Legge di DEPENALIZZAZIONE 689-1981 Commentata, Appunti di Diritto Amministrativo. Università di Salerno
revolver-85
revolver-8531 marzo 2012

Legge di DEPENALIZZAZIONE 689-1981 Commentata, Appunti di Diritto Amministrativo. Università di Salerno

PDF (382 KB)
49 pagine
50Numero di download
1000+Numero di visite
100%su 13 votiNumero di voti
2Numero di commenti
Descrizione
legge di depenalizzazione 689-1981 illeciti amministrativi
40punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 49
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 49 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 49 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 49 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 49 totali
Scarica il documento

Principio di legalità (art. 1)

nessuno può essere assoggettato a sanzioni

amm.ve se non in forza di una legge che sia entrata in vigore

prima della commissione della

violazione

L’illecito e la sanzione non possono dunque essere introdotti da norme secondarie.

Sono ammissibili solo norme secondarie

integratrici

Il principio dell’art. 1 ha il rango di

principio generale dell’ordinamento

L’illegittimità per violazione dell’art. 1 è

rilevabile d’ufficio

La regola tempus regit actum

Principio della capacità d’intendere

e volere (art.2): Non può essere

assoggettato a sanzione amministrativa chi, al

momento in cui ha commesso il fatto, non

aveva compiuto i diciotto anni o non aveva,

la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di incapacità non

derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato

La legge 689/81

La legge 689/91 enuncia i suoi principi generali negli artt. da 1 a 9 . In larga

parte, si tratta di principi di chiara derivazione penalistica e civilistica1:

1.principio di legalità( art.1): nessuno può essere assoggettato a sanzioni

amm.ve se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della

commissione della violazione. Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si

applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati .

Ciò impedisce che l’illecito amministrativo e la relativa sanzione siano

introdotti direttamente da fonti secondarie (Cass.Civ.,sentenza nr. 9584 del 26-

04-2006) 2. Sono ammissibili solo norme secondarie integrative del precetto

contenuto nella norma primaria.E’ comunque inibito alle fonti primarie di

demandare a quelle secondarie la determinazione della sanzione (Cass. civ., sez.

I, 18 gennaio 2005, n. 936).

Alla disposizione dettata dall’art. 1 della legge 689/81 va riconosciuto il rango

di “principio generale dell’ordinamento”, il che comporta l’estensione delle

riserva di legge anche alle sanzioni previste da leggi regionali (Cass. civ., sez. I,

27 gennaio 2005, n. 01696).

L'illegittimità di un provvedimento opposto per violazione del principio di

legalità di cui all'articolo 1 della medesima legge n. 689 del 1981, è rilevabile

d’ufficio (Cass. civ., sez. II, 25 giugno 2008, n. 17403).

Inoltre, l’adozione dei principi di irretroattività, di legalità, e di divieto di

applicazione dell'analogia, comporta l'assoggettamento della condotta

considerata alla legge del tempo del suo verificarsi, con conseguente

inapplicabilità della disciplina posteriore, anche se eventualmente più

favorevole (Cass. civ., sez. II, 28 gennaio 2008 n. 1789, Cass. civ., sez. II, 15

ottobre 2007 n. 21584, Cass. civ., sez. I, 27 giugno 2006 n. 14828, Cass. civ., sez.

lav., 26 settembre 2005 n. 18761, Cass. civ., sez. I, 12 gennaio 2005 n. 00414)

2.principio della capacità d’intendere e volere (art.2): Non può essere

assoggettato a sanzione amministrativa chi, al momento in cui ha commesso il

fatto, non aveva compiuto i diciotto anni o non aveva, in base ai criteri indicati

nel codice penale, la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di

Della violazione risponde chi era tenuto alla

sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto

impedire il fatto

Principio della responsabilità per

dolo o colpa(art. 3): Nelle violazioni cui è

applicabile una sanzione

amministrativa ciascuno è

responsabile della propria azione od

omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa

Non è punibile il tentativo di illecito

amm.vo

L'esimente della buona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto,

assume rilievo solo in presenza di elementi

positivi idonei ad ingenerare, nell'autore

della violazione, il convincimento della

liceità del suo operato, purché tale errore sia

incolpevole ed inevitabile

Non è mai incolpevole l’incertezza del dato

normativo

Tuttavia, il principio generale di cui all'art. 3 della L. n. 689/81 va coordinato con l’altro,

di tipicità

incapacità non derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato.Della

violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che

provi di non aver potuto impedire il fatto3 (a differenza della responsabilità

penale, dunque, gli infradiciottenni non sono mai assoggettabili a sanzione

amministrativa, mentre per l’art. 98 del c.p. la responsabilità dei minori di età

compresa tra 14 e 18 anni va accertata caso per caso).

3.principio della responsabilità per dolo o colpa(art. 3):Nelle violazioni cui è

applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è responsabile della propria

azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa.

Nel caso in cui la violazione è commessa per errore sul fatto, l'agente non è

responsabile quando l'errore non è determinato da sua colpa. E’ pertanto

indifferente, come nelle contravvenzioni, che la condotta sia dolosa o colposa,

ma è necessaria almeno la colpa. In materia di errore,poi, è previsto (art.3 comma

2°) che l’errore sul fatto esclude la responsabilità dell’agente quando non sia

colposo (l’errore sul precetto è invece irrilevante)4

Non è punibile il tentativo di illecito amministrativo, poiché non vi è nella legge

24 novembre 1981, n. 689, una disposizione analoga all'art. 56 c.p ( cfr. Cass.

civ., sez. I, 16 febbraio 2005, n. 3125) Il principio posto dall'art. 3 della legge n. 689

del 1981 postula pertanto una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico

di colui che lo abbia commesso.

L'esimente dellabuona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto,assume

rilievo solo in presenza di elementi positivi idonei ad ingenerare, nell'autore

della violazione, il convincimento della liceità del suo operato, purché tale

errore sia incolpevole ed inevitabile, siccome determinato da un elemento

positivo, idoneo ad indurlo in errore ed estraneo alla sua condotta, non

ovviabile con ordinaria diligenza o prudenza (Cass. civ., sez. I, 12 maggio 2006,

n. 11012)5 Ad esempio, non è mai ritenuta incolpevole l’asserita incertezza del

dettato normativo, trattandosi di condizione sempre superabile, anche

mediante una richiesta di informazioni alla P.A. (Cass. civ., sez. II, 11 ottobre

2006, n. 21779)6

Tuttavia, il principiogenerale di cui all'art. 3 della L. n. 689/81va coordinato

con l’altro, anch'esso fondamentale, di tipicità, con la conseguenza che se la

fattispecie prevista dalla norma sanzionatrice configura un'azione od omissione

principio delle cause di giustificazione (art.4):

non risponde delle violazioni

amministrative chi ha commesso il fatto

nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di

una facoltà legittima ovvero in stato di

necessità o di legittima difesa.

principio del concorso di persone

(art.5 e art.110 c.p.) quando più persone concorrono in una

violazione amministrativa, ciascuna di esse

soggiace alla sanzione per questa disposta,

salvo che sia diversamente stabilito

dalla legge

Il contributo concorsuale assume rilevanza non solo

quando abbia efficacia causale ma anche quando assuma la

forma di un contributo agevolatore

Principio della solidarietà (art.6):

il proprietario della cosa che servì o fu destinata a commettere la violazione

o, in sua vece, l'usufruttuario o, se

trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto

personale di godimento, è obbligato in solido con l'autore della violazione se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la

sua volontà

che implichi necessariamente l'intenzionalità lesiva, nella quale si sostanzia il

dolo, risulta inapplicabile la regola dettata dalla predetta disposizione (Cass.

civ., sez. II, 19 gennaio 2006, n. 981);

4.principio delle cause di giustificazione (art.4):nonrisponde delle violazioni

amministrative chi ha commesso il fatto nell'adempimento di un dovere o

nell'esercizio di una facoltà legittima7 ovvero in stato di necessità8 o di legittima

difesa.

Se la violazione è commessa per ordine dell'autorità, della stessa risponde il

pubblico ufficiale che ha dato l'ordine (a differenza del c.p., non sono quindi

menzionate, tra le esimenti,l’uso legittimo delle armi ed il consenso dell’avente

diritto)

5.principio del concorso di persone (art.5 e artt.110 e ss. c.p.): Quando più

persone concorrono in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace

alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente stabilito dalla

legge 9.

L’art. 5 recepisce i principi fissati in materia dal c.p., rendendo così applicabile la

pena pecuniaria non soltanto all'autore o ai coautori dell'infrazione, ma anche a

coloro che abbiano comunque dato un contributo causale, pure se

esclusivamente sul piano psichico. (Cass. civ., sez. I, 22 settembre 2006, n. 20696)

Secondo, poi, Cass. civ., sez. I, 13 luglio 2006, n. 15929, ai fini della configurabilità

della fattispecie del concorso di persone nell'illecito amministrativo, a norma

dell'art. 5 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il contributo concorsuale assume

rilevanza non solo quando abbia efficacia causale, ponendosi come condizione

indefettibile della violazione, ma anche quando assuma la forma di un

contributo agevolatore, e cioè quando l'illecito, senza la condotta di agevolazione,

sarebbe egualmente commesso, ma con maggiori incertezze di riuscita o difficoltà

6.principio della solidarietà (art.6):il proprietario della cosa che servì o fu

destinata a commettere la violazione10 o, in sua vece, l'usufruttuario o, se

trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento11., è

obbligato in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma da

questo dovuta se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la sua volontà.

Se la violazione è commessa da persona capace di

intendere e di volere ma soggetta all'altrui autorità, direzione o vigilanza, la

persona rivestita dell'autorità o incaricata della direzione o della vigilanza è obbligata in solido con l'autore della

violazione

Se la violazione è commessa dal rappresentante o dal

dipendente di una persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o,

comunque, di un imprenditore, nell'esercizio

delle proprie funzioni o incombenze la persona

giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in

solido con l'autore della violazione

Il vincolo intercorrente tra l'autore materiale della

violazione e il responsabile solidale assume rilevanza

nel solo caso in cui l'Amministrazione se ne

avvalga in concreto e non quando la contestazione

risulti mossa nei confronti del solo autore materiale

A quest'ultimo, pertanto, non è riconosciuto alcun

interesse a rappresentare, in sede di opposizione

all'ordinanza ingiunzione, la mancata contestazione (anche) al co-obbligato

solidale

Legittimato passivo nel giudizio di opposizione è

esclusivamente il destinatario dell'ingiunzione

E’ privo, poi, di legittimazione a proporre opposizione all'ordinanza-

ingiunzione il conducente di un veicolo, se la sanzione è

stata emessa soltanto a carico del suo proprietario, responsabile in solido della

violazione

Se la violazione è commessa da persona capace di intendere e di volere ma

soggetta all'altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita

dell'autorità o incaricata della direzione o della vigilanza è obbligata in solido

con l'autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta, salvo

che provi di non aver potuto impedire il fatto. 12

Se la violazione è commessa dal rappresentante o dal dipendente di una

persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o, comunque, di un

imprenditore, nell'esercizio delle proprie funzioni o incombenze13, la persona

giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in solido con l'autore della

violazione al pagamento della somma da questo dovuta. 14

Nei casi previsti dai commi precedenti chi ha pagato ha diritto di regresso per

l'intero nei confronti dell'autore della violazione.

Va ricordato, in proposito, che secondo la Cassazione l'istituto della

«solidarietà» va rigorosamente circoscritto e delimitato, non tollerando la sua

disciplina interpretazioni che, estendendo l'ambito della fattispecie, comportino il

mancato rispetto del principio della «riserva di legge» fissato nell'art. 1 della L. n.

689/81, ( Cass. civ. 8 agosto 2003, n. 11954) e che inoltre il vincolo intercorrente

tra l'autore materiale della violazione e il responsabile solidale assume

rilevanza nel solo caso in cui l'Amministrazione se ne avvalga in concreto

(comminando la sanzione anche al corresponsabile in solido) e non quando la

contestazione risulti mossa nei confronti del solo autore materiale. A

quest'ultimo, pertanto, non è riconosciuto alcun interesse a rappresentare, in

sede di opposizione all'ordinanza ingiunzione, la mancata contestazione (anche)

al co-obbligato solidale.(Cass. civ., sez. II, 27 luglio 2007, n. 16661); a sua volta,

qualora nei confronti dell’obbligato solidale non sia stato, in concreto, emesso alcun

provvedimento, tale soggetto non è legittimato a proporre l'opposizione. (Cass. civ.,

sez. II, 28 febbraio 2006, n. 4506 e Cass. civ., sez. I, 3 ottobre 2005, n. 19284)

Principio ribadito daCass. civ., sez. lav., 19 giugno 2006, n. 14098, secondo la

quale legittimato passivo nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione

emanata ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689, è - anche in caso di

eventuale responsabilità sanzionatoria con vincolo di solidarietà - esclusivamente il

destinatario dell'ingiunzione al quale viene addebitata la violazione

amministrativa.

E’ privo, poi, di legittimazione a proporre opposizione all'ordinanza-

La legittimazione all'opposizione

all'ordinanza-ingiunzione deriva non dall'interesse di

fatto che il soggetto può avere (ad esempio, per

scongiurare l’esercizio di una eventuale azione di

regresso), ma dall'interesse giuridico alla rimozione di

un provvedimento del quale esso sia diretto destinatario

Qualora più soggetti siano, a norma dell'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689,

obbligati in solido alla corresponsione della somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria, ciascuno di essi

ha il diritto di essere ammesso al pagamento

nella misura ridotta e tale pagamento, se tempestivo, produce effetto liberatorio in favore di tutti gli sltri

coobbligati

La parte cui sia stata notificata l'ordinanza- ingiunzione non può giovarsi, ai fini della

opposizione, del termine ancora pendente nei confronti dell'altro

coobbligato

principio della intrasmissibilità

dell’obbligazione (art.7): in caso di morte del

trasgressore,l’obbligazione di pagare la somma dovuta non si trasmette agli eredi.

ingiunzione il conducente di un veicolo, se la sanzione è stata emessa soltanto a

carico del suo proprietario, responsabile in solido della violazione, trovando, in

questo caso, la legittimazione a ricorrere fondamento nell'esistenza di un interesse

giuridicoalla rimozione di un atto del quale il ricorrente sia destinatario, mentre il

fatto di essere esposto ad una eventuale azione di regresso integra un semplice

interesse di fatto. (Cass. civ., sez. I, 19 settembre 2005, n. 18474 , Cass. civ. 20

agosto 2003, n. 12240; Cass. civ. 30 giugno 1997, n. 5833 e Cass. civ. 11 giugno

1993, n. 6549) Ciò in quanto la legittimazione all'opposizione all'ordinanza-

ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa deriva non dall'interesse di

fatto che il soggetto può avere alla rimozione del provvedimento (ad esempio,

per scongiurare l’esercizio di una eventuale azione di regresso), ma

dall'interesse giuridicoalla rimozione di un provvedimento del quale esso sia

diretto destinatario Nondimeno, qualora sia prevista, solidalmente e

distintamente, la responsabilità dell'illecito sia in capo all'autore dello stesso

che al responsabile in solido, l'eventuale invalidità della contestazione della

violazione al primo non determina, per ciò solo, l'invalidità della contestazione

al secondoe, perciò, il conseguente annullamento, ove non siano addotti ulteriori

fondati motivi, della sanzione amministrativa irrogata nei riguardi del proprietario

responsabile solidale. (Cass. civ., sez. II, 12 agosto 2005, n. 16908)

Qualora più soggetti siano, a norma dell'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n.

689, obbligati in solido alla corresponsione della somma dovuta a titolo di

sanzione pecuniaria, ciascuno di essi ha il diritto di essere ammesso al

pagamento nella misura ridotta prevista dall'art. 16 della stessa legge, entro il

termine stabilito dalla predetta norma e tale pagamento, se tempestivo, produce

l'effetto liberatorio dalla obbligazione solidale anche in favore di tutti i

coobbligati (Cass. civ. 26 giugno 2001, n. 8696)

Ma la parte cui sia stata notificata l'ordinanza-ingiunzione non può giovarsi, ai

fini della opposizione, del termine ancora pendente nei confronti dell'altro

coobbligato (Cass. civ., sez. I, 14 aprile 2006, n. 8881);

7.principio della intrasmissibilità dell’obbligazione (art.7): in caso di morte del

trasgressore,l’obbligazione di pagare la somma dovuta non si trasmette agli

eredi.Inoltre,dall'estinzione dell'obbligazione dell'autore materiale

dell'infrazione deriva l'esclusione anche dell'obbligazione a carico

Il disposto dell'art. 7 della legge 689 del 1981, così come quello dell'ultimo

comma dell'art. 6 sul diritto di regresso è espressione

del principio della personalità della sanzione

amministrativa

Principio del concorso formale di illeciti

(art.8 e artt.81 e ss. c.p.): salvo che sia diversamente

stabilito dalla legge, chi con un'azione od omissione

viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni

amministrative o commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla

sanzione prevista per la violazione più grave,

aumentata sino al triplo (cunulo giuridico)

Alla stessa sanzione soggiace anche chi con più

azioni od omissioni, esecutive di un medesimo

disegno commette, anche in tempi diversi, più violazioni

della stessa o di diverse norme di legge

in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie.

Invece,non essendo prevista alcuna norma per il

concorso materiale (che si ha quando vengono

commesse più infrazioni con più azioni o omissioni) deve dedursi che esso sia soggetto al cd. cumulo

materiale, con applicazione della sanzione prevista per ogni violazione commessa

dell'obbligato solidale (Cass. civ., sez. lav., 3 novembre 2008, n. 26387)

Mentre, infatti, le sanzioni civili sono sanzioni aggiuntive, destinate a risarcire il

danno ed a rafforzare l'obbligazione con funzione di deterrente per scoraggiare

l'inadempimento, le sanzioni amministrative (di cui alla legge n. 689 del 1981) e

quelle tributarie (di cui alla legge n. 472 del 1997) hanno un carattere afflittivo.

A tale scelta si ricollega il regime applicabile, anche con riferimento alla

trasmissibilità agli eredi, prevista solo per le sanzioni civili, quale principio

generale in materia di obbligazioni, e non per le altre (Cass. civ., sez. lav., 6

giugno 2008, n. 15067 e Cass. civ., sez. V, 28 maggio 2008, n. 13894)

Il disposto dell'art. 7 della legge 689 del 1981 (così comequello dell'ultimo

comma dell'art. 6 , secondo cui l'obbligato solidale che ha pagato «ha diritto di

regresso per l'intero nei confronti dell'autore della violazione») è espressione del

principio della personalità della sanzione amministrativa. (Cass. civ., sez. lav.,

21 gennaio 2008, n. 1193 e Cass. civ., sez. II, 13 marzo 2007, n. 5880).

8. principio del concorso formale di illeciti (art.8 e artt.81 e ss. c.p.): salvo che

sia diversamente stabilito dalla legge,chi con un'azione od omissione viola

diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative o commette più

violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la

violazione più grave, aumentata sino al triplo (concorso formale,cumulo

giuridico15).

Alla stessa sanzione prevista dal precedente comma soggiace anche chi con più

azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno posto in essere in

violazione di norme che stabiliscono sanzioni amministrative, commette, anche in

tempi diversi, più violazioni della stessa o di diverse norme di legge in materia

di previdenza ed assistenza obbligatorie.

Invece,non essendo prevista alcuna norma per il concorso materiale (che si ha

quando vengono commesse più infrazioni con più azioni o omissioni) deve dedursi

che esso sia soggetto al cd. cumulo materiale, con applicazione della sanzione

prevista per ogni violazione commessa (cumulo materiale).

Sul punto la giurisprudenza ha chiarito che non è possibile invocare in via

analogica, nei casi di cumulo materiale, la norma di cui all’art. 81 c.p. in tema

di continuazione tra reati, sia perché l’art. 8 della legge 689/81 prevede

espressamente tale possibilità soltanto per le violazioni in materia diprevidenza ed

Principio di specialità (art.9 e art.15 c.p.):

quando uno stesso fatto è punito da una disposizione

penale e da una disposizione che prevede una sanzione

amministrativa,si applica la disposizione speciale (normalmente quella

amministrativa)

Tuttavia quando uno stesso fatto è punito da una

disposizione penale e da una disposizione regionalesi

applica in ogni caso la disposizione penale

Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e

successive modificazioni ed integrazioni, si applicano soltanto le disposizioni

penali,anche quando i fatti stessi sono puniti con

sanzioni amministrative previste da disposizioni

speciali

assistenza , sia perché la differenza morfologica tra reato penale ed illecito

amministrativo non consente che le norme di favore previste in materia penale

vengano estese alla materia degli illeciti amministrativi (Cass. civ., sez. lav., 21

maggio 2008, n. 12974, Cass. civ., sez. II, 21 maggio 2008, n. 12844, Cass. civ.,

sez. lav., 3 agosto 2007, n. 17073, Cass. civ., sez. I, 11 giugno 2007, n. 13672, Cass.

civ., sez. II, 7 marzo 2007, n. 5204, Cass. civ., sez. II, 25 gennaio 2006, n. 1417,

Cass. civ., sez. I, 16 dicembre 2005, n. 27799 , Cass. civ. 28 dicembre 2004, n.

24060, Cass. civ. 5 novembre 2003, n. 16620, Cass. civ., sez. I, 25 marzo 2005, n.

6519 ; v. anche Cass. civ. 7 aprile 1999, n. 3343 e Cass. civ. 1 agosto 1997 n. 7160)

Spetta al giudice di merito valutare se, in presenza di piú violazioni di disposizioni

che prevedono sanzioni amministrative, ricorrano, in concreto, gli estremi del

«concorso formale» di illeciti amministrativi ovvero della «continuazione» tra gli

stessi, ai sensi, rispettivamente, del primo e del secondo comma dell'art. 8 della

legge 24 novembre 1981, n. 689.(Cass. civ., sez. lav., 8 marzo 2005, n. 04970 )

9.principio di specialità (art.9 e art.15 c.p.):quando uno stesso fatto è punito da

una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione

amministrativa, ovvero da una pluralità di disposizioni che prevedono sanzioni

amministrative (concorso apparente di norme), si applica la disposizione speciale

(ossia, normalmente quella amministrativa16).

Tuttavia quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una

disposizione regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano che

preveda una sanzione amministrativa, si applica in ogni caso la disposizione

penale, salvo che quest'ultima sia applicabile solo in mancanza di altre disposizioni

penali.

Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e

successive modificazioni ed integrazioni, si applicano soltanto le disposizioni

penali, anche quando i fatti stessi sono puniti con sanzioni amministrative

previste da disposizioni speciali in materia di produzione, commercio e igiene

degli alimenti e delle bevande

Il rapporto di specialità è una relazione tra due norme giuridiche che sussiste se

una di esse (la norma speciale) ha una sfera di applicazione più limitata

dell’altra (la norma generale), perché rispetto a quest’ultima presenta degli

elementi specializzanti.17

Deve escludersi che due norme sanzionanti un

medesimo fatto si trovino fra loro in rapporto di

specialità quando sia diversa l'obiettività giuridica degli interessi da esse protetti

Principio della reiterazione delle

violazioni (art.8 bis):

ricorre la reiterazione quando, nei 5 anni

successivi alla commissione di una violazione amm.va,

accertata con provvedimento esecutivo (quindi, esclusi i casi di

pagamento in misura ridotta), lo stesso soggetto

commette un’ulteriore violazione della stessa

indole.La reiterazione è il

presupposto, a volte, dell’applicazione di sanzioni

amm.ve accessorie altre dell’aggravamento della

sanzione amm.va.

Art.10 La sanzione amministrativa

pecuniaria consiste nel pagamento di una somma non inferiore a euro 10 e

non superiore a euro 15.000. salvo si tratti di sanzione

proporzionale nel qual caso non esiste limite massimo.

Art.12 Le disposizioni della legge 689 non si applicano alle violazioni disciplinari.

Art. 11: Nel determinare il quantum dovuto, l’autorità che irroga la sanzione deve tener conto

-della gravità della violazione;

-dell’opera svolta dall’agente per

l’eliminazione o attenuazione delle

conseguenze dannose; -della personalità del

trasgressore

Il giudice ha la facoltà di rideterminare ed anche

ridurre l'ammontare della sanzione, ma pur sempre entro i limiti minimo e

massimo previsti dalla legge

In generale, deve escludersi che due norme sanzionanti un medesimo fatto si

trovino fra loro in rapporto di specialità quando sia diversa l'obiettività

giuridica degli interessi da esse protetti. (Cass. civ., sez. I, 8 marzo 2005, n. 5047)

10.principio della reiterazione delle violazioni (art.8 bis,introdotto dall’art.94 del

d.lgs.507/99): ricorre la reiterazione quando, nei 5 anni successivi alla

commissione di una violazione amm.va, accertata con provvedimento esecutivo

(quindi, esclusi i casi di pagamento in misura ridotta), lo stesso soggetto

commette un’ulteriore violazione della stessa indole. La reiterazione è il

presupposto, a volte, dell’applicazione di sanzioni amm.ve accessorie ( es.

chiusura dello stabilimento o dell’esercizio), altre dell’aggravamento della

sanzione amm.va.Si considerano della stessa indole le violazioni della

medesima disposizione (reiterazione specifica)e le violazioni di disposizioni

diverse che, ,per la natura dei fatti che le costituiscono o per le modalità della

condotta, presentano una sostanziale omogeneità o caratteri fondamentali

comuni.

La sanzione amministrativa pecuniaria consiste nel pagamento di una somma

non inferiore a euro 10 e non superiore a euro 15.000. salvo si tratti di sanzione

proporzionale (comminata, cioè, con riferimento all’entità della violazione), nel

qual caso non esiste limite massimo. In ogni caso,però, il limite massimo di una

sanzione amm.va non può, per ciascuna violazione,superare il decuplo del minimo.

(art. 10, come novellato dalla legge 15 luglio 2009 nr. 94) Le disposizioni della

legge 689 non si applicano alle violazioni disciplinari. (art. 12)

Nel determinare il quantum dovuto, l’autorità che irroga la sanzione deve tener

conto (art. 11):

-della gravità della violazione;

-dell’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle

conseguenze dannose della violazione (ravvedimento dopo il fatto);

-della personalità del trasgressore.

Il giudice, ai sensi dell'art. 23, undicesimo comma, della legge n. 689 del 1981, ha

la facoltà di rideterminare ed anche ridurre l'ammontare della sanzione, ma

pur sempre entro il limite minimo e quello massimo previsti dalla legge, non

Il procedimento per l’applicazione della

sanzione amministrativa è disciplinato dagli artt. da 13 a 31 della legge

L’iter procedurale si svolge essenzialmente attraverso le

seguenti fasi: -accertamento;

-contestazione e notificazione;

-PMR; -rapporto;

-eventuali memorie e scritti difensivi;

-ordinanza-ingiunzione; -opposizione.

Gli organi addetti al controllo possono, per l'accertamento delle

violazioni di rispettiva competenza, assumere

informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora,

a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad

ogni altra operazione tecnica.

Possono altresì procedere al sequestro cautelare delle

cose che possono formare oggetto di confisca

amministrativa

È sempre disposto il sequestro del veicolo a

motore o del natante posto in circolazione senza

assicurazione obbligatoria e senza documento di

circolazione

esistendo una norma analoga a quella dettata dall'art. 133 bis c.p., che

autorizza il giudice, entro certi limiti e in determinati casi, a scendere al di sotto

del minimo edittale, e non essendo possibile neppure una interpretazione analogica

di essa, trattandosi di norma eccezionale ( Cass. civ., sez. I, 9 novembre 2006, n.

23930)

Il procedimento per l’applicazione della sanzione amministrativa è disciplinato

dagli artt. da 13 a 31 della legge. Le disposizioni della legge 689/91 si applicano,

salvo che non sia diversamente stabilito, per tutte le violazioni per le quali è prevista

la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro. Non si

applicano, come già detto, alle violazioni disciplinari (art. 12)18.

L’iter procedurale si svolge essenzialmente attraverso le seguenti fasi:

-accertamento;

-contestazione e notificazione;

-pagamento in misura ridotta;

-rapporto;

-eventuali memorie e scritti difensivi;

-ordinanza-ingiunzione;

-opposizione.

L’accertamento(art.13)

Gli organi addetti al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui

violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di

denaro possono, per l'accertamento delle violazioni di rispettiva competenza,

assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla

privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra

operazione tecnica.

Possono altresì procedere al sequestro cautelare delle cose che possono formare

oggetto di confisca amministrativa19, nei modi e con i limiti con cui il codice di

procedura penale consente il sequestro alla polizia giudiziaria

È sempre disposto il sequestro del veicolo a motore o del natante posto in

circolazione senza essere coperto dall'assicurazione obbligatoriae del veicolo

posto in circolazione senza che per lo stesso sia stato rilasciato il documento di

Nell’attività di accertamento, gli agenti

accertatori possono accedere in qualunque ora nei locali

destinati all’esercizio di attività soggette ad

autorizzazioni di polizia,al fine di vigilare

sull’osservanza delle prescrizioni

(art. 16 TULPS e art. 20 d.p.r. 616/77).

I verbalizzanti possono procedere alla ispezione di

cose e ad ogni altra «operazione tecnica»

necessaria anche avvalendosi di competenze tecniche di soggetti privati

La nozione di «privata dimora» rilevante agli effetti

dell'art. 13 L. n. 689 coincide con quella

rilevante agli effetti del reato di violazione di

domicilio (art. 614 c.p.)

La violazione, quando è possibile, deve essere

contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto

alla persona che sia obbligata in solido

Se non è avvenuta la contestazione immediata gli

estremi della violazione debbono essere notificati ai

residenti in Italia entro novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro trecentosessanta giorni

dall'accertamento

circolazione

All'accertamento delle violazioni punite con la sanzione amministrativa del

pagamento di una somma di denaro possono procedere anche gli ufficiali e gli

agenti di polizia giudiziaria. Si applicano le disposizioni del primo comma dell'art.

333 e del primo e secondo comma dell'art. 334 del codice di procedura penale (ora

artt. 250 e 251 c.p.p.). È fatto salvo l'esercizio degli specifici poteri di accertamento

previsti dalle leggi vigenti.

L’accertamento è compiuto, dunque, da ufficiali ed agenti di p.g. o di p.s. e da altri

organi a ciò deputati.Nell’attività di accertamento, gli agenti accertatoripossono

accedere in qualunque ora nei locali destinati all’esercizio di attività soggette

ad autorizzazioni di polizia,al fine di vigilare sull’osservanza delle prescrizioni

imposte da leggi o regolamenti dello Stato, delle regioni o degli enti locali (art.

16 TULPS e art. 20 d.p.r. 616/77).

I verbalizzanti possono procederealla ispezione di cose e ad ogni altra

«operazione tecnica» necessaria al fine di accertare il fatto costituente la

violazione anche avvalendosi di competenze tecniche di soggetti privati, senza

alcun intervento diretto dell'autore dell'illecito, contemplato dal successivo art. 15

della legge nei casi, eccezionali, di revisione delle analisi di campioni (Cass. civ.,

sez. II, 19 dicembre 2007, n. 26794)

La nozione di «privata dimora» rilevante, agli effetti dell'art. 13 L. n. 689 del

1981, per delimitare il potere di ispezione degli organi addetti all'accertamento di

illeciti amministrativi coincide con quella rilevante agli effetti del reato di

violazione di domicilio (art. 614 c.p.) (Cass. civ., sez. I, 24 marzo 2005, n. 0636)

Il verbale di un'ispezione illegittima, perché compiuta in un luogo di privata

dimora, è atto inutilizzabile (Cass. civ., sez. I, 27 gennaio 2005, n. 1699)

La contestazione (art.14)

La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto

al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento

della somma dovuta per la violazione stessa.

Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone

indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere

notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine

di novanta giornie a quelli residenti all'esteroentro il termine di

Sul verbale di accertamento debbono essere indicati: la

violazione amm.va accertata e la norma violata;la

sanzione edittale (minima e massima); le modalità per

avvalersi del PMR; l’ufficio ove effettuare il pagamento in misura ridotta; l’autorità

amm.va competente a irrogare la sanzione ed alla quale potranno presentarsi

scritti difensivi o documenti o richiesta di audizione;

l’avvertenza che,qualora il soggetto non si avvalga

della facoltà di effettuare il PMR, l’accertatore inoltrerà

il rapporto all’autorità amm.va competente.

Il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di

falso con riguardo ai fatti attestati dal pubblico

ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e

conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento

dallo stesso pubblico ufficiale ed alle

dichiarazioni delle parti

trecentosessantagiorni dall'accertamento.

Quando gli atti relativi alla violazione sono trasmessi all'autorità competente con

provvedimento dell'autorità giudiziaria, i termini di cui al comma precedente

decorrono dalla data della ricezione.

Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le

disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere

effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un

funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la

notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano

le modalità previste dall'articolo 137, terzo comma, del medesimo codice (1).

Per i residenti all'estero, qualora la residenza, la dimora o il domicilio non siano

noti, la notifica non è obbligatoria e resta salva la facoltà del pagamento in misura

ridotta sino alla scadenza del termine previsto nel secondo comma dell'art. 22 per il

giudizio di opposizione.

L'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la

persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto.

La contestazione va dunque effettuata, qualora possibile20, immediatamente sia

al trasgressore che all’obbligato in solido. 21Sul verbale di accertamento debbono

essere indicati: la violazione amm.va accertata e la norma violata;la sanzione

edittale (minima e massima) prevista dalla legge; le modalità per avvalersi della

facoltà di effettuare il PMR; l’ufficio ove effettuare il pagamento in misura ridotta;

l’autorità amm.va competente a irrogare la sanzione ed alla quale potranno

presentarsi scritti difensivi o documenti o richiesta di audizione entro 30 giorni dalla

data della contestazione o della notifica; l’avvertenza che,qualora il soggetto non si

avvalga della facoltà di effettuare il PMR, l’accertatore inoltrerà il rapporto

all’autorità amm.va competente.

Il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di falsocon riguardoai

fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e

conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché

alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle

dichiarazioni delle parti, mentre non è necessario, in applicazione della disciplina

di cui agli artt. 2699 e 2700 c.c., l'esperimento di detto rimedio della querela

qualora la parte intenda limitarsi a contestare la verità sostanziale di tali

dichiarazioni ovvero la fondatezza di apprezzamenti o valutazionidel

Alla luce della sentenza delle SS.UU della

Cassazione nr. 17335 del 24-07-2009, va ammessa contestazione e prova per: 1) circostanze di fatto della

violazione che non sono attestate nel verbale di

accertamento come avvenute alla presenza del

pubblico ufficiale; 2) circostanze di fatto della violazione rispetto alle quali

l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per

irrisolvibile oggettiva contraddittorietà

3) circostanze che esulano dall’accertamento

verbalizzante oppure delle sue percezioni sensoriali, alle quali non si estende la

fede privilegiata del documento (Cass. civ. 8 marzo 2001, n. 3350 e Cass. civ. 1

aprile 1996, n. 2988 )

Va detto però chein data 24 luglio 2009 con la decisione nr. 17355le Sezioni

Unitecivili della Suprema Cortehanno ribaltato l’orientamento più recente

affermatosi in giurisprudenza Il punctum dolens involgeva proprio la

ammissibilità o meno, nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, di

contestazioni involgenti i fatti della violazione attestati nel verbale come percepiti

direttamente o indirettamente dal pubblico ufficiale e, così, la possibilità o

probabilità di un errore nella loro percezione. Le Sezioni Unite, disattendendo

alcune più recenti aperture ( Cass. civ., sez. II, 24 novembre 2008, n. 27937, Giud.

pace civ. Palermo, 13 novembre 2007 , Cass. civ., sez. II, 20 marzo 2007, n. 6565,

Cass. civ. 12 gennaio 2006, n. 457 , Cass. civ. 20 luglio 2001, n. 9909), hanno così

optato per un orientamento più rigoroso. Secondo i giudici della nomofilachia, la

correlazione tra il dovere di menzionare nel verbale in modo preciso e dettagliato,

anche se sommario, l'elemento fattuale delle violazione e l'efficacia che l'art. 2700

c.c., attribuisce ai fatti che il Pubblico ufficiale attesta nell'atto pubblico essere

avvenuti in sua presenza o da lui compiuti comportano che tale efficacia concerna

inevitabilmente tutti gli accadimenti e le circostanze pertinenti alle violazioni

menzionate nell'atto indipendentemente dalle modalità statica o dinamica della loro

percezione L'approccio alla questione relativa all'ammissibilità della contestazione e

della prova nel giudizio di opposizione alla ordinanza-ingiunzione non va

conseguentemente condotto con riferimento alle circostanze di fatto della violazione

attestate nel verbale come percepite direttamente o indirettamente dal pubblico

ufficiale ed alla possibilità o probabilità di un errore nella loro percezione, ma

esclusivamente in relazione a circostanze che esulano dall'accertamento, Ogni

diversa contestazione va, invece, svolta nel procedimento di querela di falso

Alla luce di tale pronunzia, pertanto, va ammessa contestazione e prova per:

1) circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di

accertamentocome avvenute alla presenza del pubblico ufficiale; 2) circostanze

di fatto della violazione rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede

privilegiata per irrisolvibile oggettiva contraddittorietà (es. targa rilevata

dall’accertatore non attribuibile al tipo di veicolo indicato nel verbale dal Pubblico

ufficiale); 3)circostanze che esulano dall’accertamento, come l'identificazione

E’, invece, necessaria la querela di falso per :

1) circostanze di fatto della violazione che sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza

del pubblico ufficiale; 2) ogni questione

concernente l’alterazione del verbale, pur se

involontaria o dovuta a cause accidentali, della

realità degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei

fatti, come accertati dal pubblico ufficiale

L'attitudine probatoria del verbale di accertamento

dell'infrazione non è estensibile al mero verbale

di contestazione

Il termine per la notifica dell’infrazione decorre dalla

data dell’accertamento e non da quella della

commissione del fatto

La giurisprudenza ha puntualizzato più volte che

in tema di sanzioni amministrative e nei casi in cui non sia stata possibile la contestazione immediata, il

termine entro il quale la P.A. ha l'onere di contestare l'infrazione decorre non da

quando sia venuta a conoscenza dei fatti ma dal

diverso e successivo termine in cui abbia acquisito tutti

gli elementi oggettivi e soggettivi necessari

Tuttavia, sulla individuazione di tale

momento non può incidere la condotta negligente o

arbitraria della stessa P.A.

Il termine decorre inoltre dall’identificazione dei

trasgressori quando questa non è avvenuta immediate

dell'autore della violazione e la sua capacità, la sussistenza dell'elemento soggettivo,

la sussistenza di cause di esclusione della responsabilità E’, invece, necessaria la

querela di falso per :1) circostanze di fatto della violazione che sono attestate

nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale;

2) ogni questione concernente l’alterazione del verbale, pur se involontaria o

dovuta a cause accidentali, della realità degli accadimenti e dell’effettivo

svolgersi dei fatti, come accertati dal pubblico ufficiale

L'attitudine probatoria propria del verbale di accertamento dell'infrazionenon

è estensibile al mero verbale di contestazione, con il quale, cioè,

l'amministrazione si limiti a significare al presunto trasgressore l'addebito della

violazione sulla base di un verbale di accertamento precedentemente redatto (Cass.

civ., sez. I, 28 agosto 2006, n. 18630)

Quando non sia stato possibile effettuare la contestazione immediata, si deve

procedere alla notifica degli estremi della violazione: entro 90 giorni

dall’accertamento22, se i destinatari della notifica risiedono nel territorio della

Repubblica; entro 360 giorni,se residenti all’estero. Se detti termini vengono

superati, l’obbligazione di pagare la somma per la violazione si estingue.

Il termine per la notifica dell’infrazione, qualora non sia stato possibile effettuare

la contestazione immediata, decorre dalla data dell’accertamento e non da quella

della commissione del fatto (Cass. n.62429 del 1999).

La giurisprudenza ha puntualizzato più volte che in tema di sanzioni

amministrative, e nei casi in cui non sia stata possibile la contestazione immediata 23,

il termine entro il quale la P.A. ha l'onere di contestare l'infrazione decorre non

da quando sia venuta a conoscenza dei fatti ascritti all'incolpato, ma dal

diverso e successivo termine in cui abbia acquisito tutti gli elementi oggettivi e

soggettivi necessari per valutare la sussistenza di una condotta sanzionabile.

Tuttavia, sulla individuazione di tale momento, che è rimessa al giudice del

merito, non può incidere la condotta negligente o arbitraria della stessa P.A .

(Cass. civ., sez. V, 29 febbraio 2008, n. 5467, Cass. civ., sez. lav., 24 maggio 2007,

n. 12093,Cass. civ., sez. II, 18 aprile 2007, n. 9311, Cass. civ., sez. II, 11 aprile

2006, n. 8456 , Cass. civ., sez. lav., 13 gennaio 2006, n. 539, Cass. civ., sez. lav., 8

agosto 2005, n. 16642, Cass. civ., sez. lav., 18 marzo 2005, n. 5921, Cass. civ., sez.

I, 4 febbraio 2005, n. 2352)

Nell’ipotesi in cui non sia stato possibile identificare subito i trasgressori, il

E’ consentito mutare i termini della contestazione

rispetto all’originale verbale d’accertamento, purchè il

mutamento riguardi soltanto la qualificazione giuridica

del fatto

Non è rilevante ai fini della validità della constatazione, la circostanza che il verbale

sia stato compilato da un agente diverso da quello che

aveva proceduto al rilevamento dell'infrazione purchè questi faccia parte

della medesima amministrazione che ha accertato la violazione

Con riguardo ai verbali di accertamento delle

infrazioni redatti tramite sistema meccanizzato con la

sola indicazione a stampa delle generalità

dell'accertatore, la sottoscrizione autografa

dell'agente non è configurabile quale

elemento ontologicamente essenziale per la validità

giuridica del verbale

Neppure la mancata indicazione, nel verbale di

accertamento della violazione notificato al

trasgressore, della sanzione edittale da corrispondere, è per sé causa di nullità della contestazionea condizione

che nel verbale sia correttamente indicata la condotta materiale che integra la violazione

termine decorre dall’identificazione (Cass. n.198 del 1996)

E’ consentito mutare i termini della contestazione rispetto all’originale verbale

d’accertamento, purchè il mutamento riguardi soltanto la qualificazione

giuridica del fatto e purchè non venga posto a fondamento del rettificato addebito

alcun fatto nuovo; (Cass. civ., sez. II, 20 marzo 2007, n. 6638)Al di fuori di tale

caso, la violazione del precetto posto dall'art. 14 della legge n. 689 del 1981 - per il

quale deve sussistere la necessaria correlazione tra fatto contestato e fatto assunto a

base della sanzione irrogata - tutte le volte in cui la sanzione venga irrogata per una

fattispecie diversa da quella attribuita al trasgressore in sede di contestazione, lede il

diritto di difesa del trasgressore medesimo (Cass. civ., sez. I, 2 maggio 2006, n.

10145)

L'atto di contestazione della violazione deve contenere gli estremi di fatto e di

diritto della violazione, non è soggetto a particolari formalità né subordinato a

specifici modelli, ma può essere incluso in qualsiasi atto notificato

all'interessato (Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n. 23018)

Non è rilevante ai fini della validità della constatazione, la circostanza che il

verbale sia stato compilato da un agente diverso da quello che aveva proceduto

al rilevamento dell'infrazionepurchè questi faccia parte della medesima

amministrazione che ha accertato la violazione (Cass. civ., sez. II, 23 gennaio

2007, n. 1414 eCass. civ.,7 aprile 2005, n. 7319 )

Più in generale, con riguardo ai verbali di accertamento delle infrazioni (ex

legge 689/81 o codice della strada) redatti tramite sistema meccanizzato o di

elaborazione dati con la sola indicazione a stampa, sul documento prodotto dal

sistema automatizzato, delle generalità dell'accertatore,la sottoscrizione

autografa dell'agente non è configurabile quale elemento ontologicamente

essenziale per la validità giuridica del verbale di accertamento, in quanto i dati

estrinsecati nello stesso contesto del documento consentono di accettare aliunde la

sicura attribuibilità dell'atto a chi deve esserne l'autore secondo le norme positive

( Cass. civ. 27 gennaio 2006, n. 1752)

Neppure la mancata indicazione, nel verbale di accertamento della violazione

notificato al trasgressore, della sanzione edittale da corrispondere, è per sé

causa di nullità della contestazione, non esistendo una previsione che ne impone

la comunicazione al trasgressore e non risultandone menomato il diritto di

difesa di questi, a condizione che nel verbale sia correttamente indicatala

E’ escluso che possa trovare applicazione nella materia

delle violazioni amministrative l'art. 8 della legge n. 241 del 1990, che

impone, tra l'altro, la indicazione espressa, nel

provvedimento amministrativo, del

responsabile del relativo procedimento

Ogni atto del procedimento previsto dalla legge per

l'accertamento della violazione e per

l'irrogazione della sanzione è idoneo a costituire in mora il debitore ai sensi dell'art.

2943 c.c.

Nel caso di notifica a mezzo posta del verbale di

accertamento dell'infrazione, ove la

consegna del piego, per l'assenza del destinatario, sia stata fatta a persona di

famiglia convivente, la convivenza, almeno

temporanea, può presumersi dalla presenza del familiare che abbia preso in consegna

l'atto nell'abitazione del destinatario

E’ poi da escludere che possa trovare applicazione

nella materia de qua, la disposizione sui termini del

procedimento amministrativo di cui all'art. 2, comma 3, della legge 7

agosto 1990, n. 241

condotta materiale che ne integra la violazione, potendo gli elementi mancanti

essere conosciuti dal trasgressore facendo uso della ordinaria diligenza.( Cass. civ.,

sez. II, 23 gennaio 2007, n. 1412)

E’ escluso, infine, che possa trovare applicazione nella materia delle violazioni

amministrative l'art. 8 della legge n. 241 del 1990, che impone, tra l'altro, la

indicazione espressa, nel provvedimento amministrativo, del responsabile del

relativo procedimento. (Cass. civ., sez. I, 28 settembre 2006, n. 21058)

Non è sufficiente la contestazione del fatto nei casi di infrazioni omissive e/o

commissive di carattere permanente, nei quali l'interruzione della permanenza, per

cause diverse dalla materiale cessazione della condotta vietata, si verifica soltanto

con la notificazione dell'ordinanza - ingiunzione irrogativa della sanzione( Cass.

civ., sez. II, 9 gennaio 2007, n. 143)

Ogni atto del procedimento previsto dalla legge per l'accertamento della

violazione e per l'irrogazione della sanzione ha poi la funzione di far valere il

diritto dell'Amministrazione alla riscossione della pena pecuniaria,in quanto,

costituendo esso esercizio della pretesa sanzionatoria, è idoneo a costituire in mora

il debitore ai sensi dell'art. 2943 c.c. Tale idoneità va pertanto riconosciuta anche

alla notifica al trasgressore del processo verbale di accertamento della infrazione

(Cass. civ., sez. I, 25 febbraio 2005, n. 4088 e Cass. civ., sez. I, 16 febbraio 2005, n.

3124)

Nel caso di notifica a mezzo posta del verbale di accertamento dell'infrazione,

ove la consegna del piego, per l'assenza del destinatario, sia stata fatta a

persona di famiglia convivente a norma dell'art. 7 della L. 20 novembre 1982, n.

890, la convivenza, almeno temporanea, può presumersi nel fatto che il

familiare si sia trovato nell'abitazione del destinatario ed abbia preso in

consegna l'atto, senza che la mancata indicazione di convivente sull'avviso di

ricevimento sia sufficiente per desumerne la nullità della notifica. Tuttavia tale

presunzione può essere superata dal giudice, nel caso concreto, ove risulti che

non sussisteva la convivenza, neanche temporanea, tra il familiare consegnatario

della copia ed il destinatario della notifica.( Cass. civ., sez. I, 25 gennaio 2005, n.

1508 )24

E’ poi da escludere che possa trovare applicazione nella materia de qua, la

disposizione sui termini del procedimento amministrativo di cui all'art. 2,

comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, che è incompatibile con i

Gli accertamenti mediante analisi di

campioni (art.15)

Il dirigente del laboratorio deve comunicare

all'interessato, a mezzo di lettera raccomandata con

avviso di ricevimento, l'esito dell'analisi, pena

l’invalidità del procedimento

L'interessato può chiedere la revisione dell'analisi con la partecipazione di un proprio

consulente tecnico. La richiesta è presentata con istanza scritta all'organo che

ha prelevato i campioni nel termine di 15 giorni

Delle operazioni di revisione dell'analisi è data

comunicazione all'interessato almeno dieci giorni prima del loro inizio.

I risultati della revisione dell'analisi sono comunicati

all'interessato a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a

cura del dirigente del laboratorio

procedimenti regolati dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, la quale costituisce un

sistema di norme organico e compiuto e delinea un procedimento di carattere

contenzioso scandito in fasi, i cui tempi sono regolati in modo da non consentire,

anche nell'interesse dell'incolpato, il rispetto di un termine così breve.( Cass. civ.,

sez. I, 11 ottobre 2006, n. 21797)

Gli accertamenti mediante analisi di campioni sono previsti dall’art.15: se per

l'accertamento della violazione sono compiute analisi di campioni, il dirigente

del laboratorio deve comunicare all'interessato, a mezzo di lettera

raccomandata con avviso di ricevimento, l'esito dell'analisi (pena l’invalidità del

procedimento: Cass. civ., sez. I, 4 agosto 2006, n. 17703)

L'interessato può chiedere la revisione dell'analisi con la partecipazione di un

proprio consulente tecnico. La richiesta è presentata con istanza scritta

all'organo che ha prelevato i campioni da analizzare, nel termine di quindici

giorni dalla comunicazione dell'esito della prima analisi, che deve essere

allegato all'istanza medesima

Delle operazioni di revisione dell'analisi è data comunicazione all'interessato

almeno dieci giorni prima del loro inizio.

I risultati della revisione dell'analisi sono comunicati all'interessato a mezzo di

lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a cura del dirigente del

laboratorio che ha eseguito la revisione dell'analisi.

Le comunicazioni di cui al primo e al quarto comma equivalgono alla contestazione

di cui al primo comma dell'art. 14 ed il termine per il pagamento in misura ridotta di

cui all'art. 16 decorre dalla comunicazione dell'esito della prima analisi o, quando è

stata chiesta la revisione dell'analisi, dalla comunicazione dell'esito della stessa.

Ove non sia possibile effettuare la comunicazione all'interessato nelle forme di cui

al primo e al quarto comma, si applicano le disposizioni dell'art. 14.

La contestazione con lettera raccomandata dei risultati dell'analisi su campione

(sia la comunicazione dell'esito dell'analisi iniziale che la comunicazione dell'esito

dell'analisi eseguita in sede di revisione) costituisce valido atto interruttivo della

prescrizione, mentre il mancato esercizio da parte dell'interessato della facoltà di

richiedere la revisione delle analisi rende incontestabili i risultati di queste ultime.

( Cass. civ., sez. II, 30 maggio 2007, n. 12693e Cass. civ., sez. II, 31 luglio 2006, n.

17290 )

Il pagamento in misura ridotta (art.16)

è il pagamento di una somma pari alla 3^parte del

massimo o, se più favorevole , al doppio del

minimo oltre alle spese del procedimento, entro il

termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o

dalla notificazione

Il pagamento della sanzione irrogata con l'ordinanza-

ingiunzione non comporta, di per sè, acquiescenza né

incide sull'interesse del tragressore ad insorgere in

sede giurisdizionale

Diversamente avviene in tema di pagamento in

misura ridottache implica necessariamente

l'accettazione della sanzione e, quindi, il riconoscimento, da parte del contravventore, della propria responsabilità

Singole leggi, a volte, espressamente escludono la

facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta

Il pagamento in misura ridotta (PMR) (art.16)è il pagamento di una somma

pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione

commessao, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione

edittale, pari al doppio del relativo importo oltre alle spese del procedimento,

entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa

non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione. 25

Il pagamento, da parte dell'indicato autore della violazione amministrativa,

della sanzione irrogata con l'ordinanza-ingiunzione, potendo ricollegarsi alla

volontà dell'intimato di evitare, a scopo cautelativo, le conseguenze derivanti dalla

natura di titolo esecutivo del provvedimento sanzionatorio,non comporta, di per

sè, acquiescenza ad essa, né incide sull'interesse dello stesso ad insorgere in

sede giurisdizionale avverso il provvedimento medesimo.

Diversamente avviene in tema di pagamento in misura ridotta (art.. 202 del

codice della strada e art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689), che implica

necessariamente l'accettazione della sanzione e, quindi, il riconoscimento, da

parte del contravventore, della propria responsabilità e, conseguentementela

rinuncia ad esercitare il proprio diritto alla tutela giurisdizionale. (Cass. civ.,

11 febbraio 2005, n. 2862 e Cass. civ. 25 febbraio 2004, n. 3735).

L'intervenuta acquiescenza da parte del contravventore conseguente

all’effettuato PMR preclude, inoltre, allo stesso l'esercizio di eventuali pretese

civilistiche, quali la condictio indebiti e l'actio damni (Cass. civ., sez. II, 19 marzo

2007, n. 6382)

Singole leggi, a volte, espressamente escludono la facoltà di effettuare il

pagamento in misura ridotta. Tranne il caso di violazioni a regolamenti locali, non

è generalmente previsto il diritto del trasgressore ad effettuare la cd “oblazione” a

mani dell’accertatore

Per le violazioni ai regolamenti ed alle ordinanze comunali e provinciali, la

Giunta comunale o provinciale, all'interno del limite edittale minimo e massimo

della sanzione prevista, può ora stabilire un diverso importo del pagamento in

misura ridotta, in deroga alle disposizioni del primo comma dell’art.16 (art.

16,comma secondo, come sostituito dall'art. 6 bis del D.L. 23 maggio 2008, n. 92,

convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.)

È nullo il verbale di accertamento della violazione che contenga solo

Il pagamento in misura ridotta trova applicazione

anche quando si tratti di una sanzione determinata in

misura fissa, nel qual caso, tuttavia, il minimo ed il

massimo edittale si identificano entrambi in detta misura fissa, e di

conseguenza il pagamento in misura ridotta deve essere

commisurato ad un terzo della sanzione inflitta.

Obbligo del rapporto (Art. 17)

Qualora non sia stato effettuato il pagamento in

misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione deve presentare rapporto,

con la prova delle eseguite contestazioni o

notificazioni, all'ufficio perifericoo, in mancanza,

al prefetto

l'indicazione della sanzione minima edittale, ma non contenga anche la

precisazione dell'importo da pagare in misura ridotta, nonché delle modalità e

dei termini entro i quali effettuare il pagamento.( Cass. civ., sez. II, 12 novembre

2007, n. 23506) Invece, secondo Cass. civ., sez. I, 22 settembre 2006, n. 20710, il

mancato avviso della facoltà di pagare in misura ridotta non determina lesione

del diritto dell'interessato di definire immediatamente il procedimento

sanzionatorio, in quanto l'onere di effettuare il tempestivo pagamento in misura

ridotta permane anche in caso di mancato avviso e di mancata indicazione delle

modalità del pagamento.

E’ pacifico, invece, che con riferimento alle sanzioni amministrative per le quali

non è ammesso il pagamento in misura ridotta, la mancata quantificazione

della sanzione nel verbale di accertamento della violazione non incide sulla

validità del procedimento sanzionatorio, in quanto in tali ipotesi l'ammontare

della sanzione deve essere determinato dal Prefetto a seguito della trasmissione

del verbale da parte degli agenti accertatori. (Cass. civ., sez. I, 2 dicembre 2005, n.

26270)

Il pagamento in misura ridotta trova applicazione anche quando si tratti di una

sanzione determinata in misura fissa, nel qual caso, tuttavia, il minimo ed il

massimo edittale si identificano entrambi in detta misura fissa, e di

conseguenza il pagamento in misura ridotta deve essere commisurato ad un

terzo della sanzione inflitta. (Cass. civ., sez. lav., 12 maggio 2005, n. 09972)

Quando non viene effettuato il PMR nei termini previsti, o quando esso non sia

consentito, l’organo accertatore invia il rapporto con la prova delle eseguite

contestazioni o notificazioni all’autorità competente a decidere.

Art. 17 (Obbligo del rapporto): qualora non sia stato effettuato il pagamento in

misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione , salvo che

ricorra l'ipotesi prevista nell'art. 24, deve presentare rapporto, con la prova delle

eseguite contestazioni o notificazioni, all'ufficio periferico cui sono demandati

attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla

quale si riferisce la violazione o, in mancanza, al prefetto.

Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo alle violazioni previste

dal T.U. delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno

1959, n. 393 (ora D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285), dal T.U. per la tutela delle strade,

Nelle materie di competenza delle regioni il rapporto è

presentato all'ufficio regionale competente.

Per le violazioni dei regolamenti provinciali e

comunali il rapporto è presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco

L'ufficio territorialmente competente è quello del

luogo in cui è stata commessa la violazione.

In via eccezionale, poi, a norma dell’ art. 24 della legge 689, competente a ricevere il rapporto ed infliggere la sanzione amm.va è l’autorità

giudiziaria penale quando l’esistenza di un reato

dipende dall’accertamento di una violazione amm.va

L’ordinanza (art.18).

Ricevuto il rapporto e sentiti gli interessati, qualora lo

abbiano richiesto , l’autorità competente, in base agli

elementi acquisiti dal rapporto e dalle eventuali

dichiarazioni e scritti difensivi degli interessati

(che devono pervenire entro 30 giorni dalla contestazione o

notificazione della violazione) adotta la propria

decisione con ordinanza motivata

approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740 , e dalla L. 20 giugno 1935, n. 1349,

sui servizi di trasporto merci.

Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri casi, per le funzioni

amministrative ad esse delegate, il rapporto è presentato all'ufficio regionale

competente.

Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il rapporto è

presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco. 26

L'ufficio territorialmente competente è quello del luogo in cui è stata commessa

la violazione.

Il funzionario o l'agente che ha proceduto al sequestro previsto dall'art. 13 deve

immediatamente informare l'autorità amministrativa competente a norma dei

precedenti commi, inviandole il processo verbale di sequestro.

In via eccezionale, poi, a norma dell’ art. 24 della legge 689, competente a

ricevere il rapporto ed infliggere la sanzione amm.vaè l’autorità giudiziaria

penale quando l’esistenza di un reato dipende dall’accertamento di una

violazione amm.va

Con decreti del Presidente della Repubblica29 luglio 1982, n. 571 e 30

dicembre 1995, n. 582, sono stati indicati gli uffici periferici dei singoli

Ministeri e stabilite le modalità relative all'esecuzione del sequestro previsto

dall'art. 13, al trasporto ed alla consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed

all'eventuale alienazione o distruzione delle stesse nonché la destinazione delle

cose confiscate.

Ricevuto il rapporto e sentiti gli interessati, qualora lo abbiano richiesto ,

l’autorità competente, in base agli elementi acquisiti dal rapporto e dalle

eventuali dichiarazioni e scritti difensivi degli interessati (che devono pervenire

entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione) adotta la

propria decisione con ordinanza motivata (art.18). L'autorità competente, se

ritiene fondato l'accertamento, determina, con l’ ordinanza motivata, la somma

dovuta per la violazionee ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese,

all'autore della violazione ed alle persone che vi sono obbligate solidalmente;

altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti comunicandola

integralmente all'organo che ha redatto il rapporto.

Con l'ordinanza-ingiunzione o con quella di

archiviazione deve essere disposta la restituzione, previo pagamento delle

spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano

confiscate con lo stesso provvedimento

Il pagamento va effettuato entro il termine di trenta giorni (60 per i residenti

all’estero) dalla notificazione dell’ordinanza

e di esso è data comunicazione, entro il

trentesimo giorno, a cura dell'ufficio che lo ha

ricevuto, all'autorità che ha emesso l'ordinanza.

L'ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo (mentre, per le infrazioni al

c.d.s,, tale natura va riconosciuta già al verbale

d’accertamento non opposto) . Tuttavia

l'ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l'opposizione è proposta, con il passaggio in giudicato della sentenza

con la quale si rigetta l'opposizione o

dell'ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile

Con l'ordinanza-ingiunzione deve essere disposta la restituzione, previo

pagamento delle spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano

confiscate con lo stesso provvedimento. La restituzione delle cose sequestrate è

altresì disposta con l'ordinanza di archiviazione, quando non ne sia

obbligatoria la confisca.

Il pagamento va effettuato all'ufficio del registro o al diverso ufficio indicato

nell'ordinanza-ingiunzione, entro il termine di trenta giorni (60 per i residenti

all’estero) dalla notificazione di detto provvedimento, eseguita nelle forme

previste dall'art. 14; del pagamento è data comunicazione, entro il trentesimo

giorno, a cura dell'ufficio che lo ha ricevuto, all'autorità che ha emesso

l'ordinanza. La notificazione dell'ordinanza-ingiunzione può essere eseguita

dall'ufficio che adotta l'atto, secondo le modalità di cui alla legge 20 novembre

1982, n. 890 .In caso di erronea indicazione sull'ordinanza-ingiunzione di un

termine per effettuare il pagamento inferiore a quello di legge (30 giorni), l'ingiunto

ha facoltà di effettuare il pagamento con efficacia liberatoria nel più ampio termine

previsto dalla legge e, ove non lo faccia, difetta di interesse a far valere l'erroneità

del termine riportato nell'ordinanza.(Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n. 23018)

L'ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo (mentre, per le infrazioni al

c.d.s,, tale natura va riconosciuta già al verbale d’accertamento non opposto) .

Tuttavia l'ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso

del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l'opposizione è

proposta, con il passaggio in giudicato della sentenzacon la quale si rigetta

l'opposizione o dell'ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile

l'opposizione o convalidato il provvedimento opposto

Si rammenti che l’investitura dei pubblici funzionari nei poteri che dichiarano

di esercitare nel compimento degli atti inerenti il loro ufficio si presume,

costituendo un aspetto della presunzione di legittimità degli atti amministrativi, e

non può essere messa in discussione in giudizio, ove non sia sorta alcuna

contestazione al riguardo. (Cass. civ., sez. V, 25 maggio 2007, n. 12264)

Per quanto concerne, poi, la questione (sollevata spesso in passato)

dell'indecifrabilità della firma apposta in calce all'ordinanza ingiunzione,

secondo la giurisprudenza essa non ne comporta l'illegittimità, qualora,

essendo la sottoscrizione riferita nello stesso atto al titolare dell'ufficio

competente ad emetterlo, risultano oggettivamente certi l'autore del segno

La mancata audizione del trasgressore, qualora

espressamente richiesta, costituisce motivo

d’invalidità dell’ordinanza- ingiunzione (tranne nelle norme sugli assegni di cui alla legge 386 del 1990)

Tuttavia, tale illegittimità deve essere dedotta tempestivamente

dall'interessato, tra i motivi del ricorsoin quanto nel

procedimento di opposizione il giudice non può rilevare d'ufficio vizi

diversi da quelli fatti valere dall'opponente con l'atto introduttivo del giudizio

L'autorità amministrativa ha l'obbligo di procedere

all'audizione della parte che ne abbia fatto richiesta, a

meno che tale richiesta non sia stata formulata in modo

condizionato, cioè per la sola ipotesi in cui la P.A. lo dovesse ritenere opportuno

grafico e la sua qualità di organo della persona giuridica pubblica. (Cass. civ.,

sez. I, 26 ottobre 2005, n. 20686, Cass. civ. 20 settembre 2004, n. 1887 , Cass. civ.

28 marzo 1987, n. 3031 e Cass. civ. 20 gennaio 1994, n. 522) Tra l’altro,

l'autografia della sottoscrizione non è più configurabile come requisito di

esistenza giuridica degli atti amministrativi, quanto meno quando i dati

esplicitati nel contesto documentativo dell'atto consentano di accertare la

sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l'autore: infatti gli artt. 6

quater del D.L. n. 6 del 1991, convertito, con modif., nella legge 15 marzo 1991, n.

80, con riguardo agli atti degli enti locali, e 3 del D.L.vo 12 febbraio 1993, n. 39

con riguardo agli atti di qualsiasi P.A, , prevedendo, nel caso di emanazione di atti

amministrativi attraverso sistemi informatici e telematici, che la firma autografa sia

sostituita dall'indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema

automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile, ribadiscono sul piano

positivo l'inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità

degli atti amministrativi (Cass. civ., sez. I, 31 maggio 2005, n. 11499)

La mancata audizione del trasgressore,qualora espressamente richiesta,

costituisce motivo di invalidità dell’ordinanza-ingiunzione, ma essa non è

prevista per i casi di violazione delle norme sugli assegni di cui alla legge 386 del

1990: Cass. civ., sez. I, 29 settembre 2005, n. 19040, Cass. civ., sez. I, 6 luglio

2007, n. 15292; Cass. civ., 8 febbraio 2006, n. 2817;Cass. civ., 26 agosto 2005, n.

17388; Cass. civ., 21 luglio 2004, n. 13505Tuttavia, tale illegittimità deve essere

dedotta tempestivamente dall'interessato, tra i motivi del ricorso, in quanto nel

procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione disciplinato dagli artt. 22 e

23 della legge n. 689 del 1981 il giudice non può, come sappiamo, rilevare

d'ufficio vizi diversi da quelli fatti valere dall'opponente con l'atto introduttivo

del giudizio, né prendere in considerazione nuovi profili di illegittimità dell'atto

amministrativo tardivamente dedotti. (Cass. civ., sez. II, 21 febbraio 2007, n. 4019)

In proposito, poi, la giurisprudenza ha sempre sottolineato che l'autorità

amministrativa dinanzi alla quale sia stata proposta opposizione avverso il

provvedimento di irrogazione di sanzione amministrativa, ai sensi dell'art. 18

legge n. 689 del 1981, ha l'obbligo di procedere all'audizione della parte che ne

abbia fatto richiesta, a meno che tale richiesta non sia stata formulata in modo

condizionato, cioè per la sola ipotesi in cui la P.A. lo dovesse ritenere

opportuno:Cass. civ.,29 febbraio 2008, n. 5467) 27

Non produce, invece, alcuna nullità l’eventuale

omissione, all'atto della contestazione della

violazione o all'atto della notificazione del relativo verbale di accertamento,

della facoltà dell'interessato di far pervenire all'autorità

competente a ricevere il rapporto scritti difensivi

Il mancato esame delle deduzioni difensive

(regolarmente prodotte dall’interessato) da parte

dell'autorità amministrativa può rilevare come causa di

illegittimità del provvedimento

sanzionatorio solo se le deduzioni propongano

fondate questioni di diritto, ovvero prospettino elementi

di fatto decisivi

La possibilità di inviare scritti difensivi o documenti è una semplice facoltà e se

non viene esercitata nei termini non obbliga la p.a. procedente a prendere in

considerazione gli scritti e i documenti tardivamente

preserntati

L’ordinanza-ingiunzione può essere motivata per

relationem

Sui rapporti tra il procedimento disciplinato

dalla legge 689/81 e la legge generale sul procedimento 7

agosto 1990 nr. 241

Non produce, invece, alcuna nullitàl’eventuale omissione, all'atto della

contestazione della violazione o all'atto della notificazione del relativo verbale di

accertamento, della facoltà dell'interessato di far pervenire all'autorità

competente a ricevere il rapporto scritti difensivi,in quanto le argomentazioni

difensive che l'incolpato avrebbe potuto far valere in sede amministrativa

possono essere efficacemente dedotte in sede giurisdizionale, all'interno del

giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione: Cass. civ., sez. II, 23 gennaio

2007, n. 1394)

Invece il mancato esame delle deduzioni difensive (regolarmente prodotte

dall’interessato) da parte dell'autorità amministrativa può rilevare come causa

di illegittimità del provvedimento sanzionatorio solo se le deduzioni

propongano fondate questioni di diritto, ovvero prospettino elementi di fatto

decisivi, la cui inadeguata considerazione potrà viziare la decisione sull'opposizione

per errore di diritto o, rispettivamente, per vizio di motivazione.(Cass. civ., sez. II, 4

maggio 2007, n. 10243e Cass. civ., 21 luglio 2006, n. 16802 ) Inoltre, la possibilità

di inviare scritti difensivi o documenti all'amministrazione procedente

costituisce una semplice facoltà per l'interessato (come quella di chiedere di

essere ascoltato), motivo per cui, qualora essa sia stata esercitata senza rispettare

il termine di trenta giorni dalla contestazione o dalla notificazione del verbale di

accertamento della violazione, l'unica conseguenza che ne discende è che

l'autorità competente non è più tenuta a prendere in considerazione gli scritti

difensivi e i documenti tardivamente prodotti (e neppure ad accogliere la

richiesta dell'interessato di essere sentito sui fatti addebitati) ( Cass. civ., sez. I, 13

giugno 2006, n. 13677)

Per quanto riguarda la motivazione dell’ordinanza-ingiunzione, va detto che al

procedimento per l'irrogazione di sanzioni amministrative è applicabile l'art. 3

legge 7 agosto 1990 n. 241 e, conseguentemente, l'ordinanza ingiunzione che

applica la sanzione può essere motivata per relationem mediante il rinvio ad altri

atti del procedimento amministrativo. (Cass. civ., sez. II, 24 aprile 2008, n. 10757 e

Cass. civ., sez. I, 30 maggio 2005, n. 11351 )

Sui rapporti tra il procedimento disciplinato dalla legge 689/81 e la legge

generale sul procedimento 7 agosto 1990 nr. 241, va detto che ,in linea di

massima, la giurisprudenza è orientata ad escludere, in nome del principio di

specialità, l’applicazione delle norme sulla partecipazione procedimentale e sul

Non si applica l’art. 2 della 241 sui termini massimi di chiusura del procedimento

per la specialità della L.689. Ai procedimenti ex Legge 689 si applica il termine di prescrizione di 5 anni di cui all’art. 28 della legge stessa

Non si applicano neppure gli istituti di partecipazione procedimentale, compreso il

diritto d’accesso

Eccezione: il diritto del contravventore di prendere

visione e estrarre copia delle deduzioni presentate al

Prefetto dall’organo accertatore

Il T.A.R. Veneto ( sentenza nr. 903 del 09-04-2008) ha

affermato che laddove l’accertamento della

violazione sia avvenuto a mezzo contestazione

formale non occorre la comunicazione d’avvio.

procedimento amm.vo ai procedimenti sanzionatori regolati dalla legge 24-11-

1981 nr. 689 (Cass. SU, sentenza nr. 9591 del 27 aprile 2006e Cass. 26 agosto

2005 n. 17386). In particolare, la Corte ha riaffermato l’irriferibilità agli illeciti

amministrativi del termine di conclusione dei procedimenti indicato dall’art.2

della legge 241 (30 giorni, dopo la recente novella del giugno 2009), sovente

invocato dai giudici di merito, ritenendo che in materia trovi invece applicazione

l’art. 28 della legge 689 ed il lungo termine prescrizionale di 5 anni in esso

previsto (in termini, vedasi anche:. Cass.Civ., sez.lav.,sentenza 08-05-2006 nr.

10452; Cass.Civ.,sez.lav.,24-08-2006 nr. 1844; Cass.Civ,sez.I,sentenza 11-10-2006

nr. 21797,Cass. civ., sez. I, 22 febbraio 2006, n. 3852 e la recente sentenza del

T.A.R. del Lazio di Roma nr. 3327 del 21-04-2008). Ma l’interferenza degli istituti

della legge sul procedimento su quelli della 689 è stata vigorosamente esclusa

anche per le norme che riguardano la partecipazione procedimentale o il diritto

d’accesso (Cass. civ., sez. I, 28 marzo 2006, n. 7009 e Cass. civ., sez. lav., 15

dicembre 2005, n. 27681; contra, però, le corti amministrative, che riconoscono

al contravventore il diritto di prendere visione e estrarre copia delle deduzioni

tecniche presentate dall’organo accertatore al Prefetto: ex multis, T.A.R.

Piemonte, sentenza nr. 1365 del 04-05-2005). Per una rassegna dell’indirizzo

minorario della magistratura di legittimità v.invece: Cass. 6 marzo 2004 n. 4616,

Cass, 23 luglio 2003 nr. 11434 e Cass. 4 novembre 2001 nr.11390. Più in

generale, poi, con un indistinto riferimento ai provvedimenti di natura

sanzionatoria, il T.A.R. Veneto ( sentenza nr. 903 del 09-04-2008) ha affermato

che laddove l’accertamento della violazione sia avvenuto a mezzo contestazione

formale non occorre, per procedere all’irrogazione della sanzione,

comunicarne l’avvio.

Tuttavia, non mancano sentenze che invocano l’operatività di alcuni principi

della legge 241 per giustificare l’adozione di determinati provvedimenti

sanzionatori, in via principale o accessoria. Ad esempio, in tema di violazioni delle

norme del codice della strada, con riferimento alla sospensione provvisoria della

patente di guida disposta dal prefetto ai sensi dell'articolo 223, è stata invocata

l’operatività al relativo procedimento della disposizione dell'articolo 7, comma

secondo, della legge 7 agosto 1990 n. 241 - che riconosce all'amministrazione la

facoltà di adottare provvedimenti cautelari anche prima della comunicazione

dell'avvio del procedimento agli interessati, in quanto la sospensione è un atto teso

L'ordinanza ingiunzione non deve avere una motivazione analitica e dettagliata ma è sufficiente che dia conto

delle ragioni di fatto della decisione ed evidenzi

l'avvenuto esame degli eventuali rilievi difensivi

strumentalmente e teleologicamente a tutelare con immediatezza l'incolumità e

l'ordine pubblico, e, per ciò stesso, oggetto di un particolare e celere iter

procedimentale, con conseguente esclusione della necessità di dare ingresso (e

risposta), nel procedimento, alle eventuali osservazioni degli interessati (Cass. Civ.,

31 ottobre 2006, n. 23502, Cass. civ. 5 marzo 2002, n. 3117 e Cass. civ. 20

settembre 1999, n. 10127)

Ritornando ora all'obbligo di motivazione dell'ordinanza ingiunzione, con

specifico riguardo alle deduzioni sollevate dall'interessato in via amministrativa,

previsto dall'art. 18, secondo comma, della legge n. 689 del 1981, va sottolineato

che esso, a parere della giurisprudenza, ha una diversa estensione e consistenza a

seconda che con il ricorso amministrativo vengano contestati fatti già presi in

considerazione nel verbale di accertamento ovvero vengano allegati fatti nuovi

e diversi, tali da inficiare l'esistenza dei presupposti costitutivi della violazione

contestata ovvero da eliminare al fatto commesso ogni elemento di antigiuridicità.

Mentre in quest'ultimo caso, l'obbligo di motivazione impone di prendere in

esame tali deduzioni, illustrando le ragioni del loro mancato accoglimento, nei casi

di contestazione dei fatti già esposti nel verbale, invece, può appunto ritenersi

sufficiente, al fine della loro confutazione, il richiamo al contenuto del

corrispondente verbale, ossia la motivazione per relationem. (Cass. civ., sez. II,

16 gennaio 2007, n. 871)

Secondo, poi, Cass. civ., 13 aprile 2006, n. 8649 , l'ordinanza ingiunzione

irrogativa di una sanzione amministrativa non deve avere una motivazione

analitica e dettagliata come quella di un provvedimento giudiziario, ma è

sufficiente che sia dotata di una motivazione succinta, purché essa dia conto

delle ragioni di fatto della decisione (che possono anche essere desunte per

relationem dall'atto di contestazione) ed evidenzi l'avvenuto esame degli eventuali

rilievi difensivi formulati dal ricorrente.

Come già accennato e contrariamente alle disposizioni speciali stabilite dal C.d.S., il

potere di emanare l'ordinanza-ingiunzione ai sensi dell'art. 18 della legge

689/81 può essere legittimamente esercitato nel termine quinquennale di cui

all'art. 28 della stessa legge (Cass. civ., sez. lav., 24 agosto 2006, n. 18442 eCass.

civ., sez. lav., 8 maggio 2006, n. 10452)Inoltre, poiché l'autorità competente non

è soggetta ad alcun termine perentorio per l'adozione del provvedimento, la

mancanza della data di emissione nell'ordinanza ingiunzione notificata

L'ordinanza-ingiunzione emessa ex art. 18 legge 24

novembre 1981 n. 689, contrariamente al

provvedimento emesso dal Prefetto ex art. 204 c.s.,non ha natura di provvedimento

decisorio su ricorso amministrativo come quello proposto dall'interessato ai sensi dell'art. 203 c.s. e tale

sua natura non esclude, diversamente dalla

decisione sul ricorso al Prefetto ex art.203 c.d.s.,

che possano essere adottati provvedimenti di revoca o

di annullamento di ufficio in via di autotutela

L’ordinanza-ingiunzione può essere impugnata, entro 30 giorni dalla sua notifica

( 60 per i residenti all’estero)dinnanzi al

giudice civile del luogo in cui è stata commessa la

violazione (g.di p. o tribunale) (art.22)

Viceversa, l’organo accertatore non ha

possibilità di ricorso o di opposizione in caso di

archiviazione.Com’è noto, invece,per le sanzioni

previste dal codice della strada è consentito ricorrere

direttamente al g.di p. avverso il verbale di

contestazione, (ricorso per saltum o d’amblee), senza il

previo ricorso al Prefetto

Il procedimento d’opposizione

(srtt. 22,22 bis e 23): contro l'ordinanza-

ingiunzione di pagamento e contro l'ordinanza che

dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre

opposizione , nella forma del ricorso, davanti al

giudice del luogo in cui è stata commessa la

violazione entro il termine di 30 gg. dalla notificazione del provvedimento (sessanta

se l'interessato risiede all'estero Al ricorso va

allegata l'ordinanza notificata.

all'intimato non ne cagiona la nullità, atteso che essa risulta

inequivocabilmente venuta ad esistenza attraverso la notifica al destinatario,

dalla cui data si computano i relativi effetti nel procedimento disciplinato dalla

legge n. 689 del 1981. (Cass. civ., sez. II, 19 gennaio 2006, n. 982)

Si ricordi che l'ordinanza-ingiunzione emessa ex art. 18 legge 24 novembre 1981

n. 689, contrariamente al provvedimento emesso dal Prefetto ex art. 204 c.s. (si tratti

di ordinanza sia ingiuntiva del pagamento della sanzione sia di archiviazione degli

atti), non ha natura di provvedimento decisorio su ricorso amministrativo,

come quello proposto dall'interessato ai sensi dell'art. 203 c.s. avverso il verbale di

accertamento dell'illecito. Tale sua natura non esclude, diversamente dalla

decisione sul ricorso al Prefetto ex art.203 c.d.s., che possano essere adottati

provvedimenti di revoca o di annullamento di ufficio in via di autotutela (Cass.

civ., sez. II, 22 aprile 2008, n. 10386e Cass. civ. 16 maggio 2005, n. 10214)

L’ordinanza-ingiunzione può essere impugnata, entro 30 giorni dalla sua

notifica ( 60 per i residenti all’estero) 28,dinnanzi al giudice civile del luogo in cui

è stata commessa la violazione (g.di p. o tribunale) (art.22)Viceversa, l’organo

accertatore non ha possibilità di ricorso o di opposizione in caso di

archiviazione.

Com’è noto, invece,per le sanzioni previste dal codice della strada è consentito

ricorrere direttamente al g.di p. avverso il verbale di contestazione, (ricorso per

saltum o d’amblee), senza il previo ricorso al Prefetto (Corte Cost., sentenze

255 del 1994 e 311 del 1999) .

Il procedimento d’opposizione è disciplinato dagli artt. 22, 22 bis ( introdotto

dall’art.94 del d.lgs.507/99) e 23 della legge.

A norma del primo articolo, contro l'ordinanza-ingiunzione di pagamento e

contro l'ordinanza che dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre

opposizione , nella forma del ricorso, davanti al giudice del luogo in cui è stata

commessa la violazione29 entro il termine di trenta giorni 30dalla notificazione del

provvedimento (sessanta giorni se l'interessato risiede all'estero)31. Al ricorso va

allegata l'ordinanza notificata.32

Esso deve contenere altresì,quando l'opponente non abbia indicato un suo

procuratore, la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune

dove ha sede il giudice adito. Se manca l'indicazione del procuratore oppure la

commenti (2)
eccellente
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 49 totali
Scarica il documento