Linguistica Generale - Berruto/Cerruti, Sintesi di Linguistica Generale. Università degli Studi di Roma La Sapienza
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Capitolo 6 6.1 Le lingue del mondo

Le lingue storico naturali che rappresentano la realizzazione della facoltà del linguaggio sono numerose. Le cifre proposte dagli studiosi sono assai contrastanti: si presentano cifre molto differenti. Tutto ciò potrebbe stupire, ma enumerare tutte le diverse lingue del mondo è un compito assai arduo.

Anzitutto, certe aree linguistiche sono tuttora insufficientemente studiate, ed è complicato stabilire se diverse parlate tra loro simili sono da considerare dialetti di una stessa lingua o lingue a loro stanti.

L’Italiano e le lingue delle minoranze L’Italiano è un caso esemplare per questo problema. Rispondere che l’italiano sia l’unica lingua è del tutto fallace, poiché bisogna tenere conto delle lingue delle minoranze (tedesco, francese, sloveno, ladino dolomitico..) Inoltre, è dubbio lo statuto dei vari dialetti italiani(piemontese, lombardo, veneto, napoletano, ecc) che avrebbero tutte le carte in regola per essere considerati sistemi linguistici a sé stanti; se li calcoliamo ciascuno come lingua a sé, arriviamo a una trentina di lingue ‘indigene’ (non di recente immigrazione). Anche le lingue romanze o neolatine sono considerate lingue a sé stanti, mentre in altri gruppi linguistici sistemi con una distanza strutturale del tutto analoga a quella fra le diverse lingue romanze vengono considerati varietà della stessa lingua (come per esempio accade per il cinese, che viene usato per indicare, molto spesso, un gruppo di lingue tra loro strettamente imparentate). Comunque le lingue del mondo sono alcune migliaia, moltissime in via di estinzione.

Per mettere in ordine questo coacervo di sistemi linguistici consiste nel raggrupparli in famiglie, secondo criteri di parentela genealogica, che si basano sulla possibilità di riportare le lingue ad un antenato comune. Il riconoscimento di parentela linguistica è evidente comparando il lessico fondamentale: un insieme di circa 200 termini designanti nozioni comuni (i numeri fino a dieci, le parti del corpo, le azioni quotidiane..). L’assunzione di base è che se per questi termini troviamo lo stesso o simile significante vorrà dire che questo rimanda a una forma originaria condivisa, e che quindi le lingue che le presentano hanno un antenato comune.

Prendiamo come esempio la tabella 6.1, relativa a come si dicono i numeri 2 e 3 in una serie di lingue disposte casualmente.

a b c d e f g h i j k l mzuei doj kaksi tvo dos kaks mbili due bi do two dva deux drei trej kolme tre tres kolm tatu tre hiryr tin three tri trois

Si vede subito che le coppie di parole per i numeri 2 e 3 della lista in base alla somiglianza del significante si possono raggruppare come segue: 1) un grande gruppo che comprende A, B, D, E, H, J, K, L, M 2) un gruppetto di due: C, F 3) e due casi isolati: G, I

1) Nel primo gruppo ci sono tutte le lingue della famiglia indeuropea: a tedesco, b romeno, d svedese, e spagnolo, h italiano, j hindi, k inglese, l russo, m francese; 2) Nel secondo abbiamo: c finnico, f estone; 3) I due casi isolati: g swahili, i basco 1) All’interno del primo gruppo possiamo notare che alcune mostrano forme più simili che altre: b, e, h, m,

sembrano tra loro più strettamente imparentate, e così a, d, k, mentre l e j sembrano un po’ più lontane: questo perché nella famiglia indoeuropea, romeno, spagnolo, italiano e francese appartengono al ramo neolatino; tedesco, svedese e inglese appartengono al ramo germanico; russo al ramo slavo; e hindi al ramo indo-ario.

Le lingue romanze e neolatine Per muoverci fra le lingue del mondo partiamo dalla lingua a noi più familiare, l’italiano, che ha stretti rapporti di parentela con tutte le lingue provenienti, come l’italiano stesso, dalla comune base del latino, e costituisce assieme a queste il ramo delle lingue romanze che comprende: italiano, francese, spagnolo, portoghese, romeno e altre lingue minori, nonché svariate varietà dialetti. Il ramo romanzo, assieme ad altri rami con cui le lingue romanze hanno una parentela, più remota ma sempre dimostrabile, come le lingue germaniche, le lingue slave, le lingue baltiche, le lingue indo-arie, le lingue iraniche e tre lingue isolate, il greco, l’albanese e l’armeno, forma la grande famiglia delle lingue indoeuropee.

Il livello della ‘famiglia’ rappresenta il più alto livello di parentela ricostruibile con i mezzi della linguistica storico-comparativa, che individua le somiglianze fra le lingue come prova della loro comunanza d’origine, ed è quindi la categoria fondamentale della classificazione delle lingue su base genetica.

All’interno di una famiglia si possono riconoscere ‘rami’ (o sottofamiglie) che a loro volta si possono suddividere in ‘gruppi’ e questi via via in ‘sottogruppi’. L’italiano dunque si può classificare come una lingua del sottogruppo italo-romanzo del gruppo occidentale del ramo neolatino della famiglia indoeuropea.

SCANNERIZZARE 6.2

A queste andrebbero aggiunte alcune decine di lingue pidgin e creole, difficili da collocare ina famiglia linguistica, anche se di solito vengono assegnate alla famiglia della lingua che ha fornito loro la maggior parte dei materiali lessicali (‘lingua lessicalizzatrice’). Un pidgin, sistema linguistico semplificato che non ha parlanti nativi, si sviluppa in un creolo quando diventa una lingua materna di una comunità. Fra i pidgin più noti ci sono: il tok pisin, parlato in Papua Nuova Guinea, in parte croalizzato, il WAPE parlato in Nigeria, Camerun, Ghana, il russenorsk, ecc. Fra i creoli: lo stranan, il krio, il seicellese, il mauriziano..

Le grandi lingue Delle migliaia di lingue esistenti soltanto alcune decine possono essere considerate ‘grandi’ lingue, con un numero sostanzioso di parlanti. Secondo le stime relative al 2003, risultavano esserci al mondo 64 lingue con più di 10 milioni di parlanti nativi. Per ‘parlanti nativi’ si intendono i parlanti di una lingua che hanno imparato quella lingua nella socializzazione primaria quindi la possiedono come lingua materna. Molte lingue, soprattutto in Oceania, Amazzonia, si stanno estinguendo, poiché aree isolate e con pochi parlanti. (scannerizzare p 232) Il numero dei parlanti è solo uno dei criteri con i quali giudicare l’importanza delle lingue; dobbiamo aggiungere criteri quali: il numero di paesi e nazioni in cui una lingua è ufficiale o parlata, l’impiego della lingua nei rapporti internazionali, nella scienza, nel commercio, la tradizione letteraria, l’importanza politica e il peso economico, l’insegnamento della lingua. Inoltre ha un certo peso anche il numero dei parlanti non nativi, che parlano una certa lingua come seconda lingua.

p 233 lingue del mondo in base al numero di parlanti nativi

In Europa sono tradizionalmente parlate lingue di cinque diverse famiglie linguistiche: oltre alle lingue

indoeuropee troviamo le lingue uraliche (ungherese, finlandese, estone), altaiche (turco, tataro), caucasiche (georgiano, ceceno, avaro), semitiche (maltese) e una lingua isolata, il basco.

BOX 6.1

6.2 Tipologia linguistica Molto più interessante dal punto di vista teorico è la classificazione secondo una prospettiva tipologica. La ‘tipologia linguistica’ si occupa di individuare cosa c’è di eguale e di diverso nel modo in cui le diverse lingue storico-naturali sono organizzate e strutturate. Questa tipologia è strettamente connessa con lo studio degli ‘universali linguistici’ , proprietà ricorrenti nella struttura delle lingue (indipendentemente dai loro rapporti genetici) sia sotto forma di invarianti necessariamente possedute dalle lingue in quanto tali, sia sotto forma di un repertorio di possibilità a cui le lingue si rifanno in maniera diversa l’una dall’altra. Un universale linguistico è, ad esempio, ‘tutte le lingue hanno sia consonanti che vocali’: per essere tale non deve essere contraddetto dalle caratteristiche di nessuna lingua.

Un universale può trovare il suo fondamento nelle proprietà che caratterizzano il linguaggio verbale umano come sistema semiotico, o nelle restrizioni connesse alla base fisica del linguaggio (un universale dipende dall’assioma ‘non può esistere una lingua senza X’); ma può anche essere frutto dell’osservazione empirica (‘tutte le lingue note possiedono X’).

Quindi le lingue si possono classificare anche in base alla loro appartenenza a tipi diversi e alla somiglianza relativa della loro organizzazione strutturale. Un ‘tipo linguistico’ si può definire come un insieme di tratti strutturali correlati gli uni con gli altri. In concreto, equivale a un raggruppamento di sistemi linguistici aventi caratteri comuni. Un sistema linguistico realizza fondamentalmente un certo tipo linguistico, mescolando però in genere a questo caratteri di altri tipi linguistici ideali.

BOX 6.2

6.2.1 Tipologia morfologica Un primo modo di individuare tipi linguistici diversi è basato sulla morfologia, quindi sulla struttura della parola. Distinguiamo quattro tipo morfologici (due con sottotipi):

^ un primo tipo morfologico è dato dalle lingue isolanti. E’ ‘isolante’ una lingua in cui la struttura della parola è la più semplice possibile: ogni parola è tendenzialmente costituita da un solo morfema (la radice), quindi il rapporto morfemi:parole (detto ‘indice di sintesi’) è 1:1.

L’indice di sintesi, che rappresenta il numero di morfemi per parola, si ottiene dividendo in un dato testo il numero dei morfemi per il numero delle parole. Più l’indice è basso più la lingua è detta ‘analitica’, più è alto più la lingua è ‘sintetica’.

Il nome ‘isolanti’ indica che tali lingue non solo ‘isolano’ in blocchi unitari inscindibili le singole parole, ma esprimono anche significati complessi scindendoli, ‘isolandoli’, in lessemi semplici giustapposti. Non presentano morfologia flessionale, e hanno poca o nulla morfologia derivazionale. I significati codificati al di là della morfologia sono affidati al lessico o sintassi. Sono: il cinese, il thailandese, l’hawaiano, il vietnamita. Anche l’inglese presenta alcune caratteristi, che di lingua isolante, grazie alla morfologia flessionale assai ridotta: non raggiungiamo i dieci morfemi flessionali. (il suffisso del participio presente –ing-; il suffisso del plurale dei sostantivi..)

In vietnamita, che è una lingua a toni, le parole costituiscono frasi nella forma di radici lessicali nude; i significati sono resi con il lessico.

sàch ay hay : lett. ‘libro quello, bello’: quei/quel libro/i è/sono bello/i.

^ Un secondo tipo morfologico è dato dalle lingue agglutinanti. E’ agglutinante (‘agglutinante’ incollare insieme) una lingua le cui parole hanno una struttura complessa, sono formate dalla giustapposizione di più morfemi, che danno luogo a una catena di morfemi anche lunga; tali lingue presentano un alto indice di sintesi, spesso superiore a 3:1. Nelle lingue agglutinanti, i morfemi hanno valore univoco e una sola funzione; rari sono i fenomeni di allomorfia e omonimia tra morfemi. I morfemi sono facilmente individuabili all’interno della parola. La grammatica è notevolmente regolata. Sono agglutinanti: il turco, l’ungherese, il finlandese, il basco, il giapponese, lo swahili e le lingue bantu.

Turco: ellerimde ‘’nelle mie mani’’; kitaplarimi ‘’i miei libri’’.

In una lingua agglutinante, le parole possono essere anche molto lunghe e sono costituiti da una radice lessicale a cui sono attaccati più affissi. La possessività viene resa con il suffisso –im-; La causatività viene resa con il suffisso –dur- (in italiano con fare + infinito). Una conseguenza è che il corrispondente di quelli che in una lingua agglutinante è una sola parola, in una lingua come l’italiano è un sintagma nominale o un verbo complesso.

Il suffisso del plurale compare in due forme diverse –ler- e –lar-: ciò potrebbe contraddire il principio che le lingue agglutinanti ignorino le irregolarità allomorfiche, ma è spiegato dal fenomeno dell’armonia vocalica, per la quale la vocale dei suffissi si adegua o assimila al timbro dell’ultima vocale della radice.

Le lingue agglutinanti hanno anche un modo diverso con cui marcare le categorie flessionali (sia il turco che il latino presentano una morfologia di caso).

^ Il terzo tipo sono le lingue flessive. Sono ‘flessive’ le lingue che presentano paroleinternamente complesse, costituite da una base lessicale semplice o derivata e da uno o più affissi flessionali che spesso sono morfemi cumulativi. Rispetto alle lingue agglutinanti, hanno un indice di sintesi minore (intorno a 2:1), cioè le parole hanno una struttura meno complessa e sono composte da una catena meno lunga di morfemi. Ma vi sono molti fenomeni di allomorfia e di fusione, rendendo i morfemi non ben separabili e identificabili. L’analisi morfematica è complessa poiché non sono rari i fenomeni di omonimia, sinonimia e di polisemia di morfemi. - ‘flessive’ perché si riferisce alla presenza di esse di molta morfologia flessionale che dà a luogo a più forme flesse della stessa parola. - sono anche dette ‘fusive’ perché riuniscono più significati su un solo morfema flessionale e fondono insieme i morfemi rendendo spesso poco trasparente la struttura interna della parola. Sono flessive: le lingue indoeuropee, perciò le principali lingue parlate in Europa. Quindi il greco, il latino, il russo. Le lingue romanze, e quindi l’italiano, sono anch’esse fondamentalmente flessive. Anche l’inglese può essere considerato una lingua fusiva, anche se la ridotta morfologia flessionale da esso posseduta può rendere

l’indice di sintesi di un testo inglese pari a 1,5.

Esempi: 1) ITALIANO: buon – o bon- tà

san – ità (*buon – ità) ‘’sano’’ SOST.ASTR

Vediamo che la proporzione sano, aggettivo, sta a sanità, nome deaggettivale con la stessa radice lessicale, come buono, aggettivo, sta al rispettivo nome deaggettivale ci farebbe prevedere la forma *buonità: abbiamo invece bontà, con doppia allomorfia.

Il sottotipo introflessivo Nel tipo morfologico flessivo si distingue un sottotipo ‘introflessivo’, caratterizzato dal fatto che i fenomeni di flessione avvengono anche dentro la radice lessicale: i morfemi flessionali ed eventualmente derivazionali sono in parte tranfissi. Esempio tipico è la lingua araba, in cui a partire dalla radice lessicale triconsonantica k-t-b ‘’scrittura/ scrivere’’ possiamo avere le seguenti forme: kataba ‘’(lui) scrisse’’, katabtu ‘’scrissi’’, aktubu ‘’scrivo’’, kitab ‘’libro, kutub ‘’libri’’, al-kitabu ‘’il libro’’…

^ Il quarto tipo morfologico, quello ‘polisintetico’. Le lingue polisintetiche sono quelle che hanno la struttura della parola più complessa. Come quelle agglutinanti, hanno la parola formata da più morfemi attaccati assieme, ma presentano la peculiarità che in una stessa parola compaiono due o più radici lessicali, morfemi pieni. Le parole di queste lingue tendono a corrispondere a ciò che nelle altre lingue sarebbero delle frasi intere: all’opposto delle lingue isolanti, le lingue polisintetiche (che riuniscono un una sola parola elementi che in altre lingue sarebbero più parole) realizzano nella morfologia valori semantici che di solito sono affidati al lessico. L’indice di sintesi è 4:1 o superiore. abbiamo molti fenomeni di fusione. Sono polisintetiche: le lingue amerindiane, quelle della famiglia paleosiberiana, molte lingue australiane.

Esempio di una varietà dell’eschimese, il groenlandese: 1. Illuminiippuq ‘è casa sua’ illu – mi – nii(p) – puq ‘’casa’’ POSS R SG.RIFL ‘’essere in’’ 3 SG.IND

Le lingue polisintetiche sono anche dette ‘incorporanti’ poiché vi sono parole nella cui struttura si trovano una radice verbale e una nominale che rappresenterebbe il complemento oggetto o un complemento diretto. Per alcuni, le lingue incorporanti sono un sottotipo di quelle polisintetiche.

Distinzione tra lingue analitiche e lingue sintetiche Le lingue ISOLANTI sono lingue tipicamente analitiche (che ‘spezzano’ il contenuto da codificare e trasmettere in blocchi unitari semplici) . Le lingue AGGLUTINANTI e quelle POLISINTETICHE sono lingue sintetiche, che sintetizzano (impacchettano, assieme più blocchi di contenuto, ottenendo entità complesse). Il tipo FLESSIVO è una via di mezzo tra analiticità e sinteticità.

+ analitico + sintetico

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

1.isolanti 1.flessivo-fusive 1. Agglutinanti 1.polisintetiche

I termini analitico e sintetico sono anche usati per indicare costrutti presenti nelle lingue: mangiai è sintetica, ho mangiato è analitica.

Caratteri non flessivi dell’italiano L’italiano dal punto di vista della tipologia morfologica è una lingua flessiva. Però vi sono anche altri meccanismi morfologici: isolante, come in auto civetta; agglutinante, come nei cumuli di suffissi e/o prefissi: ristrutturazione, probabilisticamente; e anche polisintetico: capostazione, retrocederemmo .

6.2.2 Tipologia sintattica Un secondo fondamentale criterio per classificare le lingue è basato sulla sintassi, precisamente sull’ordine basico dei costituenti principali della frase. I costituenti sintattici principali sono quelli che realizzano il soggetto (S), il verbo (V) e il complemento oggetto (O). Quali sono gli ordini possibili di combinazione? Sono sei: SVO, SOV, VSO, VOS, OVS, OSV. SOV è l’ordine più frequente, SVO è il secondo per frequenza, VSO è il terzo, mentre VOS è il quarto. Gli altri due ordini sono marginali, OVS si riscontra con una frequenta molto bassa e OSV appare rarissimo.

Lingue SVO E SOV L’Italiano e le lingue romanze, l’inglese e altre lingue germaniche, le lingue slave, il greco, il finlandese, l’ebraico, il vietnamita, l’indonesiano, lo swahili ecc. sono lingue SVO. Si è indecisi per quanto si riguarda il tedesco: alcuni lo considerano SVO, alcuni SOV; fondamentalmente è una lingua ‘verb-second’, ovvero nelle frasi dichiarative non ammette mai il verbo in posizioni iniziali. Sono SOV: turco, giapponese, coreano, ungherese, curdo, persiano, hindi, tibetano, ecc. (il latino lo era) Lingue VSO Sono VSO: arabo, ebraico classico, gaelico, gallese, maori, tongano.

Esempi: 1. La ragazza legge il libro S V O the girl is reading the book S V O

2. Puella librum legit S O V

3. Taqra’u al-bint al-kitaba (la ragazza legge il libro) V S O

Si noti che il latino potrebbe essere considerato sia una lingua SOV sia una lingua a ordine libero, data la frequenza con cui si trovano anche altri ordini. Quali sono le ragioni del predominio degli ordini SOV, SVO e VSO? Una prima spiegazione sta nel fatto che, come abbiamo visto, il soggetto di una frase coincide con il tema, e il tema sta in prima posizione. Entrambi i primi due ordini predominanti hanno il soggetto in prima posizione. Inoltre, agiscono altri due principi:

a: il ‘principio di precedenza’, per cui fra i costituenti nominali il soggetto, data la sua preminenza logica, deve precedere l’oggetto; b: il ‘principio di adiacenza’ , per cui verbo e oggetto debbano essere contigui, in ragione della loro stretta relazione sintattico-semantica e della dipendenza diretta del secondo dal primo.

SOV E SVO obbediscono ad entrambi i principi (S precede O, V è contiguo a O); e VSO è la terza possibilità, che realizza il primo ma non il secondo principio (S precede O, V non è contiguo a O). Le altre tre possibilità sarebbero poco frequenti perché violano il primo principio, il più forte, o entrambi.

Sappiamo che esistono chiare correlazioni tra l’ordine basico dei costituenti maggiori di frase e l’ordine degli elementi in altri tipi di costrutti. In particolare, l’ordine SOV e l’ordine VSO correlano bene con altri parametri posizionali, mentre SVO correla solo debolmente: se sappiamo solo che una lingua è SVO, possiamo prevedere poco circa la collocazione reciproca di altri costituenti, mentre se è SOV o VSO abbiamo una buona possibilità di predire gli ordini di altri elementi in altri costrutti. Su queste basi sono stati elaborati gli ‘universali implicazionali’, principi che collegano fra loro le posizioni di diversi elementi nella frase e nei sintagmi.

E’ un principio il seguente: SOV > (AN > GN) ‘Se una lingua ha l’ordine SOV e se in quella lingua nel sintagma nominale l’aggettivo precede il nome (AN), allora il genitivo precederà certamente il nome che gli fa da testa (GN): in latino, infatti, lingua SOV che ha anche AN (fortunatus homo ‘’uomo ricco’’) si ha GN (pacis foedus ‘’trattato di pace’’).

E’ un universale implicazionale anche il suo parallelo: VSO > (NA > NG) ‘Se una lingua ha l’ordine VSO e se l’aggettivo segue il nome, allora il genitivo seguirà certamente il nome’

Alcuni studiosi hanno costruito tipologie complesse a partire dalla collocazione di verbo e oggetto, tralasciando il soggetto che è esogeno al rapporto di dipendenza col verbo. Sono stati riconosciuti due tipi fondamentali: a. lingue VO, che ‘costruiscono a destra’, o postdeterminanti, con l’ordine, in termini logici, operando/ operatore (o testa/modificatore, dato che V è la testa del sintagma verbale; tali lingue sono anche dette ‘a testa iniziale’; b. lingue OV, che ‘costruiscono a sinistra’, predeterminanti, o ‘a testa finale’, con l’ordine operatore/ operando (modificatore/testa).

Le lingue VO avrebbero anche NA (aggettivo dopo il nome), NG (genitivo dopo il nome), NPoss (il possessivo dopo il nome), NRel (la frase relativa dopo il nome), VAvv (avverbio dopo il verbo), AAvv (avverbio dopo l’aggettivo), AusV (la forma verbale piena dopo l’ausiliare), le preposizioni.

Le lingue OV avrebbero all’inverso anche AN, GN, PossN, RelN, AvvV, AvvA, VAus, le postposizioni – inverso di preposizioni, stanno dopo il sintagma che reggono: un anno fa (da confrontare con dopo un anno).

Caratteri di lingue OV Un esempio di lingua che costruisce a sinistra è il turco: Instanbula gelen vapur (‘’A Instanbul veniente battello’’)

Caratteri di lingue VO Costruisce a destra il gaelico: chunnaic mi cat mòr aig an dorus ‘’vidi io gatto grosso a,su la porta’’

Tutto ciò però avviene come tendenza statistica, poiché è impossibile trovare lingue del tutto congruenti tipologicamente. In ogni lingua vi è un certo ammontare di incoerenza tipologica.

L’italiano è una lingua SVO, ha molti tratti tipici delle lingue VO, quali NG (Il libro di Mario), NRel (il libro che ho letto), preposizioni, NA (ordine prevalente: libri difficili) ma esiste anche AN (enormi difficoltà), AusPP (ho letto) ecc, e si può dunque considerare una lingua postdeterminante; ma ha anche certi tratti tipici delle lingue OV, quali AvvA (abbastanza difficile), PossN (i miei libri), ArtN (il libro).

Ergatività: vd schemi cap III

Una tipica lingua ergativa: l’avaro Sono lingue ergative il basco, le lingue caucasiche, l’eschimese ecc. Qualche esempio dell’avaro (lingua caucasica):

1. Vas vekerula ‘’il ragazzo corre’’ vas - v - eker - ula ‘’ragazzo’’(ASS) ASS.MASCH.SG ‘’correre’’ PRES

2. Jas jekerula ‘’la ragazza corre’’ jas- j - eker - ula ‘’ragazza’’ (ASS) ASS.FEMM.SG ‘’correre’’ PRES

3. Vasass jas jeccula ‘’il ragazzo loda la ragazza’’ vas- ass jas j- ecc- ula ‘’ragazzo’’ ERG ‘’ragazza’ ASS.FEMM.SG ‘’lodare’’ PRES

Vas ‘’ragazzo’’ e jas ‘’ragazza’’, soggetti nelle frasi intransitive, (1) e (2), sono al caso assolutivo. Si badi che in avaro il caso assolutivo è dato dalla forma ‘nuda’ della parola, senza morfemi di caso, come accade spesso nelle lingue ergative. Così come jas, complemento oggetto nella frase transitiva (3); mentre vasass in questa frase è al caso ergativo. Nelle lingue ergative non esiste nominativo e accusativo. La frase in versione ergativa, la 3) può essere meglio parafrasata come ‘’il ragazzo agisce in modo che la ragazza sta lodata’’. Confrontiamo ora queste frasi con quelle corrispondenti in una lingua con sistema di casi nominativo- accusativo, il latino:

1a: puer currit

puer- curr - it ‘’ragazzo’’ ‘’correre’’ 3 SG IND PRES

2 a: puella currit puell - a curr - it ‘’ragazza’’ NOM SG 1 DECL ‘’correre’’ 3 SG IND PRES

3 a: puer puellam laudat puer- puell - am laud - at ‘’ragazzo’’ ‘’ragazza’’ ACC SG ‘’lodare’’ 3 SG

Si confronti in questi esempi come si comportano i casi in latino rispetto alle frasi in avaro: mentre in avaro la forma per ‘’ragazza’’ è allo stesso caso (assolutivo), in 2 (dove è soggetto) e in 3 (dove è complemento oggetto), in latino si ha puella, nominativo, in 2 a, e puellam, accusativo, in 3 a. Viceversa, ‘’ragazzo’’ in avaro appare in due forme diverse (marcate al caso assolutivo, 1, e rispettivamente al caso ergativo, 3) nelle due frasi in cui è soggetto, mentre in latino nelle due frasi è naturalmente marcato allo stesso modo (caso nominativo).

Lingue ‘subject-prominent’, come per esempio le lingue indoeuropee, il turco, l’arabo; lingue ‘topic-prominent’, come per esempio il cinese, che non costruisce le frasi secondo lo schema soggetto-predicato verbale, piuttosto secondo lo schema topic-comment, isolando il tema in prima posizione.

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