M. FOggetti, al-Andalus dalla conquista alla fine del XV secolo, Alma Mater Studiorum, 2017., Tesi di laurea di Storia Medievale. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
randolph_carter
randolph_carter

M. FOggetti, al-Andalus dalla conquista alla fine del XV secolo, Alma Mater Studiorum, 2017., Tesi di laurea di Storia Medievale. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

42 pagine
68Numero di visite
Descrizione
Tesi di laurea triennale in Storia Unibo. Dall'origini dell'Islam, seguendo le orme della dinastia omayyade, i suoi sviluppi in Andalusia e la sua fine nel XV secolo con il sultanato di Granada.
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 42
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento

ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITA' DI BOLOGNA

SCUOLA DI LETTERE E BENI CULTURALI

Corso di laurea in

STORIA

AL-ANDALUS DALLA CONQUISTA ALLA FINE DEL XV SECOLO

Tesi di laurea in

STORIA MEDIEVALE

Relatore Prof: PAOLA GALETTI

Presentata da: MARCO FOGGETTI

Sessione

seconda

Anno accademico

2016/2017

1

INDICE

INTRODUZIONE 2

CAPITOLO 1. LA NASCITA DELL’ISLAM 4

1.1. MUHAMMAD 4

1.1.1. LA VITA DI MUHAMMAD 5

1.2. L’ISLAM DOPO MUHAMMAD 7

1.3. LA DINASTIA OMAYYADE. 12

DAL DOMINIO IN MEDIO ORIENTE ALLA FUGA IN OCCIDENTE

CAPITOLO 2. L’ISLAM IN SPAGNA 16

2.1. I PRIMI SECOLI DELL’ISLAM NELLA PENISOLA IBERICA. 17

AL-ANDALUS (SECOLI VII-X)

2.1.1. IL CALIFFATO DI CORDOVA (SECOLI X-XI) 18

2.2. IL DECLINO DI AL-ANDALUS. DAI REGNI DI TAIFAS AL 20

SULTANATO DI GRANADA (SECOLI XI-XV)

2.3. DALLA CONVERSIONE DI MASSA ALL’ESPULSIONE MORESCA 26

(SECOLI XV-XVII)

CAPITOLO 3. CARATTERI DELLA DOMINAZIONE ISLAMICA NELLA 28

NELLA PENISOLA IBERICA

3.1 LA GUERRA E LE ZONE DI FRONTIERA IN AL-ANDALUS 32

3.2. I CITTADINI DI AL-ANDALUS 35

3.3 IL CONTRIBUTO DEI MUSULMANI ALLA CULTURA 37

OCCIDENTALE

CONCLUSIONE 39

BIBLIOGRAFIA 40

2

INTRODUZIONE

In questo elaborato parleremo del rapporto che l’Islam ha avuto nella sua storia con la

religione cristiana nella penisola iberica e degli eventi che hanno generato l’incontro tra

le due culture diverse.

Attraverso questa tematica descriveremo i rapporti tra le due religioni ed evidenzieremo

come le strutture dell’Islam in Medio Oriente siano giunte in Spagna.

L’argomento del presente lavoro è stato scelto soprattutto per la curiosità verso il

mondo arabo ma anche per i contatti che ci sono stati tra le due delle tre religioni

monoteiste più importanti nella storia.

Nel primo capitolo descriveremo come è nato l’Islam grazie al profeta Muhammad e

come è nata un’identità territoriale e politica con i primi quattro califfi. Nelle prime fasi

dell’espansionismo arabo, grazie alla dinastia Omayyade, la cultura e la religione araba

iniziarono a diffondersi in numerosi territori del Medio Oriente arrivando anche nel

Maghreb. A causa della rivolta della dinastia abbaside, l’ultimo sopravvissuto della

famiglia omayyade intraprese un viaggio, con il suo esercito fedele, verso il Maghreb e

da qui giunse nella penisola iberica, dove si scontrò con i Visigoti. Dopo la conquista

delle città visigote venne proclamato l’emirato omayyade che prese il nome di al-

Andalus.

Il secondo capitolo è strutturato in base ai processi dinastici che si sono sviluppati in

al-Andalus tra l’VIII e il XV secolo e alle guerre tra gli invasori e i popoli iberici.

Vedremo come gli Arabi stanziati nella penisola iberica iniziarono a importare i sistemi

giuridici, religiosi, sociali e culturali dell’Islam orientale. Questo processo si deve a

‘Abd al-Rahman III, che trasformò l’emirato in califfato nel X secolo e si proclamò

nemico della dinastia principale degli Abbasidi di Baghdad. Il califfato omayyade di

Cordova ebbe vita breve a causa del potere personale assunto dai governatori delle varie

provincie di al-Andalus, chiamati regni di taifas. Il potere di questi piccoli regni era

inferiore rispetto a quello delle monarchie cristiane e per questo venne chiamata, alla

fine dell’XI secolo, in soccorso la dinastia africana degli Almoravidi. Un secolo dopo

gli Almoravidi persero quasi tutti i territori, sia in al-Andalus e sia nel Maghreb,

rispettivamente a favore dei cristiani e degli Almohadi, una dinastia berbera che prese

3

potere nel nord Africa. Nel XIII secolo il dominio musulmano fu spazzato via con la

battaglia di Las Navas de Tolosa, fatta eccezione per il sultanato di Granada che rimase

l’unico faro dell’Islam nella penisola iberica fino al XV secolo.

Nel terzo e ultimo capitolo è descritta la cultura cristiana e musulmana nel periodo di al-

Andalus. Dalla parte cristiana si può osservare la composizione di numerose opere di

genere storiografico, nate con lo scopo di conoscere il nemico e di combatterlo

attraverso la conoscenza della sua cultura. Per questo furono tradotti scritti arabi da

parte di numerosi gruppi di interpreti situati a Toledo. Vedremo che un altro fenomeno

della cristianità fu la creazione di eroi iberici, come il re asturiano Pelayo, e di santuari

per il pellegrinaggio come Santiago de Compostela. Dal punto di vista musulmano fu

indicato il territorio di al-Andalus come la zona di frontiera del jihad e quella interna

della dhimma. Il capitolo si conclude con la descrizione dei contributi positivi che il

periodo di al-Andalus ha lasciato nella memoria europea e iberica.

.

4

CAPITOLO 1. LA NASCITA DELL’ISLAM

“Gli Arabi chiamano sé stessi al-‘Arab, con un nome che designa una comunità, vale a dire la

totalità degli Arabi; al-‘Arabi è invece il singolo appartenente a questo comunità la cui unità si

fonda, in un primo momento, innanzitutto sull’uso della lingua araba: è arabo colui che parla

arabo.”1

Gli Arabi erano probabilmente, secondo le iscrizioni assire dell’VIII e VII secolo a.C.,

comunità di nomadi, situati nella penisola arabica e in altri territori confinanti come la

Palestina/Giordania, Siria e Iraq. I nomadi arabi erano molto legati al cammello che

garantiva la sopravvivenza nella zona desertica. Da questo accostamento, nomade arabo

e cammello, deriva il nome beduino arabo (al-badawi2), ovvero colui che viaggia a dorso

di un cammello. Il significato del nome degli Arabi è sconosciuto e l’elemento principale

della comunità è la lingua arabica. L’arabo è legato alle lingue che venivano utilizzate

nella Mezzaluna Fertile nel periodo dell’antico Oriente e fa parte della famiglia delle

lingue semitiche, ovvero da Sem, il figlio di Noè (infatti sia il popolo d’Israele e sia gli

Arabi vengono descritti nella tavola della discendenza nell’Antico Testamento3).

1.1. MUHAMMAD

Le tribù nomadiche arabe, prima della svolta storica e religiosa del profeta Muhammad,

non avevano conosciuto particolari assetti politici. Le principali città come La Mecca,

Ta’if e l’oasi di Yathrib (successivamente Medina) erano abitate e controllate da diverse

tribù; ogni tribù utilizzava un dialetto diverso, ma i poeti dell’epoca avevano trovato un

linguaggio comune per tutte le comunità4. Non solo la lingua comune ma anche i luoghi

consacrati divennero degli importanti punti d’incontro, che poi vennero spogliati dei

loro culti pagani e trasformati in luoghi di pellegrinaggio islamico. Le divinità pagane

consentirono un grande sviluppo del pellegrinaggio e delle fiere, che riuscirono a creare

i primi legami sovraregionali tra le tribù di tutta la penisola arabica. I legami tra le varie

tribù consentirono anche contatti con l’esterno della penisola attraverso il commercio,

diffuso per la via dell’incenso dallo Yemen alla Siria e dall’oceano Indiano al

Mediterraneo; il commercio garantiva la sopravvivenza delle tribù arabe, come quella

1 H. HALM, Gli Arabi, Bologna, 2006, p. 7. 2 Definizione di badawi: http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/badawi/ . 3 H. HALM, Gli Arabi cit. n.1, p. 8. 4 Ibid., pp.21-23.

5

dei Qurayshiti, che organizzavano ogni anno delle carovane estive e invernali. Lo stesso

Corano le menziona (sura CVI,2)5. Grazie a due testi particolarmente rilevanti della

tradizione musulmana (Sira e Corano6), ci è giunta sino ai nostri tempi la narrazione

della vita di Muhammad. Fu un commerciante del clan degli Hashimiti appartenente alla

tribù dei Qurayshiti della Mecca, che ricevette la vocazione intorno al 610 e si presentò

come il Profeta (in arabo nabi). La Sira è la biografia tradizionale del Profeta e riporta

racconti che mirano a confermare l’importanza di Muhammad, colui che poteva

spiegare o far comprendere i messaggi nascosti del Corano. Nella Sira la figura di

Muhammad è resa sacra mentre al contrario nella realtà storica egli si presentava come

un normalissimo uomo, inviato da Dio.7 Grazie alla tradizione biografica possiamo

conoscere la vita di Muhammad e gli eventi che lo hanno condotto a diventare il profeta

della terza religione monoteista più importante al mondo.

1.1.1. LA VITA DI MUHAMMAD

Muhammad nacque nel 570 alla Mecca, nel clan degli Hashim della tribù dei Quraysh.

Divenuto orfano in giovane età divenne un carovaniero grazie a suo zio Abu Talib. La

Sira menziona i primi vent’anni del Profeta e non racconta dei successivi venti, fino a

quando non ricevette la rivelazione in una grotta del monte Hira, nei pressi della Mecca.

La vocazione gli venne conferita dall’angelo Gabriele, il quale gli ordinava di

diffondere e rivelare agli altri uomini l’esistenza di un Dio generosissimo.8 Questo

avvenimento, che coincise con il mese del Ramadan, diede inizio alla Rivelazione. Gran

parte dei Quraysh non accettarono la predicazione che minacciava l’ordine religioso e,

soprattutto, economico della città. L’evento che segnò la vita di Muhammad e di tutti i

suoi fedeli avvenne nel 622, quando senza più protettori alla Mecca i seguaci del Profeta

stipularono un accordo con le tribù di Yathrib ed emigrarono. Questo esilio forzato dalla

Mecca, in arabo higra, conosciuto come Egira, segnò una nuova era per l’Islam e i

Musulmani hanno adottato tale avvenimento per dar inizio al loro calendario: il 16

5 Ibid., pp. 22-23. 6 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo, Bologna, 2004, pp.11-12. 7 H. HALM, Gli Arabi cit. n. 1, p.23. 8 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, pp.17-18.

6

luglio 6229. Muhammad si fece notare come rappresentante politico, religioso e militare

di Yathrib, successivamente chiamata Medina, <<la città del Profeta>>10. Tra il 624 e il

630 ci furono diversi conflitti tra le comunità di Medina e quelle della Mecca, i quali

videro i fedeli di Allah trionfare sul capo dei Quraysh che si sottomise a Muhammad,

che divenne l’uomo più importante della sua città natale. L’altro libro della tradizione

musulmana, il Corano, rappresenta il testo sacro per l’Islam, il quale regola la vita

religiosa e sociale dei fedeli. Il termine Corano significa <<recitazione>>, e in arabo

qur’an.11 Il significato dimostra la predicazione e la diffusione della parola di Dio

attraverso la parola, poiché nella società araba del VII secolo era molto diffusa l’oralità

mentre invece la scrittura era utilizzata solo per determinate operazioni.

Il Profeta ha tramandato oralmente il suo pensiero ai suoi discepoli attraverso il discorso

coranico, che ha tre protagonisti:

-Dio, in arabo Allah, il quale grazie alla mediazione del Profeta si rivolge agli uomini;

-Muhammad, colui che riceve e comunica ai suoi discepoli la rivelazione;

-Gli uomini, coloro che devono ricevere la predicazione dal Profeta12.

Il Corano venne elaborato per iscritto durante il mandato del primo califfo Abu Bakr

(632-634), poiché era necessario per l’ordine politico e sociale, al fine di garantire una

unità per la comunità e i suoi bisogni, sostituire i precedenti testi sacri con un unico e

incontestato testo sacro. È suddiviso in 114 sure o capitoli; ognuno di essi è diviso in

versetti. Non c’è un ordine cronologico o logico per le unità testuali, non forma né

un’opera ordinata per temi, né un racconto coerente. Il libro è composto da una varietà

di stili letterari (preghiere, racconti, esortazioni, regole di condotta, inni) e da una poesia

molto ricca (rimata e ritmata), caratteristiche che gli danno un grande impatto

suggestivo e emotivo. Il Testo sacro è scritto in lingua araba, ovvero la lingua trasmessa

9 H. HALM, Gli Arabi cit. n. 1, pp. 24-25. 10 Definizione di Medina: http://www.treccani.it/enciclopedia/medina/ . 11 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, 2004, p.11. 12 Ibid., p.12.

7

a Muhammad nella rivelazione divina, e per questo è la lingua sacra con cui recitare le

preghiere e i versetti coranici13.

Con l’higra, la penisola arabica vide un grosso cambiamento sul credo religioso, infatti

nel Corano vengono criticate e condannate alcune delle religioni presenti nel suo

territorio. Un dato importante che si può riscontrare è la descrizione di Gesù, visto come

gli altri profeti e non come il figlio di Dio. Come vedremo più avanti, quando andremo

a descrivere i contrasti in al-Andalus14 tra i Musulmani e i Cristiani, una delle cause

della rivalità tra le due forze nemiche era il significato che aveva il cristianesimo per i

Musulmani, ovvero una religione politeista che venerava tre entità15.

L’Islam inserì La Mecca nello spazio sacro della nuova religione poiché era importante

sia per la religione e sia per l’economia e venne scelta come qibla (direzione della

preghiera). I fondamenti tribali preislamici che si trovavano a La Mecca, così come nel

resto della penisola arabica, non vennero eliminati ma venne sovrapposto al di sopra di

essi una nuova struttura religiosa e sociale nelle comunità. Quindi la società

comprendeva i (credenti), chiamati in arabo mu’minun, presenti sin dagli albori della

nuova religione, insieme agli Arabi di Yathrib che si convertirono dopo l’Egira, fedeli

che costituiscono una comunità che viene chiamata la umma, la quale invita al bene

fraterno, ricerca la giustizia e combatte l’ingiustizia; dall’altro lato si trovavano gli

(infedeli) (kuffar), ovvero coloro che non avevano accettato Muhammad, e insieme a

loro ci sono gli (ipocriti) (munafiqun) criticati poiché praticavano l’Islam solo per

convenienza. Contro di loro i fedeli erano legittimati a far guerra perché erano intravisti

come nemici di Dio.16

1.2. L’ISLAM DOPO MUHAMMAD

Poco prima della sua morte Muhammad era riuscito a stipulare un gran numero di

trattati di protezione con le tribù ebree, cristiane e arabe di tutta l’Arabia. L’8 giugno del

632 morì dopo essere riuscito ad imporre il proprio dominio religioso e politico in tutta

l’Arabia e ad opporsi alle incursioni straniere dei Persiani e Bizantini. La forma di

13 Ibid., p. 13. 14 A. VANOLI, La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito, Roma, 2006, pp. 34-35. 15 ID, La Reconquista, Bologna, 2009, pp.31-32. 16 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, p. 16.

8

governo utilizzata dal profeta, ovvero la teocrazia, l’impero governato dalla legge divina

era ed è per la storia dei Musulmani la forma ideale di amministrazione della città. Dopo

la sua morte si crearono all’interno dell’Islam delle correnti religiose in contrasto tra di

loro. La corrente con più fedeli è il Sunnismo (ahl as-sunna wa l’jama a) che sancisce

l’ortodossia in opposizione ai nemici (Sciiti e Karigiti) e il testo che rispettano e

seguono tutti è la Sunna 17 , l’altra corrente è lo Sciismo nato dalla guerra civile a metà

del VII secolo, è legato alla figura di Ali e ai suoi discendenti, secondo gli sciiti i

califfati Omayyadi e Abbasidi sono illegittimi poiché hanno usurpato il potere ad Ali e

la sua famiglia 18. Questi due grandi credi all’interno dell’Islam seguivano alla lettera il

testo del Corano. Interpretare il testo sacro non era facile e infatti la lettura e

l’interpretazione venne affidata a una élite di dotti in scienze religiose.

Ci sono dei fondamenti importanti dell’Islam sunnita come gli appelli alla guerra,

chiamati jihad 19. Il jihad lo ritroveremo in tutte le epoche musulmane, soprattutto in

quella di cui parleremo nel secondo capitolo sulla dinastia degli Omayyadi e delle

dinastie successive in al-Andalus a partire dall’VIII secolo, dove questi combattimenti

in nome di Allah saranno compiuti sia per via terra e sia per via mare (jihad

marittimo)20. Da qui possiamo comprendere come il Corano delinei non solo il

comportamento nella società dei musulmani ma anche come devono rapportarsi con

l’infedele e per questo aspetto e anche per altri contenuti il testo è diventato il

riferimento principale per la vita del fedele.

Dopo la morte del profeta, vennero elaborate dall’Islam sunnita due grandi raccolte da

parte di Al-Bukhari e di Muslim, entrambe redatte nel IX secolo; comprendevano i

discorsi e le azioni di Muhammad, chiamati hadith. Ogni hadith è suddiviso in due

parti: la prima comprende una linea (isnad) cronologica dei nomi di coloro che hanno

confermato l’autenticità dei discorsi trascritti, la seconda parte è il testo. La critica

esterna dei testi veniva affidata ai canonisti, chiamati muhaddithun, che analizzarono la

personalità dei testimoni e l’affidabilità degli isnad. Insieme agli hadith, troviamo il fiqh

17 Definizione di Sunnismo: http://www.treccani.it/enciclopedia/sunnismo_%28Dizionario-di- Storia%29/. 18 Definizione di Sciismo: http://www.treccani.it/enciclopedia/sciismo_(Dizionario-di-Storia)/. 19 Definizione di jihad: http://www.treccani.it/enciclopedia/jihad 20 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII), Roma, 2017, p. 113- 117.

9

che è la scienza della cognizione e dell’applicazione della legge di Dio, la shari’a21

composto da due sezioni: le prescrizioni religiose e i rapporti sociali. Il fiqh stabilisce

dei doveri e dei pilastri da rispettare dal musulmano ed è suddiviso in cinque categorie

basate sulle azioni da compiere: lodevoli, lecite, obbligatorie, vietate e biasimevoli. Il

fiqh descrive nel dettaglio come rispettare i cinque obblighi, per ogni musulmano:

“-la professione di fede (shahada), atto di adesione all’Islam e al suo dogma;

-la preghiera (salat) preceduta da abluzioni rituali di purificazione, da recitare cinque

volte al giorno; la preghiera del venerdì a mezzogiorno deve essere recitata

collettivamente alla moschea;

-il digiuno (sawn) durante il mese di Ramadan, obbligatorio per ogni musulmano pubere

e in buona salute;

-l’elemosina (zakat o sadaqa), in origine destinata a far fronte ai bisogni dei poveri della

comunità;

-il pellegrinaggio (hagg) alla Mecca che ogni musulmano che abbia forza e mezzi deve

compiere una volta nella vita.22”

Tra la fine dell’VIII e nel IX secolo vennero costituite quattro scuole giuridiche

(hanafismo, malichismo, shafismo, hanbalismo), le quali si rifacevano ai diritti redatti

dai fuqaha specializzati nelle scienze giuridiche, che riguardavano l’importanza del fiqh,

il quale si rifaceva a quattro fonti: Hadith, Corano, consenso dei dotti e ragionamento

per analogia. L’Islam sunnita è fondato su dei testi importanti, i quali vennero elaborati

nei primi secoli dell’Islam. Questi trattati religiosi vennero in un primo momento

ampliati, mentre in un secondo periodo ci fu una chiusura all’innovazione (taqlid)23.

Le azioni e la morte di Muhammad comportarono dei cambiamenti di ordine religioso e

sociale. Il compito lasciato dal profeta fu ripreso dal califfo (in arabo khalifa

<<successore>>24), che mantenne l’egemonia politica di Medina sulle tribù e costruì le

basi del potere califfale grazie alle conquiste arabe, le quali gli consentirono un dominio

anche al di fuori dell’Arabia.

Questo dominio estero va collegato ai movimenti d’invasione che nel VII secolo videro

i popoli dell’Arabia muoversi, ai danni degli Imperi bizantino e persiano. Nel primo

periodo di conquiste (634-650), le truppe arabe riuscirono a guadagnare e sconfiggere

gli eserciti siriani, persiani e bizantini, composti principalmente da mercenari;

21 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, pp. 23-27. 22 Ibid., p. 25. 23 Ibid., pp. 24-29. 24 Definizione di califfo: http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/califfo/.

10

successivamente venne attaccata dal 639 al 646 la provincia d’Egitto, una delle più

ricche e alleata di Costantinopoli. Bisogna poi menzionare la caduta nel 637 della

capitale persiana, Ctesifonte, ai danni dell’impero persiano-sasanide, e circa quindici

anni dopo (651) la morte dell’ultimo imperatore sasanide comportò il crollo definitivo

della dinastia. Questo espansionismo militare e territoriale venne garantito dalla

creazione di accampamenti militare, i quali successivamente si trasformarono in città:

Bassora (635), Kufa (638) sull’Eufrate, la vecchia Cairo (641) sul Nilo25.

Le milizie arabe venivano ripagate con quote fisse date dalle donazioni riportate su un

registro dell’esercito, chiamato in persiano diwan26. Queste entrate economiche

venivano garantite dai patti con i non musulmani sottomessi (dhimmi): ne riparleremo a

breve con il califfo ‘Umar, poiché è a lui attribuito il sistema di guadagni fiscali.

Successivamente all’assassinio dell’ultimo sovrano sasanide (651) ci fu un periodo di

stallo per l’esercito arabo, per la necessità di riorganizzare i territori appena conquistati.

In questa fase di guerre e di espansione territoriale, il mondo musulmano e i suoi vicini

videro per la prima volta nella loro storia la figura del califfo; il dominio califfale ebbe

inizio con i compagni di armi che avevano partecipato all’Egira insieme al profeta

Muhammad. La tradizione musulmana chiama questo periodo di fondazione del

califfato, rashidun, ovvero <<i ben guidati>>. I califfi, ovvero i successori del profeta,

fecero la loro prima comparsa dopo la morte di Muhammad, il quale era rimasto senza

eredi maschi e non aveva né creato una regola per la successione, né designato un

successore. Queste furono le cause che portarono le due fazioni, quella dei compagni

che avevano fatto l’Egira e i Medinesi a scontrarsi. Nel 632, durante un consiglio, i

compagni del profeta pretesero come successore Abu Bakr, che ottenne il titolo di

“khalifat rasul Allah, che significa <<successore dell’inviato di Dio>>”; Bakr morì due

anni dopo e scelse come successore, prima di morire, un altro suo compagno ‘Umar, che

assunse la qualifica di <<principe dei credenti>>. A lui si devono le prime conquiste.

Consolidò il suo ruolo militare e politico27.

25 H. HALM, Gli Arabi cit. n. 1, pp. 26-29. 26 Definizione di diwan: http://www.treccani.it/enciclopedia/diwan/ . 27A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, pp. 35-36.

11

Avevamo accennato in precedenza al ruolo importante, per l’economia araba, del patto

stipulato con i non musulmani. Con questo patto, chiamato dhimma (viene attribuito al

califfo ‘Umar ma in pratica si ritrova nel IX secolo28), l’Islam garantiva ai dhimmi,

ovvero i non musulmani, la protezione dei loro beni e delle loro vite. Sanciva la

possibilità per gli Ebrei, Zoroastriani e Cristiani di restare nei territori sotto l’influsso

religioso dell’Islam, praticare il loro credo, conservare le istituzioni(clero) e gli edifici

che venivano utilizzati per il loro culto e per la loro società (chiese, scuole e tribunali). I

non musulmani dovevano sottomettersi e riconoscere l’autorità dei sovrani musulmani e

subire la gizya 29, ovvero l’imposta di capitazione. Nonostante ciò si aggiunsero dei

divieti, nei loro confronti: salire su un cavallo, edificare abitazioni più alte di quelle

musulmane, schiavizzare un musulmano. Questo patto lo ritroveremo anche in al-

Andalus. Infatti nel sistema giuridico dei territori del dar al-Islam30, il cristiano doveva

pagare un tributo per la protezione dei suoi beni e della sua vita e secondo alcuni dotti

della legge, la dhimma fa parte della teoria giuridica del jihad, nel contesto in cui la

protezione dei non musulmani concede a loro la possibilità di apprendere la coscienza

delle virtù e dei meriti dell’Islam, e di conseguenza convertirsi ad esso31. Il legislatore

della dhimma, ’Umar, rimase in carica fino al 644, quando un consiglio di sei

componenti, nominato dal califfo, elesse come suo successore ‘Uthman, affiliato alla

ricca e longeva aristocrazia della Mecca. Egli fu assassinato nel 656 poiché fu incolpato

di non rispettare le direttive del Corano in materia giudiziaria e fiscale; la sua morte

causò un periodo turbolento tra le due fazioni, quella di Medina capeggiata da Ali,

cugino e genero di Muhammad, e la rivale che vide come esponente Mu’awiya, cugino

di ‘Uthman e governatore della Siria dal 639. Ali e le tribù a lui alleate seguivano

l’ideologia integralista, rigorista e legittimista, promotrice di un Islam egualitario il

quale combatteva contro un Islam come fonte di arricchimento; al contrario il suo rivale,

Mu’awiya, voleva vendicare la morte di ‘Uthman e mantenere i privilegi acquisiti nelle

28 Ibid., p. 79. 29 A. VANOLI, La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito cit. n. 14, p. 59.

30 ID, Dar al-Islam e impero. L’invenzione dello spazio politico islamico, in F. Squarcini (a cura di), Topografie della santità. Studi sulle simbolizzazioni religiose dei confini e sulla geografia politica delle religioni, Firenze, 2007, pp.181-196 31 ID, La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito cit. n. 14, pp. 57-60.

12

conquiste passate. Lo scontro tra i due movimenti ebbe luogo a Siffin, nel 657, e non

vide né vincitori né vinti. Questa battaglia diede vita a un terzo gruppo, formato da ex

sostenitori di Ali, con il nome di Kharigita.32 Il 661 è una data molto importante poiché

vide la morte per assassinio di Ali, ucciso a Kufa da un Kharigita e Mu’awiya rimase il

solo califfo legittimo. Questo periodo di guerre interne è chiamato fitna33, ovvero guerra

civile.

1.3. LA DINASTIA OMAYYADE. DAL DOMINIO IN MEDIO ORIENTE ALLA

FUGA IN OCCIDENTE.

Dopo la prima guerra civile, il controllo del territorio arabo cadde nelle mani di

Mu’awiya, il quale nel 661 fondò la dinastia omayyade, che prende il nome

dall’antenato comune del terzo califfo (‘Uthman) e del vincitore della guerra civile

(Mu’awiya). Il fondatore della dinastia impose come successore il figlio Yazid, andando

contro il principio dinastico dell’Islam sunnita34. Durante il periodo omayyade,

ripresero le conquiste su tre fronti: Asia centrale, Impero bizantino e Occidente. Dal 705

al 751 ci furono nel territorio orientale delle conquiste: nel 714 la Transoxiana e il

dominio economico della via della seta, e con la battaglia sul fiume Talas nel 751 contro

i Cinesi, gli Arabi mantennero il dominio sul territorio e sull’economia sino al confine

con l’Asia centrale. Per quanto riguarda la guerra contro l’Impero bizantino essa fu

logorante per via delle battaglie navali sulle coste dell’Asia minore, dove gli Arabi non

riuscirono a sconfiggere le navi inviate dai Bizantini. Infine, la conquista

dell’Occidente, che comprendeva il Maghreb e l’Andalusia, fu ostica a causa delle tribù

berbere del Maghreb, le quali resistettero fino all’inizio dell’VIII secolo quando vennero

assoggettate dal governatore di Damasco Musa ibn Nusayr35.

32 Definizione di Kharigiti: http://www.treccani.it/enciclopedia/kharigiti. 33 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, pp. 36-37. 34 Definizione di sunnismo: http://www.treccani.it/enciclopedia/sunnismo_%28Dizionario-di- Storia%29/. 35 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, p.31.

13

Con il controllo dei Berberi del Maghreb, la dinastia omayyade riuscì ad influenzare

politicamente e religiosamente le tribù che facevano parte del Nord Africa e della costa

che confinava con l’Oceano Atlantico.

Per la conquista dell’Andalusia bisogna parlare delle cause che portarono i sostenitori

della dinastia omayyade a intraprendere il viaggio ad ovest dei loro domini. La causa

principale di questa scelta si lega all’VIII secolo, ovvero alla seconda metà dei quasi

novant’anni di dominio del califfato omayyade (661-750)36. In questo periodo vennero

sedate le rivolte interne, tra la fine del VII secolo e l’inizio dell’VIII, e successivamente

fu ufficializzato un piano per affermare la supremazia religiosa e politica; prima di tutto

con la traduzione dei registri fiscali, questo procedimento , chiamato arabizzazione, fu

imposto dal califfo ‘Abd al-Malik (685-705)37; da qui in poi l’arabo diventò la lingua

principale; sempre lo stesso Califfo attuò una riforma monetaria, creando una nuova

moneta araba e islamica ( il dinar d’oro e il dirham d’argento)38, che sostituiva le

monete sasanidi e bizantine. Il califfato omayyade di Damasco manifestava la propria

potenza attraverso l’architettura, che vide il suo sviluppo con il califfo ‘Abd al- Malik

che fece costruire la Moschea della Roccia a Gerusalemme, decorata con testi

ornamentali in mosaico del Corano e con il suo successore, al Walid, che fece fabbricare

la moschea omayyade di Damasco. Questi edifici dovevano trasmettere alle genti non

musulmane la grandezza universale dell’Islam e la dimostrazione della forza del

dominio religioso, politico e culturale omayyade39. La crisi che condusse alla rovina gli

Omayyadi ebbe inizio con l’aumento dell’imposta fondiaria. Questa riforma fiscale del

705 fu opera del governatore ‘Ubayd Allah e contribuì alla rivolta dei popoli copti. I

villaggi vennero distrutti, i popoli furono costretti alla fuga e si dispersero e i terreni da

coltivare divennero meno numerosi. Lo stesso accadde per le popolazioni del Maghreb,

dove fu nominato governatore di Tangeri, ‘Ubayd Allah, il quale chiese un’imposta

fondiaria più gravosa di quella nelle popolazioni copte40.

Tutto questo portò le tribù del Nord Africa a insorgere contro il governatore, e quindi

contro Damasco. A partire dagli anni’40 dell’VIII secolo ci furono delle rivolte armate

36 H. HALM, Gli Arabi cit. n. 1, p. 30. 37 Ibid., p. 47. 38 Definizione di dinar: http://www.treccani.it/enciclopedia/dinar_%28Dizionario-di-Storia%29/. 39 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, pp. 38-39. 40 Ibid., p. 43.

14

che riuscirono ad eliminare fisicamente il governatore di Tangeri e l’élite militare araba.

Nel contempo in Oriente la situazione stava peggiorando per la dinastia che deteneva il

potere. La goccia che fece traboccare il vaso, fu la rivolta delle popolazioni indigene

convertite all’Islam (i mawali41), le quali con la riforma tributaria vennero emarginate

nella società; lo scontento sociale e la mancanza di una equità con le popolazioni arabe

si sommarono a malcontenti politici di coloro che non ritenevano legittimo il dominio

omayyade e reclamavano il potere per la sola famiglia del profeta. Tutta questa

insoddisfazione nei confronti della dinastia di Damasco ebbe l’apice con la rivolta nel

747, nella quale il popolo insorto era capeggiato da un mawali, il quale rivendicava il

potere dichiarando illegittimo il dominio omayyade. La rivolta terminò con il cambio di

regime, ovvero con la sconfitta nel 750 degli Omayyadi, che vide la cattura e

l’uccisione, insieme a tutta la sua stirpe, dell’ultimo califfo d’Oriente omayyade

Marwan II42. Il potere omayyade, in Oriente venne smantellato e fu sostituito

dall’esercito dei rivoltosi che si rifacevano alla dinastia abbaside, i discendenti di

‘Abbas43. Tuttavia, durante la battaglia del <<Grande Zab>> nel 750, un sopravvissuto

omayyade riuscì a rifugiarsi nel Maghreb e successivamente in Andalusia. ‘Abd al-

Rahman trovò davanti a sé un cammino senza avversità durante la sua fuga in

Occidente, grazie alle conquiste della primavera del 711 di Musa ibn Nusayr, famoso

per le razzie delle coste che confinavano con il Mar Mediterraneo44. Partì da Tangeri

con le sue navi raggiungendo Jabal Tariq (Gibilterra)45 e successivamente sbarcò sulle

coste spagnole, da dove condusse delle battaglie contro il re visigoto Roderico, lo

sconfisse e eliminò il dominio visigoto in Spagna. La spedizione di ibn Nusayr

conquistò tra il 711-713 Cordova, Toledo (la capitale visigota) e Saragozza; la sua

offensiva terminò a ovest dei Pirenei per l’impossibilità di attraversali46, anche se alcuni

studi recenti in campo archeologico, hanno dimostrato che le incursioni musulmane

continuarono fino al 732 quando le loro milizie vennero sconfitte nei dintorni di Poitiers

da Carlo Martello. Grazie a questa spedizione, ‘Abd al-Rahman riuscì ad entrare in

41 Definizione di mawali: http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/mawali/ 42 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n. 6, pp. 43-45. 43 Ibid., p.47. 44 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII) cit. n. 20, pp. 205-208. 45 A. DUCELLIER, F. MICHEAU, L’Islam nel Medioevo cit. n.6, p. 31. 46 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 27-29.

15

Andalusia senza troppi problemi nel 755, l’anno seguente giunse a Cordova e qui venne

proclamato emiro di al-Andalus47.

FIG.1. La grandezza e l’estensione dell’impero islamico dalla morte del Profeta (632) alla caduta degli

Omayyadi (750)48.

47 Ibid., pp.28-29, 48 U. Haarmann, H. Halm, M. Gronke (a cura di), Geschichte der arabischen Welt, Munchen, 2001.

16

CAPITOLO 2. L’ISLAM IN SPAGNA

Nel primo capitolo abbiamo descritto l’Islam dalla sua nascita fino alla caduta del

califfato omayyade e l’ascesa degli Abbasidi; successivamente a questi avvenimenti la

dinastia Omayyade sopravvisse e continuò il suo operato in Spagna, mentre in Oriente e

nel Maghreb si susseguirono, con il passare dei secoli, varie dinastie come quella dei

Fatimidi, durante il X secolo, che influenzeranno le scelte dell’emiro omayyade 49.

Dall’VIII secolo sino al XV, la presenza musulmana sarà costante non solo grazie allo

sviluppo culturale dato dagli omayyadi ma anche grazie alle dinastie successive, gli

almoravidi e quella almohade. Il nome dato dai musulmani alla parte della penisola

iberica da loro conquistata, al-Andalus, deriva molto probabilmente dai vandali (al-

Andalish) che identificarono la Betica, nel VI secolo, con il nome di Vandalicia 50. La

prima apparizione del termine è riscontrata su un dinar, del 716, con sopra inciso da un

lato il nome Spania, in latino, e dall’altro in arabo al-Andalus51. Il termine era legato al

potere territoriale musulmano in Spagna, quindi anche durante l’ultima fase con l’unico

regno di Granada, governato dai Nasridi, verrà chiamata al-Andalus; questo territorio

vigeva sotto l’unità sociale della umma, la quale garantiva la solidarietà della

comunità52, senza una precisa appartenenza a un territorio, ed essa è chiamata nel

mondo arabo ‘asabiya. All’interno del mondo musulmano si crearono diversi

componenti culturali e etnici, i quali si integrarono in al-Andalus, dal principio si

aggregarono le popolazioni arabe più antiche, giunte con i conquistatori, in particolare

formato da soldati stanziati in Siria che parteciparono alla conquista nell’ VIII secolo,

successivamente vennero assoldati gli abitanti del Nord Africa, da poco islamizzati;

dopo la conquista gli arabi partiti dalla Siria si stanziarono nelle città appartenute ai

visigoti, invece i berberi africani si trasferirono nelle zone più alte e lontane dalla

civiltà, le montagne53.

49 A. VANOLI, La reconquista, Bologna cit. n. 15, pp. 91-92. 50 E. Lévi-Provençal, L’Espagne musulmane au Xe siècle. Institutions et vie sociale, Paris, Larose, 1932, pp. 5-6. 51 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, p. 31. 52 F. Maìllo Salgado, De la desaparicion de al-Andalus, Madrid, Abada, 2004, pp. 27-32.53 A. VANOLI, La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito cit. n. 14, pp. 35- 36.

17

2.1. I PRIMI SECOLI DELL’ISLAM NELLA PENISOLA IBERICA.

AL-ANDALUS (secoli VIII-X)

L’invasione musulmana della penisola iberica che iniziò nel 711, venne descritta da

due cronache latine: Bizantino-Araba (741) e Mozarabica (754)54. Gli autori avevano

una grande conoscenza del mondo arabo, soprattutto della sua cultura, infatti

utilizzarono il calendario musulmano, distinguendo le varie epoche, tradussero i nomi

arabi in latino e distinsero le popolazioni arabe55. Dopo l’insediamento all’interno

della penisola iberica ‘Abd al-Rahman divenne il primo emiro in Spagna nel 756 a

Cordova; la nomina di emiro, in arabo amir, rappresentava il governatore delle

provincie ed egli aveva un grande potere personale, sia religioso che politico, e veniva

riconosciuto dalla popolazione da lui governata attraverso la bay’a56. ‘Abd al-Rahman

I regnò per circa trent’anni (756-788) e venne soprannominato dagli storici arabi

<<l’immigrato>>, al-Dakhil; egli riformò l’esercito reclutando i mercenari del nord

Africa e represse le rivolte interne da parte delle tribù berbere. Il suo successore

Hisham I introdusse nella penisola iberica il diritto malikita57. Con il secondo emiro

gli scontri con i regni cristiani furono numerosi. Il terzo emiro omayyade, al-Hakam

I, soppresse delle rivolte interne soprattutto quella dell’Arrabal dove il sovrano rase

al suolo un’intera zona di Cordova per sedare l’insurrezione. Il quarto emiro, ‘Abd al-

Rahman II, regnò all’incirca trent’anni; durante il suo governo aumentò

l’indipendenza di al-Andalus, si scontrò con la tribù dei Banu Qasi, strinse alleanze

con i sovrani baschi e cercò di controllare le frontiere, le quali erano sotto il

protettorato dei signori locali58. Durante gli anni ’20 e ’30 del IX secolo, i musulmani

e i cristiani furono al centro di numerose battaglie Alava, Barcellona e Galizia, e con

la fine del regno di ‘Abd al -Rahman II la situazione all’interno di al-Andalus era

ancora instabile59.

54 A. VANOLI, La reconquista cit. n.15, p.67. 55 ID, La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito cit. n. 14, pp. 80-81. 56 ID, Alle origini della Reconquista, Torino, 2003, pp. 172-173. 57 Definizione di malikita: http://www.treccani.it/enciclopedia/malikiti/ . 58 E. Manzano Moreno, La frontera de al-Andalus en época de los Omeyas, Madrid, 1991, pp. 326-332. 59 A. VANOLI, La reconquista, cit. n. 15, pp. 88-91.

18

2.1.1. IL CALIFFATO DI CORDOVA (secoli X-XI)

Le guerre nel territorio spagnolo tra cristiani e musulmani divennero regolari nella prima

parte del X secolo. A nord i cristiani si scontravano tra di loro per interessi territoriali

(Castiglia, Aragona e Navarra), continuando le battaglie contro il nemico musulmano; a

sud, in al-Andalus, iniziava nel 912 una nuova era con l’emiro ‘Abd al-Rahman III (889-

961), il quale diede un grandissimo contributo militare, politico e culturale all’Islam nella

penisola iberica. Tra gli anni ’10 e ’30 del X secolo, le milizie musulmane riuscirono a

sottrarre una gran quantità di territori ai cristiani, che furono presi alla sprovvista dalle

offensive arabe anche a causa di rivalità interne, così l’emiro riuscì ad ampliare i propri

possedimenti nella valle dell’Aragona conquistando Pamplona (924) e successivamente

saccheggiando Calahorra sotto il protettorato del regno di Leon60. La svolta storica

avvenne nel 929 quando ‘Abd al-Rahman annunciò il califfato indipendente di al-

Andalus61. Questo fu il periodo culturale e economico più positivo per l’Andalusia

musulmana, ma durò per poco tempo. ‘Abd al-Rahman III scelse per sé stesso il nome di

califfo e l’appellativo onorifico <<il Vittorioso per la religione di Allah>>62. In questo

secolo, il mondo arabo e il califfato abbaside di Baghdad videro la nascita di due califfati

ostili, quello di Kairouan in Tunisia sotto la neonata dinastia fatimide nel 909, e quello

già citato a Cordova in Spagna della dinastia omayyade; nel X secolo, per la prima volta

nella storia islamica, ci furono tre califfati differenti, due di matrice sunnita e uno sciita-

ismailita (Fatimidi), i quali pretendevano l’eredità lasciata da Muhammad63.

Dopo avere ottenuto il titolo di califfo, ‘Abd al-Rahman continuò le guerre sul territorio

cristiano. Le sue armate durante gli anni ’30 non ebbero ostacoli da parte dei regni

cristiani, ancora scossi dai contrasti interni; solo nel 939 la Navarra e la Castiglia

riuscirono ad ottenere una prima e grande vittoria contro il nemico straniero, nella

battaglia di Alhandega. Le milizie arabe furono sconfitte e il califfo in persona dovette

fuggire per l’esito negativo dello scontro. Questa battaglia motivò i regni cristiani che

presero coscienza del proprio potere territoriale e iniziarono ad organizzarsi per difendere

60 Ibid., pp. 79-81. 61 ID, La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito cit. n. 14, p. 36. 62 ID, Alle origini della Reconquista cit. n. 55, p.114. 63 H. HALM, Gli Arabi cit. n. 1, p. 59.

19

i loro possedimenti. Le battaglie continuarono anche negli anni ’50, nei quali le rivalità

interne ai regni cristiani rimasero forti, tra il conte di Castiglia e il re di Leon, che morì

nel 951 lasciando i suoi successori, Ordono III e Sancho I, a trattare con ‘Abd al-Rahman

per un intervento militare contro la Castiglia. Solo una riappacificazione tra i due regni

rivali riuscì ad evitare che il regno di Leon diventasse un territorio sotto la protezione del

califfato 64. Nel 961 il primo califfo di Cordova ‘Abd al- Rahman morì e il suo posto

venne preso da suo figlio al-Hakam II, il quale continuò il lavoro del padre in ambito

militare, politico e culturale in al-Andalus65. Durante il regno di al-Hakam II, il califfato

di Cordova iniziò a logorarsi e ad avvicinarsi alla sua rovina, a causa del potere autonomo

che i vari governatori locali avevano ottenuto. Lo si può notare anche con la figura del

ministro califfale al-Mansur (per le fonti cristiane Almanzor), il quale riuscì ad ottenere

un’influenza notevole durante la sovranità di al-Hakam II. Dopo la morte di quest’ultimo

nel 976 e l’elezione del giovane califfo, al-Hisham II, il potere regio venne preso da al-

Mansur che acquisì la carica di visir (o wasir)66. Almanzor iniziò, a partire dagli anni ’80,

una serie di battaglie contro i regni cristiani e riuscì ad ottenere ottimi risultati dal punto

di vista delle conquiste territoriali; infatti i cristiani situati lungo il confine sud del Duero

fuggirono e successivamente tra di loro si inasprì, come in passato, la lotta per la

successione nel regno di Leon. Lo scopo principale di al-Mansur era quello, perseguito

anche dal ‘Abd al-Rahman, di far entrare in contrasto i vari regni cristiani così da poter

creare alleanze con alcuni di loro, come avvenne con il re di Leon Bermudo II che chiese

aiuto ai musulmani per combattere i dissidenti del regno. Questo accordo fu infranto nel

986 da parte del re che cacciò le truppe arabe per le troppe azioni illecite compiute da

quest’ultime nel regno. La reazione di Al-Mansur fu violenta e a lui si unirono anche dei

contingenti militari della Galizia e degli oppositori nel regno di Leon67. Il visir approfittò

della situazione per attaccare anche i regni di Castiglia e di Pamplona nel 994; in seguito

nel 997 l’esercito di al-Mansur giunse in Galizia dove si alleò con dei conti cristiani a lui

fedeli, con dei patti di obbedienza e da qui si diresse verso il santuario di san Giacomo a

64 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 80-82. 65 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII) cit. n. 20, p. 122. 66 Definizione di visir: http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/visir/ . 67 J.M. Ruiz Asencio, Rebeliones leonesas contra Vermudo II, in <<Archivos Leoneses>>, 45-46 (1969), pp.215-241.

20

Compostela per distruggerne le mura e saccheggiarlo68. Per la prima volta i musulmani

colpirono uno dei luoghi più importanti della cristianità iberica69. Dopo il saccheggio di

Compostela, gli attacchi da parte di Almanzor contro i regni cristiani continuarono e nel

1002 partì per la sua ultima spedizione militare, nella quale depredò e incendiò il luogo

sacro di San Millan. Poco dopo morì per malattia70.

2.2. IL DECLINO DI AL-ANDALUS. DAI REGNI DI TAIFAS AL SULTANATO

DI GRANADA (secoli XI-XV).

Con la morte di al-Mansur, la crisi che colpì al-Andalus divenne sempre più forte. Il suo

successore ‘Abd al-Malik riuscì a sconfiggere i cristiani in alcune battaglie ma morì subito

dopo nel 1008. Gli succedette il fratello ‘Abd al-Rahman Sanchuelo, con il quale il

califfato omayyade incominciò a crollare e alla fine, poco amato dai suoi sudditi, venne

giustiziato. La fine del califfato omayyade di al-Andalus avvenne nel 1031, quando i

notabili di Cordova posero fine al sistema califfale, non eleggendo più nessun califfo e

esiliando l’ultimo reggente. Questo evento causò la formazione di regni piccoli, chiamati

in arabo ta’ifa 71, che erano all’incirca una ventina ed erano formati da tribù di arabi,

schiavi, berberi. Erano ostili tra di loro e per questo si riaccesero le faide che si erano

calmate con i primi califfi; l’isolamento generato da questi piccoli stati causò una grande

debolezza militare e politica, e ciò generò una tutela da parte dei regni cristiani del nord

sui regni di taifas, come tributari72. Nell’XI secolo i regni cristiani cercarono di riprendersi

i territori conquistati in precedenza dai musulmani: nel 1085 Alfonso VI riuscì a

riconquistare Toledo, la vecchia capitale gota legata spiritualmente e storicamente alla

memoria cristiana. La sua conquista non fu solamente utile per la memoria storica ma

anche per motivi pratici, infatti grazie a questa battaglia i cristiani poterono controllare le

pianure meridionali della valle del Guadalquivir73. La riconquista di Toledo da parte

cristiana indusse i piccoli sovrani di al-Andalus a chiedere l’intervento dell’emiro

almoravide Yusuf ibn Tashfin, che rispose alla chiamata proveniente dalla penisola

68 Historia Compostellana, a cura di E. Falque Rey, in Corpus Christianorum. Continuatio Medievalis, LXX, libro I, cap. II, Turnhout, 1988, pp.185-188. 69 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 82-84. 70 Ibid., p. 94. 71 Definizione di ta’ifa: http://www.treccani.it/enciclopedia/regni-di-taifas_%28Dizionario-di- Storia%29/. 72 A. VANOLI, La reconquista cit. n 15, pp. 94-95. 73 Ibid., p.109.

21

iberica solo grazie alla forza navale andalusa, la quale permise al sovrano di poter

approdare in Spagna e fermare nel 1086 il re di Castiglia74 . Il nome della dinastia

Almoravide derivava dal loro luogo di formazione, ovvero il ribat. Durante la metà

dell’XI secolo ‘Abd Alla ibn Yasin un imam, capo spirituale, creò una fortezza di frontiera

(ribat) a sud del Marocco dove si raggrupparono dei guerrieri berberi del deserto

sahariano, chiamati i Sanhaja velati di azzurro (indossavano il velo secondo l’Islam

sunnita molto rigoroso). Essi formarono le milizie degli <<uomini del ribat>> (in arabo

murabitun, in spagnolo Almoravides) e riuscirono in poco tempo a dominare il Marocco

fino alle coste algerine; la svolta Almoravide si ebbe con la fondazione di Marrakech da

parte del sovrano Yusuf ibn Tashfin, il quale le conferì il titolo di nuova capitale e le diede

delle caratteristiche berbero-africane distinguendola da Fès che aveva una struttura

completamente araba75. Come detto in precedenza, Yusuf ibn Tashfin accorse in soccorso

dei taifas e dopo esser risalito dalle coste africane (Tangeri e Ceuta) fino in Spagna, riuscì

a sconfiggere durante la battaglia di Sagrajas nel 1086 l’esercito cristiano. Le milizie

Almoravidi erano nettamente superiori di numero e grazie ad una tattica militare che

aveva come protagonista le due ali del corpo principale delle truppe arabe, entrarono

all’interno dell’accampamento del re di Leon riuscendo a ferirlo e mettendolo in fuga76.

Successivamente Yusuf ritornò in patria, ma le milizie di Alfonso VI ricominciarono i

loro attacchi ai danni dei musulmani, perciò il sovrano almoravide dovette far ritorno

nella penisola iberica attaccando la base di Aledo, accampamento dell’esercito cristiano.

Però delle truppe arrivate in aiuto del re di Leon fecero fuggire l’esercito berbero. Tra la

fine dell’XI e l’inizio del XII secolo il sovrano almoravide rese al-Andalus una sua

provincia cacciando dal loro incarico gli emiri, accusati di versare tributi economici al

nemico cristiano. L’emiro almoravide dall’anno 1084 assunse il nome di amiral-

muslimin 77 per dimostrare la sua importanza ai musulmani che si trovavano nel territorio

africano e spagnolo, e differentemente dalla dinastia fatimide e omayyade che nel X

secolo si imposero come anticaliffati di Baghdad, quella almoravide non intralciò il potere

dinastico orientale78.

74 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII) cit. n. 20, p. 157. 75 H. HALM, Gli Arabi cit. n. 1, pp. 70-71. 76 H. Huici Miranda, Los Almoravides y la batalla de Zalaca, in <<Hesperis>>, 40 (1953), pp. 28-32. 77 Bosch Vila, Los Almoravides, Tétouan, 1956, p. 174. 78 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 139-140.

22

Dopo la battaglia di Sagrajas e la conferma almoravide in al-Andalus, il re Alfonso VI

subì delle perdite economiche dovute alla mancanza dei patti economici con i taifas e

perse in battaglia delle città importanti come Aledo e Valencia; all’inizio del XII secolo

gli Almoravidi saccheggiarono e razziarono diverse città tra Barcellona e Madrid. Nello

stesso periodo, nel 1109 il regno di Leon vide la scomparsa di Alfonso VI e il potere reale

finì nelle mani della figlia Urraca; l’erede di Alfonso VI si sposò con il re dell’Aragona-

Navarra Alfonso I. Questo matrimonio garantì un legame politico della cristianità

spagnola, fatta eccezione per i territori catalani. Il matrimonio tra la regina di Leon e il re

del regno di Aragona-Navarra però fallì per motivi interni, tra cui i disagi interni nella

Galizia e il movimento d’indipendenza portoghese, che crearono dei disagi a Urraca.

Negli anni successivi alla morte di Alfonso VI, gli Almoravidi continuarono a razziare le

provincie castigliane, tra di esse quella di Madrid, Toledo, Talavera e Canales79. Sorte

differente toccò per il regno di Aragona, che dopo la morte del re Pedro I nel 1096 passò

nelle mani di Alfonso I, chiamato el Batallador, il quale negli anni ’20 del XII secolo

riuscì ad assediare e a conquistare Saragozza, grazie all’aiuto di truppe fornite dai regni

cristiani; Le riconquiste cristiane con Alfonso I continuarono tra il 1119 e il 1120.

Contemporaneamente egli fondò la confraternita militare di Belchite, i cui componenti

erano dei fedeli cristiani il cui solo scopo era quello di combattere i musulmani 80 .

Durante la metà del secolo XII gli Almoravidi iniziarono a indebolirsi, grazie all’ascesa

della monarchia aragonese e alla perdita di alcune città fondamentali come Almeria,

conquistata dal re castigliano-leonese Alfonso VII, figlio di Urraca81. In contemporanea

al declino almoravide in al-Andalus, aumentava il potere di una delle tribù berbere in

Marocco, gli Almohadi; Il loro nome derivava dall’arabo al-

Muwahhidun, ovvero professavano l’unicità di Dio (tawhid). Questi rituali religiosi

richiamavano l’ortodossia e la pratica militare dell’epoca di Maometto e dei <<ben

guidati>>; le tribù berbere stanziate nel territorio del Marocco favorirono la riforma

religiosa proposta dal madhi82 Ibn Tumart e ciò portò a una restaurazione della fede, per

la formazione del nuovo stato maghrebino83. Gli Almohadi criticavano la violazione delle

79 Ibid., pp. 141-142. 80 J. M. Lacarra, Alfonso el Batallador, Zaragoza, 1978, in part. pp. 75-77 e 98-99. 81 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 143-144. 82 Definizione di madhi: http://www.treccani.it/enciclopedia/al-mahdi_%28Enciclopedia-Italiana%29/ . 83 M. Fierro, Le madhi Ibn Tumart et al-Andalus: l’elaboration de la legitimite almohade, in <<Revue d’Etudes sur le Monde Musulman et la Mediterranee>>, 91/4 (2001), pp. 107-124.

23

norme del Corano da parte degli Almoravidi, e questo contribuì a rivendicare

militarmente, da parte almohade, il potere almoravide in Marocco84 . La conquista dei

territori almoravidi avvenne grazie al supporto delle tribù berbere, ma soprattutto grazie

alla flotta navale almohade, la più forte del mondo musulmano dell’epoca85. Gli

Almohadi riuscirono in breve tempo a conquistare i domini nel Maghreb sotto la tutela

degli almoravidi; nel 1147 toccò a Marrakesh e con la presa della capitale venne eliminata

la dinastia almoravide86, fatta eccezione per le isole Baleari che vennero conquistate

solamente nel 120387. Dopo la disfatta della dinastia almoravide, l’al-Andalus rientrò

nelle mire espansionistiche della nuova potenza musulmana e il controllo degli almohadi

ricadde nelle mani di ‘Abd al Mu’min, un allievo di Ibn Tumart, il quale si proclamò

califfo e divenne il primo sovrano non arabo (la carica precedentemente era limitata solo

ai rappresentanti della tribù dei Qurayshiti della Mecca)88. La conquista almohade dei

territori di al-Andalus incominciò con delle alleanze tra gli Almohadi e gli ex comandanti

delle flotte almoravidi, ‘Abd al Mu’min riabilitò molti armamentari e strutture navali

appartenenti alla dinastia precedente, e grazie a questi accordi e a tattiche militari gli

Almohadi riuscirono ad impossessarsi di Siviglia nel 1147 e successivamente, dieci anni

dopo, nel 1157, cadde Almeria dove i cristiani resistettero a un lungo assedio per via terra

e per via mare ma alla fine dovettero arrendersi89. Queste due battaglie vinte furono molto

importanti per gli Almohadi poiché la città di Siviglia divenne la loro capitale e con quella

di Almeria venne restaurato il califfato di al-Andalus. Con il nuovo califfo almohade nella

penisola iberica ci furono dei cambiamenti molto importanti: venne ridato valore al

fondamento religioso, che aveva perso importanza con gli Almoravidi; furono edificate

nuove fortificazioni, più robuste e più vicine tra di loro, e nei pressi di queste strutture si

diffusero le città e le moschee90. Nella seconda metà del XII secolo le invasioni almohadi

in al-Andalus divennero sempre più frequenti. A contrastarli fu la sola monarchia

portoghese nata nel 1139; infatti gli altri regni erano impegnati a risolvere i problemi

interni generati dalla morte di Sancho III di Castiglia. Durante gli ultimi anni del XII

84 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, p. 153. 85 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII) cit. n. 20, p. 279. 86 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, p. 154. 87 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII) cit. n. 20, p. 282. 88 H. HALM, Gli Arabi cit. n. 1, p. 71. 89 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII) cit. n. 20, p. 280. 90 A. VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 154-155.

24

secolo la forza militare degli Almohadi, aiutati anche da alcuni signori cristiani, divenne

quasi incontrastabile e infatti, nel 1195 l’esercito maghrebino riuscì a sconfiggere

nettamente nell’altopiano di Alarcos l’esercito del regno di Castiglia. Il re castigliano

Alfonso VIII aveva attaccato con il suo esercito gli Almohadi senza aspettare i rinforzi

provenienti dagli altri regni, e per questo venne sconfitto. Solamente all’inizio del XIII

secolo, le relazioni politiche tra i regni cristiani iniziarono a riappacificarsi, grazie anche

all’intervento del papa nel 1202. Tra gli anni ’10 del XIII gli Almohadi riuscirono a

conquistare una delle fortezze di frontiera più importanti del regno castigliano, ovvero il

castello di Salvatierra, a partire da questa sconfitta militare i regni cristiani si riunirono

sotto la guida di Alfonso VIII, che implorò il santo padre Innocenzo III nell’ordinare una

crociati ai danni degli invasori musulmani91.

La crociata desiderata dai regni cristiani venne annunciata dal papa nel gennaio 1212:

Innocenzo III chiedeva una tregua fra i regni cristiani in conflitto tra di loro, i quali

dovevano riunirsi sotto un unico esercito fedele alla croce e nemico dei musulmani. Nella

prima metà del 1212 gli Almohadi riuscirono a sconfiggere gli eserciti cristiani, ma il 16

luglio 1212 l’incredibile spinta musulmana si schiantò contro l’esercito cristiano a Las

Navas de Tolosa: qui ci fu ‘’il più grande scontro fra i cristiani e musulmani mai avvenuto

in Spagna’’92. I cristiani, partendo da sfavoriti, riuscirono a sconfiggere il califfo

almohade, e alla fine della battaglia i cristiani riuscirono a ottenere l’accesso alla valle

del Guadalquivir, fiume molto importante strategicamente per gli Almohadi, poiché era

utilizzato come porto della capitale Siviglia e durante gli anni del dominio berbero-

africano un’ottima fonte di guadagni economici93. Successivamente, tra gli anni’20 e ’30

del XIII secolo, i popoli assoggettati all’al-Andalus si ribellarono e l’esercito castigliano

conquisto numerose fortezze. La ripresa cristiana dei domini musulmani era ormai

inevitabile e alla fine del 1230 il califfato almohade perse il suo controllo nei territori

musulmani nella penisola iberica94. Dopo la battaglia di Las Navas de Tolosa Ferdinando

III unì i regni di Leon e Castiglia. Il suo successore, Alfonso X (1252-1284) ereditò un

patrimonio territoriale che sconfinava nel meridione spagnolo e con ciò poté inaugurare

una nuova regalità nella Spagna cristiana, che si sviluppò politicamente, culturalmente e

91 A.VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 156-159. 92 Ibid., p. 160. 93 C. PICARD, Il mare dei califfi. Storia del Mediterraneo musulmano(secoli VII-XII) cit. n. 20, p. 283. 94 A.VANOLI, La reconquista cit. n. 15, pp. 160-161.

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento