Nadotti, Porzio, Previati  Economia degli intermediari finanziari  McGrawHill, Ult. edizione, Sintesi di Economia Degli Intermediari Finanziari. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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Nadotti, Porzio, Previati Economia degli intermediari finanziari McGrawHill, Ult. edizione, Sintesi di Economia Degli Intermediari Finanziari. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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Riassunto completo e dettagliato del libro dal capitolo 6 al capitolo 10. Comprende anche metà del capitolo 11.
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CAPITOLO 6 – L’INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA: l’intermediazione creditizia, rappresenta, insieme a quella mobiliare e a quella assicurativa, uno dei tre tipi di intermediazione a cui si fa riferimento quando vengono esaminati i sistemi finanziari.L’intermediazione finanziaria favorisce il trasferimento di risorse finanziarie nello spazio e nel tempo tramite il circuito indiretto questo trasferimento, può avvenire con i concorso di uno o più intermediari. Il ruolo dell’intermediazione creditizia, seppur variabile è comunque centrale in tutti i sistemi finanziari de mondo. Nel partecipare al circuito indiretto, i soggetti che svolgono intermediazione creditizia INTERPONGONO il proprio stato patrimoniale tra datori e prenditori di risorse finanziarie. Essi , assumono impegni nei confronti dei datori di fondi e posizioni di credito nei confronti dei prenditori: all’attivo figurano gli impieghi(gli insieme degli strumenti graditi ai prenditori in termini di costo, rischio e scadenza) e al passivo le fonti(l’insieme degli strumenti graditi ai datori in termini di rendimento, rischio e scadenza). L’intermediazione creditizia, comporta per soddisfare bisogni divergenti, un’attività di trasformazione, che ricade sotto la responsabilità ed entro l’assunzione dei rischi dei soggetti(intermediari) che frappongono il proprio stato patrimoniale e il proprio sistema di risorse(finanziarie, tecniche,umane) tra gli scambisti. In essa, i contratti, anche se riconducibili a schemi negoziali comuni, possono essere sempre adattabili ai mutevoli e vari bisogni della domanda e dell’offerta degli strumenti finanziarie; la ricerca della controparte è tipicamente svolta su base individuale. I contratti, quindi , sono fortemente personalizzati. Si fondano su informazioni specifiche circa la qualità dei contraenti: questo vale per i prenditori di risorse e per lo svolgimento della funzione di finanziamento svolta dagli intermediari. Così facendo, lo svolgimento dell’attività di intermediazione creditizia, contribuisce a ridurre le asimmetrie informative presenti tra datori e prenditori nel circuito diretto e il moral hazard , che su tali asimmetria si poggia. Tuttavia, ciò non esclude, che asimmetrie e moral hazard possono trovarsi in questi scambi in cui si svolge l’attività di int. creditizia, infatti sono sottoposti a molteplici tipi di intervento da parte delle autorità di vigilanza. Oltre alla natura delle informazioni dei possibili debitori e creditori, la fiducia è l’altro elemento centrale negli scambi creditizi. La fiducia deve essere reciproca e basata sui concetti di solvibilità e di liquidità tra gli intermediari e gli altri operatori che si trovano ad effettuare scambi co essi. La solvibilità degli intermediari è oggetto di controlli e di diffusione di informazione pubblica da parte delle autorità , che in questo modo mirano a mantenere un livello adeguato di fiducia e a consentire lo svolgimento delle attività di intermedi. Creditizia. Dalla personalizz. Dei contratti, dalla natura delle informazioni e dalla fiducia, discende il concetto di relazione, che è centrale nell’int. Creditizia.(relationship banking). In una prospettiva evolutiva, questo caratterizzato dalle sue forme pure di non trasferibilità degli strumenti utilizzati(depositi e prestiti), è stato affiancato e in parte ha ceduto e cede spazio al transaction banking, basato sulla trasformazione degli attivi (prestiti) attraverso diversi meccanismi(factoring e cartolarizzazione) in strumenti finanz. Negoziabili sui mercati finanz. Questo, viene impiegato tipicamente per moltiplicare l’offerta di credito a sostegno dei rapidi ampliamenti dello spazio economico internazionale. I soggetti impegnati nell’intermediazione creditizia, non svolgono solo intermediazione creditizia ; ed: la banca, che nell’ordinamento europeo, può svolgere ogni attività oltre alla combinazione minima di raccolta da clientela attraverso depositi e concessione di prestiti. Vari tipi di intermediari Creditizi: - Banche ( interm. Spaciali perché associano anche la funzione monetaria, raccolta risorse dal pubblico attraverso dei depositi).- Società di leasing ; di factoring; di credito al consumo, alle quali si sono progressivamente affiancati -confidi-cassa depositi e prestiti-veicoli per la cartolarizzazione; questi intermediari, sono accomunati da una duplice caratteristica:1)(che raccolgono le risorse necessarie per soddisfare le esigenze dei clienti presso le banche non potendo essere svolta nei confronti del pubblico attraverso i depositi dando però cosi origine a fenomeni di doppia intermediazione).2) la concessione di finanziamenti alle imprese e alle famiglie avviene con modalità tali da soddisfare esigenze dei prenditori di fondi di carattere particolare, perché collegate per le imprese, all’attivo immobilizzato (leasing) e all’attivo circolante(FACTORING) e per le famiglie alla necessità di consumo(credito al consumo). L’intermediazione creditizia può essere svolta con diversa ampiezza; accanto ad intermediari maggiormente diversificati , ve ne sono altri che si specializzano nella concessione di finanziamenti differente tipo(per forma tecnica,durata,tassi,alute ecc) a destinatari differenti(istituzioni pubbliche famiglie ecc). la diversificazione può rimanere all’interno dell’int. Creditizia, oppure ampliarsi oltre ad essa includendo forme di inter. Mobiliare in conto proprio e per conto terzi. In particolare, la banca, può essere compresa all’interno del’ IFM, il che comporta una serie di conseguenze sulla sua gestione che altri interm. Creditizi non hanno , specificamente con riferimento alla gestione della liquidità.

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IFM(istituzioni finanziarie monetarie): banche centrali, banche, fondi comuni monetari e altre istituzioni monetarie residenti, la cui attività consiste nel ricevere depositi e/o strumenti altamente sostituibili ai depositi da enti diversi dalle IFM e nel concedere crediti e/o effettuare investimenti in titoli per proprio conto. Le IFM comprendono anche gli IMEL(istituti di moneta elettronica)e dal 2006 la CDP(cassa depositi e prestiti ).Tutti i tipi di interm. Soddisfano i bisogni di finanziamento dei soggetti ma solo le Banche possono soddisfare congiuntamente bisogni: di finanziamento, di investimento, di incasso e pagamento.

Le attività di intermediazione creditizia soddisfano fondamentalmente i bisogni di investimento, di finanziamento, e di gestione di incassi e pagamenti, lasciando all’intermediazione mobiliare e a quella assicurativa la soddisfazione dei bisogni di copertura dai rischi finanziari e puri. Tutti i tipi di intermediari creditizi soddisfano ilo bisogno di finanziamento nei confronti di differenti categorie di operatori economici. Si riscontra un estrema varietà di specializzazione nella concessione dei finanziamenti: grazie alla diversa natura degli strumenti finanziari utilizzati , ai diversi settori di appartenenza dei soggetti finanziati, al diverso profilo giuridico dei soggetti interessati, alla diversa localizzazione. La combinazione di 2 o più di questi criteri trova riscontro in intermediari creditizi focalizzati, in termini di attività di finanziamento in tutti i paesi del mondo. In italia si sono storicamente sviluppati intermediari specializzati nel credito agrario, fondiario, industriale, in finanziamenti erogati in specifiche regioni o a specifici settori, che tuttora operano , spesso essendo stati inglobati in gruppi bancari. Solo la banca, può soddisfare congiuntamente i tre tipi di bisogni precedentemente individuati. Essa, svolgendo anche l’attività di intermediazione mobiliare, tranne quella , riservata, di gestione collettiva del risparmio, può soddisfare direttamente il bisogno di copertura dai rischi finanziari. Lo svolgimento della funzione monetaria, di quella di trasferimento di risorse finanziarie tra unità in surplus e in deficit e di quella di trasformazione e gestione del rischio, pone la baca al centro di flussi di intermediazione molto complessi, caratterizzati da molteplici relazioni con diversi tipi di clienti e oggetto di attenzione di altri portatori di interesse(stakeholder) oltre alla proprietà, al management, e al personale dipendente. In particolare, il servizio di liquidità e il servizio di finanziamento , svolti congiuntamente, rendono la banca l’intermediario più importante e più centrale nel sistema finanziario, e quindi oggetto di particolare controllo da parte delle autorità di vigilanza e da quelle preposte al controllo monetario e creditizio. Questi due servizi, anche se effettuati da altri tipi di intermediari, dal punto di vista formale concorrono a definire la nozione di banca nell’ordinamento europeo vigente e dal punto di vista sostanziale si rilevano i due servizi fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo di qualsiasi sistema economico. Il loro svolgimento congiunto è conveniente soprattutto se gli intermediari riescono a realizzare economie di costo. Anche se lo svolgimento congiunto di queste attività comporta un vantaggio di costo da una parte, dall’altra, può aumentare la probabilità di diffondere contagio nel sistema finanziario , dovuto al fatto che la mancata prevenzione dei rischi da parte delle banche(di credito e liquidità) si può trasformare in un rischio specifico per i depositanti delle banche coinvolte e ancor peggio ad un rischio sistemico. Nonostante questi pericoli per la stabilità del sistema finanziario, la limitazione delle attività svolte dagli intermediari creditizi e in particolare della banca non risultano né perseguibili né utili. L’intermediario creditizio e in particolare a banca, in quanto svolge una funzione monetaria tramite una parte rilevante delle proprie passività, deve garantire diritti e attese dei clienti dal lato del passivo e dal lato dell’attivo. Dove, su questo lato, l’intermediario , deve fronteggiare adeguatamente i rischi assunti, evitando che questi si scarichino sul valore dell’attivo e quindi mettano in pericolo gli impegni presi nei confronti dei datori e della parte sana dei prenditori, oltre ce al valore che gli azionisti si attendono. L’intermediario creditizio, generalmente agisce in senso proprio, cioè negozia in contropartita diretta con datori e i prenditori di risorse finanziarie , interponendo il proprio stato patrimoniale e quindi assumendo su di sé i rischi di solvibilità e di liquidità. Da un punto di vista gestionale, quindi, l’intermediazione creditizia non è caratterizzata da delega, come per es. l’intermediazione mobiliare. La funzione pubblica degli intermediari creditizi, e in particolare delle banche, giustifica la rete di scurezza che viene stesa sotto di essi, i sostenimenti di spesa pubblica, a tal fine, la richiesta da parte della clientela, delle autorità di vigilanza e dei governi di svolgere la propria attività di impresa , considerando che l’ottenimento del valore per gli azionisti deve essere perseguito rispettando interessi che sono più diffusi, e in questo senso pubblici. La varietà dei modelli di intermediazione è intuibile anche dalla lettura della tabella pubblicata annualmente nella relazione della banca d’italia sulla struttura del sistema finanziario italiano in cui non sono presenti le assicurazioni. L’ordinamento italiano, in linea on quello europeo precisa e caratteristiche dell’attività bancaria e prevede l’inclusione in un albo degli intermediari finanziari tra gli atri, degli intermediari specializzati in attività di intermediazione creditizia

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leasing, factoring, credito al consumo. Questi, devono essere autorizzati dalla banca d’italia a esercitare la propria attività in presenza di certe condizioni. Il tratto comune dell’attività di int. Creditizia, consiste nella gestione degli attivi, con particolare riferimento all’erogazione di finanziamenti monetari e di firma. La valutazione del merito di credito, e tutte le fasi del processo che porta all’erogazione del finanziamento e poi al monitoraggio del suo rimborso e alla eventuale gestione del suo recupero sono attività peculiari che richiedono competenze e sistemi informativi specifici. Il contenimento dei rischi di controparte(di credito), rischi che devono essere adeguati rispetto al capitale investito e quindi le scelte di diversificazione del portafoglio prestiti e di non eccessiva concentrazione dello stesso, oltre che al presidio attento dei tassi di insolvenza , sono al centro delle decisioni fondamentali degli intermediari creditizi. Se l’asset management, caratterizza tutti gli intermediari creditizi , la gestione del passivo e l’integrazione di questa con quella dell’attivo rappresentano l’altra componente fondamentale. La gestione equilibrata del strutture attivo- passivo è propria di tutti gli intermediari e presenta livelli superiori di complessità fronteggiata, nel caso delle banche a motivo della natura liquida del loro passivo, e quindi del connaturato e ampio sbilanciamento tra durata media dell’attivo rispetto al passivo. Questo significa, che l’impegno a rimborsare i depositanti rende la gestione della liquidità più difficile e delicata nelle banche, rispetto agli altri interm. Creditizi non deposit-based. Di conseguenza , le decisioni circa l’adeguatezza del capitale proprio, sono anch’esse centrali nella gestione degli int. Creditizi e in particolare, per la più ampia trasformazione di rischi , scadenza e liquidità della banca. Le scelte effettuate dal management e dagli organi di governo degli int. Creditizi, devono garantire quanto richiesto dalle autorità di vigilanza circa una sana e prudente gestione. Condizioni per la sana e prudente gestione: l’adeguatezza del capitale proprio, la qualità dell’attivo, la capacità di produrre reddito, l capacità di gestire i rischi derivanti dall’esposizione alle variazioni delle condizioni di mercato e la qualità del management. Questo significa definire obiettivi e politiche che rispettino condizioni di equilibrio reddituale, finanziario, e patrimoniale sostenibili ne medio-lungo periodo. Gli int. Creditizi devono ottemperare in modo adeguato ai profili di solvibilità, liquidità e redditività della gestione e in particolare , la banca, per perseguire ciò, deve:

-contenere i rischi caratteristici della propria attività;-mantenere stabilmente nel tempo le condizioni di liquidità e di rischio contrattualmente definite nelle obbligazioni assunte verso terzi;-assicurare continuità di servizio alla propria clientela;-assicurare continuità di finanziamento della domanda di credito meritevole, in condizioni di efficienza locativa;-svolgere la funzione di intermediazione in condizioni di adeguata efficienza operativa., Questi principi, si applicano a tutti gli intermediari creditizi. In italia, a partire dalle riforme delle attività bancarie e delle attività di intermediazione sui mercati finanziari, ci si è interrogati sui vantaggi e sui limiti della complementarità nell’ambito di uno stesso intermediario di attività di int. Creditizia e di int. Mobiliare. La crisi, da un lato ha portato molti osservatori prima a mettere in dubbio e poi a rimpiangere la sopravvivenza del modello di intermediazione creditizia tradizionale, in cui il finanziamento viene originato dall’intermediario il quale, dopo aver svolto un’attenta valutazione del merito di credito e dei rischi assunti dall’operazione , detiene il prestito nel proprio stato patrimoniale. Dall’altro lato, sono stati criticati gli effetti negativi che si generano quando l’intermediario che origina i prestiti li cede ad una società veicolo che li trasforma in titoli strutturati da collocare presso gli investitori: in questi casi l’intermediario si dice che “allenta” il proprio autonomo giudizio sul merito del credito e sui rischi connessi alle operazioni , delegando in toto ad altri la valutazione di questi profili, in particolare alle agenzie di rating. Inoltre, l’intermediario, abbandonando la raccolta diretta al dettaglio a favore della raccolta all’ingrosso sui mercati finanziari, e delle entrate derivanti dalla cartolarizzazione dei prestiti concessi, e spingendo l’indebitamento oltre misura, si espone ai rischi di liquidità dipendenti dal mercato di capitali e dal comportamento di alcune grandi banche internazionali, che possono portarlo verso lo stato di insolvenza. In primo luogo, i modelli di business degli intermediari che svolgono in modo più o meno specialistico attività di intermediazione creditizia sono molto vari: si va da una banca al dettaglio che opera a livello locale sia per la raccolta che per gli impieghi in prestiti in contropartita di famiglie e piccole imprese, a una grande banca internazionale che effettua raccolta all’ingrosso sui mercati finanziari, impiega grande parte sugli stessi mercati e finanzia grandi imprese, ricorrendo in modo sistematico alle cartolarizzazioni e ai complessi strumenti finanziari. In mezzo a questi estremi abbiamo gli svariati modelli di intermediazione creditizia, più o meno diversificati e collegati ad atre attività di intermediazione. L’ampliamento dei mercati di strumenti finanziari, ha mutato sia l’offerta degli intermediari, sia la domanda delle famiglie e delle imprese. Per effetto di questo, il modello tradizionale dell’int. Creditizia si è trovato

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sempre più connesso, seppur in misura diversa, da intermediario a intermediario, con le attività di int. Mobiliare. I vantaggi di questo sviluppo dei modelli tradizionali dell’interm. Creditizia, favorito da ondate progressive di innovazione finanziaria e deregolamentazione, sono evidenti sia per gli operatori, che per gli intermediari. Dal lato della domanda, infatti, tutti gli operatori hanno potuto fruire di nuovi strumenti con cui diversificare le proprie fonti finanziarie e le destinazione del risparmio: maggiori alternative di finanziamento, di investimento, di regolazione degli incassi e dei pagamenti hanno creato migliori opportunità di soddisfazione dei diversi bisogni presenti. L’ampliamento degli strumenti e dei mercati utilizzati ha favorito anche la diversificazione delle fonti di ricavo e dei rischi per gli interm. Creditizi. D’altra parte, le stesse origini di ciò sono alla base dei limiti e dei rischi insiti nel passaggio da modelli tradizionali di intermediazione creditizia, a modelli aperti alla volatilità dei mercati dove liquidità, redditività e solvibilità dipendono sempre più da reti di relazioni spesso difficilmente controllabili dagli intermediari stessi. Questo è anche un motivo di fondo per il quale si sono rinforzati i controlli da parte delle autorità di vigilanza e di altri organi, quali il fondo monetario internazionale, anche se non sono bastati ad evitare crisi finanziarie e bancarie di rilievo. L’evoluzione dell’int. Creditizia, con la sua progressiva apertura ai mercati finanziari, appare come un fenomeno non arrestabile, ma che deve essere meglio governato , sia al livello del singolo intermediario, sia di regolamentazione e vigilanza .in questo clima di evoluzione, è necessario che gli intermediari non perdano di vista i principi fondamentali della gestione e soprattutto la centralità dell’uso attento delle informazioni nella valutazione nel merito del credito e l’attenzione sottostante ai bisogni della clientela. 1-GLI STRUMENTI DELL’INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA: La raccolta di risorse finanziarie a titolo di debito da parte delle banche avviene mediante diversi strumenti riconducibili a Depositi e Obbligazioni. Collocati presso diversi tipi di operatori. Le politiche di raccolta sono differenti a seconda del tipo di operatori ai quali ci si rivolge e degli strumenti utilizzati. Le banche impostano le proprie politiche di raccolta in base alle dimensioni, al tipo di attività di intermediazione e al segmento di clientela a cui si orientano. Queste politiche assumono quindi grande varietà nello spazio( tra banche caratterizzate da diverse dimensioni e diverse tipologie e ampiezza di attività svolte) e nel tempo(dalla stessa banca nel corso del proprio sviluppo, secondo la congiuntura presente sui diversi mercati di raccolta e le strategie di intermediazione seguite) le banche , infatti, attraverso scelte combinate rispetto alle attività e alle passività finanziarie e al patrimonio cercano di conseguire congiuntamente adeguati equilibri di gestione sotto il profilo economico, finanziario e patrimoniale. Distinguiamo tra: •Raccolta Indiretta raccolta di risorse finanziarie a titolo non oneroso che, in base alle scelte e alle indicazioni della clientela, vengono destinate a investimenti intestati alla clientela stessa; si tratta del cosiddetto risparmio “amministrato” e quello “gestito” . questo tipo di raccolta non ha manifestazioni nel passivo della banca, originando così, in questo senso, ricavi da commissioni e provvigioni , sii può dire che genera risorse finanziarie per la banca. • Raccolta diretta prevede che la banca, attraverso le proprie passività, si pone l'obbligo di rimborsare a scadenza il capitale ricevuto e di corrispondere al cliente la remunerazione pattuita. Tale raccolta Può avvenire con operazioni di ammontare medio unitario elevato, (raccolta all'ingrosso), o basso,( raccolta al dettaglio. ) in entrambi tipi di raccolta si può ricorrere a diversi strumenti , i diversi strumenti solitamente utilizzati per la raccolta al dettaglio, sono:- Depositi Bancari; - Certificati di deposito; -Conti correnti di corrispondenza, -Pronti contro termine, -Obbligazioni bancarie. La raccolta al dettaglio in genere meno onerosa per la banca di quella all’ingrosso, coinvolge una cerchia numerosa e indifferenziata di clienti depositanti che compiono con la banca operazioni di solito a basso importo unitario, collegate alla diversa richiesta di accesso a diversi servizi per soddisfare due tipi di bisogni: la gestione degli incassi e dei pagamenti e l’investimento del risparmio. A parte le obbligazioni, la clientela al dettaglio chiede di poter disporre di depositi moneta , essenzialmente rivolti alla gestione monetaria , e a depositi di tempo per l’investimento dei propri risparmi. Tipico deposito moneta è il conto corrente di corrispo9ndenza, la cui apertura presso una banca è il primo passo per ottenere successivamente molteplici servizi. Nella raccolta diretta all’ingrosso si utilizzano i seguenti strumenti: -obbligazioni bancarie; -depositi interbancari; -commercial paper e pronti contro termine; queste operazioni, in genere più rapide nel coprire i fabbisogni e anche più onerose, sono di taglio unitario elevato e vengono realizzate sula base di rapporti intrattenuti selettivamente con poche controparti , su mercati aperti e altamente competitivi. Nela raccolta all’ingrosso è del tutto assente a funzione monetaria. Gli strumenti di raccolta diretta effettuata al dettaglio dalle banche, sono: Depositi Bancari: consentono di raccogliere mezzi monetari indispensabili per lo svolgimento della funzione di intermediazione creditizia. Si tratta di forma di raccolta che permette di sottrarre al consumo, delle risorse in modo duraturo o temporaneo. Il deposito svolge un’importante funzione

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sociale attraverso il dirottamento dei risparmi verso le imprese, che utilizzano gli stessi per realizzare investimenti produttivi e conseguentemente favorire l’espansione del reddito nazionale e dell’occupazione. Dal punto di vista giuridico, il deposito rappresenta un contratto unilaterale con obbligazioni unicamente a carico della banca. Coinvolge due soggetti: 1) il depositante(cliente) , che deposita le somme di denaro e2) il depositario(la banca) , che riceve la somma di deposito. È un contratto reale che si perfeziona alla consegna del denaro depositato , ed è oneroso in quanto la banca si impegna a corrispondere periodicamente al cliente un remunerazione rappresentata dall’interesse in proporzione al denaro depositato. Sempre secondo il codice civile, i depositi bancari sono appartenenti alla fattispecie giuridica dei depositi irregolari. Questo significa che, al momento della consegna delle somme di denaro presso le casse della banca, la proprietà delle stesse si trasferisce dal depositante al depositario con la possibilità di quest’ultimo di utilizzare i capitali versati. Individuiamo tre categorie di depositi bancari: -Depositi a Lungo Termine per coloro che depositano in banca i propri risparmi di importo modesto, messi da parte in previsione di future esigenze; -Depositi a Breve Periodo per coloro che versano in banca somme considerevoli solo a titolo transitorio per poi destinarle poi a forme più remunerative di investimento finanziario; -Depositi a Funzione Monetaria variando con frequenza il relativo ammontare del capitale.

I depositi bancari possono essere classificati sulla scorta dei seguenti criteri: -modalità di restituzione del denaro; -modalità di attuazione del denaro; -durata del contratto sottoscritto; -tipologia di contratto In base alle modalità di restituzione del denaro, distinguiamo: Depositi Bancari Liberi ; Vincolati . nel primo caso, il cliente può pretendere il rimborso della somma di denaro in qualsiasi momento rispettando i termini di preavviso contrattuali; nel secondo caso, invece, il depositante può pretendere il rimborso della somma di denaro solo alla scadenza prestabilita. In base alle modalità di attuazione del rapporto: Depositi Semplice in cui il depositante versa una somma di denaro e la ritira in un'unica soluzione; al Risparmio: comprovati da un libretto di deposito in cui il cliente può intervenire eseguendo prelevamenti e / o versamenti; Conti Correnti: oggetto di numerose movimentazioni. In base alla durata del contratto, possono essere: Rimborsabili a Vista ossia in un tempo molto breve; es. depositi liberi; con Preavviso: quelli in cui il cliente può rientrare in possesso delle somme solo dopo preavviso dato alla banca ;a Scadenza Fissa: dove il depositante può ritirare le somme depositate solo alla scadenza del contratto sottoscritto. Depositi a Risparmio: possono assumere contrattualmente la forma di libretto (nominativo e non trasferibile, o libretto al portatore che è titolo credito che circola con la consegna) o di Certificato. Nei depositi di risparmio il libretto, rappresenta lo strumento che consente al risparmiatore di esercitare tutti i diritti che gli derivano dalla stipulazione del contratto sottoscritto con la banca e gli permettono di movimentare il deposito mediante prelevamenti e versamenti. Ogni operazione deve avere luogo presso la dipendenza della banca e dietro esibizione del libretto da parte del cliente o del suo legittimo è possessore. Da un punto di vista dell’intestazione, i libretti possono essere nominativi o al portatore . quello nominativo è un documento di legittimazione , poiché conferisce all’intestatario la qualifica di originario titolare del rapporto di deposito, e quindi unico individuo che possa compiere operazioni. Possono essere intestati a più persone, che dopo aver depositato la propria firma in banca, sono legittimate ad effettuare prelevamenti e operazioni. Non è trasferibile, quindi per il trasferimento si applicano le norme sulla cessione del credito con contestuale cambiamento dell’intestazione. Il libretto di deposito al portatore, invece è un titolo di credito che può circolare con la semplice consegna, nel libretto è specificato che è al portatore. In questo caso , la banca non è tenuta a verificare le generalità di chi si reca in banca per eseguire il prelevamento. Da 2500 a 1000.I depositi a risparmio si dividono in:Depositi Liberi sono esigibili a vista, il depositante ha il diritto di ottenere di richiedere l'immediato rimborso della disponibilità versata. All'atto del versamento il cliente è obbligato a compilare una distinta di versamento. Essendo le operazioni svolte con denaro contante, viene attribuita una valuta giornaliera. Il tasso d’interesse subisce frequenti variazioni in relazione alle condizioni del mercato e può differire da banca a banca. Il tasso viene graduato per scaglioni di consistenza media. Le eventuali variazioni di tasso vengono portate a conoscenza del depositante con delle comunicazioni , in modo tale che egli possa recedere entro 60 giorni dalla suddetta. La variazione ha valuta il giorno antecedente a quello in cui decorre il nuovo tasso. Gli interessi sono calcolati dal CED(centro elaborazioni dati) con il metodo scalare amburghese, cioè sulla base dei numeri ottenuti moltiplicando i saldi del conto per i giorni che decorrono dalla valuta a quella successiva. La capitalizzazione degli interessi può essere annuale, semestrale e trimestrale; •Depositi Vincolati si caratterizzano per l’esistenza di alcune limitazioni che si traducono in una remunerazione più elevata.

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Queste limitazioni, possono riguardare la presenza di un termine per riscuotere il denaro da parte del cliente , per cui la banca si impegna a rimborsare soltanto ad una scadenza prestabilita le somme ricevute, oppure la necessità di segnalare con un preavviso , per cui il depositante può richiedere il rimborso in qualunque momento, ma previo preavviso. Questi , si differenziano da quelli liberi per: -una + bassa movimentazione; - un più limitato grado di liquidità;- + elevato livello di remunerazione. Per quanto riguarda la capitalizzazione degli interessi, le soluzioni possono essere diverse: - si capitalizzano alla scadenza del vincolo e perciò a fine anno sarà necessario calcolare ratei passivi;-si capitalizzano a fine anno. I parametri principali usati per analizzare i depositi liberi e vincolati, sono:- consistenza media: l’ammontare delle somme mediamente depositate in un certo periodo;-movimentazione: esprime la frequenza e l’entità dei versamenti e dei prelevamenti in un certo periodo; -Giacenza media: denota il periodo medio di permanenza delle somme depositate ed è dunque indice di stabilità;-velocità di circolazione: rappresenta il numero delle volte che il deposito si rinnova completamente in un certo periodo. Certificati Di Deposito: sono titoli di credito emessi da una banca per reperire risorse finanziarie a scadenza fissa . rispetto agli altri valori mobiliari, sono strumenti del tutto individuali ed ognuno di essi rappresenta una specifica operazione di prestito. Sono titoli trasferibili rilasciabili a fronte di somme di denaro depositate per un certo periodo costituendo una forma di raccolta vincolata a tempo con un rendimento superiore rispetto alle altre, permettendo alla banca di fronteggiare la concorrenza generata da ulteriori tipi di investimento in titoli di stato. Sono emessi al portatore. In base alla variabile tempo, distinguiamo quelli compresi fra i 3 e i 18 mesi, emessi liberamente dalla banca, e quelli fra i 18 e 60 mesi questi, invece trovano una limitazione nel volume quantitativo di prestito erogato dalla banca. Gli elementi essenziali di un certificato di deposito, sono;-data di emissione, la scadenza, l’importo, la denominazione del certificato di deposito, i beneficiario, la banca di emissione, il tasso d’interesse lordo e netto e la ritenuta fiscale. La remunerazione deve essere corrisposta al momento del rimborso per i certificati a beve , mentre per gli altri la corresponsione dei frutti maturati può essere anche periodica. Hanno tasso fisso o variabile. Tra quelli a tasso fisso abbiamo gli zero cupon (senza cedola) dove invece che un rendimento sono previsti un valore di sottoscrizione e un valore di rimborso la differenza costituisce la remunerazione. In quelli a tasso variabile, rientrano quelli assoggettati a parametri di indicizzazione , ovvero con revisione periodica dei tassi. I certificati di deposito corridor, sono invece quelli che evidenziano contenuti speculativi prevedono una cedola minima, il rimborso del capitale, e un premio alla scadenza, corrisposto se il titolo si è mantenuto ne parametro di oscillazione individuato. Più è elevato il premio, più è elevato il certificato di deposito corridor. I certificati di deposito possono anche essere emessi in valuta estera. Conti Correnti di Corrispondenza: rappresentano una raccolta diretta, ma con altre finalità. È collegata l’opportunità di poter utilizzare oltre alla moneta legale, anche quella elettronica o la moneta bancaria nonché altri servizi a favore della clientela; prevede che la banca si impegna a svolgere tutte le operazioni che le sono affidate dai clienti a fronte di una definizione contrattuale. È un rapporto atipico, attraverso cui una parte contrae l’obbligo di eseguire uno o più atti giuridici per conto dell’altra. Il mandatario, nel compiere i suoi atti è tenuto ad agire con diligenza professionale , rigore e precisione. La banca risponde per l’esecuzione di incarichi provenienti dal correntista o da altro cliente e si obbliga a ricevere il denaro versato e a restituirlo a scadenza. Vengono chiamati di corrispondenza, perché, molte delle possibili operazioni ordinate o confermato avvengono attraverso lettere o rilascio di documenti. Essi possono essere creditori(se rappresentano un debito per la banca o un’operazione di raccolta), debitori(se rappresentano per la banca un apertura di credito ai propri clienti e sono iscritti in bilancio fra le operazioni di finanziamento). In base all’alternarsi dei saldi, Possono essere: Attivi(saldo favorevole a banca che ha concesso al cliente un finanziamento a tempo indeterminato salvo revoca); Passivi( s. sfavorevole utilizzati generalmente dal cliente per le sue esigenze di cassa); Conti correnti per elasticità di cassa( alternarsi di saldi attivi e passivi per il cliente , tanto che possono risultare scoperti in alcuni momenti). I movimenti in conto corrente, corrispondono al numero di prelevamenti o addebitamenti e versamenti effettuati in un certo periodo ti tempo. I movimenti bancari possono essere cartolari(assegni) e non (giroconto , bonifico);il giroconto è un trasferimento contabile di some da C/C dell’ordinante a quello del beneficiario. I C/C possono essere nell’ambito della stessa dipendenza o presso dipendenze diverse o tra banche diverse. Di solito per giroconto, si intende il trasferimento di denaro da un C/C all’atro intestato a uno stesso soggetto. Il bonifico indica il trasferimento di denaro dal C/C dell’ordinante a quello intestato a un beneficiario. Possono essere o ordinari o urgenti. I primi vengono solitamente eseguiti entro e non oltre 3 giorni dall’ordine, i secondi in giornata o al massimo il giorno successivo. Ad ogni operazione a credito o a debito corrisponde una valuta, indispensabile al fine

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dei successivi calcoli degli interessi attivi e passivi. Le valute sono diverse per accrediti e addebiti: le prime sono sempre posteriori, le seconde, coincidono invece con la data dell’operazione. Il saldo corrisponde alla differenza tra tutte le operazioni a credito e a debito sul c.c. può essere: Contabile(differenza tra tutte operazioni a credito e a debito non considerando la valuta); Liquido( differenza tra operazioni con valuta maturata fino a determinato momento); Disponibile (sintetizza le operazioni in cui banca conosce già l’esito).

Liquidazione degli interessi: per procedere al calcolo degli interessi è necessario rielaborare l’estratto conto. Mettendo in ordine di valuta tutte le operazioni e tenendo distinte quelle a credito da quelle a debito, poichè i tasso non è reciproco. I prospetti utilizzati per il calcolo, sono: 1) il riassunto scalare o staffa, in cui le operazioni sono riportate in ordine di valuta; 2) il prospetto per la liquidazione delle competenze, dove all’interno ci sono anche gli interessi; nella compilazione del primo, bisogna tener conto delle operazioni postergate e antergate. Le prime sono quelle che appaiono nell’estratto conto nel periodo di riferimento, ma non nel riassunto scalare del successivo. Le seconde sono operazioni che hanno valuta anteriore a quella relativa all’apertura del conto corrente. Si registrano normalmente nel conto, ma si utilizza una procedura particolare per il calcolo degli interessi, collocandole subito dopo il saldo iniziale. I numeri sono iscritto con segno negativo nella sezione di riferimento, questo serve a rettificare i valori del conto e a calcolare in modo corretto gli interessi maturati a credito e quelli a debito. Gli int. Sono calcolati in base alla procedura dell’anno civile, maturano trimestralmente. Per quelli creditori dobbiamo tener conto della consistenza media del conto nel periodo di riferimento. Individuato il tasso d’interesse, di riferimento, si procede moltiplicando per i numeri , ottenuti come prodotto dell’importo di ciascuna operazione per i giorni che intercorrono tra la valuta e la data di chiusura del periodo di riferimento. Il valore così ottenuto, verrà diviso per 36500. Si applica poi la ritenuta del 20% e si calcolano gli interessi netti. Nel prospetto per liquidazione delle competenze, oltre che gli interessi, bisogna tener conto delle spese che la banca sostiene per la tenuta del conto. Si tratta di: -spese di movimentazione;-recupero dell’imposta da bollo;

RACCOLTA DI PRONTI CONTRO TERMINE: tramite cui la banca cede a pronti(contanti) valori mobiliari con patto di riacquisto a termine. Consiste in una duplice compravendita, una a pronti(spot) e una a termine(forward). L’operazione consiste quindi in un prestito di denaro da parte dell’acquirente, e un prestito di titoli da parte del venditore . il venditore di solito banche, concede i pronti contro termine per un temporaneo bisogno di liquidità , e lucra investendo il denaro fino alla data di riacquisto dei titoli. I cliente acquista i valori mobiliari a due prezzi diversi: il rezzo a pronti in cui compra è inferiore al prezzo a termine in cui vende; quindi lucra sulla differenza positiva dei due prezzi. Il contratto prevede esplicitamente il prezzo a cui la banca vende i valori mobiliari e quello a cui il cliente li rivenderà alla banca. Il prezzo a pronti viene fissato in base al valore di mercato dei titoli, quello a termine viene calcolato capitalizzando quello a pronti in base ad un tasso d’interesse concordato tra le parti. Il contratto è a breve termine e non è ammessa l’estinzione anticipata. I valori mobiliari oggetto del contratto sono obbligazioni o titoli del mercato monetario ad ampia diffusione, in particolare titoli di stato. Non sempre si tratta di investimenti a basso rischio, purchè la banca si impegni a garantire un interesse certo al cliente.

Vantaggi per le banche:-consente di reperire nuovi clienti;-consente la raccolta di capitali vincolati per un certo periodo di tempo; -consente di escludere tale tipologia di operazioni dall’aggregato di riserva obbligatoria.

Per l’investitore, invece, l’operazione garantisce un rendimento spesso superiore a investimenti alternativi di pari durata, si caratterizza per un livello di rischio più contenuto e non è soggetto a rischio di variazione dei tassi d’interesse o di cambio. L’esercizio de credito, rappresenta la fora di impiego più tipica e rilevante. Attraverso la concessione dei prestiti alla clientela, le banche contribuiscono all’allocazione di un’efficiente allocazione delle risorse finanziarie consentendo la conclusione di scambi, anche se indiretti, tra prenditorie datori di risorse caratterizzati da una diversa propensione al rischio e alla liquidità. L’instaurazione di una relazione durevole con la clientela, permette alle banche di accedere ad una significativa mole di informazioni sulle controparti affidate, anche di natura riservata ponendole in una posizione privilegiata per l’esercizio di una costante azione di monitoraggio volta a limitare le funzioni di selezione avversa e comportamento opportunistico. Questa capacità è la giustificazione dell’esistenza stessa degli intermediari finanziari e che spiega la centralità delle banche come soggetti particolarmente efficaci nell’azione del

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delegated monitoring. Da un punto di vita macroeconomico, l’esercizio del credito bancario può contribuire a veicolare il risparmio verso gli impieghi maggiormente produttivi, a sostegno della crescita dell’economia reale, dal punto di vista microeconomico, invece, l’esistenza di uno stretto rapporto con la clientela, produce effetti positivi anche in altre aree dell’attività bancaria , favorendo lo sviluppo della raccolta e delle opportunità di cross selling. La concessione di un prestito è sempre preceduto da un istruttoria di fido , attraverso la quale la banca valuto il merito creditizio della controparte e le garanzie reali o personali che possono assistere il finanziamento. Questa fase i concretizza nell’importo massimo che la banca si impegna a mettere a disposizione del cliente sotto forma di crediti sia monetari che non. Quelli monetari, sono caratterizzati dalla certezza di almeno un flusso monetario in uscita per la banca, che eroga direttamente risorse finanziarie al soggetto affidato. In questo caso i ricavi sono interessi attivi proporzionali all’importo e alla durata del finanziamento. Quelli non monetari o di firma non comportano necessariamente un flusso monetario in uscita , poichè la banca si limita ad assumere o garantire l’obbligazione del soggetto affidato, sopportando un impegno di cassa solo se questo risulta insolvente. In questo caso i ricavi sono commissioni attive(per la banca). Il fabbisogno di capitale circolante, nasce dall’intervallo di tempo che intercorre tra il sostenimento dei costi operativi e l’incasso dei ricavi, nasce dalla necessità di detenere adeguate scorte di magazzino o di concedere dilazioni di pagamento alla propria clientela. È una costante nella vita aziendale e il suo ammontare risulta difficile da prevedere. Le principale forme di finanziamento concesse a breve termine dalle banche a copertura di questo fabbisogno, sono: 1) apertura di credito in C/C; 2) smobilizzo di crediti commerciali; 3) anticipazioni garantite;.

2-GLI STRUMENTI DI IMPIEGO DELLE BANCHE:STRUMENTI FINANZIAMENTO DEL CAPITALE CIRCOLANTE: Apertura di Credito in Conto Corrente: è un contratto tipico dove la banca si impegna a tenere a sua disposizione una data somma di denaro, per un certo periodo, o a tempo indeterminato. Se il contratto è a tempo determinato, la banca può recedere solo se per giusta causa ; se invece, è indeterminato , il codice civile stabilisce che entrambi le controparti possono recedere con un preavviso minimo di 15 giorni salvo diversa specificazione del contratto, anche se nella realtà non succede. La somma di denaro accordata, non viene automaticamente accreditata sul C/C, ma il cliente può disporne producendo saldi dare per l’importo e per il tempo che meglio risponde alle sue esigenze, in una o più soluzioni, potendo anche restituire l’ammontare a sua diposizione in uno o più saldi successivi. Questo rende questa forma di finanziamento flessibile infatti in genere non è assistita da garanzie, ma più onerosa. Se il rapporto di credito è stato formalizzato e presenta saldi frequentemente negativi, si parla di apertura di credito ordinaria, se invece il cliente è autorizzato in via informale ad effettuare saltuariamente prelievi oltre le proprie possibilità per brevissimi intervalli, parliamo di apertura di credito per elasticità di cassa. Entrambe devono essere distinte dallo scoperto per valuta , ossia da caso in cui il cliente abbia posizione debitorie dal punto di vista dei saldi liquidi per effetto del gioco delle valute. La banca fissa un tetto massimo, oltre il quale non si deve andare e il cliente potrà utilizzare quando vuole tutta la liquidità necessaria, fino al limite imposto; •Operazioni di Smobilizzo dei Crediti Commerciali sono strumenti che consentono di liquidare anticipatamente i crediti vantati nei confronti della propria clientela. In questo caso, l’azienda affidata, non ottiene nuove risorse finanziarie, ma si limita a disporre dei crediti commerciali derivanti dalla propria attività prima della loro naturale scadenza. La concessione dei crediti è preceduta da analisi di fido. Rispetto all’apertura di credito in C/C, il rischio di credito subito dalla banca risulta mitigato, poiché l’affidato non ha la possibilità di distrarre le risorse finanziarie, destinate a rimborso del prestito essendo queste direttamente pagate dal debitore terzo ceduto e incassate dalla banca. Di solito è stabilita una concessione del crediti di tipo Pro solvendo. Con l’apposizione della clausola SBF: in caso di insolvenza, la banca può rivalersi sull’affidato, addebitandogli l’importo del credito inesigibile maggiorato delle spese sostenute per ottenere il rimborso; possiamo quindi affermare che il rischio di credito è ripartito a due soggetti: l’impresa affidata e il suo cliente/debitore. L’operazione più classica di smobilizzo è sicuramente rappresentata dallo sconto ossia, un contratto mediante il quale la banca, previa deduzione dell’interesse , anticipa al cliente l’importo di un credito verso terzi non ancora scaduto, mediante cessione , SBF del credito stesso. Lo sconto può riguardare singole cambiali o effetti che l’azienda cede sistematicamente alla banca; in questo caso, il cliente dispone di un “castelletto di sconto”, ossia di un importo di fido massimo di natura rotativa che si reintegra ogni qualvolta un effetto precedentemente scontato giunge a regolare scadenza. l’importo anticipato al cliente

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“netto ricavo” si ottiene sottraendo al valore nominale degli effetti: gli interessi passivi, le commissioni d ‘incasso in proporzione fissa all’importo della cambiale indipendentemente dal tempo mancante per la scadenza; e i diritti di brevità per le cambiali con scadenza particolarmente riavvicinata. Il fatto che la banca trattenga in via anticipata interessi passivi e altri oneri, rende lo strumento cambiario meno flessibile rispetto all’apertura di credito, poiché il cliente sostiene un costo di finanziamento indipendentemente dall’utilizzo delle somme messe a sua disposizione dalla banca. Gli effetti cambiari sono uno strumento sempre meno utilizzato a causa della riluttanza della clientela ad accettare la firma di questi effetti di conseguenza, le operazioni di smobilizzo, si basano sempre più su altri strumenti, prima fra tutti le ricevute RIBA, dove si ha l’evidenza della natura commerciale della transazione sottostante il credito oggetto di cessione, che non risulta incorporato in un titolo di credito, ma in uno strumento che rappresenta semplicemente una quietanza di pagamento. La banca può essere delegata solo all’incasso o ad anticipare l’importo della riba prima della sua scadenza con apposizione della clausola SBF e nei limiti del fido concesso all’azienda. le somme possono essere accreditate direttamente sul c.c. in questo caso, l’ammontare della RIBA, viene accreditato direttamente in C/C con data contabile= a quella di registrazione e data di valuta fissata come data di scadenza maggiorata di u certo numero di giorni banca. In questo modo si determinano scoperti di valuta solo nel caso in cui l’impresa affidata utilizza effettivamente le somme anticipate prima della scadenza della RIBA. o può essere utilizzato un conto fruttifero salvo buon fine. In questo caso gli effetti sono accreditati su tale conto con valuta pari a quella di effettuazione dell’operazione in contropartita dell’accredito in conto corrente. Il cliente, quindi, paga automaticamente interessi per tutto il periodo e per tutta la somma anticipata, indipendentemente dall’effettivo utilizzo. •Anticipazioni Garantite il contratto di anticipo su pegno è tipico , in cui l banca eroga un finanziamento a breve termine contestualmente alla costituzione , da parte dell’affidato, di un pegno su beni mobili. L’importo del finanziamento risulta pari al valore della garanzia , decurtato di uno scarto prudenziale che dipende anche dalla volatilità del prezzo dei beni in pegno. Il rischio di credito risulta mitigato dal fatto che il legame tra entità della somma prestata e valore dei beni oggetto di garanzia deve essere strettamente mantenuto per tutta la vita del contratto , tanto che il debitore è obbligato a reintegrare la garanzia in caso di deprezzamento superiore al 10%. La garanzia può essere costituita da merci o titoli preferibilmente quotati sui mercati regolamentati. A seconda delle caratteristiche e della prevedibilità del fabbisogno finanziario da coprire, si distingue: : Anticipazioni a Scadenza Fissa nelle quali la banca eroga il prestito in un'unica soluzione e il cliente paga interessi per tutto il periodo, indipendentemente dal suo utilizzo; Anticipazioni in Conto Corrente il cui finanziamento risulta oneroso solo nei limiti dell'effettivo utilizzo; qui il tasso nominale applicato è superiore a quello dell'anticipazione a scadenza fissa. STRUMENTI DI FINANZIAMENTO DEL CAPITALE FISSO : dopo entrata in vigore del TUB (Testo Unico Bancario) tutte le banche sono abilitate a concedere credito a medio-lunga scadenza, a copertura di fabbisogno di capitale fisso. La forma tecnica più diffusa è il Mutuo un contratto, nel quale, una parte(mutuante) consegna all’altra (mutuatario), una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e quantità. Si tratta di una forma di finanziamento dalla struttura piuttosto rigida, caratterizzata dall’erogazione del prestito in un'unica soluzione e dalla sua restituzione secondo un prestabilito piano di ammortamento. Viene usato sia dalle famiglie, per l’acquisto di immobili ad uso abitativo , sia presso le imprese industriali e commerciali, per la copertura di fabbisogni finanziari di durata ed entità prevedibili. Nel caso delle famiglie, la durata è piuttosto lunga, va dai 5 ai 30 anni nelle imprese, invece, pur coprendo fabbisogni finanziari di medio-lungo periodo, la durata è più breve, circa 3-5 anni. Proprio perché di lunga durata, rende meno difficili le valutazioni circa l’affidabilità della controparte , deve essere accompagnato da garanzia reale. Il metodo più diffuso per la definizione del piano di rimborso è l’ammortamento alla francese, con rate costanti date dalla somma di una quota capitale crescente e una quota interessi decrescente. Il tasso d’interesse applicato a un mutuo può essere: Fisso: contrattualmente stabilito per tutta la durata del finanziamento. Il rischio è che il tasso così determinato si rilevi successivamente molto elevato in base alle evoluzioni delle condizioni di mercato; il vantaggio è quello di conoscere in anticipo l’ammontare di ciascuna rata; variabile: in base alle condizioni di mercato. L’indicizzazione più frequente è all’euribor, maggiorato di uno spread fisso. Può essere prevista un’opzione cap, cioè un tetto massimo che il tasso applicato non può comunque superare. Il vantaggio è quello di avere un tasso equilibrato rispetto alle condizioni di mercato, a fronte di uno svantaggio di pagare una rata variabile e non nota in via anticipata. e misto: in questo caso, il regime permette di passare da un tasso fisso ad uno variabile. La convenienza di ciò, è però limitata dagli elevati costi da corrispondere per l’esercizio di tale facoltà, spesso non esplicitati chiaramente. Oltre al tasso

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d’interesse, il richiedente un mutuo deve sostenere altri oneri, quali le spese di istruttoria, le spese di riscossione delle singole rate, la stipula di polizze assicurative che siano imposte dal creditore per la concessione del finanziamento, la mediazione di terzi intermediari del credito. Tutte queste voci, rapportate al valore del mutuo, sono espresse dall’ ISC(indicatore sintetico di costo) che segue la logica del tasso interno di rendimento di un’operazione finanziaria e si configura come il tasso che, in regime di capitalizzazione composta, rende uguale il valore dell’erogato al valore attuale di tutti gli esborsi sostenuti dal debitore, a titolo sia di rate di rimborso, sia di altre spese. I crediti di firma sono prestiti non monetari attraverso cui la banca si impegna ad assumere direttamente su di sé o a garantire l’obbligazione del soggetto affidato. Le finalità di questo tipo di operazioni possono essere di varia natura. La banca può garantire per conto del cliente ‘adempimento di obb. Non monetarie. Diversamente, un prestito di firma, può assistere le imprese che si rivolgono al mercato per la raccolta di risorse finanziarie; in questo caso, la banca, piuttosto che accordare direttamente un finanziamento all’impresa affidata, le concede un prestito monetario, secondo diverse modalità:•Accettazione Bancaria: l’impresa affidata spicca tratta sulla banca che assume, la veste di obbligato in via principale. La tratta, avendo come firmatario un int. Fin. Caratterizzato da elevato merito creditizio, diviene uno strumento a basso rischio di insolvenza , che può essere facilmente negoziato sul mercato monetario , ottenendone in anticipo il valore attuale. In questo modo, l’impresa è facilitata nella raccolta di risorse finanziarie, poiché in virtù della concessione di un credito di firma, la banca assume su di sé l’obbligazione relativa al rimborso a scadenza. L'effetto circola tramite meccanismo della girata senza che però i diversi giranti assumono le vesti di obbligati in via di regresso. Prima della scadenza, l’impresa deve provvedere a costituire presso la banca creditrice la provvista necessaria al rimborso dell’effetto a favore dell’ultimo portatore. In caso di insolvenza, a banca rimane l’unico obbligato senza alcuna possibilità di sollevare eccezioni nei confronti del beneficiario; e solo successivamente potrà rivalersi sul cliente inadempiente. •Polizza di Credito Commerciale in cui la banca si limita a far da garante rispetto al rimborso di un credito derivante da una transazione commerciale. L’insieme del documento in cui si riconosce l’esistenza di tale credito e della fideiussione bancaria rappresenta la polizza di credito commerciale, che può essere scontata su mercato monetario dall’impresa creditrice per anticipare l’incasso dei propri crediti commerciali. •Cambiale Finanziaria la banca funge da garante all'impresa che vuole raccogliere risorse finanziarie a breve. L'emissione di questo strumento è consentita solo a società con titoli quotati su mercati regolamentati. E altre società di capitali possono accedere solo se in ossesso di una garanzia di un intermediario finanziario. Il certificato di deposito è uno strumento simile, che non ha natura cambiaria ed è destinato alla soddisfazione di fabbisogni finanziari di più lunga scadenza. 3-IL LEASING : èun contratto con cui il proprietario di un bene, , permette a un'altra parte di disporre dell'utilizzo di un bene per un periodo di tempo determinato a fronte del pagamento di un canone periodico. Gli elementi che lo caratterizzano sono: il trasferimento della disponibilità dell'uso del bene e il pagamento di un canone periodico. Questa definizione, evidenzia la flessibilità dello strumento: nell’ambito delle operazioni di asset finance, il leasing occupa uno spazio economico ampio, delimitato dall’acquisto del bene tramite forme di finanziamento tradizionali e dalla locazione tradizionale. A seconda delle diverse modalità con cui questi elementi sono combinati nell’operazione, il leasing tende ad avvicinarsi all’acquisto del bene tramite forme di finanziamento tradizionali oppure alla locazione tradizionale. Questa flessibilità dell’operazione di leasing ha portato a “tipizzare” due forme di leasing, finanziario e operativo. Il leasing finanziario si realizza qualora il contratto presenta delle clausole atte a trasferire i rischi/benefici della proprietà del bene dal concedente all'utilizzatore in modo da rendere l'operazione un mero finanziamento per il locatore che supporta i rischi finanziari, ma non il rischio bene. Abbiamo un leasing finanziario, quando:-il contratto prevede il trasferimento automatico della proprietà al termine del contratto;-un’opzione di acquisto del bene a favore del locatario ad un prezzo che è stimato inferiore rispetto al fair market value alla data in cui l’opzione diviene esercitabile;-una durata del contratto che copra la maggior parte della vita utile del bene , anche se la proprietà del bene non viene trasferita;-un valore attuale dei canoni di leasing contrattualmente previsti, che al momento di stipulazione del contratto , sia equivalente al valore del mercato del bene;-la possibilità del locatario di rinnovare il contratto a un canone sostanzialmente inferiore al canone di mercato. Se il contratto non presenta queste clausole, l'operazione di leasing non costituisce un mero finanziamento poiché il locatore sopporta anche il rischio del bene, ed in questo caso si avrà un leasing operativo in quanto i rischi/benefici della proprietà del bene restano in capo al concedente . nell’ordinamento italiano il leasing è rappresentato dai contratti di locazione di beni materiali e immateriali , acquistati o fatti costruire dal locatore su scelta e

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indicazione del conduttore che ne assume tutti i rischi e con facoltà di quest’ultimo di divenire proprietario dei beni locati al termine della locazione, dietro versamento di un prezzo stabilito. Rispetto alla definizione internazionale, il leasing italiano si differenzia, perché:-il bene dato in leasing è strumentale all’esercizio di un arte, di una professione o di un’attività imprenditoriale del locatorio o di un’attività istituzionale;-esiste un’opzione di acquisto del bene stesso, al termine del contratto, a favore del locatario per una cifra pattuita, di forma inferiore al valore di mercato del bene;-è necessaria la presenza di 3 soggetti:1)l’utilizzatore 2)la società di leasing3)il fornitore. La prassi contrattuale ha previsto il pagamento di un canone iniziale maggiorato, definito maxicanone, di importo variabile. Nell’ambito del leasing finanziario, sono individuati diversi segmenti di operazioni: in base al tipo di bene , vi è il leasing immobiliare, quello auto, quello nautico e quello strumentale. In base al tipo di locatario, si ha il leasing pubblico e quello privato. Abbiamo un leasing agevolato, se previste agevolazioni fiscali. Una particolare operazione di leasing finanziario è il lease-back, tramite cui un impresa vende alla società di leasing il bene e la società di leasing concede lo stesso bene in leasing al venditore. Per quanto riguarda il leasing operativo, in italia è definito come quell’operazione , che non prevede un’opzione di riscatto. DOMANDA: Nel caso del leasing finanziario, l’interesse degli utilizzatori verso il leasing è quello di acquisire la proprietà del bene, e la preferenza accordata al leasing trova le sue ragioni in diversi fattori, tra cui: -un miglior trattamento fiscale. Connesso al verificarsi di alcune condizioni, all’ammortamento de bene in tempi più brevi e di conseguenza, a una deduzione in via anticipata del suo costo d’acquisto; -la possibilità di frazionare il pagamento dell’IVA; -la possibilità per l’utilizzatore di evitare la sua scrittura in bilancio e del corrispondente finanziamento, utilizzatore riesce ad entrare in possesso de bene senza peggiorare i suoi indici economici e finanziari; -la possibilità di includere nel contratto una serie di servizi accessori al bene strumentale, il cui pagamento viene incluso nel canone periodico semplificando quindi l’utilizzo del bene; nel caso di leasing operativo, l’interesse degli utilizzatori è quello di acquisire l’utilizzo del bene e la preferenza accordata al leasing trova le sue ragioni in diversi fattori, tra cui: -la possibilità dell’utilizzatore di scegliere il bene e il fornitore del bene; -la possibilità di usufruire di eventuali sconti sul prezzo del bene in quanto il fornitore viene pagato senza dilazioni dalla società finanziaria; -di solito, la possibilità dell’utilizzatore di acquistare il bene a fine contratto. OFFERTA: per quanto riguarda l’offerta del leasing finanziario, è riservata dalla legge agli intermediari bancari e a quelli finanziari, che di solito sono gruppi industriali o di emanazione bancaria. Per il leasing operativo , invece, avendo una natura non finanziaria, può essere offerto da società commerciali , definita con l’espressione “noleggio a lungo termine”. se invece è offerto da int. Bancari e/o finanziari, si parla di leasing operativo. La natura commerciale dell’operazione, impedisce agli int. Bancari e/o finanziari di poter offrire liberamente questo strumento, vincolando l’offerta al rispetto delle seguenti condizioni: -i beni dati in leasing operativo, devono essere acquistati in presenza di contratti di leasing già stipulati con la clientela; -ogni rischio e responsabilità che riguardano il bene locato e previsti per il locatore, nonché le obbligazioni accessorie riguardanti l’assistenza e la manutenzione del bene, vanno negozialmente trasferiti ad altri soggetti; - deve essere previsto contrattualmente l’obbligo di riacquisto del bene da parte di un soggetto terzi(il fornitore) qualora l’intermediario non riesca utilmente a stipulare ulteriori locazioni del bene stesso al termine della prima locazione.

4-IL FACTORING: Il factoring è una tecnica finanziaria basata sullo smobilizzo dei crediti commerciali che consente alle imprese di poter finanziare il capitale circolante è un contratto , con cui l’impresa cede una parte significativa dei propri crediti commerciali ad un soggetto specializzato , che finanzia l’impresa anticipando una quota consistente del credito ceduto. È un prodotto composito che ha una componente finanziaria, una gestionale e una di garanzia. La componente gestionale consiste nello svolgimento delle funzioni contabili, amministrative e finanziarie relative alla gestione del credito acquisito infatti i factor subentra all’impresa cedente in relazione con il debitore ceduto. L’ampiezza dell’intervento dipende dalle esigenze dell’impresa cedente: il factor può offrire una consulenza circa il merito creditizio dei debitori dell’impresa, la gestione totale o parziale dei crediti, la contabilizzazione delle operazioni, la cura della riscossione e in caso di inadempimento, anche delle procedure di recupero. Può inoltre essere presente una componente di garanzia , se viene previsto il trasferimento al factor del rischio di inadempimento de debitore. La cessione è detta in questo caso pro-soluto. In assenza della componente di garanzia, la cessione è detta pro-solvendo. L’anticipo del credito è erogato con la clausola SBF, e l’onere relativo all’inadempimento del debitore ricade sull’impresa cedente: i factor richiederà la restituzione dell’anticipo

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erogato e addebiterà le spese sostenute per il recupero crediti. In base alle componenti finanziaria, gestionale e di garanzia, si distinguono e seguenti operazioni di factoring: -il Full Factoring l'impresa cede su base continuativa i propri crediti commerciali. È il prodotto più completo, l’operazione infatti presenta tutte le componenti del prodotto, a seconda delle caratteristiche dei crediti ceduti, la cessione sarà pro-soluto o pro- solvendo. A seconda delle esigenze dell’impresa cedente, può essere previsto anche un eventuale anticipo, in questo caso il full factoring, rappresenta una sorta di filosofia di conduzione del rapporto con il cliente. -il Maturity Factoring si ha la cessione del credito in cui è presente la componente gestionale e di garanzia mentre è assente quella finanziaria, quindi il factor non eroga alcun anticipo. Nell’invoice discounting, è presente unicamente la componente finanziaria, configurando quindi un prodotto analogo all’anticipo su fatture erogato dalla banca. DOMANDA: la componente finanziaria del factoring, permette di smobilizzare i propri crediti commerciali a breve scadenza e finanziare lo sviluppo del capitale circolante. La componente gestionale, consente all’impresa di esternalizzare una fase critica del processo produttivo(la gestione dei crediti comm. E la copertura del relativo fabbisogno finanziario) la quale richiede competenze specialistiche che potrebbero non essere presenti nelle imprese di piccola-media dimensione. Il factoring è quindi in grado di trasformare i costi fissi relativi alla gestione dei crediti in costi variabili, commisuratamente ala qualità dei crediti ceduti: la trasformazione completa di tutti i costi fissi in costi variabili, implica la cessione completa e continuativa di tutti i crediti comm. La componente di garanzia, permette, invece, di eliminare il rischio di insolvenza del debitore ceduto e accresce quindi la certezza dei flussi di cassa in entrata. La valutazione della convenienza del factor, presuppone un attenta analisi dei suoi costi e benefici. Per quanto riguarda i costi, il factoring, individua per l’impresa cedente, due tipi di costi: gli interessi finanziari corrisposti sull’anticipo e le commissioni di factoring volte a remunerare la componente gestionale e quella di garanzia. L’impresa cedente è tenuta a pagamento di una spesa di istruttoria per la valutazione del suo portafoglio crediti, delle spese di gestione della fattura, e di una commissione per l’operazione. La somma di questi , fornisce il costo apparente del factoring, il costo effettivo dipende dall’analisi delle componenti implicite dell’operazione(es. minori osti fissi, assenza di perdite in caso di insolvenza..ecc…). OFFERTA: l’offerta del factoring è uguale a quella del leasing. Il processo produttivo del factoring, inizia con la valutazione del portafoglio crediti dell’impresa da parte del factor. Il factor procede ad una valutazione, circa: -la regolarità dei crediti ceduti; -la quota di crediti ceduti rispetto al totale di quelli detenuti dall’impresa; -la tipologia e il grado di rischio ad essi associato; al termine della valutazione, il factor indica i crediti accettati in cessione definendo una “mappa globale” disponibile per l’impresa cedente. I crediti possono essere selezionati in base al criterio di omogeneità(es. area territoriale) o su base puntuale (es. scegliendo in base al nominativo del debitore). Il factor procede alla valutazione preventiva dell’idoneità dei crediti dell’impresa ad essere ceduti pro-soluti o pro-solvendo: riguardo a ciò abbiamo due indicatori importanti: la durata del credito e il relativo importo. Alla cessione del credito, segue a prestazione dei servizi del factor secondo quanto stabilito contrattualmente.

5-IL CREDITO AL CONSUMO: vedono le famiglie come prenditori di fondi: si tratta di operazioni volte a finanziare un livello di consumi al tempo corrente eccedente il reddito corrente e volte quindi ad anticipare una quota dei redditi futuri attesi. La normativa attuale, individua da un lato, come destinatario il consumatore e dall’altro le caratteristiche del contratto di credito.si intendono tutte quelle attività di finanziamento delle persone fisiche e delle famiglie che hanno lo scopo di sostenere i consumi e si caratterizza per il fatto di finanziare la spesa corrente delle famiglie che sono viste come prenditori di fondi. Distinguiamo: •Finanziamenti Finalizzati in cui il finanziamento è erogato direttamente al fornitore del bene o servizio che procede a consegnarlo all'acquirente; •Prestiti Personali in cui il finanziamento è erogato al consumatore senza alcun vincolo di destinazione: l'acquisto del bene/servizio è portato a termine autonomamente dal consumatore in un momento successivo all'erogazione del finanziamento. E non vi è alcuna relazione tra il venditore del bene/servizio e la società finanziatrice. Un elemento comune ad entrambi è il rimborso del prestito. una volta ottenuto il prestito, il consumatore è tenuto a rimborsare il finanziamento di solito in base ad un piano di ammortamento a rate costanti mensili e a canali di pagamento concordati.Il consumatore ha la facoltà di estinguere anticipatamente il prestito versando il capitale residuo, gli interessi e gli altri oneri maturati fino al momento dell'estinzione. Il contrato d’acquisto, riguarda ul consumatore e il venditore del bene/servizio mentre le parti del contratto di finanziamento sono l’impresa finanziatrice e il consumatore. Le forme tecniche in cui le operazioni di credito al consumo possono essere erogate distinguiamo:

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Credito Rateale, ossia un finanziamento di importo determinato che prevede un piano di rimborso definito e con rate quantificate sin dal origine; l’importo del finanziamento può essere versato direttamente al cliente, nel caso di prestiti personali, oppure al venditore del bene o del servizio, in caso di prestiti finalizzati. •Apertura di Credito Rotativo in cui il soggetto finanziatore mette a disposizione del consumatore una somma di denaro predeterminata che lo stesso può utilizzare a sua discrezione; il consumatore è libero di definire il piano di rimborso, con il solo vincolo di assicurare il pagamento di una rata minima mensile. L’utilizzo di questa forma di finanziamento è solitamente collegato all’uso di una carta di credito revolving. •Cessione del Quinto dello Stipendio, ovvero un prestito personale garantito il cui elemento caratterizzante è dato dalla garanzia sottostante l'operazione; il soggetto finanziato ha il diritto a percepire periodicamente uno stipendio che viene ceduto, nella misura massima del quinto, al soggetto finanziatore a rimborso del prestito. poiché l’oggetto di garanzia è un bene legalmente protetto, la cessione è una delle rare forme di finanziamento disciplinate in dettaglio dall’ordinamento, che ne regola struttura, caratteristiche e processo di erogazione. DOMANDA: è costituita da soggetti privati. È difficilmente misurabile, specialmente quando erogato nella forma di dilazione del pagamento del prezzo. Sulla base delle informazioni raccolte dall’assofin, (ass. società specializzate nel settore) oltre a registrare un aumento di questa forma di finanziamento , ha anche individuato, che le famiglie italiane, anche se meno indebitate rispetto a quelle degli altri paesi, stanno aumentando il ricorso ai finanziamenti , tra cui anche quelli finalizzati al consumo. OFFERTA: l’ordinamento ha stabilito che questo tipo di finanziamento, può essere erogato unicamente da banche, intermediari finanziari e soggetti autorizzati alla vendita di beni e o servizi nel territorio della repubblica nella sola forma di dilazione del pagamento del prezzo. La normativa attuale, specifica particolari oneri di trasparenza: con lo scopo di migliorare il grado di informazione dei consumatori, il loro livello di protezione e la possibilità di raffronto tra le condizioni e i costi del credito, a direttiva sul credito al consumo, ha introdotto una serie di obblighi per gli intermediari finanziari creditizi relativi alle informazioni da fornire nella pubblicità e nella fase pre-contrattuale. Tra questi obblighi, rientra la comunicazione del TAEG relativo al credito, comprensivo di tutti i costi di cui il creditore è a conoscenza. ELEMENTI FONDAMENTALI DEL CONESTO NORMATIVO Il TUB prevede una riserva di legge per l'esercizio dell'attività bancaria, definita come la raccolta di Quaestiones.com APPUNTI E DOMANDE D'ESAME AGGIORNATI E IMMEDIATI risparmio tra il pubblico e l'esercizio del credito. L'autorizzazione per l'esercizio dell'attività bancaria può essere concessa sia a nuove banche sia a società già esistenti, previa modifica dell'assetto sociale, dopo che si è verificata la presenza di condizioni che garantiscono la sana e prudente gestione della banca: a)l'adozione della forma di società per azioni o di società cooperativa a responsabilità limitata b)l'esistenza di un capitale versato di ammontare non inferiore a 6,3 milioni di € c)la presentazione di un programma di attività iniziale e di una relazione tecnica che contiene bilanci previsionali dei primi tre esercizi d)il possesso da parte dei partecipanti al capitale dei requisiti di onorabilità e degli altri presupposti soggettivi necessari per il rilascio dell'autorizzazione e)il possesso da parte degli esponenti aziendali dei requisiti di professionalità e di onorabilità Se non risulta garantita la sana e prudente gestione della banca, la Banca D'Italia nega l'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria e può così: 1. richiedere interventi di modifica del programma 2. richiedere un adeguamento del capitale iniziale se non risulta coerente con le dimensioni operative previste 3. fornire indicazioni alla banca di modificare le linee previste di sviluppo della propria attività L'ordinamento vigente prevede specifiche norme per regolare l'assunzione di partecipazione nel capitale di una banca, la normativa all'art 19 TUB prevede un obbligo di autorizzazione all'acquisizione di partecipazioni nel capitale di una banca. La Banca D'Italia considera al fine di garantire la gestione sana e prudente della banca la qualità del candidato acquirente e la solidità finanziaria della prevista acquisizione. La valutazione avviene in base a dei criteri: a)in base alla reputazione del candidato acquirente b) in base alla reputazione e l'esperienza di coloro che svolgeranno funzioni di amministrazione e controllo della banca c)in base alla solidità finanziaria della società acquirente d)in base alla capacità della banca di rispettare le condizioni di vigilanza e)esistenza di motivi ragionevoli per sospettare che abbia avuto luogo un'operazione o un tentativo di riciclaggio di attività illecite. ART. 106 TUB Comma 1 Secondo questo articolo gli intermediari creditizi non bancari devono essere iscritti in un elenco generale, gestito dalla Banca d'Italia e sono tutti quei soggetti che svolgono una delle seguenti attività: • concessione di finanziamenti sotto qualsiasi tipo di forma • assunzione di partecipazioni • intermediazione in cambi • prestazione di servizi di incasso • pagamento e trasferimento dei fondi mediante emissione e gestione di carte di credito Comma 2 Gli intermediari iscritti all'elenco sono vincolati dalla regola dell'esclusività, per cui è precluso a loro ogni svolgimento di attività diversa da quelle finanziarie per le quali si è proceduto

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all'iscrizione. Quaestiones.com APPUNTI E DOMANDE D'ESAME AGGIORNATI E IMMEDIATI Comma 3 Sono elencati i requisiti da rispettare se iscritti nell'elenco generale: a)l'intermediario deve essere costituito in forma di società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata o società cooperativa b)l'oggetto sociale può prevedere lo svolgimento di attività di natura finanziaria c)il capitale sociale versato deve essere non inferiore a cinque volte il limite minimo previsto per la costituzione della società per azioni d)i titolari di partecipazioni devono rispettare i requisiti di onorabilità e gli esponenti aziendali devono possedere i requisiti di onorabilità, professionalità ed quelli di indipendenza. Se le attività indicate al comma 1 dell'art 106 sono esercitate non nei confronti del pubblico, il loro esercizio è riservato ai soggetti iscritti in una sezione dell'elenco generale art. 113 del TUB Comma 4 Questo comma rimette al potere regolamentare del Ministro del Tesoro l'indicazione del contenuto dell'attività riservate, nonché in quali circostanze ricorra l'esercizio nei confronti del pubblico. ART. 107 Prevede che le società iscritte nell'elenco speciale dell'art. 106 devono iscriversi nell'elenco speciale tenuto dalla Banca d'Italia se ricorrono condizioni tra cui: a)Gli intermediari che esercitano l'attività di finanziamento hanno un volume di attività finanziarie pari o superiore a 104 milioni di euro b)I confidi hanno un volume di attività finanziarie pari o superiore a 75 milioni di euro c)gli intermediari finanziari che esercitano l'attività di emissione o gestione di carte di credito e carte di debito d) Gli intermediari finanziari sono incaricati della riscossione dei crediti ceduti e dei servizi di cassa e di pagamento e)le società cessionarie per la garanzia di obbligazioni bancarie non rientrano nell'ambito di un gruppo bancario come definito dal TUB. In conclusione gli intermediari creditizi non bancari possono esercitare: • Le attività previste dall'art. 106 del TUB • Nei casi e secondo le condizioni indicate dalla Banca d'Italia i seguenti servizi di investimento, come negoziazione per conto proprio, assunzione di garanza nei confronti dell'emittente di strumenti finanziari. • Le attività finanziarie, fatte salve le riserve di attività previste dalla legge: operazioni di prestito leasing finanziario emissione e gestione di mezzi di pagamento …...

LA VIGILANZA SUGLI INTERMEDIARI: Nello scambio di risorse finanziarie, tra datori di fondi e intermediari creditizi, a presenza di asimmetrie informative, costi sociali legati al fallimento di un intermediario finanziario e fragilità finanziaria dell’intermediazione creditizia, hanno giustificato nel tempo l’intervento dello stato per tutelare i client della banca. La normativa attuale, prevede un sistema complesso di regole volte a garantire la sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, la stabilità complessiva, l’efficienza e la competitività del sistema finanziario e infine l ‘osservanza delle disposizioni in materia creditizia.Per la vigilanza sulle banche, l'ordinamento prevede 3 tipi di vigilanza:Vigilanza Regolamentare che consiste nel potere attribuito alla Banca d'Italia di emanare delle regole di carattere generale nelle seguenti materie:-l’adeguatezza patrimoniale;-il contenimento del rischio nelle diverse configurazioni;-le partecipazioni detenibili;-l’organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni;-l’informativa da rendere al pubblico sulle materie indicate nei punti precedenti. La più importante è quella che disciplina l'adeguatezza patrimoniale in quanto il patrimonio rappresenta il primo presidio a fronte dei rischi connessi con la complessiva attività bancaria. Le Autorità di vigilanza hanno riconosciuto che un adeguato livello di patrimonio consente alle banche di esprimere la propria vocazione imprenditoriale e di preservare la propria stabilità. I più importanti strumenti di controllo sono infatti fondati sull’ l’adeguatezza patrimoniale della banca al livello dei rischi assunti. Mentre per quanto riguarda i limiti alla concentrazione dei rischi le banche non appartenenti a gruppi bancari sono tenute a contenere ciascuna posizione di rischio entro il limite del 25% del patrimonio di vigilanza; la posizione di rischio, può superare il 25% del patrimonio di vigilanza qualora siano rispettate le seguenti condizioni: -l’ammontare della posizione di rischio non sia maggiore di 150 milioni di euro;-la somma delle posizioni di rischio nei confronti di eventuali clienti connessi alla banca o all’impresa di investimento, che non siano a loro volta banche o imprese di inv. , non sia superiore al 25% del patrimonio di vigilanza; -la banca valuti, secondo il criterio di prudenza, che l’assunzione della posizione di rischio sia coerente con la propria dotazione patrimoniale e non superi in ogni caso il 100% del patrimonio di vigilanza. Le singole banche, appartenenti ai gruppi bancari sono sottoposte ad un limite del 40% del loro patrimonio di vigilanza, purchè il gruppo di appartenenza , a livello consolidato, rispetti questi limiti. Limiti alle partecipazioni detenibili: con il fine di evitare un eccessivo coinvolgimento della banca in società non finanziarie, in pregiudizio della sana e prudente gestione, la normativa vigente, prevede dei limiti alle partecipazioni detenibili dalla banca. La disciplina vigente, prevede:-una regola quantitativa generale, secondo la quale il complesso delle partecipazioni detenute ala banca, insieme agli investimenti in immobili, non può

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eccedere il patrimonio di vigilanza; -delle regole “specifiche” riguardanti l’assunzione di partecipazioni con riferimento a due distinte fattispecie: 1): le partecipazioni in IMEL, banche, imprese finanziarie e assicurative. In questo caso, l’acquisizione di una partecipazione, è sottoposta ad autorizzazione da parte della banca d’italia, se la partecipazione supera il 10% del patrimonio di vigilanza del gruppo bancario oppure se l’impresa in cui si intende acquisire la partecipazione è fuori dall ‘UE o dal gruppo dei 10. La banca d’Italia, valuta se la situazione tecnica e organizzativa del richiedente sia tale da sostenere l’acquisizione e se l’ulteriore articolazione organizzativa sia compatibile con le esigenze di vigilanza su base consolidata. ‘autorizzazione viene negata se viene meno il rispetto del requisito patrimoniale complessivo. 2) la partecipazioni in imprese non finanziarie. I questo caso , i limiti previsti dalla vigilanza sono più complessi. Ne abbiamo uno complessivo il quale prevede che il totale delle partecipazioni in imprese non finanziarie non superi il 60% del patrimonio di vigilanza; l’altro di concentrazione, che impone che le banche possano acquisire partecipazioni nel capitale di una singola impresa non finanziaria entro il limite del 15% del patrimonio di vigilanza della banca. •Vigilanza Informativa che consiste nell'obbligo posto alle banche di inviare alla Banca d'Italia con le modalità e nei termini da questa stabiliti, le segnalazioni periodiche e ogni altro dato e documento richiesto. L'acquisizione di informazioni permette di verificare l'osservanza delle disposizioni di vigilanza regolamentare e consentire una valutazione della situazione della banca. Al fine di raccogliere i dati, la Banca d'Italia, ha predisposto uno strumento chiamato matrice dei conti; composto da 9 sezioni: le prime otto, contengono dati analitici relativo allo stato patrimoniale e al conto economico, e la 9 sezione, riguarda le segnalazioni prudenziali. La banca d’Italia, utilizzando le informazioni raccolte, produce un flusso informativo utile di ritorno alle banche per analizzare la loro attività rispetto al resto del sistema bancario. •Vigilanza Ispettiva che consiste nel potere attribuito alla Banca d'Italia di effettuare ispezioni presso le banche al fine di accertare che l'attività svolta risponda a criteri di sana e prudente gestione e che questa sia finita nell’osservanza delle disposizioni in materia creditizia. Questa ispezione, tende a verificare la presenza di consapevoli e coerenti strategie imprenditoriali, della capacità di governo dei rischi, di strutture organizzative adeguate, e di meccanismi di controllo interno idonei a garantire l’attendibilità delle informazioni fornite nell’ambito della vigilanza informativa. Con il fine di acquisire la documentazione necessaria per gli accertamenti, Tali ispettori hanno il potere di accedere all'intero patrimonio informativo dell'ente. I risultati dell’accertamento devono essere consegnati entro 90 giorni dalla conclusione degli accertamenti. La banca ha a disposizione 30 giorni dalla consegna del fascicolo, per comunicare le proprie considerazioni in ordine ai rilievi e alle osservazioni formulate, dando notizie anche sui provvedimenti già assunti o che comunque intende assumere al fine di eliminare le irregolarità contestate. Per la vigilanza sugli intermediari, la Banca d'Italia prevede un sistema di vigilanza equivalente a quella delle Banche.

La banca d’Italia, può adottare dei provvedimenti specifici nei confronti dei singoli intermediari finanziari qualora ce ne sia bisogno. Con riferimenti a determinati tipi di attività, l banca d’Italia, può dettare disposizioni volte ad assicurare il regolare esercizio. L’impianto prudenziale, si fonda sui 3 pilastri dell’accordo di BASILEA e delle direttive europee sull’adeguatezza del capitale delle banche e delle imprese di investimento. Le disposizioni di vigilanza sugli intermediari finanziari della banca d’Italia, prevedono poi specifici limiti prudenziali in materia di partecipazioni detenibili. Sono ritenuti a rispettare un limite generale per gli attivi immobilizzati , commisurato all’ammontare del patrimonio di vigilanza. Le partecipazioni in imprese non finanziarie= alle banche. Le partecipazioni in società finanziarie e imprese strumentali sono invece liberamente assumibili da parte degli intermediari finanziari. Le disposizioni di vigilanza degli intermediari finanziari riguardano le seguenti materie: -il requisito patrimoniale minimo è ridotto al6% delle esposizioni ponderate per il rischio degli intermediari ce non effettuano raccolta di risparmio presso il pubblico; -per quanto riguarda la concentrazione dei rischi, abbiamo le stesse regole previste per le banche.

Questi, possono superare il limite individuale di esposizione vero un cliente pari al 25% del patrimonio di vigilanza. Per l’esposizione eccedente a questo limite, è prevista l’applicazione di uno specifico requisito patrimoniale, ma in ogni caso non può mai superare il 40% del patrimonio di vigilanza. Gli intermediari finanziari, sono tenuto a fornire alla banca d’Italia un’informativa preventiva sui principali eventi della vita aziendale. Sono assoggettate ad autorizzazioni le operazioni di cessione d’azienda, rami d’azienda e rapporti giuridici individuabili in blocco, nel rispetto dell’articolo 50 del TUB. Per la vigilanza informativa, invece

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gli intermediari finanziari, sono tenuti ad inviare alla banca d’Italia, con cadenza periodica, i fatti aziendali e gli aggregati operativi rappresentati nelle segnalazioni di vigilanza, sulla base di schemi informativi preposti. Tramite l’analisi dei flussi segnaletici, la banca d’Italia, verifica il rispetto delle disposizioni di vigilanza prudenziali e valuta la situazione tecnica degli intermediari. Le informazioni contenute nei tracciati, riguardano:- dati patrimoniali ed altre informazioni, da inviare trimestralmente; -riferimenti economici, con cadenza semestrale; -dati sulla composizione del patrimonio di vigilanza e requisiti patrimoniali, sull’osservanza delle regole prudenziali e sull’esposizione ai rischi, da inviare trimestralmente;-dati di fine esercizio, da inviare dopo la chiusura del bilancio d’esercizio. IL BILANCIO DELLE BANCHE E DEGLI INTERMEDIARI: La disciplina del bilancio di esercizio della banca va ricercata: • nel D.lgs 87/1992 di derivazione comunitaria che ha introdotto una regolamentazione speciale per i bilanci delle banche • nel D.lgs 38/2005 con cui sono stati recepiti i principi contabili internazionali (IAS e IFRS) adottati dall'Unione Europea con il Regolamento 1606 del 2002 • nella circolare 262/2005 della Banca d'Italia con cui viene dettata una nuova disciplina organica del bilancio di esercizio delle banche. I DOCUMENTI RICHIESTI Nel redigere il bilancio gli amministratori devono rispettare il requisito della chiarezza e della rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell'esercizio. Il bilancio della banca è costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico, dal prospetto delle variazioni del patrimonio netto, dal rendiconto finanziario e dalla nota integrativa. Essi sono redatti secondo gli schemi previsti dalla banca. Lo schema proposto dalla Banca d'Italia nella circolare 262/2005 prevede che le poste siano ordinate secondo: -un criterio di liquidità per l'attivo -un criterio di esigibilità per il passivo e che in entrambe le sezioni ci sia un'articolazione delle voci in base alla loro destinazione funzionale. STATO PATRIMONIALE Le voci tipiche della banca all'attivo sono: • Attività finanziarie detenute per la negoziazione (attività finanziarie allocate nel portafoglio di negoziazione della banca), come titoli di debito • Attività finanziarie valutate al fair value (attività finanziarie per cassa) • Attività finanziarie disponibili per la vendita (attività finanziarie classificate nel portafoglio disponibili per la vendita) • Attività finanziarie detenute sino alla scadenza (titoli di debito quotati) • Crediti verso banche (attività finanziarie non quotate verso banche nel portafoglio crediti), come conti correnti • Crediti verso clientela (attività finanziarie non quotate verso clientela allocate nel portafoglio crediti), come mutui • Derivati di copertura (derivati con fair value positivo) • Partecipazioni (partecipazioni in società controllate e sottoposte ad influenza notevole) Le voci della banca tipiche al passivo sono: • Debiti verso banche • Debiti verso clientela • Titoli in circolazione (titoli emessi dalla banca quotati e non) • Passività finanziarie di negoziazione (classificate nel portafoglio negoziazione) • Passività finanziarie valutate al fair value • Derivati di copertura (derivati finanziari e creditizi di copertura) • Riserve da valutazione (riserve relative alle attività finanziarie disponibili per la vendita) • Strumenti di capitale (strumenti rappresentativi di patrimonio netto) • Riserve (riserve di utili) • Capitale (importo delle azioni emesse dalla banca

CONTO ECONOMICO E' un documento proposto in forma scalare con risultati economici intermedi. Le voci principali sono: • Interessi attivi e proventi assimilati (relativi a disponibilità liquide, attività finanziarie disponibili per la vendita • Interessi passivi e oneri assimilati • Commissioni attive (proventi e oneri relativi ai servizi prestati e a quelli ricevuti dalla banca) • Commissioni passive • Dividendi e proventi simili (relativi ad azioni o quote di capitale) • Risultato netto dell'attività di negoziazione • Utili da cessione o riacquisto • Risultato netto dell'attività e passività finanziarie valutate al fair value (saldo tra gli utili e le perdite delle attività e passività finanziarie valutate al fair value • Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento • Utili (perdite) delle partecipazioni (saldo tra i proventi e gli oneri relativi alle partecipazioni in società controllate) • Risultato netto delle valutazioni al fair value delle attività materiali e immateriali (saldo fra svalutazioni e rivalutazioni delle attività materiali e non valutate al fair value o al valore rivalutato).

LE VOCI DI BILANCIO TIPICHE DELL'ATTIVITA' BANCARIA Nel bilancio della banca ci sono alcune poste che sono importanti sotto il profilo della loro iscrizione, classificazione e valutazione. Le poste sono: 1.Titoli di proprietà della banca 2. Crediti della banca 3. Passività della banca 4. Fondo rischi su crediti, non è oggi più riconosciuta, la normativa attuale è più restrittiva.

1)Lo IAS39 impone di suddividere il loro portafoglio in tre possibili categorie: • Titoli valutati al fair value con effetti sul conto economico, cioè titoli acquisiti con un intento di negoziazione a breve termine per ottenere profitti dalle fluttuazioni di prezzo sul mercato • Titoli HTM, si tratta di attività finanziarie non derivate con pagamenti fissi e determinabili e scadenza fissa che la banca ha l'effettiva intenzione e capacita

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di tenere in portafoglio fino alla loro lunga scadenza • Titoli AFS, la banca inserisce i titoli non iscritti nei due precedenti portafogli, sono titoli acquisiti con l'intento di tenerli per lungo tempo, ma che potrebbero essere ceduti in ogni momento.

2)Prima venivano valutati secondo il valore presumibile di realizzazione, la normativa attuale, recependo lo IAS39, prevede l'iscrizione di queste poste in un portafoglio denominato LR, che comprende le attività finanziarie con pagamenti fissi e determinati che non sono quotate in un mercato attivo. Queste poste vanno valutato secondo il criterio del costo ammortizzato. La normativa prevede una procedura di svalutazione dei crediti, se si verifica una perdita durevole di valore. La necessità di operare una svalutazione per i crediti caratterizzati da: a) significative ed evidenti difficoltà finanziarie b)mancato pagamento di interessi o capitale c)avvio di procedura concorsuale o piano di ristrutturazione finanziaria

3)Lo IAS39 suddivide il portafoglio delle passività in 2 possibili categorie: • PFV (Passività finanziarie valutate al fair value), sono passività finanziarie detenute a scopo di negoziazione, o obbligazioni emesse banca con il fine di beneficiare delle variazioni del tasso d'interesse, non sono considerati i costi e proventi di transazioni attribuibili allo strumento stesso e vanno valutate secondo il criterio del fair value • APF (Altre passività finanziarie), passività finanziarie originate dalla banca, sono considerati anche i costi e proventi di transazioni direttamente attribuibili all'emissione della passività, vanno valutate secondo il criterio del costo ammortizzato. La banca d’Italia, ha sostanzialmente allineato l disciplina del bilancio per gli intermediari finanziari a quella delle banche. L'EQUILIBRIO PATRIMONIALE, ECONOMICO E FINANZIARIO NELLA GESTIONE DELLE BANCHE

Nel perseguire la sua funzione obiettivo, la banca deve raggiungere un equilibrio di gestione unitario e una condizione di sostenibilità nel medio-lungo periodo. Esso deve raggiungere 3 equilibri tra loro indipendenti:

Equilibrio Patrimoniale che si ottiene quando il valore complessivo delle attività finanziarie e reali è superiore a quello delle passività: in questo caso, il patrimonio netto è positivo e si dice che la banca è solvibile; la sottocapitalizzazione di una banca si rivela molto grave per la solvibilità della stessa e per la stabilità del sistema bancario in generale, stante la funzione di ammortizzatore che il capitale proprio svolge in funzione dei rischi assunti i quali sono legati alle attività di trasformazione che la banca compie e che è caratterizzata dal divario strutturale tra duration del’attivo e quella del passivo. Il ricorso ad un eccessivo indebitamento, può avere risvolti positivi immediati sulla redditività del capitale , ma coneguenze negative sulla solvibilità.

•Equilibrio Economico che si ottiene quando, in un certo intervallo di tempo, la somma dei costi finanziari ed operativi non supera quelli dei ricavi: in questo caso, l'utile d'esercizio prodotto favorisce sia l'equilibrio patrimoniale che finanziario; per le banche, nel modello tradizionale del’intermediazione creditizia questo utile discende dai maggiori ricavi finanziari rispetto ai costi finanziari e dala capacità di contenere i costi operativi. Nel modello allargato ai servizi di intermediazione per conto terzi e alla gestione dei servizi di pagamento è influenzato anche dai ricavi non finanziari.

Equilibrio Finanziario che si ottiene quando i flussi di cassa in entrata riescono a coprire, con continuità, i flussi di cassa in uscita, o quando, in presenza di uno sbilanciamento dei secondi rispetto ai primi, la banca ha la capacità in tempi brevi e a costi sostenibili di compensare tale sbilanciamento. La considerazione elementare è che nessun pagamento può essere effettuato se non i ha disponibilità di cassa. Questa può essere ottenuta attraverso un’attenta previsione dell’andamento atteso delle fonti e dell’uso dei fondi: nelle banche questo appare assai complesso, soprattutto a causa dei gradi di libertà che sia depositanti, che finanziati hanno nell’utilizzo dei propri crediti o debiti. Il ricorso ad attività e passività bilanciate per scadenza , rende meno complicato il conseguimento dell’equilibrio finanziario.

La mancanza di liquidità, può influenzare negativamente sia l’equilibrio economico, che quello patrimoniale, fino a provocare situazioni di insolvenza economica. Oggi si pone particolare enfasi sulla liquidità e sula solvibilità , ma bisogna ricordare che la redditività ha guidato le scelte delle banche e che la creazione di valore per l’azionista è stata al centro di strategie molto aggressive di performance. Il rilievo che viene dato, a fasi ricorrenti, ad uno dei tre obiettivi non deve fare dimenticare che la gestione equilibrata è quella che

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considera contemporaneamente tutti questi 3 profili e tiene conto delle collegate manifestazioni negative dei collegati rischi, anch’essi interdipendenti, cercando di prevederli, prevenirli e assorbirli.

CAPITOLO 7: L'INTERMEDIAZIONE MOBILIARE : l’intervento delle istituzioni finanziarie nell’intermediazione mobiliare è disciplinato dal TUF. Il TUF dispone che gli intermediari possano prestare previa autorizzazione (concessa dalla banca d’Italia o dalla CONSOB a seconda dei casi) un'ampia gamma di servizi a favore della propria clientela, suddivisi in: Servizi di Investimento; Gestione Collettiva del risparmio. I Servizi di investimento hanno ad oggetto SOLO gli strumenti finanziari, i principali servizi offerti sono: -esecuzioni di ordini per conto dei clienti; -ricezione e trasmissione di ordini; -mediazione; -negoziazione per conto proprio; -gestione di sistemi multilaterali di negoziazione; -collocamento e underwritting; -gestione individuale di portafogli; -consulenza in materia di investimenti; questo catalogo, può essere arricchito dal ministro dell’economia e delle finanze con proprio regolamento. L’esercizio professionale nei confronti del pubblico, può essere esercitata solo negli intermediari indicati dal TUF. Le imprese di investimento e banche, possono essere autorizzate a offrire tutti i servizi presenti nel catalogo; -gli intermediari finanziari iscritto all’elenco del TUB, possono essere abilitati all’esecuzione di ordini per conto dei clienti e alla negoziazione per conto proprio , ma solo su strumenti derivati, quindi al servizio di collocamento e underwritting su qualsiasi strumento finanziario;-SGMR(società di gestione di mercati regolamentati) possono esercitare servizi di gestione di sistemi multilaterali di negoziazione previa autorizzazione; -SGR, possono essere autorizzate a svolgere servizi di gestione individuale e di consulenza in materia di investimenti. Per la gestione collettiva, a differenza dei servizi di investimento, può avere ad oggetto non solo strumenti finanziari ma anche crediti o altri bene mobili o immobili. L'esercizio è riservato a SGR e SICAV. Il TUF, prevede: -promozione, istituzioni e organizzazione di fondi comuni di investimento e amministrazione dei rapporti con i partecipanti; -gestione del patrimonio di fondi comuni e di SICAV di propria o altrui istituzione; -commercializzazione di quote o azioni di OICR (organismi di investimento collettivo del rissparmio, quindi fondi comuni di inv. E SICAV) di propri o di terzi;

Quando un investitore è interessato ad acquistare strumenti finanziari sul mercato secondario, può agire o per conto proprio, andando in contro a rischi di condizioni di acquisto non soddisfacenti oppure, può rivolgersi ad un intermediario finanziario al quale conferisce un ordine di acquisto. L’ordine conterrà informazioni sul tipo di operazione, sullo strumento finanziario, e sulla quantità di titoli a cui è interessato e può prevedere vincoli di prezzo o di durata. Una volta ricevuto l’ordine, l’istituto si incarica della ricerca della controparte, facendo leva sulla fitta rete di conoscenze che possiede, o inoltrando la proposta di transazione ad un mercato regolamentato, dove il titolo è quotato e al quale ha accesso. La ricerca avviene per conto, ma anche per nome del cliente: l’intermediario ha infatti un mandato di rappresentanza. Nella prestazione dei servizi di investimento, agli intermediari è concesso agire in nome proprio solo attraverso un consenso scritto. L’intermediario che si occupa di combinare compratori e venditori di strumenti finanziari sul mercato secondario è il BROKER, per questo incarico percepisce una commissione(fee) che può essere un importo fisso o una percentuale del controvalore della transazione, dipende dagli accordi presi. 1-Esecuzione di ordini per conto dei clienti: il servizio prestato dal broker è detto di NEGOZIAZIONE PER CONTO TERZI se il compito dell’intermediario è quello di promuovere con la massima diligenza la chiusura dell’ordine. La chiusura dell’ordine è detta “eseguito”. Anche se non è presente nessuna garanzia per la chiusura della transazione, il broker vincola a questo fatto l’incasso della commissione , che può esigere solo a compravendita avvenuta. Se l’ordine non si chiude, non è dovuto nulla ad eccezione del canone periodico richiesto per accedere al servizio. 2-Ricezione e trasmissione di ordini: Il broker si limita a ricevere e trasmettere ordini di acquisto o vendita al negoziatore che pervengono dalla clientela. Il broker ha diritto a una commissione una volta avvenuta la compravendita. Qui è il negoziatore a ricercare la controparte. Attraverso questo servizio, il cliente delega la scelta dell’intermediario che dovrà eseguire l’ordine. Sarà quindi il trasmettitore a dover individuare il negoziatore capace di spuntare le condizioni migliori, sfruttando la propria esperienza e professionalità. 3-Mediazione(brokeraggio puro): si tratta di mettere in contatto, spontaneamente o su incarico di una o più parti, senza vincolo di collaborazione, di dipendenza o mandato di rappresentanza, duo o più investitori interessati a una transazione.. Diritto a ricevere commissione a conclusione affare. Per incassare la commissione, è quindi sufficiente che gli investitori stipulino un contratto preliminare, senza darvi seguito firmando la compravendita.

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4–Negoziazione per conto proprio: Ricevuto l’ordine l’intermediario può proporsi direttamente come controparte, dichiarandosi disponibili a vendere i titolo a cui l’investitore è interessato. Proponendosi, offre rassicurazioni, che l’investitore non avrebbe se l’istituzione finanziaria assumesse il ruolo di broker, sul se sul quando e sulle condizioni di esecuzione dell’ordine. L’attività di acquisto e di vendita di strumenti finanziari in contropartita diretta in relazione a ordine dei clienti, prende il nome di negoziazione per coto proprio o dealing e dealer è l’intermediario che se ne occupa. Il DEALER detiene titoli in giacenza che di volta in volta acquista dagli emittenti, dai clienti o dagli intermediari e che spera di rivendere realizzando un margine. non percepisce una commissione per il servizio offerto, ma il suo guadagno dipende dalla differenza tra il prezzo denaro ( bid) ovvero quanto paga i titoli presenti nel portafoglio di proprietà e prezzo lettera (ask) ossia quanto riceve dalla vendita. Le difficoltà nel recuperare il titolo, concedono al dealer di pretendere una maggiorazione sul prezzo di scambio. Se l’investitore è interessato a vendere, invece, il dealer , farà la richiesta di chiudere ad un prezzo più basso di quello praticato in media. Sui mercati regolamentati, le transazioni avvengono solo attraverso i broker, che non offrono rassicurazioni sull’esecuzione dell’ordine. L’esecuzione per conto proprio permette profitti generosi, ma espone ad alti rischi legati con filo doppio alle oscillazioni dei prezzi dei titoli in giacenza.

Differenza tra DEALER e MARKET MAKER: il Dealer decide divolta in volta se proporsi e se le condizioni della transazione gli convengono ,volta per volta su sollecitazione del cliente; mentre il market maker si propone in via continuativa a negoziare determinati titoli, a condizioni definite, sia in acquisto sia in vendita e in contropartita diretta di chiunque sul secondario voglia concludere l’operazione. Le condizioni sono comunicate preventivamente , segnalando puntualmente:-i titoli su cui si è disposti a operare;-la quantità massima trattata;-il prezzo denaro, impegnativo in acquisto;-il prezzo lettera, impegnativo in vendita; La figura del M.M. favorisce scambi offrendo sempre l’alternativa all’operatore e consente anche di concludere le transazioni subito e a condizioni certe. Come il dealer, anche il market maker basa i suoi guadagni sullo spread tra il prezzo bid e il prezzo ask, ma se ci sono molti market makers la concorrenza aumenta e quindi lo spread diminuisce. Per stabilire i prezzi, valuta l’opportunità di praticare maggiorazioni o riduzioni rispetto ai prezzi medi che si formano sui mercati regolamentati.

5-La gestione dei sistemi multilaterali di negoziazione: i sistemi di negoziazione alternativi, possono essere di tipo bilaterale (in contropartita diretta dell’intermediario con il cliente)o di tipo multilaterale(sistemi multilaterali di negoziazione). La gestione di quest’ultimi, E’ un servizio di investimento che consente di fare incontrare proposte di acquisto e di vendita proveniente da una pluralità di operatori ed è un servizio che non vienen prestato direttamente a favore dei risparmiatori, ma predispone sedi di negoziazione che l'intermediario negoziatore utilizza al fine di conseguire best execution per il cliente. Gli MTF, svolgono funzioni di coordinamento degli interessi di acquisto e di vendita in modo da dare luogo a contratti, ma ammettono, a differenza di questi, agli scambi sia strumenti già negoziati sui mercati regolamentati , sia strumenti non quotati. Non ammettono inoltre, un processo formale di ammissione alle negoziazioni che coinvolga l’emittente. Non solo possono essere gestiti da SGMR, ma anche da imprese di investimento e banche. La società di gestione degli MTF, come corrispettivo per l’attività svolta, percepisce commissioni di adesion e di negoziazione di intermediari negoziatori(loro clienti a tutti gli effetti). Nulla è dovuto dagli emittenti a titolo di corrispettivo di quotazione, non essendo previsto un processo formale di negoziazione.

1-I servizi di collocamento e underwriting : Quando si desidera offrire sul mercato strumenti finanziari di nuova emissione, o già esistenti ,è necessario definire le condizioni di offerta, decidere se indirizzare la proposta un pubblico indistinto (offerta pubblica) o a una ristretta cerchia di investitori (offerta privata) ed infine, scegliere il periodo durante il quale gli interessati possono aderire all'offerta. È più probabile che l’offerente sia un’impresa, data la mole dei titoli da trasferire. L’offerta pubblica, consente di attrarre un numero maggiore di investitori e migliora la liquidità del titolo sul secondario. Solitamente richiede il rispetto di procedure rigide e prevede obblighi formativi onerosi, perché è in grado di sollecitare il piccolo risparmio. All’origine di un’offerta di sottoscrizione, può esistere il bisogno di raccogliere fondi per sostenere nuovi piani di investimento o l’interesse a promuovere la quotazione dei propri titoli in un mercato regolamentati. Possono essere inseriti nel listino di borsa, solo strumenti finanziari a proprietà diffusa e una distribuzione sostanziosa consente di soddisfare tale requisito. Si ricorre ad un’offerta di vendita, invece, per dismettere partecipazioni di proprietà. L'iter del collocamento degli strumenti finanziari si articola in più fasi, quali:1)Progettazione dell'Operazione: consigliate da interm. a cui spetta una commissione; attività di

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advisoring2) Organizzazione del Sindacato di Collocamento: per raccogliere le adesioni dagli investitori, emittenti e offerenti si avvalgono di più intermediari, organizzati in sindacati o consorzi di collocamento. La raccolta delle adesioni, è esercizio di collocamento di strumenti finanziari, servizio di investimento previsto dal TUF. Questi sindacati, vengono coinvolti, perché sono in grado di occuparsi molto più agevolmente della ricerca della controparte grazie a reti capillari di vendita(sportelli bancari). Coinvolgerli, consente di abbattere la diffidenza degli investitori (servendosi del capitale di reputazione degli intermediari) e di favorire adesioni meno timide e più economiche pretese di rendimento sui titoli. La soluzione consortile è preferita in quanto:-estende il numero di potenziali aderenti, ammettendo un prezzo di offerta più elevato;-valorizza le capacità distributive dei partecipanti al consorzio nei confronti di specifiche categorie di investitori o aree territoriali;-riduce i tempi di chiusura dell’operazione evitando un’eccessiva esposizione alle fluttuazioni di mercato. i lead manager (capofila) riceve mandato direttamente dall’emittente per comporre il sindacato di collocamento, eventualmente assistito da uno o più intermediari(management group). L’intermediario incaricato di organizzare i sindacato, di solito è lo stesso advisor coinvolto nella progettazione dell’operazione. La richiesta formale di partecipazione all’operazione , avviene attraverso una lettera di invito, documento che descrive le caratteristiche di offerta, segnala il compenso, dischiara la quota approssimativa di titoli di cui l’intermediario sarà responsabile, precisa eventuali categorie di investitori o aree territoriali da servire. Il capofila accertate le reazioni, concorda eventuali aggiustamenti, per poi formalizzare i rapporti con gli intermediari nel PATTO CONSORTILE. Gli obblighi reciprochi tra consorzio ed emittente sono regolati dalla lettera di impegno, che stabilisce le modalità di realizzazione e promozione del collocamento , i tempi di offerta, i tempi di trasferimento dei fondi raccolti, la commissione spettante al consorzio per il servizio reso (gross spread). Quanto maggiori sono lo standing dell’emittente e il controvalore dell’offerta, e migliore è la congiuntura tanto minore è il gross spread riconosciuto. Di solito non sono previsti aggravi di commissioni a carico degli investitori aderenti. Le emissioni di maggiori dimensioni richiedono la partecipazione di più sindacati. Il coordinamento dei sindacati è affidato al global coordinator, che assume il ruolo di lead manager in ameno uno dei consorzi. Il global coordinator e i capofila sono i soli a intraprendere rapporti diretti con l’impresa. La riuscita dell’offerta, spesso condizione la capacità dell’emittente di perseguire i prorpi obiettivi strategici da spingerlo a richiedere al sindacato una garanzia di collocamento integrae dei titoli, nonostante l’aggravio dei costi. Distinguiamo:-Sindacati di Puro Collocamento che sono quelli che non prevedono alcuna garanzia. Gli intermediari che ne fanno parte si impegnano a promuovere con la massima diligenza(best effort), la distribuzione dei titoli. Distinguiamo tre ruoli all’interno:-capofila,-manager e -collocatori(selling group). A fine collocamento, il consorzio accredita all’impresa i fondi raccolti, decurtando il gross spread. La somma viene depositata su un conto detenuto presso una banca agente, indicata di provvedere, per i titoli collocati, al pagamento delle cedole o dei dividendi ed eventualmente al rimborso del capitale. Il servizio è remunerato con una agency fee , corrisposta alla banca agente direttamente dall’emittente. -Sindacati di Collocamento e Garanzia assicurano all'impresa il collocamento integrale dell'offerta e assicurano l'accollo dell'invenduto al prezzo di offerta. Oltre al servizio di promozione e di raccolta delle adesioni. Tale accollo può avvenire in base a due principi: il principio della responsabilità individuale( a ciascun intermediario membro è assegnata una quota di titoli) quelli invenduti, rispetto alla quota, vengono sottoscritti o acquistati direttamente dall’intermediario. L’underwriting group e il selling group coincidono. Incentiva lo sforzo commerciale. ; il principio della responsabilità solidale i titoli invenduti ripartiti pro quota tra una ristretta cerchia di membri del consorzio).(under writting group) consente di valorizzare particolari abilità distributive (placingpower dipende dalla presenza territoriale e dall’estensione della rete di vendita) o di sottoscrizione (underwriting capacity dipende dalla solidarietà patrimoniale) dei partecipanti al consorzio. Queste abilità possono essere presenti con intensità diversa nello stesso intermediario: sono infatti funzioni di caratteristiche differenti. Oltre agli altri ruoli presenti nei sindacati di collocamento, qui distinguiamo: - sottoscrittori o acquirenti(underwriter). Sotto il profilo giuridico, la sottoscrizione è parte integrante dell’esercizio del servizio di collocamento di strumenti finanziari. -Sindacati di Assunzione a Fermo che garantiscono il collocamento integrale: la garanzia però agisce secondo un diverso meccanismo: i titoli sono tutti sottoscritti o acquistati dai membri del consorzio a un prezzo concordato prima che la fase distributiva abbia inizio. Con questo tipo di sindacati, l’offerta sia sempre di vendita e mai di sottoscrizione. L’emittente è certo dell’ammontare dei proventi , ma non deve attendere che il collocamento si completi per entrare in possesso dei fondi raccolti, che gli vengono messi

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subito a disposizione. Nei consorzi abbiamo: capofila e manager ( spetta Management Fee); collocatori ( spetta Selling Concession) ;e sottoscritti (spetta underwriter Fee );

commissioni: i criteri di ripartizione del gross spread tra i partecipanti al sindacato, sono stabiliti dal patto consortile. Sono previste: -la management fee, spettante a capofila e manager; non esiste uno standard per la ripartizione. -la selling concession, accordata ai collocatori; solitamente rappresenta il 50% del gross spread, la somma rimasta è divisa in parti uguali tra management fee e underwriting fee. Se il collecamento è grantito. Se invece non è garantito, è circa il 65% del gross spread.n -underwriting fee, sottoscrittori o acquirenti. La selling concession e l’underwriting fee, sono ripartite tra i membri del selling group e dell’underwriting group, pro quota, in proporzione ai titoli che ciascun intermediario distribuisce, sottoscrive o acquista.

PRICING: la scelta del prezzo, rappresenta diversi gradi di difficoltà a seconda della natura dello strumento finanziario. Il capofila deve supportare l’emittente nella definizione del prezzo di offerta. Un prezzo troppo basso accresce oltre misura il rendimento dello strumento finanziario, comportando un costo della raccolta inutilmente elevato ed eccessive richieste di sottoscrizione o di acquisto. Un prezzo troppo alto, invece, deprime il rendimento e rende il titolo non appetibile, tanto da poter essere acquistato o sottoscritto per quantitativi insufficienti a discapito dei collocatori, costretti a sottoscrivere l’invenduto o a rinunciare a parte della selling concession. Danneggia anche l’emittente, che perde di credibilità di fronte agli investitori. Più complesso è il pricing delle azioni, specie in caso di IPO. Si tratta della prima offerta di titoli, pubblica e indirizzata alla quotazione , quando l’emittente è ancora sconosciuto agli investitori. L’assenza di prezzi di scambio ufficiali e la diffidenza degli investitori, alimentano il timore che il mercato smentisca le valutazioni dei capofila. Per ovviare questo, spesso si fa uso di una tecnica d’asta imperfetta detta book building. I capofila organizzano dei road show , ossia dei cicli di incontri con investitori istituzionali dove l’impresa descrive la propria attività , i risultati finanziari e le previsioni per il futuro. Terminato l’incontro vengono prospettati una serie di prezzi di collocamento, invitando gli investitori a rivelare quanti titoli sarebbero disposti a sottoscrivere o acquistare. Queste indicazioni vengono impiegate per la definizione del prezzo, consentendo un pricing più preciso e affidabile. Se è difficile comprendere le potenzialità dell’impresa, è prassi fissare per il collocamento una forchetta di prezzi valida per tutta la durata dell’offerta, dove all’interno sarà selezionato , a conclusione dell’operazione, il prezzo definitivo pagato dall’investitore. Una volta fissato il prezzo, si apre il collocamento vero e propri, durante il quale gli interessati possono trasmettere le richieste di sottoscrizione o di acquisto al selling group. L’adesione ala sollecitazione è effettuata mediante la sottoscrizione di un modulo predisposto dall’offerente. Il quale contiene gli elementi di identificazione dell’operazione e l’avvertenza che l’aderente può ricevere gratuitamente copia del prospetto informativo. Solitamente, il periodo di offerta non supera i 15 giorni. Al termine, se le richieste eccedono i titoli da collocare (oversubscription), i capofila procedono al riparto, se invece le richieste non coprono l’offerta, (undersubscription), il sindacato procede alla sottoscrizione o all’acquisto dei titoli residui, se prevista la clausola accollo dell’invenduto. Altrimenti, i lead manager, si limitano a comunicare all’emittente l’ammontare degli strumenti finanziari distribuiti. Chiuso i collocamento, il consorzio si scioglie. Al capofila è comunque richiesto di intervenire nei mesi successivi dietro corrispettivo per favorire la liquidità del titolo sul secondario e la stabilizzazione dei corsi. Quanto più un titolo è considerato liquido, tanto più è appetibile e minore risulta la remunerazione richiesta dagli investitori per sottoscriverlo o acquistarlo. È inferiore il premio preteso per il rischio di liquidità. Qualora non si trovassero controparti pronte ad assorbire le vendite, dopo il collocamento si potrebbero generare pressioni e ribasso sui corsi , con pregiudizio per l’emittente e per i membri del sindacato, sospettati di aver praticato prezzi troppo alti. (rischio di flipping).

2-I SERVIZI DI CARTOLARIZZAZIONE: La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria che consente di trasferire un pool di crediti appositamente selezionati dal soggetto titolare a un'altra entità economico- giuridico specializzata, che provvede a trasformare tali attività in titoli negoziabili. •Soggetti( principali) coinvolti sono: -Società cedente, ovvero l'originario titolare(originator) dell’attività oggetto di cessione. -Società cessionaria, società a cui sono trasferite le attività da parte del soggetto cedente. Denominate SPV (special purpose vehicle) o società veicolo, e provvede a trasformale le attività acquistate dall’originator in

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titoli di debito negoziabili, le cosiddette ABS (asset backed securities); -Investitori, cioè il pubblico di potenziali destinatari delle emissioni di titoli da parte dello SPV.

L’oggetto delle operazioni, può essere rappresentato da qualsiasi attività idonea alla produzione di flussi di cassa prevedibili. Il portafoglio sottostante dall’operazione di cartolarizzazione è generalmente costituito da: mutui, crediti commerciali, crediti al consumo, crediti generati da operazioni di leasing, crediti di natura fiscale e previdenziale. In ogni caso gli attivi da cartolarizzare, devono rispettare alcuni requisiti: in termini di durata, modalità di rimborso e condizioni economiche, che consentono di considerarli come un unico aggregato. La composizione dei crediti deve inoltre essere definita in modo da diversificare il portafoglio e ridurre il rischio per il sottoscrittore ABS.

Per quanto riguarda gli effetti prodotti, invece, la cartolarizzazione consente al soggetto cedente, di modificare la struttura del proprio attivo patrimoniale, trasferendo attività alla società veicolo, il cedente, ha l’opportunità di ottenere subito liquidità e soddisfare i propri fabbisogni finanziari. In questo senso, la cartolarizzazione costituisce una forma di finanziamento alternativa all’indebitamento e ai prezzi propri. Permette inoltre di realizzare una gestione più dinamica dell’attivo da parte del cedente, che ha la possibilità di destinare le risorse così liberate a impieghi ritenuti più remunerativi. Il complesso delle attività cedute apparirà nell’attivo patrimoniale della società veicolo che finanzierà lo stesso acquisto mediante l’emissione di ABS.

Nella prassi operativa, La cartolarizzazione assume una forma più complessa in quanto partecipano anche altri soggetti quali: •Advisor: soggetto con competenze specifiche che supporta la società cedente nella fase iniziale di individuazione e valutazione degli attivi da trasferire (società di consulenza); •Arranger: intermediario incaricato di strutturare l'intera operazione di cartolarizzazione (banche di affari); •Credit Enhancer: la stessa società cedente o un terzo che presta garanzie in varia forma circa le capacità di rimborso delle ABS; •Agenzia di Rating: soggetto specializzato che valuta la qualità dell'emissione , assegnando loro un giudizio sintetico di merito (rating) ; •Banca d'Investimento: intermediario che provvede al collocamento delle ABS tra gli investitori. Il collocamento, può anche essere svolto da più intermediari organizzati in un consorzio, con una banca capofila e altre banche partecipanti.

Per agevolare la gestione dei flussi in entrata genrati dalle attività cartolarizzate, e il successivo trasferimento degli stessi allo SPV, ci si avvale di un altro soggetto, il servicer, il quale svolge appunto questi servizi. L’intervento di tutto questi soggetti coinvolti, è finalizzato a facilitare lo svolgimento delle fasi in cui si articola l’operazione e ad accrescere l’appetibilità da parte degli investitori delle emissioni che ne scaturiscono. In aggiunta alle finalità di finanziamento e di gestione dinamica dell’attivo, l’originator, può decidere di ricorrere alla cartolarizzazione con l’obiettivo di limitare il rischio connesso alla detenzione delle proprie attività: nel caso in cui l’oggetto dell’operazione siano i crediti, la cessione di questi ad un altro soggetto, potrebbe comportare il trasferimento del rischio di insolvenza dall’originator all’SPV. Per l’originator, il trasferimento del rischio non è privo di costi. In condizioni di limitate asimmetrie informative, il mercato sconta il più alto rischio , pagando prezzi più bassi per le ABS, o chiedono cedole più alte.

3 - I SERVIZI DI GESTIONE DEL RISPARMIO: Con il termine gestione del portafoglio si intende l'investimento di disponibilità finanziarie con il fine di realizzare una combinazione di attività coerente con il profilo del titolare dei fondi. Sono attività i titoli, i crediti ed i beni immobili che promettono guadagni col semplice possesso o vendita; il valore della promessa dipende da diversi fattori. (es. dalle caratteristiche tecniche dello strumento , dallo standing dell’emittente, dal posizionamento dell’immobile.)Una loro combinazione consente di confezionare un portafoglio rispondente agli impegni del titolare dei fondi, alle sue preferenze in materia di rischio e ai suoi obiettivi di investimento: ( intenzione di cautelarsi da eventualità di dover sostenere spese impreviste; desiderio di accumulare denaro per abbattere richiesta di mutuo prima di procedere all’acquisto di immobile; volontà di realizzare spese di elevato importo; l’esigenza di perequare le possibilità di spesa nel corso della propria vita). Per confezionare un portafoglio, è necessario: -definire i pesi da assegnare alle diverse categorie di attività(asset class) e alle valute disponibili (asset allocation); - individuare gli strumenti finanziari, crediti, o i beni immobili, che devono comporre la asset class(cherry picking); -scegliere il momento più opportuno per procedere all’investimento delle disponibilità(market timing); -provvedere all’acquisto degli asset o alla loro

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vendita (esecuzione); -monitorare periodicamente l’evoluzione dei mercati e il profilo del titolare dei fondi, al fine di ricomporre opportunamente il patrimonio in gestione:

Asset Class: ogni gestore tende ad adottare proprie categorie di attività, che articola per tipi di asset, per area geografica e settore merceologico. I tipi di asset più diffusi sono azioni e obbligazioni. La componente azionaria è suddivisa per capitalizzazione dell'emittente ritrovando quella Large Cap, Mid Cap e Small Cup. In genere la, la capitalizzazione rappresenta il prodotto tra il numero di azioni in circolazione e il prezzo medio del titolo sul mercato. Mentre, la componente obbligazionaria è suddivisa per tipo di emittente, durata e merito di credito.

il titolare di fondi può occuparsi direttamente della gestione o può delegarla. Data una cultura finanziaria ancora inadeguata, spesso, si decide di affidare a professionisti la gestione dei propri risparmi. Gli intermediari finanziari sono particolarmente attivi nella gestione del patrimonio. I servizi da loro offerti possono avere forma individuale o collettiva. Gestione Individuale: la gestione di disponibilità finanziarie di un singolo investitore e ha il vantaggio della personalizzazione consentendo all'intermediario di confezionare un portafoglio che rispecchi le esigenze dell’unico titolare dei fondi. Un investitore può accedere alla gestione individuale stipulando un contratto scritto con un intermediario abilitato e può limitare l’estensione della delega impartendo proprie istruzioni sotto forma di clausole contrattuali, sulle caratteristiche delle operazioni e degli strumenti ammessi. Al cliente spetta l’esercizio del diritto di voto inerenti agli strumenti finanziari che compongono il patrimonio di gestione. L'intermediario incaricato opera per conto e in nome del cliente Per il servizio reso il gestore percepisce una commissione di entrata e una commissione di gestione, di incentivo e di intermediazione queste, relative alla negoziazione degli strumenti finanziari. Gestione Collettiva: si intende la gestione di un patrimonio formato con il contributo di più clienti: il patrimonio è gestito a "monte" ossia in modo indiviso, nonostante iano diversi i titolari dei capitali che lo hanno generato. Il gestore collettivo è impegnato a realizzare una combinazione di asset che possa risultare accettabile per i diversi investitori titolari del patrimonio, nei limiti di omogeneità dei loro obiettivi di investimento. La gestione a monte, offre, all'intermediario maggiori opportunità di diversificazione.(la riduzione della volatilità del rendimento del portafoglio mediante l’abbinamento di attività i cui rendimenti non siano perfettamente correlati). Qui sono istituiti i Fondi comuni di investimento che Il TUF definisce come patrimonio autonomo di pertinenza di una pluralità di partecipanti mediante la raccolta di una o più emissioni di quote di partecipazione e gestito a monte. La SGR che intende istituire un fondo, ne decreta il "regolamento" che va presentato alla Banca d'Italia che ne valuta completezza e compatibilità con le disposizioni del TUF. Una volta approvato, la società promotrice può deliberare il collocamento delle quote del fondo, al fine di comporre il patrimonio da gestire. Possiamo distinguere due tipi di fondo: •Fondo Aperto che consente il rimborso delle quote in qualsiasi momento, solitamente anche la facoltà di sottoscrizione è concessa senza soluzione di continuità. Le somme versate tramite sottoscrizione vanno ad incrementare il patrimonio , mentre le somme incassate dall’investitore al momento del rimborso ne riducono l’ammontare. L’avvicendamento di sottoscrizioni e rimborsi è in graado di far variaare il patrimonio in gestione. Da qui OICR(a capitale variabile) usata per indicare i fondi aperti. Qui, rientrano i fondi armonizzati , che possono essere commercializzati all’interno dell’UE, in regime di mutuo riconoscimento, in quanto conformi alle direttive comunitarie. •Fondo Chiuso in cui si emettono quote esclusivamente in occasione della loro costituzione o in date prestabilite indicate nel regolamento. Il diritto al rimborso viene riconosciuto in occasione della scadenza del fondo a meno che siano previste emissioni successive al collocamento iniziale. In questo caso, il fondo concede, nelle stesse date, il diritto a sottoscrivere nuove quote e a ottenere il rimborso di quelle già in circolazione. Un partecipante che ha deciso di liquidare le proprie quote del fondo, deve attendere o la scadenza del fondo, o le date programmate per emissioni e rimborsi in alternativa, dovrà individuare un investitore interessato a partecipare al fondo , che acquisti le sue quote. Circoscrivere le opportunità di rimborso, rende il patrimonio più stabile ed espone a minori rischi di liquidità. Definiti OICR a capitale fisso per indicarli.

Collocamento: il prezzo dell’offerta è deciso dalla SGR, solo in occasione del collocamento iniziale, necessario per istituire il fondo. In caso di emissioni successive, il prezzo di emissione è pari al valore della quota, calcolato con cadenza giornaliera. Tranne eccezioni secondo i criteri stabiliti dalla banca d’Italia. La società di gestione effettua un vero e proprio inventario della composizione del patrimonio. Ne calcola il

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valore complessivo a prezzi di mercato e lo divide per il numero di quote già in circolazione, ottenendo così il valore di ciascuna quota per il giorno di valutazione. Questo valore corrisponde al prezzo di emissione delle nuove quote. Per aderire all’offerta, l’investitore dichiara il numero di quote che intende sottoscrivere. Una volta sottoscritte, ne versa il corrispettivo. La sottoscrizione attribuisce il diritto a vedere investite, secondo quanto stabilito dal regolamento, le somme versate.

Gestione collettiva: la gestione del fondo: il patrimonio del fondo è gestito dalla SGR che lo instituisce o da altre società di gestione del risparmio al quale è affidato questo incarico. Il gestore investe nei beni indicati dal regolamento le somme versate, e dispone acquisti e vendite ritenuti opportuni per la valorizzazione del fondo. Compie le operazioni per conto terzi, ma in nome proprio: è quindi intestatario ma non proprietario dei beni nei quali è investito il patrimonio. Provvede all’interesse dei partecipanti , all’esercizio del diritto di voto relativo agli strumenti finanziari di pertinenza del fondo. I partecipanti, non hanno nessuna possibilità di impartire istruzioni alla società di gestione del fondo.

Conseguenze Economiche: i beni acquisiti attraverso la movimentazione dei capitali versati dagli investitori, compongono un patrimonio autonomo “sottratto” ai partecipanti della gestione. Solo la SGR è autorizzata a disporne. Gli investitori possono incidere solo indirettamente sull’amministrazione dei beni, attraverso la richiesta di rimborso delle quote sottoscritte. Il rimborso avviene utilizzando la liquidità disponibile del fondo oppure se necessario, vendendo asset di proprietà. Il valore del rimborso delle quote è calcolato seguendo gli stessi criteri per la valorizzazione delle quote in sede di emissione. Per l’investitore, le conseguenze economiche della partecipazione alla gestione collettiva, sono frutto dell’avvicendamento di sottoscrizione e rimborso: l’eventuale guadagno dell’investitore, deriva dallo scarto tra quanto versato per la sottoscrizione della quota e quanto incassato in occasione di rimborso. Sulla somma versata e su quanto incassato, la SGR trattiene una commissione a titolo di compenso.

Banca Depositaria: in cui sono custoditi le disponibilità liquide del fondo e gli strumenti finanziari a cui spetta anche il compito di accertare la legittimità delle operazioni di emissione e di rimborso delle quote oltre a quello di verificare la correttezza del calcolo del loro valore. Il fatto che il patrimonio sia sottratto alla disponibilità della SGR e affidato a un soggetto terzo è una garanzia per l'investitore. La banca depositaria svolge anche un’altra importante funzione di garanzia, ossia verifica che tutte le operazioni disposte dalla SGR, siano conformi alla normativa e al regolamento del fondo, e riferisce le irregolarità riscontrate alla banca d’Italia e alla CONSOB. La Banca Depositaria percepisce una commissione ,a carico del fondo, espressa in percentuale fissa del patrimonio in gestione.

SICAV: sono società per azioni il cui oggetto sociale è esclusivo e la gestione collettiva del risparmio raccolto tra il pubblico mediante l'emissione di azioni proprie. Per operare devono essere autorizzate dalla Banca d'Italia, sentita la CONSOB. Le SICAV autorizzate vengono iscritte in un apposito albo tenuto dalla banca d’Italia e pubblicato sul sito delle autorità di vigilanza. Il funzionamento delle SICAV presenta numerose analogie con quello dei fondi comuni di investimento aperti: sottoscrizioni e rimborsi, infatti, sono possibili in qualsiasi momento. A differenza dei fondi, però, la raccolta avviene mediante emissioni di azioni proprie. Le azioni contribuiscono diritti amministrativi ai soci, i quali possono incidere sulle scelte gestionali dell’azienda esercitando il diritto di voto in assemblea. Il partecipante di un fondo, invece, non gode di questi diritti.

4 - I SERVIZI DI CONSULENZA IN MATERIA DI INVESTIMENTI: Il TUF definisce consulenza in materia di investimenti il fornire a un cliente raccomandazioni personalizzate su di uno specifico strumento finanziario dietro sua richiesta o per richiesta del prestatore del servizio. Si intende personalizzata, la raccomandazione presentata come adatta all’investitore o basata sulla considerazione delle sue caratteristiche. Queste raccomandazioni, possono far parte di un momento preparatorio a uno qualsiasi dei servizi di investimento, e gli intermediari, nel fornirle, devono rispettare le regole previste per il servizio che stanno offrendo. Possono prestare consulenza in materia di investimenti, previa autorizzazione, le imprese di investimento, le banche, le SGR e le persone fisiche in possesso di particolari requisiti, quali onorabilità professionalità , indipendenza e solidità iscritte in albo di consulenti finanziari. Solitamente è l’intermediario a chiedere di essere autorizzato anche alla consulenza, dato che già si occupa di esecuzione di ordini o di ricezione e trasmissione. Un’importante aspetto della consulenza è il rapporto che lega l’intermediario alla società che emette i titoli oggetto delle sue raccomandazioni.

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Le imprese di investimento, possono esercitare professionalmente nei confronti del pubblico un’ampia gamma di servizi: negoziazione per conto terzi e per conto proprio, ricezione e trasmissione di ordini, gestione di sistemi multilaterali di negoziazione, collocamento e underwriting, gestione individuala di portafogli e consulenza in materia di investimenti. Sono società di investimento le società di intermediazione mobiliare (SIM), le imprese comunitarie e quelle extracomunitarie. L’appartenenza all’una o all’altra categoria, influisce sul processo di autorizzazione alla prestazione di servizi , e dipende dall’ubicazione di sede legale e direzione generale, che per le SIM è l’Italia, per quelle comunitarie è uno degli stati membri en per quelle non comunitarie è uno dei paesi non appartenenti all’UE. Dal legislatore è richiesto che sia la sede legale, che la direzione generale devono essere insidiate nello stesso stato con lo scopo di contrastare la prassi di avvantaggiarsi di ordinamenti ritenuti meno vincolanti attraverso la formale localizzazione della sede legale all’estero, lasciando il vero centro direzionale nel paese d’origine.

Profili patrimoniali e reddituali delle SIM di servizio

Attività Passività

Imm. Materiali Capitale proprio

Liquidità

I principali fattori produttivi sono il personale, le attrezzature informatiche e telematiche per la raccolta e la trasmissione di ordini e per l’elaborazione di strategie di investimento, gli immobili strumentali all’esercizio dell’attività. La liquidità è generata dall’incasso delle commissioni e destinata a finanziare parte dei costi operativi. Altri costi operativi sono gli ammortamenti delle imm. Materiali. Parte della liquidità viene investita a breve termine, alimentando così il capitale circolante e originando periodicamente ricavi da interessi. Al passivo troviamo prevalentemente il capitale proprio, la scadenza medio-lunga dell’attivo suggerisce un ricorso moderato all’indebitamento.

+INTERESSI LIQUIDITA' + COMMISSIONI NETTE = MARG. DI INTERMEDIAZIONE - COSTI OPERATIVI = RISULTATO LORDO DI GESTIONE . la struttura del conto economico mette in luce come le SIM di servizio siano esposte più che altro al rischio della mancata copertura dei costi fissi necessari al funzionamento della struttura aziendale. (rischio operativo).

Stato patrimoniale di una SIM dealer o underwriter

Attivo Passivo

Titoli di proprietà debiti verso banche e altri int. finanziari

Liquidità Capitale Proprio

Imm. Materiali e non

+INTERESSI su titoli e LIQUIDITA' + DIVIDENDI +/- PROVENTI/PERDITE - interessi passivi= margine di intermediazione -costi operativi = risultato lordo di gestione

Attivo: hanno un portafoglio titoli di proprietà che genera periodicamente, ricavi da dividendi e interessi cedolari. La maggior parte dei titoli, ha natura azionaria: i quali permettono generosi profitti , ma espongono ad alti rischi (di prezzo) legati con filo doppio alle oscillazioni dei prezzi dei titoli in giacenza. Le SIM solitamente, riducono i rischi del portafoglio di proprietà diversificando e bilanciando la componente azionaria con investimenti in obbligazioni, titoli di stato, ecc. le posizione assunte, sono di solito finanziate con il ricorso all’indebitamento. La liquidità consente di approfittare di temporanei ribassi delle quotazioni sui titoli , da acquistare e rivendere in un secondo momento lucrando guadagni. I costi di sviluppo, alimentano nello stato patrimoniale le imm. Immateriali.

Le società di gestione del risparmio(SGR)

Possono fornire un’ampi gamma di servizi, promuovere e gestire propri fondi comuni di investimento; gestire patrimoni di SICAV o di fondi comuni istituiti da altre SGR; istituire e gestire fondi pensione. Prestare servizi di gestione individuale esercitare per delega, l’attività di gestione del portafoglio di imprese

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