Tesi di laurea sulle lesioni da arma bianca e da arma da fuoco, Ricerche di Medicina Legale. Università degli Studi dell'Insubria
lucaandrea
lucaandrea
Questo è un documento Store
messo in vendita da lucaandrea
e scaricabile solo a pagamento

Tesi di laurea sulle lesioni da arma bianca e da arma da fuoco, Ricerche di Medicina Legale. Università degli Studi dell'Insubria

27 pagine
1Numero di download
742Numero di visite
Descrizione
Ricerca-tesina di medicina legale, sul tema delle lesioni da arma bianca e da arma da fuoco, con brevi cenni sulla disciplina giuridica dell'autopsia giudiziaria. La presente ricerca è stata effettuata nell'ambito del co...
9.99
Prezzo del documento
Scarica il documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente lucaandrea: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Anteprima2 pagine / 27
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 27 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 27 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 27 totali
Scarica il documento

LE LESIONI DA ARMA BIANCA E DA ARMA DA FUOCO

di Luca Andrea Valenziano

Facoltà di Giurisprudenza, Varese

Corso di laurea magistrale

Universitas Studiorum Insubriae

Indice:

1. Introduzione

2. L' autopsia giudiziaria

3. Le lesioni da arma bianca

3.1. ferite da taglio

3.2. ferite da punta

3.3. ferite da punta e taglio

3.4. ferite da fendente

4. Le lesioni da arma da fuoco

4.1. cenni di balistica

4.2. armi da fuoco

4.3. caratteri generali delle lesioni da arma da fuoco

4.3.1. caratteri del foro di ingresso

4.3.2. caratteri del tramite intracorporeo

4.3.3. caratteri del foro di uscita

4.3.4. lesioni da cariche a proiettili multipli

4.4. diagnostica medico-legale

5. Conclusioni

1

1. INTRODUZIONE

In questa tesina ho scelto di analizzare i caratteri delle ferite provocate dalle cosiddette

armi bianche, e in seguito di approfondire le tipologie delle lesioni da arma da fuoco.

Le prime, provocate da quegli strumenti che, dotati di lame, punte o parti contundenti,

causano i diversi tipi di lesioni che verranno in seguito descritte: ferite da taglio, da punta,

da punta e taglio, e da fendente.

Per le seconde, si tratta di una lesività meccanica, determinata da un proiettile, che

percorre nello spazio una determinata traiettoria, prima di raggiungere il suo bersaglio.

Prima di addentrarci nella trattazione è però necessaria una breve illustrazione di quella

che è la legislazione vigente in tema di autopsia giudiziaria, per poi procedere con l' analisi

della fenomenologia delle diverse ferite da arma da taglio e da arma da fuoco, mostrando

come questi tipi di lesioni possono rivelarsi nella maggior parte dei casi letale.

2. L' AUTOPSIA GIUDIZIARIA

Le disposizioni relative all'autopsia giudiziaria sono contenute nel Codice di Procedura

Penale e nelle relative Norme di Attuazione (D.lgs. 28 luglio 1989, n° 271), nella Circolare

del Ministero di grazia e giustizia e dei Culti del 30 giugno 1910, n° 1663 “Istruzioni sulla

tecnica medico-legale delle autopsie giudiziarie”, ma le più importanti sono sicuramente

quelle del Regolamento di polizia mortuaria (D.P.R. 10 settembre 1990, n° 285), composto

da 108 articoli, ripartiti in 22 capi.

“L’autopsia giudiziaria rientra tra gli accertamenti tecnici non ripetibili (art.360 c.p.p.), la

sua esecuzione è prevista dall’art.116 delle norme di attuazione del c.p.p. ed il suo scopo

è l'indagine sulla morte delle persone per la quale sorge il sospetto di reato” (D.P.R.

285/1990).

All'art. 45 co. 1 del Regolamento di polizia mortuaria si prescrive inoltre che le autopsie,

anche se ordinate dall'autorità giudiziaria, debbono essere eseguite da medici abilitati

all'esercizio della professione.

A differenza del riscontro diagnostico quindi, l'autopsia non ha il solo scopo di verificare la

diagnosi clinica: essa non è diretta esclusivamente al fine diaccertare la causa e l’epoca

della morte, ma si prefigge altresì il fine della scoperta, della qualificazione, della

tipizzazione del reato e dell’identificazione del suo autore e della vittima; nel caso

l'autopsia non sia ordinata dall'autorità giudiziaria, ma nel corso della stessa emerga il

sospetto che la morte sia dovuta a reato, nondimeno persiste l'obbligo del medico-legale

2

di avvisare comunque l'autorità.

In altre parole l' autopsia è l’esame dettagliato di un cadavere al fine di determinare la

causa e le circostanze del decesso e ogni altra condizione suscettibile di avervi contribuito

nonché, in particolari casi, di stabilire l’identità del defunto.

Essa, inoltre, non è soggetta a limitazioni che vietano mutilazioni o dissezioni del cadavere

non necessarie ad accertare la causa della morte; ciononostante segue norme procedurali

e tecniche di legge di diversa natura e provenienza.

Nelle Norme di Attuazione del Codice di Procedura Penale, all'art. 116 co. 1, si legge che:

“se per la morte di una persona sorge sospetto di reato, il procuratore della Repubblica

accerta la causa della morte e, se lo ravvisa necessario, ordina l'autopsia secondo le

modalità previste dall'art. 360 del c.p.p., ovvero fa richiesta di incidente probatorio, dopo

avere compiuto le indagini occorrenti per l'identificazione.”

I medici che eseguono autopsie devono far riferimento alla circolare del Ministero di grazia

e giustizia e dei Culti del 1910: le “Istruzioni sulla tecnica medico-legale delle autopsie

giudiziarie”.

Queste, si suddividono in 3 parti:

La prima è l'ispezione esterna, che contiene la descrizione degli indumenti, i caratteri

identificativi della persona, i fenomeni cadaverici e le lesioni riscontrate.

Segue l'esame interno, che consiste nell'apertura del cranio, torace e dell'addome con la

descrizione degli organi ivi contenuti nonché, se necessario, l'esame dello speco

vertebrale, dei grossi vasi, delle ossa e delle articolazioni.

La terza è la relazione peritale, che comprende la diagnosi anatomica delle alterazioni

riscontrate e la diagnosi medico-legale, in relazione alla causa della morte e ai quesiti

posti dal magistrato.

Il medico dissettore ha l'obbligo di sospendere le operazioni e di avvisare l'autorità

giudiziaria qualora avesse il sospetto che la causa della morte sia dovuta a reato.

Nel caso di omicidio, le indagini medico-legali richiedono l'ispezione esterna del cadavere.

Queste attività si sviluppano intorno ai quesiti posti dal magistrato, che riguardano ogni

circostanza rilevante.

“Circostanze rilevanti, in tutti i casi di omicidio, sono le concause preesistenti o simultanee

o sopravvenute, dipendenti o indipendenti del colpevole; sono le modalità di esecuzione

del delitto; sono la sopravvivenza per qualche tempo della vittima e le azioni coordinate e

coscienti da essa compiute; sono la natura insidiosa del mezzo letifero o il suo impiego in

modo tormentoso o crudele; sono, pregiudizialmente, le risultanze che confermano

l'omicidio per il suicidio spontaneo o istigato o fanno concludere per la disgrazia

3

accidentale; sono, altresì, le condizioni fisiche della vittima, minorate da ostacolare la

difesa.”1

La causa della morte viene accertata in base ai risultati dell'autopsia. Questi vengono

interpretati alla luce delle nozioni dell'anatomia patologica, della traumatologia e

dell'asfissiologia. Il medico si vale altresì delle ricerche complementari di istologia,

istochimica, tossicologia, ecc.; inoltre utilizza le risultanze del sopralluogo e dell'istruttoria

giudiziaria, ivi comprese le testimonianze, ed elabora la sintesi conclusiva e la risposta ai

diversi quesiti.

Per interpretare i reperti dell'autopsia si può utilizzare una classificazione che tenga conto

del differente valore da attribuire agli stessi: i reperti dimostrativi forniscono la prova sicura

della causa della morte, essendo rappresentati da lesioni assolutamente incompatibili con

la vita del de cuius. Tali sono la rottura del cuore, la rottura dell'aorta, la trombosi

dell'arteria polmonare, le emorragie cerebrali con inondazione ventricolare, la pancreatite

acuta emorragica, l'atrofia gialla acuta del fegato, gli ematomi bilaterali delle surrenali e la

peritonite acuta generalizzata da perforazione intestinale.

“I reperti significativi sono rappresentati da alterazioni anatomiche gravi o estese di organi

importanti che, pur non dando l'assoluta certezza hanno valore diagnostico di grande

probabilità. Appartengono a questa categoria l'infarto del miocardio, le coronarosclerosi, le

miocarditi e miocardosi diffuse, le polmoniti massive, le epatopatie e le nefropatie gravi.

I reperti dubbi, non avendo un significato anatomo-patologico univoco lasciano incertezza

circa la spiegazione della causa di morte, che potrà essere attribuita a essi in via di

possibilità se mancano altri reperti più probanti. Sono tali le lesioni degenerative modeste

del miocardio, del fegato o dei reni, le broncopolmoniti a focolai disseminati, le viziature

valvolari cardiache in fase compenso.

I reperti estranei non hanno alcun rapporto, neppure concausale, con la morte, ad

esempio, una neoplasia gastrica di un impiccato, una cirrosi epatica in un folgorato, una

miocardiocoronarosclerosi in un individuo deceduto per lesioni sfacelative del cranio.

I reperti negativi riguardano i casi in cui non si dimostrano alterazioni anatomiche di rilievo

macroscopico che possano fornire una qualche indicazione sulla causa della morte.

Casi del genere si verificano nella morte da inibizione, da trauma psichico, da paralisi

bulbare, da anestesia o da scossa elettrica.”2

1 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, Ambrosiana, 2005, Milano, p. 254 2 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 255

4

3. LE LESIONI DA ARMA BIANCA

La definizione di arma bianca è generica e comprende sia le lesioni prodotte da armi vere

e proprie (ossia da strumenti la cui destinazione naturale è l’offesa alle persone, come

pugnali o baionette), sia quelle arrecate da altri strumenti atti ad offendere (rasoi, bisturi,

forconi, aghi, chiodi, ecc.).

3.1. FERITE DA TAGLIO

“Si definisce ferita da taglio la soluzione di continuo recente dei tessuti molli, prodotta da

strumenti taglienti. Gli strumenti taglienti sono costituiti da una lama a sezione triangolare

provvista di uno spigolo affilato.”3

Sono taglienti:

1) TIPICI: i rasoi, i bisturi, i coltelli e le lamette da barba;

2) ATIPICI: i frammenti di vetro, le lamiere metalliche, le schegge di coccio, i fili

metallici sottili e tesi; è tagliente improprio la lama dentata della sega.

L'azione tagliente è la proprietà di questi strumenti di produrre una recisione netta e

completa dei tessuti su di uno stesso piano. Essa si ottiene imprimendo allo strumento una

duplice forza: la pressione, che fa affondare la lama nei tessuti e lo scorrimento, che fa

progredire il taglio lungo la direzione dell'affilatura.

Esistono quattro tipi di lesioni causate da mezzi taglienti:

1) ABRASIONI: consistono nell'asportazione dell'epidermide e degli strati superficiali

del derma con l'azione tangenziale della lama, come nell'atto di radersi. Si coprono

di una sottile crosta ematica e guariscono sotto crosta in breve tempo senza

lasciare cicatrici;

2) FERITE LINEARI: la lama penetra nei tessuti in modo perpendicolare alla cute,

creando una lesione rettilinea (ad esempio nel tronco) o curvilinea (ad esempio nel

braccio o nel collo). Quando la cute è sollevata in pieghe, il taglio, anziché lineare,

appare seghettato, oppure presenta interruzioni, perciò in luogo di una sola ferita si

avranno piccole ferite separate tra loro da brevi tratti di cute integra;

3) FERITE A LEMBO: la lama agisce in direzione obliqua rispetto alla cute, formando

3 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 505

5

così un lembo a sezione triangolare. La lama, inclinata da un lato, penetra a varia

profondità e il lembo formatosi assume spessore tanto maggiore quanto più obliqua

e profonda è stata la penetrazione della lama stessa;

4) FERITE MUTILANTI: la lama, con prevalente azione di pressione, ma anche di

scorrimento, provoca il distacco completo dei tessuti, di solito parti molli sporgenti

quali i padiglioni auricolari, le pinne nasali, le labbra, la lingua, le mammelle, il pene

e lo scroto.

Queste ferite sono caratterizzate dall' estensione in superficie e dalla regolarità dei margini

(che combaciano perfettamente una volta uniti, ad eccezione di ferite mutilanti). Vero è

che una lama non bene affilata può determinare irregolarità dei lembi della ferita. Comune

è anche la presenza di angoli acuti e codette.

Queste ultime sono l'estensione superficiale del taglio, negli angoli dove la lama entra o

esce. Studiarne le caratteristiche è utile per determinare la direzione del taglio.

Ora, se la superficie cutanea colpita è piana, si possono formare due codette: una di

uscita, lunga e sottile; l' altra,di entrata, breve e tozza: il tagliente infatti entra premendo ed

esce scorrendo.

In caso di superfici incurvate, come il collo o un braccio, le codette mancano oppure sono

invertite, cioè quella di entrata è lunga e quella di uscita manca o è breve.

PROBLEMATICHE MEDICO-LEGALI

Il danno delle ferite cutanee da taglio è minore rispetto a quello di ferite lacero-contuse di

uguali dimensioni, in quanto l'integrità dei margini favorisce la guarigione (8-10 giorni) e

riduce l'incidenza delle infezioni.

Le ferite da taglio di eventuale interesse medico-legale possono incontrarsi in caso di

omicidi, suicidi e ferimenti accidentali.

La diagnosi differenziale tra suicidio, omicidio e fatto accidentale in relazione alle ferite

prodotte da arma da taglio è basata, come del resto per gli altri tipi di lesioni, su un

complesso di elementi: sede, numero, direzione, profondità delle lesioni; altre emergenze

del sopralluogo: segni di colluttazione, stato degli indumenti, posizione del cadavere,

chiusura delle porte dall’interno, presenza o meno dell’arma feritrice, disposizione delle

macchie di sangue (a parte altri elementi di rilevo non medico-legale, come eventuali scritti

del defunto, l’esame della sua personalità e dei suoi rapporti con terzi, ecc.).

In base a tali considerazioni possiamo riconoscere e classificare diverse tipologie di ferite.

6

“Le ferite da difesa si osservano nei casi di omicidio e sono così chiamate perchè si

producono durante i tentativi di difesa della vittima.”4

Sono di tre tipi:

1) FERITE DA DIFESA ATTIVA: situate nel palmo delle mani, sono dovute

all'afferramento della arma da parte della vittima nel tentativo di strappare l'arma

all'aggressore; di solito hanno la forma a lembo e sono profonde talora fino al piano

osseo;

2) FERITE DA DIFESA PASSIVA: situate nel dorso della mano, sugli avambracci e sui

bracci, coi quali la vittima si è fatta scudo per ripararsi dai colpi; sono prodotte

anche da strumenti da punta e taglio;

3) FERITE DA SCHIVAMENTO: anch'esse da taglio o da punta e taglio, si formano

sulle spalle o al dorso dove i movimenti di difesa della vittima hanno deviato i colpi.

Sono, invece, di natura suicidiaria, i seguenti tipi:

1) FERITE DA SVENAMENTO: si trovano al polso, alla piega dei gomiti o alla regione

inguinale, dove decorrono grossi vasi sanguigni in posizione superficiale,

raggiungibili col tagliente. Sono spesso multiple, concentrate in breve spazio,

parallele tra loro, di profondità varia. Quelle più superficiali, sottili e simili a

graffiature, sono dette ferite di prova perchè dovute ai primi tentativi fatti dal suicida

prima di decidersi a inferirsi quelle mortali;

2) FERITE DA SVENTRAMENTO: vengono prodotte dal filo di una sciabola ricurva

(harakiri) o da un rasoio, con largo e profondo squarciamento della parete

addominale a scopo suicida. La morte avviene per shock da eviscerazione, per

emorragia profusa da lesioni di vasi importanti o, secondariamente, per peritonite.

Altre tipologie di ferite, sono:

1) FERITE DA SFREGIO: lineari o curvilinee, inferte nel viso e precisamente sulla

guancia, riparano lasciando una cicatrice bene visibile, che altera in modo

permanente i tratti fisionomici, con danno estetico residuo;

2) FERITE RITUALI: sono la circoncisione, la escissione del clitoride o del suo

cappuccio per motivi religiosi, razziali o tribali, nonché l'ablazione delle mammelle o

4 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 507

7

dei genitali esterni secondo riti di talune sette;

3) FERITE ACCIDENTALI: talvolta si producono ferite con strumenti di lavoro,

schegge di vetro, lamiere metalliche e simili.

Ed ora un esempio pratico sulla diagnosi medico-legale delle ferite, nella differenziazione

tra omicidio e suicidio in un caso di scannamento.

Lo scannamento è il taglio del collo che causa in profondità la lesione delle vie

respiratorie, dei vasi, dei nervi, dell'esofago.

La morte da scannamento è causata da tre meccanismi principali:

1) ANEMIA ACUTA EMORRAGICA (o shock emorragico), se vi è stata recisione di

una o di entrambe le carotidi;

2) ASFISSIA ACUTA PER SOMMERSIONE INTERNA, quando il sangue fuoriuscente

dai vasi del collo recisi viene aspirato nelle vie respiratorie;

3) EMBOLIA GASSOSA, quando le bolle d'aria penetrano nelle vene giugulari, recise

e beanti. Il taglio può colpire anche i nervi del collo.

Nell'omicidio il taglio è di solito in basso e la ferita è orizzontale e profonda, quando unica;

se molteplice, le lesioni non sono mai parallele ed hanno varia profondità. Inoltre, in caso

di omicidio sono in genere presenti ferite da difesa, come quelle riscontrate nel palmo

delle mani (difesa attiva, con la vittima che tenta di afferrare la lama), sul dorso delle mani

(difesa passiva, con la vittima che tenta di parare i colpi), sulle spalle o altre parti del corpo

(difesa da schivamento).

In caso di suicidio invece riscontreremmo un taglio in posizione più alta e una ferita di

solito accompagnata da tagli di prova inferti poco prima, paralleli e superficiali.

3.2. FERITE DA PUNTA

Seconda tipologia di ferite sono quelle dette da punta.

Esse sono soluzioni di continuo recenti delle parti molli superficiali o profonde, prodotte da

strumenti pungenti.

Gli strumenti pungenti hanno forma cilindrica o conica allungata, che termina con una

punta acuminata. La loro sezione è circolare od ovale, di diametro variabile. Essi agiscono

con un meccanismo di cuneo, in virtù del quale i tessuti si divaricano in modo da

permettere la penetrazione del corpo appuntito, che viene spinto da una forza di

8

pressione, formando nello spessore dei tessuti un canale di profondità e dimensioni

variabili.

Sono pungenti:

1) TIPICI: gli aghi, chiodi, spilli, punteruoli, lesine, forconi, gli stiletti e i trequarti;

2) ATIPICI: le punte di bastone o di ombrello e le asticciole di legno; sono mezzi

naturali le spine vegetali, le spine di pesci, le spicule ossee e le corna di animali.

“Se l'oggetto acuminato non ha superficie smussa, ma presenta una sezione poligonale

provvista di angoli e spigoli (spiedi, scalpelli, ecc.) esso agisce invece come mezzo da

punta e taglio.”5

A seconda dello spessore del mezzo pungente, si distinguono due tipi di lesioni:

1) FERITE DA STRUMENTI SOTTILI (aghi, spilli, spine): hanno l' aspetto di un piccolo

foro puntiforme, che si chiude appena il mezzo viene estratto, lasciando una traccia

appena percettibile. La piccola ferita cutanea si continua in profondità con una

rossastra emorragica, lungo il tramite dei tessuti attraversati, la quale costituisce l'

unico segno di reperimento e scompare dopo 1-2 giorni. I segni di agopuntura

vanno ricercati con cura nei casi di sospetto avvelenamento per via parenterale,

piuttosto che nei casi di infanticidio mediante inflizione di spilloni nel cranio o nel

cuore. Tipiche sono anche le agopunture dei tossicodipendenti.

2) FERITE DA STRUMENTI DI SPESSORE MAGGIORE (stiletti, punteruoli, chiodi,

etc.): producono ferite superficiali o profonde, a fondo cieco o trapassanti, i cui

margini sono provvisti di un orletto escoriato. Alla ferita cutanea segue un tramite

dentro i tessuti profondi ed eventualmente una ferita d' uscita, quest'ultima priva di

orletto escoriato. Il foro cutaneo è più piccolo del diametro dello strumento a causa

della retrazione elastica della pelle.

PROBLEMATICHE MEDICO-LEGALI

Il danno è di solito non grave, in quanto le punte, penetrando nei tessuti, riescono talvolta

a scostare strutture vascolari nervose con minori complicanze emorragiche e

neurologiche.

Frequenti sono però le infezioni, soprattutto di tramiti profondi.

5 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 508

9

E' raro l'uso a scopo omicidiario o suicidiario.

Nel suicidio soprattutto in sede precordiale, non si tratta sempre di un unico colpo, ma,

talvolta, di molteplicità di colpi, essendo quello mortale quasi sempre il più profondo.

Caratteristica pressoché costante del suicidio è il denudamento della parte colpita;

naturalmente dovrà essere verificata la compatibilità della direzione del colpo con la

possibile azione del suicida.

Nell'omicidio, verso torace, collo e addome; i colpi sono normalmente molteplici e si

registra lesione degli indumenti ed inoltre sono colpite regioni non sempre vitali.

Fenomeno inoltre molto frequente nell’omicidio sono le cd. lesioni da difesa (cfr. supra,

3.1.) , che compaiono sulle mani della vittima, che si è difesa dall’aggressione. Tali lesioni

mancano se la vittima è stata colpita di sorpresa, o nel sonno, o è stata stordita prima del

ferimento. Esse non vanno confuse con le cd. ferite da schivamento, che si formano in

altre sedi (collo, spalla, dorso), dove i movimenti di reazione della vittima hanno sviato i

colpi.

La diagnosi differenziale tra lesioni vitali o post-mortem è talora resa difficile dalla scarsità

della reazione contusiva ed emorragica dei margini.

3.3. FERITE DA PUNTA E TAGLIO

Le ferite da punta e taglio sono prodotte da strumenti con estremo acuminato e con uno o

più spigoli affilati e taglienti. Le più tipiche armi da punta e taglio sono rappresentate dal

comune coltello da cucina, dai coltelli a serramanico, dai temperini, ecc.

Sono strumenti:

1) TIPICI: i coltelli, i pugnali e le spade;

2) ATIPICI: le schegge di vetro, lamine metalliche appuntite, spicule ossee; sono

mezzi particolari i trincetti, gli scalpelli e le forbici.

L' azione è frutto di un meccanismo combinato dalla penetrazione della lama con

l'estremità acuminata e la susseguente recisione dei tessuti prodotta dal margine affilato.

La forma caratteristica a occhiello, con margini netti e divaricati, rende tali ferite

nettamente distinguibili da quelle di altra specie.

A seconda della forma del mezzo utilizzato, si distinguono tre tipi di lesioni:

1) A TRIANGOLO: se la lama è monotagliente, uno dei due margini risulterà smusso

10

(è il dorso di lama);

2) OVALE: se la lama è bitagliente saranno riscontrati margini di ferita acuti;

3) A STELLA: se la lama ha tanti spigoli, saranno invece riscontrate ferite a forma di

stella, con tanti raggi quanti sono gli spigoli taglienti.

Codette o incisure d' uscita dipendono dal modo in cui la lama viene estratta,

rispettivamente in direzione inclinata o mediante un movimento di rotazione della mano,

che causa l' incisione supplementare.

Il tramite della ferita da punta e taglio, corrispondente al grado di penetrazione della lama,

di norma è rettilineo, con pareti nette e regolari, disposte su di uno stesso piano e senza

rispettare le linee di fendibilità della cute e dei tessuti interni. Sulle ossa si possono

formare intaccature o perforazioni a stampo.

PROBLEMATICHE MEDICO-LEGALI

Il danno prodotto da questo tipo di ferite è nella maggior parte dei casi grave, dato

l' elevato rischio di lesione degli organi interni, soprattutto qualora le ferite vengano inferte

nell'addome, la cui parete è cedevole ed elastica, il che permette anche a lame di modesta

lunghezza di giungere in profondità.

Anche per questo tipo di ferite si pone il problema della diagnosi differenziale tra fatto

suicidario, omicidiario o accidentale. In caso di suicidio le sedi più frequentemente scelte

sono la regione cardiaca, giugulare, il collo, il capo, l’epigastrio. I colpi, se molteplici, sono

ravvicinati dato che è una sola la regione da colpire. Nell’omicidio si ha invece una larga

distribuzione dei colpi inferti dall’assassino e i colpi sono distribuiti irregolarmente in varie

sedi anche lontano da organi vitali. In tal caso, generalmente, non mancano le ferite da

difesa o schivamento ed i segni di colluttazione .La diagnosi è ovviamente facile quando

questi sono distribuiti in zone non raggiungibili dalla vittima, come ad esempio il dorso.

In conclusione, il danno è generalmente assai grave per la recisione di tessuti anche in

profondità con emorragie irrefrenabili.

I ferimenti per cause accidentali sono molto frequenti per l'uso diffusissimo del coltello,

sono relativamente rari i suicidii perchè occorre un notevole coraggio a vibrarsi dei colpi

mortali, ancora numerosi gli omicidi sia perchè l'arma è spesso a portata di mano,

soprattutto nei delitti passionali, consumati nelle mura domestiche, sia perchè la lama è

più silenziosa delle armi da fuoco. Per le ferite da accidente non vi è una sede d'elezione,

si tratta comunque di accertare la concordanza con le modalità allegate.

11

Il numero dei colpi può essere molteplice anche nel suicidio, ma risultano tutti ravvicinati;

nell'omicidio il loro numero è talora molto elevato, basti pensare alle tribus et viginti plagis

con cui fu trafitto Giulio Cesare. Alcuni possono essere raggruppati, segno di un loro

rapido susseguirsi senza cambiamento di posizione tra aggressore e vittima. Tranne casi

eccezionali, la molteplicità delle ferite è invece in contrasto con l'accidentalità.

La direzione dei colpi è in genere la stessa nel suicidio, costantemente cambiata

nell'omicidio.

3.4. FERITE DA FENDENTE

“Le lesioni da fendente sono rappresentate da discontinuazioni recenti dei tessuti molli e

delle parti scheletriche, prodotte da strumenti aventi le caratteristiche di una lama

pesante.”6

Le lame dei fendenti sono grosse e robuste, con uno spigolo affilato (mannaie, scuri,

sciabole, accette). L' azione fendente è duplice, data dalla somma dell'azione contundente

della massa d' urto dello strumento e dell'azione tagliente dello spigolo affilato.

Questa tipologia di ferite può essere:

1) A FORMA LINEARE;

2) A LEMBO;

3) MUTILANTI.

In tutti questi casi esse hanno una particolare gravità.

Rispetto alle ferite da taglio i margini sono meno netti, e sono accompagnati da segni di

forte contusione.

Gli angoli sono acuti, ma privi di codette, di notevole estensione e profondità; i margini

della ferita risultano ampi, divaricati, ecchimotici su vari piani e sul fondo. Sono possibili

variazioni dipendenti dal grado di affilatura e pesantezza del fendente, nonché dalla forza

con cui viene sferrato il colpo. Se questo colpisce il cranio si osservano fratture estese,

larghe brecce o intaccature a stampo. Nelle ossa lunghe le fratture sono pluriframmentate,

mentre negli arti, segmenti come dita, mani o piedi sono spesso amputati.

6 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 511

12

PROBLEMATICHE MEDICO-LEGALI

Le lesioni da fendente si hanno nell' omicidio, nel suicidio, negli infortuni sul lavoro, nell'

autolesionismo.

Sempre molto gravi, queste ferite sono per lo più omicidiarie. La sede prediletta è il capo,

e si possono osservare mutilazioni delle sedi sporgenti (dita, arti, naso, orecchie, etc.).

Possono essere riscontrati altri segni che corrispondono a tentativi di deviazione. Sono

descritti casi di suicidio con fendenti, commessi per lo più da alienati. Gli infortuni sono

possibili soprattutto in particolari mestieri quali carpentieri, spaccalegna e boscaioli.

4. LE LESIONI DA ARMA DA FUOCO

Come ho già accennato nell'introduzione (cfr. supra, 1.), si tratta di una lesività meccanica

determinata da un proiettile, lanciato da un'arma da fuoco, congegno meccanico che ha lo

scopo di lanciare a distanza masse pesanti, per l'appunto i proiettili, sfruttando la forte

spinta dei gas sviluppati dalla deflagrazione di miscugli esplosivi; differenziandosi dalle

armi da sparo, categoria dai contorni più ampi, che abbraccia al proprio interno anche le

armi che utilizzano per il lancio aria compressa.

4.1. CENNI DI BALISTICA

La balistica è lo studio del moto del proiettile e dei suoi effetti sul bersaglio.

Si suddivide in tre branche principali:

1) BALISTICA INTERNA: studia il moto del proiettile all’interno dell’arma da fuoco fino

alla fuoriuscita dalla canna (cioè dalla bocca di sparo). Lo sparo dell'arma da fuoco

comprende diverse fasi:

- accensione della polvere (fondello);

- combustione della polvere (bossolo);

- produzione dei gas e loro espansione,

- spinta del proiettile lungo la canna, fino alla bocca di sparo;

2) BALISTICA ESTERNA: studia il moto del proiettile durante il percorso nello spazio,

dalla bocca di sparo al bersaglio. Il proiettile, nel percorrere lo spazio sino al suo

termine, incontrando la resistenza dell'aria ed essendo soggetto alla forza di

gravità, sviluppa una traiettoria non rettilinea ma parabolica.

13

La velocità è il fattore più importante per stabilire gli effetti del proiettile (l'altro

fattore è il peso).

Il coefficiente balistico è espressione della capacità di un proiettile di vincere la

resistenza dell'aria, conservando la massima energia cinetica possibile.

La gittata è la massima distanza raggiungibile da un proiettile lanciato da una

determinata carica, senza che si frappongano ostacoli al suo percorso.

La portata dell'arma, infine, è la distanza massima alla quale un proiettile può

determinare ancora effetti lesivi sul bersaglio;

3) BALISTICA TERMINALE: studia gli effetti provocati dal proiettile quando raggiunge

il bersaglio, quando cede gran parte della sua energia cinetica nel lavoro di

deformazione, perforazione o distruzione del corpo impattato.

Questa branca è della massima importanza nella medicina-legale per lo studio delle

lesioni da arma da fuoco.

Il lavoro compiuto dal proiettile si esplica mediante:

- potere d'arresto: è la capacità del proiettile, con la sola forza d'urto,

d’immobilizzare l’uomo o l’animale senza colpire organi vitali. Solitamente, ciò si

ottiene sparando proiettili pesanti e lenti, anziché leggeri e veloci;

- potere lesivo: è la capacità del proiettile di produrre lesioni tali da uccidere, in

modo istantaneo o meno. Gli effetti lesivi variano a seconda della velocità del

proiettile e della distanza di sparo, perciò la traiettoria balistica si suddivide in tre

zone: la zona di esplosione (fino a 150-200 metri), caratterizzata da alta velocità del

proiettile, con effetti dilaceranti e di scoppio; la zona di perforazione (fino a 300-500

metri), caratterizzata da velocità ridotta del proiettile, che però è ancora in grado di

perforare il bersaglio; la zona di contusione (a grande distanza), si distingue per la

perdita di forza viva del proiettile, che non è più in grado di penetrare il bersaglio,

ma solamente di contunderlo.

4.2. ARMI DA FUOCO

“Esse rappresentano la classe principale delle armi da sparo, che comprendono anche gli

ordigni costruiti per il lancio a distanza di proiettili, impiegando l'azione propulsiva dell'aria

compressa, di una molla o di altro meccanismo di spinta.”7

Le armi da fuoco di interesse per la medicina-legale sono le armi portatili, così dette

perchè le dimensioni e il peso ne consentono il porto e l'impiego con la spalla o con la

7 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 524

14

mano da parte di una sola persona, differenziandosi dalle artiglierie, che ineriscono alla

grande traumatologia di guerra.

Le armi da fuoco si distinguono in:

1) ARMI A CANNA LUNGA: fucili e carabine;

2) ARMI A CANNA CORTA: pistole e rivoltelle (o revolver).

“Le armi a canna lunga sono rappresentate dai fucili a canna liscia o rigata, a caricamento

manuale, semiautomatico o automatico, progettati per sparare a otturatore, a pompa o a

leva, nonché dai fucili mitragliatori, dalle mitragliatrici, dai fucili da caccia e dalle carabine

da competizione, le quali presentano delle scanalature a spirale che servono ad imprimere

al proiettile un movimento di rotazione intorno al proprio asse, per cui alla potenza dei gas

si associa quella di questo movimento, generando una maggior potenza.

Le armi a canna corta sono classificate in: pistole a rotazione, dette anche rivoltelle o

revolver, alimentate a tamburo o cilindro rotante; pistole a ripetizione, sia semiautomatiche

che automatiche, utilizzano l'energia dei gas di sparo per ricaricare l'arma e esplodere i

colpi successivi.”8

Secondo il funzionamento, le armi vengono suddivise in:

1) SEMIAUTOMATICHE: quando la pressione sul grilletto provoca l'esplosione di un

solo colpo;

2) AUTOMATICHE: quando la stessa pressione provoca l'esplosione di una raffica di

colpi, il c.d. tiro continuo.

Il calibro dell'arma da fuoco è calcolato in modo diverso, a seconda che si tratti di:

1) ARMI A CANNA LISCIA: nelle quali il calibro corrisponde al diametro interno della

canna espresso in millimetri;

2) ARMI A CANNA RIGATA: nelle quali si hanno due calibri: quello balistico, calcolato

in base al diametro preso tra i pieni della rigatura, e quello effettivo, calcolato tra i

solchi della rigatura stessa.

I calibri più usati per le armi corte, sono: 6,35 mm, 7,65 mm, 9 mm e 10,97 mm, fino a un

8 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 525

15

massimo di 11,43 mm; nelle armi lunghe sono generalmente compresi tra 5,56 mm e 8

mm, eccezionalmente raggiungono i 17,78 mm.

E' importante tener presente che il calibro non solo caratterizza la pistola, ma anche la

ferita e la potenza dell’arma da fuoco.

Il calibro dell’arma non corrisponde esattamente a quello del proiettile che è lievemente

maggiore in modo da fare presa sulla rigatura della canna e averne così impresso il

movimento rotatorio.

Sotto il termine di munizioni s'intende l'insieme di ciò che serve al caricamento di un'arma

da fuoco, ossia le cartucce e il relativo caricatore.

La cartuccia è l'insieme di:

1) BOSSOLO: è un involucro metallico cilindrico, che contiene la polvere da sparo (o

polvere da lancio, che si infiamma velocemente e che passa rapidamente allo stato

gassoso, producendo gas sotto pressione all’interno della canna che tendono ad

andare verso la via d’uscita, la bocca di sparo, e spingono il proiettile verso l’uscita

stessa; quest’ultimo si staccherà ed andrà a colpire il bersaglio), con la base chiusa

da un fondello recante la capsula di accensione, contenente la polvere di innesco;

su questa batte il percussore quando si preme il grilletto, facendo esplodere la

polvere di innesco stessa;

2) PROIETTILE: è innestato sull'apice del bossolo; i proiettili più comuni sono di forma

cilindro-conica o cilindro-ogivale, costituiti da un nucleo di piombo puro o in leghe,

completamente rivestito da un guscio di rame, rame-nichel, acciaio o altri metalli ad

alto punto di fusione.

Questi proiettili, c.d. incamiciati o blindati, impediscono la deformazione o la

frammentazione del nucleo di piombo dentro il bersaglio, rendendo meno gravi gli

effetti lesivi; quando la incamiciatura è manomessa, si presentano invece effetti

devastanti (es. dum-dum).

Di tipo espansivo, sono adoperati per fucili da caccia grossa, avendo lo scopo di

uccidere animali di grossa taglia. Convenzionalmente si suddividono in proiettili a

punta soffice, nei quali in nucleo molle e duttile rimane scoperto e si deforma

nell'impatto, e in proiettili a punta cava, nei quali è praticata una depressione sulla

punta stessa, al fine di aumentare la superficie di impatto, accentuando lo

schiacciamento del proiettile. Norme internazionali convenzionali, ne vietano

l'utilizzo a scopo militare.

16

Vi sono altre numerose tipologie di proiettili, fabbricati ad hoc per impieghi speciali,

tra i quali si possono annoverare i proiettili esplosivi tipo devastator, che si

disintegrano dentro il bersaglio.

Da ricordare sono infine le armi silenziate, utilizzate specialmente in attività criminali,

caratterizzate dalla presenza di un silenziatore sull'arma da fuoco automatica a canna

corta o lunga.

La presenza del silenziatore modifica i caratteri anatomici delle ferite prodotte dall'arma da

fuoco, rendendole distinguibili da quelle prodotte da armi non silenziate.

4.3. CARATTERI GENERALI DELLE LESIONI DA ARMA DA FUOCO

Quando il proiettile colpisce il bersaglio produce danni nei tessuti per:

1) AZIONE DI MARTELLO: contusione;

2) AZIONE DI CUNEO: allontana, divarica e discontinua;

3) AZIONE DI TRAPANO (specifica delle armi a canna rigata): agevola la

penetrazione.

Il proiettile unico, produce lesioni esterne nel punto d'impatto, e in genere anche lesioni

interne a scapito di organi e tessuti.

Si possono riscontare i seguenti tipi di lesione:

1) CONTUSIONE: se privo della sua energia, il proiettile può anche solo contundere

senza lacerare, formando ecchimosi semplici o escoriate; questo tipo di effetto è

sempre presente, sia a distanza ravvicinata sia a distanza notevole;

2) FERITE PENETRANTI: si creano delle ferite lacero-contuse che presentano forma

ovale o circolare, riproducendo la forma del proiettile. Questo supera cute,

sottocute, adipe e penetra tanto più profondamente, quanta più energia cinetica

possiede.

Si possono formare.

- ferite trapassanti o perforanti, con foro di ingresso, tramite completo e foro di

uscita;

- ferite a fondo cieco, con foro di ingresso, tramite incompleto e ritenzione del

proiettile, e conseguente mancanza del foro di uscita;

17

- ferite a setone, con tramite superficiale scavato nel tessuto sottocutaneo, che

collega i fori di ingresso e di uscita;

- ferite a semicanale, che urtano di striscio una superficie curva: il proiettile non

penetra e colpisce tangenzialmente la superficie cutanea;

- ferite contornanti o circumgiranti, con tramite avente decorso curvilineo, dovuto

alla penetrazione del proiettile lungo una superficie ricurva (cranio, parete toracica);

3) LESIONI DA SCOPPIO: tali lesioni non si limitano alla perforazione del bersaglio,

ma ne provocano l'esplosione; sono frequenti negli organi cavi, dovute alla forte

velocità del proiettile o alla vicinanza del bersaglio.

4) LESIONI DA PROIETTILI SECONDARI: quest'ultima tipologia di lesioni, può essere

comune a tutte le lesioni sopra elencate; si creano escoriazioni, ecchimosi o ferite

varie, nella prossimità del foro di ingresso, prodotte da frammenti metallici del

proiettile, schegge, bottoni, fibbie, etc. che possono produrre più tramiti, come si

verificherebbe con altrettanti proiettili.

4.3.1. CARATTERI DEL FORO DI INGRESSO

I caratteri del foro di ingresso, mutano al variare della distanza dalla quale è stato esploso

il colpo:

1) da lontano: le lesioni sono prodotte solo dall'effetto meccanico del proiettile;

2) da vicino: all'effetto meccanico si aggiungono gli effetti correlati ai prodotti solidi e

gassosi sviluppati dalla combustione della polvere, nonché alla fiamma, qualora

l'arma sia tenuta molto vicina al bersaglio.

Di seguito verranno descritte le varie caratteristiche delle lesioni da arma da fuoco, a

seconda della distanza di sparo.

Nei colpi esplosi a distanza:

1) FORO DI INGRESSO: risulta tondo,ovale, o irregolare, a seconda dell’inclinazione

del proiettile; ha un diametro di poco inferiore a quello del proiettile stesso, a causa

della retrazione elastica della pelle, mentre le dimensioni corrispondono quasi alla

perfezione se viene perforato un osso; presenta margini finemente sfrangiati e

teoricamente introflessi; spesso può trovarsi in una sede insolita e nascosta, se il

colpo è esploso in una cavità naturale (bocca, naso, orecchio, vagina);

18

2) ORLETTO DI DETERSIONE: è un piccolo cercine nerastro e untuoso, creato dal

depositarsi dello sporco che il proiettile asporta nelle pareti interne della canna, che

va a depositarsi sulla ferita in mancanza di indumenti a ostacolo; è raro osservarlo

se vengono utilizzate armi moderne;

3) ORLETTO DI ESCORIAZIONE ECCHIMOTICA: si forma per introflessione della

cute al contatto con il proiettile, che esercita una azione contusiva (ecchimosi)

esportando l’epidermide (escoriazione), sulle pareti del cono di depressione. Può

essere circolare e concentrico o ovale e eccentrico rispetto al foro e solitamente è

difficile da riconoscere se c’è crosta ematica: ciò è utile per stabilire la direzione da

cui è provenuto il colpo.

Questo orletto è sempre presente ed è quello che, in sostanza, viene utilizzato per

desumere la diagnosi differenziale tra foro d’uscita e foro d’entrata.

Nei colpi esplosi a contatto con la pelle, si modificano i caratteri del foro di ingresso per

effetto dei gas e talora si hanno lesioni dovute all'impronta dell'arma; se il contatto è

completo, mancheranno l'alone di affumicatura e l'alone di tatuaggio, che saranno nel

tramite, mentre gli effetti da fiamma e gas risulteranno penetrati direttamente nel sottocute:

1) FORO DI INGRESSO: non è regolare come in quelli a distanza, assumendo

piuttosto l'aspetto di una ferita da scoppio, perché i gas usciti a forte velocità dalla

canna si insinuano nel sottocute e lo espandono violentemente lacerandolo

dall'interno a raggiera; il foro di ingresso si presenta, quindi, come un largo squarcio

di forma stellata; l'aspetto del foro cambia a seconda che il contatto con la cute sia

più o meno angolato; questi effetti si osservano soprattutto alle tempie nei casi di

suicidio;

2) IMPRONTA A STAMPO: è costituita da una lesione ecchimotica-escoriativa, che

riproduce una figura dello stampo della parte anteriore dell'arma; può presentare un

alone color rosso vivo dovuto al CO prodotto dalla deflagrazione.

Nei colpi esplosi da vicino, al foro di ingresso e agli effetti contusivi e escoriativi del

proiettile si aggiungono i segni lasciati dalla deflagrazione della polvere, cioè dalla fiamma,

dai gas, dal fumo e dalle particelle incombuste che formano aloni:

1) ALONE DI USTIONE: è prodotto dalla fiamma ed è giallastro e pergamenaceo,

caratterizzato dalla bruciatura dei peli; risultava meglio visibile quando nel passato

19

si usavano polveri nere; è meglio visibile qualche ora dopo il decesso;

2) ALONE DI AFFUMICATURA: è prodotto da polveri combuste e fumi, provoca

annerimento dell'epidermide che scompare col lavaggio; le moderne polveri non

lasciano quasi alcuna colorazione;

3) ALONE DI TATUAGGIO: si forma da particelle incombuste della polvere, che

penetrano nella pelle e non vanno via con l’acqua, determinando una colorazione

persistente intorno al foro di ingresso; può essere vero, permanente e indelebile se

penetra nel derma, o spurio, temporaneo se i granuli raggiungono soltanto

l'epidermide; si possono formare anche pseudotatuaggi.

Allontanando l’arma è l’ultimo a scomparire, perché queste particelle hanno massa

superiore di quelle combuste;

4) ALONE DI COMPRESSIONE: è un'area contusa e escoriata, che risulta evidente

intorno al foro di ingresso per l'urto violento dei gas usciti a elevata pressione dalla

canna dell'arma; è ben visibile nel cadavere, per i fenomeni di evaporazione

postmortale.

La forma degli aloni varia al variare della direzione del colpo e della posizione del corpo

che ne è bersaglio, potendo assumere forma circolare piuttosto che ovale.

La presenza degli aloni, la loro grandezza, la concentrazione o il diradamento dei residui

dell'esplosione, forniscono i criteri per valutare la distanza dalla quale è stato esploso il

colpo:

1) alla distanza inferiore a 5 cm sono presenti gli aloni di ustione, affumicatura,

tatuaggio e compressione;

2) alla distanza compresa tra 5-10 cm cessa l'effetto fiamma e non compare più

l'alone di ustione;

3) alla distanza compresa tra 10-15 cm cessa l'azione dei gas e scompare la zona di

contusione;

4) alla distanza compresa tra 15-20 cm cessa l'azione della polvere combusta e

scompare l'alone di affumicatura;

5) alla distanza compresa tra 25-40 cm cessa anche l'azione della polvere incombusta

e non si forma l'alone di tatuaggio;

6) a distanza superiore ai 40 cm, permane solo l'azione lesiva meccanica del

proiettile; in medicina-legale si parla di tiro da lontano.

20

4.3.2. CARATTERI DEL TRAMITE INTRACORPOREO

Si tratta della cavità formata dal proiettile nel suo percorso dentro il bersaglio.

“Nel corpo umano si presenta come un canale scavato nello spessore dei tessuti interni,

delimitato da una parete anfrattuosa, infiltrata di sangue, che contiene materiali necrotici e,

talora, corpi estranei trasportati dal proiettile.”9

Rappresenta la traiettoria anatomica del tiro, vale a dire la prosecuzione della traiettoria

balistica, quando il bersaglio umano è in allineamento con la direzione assunta dal

proiettile.

In riferimento alla direzione, il tramite può essere:

1) RETTILINEO: se si trova in asse con la traiettoria del proiettile;

2) CURVILINEO: se il proiettile incontra una superficie interna arcuata ed è dotato di

scarsa forza viva;

3) ANGOLATO: se il proiettile incontra la resistenza di una superficie dura, per es. un

osso, e devia.

Il tramite può poi essere:

1) COMPLETO: se presenta il foro di uscita del proiettile;

2) INCOMPLETO (o a fondo cieco): se il proiettile è trattenuto all'interno del bersaglio.

Può anche essere:

1) UNICO: se il proiettile non si frammenta;

2) MULTIPLO: quando si frammenta il proiettile, o trascina con sé corpi estranei (es.

ossa), che agiscono come proiettili secondari.

Caratteristica del tramite è la forma ad imbuto, che si slarga progressivamente lungo la

traiettoria: tale configurazione è ben visibile nelle ossa piatte (es. tavolato cranico).

9 C.Puccini, Istituzioni di medicina legale, p. 534

21

4.3.3. CARATTERI DEL FORO DI USCITA

Nel punto in cui esce il proiettile si forma un foro di uscita, che può avere un aspetto molto

variabile, a seconda delle modificazioni di forma subite dal proiettile e dalla sua velocità

residua: tondo, con margini frastagliati e infiltrati di sangue, stellato, o una semplice

fenditura lineare, somigliante a una ferita lacero-contusa.

Presenta margini estroflessi non sempre visibili ad occhio nudo, mentre appare meglio

evidente sul foro lasciato negli indumenti; dal foro possono fuoriuscire schegge ossee,

filamenti fibrosi, adipe, etc. .

Il foro di uscita risulta distinguibile dal foro di entrata per la mancanza dell'orletto di

escoriazione ecchimotica (ed, eventualmente, dell'orletto di detersione) e degli aloni di

affumicatura, ustione, tatuaggio e compressione; si hanno però due eccezioni: la prima si

verifica quando il proiettile nell'uscire comprime la cute contro una struttura rigida (es.

fibbia, muro, pavimento), e di conseguenza si ha il formarsi di un orletto escoriato e

contuso ai margini del foro di uscita, avente una forma irregolare; la seconda si verifica nel

caso in cui il bersaglio è rappresentato da zone di limitato spessore (es. braccio), ed i fumi

fuoriescono più facilmente dal foro di uscita, disegnando un leggero alone di affumicatura.

Il foro di uscita presenta inoltre dimensioni maggiori rispetto al foro di ingresso, tranne che

nei colpi esplosi a contatto che causano ferite da scoppio.

Nel caso di proiettili ritenuti, ci si avvale di radiografie per identificare la loro posizione, in

quanto tendono a spostarsi allo spostamento del bersaglio.

4.3.4. LESIONI DA CARICHE A PROIETTILI MULTIPLI

Questa tipologia di lesioni, è provocata da armi caricate a proiettili multipli, e perciò

generalmente da fucili da caccia a pallini o pallettoni, nell'ampia varietà di modelli nella

quale sono disponibili: fucili a canna doppia, sovrapposta o affiancata (c.d. doppiette), a

colpo singolo, a retrocarica, o ad azione di pompa; fucili paramilitari, tipo riotgun, etc. .

I proiettili multipli sono sospinti dalla borra, ossia un dispositivo di sughero, feltro o plastica

che ha il compito di distribuire uniformemente la forza propulsiva dei gas ai proiettili.

I proiettili vengono espulsi dalla bocca di sparo tutti insieme, a palla, che tale si mantiene

per 1-2 metri; a livello balistico è importante considerare che i proiettili progressivamente

perdono energia e tendono a divergere e a separarsi formando un rosa via via più larga, a

forma di cono, il cui apice è rivolto alla bocca dell'arma da fuoco, mentre la base

corrisponde alla circonferenza massima della rosata.

22

Se viene utilizzato un fucile a canna mozza, si ottiene la massima dispersione dei pallini,

riuscendo a colpire più bersagli con un colpo solo da distanza ravvicinata.

Dalla distanza di sparo e dal grado di dispersione dei proiettili, che si riducono fino a

rimanere pochi pallini centrali, chiamati granuli assili, dipenderà il tipo di lesione

all'ingresso:

1) FORO UNICO: a distanza ravvicinata la rosa di proiettili è compatta a formare una

unica grande palla; il foro di ingresso sarà unico e molto ampio (diametro di 2-3

cm), con margini festonati, a forma circolare o ovale e circondato dagli aloni di

affumicatura, ustione e tatuaggio; il tramite è unico e con all'interno la borra, ma

spesso si formano più tramiti per la dispersione dei pallini periferici all'interno del

corpo; i fori di uscita sono molteplici e più o meno ravvicinati. Spesso la parte del

corpo è letteralmente esplosa: il proiettile singolo, invece, non uccide per

devastazione dei visceri, ma perché, ad esempio lacera l’encefalo determinando

emorragia ed edema con blocco dei centri nervosi. La morte per lesione da arma da

fuoco a proiettile singolo non è rapida ed istantanea, soprattutto in caso di calibri

definiti da difesa;

2) FORO UNICO CONTORNATO DA PICCOLI FORI (o fori multipli ravvicinati): a

distanza di 3-6 metri inizia la dispersione dei pallini, i quali producono tante piccole

ferite tonde, ognuna con il suo orletto ecchimotico-escoriativo, dalla forma

concentrica o eccentrica, a seconda della direzione del colpo; la rosata ha diametro

di 15-20 centimetri quando la distanza è di 5 metri;

3) FORI MULTIPLI: si ha quando il colpo è esploso ad una certa distanza e la

dispersione dei pallini è completa, manifestandosi l'effetto della rosata piena:

misurando il diametro di questa rosa di lesione si può determinare, tramite

l’esecuzione di calcoli complessi e conoscendo il tipo di fucile, la distanza tra vittima

e fucile. I singoli fori occupano uno spazio corporeo molto ampio, e sono disposti in

modo più o meno fitto secondo il loro grado di dispersione; i pallini che trovano il

proprio bersaglio in regioni corporee a superficie arrotondata producono lesioni di

striscio, ossia escoriazioni superficiali lineari o piccoli solchi; ciascuna ferita ha un

proprio tramite indipendente. Spesso i pallini restano ritenuti, perchè hanno poca

potenza, e manca quindi il relativo foro di uscita. La rosata ha diametro di 75-80

centimetri a una distanza di 30-35 metri.

23

4.4. DIAGNOSTICA MEDICO-LEGALE

Il compito principale del medico-legale, è quello di stabilire la direzione dello sparo e

dedurre la presunta posizione della vittima nei confronti dell'aggressore.

Per fare questo, è necessario identificare dall'osservazione, quali sono i fori di ingresso e

di uscita, quest'ultimo se presente, del proiettile (o dei proiettili).

Il tipo di effetto lesivo dipende da numerosi fattori: dimensioni e velocità del proiettile,

numero dei colpi, tipo e calibro dell'arma, tipo di polveri usate, distanza di sparo, direzione

del tiro, interposizione di barriere che ostacolano il proiettile e tipo di tessuto colpito;

importante, ai fini legali, è poi l'identificazione del feritore e della causale del ferimento.

1) NATURA DEL FERIMENTO: identificare una ferita prodotta da un'arma da fuoco

risulta piuttosto semplice nel caso in cui sia stata causata da proiettili multipli, per la

presenza della caratteristica rosata, e comunque per la presenza di pallini, ed

eventualmente anche della borra, all'interno del tramite; più difficile risulta

l'identificazione della ferita nel caso in cui questa sia stata causata da un proiettile

unico, essendo possibile confonderla con una ferita da punta: tuttavia, quest'ultima

non presenterebbe aloni di ustione, affumicatura e tatuaggio.

2) DISTANZA DI SPARO: per stabilire la distanza di sparo, vengono utilizzati

soprattutto i criteri già supra elencati per identificare i caratteri del foro di ingresso

(cfr. supra, 4.3.1.) e, per quanto riguarda i fucili, la classificazione delle lesioni nel

caso di cariche a proiettili multipli (cfr. supra, 4.3.4.).

La tecnica medico-legale più affinata è però quella che consiste nello svolgimento

di un tiro di prova (c.d. test di sparo), mediante l'uso della stessa arma, se

repertata, o arma dello stesso tipo e calibro con cariche simili.

3) DIREZIONE DEL TIRO: l'accertamento della direzione del tiro è utile per stabilire la

posizione reciproca della vittima e del feritore al momento del fatto, il che è però

possibile solo nel caso in cui la direzione del tramite coincide con la traiettoria

balistica.

La direzione del tiro si evince dai caratteri del foro di ingresso e del tramite.

4) NUMERO DI COLPI: normalmente un unico proiettile provoca un solo foro di

ingresso, un solo tramite e, eventualmente, un solo foro di uscita; vi sono casi in

cui, però, il proiettile si frammenta prima di raggiungere il bersaglio, o trapassa più

sedi corporee incontrate nella traiettoria, oppure colpisce superfici dove la cute è

molle. Nel caso di cariche a proiettili multipli, sarà arduo stabilire quanti siano i colpi

24

sparati, in quanto le rosate tendono a sovrapporsi.

5) IDENTIFICAZIONE DELL'ARMA: è necessaria in due situazioni. Nel caso in cui

l'arma non sia stata ritrovata, ci si avvale dei reperti ritrovati sulla vittima,

soprattutto del proiettile e dello studio del foro di ingresso; nel caso in cui l'arma è

invece stata reperita ma non si sia certi dell'impiego della stessa nel caso in esame,

la diagnosi medico-legale si avvale dello studio al microscopio comparatore del

proiettile repertato e del proiettile esploso in via sperimentale.

6) IDENTIFICAZIONE DELLE POLVERI: è utile per risalire al tipo di arma utilizzata e

la dimostrazione può avvenire sia sul ferito che sul presunto feritore.

Nella vittima il prelievo di materiale avviene vicino al foro di ingresso e dagli

indumenti che coprono la ferita, avvalendosi anche di un particolare tampone, detto

stub, che permette di raccogliere le polveri presenti nell’alone di affumicatura.

Nel presunto feritore ci si avvale del metodo c.d. guanto di paraffina, oggi poco

usato, per asportare le polveri che, fuoriuscite dall'otturatore dell'arma, si

depositano sulla mano dello stesso, soprattutto su pollice, indice, e nel relativo

spazio interdigitale; residui di polveri possono essere ritrovate anche sugli

indumenti dell’aggressore.

Importanti sono oggi, ai fini della ricerca, i metodi apportati dalla scienza chimica,

morfologica e microanalitica.

7) IDENTIFICAZIONE DEL FERITORE: spesso molto complessa, avviene facendo

ricorso a diverse tecniche probatorie: in particolare modo è utile l'analisi delle tracce

dello sparo nella mano del presunto feritore, e il riscontro di impronte digitali sui

bossoli repertati, oltre che sull'impugnatura dell'arma.

8) CAUSALE DEL FERIMENTO: oltre alle specifiche caratteristiche delle lesioni già

esaminate, per comprendere se si tratta di omicidio, di suicidio, piuttosto che di un

fatto accidentale, validi elementi di giudizio possono essere: per l'omicidio, i segni

eventuali di colluttazione e il mancato reperimento dell'arma sul luogo del delitto;

per il suicidio, il denudamento della parte colpita, il ritrovamento dell’arma in

vicinanza del cadavere, la presenza di schizzi di sangue sul dorso della mano che

impugna l'arma e le tracce di sparo sulla mano (es. segno di Felc, consistente in

una lesione escoriativa-ecchimotica sul dorso della mano, nello spazio tra pollice e

indice, dato dal rinculo della pistola); per il fatto accidentale, depongono invece le

circostanze di fatto e la presenza di testimoni, che confermano lo svolgersi delle

azioni (es. incidenti di caccia, maneggio imprudente di armi).

25

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
2 pagine mostrate su 27 totali
Scarica il documento