Riassunto Fondamenti di scienza politica, Cotta Della Porta Morlino, Appunti di Scienze Sociali
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Riassunto Fondamenti di scienza politica, Cotta Della Porta Morlino, Appunti di Scienze Sociali

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Riassunto del libro fondamenti di scienza politica
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LA POLITICA

La politica si manifesta nel modo più evidente e immediato attraverso gli attori e i loro comportamenti.La politica è quello che fanno i politici.Oggi la politica è fatta in buona misura da un certo ben individuato,quello dei professionisti a tempo pieno e uomini di partito.La stessa politica contemporanea vede anche altri attori sulla scena.Oltre ai politici di professioni,ci sono anche altre figure con un lungo e significativo passato.Esperienze e risultati conseguiti in ambiti non politici costituiscono non solo il passato di quei politici ma continuano ad essere le basi e le risorse per mantenere la loro potenza politica.Questi attori si collocano a pieno titolo a cavallo tra politica ed economia o altre sfere di attività.

Potremmo arrivare sino ad una realtà come quella delle famiglie(attori principali per una lunghissima epoca storia).

La politica non è il terreno esclusivo di azioni di attorila cui identità è unicamente politica.Le tipologie di attori prevalenti consentono però di distinguere tra politiche diverse.Il fatto che attori economici,sociali,religiosi operino in politica e vi assumano a volte anche ruoli di primo piano non significa necessariamente che tra politica ed economia,politica e religione, non vi siano differenze.Convertire le risorse economiche e in risorse politiche è un'operazione che non sempre riesce.Un discorso simile potremmo estendere alle altre categorie di attori prestati alla politica che abbiamo esaminato.Le risorse prodotte in un ambito non sono automaticamente spendibile nell'altro:devono essere convertite e questa conversione non riesce sempre nello stesso modo.

DI volta in volta ciò che caratterizzerebbe la politica sarebbe un modus operandi non violento e basato sul dialogo,contrapposto ad uno coercitivo:decisioni imposte d'autorità piuttosto che basate sul livero scambioil ricorso a valutazioni di interesse pubblico rispetto a quelle dettate dalla razionalità utilitaristica economica:il carattere pluralistico invece che monistico e gerarchico,o ancora il prevalere dell'opinione e della ricerca del consenso rispettto alla ricerca della verità.

La contrapposizione tra un modo politico di risolvere i conflitti ed un modo militare e coercitivo ha come suo retroterra un particolare tipo di esperienza politica,quella pluralista e democratica,ma è ben lungi dal trovare corrispondenza in altre.Infatti,la violenza è tutt'altro che sconosciuta nell'esperienza politica,la quale può a volte assumere connotazioni marcatamente militaresche e coercitive.Basta pensare ai colpi di stato e ai regimi militari.Nel linguaggio politico spesso spesso ricorrono termini come nemico,alleato e campagna,fronte e trincea.La distinzione tra comando e scambio viene proposta per differenziare la politica dall'economia.Il concetto di potere ,cioè la capacità di indirizzare i comportamenti di altri soggetti nella direzione voluta,è una condizione abbastanza ovvia degli attori politici.Nell'attività di questi la ricerca,la conquista,l'utilizzazione e la difesa del potere occupano un posto di tutto rilievo se non addirittura preminente.Quindi non è il potere a caratterizzare un ambito precifico,bensì che sono i diversi ambiti a definire forme diverse di potere.Dialogo,violenza,convinzione ma anche coercizione,decisione e non decisione ricorrono nella vita politica.La capicità

della politica di assorvire moduli comprtamentali derivanti anche da esperienza molto diverse appare stupefacente.Pensiamo all'estesa utlizzazione da parte della politica di elementi e riti religiosi:non solo nelle epoche passate,quando le incoronazioni reali erano cerimonie religiose e politiche al tempo stesso,ma anche ora con quel moderno santo sepolcro,che era la tomba di lenin a mosca.Pensiamo anche all'abbigliamento(esempi sono i sansculottes della rivoluzione francese,alle camicie di tutti solori adottate dai movimenti politici e partiti dell'ultimo secolo e i descamisados dell'argentina di peron).Se ci chiediamo se esista un luogo privilegiato della politica,pensiamo alla polis,cioè un ambito ben definito all'interno del quale l'esperienza politica si colloca.Poi lo ritroviamo nella tribù,nella città-stato,nel regno,nell'impero,nello stato-nazione,nelle associazioni di stati.I confini politici sono spesso stati funzionali allo sviluppo economico e l'economia si è gioviata dei sostegi e delle protezioni della politica.Gli operatori economici hanno cercato di attraversare le barriere poste dalla politica per cercare spazi di azione più ampi,pronti a intavolare commerci con tutti i nemici purchè ci fossero opportunità di guadagno.Nella dimensione morale è centrale il rapporto tra l'io e gli altri,più che l'aspetto collettivo.La morale parte dall'individuo.

Il carattere collettivo a uno specifico ambito di svolgimento sembra un aspetto proprio dell'esperienza politica.Nell'esperienza degli ultimi secoli questo fa collegare la politica allo stato.Un'esplorazione delle realtò politiche porta ad una prima facile costatazione:le unità politiche sono assai differenziate,rispetto a più di una dimensione.Lo sono certamenter rispetto allo spazio.Si va infatti dalle macro-unità di estenzione quasi continentali(tipo stati uniti)a micro-unità(tipo lussemburgo).Ci sono entità territorialmente definite solo di natura amministrativa e politicamente subordinate.Un discorso analogo potrebbe essere replicato per la dimensione demografica.Non c'è dunque una soglia dimensionale capace di definire la politicità di una comunità.L'esperienza contemporanea ci porta ad associare la politica con la comunità nazionale e la strada per circoscrivere un'entità politica sembra quella di un'identità fatta di contenuti culturali,etnici,linguistici,di tradizioni storiche comuni,che distinguerebbero gli italiani dai francesi e cosi via.Se la specificità linguistica è una componente spesso potentissima dell'identità nazionale e lo dimostra l'interesse che gli stati nazionali prestano in genere alla standardizzazione e promizione inguistica.Esistono entità politiche che non si definiscono affatto in termini di identità nazionali.Per secoli un forte cemento dei più importanti aggregati politici è stata la lealtà dinastica(tipo l'impero asburgico).In altri casi un un elemento di natura religiosa costituisce il fondamento dell'aggregazione politica(ad esempio il belgio si è separato dall'olanda).La politica è sempre legata a una collettività definita ma questo può non essere uno stato nazionale nel senso moderno e l'identità cosi spiccata di

quest'ultimo o le sue pretese ad un controllo esclusivo della forza possono non essere presenti.In una certa misura può esistere anche una politica senza lo stato o la di fuori dello stato.In questo senso parliamo di ubiquità della politica.Senza dubbio,alla politica corrisponde una grande varietà si obiettivi:il fine minimo esiste ed è l'ordine,La possibilità della violenza intersoggettiva rende l'esigenza di assicurare un ordine pacifico un'esigenza fondamentale dell'uomo.Si può quindi dire che un'entità diventa politica se si pone come la collettività all'interno della quale questo problema viene affrontarlo,anche se non necessariamente risolto.Anche religione e morale affrontano questo problema:ma mentre queste lo fanno rivolgendosi alla cosicenza individuale con i propri imperativi,ciò che è peculiare della politica è di farlo organizzando una collettività particolare e costituendo un'autorità che all'interno di questa si assume istituzionalmente quella responsabilità.Facendo questo la politica crea una potente forma di coesione e di identità collettiva.La conseguenza ulteriore è che la politica tende a dividere la realtà in due:quella relativa ai rapporti interni alla collettività,caratterizzati dalla coesione,e quella dei rapporti esterni,che si instaurono con altre collettività politiche e coloro caratterizzati invece dalla distinzione se non dall'ostilità.Il potenziale di violenza rimane altamente possibile all'esterno nei rapporti tra collettività politiche.La politica deve far riferimento a una sede collettiva,anche se questa non è necessariamente lo stato nazionale,l'esigenza fondamentale della distribuzione dei valori e delle risorse,attraverso un preventivo stabilimento dell'ordine.Questo può essere garantito attraverso strumenti prevalentemente repressivi e coercitivi,oppure può essere raggiunto rispettando la pluralità degli orientamenti e promuovendone la composizione attraverso il dialogo.L'ordine interno può essere statico e conservatore,ma può anche essere dianmico e innovatore.Se coniughiamo insieme chi,come,dove e perchè e ricordiamo quanto sostenuto nei paragrafi precedenti è possibile giungere a una definizione di politica come l'insieme di attività svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi,caratterizzate da comando,potere e conflitto,ma anche da partecipazione,cooperazione e consenso,inerenti al funzionamento della collettività umana alla quale compete la responsabilità primaria del controllo della violenza e della distribuzione al suo interno di costi e benefici,materiali e non.In termini più sintetici si può dire che la politica riguarda la gestione della collettività responsabile dell'ordine pacifico.Elemento perspicuo della politica è che essa configura un'invenzione umana,collettiva o individuale spesso non voluta consapevolmente.

Ci sono tre termini che presentano la politica e sono;politics,policy e polity,tutte e tre dalla radice polis.

Con il termine politics ci riferiamo a quello che è stato tradizionalmente l'oggetto delllo studio della politica,ovvero la sfera del potere,inteso come la capacità di

influire sulle decisioni prese dagli individui.Questa prima faccia della politica ha suscitato un enorme interesse da parte degli studiosi.Se è vero che fenomeni di potere si trovano in molteplici altre realtà,in nessuna sono cosi centrali e critici come nella politica perchè qui il potere si collega funzionalmente alla grave responsabilità che definisce la natura stessa della politica.Il peso e la potenziale forza del potere politico non si spiegano se non si tiene a mente che alla base della sua giustificazione sta un'esigenza cosi vitale come quella di creare una comunità pacifica,di fronteggiare e stroncare il potenziale bellum omnium contra omnes(Hobbes) e di difendere l'ordine realizzato all'interno della comunità contro interferenze esterne.Lo studio del potere si può idelamente articolare su due piani fondamentali:il primo è quello che analizza le architetture del potere ovvero i regimi politici,il secondo è quello che studia gli attori che operano all'interno di questi e i procesi che vi si svolgono.

Tendenzialmentele caratteristiche di un regime politico hanno valore meno contingente,se non altro perchè la loro definizione è spesso affidata a strumenti giuridici complessi,ai quali è attribuito un particolare valore e dei quali è stata resa più difficile la modificazione.VIceversa,attori e processi sono suscettibili di assumere configurazioni e contenuti variabili.Tuttavia,questa mutabilità non si manifesta necessariamente.Il caso italiano ce ne fornisce alcuni buoni esempi:vari partiti(da quelo socialista a quello cattolica,presenti nella democrazia pre-fascista si ripresentano,in sostanziale continuità con il passato,nella democrazia post- fascista dopo due opposti cambiamenti di regime.Possiamo distinguere tra un approccio di studio statico e di breve periodo ed un approccio dinamico e di lungo periodo.Per quel che riguarda le componenti interne di un regime avremo studi sugli attori individuali e collettivi e sulle loro caratteristiche,sulle istituzioni formali come parlamenti e governi e sui processi che li vedono coinvolti.Mentre gli studi di tipo statico tenderanno a mettere a fuoco i caratteri di queste diverse componenti e le interazioni tra di esse in un dato periodo,gli studi dinamici analizzeranno come questi siano cambiati in un periodo di tempo più lungo.Nella vita politica,oltre al potere,anche un'altra merce gioca un ruolo importante.SI tratta diquella cospicua e variegata realtà costituita dagli innumerevoli programmi d'azione,provvedimenti e interventi che vengono proposti dagli attori politici e decisi nelle sedi politiche.Gli effetti di queste azioni ricadono sulla vita quotidiana dei cittadini.Dunque,se da un lato la politica può essere sintetizzata nell'espressione competizione per il potere,da un altro essa è gorverno,cioè decidere per affrontare e risolvere i problemi della comunità.Se il primo lato della politica si svolgeprevalentemente all'interno della politica stessa,il secondo si presenta piuttosto come diretto verso l'esterno e potrebbe essere caratterizzato come il prodotto della politica stessa.Questa seconda faccia della politica che va sotto il nome complessivo di politiche pubbliche è estremamente eterogenea.Si va

infatti da provvedimenti isolati a insiemi concatenati di decisioni che toccano settori molto ampi della popolazione.Dal punto di vista della scienza politica studiare le politiche significa,innanzituitto,analizzarne i contenuti e mettere in luce la distribuzione dei costi e benefici che esse comportano.In secondo luogo,significa indagare il processo di decisione nelle sue diverse fasi.Strettamente legato allo studio dei processi di decisione e delle loro modalità è quello degli attori che in questi sono coinvolti e delle relazioni che intercorrono tra diessi.Infine merita una specifica attenzione tutto il processo di attuazione delle politiche.Questa fase è tutt'altro che irrilevante:l'attuazione di una politica non discende automaticamente dalla sua decisione,ma richiede la collaborazione di molti altri soggetti e può essere facilitata,distorta o addirittura bloccata e resa inefficace.

POLITY,OVVERO IL PROBLEMA DELLA COMUNITà POLITICA ORGANIZZATA

Polity la definizione dell'identità e dei confini della comunità politica.Essi ci mostrano con tutta evidenza che le dimensioni del gruppo politico non sono un dato immutabile e naturale,ma invece mutevole e artificiale.L'importanza dei ocnfini che definiscono una polity è di facile comprensione.Lo suggerisce con chiarezza il fatto che questi confini sono per lo più resi estremamente visibili grazie a tutta una strumentazione che va da semplici segnaletiche e separazioni simboliche a vere e proprie barriere fisiche o coercitive.Il loro significato assume spesso per la politica un carattere sacrale:i sacri confini della patria sono presentati come la linea di separazione tra due mondi dei quali uno è spesso identificato con valori positivi mentre l'altro con valori negativi.Cambiando il territorio e la comunità politica cambia anche l'ambito di vigenza dell'autorità politica,in concreto il potenziale di attuazione delle decisioni prese dagli organi politici centrali.Passaimo i confini e cambiano il governo,il parlamento,i partiti,i gruppo di pressione,gli elettori ecc.

La terza faccia della politica(polity)comprende dunque tutti quegli aspetti della politica che riguardano la definizione della comunità politica,cioè del territorio e della popolazione che insiste su quel territorio,e le relative strutture e processi di mantenimento e cambiamento.La prima domanda che ci si pone a questo livello riguarda la natura e le caratteristiche della polity.Se il confinamento della vita politica entro un ambito fortemente delimitato è un dato costante,è anche vero che le modalità di definizione di questi confini sono estremamente variabili.Ci sono polities ermeticamente chiuse verso l'esterno che minimizzano le possibilità di uscita e polities molto più aperte sia in uscita che in entrata.Ma le differenze riguardano anche ancor più le basi su cui si fonda la delimitazione della polity.L'epoca contemporanea è stata dominata da un particolare tipo di polity,lo stato nazionale,che combina una cospicua armatura potestativa e burocratica per

la gestione centralizzata di ampi territori e popolazioni con un forte e diffuso senso di appartenenza ad una comune identità culturale.Ma non mancano anche polities costruite su basi multunazionali o nelle quali un'identità nazionale complessiva convive con il riconoscimento al suo interno di identità distinte(come svizzera e spagna post franchista).In passato la polity si è basata spesso più che sul senso di appartenenza orizzontale ad una comunità di uguali su legami verticali di dipendenza e fedeltà ad un centro di autorità durevole nel tempo.Grado e modi del coinvolgimento degli individui nella vita della polity possono essere estremamente diversi.In alcune polities possono caratterizzarsi come partecipazione attiva di una maggioranza anche molto ampia.I componenti della polity si qualificano allora come cittadini.In altre invece il coinvolgimento è essenzialmente passivo e prevale la figura del suddito.Si può concentrare l'attenzione sui due poli estremi:da un lato una polity fortemente centralizzata ed omogenea,all'altro estremo,una polity a elevato grado di decentramento e differenziazione.Se è vero che la polity non è una realtà naturare e immutabile le sue vicende costituiscono fenomeno di grande rilievo politico non solo per le conseguenze che hanno,ma anche per le caratteristiche intrinseche di essi.I processi di costruzione/distruzione di una polity se presentano delle peculiarità proprie.Investendo la dimensione della identità di una cominutà politica e dei suoi confini con le altre comunità politiche,tali processi riguardano uno spazio che sta tra politica interna e politica internazionale.Quando una comunità politica si espande,ma anche quando si contrae inevitabilmente si pongono problemi di rapporti e di equilibri nell'arena politica internazionale con altre comunità politiche chepossono sentire una minaccia oppure trovarvi delle opportunità.Allo stresso tempo sono fondamentali per questa faccia della politica gli aspetti interni.Un ruolo particolarmente importante ai fini della costruzione di una polity e della sua consevazione l'hanno certamente i meccanismi simbolici.Lo sviluppo del senso di appartenenza ad una stessa comunità da parte di centinaia di migliaia/milioni di individui richiede la produzione di simboli unificanti di forte presa affettiva.Tenere insieme una polity suppone lo sviluppo di tecnologie potestative capaci di assicurare il mantenimento dell'autorità al suo interno e adeguate alle dimensioni e caratteristiche della polity.Una comprensione piena della realtà politica richiede che tutti e tre gli aspetti(politics,policy e polity) siano presi in considerazione.

Possiamo enumerare tre grandi linee di trasformazione della politica,si può dire che la costruzione dello stato nazionale,la nascita e il consolidamento della democrazia e lo sviluppo di un sistema di welfare state universalistico esprimono sinteticamente nei tre rispettivi settori la vicenda evolutiva della politica moderna.Anche oggi le potenzialità di mutamento sono tutt'altro che destinate ad esaurirsi.Vediamo in primo luogo sul piano della polity.é vero che il processo di dffusione degli stati nazionali sembra proseguire e,dopo il crollo degli imperi

coloniali,quello recente di un impero transnazionale di partito.Tuttavia fenomeni come l'integrazione europea segnalano una contemporanea spinta verso una limitazione della sovranità esterna degli stati.Su un altro fronte il crescente emergere di spinte regionaliste e autonomiste suggerisce che anche la sovranità interna può essere sfidata e limitata.Si diffondono assetti caratterizzati dalla coesistenza di livelli di governo diversi tra loro ma non gerarchimamente ordinati.Sul piano della politics e in particolare della definizione del regime politico sembra sì netta la tendenza verso l'affermazione della democraziaMne sono una buona prova le transizioni gia concluse o ancora in corso in tutti i paesi latino- americani,segnati da dittature militari.Tuttavia non si sfugge alla sensazione che anche il cammino di sviluppo della democrazia incontri limiti e possibilità di involuzioi.In molti paesi di consolidata democrazia il livello di partecipazione dei cittadini allavita pubblica non solo non cresce,ma sembra anzi diminuire.La sovranità popolare,ovvero il controllo dei cittadini sul potere,si realizza nella pratica quotidiana in misura certamente tutt'altro che piena.Il rafforzamento di oligarchie che magari utilizzano il populismo per manipolare le masse,ne è una possibile conseguenza.Quanto al livello della policy,il welfare state,la cui crescita fino a qualche anno fa sembrava inarrestabile,deve far i conti con crescenti ripensamenti.In un altro importante settore di policy,quello delle politiche economiche,lo sviluppo dello stato interventista subisce la sfida rinnovata del mercato.Le politiche di privatizzazione smatellano molti dei tradizionali strumenti di intervento dello stato nell'economia.Dunque il lungo ciclo della politicizzazione cioè dell'espansione della politica nella vita socilae ed economica,sembra lasciar intravedere la possibilità di una inversione di tendenze e di un processo di depoliticizzazione,cioè di riduzione della sfera della politica.Anche se non è facile prevederne i percorsi futuri,la storia della politica non è dunque finita.

DEMOCRAZIA

Il significato letterale di democrazia è ptere del popolo,arricchita poi dalla frase potere dal popolo,del popolo e per il popolo.Le democrazie sono le liberal-democrazia di massa ovvero quei regimi contraddistinti dalla garanzia reale di partecipazione politica della popolazione adulta maschile e femminile e dalla possibilità di dissenso,opposizione e anche competizione politica,coincide essenzialmente con quella di politics.La definizione si Shumpeter rimane la più accreditata:il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche,in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare.La definizione di Sartori secondo la quale è un sistema etico-politico nel quale l'influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti che l'assicurano.Democratici sono tutti i regimi che presentano almeno:

a)suffraggio universale,maschile e femminile

b)elezioni libere,competitive,ricorrenti,corrette

c)più di un partito

d)diverse e alternative fonti di informazione.

I diritti e le libertà possono essere ricondotto a un insieme di regole formalizzate o procedure che caratterizzano le democrazie reali.In questo caso si è parlato di democrazia formale,di universali procedurali e anche di democrazia procedurale.Inoltre se la democrazia è soprattutto una forma,di stato o di governo,si deve tenere presente che l'antagonisco tra forma e sostanza o tra forma e contenuto è soltanto relativo e che una stessa cosa può sembrare forma da un punto di vista e contenuto o sostanza da un altro.Sottolineare l'aspetto procedurale di un regime democratico porta a un' ulteriore considerazione.non è corretto supporre che qualsiasi decisione,qualsiasi contenuto decisionale possa essere assunto attraverso quelle regole formalizzate.Nè si è nel giusto se si ritiene che in un regime democratico vi sia una reale,completa istituzionalizzazione dell'incertezza,quanto alla sostanza delle decisioni che si possono prendere.Questo significa che un regime democratico è quello in cui si può assumere un'ampia gamma di decisioni su molteplici temi.In questo senso viè incertezza decisionale,ma da tale incertezza restano esclusi il mercato e la proprietà privata che devono essere in qualche misura garantiti.Resta empiricamente corretto sostenere che a)il regime democratico è quello che consente la maggiore incertezza in in ordine al contenuto concreto delle decisioni che gli organi eletti o elettoralmente responsabili possono assumere:tale incertezza è sempre relativa e non può superare certi confini definiti dalla salvaguardia della proprietà privata;b)questi confini sono fissati dal fatto che alla base di un sistema democrativo vi è un accordo-compromesso che riconosce le regole di risoluzione pacifica deiconflitti tra le parti sociali,politicamente rappresentate e rilevanti:c)i confini sono superati non solo quando si cerca di assumere decisioni che contravvengono a quelle regole ma anche quando si assumono decisioni che toccano interessi percepiti come vitali da attori sociali rilevanti per l'accordo-compromesso politico.Queste considerazioni spingono a un'altra definizione empitia di democrazia come quell'insieme di norme e procedure che risultano da un accordo-compromesso per la risoluzione pacifica dei conflitti tra gli attori sociali,politicamente rilevanti,e gli altri attori istituzionali presenti nell'arena politica.

La democrazia è un regime caratterizzato da regole e istituzioni che contemperano ovvero bilanviano principi diversi.La democrazia necessita dell'esistenza di un qualche accordo di fondo sulle regole e al tempo stesso deve accettare il dissenso e il conflitto sui contenuti.Deve ammettere l'incertezza dei risultati decisionali,ma ha bisogno della certezza delle regole in modo tale che quella stessa incertezza sia relativa e limitata.Deve applicare la regola di maggioranza,come regola decisionale principale ai fini del funzionamento concreto dei suoi organi decisionali,ma deve proteggere i diritti delle minoranza e in certi casi ha bisogno di ricorrere a maggioranze più ampie o anche all'unanimità.Si deve caratterizzare per la più ampia rappresentazione degli interessi e identità nelle sedi decisionali opportune,ma al tempo stesso non può rinunciare a un qualche gradi di efficacia decisionale e funzionalità.Infine,per colmo di paradosso una

democrazia può sopportare tanto piu conflitto quanto piu forte e il consenso di fondo su di essa;le sue istituzionidi governo possono fare un ricorso tanto maggiore al principio di maggioranza quanto meno consistenti e maggiormente integrate sono le minoranze tanto maggiore puo essere l'efficacia decisionale quanto minore è la complessità delle articolazioni politiche.

Il regime democratico è un regime rappresentativo se è basato sull eregole e le istituzioni della rappresentanza ovvero caratterizzato da elezioni libere,competitive,corrette,periodiche e da strutture raprresentative come il parlamento,e decisionali come il governo.La democrazia rappresentativa non comporta una partecipazione diretta dei cittadini se non molto saltuariamente al momento del voto.

La democrazia diretta coincide con la democrazi degli antichi ovvero delle antiche città,dove un piccolo numero di cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano.Era un regime che oggi designeremmo come autoritario in quanto un gruppo di cittadini conviveva con un numero ben più ampio di persone senza diritti.Ljiphart elabota una tipologia democratica che mette in luce la possibilità di assumere democrazie stabili anche in società profondamente divise.Assume due dimensioni come centrali,la propensione delle elites politiche all'accordo e al compromesso ovvero al conflitto delle elites politiche all'accordo e al compromesso ovvero al conflitto e l'esistenza di una cultura politica omogenea o eterogenea.Lijphart ha costruito due modelli polari ovvero con caratteristiche opposte:il principio maggioritario e il principio consensuale.Sulla base del principio maggioritario,la democrazia è un regime in cui i rappresentanti eletti sulla base di elezioni libere,competitive e ricorrenti,raggiungono le proprie decisioni in base al principio di maggioranza.Questa concezione della democrazia è stata criticata dai sostenitori del principio consensuale.Anche prescindendo dal rischio che il principio maggioritario alieni le minoranze,con conseguente delegittimazione dellae istituzioni si osserva che tale principio non viene nei fatti applicato nella maggior parte delle decisioni pubbleche prese in numerosi sistemi democratici.La democrazia è piu tolleranza reciproca che tirannia della maggioranza;piu ricerca di accordo che vittoria di una parte.Le due concezioni di democrazia danno vita a due modelli istituzionali.Principio maggioritario e principio consensuale influenzano tute le dimensioni empiricamente rilevanti in un regime democratico e si possono raggruppare in due insiemi,quello riguardante il potere esecutivo e i partiti e quello riguardante l'assetto unitario ovvero federale di un regime politico e altri aspetti connessi.Il primo insieme si caratterizza per:

1)concentrazione del potere esecutivo in governi monocolore ovvero ripartizione del potere in ampie coalizioni multipartitiche.

2)relazioni tra governo e parlamento che configurano dominio dell'esecutivo sul legislativo ovvero equilibrio tra i due poteri

3)sistema a due partiti ovvero sistema pluripartitico

4)sistema elettorale maggioritario e non proporzionale ovvero sistema proporzionale

5)sistema di interessi pluralistico,caratterizzato da competizione fra i gruppi ovvero i sistemi di interessi coordinato e neo-corporativo,orientato al compromesso e alla concertazione.

Il secondo insieme di caratterizza per:

6)grado di unitarietà e centralizzazione del governo ovvero decentramento federale

7)concentrazione del potere legislativo in una sola camera ovvero ripartizione del potere legislativo in due camere egualmente forti ma diversamente formate

8)costituzione flessibile che puo essere cambiata ocn una semplice maggioranza parlamentare ovvero costituzione rigida che puo essere modificata solo da maggioranze qualificate

9)sistemi nei quali il parlamento ha l'ultima parola sulla costituzionalità della legislazione ovvero sistemi nei quali le leggi sono sottoposte a revisione di costituzionalità da parte di corti costituzionali o supreme.

10)banche centrali dipendenti dal potere esecutivo ovvero banche centrali indipendenti.

Il primo modello polare di democrazia che emerge combinando le diverse dimensioni è definito modello west-minster.é contraddistinto da:concentrazione del potere esecutivo in governi formati da un solo partito e maggioranze risicate;fusione dei poteri e dominio del governo;sistema elettorale maggioritario;pluralismo dei gruppo di interesse:governo centralizzato e unitario;bicameralismo asimmetrico;costituzione flessibile e sovranità particolare;assenza di controllo di costituzionalità:banca centrale controllata dall'esecutivo e si puo aggiungere,esistenza esclusiva di forme di democrazia raprresentatica,cioè assenza di ricorso a consultazioni referendarie.Gli aspetti piu rilevanti del secondo modello,consensuale,sono:governi formati da piu partiti e ampie coalizioni;equilibrio di poteri tra esecutivo e legislativo;sistema multipartitico con piu dimensioni rilevanti:sistema elettorale proporzionale;sistema di interessi concertato e neo-corporativo;decentramento e assetto federale;bicameralismo forte e rappresentanza delle minoranze;costituzione rigida e potere di veto delle minoranze;controllo costituzionale;indipendenza della banca centrale.La democrazia consensuale incoraggia la ripartizione del potere tra la maggioranza e la minoranza,magari con ampie coalizioni e condivisione del potere.Il modello maggioritario appare adatto a paesi con società relativamente omogenee.Si puo riadire che il ricorso ai due modelli polari presenta vantaggi evidenti rispetto alle tradizionali tipologie:il numero di informazioni perdute è notevolmente inferiore in quanto si considerano piu dimensioni.La democrazia ideale è un regime caratterizzato da una necessaria corrispondenza tra gli atti di governo e i desideri di coloro che ne sono toccati,in una versione parzialmente diversa,un regime contraddistinto dalla continua capacità di rispostadel governo alle preferenze dei suoi cittadini,considerati politicamente eguali.Senza escludere del tutto altre soluzioni,la via di uscita piu acuta rimane quella suggerita da Dahl:superare i problemi empirici che ogni definizione normativa pone attraverso due diversi postulati.Primo postulato:affinchè un regime sia capace di risposta nel tempo,tutti i cittadini devono avere simili opportunità di

a)formulare le loro preferenze;b)esprimere tali preferenze agli altri e al governo attraverso un'azione individuale o collettiva;c)ottenere che le proprie preferenze siano considerate ovvero pesate ugualmente senza discriminazioni in quanto al loro contenuto e orifine.Secondo postulato:affinchè esistano queste tre opportunità negli attuali stati.nazione devono esistere almeno le seguenti otto garanzie istituzionali:a)libertà di associazione ed organizzazione;b)libertà di pensiero;c)diritto di voto;d)diritto dei leaders politici di competere per il sostegno;e)fonti alternative di informazione;f)possibilità di essere eletti a pubblici uffici;g)elezioni libere e corrette;h)esistenza di istituzioni che rendano le politiche governative dipendenti dal voto e da altre espressioni di preferenza.Responsiveness e relativa responsabilità sono elementi importanti per la qualità democratica.Si puo affermare che il cittadino votante puo far valere quella responsabilità e dunque spingere i governanti alla responsiveness se esiste concretamente e oggettivamente la possibilità di alternanza tra partiti o coalizioni di partiti al governo.In assenza di cittadini partecipanti e consapevoli,due ulteriori aspetti rimangono ancora essenziali e ineludibili ai fini della qualità democratica:l'esistenza di un'opposizione e l'efficienza degli apparati amministrativo e giudiziario.Il primo aspetto riguarda sia l'importanza di un'opposizione parlamentare attiva e attenta ai problemi dei diversi gruppi di cittadini sia l'esistenza di comunicazione essi stessi attenti a quei problemi e in competizione.Il secondo si riferisce semplicemente al fatto che gli stessi diritti per essere effettivamente garantiti hanno bisogno di un apparato di polizia efficiente,di un sistema giudiziario funzionante e di una burocrazia che a livello centrale e locale sia in grado di tradurre in realtà quello che rischia di rimanere sulla e dunque solo nelle intenzioni dei governanti.

Nell'immediato dopoguerra e negli anni cinquanta,diversi studiosi hann ocercato di isolare il complesso dei valori che rendono la cultura politica di un certo paese pu adatta per le istituzioni democratiche.Altri ancora hanno messo in rilievo la necessità di analizzare anche i valore e le credenze di chi fa direttamente politica,non solo dei cittadini o degli elettori.Dahl enumera alcuni valori e atteggiamenti che favoriscono una democrazia:la credenza nella legittimità delle istituzioni;entro certi limiti e con alcune qualificazioni,la credenza nell'autorità e la disponibilità ad obbedire;la credenza nelle capacità del regime di risolvere i problemi che si trova ad affrontare;la fiducia reciproca tra gli attori di un sistema politico;la disponibilità a cooperare senza escludere la possibilità di competere;la disponibilità all'accordo,al compromesso.Almond e Verba affermano che la cultura sostiene un sistema di questo tipo è la cosiddetta cultura civica.Tale cultura è caratterizzata da partecipazione,da un'attività politica vivace,un impegno civile moderato,dall'assenza di dissensi profondi,da fiducia nel proprio ambiente sociale,da rispetto per l'autorità,ma anche da senso di indipendenza e atteggiamento favorevoli verso le strutture politiche.Diverse altre ricerche hanno dimostrato come una cultura politica caratterizzata da aspetti oggettivamente sfavorevoli alla democrazia possa essere superata ed aggirata da altri fattori.Le democrazie consociative sono caratterizzate da società plurali,cioè con profonde divisioni religiose,etniche,linguistiche ideologiche intorno a cui sono strutturate le diverse organizzazioni politiche e sociali.Sul piano istituzionale le democrazie consociative sono caratterizzate da governi con larghe coalizioni,dall'esistenza di meccanismi di veto indirizzati a garantire meglio le minoranze

a livello decisionale,dall'applicazione del principio di proporzionalità in tutte le sedi rilevanti da un'alta autonomia nella gestione dei diversi segmenti della società.L'analisi di lijphart e degli altri autori che si sono occupati di questa realtà dimostrano la minore rilevanza della cultura politica a livello di massa e invece l'importanza degli atteggiamenti delle elites e dei rapporti con lo strato intermedio delle sub-elites.Il richiamo alla società plurale è opportuno anche da un diverso punto di vista.Infatti a proposito di tali società si è usata l'espressione di pluralismo culturale o sub-culturale,e questo fenomeno prefigura condizioni potenzialmente sfavorevoli a un regime democratico.Numerosi autori hanno indicato nel pluralismo sociale una delle condizioni che rendono piu probabile l'instaurazione e il mantenimento di una democrazia.Non vi puo essere pluralismo culturale senza pluralismo sociale.Ma vi puo ben essere pluralismo sociale senza pluralismo culturale.Il pluralismo sociale puo connotare solo un ordine sociale pluralistico nell'ambito di una cultura socialmente e politicamente abbastanza omogenea.é opportuno ricordare le altre due condizioni favorevoli alla democrazia indicate,l'esistenza diffusa di alfabetizzazione,istruzione e strumenti di comunicazione e l'assenza di disuguaglianze economiche estreme.Un alto livello di alfabetizazione e di istruzione e la diffusione e losviluppo dei mass media sono elementi abbastanza ovvi che possono facilitare l'instaurazione e il mantenimento di una democrazia.Per quanto riguarda l'assenza di disuguaglianze economiche estreme,l'evidente presupposto è che la concentrazione di ricchezza e altri comporta anche la simile concentrazione di risorse politiche.Estreme disuguaglianze possono portare anche ad atteggiamenti di disaffezione e protesta dei gruppo sociali piu svantaggiati,anch'essi negativi per un regime democratico.Il pluralismo sociale,diffusa alfabvetizzazione e assenza di disuguaglienza estreme,non presuppongono come necessaria un'economia industrializzata,anche se tale assetto economico puo essere alla base di tutte e tre le condizioni appena dette.Sia le analisi delle prime democratizzazione sia altre analisi sulla base di dati piu recenti hanno dimostrato ad abundantiam che se vi è associazione,si tratta di una correlazione spuria in cui non è chiaro quale sia la direzione della causazione.Una visione piu equilibrata e attenta del problema porta a concludere che:

-pluralismo sociale,istruzione e comunicazione,e assenza di disuguaglianze estreme sono i presupposti piu sicuri di un possibile assetto dmocratico

-tali fenomeni non sono necessariamente legati allo sviluppo industriale:possono incontrarsi anche in società preindustriali

-nel mondo moderno in cui è sempre piu diffusa un'economia industriale,è molto freguente incontrare una fondata correlazione tra industrializzazione,urbanizzazione,crescità del reddito pro capite e gli altri feomeni citati dall'altra.

Rimangono tre problemi:

Il primo è la definizione della soglia a partire dalla quale l'alfabetizzazione,lo sviluppo delle comunicazioni e altri fattori diventano effettivamente positive per la democrazia.

Secondo,il valore di queste condizioni cambia

Terzo,condizioni forse necessarie non significa condizioni sufficienti.é possibile dimostrare che anche a parità di tali condizioni si possono avere esiti politici diversi,democratici e non,A parità di pluralismo sociale Haug mostra l'esistenza di esiti politici diversi.

é possibile affrontare il problema delle condizioni piu favorevoli per un assetto democratico ponendosi in una prospettiva completamente diversa,cioè collocandosi in un quadro storico piu preciso e cercando di rispondere a quella domanda rispetto a un determinato gruppo di paesi.Moore vede un unico processo di cambiamento i cui fattori esplicativi essenziali sono i seguenti.

Primo fattore:esistenza di un equilibrio tale che impedisca l'affermazione di una monarchia troppo forte o di una aristocrazia terriera troppo indipendente.Piu esattamente un'esperienza di monarchia assoluta è un elemento favorevole al risultato democratico in quanto il potere del monarca pone un freno ed è in grado di controllare il possibile strapotere della aristocrazia terriera.Una persistente e forte esperienza di potere monarchico assoluto alla lunga indebolisce le possibilità e capacità di azione autonoma della nobiltà e in questo senso da un contributo negativo al risultato democratico.Perciò,essenzialità dell'equilibrio.

Secondo fattore:svolta verso una forma appropriata di agricoltura mercantile o di parte della aristocrazia terriera o da parte della classe contadina.Moore non fa dell'industrializzazione ma dell'emergenre di un'economia ercantile,il requisito crucilae della trasformazione democratica.Terzo fattore:indebolimento della aristocrazia terriera,ma è importante che tale nobiltà si trasformi parzialmente abbracciando attività mercantili o industriali.é altrettanto decisivo che l'egemonia politica della aristocrazia terriera sia spezzata o strasformata e che gli stessi contadini siano integrati in un meccanismo economico volto alla produzione per il mercato.Quarto fattore:mancanza di una coalizione aristocratico-borghese contro i contadini e i lavoratori.é essenziale l'essistenza di una borghesia urbana numerosa e vigorosa.

Quindi fattore:una rottura rivoluzionaria col passato.La rottura rivoluzionaria non è un elemento indispensabile alla successiva democratizzazione.La considerazione delle vie seguite dalle piccole e medie democrazie europee avrebbe mostrato con evidenza che tale rottura rivoluzionaria non sempre ha luogo.Se questo aspetto viene riformulato e indicato come ruolo della violenza nel mutamento politico.Si puo notare che effettivamente la prima guerra mondiale,e anche la seconda,sono stete di per stesse un fattore decisivo nel passaggio allademocrazia di massa.Guardando anche all'esperienza delle cosiddette piccole democrazie europee si puo ritenere che le elites politiche accettano l'allargamento della cittadinanza e l'ingresso delle classi inferiori nell'arena nazionale come soluzione di accomodamento e compromesso che puo evitare problemi piu gravi in presenza delle seguenti condizioni:

1)se esiste un'unità territoriale e nazionale

2)se non vi sono minacce immediate e palesi,provenienti dall'esterno,che in se stesse possono impedire pacifici processi evolutivi

3)Se la struttura statalenon dispone di un forte apparato repressivo

4)se sono ormai consolidati e radicati nella cultura politica i diritti e le libertà proprie dell'oligarchia competitiva

5)Se al tempo stesso vi sono pressioni per un allargamento di quei diritti provenienti dalle classi sociali inferiori,organizzate almeno di fatto attraverso i partiti,se non anche a livello sindacale e tali pressioni hanno aspetti potenziali di minaccia e violenza il cui costo sarebbe stato mal sopportato dalle elites civili

6)Se le espressioni politiche dell'aristocrazia e della borghesia urbana,non ncessariamente industriale competono per l'appoggio di aree sempre maggiori della popolazione.

Si pensi al timore di una radicalizzazione nella mobilitazione delle classi inferiori:molti casi di estensione del suffraggio vengono dopo la prima guerra mondiale e la rivoluzione russa.Le oligarchie competitive ma da una partecipazione molto piu ristretta possono avere una logica politica interna che per se stassa spinge verso il suffraggio universale e la democrazia di massa soprattutto in presenza di trasformazioni economiche.

L'analisi piu semplice ed efficace della prima democratizzazione rimane quella di Dahl che individua due processi fondamentali al centro del cambiamento,entrambi collegati tra loro e ai diversi aspetti istituzionali che caratterizzano una democrazia di massa.Si tratta dell'ammissione del dissenso,opposizione,competizione tra le diverse forze politiche;e della crescita di inclusività,ovvero della proporzione della popolazione che ha titolo a partecipare,a controllare e opporsi alla condotta governativa.

Il primo processo è legato alla nascita dei diritti civili,quali la livertà di associazione e riunione.la libertà di pensiero e parola,la libertà di stampa.

Il secondo processo si riferisce soprattutto all'espansione dei diritti politici e dunque alla partecipazione.Questi due processi configurano uno spazio all'interno del quale è possibile collocare tutti i sistemi politici.Il passaggio dalla politica di elites alla olitica di massa è caratterizzato dall'organizzazione politica della società attraverso i/il partiti/o ,i sindacati,le altre associazioni di interesse.La storia di tutti i regimi politici puo essere ricotruita attraverso le diverse trasformazioni di dissenso/opposizione/competizione e partecipazione/inclusività,ma la cresita del secondo fenomeno e la conseguente politica di massa impongono trasformazioni tali per cui è estremamente difficile tornare indietro quando i diversi gruppi sociali hanno fatto il loro ingresso in politica.Dahl delinea tre percorsi principali verso la democrazia.Il primo:la competizione precede l'inclusività ovvero la partecipazione.Si passa attraverso un processo,piu o meno graduale,dalla egemonia chiusa alla oligarchia competitiva e alla liberal-democrazia di massa.E nel linguaggio di Dahl egemonia chiusa significa un regime politico caratterizzato da assenza di competizione e di partecipazione e dalla presenza di un potere sostanzialmente

assoluto di un capo.Il secondo:L'inclusività precede la competizione;da un'egemonia chiusa si passa a una egemonia caratterizzata da ampia partecipazione e poi in un secondo momento alla liberal-democrazia di massa.Il terzo:possibilità di dissenso e inclusibità crescono contemporaneamente.é una sorta di scorciatoia alla democrazia.Il punto piu interessante da sottoineare è che la prima sequenza è quella piu tipica di diversi paesi europei ed è quella che pone le premesse per le democrazie che si consolidano meglio.

Al di la dei tre percorsi-sequenze appena delineati l'emergere delle democrazie occidentali è caratterizzato anche dal graduale sviluppo dei diritti sociali,cioè di una terza dimensione accanto ai diritti civili e politici.La prima democratizzazione vede anche lo sviluppo di una cittadinanza a tre dimensioni.L'elemento civile è costituito dai diritti necessari alla libertà individuale:libertà di parola,di pensiero e di fede,il diritto di possedere cose in proprietà e di stipulare contratti validi e il diritto di ottenere giustizia.L'elemento politico riguarda l'acquisizione del diritto di voto ovvero di partecipare all'esercizio del potere politico.Le istituzioni che corrispondentemente si sviluppano sono tutte le istituzioni rappresentative,locali e nazionali.Infine,l'elemento sociale riguarda tutta la gamma che va da un minimo di benessere e di sicurezza economici fino al diritto a partecipare pienamente al retaggio sociale e a vivere la vita di persona cibile secondo i canoni vigenti nella società.Le ragioni dello sviluppo della cittadinanza e soprattutto dell'affermazione dei diritti sociali non si capiscono se non si intende la democrazia anche come un regime che accetta e presuppone l'ingresso di nuovi strati della popolazione nell'arena politica ovvero l'ingresso delle classi inferiori nell'arena politica nazionale.Questo significa l'approvazione e la vigenza di un diritto di associazione,ma anche di unione ovvero la possibilità di creare dei sindacati abilitati a raprresentare i lavoratori e non solo dei partiti e altre associazioni non legate alla struttura della produzione.Nel passaggio da un regime oligarchico,con presenza di dissenso e competizione limitata alle elites,a una democrazia un altro punto determinante,strettamente connesso all'ingresso delle classi inferiori in politica,è costituito dall'organizzazione di struttre intermedie,caratterizzata appunto dalla nascita ed organizzazione in tempi e con modalità specifiche e diverse di partiti e sindacati.Fin qui si è dovuta sottolineare piu volte la diversità delle esperienze europee.Come è possibile spiegare tali variazioni nell'ambito europeo?Lo si puo fare enucleando al'interno della prima democratizzazione il fenomeno della soglia di legittimazione,riguardante il riconoscimento effettivo dei diversi diritti civili ovvero della cittadinanza civile e il fenomeno della soglia di incorporazione,attinente l'espansione del suffragio.Le differenze in ordine a questi due macrofenomeni si spiegano in riferimento a quattro dimensioni.Tali dimensioni sono:

1)il livello di consolidamento territoriale durante il medioevo

2)La continuità di attività degli organi medioevali di rappresentanza

3)La differenziazione tra i paesi di antica formaizone e quelli di recente indipendenza,successiva alla rivoluzione francese.

4)La dimensione e la forza del sistema politico dominante prima della secessione.

Si possono desumere quattro generalizzazioni riguardanti gli effetti di quelle differenze:Primo,piu forti le tradizioni consolidate della regola rappresentativa,maggiori le possibilità di una rapida legittimazione dell'opposizione.Secondo,piu alto lo status internazionale del paese dominante,piu alta la barriera per la legittimazione nel territorio dipendente e maggiore di conseguenza il rischio di violenza nella politica interna dello stato-nazione secessionista.Terzo,piu forti le tradizioni ereditate della regola raprresentativa,piu lento,e meno facile da invertire,il processo di affrancamento e di egualitarizzazione.E quarto quali che fossero le tradizioni della rappresentanza,piu grande la minaccia alle aspirazioni all'indipendenza nazionale,minori gli avanzamenti nel processo di democratizzazione.

Nel processo di democratizzazione sono importanti anche altri due fenomeni,la soglia di rappresentanza,attinente alla riduzione degli ostacoli frapposti alla rappresentanza di nuovi partiti e,piu concretamente,al passaggio de sistemi elettorali maggioritari a sistemi proporzionali,e la soglia del potere esecutivo,che riguarda l'apporvazione delle norme sulla base delle quali viene riconosciuta la responsabilita politica del governo nei confronti del parlamento e istituito un collegamento organico tra maggioranza parlamentare e governo,viene istituzionalizzato il controllo parlamentare del governo.Circa le spiegazioni e le modalità attraverso cui tutte le piccole democrazie europee finiscono con l'accettare il passaggio a sistemi proporzionali mentre vi sono resistenze nei paesi maggiori,Rokkan propone due generalizzazioni:1)la pressione per la proporzionale aumenterà con l'eterogeneità atnica e/o religiosa dei cittadini e,anche in elettorati etnicamente/ religiosamente omogenei,aumenterà con la differenziazione economica causata dall'urbanizzazione e dalla monetizzazione delle transazioni;2)la proporzionale si rivelerà come la trincea di minor resistenza nelle democrazie articolate e con scarse riserse governative,mentre i plurality systems saranno difesi efficacemente nei sistemi politici piu grandi e con strutture governative piu forti.

REGIMI NON DEMOCRATICI

Tra i regimi non democratici,cioè essenzialmente nella politics non democratica,i modelli principali sono tre:regime autoritario,regime totalitario e regime tradizionale.

I REGIMI AUTORITARI

La definizione proposta da Juan Linz per il quale autoritario è un sistema politico con pluralismo politico limitato e non responsabile,senza una elaborata ideologia-guida,ma con mentalitàcaratteristiche,senza mobilitazione politica estesa o intensa,tranne che in alcuni momenti del suo sviluppo,e con un leader o talora un piccolo gruppo che esercita il potere entro limiti formalmente mal definiti ma in realtà abbastanza prevedibili.Vengono idividuate 5 dimensioni:

1)pluralismo limitato che riguarda la società politicamente rilevante e gli attori determinanti per il regime e le sue politiche.

2)mentalità caratteristiche che riguarda la modalità della giustificazione ideologica del regime

3)assenza ovvero limitata presenza di mobilitazione politica che attiene ancora alla società politicamente rilevante

4)leader o piccolo gruppo che esercita il potere,individua le autorità presenti nel regime

5)limiti formalmente mal definiti che evidenzia un aspetto generale delle norme e procedure proprie del regime autoritario

A livello della società politicamente rilevante,l'aspetto piu importante è il grado di mobilitazione ossia il quantum di partecipazione di massa indotta e controllata dall'alto.Alla società politica non sono riconosciute ne autonomia,ne indipendenza.Questa situazione ha due implicazioni a livello di regime.

1)L'esistenza di efficaci apparati repressivi che siano in grado di attuare le predette politiche di smobilitazione

2)La parziale debolezza o l'assenza di strutture di mobilitazione,quali il partito unico o istituzioni statali simili,cioè delle struttre in grado di provocare e controllare,al tempo stesso,la partecipazione.

Centrale è poi il pluralismo limitato e non responsabile,riguardante gli attori rilevanti nel regime autoritario e nella comunità politica.La nozione di pluralismo limitato ci rimanda al concetto di coalizione dominante.Con tale termine si intende l'insieme dei gruppi sociali politicamente attivi che sostengono il regime nella sua fase d'instaurazione e nei periodi successi ovvero la base sociale del regime che partecipano alla gestione governativa del regime stesso in quanto occupano posizioni dicomando nelle strutture-chiave del regime.L'emarginazione politica viene raggiunta grazie alla combinazione di repressione poliziesca e uso dell'apparato ideologico adottato dalle elites del regime per la propria legittimazione.Soprattutto quando fa seguito a un regime democratico,l'intaurazione autoritaria è spesso il risultato di una coalizione anti-qualcosa,cioè un coalizione negativa.

La coalizione è dominante in termini di risorse coercitive,di influenza,di status,concretamente usate dagli attori presenti nell'arena politica per raggiungere i propri obiettivi.Quindi è dominante al momento dell'instaurazione del regime.Se il pluralismo sottintende la presenza di piu attoriovvero il fatto che non vi sia un solo attore in grado di monopolizzare tutte le risorse politicamente rilevanti,si puo capire meglio come questo tipo di regime si sia creato anche uno spazio oggettivo per le opposizioni.L'autoritarismo è contraddistinto dal fatto che la sua legittimazione avviene sulla base di mentalità cioè semplicemente sulla base di alcuni atteggiamenti intellettuali,di alcuni valori,piu o meno ambigui,sui quali è piu facile trovare un accordo tra gli attori diversi,con differenti caratteristiche ed interessi.A livello di regole e struttre politiche,Linz indica i limiti formalmente mal definiti,ma abbastanza prevedibili,entro cui i governanti autoritari esercitano il proprio potere.La definizione approssimativa di tali limiti,consente ai governanti di esercitare il proprio potere con maggiore

discrezionalità.Un'ulteriore caratteristica fa riferimento alle autorità e piu esattamente al leader o piccolo gruppo al potere.

I REGIMI AUTORITARI

Si puo sostenere che i regimi totalitari sono contraddistinti da

a)assenza di pluralismo ovvero monismo,caratterizzato dal ruolo preminetne del partito unico,una struttura burocratica e gerarchizzata,articolata attraverso una serie complessa di organizzazioni che servono a integrare,politicizzare,controllare,spingere alla partecipazione tutta la società civile e subordinazione completa di tutti gli altri possibili attori al partito unico che quindi occupa una posizione veramente centrale e determinante

b)presenza di una ideologia articolata e precisamente definita,finalizzata alla legittimazione e al mantenimento del regime e a dare contenuto alle politiche di mobilitazione e alle stesse politiche sostantive

c)presenza di una mobilitazione alta e continua sostenuta dalla ideologia e dalle organizzazioni partitiche e sindacali,anche esse subordinate al partito

d)un piccolo gruppo o un leader al vertite del partito unico

e)limiti non prevedibili al potere del leader alla comminazione di sanzioni

L'ideologia totalitaria è un nucleo progettuale di trasformazione totale della realtà sociale (terrore totalitario anche contro nemici).Tale terrore si sostanzia in una sorta di universo concentrazionista che si caratterizza sia per la quantità di persone coinvolte sia per il suo esser euna struttura plitica di sradicamento del tessuto soaicle che fa sentire le sue conseguenze sull'intero corpo sociale.Se nel regime autoritario vi è una prevedibilità della sanzione,al contrario nel regime totalitario la imprevedibilità è completa.Il regime totalitario presenta un alto grado di mobilitazione ma tali processi sono contraddistinti dall'obiettivo di profonda trasformazione rispetto alla situazione precedente e in questo senso si puo parlare di istituzionalizzazione del disordine rivoluzionario:la struttura organizzativa e la meccanica funzionale dello stato totalitario riproducono il medesimo principio di disordine civile e di instabilità permanente.

I REGIMI TRADIZIONALI

La loro base di legittimazione si intende bene quando si sa l'espressione regime sultanistico adottata da Linz e Stepan,cioè di regimi basati sul poter personale del sovrano che tiene legati i suoi collaboratori in un rapporto fatto di paure e ricompense;sono tipicamente regimi,dove le decisioni arbitrarie del sovrano non sono limitate da norme,ne devono essere giustificate su base ideologica.Vi è dunque un uso del potere in forme particolaristiche e per fini essenzialmente privati.In questi regimi l'esercito e la polizia svolgono un ruolo centrale.

I REGIMI MILITARI

Il primo tipo autoritario da analizzare è il regime militare.I militari costituiscono il piu importante attore del regime.Tale assetto politico nase da un colpo di stato da un piu semplice intervento che non configura neanche la meccanica del golpe.In quanto all'ideologia i regimi militari molto difficilmente sono stati giustificati ricorrendo ad articolate e complesse razionalizzazioni.Di solito,si è fatto appello a principi o valori quali l'interesse nazionale ,la sicurezza,l'ordine ovvero alla necessità di una razionalizzazione tecnocratica che eliminasse sprechi,corruzioni,ingiustizie macroscopiche.Di rado il regime militare presenta novità istituzionali distintive rispetto al precedente regime.Quasi mai regimi militari hanno creato partiti unici o parlamenti,che sono stati,eventualmente,una loro semplice emanazione.

La caratteristica centrale della tirannia militare è che il tiranno domina l'esercito e governa in maniera personalistica.Alcuni sono stati etichettati come cleptocrazie per indicare la commistione di personalismo ecorruzione che li caratterizza.L'esercito che timane la principale struttra di potere,il reclutamente avviene su basi personalistiche o attraverso connessioni tribali.Si tratta di regimi instabili per le loro stesse caratteristiche.Un'oligarchia militare comporta un gruppo piu o meno ampio di militari,con o senza un primus inter pares,prima coinvolti nel golpe e poi nel regilme.A questo proposito si puo distinguere efficacemente tra controllo,in cui i militari svolgono un limitato compito generale di guida di organizzazioni,direzione degli stesso settori e amministrazione.Nordlinger distingue tre tipi:i militari guardiani,i militari moderaotir e i militari governanti.Nel caso del regime con militari moderatori,i militari hanno un potere di veto,il loro obiettivo politico principale è il mantenimento dello status quo e dell'ordine.I regimi con militari guardiani che controllano direttamente il governo,occupando i ruoli decisionali piu importanti,hanno obiettivi di ordine,conservazione e semmai di razionalizzazione economica.Ingine nei regimi con militari governanti il controllo e la penetrazione militare di tutte le struttre politiche,burocratiche,economiche sono piu profondi.Gli obiettivi di mutamento che si pongono sono piu radicali ed ambiziosi.In questi regimi maggiore è la repressione e piu alta la probabilità di persistenza.In essi talora si tenta la formazione di un forte partito di massa.Quando il tentativo ha successo e il partito raggiunge un ruolo relativamente autonomi si è nell'ambito dei regimi esecito-partito.La maggior parte degli studiosi si è soffermato ad analizzare le motivazioni politico-socilai o quelle interne organizzative dell'intervendo militare:il cosiddetto pretorianesimo.

1)le ragioni piu importanti dell'intervento militare non sono militari,ma politiche in quanto dipendono dalla assenza di istituzioni politiche in qualche modo consolidate

2)In qualsiasi paese i militari hanno il monopolio della forza.Finer afferma:i militari con il loro quintuplio vantaggio dovuto a organizzazione,disciplina gerarchica,comunicazione e spirito di corpo,oltree al fatto di possedere armi pesanti,sono di gran lunga l'organizzazione piu potente della società

3)Molto rari sono i asi in cui la situazione politica interna non è l'aspetto piu importante da considerare.I regimi politici che hanno saputo rispondere meglio ai problemi economici hanno avuto meno interventi militari

4)In situazioni di disordine civile o di crisi i militari,che si identificano con gli interessi nazionali,possono intervenire per prevenire tagli al bilancio delle spese per ladifesa op er accrescere tali spece.I militari al governo si trovano sottoposti alle stesse pressioni,domande e limitazioni dei precedenti governanti civili.Un'altra motivazione specifica puo essere la reazione a interferenze dei civili che limitano in un qualche modo l'autonomia militare in materia di promozioni,addrestramento,determinazione dei curricula ed altri aspetti simili.Un altro elemento riguarda la creazione da parte dei civili di milizie alternative che minacciano di togliere ai militari il monopolio della forza.Huntington e altri mostrano come la preesistenza di un sistema con un partito dominante o egemonico,cioè di una istituzione che svolge un ruolo integrativo di stabilità,è negativamente correlata con quei colpi di stato.Altri studiosi come Finer identificano l'esistenza di un'alta professionalizzazione insieme alla credenza nel principio della superiorità civile,la valutazione negativa delle capacità di azione ed efficienza delle forze armate,il timore di una guerra tra i militari stessi e la paura che in seguito all'intervento l'esercito possa disgregarsi.

I regimi civili militari sono fondati su una allenza tra militari,piu o meno professionalizzati e civili,siano essi burocrati,politici di professione,tecnocrati,rappresentanti di borghesia industriale e finanziaria.L'esistenza di tale coalizione non deve far dimentcare ne le tensioni oggettive che strutturalemente esistono tra militari e civili per la diversità di interessi che spesso li dividono,ne il fatto che in taluni paesi ruoli militari e ruoli politici si sovrappongono e confondono per cui la relazione di tensione e conflitto tra militari e civili non corrisponde sempre alla realtà;vi puo essere commistione di ruoli e cooperazione,piuttosto che conflitto.

Per alcuni regimi civili-militari puo essere usata la espressione di regimi burocratici- militari.Secondo Linz,il regime burocratico-militare è caratterizzato da una coalzione dominata da ufficiali e burocrati.Le decisioni politiche sono dettatre da pragmatismo.Non vi è un partito di massa con un ruolo dominante.Tuttavia è possibile la creazione di un partito unico voluto dal governo che tende a ridurre la partecipazione della popolazione,persino nelle sue manifestazioni manipolate.In qualche caso sono ammessi anche piu partiti,ma questi non danno vita a elezioni livere o a effettiva competizione.Sarebbe errato concludere che si tratta di regimi tradizionali.Infatti è gia in atto in tali regimi un processo di modernizzazione socio-economica.Questi regimi sono stati istaurati frequentemente in sistemi in cui erano gia comparse le istituzioni democratico-liberali,ma nei quali non si era ancora consolidato un sistema partitico capace di dar vita a governi stabili.IN stadi piu avanzati del processo di modernizzazione si assiste a due diversi fenomeni.Il primo è l'emergere di ruoli tecnocratici con la maggior importanza assunta dai tecnici nella vita politica.Il secondo è il maggior ricorso a misure repressive per controllare le masse popolari.

Il regime corporativo è caratterizzato essenzialmente dalla partecipazione controllata e dalla mobilitazione della comunità politica attraverso struttre organiche.A livello ideologico,rifiuta sia la concezione liberale della competizione sia quella marxista del conflitto di classe per aderire a una scelta corporativa,fondata sull'idea della

raprresentanza sulla base delle unità econpomiche e/o sociali di appartenenza.I motivi vanno ricercati soprattutto nel disegno dei leader autoritari di legittimare il loro potere servendosi di quella dottrina e di controllare la partecipazione di certi settori della comunità politica.Si puo distinguere tra corporativismo includente e corporativismo escludente.Nel primo caso l'obiettivo dei governantiè mantenere un equilibrio stato- società garantito da politiche dirette a includere gruppi operai importanti nel nuovo assetto politico-economico.Nel secondo caso l'obiettivo è l'esclusione raggiunta per mezzo di coercizione,smobilitazione e ristrutturazione dei gruppi operai piu importanti.

Il populismo si tratta della traduzione politica dell'enorme processo di mobilitazione che investe settori della popolazione prima non partecipanti attivi politicamente.Se la sua base sociale principale è costituita da masse urbane di recente immigrazione,nei diversi movimenti,e soprattuto nei regimi si possono trovare associati gruppi di classe media,classi alto-borghesi,clero o anche militari.L'ideologia non è ben articolata o precisamente formulata,si riferisce anzi a valori spesso vaghi ed ambigui,oltrettutto con forti diversità da paese a paese.Tuttavia sono costanti l'accento posto sulla volontà popolare identificata con la giustizia e la moralità,e l'importanza del rapporto non mediato tra popolo e leader.Si tratta di movimenti socialmente e ideologicamente compositi e con aspetti diversificati.

Gli attori principali del regime esercito-partito sono l'esercito e il partito,due strutture parallele e sostanzialmente in simbiosi:gli stessi leaders possono occupare tuoli diversi nell'una e nell'altra struttura.L'esercito è il partner piu importante e forte della coalizione e riesce ad esercitare un controllo sul partito.Nei casi ascrivibili a questo regime,l'istaurazione è avvenuta in seguito ad un colpo di stato militare e a profonde modificazioni costituzionali attuate tra la metà e la fine degli anni settanta.La principale struttura civile è il partito unico:solo in qualche caso sono ammessi altri piccoli partiti senza che vi sia competizione reale.Si è nell'ambito del cosiddetto sistema con partito egemonico.I regimi che configurano tale modello consentono spesso un'alta stabilita.

I regimi civili sono i regimi di mobilitazione nei quali cioè quella caratteristica di limitata mobilitazione propria degli autoritarismi si attenua cosi che essi diventano un modello- limite di autoritarismo,quello piu vicino al totalitarsmo.I diversi regimi civili sono accomunati soprattutto dal tuolo preminente del partito unico o egemonico,che puo anche convivere con altri partiti minori senza che vi sia un'effettiva competizione.

Il primo modello è quello del regime nazionalista di mobilitazione che nasce dalla lotta per l'indipendenza nazionale diretta da un'elite locale.In questi regimi i militari hanno un ruolo secondario e accettano sostanzialmente il controllo delle elites nazionaliste civili.Questo regime ha una notevole articolazione in termini di strutture politiche locali e nazionali,a livello partitico e non.Questi regimi vengono instaurati negli anni sessanta in seguito alla decolonizzazione e l'ideologia nazionalista e socialista rimane centrale o molto importante.

Il regime comunista di mobilitazione in un contesto socio-economico talore relativamente sviluppato,al centro della coalizione dominante sta un partito unico,con un 'articolazione

strutturale molot approfondita e una notevole capacità di controllo della società.L'importanza cruciale del partito unico non deve far concludere che ci si trovi in una situazione di monismo e di totalitarismo.Infatti proprio la complessità sociale o altri aspetti strutturali di tipo etnico ed economico fanno si che accanto al aprtito con tendenze totalitarie abbiano un proprio ruolo nel regime altri gruppi o anche l'esercito.Nella posizione dei militari non vi sono tensioni,ma semmai confusione tra i ruoli militari e quelli partitici.In secondo luogo se vi è conflitto non deriva da motivi professionali per quanto riguarda i militari.In terzo luogo i militari mantengono un ruolo di garanti del regime e sostenitori dell'egemonia del partito in grado anche di intervenire con sostanziali modificazioni dello stesso regime nel caso di crisi profonda del aprtito.L'ideologia legittimante prevalente è il marxismo-leninismo.Il modello è caratterizzato da una differenziazione strutturale assai alta del partito,dei sindacati e di altre forme consiliari a livello locale.Va sottolineata la pervasività delle struttre politiche- partitiche a tutti i livelli della società.Cio che differenzia questo modello dal totalitarismo è l'esistenza di un qualche grado di pluralismo limitato,un'ideologia meno dominante e minore mobilitazione.La diversità rispetto al modello precedente non sta nell'ideologia in se poichè anche nei regimi nazionalisti di mobilitazione l'ideologia puo essere il marxismo-leninismo,ma sta nel differente esito di tale ideologia operante in contesti enormemente diversi.

Nel regime fascista di mobilitazione l'attore principale è costituito da un leader carismatico strettamente legato a un partito con tendenze totalitarie,articolato e strutturalemtne differenziato che preesiste all'instaurazione del regime ed è il principale protagonista del processo instaurativo.Nelle fasi successive di consolidamento e persistenza,strutture del regime e partito totalitario tendono ad autonomizzarsi dagli altri grupi socio-economici che l'appoggiano e che ne hanno determinato il successo durante l'instaurazione.La presenza e i ruolo di tali attori mantiene il partito nell'ambito di un relativo pluralismo limitato che basta a differenziarlo chiaramente dal regime totalitario.L'ideologia è fortemente nazionalista,anzi pan-nazionalista.Inoltre spiccati sono l'antiliberalismo,l'antiparlamentarismo,l'anticomunismo.Punta sull'integrazione e la solidarietà nazionale,sull'uso della violenza,sulla supremazia dello stato,sui principi di disciplina,ordine,autorità,su certi stili esteriori retorici e romantici.Partito totalitario e ideologia fascista restano lo strumento e il contenuto principale dell'alta mobilitazione creata e mantenuta dal regime.La contraddizione riguarda il voler mantenere un'alta movilitazione senza giungere a una traduzuine della ideologia in politiche.Si teme inoltre che la partecipazione da controllata diventi spontanea e sfugga dalle mani dei governanti.

IL REGIME DI MOBILITAZIONE A BASE RELIGIOSA

La novità piu importante è data dalla presenza combinata di una struttura di mobilitazione molto articolata e potenzialmente piu efficace del partito,il clero,e da un'ideologia altrettanto complessa che disciplina,controlla,ha prescrizioni per ogni momento della vita dell'affiliato-credente.

REGIMI DI TRANSIZIONE

Quei regimi che magari da un certo tempo non sono piu completamente autoritari o tradizionali,ma non sono ancora pienamente entrati nel genus democratico.Regimi di transizione sono tutti quei regimi preceduti da un'esperienza autoritaria o tradizionale,cui faccia seguito un inizio di apertura,liberalizzazione e parziale rottura della limitazione del pluralismo.Questo significa che accanto ai vecchi attori del precedente regime autoritario sono emerse chiaramente delle opposizioni,grazie anche a un parziale,relativo rispetto dei dirittti civili.Tali opposizioni sono ammesse a partecipare al processo politico,ma sostanzialmente escluse da ogni possibilità di accedere al governo.Esistono piu partiti di cui uno resta dominante egemonico.Gli altri partiti sono poco organizzati.Spesso,una legge lettorale fortemente distorcente provvede a mantenere un enorme vantaggio nella distribuzione dei seggi al partito dominante-egemonico.La mobilitazione autoritaria è solo un ricordo del passato.Sono assenti anche forme evidenti di repressione poliziesca.I militari possono mantenere un ruolo politico evidente pur se sempre meno diretto ed esplicito.L'elemento centrale è che tali regimi hanno perduto alcuni aspetti essenziali del genus non democratico,ma non hanno ancora tutte le caratteristiche minime della democrazia.Se esistono limiti nell'espressione effettiva del voto si puo parlare di democrazia protetta.Con questo termine si intende che il regime in questione ha tutti gli aspetti che almeno formalmente lo farebbero rientrare tra le democrazie ma che è anche controllato dagli apparati militari o da forze esterne al paese che condizionano il regime.Se il procedimento elettorale è corretto,ma i diritti civili non ono ben garantiti allora si potrà parlare di democrazia elettorale.SItuazioni del tutto diverse configurano i casi di pseudo-democrazia.

LA CRISI AUTORITARIA

A proposito della dinamica autoritaria,i principali processi sono l'instaurazione,il consolidamente e la crisi.Il consolidamento autoritario puo considerarsi sostanzialmente concluso quando la coalizione dominante si è data un assetto.Gli esiti del consolidamento possono essere tre:crisi,persistenza instabile,persistenza stabile.La crisi autoritaria puo giungere,dopo il processo instaurativo,a mostrare il fallimento del consolidamento,ovvero puo avvenire a distanza di molti anni.L'ipotesi centrale da cui si puo partire è che si hanno le condizioni per la crisi autoritaria quando la coalizione dominante alla base del regime si incrina,si rompe quando viene meno il patto.Se è ovvio ipotizzare che le istituzioni cerchino un loro consolidamento,tendano a distaccarsi dagli altri attori della coalizione rendendola meno coesa.Questo ha limitate conseguenze se il regime si è veramente istituzionalizzato ed ha raggiunto un completo controllo dell'arena coercitiva e una qualche legittimiazione di massa o un sostegno passivo o una diffusa apatia.Quali sono le cause della crisi autoritaria?

1)se intervengono trasformazioni nella struttura,nella consistenza e nelle scelte e preferenze dei gruppi sociali ed economici che formano la coalizione dominante,allora essi tenderanno a modificare tale coalizione.

2)tali modificazioni possono oppositori attivi o passivi del regime;e/o tensioni interne,conflitti e domande di adattamento del regime stesso.

3)trasformazioni socio-economiche possono dare maggiori risorse di influenza e coercitive a nuovi attori che potranno mobilitarsi contro il regime.

La rottura puo essere dovuta almeno a tre fenomeni:

1)riguarda l'emergere di divisioni all'interno delle forza armate(a causa di lotte personalistiche di potere,differenze ideologiche).Finer evidenzia correttamente le potenzialità di divisione,le tensioni e i problemi derivanti dal fatto che un gruppo di militari,quello al governo,tiene posizioni che alla lunga possono diventare molto diverse da quelle dei militari che rimangono nelle caserme.

2)Riguarda le divisione tra le forze armate e gli attori civili della coalizione:quando le prime vogliono affermare il proprio dominio all'interno della coalizione;oppure quando le politiche imposte dai civili diventano inaccetabili per i militari in quanto non riescono a raggiungere i fini di ordine e stabilità voluti dalle stesse forze armate.

3)riguarda il distacco delle elites civili dalla coalizione dominante in quanto risultano fallimentari le politiche varate dal regine,soprattutto le politiche economiche,oppure in quanto sembra maturato il momento per altre politiche che prescindano dal condizionamento,talora di tipo troppo nazionalistico,dei militari stessi.Questa ragione è piu probabile laddove esista una struttura economica industriale piu sviluppata e un piu forte gruppo di borghesia capitalista.

Una causa di prominente di tali fenomeni puo essere una guerra perduta o anche piu limitate sconfitte militari che possono rinfocoloare le divizioni all'interno delle forze armate,ovvero portare al distacco delle elites civili dai militari.Non si dimentichi la straordinaria rilevanza che puo avere in questi casi il fattore internazionale come variabile interveniente decisiva per spiegare sia la crisi che poi il crollo.é importante notare non appena inizia la crisi si hanno alcune manifestazioni-reazioni ricorrenti.La loro risposta nel tentare di superare la crisi va in due direzioni:proseguire nella repressione della società divile e operare aperture democratiche.Occorre distinguere tra il caso in cui la crisi continua per un tempo lungo e il caso in cui la crisi porta al crollo del regime e alla sua trasformazione.Indipendentemente dalle ragioni,la rottura della coalizione,dominante a sostegno del regime ha conseguenze e manifestazioni anche a livello di politica visibile.L'inasprimento del conflitto tra le elites comporta una maggiore difficoltà decisionale se non un vero e proprio immobilismo magari proprio in quei settori che sono stato all'originedei dissensi e della rottura del patto coalizionale.Le divisioni possono approfondirsi fino a diventare incolmabili,il regime puo perdere ulteriormente legittimazione a livello di elites.Un'altra conseguenza puo essere una riduzione delle capacità repressive del regime ovvero un maggior costo in termini decisionali della repressione.Le manifestazioni della crisi si sostanziano in una rottura del pluralismo non piu limitato e in una crescita di mobilitazione che il regime non è piu in grado di controllare e anche nell'affermazione di ideologie antiautoritarie.Si innestano a questo punto alcune condizioni senza le quali la crisi autoritaria puo durare molto a lungo senza dar luogo al crollo del regime ne a una sua trasformazione graduale e continua in un regime diverso.Innanzitutto vi è la possibilità che settori della coalizione dominante si

distacchino dal regime assumendso posizioni di disimpegno e anche eventualmente di opposizione attiva.In secondo luogo alcuni gruppi prima indecisi o indifferenti passano all'opposizione attiva al regime,ingrossando e inforzando attori di opposizione piu nettamente contrari al regime oppure dando vita a nuovi e diversi movimenti organizzati.In terzo luogo riprendono vigore e diventano capaci di maggiore attività le opposizioni che sono riuscite a resistere alla repressione autoritaria.é importante che questa opposizione al regime esista,cresca e sia in grado di modificare i rapporti di forza esistenti nell'arena politica che prefiguri la possibilità di un'alternativa politica senza la quale la crisi potrebbe durare indefinitamente.La mobilitazione deve essere tale da non impaurire gli attori appartenenti alla precedente coalizione dominante,soprattutto i militari.Si potrebbe produrre l'effetto di mettere in sordina le divisioni esistenti nella coalizione dominante,ricreando sostanzialmentele condizioni che hanno portato all'instaurazione di quel regime autoritario e ricompattando la coalizione.Se in molti casi si ha uno specifico evento acceleratore di ordine interno o internazionale,perchè vi sia crisi è quasi sempre indispensabile che un attore prima appartenent alla coalizione autoritaria prenda l'iniziativa ai fini di un mutamento del regime.

DEMOCRAZIA E MUTAMENTI

Le dinamiche di mutamento sono la crisi della democrazia che puo portare anche al suo crollo e all'instaurazione di qualche tipo di autoritarismo,e la transizione alla democrazia che con i successivi processi di instaurazione,consolidamento e conseguente stabilità.Si puo all'interno della crisi democratica tra crisi della democrazia e crisi nella democrazia e,poi,tra crisi e crollo o caduta democratica.Crisi della democrazia è l'insieme di fenomeni che alterano il funzionamento dei meccanismi tipici di quel regime.Vi è crisi democratica quando insorgono limiti e condizionamenti alla precedente espressione dei diritti politici e civili ovvero quando si ha limitazione della competizione politica e/o della potenziale partecipazione in quanto si è incrinato e/o rotto il compromesso democratico che è alla base.La crisi della democrazia:la crisi e il crollo intervengono quando inizia ad essere creata una democrazia di massa,ma vi è una reazione contraria che ha successo con l'instaurazione del fascismo e del franchismo.La crisi della democrazia ha almeno due significati empiricamente rilevanti:a)arresto del funzionamento o cattivo funzionamento,sulla base delle norme esistenti,di alcune strutture e meccanismi cruciali del regime o anche nei rapporti legislativo/esecutivo in altre strutture proprie del regime,burocrazia o magistratura;b)distacco o cattivo funzionamento dei rapporti società- partiti o gruppi strutture del regime democratico,quando domande espresse dalla società civile non si traducono o non possono tradursi in decisioni assunte dal regime.Crisi non è crollo o caduta e mutamento del regime in direzione democratica ovvero autoritaria.Si ha crollo quando i caratteri fondamentali del regime saltano e una diversa democrazia o un regime autoritario vengono instaurati con modalità discontinue cioe a seguito di un colpo di stato,una guerra ecc.Rispetto allo svolgimento della crisi democratica,occorre individuare quali siano i conflitti sostanziali e gli attori istituzionali e politici rilevanti.In secondo luogo si deve vedere lo stato del regime democratico antecedentemente al periodo identificato come critico:da quanto tempo la democrazia è stata instaurata,se vi è stato un qualche consolidamento.In terzo luogo se nel medio e anche nel lungo periodo

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