lezioni sul giudice di pace, Sbobinature di Diritto Processuale Penale Progredito
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lezioni sul giudice di pace, Sbobinature di Diritto Processuale Penale Progredito

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Magistratura Tipi di magistrato:

•Magistrato professionale (o magistrato togato) Magistrato che supera il concorso di magistratura, diventa pubblico dipendente, seppure di altissimo livello, e fa una carriera professionale di magistratura. Può essere pm o giudice. Pianta organica magistrati professionali: sono 9921 unità.

•Giudici popolari Giudici che stanno in Corte d'Assise e in Corte d’Assise di appello. Sono cittadini qualunque che vanno a esercitare funzioni giurisdizionali, ad integrare un collegio decidente misto composto da 2 giudici togati e 6 giudici laici, popolari.

Art.102 comma 4 cost.: prevede un rinvio, ovvero la legge regola casi e forme di partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia. Le corti d’Assise realizzano sicuramente questo mandato costituzionale. È un modello nettamente differente rispetto a quello anglo americano.

angloamericano: c’è una giuria di 12 cittadini che immette verdetti immotivati. Non si può chiedere a 12 persone che non sono giuristi di motivare il “guilty or not guilty”, non sono tenuti a dire il perché. Sono guidati per tutto l’arco del processo dal giudice togato, che conduce il dibattimento, dice quali domande fare e quali no, ciò che è ammissibile e ciò che non lo è, ma quando i giurati si ritirano in camera di consiglio, il giudice togato si toglie da questa fase.

Italia: c’è lo “scabinato” ovvero un collegio misto, composto da 6 giudici popolari e 2 giudici togati, ognuno dei giudici vota e poi scriveranno la sentenza.

•Giudici esperti Giudici che stanno nei tribunali per i minori e nei tribunali di sorveglianza. Il tribunale per i minori ha collegi misti: 1 giudice togato per i minori e 2 giudici esperti, persone che hanno competenze specifiche es in materia pedagogica, criminologica. Anche il tribunale di sorveglianza è misto: 2 giudici togati e 2 esperti in materie criminologiche, criminalistiche, penalistiche ecc.

•Magistrato onorario Magistrati che non si sono sottoposti all'esame maior per diventare magistrati professionali. Si occupano quindi di cause minori. D.lgs. 13 luglio 2017 n. 116: riforma organica della magistratura onoraria. All'art.1 prevede solo 2 figure di magistratura onoraria:

-gop: giudice onorario di pace -vpo: vice procuratore onorario. È il magistrato onorario incardinato all'interno della procura che aiuta i magistrati professionali della procura a svolgere le loro funzioni.

-Differenza magistrato professionale e onorario: Il magistrato professionale supera un concorso, mentre l'onorario, non supera il concorso, ma una selezione. Questo perché? Perché il magistrato professionale diventa un pubblico vita natural durante e alla fine avrà la pensione. Mentre il magistrato onorario ha natura temporanea. Il d.lgs. dice che il magistrato onorario è

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“inderogabilmente temporaneo”. Perché si usa questa espressione? Perché precedentemente al magistrato onorario venivano applicate varie proroghe e quindi diventavano una sorta di precari permanenti. Il decreto interviene con la frase “inderogabilmente temporanee” per dire che la carica è temporanea. La durata è stabilita dall'art.18 a 4 anni più altri 4 eventualmente prorogabili su richiesta, quindi un massimo di 8 anni totali.

I requisiti per partecipare ai bandi di selezione, invece, sono previsti dall'art4:

-cittadinanza italiana

-esercizio dei diritti civili e politici

-condotta incensurabile

-idoneità fisica e psichica

-sopra i 27 anni e sotto i 60 anni

-laurea magistrale in giurisprudenza

Il problema è la gestione del transitorio, perché se le disposizioni del decreto sono per il futuro, tutti i magistrati onorari in servizio ad oggi che fine fanno? Tutto questo squadrone deve trovare una disciplina. Se per il futuro sono previste 2 categorie di giudici onorari, ad oggi quante categorie conosciamo?

-got: giudice onorario in tribunale, ha funzioni giudicanti in tribunale e aiuta i giudici togati a fare i collegi e fare le sentenze secondo una serie di competenze.

-vpo: vice procuratori onorari

-giudici di pace

-giudici ausiliari di Corte d’appello: il D.lgs. 69/2013 convertito in legge 98/2013 ha introdotto una figura di giudice onorario anche per il grado di appello non in materia processuale penale, ma per controversie civilistiche, di lavoro e previdenziali.

Pianta organica magistrati onorari: sono 8724 unità.

Il numero non è tanto inferiore rispetto ai magistrati professionali perché il funzionamento della giustizia italiana, oggi come oggi, riposa anche tanto nelle mani dell'operato quotidiano della magistratura ordinaria. Questo è assolutamente innegabile perché se sapesse questo gran numero di giudici ordinari, il nostro processo, che già non brilla per velocità, imploderebbe. All'entrata in vigore del decreto però si sono registrati scioperi della magistratura ordinaria perché contiene norme che a loro avviso non li tutela in modo adeguato.

Il giudice di pace Il giudice di pace trova disciplina a livello ordinamentale soprattutto nel d.lgs 116/2017 e, in piccola parte, nella legge 21 novembre 374/1991 (ancora in vigore solo per alcuni argomenti, le altre disposizioni sono state abrogate).

Ha competenza anche in materia civile.

Le competenze in materia penale sono abbastanza recenti. È dal 2 gennaio 2002 che il giudice di pace ha competenze anche in materia penale. La fonte normativa è il d.lgs.28 agosto 274/2000 riguarda le competenze del giudice di pace in materia penale.

Innanzitutto quali sono i giudici penali di primo grado in Italia?

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-Corte d’Assise

-tribunale in composizione collegiale o monocratico

-giudice di pace

Esistono poi dei tribunali speciali (tribunale militare, la Corte costituzionale è un giudice speciale competente per reati commessi dallo stato).

Perché è stato introdotto il giudice di pace con competenze penali?

Per sgravare la magistratura togata dai reati “bagatellari”, i reati che non così gravi, così che la magistratura togata si possa occupare dei reati realmente importanti.

Un'altra colonna portante della riforma è dire: queste cose bagatellari le affidiamo ai giudici di pace che hanno una connotazione “di pace” ovvero dovrebbero comporre i conflitti invece di arrivare a condanne o proscioglimento. Il giudice di pace dovrebbe arrivare ad una composizione della lite .

Sanzioni applicate dal giudice di pace Art 52. Prevede un'assenza ovvero il giudice di pace non applica mai pene detentive, la pena detentiva è bandita dal sottosistema di pace; al massimo applica pene pecuniarie oppure la permanenza domiciliare (in genere sabato e domenica o comunque anche altri giorni, in modo da permettermi di continuare a svolgere il mio lavoro. Non si vuole sradicare il soggetto dal contesto lavorativo.) o lavoro di pubblica utilità, cioè prestazione di lavoro gratuito a favore di PA ecc. Modulare la sanzione a seconda della gravità del tipo di reato è una delle scommesse del legislatore penale dell'esecuzione del prossimo decennio. Per una serie di reati di medio-bassa gravità è sicuramente più efficace e più rieducativa una sanzione imperniata sul lavoro che una sanzione che consista nella mera permanenza in carcere.

Il difetto di questo catalogo sanzionatorio: dal punto di vista statistico quali penale applica più frequentemente? La pena pecuniaria. Bisognerebbe invece spostare l'asse della sanzione verso le altre due in particolare il lavoro di pubblica utilità perché è sicuramente più rieducativo.

Uno dei mantra del sistema sanzionatorio del gdp potrebbe essere quindi “sanzioni miti”, perché non si applica la pena detentiva. Bisogna aggiungere anche la caratteristica dell’effettività quindi sanzioni miti ed effettive. Effettive perché una norma del d.lgs. ci dice che davanti al gdp non si applica un istituto importantissimo che è la sospensione condizionale della pena disciplinata agli artt. 163 ss del codice penale sostanziale. Se io sono incensurato e delinquo in Italia commettendo un reato non troppo grosso e ricevo una condanna uguale o inferiore a 2 anni, non mi succede niente la prima volta perché posso fruire della sospensione condizionale della pena. Se questo istituto si fosse applicato al gdp forse sarebbe stata una sfortuna perché già il gdp non applica pene detentive e quindi molto giustamente nel sottosistema di pace non esiste questo istituto.

Soggetti che operano nel processo penale di pace Art 1 definisce chi opera all'interno del processo penale di pace: -gdp

-procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui circondario ha sede il giudice di pace. (Il circondario è uno dei modi che abbiamo per misurare la competenza territoriale. Il tribunale ha competenza territoriale, che è il circondario . Per la Corte d'appello è il distretto , la Corte d'appello ha competenza distrettuale). Siccome nel processo penale di pace occorre che qualcuno eserciti l’azione penale e svolga le funzioni di accusa, abbiamo creato un pm presso ogni giudice di pace? No, sarebbe troppo costoso, quindi le procure della repubblica a livello territoriale rimangono presso i tribunali. Le procure di primo grado rimangono presso i tribunali. Siccome ogni tribunale ha un circondario, all'interno del circondario possono esserci diversi uffici di giudice di pace, lì nei vari uffici del gdp eserciteranno le funzioni di pm i sostituti dell'ufficio della repubblica presso il tribunale.

Procedimento

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Art 2 com'è strutturato il procedimento? Quali regole si applicano?

Per tutto quello non previsto dal d.lgs. si osservano in quanto applicabili le norme contenute nel cpp (procedura penale generale) e nei titoli 1 e 2 d.lgs. 28 luglio 1989 n 271 (disposizioni di attuazione). Quindi in primis si applicano le norme speciali elencate nel d.lgs. e poi eventualmente, per quanto possibile, si applicano le norme del codice e del d.lgs.271.

All'interno del cpp ci sono almeno un paio di rinvii basati su questa tecnica normativa: il procedimento monocratico a citazione diretta, senza udienza preliminare (artt.588 ss); il giudizio di appello.

È quindi una tecnica abbastanza consolidata. Ma non è mai una tecnica a costo zero.

C’è infatti un problema che nasce dal fatto che il rinvio opera solo per norme “in quanto applicabili”. Quando io ravviso l'assenza della norma speciale e quindi vado a prendere la norma generale non la posso acriticamente trapiantare nella mia sede, devo prima verificare che quella norma generale non sia incompatibile con il mio sottosistema.

Ci sono diversi esempi di problemi di compatibilità.

Un problema che ha interessato Corte di cassazione e Corte costituzionale è l’art 415 bis (avviso conclusione indagini preliminari: nella procedura penale generale alla fine dell’indagine il pm, che non intenda chiedere l'archiviazione deve mandare l'avviso delle conclusioni). Nel decreto non viene disposto nulla riguardo l’avviso e così ci si è chiesto se fosse compatibile con il sottosistema di pace. La giurisprudenza, unanime, ha detto no, non è compatibile con il sottosistema di pace che è improntato sulla snellezza e celerità. L'avviso renderebbe il procedimento troppo lento.

L'art 2 introduce un ulteriore elemento di complicazione.

Abbiamo 10 lettere (a-l) che elencano 10 istituti per i quali iuris et de iure è esclusa la compatibilità. a)incidente probatorio

b)arresto in flagranza e fermo di indiziato

c)misure cautelari personali

d)proroga termine per le indagini

e)udienza preliminare

f)giudizio abbreviato

g)applicazione pena su richiesta

h)direttissimo

i)immediato

l)decreto penale

Ci sono rationes diverse per cui è prevista questa eterogenea elencazione di esclusioni

L’incidente probatorio e la proroga del termine per le indagini sono esclusi perché ci sono norme specifiche.

L’arresto in flagranza, fermo, misure cautelari sono esclusi perché non si applicano pene detentive.

Udienza preliminare (è un filtro per le imputazioni azzardate, per l’imputato è un garanzia) esclusa perché “inutile” davanti al gdp.

Le ultime 5 lettere sono tutti i procedimenti speciali elencati nel cpp, esclusi perché prevedono tutti dei benefici quindi nel caso del gdp si applica solo l’iter previsto dal legislatore.

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In Italia è stato recentemente introdotto la sospensione del processo connessa alla prova (sesto procedimento speciale).

Non lo troviamo nell'elenco, quindi si applica o no?

A fronte del fatto che il legislatore dovrebbe ricordarsi dell'introduzione di nuovi istituti, ma di fatto non si ricorda di tutte le modifiche, per cui prevale l’argomentazione a simili (quindi come gli altri, anche a questo non si applica).

Altro esempio delle dimenticanze legislative è il d.lgs. 67/2014 che ha abolito la contumacia e introdotto il giudizio in assenza.

Nel processo di pace esiste ancora la contumacia. Nel 2014 ci siamo dimenticati che la contumacia c’era anche nel processo penale di pace. Ci si dimentica dei contraccolpi sistematici delle leggi generali.

Ulteriore esempio è la tenuità del fatto introdotta nel 2015, nuova causa di non punibilità (art.131 bis). [Teoria quadripartita del reato: il reato è composto da fatto tipico, antigiuridicità, elemento soggettivo, punibilità]. Nel 2000 nel d.lgs. era già stato inserito un istituto simile, che è l'esclusione della procedibilità per particolare tenuità del fatto. La differenza con l’art.131 bis è innanzitutto che l’art.131 bis si applica in via generale mentre il d.lgs. solo al gdp; inoltre quella dell'art. 131 bis è una causa di non punibilità, questa invece è una causa di esclusione della procedibilità .

Quindi il 131 bis si applica anche in questo caso, nonostante l'esistenza dall’art. 34?

Di cosa si occupa il gdp? •Competenza per materia

art 4. Per cosa è competente il giudice di pace? È competente, o dovrebbe essere competente per reati che dovrebbero manifestare reati non importanti, reati che dovrebbero essere esempio di microconflittualitàinterindividuali, cioè reati che prevedano conflitti tra privati che siano suscettibili di composizione (es liti di condominio).

Le competenze statisticamente più frequenti sono previste da: lettera a comma 1: prevede delitti codicistici e segnatamente prevedono dei delitti contro la persona (art. 581, 582, 594 (ingiuria, reato che è stato depenalizzato dal d.lgs.793/2016 e quindi ora è un illecito civile),595, 612) lettera b: contravvenzioni codicistiche

Sono previste poi una serie di discipline speciali che però non vengono mai applicate.

Rimane ferma la competenza per i tribunali minorili, cioè se un reato di competenza del gdp lo commette un minore ovviamente il minore andrà sotto il tribunale per i minori. Inoltre ai sensi della lettera a comma 3: la competenza dei reati devoluti al gdp va al tribunale se incorrono una serie di aggravanti, che sono in sostanza quelle relative all'uso del metodo mafioso.

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•Competenza per territorio art 5 fa rinvio alle norme generali. Quindi rinvia all'opus commissi delicti e alle normali regole di attribuzione della competenza generale.

•Competenza per connessione art 6,7,8 la connessione è il terzo criterio attributivo della competenza.

Due tipi di connessione:

-eterogenea: quando la connessione è fra un procedimento di competenza del gdp e uno di competenza di un altro giudice, o tribunale o corte d'assise.

-omogenea: connessione tra un procedimento di competenza di un giudice di pace e un altro di competenza di un altro giudice di pace.

Eterogenea: tra i procedimenti di competenza del gdp e i procedimenti di competenza di altro giudice si ha connessione solo nel caso di persona imputata della commissione di più reati commessi con una sola azione

od omissione. Ovvero ci si riferisce al concorso formale di reato art. 81 comma 1 cp (es faccio un incidente e

uscendo di strada investo due persone: con la stessa azione imprudente commetto due omicidi).

Limitare la connessione ai soli casi di concorso formale è una precisa scelta. Se andiamo a ricordarci invece quali sono i casi di connessione nella procedura penale generale?

Art.12 lettera a più persone commettono lo stesso reato (concorso di persone nel reato art.110 o cooperazione colposa art.112 o concorso indipendente)

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Art.12 lettera b contiene ipotesi di concorso formale e anche di reato continuato.

Art.12 lettera c si riferisce alla connessione teleologica.

Quindi nel caso della competenza del gdp, tra queste lettere è stata presa una sola lettera, la b, e all'interno di quella lettera abbiamo preso l'istituto meno frequente: il concorso formale. Tutte le altre ipotesi sono state escluse.

Perché è stata presa solo questa ipotesi nel disciplinare la competenza eterogenea?

Perché non vogliamo che i casi di connessione eterogenea non siano molti, in modo che ci sia il minor numero possibile di scippi verso l'alto di competenze. In questo modo sono stati ridotti drasticamente i casi di connessione eterogenea.

In realtà non basta che ci sia un concorso formale, il comma 3 prevede un ulteriore requisito. Lo dice in negativo: “laconnessione non opera se non è possibile la riunione dei processi”. Cos'è la riunione dei processi? Art.17 cp. La connessione è un criterio attribuito della competenza che serve ad individuare come competente un unico giudice (inteso come ufficio giudicante)quando in realtà per quella controversia sarebbero competenti giudici diversi, la riunione invece è un provvedimento organizzativo che opera all'interno dell'ufficio giudicante e quando per esempio ci sono più procedimenti connessi tutti devoluti al tribunale di Varese, il presidente del tribunale di Varese può decidere di assegnarli alla stessa persona fisica, giudice, così li tratta congiuntamente visto che sono connessi. Quindi i procedimenti vengono riuniti. La riunione è una modalità di lavoro che si adotta all'interno di un ufficio e comporta l’applicazione di una sola persona fisica giudice.

Il comma 3 quindi subordina l'operabilità della connessione all'operabilità della riunione.

Possono essere sempre riuniti i procedimenti? No L’art. 17 indica una serie di requisiti. Uno di questi è che la riunione è possibile se i due processi pendono nello stesso stato e grado.

Ratio di questo comma è rendere ancora più difficile l’operatività della connessione.

Ma c’è qualche principio costituzionale che potrebbe essere a repentaglio dal comma 3? Si la precostituzione del giudice per legge, ex art.25 cost.

Ancorando la connessione alla riunione agganciano invece la determinazione del giudice a un'attività del pubblico ministero.

Omogenea: tra più gdp di luoghi diversi. Non c'è più il rischio che la competenza del gdp venga attratta in capo a un tribunale o una Corte d’Assise, bisogna solamente decidere quale gdp procede, se quello di un luogo o quello di un altro, ma sempre un gdp. Ecco perché gli artt.7 e 8 dettano una disciplina un po' meno stringente.

Art. 7 “davanti al gdp si ha connessione di procedimenti quando:

-lettera a: il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso o cooperazione fra loro (questa lettera a riecheggia la lettera a dell'art.12 cpp, l'unica differenza è che qui manca il riferimento a condotte indipendenti l’una dall'altra). Perché il legislatore fa differenza tra concorso e cooperazione? Perché utilizza due termini? Il concorso è necessariamente doloso (art 110 cp), la cooperazione è anche colposa (art 112).

-lettera b: è la stessa che abbiamo visto per la connessione eterogenea, una persona imputata di più reati con una .. od omissione. Quindi ancora una volta troviamo il concorso formale di reati ex art 81 cp.

Una volta stabilito che c’è connessione, a chi vanno tutti questi procedimenti?

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Art.8 competenza per territorio determinata dalla connessione. Questa è quella che viene chiamata connessione omogenea. Vediamo quale giudice a livello territoriale è competente. Sulla base di quale criterio? Il criterio cronologico . Nei casi previsti dall'art.7 “lacompetenza per territorio appartiene al gdp del luogo in cui è stato commesso il primo reato.” Tempus commissi delicti. Ma se per esempio il reato è uno solo, commesso e concorso, solo che sono più persone ad averlo commesso, non è possibile applicare il criterio cronologico. Per questo c’è un criterio suppletivo. È competente il gdp del luogo in cui è iniziato il primo dei procedimenti. Quindi il criterio è un criterio temporale, o un criterio temporale sostanziale (si va a vedere la data del reato) o un criterio temporale marcatamente e squisitamente procedurale (si va a vedere quale procedimento è iniziato per primo).

Il gdp che attrae tutti gli altri, si considera come ufficio giudicante. Tutti i procedimenti andranno all'ufficio del gdp di Varese. Poi bisogna vedere se all'interno dell’ufficio del gdp di Varese quei procedimenti saranno tutti affidati ad un’unica persona fisica di giudice, se si ci sarà per effetto di un provvedimento di riunione. (Ci può essere riunione alle condizioni previste dall'art 17 cpp, che fra i requisiti più importanti pone la pendenza nella stessa fase e nello stesso grado).

[Ricordare: la connessione è un criterio originario attribuito di competenza assieme a territorio e materia, la riunione è una mera modalità organizzativa interna a ciascun ufficio che si può adottare ma non è necessario]

Art.9 riunione e separazione davanti al gdp sono regolate in modo omogeneo rispetto alle norme rispetto alla procedura penale generale, rispetto alle norme corrispondenti del codice di rito che stanno dentro gli artt 17 e 18 del cpp.

Nei casi previsti dall'art 7 (quando c'è connessione omogenea) il gdp può ordinare la riunione quando questa non pregiudica la rapida definizione”. È una norma discrezionale che dice che la riunione è possibile quando non c'è pregiudizio per la rapida definizione. L'art 17 del codice di rito dice la stessa cosa. L'art 9 pone poi altre ipotesi di possibilità di riunione. L'art 18 invece prevede la separazione; quando si possono separare i procedimenti? Quando in udienza preliminare un imputato chiede il patteggiamento, un altro imputato chiede l'abbreviato e un altro va a dibattimento. In questo caso i loro itinera processuali si divideranno. Ipotesi più frequente di separazione sia ha quando per uno degli imputati ci siano dei vizi di notizia (viene fatto il processo, viene notificato l'atto di esercizio dell'azione penale a tutti e 10 gli imputati. Di quei 10 all'udienza si presentano in 8 perché i 2 mancanti non sono stati raggiunti in tempo, sono irreperibili, non si trovano o ci sono dei problemi. A questo punto è possibile che il giudice separi le posizioni e inizia il processo per gli 8 presenti, per gli altri 2 si rinvia e si rinotifica l'atto).

Modalità instaurazione processo davanti al gdp Perché è un sottosistema così particolare quello del gdp? Perché ha tutta una serie effettivamente di regole.

Ci sono 3 modalità di esercizio dell’azione penale davanti al gdp.

1-artt.11 e ss: prevede che ci sia una fase di indagine a totale conduzione da parte della polizia giudiziaria a cui poi fa seguito un rimettere da parte della polizia giudiziaria tutti gli atti al pm, e il pm poi esercita l'azione penale con la citazione a giudizio (art.20d.lgs.) e sa qui in poi abbiamo il processo. Prima abbiamo il procedimento e poi abbiamo il processo. 2-ricorso immediato della persona offesa. In una serie di ipotesi (reati procedibili a querela) la persona offesa, querelante, se vuole può scalzare la polizia giudiziaria, il pm, e andare direttamente a processo facendo un ricorso immediato (art 21), il cui destinatario è il gdp. Il gdp farà una valutazione e qualora questa sia positiva il gdp emette un decretodi convocazione delle parti e si va a processo. È un modo di consentire alla persona offesa un ruolo molto più incisivo.

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3-nell'ottica originaria c’erano queste due modalità di esercizio dell'azione a cui si è aggiunta una terza. Questa terza modalità è incarnata da due norme artt 20 bis e 20 ter.

Gli artt.20 bis e 20 ter sono due modalità di esercizio dell’azione che riguardano un circuito molto specifico, quello dell'immigrazione. Alla cognizione del gdp nel 2009, con la legge 94/2009, viene attribuita una serie di reati in materia di immigrazione. È una scelta dettata dal fatto che il legislatore non voleva devolvere la cognizione di questi reati ai giudici togati perché hanno già troppo lavoro. Scelta criticabile perché qui la funzione conciliativa del gdp è pari a zero, non c’è nulla da conciliare. Si tratta per lo più di contravvenzioni prevedibili d'ufficio.

Reati per cui si può procedere. Testo unico immigrazione d.lgs.286/98.

La prima norma che ci interessa è l'art 10 bis, il reato di ingresso e soggiorno illegale. “Salvoche il fatto costituisca più grave reato, chi fa ingresso senza un titolo o entra e si trattiene oltre il titolo, commette un reato punito con una mera pena pecuniaria. Al reato di cui al presente comma non si applica l’art.162 cp.” L’art.162 regola l’oblazione obbligatoria, causa estintiva del reato, per cui il reato di estingue pagando 1/3.

Al procedimento penale in questione si applicano le disposizioni del d.lgs. 274 del gdp. C’è quindi un rinvio al gdp.

Altro reato per cui vale lo stesso meccanismo è l'art.14 che disciplina il reato che si commette quando si disobbedisce all'ordine del questore di abbandonare il suolo italiano. Art.14 comma 5 ter: “la violazione dell’ordine di cui al comma 5bis (di lasciare lo stato italiano perché colpiti da provvedimento di espulsione), è punita con la multa da 10.000 a 20.000.” Art.14 comma 5 quater: “laviolazione dell'ordine (un altro ordine, ma non ci interessa quale) è punita con la multa da 15.000 a 30.000. Al procedimento per questi due reati si applicano le disposizioni del d.lgs.274 sul gdp.” Tornando agli artt.20 bis e 20 ter, per che cosa si caratterizzano? Sono espressamente citate dalla disciplina in materia di immigrazione, c'è espresso rinvio a queste norme. Quindi quando c'è reato ex art 10bis o 14 comma 5ter o comma 5 quater, si procede con queste due norme. Queste due norme cosa prevedono? Prevedono grossomodo unaspecie di giudiziodirettissimo da parte del gdp. Perché ricordano il giudizio direttissimo ordinario (artt.449 e ss cpp)? Perché per i reati procedibili d'ufficio in caso di flagranza ovvero quando la prova è evidente, l'imputato viene presentato immediatamente a giudizio, davanti al gdp.

Se la persona si trova in stato di libertà è citata a comparire, libera, altrimenti ne verrà disposta la detenzione.

Ma nel sottosistema di pace non sono bandite le pene detentive e ogni forma di limitazione della libertà ante iudicium? Potrebbe essere detenuto in qualche centro di identificazione ed espulsione. Nel 2009 quindi c'è la possibilità che l'immigrato il cui soggiorno è irregolare, si trovi comunque sottoposto a una forma di restrizione della libertà personale che però non deriva dal sistema di pace ma da altre partizioni dell’ordinamento quali il testo unico immigrazione.

Il 20 bis e il 20ter disciplinano le modalità con cui vanno portati a giudizio gli imputati per i reati di cui agli artt. 10 e 14 tu immigrazione, e di portarli a giudizio il più velocemente possibile con una presentazione immediata. Queste due norme prevedono un ruolo della polizia giudiziaria e il ruolo fondamentale del pm che deve autorizzare la presentazione a giudizio e poi a quel punto inizia subito il processo. Subito dalla notizia di reato, per questo è molto simile ad un direttissimo.

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Queste norme sono inoltre “celebri” perché, introdotte nel 2009, parlano di contumacia, ma nel 2014 bisognava intervenire, perché la contumacia è stata tolta, e fare riferimento alla disciplina sull'assenza.

Questo circuito dell'immigrazione si compone anche di altre norme:

-Art32bis (introdotto sempre nel 2009): è questo art che contribuisce alla sensazione di trovarsi in una specie di direttissimo perché “personaoffesa e testimoni possono essere citati anche oralmente”. Stessa previsione in materia di disciplina generale del direttissimo. Inoltre, “pm,imputato e parte civile presentano direttamente in dibattimento i propri testi” , stesso per il direttissimo codicistico. “L’imputatoè avvisato della facoltà di chiedere un termine a difesa” uguale anche nel giudizio direttissimo codicistico.

Quindi quello in materia di immigrazione è un rito che si instaura con velocità perché gli imputati sono avvertiti immediatamente, e poi lo stesso dibattimento è un dibattimento che si sviluppa velocemente. -Art62bis (aggiunta postuma sempre del 2009): “nei casi stabiliti dalla legge il giudice di pace applica la misura sostitutiva di cui all’art.16 del testo unico sull'immigrazione”.

L'art.16 consente al gdp di sostituire la pena pecuniaria con l’espulsione.

Torniamo alle due modalità principali di esercizio dell'azione:

-indagini: la notizia di reato non viene canalizzata subito al pm, ma viene gestita in autonomia dalla polizia giudiziaria per 4 mesi. Solo alla fine di questi 4 mesi la polizia giudiziaria fa una relazione finale su tutto quello che ha svolto, e manda tutto al pm che solo in questo momento iscrive la notizia di reato. È dal punto di vista dei principi di diritto processuale penale, una piccola rivoluzione perché in generale la prima cosa da fare quando sia ha una notizia di reato è l'iscrizione della notizia di reato, e da a qui decorrono i termini di durata delle indagini ecc.

Perché si è fatto questo? Per sgravare il pm del lavoro in modo che venga coinvolto quando deve prendere le vere decisioni.

In realtà anche nel modello generale la teoria prevede una cosa ma nella pratica è un po' diverso: il pm è il dominus delle indagini e la pg è ausiliario del pm. Nella realtà però il pm da deleghe amplissime alla pg. Quindi la notizia arriva alla procura ma appena arriva sul tavolo del pm, il pm fa subito una delega e manda tutto alla pg.

Col gdp si è evitata questa delegazione è sin da subito è consentito alla pg di fare quello che comunque fa, ovvero svolgere direttamente le indagini.

Il modello di pace quindi prevede una responsabilizzazione della pg per 4 mesi. Il pm rimane comunque dominus principale e questo si capisce dall'art.12: Salvo che ritenga di richiedere l'archiviazione, il pubblico ministero se prende direttamente notizia di un reato di competenza del giudice di pace ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio, la trasmette alla polizia giudiziaria, perché proceda ai sensi dell'articolo 11, impartendo, se necessario, le direttive. Il pubblico ministero, se non ritiene necessari atti di indagine, formula l'imputazione e autorizza la polizia giudiziaria alla citazione a giudizio dell'imputato.” Se il pm riceve direttamente la notizia di regola deve trasmetterla subito alla pg, ma se ravvisa già che la notizia è manifestamente infondata oppure ha già tutto pronto per l'azione penale, può chiedere l'archiviazione oppure esercitare l'azione penale. Si tratta di un potere eccezionale però.

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Dopo 4 mesi di indagini la pg deve trasmettere al pm la relazione e tutti gli atti di indagine svolti. Ma anche qui abbiamo un segno che il pm è comunque dominus delle indagini perché se ci chiediamo “ma il pm sarà vincolato da quello che la pg ha scritto nella relazione finale?” la risposta è chiaramente no.

Una volta che la pg ha svolto le indagini, ha trasmesso la relazione finale e la relazione arriva al pm insieme a tutti gli atti, in quel momento si ha la formale iscrizione della notizia di reato. È il pm che provvede all'iscrizione della notizia di reato.

Questo comporta che per quei 4 mesi una persona non abbia certezza sul fatto se è indagata o no. Se una persona si reca dal pm e chiede se ci sono iscrizioni a suo carico (certificazione dei carichi pendenti art 335) può essere che la risposta della segreteria sia no, ma che in realtà si stiano svolgendo delle indagini presso la pg e che il pm non sia ancora a conoscenza.

[Esiste una norma per cui se io giudice ritengo la mia incompetenza quella mia pronuncia ha effetto solamente per declinare quel provvedimento che mi viene richiesto, non ha la facoltà di spostare il procedimento. Quindi se il gdp si dichiara incompetente lo fa con sentenza e a quel punto nasce nel pm l'obbligo di esercitare l'azione davanti al giudice competente. In quel periodo di trasmissione al pm di riesercizio dell'azione c'è tutto il tempo per la parte di avere ristoro del suo diritto di difesa.]

L'art 16 ci dice chiaramente che il pm da quando riceve la relazione della pg ha 4 mesi di tempo per eventualmente fare delle sue indagini.

Nei casi di particolare complessità inoltre il pm può darsi da solo, autoprorogarsi ulteriori 2 mesi, con provvedimento motivato.

La peculiarità è che è il pm che si da il termine. Mentre nella disciplina generale il pm chiede al gip la proroga.

Il termine poi viene comunicato al gdp il quale può dire che la proroga non era necessaria oppure bastava una proroga più corta. Ma comunque nessun giudice onorario si mette a questionare una proroga che si è dato un pm togato quando è una proroga di massimo 2 mesi.

Ci sono in quell'arco di 4 mesi, una serie di atti previsti dall'art 13 che la pg non può compiere perché si ritiene che siano atti delicati per i quali la pg deve chiedere autorizzazione al pm.

Quali sono?

-accertamenti tecnici irripetibili (espressione che rimanda immediatamente ad una norma precisa, art 360 cpp)

-interrogatori (assunzione di informazioni dall'indagato)

-confronti a cui partecipa l'indagato (mettere a confronto due o più persone su medesime circostanze) - perquisizioni e sequestri

È una norma anche questa che ci fa capire che è il pm che detiene il vero potere perché le risposte del pm possono essere molteplici: -do l’autorizzazione

-no non do l'autorizzazione

-autorizzo l'atto ma lo faccio io

-colgo l'occasione e prendo in mano tutto io

5 ottobre

Come funziona l’archiviazione nel processo penale di pace? Non ci sono grossissime differenze nel senso che 11

la titolaritàdella richiesta è la medesima: è il pm che chiede l’archiviazione e a disporla non può essere il gip (assente nel processo del giudice di pace) ma sarà il giudice di pace stesso. La richiesta di archiviazione, insomma, ha come destinatario il giudice di pace. Anche nel sottosistema del giudice pace c’è, più o meno negli stessi termini, la possibilità di coinvolgimento nel procedimento archiviativo della personaoffesa ( nel procedimento generale la persona offesa può presentare opposizione). Anche qui una copiadella richiesta di archiviazione è notificata a cura del pm alla persona offesa che abbia detto di voler essere informata: in tal caso quest’ultima può proporre opposizione nel termine di diecigiorni: dopo aver preso visione del atti può presentare richiesta motivata di prosecuzione delle indagini .

Una differenza che bisogna marcare è che nella procedura penale generale, a seguito di opposizione della persona offesa, di solito si apre un contraddittorio: il giudice non può decidere direttamente ma deve chiamare

le parti in causa fissando un’udienza camerale per prendere la decisione in contraddittorio camerale,

oralmente. Nel sottosistema del giudice di pace il contraddittorio c’è ma è solo cartolare : non si prevede cioè la celebrazione di un’udienza; la persona offesa presenta la sua opposizione e “spera” che il giudice di pace la

accolga, senza alcun confronto orale. Si tratta, chiaramente, di una perdita in termini di garanzia perché il

contraddittorio orale in udienza è senz’altro più incisivo di un mero contraddittorio scritto. Quali sono gli esiti

della richiesta di archiviazione? Sul ventaglio di possibilità che ha il giudice di pace non vi sono differenze;

egli può:

archiviare con decreto; - il gip, nella procedura generale, se accoglie subito, de plano, la richiesta di archiviazione del pm provvede con decreto; se invece fissa l’udienza camerale, perché c’è stata opposizione o perché ritiene comunque di doverla fissare, il provvedimento finale, all’esito della discussione non sarà più un decreto ma un’ordinanza .

restituire con ordinanza gli atti al pm, fondamentalmente per le stesse ragioni della procedura penale generale, indicandogli di svolgere nuove e necessarie indagini e fissando il termine per compierle;

disporre l’imputazione coatta, ordinando al pm di esercitare l’azione entro un termine dato sostenendo che non solo non ci sono gli estremi per l’archiviazione ma anche che la notizia è fondata.

Il giudice di pace, nella fase delle indagini, è competente a pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione ed è altresì competente in quel procedimento di proroga in cui, se vuole, può ridurre il termine autoassegnatosi dal pm fino addirittura ad azzerarlo. Il gdp ha delle competenze durante la fase delle indagini, un po’ come ha delle competenze il gip nella procedura penale generale: si tratta di una competenzaad acta, per singoli atti e specifiche ipotesi. Quale giudice di pace, in concreto, interviene in indagini? L’art. 5, 2 c, fonda la competenzain indagini del giudice di pace circondariale: in altre parole è competente il giudice di pace del luogo ove ha sede il tribunale del circondario in cui è compreso il giudice territorialmente competente. [circondario = tribunale; distretto = corte d’appello]

esempio : all’interno del circondario del tribunale di Varese ci sono gli uffici del giudice di pace di Varese, Gavirate e Luino. Secondo un criteriodi competenza territoriale questi tre giudici si ripartiranno il lavoro. Se un reato è stato compiuto all’interno della circoscrizione di Gavirate sarà lui ad essere competente e così via. Il lavoro all’interno del circondario di Varese viene ripartito territorialmente tra questi tre giudici di pace, e questo vale per i processi da celebrare. Se però ci fosse da agire in fase di indagini preliminari, sia a Luino, sia a Gavirate, sia a Varese, il giudice di pace per le indagini preliminari è sempre e solo uno, quello che ha sede a Varese, ossia quello che ha sede il tribunale all’interno del cui circondario è compreso il giudice territorialmente competente. Il perché di suddetta regola deve essere ricercato nell’incompatibilitàdel

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giudice: si tratta in sostanza di una regola che il legislatore ha imposto provvidenzialmente conoscendo la realtà. Normalmente, a Luino e a Gavirate di persone fisiche che fanno il giudice di pace ce n’è una, se va bene: quell’unica persona fisica, se prende provvedimenti nella fase delle indagini, diventa automaticamente incompatibile per il successivo dibattimento, ai sensi dell’art. 34 cpp. Tale norma pone nitidamente una cesura tra gip, gup (quando presente) e giudice del dibattimento. Essere gdp in indagini preclude la possibilità di essere giudice del dibattimento. L’idea del legislatore è stata quella di accentrare per ciascun circondario le competenze in indagini in capo all’ufficio del giudice di pace che ha sede presso il tribunale, perché di solito è l’ufficio più popolato dal punto di vista della consistenza numerica. Questa è la ragione dell’accentramento circondariale ex art. 5, 2 c. Oltre all’eventuale provvedimento di riduzione della proroga e all’archiviazione, altri esempi di possibile intervento del gdp nel corso delle indagini sono quelli di cui all’art 19 (secondo la dottrina, norma esemplificativa ma non tassativa, dato che ci sono altre possibili competenze):

sequestro preventivo e sequestroconservativo ( mentre nel procedimento generale sono di competenza del gip o del gup); il sequestro conservativo in realtà non si può disporre in fase di indagini ma solo una volta esercitata l’azione;

opposizione alla restituzione di cose sequestrate ex art. 263, 5 c; • art. 368, ossia quando la persona offesa chiede al pm di operare un sequestro e il pm non lo fa;

richiesta di riapertura delle indagini: anche questo è un istituto di parte generale; una volta chiuse le indagini si possono agevolmente riaprire perché ilprovvedimento di archiviazione non esplica una efficacia preclusiva. E’ sufficiente per il pm, allegando la necessità di nuove indagini, chiedere la riapertura al gip. La stessa cosa accade nel processo penale di pace solo che al posto del gip ci sarà, appunto, il giudice di pace circondariale;

intercettazioni telefoniche, informatiche o telematiche ( in generale non si procede ad intercettazioni nel corso di un processo davanti al gdp data la scarsa lesività dei reati devoluti alla sua competenza).

Al processo penale di pace si applicano le norme speciali e, laddove queste non prevedano nulla, si recupera la disciplina generale inquanto applicabili ( quest’ultima è una clausola di protezione del sottosistema). Una cosa che ha fatto molto discutere, tanto in dottrina come in giurisprudenza, è se nel sottosistema di pace si applichi o meno l’istituto dell’avvisodi conclusione delle indagini preliminari ( disciplinato nell’art. 415 bis cpp). Tale istituto prevede che il pm mandi questo avviso all’indagato, il quale avrà 20 giorni di tempo per presentare richieste, memorie, istanze, estrarre copie degli atti e chiederedi essere interrogato o chiederel’espletamento di ulteriori atti di indagine. Se presenta richiesta di interrogatorio il pm deve ascoltarlo a pena di nullità dell’atto di esercizio dell’azione penale successivo e se chiede le ulteriori indagini il pm può svolgerle nei successivi 90 giorni. Tale meccanismo è articolato e allunga la fase delle indagini ordinarie del processo penale comune: proprio per questo la risposta della giurisprudenza è stata negativa; l’istituto dell’avviso della conclusione delle indagini preliminari non è previsto nel sottosistema di pace ed è con esso considerato incompatibile , dato che quest’ultimo è caratterizzato da snellezza, celerità e velocità di arrivo davanti al giudice per l’eventuale conciliazione. La vicenda dell’art. 415 bis cpp è proprio una vicenda esemplare dei rapporti tra sistema e sottosistema.

Alla fine delle indagini preliminari, quando la notizia è fondata occorre andare a processo. C’è anche un certo favor normativo per andare a processo perché il giudice di pace, già nel nome reca in sé la sua funzione primaria, che è quella di conciliare le parti (cosa che non si può fare nella fase anteriore).

art. 20 - citazionea giudizio: questa è la modalità ordinaria di esercizio dell’azione penale da parte del pm, il quale ha prima lasciato 4 mesi di lavoro indipendente alla pg, poi ha iscritto la notizia, poi si è possibilmente

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preso ulteriori 4 mesi (prorogabili di 2 mesi) fino a giungere alla citazione a giudizio qualora reputi la notizia fondata. La citazione a giudizio è assai simile alla citazionediretta a giudizio avanti il tribunale in composizione monocratica ( rito monocratico ex artt. 548 ss cpp).

Con questo atto il pm esercita l’azione penale: tutti sono senz’altro contenuti importanti ma i due contenuti più qualificanti di ogni citazione a giudizio sono

1. quello che i civilisti chiamerebbero editioactionis, l’oggetto del processo, ossia l’imputazione , l’accusa dello Stato nei confronti di una persona. Si compone dell’enunciazione in forma chiara e precisa del fatto e degli articoli di legge che si assumono violati;

2. quello che i civilisti chiamerebbero vocatioin ius , ossia la comunicazione rispetto al giudicecompetente per il giudizio, il luogo , il giorno e l’ora alla quale presentarsi.

Ulteriori elementi, altrettanto importanti della citazione a giudizio, sono le generalità dell’imputato, la persona offesa se si tratta di un reato senza persona offesa e una “novità” rispetto alla procedura generale; si dice che rispetto alla ordinarie modalità di esercizio dell’azione la citazione a giudizio davanti al gdp cumula in sè anche una funzioneprobatoria. Qui bisogna che il pm chieda l’ammissione delle prove. La citazione a giudizio ha già valenza probatoria: il pm deve già scrivere di quali fonti di prova chiede l’ammissione, tant’è che, se tra le fonti di prova ci sono delle prove testimoniali (il che è frequentissimo), l’atto di citazione a giudizio diventa anche listatestimoniale ( occorre dunque indicare le generalità di tali persone e le circostanze sulle quali dovranno essere sentite).

Il pm nella citazione a giudizio dovrà avvisare l’imputato del fatto che, se non si presenta, sarà giudicato in assenza ai sensi degli artt. 420 bis e ss cpp. Dovrà inoltre informare l’imputato della possibilità di nominare un legale di fiducia, viceversa sarà nominato un difensore d’ufficio. Infine, essendo ormai caduto il segreto investigativo, comunicherà all’imputato che tutti gli atti di indagine sono disponibili presso la segreteriadel pm [ segreteria = pm; cancelleria = giudice].

Una volta sottoscritta - a pena di nullità - la citazione, il pm deve farla notificare all’imputato , al suo difensore - di fiducia o d’ufficio - e all’eventuale personaoffesa. Tra la datadella notifica e la datadella futura udienza deve esserci un termine di almeno 30giorni. Il termine è chiaramente un termine difensivo, concesso alle parti diverse dal pm, per prepararsi in vista dell’udienza. Può essere infatti che l’imputato non sapesse di essere nemmeno indagato e apprenda solo in quel momento che c’è un processo a suo carico e che verrà celebrata un’udienza. Sono frequenti ipotesi di mancato rispetto del termine (talvolta indipendentemente dagli adempimenti del pm): qualora il termine non venga rispettato e la partesi presenta in udienza ogni problema viene sanato; al massimo la parte potrà comparire all’unico fine di segnalare la violazionedel termine a difesa , dovendo così il giudice spostare l’udienza del numero di giorni necessari a integrare il termine. Se invece la partenon si presenta in udienza, il gdp dovrà ravvisare la violazione del termine a comparire, rinviare l’udienza e disporre la nuova citazione della parte che non è comparsa - ad opera della cancelleria. Qui si raggiungono livelli di paradosso perché è possibile che in udienza ci sia il difensore dell’imputato ma non l’imputato: il primo sottolineerà in questo caso la tardività della notifica a giustificazione dell’assenza dell’imputato. La notifica può essere tardiva anche nei confronti del difensore. La citazione è notificata a cura dell’ufficiale giudiziario. Una volta notificata, viene depositata nella segreteria del pm e a quel punto si attende la data dell’udienza.

Qual è l’altra modalità ordinaria di esercizio dell’azione davanti al giudice di pace, alternativa alla citazione a giudizio del pm? Si tratta del ricorso immediato: è una bella novità del sottosistema di pace perché consente di fatto alla persona offesa di non dipendere dalla polizia giudiziaria né dal pm (se non in minima parte), e di arrivare direttamente a giudizio dinanzi al giudice di pace per esaltarne le funzioni conciliative.

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Il ricorso immediato è disponibile per il soli reatiperseguibili a querela ( non tutti i reati di competenza del gdp sono perseguibili a querela). Per i reati procedibili a querela è ammessa la citazione a giudizio dinanzi al gdp. Soffermandosi su i rapporti tra il ricorsoimmediato e la querela è possibile sottolineare alcuni aspetti; in primo luogo, la personaoffesa è il titolare del bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice che si assume lesa nel caso di specie, mentre il danneggiato è colui il quale ha ricevuto un danno risarcibile a norma della disciplina civilistica.

La persona offesa, in quanto penalisticamente interessata, è anche la titolare del diritto di querela; il termine per presentare querela è di 3 mesi dall’avvenuta conoscenza del fatto. Il termine per presentare ricorso immediato è, volutamente, identico: 3 mesi dall’avvenuta conoscenza del fatto. Il ricorso immediato, tra le altre cose, produce gli stessi effetti della querela; addirittura, la persona offesa può fare querela e successivamente, sempre entro il termine, presentare ricorso immediato: l’unico onere su di essa gravante sarà quello di produrre una copia della querela in allegato al ricorso immediato.

Quali sono le formalità che occorre rispettare per fare un ricorso immediato? Il ricorso deve contenere:

• l’indicazionedel giudice, il che presuppone lo scioglimento di eventuali problemi circa la competenza, tanto per materia quanto per territorio;

• le generalità del ricorrente ; • la nominadel difensore - trattandosi di un atto ad elevato tasso di tecnicismo, il ricorso immediato

abbisogna necessariamente di un difensore, è un atto a necessaria partecipazione difensiva ;

• l’indicazionedelle altre eventuali persone offese, qualora la parte sia consapevole che il reato per cui si procede ha offeso anche altre persone;

• le generalitàdella persona citata a giudizio - la giurisprudenza ritiene che per “generalità” siano sufficienti nome, cognome e residenza; in sostanza, le generalità che occorre dare sono quelle necessarie alla citazione a giudizio della persona;

• la descrizionein forma chiara e precisa del fatto che si addebita alla persona citata in giudizio con l’indicazionedegli articoli di legge che si assumono violati - questa locuzione ricorda analoghe locuzioni che ricorrono nella procedura penale generale quando si descrive l’imputazione ;

• la funzioneprobatoria - esattamente come per la citazione del pm, occorre indicare i documenti, le fonti di prova e, se si tratta di fonti di prova testimoniali, bisogna indicare anche le circostanze. I documenti sono l’unico esempio nel nostro ordinamento di provaprecostituita, mentre tutte le altre prove sono prove costituende ;

• la richiestadi fissazione dell’udienza - in questo caso non si fissa l’udienza ma si chiede al gdp di leggere il ricorso, ritenerlo ammissibile e quindi fissare l’udienza alla quale verrà citato l’imputato; ● la sottoscrizione della persona offesa e la sottoscrizione autenticata del difensore.

art. 23 - il ricorso della persona offesa è un ricorso volto ad ottenere dal giudice l'instaurazione immediata del processo, come persona offesa, ossia come titolare di una volontà di punizione penalistica e pubblicistica; la persona offesa può ovviamente anche costituirsi come partecivile per ottenere il risarcimento del danno subito. Qualora sussista tale intenzione, occorrerà costituirsi parte civile nel ricorso immediato. La costituzione di parte civile deve avvenire apena di decadenza con la presentazione del ricorso. Come costituzione di parte civile può valere anche la richiesta motivata di restituzione o di risarcimento del danno all’interno del ricorso. “A pena di decadenza” significa che se ci si vuole costituire parte civile bisogna farlo con il ricorso immediato; se non lo si fa in questo modo non si potrà farlo successivamente ma il ricorso rimarrà perfettamente valido; non si potrà insinuare nel processo la pretesa risarcitoria, si sarà presenti solo come persona offesa.

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Come si giunge alla fissazione dell’udienza? Gli snodi sono più di uno. art. 22 - il difensore deve depositare una copia del ricorso immediato presso la segreteria del pm; tuttavia il pm non è il vero destinatario del ricorso. Su un’altra copia del ricorso, tramite il pagamento di una marca da bollo, si appone il c.d. “depositato”, in modo da avere la prova dell’avvenuto deposito. Il ricorso timbrato viene dunque depositato presso la cancelleria del giudice di pace. Così facendo si esauriscono gli adempimenti necessari a mettere in moto la macchina della giustizia.

A questo punto il pm ha 10 giorni di tempo dal deposito per fornireil suo parere al giudice e questi deve aspettare questi 10 giorni (c’è giurisprudenza che dice che è abnorme il provvedimento del giudice di pace deliberato all’interno di questo spazio di 10 giorni). Il pm deve dire, in sostanza, al gdp cosa ne pensa. Decorsi questi 10 giorni la palla passa al gdp; il rapporto tra il pm e il gdp è un rapporto un po’ complicato.

Se passano i 10 giorni e il pm non ha fatto pervenire le sue osservazioni, il giudice può comunque provvedere. La giurisprudenza ha ritenuto che, seil giudice non provvede all’undicesimo giorno (come spesso accade), il pareretardivo del pm deve comunque essere considerato ( se il giudice provvede in un termine successivo e perviene il parere tardivo del pm, il giudice deve tenerne conto).

Il problema non affrontato dalla norma riguarda l’ipotesi in cui il parerearriva tempestivamente: tale parere, soprattutto se negativo, vincola il giudice? La risposta, fornita dalla giurisprudenza, è che tale parerenegativo impedisce al gdp di accogliere il ricorso. E’ una decisione fortemente criticata che la giurisprudenza motiva considerando che il pareredel pm prevale sulla richiesta della persona offesa perché è il pm ad essere titolare dell’azione penale, dunque se fornisce un parere negativo è come se stesse chiedendo l’archiviazione, e quindi manca un elemento strutturale. Tale posizione della giurisprudenza non soddisfa perché, ad esempio, nell’art. 409 cpp il gip può ordinare l’imputazione coatta, dunque sono previsti meccanismi per “superare” la richiesta di archiviazione posta in essere dal pm. Inoltre, tale giurisprudenza mal interpreta il principio costituzionale ex art. 112 Cost.: nel nostro ordinamento sarebbero ammissibili forme private di esercizio dell’azione penale? E’ davvero un ostacolo l’art. 112 Cost.? Tale norma prevede l’obbligodi esercizio dell’azione penale da parte del pm e non il monopolio dell’azione. Nei casi in cui questo potere gli sia affidato, sul pm ricade l’obbligo di esercitare l’azione penale, ma questo non esclude che accanto al pm ci possano essere anche altri soggetti che esercitino l’azione penale pubblica. La giurisprudenza costituzionale ha sempre detto che l’importante è che al pm non venga “scippata” l’azione ma che se ci sono più soggetti che possono farlo ciò è conforme alla previsione costituzionale.

La domanda che bisogna farsi adesso, per contrastare quella giurisprudenza “opinabile”, è: nel procedimento per ricorso immediato chi esercita l’azione penale? E’ proprio la personaoffesa che si prende la briga di esercitare l’azione penale perché, altrimenti, non avrebbe senso il requisito dell’indicazione del fatto in forma chiara e precisa del fatto che si addebita con l’indicazione degli articoli di legge che si assumono violati, nè avrebbe senso la possibilità data al giudice di pace di provvedere laddove il pm non abbia fatto pervenire un suo parere. Tuttavia la giurisprudenza resta assestata su posizioni tradizionaliste, per cui oggi è il pm che esercita l’azione e così, purtroppo, le potenzialità di un istituto come il ricorso immediato vengono “scalfite”. Visto con gli occhi di un amministrativista, il ricorso immediato è una complessa fattispeciea formazione progressiva in quanto prevede l’apporto di più persone in più momenti differenti: la persona offesa inizia le ostilità, il pm fornisce il parere e il giudice provvede. Le tipologie di provvedimento da esaminare sono tre:

• il ricorso è inammissibile o manifestamenteinfondato; in questo caso, il giudice non restituisce gli atti alla persona offesa ma li dà al pm per l’ulteriorecorso del procedimento. A quel punto bisognerà vedere qual era il problema e capire perché il ricorso è stato considerato inammissibile. art. 24 - il ricorso è inammissibile se è presentatooltre il termine, se risulta presentatofuori dai casi previsti, se noncontiene i requisiti di forma, se è insufficientela descrizione del fatto o l’indicazionedelle fonti di prova, se mancala prova dell’avvenuta comunicazione al pm. C’è una serie eterogenea di situazioni che possono portare all’inammissibilità del ricorso, tra cui violazioni marcatamente procedurali.

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L’“ulteriore corso del procedimento” consiste nell’iscrizione della notizia da parte del pm; siccome il ricorso ha gli effetti di una querela, il pm inizierà delle ordinarie indagini, alla fine delle quali potrebbe pure esercitare l’azione penale - se il vizio era un vizio meramente formale, ad esempio. Il pm iscrive la notizia e decorre il segmento di 4 mesi più 2. Se invece la restituzione ha luogo per manifesta infondatezza il pm verosimilmente dovrà chiedere l’archiviazione. Il ricorso inammissibile o manifestamente infondato viene dato al pm per i provvedimenti di competenza di questi, dunque l’ulteriore corso del procedimento è un’espressione che contiene al suo interno varie possibilità, a seconda della ragione di inammissibilità o di manifesta infondatezza che è stata riscontrata;

• se si ravvisa una incompetenzaper materia vuol dire che il difensore ha commesso un errore rispetto all’indicazione del giudice (art. 21, 2 c, lettera a): se ad esempio si è fatto un ricorso immediato della persona offesa davanti al giudice di pace per un reato di competenza del tribunale, al giudice di pace non spetterà altro che restituire gli atti al pm affinché eserciti l’azione dinanzi al giudice competente;

• se si ravvisa una incompetenzaper territorio, invece di adottare un provvedimento restitutorio al pm, si procede diversamente: se riconosce la propria incompetenza per territorio, il giudice di pace la dichiara con ordinanza e restituisce gli atti al ricorrente, ossia alla persona offesa, che avrà 20 giorni di tempo per adire il giudice di pace competente per territorio (in una sorta di translatioiudicii ). Se la persona offesa non provvede entro i 20 giorni il ricorso sarà dichiarato inammissibile. Tutte e tre le ipotesi esaminate hanno in comune un elemento patologico; quando non si riscontrano problemi si applica l’art.27 - decretodi convocazione delle parti . Se il giudice ritiene che il ricorso sia ammissibile, indipendentemente dalla fondatezza, e ha anche il parere positivo del pm, emette il decreto di convocazione delle parti; tale decreto contiene la vocatioin ius, dato che contiene l’indicazione del giudice, del luogo, del giorno e dell’ora in cui comparire. Compaiono inoltre le generalità della persona nei cui confronti è stato presentato il ricorso, ossia l’imputato, la trascrizione dell’imputazione, la sottoscrizione del giudice, l’avviso di nominare un difensore e così via. Qui abbiamo l’imputato perché lo dice l’art. 3 (assunzionedella qualità di imputato - nel procedimento davanti al gdp assume la qualità di imputato la persona alla quale il reato è attribuito nella citazione a giudizio del pm (art. 20) o nel decreto di convocazione delle parti emesso dal giudice di pace).

Nel nostro procedimento a formazione progressiva, la qualità di imputato si assume alla fine: è un po’ considerabile come un’anomalia che l’imputato diventi tale per effetto di un atto emesso da un giudice; normalmente chi fa assumere la qualità di imputato ad una persona è la pubblica accusa. Forse a testimonianza che questo istituto del ricorso immediato della persona offesa è un istituto nuovo che scardina un pochino le categorie concettuali tradizionali, abbiamo anche questa asimmetria: l’imputato “appare” per effetto di un provvedimento di un giudice. Emesso il decreto di convocazione delle parti da parte del giudice, il ricorrentedeve fare copia autentica del provvedimento e notificarlo. Il decreto, unitamente al ricorso, è notificato acura e spese del ricorrente al pm, all’imputato e al suo difensore almeno 20 giorni prima dell’udienza. art. 29 - l’udienza di comparizioneE’ un’udienza importantissima perché si celebra sia nel caso dell’esercizio dell’azione tradizionale (quindi citazione diretta del pm) sia nel caso di ricorso immediato della persona offesa. In seguito alle indagini, o con il ricorso immediato che consente di bypassarle completamente, si arriva davanti al giudice in una prima udienza dibattimentale. Le prime due norme riguardano un paio di adempimenti preliminari rispetto alla celebrazione dell’udienza: occorre che il pm o il ricorrente (a seconda che sia un art. 20 o un art. 21) hanno l’onere di depositare in cancelleria del gdp il loro relativo atto di citazione (che si chiamerà attodi citazione a giudizio per il pm o decretodi convocazione delle parti con annesso ricorso nel caso di ricorso immediato della persona offesa) e la prova delle avvenute notifiche. Il deposito (previsto almeno 7 giorni prima, termine puramente ordinatorio non previsto a pena di nullità) è importante perché così si ha la certezza che tutte le parti sono state avvisate. La prima cosa che il gdp e che ogni giudice penale fa in prima udienza è

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verificare la regolare costituzione delle parti, e lo può fare se qualcuno gli ha fornito tale materiale. Questo adempimento è prodromico ed indispensabile alla verifica che farà il giudice in prima udienza sulla regolare costituzione delle parti. Altro adempimento prodromico è il depositodelle liste testimoniali per le parti che non le hanno già inserite nell’atto precedente.

Nel caso dell’art. 20 è il pm che cita a giudizio: egli ha già inserito la lista testi nella citazione a giudizio, però ci sono anche le altre parti, ad esempio l’imputato o, se c’è, la parte civile. Tutte queste parti, se vogliono presentare dei testimoni, li devono inserire nella loro lista testi che devono presentare nel termine ordinario ex art. 468 cpp, ossia 7 giorni prima della data fissata per l’udienza di comparizione.

Nel caso dell’art. 21 il ricorrente avrà già presentato la propria lista testimoniale all’interno del ricorso e saranno le altre parti (pubblico ministero, imputato) a presentare la propria lista.

Le parti che intendono chiedere l’esame dei testimoni , dei periti o dei consulentitecnici o delle persone indicate nell’art. 210 cpp devono farlo apena di inammissibilità entro 7 giorni dalla data fissata per l’udienza. In qualsiasi udienza, la prima cosa che il giudice fa è la verifica sulla regolare costituzione delle parti. Se l’imputato c’è nessun problema; se l’imputato non c’è occorre controllare se egli è stato correttamente e regolarmente citato, avvisato, notificato. Il nostro sistema ammette la possibilità per l’imputato di non comparire in udienza: l’imputato potrebbe essere assente per un impedimento o anche per sua libera scelta. Per dare un senso alla mancanza dell’imputato il giudice deve valutare se è stato correttamente citato a comparire, nel rispetto dei termini (30 giorni). Se la notifica è stata fatta male o è stata omessa occorre rinnovarla: il processo viene rinviato ad altra data e per quella data si tenta di citare correttamente l’imputato. Se invece la notifica è in ordine ma l’imputato non c’è può essere che, ad esempio, mandi un certificato medico, adducendo in sostanza un impedimentolegittimo e presentando un’istanza di rinvio per impedimento legittimo. Il giudice ha un certo margine per stabilire se accogliere o meno tale istanza. Se l’imputato non è presente nè ha addotto alcun legittimo impedimento, il giudice controlla l’avvenuta e corretta notificazione e dichiara l’assenzadell’imputato ( art. 420 bis cpp); a quel punto il giudice presume, iuris et de iure, che il fatto che l’imputato non sia presente è per sua libera scelta.

[Negli Stati Uniti è molto ridotta la possibilità di procedere in assenza; almeno alla prima udienza l’imputato deve essere presente; il nostro sistema, con il pretesto di tutelare meglio la sfera personale dell’imputato e la sua libera scelta se comparire o meno, ha tutta una serie di contraccolpi, dovendo il giudice svolgere tutta una serie di verifiche]. Se a mancare è il difensore dell’imputato si procede più o meno come per l’imputato, chiedendosi se non è stato citato o non è stato citato correttamente. Poniamo che sia stato citato correttamente e nonostante ciò risulta assente; bisogna dunque verificare se ha addotto un impedimento legittimo ed è possibile/frequente che il difensore adduca un impedimento per altri processi. Se il difensore è assente ma la notifica è corretta e non è stato addotto alcun impedimento legittimo, egli commette un illecito deontologico ( cui segue una segnalazione al Consiglio dell’Ordine cui appartiene) e il giudice provvederà alla nomina di un difensored’ufficio immediatamente reperibile ex art. 97, 4 c, cpp che sostituirà il difensore di fiducia non comparso per quell’udienza in modo da garantirne lo svolgimento regolare. Tale meccanismo è un po’ criticabile perché il sostituto immediatamente reperibile sarà senz’altro poco preparato in merito al processo da celebrare, però in questo caso il legislatore ha contemperato le esigenze ad una adeguata difesa con le esigenze di celebrare l’udienza.

Un’altra evenienza, molto frequente, è che il difensore ci sia ma non sia il difensore di fiducia bensì un suo sostituto. Esaurite queste verifiche relative alla sfera del pm, dell’imputato e del suo difensore, residua la possibilità che in quel momento compaia la partecivile. In un ricorso immediato la parte civile è già presente, ma se si tratta di un ordinario caso ex art. 20 (citazione a giudizio del pm) questo è il momento in cui la parte civile si costituisce.

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Finalmente il giudice di pace, quando il reato è perseguibile a querela, prova a conciliarele parti. Se le parti lo richiedono rinviaad un’udienza successiva. Un giudice che in sede di conciliazione fosse più “attivo” rischierebbe di esporsi a censuredi parzialità. La norma infatti, molto opportunamente, stabilisce che per favorire la conciliazione occorre avvalersi dei centridi mediazione. In Italia, purtroppo, le risorse sono molto scarse e sul territorio i centri di conciliazione sono molto poco presenti e l’attività mediativa rimane per larga parte in mano al giudice. Le dichiarazioni rese dalle parti nel corso del tentativo di conciliazione non possono mai essere utilizzate successivamente. Cosa vuol dire “conciliare”? Dal punto di vista processuale nulla: in caso di conciliazione il querelante presenta una remissionedi querela e il querelato deve accettarla . Se mancano i due atti si va avanti (la remissione di querela è un atto recettizio che deve essere accettato). In caso di ricorso si parla di rinunciaal ricorso: tale rinuncia produce gli stessi effetti della remissione di querela.

Dietro la conciliazione si nasconde un accordo che poggia, generalmente, sul risarcimento del danno. Se intervengono la remissione di querela o la rinuncia al ricorso, con la relativa accettazione, il giudice emette una sentenzadi non doversi procedere ex art. 529 cpp perché l’azione penale non doveva essere proseguita (manca/è venuta meno una condizione del procedere). Per un giudice di pace una sentenza ex art. 529 cpp è molto comoda, considerato inoltre che egli è pagato anche a cottimo.

Non tutti i giudizi si concludono in questo modo, o perché le parti non si mettono d’accordo oppure perché il reato non è procedibile a querela ma d’ufficio. In mancanza di conciliazione si apreil dibattimento, si ammettonole prove e si formail fascicolo per il dibattimento. Il fascicolo si forma solo dopo che la conciliazione si è rivelata impossibile: dal punto di vista temporale questa è senz’altro una specificità perché nel processo penale generale il fascicolo per il dibattimento si forma molto prima, al termine dell’udienza preliminare, ad opera del gup. Tuttavia occorre tenere presente che l’udienza preliminare non è presente in tutti i procedimenti: ad esempio, nel processo dinanzi al giudice monocratico è il pm a formare unilateralmente e provvisoriamente il fascicolo. In tali casi il difensore è caldamente tenuto, prima della prima udienza preliminare, a verificarne il contenuto e a presentare eventuali osservazioni in merito. Il difensore dovrà in tal caso (come accade per le ulteriori questioni preliminari ex art. 491 cpp) sollevare le questioni sul contenuto del fascicolo per il dibattimento. E’ in questa sede che il difensore deve fare le sue richieste a pena di decadenza. Nel caso del giudizio dinanzi al giudice di pace non si corre questo rischio dato che si forma il fascicolo davanti a lui quando la conciliazione non è andata a buon fine. Proprio perché la prima udienza è quella in cui può avere luogo la conciliazione, in tale occasione non si è ancora pronti ad assumere le prove e a sentire i testimoni, ragion per cui, necessariamente, bisogna fissare altra successiva udienza per la celebrazione del giudizio.

art. 30 - peculiarità che derivano dal fatto che la prima udienza di comparizione avvenga a seguito di ricorso. In questo tipo di prime udienze il ricorrente deve comparire personalmente o tramite un suo procuratore speciale per garantirela serietà del tentativo di conciliazione . Se c’è un ricorrente il reato è senz’altro procedibile a querela, dunque si vuole che il ricorrente sia presente per vedere se c’è margine per la remissione di querela. Pertanto, la mancata comparizione determina l’improcedibilità del ricorso . art. 32 - alcune regolespeciali in tema di dibattimento fanno si che l’attività penale del gdp sia vista in maniera dispregiativa, come se si trattasse di “udienzine”, il chè è senz’altro sbagliato. Il primo indice di ciò si evince dal fatto che sull’accordo delle parti, l’esame dei testimoni, dei periti e dei consulenti, può essere condotto dal gdp sulla base delle domande proposte dalle parti; in sostanza sirinuncia all’esame incrociato; non sono le parti a fare esame e controesame alla persona da sentire, ma è il giudice che fa le domande sulla base degli input che gli danno le parti. Posto che il metodo contraddittorio è il miglior metodo per il raggiungimento della verità, non si può non sottolineare che una rinuncia a ciò dinanzi al giudice di pace corrisponde ad un non senso o, perlomeno, ad una diminuzione delle garanzie.

Un secondo indice consiste nel fatto che il verbaledi udienza è redatto solo in forma riassuntiva: ciò esclude la verbalizzazioneintegrale fatta a mezzo della stenotipia. Il verbale in forma riassuntiva viene

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redatto dal cancelliere, senza nessuna garanzia rispetto alla completezza e alla fedeltà delle informazioni riportatevi.

Infine, per quanto riguarda la motivazione , una volta giunto alla sentenza, si presentano al giudice due possibilità: la prima è quella di dettare le motivazioni a verbale o fare il depositocontestuale (dispositivo e motivazione), la seconda è quella di depositare la motivazione entro 15 giorni dal dispositivo. In caso di motivazioni contestuali il termine per impugnare è di 15giorni dalla lettura del dispositivo. Se il giudice, dopo aver letto il dispositivo, si riserva il deposito a un giorno successivo, egli ha a disposizione al massimo 15 giorni, mentre nella procedura penale generale si hanno a disposizione al massimo 90 giorni. In questo secondo caso il termine per impugnare è di 30giorni dalla scadenza dei 15 giorni a disposizione del giudice per depositare la motivazione. Nel 2016 le Sezioni Unite hanno deciso una questione riguardante la seguente fattispecie: siamo in prima udienza, si tratta di un reato procedibile a querela ed è una citazione a giudizio del pm ex art. 20; poniamo che la persona offesa non si sia costituita parte civile e che il giorno dell’udienza il giudice ravvisi l’assenza della persona offesa ma, allo stesso tempo, l’avvenuta citazione della stessa. Il fatto che manchi fa saltare il tentativo di conciliazione, dimostrando la persona offesa un certo disinteresse . Per prassi, in siffatte situazioni, il giudice era solito rinviare ad una udienza successiva, notificando alla persona offesa un estratto del verbale della prima udienza, avvisandolo del fatto che, in caso di ulteriore mancata comparizione, tale comportamento sarà interpretato come una remissione tacita extraprocessuale di querela . Le Sezioni Unite si sono pronunciate favorevolmente in proposito ritenendo purtroppo lecita questa prassi: se da un lato, infatti, sono comprensibili le esigenze pratiche volte a consentire il tentativo di conciliazione, dall’altro lato non è corretto imporre alla persona offesa la sua presenza in udienza; la persona offesa si è già pronunciata presentando la querela, se non vuole comparire deve essere libera di poterlo fare. Allo stato attuale, integra remissionetacita la mancata comparizione all’udienza dibattimentale del querelante, a patto che sia stato previamente ed espressamenteavvertito. Il problema è dato dal fatto che c’è una norma che disciplina la remissione tacita di querela nella quale difficilmente si rientra; l’eventuale assenza sarà interpretata come un fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela. Qualche anno prima, le Sezioni Unite avevano sostenuto l’esatto contrario, dunque con quest’ultimo intervento si assiste ad una correzione di rotta verso una maggior conciliabilità per ragioni deflattive del procedimento.

6 ottobre

art. 34 e 35 - sono due istituti, la tenuitàdel fatto e l’estinzioneper condotte riparatorie , che prima trovavamo solamente nel sottosistema di pace; dopo la sperimentazione che il legislatore ha ritenuto essere positiva, dei cloni di questi due istituti sono stati previsti anche nel sistema generale (la tenuità del fatto all’art. 131 bis cp). Nonostante la rubrica sia la stessa, non si tratta di due figure identiche perché ci sono delle differenze soprattutto riguardo alle conseguenze; nell’art. 34 si parla di procedibilità , mentre l’art. 131 bis parla di nonpunibilità . L’estinzione per condotte riparatorie è prevista nell’art. 162 ter cp, inserito dalla legge Orlando recentemente entrata in vigore.

Nel sottosistema di pace l’esclusionedella procedibilità per particolare tenuità del fatto è disciplinata dall’art. 34. La tenuità del fatto compare inoltre nel sistema normativo del processo penale minorile. Nel processo minorile la clausola è, secondo la giurisprudenza, un po’ vaga; il legislatore ha solo abbozzato le coordinate alla luce delle quali ritenere “tenue” un fatto, e ciò era stato oggetto di critica.

A dieci anni di distanza circa dall’introduzione del processo minorile (nel 1989), con il decreto legislativo che disciplina il processo dinanzi al giudice di pace (nel 2000) si tenta di dare una definizione un po’ più precisa di cosa si debba intendere per fatto tenue, sulla base di una serie di requisiti che possono essere divisi in oggettivi e soggettivi . Tutte le clausole di particolare tenuità del fatto operano quando il fatto tipico è

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presente: il fatto esiste in tutti i suoi componenti (è tipico, antigiuridico, colpevole) e, in assenza di norme come queste, bisognerebbe punirlo.

requisito oggettivo: il danno o il pericolo ( a seconda che si tratti di reato di danno o di pericolo) cagionati devono essere esigui . Una definizione del genere, però, rischia di essere tautologica. Un primo elemento è che, rispetto all’interesse e al bene giuridico tutelato dalla norma, il danno o il pericolo devono essere esigui.

esiguità del danno o del pericolo. requisiti soggettivi : occasionalità (ovvero l’imputato non è un criminale seriale, non è un recidivo nè un delinquente abituale o seriale) e gradodi colpevolezza (tale requisito allude all’intensitàdell’elemento soggettivo, ad esempio se ci fosse una premeditazione sarebbe un elemento a sfavore, meglio sarebbe un dolo eventuale o una colpa senza previsione).

occasionalità e grado di colpevolezza . Questa summa di considerazioni devono farci ritenere che in quel caso concreto ci si può astenere dall’esercitare l’azione penale. Tutti questi criteri riguardano il passato, quello che è stato, il danno o il pericolo cagionato, la precedente vita criminale dell’imputato e l’elemento soggettivo che aveva al momento della commissione del fatto; sono tutti criteridiagnostici, volti al passato. Ad essi se ne aggiungono alcuni di tipo prognostico perché occorre tenere conto altresì del pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento può arrecare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute, ossia le quattro sfere che, in definitiva, sintetizzano l’ambito dell’agire sociale. In un’analisi costi-benefici, si fa un bilanciamento prognostico tra la soddisfazione che la pretesa punitiva può avere e il danno che si produce/si produrrebbe in capo all’imputato. Non si tratta senz’altro di una valutazione semplice né priva di discrezionalità, però il legislatore ha quantomeno provato a fornire degli ulteriori indici, delle coordinate e dei criteri per motivare i provvedimenti in merito alla tenuità del fatto. E’ un errore accostare le clausole di tenuità a fenomeni di depenalizzazione; la depenalizzazione è generale e astratta e si fa, tramite legge, per intere categorie di reati, mentre la tenuità del fatto è una clausola che per operare necessita di una valutazione caso per caso e il provvedimento vale per quell’imputato e per quella singola imputazione. Qui il legislatore ha operato a livello di procedibilità : nei confronti di un fatto tipico, antigiuridico e colpevole si pone uno sbarramentoprocessuale. L’art. 131 bis cp, invece, si atteggia come una causadi non punibilità e dunque opera nella sfera sostanziale e non processuale. Che differenze potrebbero esserci tra l’operare in ambito processuale piuttosto che in ambito sostanziale? La ragione per astenersi dall’esercitare l’azione è la stessa (il fatto è tenue) ma le due clausole sono diverse. In primo luogo, cambiala formula assolutoria; inoltre, introducendo un nuovo istituto di penale sostanziale, non si può chiedere l’applicazione ai procedimenti pendenti a meno che non sia più favorevole al reo (art. 2, 4 c, cp). Se si tratta di una norma processuale, tempusregit actum ; il penale vive con l’applicabilità retroattiva della legge penale più favorevole, mentre il processuale ragiona con il tempusregit actum . In sostanza, operare con una clausola di non procedibilità equivale a dire che gli estremi del reato ci sono tutti, e questo potrebbe in qualche modo valere in eventuali giudizi risarcitori in ambito civile. Viceversa, operare a livello di struttura del reato in caso di non punibilità, equivale a dire che il reato non si consuma. Infine, secondo certi autori, sarebbero più conformi a Costituzione le clausole di non punibilità rispetto a quelle di non procedibilità, considerato l’art. 112 Cost. che impone al pm di attivarsi ed esercitare l’azione penale. Tale norma sarebbe meno “scalfita” da una clausola di non punibilità, perché viene meno il reato, mentre la sua operatività sarebbe in un certo modo messa in pericolo da una clausola di non procedibilità perché in quel caso il reato si è consumato: se non si procede per tenuità è in base ad una previsione legislativa di rango ordinario e dunque subordinata alla Costituzione. La controrisposta che si dà a questa critica è che l’art. 112 Cost. non è un valore assoluto e deve essere bilanciato con altre esigenze (come ad esempio le finalità deflattive).

L’istituto della tenuità si può applicare sia in indagini sia dopo che sia stata esercitatal’azione penale; in indagini avrà luogo una archiviazione ; nel corso delle indagini preliminari il giudice, surichiesta del pm, dichiara con decretodi archiviazione di non doversi procedere per tenuità del fatto. Una declaratoria siffatta può avere luogo solo se non risulta un interesse della persona offesa alla prosecuzione del

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procedimento . Tale clausola ha posto tutta una serie di problemi, interrogativi e critiche: deve essere il pm a interrogare la persona offesa in proposito o è onere di quest’ultima far presente la sua opposizione?

La giurisprudenza ha ritenuto che sia oneredella persona offesa far pervenire la sua contrarietà; per questo motivo è buona norma che, negli atti (nella querela o in una memoria successiva), la persona offesa dichiari di opporsi alla possibilità che possa essere accolta richiesta di archiviazione per tenuità del fatto ex art. 34, 2 c. In sostanza, la persona offesa deve dichiarare di avere un interesse alla prosecuzione del procedimento. Dopo l’esercizio dell’azione le cose si complicano: se è stata esercitata l’azione, la particolare tenuità dovrà essere dichiarata con sentenza ( e non più tramite un decreto di archiviazione) solo se l’imputato e la persona offesa non si oppongono. In questo caso la mancata opposizione dell’imputato ha senso nella misura in cui egli preferisca voler dimostrare la sua totale estraneità al fatto e non essere assolto in seguito ad una causa di non procedibilità (di natura processuale).

L’istituto di cui all’art. 34 non gode di larga applicazione nel sottosistema di pace, sta avendo molta più fortuna nella procedura e nel diritto penale generale. Destino diametralmente opposto in termini di applicazione ha avuto l’art. 35.

L’art. 131 bis cp, introdotto nel 2014, si può applicare nel processo penale di pace? A tale proposito si è sviluppato un contrasto giurisprudenziale risolto dalle Sezioni Unite nel giugno del 2017; la soluzione fornita è negativa, nel senso che non si applica l’art. 131 bis cp nei procedimenti relativi ai reati di competenza del gdp. Tale decisione fa senz’altro leva sul principio di specialità : se esiste già una non punibilità nel sottosistema di pace, perché importarne un’altra? L’orientamento positivo, invece, faceva leva sul fatto che si tratta di due istituti diversi, uno processuale, l’altro penale.

L’estinzionedel reato per condotte riparatorie porta all’estinzione del reato se si perfezionano i suoi estremi (la formula di proscioglimento utilizzata sarà dunque, ex art. 531 cpp, un nondoversi procedere enunciandone la causa nel dispositivo): è una causa estintiva speciale per i reati di competenza del gdp. Tale istituto funziona solamente in fase processuale e non in indagini, il che di fatto non è un gran limite, dato che lo scopo del procedimento di pace è arrivare davanti al giudice per poter conciliare.

Il giudice di pace, sentite le parti e l’eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato, enunciandone la causa nel dispositivo, quando l’imputato dimostra di aver proceduto primadell’udienza di comparizione alla riparazionedel danno cagionato mediante restituzioni o risarcimento e di aver eliminato le conseguenzedannose o pericolose del reato. L’imputato deve in sostanza risarcire la persona offesa, riparare il danno cagionato, mettendo il danneggiato nella condizione in cui si trovava prima della commissione del reato. Ci sarebbe una preclusione temporale, ossia la prima udienza di comparizione ma, nella prassi, è molto applicata la fattispecie di cui al comma 3 dell’art. 35, secondo cui le parti in udienza chiedono un termine (che il giudice concede, stabilendo un rinvio) per consentire la conciliazione o la posta in essere delle condotte riparatorie. Il giudice di pace può disporre la sospensione del processo se l’imputato chiede nell’udienza di comparizione di poter provvedere agli adempimenti di cui al comma 1 e dimostri di non averlo potuto fare in precedenza (quest’ultimo requisito è poco stringente).

L’art. 35 ha avuto molta fortuna (ancora di più della conciliazione ex art. 29) perché, oltre ad essere più conveniente dell’art. 34, qui l’imputato può presentarsi con un’offertareale e il giudice non sarà vincolato in un senso o in un’altro: se riterrà congruo il risarcimento, indipendentemente dalla volontà della persona offesa, potrà dichiarare estinto il reato. Attraverso questo istituto l’imputato può liberarsi da pretese eccessivamente esose da parte del danneggiato. La persona offesa, qualora il giudice ritenesse congrua l’offerta reale, la accettacon riserva, facendo presente che non si ritiene integralmente soddisfatto e che accetta tale somma a titolo di acconto sulla maggior somma alla quale ritiene diritto. Potrebbe darsi che si verifichi il fenomeno diametralmente opposto, ossia il rischio di patrimonializzazionedella risposta sanzionatoria penale ( una persona estremamente ricca potrebbe andar in giro a mandare a quel paese la gente e poi offrire somme considerevoli per riparare il danno). Per evitare ciò si è detto anche

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che il giudice di pace pronuncia sentenza di estinzione del reato solo se ritiene le attività risarcitorie e riparatorie idonee a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e di prevenzione .

Anche in questo caso bisogna porsi il problema dei rapporti tra l’art. 35 e la nuova causa di estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162 ter cp (introdotto dalla legge Orlando): quest’ultima norma non si applicherà nel sottosistema di pace sempre in virtù del principio di specialità, essendo presente l’art. 35.

Per quanto riguarda le impugnazioni, tre delle quattro norme presenti nel d. lgs. riguardano la legittimazione (manca una norma sulla legittimazione ad impugnare della parte civile), la quarta è una norma che riguarda l’appello.

art. 36 - poteredi impugnazione del pm; il pubblico ministero può proporre appello contro le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria. Logicamente, dunque, il pm non potrà appellare le sentenze di proscioglimento e le sentenze di condanna a pena pecuniaria. Il primo comma dell’art. 36 è stato modificato dalla legge Pecorella (l. 46/2006) sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Per effetto della legge del 2006, ad oggi, restano inappellabili dal pm le sentenze di proscioglimento. Il pm può proporre appello solamente contro le sentenze di condanna del gdp che applicano una pena diversa da quella pecuniaria (ossia le sentenze di condanna alla permanenza domiciliare e al lavoro di pubblica utilità). Il pm può sempre e comunque proporre ricorso per Cassazione contro le sentenze del gdp, conformemente a quanto disposto dall’art. 111, 7 c, Cost., che afferma che è sempre possibile presentare ricorso in Cassazione per violazionedi legge contro le sentenze e contro i provvedimenti in materia di libertà personale.

La sanzione più applicata dal giudice di pace è quella pecuniaria (statisticamente, circa il 90%). Le sanzioni non pecuniarie, ossia il lavoro di pubblica utilità e la permanenza domiciliare sono utilizzate molto di rado. Detto ciò, la conseguenza diretta è che la maggior parte delle sentenze di condanna del giudice di pace non sono appellabili dal pm, il che significa che solitamente egli non ha “diritto” ad un secondo grado di giudizio nel merito.

L’imputato può proporre appello contro le sentenze di condanna del gdp che applicano una pena diversa da quella pecuniaria. Può tuttavia proporre appello contro le sentenze che applicano la sola pena pecuniaria se impugna il capo relativo alla condanna, anche generica, al risarcimento del danno. Alla luce di questa prima parte, l’imputato ha le stesse legittimazioni del pm, ma se nel processo si è costituita la parte civile e l’imputato è stato condannato anche al risarcimento a favore della parte civile, allora l’imputato riguadagna il diritto all’appello anche se la condanna è una condanna alla pena pecuniaria. In sostanza, l’imputato preferisce avere una parte civile nel processo per “guadagnarsi” il diritto all’appello.

L’imputato può proporre ricorso per Cassazione contro le sentenze di condanna del gdp che applicano la sola pena pecuniaria e contro le sentenze di proscioglimento.

Il ricorrente ( ex art. 21) aveva, nell’ottica originaria, qualche potere di impugnazione: attualmente sussiste un piccolo “cortocircuito” normativo.

Il ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell’imputato a norma dell’art. 21 può proporre impugnazione anche agli effetti penali contro la sentenza di proscioglimento del gdp neglistessi casi in cui è ammessa l’impugnazione del pm. Il ricorrente può proporre impugnazioneanche agli effetti penali negli stessi casi in cui è ammessa l’impugnazione del pm, però con quale mezzo? Unicamente con il ricorsoper Cassazione. Il piccolo guasto normativo è dato dal fatto che questa norma è del 2000 e fa riferimento ai poteri di impugnazione del pm che sono stati modificati e ridotti nel 2006; la riduzione della legittimazione del pm ha comportato la riduzione dell’ambito di legittimazione del ricorrente.

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Per recuperare la disciplina sulla legittimazione della partecivile si rinvia alla norma generale, ossia l’art. 576 cpp: la parte civile è legittimata a impugnare con l’appello le sentenze di proscioglimento e le sentenze di condanna (generalmente perché ha ottenuto meno di quello che pretendeva) e poi potrà anche proporre ricorso per Cassazione.

Nel caso in cui la parte civile impugni la sentenza di condanna (e tale sentenza comprende il capo penale e il capo civile al risarcimento del danno) potrà impugnare il solo capo civile; se l’imputato è stato prosciolto, la sentenza ha un solo capo: in quel caso la parte civile impugna il capo penale in quanto unico presente ma lo fa solamente agli effetti civili . Esistono le impugnazioni incidentali? Nella procedura civile si, e sono l’appello e il ricorso. Nella procedura penale di incidentale c’è solo l’appello incidentale (ex art. 595 cpp): non esiste l’istituto del ricorso incidentale in cassazione. L’appello incidentale si presta ad impieghi ritorsivi: se io imputato appello in via principale, “rimetto in termini” il pm per appellare in via incidentale con conseguente caduta del divieto di reformatio in peius . Competente a conoscere dell’appello sarà il giudice del tribunale del circondario in composizione monocratica.

artt. 40 e 41 - passaggioin giudicato della sentenza ed esecuzionedel titolo; nella procedura generale il giudice dell’esecuzione è, di fatto, il giudice della cognizione, ossia colui il quale ha emesso il procedimento. Potrebbe trattarsi tanto del giudice di primo grado quanto del giudice d’appello, qualora abbia avuto luogo o meno una rielaborazione sostanziale della pronuncia tra il primo e il secondo grado.

Nel sottosistema di pace, invece, competente a conoscere dell’esecuzione di un procedimento è sempre il giudice di pace (in funzione semplificatrice e di accentramento delle competenze).

Il procedimento di esecuzione prevede, in generale, che si instauri la domanda davanti al giudice di esecuzione, che si celebri un’udienza camerale e che, ex art. 666, 6 c, cpp, la decisione del giudice dell’esecuzione possa essere impugnata con il ricorso per Cassazione.

Nel sottosistema di pace, al posto della Cassazione si è sostituito il tribunale in composizione monocratica del circondario cui appartiene il gdp.

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