merci e consumatori nel mercato, Schemi riassuntivi di Sociologia Dei Consumi. Politecnico di Bari
Coccinella95
Coccinella955 maggio 2017

merci e consumatori nel mercato, Schemi riassuntivi di Sociologia Dei Consumi. Politecnico di Bari

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Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate che consiste nell'acquisto indiscriminato di beni di consumo da parte della massa, suscitato ed esasperato dall'azione delle moderne tec...
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L’etichetta: la carta d’identità dei prodotti alimentari

L’ETICHETTA: LA CARTA D’IDENTITÀ DEI

PRODOTTI ALIMENTARI

L’etichetta riveste un ruolo molto importante

-strumento di comunicazione fra il produttore ed il consumatore;

-svolge la funzione di tutela del consumatore in quanto fornisce una serie di informazioni che, se correttamente interpretate, permettono di valutare la qualità di quello che si acquista consentendo anche una comparazione fra i prodotti.

Un’etichettatura adeguata che evidenzia la natura esatta e le caratteristiche del prodotto

- permette al consumatore di operare la sua scelta con cognizione di causa;

- è il mezzo più adeguato alla libera circolazione delle merci.

le etichette nascono per aiutare il consumatore ma sovente nascondono gli interessi del produttore e del distributore

• Non devono evidenziare caratteristiche particolari quando tutti i prodotti alimentari analoghi le possiedono (ad es. indicare in etichetta che un formaggio è “genuino” in quanto tutti i prodotti alimentari possiedono questa prerogativa).

• Non devono attribuire all’alimento proprietà atte a prevenire o guarire eventuali patologie, né avere proprietà farmacologiche (ad es. non si deve indicare che una grappa “fa digerire”).

E’ necessario: • che siano facilmente visibili; • che siano quanto mai chiare; • che non contengano indicazioni fuorvianti in merito alle caratteristiche del prodotto; • che non inducano in errore l’acquirente sulle effettive caratteristiche del prodotto, sulla sua qualità, sulla sua composizione e sul luogo d’origine.

Nonostante la legislazione sia puntuale e attenta non sempre soddisfa pienamente le aspettative del consumatore. Molto spesso quest’ultimo non riesce a recepire le informazioni indicate.

Secondo la direttiva comunitaria vigente, 2000/13/CE, e successive modifiche, recepita dal nostro paese con il decreto legislativo n. 181 del 23 giugno 2003, l’etichetta dei prodotti alimentari è data “dall’insieme delle menzioni, delle indicazioni, dei marchi di fabbrica o di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono al prodotto alimentare e che figurano direttamente sull’imballaggio o su un’etichetta appostavi o sul dispositivo di chiusura o su cartelli, anelli o fascette legati al prodotto stesso”.

Con detta disposizione legislativa sono state stabilite le principali informazioni che devono essere riportate in etichetta e precisamente: - la denominazione di vendita, - l’elenco degli ingredienti,- il peso netto o volume, - il termineminimo di conservazione o data di scadenza, - le condizioni particolari di conservazione e di utilizzazione, - il nome o la ragione sociale dell’impresa produttrice o confezionatrice, - il lotto, - il luogo d’origine o di provenienza, - il grado alcolometricovolumico effettivo.

1) La denominazione di vendita di un prodotto alimentare

denominazione legale o merceologica che caratterizza un prodotto

può essere un nome “consacrato da usi o consuetudini” ma non possono essere usate

denominazioni di fantasia. Deve riportare lo stato fisico in cui il prodotto si trova (in polvere, liofilizzato, affumicato, surgelato, ecc.).

2) l’elenco degliingredienti utilizzati nella fabbricazione o preparazione di un prodotto alimentare che devono essere riportati in ordine di quantità decrescente contenuti nel prodotto.

Fra gli ingredienti devono figurare, se presenti, anche gli additivi, sostanze addizionate con funzione conservativa o altro (acidificante, colorante, addensante, emulsionante, antiossidante).

Per queste sostanze è necessario indicare il gruppo funzionale a cui appartengono seguito da un codice composto da tre numeri preceduti dalla lettera E (che sta ad indicare Europa).

Ad esempio Antiossidante E 300 (acido L-ascorbico), Conservante E210 (acido benzoico), Emulsionante E322 (lecitine).

Questa informazione però non è facilmente recepibile dal consumatore in quanto difficilmente saprà che a quella sigla corrisponde una formula chimica ed una nomenclatura che indica un prodotto di sintesi. Occorrerebbe più chiarezza.

C’è da notare anche che le informazioni riguardanti la composizione di un prodotto sono alquanto incomplete perché non specificano quanto ciascun ingrediente incida quantitativamente.

E’ da sottolineare che in etichetta non devono figurare: - i “non ingredienti” cioè i costituenti degli ingredienti; - gli additivi degli ingredienti; - i coadiuvanti tecnologici; - le sostanze utilizzate come solventi o supporti per gli additivi e per gli aromi; - l’acqua di copertura.

3) Il peso netto o volume

- espresso in unità di volume per i prodotti liquidi; - espresso in unità si massa per gli altri prodotti; - non include l’imballaggio; - il simbolo e posto vicino al quantitativo netto indica che la

confezione corrisponde allo standard approvato dalla comunità europea.

4) la scadenza o termine minimo di conservazione (Tmc) di un prodotto alimentare cioè la data fino alla quale il prodotto mantiene le sue proprietà in adeguate condizioni di conservazione. E’ presente sui prodotti preconfezionati ed è stabilita dal produttore.

La scadenza dipende:

• dalla qualità delle materie prime impiegate; • dagli ingredienti; • dagli additivi utilizzati; • dai processi di lavorazione; • dall’imballaggio; • dall’umidità interna del prodotto e da altri fattori.

Può essere “tassativa” quando è riportata la dicitura “da consumarsi entro il …” (giorno, mese, anno). In questo caso si riferisce a prodotti altamente deperibili che dopo tale scadenza non sono più commestibili.

Se invece sulla confezione è riportata la dicitura

da consumarsi preferibilmente entro il….” l’avvertenza indica che sino a quella data il prodotto mantiene inalterate le sue proprietà se conservato adeguatamente. Dopo tale data le caratteristiche organolettiche possono modificarsi o l’alimento avere un apporto nutrizionale modificato.

Per alcuni prodotti la scadenza tassativa è molto importante ma sarebbe opportuno che il consumatore disponesse anche di altre informazioni.

Per esempio nel caso dello yogurt, un latte fermentato, è molto importante che i fermenti, il lactobacillus bulgaricus e lo streptococcus thermophilus, siano vivi e vitali affinché il prodotto apporti benessere all’organismo (permettendo un veloce transito dei prodotti di degradazione metabolica). La sua durata è di 28 giorni ma con il trascorrere dei giorni detti fermenti muoiono per cui un prodotto in scadenza non presenta più le sue caratteristiche salutistiche e non apporta i vantaggi promessi.

Il consumatore non è a conoscenza di queste importanti informazioni che permetterebbero una scelta più oculata.

In questo caso un’indicazione più completa non consentirebbe al produttore e al rivenditore di collocare il prodotto in prossimità della scadenza e salvaguardare in tal modo i loro interessi.

5) le condizioni particolari di conservazione e di utilizzazione

Questa indicazione è necessaria qualora l’adozione di particolari accorgimenti sia da indicare al consumatore in funzione della natura del prodotto (ad esempio è il caso di prodotti freschi, che si devono conservare in frigorifero ad una temperatura compresa fra un massimo ed un minimo; dei prodotti surgelati, ecc.).

L’indicazione della modalità di utilizzazione è riportata solo se c’è la necessità in relazione alla destinazione del prodotto.

Questa indicazione è molto importante per i prodotti destinati ad una alimentazione particolare ad esempio: “indicato per diete povere in sodio”, “indicato per bambini lattanti”, “ da non somministrare per via parenterale”.

6) Nome o ragione sociale e sede dell’impresa produttrice o dell’impresa confezionatrice.

Questa informazione permette: - di conoscere l’azienda che ha prodotto l’alimento;

- di conoscere il luogo in cui è stato prodotto o confezionato; - di rintracciare l’azienda garanzia per il consumatore.

7) Altra dicitura importante per la commercializzazione dei prodotti alimentari è il lotto

- assicura una migliore informazione sull’identità dei prodotti alimentari;

- protegge il produttore o il confezionatore in caso di contestazione sulle caratteristiche dei prodotti da parte dei

settori della distribuzione, importatori. In tal modo si vedrebbero contestate solo le quantità riportanti

quel determinato lotto.

8) Il Titolo alcolometrico è una dicitura obbligatoria nell’etichettatura delle bevande con un contenuto di alcool superiore a 1,2 % (vino, birra, liquori, ecc.) ed indica la quantità di alcool contenuta nella bevanda.

L’indicazione del titolo alcolometrico è espressa con il seguente titolo: “ …. % vol” dove i puntini vanno sostituiti dal valore indicante la quantità di alcool.

Non sempre il titolo alcolometrico è indicato in modo corretto. Gli errori più frequentemente commessi sono Dicitura errata Dicitura corretta 40° ovvero 40 gradi 40% vol. 38° vol. 38% vol. vol. 40% 40% vol. gradazione alcolica 45° alcool 45% vol contenuto alcolico 45° alcool 45% vol

Sulle confezioni dei prodotti alimentari può figurare anche il codice a barre,un’etichetta a righe verticali di diverso spessorecon allabase 13 cifre: • le primedue si riferiscono al paese di origine (l’Italia ha 80); • le 5 successive si riferiscono all’azienda produttrice; • le 5 che seguono riguardano il prodotto; • mentre la 13a cifra riguarda il codice di controllo, tutte indicazioni decifrate da un lettore ottico.

Costituisce una carta d’identità computerizzata che il consumatore non può assolutamente capire.

Sarebbe invece opportuno una chiara informazione che permetterebbe di identificare meglio il paese d’origine del prodotto, un elemento molto importante in quanto in caso di episodi “difficili” (ad esempio il caso della BSE – Encefalopatia Spongiforme - una patologia neurologica che ha colpito i bovini in Gran Bretagna ) consente di porre molta attenzione alla provenienza di un prodotto e scartarlo in caso di emergenza.

E’ giusto che si abbiano informazioni corrette e dettagliate su ogni ingrediente che entra a far parte del prodotto alimentare in modo da informare quei consumatori che per ragioni sanitarie devono evitare determinati ingredienti.

Per detti soggetti è di vitale importanza conoscere nei minimi particolari la composizione degli alimenti a causa delle gravissime conseguenze per la loro salute.

La legislazione, come si evince, è stata attenta ma ha presentato delle lacune per cui nel corso degli anni la direttiva base (2000/13) è stata modificata più volte allo scopo di fornire una maggiore e più completa informazione.

Un importante traguardo è stato raggiunto con la direttiva 2003/89/CE che ha posto come obiettivo un elevato livello di tutela e garanzia del consumatore stabilendo di indicare in etichetta gli ingredienti “critici”, sostanze che possono provocare potenzialmente allergie o intolleranze nei consumatori.

Altro elemento che può essere riportato in etichetta è

la tabellanutrizionale che indica il valore energetico e la quantità di principi nutritivi (carboidrati, proteine e grassi) presenti nel prodotto alimentare.

Il consumatore però ha poche informazioni sulla qualità dei nutrienti. Ad esempio per quanto riguarda le proteine non è a conoscenza che la loro qualità dipende dalla loro provenienza. Infatti se sono di origine animale sono più pregiate perché presentano un più elevato valore biologico rispetto a quelle di origine vegetale. Anche in questo caso queste conoscenze aiuterebbero il consumatore nelle sue scelte.

Un’attenta e corretta lettura dell’etichetta nutrizionale permette di quantificare ad esempio la presenza di grassi saturi dannosi per la salute e di limitarne l’assunzione, così come per altre sostanze (ad es. il colesterolo, ecc). Informazioni nutrizionali del cono gelato

C’è da precisare che l’etichettatura nutrizionale è armonizzata in tutta l’Unione Europea (Direttiva 90/496/CEE) ma è facoltativa; diviene tuttavia obbligatoria quando un’indicazione nutrizionale figura in etichetta o nella pubblicità. Nonostante l’attuale normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari sia più attenta va migliorata. Ad esempio presenta ancora dei punti deboli riguardo alcuni prodotti.

Le etichette delle bibite a basso tenore di alcol non riportano l’avvertenza di non abusare nell’uso. Per alcuni prodotti, quali caffé e succhi di frutta, manca la data di produzione mentre per quanto riguarda il vino sulle bottiglie non figura l’anno di vendemmia. Nel caso dell’olio extra vergine di oliva non è indicata la data della raccolta delle olive, materia prima deperibile che va avviata in tempi stretti alla trasformazione.

Altre carenze riguardano le indicazioni non chiare in merito alla dizione “grassi vegetali aggiunti”. Con questa denominazione si può far riferimento all’olio d’oliva ma anche ad altri oli e grassi quali quelli di palma, di cocco o altre materie prime.

In etichetta figurano anche i

marchi comunitari (DOP denominazione origine protetta, IGP indicazione geografica protetta, AS attestazione di specificità, Prodotti Biologici), attestazioni prestigiose che testimoniano l’elevata qualità dei prodotti ed il cui conferimento richiede un iter giuridico complesso. L’ottenimento di detti marchi testimonia un processo produttivo preciso e attento.

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