Metodologia, Progetti di Metodologia. Università di Napoli Federico II
francesca922010
francesca92201025 giugno 2012

Metodologia, Progetti di Metodologia. Università di Napoli Federico II

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metodologia: descrizione e principi
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Metodologia

Descrizione Una metodologia non rappresenta dei metodi o tecniche specifiche, tuttavia, deve specificare i vari procedimenti (e la loro logica intrinseca) che devono essere eseguiti, attraverso l'applicazione di processi, metodi e tecniche specifiche. Questi procedimenti costituiscono una specie di cornice concettuale ed operativa. Possono poi essere ulteriormente suddivisi in sub-procedimenti, essere combinati tra loro, e la loro sequenza variabile[6].

Una metodologia, quindi, può consistere nella descrizione di un processo, oppure può essere estesa ed includere delle teorie filosofiche, dei concetti epistemologici o delle idee progettuali correlate ad una particolare disciplina o campo d'indagine, in particolare in relazione a:

• Metodologia quantitativa: non guarda solo ai fatti bensì distingue tra fenomeni osservati e fenomeni reali;

• Metodologia qualitativa: si fonda su metodologie intrusive cioè si entra in contatto con gli attori principali cercando di capire il senso dell’azione compiuta dall’attore.

Concettualmente, la metodologia costituisce l'organizzazione concettuale di atti conoscitivi pratici (le tecniche e i metodi) secondo i presupposti e nel quadro generale di un'epistemologia. Si distingue in due approcci:

• Deduttivo: una volta elaborate le ipotesi ne viene richiesta la verifica attraverso il confronto coi dati provenienti dalla realtà oggettiva. Nelle scienze sociali i modelli deduttivi sono il funzionalismo, il conflittualismo, la scelta razionale.

• Induttivo: inizia con l’osservazione, quindi i concetti chiave emergono nella fase di ricerca. Ne sono esempi l’interazionismo simbolico, la fenomenologia, il positivismo.

Principi di metodologia 1. Teoria: insieme di proposizioni organicamente connesse, astratte rispetto alla realtà empirica

si tratta di una serie di definizioni che, collegate logicamente tra loro, costituiscono lo schema concettuale generale dal quale vengono dedotte le supposizioni particolari (ipotesi) sui fenomeni concreti da indagare.

2. Ipotesi: proposizione che implica una relazione fra due o più concetti (= valore semantico di segni linguistici e immagini mentali) prodotti da un processo di deduzione.

3. Unità di analisi: singolo elemento (persone o particolari categorie sociali, specie animali, documenti, files audio, filmati video, etc.) che forma il collettivo statistico (tutti i bambini fino a 3 anni) che a sua volta è l’insieme di ciascuna unità di analisi (il bambino Tizio).

4. Proprietà: le caratteristiche che il ricercatore intende rilevare per ciascun oggetto che intende studiare (altezza, peso, dimensione, altitudine, intensità narrativa) in relazione alle unità di analisi. Anche per le proprietà, il ricercatore deve stabilire il complesso di regole che guidano le operazioni aritmetiche attraverso cui lo stato di un determinato caso è rilevato su una determinata proprietà.

5. Indicatori: se una proprietà non suggerisce adeguatamente una definizione operativa c'è bisogno di altre definibili operativamente. Per es. il concetto A suggerisce direttamente una definizione operativa: diventa variabile attraverso una serie di operazioni quali l' osservazione diretta o l'inchiesta campionaria, invece il concetto B non suggerisce direttamente una definizione operativa, in questo caso il concetto indicatore fornisce informazioni sul concetto B più generale.

Causalità ed esperimento

Per poter dimostrare empiricamente un’ipotesi causale fra due variabili, il ricercatore deve osservare la relazione fra causa (X) ed effetto (Y). Oltre all’analisi della covariante (così come si presentano le situazioni non manipolate), si può ricorrere all’esperimento cioè in una situazione

artificiale (laboratorio). Ma mentre nel primo caso si osserva come le variazioni di X si accompagnano a quelle di Y in un contesto naturale, nel secondo caso il ricercatore produce una variazione di X in una situazione artificiosa, cioè manipola dall’esterno la variabile indipendente; poiché la maggior parte delle variabili non è manipolabile, si ricorre all’analisi della covariante anziché all’esperimento. La differenza fra un esperimento di laboratorio e quello sul campo consiste nel fatto che mentre il primo si realizza in una situazione artificiale, il secondo si realizza in un contesto reale. Il laboratorio permette di creare situazioni e di effettuare rilevazioni che non sono possibili in natura. Gli esperimenti sul campo dimostrano come i rapporti interpersonali sono condizionati dal contesto strutturale nel quale si trovano ad agire le persone. Il metodo sperimentale si compone di due fasi successive: controllo e simulazione. A titolo di esempio si veda il seguente esperimento: Negli anni sessanta Albert Bandura effettuò una ricerca sugli effetti imitativi, di natura aggressiva, indotti nei bambini a seguito dell’esposizione a scene di violenza trasmesse della TV. Novantasei bambini furono suddivisi casualmente tra quattro gruppi da ventiquattro persone ciascuno: un gruppo cd. di “controllo”, cioè in combutta col ricercatore, non fu esposto ad alcun stimolo, gli altri tre gruppi, cd. sperimentali, cioè ignari sulle intenzioni del ricercatore, furono esposti rispettivamente a una “simulazione”, un filmato e un cartoon. Il bambino era poi condotto in una sala dove c’erano giocattoli aggressivi. I risultati evidenziarono una forte influenza dell’effetto d’imitazione. I bambini esposti alle scienze violente ebbero pattern aggressivi in misura doppia rispetto al gruppo di controllo.

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