Malattie croniche degenerative - Medicina - ultima versione, Slide di Auxologia. Consorzio Università Rovigo
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audreyxxx885 novembre 2012

Malattie croniche degenerative - Medicina - ultima versione, Slide di Auxologia. Consorzio Università Rovigo

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Malattie croniche degenerative

Malattie croniche degenerative

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MESSINA PROF: R. SQUERI

Sono malattie per lo più multifattoriali, con una storia naturale lunga, in cui la distanza temporale tra il momento dell’esposizione e quello dell’effetto è spesso notevole. Si differenziano dalle malattie infettive per la loro ”non trasmissibilità orizzontale”

Come per le malattie infettive ,anche per quelle non infettive possiamo distinguere agenti eziologici e fattori di rischio.

I primi svolgono il ruolo di cause , i secondi di rischio.

Si possono considerare cause tutti gli agenti che hanno dignità eziologica perché svolgono un ruolo determinante nell’inizio e nello sviluppo del processo patologico.

HA DIGNITA’ DI CAUSA QUANDO E’: UNICA-INDISPENSABILE- SPECIFICA-SUFFICIENTE

Fattori causali • Diversi fattori comportamentali ed ambientali

svolgono un ruolo eziopatogenetico nei riguardi di diverse malattie.

Essi pur non possedendo tutti i requisiti delle cause (UNICITÀ-INDISPENSABILITÀ- SPECIFICITÀ- SUFFICIENZA) hanno con la malattia un rapporto di causa-effetto.

• Fumo di tabacco(tumori polmonari) • Abuso di bevande alcoliche (cirrosi epatica- cancro

dell’apparato digerente- danni neurologici..) • Consumo eccessivo di alimenti(diabete-cardiopatia

ischemica -tumori..

FATTORI RISCHIO Sono costituiti da variabili biologiche , comportamenti e fattori ambientali la cui presenza aumenta la probabilità che si verifichi una data malattia. 

Fattori genetici.:diabete asma , ipertensione … 

Fattori ambientali :ambiente fisico (radiazioni ionizzanti…), chimico (sostanze inquinanti…)e sociale (ambiente di vita e di lavoro) 

Fattori individuali e fattori comportamentali:

( ipercolesterolemia e ipertensione. alcool, tabacco, eccesso di alimentazione, sedentarietà ...)

 

I fattori rischio possono essere definiti come quelle condizioni che aumentano la probabilità che le malattie o gli eventi patologici si manifestano senza un chiaro ruolo eziologico.

Quando un fattore rischio assume un ruolo eziologico intervenendo nella patogenesi della malattia è definito “fattore causale”.

Fattori protettivi

VARIABILI COSTITUZIONALI , COMPORTAMENTALI ED AMBIENTALI ASSOCIATE CON UN MINOR RISCHIO DI INSORGENZA DI CERTE MALATTIE.

• Consumo di vegetali ricche di fibre • Elevati livelli di HDL nel siero .

CAUSE BIOLOGICHE

Cause genetiche

• cromosomiche numeriche e strutturali

• alterazioni dei geni agiscono con meccanismo mendeliano(talassemia-emofilia..)

Cause biologiche ambientali

allergeni naturali(rinite..)

Cause chimiche

• Sostanze e composti chimici responsabili di specifiche intossicazioni e malattie acute e croniche .

• Es. ossicarbonismo da inalazione di ossido di carbonio.

• Saturnismo da assunzione di piombo. • Ecc..

Cause fisiche

• Calore • Rumori • Traumi • Radiazioni ionizzanti • Invalidità e morti causate da traumi per

incidenti domestici ,stradali ,e del lavoro.

PREVENZIONE DELLE MALATTIE NON INFETTIVE 

Le informazioni riguardano sia l’agenti e i fattori causali e i fattori rischio, la cui conoscenza consente di approntare strategia di lotta per il controllo e la prevenzione delle diverse malattie croniche che maggiormente insidiano la salute della popolazione allo stato attuale.

Per alcune malattie non infettive si conosce l’agente casualespecifico, (ossido di carbonio..), per altre malattie non inf. sono stati individuati vari fattori (fattori rischio : fattori genetici e ambientali)che ne favoriscono l’insorgenza e ne determinano la frequenza, pur non essendo specifici e indispensabili come gli agenti casuali

PREVENZIONE PRIMARIA DELLE MALATTIE

NON INFETTIVE

•Rimuovere le cause

•Eliminare i fattori rischio

•Proteggere dagli effetti gli individui ed i gruppi di popolazioni esposte .

Come?

•Eugenetica

•Potenziamento della capacità di difesa dell’organismo

•Abbandono delle abitudini nocive e adozione di comportamenti positivi

•Interventi sull’ambiente di vita e di lavoro

•Eugenetica

Individuazione delle coppie a rischio di trasmissione di malattie ereditarie (consultorio genetico)

Potenziamento delle difese organiche:

•Fluoro nell’acqua potabile(carie)

• Ruolo protettivo Vitamine A-C –E e betacarotene (cancro)

Modificazione dei comportamenti

Fumo di sigaretta

Abuso di alcol

Alimentazione eccessiva

Sedentarietà

Comportamenti imprudenti nella guida di autoveicoli

•Emanazione di norme di legge

•Tecniche pubblicitarie

• Educazione sanitaria

•Pressione sociale

ESEMPI DI INTERVENTI DI PREVENZIONE PRIMARIA

PREVENZIONE SECONDARIA 

La prevenzione secondaria è un atto di natura clinico- diagnostica e trova possibilità di utilizzo prevalentemente per le malattie cronico-degenerative.

Essa consiste nell’identificazione precoce delle malattie o di condizioni rischio seguita dall’immediato intervento terapeutico per interrompere o comunque rallentarne il decorso.

I più importanti interventi di prevenzione a livello della popolazione si attuano con le campagne di screening :

Screening di massa

Screening in gruppo a rischio

Le malattie CD non rappresentano un gruppo nosologico ben definito, ma, in un ottica igienistica tale denominazione riunisce patologie caratterizzate:patogenesi su base degenerativa, evoluzione cronica, eziologia multifattoriale, importanza sociale per gravità diffusione e costi.

MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE

Con il termine di malattie cronico degenerative si intendono alcune malattie caratterizzate dall’assenza di trasmissibilità, a lungo decorso clinico ed esito per lo più invalidante o letale.

Le principali malattie di questo gruppo sono : cardiopatie ischemiche , ischemie celebrali, diabete mellito, broncopneumopatie croniche ostruttive ( BPCO) e neoplasie maligne.

Cardiopatie ischemiche

Con il nome di cardiopatie ischemiche (CI) si comprendono tutte le malattie cardiache legate a una riduzione di ossigeno al miocardio. Le sindromi cliniche conseguenti a ischemia cardiaca sono essenzialmente le seguenti: l’angina pectoris, l’infarto del miocardio, la morte improvvisa per occlusione coronaria e miocardiosclerosi

Epidemiologia

Le cardiopatie ischemiche rappresentano insieme ai tumori, uno dei più rilevanti problemi di Sanità Pubblica. Infatti anche se la loro letalità è in continua diminuzione, rimane molto elevato l’impegno assistenziale che tali patologie comportano, così come tale disagio sociale determinano. Da oltre un ventennio la mortalità per cardiopatie ischemiche nel nostro paese si mantiene intorno all’1,8 per mille sull’intera popolazione, pari a circa 100.000 morti/anno, corrispondenti al 20% della mortalità generale. Il tasso di mortalità è più elevato nel sesso maschile (oltre il doppio) e aumenta proporzionalmente con l’età ( l’incremento maggiore si verifica dopo i 35 anni).

Fattori concausali certi o probabili

I principali fattori concausali noti possono essere suddivisi in due diverse patologie: fattori non modificabili e modificabili. I fattori non modificabili sono rappresentati da ereditarietà e sesso. Per quanto riguarda l’ereditarietà, da tempo risulta dimostrata l’esistenza di una tendenza familiare ad ammalarsi di cardiopatie ischemiche. Lo stato di predisposizione sembra avere origine poligenica con mutazioni riguardanti i geni che codificano per alcuni componenti del metabolismo lipidico ( es. recettori delle lipoproteine LDL) E per la regolazione della pressione arteriosa. Per quanto riguarda il sesso si è già rilevato come le donne godano di una protezione relative nei confronti delle cardiopatie ischemiche Tale protezione deriva presumibilmente dall’assetto ormonale . Essa infatti cessa o si attenua sensibilmente dopo la menopausa.

I fattori modificabili sono invece costituiti da: alterazioni del metabolismo lipidico, ipertensione arteriosa, fumo, sedentarietà, diabete mellito e ridotta tolleranza al glucosio. Le alterazioni del metabolismo lipidico sono rappresentate soprattutto da elevati livelli della frazione aterogena del colesterolo (LDH), con riduzione relativa o assoluta della frazione antiaterogena (HDL). Tali alterazioni sono da ascrivere ad una alimentazione inadeguata e come tali risultano essere sicuramente modificabili. L’ipertensione arteriosa (franca > 160/90; borderline > 140/85) rappresentata da uno dei più importanti fattori concausali delle cardiopatie ischemiche, in grado di elevarne la frequenza di comparsa di circa 4 volte.

Per comprendere l’importanza del ruolo esercitato dal fumo di tabacco e sufficiente ricordare le azioni di due dei suoi componenti principali : la nicotina e l’ossido di carbonio. La nicotina come è noto, oltre ad avere un effetto vasocostrittore periferico, determina un aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e della contrattilità del miocardio. Provoca cioè un significativo incremento del lavoro del miocardio che è costretto a svolgersi in modo non ottimale per la relativa contemporanea carenza di apporto di ossigeno dovuta all’impegno di dell’emoglobina da parte dell’ossido di carbonio. Da ciò l’aumento del rischio di comparsa di cardiopatie ischemiche, che risulta essere all’incirca doppio nei fumatori rispetto ai non fumatori.

Per quanto riguarda la sedentarietà, l’attività fisica un’azione favorente sull’apparato cardio-vascolare, agendo sulla regolazione neurovegetativa del battito cardiaco (riduzione della frequenza) e della pressione arteriosa. Svolge inoltre un’azione regolatrice anche sul metabolismo lipidico. Considerando ciò, si comprende come l’assenza di attività fisica aumenti il rischio di comparsa di alterazioni cardio- vascolari. La comunanza di fattori concausali ( ipertensione, alterazione del metabolismo lipidico, sovrappeso, sedentarietà ecc.) Rendono ragione dell’azione favorente del che il diabetemellito esercita sulle cardiopatie ischemiche.

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