MACROALGHE E MICROALGHE: APPLICAZIONI IN CAMPO ALIMENTARE, INDUSTRIALE E FARMACEUTICO, Tesi di laurea di Scienza Alimentare. Università degli Studi di Catania
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MACROALGHE E MICROALGHE: APPLICAZIONI IN CAMPO ALIMENTARE, INDUSTRIALE E FARMACEUTICO, Tesi di laurea di Scienza Alimentare. Università degli Studi di Catania

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L'aumento esponenziale della popolazione mondiale ha portato alla ricerca di nuove fonti di energia e di sostentamento. Le alghe, per la loro capacità di riprodursi anche negli ambienti più difficili, sono considerate un...
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NORMA SAMUELA OROFINO

MACROALGHE E MICROALGHE:

APPLICAZIONI IN CAMPO ALIMENTARE, INDUSTRIALE E FARMACEUTICO

INDICE

1 - INTRODUZIONE

1.1 - Definizione e descrizione 1

1.2 - Classificazione 1

1.3 - Teoria dell’endosimbiosi 9

1.4 - L’habitat delle alghe 12

2 - UTILIZZO DELLE MACROALGHE IN CAMPO ALIMENTARE

2.1 - Alga Kombu(Laminaria japonica o Laminaria digitata) 16

2.2 - Alga Wakame (Undaria pinnatifida) 17

2.3 - Alga Nori (Porphyra tenera) 18

2.4 - Alga Hijiki (Sargassum fusiforme) 20

2.5 - Alga Arame (Eisenia bicyclis) 22

2.6 - Alga Dulse (Palmaria palmata) 24

3 - MICROALGHE: STORIA E APPLICAZIONI COMMERCLIALI

3.1 - Descrizione 25

3.2 - Impiego nel tempo 27

3.3 - Costituenti delle microalghe 29

3.4 - Possibili effetti negativi 32

4 - PRODOTTI DELLE BIOTECNOLOGIE MICROALGALI

4.1 - Acidi grassi ω-3 33

4.2 - Carotenoidi 37

4.3 - Proteine e Aminoacidi essenziali 41

4.4 - Polisaccaridi 42

5 - ALTRI UTILIZZI DELLE MICROALGHE

5.1 - Utilizzo delle microalghe nei mangimi animali 44

5.2 - Estrazione di proteine per uso farmaceutico 48

5.3 - Microalghe come fonti di energia rinnovabile 49

6 - SISTEMI DI COLTIVAZIONE DELLE MICROALGHE

6.1 - Vasche aperte, open ponds 54

6.2 - Fotobioreattori 55

6.3 - Colture in laboratorio 57

6.4 - Colture massive 57

6.5 - Raccolta e trattamento 59

7 - CONCLUSIONI 61

BIBLIOGRAFIA 63

SITOGRAFIA 66

1

1 - INTRODUZIONE

1.1 - Definizione e descrizione

La definizione classica di alga è quella di "organismo vegetale

inferiore dotato di capacità fotosintetica grazie alla presenza di clorofilla".

Esse, di regola, sono quindi organismi fotoautotrofi, in quanto dotati di

pigmenti fotosintetici e tra questi, immancabile è la clorofilla a, pigmento

chiave per la trasformazione dell'energia luminosa in energia chimica. In

diversi gruppi di alghe unicellulari troviamo però specie che non

possiedono pigmenti fotosintetici e sono perciò eterotrofiche o addirittura

fagotrofiche.

Dal punto di vista morfologico le alghe costituiscono un insieme

molto ricco e diversificato di organismi, che mostra vari livelli di

organizzazione. Le loro dimensioni sono molto varie: si va da quelle

piccolissime, che possono essere viste solo al microscopio, a quelle medie

e grandi, che in certi casi sono alte quanto arbusti ed alberi della terra

emersa. Le prime, dette nel loro insieme microalghe (alghe

microscopiche), sono organismi unicellulari a cellule singole o riunite in

colonie; le seconde, dette macroalghe (alghe macroscopiche o seaweeds),

sono organismi a struttura pluricellulare o, in alcuni gruppi, cenocitica.

Il termine tallo si applica alle macroalghe. Le microalghe non

possono essere definite talli, in quanto esse sono semplicemente cellule, se

singole, o colonie, se gruppi di individui.

1.2 - Classificazione

Le alghe, come categoria di vegetali, sono dunque un

raggruppamento molto eterogeneo. Dal punto di vista sistematico sono

classificate in Divisioni; ogni divisione è un Phylum, cioè una linea che si

2

è evoluta autonomamente. Tra un phylum ed un altro si possono trovare,

eventualmente, delle affinità, sia morfologiche che molecolari, che

suggeriscono un'origine vicina. Le Divisioni o Phyla vengono

contraddistinte dalla desinenza -phyta (ad esempio: Cyanophyta,

Chrysophyta, Dinophyta). I raggruppamenti di grado immediatamente

inferiore sono le Classi, indicate per le alghe dalla desinenza -phyceae.

Questa deriva dal greco phycos = alga (tradotto poi nel latino Fucus, che

anticamente era un nome attribuito a molte macroalghe). Seguono quindi

gli ordini, con la desinenza -ales, le famiglie, con desinenza -aceae oppure

-eae, ed infine generi e specie. Naturalmente, possono essersi resi

necessari anche raggruppamenti intermedi, quali sottoclassi, sottordini,

sottofamiglie, tribù, nonché distinzioni tassonomiche al di sotto della

specie, quali sottospecie, forme e varietà.

La moderna classificazione delle alghe si basa, in particolar

modo, sulla qualità dei pigmenti presenti all’interno degli apparati

fotosintetici di tale specie, dove per pigmenti si intendono molecole che

catturano l’energia solare e la utilizzano per le reazioni di fotosintesi

clorofilliana.

In realtà, gli studiosi non sono ancora arrivati a un completo

accordo sulla suddivisione sistematica delle alghe. Se in un primo

momento, infatti, l’unico metodo di classificazione possibile era basato

sulle caratteristiche morfologiche delle alghe, l’introduzione di tecniche

come l’elettroforesi su gel e di moderni strumenti analitici, quali il

microscopio elettronico, ha riacceso il dibattito. Oggi le alghe sono

catalogate, oltre che per il tipo di pigmenti contenuti nell’apparato

fotosintetico, in base al tipo di ciclo biologico e riproduttivo, alla

composizione della parete cellulare, alla presenza di flagelli sulle cellule

mobili, alla struttura dei plastidi e all’habitat in cui vivono.

3

Secondo la recente classificazione che divide le specie viventi in

cinque regni, quello che raggruppa tutte le alghe per affinità funzionali e

morfologiche è il regno dei protisti, il qualecomprende anche eucarioti

unicellulari. Tale regno raccoglie, dunque, organismi accomunati dal

possedere cellule eucariote e un’organizzazione strutturale molto primitiva.

Esiste poi un altro regno, quello delle monere, che da un punto di vista

filogenetico precede quello dei protisti; tale gruppo include gli organismi

fotosintetici procarioti, un tempo denominati alghe azzurre e oggi chiamati

più correttamente cianobatteri (Fig. 1). Gli organismi di questo regno si

distinguono dagli altri per la peculiarità della propria struttura cellulare e

per il nucleo privo di membrana nucleare.

Figura 1 - I cianobatteri. Questo stagno in California è andato incontro al

fenomeno di eutrofizzazione: il fosfato e altri nutrienti provenienti dalle

attività umane si sono accumulati nell’acqua stagnante, nutrendo un

immenso tappeto verde formato da diverse specie di cianobatteri

unicellulari.

4

In generale si tende a far risalire le divisioni algali del regno dei

protisti a un antenato comune, appartenente ai cianobatteri. Il percorso

evolutivo avrebbe seguito due linee principali tra loro distinte. La prima

comprende le forme macroscopiche tipiche delle alghe rosse e delle alghe

brune e, successivamente, la divisione delle alghe giallo-brune, composta

in prevalenza da specie microscopiche e unicellulari. L’altra comprende

dapprima le forme microscopiche, come i dinoflagellati, e da ultime le

alghe verdi con specie micro e macroscopiche, che per organizzazione

cellulare e tipo di pigmenti sono le più simili alle cellule delle piante

superiori.

Scendendo nel dettaglio: le tallofite, o alghe pluricellulari, sono

alghe macroscopiche che si fissano a un substrato con organi di adesione

(che non sono radici). Non possiedono né organi differenziati né un sistema

vascolare per il trasporto delle sostanze nutritive. Si differenziano in tre

importanti divisioni che differiscono tra loro per il contenuto pigmentario e

i cicli riproduttivi:

alghe rosse (Rhodophyta, Fig. 2), presumibilmente le più antiche.

Hanno una vistosa pigmentazione rossa (dovuta alla presenza di

ficobiloproteine) e sono presenti in tutti i mari, anche se prediligono

le acque più calde.

5

Figura 2- Le alghe rosse.

(A) Le strutture riproduttive dell’alga rossa Antihamnion sp. osservate al microscopio.

(B) L’alga rossa corallina Borsiella orbigniana che cresce lungo le coste dell’Oregon.

alghe brune (Phaeophyta, Fig. 3), hanno una colorazione

prevalentemente scura (clorofilla di tipo a e c) e prediligono i mari

temperati e freddi. Possono costituire grandi praterie sottomarine e

resistono all’emersione. Sono sfruttate come alimento, per la

produzione di mangimi o fertilizzanti e per la produzione dello iodio

che accumulano in grande quantità.

6

Figura 3- Le alghe brune.

(A) Le palme di mare (Postelsia palmaeformis) sono caratterizzate da una crescita delle strutture fogliari. Queste alghe brune crescono nella zona

intertidale, esposte al violento moto ondoso.

(B) Le palme di mare e molte altre specie di alghe brune aderiscono al substrato per mezzo di resistenti strutture ramificate (aptere).

7

alghe verdi (Chlorophyta, Fig. 4), popolano le acque basse e ricche

di nutrimento di tutti i mari e delle acque dolci. Il colore verde

brillante è dovuto alla presenza di pigmenti fotosintetici come la

clorofilla di tipo a e b.

Figura 4- Le clorofite. L’alga verde nota come lattuga di mare (Ulva

lactuca) esposta alla bassa marea.

Le alghe unicellulari, invece, comprendono:

alghe giallo-brune (Chrysophyta, Fig. 5), popolano in grande

numero le acque marine e interne, ma anche i terreni e gli ambienti

umidi. Vi appartengono le diatomee che costituiscono gran parte

della popolazione fitoplanctonica delle acque interne e marine

costiere.

8

Figura 5-La diversità delle diatomee.Le diatomee mostrano una grande

quantità di forme e specie.

alghe dinoflagellate (Dinophyta, Fig. 6), un gruppo arcaico di alghe

unicellulari che vivono principalmente nelle acque marine e sono

dotate di strutture di locomozione dette flagelli. Alcune specie sono

provviste di potenti tossine, pericolose anche per gli esseri umani.

9

Figura 6-Fioriture algali nelle acque oceaniche. Riproducendosi in

maniera esponenziale, dinoflagellati quali Gonyaulax tamarensis possono

dare origine a maree rosse tossiche, come questa fotografata lungo le coste

della California.

1.3 - Teoria dell’endosimbiosi

Nelle alghe si riscontrano vari livelli evolutivi (Tab. 1). Al limite

più basso poniamo, ovviamente, quelle procariotiche, le cosiddette alghe

azzurre. La loro cellula è primitiva come quella batterica, priva di nucleo e

di qualsiasi altro organulo delimitato da membrana. Le alghe eucariotiche,

invece, hanno nel citoplasma uno o più nuclei ed organuli cellulari ben

definiti e delimitati da membrana. La cellula eucariotica sembra essere

quindi un insieme organizzato dove gli organuli non solo cooperano

secondo la propria specializzazione funzionale sotto le direttive impartite

dal nucleo, ma quelli più importanti, quali cloroplasti e mitocondri, hanno

10

anche propri acidi nucleici e godono quindi di una certa autonomia

genetica locale.

Tabella 1 - Classificazione delle alghe in base al livello evolutivo.

La teoria dell’endosimbiosi suppone che i principali organuli

della cellula eucariotica non siano altro che i discendenti di antichi

procarioti simbionti dentro una primordiale cellula ospite eterotrofa,

provvista di nucleo e di un sistema di membrane (reticolo endoplasmatico).

I cloroplasti deriverebbero dalla trasformazione di alghe

procariotiche, i mitocondri da batteri capaci di meccanismi ossidativi

11

(attuabili però solo quando nell’ambiente s’era prodotto abbastanza

ossigeno molecolare attraverso la fotosintesi). Questa ipotesi può valere sia

per le microalghe eucariotiche che per le cellule che formano i tessuti (o

pseudotessuti) delle macroalghe.

A sostegno dell’origine simbiontica della cellula vegetale

eucariotica si considera che sia le alghe procariotiche che i cloroplasti di

tutti i vegetali fotosintetici posseggono lo stesso tipo di ribosomi (70 S),

diversi da quelli normalmente presenti sul reticolo endoplasmico delle

cellule eucariotiche (80 S).

D'altra parte, anche tra gli organismi attualmente viventi si

conoscono esempi di alghe azzurre che vivono come endosimbionti

(cianelle) in vari animali. In particolare, c’è un piccolo gruppo di alghe

flagellate, le Glaucoficee, che hanno cloroplasti identici a cellule di alghe

azzurre, tanto che fino a tempi recenti questi cloroplasti erano considerati,

appunto, cianelle. In questo caso l'ultrastruttura e la composizione in

pigmenti dei cloroplasti sono le stesse delle alghe azzurre.

Forti similitudini esistono anche tra le alghe azzurre ed i

cloroplasti delle alghe rosse (Rhodophyta), che sono in massima parte

macroalghe.

Per poter spiegare poi la diversa composizione in pigmenti che

caratterizza gli altri gruppi di alghe, bisogna tenere conto delle mutazioni

avvenute all'interno della simbiosi.

Nel caso dei cloroplasti verdi, questa mutazione potrebbe essersi

verificata ancor prima della simbiosi. Infatti esistono anche attualmente

alcune alghe procariotiche verdi, le Prochlorophyta, che hanno quasi gli

stessi pigmenti e la stessa ultrastruttura dei cloroplasti delle alghe verdi.

Perciò si può pensare che i cloroplasti delle piante verdi

discendano direttamente da procarioti simbionti verdi.

12

La presenza attorno ai cloroplasti di due, tre o quattro membrane,

spesso in connessione con il reticolo endoplasmico, rafforza l’idea che i

cloroplasti siano stati originariamente “corpi estranei”. Quando le

membrane periplastidiali sono due (alghe rosse, alghe verdi, piante

superiori), la membrana interna corrisponderebbe al plasmalemma del

simbionte procariotico, mentre quella esterna ad una membrana propria

dell’ospite, presumibilmente quella di una cisterna del reticolo

endoplasmico.

Quando invece le membrane periplastidiali sono tre o quattro

(Euglenoidi, Dinoflagellate, alghe giallo-brune in generale), si può

ipotizzare un’origine più complessa, mediante due simbiosi “nidificate”

(cioè una nell’altra, in successione), probabilmente distanziate nel tempo di

milioni di anni: nella prima simbiosi con alghe procariotiche, l’organismo

primordiale eterotrofo sarebbe divenuto autotrofo; con la seconda, i

discendenti di questi organismi eucariotici autotrofi sarebbero divenuti a

loro volta endosimbionti in un altro organismo eterotrofo.

Lo dimostrerebbe anche la presenza, in certe specie, di un

secondo nucleo, probabile residuo della seconda simbiosi, che ha caratteri

ultrastrutturali differenti da quelli del nucleo principale.

1.4 - L’habitat delle alghe

L'ambiente in cui vivono le alghe è molto vario. Nella maggior

parte dei casi si tratta di organismi acquatici.

Anche quelle che apparentemente si trovano nel suolo emerso,

sulle rocce, sulle cortecce degli alberi, sulle nevi, sui ghiacci o, addirittura,

nei deserti aridi, hanno comunque necessità di almeno un velo d'acqua

liquida o di una protezione mucillaginosa ben imbevuta d'acqua per

espletare le loro funzioni vitali e riproduttive.

13

Se manca l'acqua, esse cercano di sopravvivere al periodo

sfavorevole mediante cellule quiescenti.

L'habitat acquatico può essere marino, salmastro o d'acqua

dolce e le specie sono generalmente adattate all'uno o all'altro (stenoalìne).

Non mancano tuttavia quelle che sopportano ampie variazioni di

salinità (eurialìne) e possono vivere allo sbocco di flussi d'acqua dolce

(alghe d'estuario) o lungo la zona di marea dove, restando scoperte ed

esposte all'aria, possono subire l'aumento di concentrazione salina (per

evaporazione sotto il sole) o il dilavamento (per esposizione alla pioggia).

Le macroalghe sono predominanti per quantità e ricchezza di

specie nel mare, dove crescono di regola attaccate al substrato roccioso.

Le microalghe, invece, sono abbondanti e assortite tanto nelle

acque dolci quanto in quelle salate. Le microalghe che vivono sospese nella

massa d'acqua costituiscono il fitoplancton; quelle che vivono aderendo o

strisciando su superfici solide sommerse (per esempio diatomee e

dinoflagellate dei fondali o epifìte su altre piante marine benthoniche)

costituiscono il microfitobenthos.

Per la loro sviluppata capacità di crescita, sia le macro che le

microalghe vengono impiegate da secoli nell’alimentazione umana, in

particolare dalle popolazione delle zone costiere.

Ad oggi possiamo affermare che, in generale, le macroalghe

vengono consumate come alimento tal quale, mentre le microalghe sono

maggiormente sfruttate per l’estrazione delle numerose sostanze nutritive

che le compongono.

14

2 - UTILIZZO DELLE MACROALGHE IN CAMPO ALIMENTARE

Le Alghe come alimento sono state consumate fin dall'antichità

da moltissime popolazioni costiere, comprese quelle mediterranee. Citate

già nel VI secolo a.C. in Cina, se ne cibavano, fra gli altri, anche Celti e

Vichinghi. Attualmente, il maggiore consumo di alghe a scopo alimentare

si ha in Cina, Giappone, Scozia, Canada e Irlanda; in Italia il loro utilizzo

nell’alimentazione è diffuso in particolare nelle zone costiere meridionali.

Si tratta di un alimento contenente una quantità di nutrienti

nettamente superiore rispetto ai vegetali normalmente consumati.

Per questo motivo vengono identificate come cibo funzionale o

alimento funzionale, concetto che nacque in Giappone intorno agli anni

‘80.

Questo genere di alimenti riveste un ruolo protettivo per la salute

del consumatore, contribuendo, in tal modo, alla riduzione dei costi sociali

per difendere la salute di una popolazione sempre più numerosa e con una

maggiore aspettativa di vita(1).

La composizione in sostanze nutritive varia a seconda del tipo di

alga, come riportato nella Tab. 2.

(1) Arai S. (Gennaio 1996) - Studies on functional foods in Japan--state of the art. - Biosci.,

Biotechnol., Biochem.

15

Tabella 2 - Sostanze nutritive contenute nelle più diffuse alghe alimentari.

Alga Luogo d’origine Nutrienti principali

Kombu

Giappone, Oceano

Atlantico

Glucosio, mannitolo,

acido alginico, acido

glutammico, ferro, calcio,

iodio, magnesio

Wakame

Giappone

Fucoxantina, acido folico,

vitamina C, calcio,

magnesio, ferro

Nori

Giappone

Iodio, calcio, ferro,

arginina, alanina, glicina,

acido glutammico,

vitamina C,

acidi grassi ω-3

Hijiki

Giappone, Cina,

Corea

Calcio, fibre, proteine,

vitamina A, vitamina C,

vitamina B12

Arame

Giappone, Oceano

Pacifico, Perù

Iodio, calcio, potassio,

mannitolo, β-carotene

Dulse Europa

Nord-Occidentale

Potassio, ferro,

β-carotene, α-carotene,

vitamina B6, vitamina

B12, vitamina C,

vitamina E

16

2.1 - Alga Kombu(Laminaria japonica o Laminaria digitata)

È un'alga bruna, detta anche Kelp, proveniente dal Giappone e

utilizzata nella cucina orientale. In antichità veniva consumata anche nei

paesi lungo le coste atlantiche britanniche ed era conosciuta con varie

denominazioni (wrack, tangle, oarweed).

Si presenta a lamine di colore bruno scuro e si sviluppa appena

sotto la superficie dell'acqua.

La raccolta viene effettuata a mano, seguita da essiccamento al

sole; può essere venduta a strisce, in polvere o in compresse.

È fonte di aminoacidi e sali minerali (ferro, calcio, iodio,

magnesio) ed è ricca di acido alginico, sostanza collosa che sostiene la

struttura della pianta e che, indigeribile per l’organismo umano, nel transito

intestinale lega a sé le tossine consentendo la loro naturale eliminazione.

Presenta inoltre acido glutammico (aromatizzante) e

laminarina (sostanza che riduce i grassi nel sangue).

L’alga kombu contiene due zuccheri semplici, glucosio e

mannitolo, che le conferiscono il caratteristico sapore dolciastro.

17

Oltre ad avere proprietà disintossicanti e depurative, sembra

essere utile anche per l’ipertensione, l’artrite e le malattie cardiovascolari.

2.2 - Alga Wakame (Undaria pinnatifida)

È un’alga bruna originaria dei mari giapponesi, anche se una

varietà simile, Alaria esculenta, si riscontra nelle acque atlantiche. Simili

alle alghe Kombu, le alghe Wakame si distinguono per l'elevato contenuto

di fucoxantina (Fig. 7), un carotenoide con effetto lipolitico che conferisce

il colore bruno all’alga.

Figura 7 - Formula di struttura del carotenoide fucoxantina

È molto ricca di vitamine del gruppo B (in particolare acido

folico) e vitamina C ed è una buona fonte di calcio, magnesio e ferro.

18

È indicata in particolare contro l’ipertensione e le malattie del

cuore.

Prospera in correnti rapide e le fronde più tenere provengono

proprio dalle acque più turbolente. Le piante crescono fino ad una trentina

di centimetri di altezza e in acque profonde dai 6 ai 12 metri. Il massimo

sviluppo avviene nei mesi invernali e la raccolta si effettua in primavera,

utilizzando un lungo rastrello o un gancio attaccato ad una fune che,

attorcigliandosi, stacca la radice della pianta dalla base rocciosa cui

aderisce; una volta portate a riva vengono fatte essiccare e imballate

oppure immerse brevemente in acqua bollente e subito gettate in acqua

fredda, per poi essere messe a seccare appese ad una fune.

2.3 - Alga Nori (Porphyra tenera)

È un'alga rossa, appartenente alla Classe delle Rodoficee,

proveniente dal Giappone, chiamata anche lattuga di mare e utilizzata nella

cucina giapponese. È l’alga forse più nota, essendo utilizzata per comporre

il famoso sushi.

19

Viene commercializzata in “foglietti” quadrati di colore

verdastro (Fig. 8) ottenuti dalla macinazione ed essiccazione dell’alga.

All'inizio dell'autunno, sui fondi fangosi delle baie lungo la costa

vengono sistemate canne di bambù formanti dei graticci. Le spore,

coltivate sulla spiaggia in contenitori speciali, sono trasferite su reti di

corda galleggianti appese tra una canna e l'altra nell'acqua. La crescita

migliore si ottiene mettendo le reti ad un'altezza tale da fuoriuscire

dall'acqua durante la bassa marea, per poter assorbire la luce solare, ed

essere immerse al di sotto del livello dell'acqua durante l'alta marea.

Durante l'inverno, una volta maturate, sono raccolte a mano o con una

pompa aspirante, quindi vengono lavate e tritate, ridotte in poltiglia e

versate in riquadri poggiati su stuoie di bambù. Vengono quindi fatte

essiccare al sole all'aperto o al chiuso in grossi forni. I fogli così ottenuti

sono poi staccati dalle stuoie, ripiegati e impacchettati.

Le Nori allo stato selvatico variano dal verde chiaro al verde

oliva, dal bruno al viola, fino al nero a seconda dell'età e del grado di

esposizione alla luce solare.

Figura 8 - Fogli di Alga Nori per la commercializzazione.

20

È molto ricca di amminoacidi quali arginina, alanina, glicina e

acido glutammico ed è un’ottima fonte di acidi grassi ω-3 (acido

eicosapentaenoico (EPA), acido docosaesaenoico (DHA), acido linoleico

e acido γ-linolenico). Apporta calcio, ferro e iodio in quantità

significative e presenta una concentrazione di vitamina C superiore a

quella riscontrabile nelle arance, che si riduce però sensibilmente durante i

processi di essiccazione.

2.4 - Alga Hijiki (Sargassum fusiforme)

È di colore marrone e si trova sulle coste rocciose dei mari di

Giappone, Cina e Corea.

In assoluto, è l'alga che ha la maggiore concentrazione di

minerali ed oligoelementi e cresce a profondità maggiori rispetto alle altre

21

alghe brune. Apporta circa 1,4 g di calcio per 100 g di prodotto, un valore

da dieci a quindici volte superiore all'apporto di calcio del latte.

È ricca di fibre, proteine e di vitamina A, vitamina C e

vitamina B12.

Disintossicante e rigenerante, previene i problemi di colesterolo

ed è utile per la protezione di pelle, unghie e capelli.

L’Hijiki viene raccolta durante la bassa marea; per la

commercializzazione, viene fatta bollire in grossi contenitori, essiccata al

sole e, infine, confezionata in sacchetti (Fig. 9).

Figura 9 - Strisce di Alga Hijiki pronta per la commercializzazione.

Tuttavia, nel 2004, alcuni studi hanno evidenziato che quest’alga

contiene livelli molto elevati di arsenico inorganico, tossico per il nostro

organismo. A seguito di ciò, la UK Food Standards Agency, l’ente inglese

di vigilanza alimentare, ne ha vivamente sconsigliato il consumo

alimentare.

22

2.5 - Alga Arame (Eisenia bicyclis)

È un tipo di alga bruna, originaria del Giappone, ma riscontrabile

anche nelle coste settentrionali dell’OceanoPacifico e del Perù. Vive

attaccata agli scogli in acque basse. Assomiglia all’alga Hijiki, ma ha

foglie più larghe, lunghe fino a 30 cm.

La raccolta di queste alghe viene effettuata a mano; vengono poi

tagliate in strisce sottili, cotte per lungo tempo e fatte essiccare al sole (Fig.

10).

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