Monteverdi, Appunti di Storia della musica
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lollete1324..6 gennaio 2016

Monteverdi, Appunti di Storia della musica

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Tesi 16 Monteverdi, l'Opera veneziana e romana

Tesi 16

L'Opera romana, Monteverdi e l'Opera veneziana L’opera a Roma

Papa Urbano VIII Barberini, favorì e finanziò rappresentazioni operistiche e teatrali, coinvolgendo anche l'artista Bernini, ed inaugurando il teatro detto appunto teatro Barberini. Il Sant’Alessio di Landi, fu l'opera con la quale si inaugurò il teatro Barberini nel 1632.

In quest'opera, furono introdotti anche personaggi comici e fanfareschi come contadini vestiti da Pulcinella. C’erano poi le arie comiche, come l’arietta a due voci dei paggi Curzio e Marzio, sempre del Sant’Alessio di Landi.

Un altra opera importante di Landi è La morte di Orfeo. Gli elementi comici, accanto all’aspetto spettacolare agiografico diventeranno gli elementi caratteristici dell’opera romana del ‘600. La realizzazione scenica era importante quanto la musica.

Dagli anni 30 iniziarono a diventare opere, non più solo le pastorali, ma anche i racconti mitologici, di Tasso e Ariosto.

Rospigliosi fu il librettista di maggiore importanza di questo periodo a Roma. Rospigliosi poi divenne Papa Clemente IX, e inaugurò una serie di opere di carattere agiografico religioso. Nelle opere di questo periodo, c'è un superamento progressivo della forma del recitar cantando, e si afferma una distinzione tra recitativo, sostenuto dal basso continuo, e le arie. A.Stradella inoltre, fu tra i primi compositori ad inserire nell'opera l'orchestra d'archi.

Claudio Monteverdi

La figura di Monteverdi occupa una posizione di grande rilievo nel panorama musicale dei primi decenni del ‘600.

Monteverdi è una figura di passaggio tra il ‘500 e ‘600, fra tradizione e innovazione. Gli otto libri di madrigali costituiscono il corpo centrale della sua opera, e sono stati stampati tutti a Venezia tra il 1587 e il 1638.

Nato a Cremona nel 1547, diventa poi maestro di cappella nella Cattedrale, lavora poi a dai Gonzaga prima di diventare Maestro di cappella di San Marco a Venezia. La sua produzione fu quasi interamente vocale, poichè dalle parole trovava spunto per le melodie.

Nei primi cinque libri di madrigali, Monteverdi risente molto dello stile descrittivo e incisivo gia utilizzato da Marenzio, ed inoltre queste composizioni, sono caratterizzate anche da modi intensamente espressivi, ed urti armonici e dissonanti. I primi due libri di madrigali, risentono dell'influsso del cromatismo.

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Tesi 16 Monteverdi, l'Opera veneziana e romana

Nel Terzo Libro, le voci superiori assumano maggior rilievo, quasi staccandosi dal contesto polifonico.

Il Quarto Libro, è caratterizzato da alcuni madrigali in stile quasi recitativo e monodico. Nel Quinto Libro il vocabolario armonico si arricchisce con intervalli di settima e nona anche senza preparazione.

Il Sesto Libro è caratterizzato da un ampio utilizzo del basso continuo.

Nel Settimo Libro, Monteverdi unisce voci e strumenti, intrecciandole in svariate combinazioni armoniche.

L'Ottavo Libro è caratterizzato dallo stile concitato.

Nei madrigali scritti durante il periodo veneziano, Monteverdi si dedica all’esplorazione piena, delle nuove risorse fornite dalla monodia da camera e dallo stile recitativo, sfruttando ampiamente le voci solistiche e l’accompagnamento strumentale.

Il linguaggio del madrigale, consegue cosi, una raffinatezza espressiva mai raggiunta prima di allora.

Nei testi poetici predilige il Tasso, dove musica la Gerusalemme Liberata descrivendo ad esempio il dolore di Tancredi dopo aver ucciso Clorinda nel libro Ottavo, ma anche ad altri autori come i versi di Guarini, del Pastorfido nel libro Quarto.

L’utilizzo di troppe dissonanze fu però spesso criticato, soprattutto da Giovanni Maria Artusi, nel trattato Imperfezioni della musica moderna, dove l'autore sosteneva che una dissonanza doveva provenire da una consonanza, e poi doveva risolversi comunque con una consonanza.

La prima e la seconda pratica

Nella prima pratica la musica non era comandata ma bensì comandante sul testo, e comprendeva la vecchia arte del contrappunto, esemplificata dalle composizioni di Ockeghem e Desprez, e fu teorizzata da Zarlino. Si cerca dunque una perfezione di tipo armonico.

La seconda pratica invece, era quella in cui la parola si combina alla musica, che si adatta ad essa. Il disegno globale del brano, è disposto in sezioni, cioè frasi o periodi musicali, che si collegano e si ripetono alternandosi, secondo una forte logica interna, che esalta il testo poetico.

In alcuni casi, il testo poetico è intervallato da un ritornello strumentale, che ha la funzione di separare una sezione vocale dall’altra. Si crea così, un grande senso di organizzazione formale. Ne è un esempio il celebre Lamento della ninfa, del libro Ottavo, costruito su un tetracordo fisso discendente, La Sol Fa Mi ripetuto 34 volte. La seconda pratica quindi, doveva muovere gli affetti e gli stati d'animo, ricercando una perfezione melodica.

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Tesi 16 Monteverdi, l'Opera veneziana e romana

Lo stile concitato

Monteverdi, parte dalla costatazione platonica, che tre sono le passioni dell’animo, cioè Ira, Temperanza, e Humiltà o supplicazione che corrispondono agli stati d’animo: bellicosità, Tranquillità, e Amore o passione.

In musica questi stati d’animo corrispondono ai generi concitato, molle e temperato. Lo stile concitato, vuole dunque esprimere l'Ira, e viene tradotto in musica con note di ripercussione frenetica, che caratterizza l'ottavo libro di Madrigali, come ad esempio il Combattimento di Clorinda e Tancredi contenuto nella Gerusalemme liberata di Monteverdi.

In quest'episodio Monteverdi, utilizza un notevole realismo scenico, con effetti sonori che richiamano trotti di cavalli, rumore di spade, rapide scale ritmi incalzanti, sincopi e imitazioni di voci e strumenti.

L’opera a Venezia

Nel 1637 , nasce l' opera imprenditoriale a Venezia, poiché vi è l’apertura del primo teatro pubblico, il teatro di San Cassiano. La prima opera rappresentata fu L’Andromeda di Cavalli, e il pubblico entrò per la prima volta pagando un biglietto.

Il teatro San Cassiano, aveva sia posti in platea, che palchi, i quali venivano spesso prenotati anche per tutta la stagione. Quindi inizia a crearsi l’imprenditorialità teatrale. Questo evento fu molto importante, poichè il pubblico d'ora in poi, con il suo gusto, poteva determinare il successo o insuccesso di un opera.

Si diffusero quindi, due tipi di produzione teatrale, una principesca e privata, e l’altra a fini di lucro, ma in entrambi i casi il destinatario, era comunque il pubblico.

Venezia città turistica e carnevalesca, fu un centro di attrazione anche per il teatro d’opera. I soggetti operistici erano spesso ricavati dalle antiche vicende romane e greche. Compositori cantanti costumisti strumentisti, scenografi, erano pagati dall’impresario. Il librettista Cristoforo Ivanovic, nel saggio Memorie teatrali di Venezia, nel 1681, espose in maniera dettagliata ciò che avveniva dietro le quinte di un teatro, descrivendo l' organizzazione, il ruolo dell'impresario ecc.

Il librettista solitamente ricavava gli utili dalla vendita dei libretti. Nacquero dunque le prime compagnie itineranti, come quella di Ferrari e Manelli. Le altre importanti opere furono Il ritorno di Ulisse e L’incoronazione di Poppea e l'Orfeo di Monteverdi.

Anche Monteverdi esprime dunque, il lamento pungente di Orfeo in uno stile recitativo di grande intensità patetica, segnato da scontri dissonanti con il basso e cromatismi. L’Orfeo di Striggi- Monteverdi, fu rappresentato nel febbraio 1607 a Mantova, in una sessione dell’Accademia degli Invaghiti.

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Tesi 16 Monteverdi, l'Opera veneziana e romana

Sia l’Orfeo di Monteverdi che l’ Euridice di Caccini sono divisi in cinque episodi preceduti da un prologo e c’è la regola del lieto fine. All'inizio c'è un prologo il quale è a sua volta preceduto da una toccata eseguita dall’orchestra per annunciare che si va a cominciare l’opera. I recitativi si alternano aalle arie e ciascuna strofa, è spezzata da intermezzi strumentali. I brani strumentali prendono il nome di sinfonie. L’aura serena della favola pastorale appare nei primi due atti, poi ci sono momenti di maggiore tensione con caratteri propri delle tragedia.

I cori dell’Orfeo sono quasi dei madrigali a 5 voci. Mentre l’Euridice di Caccini ha per lo più cori unisoni.

Nell'Incoronazione di Poppea, Monteverdi inserisce alcuni elementi comici e leggeri graditi al pubblico, riducedo di molto l'orchestra e cambia spesso scena.

Una tipica scena madre delle opere secentesche è il lamento del o della, protagonista. Il lamento è un momento di disperazione angosciata, di evocazione nostalgica delle cose passate di pensieri dolorosi in genere. Vedi il lamento Lasciatemi morire dell’Arianna di Monteverdi.

Cavalli

Francesco Cavalli (1602-1676) Nativo di Crema, divenne maestro di cappella di San Marco dal 1668. La sua musica teatrale procede dal recitativo declamatorio all’ aria per graduale espansione del recitativo. I recitativi di Cavalli sono semplici accompagnati cioè dal basso continuo. Le sue arie sono per lo più a ritmo ternario. Poche sono le fioriture ed inoltre utilizza spesso il basso ostinato. L'ostinato, è una breve figura musicale ripetuta ad oltranza senza modificarne altezza e ritmo. L'ostinato, crea un effetto di staticità e insieme di stacco rispetto alle altre parti, in particolare alla melodia. Cavalli utilizzava prevalentemente, un tipo di basso ostinato formato da un tetracordo cromatico discendente.

Cesti

Antonio Cesti, (1623-1669) nasce ad Arezzo, ma sono poche le notizie riguardanti la sua formazione, ma fu molto attivo nel panorama musicale veneziano. Inoltre con le sue composizioni operistiche, inizia ad affermarsi una nuova struttura di melodramma fondata, sulla separazione tra recitativo e aria. Tra le sue opere si ricorda L’Orontea, Alessandro vincitor di se stesso, e il Pomo d'oro. Bibliografia: M.Carrozzo C.Cimagalli, Storia della Musica Occidentale Volume 2, Armando Roma 2008 pp.39-59 E.Surian, Manuale di Storia della Musica Volume 1, Rugginenti Torino 2006 pp.269-277

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