Tesina di maturità multidisciplinare
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Tesina di maturità multidisciplinare

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Gli argomenti trattati sono: Luigi Pirandello, Decadentismo, fascismo, nazionalsocialismo di Hitler, Seconda Guerra Mondiale, matematici ebrei del periodo del nazifascismo (Vito Volterra; Mario Fiorentini; Renato Cacciop...
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LUIGI PIRANDELLO

Maturità 2005

Tesina

Candidato:

Alessandro Bocci

LUIGI PIRANDELLO Luigi Pirandello è nato ad Agrigento nel 1867 in una villa detta il Caos e da una famiglia agiata.

Ricevuta l’istruzione elementare in casa, Pirandello studia al Ginnasio per amore degli studi

umanistici. Prosegue gli studi liceali a Palermo, dove il poeta si reca spesso nelle biblioteche. Al

termine del liceo, Pirandello si fidanza con una cugina e s’iscrive alla Facoltà di Lettere e di Legge

all’Università di Palermo, ma, subito dopo, si trasferisce all’Università di Roma.

A Roma si dedica alla letteratura, collabora a riviste letterarie e inizia ad insegnare all’Istituto

superiore di Magistero. Per un contrasto con il preside della Facoltà, è costretto a lasciare Roma e,

quindi, s’iscrive all’Università di Bonn, dove si laurea in glottologia. Dopo la laurea, Pirandello si

sposa con la bella e ricca Antonietta Portulano, dalla quale avrà tre figli (Stefano, che diventerà

scrittore; Rosalia e Fausto, futuro pittore).

Nel 1903, l'allagamento della miniera di zolfo del padre, causa, alla famiglia Pirandello, una grave

crisi economica. In seguito alla notizia dell'improvvisa crisi finanziaria, Antonietta, già sofferente di

nervi, cade in una gravissima crisi depressiva, in un tracollo nervoso e in una forma di paranoia, la

quale si manifesta nelle manie di persecuzione e di gelosia nei confronti del marito. Abbandonata la

tentazione del suicidio, Pirandello cerca di risolvere la disperata situazione, assistendo Antonietta in

una casa di cura e collaborando a riviste e giornali.

Il 1915 è un altro anno nero per Pirandello sul piano esistenziale. Con l’entrata in guerra dell’Italia,

infatti, il figlio Stefano parte volontario e viene fatto prigioniero dagli Austriaci in un campo di

concentramento fino al termine del conflitto.

Finita la guerra, Pirandello si dedica all’amore per i figli e al teatro, che gli dà un successo

internazionale. Grazie a questo, la vita di Pirandello cambia: abbandona l’insegnamento, fonda una

sua compagnia e inizia a girovagare per i palcoscenici e gli alberghi di tutto il mondo.

Nel 1924 Pirandello aderisce al Partito Fascista di Mussolini e, nell’anno successivo, assume la

direzione del Teatro d’Arte di Roma, fondato dal figlio Stefano. In questo teatro, Pirandello

scrittura la giovane attrice Marta Abba, che diventa l’interprete e l’ispiratrice di riferimento.

Nel 1929, Pirandello è invitato ad Hollywood per le riprese del film “Come tu mi vuoi”, tratto

dall’omonima commedia ed interpretato da Greta Garbo.

Nel 1934 vince il premio Nobel per la letteratura e, due anni dopo, si ammala di polmonite durante

le riprese di un film tratto dal suo romanzo “Il fu Mattia Pascal” e muore nella sua casa romana. Per

il suo successo internazionale grazie al Teatro d’arte, Mussolini decreta i funerali di Stato, ma resta

deluso, perché Pirandello, prima di morire, aveva espresso il desiderio di essere portato al cimitero

con il carro dei poveri e di essere cremato per non lasciare nulla di se.

Per quanto riguarda la poetica di Pirandello, i temi fondamentali della sua poesia sono: l’inganno

della comprensione reciproca; le molteplici personalità che ognuno di noi può assumere; e il tragico

conflitto tra la vita che cambia e la forma che la fissa.

Pirandello concepisce la vita come un flusso spontaneo e profondo, che si cala in una forma, in cui

resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire, per assumere nuove forme, senza mai trovar pace.

Dal rapporto tra vita e forma, deriva il relativismo psicologico, che si svolge in due sensi:

- in senso orizzontale, che riguarda il rapporto dell’individuo con gli altri;

- in senso verticale, che riguarda il rapporto dell’individuo con se stesso.

Nel relativismo psicologico orizzontale, secondo Pirandello gli uomini sono come dei burattini nelle

mani di un burattinaio invisibile, chiamato il caso. Quando nasciamo, infatti, ci troviamo in una

società regolata da leggi già fissate in precedenza. Inseriti in questo contesto, ci caliamo in una

forma, che può essere quella di un magistrato, un medico, un avvocato, un maestro, un prete, ecc.

Ma sotto questa forma, noi cerchiamo di uscire; però, ci freniamo perché nel mondo che cambia in

continuazione quella nostra forma è l’unico punto fermo, al quale ci aggrappiamo per non essere

travolti dalla sofferenza.

Nel relativismo psicologico verticale, invece, secondo Pirandello, il disagio dell’uomo deriva dal

contrasto con la società, ma anche dal continuo cambiamento del suo spirito, che non gli permette di

conoscere bene se stesso.

Proprio per il suo cambiamento continuo, l’uomo è nello stesso tempo uno, nessuno e centomila: è

uno perché è quello che lui crede di essere; è nessuno perché non si riconosce in nessuna forma che

gli altri gli danno; è, infine, centomila perché assume tante forme quante sono quelle che gli altri gli

attribuiscono.

Secondo Pirandello, quando l’uomo scopre il contrasto tra la forma e l’essere, può reagire in tre

modi diversi: con una reazione passiva, con una reazione drammatica o con una reazione ironico-

umoristica.

La reazione passiva è quella dei più deboli, che si rassegnano alla forma, tra i quali Mattia Pascal.

La reazione drammatica, invece, è quella di chi né si rassegna né riesce a sorridere della vita e,

dunque, si chiude in una solitudine disperata, che lo porta a pensare al suicidio.

La reazione ironico-umoristica, invece, è quella di chi non si rassegna alla maschera e, visto che

non se ne può liberare, sta al gioco delle parti con un atteggiamento ironico, polemico e umoristico,

come fa anche lo stesso Pirandello.

Nell’Umorismo il poeta si distacca dalle poetiche veristiche e decadenti e dall’idea di una poesia

pura. In un saggio, Pirandello dice che l’umorismo è il sentimento del contrario, che nasce dalla

combinazione di due forze diverse: il sentimento, che osserva i casi della vita; e la ragione, che li

analizza rivelando i meccanismi che li determinano.

Per spiegare questo, Pirandello si serve di due immagini. Prima dice che la ragione è come una

superficie di acqua gelata, in cui il sentimento si tuffa. Poi dice che la ragione è come un demonio

che ha lo scopo di distruggere la realtà.

Oltre a queste due immagini, Pirandello riporta l’esempio di una vecchia signora con i capelli tinti e

vestita con abiti giovanili. La prima reazione nel vederla cosi’, è quella di ridere perché la signora è

il contrario di ciò che dovrebbe essere. Questo è il momento comico dell’avvertimento del

contrario.

Poi, però, interviene la ragione, che, con la sua riflessione scopre che quel modo di apparire è una

forma di autoinganno, nella quale la signora spera che, in questo modo, riesca a trattenere l’amore

del marito molto più giovane di lei. Questo, invece, è il momento del sentimento del contrario

perché alla comicità subentra la pietà.

I due romanzi più famosi di Pirandello sono: “Il fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno e centomila”.

Il tema principale del romanzo “Il fu Mattia Pascal” è il contrasto tra la maschera e il volto.

Mattia Pascal è un impiegato alla biblioteca comunale di un paese ligure, il quale, dopo aver litigato

con la moglie Romilda e la suocera, va a Montecarlo, dove vince una forte somma alla roulette.

Mentre è di ritorno, Pascal legge sul giornale la notizia della sua morte e, allora, ne approfitta per

avere una vita libera che non ha mai vissuto: cambia nome, si stabilisce a Roma in una pensione,

s’innamora e si vuole sposare, ma non può in quanto ha un’identità diversa.

Quindi, inscena un secondo suicidio e ritorna a casa, ma trova la moglie risposata con un suo

vecchio spasimante, dal quale ha una bambina. Si riduce allora a vivere nella biblioteca del paese,

contemplando la vita degli altri e scrivendo la sua storia. Di tanto in tanto va al cimitero per visitare

la sua tomba, e se incontra qualcuno che gli chiede chi sia, lui gli risponde: io sono il fu Mattia

Pascal.

Il tema principale del romanzo “Uno, nessuno e centomila”, invece, è la disgregazione della persona

umana, in questo caso quella del protagonista Vitangelo Moscarda, che, messo in crisi da

un’osservazione di sua moglie, la quale gli fa osservare che il suo naso pende verso destra, dopo

vari tentativi di distruggere il suo io dalle immagini che gli altri gli danno, conclude di non essere

uno, ma centomila, e, dunque, anche nessuno.

Moscarda finisce i suoi giorni in un ospizio, considerato pazzo dagli altri, ma felice di aver

abbandonato il proprio nome e la propria individualità per identificarsi con alberi, nuvole, erba,

vento, ecc.

Tra “Il fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno e centomila” c’è una differenza: infatti, mentre nel primo

romanzo il relativismo psicologico è in senso orizzontale, perché è incentrato sul rapporto di Mattia

con la società, nel secondo romanzo, invece, il relativismo psicologico è in senso verticale, perché è

incentrato sul rapporto con se stesso di Vitangelo Moscarda.

Invece, in comune i due romanzi hanno il senso della solitudine dell’uomo in un mondo in continuo

cambiamento.

Altre importanti opere di Pirandello sono “Le novelle”, che dovevano essere 365 come i giorni

dell’anno, ma il poeta ne scrive soltanto 246.

Queste sono ricche d’elementi drammatici e di varie idee sulla vita e sull’arte in una grande varietà

di personaggi e di storie.

“Le novelle” risentono dell’esperienza verista, che, però, viene rivissuta con una sensibilità

decadente.

Dunque, il Verismo e il Decadentismo coesistono in Pirandello, dando origine ad un’arte

pirandelliana.

Verista è il modo in cui Pirandello: ritrae la realtà umana e sociale; descrive minuziosamente

personaggi e ambienti e rifiuta i sentimentalismi romantici. Verista è, infine, la sua prosa scabra e

senza abbandono.

Ciò che, invece, del Verismo rifiuta è il principio dell’impersonalità e della rappresentazione fredda

dell’opera d’arte: infatti, Pirandello, in queste novelle, rappresenta la realtà in modo appassionato ed

ironico.

Altri romanzi di Pirandello sono: “L’esclusa”, “Il turno”, “Suo marito”, “I vecchi e i giovani” e “Si

gira”.

Nel romanzo “L’esclusa”, Pirandello, mentre condanna la società, mette in evidenza la situazione

della protagonista Marta Aila, che viene esclusa dalla famiglia quando è innocente ed è in attesa di

un figlio legittimo e ritorna in famiglia, quando, invece, è colpevole.

In questo romanzo è sempre presente la visione pessimistica della vita di Pirandello.

Nel romanzo “Il turno”, invece, la visione pessimistica della vita non è più cupa come ne

“L’esclusa”, ma il poeta introduce nella narrazione anche l’ironia.

Nel romanzo “Suo marito”, invece, il poeta tratta il tema dell’incomunicabilità e della solitudine

dell’uomo moderno, che vive in una società maligna.

Il romanzo “I vecchi e i giovani” è una sorta di romanzo storico, politico e sociale. I fatti si

svolgono in Sicilia al tempo delle sommosse organizzate nei Fasci dei lavoratori di Mussolini. Il

tema principale del romanzo è il contrasto tra l’ideale e il reale e la storia del Risorgimento, che non

ha mantenuto le sue promesse.

Leggendo i romanzi di Pirandello, notiamo un linguaggio ed uno stile del poeta individuale e

personale: infatti, si distaccano completamente sia da quello di Verga sia da quello di D’Annunzio.

Secondo Pirandello, infatti, il linguaggio deve essere chiaro e deve esprimere con efficacia la realtà

delle cose, delle anime e dei pensieri dei personaggi.

Siccome il tema principale nell’opera di Pirandello è la visione relativa della vita, è ovvio che il

poeta abbia deciso di impegnarsi nel teatro, dove dà vita ad una serie di commedie, raccolte in

Maschere nude e tutte di sfondo siciliano, e a diversi drammi, il primo dei quali è “Cosi’ è (se vi

pare)”, che è una parabola astratta sull’impossibilità di conoscere la verità.

Ma il colpo definitivo alle convensioni teatrali viene dalla trilogia del teatro nel teatro. Ciò significa

che, se la vita è una finzione, allora, il teatro, che presume di rappresentare la vita, è una finzione al

quadrato. I meccanismi della finzione teatrale sono portati sul palcoscenico in “Sei personaggi in

cerca di autore”, “Ciascuno a suo modo” e “Questa sera si recita a soggetto”.

IL DECADENTISMO

Luigi Pirandello, appartiene alla corrente del Decadentismo, scaturito dal Romanticismo soggettivo,

come quello usato da Foscolo e da Leopardi perché rappresentano l’interiorità e detto per questo

Terzo Romanticismo o figlio del Romanticismo. In questa fase, si ha la necessità di credere al vero.

Inizialmente, il Decadentismo ha un significato dispregiativo contro i poeti maledetti, i quali, con la

loro arte e la loro vita disordinata, usano il loro appellativo decadenti, come un atto di accusa contro

la società, che maledice il poeta perché non riesce a capirlo.

In un secondo momento, però, il Decadentismo perde il suo significato negativo e finisce per

indicare tutta la letteratura del ‘900, caratterizzata da uno stato d’animo d’angoscia esistenziale, che

porta i decadenti a perdere i valori tradizionali (il progresso, la libertà e la patria), e, quindi, a vivere

nella disperazione, che degenera nella morte. Per i fragili, lo sbocco di quest’angoscia è la fuga

dalla realtà attuata con i disordini morali e con la droga. Per i più forti, invece, lo sbocco è

l’accettazione della realtà e l’impegno per la costruzione di un mondo migliore.

Il Decadentismo sorge come reazione alla crisi del Positivismo, i cui limiti sono evidenziati dalla

teoria di Einstein, la quale dice che niente è assoluto e tutto è relativo, cioè noi possiamo conoscere

solo alcune cose, ma non tutto. Da questa teoria nasce la psicanalisi, fondata da Freud, secondo la

quale le nostre azioni sono l’effetto d’impulsi interiori.

Quindi, la corrente del Decadentismo nasce nel periodo della destra e della sinistra storica, del

colonialismo e dell’imperialismo; in questo periodo, la borghesia raggiunge il massimo del suo

potere, diventando, quindi, capitalista, si ha una lotta fra le classi, la seconda rivoluzione industriale

e il boom economico, che porta alla nascita del capitalismo e del proletariato.

Per quanto riguarda l’aspetto letterario, il decadentismo dà origine a diverse poetiche:

- al Simbolismo, che nasce in Francia e indica la comunicazione del poeta con la natura, il

quale non la descrive cosi’ come è, ma si immedesima in essa. Tra gli esponenti del

Simbolismo ricordiamo Pascoli con la poesia “X Agosto”, nella quale il poeta considera la

caduta delle stelle nella notte di San Lorenzo il simbolo della tristezza del Cielo che piange

sulla Terra malvagia;

- all’Estetismo, nel quale un esteta è colui che vuole fare della vita un’opera d’arte. Un poeta

che può essere definito esteta, è D’Annunzio, il quale non si chiude in se stesso, come fa

Pascoli, ma vuole apparire migliore degli altri per nascondere la sua sofferenza;

- al Dadaismo, che è un movimento di rivolta contro la società borghese da parte degli

intellettuali, tutti disgustati dal fatto che il progresso era sfociato nella Prima Guerra

mondiale;

- all’Espressionismo, che rappresenta la realtà interiore del poeta, il quale testimonia la

solitudine dell’uomo, che ha una visione parziale della società;

- al Cubismo, che rappresenta la tendenza che indica la limitatezza dell’uomo sotto l’aspetto di

figure geometriche, come la sfera, il cono e il cilindro;

- all’Ermetismo, ossia la cima del Decadentismo, nel quale un ermetico è chiuso in se stesso e

usa un linguaggio difficile da capire perché pieno di figure retoriche. Inoltre, l’ermetico è

colui che soffre più di tutti, anche più di Pascoli e D’Annunzio.

Per quanto riguarda sempre l’aspetto letterario, nel Decadentismo, l’affermazione dell’io si fonda

sull’analisi delle proprie sensazioni ed è opposta all’impersonalità del Naturalismo e del Verismo.

Perciò, l’uomo decadente contrappone alla ragione l’inconscio e il subcosciente, cioè la zona più

oscura dell’uomo.

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto politico, nel Decadentismo, abbiamo una tendenza elitaria che

favorisce la nascita dei partiti totalitari (Comunismo, Fascismo di Mussolini e Nazismo di Hitler).

IL FASCISMO DI MUSSOLINI

L’ascesa dei fascisti al Parlamento, guidati da Benito Mussolini, si ha nel 1921, cioè quando

Giolitti, per risanare il bilancio statale, introduce riforme e si allea con i nazionalisti e i fascisti per

indebolire i socialisti e i popolari.

Durante il suo regime, Mussolini ordina ai suoi seguaci di marciare su Roma e di impadronirsi del

potere. Di fronte a quest’ordine, il presidente del Consiglio Facta proclama lo stato di assedio, ma il

re Vittorio Emanuele III, con un colpo di Stato, rifiuta di firmarlo e invita Mussolini a recarsi a

Roma per formare un nuovo governo. Pertanto, Mussolini dà vita ad un governo di coalizione, che

appoggia le azioni terroristiche.

Per ottenere la maggioranza alla Camera, Mussolini decide di indire una nuova legge elettorale

Acerbo, destinata a favorire il partito che avesse ottenuto più voti. Grazie a questa legge, la lista

nazionale, con a capo Mussolini, ottiene la maggioranza, grazie anche ad intimidazioni e imbrogli.

Mussolini, in questo modo, con un colpo di Stato, instaura la dittatura, trasformando il partito di

governo in partito di regime forte, accentrato, conservatore e a favore della borghesia.

In questo regime, viene adottata una politica estera di espansione economica, ispirata ai principi del

liberismo, ed una politica interna centrata sullo sviluppo dell’industria e dell’agricoltura e sulla

diminuzione dei salari.

In politica interna, per controllare lo Stato, Mussolini forma le squadre d’azione, cioè bande armate

caratterizzate da una camicia nera, dal fascio littorio come distintivo e dai manganelli e finalizzate a

farsi giustizia da sé. Nello stesso tempo, si riavvicina alla Chiesa ed adotta una serie di leggi

repressive per abolire la distinzione dei poteri e leggi fascistissime, con le quali scioglie i partiti e

l’opposizione, ripristina la pena di morte e reprime le attività antifasciste. Eliminata l’opposizione,

Mussolini, che si faceva chiamare duce (condottiero), trasforma cosi’ lo Stato in senso totalitario,

instaurando una dittatura personale e basata su un partito unico. Dopo aver posto fine ad ogni forma

di libertà, sempre in politica interna, Mussolini sopprime le associazioni sindacali (con il codice

Rocco del 1926), sostituite dalle corporazioni, alle quali devono obbligatoriamente aderire i

lavoratori e i datori di lavoro. Mussolini, inoltre, pubblica la Carta del lavoro, per ribadire la

collaborazione forzata tra le classi in opposizione alla lotta di classe.

In campo economico, Mussolini impone l’autosufficienza della produzione nazionale, da realizzare

anche attraverso molte iniziative, come, ad esempio, la battaglia del grano, quella della palude e

quella demografica. Si conclude cosi’ la politica liberista e si passa al protezionismo.

In questa fase, Mussolini introduce divieti di importazione e rivaluta la lira per rafforzare il

mercato, ma provoca il rallentamento della produzione, l’aumento dei costi, la disoccupazione e il

calo delle esportazioni.

Nei rapporti con la Chiesa, Mussolini sceglie la via della trattativa attraverso i Patti Lateranensi,

formati da un trattato, da una convenzione finanziaria e da un concordato. Con questi patti, si

riconosceva la sovranità del papa e dello Stato della città Vaticana.

In una prima fase della sua politica estera, Mussolini si limita ad assicurare la pace e a migliorare

l’immagine dell’Italia in Europa. Però, le sue mire espansionistiche, lo spingono a richiedere la

revisione dei trattati di pace e a cercare buoni rapporti con l’Inghilterra.

In una seconda fase, invece, Mussolini, ritenendosi più forte, cerca buoni rapporti anche con la

Francia, la Jugoslavia e l’Ungheria, mentre cerca di distaccarsi dalla Germania, di cui temeva il

riarmo. Inoltre, per affermare il prestigio del regime fascista, Mussolini decide di conquistare

l’Etiopia. Nonostante l’opposizione della Società delle Nazioni, che applica sanzioni economiche

all’Italia e le numerose difficoltà delle operazioni belliche, l’esercito italiano conquista il paese

africano e, di conseguenza, il re Vittorio Emanuele III conquista anche il titolo di imperatore

d’Etiopia.

In una terza fase, infine, Mussolini afferma l’ideologia fascista, affinchè l’Italia assumesse un ruolo

chiaro, ma soprattutto fascista, in un’Europa segnata dalla contrapposizione tra conservatori e

rivoluzionari, dovuta all’ascesa del nazionalsocialismo di Adolf Hitler in Germania, i cui iscritti

adottano come simboli la svastica e le camicie nere.

IL NAZIONALSOCIALISMO DI HITLER

Per instaurare in Germania un regime autoritario, Hitler fa un colpo di Stato contro il governo

bavarese, che, però, fallisce e, cosi’, Hitler viene condannato a 5 anni di reclusione nella fortezza di

Landesberg, ma, dopo appena nove mesi di carcere, viene liberato.

Durante la sua permanenza in carcere, la situazione della Germania migliora grazie agli aiuti

americani all’economia tedesca, mentre in politica internazionale vengono firmati due patti e un

piano: il primo patto è quello di Locarno, che garantisce la pace e la ripresa economica; il secondo

patto, invece, è quello di Briand-Kellog, con il quale si concorda l’appoggio ai Paesi aggrediti in

violazione dei patti della Società delle Nazioni; il piano, invece, impone alle truppe franco-belghe di

abbandonare la Renania.

La crisi del 1929, però, pone fine all’intesa internazionale e rafforza in Germania il nazionalismo, il

razzismo e il militarismo: si cerca di instaurare un regime autoritario in grado di garantire la pace e

l’ordine e di restituire alla Germania l’antica potenza.

Questo è il programma di Hitler, che nelle elezioni del 1930 ottiene un grande successo, ma dopo

due anni è battuto alle nuove elezioni dal maresciallo Hinderburg. La mancanza di un governo

stabile porta a due successive elezioni e alla fine a prendere il potere è di nuovo Hitler.

Durante i suoi quattro anni di potere, in politica interna, Hitler instaura un regime totalitario,

assumendo il titolo di Fuhrer; scioglie i partiti politici e dichiara come partito unico quello nazista;

istituisce una nuova polizia segreta; fa un’epurazione del partito nazista, ossia elimina da questo

tutti quei collaboratori che secondo lui lo potevano o lo hanno tradito.

In politica estera, invece, Hitler fa un clamoroso eccidio della notte dei lunghi coltelli, nel corso

della quale sono trucidati dalle fedelissime SS (reparti di difesa) molti membri delle SA e il loro

capo, Rohm. Inoltre, attacca l’Austria e la Cecoslovacchia per dar vita al pangermanesimo.

Al nazionalismo di Hitler, si aggiunge anche il razzismo, che si fonda sulla teoria dell’ineguaglianza

delle razze e sulla superiorità della razza ariana.

Da questa promessa discende l’antisemitismo nazista, messo in atto per impadronirsi della ricchezza

degli ebrei e per motivi religiosi.

Dopo le leggi di Norimberga, con le quali gli ebrei dovevano avere uno stemma di riconoscimento,

con l’appoggio dell’esercito, Hitler deporta in campi di concentramento per lavori forzati gli ebrei,

gli oppositori al regime e gli zingari; li sottopone a maltrattamenti fisici e li manda ad uccidere nelle

camere a gas.

Quindi, Hitler e i suoi seguaci si rendono responsabili della morte di milioni di persone e delle

lacerazioni nei ricordi dei sopravvissuti.

Dopo aver potenziato l’esercito, Hitler occupa la Renania, violando il trattato di Versailles. Ciò

nonostante Francia e Inghilterra non reagiscono prontamente, mentre Mussolini si accorda con lui,

dando vita al cosiddetto Asse Roma-Berlino, al quale aderisce in seguito anche il Giappone, dando

vita all’Asse Roma-Berlino-Tokyo.

Grazie a questa alleanza, Hitler intraprende una politica espansionistica, nella quale occupa

l’Austria e la Cecoslovacchia. In seguito, attacca anche la Polonia e, a questo punto, Francia e

Inghilterra dichiarano guerra alla Germania.

Inizia, cosi’, la seconda guerra mondiale.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Contemporaneamente alla Germania, anche le truppe sovietiche attaccano la Polonia e conquistano,

inoltre le repubbliche balcaniche e la Finlandia.

Dopo aver conquistato la Danimarca, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, i tedeschi attaccano la

Francia.

Il 10 Giugno del 1940, Mussolini decide l’ingresso dell’Italia nel conflitto a fianco di Hitler, il quale

decide di invadere l’Inghilterra, ma viene sconfitto grazie anche all’uso del radar.

Nel frattempo, l’Italia è sconfitta in Africa, dove gli inglesi penetrano in Libia, Somalia, Eritrea ed

Etiopia.

Nel 1942, gli americani minano le truppe naziste; conquistano il Pacifico con le battaglie del Mar

dei Coralli e delle isole Midway; e sbarcano in Marocco e in Algeria.

Nel frattempo, mentre i tedeschi, gli italiani e i giapponesi riprendono molti territori in Oriente e in

Russia, gli inglesi sconfiggono l’Italia e la Germania in Africa.

In seguito al tracollo tedesco, gli anglo-americani sbarcano in Sicilia, provocando la crisidel

fascismo e favorendo dunque l’arresto di Mussolini.

In seguito all’arresto di Mussolini, Badoglio forma un nuovo governo per trattare una pace con gli

alleati e, aquesto punto, l’Italia diventa una nemica per Hitler, che occupa la penisola.

Il 12 Settembre Mussolini, liberato da paracadutisti tedeschi, fonda la Repubblica Sociale Italiana a

Salò e legata ai tedeschi.

La lotta contro i nazisti è condotta dalla Resistenza, costituita dalle brigate partigiane e che non è

solo una lotta di liberazione, ma anche una guerra politica tesa a democratizzare la società.

I due gruppi combattenti si dotarono di un Comitato di liberazione nazionale e di un Corpo

volontari della libertà.

Il 13 Ottobre del 1943, l’Italia dichiara guerra alla Germania e, intanto, gli anglo-americani prima

sbarcano a Napoli, già liberata dalla popolazione nelle quattro giornate, e poi ad Anzio, dove

formano un governo di unità nazionale guidato da Badoglio.

Nel frattempo, continuano le Fosse Ardeatine dei nazisti e la guerra partigiana.

Nell’ultimo anno di guerra, gli alleati liberano Roma, dove si crea un governo guidato da Bonomi, e

giungono a Firenze, già liberata dai partigiani.

Nel frattempo, gli anglo-americani sbarcano in Normandia, liberano la Francia e occupano Berlino.

Nonostante i tracolli militari, Hitler continua a credere nella vittoria, ma dopo la liberazione

dell’Italia, la resa della Germania è inevitabile.

Mussolini viene fucilato, mentre Hitler si suicidia. Il crollo del regime fascista e nazista pone fine

alla guerra in Occidente, ma non sul Pacifico, dove i Giapponesi sganciano la bomba atomica sulle

città di Hiroshima e di Nagasaki.

Il Giappone è cosi’ costretto a firmare la resa.

MATEMATICI EBREI DEL PERIODO DEL NAZIFASCISMO

Durante il periodo del nazifascismo, ci sono diversi matematici ebrei che rifiutano questi due

regimi. Tra questi ricordiamo gli italiani: Vito Volterra, Renato Caccioppoli e Mario Fiorentini.

VITO VOLTERRA

Vito Volterra è nato ad Ancona nel 1860, studia presso la Scuola tecnica Dante Alighieri e,

successivamente, presso l’Istituto tecnico Galileo Galilei.

Poi, s’iscrive alla Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università di Pisa e, l’anno

successivo, alla Scuola Normale, studia fisica e matematica.

Dopo qualche anno, decide di abbandonare Pisa, accettando di trasferirsi all’Università di Torino, a

coprire la cattedra di Meccanica superiore.

Nel frattempo, diviene membro del consiglio direttivo del Circolo matematico di Palermo, socio

nazionale della società dei XL, socio nazionale dell’Accademia delle scienze di Torino e consigliere

della Società italiana di fisica.

Nel 1899 riceve la nomina a socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e, l’anno successivo, viene

chiamato presso la Facoltà di scienze dell’Università di Roma.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Volterra è una delle personalità più autorevoli del mondo

scientifico italiano e, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Volterra chiede di essere arruolato per

mettere al servizio le sue capacità scientifiche. Tra gli anni 1921 e 1925 Volterra si trova a contatto con il fascismo che si era trasformato in

regime; di esso, fin dall’inizio, non condivide nulla.

Nel 1925 Volterra è tra i firmatari del “Manifesto Croce” degli intellettuali antifascisti e si schiera

sempre con il gruppo dei senatori che continuavano a sostenere la battaglia di opposizione.

L’anno successivo, si cominciano ad esercitare pressioni su di lui per ottenere le dimissioni dalla

presidenza dell’Accademia dei Lincei, ma è convinto dai soci a mantenere la sua posizione.

Nel 1931, però, il governo estende ai professori universitari l’obbligo del giuramento di fedeltà al

regime fascista: Volterra ed altri cittadini ebrei si rifiutano di giurare, perdendo così la loro

posizione accademica.

Tuttavia, nonostante l’ordine di ignorare la sua attività, non gli viene a mancare la solidarietà di

amici e estimatori, e Volterra rimane cosi un punto di riferimento non solo per l’attività scientifica,

ma anche per la stessa vita accademica.

Volterra conosce, infatti, una stagione di straordinario fervore scientifico, nella quale produce

contributi notevoli, cioè dà alle stampe tre brevi scritti sull’applicazione della matematica alle

scienze biologiche e sociali.

Vito Volterra muore l’11 ottobre del 1940 e la commemorazione ufficiale a cui la famiglia può

assistere è fatta da Carlo Somiglianza nell’accademia pontificia.

La figura del grande matematico viene ricordata, in Italia, dopo la fine del regime fascista e della

guerra con la commossa rievocazione di Guido Castelnuovo, che inaugura l’attività della ricostituita

Accademia dei Lincei.

MARIO FIORENTINI

Mario Fiorentini è nato a Roma nel 1918 e, con giovanili interessi per l'arte e la cultura in genere,

partecipa alla lotta partigiana al comando del Gruppo d’Azione Patriottica (GAP) Antonio Gramsci.

Insieme alla compagna della sua vita, Lucia Ottobrini, che amava i tedeschi e combatteva i nazisti,

partecipa alle più importanti azioni militari dei GAP romani e combatte in montagna, dietro le linee

tedesche nel Lazio.

Mario Fiorentini è professore ordinario di Geometria superiore all'Università di Ferrara dal 1971.

Alle ricerche di Mario Fiorentini è dedicato un convegno d’Algebra commutativa e di Geometria

algebrica, al quale partecipano numerosi allievi e colleghi.

La produzione scientifica di Mario Fiorentini si concentra principalmente sui metodi omologici in

Algebra commutativa e in Geometria algebrica, in stretto legame con le idee più avanzate della sua

scuola.

I suoi lavori più significativi sono stati recentemente raccolti e pubblicati a cura di Paulo

Ribenboim.

RENATO CACCIOPPOLI

Renato Caccioppoli è nato a Napoli nel 1904 e si iscrive inizialmente ad Ingegneria, per poi passare

a Matematica.

Si laurea all'Università di Napoli, sotto la guida di Ernesto Pascal, e, nello stesso anno, diviene

assistente di Picone.

Nel 1931 è a Padova, dove vince il concorso per la cattedra di Analisi Algebrica e, l’anno

successivo l'Accademia dei Lincei gli conferisce il premio nazionale generale della classe di scienze

fisiche.

Due anni dopo, torna a Napoli per insegnare Teoria dei Gruppi, Analisi Superiore e Analisi

Matematica, fino alla sua morte.

Al di là dei successi che lo hanno reso celebre nella letteratura matematica, la sua vita è sempre

piuttosto problematica: sperimenta la vita dei barboni e dei poveri ed è arrestato per accattonaggio.

Nel 1938 improvvisa un discorso contro Hitler e Mussolini in visita a Napoli, insieme alla sua

compagna Sara Mancuso e fa suonare "La Marsigliese" dall'orchestrina di un ristorante all'aperto. È

arrestato di nuovo, ma si salva grazie all'intervento della zia, che convince le autorità che il

professor Caccioppoli era malato di mente.

Nel periodo che trascorre nell'ospedale psichiatrico non interrompe i suoi studi di matematica e si

dedica anche ad un'altra passione: il pianoforte.

Dopo la seconda guerra mondiale Renato Caccioppoli riprende la sua attività scientifica. È membro

corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei ed è, inoltre, socio nazionale dell’Accademia

di Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli.

In questi anni aderisce al Partito Comunista per uno scetticismo di fondo: in effetti, Caccioppoli non

condivide la politca del PCI su alcune questioni internazionali e sulla dottrina scientifica ufficiale

sovietica.

Gli ultimi anni della sua vita sono i più tristi: Caccioppoli sente venir meno la sua vena matematica

e soffre l'abbandono della moglie, Sara Mancuso.

Si uccide nella sua casa di Palazzo Cellammare nel 1959.

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