Letteratura inglese 2 - Reggiani 'Victorian Age', Domande di esame di Letteratura Inglese. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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Letteratura inglese 2 - Reggiani 'Victorian Age', Domande di esame di Letteratura Inglese. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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Riassunto per l'esame di Letteratura inglese 2 con il Prof. Reggiani (Univ.Cattolica del Sacro Cuore - Milano), riguardante gli argomenti del 2° semestre: Vicotrian Age, da Mill a Kipling. il documento è comprensivo di t...
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Letteratura inglese 2 – Reggiani The Victorian Age (1837-1901)

Introduzione Queen Victoria ♦ Queen Victoria (1837-1901) salì al trono durante un periodo difficile sia dal punto di vista

economico che da quello politico: ▲ Reform Bill (1832) lascia comunque segni di povertà. ▲ Le proteste dei lavoratori erano frequenti e spesso sembravano sul punto di divenire

vere e proprie rivoluzioni. la più importante fu quella dei Cartisti (Chartists) i quali chiedevano riforme sociali.

▲ Second Reform Bill (1867): diede il diritto di voto ai lavoratori della città, ma ancora venivano esclusi i minatori e i contadini.

▲ Third Reform Bill (1884): il voto venne esteso a tutti i lavoratori di sesso maschile.

♦ 1851: Gran Bretagna vista come una potenza politica ed economica in tutto il mondo.

♦ È durante il regno della Queen Victoria che nascono i partiti politici moderni: • Conservatives: superarono i vecchi Tories; • Liberals: superarono i Whigs.

I due partiti si alternavano al potere in modo piuttosto regolare.

♦ 1900: nasce il Labour Party, che diede importanza politica alla classe lavoratrice. i rappresentanti dei lavoratori entrano a far parte del Parlamento.

♦ Importanti furono anche gli avvenimenti in politica estera: • Questione irlandese:

• I rapporti – già difficili – con l’Irlanda divengono ancora più negativi a seguito di diverse carestie. 1846-91: inizia una rivoluzione per l’indipendenza dell’Irlanda, cappeggiata da Charles S. Parnell, il quale chiese l’auto-governo per l’Irlanda.

• Parnell convinse Gladstone a presentare nel 1886 in Parlamento l’Irish Home Rule Bill, il quale venne però rifiutato.

• Grande espansione: • Motivi:

I. Consolidare le rotte marittime per il commercio; II. Sovrappopolamento nella madrepatria.

• Australia e Nuova Zelanda diventano un centro prospero per l’allevamento e il bestiame;

• Molti si spostano anche in Canada; • Controllo diretto sull’India, che per la prima volta nella storia si trovava unita

sotto il controllo di un’unica potenza. 1876: Quenn Victoria diventa Imperatrice d’India.

• L’Inghilterra ottiene il controllo nella maggior parte del Canale di Suez. • I rapporti tra i colonizzatori Olandesi (Boers) e quelli inglesi non furono mai

buoni. Boer War (1899-1902): vinta dagli inglesi, i quali ottennero il controllo delle province di Orange e Transvaal, ricche in oro e diamanti.

The Victorian Compromise

♦ Il termine ‘Victorian’ ha assunto nel corso della storia un termine negativo e viene spesso associato al concetto di puritanesimo, ma è utile notare come alcuni aspetti negativi di quest’epoca furono ereditati dal passato e non scomparvero con la morte della Regina Vittoria.

♦ Il trionfo dell’industria coincise con la nascita del motore a vapore (‘fiery devil’), delle navi a vapore e del propulsore ad elica. Anche le ferrovie si svilupparono enormemente.

♦ Le ricerche scientifiche non erano più tanto teoretiche, ma applicate direttamente per l’invenzione e la costruzione di nuove macchine:

• 1816: introduzione dell’illuminazione a gas nelle strade di Londra.

♦ Introduzione del francobollo (i primi vennero chiamati Penny Blacks, perché erano neri e valevano un penny). servizio postale molto efficiente.

♦ La supremazia industriale e finanziaria dell’Inghilterra non passò però inosservata e fu spesso soggetta a critiche. Nonostante ciò, la classe dirigente del vittorianesimo non ammise l’esistenza di una filosofia materialistica nella società, cercando di velare gli aspetti spiacevoli del progresso con un ottimismo superficiale. = Victorian Compromise.

♦ L’apparente severità della morale vittoriana risultò particolarmente in disaccordo con ciò che effettivamente avveniva nella società (es. prostituzione, terribili condizioni delle classi più povere…).

♦ Vennero presi diversi provvedimenti: • 1834: Poor Law = fu una legge fondata su principi pratici, ma che risolse

relativamente il problema: i poveri rimanevano ammassati nelle case operaie, in condizioni disumane.

1862: Mines Act = proibizione del lavoro delle donne e dei bambini nelle miniere. • 1871: Emancipation of Religious Sects = permetteva ai cattolici di partecipare a

lavori governativi e di iscriversi alle università di Oxford e Cambridge. • 1875: Trade Union Act = legalizzazione delle attività delle unioni dei lavoratori.

queste unioni crebbero notevolmente ed ebbero un ruolo importante nella politica interna.

♦ Fondazione di diverse associazioni di beneficienza: la maggior parte voleva migliorare le condizioni di vita negli ospedali, nelle prigioni e nelle suole.

♦ Le donne iniziano ad influenzare la società in cui vivevano attraverso lavori filantropi. vennero fondati i primi college per le donne, le quali iniziarono a svolgere lavori prima riservati esclusivamente agli uomini.

1840: prime petizioni in Parlamento per chiedere il suffragio femminile, ma il voto verrà concesso alle donne solo nel 1918.

1870-1908: Married Women’s Property Acts = diede alle donne il diritto di possedere una proprietà dopo essersi sposate.

The decline of Victorian Values ♦ Alla fine del secolo l’Inghilterra aveva due grandi rivali:

Germania: sotto il controllo di Bismarck faceva concorrenza alla potenza navale e industriale della Gran Bretagna;

Gli Stati Uniti: dopo essersi ripresi dalla Civil War (1861-65) raggiunsero il livello inglese nella produzione industriale.

♦ Le condizioni dei lavoratori contribuirono alla sviluppo di teorie rivoluzionarie: • Comunismo: nonostante non prese tanto piede in Inghilterra, il Marxismo influenzò

in una certa misura i socialisti inglesi; • Fabian Society: influenzata dal Marxismo e fondata nel 1884, credeva nell’efficacia

di riforme graduali piuttosto che in una rivoluzione violenta.

Literature and the Visual Arts ♦ È possibile distinguere due fasi nella letteratura vittoriana:

A. Early Victorian: in questa fase i poeti sembrano essere critici nei confronti della loro epoca, ma ancora riescono a identificarsi con essa, in particolare con i suoi lettori;

B. Late Victorian: il senso di isolamento/solitudine degli autori domina e si manifesta sotto forma di denuncia della società, di esoticismo o estetismo.

♦ Verso la fine della Victorian Age, si sviluppano i movimenti letterari più importanti: • Realismo e Naturalismo: descrizione dettagliata della vita anche nei suoi aspetti

meno piacevoli; la vita non deve essere idealizzata e l’artista deve essere obiettivo, spesso preferendo la vita cittadina a quella della campagna. L’artista viene considerato come una sorta di filosofo e storico sociale.

• Estetismo e decadentismo: l’artista non ha regole morali da seguire e non deve necessariamente trattare di temi/questioni del suo tempo. ‘Art for art’s sake’ = l’arte non ha bisogno di alcuna giustificazione esterna. Entrambi i movimenti prediligono l’esotico, desideri sensuali e stati mentali alterati.

♦ Dal punto di vista architettonico c’è la ripresa del gotico e dello stile elisabettiano.

Early Victorian Poetry ♦ I poeti di questo periodo devono molto ai loro predecessori romantici fanno uso del sonetto,

ma allo stesso tempo sperimentano.

♦ Browning e Tennyson introducono il monologo drammatico e il poema autobiografico si modernizza.

♦ Un tema ricorrente e condiviso tra i poeti vittoriani è l’amore: con Browning e Tennyson l’amore assume una grande importanza. forte attenzione per la moralità sessuale e definizione dei ruoli dei due generi sessuali.

John Stuart Mill (1806-1873)

VITA: • Nasce a Londra nel 1806 ed è il primo di 9 figli.

• Il padre James arrivò dalla Scozia per intraprendere una carriera da giornalista: • Nel 1808, insieme con Jeremy Bentham (1748-1832), entra a far parte del gruppo

degli Utilitaristi, di cui diviene un leader (= Utilitarismo: filosofia secondo cui niente di ciò che è utile è positivo; per determinare se un’azione è giusta, la chiave è l’utilità delle sue conseguenze).

• Sosteneva il pensiero filosofico, tipico del XIX secolo, secondo cui il carattere di un bambino è il risultato delle esperienze e delle relazioni del bambino stesso. decide di crescere suo figlio come un filosofo, supervisionando l’intera sua educazione.

• All’età di 3 anni inizia a studiare il greco e all’età di 7 impara anche il latino. All’età di 12 anni la sua educazione corrispondeva a quella di un laureato in lettere classiche.

• Intraprende poi gli studi di logica, matematica ed economia politica. Allo stesso tempo si occupava dell’educazione dei suoi fratelli/sorelle.

• Nonostante la sua giovane età, veniva trattato come gli amici del padre, che erano tra i più importanti filosofi del tempo. solo più tardi Mill realizza di non aver mai avuto un’infanzia.

• L’unica esperienza positiva che ricorda della sua giovinezza erano le passeggiate, la musica e la lettura di Robinson Crusoe, oltre all’anno passato in Francia. Prima di andare all’estero, non frequentava nessun suo coetaneo.

• L’anno passato con i parenti di Bentham in Francia gli diede la sensazione di vivere una vita normale e gli fece imparare una nuova lingua.

• A 16 anni, Mill partecipa a dibattiti societari sull’utilitarismo per rendere popolare le idee del padre. Inizia, inoltre, a pubblicare diversi saggi, numerosi articoli e recensioni prima dei vent’anni.

• Nel 1823, sotto insistenza paterna, Mill abbandona la vita politica per lavorare presso la East India Company, un’importante azienda di scambi commerciali.

• Nel 1826, Mill attraversa un periodo di crisi nervosa. Nella sua ‘Autobiography’ scrisse che una mancanza fatale nel sistema utilitarista fu quella di mancare di interesse per gli affetti e i sentimenti delle persone. Si sentì quindi privo di soddisfazione, nonostante la sua profonda conoscenza.

• Mill supera la sua depressione dedicandosi fortemente alla poesia. • All’età di 25 anni incontra Harriet Taylor, che diventerà la persona più influente nella sua

vita. Nonostante la donna fosse già sposata, rimasero sempre in stretto contatto per 20 anni, finendo per sposarsi quando morì il marito della donna.

“System of logic”: • l’obiettivo principale degli scritti filosofici di Mill era quello di aggiustare la

tradizione empirica inglese derivata dalle teorie di John Locke (1632-1704). egli riuscì a superare parte della confusione di Locke, facendo distinzione tra il connotato dei termini (connotation), cioè il significato compreso, e la loro denotazione (denotation), cioè il significato reale.

• Per Mill la logica è conoscenza per deduzione (= l’atto di trasferimento di un significato da una cosa a un’altra). La logica si conclude poi con un’analisi dei metodi delle scienze sociali.

• La varietà dei fattori condizionanti comunque e la mancanza di controllo e di ripetibilità degli esperimenti, indebolisce l’efficacia sia del metodo sperimentale che di quello deduttivo (= arrivo ad una conclusione attraverso un ragionamento).

• Il metodo giusto per le scienze sociali è in realtà un insieme dei due metodi: deduzioni dalle conoscenze inferenziali procurate sia dalla psicologia (studio della mente) che dalla sociologia (studio della società).

• 1848: pubblicazione dei ‘Principles of political economy’, nel quale scrive un commento profetico sul destino dell’individuo in un mondo sovrappopolato. Mill insinuò che ci sono piaceri maggiori e che l’uomo dovrebbe essere educato a sogni più grandi, per un governo democratico basato sull’intesa così come sull’educazione e sulla tolleranza.

• 1859: pubblicazione di ‘On liberty’, un saggio in cui attacca la tirannia. Egli osservò che, in America, la democrazia pressava sugli individui attraverso il conformismo. Mentre per il socialismo, ad esempio, l’individuo è più importante delle istituzioni come chiesa e stato. La formula classica del liberalismo, invece, (= filosofia politica basata sul progresso, sulla libertà individuale e sulla protezione dei diritti) afferma che lo stato esiste per l’uomo, per cui l’unica interferenza giustificabile sulla libertà personale è l’autoprotezione.

• Nel 1858 muore la moglie. Mill si trasferisce ad Avignon – Francia – per stare vicino alla tomba di lei. Si divide quindi tra Francia e Londra.

• Nel 1865 vince le elezioni nella House of Commons, nonostante si fosse rifiutato di fare campagna elettorale.

• Nel 1869 pubblica ‘The subjection of Women’ a sostegno dell’emancipazione delle donne e contro un atteggiamento tirannico verso le stesse.

• Morì nel 1873. • È tutt’ora considerato un grande filosofo ed economista inglese. Fu, infatti, una figura molto

influente del XIX secolo, fondamentale nella comprensione della letteratura vittoriana. È conosciuto per i suoi scritti sulla logica e sul metodo scientifico e per i suoi numerosi saggi sulla vita politica e sociale.

What is poetry?(1833,1859) Analisi:

• Saggio. • Poetry and Emotions (Poesia ed emozioni):

• Nel definire questi due concetti, sono state dante tante risposte. La peggiore è quella che confonde la poesia con la composizione metrica.

• La poesia è qualcosa che, per natura, rivela qualcosa che può essere trasmesso attraverso i suoni musicali e che produce delle impressioni.

• L’oggetto della poesia è quello di agire sopra le emozioni (‘to act upon the emotions’) e si rivolge alla fede. La poesia convince e persuade ed è ciò che è comprensibile. VS: concetto che si scontra con quello di Wordsworth, secondo cui la poesia è rivolta ai sentimenti e lavora attraverso ciò che commuove. È qualcosa quindi che crea sensibilità.

Poetry vs Fiction (Prosa contro narrativa): • L’obiettivo di agire sopra le emozioni non appartiene solo alla poesia, ma anche alla

prosa. La maggior parte delle poesie più importanti sono scritte sotto forma di narrativa immaginaria e, nonostante ciò, c’è molta verità all’interno di queste poesie.

• Però, tra le due c’è una radicale differenza: • L’interesse provato per una storia: la fonte dell’emozione sta nell’esibire una

serie di stati riguardanti delle semplici circostanze; • L’interesse suscitato dalla poesia: la fonte dell’emozione sta nell’esibire gli

stati della sensibilità umana.

‘The minds and hearts of greatest depth and elevation are commonly those which take greates delight in poetry’ VS: coloro che sono più pigri e superficiali provano piacere nella narrativa fittizia.

• La poesia e la narrativa hanno poi differenti verità: • La poesia dipinge l’animo umano sinceramente: i poeti spesso ignorano la

vita perché ciò che sanno deriva dall’osservazione si se stessi. Essi scrivono su ciò che sta all’interno dell’uomo e sui loro sentimenti. Non hanno bisogno di conoscere il mondo perché sono concentrati sulle leggi e sulle emozioni della natura umana.

La narrativa, invece, dà un’immagine vera della vita: per i romanzieri, che scrivono delle cose esterne/del mondo, la conoscenza del genere umano e del mondo è necessaria.

• Il dramma richiede l’unione di poesia e dei fatti: per esempio Shakespeare era apprezzato sia come narrativo, che come poeta.

La poesia sta nella condizione mentale per cui il suo oggetto e la sua verità scientifica siano contemplati non per l’oggetto stesso né per la verità scientifica stessa. Esempio: una descrizione vuole dare un ritratto reale della realtà, mentre la poesia descrittiva dà una descrizione delle cose non per come esse stesse sono, ma per come loro appaiono attraverso i filtri dell’immaginazione e dei sentimenti.

• Mill riporta poi due tentativi di definizione della poesia: a. Ebenezer Elliot: ‘Poetry is impassioned truth’ (=la poesia è verità appassionata); b. Uno scrittore in ‘Blackwood’s magazine’: ‘Poetry is man’s thoughts tinged by his

feelings’ (= la poesia sono i pensieri dell’uomo velati dai suoi sentimenti).

Poetry vs Eloquence (poesia vs capacità oratoria): • Entrambe sono verità appassionate e pensieri tinti dai sentimenti, MA:

Eloquence è ciò che si ascolta. Presuppone un’audience. • Poetry è ciò che si ascolta di nascosto. Il poeta conosce l’incoscienza del

lettore. È sulla base di questa concezione che si sviluppa il ‘soliloquio’, poiché è scritto in un momento di solitudine.

• Quando la poesia si concentra sui sentimenti, sulla fede e sulle impressioni di un’altra mente, allora cessa di essere poesia e diventa eloquenza.

• La distinzione tra le due può essere anche vista nell’arte, nella musica e nella scultura:

• È poesia se il sentimento dichiara se stesso attraverso segnali che non sappiamo essere visti/sentiti;

• È eloquenza se c’è uno scopo nel voler comunicare qualcosa.

Lord Tennyson Alfred (1809-1892)

VITA: • Nasce nel Somersby nel 1809, a Lincolnshire ed è il quarto di dodici figli. • Mostra fin da subito un grande talento per la scrittura, tanto che all’età di 12 anni aveva già

scritto un poema epico di 6.000 versi.

• Suo padre, il Reverendo George Tennyson, assiste suo figlio negli studi delle lingue classiche e moderne.

• Negli anni ’20 il padre inizia a soffrire di crolli mentali, aggravati dall’alcolismo.

• Uno dei fratelli di Tennyson ebbe delle discussioni violente con il padre, un altro venne rinchiuso in un istituto psichiatrico e un altro divenne dipendente dall’oppio.

• Nel 1827 lascia la casa per entrare al Trinity College di Cambridge. Nello stesso anno, lui e il fratello Charles pubblicano ‘Poems by two brothers’. nonostante le poesie fossero molto giovanili, attrassero l’attenzione degli ‘Apostles’, un club letterario di studenti universitari cappeggiato da Arthur Hallam. Gli Apostles diedero al timido Tennyson il sostegno di cui necessitava.

• Hallam e Tennyson diventano migliori amici. Girano l’Europa tra il 1830 e il 1832, ma la morte di Hallam nel 1833 segnò profondamente l’amico. la lunga elegia ‘In Memoriam’ e altri poemi furono dedicati a lui.

• Nel 1830 pubblica ‘Poems, chiefly lyrical’ e nel 1832 pubblica un secondo volume intitolato ‘Poems’. alcuni critici definiscono questo libro come forzato/affrettato e confuso. Tennyson, ferito dalle critiche, non pubblica libri per nove anni.

• Nel 1836 si fidanza con Emily Sellwood, ma quando Tennyson perde la sua eredità nel 1840 a causa di un cattivo investimento, la famiglia di lei interrompe il fidanzamento.

• Nel 1842 il volume ‘Poems’ diviene un successo critico e popolare. • Nel 1850, con la pubblicazione di ‘In Memoriam’, diventa uno dei poeti più famosi

d’Inghilterra. Fu nominato Poet Laureate dopo Wordsworth. Nello stesso anno sposa Emily Sellwood, con la quale ebbe due figli.

• All’età di 41 anni, era conosciuto come uno dei maggiori poeti dell’età vittoriana. • Ciò che guadagnava con la poesia, gli permise di comprare una casa in campagna e di

scrivere in un maggiore isolamento.

• Nel 1859 pubblica con successo le prime poesie di ‘Idylls of the King’. • Nel 1884 accetta il titolo di nobiltà, divenendo Lord. • Muore nel 1892 e fu sepolto nella Westminster Abbey.

POETICA: • Fu influenzato dalla seconda generazione dei poeti romantici – soprattutto da Keats e

Shelley: è il poeta dell’impressione, che si occupa di far passare l’impatto con il mondo fisico attraverso i sensi (differentemente da Wordsworth, che tendeva ad affrontare temi più filosofici). influenzerà Pascoli e Verlaine.

• Il suo pessimismo è espresso attraverso un tono elegiaco, spesso toccando temi quali il rimpianto, la perdita e la grande mancanza di significato della vita in un mondo senza scopi.

• Vive tra grandi scoperte scientifiche e fedi religiose. • I toni apatici della sua poesia porteranno all’estetismo e al decadentismo, tipici dell’ultima

parte del secolo.

The Lady of Shalott

PART I On either side the river lie Long fields of barley and of rye, That clothe the wold and meet the sky; And through the field the road run by To many-tower'd Camelot;

And up and down the people go, Gazing where the lilies blow Round an island there below, The island of Shalott.

Willows whiten, aspens quiver, Little breezes dusk and shiver Through the wave that runs for ever By the island in the river Flowing down to Camelot.

Four grey walls, and four grey towers, Overlook a space of flowers, And the silent isle imbowers The Lady of Shalott.

By the margin, willow veil'd, Slide the heavy barges trail'd By slow horses; and unhail'd The shallop flitteth silken-sail'd Skimming down to Camelot:

But who hath seen her wave her hand? Or at the casement seen her stand? Or is she known in all the land, The Lady of Shalott?

Only reapers, reaping early, In among the bearded barley Hear a song that echoes cheerly From the river winding clearly; Down to tower'd Camelot;

And by the moon the reaper weary, Piling sheaves in uplands airy, Listening, whispers, " 'Tis the fairy The Lady of Shalott."

PART II There she weaves by night and day A magic web with colours gay. She has heard a whisper say, A curse is on her if she stay To look down to Camelot.

She knows not what the curse may be, And so she weaveth steadily, And little other care hath she, The Lady of Shalott.

And moving through a mirror clear That hangs before her all the year, Shadows of the world appear. There she sees the highway near Winding down to Camelot;

There the river eddy whirls, And there the surly village churls, And the red cloaks of market girls Pass onward from Shalott.

Sometimes a troop of damsels glad, An abbot on an ambling pad, Sometimes a curly shepherd lad, Or long-hair'd page in crimson clad Goes by to tower'd Camelot;

And sometimes through the mirror blue The knights come riding two and two. She hath no loyal Knight and true, The Lady of Shalott.

But in her web she still delights To weave the mirror's magic sights, For often through the silent nights A funeral, with plumes and lights And music, went to Camelot;

Or when the Moon was overhead, Came two young lovers lately wed. "I am half sick of shadows," said The Lady of Shalott.

PART III A bow-shot from her bower-eaves, He rode between the barley sheaves, The sun came dazzling thro' the leaves, And flamed upon the brazen greaves Of bold Sir Lancelot.

A red-cross knight for ever kneel'd To a lady in his shield, That sparkled on the yellow field, Beside remote Shalott.

The gemmy bridle glitter'd free, Like to some branch of stars we see

Hung in the golden Galaxy. The bridle bells rang merrily As he rode down to Camelot:

And from his blazon'd baldric slung A mighty silver bugle hung, And as he rode his armor rung Beside remote Shalott.

All in the blue unclouded weather Thick-jewell'd shone the saddle-leather, The helmet and the helmet-feather Burn'd like one burning flame together, As he rode down to Camelot.

As often thro' the purple night, Below the starry clusters bright, Some bearded meteor, burning bright, Moves over still Shalott.

His broad clear brow in sunlight glow'd; On burnish'd hooves his war-horse trode; From underneath his helmet flow'd His coal-black curls as on he rode, As he rode down to Camelot.

From the bank and from the river He flashed into the crystal mirror, "Tirra lirra," by the river Sang Sir Lancelot.

She left the web, she left the loom, She made three paces through the room, She saw the water-lily bloom, She saw the helmet and the plume, She look'd down to Camelot.

Out flew the web and floated wide; The mirror crack'd from side to side; "The curse is come upon me," cried The Lady of Shalott.

In the stormy east-wind straining, The pale yellow woods were waning, The broad stream in his banks complaining. Heavily the low sky raining Over tower'd Camelot;

Down she came and found a boat Beneath a willow left afloat, And around about the prow she wrote The Lady of Shalott.

And down the river's dim expanse Like some bold seer in a trance, Seeing all his own mischance -- With a glassy countenance Did she look to Camelot.

And at the closing of the day She loosed the chain, and down she lay; The broad stream bore her far away, The Lady of Shalott.

Lying, robed in snowy white That loosely flew to left and right -- The leaves upon her falling light -- Thro' the noises of the night, She floated down to Camelot:

And as the boat-head wound along The willowy hills and fields among, They heard her singing her last song, The Lady of Shalott.

Heard a carol, mournful, holy, Chanted loudly, chanted lowly, Till her blood was frozen slowly, And her eyes were darkened wholly, Turn'd to tower'd Camelot.

For ere she reach'd upon the tide The first house by the water-side, Singing in her song she died, The Lady of Shalott.

Under tower and balcony, By garden-wall and gallery, A gleaming shape she floated by, Dead-pale between the houses high, Silent into Camelot.

Out upon the wharfs they came, Knight and Burgher, Lord and Dame, And around the prow they read her name, The Lady of Shalott.

Who is this? And what is here? And in the lighted palace near Died the sound of royal cheer; And they crossed themselves for fear, All the Knights at Camelot;

But Lancelot mused a little space He said, "She has a lovely face; God in his mercy lend her grace,

The Lady of Shalott."

Traduzione: La dama di Shalott

PARTE I Sulle due rive del fiume lento spighe d’orzo e segale in fermento Dalla brughiera al cielo nel vento. Corre la strada come un nastro argento Verso le torri di Camelot

Avanti e indietro passa la gente E guarda i gigli indifferente Sulla riva che fende la corrente Dell'isola di Shalott

Salici pallidi, alti pioppi tremanti Brezze come alito d'amanti Nella corrente che eterna scorre avanti Cingendo l'isola di eterei diamanti In corsa verso Camelot

Quattro le le torri grigie e le mura Che guardano i fiori e la radura Dove la vita silenziosa si misura della Signora di Shalott

Presso le rive dai salici velate Scorrono chiatte pesanti trainate Da bestie lente mentre a vele issate Fende uno scafo le onde increspate Veloce verso Camelot

Ma chi vide mai un suo cenno di mano? O della finestra stagliarsi nel vano Chi conosce il destino arcano Della Signora di Shalott?

Solo chi miete di prima mattina L’orzo barbato sulla riva e la china Ode l’eco di una voce argentina Lungo la limpida serpentina Verso le torri di Camelot

E quando la luna disegna l'altopiano Di ombre tra i covoni alti di grano "È la maga" sussurrano piano "La Signora di Shalott"

PARTE II

Lei tesse notte e giorno senza pace Una tela magica di colore vivace E nel suo cuore la condanna non tace: Sarà maledetta se uno sguardo fugace Getterà verso Camelot

Lei non conosce altra sorte Se non di tessere fino alla morte E altro non accade alla corte Della Signora di Shalott

Ombre dai riflessi chiari vanno, Nello specchio appeso, tutto l’anno Ombre fugaci che di vita sanno Lungo la strada da cui arriveranno Le genti di Camelot

Si torce in mulinelli la corrente Passano i giovani dalle spalle spente E le ragazze dalla voce ardente Vanno verso Camelot

A volte damigelle tintinnanti, O un monaco in comunione con i santi A volte un pastorello dai riccioli grondanti E giovani paggi in livree rutilanti Passano andando a Camelot

E a volte nello specchio incantato Sfilano cavalieri lato a lato Lei non possiede un braccio fidato La Signora di Shalott

Ma nella tela lei trova la vita Tesse i riflessi con sapienti dita A volte di notte dalla torre avita Vede la processione infinita Di un funerale verso Camelot

O quando la luna nel firmamento Accoglie amanti di fresco giuramento “Odio le ombre” erompe il lamento Della Signora di Shalott

PARTE III Appare ora ad un tiro di dardo

Fende il grano a cavallo gagliardo Fiero, nobile e diritto lo sguardo Come fiamma riluce lo stendardo Del fiero Sir Lancelot

Sul petto la croce, il cuore supino Di un’altra donna fedele paladino Brilla lo scudo nella luce del mattino Presso la remota Shalot

Brilla al sole il finimento Come una stella del firmamento Risuonano di limpido accento Sulle briglie campane d’argento Mentre cavalca verso Camelot

E scende dall’imbrago stemmato potente un corno argentato risuona l’armatura al passo ritmato Presso la remota Shalott

Il cielo terso, l’aria silente Di gemme spesse la sella lucente Sull’elmo il pennacchio fremente brucia come brace ardente Cavalcando verso Camelot

E mentre in cielo si danno convegno Crocchi di stelle in antico disegno Va nella notte il fulgido segno Di una meteora su Shalott

L’ampia fronte al sole ardente Su zoccoli bruni la bestia possente Scendono lucidi dall’elmo splendente Riccioli neri come carbone lucente Cavalcando verso Camelot

E dal fiume e dalla riva Nello specchio già appariva “Tirra lirra” ora si udiva Dalla voce di Sir Lancelot

Lei abbandona tela e spola Fa tre passi col cuore in gola Vede nell’acqua i gigli viola Vede l’elmo, il pennacchio e la stola Guardando verso Camelot

Il telo vola fluttuando spiegato Lo specchio è incrinato da lato a lato “Sono maledetta” è il grido accorato Della Signora di Shalott

Nel vento dell’est che sa di tempesta Gli alberi pallidi piegano la testa Tra rive distanti il fiume protesta Dal cielo basso una pioggia mesta Sopra le torri di Camelot

Viene alla riva e trova legato Sotto un salice uno scafo lasciato E sulla prua ha presto vergato: “La signora di Shalott”

E lungo la pallida, fredda corrente Come nell’estasi di una veggente Che senta la propria sorte imminente Volge lo sguardo con aria assente Ancora verso Camelot

E mentre il giorno muore piano Rilascia l’ormeggio con trepida mano Il largo fiume porta lontano La signora di Shalott

Giace, le vesti di candida neve, Che il vento agita di un tremito breve Cadono le foglie sull’acqua greve Canta la notte un sussurro lieve Scendendo verso Camelot

E mentre la barca solca le onde Tra salici e campi lungo le sponde S’ode il canto che i sensi confonde Della signora di Shalott

Un inno triste, un inno santo Ora forte, ora debole canto Finchè la sua voce è solo pianto Sugli occhi le scende nero un manto Lo sguardo alle torri di Camelot

Quando la corrente la portò a riva Alla prima casa che l’acqua lambiva Cantando sommessa moriva La signora di Shalott

Sotto le torri, i balconi, i loggiati lungo i vasti giardini ombreggiati Forma splendente sui flutti dorati pallida morta fra alti caseggiati Silente dentro Camelot

Alla banchina da tutto il reame Nobili, borghesi, Lord e Dame

Leggono il nome sul fasciame Della Signora di Shalott

Chi è? Chi c’è, che cosa é stato? Nel vicino palazzo illuminato L’applauso è subito smorzato E si segnano trattenendo il fiato I cavalieri di Camelot

Ma Lancelot concede solo un sorriso Dice: “Di certo mostra un bel viso. Che Dio le conceda il paradiso, La signora di Shalott”.

Analisi: • Poemetto romantico, basato su fonti medievali.

• Di questo poemetto esistono due versioni: una del 1832-33, composta di venti strofe, e una del 1842, di diciannove.

• Probabilmente fa riferimento a uno storia di Thomas Malory ‘La morte d’Arthur’, riguardante Elaine di Astolat, una donna che si innamora di Lancillotto, ma muore di dolore non potendo essere corrisposta. In ogni caso lo stesso Tennyson affermò che il poemetto era basato su una novella italiana del tredicesimo secolo intitolata Donna di Scalotta, incentrata sulla morte della ragazza e sulla sua accettazione a Camelot, piuttosto che sul suo isolamento nella torre e sulla sua decisione di partecipare al mondo esterno, due elementi non menzionati nella Donna di Scalotta.

Trama: La donna del poemetto di Tennyson vive in una torre sull'isola di Shalott, in un fiume vicino a Camelot. È vittima di una maledizione: è destinata a morire non appena avrà guardato verso Camelot. Così guarda all'esterno attraverso uno specchio, e tesse ciò che vede in una tela magica. Sebbene sia tentata dall'osservare la vita reale che c'è fuori dalla sua finestra, sa che se lo facesse, andrebbe incontro alla fine della propria vita. Un giorno, tuttavia, vedendo Lancillotto attraverso il suo specchio, capisce come non era mai successo prima quanto è stanca della sua esistenza, destinata com'è a guardare il mondo solamente attraverso ombre e riflessi. La Dama di Shalott soccombe così alla tentazione e guarda direttamente fuori mentre Lancillotto cavalca sotto la torre cantando, e i suoi occhi si appoggiano su Camelot. A questo punto lascia la torre, trova una barca sopra la quale scrive il suo nome, e si lascia trasportare verso Camelot lungo il fiume, cantando una canzone triste e spegnendosi cantando. Arriva raggelata dalla morte, e tra i cavalieri e le dame che la vedono c'è Lancillotto.

Struttura: il poemetto è diviso in 4 parti, caratterizzate rispettivamente da 4-4-5-6 strofe ciascuna, tutte composte da 9 versi. Solitamente nel 4° verso viene ripetuta la parola Camelot, mentre il 9° è la ripetizione di ‘The Lady of Shalott’ o comunque della parola ‘Shalott’.

Parte 1: descrizione del paesaggio naturale e delle persone che passano attraverso il fiume, i campi, la brughiera e una strada che porta alla città di Camelot (many- towered Camelot). La strada è piena di persone che vanno e vengono da questa città e che osservano i gigli che circondano l’isola di Shalott. I salici sono sbiaditi e i pioppi tremano a causa delle correnti del fiume intorno alla torre. La torre grigia e silenziosa cinge la Lady di Shalott. ( immagine di una non-

vita). Pesanti chiatte trainate scendono lungo il fiume verso Camelot. Il narratore si chiede se qualcuno in quella città abbia mai visto la fanciulla o, almeno, la conosca. I mietitori, che lavorano molto presto, ogni tanto ‘hear a song that echoes cheerly’ (sentono una canzone che echeggia allegramente) il canto della Lady. Anche sotto la luna la sentono sussurrare. ( nessuno può vederla, ma almeno i mietitori riescono a sentirla e la loro immaginazione li porta a pensare che ella sia ‘the fairy Lady of Shalott’).

Parte 2: descrizione della Lady e della sua vita. Ella tesse giorno e notte la sua tela e non può guardare verso Camelot, a causa della maledizione. Ella contempla il mondo attraverso uno specchio, su cui ‘shadows of the world appear’ ( non conosce il mondo reale, ma ne vedo solo le ombre/riflessi). Riesce anche a vedere la strada che va verso Camelot e i mulinelli lungo il fiume. Vengono anche elencate le persone che riesce a vedere attraverso lo specchio: i contadini rozzi, i mantelli rossi delle ragazze al mercato, gruppi di damigelle felici, un abate, un giovane pastore, un paggio dai capelli lunghi. Riesce anche a vedere i cavalieri, ma nessuno le appartiene. si diverte a tessere sulla sua tela delle visioni magiche che prende dallo specchio. Durante la notte, spesso assiste a funerali e sotto il chiaro di luna le coppie appena sposate (= simbolo dell’amore e della morte: anticipazione del suo destino).

Parte 3: La Lady vede Sir Lancelot ( immagine molto luminosa perché egli riesce a portare luce nel mondo uggioso della ragazza). Descrizione di Sir Lancelot:

• Egli stava cavalcando tra i fasci di orzo (barley sheaves), con il sole che splendeva attraverso le foglie e si rifletteva sulla sua armatura, con uno scudo scintillante. Era un cavaliera con la croce rossa che si inchinava di fronte alle fanciulle ( virtù).

• Aveva le briglia cosparse di gemme, come un ramo di stelle nella galassia dorata. Dal suo budriere (= striscia di cuoio dove si appendeva la spada) c’era appeso un corno bianco.

• La sella brillava di tanti gioielli; l’elmo e la piuma bruciavano come brucia una fiamma (‘burned like one burning flame together’).

• La sua fronte brillava alla luce del sole; ‘he flashed into the crystal mirror’. I suoi capelli nero carbone fluivano sotto il suo elmo.

Reazione della Lady: ella abbandonò la tela per andare verso la finestra e guardare fuori. si avvera la maledizione: ‘The mirror cracked from side to side’. Spazio: ‘beside remote Shalott’ = Beside: comparato al campo; Remote: comparato alla realtà (Camelot). Suoni: ‘the bridle bells rang merrily’ (le campanelle della briglia suonano allegramente) ricordano un matrimonio. ‘His armour rang’; egli cantava come un’allodola (= simbolo di gioia); La Lady piange: ‘The curse is come upon me’.

Parte 4: Il tempo cambia: da un cielo senza nuvole, si passa a un vento temporalesco e alla pioggia. Tutto questo preannuncia la tragedia. (diversi termini suggeriscono la morte: straining – pale – waning – complaining – willow). Durante il tempo burrascoso, corse giù dalla torre e salì su una barca, sulla quale scrisse il proprio nome, per raggiungere Camelot. Similitudine: ella guarda verso Camelot come una veggente in uno stato di trance, che riesce a vedere la sua stessa disgrazia. “At the closing of the day / She loosed her chain, and down she lay” = passività; è la corrente che la trascina verso Camelot. Ella giace con un vestito bianco (snowy white). Mentre sta morendo, canta un canto natalizio, afflitto, sacro, prima forte, poi sempre più piano. Il suo sangue era ghiacciato, i suoi occhi completamente neri. Muore cantando la sua canzone, ma prima di raggiungere la prima casa.

Quando raggiunge Camelot, molte persone la vedono e leggono sulla barca il suo nome: ‘Lady of Shalott’. Tutti i suoi allegri scompaiono e tutti i cavalieri si fanno il segno della croce. Lancelot la vede e dice ‘She has a lovely face’ e prova compassione per lei.

• Tema vittoriano: racconto di un rito di una realtà cupa in un mondo surreale, presentato con la consapevolezza che sognare è una fuga verso una fine tragica.

• Forte connessione tra il magico e la Lady: ella è descritta come ‘ fairy’ (fatata), la sua tela è magica e una ‘curse’ (maledizione) la minaccia.

Ulysses It little profits that an idle king, By this still hearth, among these barren crags, Match'd with an aged wife, I mete and dole Unequal laws unto a savage race, That hoard, and sleep, and feed, and know not me. I cannot rest from travel: I will drink Life to the lees: All times I have enjoy'd Greatly, have suffer'd greatly, both with those That loved me, and alone, on shore, and when Thro' scudding drifts the rainy Hyades Vext the dim sea: I am become a name; For always roaming with a hungry heart Much have I seen and known; cities of men And manners, climates, councils, governments, Myself not least, but honour'd of them all; And drunk delight of battle with my peers, Far on the ringing plains of windy Troy. I am a part of all that I have met; Yet all experience is an arch wherethro' Gleams that untravell'd world whose margin fades For ever and forever when I move. How dull it is to pause, to make an end, To rust unburnish'd, not to shine in use! As tho' to breathe were life! Life piled on life Were all too little, and of one to me Little remains: but every hour is saved From that eternal silence, something more, A bringer of new things; and vile it were For some three suns to store and hoard myself, And this gray spirit yearning in desire To follow knowledge like a sinking star, Beyond the utmost bound of human thought.

This is my son, mine own Telemachus, To whom I leave the sceptre and the isle,— Well-loved of me, discerning to fulfil This labour, by slow prudence to make mild A rugged people, and thro' soft degrees Subdue them to the useful and the good. Most blameless is he, centred in the sphere Of common duties, decent not to fail

In offices of tenderness, and pay Meet adoration to my household gods, When I am gone. He works his work, I mine.

There lies the port; the vessel puffs her sail: There gloom the dark, broad seas. My mariners, Souls that have toil'd, and wrought, and thought with me— That ever with a frolic welcome took The thunder and the sunshine, and opposed Free hearts, free foreheads—you and I are old; Old age hath yet his honour and his toil; Death closes all: but something ere the end, Some work of noble note, may yet be done, Not unbecoming men that strove with Gods. The lights begin to twinkle from the rocks: The long day wanes: the slow moon climbs: the deep Moans round with many voices. Come, my friends, 'T is not too late to seek a newer world. Push off, and sitting well in order smite The sounding furrows; for my purpose holds To sail beyond the sunset, and the baths Of all the western stars, until I die. It may be that the gulfs will wash us down: It may be we shall touch the Happy Isles, And see the great Achilles, whom we knew. Tho' much is taken, much abides; and tho' We are not now that strength which in old days Moved earth and heaven, that which we are, we are; One equal temper of heroic hearts, Made weak by time and fate, but strong in will To strive, to seek, to find, and not to yield.

Traduzione: « A poco giova che un re ozioso, In questo fermo focolare, presso queste sterili rupi, Sposato a una donna vecchia, io misuro e ripartisco Imparziali leggi a una stirpe selvaggia, Che ammucchia, e dorme, e si nutre, e non mi conosce.

Non posso smettere di viaggiare: berrò Ogni goccia della vita: Tutto il tempo ho assaporato Molto, ho sofferto molto, sia con coloro Che mi amavano, che da solo, sulla riva, e quando Con tumultuose correnti le piovose Iadi Agitavano l'oscuro mare: io son diventato un nome; Per aver sempre vagato con cuore affamato Molto ho visto e conosciuto; città di uomini E costumi, climi, consigli, governi, E non di meno me stesso, ma onorato da tutti; E ho assaporato il piacere della battaglia coi miei pari, Lontano sulle risonanti pianure della ventosa Troia. Sono parte di tutto ciò che ho incontrato; Eppure ancora tutta l'esperienza è un arco attraverso cui

Brilla quel mondo inesplorato i cui confini sbiadiscono Per sempre e per sempre quando mi muovo. Com'è sciocco fermarsi, finire, Arrugginire non lucidati, non brillare nell'uso! Come se respirare fosse vivere! Vita ammucchiata su vita Sarebbero tutte troppo poco, e di una sola a me Poco rimane: ma ogni ora è salva Da quell'eterno silenzio, qualcosa di più, Un portatore di nuove cose; e vile sarebbe Per tre soli (giorni) ammucchiare e accumulare io stesso, E questo grigio spirito bramare nel desiderio Di seguire la conoscenza come una stella cadente, Oltre il limite più estremo del pensiero umano.

Questo è mio figlio, il mio Telemaco, Al quale io lascio lo scettro e l'isola,-- Da me molto amata, che discerne come adempiere Questo lavoro, con lenta prudenza per addolcire Un popolo rozzo, e attraverso soffici gradi Sottometterli all'utile e al bene. Il meno biasimabile è egli, concentrato nella sfera Dei comuni doveri, conveniente a non cadere In funzioni di fragilità, e pagare Adatte preghiere agli dèi della mia casa, Quando sarò partito. Egli fa il suo lavoro, io il mio.

Lì giace il porto; il vascello gonfia la sua vela: Là si oscurano i neri, estesi mari. Miei marinai, Anime che hanno faticato, e lavorato, e pensato con me-- Che sempre con un allegro benvenuto accolsero Il tuono e la luce del sole, e opposero Cuori liberi, menti libere- voi ed io siamo vecchi; La vecchia età ha ancora il suo onore e la sua lotta; La morte chiude tutto: ma qualcosa prima della fine, Qualche lavoro di nobile natura, può ancora essere fatto, Uomini non sconvenienti che combattevano contro gli Dèi. La luce comincia a scintillare dalle rocce: Il lungo giorno affievolisce: la lenta luna si innalza: il mare Geme attorno con molte voci. Venite, amici miei, Non è troppo tardi per cercare un mondo più nuovo. Spingetevi al largo, e sedendo bene in ordine colpite I sonori solchi; perché il mio scopo consiste Nel navigare oltre il tramonto, e i bagni Di tutte le stelle occidentali, finché io muoia. Potrebbe succedere che gli abissi ci inghiottiranno: Potremmo forse toccare le Isole Felici, E vedere il grande Achille, che noi conoscemmo. Anche se molto è stato preso, molto aspetta; e anche se Noi non siamo ora quella forza che in giorni antichi Mosse terra e cieli, ciò che siamo, siamo; Un'eguale indole di eroici cuori, Indeboliti dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà Di combattere, cercare, trovare, e di non cedere. »

Analisi: • Monologo drammatico scritto nell’autunno del 1833, quando la depressione a causa della

morte dell’amico Hallam aveva raggiunto livelli gravi.

• È la celebrazione elegiaca dell’inutilità dello sforzo sociale e dell’impulso istintivo dell’individuo di creare un senso/significato e uno scopo nel mondo.

Argomento: ripresa del mondo epico di Ulisse. Il protagonista – Ulisse – riflette sulla sua vita, sul significato e sulla morte.

Temi vittoriani: progresso, conoscenza, scoperte.

La figura di Ulisse: Ulisse esprime il desiderio di andare oltre ai limiti umani. È un guerriero greco, che combatte contro Troia (ripresa dell’Iliade, dell’Odissea, e dell’Inferno dantesco). Egli esprime se stesso attraverso le parole. Non si arrende mai e la suo curiosità non ha limiti. È uno spirito dinamico, aperto alla conoscenza e all’esperienza, che riesce a trovare il senso della vita nel continuo movimento e nel cambiamento degli orizzonti. Le sua figura (nomade e di natura egoista) si contrappone a quella di Telemaco (desideroso di creare una società stabile e civilizzata sulla loro isola).

• Secondo Dante, dopo la caduta di Troia, Ulisse non fece ritorno nella sua patria, Itaca. Egli cercò di convincere i suoi seguaci di andare alla ricerca di muove esperienze, in particolare di intraprendere un viaggio di esplorazione verso ovest, oltre lo Stretto di Gibilterra. Tennyson modifica la versione dantesca, mescolandola con quella di Omero nell’Odissea. Tennyson fa fare un discorso a Ulissa ad Itaca, poco tempo dopo essere tornato a casa, ed essersi riunito con la moglie Penelope e il figlio Telemaco.

Struttura: suddivisa in 4 parti e caratterizzata dall’uso dei versi sciolti (discorso naturale e fluido) e dall’enjambement (per rappresentare il tentativo di andare oltre i limiti umani).

Parte 1: Ulisse introduce se stesso e riflette: • Egli definisce se stesso come un re pigro. Egli afferma che è inutile che lui, il

re, ancora lontano da casa e sposato con una donna anziana, decida che ricompensa o punizione dare alla ‘savage race’ (‘feroce razza’, probabilmente i Porci), che nemmeno lo conoscono. (riferiti a loro: hoard – accumulano – and sleep, and feed).

• Egli non riesce a fermarsi dal viaggiare, ha sofferto e gioito immensamente e vuole vivere/godersi la vita (‘I will drink life to lees’), fino alla fine, in tutti i suoi aspetti.

• Viene fatta una lista delle sue esperienze: egli spese molto tempo ‘roaming with a hungry heart/Much have I seen and known’ da qui si evince che era un vagabondo/girovago.

‘I am a part of all that I have met’ (= viaggio interiore). il suo desiderio di superare i limiti non verrà mai soddisfatto. Mentre è in movimento, lui ha il continuo desiderio di vedere un mondo ancora inesplorato. Ulisse dice: ‘It’s dull to pause, to make an end, to stay unburnished, not to shine in use’ = respirare non è abbastanza nella vita e non è abbastanza per vivere. Egli sempre desidera: ‘something more,/ a bringer of new things’. E ancora: ‘This gray spirit yearning in desire / to follow knowledge like a sinking star / beyond the utmost bound of human thoughts’.

Parte 2: Compare Telemaco, suo figlio, e Ulisse pronuncia una sorta di testamento: • Telemaco e Ulisse sono due figure contrastanti: differentemente dal padre,

Telemaco si prende le sue responsabilità e si impegna nella costruzione di

una società civilizzata e stabile. Ulisse decide di lasciare il potere al figlio perché è una persona responsabile e affidabile e perché vuole rendere buono il popolo per poi sottometterlo – in maniera lenta e cauta – a ciò che è utile e buono. Il figlio è focalizzato sulla sfera dei doveri comuni e molto devoto verso gli dei.

Parte 3: L’instancabile Ulisse: • Egli ricorda i suoi marinai, che hanno lavorato molto e insieme a lui hanno

molto riflettuto. Essi hanno ‘free hearts, free foreheads’. • Il porto, per lui , è simbolo della fine, della morte e del riposo. • Egli ammette di essere ormai vecchio, ma aggiunge anche che l’età avanzata

è comunque un onore. con la morte tutto cessa, ma prima della morte deve essere fatto qualche nobile lavoro (‘some noble work may yet be done’). non si arrende mai e non si ferma mai. (‘Come, my friends /’tis not too late to seek a newer world’).

• Egli annuncia il suo scopo: ‘to sail beyond the sunset, and the baths/of all the western stars, until I die’. ovvero, vuole raggiungere la fine del mondo. Nonostante le loro forze non siano le stesse di quando erano più giovani, essi sono ancora forti nella volontà, nel lottare, nel cercare, nel trovare e nel non cedere.

Break, break, break Break, break, break, On thy cold gray stones, O Sea! And I would that my tongue could utter The thoughts that arise in me.

O, well for the fisherman's boy, That he shouts with his sister at play! O, well for the sailor lad, That he sings in his boat on the bay!

And the stately ships go on To their haven under the hill; But O for the touch of a vanish'd hand, And the sound of a voice that is still!

Break, break, break At the foot of thy crags, O Sea! But the tender grace of a day that is dead Will never come back to me.

Analisi: • Poesia scritta nel 1835 e pubblicata nel 1842. È un’elegia che descrive ciò che Tennyson

provava dopo la morte dell’amico Hallam e la sensazione di solitudine mentre si trovava a Mablethrope, in Lincolnshire.

• Caratteristiche generali: • Natura: non c’è più comunione con la natura, né tanto meno consolazione, ma solo

solitudine. Tennyson non è un romantico. • Poeta vs bambino: cronotopo del bambino con le navi haven sta per ‘porto, rifugio’. • Il linguaggio è semplice, minimalista e non riesce a esprimere bene i suoi pensieri e

i suoi sentimenti.

Titolo: è una figura retorica. Potrebbe riferirsi alla ripetizione monotona delle onde del mare che si infrangono sulle rocce/scogli. Oss: L’oggetto influenza il linguaggio e diventa suo servo (sia le parole scelte che il modo in cui esse vengono usate).

Struttura: 4 quartine, di 4 versi ciascuna con schema rimico ABCB. • 1° quartina: il poeta parla con il mare ( impersonificazione).

Cold gray stones’ = è un mare difficile e irregolare, con rocce e scogli. ‘my tongue could utter’ = la sua lingua non riesce a produrre alcun suono e così il poeta non riesce ad articolare i suoi pensieri. Così chiede aiuto al mare. MA il mare non lo aiuta con il suo ‘break,break,break’. Non è amichevole. La natura non aiuta l’uomo in alcun modo e questo non può più contare su di lei (non c’è più comunione tra le due parti).

2° quartina: Il poeta mette a confronto la sua condizione – non riesce a parlare – con quella:

• Di un ragazzo pescatore che grida con le sue sorelle mentre gioca; • Di un ragazzo marinaio che canta sulla sua barca nella baia.

Egli, in quanto poeta, vorrebbe esprimere i suoi pensieri che affollano la sua mente mentre guarda il mare, ma non riesce. (vs. bambino che è dotato di spontaneità naturale).

3° quartina: Le barche vanno al loro porto (=rifugio) sotto le colline. esse hanno un punto di riferimento. VS. il poeta invece ha perso il suo punto di riferimento, ovvero il suo amico Hallam. ‘The touch of a vanished hand, / and the sound of a voice that is still’.

• 4° quartina: alla fine si ripete ancora ‘Break, break, break’ sui dirupi. ambiente inospitale. Le onde vanno e ritornano. VS. il suo amico che non tornerà più indietro. ‘The tender grace of a day that is dead’ = il passato non potrà più tornare.

Crossing the bar Sunset and evening star, And one clear call for me! And may there be no moaning of the bar, When I put out to sea,

But such a tide as moving seems asleep, Too full for sound and foam, When that which drew from out the boundless deep Turns again home.

Twilight and evening bell, And after that the dark! And may there be no sadness of farewell, When I embark;

For tho' from out our bourne of Time and Place The flood may bear me far, I hope to see my Pilot face to face When I have crost the bar.

Traduzione: Le stelle del tramonto e della sera e una voce chiara che mi chiama. Che nessuno si lamenti, se al mattino vado verso la mia secca.

Ma una tale marea, che si muove lenta, par dormiente, troppo intensa per emettere suoni e schiuma, quando ciò che vien fuori dalle immense profondità ritorna a casa.

Campane del crepuscolo e della sera, e dopo verrà la notte. Che la tristezza non accompagni l’addio, quando mi imbarcherò.

E sebbene lontano dai nostri limiti di Tempo e Spazio, la corrente mi trasporterà lontano, e spero di incontrare il mio Timoniere faccia a faccia, quando avrò superato la mia secca.

Analisi: • Nonostante non sia l’ultima poesia scritta da Tennyson, essa appare - come da richiesta del

poeta stesso – come la poesia finale di ogni raccolta delle sue poesie.

• Fu scritta nel 1889 • Titolo: può essere considerato come una metafora estesa per mettere a confronto la morte

con l’attraversare una striscia di sabbia, che separa il fiume della vita dall’oceano della morte. il momento in cui attraversi un punto per entrare in una nuova dimensione.

Struttura: 4 quartine, di 4 versi ciascuna, con uno schema rimico ABAB. • 1°-2° quartina: riferimento alla morte, attraverso l’uso di una serie di metafore:

sunset – evening star – one clear call for me – moaning – bar – put out to sea . Non ci sono, comunque, parole dirette sulla morte. Egli spera che non ci sarà nessun lamento quando morirà.

3° quartina: ‘Twilight and evening bell’ e poi il buio. Egli spera che non ci sia né tristezza né addii, quando si imbarcherà (= quando morirà).

4° quartina: non sa dove andrà quando non sarà più limitato dallo spazio e dal tempo, ma quando attraverserà la sbarra/striscia, egli spera di ‘see his Pilot face to face’, ovvero spera di incontrare Dio.

• Frequente metafora della morte: • Con qualsiasi cosa simboleggi l’oscurità e la notte; • Con il viaggio in mare.

Robert Browning (1812-1889)

VITA: • Nato nel 1812 a Camberwell, in Inghilterra. La madre era un’abile pianista e una devota

cristiana evangelica. Il padre ,invece, lavorava come impiegato di banca, ma era anche un artista, studioso, antiquario e collezionista di libri e immagini. Possedeva una collezione di libri rari (ca. 6.000 volumi che comprendevano opere in greco, ebraico, latino, francese, italiano e spagnolo).

• La maggior parte dell’educazione impartita a Browning era opera del padre. Grazie a lui, il poeta vantava capacità scrittorie e di lettura all’età di 5 anni.

• Entro i 14 anni sapeva il latino, il greco e il francese.

• Fino a 16 anni la sua educazione avvenne tra le mura domestiche, attraverso vari tutor che lo seguivano nella musica, nel disegno, nella danza e nell’equitazione.

• Nel 1824, a 12 anni, scrisse ‘Incondita’, ovvero un volume di versi byroniani. (i suoi genitori cercarono invano di farlo pubblicare).

• Nel 1825 una cugina gli regala una raccolta poetica di Shelley. Browning apprezzò talmente tanto il libro, che per il suo tredicesimo compleanno chiese il resto della produzione di Shelley.

• Nonostante la sua precoce passione, non scrisse poesie proprie tra i tredici e i vent’anni.

• Nel 1828 entra all’università di Londra, che abbandona presto. la sua educazione piuttosto casuale si rispecchierà più avanti nella sua scrittura.

• Nel 1833, pubblica in maniera anonima il sui primo grande capolavoro, ‘Pauline’ e nel 1840 ‘Sordello’, considerato però un fallimento.

• Scrisse anche delle opere teatrali – es. ‘Strafford’ del 1837 – e la serie ‘Bells and

pomegranates’, che in parte fu un insuccesso.

• La tecnica che sviluppa nei suoi monologhi drammatici – soprattutto l’uso della dizione, il ritmo e il simbolismo – sono considerati il suo più grande contributo per la poesia inglese, tanto da influenzare i maggiori poeti del ventesimo secolo (Ezra Pound, T.S Eliot, Robert Frost).

• Dopo aver letto i ‘Poems’ di Elizabeth Barrett e dopo aver corrisposto con lei per alcuni mesi, nel 1845 i due si incontrano. Nel 1846 si sposano, contro la volontà del padre di lei. Si trasferirono a Pisa e poi a Firenze, dove continuarono a scrivere. Ebbero un figlio – Robert Pen Browning.

• nel 1849 pubblicò ‘Collected Poems’ e nel 1855 ‘Men and Women’, che dedicò alla moglie.

• Nel 1861 Elizabeth muore e ritorna a Londra con il figlio.

• Pubblicò ‘Dramatis Personae’ nel 1863 e nel 1868 ‘The ring and the book’, basato su un processo di omicidio dell’Italia del 17esimo secolo. fu un grande successo e Browning ottenne rispetto.

• Nel 1881 venne fondata la Browning Society, quando lui era ancora in vita. Ricevette diversi premi onorari presso l’Università di Oxford nel 1882 e presso l’univeristà di Edimburgo nel 1884.

• Morì nello stesso giorno in cui il suo ultimo volume di versi, ‘Asolando’, venne pubblicato, nel 1889.

POETICA: • Era un grande sperimentatore, che divenne famoso ed apprezzato solo nell’ultima fase della

sua vita.

• Ebbe una grande influenza sulla moderna letteratura, soprattutto sugli scrittori modernisti del ventesimo secolo.

• È famoso soprattutto per l’uso del dialogo drammatico, nel quale separa il parlante dal poeta. Le caratteristiche principali del suo dialogo sono:

• È recitato in prima persona; • Chi parla non è il poeta ma una figura storica; • È inserito in un preciso spazio storico e geografico; • C’è un ascoltatore, che solitamente dice poco, ma che è essenziale per l’effetto

drammatico o teatrale del pezzo; la sua presenza si deduce dalle parole del parlante stesso;

• Si concentra su un punto cruciale o un problema della vita del parlante, riuscendo a rivelare qualcosa di se stesso;

• Il tono e il linguaggio sono coerenti con il parlante, con la sua psicologia e il suo livello culturale;

• Il linguaggio vuole essere colloquiale e spontaneo, con l’uso di forme contratte, parole superflue, pause, ripetizioni, cambiamenti improvvisi del tono di voce e del soggetto, riferimenti alla situazione o all’ascoltatore, esclamazioni e anche espressioni volgari e rudi;

• Uso di una sintassi irregolare e inusuale, anche nella punteggiatura e nel ritmo.

Porphiria’s Lover The rain set early in to-night, The sullen wind was soon awake, It tore the elm-tops down for spite, And did its worst to vex the lake: I listened with heart fit to break.

When glided in Porphyria; straight She shut the cold out and the storm, And kneeled and made the cheerless grate Blaze up, and all the cottage warm; Which done, she rose, and from her form Withdrew the dripping cloak and shawl,

And laid her soiled gloves by, untied Her hat and let the damp hair fall, And, last, she sat down by my side And called me. When no voice replied, She put my arm about her waist, And made her smooth white shoulder bare, And all her yellow hair displaced, And, stooping, made my cheek lie there, And spread, o'er all, her yellow hair, Murmuring how she loved me — she Too weak, for all her heart's endeavour, To set its struggling passion free From pride, and vainer ties dissever, And give herself to me for ever. But passion sometimes would prevail, Nor could to-night's gay feast restrain A sudden thought of one so pale For love of her, and all in vain: So, she was come through wind and rain. Be sure I looked up at her eyes Happy and proud; at last I knew Porphyria worshipped me; surprise Made my heart swell, and still it grew While I debated what to do. That moment she was mine, mine, fair, Perfectly pure and good: I found A thing to do, and all her hair In one long yellow string I wound Three times her little throat around, And strangled her. No pain felt she; I am quite sure she felt no pain. As a shut bud that holds a bee, I warily oped her lids: again Laughed the blue eyes without a stain. And I untightened next the tress About her neck; her cheek once more Blushed bright beneath my burning kiss: I propped her head up as before, Only, this time my shoulder bore Her head, which droops upon it still: The smiling rosy little head, So glad it has its utmost will, That all it scorned at once is fled, And I, its love, am gained instead! Porphyria's love: she guessed not how Her darling one wish would be heard. And thus we sit together now, And all night long we have not stirred, And yet God has not said a word!

L’amante di Porfiria La pioggia iniziò presto stanotte (stasera),

Lo scontroso vento fu presto sveglio, Strappò le cime degli olmi per dispetto, E fece del suo peggio per irritare il lago: Io ascoltavo con il cuore pronto a rompersi. Quando scivolò dentro Porphyria; subito Lei chiuse fuori il freddo ed il temporale, E si inginocchiò e fece accendere il malinconico focolare E (fece/ rese) tutta la casa calda; Fatto ciò, si alzò, e dal suo corpo Tolse il gocciolante mantello e scialle, E pose i suoi sporchi guanti accanto, si slegò Il suo cappello e lasciò cadere I capelli bagnati E, alla fine, si sedette al mio lato (accanto a me) E mi chiamò. Quando nessuna voce rispose, Mise il mio braccio attorno alla sua vita, E denudò la sua liscia bianca spalla, E tutti I suoi gialli (biondi) capelli scompigliò, E, chinandosi, mi fece porre la mia guancia lì, E sparse, su tutto, I suoi gialli capelli, Sussurando come (quanto) mi amava - lei Troppo debole, per tutto lo sforzo del suo cuore, Per liberare la sua lottante passione Dall’orgoglio, e dai legami più vanitosi liberarsi, E darsi a me per sempre. Ma la passione a volte suole prevalere, Né poteva frenare la gaia festa di stanotte Un improvviso pensiero di unaa così pallida Per amor suo, e tutto in vano: Così, lei era venuta attraverso il vento e la pioggia. Ti assicuro che la guardai negli occhi Felici ed orgogliosi; finalmente sapevo che Pophyria mi adorava: la sorpresa Fece gonfiare il mio cuore, ed ancora cresceva Mentre io meditavo cosa fare. In quell momento lei era mia, mia, bella, Perfettamente pura e buona: trovai Una cosa da fare, e tutti I suoi capelli

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