Matteo Marrone - Istituzioni di diritto romano, Appunti di Diritto Romano. Università di Padova
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france9871 dicembre 2010

Matteo Marrone - Istituzioni di diritto romano, Appunti di Diritto Romano. Università di Padova

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LINEAMENTI DI DIRITTO PRIVATO

LINEAMENTI DI DIRITTO PRIVATO (di Matteo Marrone)

CAPITOLO 1: il diritto romano e le sue fonti Varie definizioni di diritto: ☺ Diritto: 2 diverse concezioni → normativa: diritto = regola, norma

istituzionale: diritto = ordinamento giuridico Diritto oggettivo: norma agendi (es. diritto romano, diritto privato) Diritto soggettivo: facultas agendi (aspetto attivo della posizione giuridica del soggetto; la

pretesa di un soggetto è garantita dal diritto oggettivo, cui corrisponde il dovere di soddisfare quella pretesa.

Posizioni soggettive attive:  Potestà o diritto potestativo: il titolare esercita un potere su altri soggetti

indipendentemente dalla loro volontà  Facoltà: sono le possibilità riconosciute e garantite al soggetto in virtù di un

diritto soggettivo  Posizioni soggettive passive:

 Obbligo: il dovere di fare o non fare in relazione al diritto soggettivo altrui  Soggezione: situazione in cui un soggetto deve sottostare ad altrui potestà  Onere: è il sacrificio che il diritto soggettivo addossa ad un individuo affinché

possa conseguire un risultato Diritto Romano: diritto di quella collettività politica organizzata che fece capo all’antica

Roma; dura per oltre 1300 anni:  Origine: Roma VII secolo a.C., 745 a.C.  Termine: morte di Giustiniano 565 d.C. (Corpus iuris civils)  Il diritto romano è tra i diritti dell’antichità classica l’unico che fu scientificamente

elaborato e solo Roma ebbe veri “giureconsulti” (giuristi, esperti di diritto)  È la matrice di molti sistemi privatistici di molti paesi mondiali e del nostro Diritto

Privato, il vigente Codice Civile.  IUS: corrisponde alla comune parola “diritto”.

 Uso termine: diritto oggettivo (ius civile, ius gentium); diritto soggettivo ( ius utendi); significato di “potestà”.

 Anticamente: indicato come il “luogo del giudizio”  Età postclassica: indicava globalmente la giurisprudenza classica.  Significato più usato: situazione giuridica soggettiva di un rapporto giuridico:

 Attiva: diritto soggettivo  Passiva: corrispondente obbligo.

Diritto Privato: diritto che regola i rapporti tra individui (ius privatum) Diritto Pubblico: regola l’organizzazione e il funzionamento della collettività e degli interessi

pubblici (ius publicum)  Periodi della storia del diritto romano:

Età arcaica Età preclassica Età classica

Età postclassica Età giustinianea

ETÀ ARCAICA:  Periodo: da 754 a.C. a metà del III secolo a.C.  Regime costituzionale: prima monarchico (rex, senato, assemblee popolari), poi repubblicano (senato, magistratura, assemblee popolari), espansione di Roma, potenza militare e grandi attività commerciali  Caratteri IUS: il diritto romano è un diritto povero di strutture, formalistico per una società rurale , è un diritto vero e proprio per i soli cittadini romani  MORES: il diritto dell’età arcaica era basato sulla consuetudine: il diritto era fondato sui mores che erano i costumi giuridici dei MAIORES ( antichi romani)  LEGES: provvedimenti normativi; erano 3 tipi:

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a. Legge delle XII Tavole: lex data, scritte su tavole di bronzo distrutte nell’incendio di Roma nel 387 a.C.

b. Leges rogatae: proposte dal magistrato che “rogava”(interrogava) il popolo in assemblea. L’assemblea poteva:

i. Approvare la proposta: il testo veniva rettificato dal Senato e prendeva il nome di “LEX + nome magistrato proponente”.

ii.Rifiutare la proposta: no LEX c. Mores : fonte principale del diritto romano

 Pontefici: avevano la conoscenza e l’interpretazione del diritto; erano i primi giuristi romani; atmosfera di segretezza.  Il diritto dell’età arcaica si qualifica:

o Prima: ius Quiritium o Dopo: ius civile

 Ius Quiritium: “diritto dei quirini”, una delle prime collettività romane. Venivano riconosciute le posizioni giuridiche soggettive assolute, cioè posizioni di potere su cose o persone. Tale potere si è espresso nel tempo come:

o Prima: ex iure quiritium (questa cosa è mia) o Poi: dominium (dominio) o Successivamente: proprietas (proprietà)

 Ius civile: riguarda solo i cives (cittadini) romani; le fonti erano: mores, leges e interpretatio pontificale; comprende lo ius Quiritium, ma è più ampio; vennero riconosciute nuove posizioni giuridiche: le obbligazioni. L’obbligatorietà che ha il debitore verso il creditore è espressa con il verbo “oportere”.

ETÀ PRECLASSICA:  Periodo: III secolo a.C. a 27 a.C.: apice e crisi della repubblica. Ha inizio con le guerre puniche (264 a.C.). Roma si estende.  Caratteri IUS: riconoscimento e tutela dei nuovi negozi giuridici per esigenze di commercio; tali negozi erano utilizzati anche dai non cittadini (peregrini) ; il diritto dell’età preclassica perde la povertà della struttura tipi dell’età arcaica.  FONTI: mores, leges, plebisciti (deliberazione presa dall’assemblea della plebe), leges rogatae.  Pontefici: persero il monopolio della conoscenza e interpretazione del diritto. Maggiore ruolo del pretore e della giurisprudenza laica.  Giurisprudenza: i pareri espressi dai giuristi erano considerati ius, o meglio fonte del ius civile. Giurista oggi: privato che interpreta una norma, ma la sua opinione non è vincolante. I primi giuristi furono i pontefici; poi vennero i laici con attività consultiva, insegnamento e opere giuridiche (vocabolario tecnico). Giuristi più noti: Giunio Bruto, Publio Mucio, Manio Manilio (“fondarono” lo ius civile). Nell’età preclassica si affianca allo ius civile e si contrappone il “diritto onorario”.  Ius civile: maggiore importanza allo ius civile: tutela giudiziaria ed efficacia giudiziaria a nuovi negozi giuridici compiuti dai cittadini romani e dai peregrini. Il giudice doveva valutare la bona fides: il giudice chiamato a decidere su una lite insorta tra le parti doveva valutare secondo la buona fede i doveri del debitore.  Ius gentium: erano i negozi giuridici compiuti dai cittadini romani e dai peregrini. Era parte integrante del ius civile.  Ius Honorarium: diritto risultante dall’attività creativa di alcuni organi giurisdizionali (pretori urbani e peregrini, edili curuli, governatori delle province, magistrati con carica annuale).

o Pretore urbano: (367 a.C.) magistrato cum imperio; compiti: dicere ius o Pretore peregrino: (242 a.C.) istituito più tardi per aumento traffici

commerciali; compito: dicere ius tra cittadini romani e stranieri (peregrini) o tra stranieri. Pari dignità pretore urbano.

o Edili curuli: magistrato incaricato della cura dei templi e degli edifici pubblici. Magistrati sine imperio; compito: cura annonae e poteri di vigilanza sui mercati e relativa giurisdizione.

o Governatori provinciali: attività giurisdizionale delle province dei territori di Roma.

o Magistrati: attività edittale. Editto: ordinanza emanata da una pubblica

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autorità. Quindi ius honorarium = ius pretorio: da pretore urbano che emanava un editto con durata di 1 anno (come la sua carica) con un programma che indicava le promesse di strumenti giudiziari e i provvedimenti che avrebbe emanato. I pretori successivi confermavano l’editto del precedente pretore, creando gradualmente un nucleo edittale che si trasmetteva: fu l’edictum tralaticium.

ETÀ CLASSICA  Periodo:. Dalla fine della repubblica romana e all’avvento del principato di Ottaviano Augusto (27 a.C.) inizia l’età classica. Termina con l’abdicazione di Diocleziano (305 d.C.). Aspetto costituzionale: no repubblicano e no monarchico, sopravvivono formalmente organi repubblicani cui si contrappongono princeps e i suoi funzionari. Espansione di Roma e società romana.  FONTI:

☺ aumento delle fonti: senatoconsulti e costituzioni imperiali ☺ estinzione attività legislativa del popolo ☺ il pretore perde il carattere innovativo del ius

 Editto perpetuo: 130 d.C., Salvio Giuliano, su incarico d’Adriano, fa il testo definitivo dell’editto pretorio → editto perpetuo  Giurisprudenza: i giureconsulti raggiungo il più alto grado di importanza; l’età classica fu caratterizzata da 2 tipi di scuole (sectae) di giuristi:

☺ Sabiniani: capostipite Ateio Capitone, ma il nome fu preso da Masurio Sabino. ☺ Proculiani: capostipite Marco Antistio Labeone, giureconsulto; la scuola prese il nome

dal successore di Labeone, Procuro.

ETÀ POSTCLASSICA  Periodo:. Dal 312, con l’ascesa di Costantino si parla di età postclassica.  Aspetto costituzionale: non più un principato, ma un impero suddiviso in 2 parti:

a. pars occidentis:con capitale Roma: a capo 1 imperatore b. pars orientis: con capitale Bisanzio, divenuta Costantinopoli: a capo 1

imperatore Per motivi interni ed esterni:

a. fine impero romano d’Occidente: Romolo Augusto sconfitto dal re ostrogoto Odoacre. L’impero d’occidente non sarà più ricostruito.

b. sopravvivenza impero romano d’Oriente: Giustiniano imperatore d’oriente.  Diritto: il diritto privato è in decadenza; l’unica fonte del diritto è l’imperatore. Lo studio del diritto sopravvive : “Codice Teodosiano”, era una compilazione delle costituzioni imperiali da Costantino a Teodosio II. Dal V secolo maggiore impulso agli studi giuridici che nel VI secolo Giustiniano poté adottare la compilazione della giurisprudenza classica e delle costituzioni imperiali che oggi porta il nome di “Corpus iuris civils” : le differenze tra ius civile e ius honorarium furono diminuite.

FONTI DI COGNIZIONE DEL DIRITTO ROMANO Corpus Iuris Civilis:

 Principale fonte di cognizione del diritto romano  La denominazione indica: iura (giurisprudenza classica) + leges (costituzioni

imperiali di Giustiniano)  È diviso in 4 parti:

1. Institutiones: divisa in 4 libri; sono la parte più breve e semplice della compilazione; sono scritte in forma di discorso diretto; hanno funzione didattica.

2. Digesta: divisa in 50 libri; è la parte di maggior pregio e grandezza del Corpus Iuris. È un’antologia giuridica.

3. Codex: diviso in 12 libri ; contiene le costituzioni di diritto privato di Giustiniano

4. Novellae: sono le costituzioni di Giustiniano raccolte dopo la sua morte.  Fonti di cognizione pregiustinianee:

o Istituzioni di Gaio: scoperte a Verona nel 1816 e sono formate da 4 libri (cose, persone, azioni)

o Codice Teodosiano: fatte nel 438 da Teodosiano II; diviso in 16 libri; conteneva

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le costituzioni imperiali ordinate per materia da Costantino a Teodosio II.

LINEAMENTI DI DIRITTO PRIVATO (di Matteo Marrone)

CAPITOLO 2: il processo

PROCESSO PRIVATO E DIRITTO SOSTANZIALE  Processo privato: complesso delle attività volte all’accertamento e alla realizzazione di diritti soggettivi o posizioni giuridiche soggettive attive. Procedimento:

 Il singolo soggetto privato dà l’impulso per l’accertamento ed interviene un organo pubblico, l’organo giudiziario.

 Diritto sostanziale: norme primarie che regolano i rapporti tra uomini nella vita associata.  Azione: potere di promuovere in giudizio per far valere le proprie ragioni. Il titolare di quella pretesa ha il potere di dare avvio ad un processo per far valere le sue ragioni. Questo strumento si chiama Azione, actio. Ad ogni azione corrisponde un diritto soggettivo. Le actiones erano tipiche.  Tipi di processo nell’evoluzione giuridica romana:

A ) Le legis actiones dell’età arcaica B ) Il processo formulare C ) Le cognitiones extra ordinem dell’età classica D ) Il processo postclassico e giustinianeo.

A) LE LEGIS ACTIONES Caratteristiche:

o Unico processo privato utilizzato dai cittadini romani nell’età arcaica o In verità erano 5 riti processuali tra loro diversi ma per caratteristiche comuni:

 Dichiarative: sacramenti, per iudicis arbitrive postulationem, per condictionem.

→ Accertamento di situazioni giuridiche incerte o controverse  Esecutive: per manus iniectionem , per pignioris capionem.

→ Realizzazione di posizioni giuridiche certe.  Caratteristiche comuni:

 La denominazione: legis actio  Solo per i cittadini romani  Oralità  Rigido formalismo (si esigeva la pronunzia di certe parole: certa verba)  La presenza di ambedue i litiganti  Partecipazione del magistrato con iuris dictio (responso). Questo ruolo

fu sostituito in seguito dal pretore.  Procedimento:

o Il pretore aveva il potere di emanare alcuni provvedimenti o I due contendenti dovevano essere presenti davanti al pretore e

doveva essere cura dell’attore assicurare la presenza dell’avversario

o Chiamata in giudizio “in ius vocatio”: atto privato nel quale una parte ingiungeva all’altra di seguirla dinanzi al magistrato. Non era possibile sottrarsi alla chiamata in giudizio: l’altra parte era autorizzata ad usare la forza per trascinarlo in giudizio.

 Le legis actiones dichiarative avevano il procedimento suddiviso in 2 fasi: 1. In iure: aveva luogo davanti al magistrato; venivano fissati i

termini giuridici della lite. In questa fase i contendenti potevano

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invocare dei testimoni. Il pretore alla fine nominava un giudice (iudicem dabat) perché le parti potessero procedere alla fase apud iudicem.

2. Apud iudicem: tale fase si svolgeva davanti al giudice, spesso un privato cittadino, come giudice (iudex) o arbitro (arbiter), il quale raccoglieva prove e emanava la sentenza.

 Le legis actiones più antiche furono: 1. legis actio sacramenti: dichiarativa 2. legis actio manus iniectionem: esecutiva

LA LEGIS ACTIO SACRAMENTI Legis dichiarativa utilizzata con largo impiego perché considerata generale. Poteva essere:

Legis actio sacramentiin rem: era impiegata per il riconoscimento e la tutela delle posizioni giuridiche soggettive assolute, dette “vindicationes”. Con tale legis, il proprietario perseguiva la cosa che affermava appartenergli.

Procedimento: Fase in iure 1. era necessaria la presenza di entrambi i contendenti dinanzi al

magistrato giusdicente (in iure) 2. doveva essere presente anche la cosa della controversia 3. una parte che aveva preso l’iniziativa della lite con in mano una

bacchetta (festuca) affermava solennemente che gli apparteneva 4. l’altra parte compiva gli stessi gesti. 5. alla vendicatio di una parte seguiva la controvendicatio dell’altra 6. il pretore interveniva ordinava ai litiganti di depositare la cosa

(mittite ambo rem). 7. i 2 contendenti obbedivano, ma si dovevano sfidare al

sacramentum: scommessa di pagare all’erario 8. prestato il sacramentum, il pretore emanava un provvedimento

(vindicias dicebat) con il quale assegnava il possesso provvisorio della cosa controversa a quella delle parti in lite che assicurasse l’intervento di garanti (praedes) ritenuti più idonei. Questi garanti in caso di perdita della parte alla quale il magistrato aveva assegnato il possesso provvisorio della cosa, avrebbero garantito la restituzione della cosa avversario insieme con i frutti maturati durante il processo.

Fase apud iudicem 1. entrambe le parti dimostrano che la cosa gli appartiene 2. il giudice raccolte le prove doveva pronunziare su quali dei due

sacramenta fosse: a. iustum (conforme a ius): è il sacramentum di chi fosse

risultato essere proprietario della cosa b. iniustum (non conforme a ius): è il sacramentum dell’altro

contendente c. il soccombente – perdente avrebbe pagato all’erario

l’importo del sacramentum.  Legis actio sacramenti in personam:

 Con tale legis si agiva per la tutela di posizioni giuridiche soggettive relative, in particolare i crediti.

Procedimento: Fase in iure 1. il creditore insoddisfatto agisce contro il debitore affermando (in

iure) ciò che gli doveva 2. il debitore poteva:

a. ammettere: confessio in iure, con conseguente interruzione del processo

b. negare: le parti si sfidavano reciprocamente al sacramentum (stesso procedimento del sacramentum)

3. nel caso in cui il debitore persisteva con l’inadempimento, il

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creditore avrebbe esercitato la legis actio per manus iniectionem.

LA LEGIS ACTIO MANUS INIECTIONEM  Tale legis aveva carattere esecutivo  Con essa si agiva per la realizzazione di posizioni giuridiche soggettive per le quali una legge vi

avesse fatto espressamente rinvio.  Poteva essere attuata per l’esecuzione di un giudicato (secondo le XII Tavole di Gaio)  Manus iniectio iudicati: il creditore che aveva a suo favore una sentenza (iudicatum) poteva

dare esecuzione contro l’avversario ritenuto debitore di una somma di denaro. Con manus iniectio si procedeva sempre quando il debitore (iudicatus) dopo 30 gg dalla sentenza non avesse ancora pagato.

Iudicatus: era il confessus, colui che aveva ammesso il proprio debito (confessus pro iudicato est).

 Con la manus iniectio si procedeva anche in situazioni riconosciute certe a priori:  Manus iniectio pro iudicato Manus iniectio pura

 Procedimento:  davanti al magistrato dovevano presentarsi creditore e debitore  il ruolo attivo inizialmente era del presunto creditore  Il creditore pronunciava, adottando un formulario rigidamente predeterminato

(certa verba) , indicando l’importo e dichiarava la manum inicere, afferrando il debitore.

 Il debitore poteva indicare un vindex (garante, difensore), grazie al quale:  Lo avrebbe sottratto dalla manum iniectio  Poteva negare il debito.

 Se il debitore non avesse dichiarato nessun vindex, o nessun vindex venuto in suo favore, il pretore pronunziava:

L’addictio del debitore in favore del creditore  Il creditore avrebbe potuto trascinare presso di sé l’addictus e tenerlo in

catene per 60 gg.

LE ALTRE LEGIS ACTIONES

1. Legis actiones per pignoris capionem: esecutiva, no presenza magistrato e avversario, il creditore con pronunzia certa verba e prendeva in pegno le cose appartenenti al debitore

2. Legis actiones per iudicis arbitrive postulationem: dichiarativa, per crediti nascenti da stipulatio e per divisione di eredità e per divisione di beni comuni

3. Legis actiones per condictionem: dichiarativa, per crediti aventi ad oggetto: a. una determinata forma di denaro (certa pecunia) b. cose determinate diverse dal denaro (certa res)

B IL PROCESSO FORMULARE Nel processo per legis actiones sono tutelate le situazioni giuridiche riconosciute:

 dallo ius civile  erano ammessi solo i cittadini romani

Con l’intensificarsi delle relazioni commerciali tra romani e stranieri, vi era l’esigenza di strutture processuali diverse. La figura del pretore urbano consentiva ed imponeva agli interessati di litigare per formulas, cioè nasce il “processo formulare” che si realizza in forza dei poteri del pretore (iurisdictio e imperium). Dinanzi al pretore urbano si poté litigare:

o per legis actiones o per formulas

Ma un solo pretore non bastò e venne istituito un secondo pretore, il praetor peregrinus (242 a.C.), con il compito di dicere ius tra:

o cittadini romani e stranieri o anche solo tra stranieri.

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Abolizione delle legis actiones:  Le legis actiones andarono sempre più a manifestarsi inadeguate, e quindi soppresse  Il processo formulare andò a sostituire le legis actiones  Il processo formulare divenne il “processo privato ordinario” per tutta l’età classica.  Il processo formulare fu applicato a Roma, in tutto il territorio italico e buona parte delle

province.

I caratteri del processo formulare:  Il processo formulare aveva carattere unitario: aveva un solo procedimento per qualsiasi

actiones.  Per ciascuna actiones era previsto nell’editto una diversa formula.  Il procedimento, aperto ai cittadini romani e non, era diviso in 2 fasi:

In iure Apud iudicem.

 Le due fasi con funzioni analoghe al processo per legis actiones, ma con una differenza:  Nel processo per legis actiones, le parti erano ammesse ad esprimere le loro

ragioni solo nella fase apud iudicem  Nel processo formulare, sia nella fase in iure sia nella fase apud iudicem.

 Introduzione della scrittura nel processo formulare.

La chiamata in giudizio (ius vocatio):  Per assicurare la presenza dell’avversario si provvedeva con il ius vocatio.  Era un atto privato  Compiuto dall’attore il quale invitava l’altra parte a seguirlo dinanzi al magistrato  Nel processo formulare, se il vocatus si rifiutava di seguirlo in giudizio, l’attore non poteva

far ricorso all’uso della forza, ma era infatti compito del pretore esercitare la coazione indiretta contro il vocatus che non avesse seguito l’attore.

 Più avanti venne usato il vadimonium, che fece decadere in ius vocatio.  Nel vadimonium era lo stesso convenuto a promettere all’avversario di comparire dinanzi al

magistrato nel giorno concordato.

La fase in iure:  Venivano fissati i termini giuridici della lite  Presenza attore, convenuto e magistrato iuris dictio.  Il magistrato con la datio actiones approvava il testo della formula (detta anche iudicium –

azione giudiziaria, causa, processo) concordata tra le parti e concedeva l’azione richiesta.  La FORMULA: era un breve documento scritto dove c’era

 il nome del giudice  la futura sentenza  termini della controversia determinanti per la decisione

 I magistrati giusdicente erano:  Pretore urbano  Pretore peregrino  Edile curule  Governatori provinciali  Tutti coloro che esercitavano giurisdizione sulla base dell’editto (maggiore

importanza, l’editto del pretore urbano)  Dinanzi al pretore le parti manifestavano le proprie ragioni  L’attore indicava all’avversario la formula dell’azione che intendeva promuovere facendo

riferimento all’albo pretorio (editio actionis) che riproduceva l’editto, dove erano indicati i diversi modelli delle formule.

 Faceva seguito la postulatio actionis che era rivolta al pretore, nella quale l’attore chiedeva che si procedesse con l’azione indicata. (l’attore indicava la sue pretese)

 Se il convenuto non ammetteva: dibattito informale tra le parti con la partecipazione del pretore.

01 ) Denegatio actionis: quando il pretore ritenesse infondata o iniqua la pretesa dell’attore. In questo caso la parte attrice rimaneva impregiudicata perché la denegatio non era una sentenza.

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02 ) La formula e la datio actionis: spesso però il pretore dava l’azione; con la datio actionis dava il via al procedimento.

03 ) La litis contestatio: una volta che il pretore fosse stato d’accordo sul testo della formula compiva la datio actionis: la iudicium dabat, dava cioè l’azione richiesta autorizzando il procedimento sulla base della formula.

a. L’attore recitava il contenuto: iudicium dictabat b. Il convenuto accettava: iudicium accipiebat c. Erano tutti degli atti volontari che costituivano la litis contestatio:

i. Dare iudicium del pretore ii.Dictare iudicium dell’attore iii. Accipere iudicium del convenuto

d. La litis contestatio: i. Presupposto indispensabile per dare un giudizio di merito ad una

questione controversa ii.Aveva effetto preclusivo: non poteva essere ripetuta iii. Aveva effetto conservativo: qualunque evento successivo non

l’avrebbe pregiudicata 04 ) L’indefensio: quando il convenuto assumeva un atteggiamento passivo di non

collaborazione all’istituzione della lite (indefensio), il pretore minacciava sanzioni diverse.

La litis contestatio chiude la fase in iure.

La fase apud iudicem :  Avveniva davanti al giudice che aveva deciso la controversia.  Il giudice non era un pretore ma un cittadino privato, infatti, era scelto dalle parti in comune

accordo con il magistrato.  Il nome di tale giudice compariva all’apertura della formula: “Titius iudex esto” (Tizio sia

giudice)  Il giudice poteva essere :

 una persona singola (iudex unus)  organi collegiali (recuperatores) : erano 3 al max; giudicavano nei giudizi di

libertà e alcuni delitti più gravi (rapina e iniuria – offesa, ingiuria)  Nel processo formulare valeva il principio indicato nelle XII Tavole: se una parte era assente

oltre mezzogiorno del giorno fissato per l’udienza apud iudicem, il giudice avrebbe dovuto decidere in favore nella parte presente. Se erano presenti entrambi le parti, il procedimento si svolgeva senza alcun formalismo.

 Ciascuna parte esponeva le proprie ragioni:  L’attore l’onere di provare la propria pretesa  Il convenuto negare la pretesa.  I 2 contendenti dovevano dimostrare l’inconsistenza delle prove avversarie.

 La fase apud iudicem si concludeva con la sentenza era definitiva:  Condanna del convenuto: era sempre espressa in denaro e dava luogo alla

obligatio iudicati.  Assoluzione del convenuto

Le parti “ordinarie” della formula:  la formula era divisa in più partes:

 1 Nomina del giudice (iudicis nominatio: Titius iudex esto)  4 ordinarie:

intentio: non poteva mancare, era la pretesa vantata dall’attore; caratterizzava la formula, indicava la natura e consentiva di stabilire il tipo d’azione. L’intentio poteva essere certa o incerta:

certa: quando la pretesa era determinata  incerta: negli altri casi

demonstratio: indicava la causa, la fonte e i fatti che avevano dato vita alla pretesa; non tutte le formule avevano demonstratio e cioè non erano espresse; iniziava con la parola “quod” (poiché); era collocata prima dell’intentio.

condemnatio: invitava il giudice a condannare il convenuto, se sussistevano le condizioni nella stessa formula indicate, oppure ad assolverlo. Perché la

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condanna pecuniaria non superasse certe limiti, la condemnatio era integrata da una taxatio.

adiudicatio: era prevista solo nelle formule di azioni provvisorie ( actio communi dividundo) o azioni per il regolamento di confini (actio finium regundorum) e autorizzavano il giudice ad “aggiudicare” ai partecipanti alla comunione o ai confini.

La praescriptio (titolo, intestazione, preambolo):  Poteva figurare nella formula  Era scritta prima della iudicis nominatio, con cui la formula vera e propria iniziava: da qui la

denominazione. Era un rimedio che giovava l’attore.

L’exceptio (eccezione, clausola):  Era un rimedio a favore del convenuto  Nella formula era inserita:

 Prima della condemnatio  Dopo l’intentio.

 Era una condizione negativa della condanna. Il giudice avrebbe dovuto:  Condannare il convenuto solo se le circostanze dedotte nell’exceptio non

risultassero vere.  Assolvere il convenuto

 Era richiesta dal convenuto stesso  Era inserita nella formula a richiesta del convenuto  L’exceptio era un rimedio pretorio, cioè un mezzo d’attuazione dell’equità pretoria volta a

correggere lo ius civile.  Era diversa dalla denegatio actionis.  L’attore, dopo l’exceptio, poteva porre una replecatio, che se fondata avrebbe dato la

possibilità al giudice di non tener conto dell’exceptio.

Classificazioni delle azioni:  Le actiones era classificabili in categorie:

Azioni civili e azioni onorarie (spesso azioni pretorie):  Azioni civili: fondate sullo ius civile  Azioni onorarie: fondate sul diritto onorario.  L’appartenenza a quale tipo di categoria si stabiliva dall’intentio della

formula, a seconda che essa la pretesa attrice apparisse o non fondata sullo ius civile.

 Erano fondate sullo ius civile:  Appartenenti allo ex iure Quiritium  Spettanti ad uno ius  Obbligazioni a carico del convenuto espressa col verbo oportere.

 Ogni altra pretesa era diritto onorario.  Il pretore:

 Riproduceva nell’editto i modelli delle formule-tipo, sia civili che pretorie:  Le azioni civili: erano fondate nello ius civile e bastasse che l’editto le contemplasse  Le azioni pretorie: avevano fondamento in apposite clausole contenute nello stesso

editto.  In sintesi: ogni azione pretoria presupponeva una promessa edittale.

IUDICIA BONAE FIDEI Iudicia bonae fidei era tra le azioni civili.  Era un’azione in personam, nella cui intentio c’era scritto “oportere ex fide bona”(che

esprimeva l’obbligazione del convenuto), in modo che il giudice fosse invitato a stabilire secondo i criteri di buona fede.

AZIONI PRETORIE a. Le azioni pretorie erano dei rimedi per riparare delle lacune

dello ius civile. Potevano essere: i. Utiles (facevano rif. a ius civile) ii.Con trasposizione di oggetti (facevano rif. a ius

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civile) iii. In factum (no riferimento: ius Quiritium, a ius,

oportere)

Actiones in rem e actiones in personam : Actio in rem: la pretesa attrice era nell’intentio ed era erga omnes. Il giudice doveva

accertare il potere assoluto dell’attore sulla cosa della controversia. Ciò è un diritto verso una cosa => riguardava i diritti reali

Nell’intentio: figurava solo il nome dell’attore Nella condemnatio: figurava il nome dell’attore e del convenuto Actio in personam: la pretesa dell’attore (creditore) era verso un soggetto

determinato (debitore), il quale era tenuto ad un certo comportamento. La pretesa dell’attore ha carattere relativo e non assoluto, infatti il nome del convenuto e dell’attore erano scritti sia nell’intentio che nella condemnatio. Si parla di diritti verso una persona => diritti relativi

Entrambe le azioni avevano diverso regime processuale e diversi regimi degli effetti preclusivi della litis contestatio. Le azioni arbitrarie:  Le azioni arbitrarie erano azioni la cui formula conteneva una particolare clausola: la

clausola restitutoria o arbitraria.  Con questa clausola il giudice, dopo aver verificato l’intentio, prima di procedere alla

condanna pecuniaria avrebbe dovuto invitare il convenuto a restituire oppure a condannarlo solo in caso di mancata restituzione.

 Nel caso in cui il convenuto su invito del giudice non avesse restituito, a stabilire l’importo della condanna pecuniaria sarebbe stato l’attore sotto giuramento. Solitamente l’attore avrebbe giurato una somma molto più elevata di quella del mercato.

 La clausola restitutoria valeva solo nei casi in cui la pretesa dell’attore non fosse in denaro (diritti reali).

Azioni penali e azioni reipersecutorie:  Tali azioni riguardano il diritto privato.  Azioni penali:

o Erano azioni in personam o Poenam persequimur: il privato vittima dell’illecito perseguiva l’autore

dell’illecito con una pena che aveva funzione punitiva. o La pena poteva essere:

 Pecuniaria: era percepita dalla stessa vittima  Corporale: veniva inflitta dalla vittima, e non ai suoi eredi; si comulava

contro più responsabili, era civile o pretoria.  Azioni reipersecutorie:

o Rem persequirum: si perseguiva la res, intesa come ogni interesse patrimoniale che si considerava leso.

o La funzione era risarcitoria. o Le azioni reali erano tutte reipersecutorie, le azioni in personam no.

Col passare del tempo le azioni penali tendevano ad unirsi sempre di più alle azioni reipersecutorie, facendo in modo che nascessero azioni “miste”: il diritto penale da diritto privato entra a far parte del diritto pubblico.  Nascono poi un tipo particolare di azioni penali: actiones noxalis:

o Erano delle azioni penali che si esercitavano per gli illeciti commessi da soggetti a potestà:

 Schiavi  Filis familias.

o La formula era data come noxalis contro l’avente potestà, dominus o pater familias.

Actio iudicati :  Era un actio iudicati, un actio in personam, che serviva per l’esecuzione della sentenza.  Aveva 2 presupposti:

 Condanna espressa in denaro  Il fatto che il debitore non avesse adempiuto al pagamento entro 30gg.

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  L’atteggiamento del convenuto che si fosse opposto negando i presupposti dell’azione costituiva la condanna al doppio in caso di contestazione infondata.

Procedure esecutive contro il iudicatus :  L’esecuzione contro il iudicatus poteva essere:

o Personale: quando, nel caso di mancato pagamento, l’attore poteva tenere nelle proprie carceri il convenuto finché non avesse estinto il debito o col denaro o con il lavoro.

o Patrimoniale: si parla di bonorum venditio.  Era l’alternativa introdotta dal pretore all’esecuzione personale e avveniva così:

o Missino in bona: il pretore immetteva il creditore nel possesso dei beni del debitore, funzione di custodia e conservazione

o Proscriptio: con cui si dava notizia della procedura a tutti gli altri creditori, in modo di dar loro l’opportunità di intervenire. Se il debitore, trascorsi 30 gg dalla proscriptio senza che il creditore fosse stato soddisfatto, diventa infamis.

o Nomina di curator bonorum: nominato dal pretore per gestire provvisoriamente il patrimonio del debitore.

o Nomina di magister bonorum: nominato dai creditori per preparare la vendita all’asta dello stesso patrimonio e stabilire anche delle condizioni.

o Bonorum venditio: la vendita veniva fatta quando venivano approvate le condizioni. Vinceva la gara e quindi acquistava in blocco in tutto chi offriva di pagare la più alta percentuale dei debiti: l’acquirente era detto bonorum emptor.

Procedure esecutive in assenza di giudicato:  L’actio iudicati presupponeva un precedente iudicatum.  Si poteva in ogni caso dare luogo a procedure esecutive senza avere una precedente

sentenza di condanna.

Cessio bonorum e bonorum distractio :  Erano procedure molto severe sia l’esecuzione personale sia quella patrimoniale.  Esistevano delle eccezioni:

o Al debitore insolvente, la cui insolvenza giuridica non era ugualmente imputabile l’insolvenza morale, si consentì la cessio bonorum, cioè la cessione volontaria di tutto il patrimonio ai creditori: era una procedura concorsuale nella quale veniva venduta all’asta e acquistati dei beni da un bonorum emptor, ma non una proscriptio e infamia.

o L’esecuzione personale e l’infamia si risparmiarono in virtù di una disposizione dell’editto a taluni incapaci. In questi casi, il pretore nominava un curator bonorum, il quale provvedeva a soddisfare i creditori con il ricavato della vendita dei cespiti patrimoniali ereditari. Si parlava di bonorum distractio.

I rimedi pretori:  Nell’ambito del processo formulare, il pretore apprestava dei rimedi propri, che erano:

Denegatio actionis Exceptio Actiones utiles

 Azioni con trasposizione di soggetti  Actiones in factum

Altri rimedi pretori furono:

1. Gli interdicta :  Interdire: impedire, proibire.  Interdicta: erano ordini pretori che vietavano determinati comportamenti.  Gli interdicta erano emessi su domanda di un privato e contro un altro privato.  Erano di 3 tipi:

o Prohibitoria (che vietavano) o Restitutoria (che ordinavano di restituire) o Exhibitoria (che ordinavano di esibire)

 Gli interdicta erano tipici ed erano previsti nell’editto per singoli tipi, infatti ogni caso diverso era precisato.

2. La in integrum restitutio :

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 È considerata tra i rimedi pretori come corrigendi iuris civilis gratia.  Era il ripristino della situazione giuridica precedente all’evento.  Nel processo: era il pretore a decidere nel contraddittorio tra le parti la sussistenza o no

delle ragioni per la concessione della restitutio.

3. Le cautiones , o stipulationes praetoriae :  Erano rimedi pretori ai quali si ricorreva quando mancava un obbligo giuridico al

compimento di una certa prestazione e il pretore riteneva invece giusto che quell’obbligo ci fosse.

4. Le missiones in possessionem :  Erano disposte dal pretore con decretum.  In forza della missio l’interessato era autorizzato ad immettersi in possessionem di un bene

o di un patrimonio.  Questi rimedi pretori si davano solo se erano previsti nell’editto.

La scomparsa del processo formulare: A. Per tutto il corso dell’età classica, il processo formulare fu il procedimento ordinario per le

liti tra privati. B. Fu abolito con l’avvento dei figli di Costantino, Costanzo e Costante. (342), ma subentrerò il

concorso delle cognitiones extra ordinem.

C. LE COGNITIONES EXTRA ORDINEM :  Il primo caso si ha quando Augusto diede riconoscimento giuridico ai fedecommessi e stabilì

la competenza dei consoli per le controversie…  Organi competenti a giudicare extra ordinem:

o nelle province, i governatori o a Roma, magistrati dell’ordine costituzionale repubblicano e funzionari nominati

e dipendenti dal principe  Avvio di una prassi: il Principe (princeps) interviene nei giudizi privati  Differenze da prima:

o Chiamata in giudizio, intervento di un organo pubblico, il convenuto che non si presentava era considerato “contumace” (assente)

o Non più divisione in iure e apud iudicem, il giudizio si svolgeva davanti ad un organo pubblico che aveva il potere di emanare la sentenza

o No litis contestatio o Assenza di formalismo, la difesa del convenuto era detta “praescriptio” , che

corrispondeva in sostanza all’exceptio formulare o La condanna poteva essere in denaro: quindi nel caso concreto il giudice che

aveva emesso la sentenza poteva anche imporre l’esecuzione forzosa.

D. I PROCESSI POSTCLASSICO E GIUSTINIANEO:  Il processo si unifica  Gli organi delle circoscrizioni territoriali sono anche organi giurisdizionali  Al vertice c’è l’imperatore che decide in ultima istanza  Il procedimento si irrigidisce: no potere discrezionale dei giudici  Dalla fine del IV secolo, la legislazione imperiale proibisce le carceri private, ma

l’esecuzione personale per debiti non scompare.  Scompare la figura del pretore e non c’è più distinzione tra azioni civili e azioni pretorie.

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LINEAMENTI DI DIRITTO PRIVATO (di Matteo Marrone)

CAPITOLO 3: Gli atti negoziali

Fatti, atti e negozi giuridici. Fatto giuridico: qualsiasi evento volontario o non che incide sulla realtà giuridica dando

luogo a: o Nascita situazione giuridiche nuove o Modifica o estinzione di situazioni giuridiche esistenti È in sostanza ogni evento produttivo d’effetti giuridici.

Fatto giuridico involontario: che si verificano indipendentemente dalla volontà dell’uomo.

Fatto giuridico volontario: sono azioni umane volontarie.  I fatti giuridici si dicono atti giuridici.  Gli atti giuridici possono essere:

o Atti leciti: consentiti dall’ordinamento; la categoria più importante è quella dei NEGOZI GIURIDICI. Sono volontari.

o Atti illeciti: vietati dall’ordinamento, ma anche questi fatti giuridici sono volontari (obbligazioni)

Negozi giuridici: manifestazioni di volontà da parte dei privati dirette al conseguimento di risultati definibili in termini di:

o acquisto o perdita o modificazione

Negozi giuridici.  Sono atti leciti, consentiti dall’ordinamento giuridico e gli effetti che gli sono collegati sono

gli stessi voluti dall’autore o autori dell’atto.  Tipicità: nelle fonti romane è assente l’idea del negozio giuridico, ma molti atti e

comportamenti volontari rientrano nello schema di “negozio giuridico”.  Elementi: il negozio giuridico ha una struttura divisa in:

Elementi essenziali: essentialia negotii; sono gli elementi strutturali fondamentali del negozio giuridico. È esenziale la manifestazione della volontà; i soggetti devono avere la capacità di agire (capacità intellettuale) e essere legittimati a compiere il negozio.

Elementi naturali: naturalia negotii; sono in sostanza gli effetti del negozio giuridico pur nel silenzio delle parti.

Elementi accidentali: accidentalia negotii; sono delle clausole non essenziali, che le parti possono, se vogliono, inserire nel negozio. In particolare, sono elementi accidentali: condizione, termine, modus.

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Invalidità e inefficacia: il negozio si dice: Invalido: uno dei suoi elementi ha un difetto intrinseco  Inefficace: non produce effetti veri e propri Il negozio invalido è anche inefficace, ma il negozio inefficace può essere valido. Dottrina moderna: distingue 2 specie di invalidità:

Nullità: quando il negozio per difetto di uno dei suoi elementi essenziali o per altro grave motivo, non produce i suoi effetti (nasce morto)

Annullabilità: quando il negozio presenta vizi “meno gravi”(nasce vivo ma malato). Con l’annullamento, il negozio non produce più i suoi effetti, diventa inefficace e l’inefficacia è retroattiva.

 Dottrina romana: nelle fonti romane il concetto il concetto di nullità è previsto, ma non quello di annullabilità. Nel diritto romano la nullità e l’invalidità sono considerati identici.

4. Classificazioni: 1. Forma

Formali: la volontà deve essere manifestata in una forma determinata. La forma prescritta è l’elemento essenziale di tale negozio.  Non formali: la volontà può essere manifestata in qualsiasi forma.

2. Causa Causali: la causa determina la struttura del negozio; la causa è l’elemento essenziale del negozio.  Astratti: la causa non emerge dalla struttura del negozio. Gli effetti del negozio sono indipendenti dalla causa del negozio.

3. Manifestazione volontà Unilaterali: a manifestare la volontà deriva da una sola parte (testamento)  Bilaterali: convergono manifestazioni di volontà tra 2 parti (contratti)  Plurilaterali: convergono manifestazioni di 3 o più parti (societas)

4. Le parti: ogni parte rappresenta un centro di interessi  Persona singola Più persone: portatrici di interessi identici

5. Titolo:  A titolo oneroso: ciascuna parte consegue un vantaggio dietro corrispettivo (compravendita)  A titolo gratuito: una parte consegue un vantaggio senza corrispettivo (comodato)

6. Quando si producono gli effetti : inter vivos: producono effetti solo se il soggetto o soggetti sono in vita mortis causa: producono effetti solo dopo la morte dell’autore del negozio

7. Tipi di effetti: Reali: trasferimento della proprietà o costituzione o estinzione di diritti reali  Obbligatori: nascita o estinzione d’obbligazioni

5. Forme della manifestazione della volontà: ogni negozio giuridico 1 o più manifestazioni di volontà, ma deve essere manifestata. Ci sono 2 tipi di forme di manifestazione:

A) negozi formali B) negozi non formali

6. Negozi formali: erano come gli atti giudiziari (legis actiones), perché le formalità erano fondamentalmente orali, richiedendo l’uso di parole stabilite (certa verba).

La mancipatio: vendita, alienazione; era un negozio dello ius Quiritium e quindi solo utilizzabile dai cittadini romani. Era uno dei “gesta per aes et libram”: erano atti che si compivano con il rame o con il bronzo (aes) e con la bilancia (libra). Erano presenti al negozio, come testimoni, 5 cittadini romani puberi (adolescente) e di un libripens (pesatore ufficiale, che teneva la bilancia per la formalità della vendita) che reggeva la bilancia e pesava i metalli. Le parti erano:

 Il mancipante, mancipio dans: perdita del potere su cose o persone  mancipio accipiens : acquisto del potere su cose o persone.

La mancipatio era impiegata per:  il trasferimento della proprietà sulle res mancipi (beni acquistati)

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 acquisto manus di una donna (mano)  ecc…

Esempio di mancipatio: mancipazione di uno schiavo Le parti:

 il mancipante  l schiavo  5 cittadini  il pesatore ufficiale  il mancipio accipiens

Procedimento: 1. il mancipio accipiens teneva lo schiavo e diceva “ dico che

quest’uomo è mio ex iure Quiritium e sia a me acquistato in forza di questo metallo e di questa bilancia”.

2. contestualmente, il mancipio accipiens poneva sulla bilancia il rame o il bronzo

3. il libripens provvedeva a pesare il metallo 4. il mancipio accipiens consegnava il metallo al mancipio dans. 1. con il mancipatio, il mancipio accipiens acquista sul servo lo

stesso potere di proprietà che aveva prima il mancipante.

La in iure cessio: cessione; era un negozio dello ius civile, fruibile solo dai cittadini romani. Procedimento: si compiva davanti ad un magistrato o pretore; le parti erano il cedente (chi cede un diritto) e il cessionario (il destinatario di una cessione). Esempio della cessione di uno schiavo:  Il cedente intendeva trasferire al cessionario la proprietà dello

schiavo  Il cessionario tenendo lo schiavo pronunciava la formula “questo

uomo è mio ex iure Quiritium “  Il pretore interrogava il cedente, e in caso di consenso, pronunciava

l’addictio del servo in favore del cessionario.  La in iure cessio scomparve in età post-classica.

la stipulatio: stipulazione, contratto; negozio formale bilaterale con effetti obbligatori.

Le parti erano: a. lo stipulante (stipulator): chi fa con un altro un atto

contrattuale b. il promittente (promissor): chi si obbliga verso terzi con una

promessa unilaterale. Procedimento: lo stipulante chiedeva al promittente se manteneva l’impegno di un determinato comportamento. Nasceva così a carico del promittente, divenuto debitore, e in favore del stipulate, divenuto creditore, un’obbligazione che era sanzionata iure civili ed avente ad oggetto la prestazione promessa.

7. Altre forme negoziali: i negozi non formali sono: ☺ la traditio: consegna, resa; negozio bilaterale riconosciuto a Roma per il

trasferimento del possesso e della proprietà. ☺ contratti consensuali: a Roma, furono la compravendita, locazione, società,

mandato e i patti. 8. Divergenza tra manifestazione e volontà: poteva accadere che una persona

manifestasse una volontà che non aveva, e perciò determinava una divergenza tra volontà e manifestazione. Bisogna distinguere tra negozi solenni dello ius civile ed altri negozi:

☺ Negozi solenni: il compimento delle formalità richieste era considerato necessario per la validità dell’atto.

☺ Contratti consensuali e negozi non formali: la mancanza di volontà comportava la nullità dei contratti, il negozio sarebbe stato non produttivo di effetti giuridici.

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Eccezioni: ☺ Dichiarazioni fatte per scherzo o in ambito teatrale non venivano considerate ☺ Riserva mentale: era il caso in cui qualcuno dichiarava ciò che non voleva ☺ Simulazione: era il caso in cui c’era la consapevolezza di entrambe le parti di

non volere il negozio. La simulazione portava alla nullità del negozio perché non vi era una manifestazione della volontà.

Casi di divergenze: A) ERRORE: quando la divergenza tra dichiarato e voluto non è consapevole.

L’errore è una svista, un fraintendimento, a volte anche di lingua. Si distingue in:

i. Errore ostativo (o nella dichiarazione): era un errore che escludeva la volontà

ii.Errore-vizio: non escludeva la volontà iii. Errore di diritto: è l’errore che dipende da ignoranza o

fraintendimento di norme e d’istituti giuridici. In questo caso il negozio è valido.

iv. Errore su elementi di fatto: nullità del negozio anche se doveva essere al contempo scusabile (errore non grossolano) ed essenziale (errore che investe il negozio nei suoi aspetti fondamentali).

B) DOLO: la parola dolo assume significati diversi nel linguaggio giuridico: 1. esprime l’idea della volontarietà di un comportamento e delle

relative conseguenze per altri pregiudizievoli (svantaggiosi) 2. il dolo si contrappone alla colpa 3. comportamento iniquo 4. significato dolo negoziale: macchinazione volta a trarre in inganno

un'altra persona facendo si che questa compia un negozio per lei svantaggioso che diversamente non avrebbe voluto e compiuto, oppure avrebbe compiuto a condizioni diverse. Nel dolo si guarda chi induce in errore e non chi cade in errore.

Nell’antica tradizione giuridica, il dolo poteva non essere rilevante, ma dall’età preclassica, lo era. Quando si parla di dolo negoziale si parla di “dolus malus”, e non di “dolus bonus”:

dolus bonus: sono le furberie tollerate dal costume, che vengono usate per trattare i propri affari. Non viene preso in considerazione dal diritto.

dolus malus: è la vera e propria macchinazione per trarre altri in inganno.

In origine, in iure civili, il negozio viziato da dolo era valido ed efficace. Ci furono successive deroghe, in particolare nel campo dei negozi che davano luogo a giudizi di buona fede: dolo e buona fede si escludono a vicenda. Nel I secolo a.C. il pretore introdusse nell’editto la clausola che prometteva l’exceptio doli (mali): era uno strumento per invalidare i negozi dai quali nascevano azioni che non erano in buona fede. L’exceptio doli aveva una doppia valenza:

exceptio doli praeteriti: se il raggiro era avvenuto prima del giudizio

exceptio doli praesentis: se il raggiro si commetteva al momento dell’azione e non era un inganno ma un semplice comportamento iniquo.

Nel caso in cui la vittima del dolo avesse dato esecuzione al negozio, soccorreva l’actio de dolo: A) fu introdotta per iniziativa del giurista Aquilio Gallo (tra il 70 e 60

a.C.) B) era utilizzato dalla vittima verso l’autore del dolo: l’importo della

pena corrisponde al danno subito dall’attore. C) L’azione del dolo poteva essere esercitata contro l’autore del dolo,

non contro i suoi eredi e l’azione non poteva essere fatta oltre l’anno dalla commissione del dolo.

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D) Il negozio già eseguito non veniva invalidato, ma l’ingannato poteva con l’actio de dolo ottenere la condanna dell’autore del dolo a una pena corrispondente alla stima del danno subito.

C) METUS: ☺ è un altro vizio della volontà ☺ è il timore generato da altrui violenza(vis = forza, violenza) ☺ è la minaccia di provocare un male se il minacciato non compie un certo negozio: è una violenza morale, la c.d. vis compulsava o vis animo illata. ☺ la minaccia di un male genera timore (metus = timore, paura) ☺ il metus è una minaccia grave, in quanto la vittima, dovendo scegliere tra la minaccia e il compimento del negozio, sceglie quest’ultimo. La minaccia comunque doveva essere seria ed ingiusta ☺ in principio, il negozio estorto (ottenuto con violenza) compiuto per metus era iure civili valido ed efficace. ☺ ma nel I secolo a.C. il pretore contemplò nel suo editto l’exceptio quod metus causa, o exceptio modus, in virtù della quale la persona convenuta per l’adempimento di un negozio estorto con la violenza avrebbe ottenuto l’assoluzione.

D) CAUSA: i. È la ragione d’essere oggettiva del negozio. ii. Ogni negozio è compiuto dal suo autore per una causa: la causa è la

funzione che si intende realizzare attraverso gli effetti che il negozio andrà a produrre.

iii. Esempi: 1. la causa negoziale sarà lo scambio di cosa contro prezzo

nella compravendita 2. la realizzazione di un prestito nel mutuo

iv. la causa determina la struttura del mutuo: rappresenta l’elemento costitutivo: in questi casi si parla di “negozi causali”.

v. Negozi astratti: la causa non è espressa; tali negozi potranno essere compiuto per cause esterne diverse.

vi. In principio per i negozi astratti, erano e restavano validi pure se la causa mancasse o fosse illecita, poi, con l’età preclassica, si ammise il ricorso:

1. alla “condictio” : rimedio civilistico per la restituzione di quanto già prestato

oppure 2. all’”exceptio” : rimedio pretorio per l’annullamento degli effetti che

derivavano dal negozio astratto.

vii. CONDICTIO: 1. fu la versione formulare della legis actio per condictionem

2. con essa si perseguivano crediti per cui l’attore pretendeva sussistere a carico dell’altra parte un obbligo di dare, con il verbo oportere.

3. si trattava di un’azione civile, in personam 4. la condictio presupponeva che l’attore avesse in precedenza

trasferito al convenuto la proprietà di una res. 5. il convenuto soccombente aveva l’obbligo di trasferire all’attore la

proprietà:  della stessa cosa ricevuta: se si trattava di una cosa

individuata nella specie  equivalente: tantundem, se si trattava di denaro o di altre

cose fungibili. 6. La condictio era impiegata anche come rimedio contro il difetto di

causa nei negozi astratti di trasferimento. Esempio:  Se una persona avesse trasferito la proprietà di qualcosa

nell’erronea convinzione di esservi obbligato (solutio indebiti) , il falso creditore sarebbe stato perseguibile con la condictio

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(condictio indebiti), e avrebbe dovuto restituire o la stessa cosa o tantundem.

9. Gli elementi accidentali nel negozio giuridico: è possibile aggiungere ai negozi giuridici delle clausole diverse a seconda che si voglia modificare o integrare gli effetti negoziali.tali clausole sono espressamente incluse dalle parti nel negozio. Le più comuni sono:

a. Condizione: i. È una clausola che indica un evento futuro ed incerto, da cui dipendono gli

effetti del negozio ii.Indica sia la causa che l’evento in sé iii. Erano di 2 tipi:

1. sospensive: sospendono gli effetti del negozio (il negozio non produce effetti fino al verificarsi dell’evento)

2. risolutive: risolvono gli effetti del negozio (il negozio produce i suoi effetti, ma cessano automaticamente con il verificarsi dell’evento)

iv. actus legitimi: erano dei negozi che non prevedevano l’aggiunta di condizioni. Nel caso venivano inserite, comportava l’invalidità del negozio. Tali negozi erano:

1. la mancipatio 2. la in iure cessio 3. l’acceptilatio

4. la manumissio vindicta

erano tutti i negozi che si compivano mediante la pronunzia di certa verba ( e perciò detti legitimi)

v.condicio iuris: gli effetti di taluni atti erano subordinati al verificarsi di certi eventi

vi. condiciones in praesens vel in praeteritum conlatae: facevano dipendere gli effetti da eventi attuali o passati: no futuri o incerti.

vii. Condizioni impossibili: l’evento poteva essere materialmente o giuridicamente impossibile. Se accadeva ciò, il negozio era invalido, perché non avrebbe mai potuto produrre i suoi effetti.

viii. Condizioni illecite: il negozio era nullo se la condizione era illecita (contra legem, turpis, contra bonos mores)

ix. Condizioni positive e negative, potestative, casuali e miste: 1. positive: gli effetti sono subordinati al verificarsi dell’evento 2. negative : gli effetti sono subordinati al non verificarsi dell’evento 3. potestative: sono quelle condizioni che dipendono da un atto

volontario di una persona interessata 4. casuali: le condizioni si avverano o dal caso o dalla volontà di terzi 5. miste: le condizioni si avverano da una persona interessata, dal caso

o dalla volontà di terzi. x. Condicio pendet, deficit, exstitit:

1. condicio pendet: è la condizione pendente: non si è verificata la condizione ed è incerto se si verificherà. Il negozio è valido ma non si sa quando si produrranno gli effetti.

2. condicio deficit: la condizione viene a mancare: il negozio non avrà mai effetti.

3. condicio exstitit: la condizione si è verificata: il negozio comincerà a produrre i suoi effetti

xi. condizioni risolutive: si fecero ricorso raramente, era eccezioni.

b. Termine: i. elemento accidentale del negozio giuridico; ii.riguarda un evento futuro, ma è certo che esso si verificherà e dalla quale

dipendono gli effetti del negozio. iii. riguarda sia la clausola che l’evento in sé. iv. dies: era la parola romana per indicare il termine; poteva essere una data

o un evento certo.

c. Modus (onere): i. Imposizione al destinatario di un atto di liberalità di adottare un

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comportamento ed era volontario. ii.Il negozio modale è immediatamente efficace ed efficace rimane a

prescindere dall’adempimento del modus.

10. Imputazione degli atti negoziali : ☺ gli effetti del negozio sono imputati solitamente in via diretta ed esclusiva alle parti facenti

parte il negozio. ☺ Il nuntius: messaggero; è un semplice portavoce il quale riferisce quanto è stato invitato a

riferire. Non dichiara la propria volontà ma quella dell’autore del negozio. A Roma non potevano essere compiuti tramite nuntius negozi formali e solenni. Si a contratti consensuali.

☺ La rappresentanza organica: a. Sono delle persone fisiche che concludono negozi come organi di quelle

collettività riconosciute come soggetti giuridici. b. Questi rappresentanti legali esprimono una propria volontà, ma gli effetti

ricadono direttamente in capo all’ente. ☺ rappresentanza :

a. un soggetto giuridicamente capace, detto “rappresentante”, conclude un negozio in nome per conto di un terzo soggetto, detto “rappresentato”, con effetti in via immediata in capo al rappresentato.

b. La rappresentanza può essere: i. Volontaria: quando i poteri del rappresentante sono conferiti dal

rappresentato con un suo atto volontario ii.Legale: negli altri casi, es. nel caso del tutore

c. Rappresentanza indiretta: concludere un negozio per conto altrui ma in nome proprio. Gli effetti si imputano al dichiarante, ma sarà dovere di costui trasferire al terzo per conto del quale ha concluso il negozio i diritti e gli obblighi acquisiti dal negozio.

LINEAMENTI DI DIRITTO PRIVATO (di Matteo Marrone)

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CAPITOLO 4: le Cose

1. Le res: ha significati molteplici, entità materiale, porzione limitata del mondo, esterno, beni in generale. Classificazioni:  res corporales : termini utilizzati dai giuristi romani per indicare le entità materiali,

intendendo proprio le res quae tangi possunt [le cose che si possono toccare]. Solo le cose corporales erano suscettibili di possesso.

res incorporales: si contrappongono alle res corporales, in quanto sono res quae tangi non possunt [che non si possono toccare]. I giureconsulti utilizzarono questa espressione per indicare: eredità, usufrutto…

cose in commercio: erano oggetto di proprietà privata, di rapporti giuridici patrimoniali.

cose fuori commercio: non erano oggetto di proprietà privata. Erano fuori dal commercio:

o le res divini iuris [le cose di diritto divino]: in particolare erano:  res sacrae: altari, templi, santuari  res religiosae: luoghi utilizzati per la sepoltura  res sanctae: le porte e le mura della città.

o le res humani iuris: si contrapponevano alle res divini; [era il diritto umano] ; potevano essere:

pubbliche: res publicae: appartenevano allo Stato – populus Romanus - , erano fuori commercio se erano destinate all’uso pubblico (strade, piazze, teatri,…) oppure in commercio se lo stato ricavava un reddito o un’utilità.

private: res privatae, erano in commercio.  res mancipi: erano i fondi su suolo italico (terreni, edifici), gli schiavi, gli animali e le

servitù rustiche. Erano le cose di maggior pregio, e per il loro trasferimento di proprietà si chiese il rito del mancipatio e successivamente in iure cessio.

res nec mancipi: erano tutte le altre. Il trasferimento di proprietà dei res nec mancipi era sufficiente la traditio. → Le classificazioni delle res mancipi e res nec mancipi furono soppresse da Giustiniano

beni mobili: sono gli animali e gli oggetti trasportabili e quindi amovibili (mobili); nel diritto romano, anche gli schiavi.

beni immobili: è il suolo insieme a ciò che vi è all’interno stabilmente → Le classificazioni dei beni mobili e immobili acquisirono un gran significato, a riguardo del passaggio di proprietà, in età postclassica perché vi era l’obbligatorietà della scrittura per le donazioni e le vendite immobiliari.

beni fungibili: sono le cose che si rivelano in rapporto a peso, numero, misura, sono cose alle quali è rappresentabile un equivalente (tantundem);

beni infungibili: che non è sostituibile con altra cosa, è fine a se stessa nella sua individualità.

cose di genere: sono in sostanza le cose fungibili; riguarda l’appartenenza ad una categoria (genus): es. un pallone.

cose di specie: sono le cose infungibili; si fa riferimento a cose perfettamente individuate: es. il pallone di Tizio.

cose consumabili: suscettibili di una sola consumazione perché si consumano per il semplice fatto che vengono usate (ipso usu consumuntur) [es. gli alimenti]

cose inconsumabili: consentono un uso continuato [es. il terreno, un edificio]. cose divisibili: suscettibili di essere materialmente divise senza perire e apprezzare

giudizio economico  cose indivisibili: il contrario delle cose divisibili  cose semplici: una unità naturale [es. schiavo, pietra]  cose composte: costituite da cose semplici congiunte tra loro artificialmente [es.

edificio, nave, armadio]  cose collettive: costituite da cose semplici non congiunte ma considerate

unitariamente [es. un gregge, la biblioteca]  i frutti:

o i Romani consideravano i frutti i frutti naturali delle piante e degli animali. o Punto di vista del diritto: erano frutti quando venivano separati dalla cosa

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madre, perché prima della separazione erano considerati partes e non erano giuridicamente autonomi.

o Erano considerati frutti le attività lavorative dei servi (operae servorum)

2. I diritti reali:  Sono i diritti soggettivi su una cosa, hanno carattere assoluto e sono quindi opponibili

contro terzi (erga omnes)  I terzi devono avere un comportamento negativo verso un diritto reale su cosa altrui,

nel senso che devono astenersi da azioni che possano essere in contrasto con quel diritto.

 Diritto di credito: è un diritto patrimoniale relativo tra 2 parti: i. 1 o più creditori ii.1 o più debitori iii. la parte debitrice è tenuta in favore dell’altra all’adempimento di una

prestazione che consiste in un comportamento positivo.  Diritto di proprietà:

i. Diritto reale per eccellenza ii.Tale diritto attribuisce al proprietario un potere generale e illimitato al

godimento e alla disposizione del bene che ne è oggetto.  Diritti reali su cosa altrui [iura in re aliena]:

i. Quando su una stesa cosa possono gravare e coesistere altri diritti reali ii.Sono i diritti reali di godimento e di garanzia

 LA PROPRIETA’ o Diritto soggettivo di natura reale per questo al proprietario, chè è titolare, si

riconosce sulla cosa che n’è oggetto una signoria generale. o La proprietà ha dei limiti:

 limitazioni legali: limitazioni imposte dall’ordinamento giuridico  limitazioni volontarie: ad opera del proprietario, attraverso la concessione

di diritti reali limitati di godimento (servitù, usufrutto,…)  una volta estinti tali limiti, la facoltà di godimento del proprietario

ritornano a espandersi fino alla pienezza della cosa. o Il diritto di proprietà non si perde di per sé, ma solo se si verifica un fatto che ne

determini l’estinzione (es. vendita della cosa). o Di norma il proprietario è anche il possessore della cosa, ma può non essere il

possessore e restare proprietario. o La proprietà non si perde per un non uso (è un diritto imprescrittibile)

1. La proprietà e le proprietà del diritto romano: o Il concetto di proprietà e del suo uso ci deriva a partire dalla fine dell’età

arcaica, in quanto vi era l’idea del “possesso come stato di fatto non suscettibile “e dell’appartenenza (questa cosa è mia). Da ciò si pose la base per il concetto di proprietà.

o Alla fine dell’età repubblicana compare un’espressione più incisiva per indicare la proprietà romana: dominium ex iure Quiritium. Dominus s’indicò il proprietario.

o L’uso di proprietas e proprietarius avviene nell’età classica. o La nuova terminologia non comportò l’abbandono della vecchia: si continuò

ad esprimere la proprietà in termini d’appartenenza anche nel Corpus iuris giustinianeo.

2. Il dominium ex iure Quiritium: o Era solo per i cittadini romani o Ad oggetto potevano esserci le res corporalis, che potevano essere sia

mancipi sia nec mancipi, sia mobili sia immobili. 1 Le origini della proprietà privata immobiliare a Roma:

 Alla formazione della città di Roma, le terre appartenevano alla collettività ed erano adibite al pascolo; non riconoscevano insomma la proprietà privata sui beni immobili.

 Le terre erano le ager publicus.  Queste terre venivano lasciate in buona parte in godimento esclusivo

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a provati.  Nel periodo dell’età regio alcune ager publicus venivano assegnate a

carattere definitivo, divenendo tali beni propri dei privati ex iure Quiritium.

 Per l’assegnazione delle ager publicus si procedeva mediante limitatio, che era un rito con connotazioni sacrali e che si compiva con l’intervento di un magistrato e di un agrimensore (gromaticus):

 Si tracciavo sul suolo parallele e perpendicolari per determinare i confini e venivano lasciati 5 piedi attorno ad ogni appezzamento perché non poteva essere usucapito. Tale spazio era chiamato limes o iter limitare.

2 La rappresentazione del dominium ex iure Quiritium come potere assoluto e limitato:

 Il dominiumex iure Quiritium poteva avere come oggetto sia un bene mobile sia un bene immobile.

 Per quanto riguarda i contenuti, il dominium era rappresentato come un potere assoluto e illimitato: da qui l’idea della proprietà [ius utendi et abutendi re sua – diritto di usare ed abusare della propria cosa ].

 La proprietà civile immobiliare era esente dai tributi (solo con Diocleziano nel 292).

 Il dominio quiritario sugli immobili si estendeva illimitatamente sia in altezza sia in profondità: “Sino alle stelle e sino agli inferi” [usque ad sidera, usque ad inferos].

 Come la limitatio tra fondi contigui, anche in casi di edifici (aedes) contigui appartenenti a proprietari diversi, era necessario uno spazio chiamato ambitus di 5 piedi di larghezza, e neanche questo non poteva essere acquistato per usucapione.

 In età repubblicana, il rito della limitatio incominciò a scomparire.

1 Limitazioni legali:  C’era la possibilità di interferenze reciproche tra immobili appartenenti a

proprietari diversi, di cui alcune di esse dovevano essere tollerate. (fumi, acqua,…)

 Le limitazioni legali riguardano la proprietà (vedere più avanti).

2 I modi di acquisto: dominium ex iure Quiritium si acquistava in relazione al tipo di

cittadino:  romano oppure peregrino(non cittadino romano)  furono qualificati come:  ius civile  ius gentium  i modi di acquisto possono essere:  a titolo originario: prescindono da ogni relazione tra chi

acquista e il precedente proprietario, perché possono avere ad oggetto una cosa di nessuno o una cosa altrui. (occupazione, accensione, specificazione).

 A titolo originario, il diritto di proprietà si determina sulla base dell’acquisto in se.

a titolo derivativo: il modo di acquisto dipende dalla trasmissione che ne fa il titolare, cioè c’è una concessione tra chi trasmette (dell’autore auctor – dante causa) e chi acquista (avente causa). (mancipatio, in iure cessio, traditio, legato per vindicationes, adiudicatio, pagamento della litis aestimatio)

usucapione: né a titolo originario, né a titolo derivativo  A titolo derivativo, il diritto di proprietà viene acquistato così

come era presso il precedente proprietario.  Nessuno può trasferire ad altri più di quanto egli stesso non

abbia [nemo plus iuris ad alium transferre potest quam ipse haberet].

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Occupazione:occupatio  Era un modo di acquisto originario della proprietà  Consisteva nella presa di possesso di cose che non

appartenevano a nessuno (res nullius) ed erano:  Animali selvatici  Cose trovate sulla riva del mare  Le cose che i privati avevano sottratto al nemico in stato

di guerra  L’isola emersa dal mare  L’isola formatasi nel letto di un fiume  Le cose abbandonate (res derelictae) perché res nec

mancipi (delle res mancipi il proprietario manteneva il dominio finché un eventuale occupante ne fosse divenuto egli stesso proprietario per usucapione)

 Tesoro. Denaro e preziosi seppelliti in un fonda da epoca tanto remota da non determinare una data: tale tesoro spettava prima al proprietario del fondo, ma l’imperatore Adriano, se rinvenuto da persona diversa dal proprietario del fondo, il tesoro spettasse per metà al dominus fundi (proprietario del fondo) e per l’altra metà a chi l’avesse scoperto.

Accessione:accessio Quando una cosa corporale (detta cosa principale) subisce un

incremento per l’aggiunta di un’altra cosa, (detta cosa accessoria) appartenente a diverso proprietario

Unione organica: unione di cose di qualità diversa ma che si ha un’unione organica: la cosa accessoria diventa un tutt’uno con la cosa principale. (semina propria in terreno altrui)

 Incrementi fluviali:  l’alveo abbandonato (letto di un fiume abbandonato – alveus derelictus)  isola affiorata in un fiume (insula in flumine nata),  ecc…

 La inaedificatio: costruzione di un edificio con materiale appartenente a persona diversa del proprietario del suolo che diventava automaticamente proprietario anche dell’edificio.

Specificazione:  Modo di acquisto a titolo originario della proprietà  Si intende la trasformazione di una cosa altrui (aliena) sino a

farne altra cosa che nel comune apprezzamento appare nuova (es. uva in vino) Età classica: teoria di chi avrebbe ottenuto la proprietà per

specificazione:  Specificazione reversibile: il dominus materiae ne

manteneva la proprietà (vaso ricavato da una massa d’argento)

 Specificazione non reversibile: lo specificatore acquistava la proprietà res nova (uva trasformata in vino)

La mancipatio e la in iure cessio : La mancipio e in iure cessio trasferivano la proprietà civile sulle

res mancipi (avevano quindi effetti reali) ma comportavano anche il passaggio di possesso solo quando si trattava di beni mobili. Per i beni immobili, si esigeva che l’alienante ne facesse ulteriormente traditio. Erano dei modi di acquisto derivativo.

Traditio: consegna  Era un negozio bilaterale che si compiva con la consegna di

una cosa mobile o immobile e trasferiva comunque il possesso. Modo di acquisto derivativo.

 Riguardava soltanto le res corporales perché trasferiva solo il

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possesso  Quando erano oggetto le res nec mancipi, la traditio trasferiva

anche la proprietà: aveva quindi effetti reali.  La consegna:

 Era considerata traditio ogni comportamento che facesse conseguire all’accipiens la disponibilità della cosa, anche se non era una materiale consegna.

 La traditio poteva essere: o symbolica : es. la consegna delle merci

contenute nel magazzino che si ritiene compiuta mediante consegna delle chiavi dello stesso magazzino

o longa manu: es. si ritiene valida la consegna del fondo con l’indicazione dei confini dall’alienante all’acquirente

o brevi manu: es. si realizza quando l’acquirente teneva già la cosa che l’alienante gli trasmetteva

la traditio riguardava solo i casi in cui chi riceveva la consegna acquistava il possesso; quindi no:

o custodia o deposito o locazione

 La volontà nella traditio:  Con la traditio di res nec mancipi il dominus trasferiva al

contempo proprietà e possesso  Per il passaggio di possesso era necessaria la concorde

volontà di tradens e accipiens di fare acquistare all’accipiens una posizione indipendente in ordine alla cosa che veniva consegnata.

 La iusta causa traditionis:  Era la ragione per la quale si procedeva alla traditio, e

che giustificava l’acquisto della proprietà.  La iusta causa poteva essere:

o causa vendendi: il venditore consegnava la cosa venduta al compratore

o causa donandi: il donante che consegna la cosa donante al donatario

o causa solvendi: il creditore che adempiva un’obbligazione di dare

Legato per vindicationes:  era un modo di acquisto derivativo  era un atto mortis causa  era una disposizione testamentaria con la quale il testatore

attribuiva direttamente una cosa propria ad un terzo, detto legatario.

 Una volta morto il testatore e il testamento divenuto efficace, il legatario acquisiva la proprietà civile di quel bene.

L ’adiudicatio: assegnazione  Pronuncia del giudice formulare che traeva fondamento nella

della formula pure essa detta adiudicatio e che riguardava i giudizi divisori e per il regolamento di confini.

 Il giudice assegnava con l’adiudicatio a ciascuna parte una o più res (o porzioni) dell’oggetto della divisione.

La litis aestimatio:  Una condanna pronunciata dal giudice formulare doveva essere

espressa in denaro  L’importo della condanna pecuniaria (litis aestimatio)

corrispondeva al valore della cosa rivendicata.  Con l’offerta di pagare la litis, il convenuto manteneva il

possesso della cosa rivendicata e se era nec mancipi anche la proprietà .

Usucapione: usucapio

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 Oggi detta prescrizione acquisitiva  Fondamento nelle XII Tavole  Comportava l’acquisto del dominium ex iure Quiritium  Era riservata ai cittadini romani  I requisititi dell’usucapione erano:

res habilis : erano usucapibili tutte le cose suscettibili di dominium ex iure Quiritium. Non erano res habilis le res furtivae (cose rubate) e le res vi possessae (impossessate con la violenza) anche in buona fede.

titulus o iusta causa: era la ragione che stava alla base dell’acquisto del possesso per giustificare l’acquisto della proprietà per possesso continuato per il tempo stabilito. Il titolo più comune era tituluspro emptore: tale titolo era posseduto dal compratore quando il venditore avesse trasmesso il possesso della cosa venduta ma non la proprietà.

fides : con l’età repubblicana si richiese anche la buona fede (bona fides): il possessore doveva essere convinto di non recare danni con il proprio possesso ad altri. La buona fede doveva sussistere al tempo dell’acquisto del possesso.

possessio : il possesso era solo di colui che teneva la cosa come propria (animus domini)

tempus : l’usucapione si compiva: o 2 anni immobili o 1 anno altre cose o possederla in modo continuo ed interrotto o età preclassica: alla morte del possessore il

tempus usucapionis continuava con l’erede: iniziava quindi dal defunto e terminava con l’erede.

L’usucapio pro herede:  Chi ha possesso una o più cose ereditate purché appartenente

ad eredità giacente, trascorso 1 anno acquista l’eredità nel suo complesso, anche in difetto di titolo e in mala fede.

3 La difesa della proprietà quiritaria: La rei vindicatio:

La rei vindicatio era la rivendica, ed era utilizzata per la difesa del dominium ex iure Quiritium.

La rei vindicatio si rivolgeva contro il possessore non proprietario e tendeva far conseguire al proprietario il possesso.

 Il pretore attribuiva all’una o all’altra parte il possesso della cosa controversa durante il processo, e su ognuna di esse gravava l’onere di fornire la prova dell’appartenenza a se della cosa stessa.

L’onere della prova: onus probandi  A carico dell’attore  Difficile provare la proprietà soprattutto in acquisto a titolo

derivativo, ma bastava l’usucapione perché l’attore dimostrasse di aver posseduto la cosa.

Spese:  Sono a carico dell’attore prima della restituzione a patto che

fossero necessarie ed utili  Legittimazione passiva:

 La rivendica era diretta contro il possessore  Furti e danni:

 Il convenuto per l’assoluzione doveva restituire i frutti percepiti e risarcire i danni arrecati

Usucapione del bene rivendicato:

commenti (11)
Ottimi
Molto ben fatto. Graxie
Chiaro e conciso!
grande!
esame superato con 25 :D SONO OTTIMI QUESTI RIASSUNTI :)
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