molto più veloce ed economica. Con la diffusione della penny Press si inaugura la stampa a basso costo, che propone anche pubblicità e comincia a parlare anche di cronaca, distogliendo i giornali dalla loro iniziale vocazione prettamente politica, il pubblico dei giornali si allarga e la vendita non avviene più solamente in abbonamento, ma anche in strada attraverso l'opera degli strilloni. Sempre a metà ottocento si comincerà a ricavare la carta dalla pasta di legno invece che dagli stracci e questo renderà il processo molto più veloce ed economico. Il telegrafo nasce in Inghilterra e negli Stati Uniti e sarà prima concepito come uno strumento di controllo territoriale, tanto che i primi esperimenti di Morse saranno finanziati dal Congresso e solo successivamente il business verrà lasciato ai privati. Con lo sviluppo dei giornali la parola comincerà ad avere un costo ed un valore, tanto da causare modifiche nel linguaggio giornalistico, come l'inserimento della regola delle cinque “W” e la diffusione del telegrafo diffonderà il principio della tempestività che caratterizzerà il ruolo dei giornalisti. A far conquistare alla stampa i grandi numeri di lettori saranno poi le illustrazioni ed i fumetti introdotti a fine ottocento, insieme alle trasformazioni nell'impaginazione che renderanno la lettura del giornale più semplice ed agevole. Con la nascita dello Yellow kid, un ragazzo con le orecchie a sventola che indossa un camicione che raffigura i suoi pensieri, inizia l'epoca del fumetto. Nel 1895 a Parigi ci sarà la prima proiezione dei fratelli Lumiere, alla presenza di George Melies, che avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo del cinema.

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Nel 1888 George Eastman immette sul mercato la kodak, una macchina fotografica favole da usare, che metteva a fuoco tutto quello che si trovava ad almeno un metro. L'intera macchina doveva essere mandata alla casa produttrice che si occupava di sviluppare le immagini e di ricaricare la pellicola. Sin dagli anni trenta dell’ottocento esistevano degli strumenti che davano l’illusione del movimento delle immagini basandosi sul principio della persistenza retinica, il più efficace ed il più simile al futuro era il prassinoscopio di Emile Reynaud. Nato per uso casalingo, venne poi usato in un museo di Parigi. Al posto della stessa scena che si ripeteva all’infinito vi era una piccola storia costruita con una serie di immagini che durava fino a 12 minuti. Lo stesso Reynaud diceva che il meccanismo poteva migliorare laddove al posto dei disegni ci fossero state le fotografie. Alla fine dell’ottocento Muybridge e Marey, con meccanismi diversi, ebbero l’intuizione di scomporre l’azione in fotogrammi. Il primo, che lavorava con le corse dei cavalli, mettendo una serie di macchine fotografiche lungo un percorso in linea retta, il secondo utilizzando una sorta di fucile. Inizialmente il loro lavoro venne però aspramente criticato, in quanto ritenuto di qualità inferiore rispetto a quella che si poteva raggiungere con i disegni. All’esposizione universale di Parigi Marey incontra Edison e questo incontro condiziona Edison nel continuare le sue sperimentazioni, arrivando a depositare i brevetti per il kinetoscopio, una strana scatola sulla cui sommità era posata una lente di ingrandimento e che permetteva di vedere al suo interno figure in movimento. Edison farà diventare presto il suo un business, facendo vedere cinque film al costo di 25 centesimi. Immaginare un pubblico più ampio per la sua invenzione non era secondo Edison produttivo, sarebbe stato come uccidere la gallina dalle uova d’oro. La valenza collettiva del cinema verrà invece capita pienamente dai fratelli Lumiere. IL TELEFONO Le sperimentazioni che portano all'invenzione del telefono furono portate avanti a fine ottocento, in maniera indipendente dall'italiano Antonio Meucci e dallo scozzese Bell. Meucci emigrò a l'havana e poi a New York, vivendo fortune alterne. Nel frattempo Alexander Graham Bell va avanti nelle sue sperimentazioni , depositando un brevetto che sarebbe subentrato a quello di Meucci, che a causa delle sue difficoltà economiche non era riuscito a rinnovarlo. La lunga controversia che vede contrapposti i due inventori si concluderà solo con una sentenza della corte suprema nel 2001, che riconoscerà a Meucci la paternità dell'invenzione. Lo stesso Bell brevetterà più tardi il grafofono, un'evoluzione del fonografo di Edison e padre delle future segreterie telefoniche. Il fonografo nasce per gli uomini d'affari, come altre invenzioni contemporanee come la macchina da scrivere e la calcolatrice e come custode della memoria storica, ma troverà ben presto nella vita pratica un'applicazione ludica nella ripetizione di brani musicali. Mentre il telefono inizierà ad essere usato nelle case solo a partire dagli anni venti, il fonografo acquista da subito una connotazione molto più privata di uso domestico, grazie anche alla diffusione di musica meno colta e raffinata che diveniva patrimonio a disposizione anche delle classi medie. Nel 1887 nasce il grammofono, nel quale il cilindro di vera era sostituito da un disco, più resistente ed anche più economico da produrre. I cilindri di vera non potevano essere prodotti in serie ed il cantante doveva cantare tante volte quanti erano i cilindri, cosa non necessaria nella produzione industriale dei dischi.

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II - NUOVI MEDIA PER UN NUOVO SECOLO La fine del secolo costituisce quindi un momento di svolta nella comunicazione e possiamo dire che il 1895 è l'anno di nascita della comunicazione di massa. Nel 1895 a Londra con un colpo di fucile il fratello di Guglielmo Marconi lo avvisava di aver ricevuto il segnale del primo telegrafo senza fili; l’Inghilterra consentirà a Marconi di fondare la sua compagnia. Il 28 dicembre del 1895 a Parigi nasce il cinema dei fratelli Lumiere, che mettono a frutto la tecnologia già sviluppata e i loro contatti nell'ambiente della fotografia per dare alle immagini in movimento una valenza nuova. Sia la radio che il cinema sono quindi il risultato di sperimentazioni e tecnologie condotte negli anni precedenti, ed è originale pensare a quanto nemmeno i loro inventori ne intuissero pienamente le potenzialità. Marconi impiegherà tempo ed energia a limitare l'intercettazione del segnale, non capendo che la sua fortuna stava proprio nella diffusione di questo. Il 1895 è anche l'anno in cui il fonografo comincia ad essere prodotto per uso domestico. L'uso domestico del telefono che comincia ad sedere diffuso agli inizi del nuovo secolo modifica le dinamiche sociali, mettendo in collegamento classi diverse, ma alimenta anche qualche ingenua paura, come quella che le malattie potessero diffondersi attraverso le telefonate. Quando le compagnie telefoniche intuirono le potenzialità commerciali della diffusione del telefono, cominciarono ad incoraggiare quello stesso uso sociale che prima avevano criticato. A fare dall'inizio la fortuna del cinema sarà la sua funzione di aggregazione sociale. i fratelli Lumiere erano soliti fare riprese dei luoghi caratteristici delle città dove andavano, per crearsi un magazzino di immagini, ma anche per attirare la gente che sperava di vedersi riprodotta nei filmati. Il cinema ambulante si affiancherà a quello delle sale stabili e dopo l'incendio del Bazar de la charitè che metterà in crisi queste ultime, manterrà vivo l'interesse del pubblico. L'interesse di Melies nel cinema, dove trasferisce le sue doti teatrali adottando per i film la stessa complessità narrativa del teatro, darà l'inizio alla moderna concezione della cinematografia. A dare impulso allo sviluppo del cinema saranno soprattutto gli USA con i nikelodeon, che sorgevano in aree periferiche e dove era possibile assistere alle proiezioni a basso costo. I nikelodeon, arredati in modo molto semplice, divennero pertanto anche uno strumento di integrazione sociale. La grande importanza che assumono le immagini è il tratto distintivo della nuova comunicazione, che è sempre più diretta ad un pubblico eterogeneo e quindi deve essere di veloce e di facile lettura. La nascita in Italia del corriere dei piccoli, che ci sarà nel 1908 avrà però anche un intento pedagogico, il cui sviluppo ritarderà nel nostro paese l'uso satirico e di critica sociale che aveva invece assunto in maniera più marcata all'estero. Il cinema dei fratelli Lumiere nasce come rappresentazione puntuale della verità, mentre Melies aggiunge la parte fantasiosa e creativa, riuscendo a mettere in scena, grazie alle manipolazioni della pellicola, anche quei trucchi che non era possibile realizzare a teatro, spianando la strada alla grande importanza data al montaggio.

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III - GLI ANNI RUGGENTI Gli anni tra le due guerre mondiali sono molto significativi per la comunicazione. Nasce e si diffonde la radio, nel cinema subentra il sonoro e viene riconosciuto da tutti i regimi politici, sia quelli totalitari che democratici, il ruolo fondamentale della comunicazione nella ricerca del consenso. Alla fine della prima guerra mondiale il LONDON Times riconosceva alla propaganda il merito di aver accorciato la guerra di almeno un anno. Oltre che il concetto di morte di massa si inserisce quindi la comunicazione di massa anche attraverso i giornali di trincea, che invece di imporre cercano di persuadere, cambiando il linguaggio della comunicazione. Nel 1917 Achille Mauzan crea un manifesto nel quale un fante italiano punta il dito verso il passante per convincerlo a sottoscrivere il prestito nazionale, rivolgendosi direttamente alla gente e portando la guerra nelle strade, tanto che non potesse più essere ignorata. Stesso gesto replicato dagli americani con lo zio sam che incoraggia l'arruolamento. In questo senso la grande guerra viene spesso considerata come il primo evento pubblicitario internazionale dell'età moderna. Le fotografie scattate dai soldati al fronte permetteranno alla popolazione di rendersi conto pienamente delle atrocità della guerra, tanto da attirare presto l'attenzione della censura. Già nel 1911 Giolitti tenta di bloccare la diffusione di immagini raccapriccianti prese durante la guerra in Libia e proprio da questo conflitto le fotografie cominciano ad essere usate come strumento nelle campagne pacifiste. Abbiamo visto infatti che la grande guerra sancisce la fine degli ideali di nobile guerra romantici, si tratta di una guerra di trincea, che il pubblico non riesce ad immaginare finché non la vede rappresentata dalle fotografie scattate al fronte. Il cinema, nonostante le immagini di guerra abbiano un grande impatto emotivo sul pubblico, si rivela piuttosto inadeguato a raccontare la guerra moderna. Griffith sarà il primo regista americano a visitare e riprendere i campi di battaglia, nonostante questo applicherà schemi narrativi che si rifanno alle guerre di fine secolo, non cogliendo pienamente le differenze. La prima guerra mondiale deve quindi essere considerata una sorta di tragico laboratorio, attraverso il quale i mezzi di comunicazione passano per raggiungere nuovi traguardi sia da un punto di vista linguistico, per adeguarsi al nuovo modo di raccontare, sia tecnologico, in quanto per soddisfare l'esigenza di comunicare a distanza si verifica una accelerazione nel loro perfezionamento. L'importanza riconosciuta ai mezzi di comunicazione nel corso della grande guerra è testimoniata dal fatto che uno dei primi atti ostili compiuti da GB contro Germania fu tagliare i cavi oceanici che la collegavano agli USA. Dopo la fine del primo conflitto mondiale inizia anche la diffusione della radio come apparecchio domestico per ascoltare la musica, incoraggiata dalla già consolidata abitudine di ritrovarsi insieme nelle case ad ascoltare musica prodotta da fanciulli e ragazze come momento di aggregazione sociale e di divertimento. La diffusione della radio è quindi più legata ai suoni che alle parole, come dimostrano i primi radioamatori concentrati di notte ad intercettare suoni lontani che non potevano capire. La musica è inoltre un linguaggio universale più facile delle parole. All'amore per la musica si aggiungeva inoltre il crescente interesse per la tecnologia, soprattutto da parte del pubblico maschile, che amava costruire da se' le proprie radio. Nel 1922 in GB viene fondata la British Broadcasting Company , composta dalle principali

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compagnie di radiotelefonia, in un periodo in cui questa materia, ancora profondamente legata alla telegrafia, era sottoposta ad un rigido controllo statale. In questo clima John Reith, General Manager della BBC aveva però ben chiare le potenzialità del mezzo, sia nel rendere accessibili alle masse forme di intrattenimento prima riservate a pochi privilegiati, sia nel creare un'opinione pubblica informata e consapevole di quello che accadeva nel mondo. Negli anni successivi la BBC accolse la mentalità di Reith, rimanendo pubblica ma sostanzialmente indipendente, sostenendosi con un canone e quindi senza pubblicità, affrancandosi anche da condizionamenti di carattere commerciale. Negli Stati Uniti due radio act, uno nel 1912 e uno nel 1927, portavano avanti lo stesso punto di partenza, nel riconoscere la necessità che la radio fosse indipendente, ma lo strumento diveniva proprio la pubblicità come forma di finanziamento. Cosa portata avanti anche dal Presidente Hoover. Il Governo aveva la responsabilità di assegnare le frequenze evitando forme di monopolio, ma doveva poi lasciare libero il mercato di autoregolarsi, anche se un breve periodo di controllo delle frequenze da parte della Marina nel corso del primo conflitto mondiale poteva condizionare lo sviluppo della radio negli USA rendendolo più simile a quello nei paesi europei. Di pari passo con la diffusione della radio avviene l'introduzione del sonoro nel cinema, sempre intorno agli anni venti. Il cinema aveva già una consolidata relazione con il suono, sia perchè la musica veniva suonata dal vivo, anche con lo scopo di attirare il pubblico dalla strada, sia perchè il pianoforte veniva usato per riprodurre alcuni rumori, ma solo in maniera graduale il suono diverrà parte dello schema narrativo e funzionale alle immagini rappresentate. Da un punto di vista tecnico possiamo dire che negli anni 20 si passa dal sound on disc, che prevedeva la registrazione del suono sul disco al sound on film, che prevedeva la sua registrazione direttamente sulla pellicola, potremmo quindi considerarlo il primo esempio di convergenza. Tra coloro che si dedicano alla diffusione di questa convergenza ci sarà William Fox, che lo farà per motivi essenzialmente economici, volendo far convergere in un'unica direzione il pubblico disperso tra diversi media, ovvero radio e cinematografo. Il primo film sonoro sarà nel 1927 The Jazz Singer, anche se per molti anni si manterrà la distinzione tra film parlati e film sonori, musicati successivamente. Lo sviluppo del sonoro coincide con l'inizio dello studio system e con la nascita delle major americane con la loro integrazione verticale ed il ruolo centrale affidato al produttore. Codice Hays - promulgato nel 1930 costituiva una sorta di atocensura da parte delle major per evitare un più invasivo controllo da parte delo stato. Stabiliva ciò che si poteva e non si poteva mostrare, condannando la rappresentazione dei reati in modo da provocare simpatia negli spettatori e diffondendo invece prodotti che sottolineavano la centralità del matrimonio. Questo anche per far fronte alle campagne denigratorie contro il cinema.L'applicazione del codice Hays coincide con l'elezione di Roosevelt e con il new deal, il governo accetta di fatto l'oligopolio delle major in cambio del supporto alla propria politica. Si rafforza quindi il legame tra cinema e politica, nella Germania del dopoguerra lo stato aiuta la cinematografia con i finanziamenti, lasciandola formalmente indipendente ma condizionando di fatto la produzione, tendenza che diventerà sempre più diretta ed evidente con la nascita del nazismo, quando lo stato controllerà le quote di maggioranza delle case cinematografiche. Anche in Russia l'industria cinematografica verrà subito finanziata dallo stato, ponendo le basi per

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l'affermazione delle avanguardie e per la ricerca di un linguaggio proprio del media. Anche la radio riveste un ruolo sociale ben definito, intuito e rafforzato dalle chiacchiere vicino al caminetto del presidente Roosevelt, che portano gli americani a sentirsi parte del sistema e strumento della ripresa economica. Il presidente Hoover veicolò alla radio gran parte delle risorse dela propria campagna elettorale, riconoscendo la grande importanza del mezzo, anche se la capacità di Roosevelt di parlare al pubblico risultò molto più efficace. A seguito della crisi economica l'inserimento della pubblicità nelle trasmissioni radiofoniche smise di essere limitato. Questo sancì la maggiore importanza delle agenzie pubblicitarie nella scelta di cosa mandare in onda e la nascita dei primi strumenti di rilevazione delle preferenze del pubblico. IV - FASCISMO E COMUNICAZIONE DI MASSA Il primo media ad attirare l'attenzione del fascismo in Italia sarà la stampa, tanto che il partito cercherà da subito di acquisire il controllo economico delle principali testate giornalistiche. La prima forma di repressione consisterà quindi nella limitazione della libertà di stampa. Le notizie che arrivavano al popolo risultavano filtrate in modo da non creare problemi al regime, che si nascondeva dietro non specificate esigenze di mantenimento dell'ordine pubblico. Nei giorni della marcia su Roma alle testate di opposizione era stato imposto il silenzio. Dopo l'omicidio Matteotti la stampa venne progressivamente taciuta, fini ad arrivare negli anni trenta alla totale soggezione rispetto alle logiche del partito, attraverso le veline, brevi ma incisivi comunicati con i quali il regime controllava ciò che i giornali potevano pubblicare. Il 1924 può essere considerato come il momento di svolta, con la nascita del Ministero delle Comunicazioni guidato da Costanzo Ciano che riuniva ferrovie, poste telegrafi, telefonia, mostrando l'esistenza di un progetto unitario per il controllo delle comunicazioni. La formazione giornalistica di Mussolini fu alla base della sua iniziale attenzione nei confronti del mezzo radiofonico, potenziata da un incidente tecnico che rese solo inizialmente trasmettibile un suo discorso al Teatro Costanzi come presidente del Consiglio. Meglio andò con un altro radiodiscorso l'anno successivo a Milano. La diffusione della radio era inoltre limitata dall'alto costo di acquisto degli apparecchi radiofonici. I primi sondaggi sul pubblico, chiamati referendum, mostravano tuttavia una predilezione per il segnale orario e per l'ascolto di musica. Il rapporto del regime nei confronti del cinema, inizialmente ambivalente, cambia grazie al marchese Giacomo Paolucci di Calbori Barone, capo di gabinetto degli esteri, che organizza un cortometraggio intitolato “Dove si lavora per la grandezza d’Italia” che mostrava il capo del Governo a lavoro a Palazzo Chigi. Il favore incontrato da parte del pubblico mostrò a Mussolini come il cinema potesse divenire un importante strumento per l’acquisizione del consenso. Il SIC, Sindacato Istruzione Cinematografica, che produceva piccoli prodotti educativi, diventa LUCE, diventando statale. I film dell’Istituto LUCE vennero inseriti nei programmi scolastici e la loro proiezione imposta come complemento alla normale programmazione delle sale. Importante anche la produzione di immagini, che venivano considerate dal regime più comunicative dei lunghi articoli, anche se la distribuzione delle immagini era notevolmente rallentata dai controlli e quindi i giornali più lontani da Roma continuarono ad impiegare fotografi freelance. Nelle immagini il regime mostrava la sua contraddizione, da un lato la sovversione e dall’altro il richiamo alla tradizione.

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Per quanto riguarda il cinema narrativo, il supporto al regime verrà in principio riservato a scelte individuali dei registi più che a vere e proprie pressioni di natura politica. Questi sono gli anni del cinema realista, che attraverserà in maniera sotterranea il regime per poi emergere con maggiore vigore negli anni della guerra e del dopoguerra. Il film “Sole” di Alessandro Blasetti, esalta il ruolo del fascismo nelle bonifica delle paludi e nel contempo dimostra una ricerca stilistica di un linguaggio cinematografico nuovo. Il regime sarà combattuto tra supportare il cinema commerciale o quello d’autore, aiutando i produttori con un contributo pari al 10% del loro incasso ed attuando un blando protezionismo nei confronti del cinema straniero. Il supporto statale frenò di fatto l’industria cinematografica italiana, che si rivelò pigra e poco innovativa, nonostante il pubblico, quasi esclusivamente urbano, dimostrasse di gradire gli spettacoli. Il regime tentò di portare il cinema nelle campagne, come già aveva fatto con il teatro attraverso i carri di Tespi, che organizzati in quattro squadroni divisi per genere avevano attraversato l’Italia, ma il tentativo di avvicinare l’arte al popolo ebbe tiepidi risultati. Il regime tentava quindi di proporsi come modernizzatore. I media vengono utilizzati dal regime nell’ambito di un processo demagogico più totale, che puntava a creare una cultura politica e sociale globale, una identità politica e nazionale forte e coesa. Ci sarà in questi anni la diffusione di spettacoli popolari e folkloristici, divertenti ed adatti a tutti, per tacere le inquetudini sociali ed esaltare un concetto di popolo unito intorno ai valori della tradizione e della famiglia. Nonostante gli sforzi e la censura del regime i prodotti del periodo lasciano trasparire i desideri degli italiani, come nella canzone Mille lire al mese, poi diventata film, dove il popolo sembra più interessato alla tranquillità che non alla conquista di terre lontane. Gli anni del consenso vanno all’incirca dal 1929 al 1936, anche si si tratta di un consenso poco democratico. Nonostante gli sforzi, i modelli americani riuscivano comunque a penetrare, soprattutto nel mondo femminile, come nel caso di Rosalia da Benevento che si decolorò i capelli come le star di Hollywood. A metà degli anni trenta il pubblico radiofonico è ormai consolidato e la radio raggiunge molte più persone rispetto alla carta stampata. La svolta rispetto al regime sarà guidata dall’Ente Radio Rurale, che inizia le sue trasmissioni nel 1933 e le conclude nel 1940. Si cerca di far arrivare anche la radio nelle campagne, estendendo il pubblico urbano che poteva usare anche altri media, per cui l’ente si occupa anche della vendita degli apparecchi radiofonici. Ci sono trasmissioni dedicate ai contadini, come l’Ora dell’Agricoltore, ed altre dedicate alle scolaresche, come il radiodramma “Il duce ed i bimbi”. Le trasmissioni radiofoniche erano accolte nelle campagne con grande entusiasmo, mentre venivano mal tollerate dagli insegnanti che vedevano minacciati il proprio ruolo. Visto che il principale ostacolo alle trasmissioni radiofoniche era l’alto costo degli apparecchi, cominciò ad essere prodotto il radiobalilla, apparecchio più economico ma ancora costoso, mentre gli industriali continuavano a pubblicizzare gli apparecchi più costosi, a differenza di altri paesi come la Germania dove si poteva con poco acquistare un apparecchio di buona qualità. Nonostante queste limitazioni la radio veniva vista come uno strumento di informazione ed integrazione specie dai contadini che vivevano nelle aree rurali più disagiate, le notizie ascoltate erano più facili da capire e sembravano addirittura più vere. La relazione tra radio e verità si sarebbe consolidata con lo sviluppo dei radio giornali che divennero con il tempo meno brevi, fino

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a raggiungere la forma complessa del giornalismo parlato nelle radiocronache. Le radiocronache, che riuscivano a caricare gli eventi anche da un punto di vista emotivo, divennero pertanto fondamentali nella diffusione degli sport di massa, come ad esempio il calcio. Lo speaker radiofonico assume grande importanza e quindi vengono identificate le caratteristiche utili per la voce ed un linguaggio che diventa proprio del mezzo e diverso dagli altri. Con la diffusione della radio e la messa in onda del varietà radiofonico “i quattro moschettieri”, abbiamo un esempio concreto di convergenza. Il varietà era ispirato al romanzo di Dumas, ma attingeva anche alla cultura popolare, da Arlecchino ad Ulisse. Il programma era offerto da Buitoni e Perugina e promosso anche attraverso la produzione di figurine illustrate, alcune delle quali, piuttosto rare, avevano raggiunto un valore piuttosto alto. Sempre nell’ambito della promozione, i personaggi principali scesero alla Fiera di Milano da una mongolfiera. Dal punto di vista della cinematografia gli anni trenta sono quelli della formazione professionale, del tentativo di raggiungere gli standard europei ed americani, di sperimentare linguaggi nuovi e cercare di dare l’avvio ad uno star system autarchico. In questo periodo tuttavia non si può parlare di vera comunicazione di massa, in quanto la stratificazione sociale era radicata, sia da un punto di vista geografico che di status sociale, per cui alcuni meccanismi come ad esempio il flash-back, non erano comprensibili da tutti. I cinegiornali venivano per esempio realizzati con scorrimento più o meno veloce delle immagini a seconda del pubblico che ci si aspettava. Anche dal punto di vista dei generi, solo il pubblico colto era attratto dal genere drammatico, mentre le fasce sociali più basse preferivano il filone comico-sentimentale. Sempre negli anni trenta vedono la luce il festival del Cinema di Venezia e Cinecittà, dove si concentrerà gran parte della produzione cinematografica italiana. Il legame tra cinema e regime sarà inizialmente più di natura economica che propagandistica, equilibrio destinato a cambiare dopo la firma del patto d’acciaio con la Germania. V - IN GUERRA Con l’inizio della seconda guerra mondiale i media italiani vennero concretamente assoggettati al regime, anche se il pubblico aveva il suo ruolo consolidato negli anni precedenti e che doveva essere preso in considerazione. Propaganda e mercato non vanno comunque letti come elementi contrapposti, in quanto il fascismo teneva conto dei gusti del pubblico, incentivando ad esempio la produzione di film di cassetta. Il 2 ottobre del 1935, con l’adunata che dà inizio alla campagna d’Etiopia e con l’intervento armato nel suo complesso, il regime testa la sua capacità di mobilitazione nei confronti della popolazione. Una trasmissione tipica del ventennio fascista è Cronache dal Regime, il cui autore, Roberto Davanzati, era membro del Gran Consiglio del fascismo. Alternando notizie interne ed internazionali offriva una immagine efficace dell’italia fascista, contrapposta con la sua pacificità al caos del mondo esterno, atteggiamento che sarebbe cambiato in seguito dal bonario stupore all’aperto biasimo. La posizione delle cronache era molto critica nei confronti della politica della società delle nazioni e divenne via via più radicale, incitando ad esempio gli italiani a non mangiare

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carne, per non divenire deboli come gli inglesi. L’efficacia delle cronache era però in gran parte legata al loro autore e infatti diminuì notevolmente dopo la morte del giornalista. L'attenzione del regime era particolarmente alta nelle trasmissioni dei bambini, come il Giornale Radiofonico del Fanciullo, per educare una nuova generazione di patrioti. Anche le figurine erano permeate di simboli della gloria e della patria. L'africa in particolare veniva rappresentata come una terra da scoprire e da conquistare, come nei romanzi di Emilio Salgari. L'immaginario di adulti e ragazzi era pertanto permeato da erotismo ed esotismo che queste rappresentazioni evocavano. L'istituto Luce aveva contribuito alla campagna con una sede ad Asmara in Eritrea, per raccogliere materiale fotografico. Le immagini che arrivavano dall'Africa depuravano gli aspetti più sanguinosi della guerra ed esaltavano invece il ruolo degli italiani come civilizzatori di un popolo inferiore ed arretrato. Per poter utilizzare il cinema a scopo propagandistico nel 1935 veniva istituita la legge sul credito finanziario, per controllare le produzioni dal punto di vista economico, ove la selezione delle pellicole da sovvenzionare era subordinata a criteri di carattere etico. A questa forma di aiuto se ne affiancava un'altra gestita dalla Banca Nazionale del Lavoro che rispondeva a logiche più commerciali. Il Film Scipione l'Africano, pur esaltato dal partito e vincitore della mostra del cinema di Venezia, non venne accolto dal pubblico in maniera troppo favorevole, mostrando che il popolo si sottraeva alla logica propagandistica del regime che lo voleva simile ad una massa di scolari, tanto che il film venne proiettato nelle scuole chiedendo poi ai bambini di manifestare le proprie emozioni attraverso i disegni. Naturalmente questa capacità critica era direttamente influenzata dal bagaglio culturale ed era una ulteriore dimostrazione della frammentazione degli spettatori e delle differenze tra di loro. I produttori non sopportavano di buon grado le costrizioni nei contenuti imposte dal regime ed avrebbero più volentieri prodotto film commerciali e di intrattenimento, tanto che fu varata in seguito la legge Alfieri, detta anche la legge dei film brutti perchè incoraggiava la diffusione di film di facile accesso, quelli che servivano per ricrearsi dopo una giornata di lavoro e di fatiche, specialmente durante la guerra. Nel contempo un controllo sui contenuti veniva effettuato anche dalla moralizzatrice chiesa cattolica, che sceglieva accuratamente le pellicole da proiettare nei cinema parrocchiali. In questo contesto alcuni industriali riuscivano a produrre prodotti culturali sostanzialmente autonomi, come Rizzoli che con il fotoromanzo inventa un nuovo discorso narrativo, diretto soprattutto alle donne ed alle dattilografe in particolare, che con i loro tentativo di emancipazione erano una dimostrazione delle contraddizioni di un'Italia sospesa tra tradizione e progresso. Figure femminili emancipate erano anche prodotte dal cinema, ma finivano quasi sempre a soccombere nel matrimonio o a dover rinunciare all'amore. Dal punto di vista radiofonico la voglia di informazione conviveva con l'esigenza di evasione nelle canzonette ed anche il consenso ai programmi di informazione risultava un po' forzato dalla sostanziale mancanza di alternative.

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Quando in Spagna ci fu la guerra civile, tra il 1936 ed il 1939, la radio si mostrò come uno strumento capace di far arrivare notizie contrastanti con i dettami del regime, che pure aveva vietato l'ascolto delle radio straniere. Emblematico il caso del giovane Sandro Pertini, socialista, che da Nizza era riuscito a trasmettere messaggi contro il fascismo, con una piccola trasmittente che si era costruito da solo. A parte altri precedenti casi sporadici, fu proprio durante la guerra spagnola che il muro della censura si incrinò, dando spazio alla formazione di una coscienza antifascista. Per far pensare al popolo che l'antifascismo in Italia fosse strutturato, venne creata Radio Milano, che in realtà trasmetteva dalla Spagna. Un trucco simile al contrario venne usato dal regime per creare in Italia una radio che si pensava trasmettesse dalla Spagna per creare confusione, anche se il trucco fu di breve durata. Il 1938 è l'anno della visita di Hitler in Italia, che verrà proposto dall'Istituto Luce come un vero e proprio evento mediatico, ma sarà anche l'anno in cui le restrizioni del fascismo si faranno più decise. In aperta contraddizione, sarà l'anno in cui sarà approvata la legge Alfieri. In questi anni la cinematografia italiana produsse molti film, anche a causa della chiusura ai prodotti di importazione. Il 1938 è anche l'anno delle leggi razziali, per cui la chiusura culturale del regime trovò spazio e tristi effetti anche nella letteratura. Nei fumetti le restrizioni imposero un ritorno della preminenza del testo sulle immagini, tornando quindi ad una funzione essenzialmente pedagogica. Nella musica il jazz rimase chiuso fuori perchè rappresentava una società composta da gangster e da donne di facili costumi. La censura del regime criticava la musica leggera, ma il pubblico invece continuava ad amarla, mostrando quelle tensioni latenti che porteranno poi alla nascita di una vera cultura antifascista. Anche il cinema leggero non era in totale contrasto con il regime, in quanto risultava funzionale a distrarre il popolo dalle problematiche della vita quotidiana. Con l'avvicinarsi della guerra i mezzi di comunicazione di massa, dopo la Spagna, non riescono ad assolvere pienamente la propria funzione di propaganda in quanto cominciano ad essere guardati con sospetto dal popolo. Negli Stati Uniti i media vennero usati a scopo propagandistico con un certo ritardo, prevalse infatti l'aspetto legato all'intrattenimento. La propaganda sarà poi incentrata non sulla visione del nemico e sulla sua colpevolizzazione, ma piuttosto sulla difesa delle libertà e dei valori. Per quanto concerne la Gran Bretagna, l'uso dei mezzi di comunicazione durante il secondo conflitto fu basato sulla consolidata tendenza dei media inglesi a riportare la verità dei fatti e a distinguere le informazioni dai commenti, tanto che radio Londra sarà l'emittente più ascoltata durante la durata del conflitto. La BBC tentava addirittura di organizzare l'ascolto clandestino con consigli pratici su come costruire gli apparecchi. La radio viene usata di Hitler in modo furbo, per diffondere condizioni generose per la Polonia e nel contempo notizie di un falso attacco polacco ad una stazione radiofonica tedesca. La seconda guerra mondiale è quindi combattuta anche attraverso i media. Utilizzati sia per informare che per screditare. Con la “Guerra dei mondi” di Orson Welles (radiodramma del 1938, Halloween) gli ascoltatori avevano imparato ad accettare il concetto, incredibile, che la radio non diceva necessariamente la verità. La radio veniva anche usata per screditare il nemico. William Joyce, americano naturalizzato

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inglese, trasmetteva dalla Germania criticando in maniera comica ed accattivante la cultura inglese, soprannome Lord Haw Haw. Si parlava quindi male del nemico, ma lo si faceva in maniera accattivante e leggera, anche se via via sempre più incisiva. Mentre la radio italiana perdeva progressivamente credibilità, quella inglese veniva considerata molto più affidabile in quanto evitava esagerazioni e ammetteva anche le perdite e le sconfitte riportate dal proprio esercito. In Italia quindi la perdita di credibilità della radio sul fronte delle notizie dava sempre maggiore importanza agli aspetti legati all’intrattenimento. I commenti alle cronache di guerra erano infatti troppo retorici ed ottimisti e non trovavano riscontro nel reale stato d’animo della popolazione, né con gli esiti della guerra che divenivano sempre meno eroici. Sempre più spesso inoltre dissidenti disturbatori radiofonici si inserivano nelle trasmissioni del regime. In tempo di guerra, nonostante le ristrettezze economiche, l’acquisto di apparecchi radiofonici aumentava, sia per mancanza di altre forme di intrattenimento che per sete di informazione. Anche il cinema aveva difficoltà a raccontare la verità della guerra, sia perché questa non rispondeva a canoni estetici, sia perché il management politico italiano non voleva portare al popolo la crudezza delle immagini. I documentari dell’istituto Luce erano quindi molto affidati all’aeronautica, in quanto la guerra vista dall’alto era più impersonale e sembrava meno brutta. Furono gli Stati Uniti quelli che meglio riuscirono a raccontare la guerra, attraverso un imponente numero di operatori che lavoravano direttamente dal fronte ed una consistente produzione cinematografica. Nonostante la sostanziale inadeguatezza della produzione cinematografica italiana durante la guerra, il realismo fascista pose le basi per il neorealismo del dopoguerra, con autori come Roberto Rossellini che, al realismo della messa in scena e all’uso di attori non professionisti univa una pietas che caratterizzò i suoi lavori, nonostante, per sua stessa ammissione, la verità che raccontava fosse insopportabile a quelli da cui dipendeva, fino ad arrivare a “Roma città aperta”. La ricerca del vero aveva toccato anche le altre arti, la letteratura con gli indifferenti di Moravia e alla protesta sociale che traspariva dalle opere di Guttuso. Il film “Ossessione” di Luchino Visconti disturbò sia il partito che la popolazione, che ne chiese la censura in quanto troppo velenoso. La radio fu il mezzo dal quale gli italiani seppero delle dimissioni di Mussolini, anche se dopo silenzi e tempo e a fronte della realtà che lo vedeva già agli arresti. Anche la notizia dell’armistizio venne data in maniera incerta ed in ritardo rispetto agli Usa, generando dubbi ed incertezze nella popolazione. A creare confusione fu poi la totale assenza di informazioni successive, mentre il popolo aveva bisogno di indicazioni. Solo dopo giorni Mussolini riprese a trasmettere da Radio Monaco, ma le interferenze della trasmissione rendevano la sua voce quasi irreale. VI - IL FASCISMO PRIMA DELLA REPUBBLICA Con l'8 settembre 1943 si aprirà un periodo complesso della storia italiana, fino al 1946, che avrà importanti ripercussioni anche per i media. Durante i 45 giorni del governo Badoglio vengono soppresse le testate fasciste, ma non ne nascono di nuove. Le limitazioni diventano ancora più nette di quanto non fosse avvenuto durante il regime. Mentre la radio della repubblica sociale risultava sempre meno credibile, gli speaker che trasmettevano dai territori liberati erano sempre

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nel dubbio di non essere ascoltati e spesso costretti a lavorare dietro pseudonimo per proteggere le proprie famiglie che si trovavano ancora nei luoghi occupati. La prima radio a trasmettere dai territori liberati fu radio Palermo, la cui programmazione era divisa in due parti, la prima per i soldati anglo-americani e la seconda per gli italiani. Significativa anche radio bari, che era nata per iniziativa di un gruppo di intellettuali antifascisti che avevano occupato la sede dell'Eiar. Il gruppo fu ben presto assoggettato al controllo intellettuale degli alleati, dietro la scusa di garantire la libertà di espressione. Radio Bari entrò in aperto conflitto con il management in occasione del primo congresso del Cnl nell'Italia del sud, poiché si cercò di evitare la messa in onda, poi fatta da radio Londra. Nonostante le difficoltà radio Bari riusciva comunque a rappresentare le varie parti politiche esistenti nel paese. Le radio dei territori liberati danno grande spazio alla musica e all'intrattenimento, mentre la propaganda della repubblica sociale diviene via via sempre meno incisiva. Ci sarà da parte della RSI una riscoperta dei manifesti e delle cartoline! per cui la comunicazione sarà più legata alle immagini che alle parole. Immagini legate alla morte, come se i defunti esortassero i vivi a difendere il regime, nonché alla bestializzazione del nemico, tendenza all'uso dello stereotipo a cui nemmeno gli alleati seppero sottrarsi. Per quanto riguarda il cinema, nel 1945 al teatro Quirino veniva proiettato “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. L'impatto emotivo sul pubblico fu ovviamente molto forte, non si parlava di una storia di fantasia in cui il pubblico si doveva proiettare, ma di rivivere sullo schermo un'esperienza che ciascuno conosceva e ricordava ancora bene. Il neorealismo del dopoguerra non vuole quindi che la gente dimentichi quello che è successo, ma che al contrario ne faccia parte essenziale di ciò che succede ora. Il dopoguerra è però anche il periodo della grande diffusione dei prodotti cinematografici americani. Nella radiofonia la nuova libertà di espressione venne accolta con grande entusiasmo, ma nonostante gli sforzi compiuti dagli americani, che cercavano di consolidare in Italia un modello di libera circolazione di idee completamente affrancato da condizionamenti politici, la radio italiana non riuscì ad essere mai totalmente imparziale. La radio ufficiale mantenne in vigore una convenzione stipulata nel ventennio fascista, aspettando la naturale scadenza, ma nonostante la miopia del governo il rapporto degli ascoltatori con il mezzo era cambiato. La grande abbondanza di emittenti disponibili durante la guerra li aveva resi più selettivi, tanto che nacquero diverse radio che si sottraevano alla convenzione RAI-Stato e che venivano chiamate clandestine.

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