nascita dell'intersoggettività , Appunti di Psicologia Del Lavoro. Università degli Studi di Bergamo
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nascita dell'intersoggettività , Appunti di Psicologia Del Lavoro. Università degli Studi di Bergamo

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riassunto molto dettagliato e chiaro dei primi 2 capitoli del libro "La nascita dell'intersoggettività"
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LA NASCITA DELL’INTERSOGGETTIVITA’

Fino dal principi viviamo la nostra vita con l’altro vita prenatale. Relazione feto/neonato e madre e tutti i successivi rapporti interpersonali possono essere affrontati da diverse prospettive. Il tema dell’intersoggettività dovrebbe essere trattato sul piano :

• Filogenetico • Ontogenetico

Intersoggettività 5 essenza dell’essere umano. Solipsismo per definire cosa è la mente e come funziona, bisogna focalizzarsi solo sulla mente del singolo individuo.

Approccio classico INTERSOGGETTIVITA’

Si sviluppa ontogeneticamente seguendo fasi maturazionali universali, raggiungendo poi la fase finale con la piena acquisizione del linguaggio. Dunque rifletto e teorizzo sulla mia vita mentale in relazione a quella degli altri individui. Tutte le specie per orientarsi nel proprio mondo sociale si affidano solo agli aspetti visibili del comportamento e alla loro ricorrenza statistica in un dato contesto. Discontinuità cognitiva tra gli esseri umani e le altre specie animali.

SOLUZIONE DELL’APPROCCIO CLASSICO AL PROBLEMA DELLE ALTRE MENTI Bisognerebbe costruire una teoria delle menti degli altri. Dunque il comportamento manifesto viene visto come intrinsecamente opaco ovvero incapace di svolgere qualcosa di rilevante riguardo al “cosa” e al “perché” delle azioni, delle attitudini e dei pensieri degli altri. Visione classica il comportamento può essere pienamente compreso solo dopo averlo attribuito a qualche stato mentale nascosto. Scienza cognitiva classica MENTE = sistema funzionale i cui processi possono essere descritti in termini di manipolazioni di simboli informazionali in accordo ad un SET di regole sintattiche formali. CONCETTO= proposizione astratta, amodale, arbitraria, rappresentata in qualche “linguaggio del pensiero” che condivide con il linguaggio almeno 2 caratteristiche :

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Occupano la sponda dei “lettori del comportamento” d i “lettori della mente”

• Generatività • Composizionalità

Pensiero ridotto alla computazione. Comprensione delle altre menti viene intesa esclusivamente come un processo predicativo, inferenziale, simil-teorico. STATI MENTALI = stati teorici di una teoria psicologica del senso comune, denominata FOLK PSYCHOLOGY. PENSIERO= referenziale e il contenuto delle rappresentazioni mentali viene descritto in termini di desideri, credenze e intenzioni. Comprendere gli altri è dunque un’attività metarappresentazionale dunque quando si attribuisce esplicitamente un contenuto mentale agli altri, dovremmo rappresentare anche le loro rappresentazioni mentali. L’approccio classico contemporaneo all’intersoggettività si divide in 2 campi :

1. Sostenuto dalla teoria della simulazione (Goldman). Essa privilegia il sé come modello dell’altro : comprendere gli altri significa mettersi nei loro panni. Goldman sottolinea l’importanza dell’accesso diretto ai propri stati consci fenomenici e mentali.

2. Esemplificato dalla teoria della teoria. I ragionamenti dell’altro possono essere letti dall’esterno attraverso il ragionamento.

La psicologia evolutiva ha sottolineato che sia la teoria della simulazione sia la teoria della teoria postulano l’esistenza di uno iato tra le menti; entrambe considerano la conoscenza della mente dell’altro come un processo attribuzionale. C’è anche una via alternativa, l’approccio in seconda persona. Differisce dall’approccio in terza persona poiché definisce un approccio epistemico diverso e deflazionistico al problema delle altre menti. Pauen ha delineato i 3 requisiti minimi che un approccio epistemico dovrebbe avere per essere in seconda persona :

1. Deve ricorrere ad una riproduzione o immaginazione dello stato mentale che deve essere riconosciuto

2. Deve includere una differenziazione tra il sé e l’altro 3. Deve rendere in grado il soggetto epistemico di riconoscere la propria situazione

epistemica come diversa da quella dell’altra persona Questi requisiti sono in larga misura automatici e subconsci.

L’APPROCCIO IN SECONDA PERSONA MARTIN BUBER precursore dell’approccio in seconda persona all’intersoggettività.

individua il carattere fondamentalmente relazionale degli esseri umani.

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E’ almeno duplice:

• Può consistere in una relazione in terza persona IO-ESSO ( io- lei, io-lui)

• Può consistere in una relazione in seconda persona IO-TU. LE DUE PAROLE BASE.

Queste due relazioni si distinguono attraverso lo stile di relazione e non x l’oggetto, ovvero per lo stato epistemico assunto dall’IO. Tutti i tipi di relazione che viviamo possono essere vissuti e sperimentati in diversi modi. Quello che cambia non è l’oggetto delle nostre relazioni ma il nostro atteggiamento verso di loro. Buber suggerisce la soluzione al tema problematico dell’intersoggettività non può essere una scelta forzata tra una prospettiva in seconda persona e una in terza persona. Viviamo le nostre vite alternando queste due modalità. La mentalizzazione potrebbe rappresentare la nostra comprensione di cosa succede quando ci relazioniamo con qualcuno in una molteplicità di modalità relazionali. Alla base della mentalizzazione c’è la fondamentale natura relazionale dell’azione. Ritmo, sincronia, asincronia che noi esseri umani sperimentiamo in maniera sistematica in tutte le relazioni interpresonali segnano la nascita dell’intersoggettività. Secondo Buber la relazione IO-TU è primaria rispetto alla relazione IO-ESSO dato che quest’ultima presuppone l’esistenza di un IO. Secondo Buber l’IO maturo emerge solo quando ci si percepisce come un TU, quando il dialogo interpersonale si trasforma in un dialogo interno auto-centrato.

SIMULAZIONE INCARNATA DEGLI SCOPI MOTORI E DELLE INTENZIONI MOTORIE Lo studio neurofisiologico della corteccia premotoria ventrale e della corteccia parietale posteriore delle scimmie macaco ha messo in evidenza che il sistema motorio corticale gioca un ruolo importante nella cognizione. E’ stato dimostrato che il sistema motorio corticale è funzionalmente organizzato in termini di scopi motori. La parte più anteriore della corteccia premotoria ventrale della scimmia macaco, area F5 controlla i movimenti della mano e della bocca. La maggior parte dei neuroni di F5, così come altri neuroni di altre regioni del sistema motorio corticale, non scaricano in associazione all’attivazione di specifici gruppi di muscoli o durante l’esecuzione di movimenti elementari, ma sono attivi durante atti motori come afferrare, strappare, tenere o manipolare oggetti. I neuroni di F5 si attivano solo quando un particolare tipo di relazione effettore-oggetto viene eseguita fino a quando questa relazione porta a uno stato diverso.

NEURONI SPECCHIO Seconda categoria di neuroni motori dell’area F5 neuroni multimodali che scaricano quando la scimmia osserva un’azione eseguita da un altro individuo e quando esegue la stessa o simile azione.

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Neuroni specchio Sono stati scoperti altri neuroni con proprietà simili in una regione della corteccia parietale posteriore reciprocamente connessa all’area F5. Il principale elemento che innesca la risposta dei neuroni specchio durante l’esecuzione e l’osservazione di un’azione è l’interazione tra gli effettori del corpo dell’agente, mano, bocca, e l’oggetto. I neuroni specchio nella scimmia non rispondono né durante l’osservazione di un oggetto da solo né alla vista di una mano che mima un’azione senza un obiettivo. I neuroni specchio di F5 rispondono all’esecuzione/osservazione di un atto motorio come l’afferrare, a prescindere dai movimenti eseguiti/osservati richiesti per raggiungere quello scopo. L’ intensità della scarica dei neuroni specchio di F5 è più forte durante l’esecuzione dell’azione che durante l’osservazione dell’azione. Il meccanismo specchio non è opaco al problema dell’agentività. I neuroni specchio sono stati interpretati come l’espressione di una forma diretta di comprensione dell’azione. Essi sono rilevanti nell’ambito della cognizione sociale. I neuroni specchio consentono una rappresentazione motoria e correlata allo scopo dell’azione percepita. Dimostrato da 2 studi :

1. Umiltà e collaboratori hanno evidenziato che circa il 50% dei neuroni di F5 rispondono all’esito dell’azione anche in assenza dell’informazione visiva completa che la riguarda. ( ex. Mano dello sperimentatore coperta durante la presa)

2. Kohler e collaboratori hanno dimostrato che i neuroni specchio di F5 rispondono anche al suono prodotto dalle conseguenze dell’interazione intenzionale tra la mano di un altro individuo e l’oggetto es rompere una nocciolina. Questa classe particolare di neuroni F5 risponde non solo quando la scimmia esegue e osserva un dato atto motorio della mano ma anche quando ascolta il suono normalmente prodotto dallo stesso atto motorio. Sono in grado di discriminare il suono di azioni diverse.

Le proprietà funzionali dei neuroni specchio rivelano l’esistenza di un meccanismo neurofisiologico ( meccanismo specchio) attraverso il quale gli eventi percepiti pur essendo diversi, vengono mappati e integrati dagli stessi neuroni motori che consentono l’esecuzione delle stesse azioni. I neuroni specchio dell’area F5 e della corteccia parietale rispondono in maniera diversa ad atti motori identici.

Il meccanismo specchio controlla e risponde attivamente all’osservazione di sequenze di atti motori che hanno uno scopo. Il meccanismo specchio codifica anche le intenzioni motorie che guidano le azioni come : afferrare x mangiare o afferrare x riporre. Un altro studio dimostra che la distanza alla quale l’azione osservata ha luogo modula l’attività dei neuroni specchio di F5. Il 50% dei neuroni specchio registrati rispondeva solo

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quando l’agente osservato agiva al di dentro o al di fuori della distanza necessaria al braccio della scimmia x afferrare un oggetto. Questi studi dimostrano che il meccanismo specchio esprime proprietà funzionali che potrebbero consentire alla scimmia di capire cosa stanno facendo gli altri e con quali intenzioni motorie. Uno studio di stimolazione transcranica(TMS) condotto sugli uomini ha evidenziato che l’eccitabilità del sistema motorio degli osservatori è modulata dallo scopo dell’atto motorio osservato a prescindere dai movmenti richiesti x realizzarlo. Le aree parietali posteriori e premotorie ventrali, parte del circuito che esprime il meccanismo specchio, vengono attivate dall’osservazione delle azioni della mano anche quando sono realizzate da un braccio robotico oppure quando gli osservatori mancano congenitamente di entrambi gli arti superiori ( in questo caso si attivano le rappresentazioni motorie della bocca e del piede). La corteccia premotoria ventrale risponde in maniera differente all’osservazione di intenzioni motorie diverse. Brass e collaboratori hanno evidenziato un’attivazione del meccanismo specchio quando si osservano azioni inusuali.

• Quando l’azione viene eseguita o imitata si attiva la via cortico-spinale, inducendo il movimento.

• Quando l’azione è osservata o immaginata, la sua esecuzione viene inibita. In questo caso si attiva la rete corticale motoria, anche se non in tutte le sue componenti e non con la stessa intensità, l’azione non viene prodotta ma simulata.

IL MONDO CONDIVISO DELLE EMOZIONI E DELLE SENSAZIONI Esistono ulteriori meccanismi specchio coinvolti nella nostra capacità di condividere le emozioni e le sensazioni degli altri. ( quando osserviamo gli altri individui esprimere una data emozione attraverso la mimica facciale, anche i muscoli facciali di noi osservatori si attivano in maniera congruente). L’intensità varia in base alla natura empirica degli osservatori. C’è una correlazione sistematica reciproca tra l’espressione corporea delle emozioni e il modo in cui le emozioni vengono comprese. La percezione e la produzione di espressioni facciali con valenza emotiva potrebbero coinvolgere strutture neurali comuni con funzioni simili a quelle del meccanismo specchio. ▲ Osservazione dell’espressione facciale delle emozioni di base attivano lo stesso

ristretto gruppo di ▲ Imitazione strutture cerebrali (corteccia premotoria ventrale, insula, amigdala)

Il danneggiamento dell’insula anteriore distrugge la possibilità di : • Esprimere soggettivamente disgusto x esempio • Riconoscere la stessa emozione negli altri.

Quando osserviamo l’espressione facciale di qualcuno d’altro, non ne comprendiamo il significato solo mediante l’inferenza esplicita x analogia. L’emozione dell’altro è prima di tutto costituita e compresa attraverso il riutilizzo degli stessi circuiti neurali su cui si fonda la nostra esperienza diretta di quella stessa emozione. ( aspetto fondamentale dell’intersoggettività)

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TEORIA DELLA SIMULAZIONE INCARNATA

Simulazione processo funzionale che possiede determinati contenuti che si focalizzano tipicamente sui possibili stati del suo oggetto bersaglio. Termine utilizzato da coloro che proposero la teoria della simulazione della lettura e della mente al fine di caratterizzare lo stato simulazione adottato dal soggetto x comprendere il comportamento di un’altra persona. Usiamo la nostra visione x metterci nei panni mentali degli altri.

Simulazione incarnata processo non introspettivo e non metarappresentazionale.

Teoria della simulazione incarnata mette in discussione il concetto che l’unica definizione di intersoggettività consiste nell’attribuire esplicitamente agli altri atteggiamenti proposizionali come credenze e desideri, mappati come rappresentazioni simboliche. Prima e alla base della lettura della mente altrui vi è l’intercorporeità come principale fonte di conoscenza che noi deriviamo direttamente dagli altri.

• Essa è una descrizione unitaria di aspetti di base dell’intersoggettività, evidenziando come le persone riutilizzano i propri stati o processi mentali, rappresentati in un formato corporeo, per attribuirli funzionalmente agli altri.

• Essa non fornisce una teoria generale della simulazione mentale, spiegando tutte le possibili forme di lettura della mente.

• Essa intende spiegare il meccanismo specchio e i fenomeni ad esso connessi. La S.I definisce il meccanismo specchio come il riutilizzo di stati mentali e facendo ciò fa riferimento alla somiglianza intrapersonale tra il proprio stato mentale quando si esegue un’azione o si prova un’emozione/sensazione e quando osserviamo queste stesse cose negli altri. La somiglianza interpersonale tra il simulatore e lo stato o il processo mentale dell’individuo osservato non può essere considerata simulazione, se non ha origine dal riutilizzo intrapersonale dello stato o del processo mentale del simulatore. Gli stati o processi mentali vengono incarnati principalmente in virtù del loro formato corporeo. La S.I guidata dal meccanismo specchio gioca un ruolo fondamentale nella mentalizzazione. La teoria della S.I non implica necessariamente che noi esperiamo gli specifici contenuti delle esperienze altrui : implica che esperiamo gli altri come persone che hanno esperienze simili alle nostre. Non è possibile concepire sé stessi come un Sé senza ancorare la consapevolezza del fenomeno della condivisione. I circuiti motori corticali che si attivano quando agiamo non si sovrappongono completamente né mostrano la stessa intensità di attivazione rispetto a quando sono gli altri gli agenti e noi gli osservatori delle loro azioni. Esperienze estremamente diverse ( vedere qualcuno disgustato, essere disgustati a livello soggettivo) non solo inducono l’attivazione della stessa rete di aree cerebrali ma anche

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l’attivazione di differenti aree cerebrali in base alla specifica modalità con cui il disgusto viene esperito.

LA COGNIZIONE MOTORIA E L’ORIGINE DEL MECCANISMO SPECCHIO

La teoria della S.I sfida la visione tradizionale (mentalistica e disincarnata) dell’intersoggettività e della cognizione sociale, sostenuta dall’approccio classico, affermando che la capacità di comprendere il comportamento intenzionale degli altri si fonda su un meccanismo funzionale più basilare, che sfrutta l’organizzazione intrinseca del sistema motorio dei primati. Cognizione motoria ipotesi : è necessario un suo corretto sviluppo x sostenere abilità sociali mentali cognitivamente più sofisticate. La codifica dello scopo motorio è una caratteristica funzionale distintiva del sistema motorio corticale dei primati, esseri umani inclusi. Diversi studi di brain imaging condotti sugli esseri umani hanno dimostrato che l’intensità dell’attivazione del meccanismo specchio durante l’osservazione delle azioni dipende dalla somiglianza tra le azioni osservate e il repertorio delle azioni degli osservatori. C’è una maggiore attivazione del meccanismo specchio quando le azioni osservate sono eseguite frequentemente dagli osservatori. Quando si sviluppa il meccanismo specchio nell’individuo ?

• Shimada e Hiraki hanno dimostrato la presenza di un sistema che mappa l’esecuzione e l’osservazione dell’azione in bambini di 6 mesi.

• Southgate, Johnson e Csibra hanno rilevato in bambini di 9 mesi un’attenuazione su banda alfa sugli elettrodi centrali

• Karoui e Csibra hanno evidenziato un effetto di attivazione motoria simile in bambini di 13 mesi durante la previsione di scopi motori di altri, utilizzando un paradigma sperimentale nel quale i neuroni specchio venivano studiati durante l’osservazione di una mano che compiva l’azione di afferramento dietro una superficie occulente.

• Van Elk, Van Schieb, Hunnius, Vespere e Bekkering hanno registrato l’EEG di bambini tra i 14 e i 16 mesi durante l’osservazione di video di azioni.

Già nelle prime fasi di vita la propria esperienza dell’azione è strettamente correlata al modo in cui vengono percepite le azioni altrui. Non sappiamo ancora quando e come appare il meccanismo specchio e se i neuroni specchio sono innati. E’ stato proposto che i neuroni specchio siano l’esito di un semplice meccanismo associativo che collega i comandi motori che consentono l’esecuzione dell’azione alla percezione visiva dell’azione stessa. Questa ipotesi:

• Non tiene conto dei meccanismi specchio interni gli atti motori eseguiti con parti del corpo alle quali né le scimmie né gli uomini hanno un accesso visivo diretto (bocca, faccia)

• Minimizza o addirittura nega la plausibilità delle prove convincenti sull’esistenza dell’imitazione neonatale

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• Non riesce a spiegare l’evidenza empirica che dimostra come l’esperienza motoria priva di qualsiasi feedback visivo aumenti l’abilità percettiva.

Gallesse ha ipotizzato che prima della nascita si possano sviluppare specifiche connessioni tra i centri motori che controllano i movimenti delle bocca e della mano e le regioni cerebrali che riceveranno gli input visivi dopo la nascita. I neonati e i bambini mediante una specifica connettività neurale sviluppatasi durante l’ultima fase della gestazione tra le regioni motorie e le future aree visive del cervello, sarebbero pronti ad imitare i gesti eseguiti dai caregives adulti posti di fonte a loro e sarebbero dotati risorse neurali che rendono possibili i comportamenti reciproci che caratterizzano la nostra vita dopo la nascita. Un meccanismo specchio rudimentale probabilmente è presente già alla nascita x poi modularsi in base all’esperienza motoria e x arricchirsi attraverso l’apprendimento visuomotoiro. Lo sviluppo di meccanismi corticali inibitori accompagna la graduale transizione dalla compulsiva imitazione all’automatica simulazione incarnata motoria.

L’ONTOGENESI DELL’INTERSOGGETTIVITA’ NEGLI ESSERI UMANI

Gli esseri umani sono creature sociali e l’azione rappresenta il primo mezzo per esprimere la loro inclinazione sociale. La cognizione sociale umana viene ancorata all’azione, a un livello interindividuale. Alla nascita ci impegniamo già in relazioni mimetiche interpersonali attraverso l’imitazione neonatale. Presenza innata di abilità imitative. Il comportamento imitativo neonatale è selettivo per gli individui co-specifici. I neonati sono geneticamente preparati a connettersi ai propri caregives attraverso l’imitazione e la sintonizzazione affettiva mostrando precocemente un’altra delle numerose abilità che collocano i bambini nel mondo sociale sin dall’inizio della vita. Durante le interazioni sociali i bambini preverbali mostrano :

• Imbarazzo • Timidezza • Orgoglio

Essi mostrano questi comportamenti in una fase evolutiva che precede l’inizio della consapevolezza auto-riflessiva, ovvero prima di essere in grado di riconoscere il proprio riflesso allo specchio. Lo sviluppo cognitivo ha a che fare con l’espansione del controllo anticipatorio dell’azione I neonati dispongono già di una forma rudimentale di coordinazione occhio-mano e possono controllare intenzionalmente i movimenti delle proprie braccia per soddisfare richieste esterne. Il controllo motorio è ben sofisticato ben prima della nascita.( 21 sett.gestazionale) La nascita del sé interpersonale sembra avvenire prima della nascita.

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CONCLUSIONI :

La nostra identità personale è l’esito del modo in cui la nostra simulazione incarnata degli altri si sviluppa e prende forma.

Dovremmo abbandonare la versione Cartesiana del primato dell’Io e adottare una prospettiva che enfatizza il fatto che sé e altro siano originariamente co-costituiti. Sia il sé che l’altro sembrano essere intrecciati a causa dell’intercorporeità che li unisce, poiche noi e gli altri condividiamo gli stessi oggetti intenzionali. Relazione intersoggettiva madre e bambino.

DIVENTARE MADRE

L’allevamento può essere definiti come cooperativo quando più membri appartenenti al gruppo sociale e diversi dai genitori biologici aiutano e sostengono uno o entrambi i genitori a crescere i figli. Una conseguenza di questa cooperazione è stata l’ampliamento del nucleo umano. Attitudine sensibile la madre ominide poté prendersi cura fisicamente dei propri figli riconoscendone e comprendendone le espressioni attraverso il canale visivo e uditivo e intervenendo in maniera adeguata al fine di proteggerli o nutrili. I bambini che avevano più contatti con gli adulti venivano favoriti dalla selezione naturale e avevano maggiori possibilità di sopravvivenza, anche nelle situazioni avverse.

Il comportamento umano differisce da quello delle scimmie.

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Questi aspetti sono stati confermati da Bowlby. Il bambino sviluppa una gerarchia di relazioni di attaccamento, avendo la madre come caregiver primario.

Il bambino instaura a tac am nti multipli infatti fin dai primi mesi è in grado di leggere le emozioni e le intenzioni di molte persone.

La madre in quest caso è la figura ce trale di accud ento n ll vit i un bambino il quale sviluppa nei suoi confronti un legame di attaccamento.

Neon to sc mp nzé è in grado di gua dar con attenz ne i volti degli alt i membri del suo grupp e anche di imit r l comp r am nt . La sua att nzione è comunque focalizzata sulla madre che è il suo punto di

Durante l’evoluzione dei mammiferi è comparsa la neocorteccia cerebrale, ovvero il centro del controllo esecutivo e di pianificazione del sistema nervoso centrale.

Negli esseri umani lo sviluppo della neocorteccia è stato promosso dalla dominanza ecologica, dalla competizione sociale e anche dalla maggiore cooperazione tra gli ominidi. Le dimensioni del cervello sono aumentate in relazione all’ampliamento delle competenze cognitive ed emozionali. La neocorteccia è cresciuta principalmente nei primati che intrattenevano relazioni sociali.

A livello di genitorialità vi è una sostanziale differenza tra mammiferi e i primati.

L’attaccamento della madre umana al bambino è facilitato da : • Esperienza emozionale • Attaccamento personale • Famiglia • Relazioni sociali • Biologia

Nel tempo, la maternità ha acquisito un grande significato simbolico riconosciuto da molte società e addirittura santificato nelle principali religioni.

L’ARCHETIPO DELLA MATERNITA’

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Sono meno influenzati dagli ormoni in quanto i loro comportamenti, anche quelli di accudimento, sono stati influenzati dall’evoluzione. La gravidanza e il parto non sono prerequisiti essenziali x una buona genitorialità

Il comportamento materno viene attivato dall’influenza biologica degli or oni gonadici sul c rvello limbico. Il funzionamento materno dipende da meccanismi fisiologici

La figura di acc di ento è rappresentat dalla madre e il padre alle v lte p rtecipa.

La maternità ha avuto un grande valore anche dal punto di vista simbolico, dato che ha permesso hai gruppi umani e alle comunità di riprodursi e moltiplicarsi, intensificando le opportunità di prevalere sugli altri gruppi e dominare la natura. In molte culture e tradizioni religiose, l’essere madre e la maternità hanno diversi significati che ispirano frequenti immagini idealizzate della spiritualità materna o femminile. Nel mondo occidentale, influenzato dalla cultura e dalla tradizione cattolica, l’immagine della maternità è collegata alla Madonna. La psicoanalisi ha affrontato il tema dell’Annunciazione in un saggio di Ernest Jones. Secondo Jones, l’Annunciazione ha evocato nell’inconscio infantile, soprattutto degli uomini, la convinzione che la nostra nascita non sia la conseguenza di un atto sessuale ma di una concezione materna a cui il padre non ha preso parte. Ciò però maschererebbe in realtà le fantasie incestuose del bambino nei confronti della propria madre e dunque tiene a distanza la figura del padre. Jones svela una serie di simboli inconsci della sessualità sublimata dall’Annunciazione le parole sussurrate dall’Arcangelo nell’orecchio della Madonna potrebbero rappresentare, a livello inconscio, una penetrazione sessuale: le parole che fecondano Maria. (orecchio=vagina).

DESIDERARE UN BAMBINO

il desiderio di maternità ha origini remote. Inizia a delinearsi durante l’infanzia quando la bambina si identifica con la propria madre e “gioca alla famiglia”. Una più realistica identificazione con le figure genitoriali si ha durante l’adolescenza, quando il maschio e la femmina hanno definito e stabilizzato il proprio orientamento affettivo e sessuale. Quando si verificano gravidante durante la prima adolescenza, nei paesi Occidentali, spesso ciò è dovuto a un desiderio narcisistico di gravidanza, la ragazza cioè sta dimostrando che il suo corpo funziona, che è fertile come quello della propria madre, più che per un reale desiderio di maternità. I genitori umani devono prepararsi a diventare madri e padri competenti x interagire con i propri figli e comunicare con loro fin dalla nascita. Negli esseri umani ciò richiede una lunga preparazione che inizia durante l’infanzia e raggiunge la maturazione durante la tarda adolescenza, attraverso l’identificazione con le figure genitoriali. Nell’esplorale il legame tra l’attitudine genitoriale e lo sviluppo del bambino, la teoria psicoanalitica ha sottolineato il ruolo del mondo intrapsichico materno e paterno che è influenzato da processi inconsci. Pensiero teorico di Freud ipotesi che ogni relazione vissuta, sia a livello conscio sia inconscio, con i propri genitori durante l’infanzia avrà un’influenza decisiva sullo sviluppo della personalità del bambino.

Identificazione proiettiva (Klein) meccanismo non solo intrapsichico ma anche intersoggettivo che può implicare il cambiamento dell’oggetto su cui la proiezione ha luogo, non solo nella fantasia ma anche nella realtà. Amore genitoriale (Freud) : l’amore genitoriale non è solo :

• Generosità 11

• Abnegazione • Protezione e cura del bambino Ma è anche narcisismo dal momento che un bambino può nascere

anche x concretizzare i sogni irrealizzati dei suoi genitori. Il bambino spesso personifica l’Ideale dell’Io dei genitori e ciò spiega il motivo x cui i genitori vedono se stessi nei propri figli e spesso hanno delle aspettative rigide a causa delle quali non possono accettare che possono prendere strade che loro non avevano indicato.

Winnicott odio materno nei confronti del bambino. Sandler attualizzazione o piuttosto di “ un’interazione con un desiderio di ruolo, con una risposta desiderata o immaginata dell’oggetto che è parte della fantasia di desiderio, come l’attività del soggetto in quel desiderio o fantasia”. Tentativo principalmente inconscio di manipolare o provocare le situazioni intersoggettive così da riprodurre gli aspetti delle esperienze e delle relazioni passate nel presente.

Meccanismo di identificazione del bambino (Freud) rappresenta la prima manifestazione di un legame emotivo con un’altra persona. Secondo la psicoanalisi lo sviluppo del bambino è fortemente influenzato dalle sue pulsioni, che devono essere gratificate dalla madre al fine di garantirgli un’omeostasi di base. Nonostante ciò, la psicoanalisi ritiene che i bisogni primari del bambino siano in contrasto con l’organizzazione ambientale, provocando sin dall’inizion un conflitto tra i desideri individuali e le attitudini genitoriali.

ASPETTARE UN BAMBINO. Primo dilemma quando si scopre di essere incinte : si o no bambino ? La gravidanza è caratterizzata da una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali che hanno una risonanza significativa nel mondo materno inconscio e riorganizzazione personale che può dare vita a una crisi evolutiva, inducendo possibili disorganizzazioni mentali. La storia personale degli attaccamenti della donna gioca un ruolo importante, dal momento che esiste una stretta e reciproca connessione tra le esperienze personali infantili di attaccamento e il successivo caregiving system genitoriale. Attiva un repertorio di comportamenti che hanno una funzione protettiva verso il bambino. La capacità di identificarsi con “una madre sufficientemente buona” sostiene la donna nell’affrontare la maternità assumendo la propria madre come modello, dunque fare mentalmente riferimento a questo modello, ogni volta che si sente ansiosa, depressa o in difficoltà. Daniel Stern concettualizzato l’emergenza di “un’organizzazione psichica nuova e peculiare”

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I pensieri e le emozioni vengono polarizzati su 4 temi specifici :

1. Vita-crescita concernente la sopravvivenza e lo sviluppo del bambino

2. Razionalità primaria

Sem ha ipotizzato che qu sta organizza ione mentale sia transitoria e implichi 3 diverse preoccupazioni e discorsi che sono internamente ed esternamente rilevanti :

1. Riguardo a se stessa come madre

iguardo alla propria madre

Caratt r zza non sol la na cita del bambino a anche l gravidanza. La costellazione materna rappresenta l’a se organizzativo dominante della vita psichica materna.

Costellazione materna

Raphael Leff ha evidenziato diversi orientamenti materni possono riflettere l’esperienza soggettiva della donna.

1. MADRE FACILITANTE considera la gravidanza come il culmine dell’esperienza femminile. Sperimenta la maternità come grande coinvolgimento emozionale e considera il feto come un bambino a cui rivolgersi e con cui parlare. La madre spera di partorire in modo naturale x evitare una separazione traumatica dal bambino

2. MADRE REFOLATRICE gravidanza percepita come un modo inevitabile e scarsamente emozionante x avere un figlio. Tenta di mantenere le precedenti abitudini ed evita di essere influenzata dalla gravidanza e da quello che considera solo un feto. Il parto viene immaginato come un evento terribile, doloroso, che va quanto più tratato con assistenza medica.

3. MADRE ORIENTATA ALLA RECIPROCITA’ tollera l’incertezza e i multiformi sentimenti che riguardano se stessa e il bambino. Questa madre è in grado di accettare l’inevitabile ambivalenza insita in ogni relazione, accogliendo i sentimenti

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di risentimento connessi alla gravidanza e alle partiche di accudimento. 4. MADRE CONFLITTUALE la donna oscilla tra un’immagine ideale e una ribellione contro questa stessa immagine. Soggetta ad esperienze infantili

dolorose. Relazione conflittuale con la propria madre, manifesta sentimenti ambivalenti sia verso la maternità sia nei confronti del bambino.

Pines la prima gravidanza può essere la fase più arricchente e vitale del ciclo della vita della donna, la quale può sentirsi come Madre Terra che crea la nuova vita. I cambiamenti fisici della gravidanza consentono alla donna di risperimentare a livello corporeo un’unità primaria con la propria madre e, allo stesso tempo, di distanziarsi dal suo corpo attraverso la differenziazione. La donna può quindi sperimentare un’ulteriore fase di separazione-individuazione.

IL BAMBINO FANTASMATICO E IMMAGINARIO.

Lebovici fa una distinzione tra bambino fantasmatico e bambino immaginario.

Il bambino è oggetto del desiderio narcisistico materno in grado di dare alla madre una completezza personale che le consente di vincere il proprio senso di inadeguatezza e fallimento.

LE RAPPRRSENTEAZIONI MATERNE

Sandler e Rosenblatt la rappresentazione indica 2 concetti separati : 1. Organizzazione interna stabile, una mappa interna che raccoglie e integra tutte le

immagini mentali e le disposizioni relazionali tra il sé e gli altri. 2. Contenuti e caratteristiche cognitivo-affettive di queste immagini che si collocano

all’interno di ogni esperienza personale. Costruzione di un mondo mentale interno, separato dalla realtà esterna e che da significato alle esperienze personali.

Nella formazione delle rappresentazioni è difficile stabilire quanto peso debba essere attribuito alle esperienze direttamente connesse alla realtà e alle fantasie inconsce.

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Appare nei sogni della madre come espressione del mondo inconscio materno legato principalmente ai conflitti edipici con i suoi genitori.

Ra p senta la costruzione conscia e condivisa che i genitori crea o, a par ire dalle loro percezioni del bambino e dai desideri che lo riguardano.

Durante la gravidanza il compito centrale della donna è rappresentato dalla rielaborazione del rapporto con la propria madre, mentre si sviluppa un senso di connessione con il bambino ma allo stesso viene riconosciuta anche la separatezza. Rappresentazione del bambino è sia integrata all’identità materna sia separata da essa. E’ importante studiare le dinamiche psicologiche durante la gravidanza in quanto possono darci delle previsioni sui possibili stili genitoriali e suoi comportamenti che verranno adottati dopo la nascita. X es scoprire i fattori di rischio e vulnerabilità in grado di interferire negativamente con il caregiving system .

Intervista sulle rappresentazioni materne in gravidanza esplora mondo mentale materno. Somministrata tra il 6° e 7° mese di gravidanza esplora rappresentazioni mentali della donna, focalizzandosi sulle sue esperienze passate, su come ha affrontato la gravidanza e la maternità, e su come ha progressivamente creato un’immagine del feto e del futuro bambino.

Modelli teorici : 1. Modello rappresentazionale INTEGRATO/EQUILIBRATO : è il più comune nei campioni

normali. E’ una narrazione coerente dell’esperienza personale che la donna sta vivendo, ricca di episodi e fantasie che comunicano un intenso coinvolgimento emozionale. E’ flessibile e aperta alla trasformazione fisica, psicologica ed emozionale. La relazione con il bambino è già presente e il bambino viene considerato come una persona con motivazioni ed indole propria. Da molta importanza alla gravidanza ed ha la capacità di riconoscere i propri stati mentali e quelli del marito. Madre preoccupata dei possibili difetti o malformazioni del bambino che sono le tipiche preoccupazioni descritte da Winnicott degli ultimi mesi di gravidanza. Gravidanza come maturazione della propria identità femminile. Raphael-Leff madre facilitante.

2. Modello rappresentazionale RISTRETTO DISTINTIVO. Narrazione in cui prevale il controllo emozionale con meccanismi di razionalizzazione nei confronti del diventare madre e del bambino. La donna parla della propria gravidanza, della maternità e del bambino in termini poveri senza molti riferimenti agli eventi emozionali e ai cambiamenti. Il racconto non comunica particolari emozioni o fantasie. La donna cerca di mantenere la propria indipendenza e il proprio autocontrollo e non vuole farsi condizionare dal figlio. La donna vede la gravidanza come un bisogno, come risposta a certe aspettative sociali più che come un desiderio di avere un bambino. Raphael-leff madre regolatrice

3. Modello rappresentazionale NON INTEGRATO/AMBIVALENTE. Narrazione confusa caratterizzata da digressioni e dalla difficoltà della donna a rispondere alle domande in modo chiaro e articolato. La coerenza del racconto è molto povera ed è

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caratterizzata da un coinvolgimento ambivalente della madre nei confronti dell’esperienza che sta vivendo. Ha atteggiamenti contrastanti verso la maternità o il bambino. Essa cerca rassicurazioni da altre donne. La notizia della gravidanza ha creato incertezza e ambivalenza. Raphael-Leff madre conflittuale.

L’intervista stimola la narrazione della donna riguardo l’esperienza della gravidanza e del diventare madre, esplorando le rappresentazioni mentali di se stessa come madre e del futuro bambino. Le interviste non vengono valutate rispetto ai contenuti ma rispetto all’organizzazione narrativa. Durante l’intervista vengono fatte una serie di domande sulle seguenti aree:

1. Desiderio della donna e della coppia di avere un bambino 2. Reazioni emotive alla gravidanza 3. Emozioni e cambiamenti della vita durante la gravidanza 4. Percezioni, emozioni positive e negative, fantasie materne e paterne, e lo spazio

interno psicologico per bambino. 5. Aspettative future e gli eventuali cambiamenti di vita 6. Prospettiva storica personale.

Stern costellazione materna insieme delle diverse strategie e dinamiche mentali che organizzano l’esperienza personale della maternità. Lo stile materno è influenzato da molti fattori :

• Storia personale della donna • Il suo modello di attaccamento • Relazione coniugale • Sostegno familiare e sociale

La qualità delle categorie materne avrà un notevole impatto sulla relazione madre- bambino e avrà un ruolo significativo nel determinare il senso di sicurezza del bambino nella sua esperienza con la madre.

SOGNI AD OCCHI APERTI

Esplora l’area della fantasia, ossia un filtro mentale che dà vita e colore alla vita mentale. Vita soggettiva intimamente privata e segreta che crea storie immaginarie. Presenza del dialogo interno. Attraverso la gravidanza e i primi mesi del bambino, una donna vive un’infinità di pensieri consci e fantastici. Queste fantasie possono essere espresse nei sogni a occhi aperti, che possono comparire nei momenti di attesa, durane i quali la madre cerca di immaginare il viso e l’aspetto del suo bambino.

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PENSARE PER DUE

Le madre integrate sono in grado di avere in mente il proprio bambino non ancora nato, sono capaci di avere immagini psichiche differenziate del bambino, con il quante intrattengono un dialogo come se fosse già presente fuori dal loro grembo, attribuendogli emozioni e intenzioni. L’approccio delle madri ristrette è diverso: esse sembrano incapaci di avere un’immagine del bambino e lo trattano come se fosse sol un feto, non come un individuo con cui relazionarsi e dialogare.

La mentalizzazione si riferisce alla capacità personale esplicita e implicita di riconoscere i propri e gli altrui stati mentali e di distinguerli dal comportamento. Fonagy mentalizzazione definita anche funzione riflessiva viene inclusa la capacità di riconoscere pensieri, emozioni, desideri e bisogni anche in altre persone, e di rendersi conto di come questi eventi interni possano avere un impatto sulle azioni personali e sugli altri pur essendo separati da quelle stesse azioni. Il funzionamento riflessivo è stato descritto come la capacità di riflettere sugli stati mentali degli altri all’interno della relazione attuale. La funzione riflessiva è un aspetto cruciale del meccanismo interpretativo interpersonale, una qualità umana unica di processare e interpretare l’esperienza interpersonale e di darvi senso. Un aspetto importante della funzione riflessiva è l’atteggiamento empatico e la risonanza emozionale con le emozioni e i bisogni del bambino e dunque la capacità di rispecchiarne in modo appropriato gli stati mentali dopo la nascita. La funzione riflessiva va distinta da quello della metacognizione.

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

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