Nutrizione ed alimentazione - ESONERO 2, Appunti di Scienza Alimentare
VanessaF96
VanessaF96
Questo è un documento Store
messo in vendita da VanessaF96
e scaricabile solo a pagamento

Nutrizione ed alimentazione - ESONERO 2, Appunti di Scienza Alimentare

24 pagine
9Numero di visite
Descrizione
Alimentazione speciale, argomento del secondo esonero. Appunti presi a lezione integrati alle slide della docente. Produzione e gestione degli animali in allevamento e selvatico, secondo anno
3.99
Prezzo del documento
Scarica il documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente VanessaF96: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Anteprima3 pagine / 24
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 24 totali
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 24 totali
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 24 totali
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 24 totali

Alimentazione speciale I cereali Sono la granella prodotta da alcune piante della famiglia delle Graminacee. Il tipo di infruttescenza può essere la spiga (frumento, segale, orzo, mais) o la pannocchia (avena, riso, sorgo, miglio, panìco) mentre il tipo di seme può essere vestito (presenza di glumette: avena, risone, miglio, sorgo e orzo) o nudo (glumette assenti (frumento, segale, mais, sorgo e orzo).

La cariosside

La parte più esterna della cariosside è il pericarpo o tegumento, con un alto valore di fibra grezza. Più internamente, troviamo lo strato aleuronico (proteina grezza), l’endosperma o albume (amido) ed infine il germe (proteina, olio, vitamina E). Analisi chimica della cariosside: • Proteina grezza 8-14%

• Estrattivi inazotati 65-80%

• Fibra grezza 2,2-3,5% (semi nudi) 12% (semi vestiti)

• Mancano aminoacidi essenziali

• Aminoacido limitante è la lisina, i secondari sono la metionina, treonina e il triptofano

• Ca scarso

• P in forma fitinica nella parte tegumentale

• Tiamina nella parte corticale

• Niacina poco disponibile per monogastrici

Il mais (Zea mays)

Mais dentati Cariosside allungata e depressa superiormente Endosperma farinoso

Mais vitreo Cariosside arrotondata Endosperma corneo

Tipi di mais • Commerciali: ibridi tra dentati e vitreo

• Yellow: seme dentato ed albume farinoso

• Plata: seme poco dentato ed albume semivitreo

• Marano: seme non dentato ed albume vitreo

Caratteristiche • Alto valore energetico

• % grassi media

• % FG bassa

• % PG bassa

• Aminoacidi limitanti: triptofano e niacina

Forma • Essiccata

per alimentazione animale solo granella (intera o macinata) spiga intera macinata (80% granella e 20% tutolo)

• Insilata pastone di pannocchia (30% umidità) granella umida insilata (30-35% umidità)

• Fiocchi seme trattato termo-meccanicamente per aumentarne la digeribilità Valore nutritivo maggiore

Utilizzo in allevamento • Bovini: granella, pannocchia macinata, pastoni

• Ovicaprini: granella, pannocchia macinata, pastoni, grani interi

• Suini: granella macinata

• Polli: granella macinata (se dosi superiori al 70% della dieta, problemi di cannibalismo)

• Equini: pannocchia franta o granella

Orzo (Hordeum vulgaris) Varietà

• Seme nudo

• Seme vestito

• Pesanti (circa 700 g/l)

• Leggere (circa 620 g/l)

Caratteristiche • Tonificante del tubo digerente

• Favorisce la qualità del grasso in latte e carne

• Nella bovina lattifera migliora le produzioni di latte

Utilizzo in allevamento • Bovini: macinato grossolanamente

• Suini: molto usato per la qualità delle carni

• Polli: poco usato, solo per ovaiole pesanti

• Equini: intero o fioccato, azione rinfrescante

Avena (Avena sativa) Varietà e caratteristiche

• Glumette

• Varietà pesanti e leggere

• Molta fibra grezza

• Elevata proteina

Utilizzo in allevamento • Equini: soprattutto fioccato (cereale di elezione)

• Polli: previene l’erosione del ventriglio, circa 3% della dieta

• Poco usato in altre specie

Sorgo (Sorghum bicolor) Varietà e caratteristiche

• Attenzione alla qualità di tannini (minor appetibilità e indice di conversione alimentare basso)

• Molto usato in ibridi selezionati per la povertà in tannini

• Simile a mais ma PG più alta, caroteni e xantofille minori

Utilizzo in allevamento • Bovini: può essere l’unico cereale della dieta

• Suini: solo povere in tannini, non oltre il 50% dei cereali

• Polli: solo povere in tannini, senza pigmenti (pollo a cute bianca, no ovaiole)

• Equini: se macinato

Frumento (Triticum durum) Utilizzabile solo se il mercato lo consente (eccedenze nel mercato umano). Rispetto al mais ha più proteine ma meno energia. Utilizzo in allevamento

• Bovini: 30-50% dei cereali

• Suini: ottimo grasso delle carni ma riduce il consumo di mangimi

• Polli: sostituisce il mais, senza pigmenti

• Equini: poco indicato

Riso (Oryza sativa) Varietà

Risone: prodotto della trebbiatura, ancora presenti le glumette (ricche in Si e F.G.)

Riso sbramato: privato delle glumette

Riso brillato: privato anche di pericarpo, gemma e parte dello strato aleuronico

Grana verde: semi sriminziti, scarto dell’alim. Umana

Mezzagrana (=puntina, corpetto, risina): semi rotti, scarto dell’alim. Umana

Cruscami

Parti corticali (pericarpo, embrione e parte dello strato aleuronico), residuo della lavorazione delle cariossidi dei cereali destinati all’ alimentazione umana. Il loro valore nutritivo è inversamente proporzionale alla F.G.

• Crusca: parti corticali più esterne, scaglie grossolan P.G. 16-17% F.G 11-12%

• Cruschello: scaglie più piccole > P.G. < F.G.

• Tritello: piccoli frammenti di tegumento, elementi farinosi, particelle di germe > F.G.

• Farinette e farinaccio: colore grigio, farine di qualità maggiore rispetto a quelle per panificazione, minor finezza e presenza di residui del tegumento.

Utilizzo in allevamento • Ruminanti: crusca e cruschello

• Equini: crusca e cruschello (1/3 dei cereali)

• Suini: tritello e farinette

• Polli: farinette

Sottoprodotti della lavorazione del riso

Pula di riso Parti corticali e germe Simile alla crusca ma maggior % di grassi Prodotti alterabili

Farinaccio di riso Residui di tegumento, strato aleuronico e parte amidacea Scarsa FG, ricca in olio

Sono prodotti ricchi in P, Mn e alcune vitamine del gruppo B. Possono contenere Si, per presenza di residui di lolla. Elevata alterabilità (irrancidimento)e pufas. Influenzano negativamente qualità del grasso del latte e delle carcasse.

Residui dell’estrazione dell’amido

Molitura per via umida (processo di lavorazione): 1. Frantumazione e macerazione granella in vasche con acqua calda ed anidride solforosa per separare il

germe

2. Macinazione e setacciatura delle cariossidi frante per separare la crusca

3. Separazione dell’amido per centrifugazione e del glutine per filtrazione

4. Evaporazione dell’acqua di macerazione (neutralizzata con calce) e recupero dei solubili di mais

Prodotti usati in allevamento • Panello di mais: residuo dell’estrazione dell’olio dal germe

Farina glutinata di mais: glutine, crusca, solubili di mais. Ricco in Ca (residui di calce). Ricco in caroteni e xantofille, se si origina da mais giallo

Glutine di mais 40%: glutine, farina di germe, solubili di mais. Molta P.G e poca F.G.

Glutine di mais 60%: frazione azotata delle cariossidi, ricca in caroteni e xantofille

Panello di germe di mais: ricco in P.G. (13-15%)

Utilizzo in allevamento • Ruminanti: farina glutinata e panello

• Polli: glutine per la ricchezza in caroteni e xantofille

Le leguminose Si utilizza il seme composto da un tegumento esterno (buccia), il germe e due cotiledoni. Caratteristiche

• FG 6-16%

• PG 23-42%

• VB buono

• AA limitante: metionina

• Ca > dei cereali

• P buono

• Vitamina B buono

• Vitamina E < dei cereali

• Soia e arachide sono molto ricche di grassi, poco impiegate nella forma integrale (residui dell’estrazione dell’olio)

Fave (favino, favetta, fava cavallina)

• 26-30% di P.G

• Animali da ingrasso: ottima qualità del grasso

• Ruminanti

• Equini nelle categorie più esigenti x fabbisogno proteico (giumente in lattazione)

• Suini: 10-15%

• Pollo solo se decorticate

Pisello

Usato nei bovini e suini da ingrasso, ha PG leggermente minore rispetto alle fave (stesso impiego).

Vecce

Stessa composizione delle fave. Impiego limitato per disturbi digestivi e dermatiti nel suino; nell’equino provoca latirismo (fenomeno tossico: sonnolenza, dermatiti, tumori, paresi).

Fagiolo

Poco usato e poco appetito dagli animali. Contiene un’antiamilasi termolabile (obbligo di cottura se usato x monogastrici → massimo 15%).

Lupini

Tegumento ricco di fibra, PG 36-42% Varianti bianco, giallo e azzurro. Semi amari, deamarizzati con lisciva sodica. Le varietà coltivate nei climi freddi contengono luparina, un alcaloide tossico. Varietà amare: usate per ovini e bovini (ma danno latte amaro). Varietà dolci: recenti, sempre più coltivate.

Soia

Seme integrale poco usato. Grasso 18-20%, rischio irrancidimento. Seme crudo contiene fattori antinutrizionali (antitripsina, fattori rachitogeni ed allergenici). L’estrusione è la pratica che inattiva i fattori antinutrizionali, riduce la fermentescibilità della proteina. Le farine estruse usate per le lattifere, vitelli e suini. La soia integrale influenza negativamente qualità grasso latte e carcassa.

Arachide

Seme integrale poco usato. Grasso 35%, alterabile.

Sottoprodotti dei semi

Buccette e scarti di decorticazione con elevato contenuto di F.G. (36-38%) e discreta digeribilità.

Sottoprodotti dell’industria dell’olio di semi

Semi oleosi ricchi in grasso, P.G. e P Estrazione olio:

• presse discontinue (prodotto:panello)

• -presse continue (expeller o panello in scaglie, grasso 3-7%)

• -solventi (farine di estrazione, grasso 0.5-1.5%)

Seme disoleato di soia Farine estrazione con P.G. 44% da seme integrale 49-50% da seme decorticato. Valore biologico proteico elevato per lisina e triptofano. Gli aminoacidi limitanti sono metionina e cisteina. Usato per tutte le specie zootecniche, soprattutto pollo e suino. Addizionato di MET e CIST di sintesi. Seme disoleato di arachide Farina di estrazione con P.G. 52-55% Expeller P.G. 50-51% F.G. circa 10% V.B.< alla soia per minor lisina, triptofano e metionina. Rischio di presenza di aflatossine. Usato per ruminanti ed equini (suini e pollo poco usato). Seme disoleato di lino Soprattutto expeller P.G. 34-35% Olio 4-8%, ricco in C 18:2 ω6 e C 18:3 ω3 Scaglie ricche di mucillagini che si rigonfiano in acqua. Azione lieve lassativa. Utilizzo in beveroni per irritazioni dell’apparato gastro-enterico e per combattere costipazione. Soprattutto utilizzato per trofismo cutaneo. Solo impiego dietetico perché costoso, soprattutto in cavalli e ruminanti. Lino crudo e immaturo contiene linamarina (glucoside cianogenetico e tossico). Seme disoleato di girasole Farina di estrazione con P.G. 49-50% e F.G. 12-16% nei semi decorticati; P.G. 33-38% e F.G. 20% semi non decorticati. Valore biologico modesto, povero di lisina. Noce disoleta di cocco (copra) P.G. 22-24% V.B. modesto Presenza di grassi saturi Mandorla disoleata di palma Panello e farine di estrazione con P.G. 22-24% e V.B. modesto. Presenza di grassi saturi.

Semi disoleati di colza e ravizzone Farine di estrazione con P.G. 38-40% e V.B. modesto. Contiene goitrina, un antitiroideo. Semi di senape: idrolizzano i tioglucosidi provocando irritazioni all’apparato gastro-enterico. Utilizzato per ingrasso e non per lattazione.

Sottoprodotti dell’industria saccarifera

Melasso Liquido sciropposo, scuro, di odore aromatico (canna da zucchero) o meno gradevole (bietola). Acqua 22-27%, saccarosio e zucchero invertito Frazione azotata di N non proteico (acido glutammico, betaine, ammidi) No F.G. e grassi Ca e P scarsi K ricco, azione lassativa Stimola l’appetito per il sapore dolce, legante usato per pellettatura, minor uso di sfarinati in polvere. Sostituisce parzialmente i cereali, aumenta NaCl per bilanciare il rapporto Na:K. Fettucce di bietole essiccate Residuo delle barbabietole da zucchero, tagliate a fette, dalle quali è stato estratto lo zucchero. Aspetto: striscioline fragili, inodori, fortemente rigonfiabili in acqua (1 kg di fettucce assorbe 5 l di acqua). Ricche in E.I., in F.G. e in Ca. Poca P.G., quasi assenti i grassi, poco P e vitamine (tranne la niacina). Utilizzato in allevamento per

• Bovine lattifere: 3-5 kg/gg (migliora la produzione di latte e la qualità del grasso)

• Bovini da carne: circa 3 kg/gg

• Equini

• Suini (buona qualità del lardo)

• Conigli: fino al 30-40% della dieta

Polpe pressate di bietola Pressatura delle polpe fresche S.S 20-22%

Polpe pressate borlandate Aggiunta alle polpe del 3-5% di melasso S.S 23-25%

Sottoprodotti delle fermentazioni

Trebbie di birra essiccate Sottoprodotto industriale della birra. Composizione: glumette, parti corticali della cariosside, amido non saccarificato e lieviti. Valore nutritivo simile a crusca, ma P.G. elevata (30%). Poco degradabile a livello ruminale. Amare, poco appetite Indicazioni alimentari = crusca Bovine lattifere: > grasso del latte. Borlande essiccate di distilleria Residui della distillazione di alcool ottenuto da fermentazione di cereali, patate e manioca. Composizione variabile a seconda dell’origine. In genere buon livello P.G. grazie a lieviti. Indicazioni alimentari: trebbie di birra. Si separa la parte solida dalla liquida. La prima (grani essiccati di distilleria) usata per lattifere e animali da carne, la seconda è fatta seccare, e viene usata come integratore (ricca in vitamina B e fattori sconosciuti di crescita). Marcomele Residuo della lavorazione di pere e mele x produzione di sidro e succhi. P.G. scarso, F.G. elevato (simile ad un foraggio). Composizione variabile in relazione alla materia prima di partenza.

Alimenti derivati da organismi unicellulari

Producono biomasse proteiche, soprattutto nucleoproteine (notevole contenuto in basi puriniche e pirimidiniche). Impiego fino all’8-10% delle razioni. Lieviti essiccati Funghi unicellulari coltivati su substrati zuccherini (melassi, borlande di bietola, sciroppi di idrolisi). P.G. 50% Molta lisina, P, vitamina B (eccetto B12), ergosterolo (provitamina D2 ). Scarsa F.G. e grassi, pochi AA solforati. Dopo la moltiplicazione, avviene la separazione dal mosto di coltura ed essiccazione su cilindri rotanti riscaldati a vapore. Utilizzati per polli e suini; nello svezzamento e riproduzione degli erbivori. Usato in animali da pelliccia per il mantello. Lievito di birra, lievito di distillazione, lievito torula. Batteri metilici (Pseudomonas, Methamonas, Microcyclus) Substrato: alcool metilico > P.G. rispetto ai lieviti, < lisina, > AA solforati Alghe (Chlorella, Spirulina, Scenedesmus) Fino al 50% di P.G., substrati minerali.

I foraggi Alimenti di base delle diete di ruminanti, equini e conigli; assumono importanza per alcuni avicoli come struzzi ed oche. Non inclusi nelle diete per non erbivori. Sono costituiti da piante erbacee coltivate o spontanee, utilizzate esclusivamente per alimentazione animale. A seconda della specie vegetale, possono usare diverse piante della pianta: di solito la parte epigea (maggior valore nutritivo), o quella ipogea come gli steli, le radici. I foraggi possono essere utilizzati tal quali, verdi, (l’erba per il pascolamento dei ruminanti e il foraggiamento verde, sfalciata) oppure previa conservazione (fienagione, insilamento, disidratazione solo per foraggi di importanza perché costo allevato). Se il foraggio presenta elevati requisiti nutrizionali può essere disidratato e somministrato in pellets o inserito in mangimi composti. Le colture foraggere possono essere poliennali o annuali: le prime nascono in pascoli, prati permanenti e avvicendati, le seconde in erbai. I pascoli non possono essere convenientemente falciati. I prati permanenti sono costituiti da varie essenze botaniche (polifiti) ed insistono per lungo tempo nello stesso terreno. I prati avvicendati sono monofiti e permangono sullo stesso terreno per 2-6 anni, per venire poi sostituiti. Gli erbai sono composti da colture annuali o di durata più breve (se intercalari). Possono essere monofiti o polifiti.

Il valore nutritivo dei foraggi

Generalmente modesto per elevati quantitativi di acqua e parti fibrose. Varia a seconda dello stato fenologico della pianta, decresce all’aumentare dello stato fisiologico in quanto aumentano parti legnose e diminuisce l’acqua e la sostanza proteica. Varia anche a seconda della specie ma anche a causa delle condizioni ambientali, temperatura ed umidità, e dal metodo di utilizzazione. La perdita di fienagione di sostanza secca in media è di 15-16%, e sono dovute in parte alle operazioni meccaniche che di solito distruggono parti della pianta più pregiate (alle foglie).

Possono essere dovute anche da condizioni meteorologiche sfavorevoli con perdita di zuccheri e proteine, dalla respirazione delle cellule del foraggio falciato, ed essere ad opera della microflora batterica (utilizzo di carboidrati e proteine). Le perdite di sostanza secca riguardano le frazioni di maggior valore alimentare: proteine, estrattivi inazotati e minerali solubili. Il foraggio verde ha una digeribilità dei diversi principi alimentari inferiore, il contenuto in proteina e in estrattivi inazotati è più basso dell’erba verde, ed è maggiore la fibra. La vitamina E, le vitamine del gruppo B, la vitamina C e i caroteni vengono persi. La vitamina D2 invece aumenta perché il sole e la luce ne aumenta il contenuto. I kg di fieno ottenuti da 100 kg di erba fresca (la resa) dipendono dall’essenze foraggere: erba medica 27-33%, trifoglio pratense 25-27%, fieno di prato polifita 20-24%.

Come si valuta la qualità del fieno? Il colore dovrebbe essere giallo tendente al verde (non troppo giallo perché non deve rimanere troppo tempo in campo o aver subito precipitazioni), non deve essere scuro perché induce la presenza di fermentazioni indesiderate, ridotta digeribilità o muffe. Si quantifica la presenza di infestanti ed impurità che non hanno valore pastorale elevato per gli animali, e di qualsiasi alterazione.

La consistenza al tatto dura è dovuta da uno stato fenologico troppo avanzato o il rapporto tra stelo e foglie elevato. Determinare quali specie foraggere presenti (leguminose più proteiche e più calcio). L’odore deve essere gradevole ed aromatico. Il fieno putrido, fortemente ammuffito o marcio, non può essere somministrato. Il fieno ottenuto tramite ventilazione ad aria calda ha un valore nutritivo superiore a quello ottenuto con altri sistemi di essiccamento. Un tempo ritirato sfuso in fienile, oggi invece si impiegano raccoglitrici imballatrici: balle di forma parallelepipeda o rotoballe (richiedono essiccamento più spinto prima di essere ritirate in fienile).

Disidratazione

Tecnica di conservazione utilizzata per erba medica (elevato contenuto proteico ed erba pregiata) quando viene sfalciata da giovane. L’erba viene trinciata, sfalciata ed inviata a disidratatori. Qui il prodotto viene sottoposto ad acqua calda per un processo tempo-temperatura che varia (può essere a temperatura bassa o alta), ma comunque non deve denaturare o inattivare le proteine. Tempo di alcuni secondi o minuti a seconda della presenza di steli. Il foraggio uscito dal disidratatore viene raffreddato e macinato per farine oppure viene indirizzato alla produzione di pellet. I disidratatori possono essere ad alta o bassa temperatura: l’alta temperatura impedisce l’accumulo di materiale sulle pareti ed aspirano a forte velocità; la bassa temperatura non necessità di velocità e l’erba viene convogliata in nastri. Il prodotto ha un colore verde brillante, un odore aromatico con altissima qualità chimica- nutrizionale. Si ottengono minime perdite di principi nutritivi e di energia netta (preservati caroteni e vitamine). La vitamina D2 non presente nel foraggio disidratato (mancato irraggiamento solare). Il foraggio fresco viene o meno trinciato e compresso in silos chiusi senza ossigeno, dove enzimi ne permettono la conservazione tramite trasformazioni biochimiche. Le sostanze conservanti sono:

• Acidificanti diretti

• Inibitori delle fermentazioni

• Stimolatori delle fermentazioni

• Inoculi microbici

• Inibitori del deterioramento aerobico

• Miglioratori delle caratteristiche nutritive

• Prodotti limitanti le perdite di pascolamento

Acidificazione artificiale dell’erba Le leguminose, alcune crucifere, e foraggi molto umidi/bagnati possono essere insilati con questa tecnica. Si prestano male all’insilamento perché contengono pochi zuccheri fermentescibili e l’elevata presenza di Ca e altri cationi va a neutralizzare l’acidità formatasi; inoltre le sostanze azotate hanno potere tampone. I sili devono avere pareti resistenti agli acidi. È un metodo finlandese (Giglioli-Virtanen) che consiste nell’aggiunta di acidi inorganici al foraggio, che porta a pH < 4,5 → inibizione della respirazione cellulare e azione selettiva sulla microflora. 12% HCl + 2 H₂SO₄ + 86% H₂O in 5-6 kg/q di foraggio Oggi si usa l’acido formico (acido organico) diluito in acqua in rapporto 1:2 (distribuzione media 5 litri/q di foraggio). In Italia si usa poco perché si fa ricorso al preappassimento. Preservazione degli zuccheri fermentescibili, buon sviluppo dei batteri lattici e inibizione sviluppo di batteri butirrici e proteolitici. Lo scopo è di favorire la produzione di acido lattico in foraggi poveri di zuccheri fermentescibili. Il melasso ha un elevato contenuto di zuccheri: si usa se il foraggio ha SS >25%, non adatto per foraggi umidi o bagnati perché aumenta liquidi di percolazione e favorisce batteri indesiderati. Dosi: 2% per graminacee e 4% per leguminose; diluito 1:1 in acqua e spruzzato al caricamento. Zucchero grezzo per uso zootecnico. Fettucce essiccate integrali di barbabietola (foraggi acquosi): 4-5 kg/q di foraggio se secche e 15-20 kg se fresche. Alimenti amidacei: malto 5:1, es cereali macinati. Malto fornitore di idrolasi dell’amido. Come si valuta un insilato? Più soggettivamente, il colore del liquido di spremitura dipende dalla temperatura della fase di insilamento: più tendente al verde è un buon insilato. Dipende anche dalla specie foraggera che viene insilata (leguminose più scure delle graminee, ma stesso valore). L’odore è importante per l’indicazione della presenza di fermentazione anomala e non gradita. Le foglie e lo stelo devono essere interi. Possono essere applicate analisi chimico-fisiche per calcolarne il pH (proporzionale alla sostanza secca) e l’umidità: per insilato di mais il pH è fra 3.5-4.2, la sostanza secca per 1kg mais sarà 30-40%. Altre analisi derivanti da strumentazioni di laboratorio: acido lattico, acido acetico, acido butirrico e ammoniaca. Utilizzo i MIRFS per risultati più veloci ma meno attendibili. L’acido butirrico deve sempre essere sotto a 1g di sostanza secca, anche l’acido acetico aumenta insieme all’azoto ammoniacale se qualcosa non va. La presenza di micotossine (sostanze tossiche per gli animali) deve essere controllata nella razione di insilato prodotta. Abbiamo perdita di sostanza secca e di valore nutritivo (soprattutto gli zuccheri durante fase di respirazione cellulare e di liquidi di coltura).

Graminacee da fienagione

Loiessa (Lolium multiflorum)

Sensibile ad alte temperature e periodi di siccità prolungati Risponde bene alle concimazioni Taglia elevata, culmi cilindrici Foglie ben sviluppate ed elastiche Infiorescenza a spiga Breve ciclo produttivo Elevata produttività al primo taglio (70-80 q/ha SS) Si presta alla successione con il mais

Fienagione difficoltosa: periodo di taglio a maggio (se elevata piovosità, prolungato tempo di permanenza). Spesso insilata perché ricca di zuccheri fermentescibili.

Erba mazzolina (Dactylis glomerata)

Appetibilità elevatissima, importante per ruminanti al pascolo. Tra le più precoci, può essere utilizzata verde o affienata. Si possono ottenere fino a 100-120 q/ha/anno. Contenuto proteico medio, circa 10%

→ Festuca falascona (Festuca arundinacea) Resiste alla siccità e alle alte temperature Produzioni in fieno abbastanza buone, fino a 120 qt/ha/anno

importante per valore proteico elevato

← Festuca dei prati (Festuca pratensis) Qualità eccellente, utilizzata per pascolamento di ruminanti

→ Festuca dei montoni (Festuca ovina) Qualità minore, utilizzata dalla specie ovina al pascolo, no appetita per bovini. Foraggio grossolano, fibroso, di scarso valore e poco

appetito. Utilizzata in stadio fenologico precoce, perché se no dura. Cotica discontinua, in grossi cespi Prati e pascoli polifiti di montagna

← Erba fienarola (Poa pratensis) Pianta rustica, cresce precocemente e resta fino a largo autunno Utilizzo per pascolo e come fieno, ma sfalciare prima della fioritura. → Gramigna dorata (Trisetum flavescens) Elevata appetibilità

Graminacee da erbaio

Insilato di mais Coltivazione del mais per la produzione di silomais in zone fertili e ricche d’acqua (Pianura Padana). Alimento base di molte aziende zootecniche, appetito dal bestiame Limitati costi di produzione

Impiegabile in unifeed Silomais ricco di energia: 75-78 UF/q SS Ridotto contenuto in proteina (7-8% SS), Ca, P, Na, Zn, I, Co, vitamine

Indicato per bovini all’ingrasso (integrato con alimenti fibrosi o ricchi di energia). Usato anche per le bovine da latte, per le scrofe riproduttrici (primi 2/3 della gravidanza), per pecore allattanti ed equini (non più di 1/3 del foraggio impiegato). SS 33-35%; valore nutritivo: 0,90 UFL – 0,80 UFC/kg SS Ridotto contenuto di lignina: buona digeribilità

Sorgo da foraggio In aree siccitose e ove manca l’irrigazione per la coltura del mais, il sorgo sostituisce il mais come coltura da granella e da foraggio (più esigente in calore del mais). Si usano ibridi di alta taglia. Composizione chimica simile al mais foraggero, ma valore nutritivo inferiore per ridotta utilizzazione digestiva dei semi (tannini e diametro

che sfugge alla masticazione dei bovini, meglio per ovicaprini). Spesso usato come insilato; viene affienato in climi caldi e asciutti. Sfalcio a maturazione della granella (SS 35-40%). Poco usato fresco per la presenza di durrina (glucoside cianogenetico molto tossico, inattivato tramite essiccazione ed insilamento). Avena da foraggio

Adattabile a varie condizioni climatiche e pedologiche. Coltivata nel periodo autunno-primavera. Coltura in purezza o in consociazione con leguminose (vecce, trifoglio incarnato, fave, pisello da foraggio). Se l’erbaio è sfalciato precocemente: discreto tenore proteico e buon valore nutritivo Spesso usato fresco, ma può anche essere affienato (soprattutto se

consociato con leguminose) o insilato. Può essere sfalciato tardivamente (maturazione lattea del seme) ed insilato valore nutritivo più elevato, ma più ridotto tenore proteico. Orzo da foraggio Erbai di precoce utilizzazione primaverile. Anche per erbai misti Usato prevalentemente fresco. Sflaciare prima della spigatura (le ariste sono pungenti e possono irritare la mucosa del tratto digerente). Diffusa la raccolta a maturazione latteo-cerosa della granella (per insilamento): discreto valore nutritivo. Triticale da foraggio Deriva dall’ibridazione di frumento e segale. Coltivata su terreni poveri, sciolti o acidi. Resistente al freddo. Erbai in purezza o consociata. Utilizzazione pari a quella dell’orzo da foraggio (simile valore nutritivo e composizione chimica)

Leguminose foraggere

Erba medica (Medicago sativa L.) Apparato radicale molto sviluppato Terreni profondi, ben drenati e provvisti di Ca Resistente alla siccità Ottima produttività: 450-600 q/ha, fino a 5 tagli Elevata appetibilità

Pregi agronomici: migliora la fertilità e la struttura dei terreni Notevoli proprietà nutritive, soprattutto per bestiame da latte Elevato contenuto proteico: 15-26% SS a inizio fioritura (ricca di lisina) Sbilanciato rapporto energia:proteina Elevato contenuto di Ca (fino a 2,5%) e Mg altamente assimilabili, caroteni e vitamine; basso contenuto di P (rapporto Ca:P) NDF 45-55%; ADL: 8-11% (elevata) Rispetto alle graminacee: i carboidrati strutturali hanno maggiore velocità di degradazione ruminale Foraggera per eccellenza per lattifere di alta produzione Spesso affienata: tecniche di raccolta inadeguata portano a notevoli perdite di foglie e riduzione del valore nutritivo → disidratazione: alza la quota di proteina indegradabile a livello ruminale Disidratata (PG 17%, 26-28% FG), ricca di caroteni, xantofille, vitamine (K, E, idrosolubili) e minerali; usata anche nel settore avicolo per il buon apporto di sostanze pigmentanti Poco impiegata verde perché può causare feci molli, cattivo odore al latte e meteorismo ruminale (per la presenza di una saponina) Fieno di medica: 15-17% proteina sulla SS (consente risparmio di mangime concentrato) e 33-40% fibra grezza

Trifoglio ibrido o svedese (Trifolium hybridum) Terreni umidi e acidi Un taglio/anno Utilizzato sia fresco sia affienato Composizione chimica e valore nutritivo simile al T. pratense Conferisce sapore amaro al latte se somministrato in purezza in elevate

quantità Trifoglio alessandrino od egiziano (Trifolium alexandrinum L.)

Annuale, coltivato come erbaio Si adatta a terreni pesanti e siccità Non sopporta basse temperature Fino a 6 tagli in condizioni ottimali; 1-2 tagli in aree settentrionali Foraggio tenero e succulento

Simile a T. repens per composizione chimica e valore nutritivo Usato come foraggio fresco

Trifoglio incarnato (Trifolium incarnatum L.) Annuale, coltivato come erbaio Coltura pura o consociata Adatto a vari tipi di terreno Lignifica rapidamente in ambiente caldo e asciutto Foraggio consumato fresco

Se sfalciato precocemente, anche affienato (fieno simile a quello di T. pratense) Fieno di sfalcio tardivo: molta peluria che provoca irritazione mucose tratto digerente e occlusioni)

Trifoglio dei prati (Trifolium pratensis) e Trifoglio bianco (Trifolium repens) Prati e pascoli polifiti di montagna, 2 tagli e pascolato in autunno Ottimo foraggio appetito dal bestiame, buon valore (buone caratteristiche organolettiche al latte)

Sia arrenatereti che triseteti

Trifoglio di Bokara (Melilotus albus) Spontaneo, diffuso Varietà annuali e biennali

Fiori bianchi o gialli Coltivato negli USA su terreni non idonei a foraggere di maggior pregio Simile per composizione chimica e valore nutritivo al T. pratense Contiene cumarina; se appassito o affienato contiene dicumarolo* (azione anticoagulante: malattie emorragiche) Somministrare fieno di meliloto per periodi brevi e miscelato ad altri foraggi; pascolamento può provocare meteorismo

Sulla (Hedysarum coronarium L.) Area mediterranea (Centro-sud Italia): spontanea In passato coltivata in prato avvicendato Terreni compatti e argillosi Va usata precocemente (lignifica velocemente in fioritura); fieno simile a quello di T. pratense Consumata fresca; proteina: 13-14% SS

Tannini: proteina a ridotta fermentescibilità ruminale e implicazioni nella bioidrogenazione ruminale.

Lupinella (Onobrychis viciifolia Scop.) Spontanea nell’Europa meridionale, diffusa nell’Italia centrale Taglia elevata Resistente alla siccità Usata per formare prati avvicendati di 2-3 anni 1-2 tagli/anno; utilizzata fresca o affienata Composizione chimica e valore nutritivo simile a T. pratense Foraggio molto appetito se falciata tempestivamente Vicia spp. L (vecce) – villosa, sativa, cracca

Erbaio invernale in zone mediterranee Erbaio primaverile in climi più freddi Spesso consociate ad avena o segale (erbai misti) Valore nutritivo e tenore proteico elevati Usate fresche o affienate Adatto a bovini, non adatto ad equini

Possono conferire al latte sapore amaro e odore sgradevole se consumate in eccesso Vicia faba L. var. equina (favetta)

Erbai invernali Zone a clima mite Coltivata in purezza o in consociazione (vecce, avena, orzo) Sfalciata in fioritura o quando i baccelli sono già formati

Valore nutritivo e contenuto proteico buono Appetibilità limitata

Fieno greco (Trigonella foenum-graecum L.) Regioni temperato calde Rustica, si adatta a vari tipi di terreno Coltivata in purezza e in consociazione per erbai Sfalciare prima della fioritura (odore sgradevole a latte e carne trasmesso dai

fiori) Usata frasca e affienata

Ginestrino (Lotus corniculates L.) Molto diffuso Presente in prati polifiti e pascoli

Adatto a terreni superficiali e aridi Coltivato in purezza come foraggera da prato avvicendato Sul fresco: valore nutritivo simile a T. pratense Sapore amaro: meno appetito di T pratense Fieno con valore nutritivo simile a erba medica Conferisce vivo colore giallo a latte e burro

Pisello campestre (Pisum arvense)

Erbaio in purezza (consumato fresco) o consociato all’avena (può anche essere insilato) Poco adatto alla fienagione (essicca con difficoltà) Ricco di proteina

Crucifere foraggere

Colza (Brassica Napus) e Ravizzone (Brassica Rapa) Simili per caratteristiche ed esigenze colturali. Rapido sviluppo vegetativo Molto ricchi di foglie nelle fasi iniziali del ciclo produttivo Accumulano nitrati (NO3 ) se concimazione azotata eccessiva Nitrati pericolosi per l’animale: possono passare attraverso la parete ruminale

alle vie sanguigne e legarsi all’emoglobina (riduzione apporto di O2 ai tessuti) Sintomi di intossicazione: respirazione difficoltosa, tremore, diarrea, eccessiva produzione salivare In regioni temperate e fredde erbai a semina estiva (in purezza o tra loro consociati): foraggio falciato in tardo autunno, fine inverno o primavera (prima della fioritura altrimenti sapore amaro al latte) Erbai misti con varie graminacee e leguminose Molta acqua (non viene insilato), elevata proteina e Ca; fibra modesta Se molto freddo o da sflacio precoce: diarrea Contiene sinirgina: glucoside ad azione irritante per le mucose del tubo digerente Usato per bovine lattifere (max 30-40 kg/die), vitelloni, ovini, suini Cavolo da foraggio (Brassica oleracea L.) Erbaio molto produttivo Si coltiva in alcune zone europee a clima marittimo Richiede terreni profondi Diverse varietà sono resistenti al freddo Usato soprattutto per l’alimentazione degli animali da cortile Usato come foraggio fresco per l’inverno Bassa SS, ma ben provvisto di proteina, Ca e caroteni Principi ad azione tireostatica: formazione del gozzo Da usarsi solo come foraggio accessorio (nella bovina max 20kg/capo/die)

Senape bianca (Sinapis alba L.) Erbaio con caratteristiche compositive e di impiego simili a quelle di colza e ravizzone Il foraggio può provocare diarrea

Burro molle se presente in elevate % nelle razioni delle lattifere

Radici foraggere Molta acqua: 10-20% SS Molto ricche di carboidrati (estrattivi inazotati*)

Fibra grezza 7-12% SS (cellulosa + emicellulose) Proteina 9-12% SS Modesti quantitativi di Ca e P Prive di caroteni (a parte le carote) e povere di vitamine (eccezione: niacina) Usate nelle razioni a parziale sostituzione dei cereali Devono essere ben pulite dalla terra e affettate Associarle ad alimenti proteici, ricchi di minerali e vitamine Barbabietola da foraggio

1. Peso ed elevato rendimento unitario ma povere di zucchero

3 categorie: 2. Medio rendimento in peso e medio contenuto di zucchero 3. Ad alto valore nutritivo

Usate nell’alimentazione invernale dei bovini (riequilibrare però con altri alimenti lo scarso apporto di proteina, minerali e vitamine); usate anche in ovini (no arieti per formazione calcoli urinari) e suini (accrescimento e scrofe in asciutta) Diffusa in Europa settentrionale (climi temperato-freddi) Vuole terreni profondi e fertili Si usano le radici e le foglie SS 12-22%, succulente, con elevato valore nutritivo Ricche di carboidrati di riserva (soprattutto saccarosio) Basso contenuto in cellulosa grezza Lignina <2% SS Proteina grezza: proteina + betaine + ammidi + altri composti azotati

Barbabietola da zucchero (Beta vulgaris L. var. saccharifera L. Poco usate in alimentazione zootecnica Suini fase ingrasso: più adatte delle barbabietole da foraggio SS 22-25% Trasmettono sgradevole sapore al latte vaccino se somministrazione oltre 20 kg/capo/die Foglie e colletti di barbabietola Residui della coltura della barbabietola da zucchero ottenibili al momento del raccolto a fine estate Vanno subito somministrati agli animali oppure insilati (altrimenti sviluppo batteri putrefattivi le cui tossine sono pericolose) 13-16% SS; modesto contenuto proteico Somministrazione max nelle bovine: metà della razione Elevate somministrazioni: irritazioni del tubo digerente e diarree per elevata presenza di acido ossalico e saponine Può conferire cattivo odore al latte

Navone o rutabaga (Brassica napobrassica) Clima freddo e umido Si ottiene in autunno, ma può rimanere in campo ed essere raccolto secondo necessità Radici con composizione chimica e valore nutritivo simile alle bietole da

foraggio (ma minor azione lassativa) Rapa (Brassica rapa)

Clima marittimo, Italia centrale Di solito seminata dopo la mietitura del frumento Buon foraggio invernale per le bovine da latte (max 50 kg/capo/die, comprese le foglie)

In passato erbaio di rape Elevata appetibilità

Forte azione demineralizzante e lassativa Conferiscono cattivo odore al latte Carota (Daucus carota) Terreni sciolti e profondi Discretamente produttiva Prodotto utilizzabile in autunno Ricche di caroteni, niacina, Cu, Mn, con proprietà rinfrescanti Elevata appetibilità Migliorano produzione lattea e caratteristiche qualitative del burro Impiegate nell’alimentazione dei cavalli

Tuberi da foraggio SS superiore alle radici foraggere (circa 20%) Minor fibra grezza (2,5-4% SS) Elevato valore nutritivo Tuberi freschi somministrati affettati (alimenti energetici) Tuberi essiccati rientrano nei mangimi concentrati Patate Valore nutritivo determinato dal contenuto in amido (10-25% tq); circa 20% SS 10-11% proteine Cellulosa grezza e ceneri <1% Ricca di K e povera di Ca e P Vacche fino a 10 kg/capo/die (sminuzzate) Bovini da ingrasso fino a 20 kg Possono essere conservate tramite acidificazione o essiccamento (fiocchi e fettucce)

Impiegate nell’ingrasso dei suini (97-99% digeribilità) Verdi o germogliate: solanina (velenosa, cottura) Usate fresche o insilate, a parziale sostituzione dei cereali Devono essere affettate Elevate somministrazioni: diarrea Sapore amaro al formaggio

Topinabur Rizomi con 20% SS Ricchi di estrattivi inazotati (glucosio, levulosio e inulina) Poco proteici Discreto contenuto di Ca

Utilizzo come quello delle patate

Manioca Coltivata nei paesi tropicali Tuberi carnosi usati per produrre la farina di manioca (tapioca) o come foraggi (affettati) Solo varietà dolci (varietà amare contengono glucosidi cianogenetici nella buccia)

Manioca sbucciata: 36-38% SS, 94% estrattivi inazotati Patata dolce (batata) Coltivata su suoli leggeri, zone meridionali Più ricche di SS (in prevalenza amido) degli altri tuberi povere di proteine, Ca e P Alimentazione di bovini e suini all’ingrasso, a parziale sostituzione dei cereali Si ottengono carni di buona qualità, con grasso compatto

Foraggi polifiti Costituiti da consociazioni di varie essenze foraggere Quasi totalità di prati e pascoli di collina e montagna sono polifiti Prati naturali: antica origine, flora affermatasi per fattori ambientali Prati artificiali: origine recente, flora affermatasi per azione antropica

1. Maggiore stabilità di produzione rispetto alle colture pure

Vantaggi 2. Foraggio ottimo ed equilibrato, adatto a tutto il bestiame, molto appetito

3. Formazione di cotici densi che controllano l’erosione

Produttività e composizione chimica variano in funzione di: • tipo di miscuglio

• taglio: più graminacee nei primi tagli (buona produzione di SS, ma ridotta percentuale di proteina); altri tagli: aumenta la presenza di leguminose (si riduce la produttività, ma migliorano le proprietà nutrizionali)

In pianura: utilizzati affienati, pascolamento o foraggiamento verde In collina e montagna: pascolamento (all’aumentare dell’altitudine si accorcia il ciclo vegetativo della pianta) Numerose essenze botaniche: GRAMINACEAE – tendenza all’accestimento, ricacciano dopo taglio o pascolamento, foraggio nutriente e appetito dal bestiame LEGUMINOSAE – capacità azotofissatrice (migliorano qualità dei terreni), apparato radicale fittonante (resistono a siccità), ricche di proteina, Ca e caroteni UMBELLIFERAE – Daucus e Pastinaca (mediocre valore) COMPOSITAE – Leontodon, Taraxacum, Achillea, Cichorium (medio valore); Bellis, Tussilago, Centaurea (infestanti) CRUCIFERAE – Sinapis, Raphanus (mediocri) RANUNCULACEAE – Ranunculus POLIGONACEAE – Poligonum, Rumex (ricche di acido ossalico) PLANTAGINACEAE – Plantago (appetito) LABIATAE – Salvia, Lamium, Mentha, (aromatiche, poco appetite) Le caratteristiche nutritive variano nel corso dell’anno (varia la proporzione tra le varie essenze) Foraggio estivo e autunnale: più proteina, Ca e caroteni (più leguminose) Valore nutritivo medio: 0,6 (primo taglio) - 0,8 (altri tagli) UFL1/kg SS

Prati polifiti di montagna Arrenatereti (2 tagli, pascolamento notturno, appetito dal bestiame, buon valore) Triseteti (2 tagli e pascolamento, ottimo foraggio, buone caratteristiche organolettiche al latte) Festuceti (foraggio discreto) Leontidi (appetito, buon valore nutritivo, burro giallo) Curvoleti (appetito, discreto valore nutritivo) Brometi (foraggio grossolano, fibroso, scarso valore e poco appetito)

Foraggi complementari Sottoprodotti di colture agrarie e delle trasformazioni dei prodotti agricoli Molto diffusi in Italia (100 milioni di q di SS di paglie di cereali e stocchi di mais) Poco impiegati in alimentazione del bestiame per modeste proprietà nutrizionali 1 UNITÀ FORAGGERA LATTE (sistema francese): potere nutritivo di 1 kg di granella d’orzo che, somministrato a vacche in lattazione, fornisce 1700 kcal e permette la produzione di 2,33 litri di latte al 4% di grasso

Elevata voluminosità Elevato tenore in fibra

Caratteristiche Consistenza grossolana Basso contenuto di proteina Scarsa appetibilità

Residui della coltivazione dei cereali e altre colture da granella Costituiti da culmi e foglie di piante cui sono stati raccolti i semi A conclusione del ciclo vegetativo i principali nutrienti vengono trasferiti da foglie e culmi verso i semi Le paglie sono quindi povere di proteina, estrattivi inazotati, Ca, P, caroteni e vitamine (provviste di vitamina D2 ) Contengono altresì molta fibra grezza lignificata Valore nutritivo inferiore a quello dei fieni

Paglie di cereali autunno-vernini Residuo della coltivazione dei cereali dopo la trebbiatura delle cariossidi Costituite da steli e foglie a piena maturazione (molto fibrose: FG 35- 45%, lignina elevata) La lignina limita l’attacco di cellulosa, emicellulose e principi nutritivi presenti nel contenuto cellulare da parte della microflora ruminale Poco digeribili e bassa appetibilità

Tramite trattamenti chimico-fisici è possibile rimuovere parte della lignina dalle pareti cellulari (es, sostanze alcaline – ammoniaca - rompono i legami tra lignina e cellulosa/emicellulose) Ammoniaca: dose 3% della SS, iniettata in cumuli di paglia o in forni a 90°C Miglioramento digeribilità e appetibilità del 20-30% Aumento del tenore azotato dal 4-5% al 9-12% Si può utilizzare (in dosi modeste) per ruminanti con ridotti fabbisogni: - vacche e pecore allevate solo per la produzione di vitelli e agnelli - vacche da latte a fine lattazione e in asciutta (riduzione costi razione e mantenimento adeguata distensione ruminale) Anche per cavalli e muli a ridotta attività

Paglie di leguminose Contenuto in proteina digeribile più elevato delle paglie di cereali Valore nutritivo superiore a quello delle paglie di cereali Culmi duri e aspetto polverulento Utilizzabili nelle razioni per ruminanti, non per gli equini

Stocchi di mais Culmi con foglie e cime, dopo la raccolta delle spighe per la produzione di granella Basso contenuto di proteina digeribile, Ca, P e caroteni; bassa appetibilità Contengono molta lignina, disomogenea composizione chimica tra i

vari costituenti Solo per ruminanti con modesti fabbisogni nutritivi (es, vacche di razze da carne quando non allattano); da associare ad alimenti che ne equilibrino le carenze Elevata umidità (50%): conservazione tramite insilamento, anche se contengono pochi zuccheri fermentescibili (aggiunta 2-4 kg/q di melasso o polpe di bietola) Insilamento conferisce maggiore appetibilità Stocchi di sorgo Caratteristiche e utilizzazione simili agli stocchi di mais Meno duri e più fogliosi degli stocchi di mais Valore nutritivo 15-20% superiore a quello degli stocchi di mais

Sottoprodotti

Loppe di cereali: costituite dal rivestimento (glume e glumelle) dei semi dei cereali che si staccano con la trebbiatura. Più proteina digeribile e meno FG delle paglie. Povere di Ca, P e vitamine. Da somministrare umide (secche: le reste rigide e pungenti possono irritare il cavo orale e provocare tosse) Loppe di leguminose: costituite da valve e baccelli. Valore nutritivo e contenuto proteico di un buon fieno Vinacce: residuo di piagiatura e torchiatura dell’uva Costituite da bucce, graspi (o “raspi”), vinaccioli Vinacce diraspate (bucce d’uva, essiccate e denocciolate): vengono tolti i graspi perché scarsamente digeribili e ricchi di tannini Conservate tramite essiccazione e insilamento Possono essere usate, in piccole quantità, nell’alimentazione dei ruminanti Digeribilità: proteina 10%, SO 20-40% Poco appetite Sanse di olive: sottoprodotto dell’estrazione per pressione dell’olio di oliva Costituite da noccioli, bucce, residui di polpe e frutti e residuo di olio Sanse esauste essiccate: sanse estratte con solventi per recuperare l’olio residuo Vanno private dei noccioli per l’alimentazione del bestiame Scarso contenuto in proteina, ricche di Ca e mediamente provviste di P Poco appetite, utilizzabili per i ruminanti Foglie di alberi: in Italia centro-meridionale, quando si ha limitata disponibilità di risorse foraggere Foglie: SS 55-70%, PG 10-12% SS, elevato contenuto di lignina; valore nutritivo modesto, simile alle paglie dei cereali Alcune tossiche: noce, lauro, oleandro, tasso, bosso Alcune, se ingerite in grandi quantità, provocano avvelenamenti (quercia e cerro); querce: elevato contenuto di tannini Elevato valore alimentare per le foglie di acero, robinia, olivo, gelso Problematiche: la raccolta richiede molta manodopera, contaminazione con fitofarmaci.

Il suino Consumo di carne suina in Italia Nel 2014 in Italia: consumo medio 37,3 kg di suino (salumi compresi), 20 kg bovino, 19 kg pollame Carne suina: meno del 50% consumata fresca, maggior consumo come salumi tipici stagionati In EU: prodotti industriali a rapido consumo (würstel e derivati)

Utilizzazione dei suini Nord Europa: suino molto leggero, macellato a 75-85 kg produzione bacon Europa continentale: suini macellati a 100-110 kg peso vivo carne fresca e würstel Italia: macellazione suini molto più pesanti (160 kg) prosciutti crudi stagionati Paesi iberici e Sardegna: elevato consumo maialetti di pochi kg arrostiti interi (cochinillo asado e porceddu)

Allevamento

In Italia molti piccoli allevamenti tradizionali per uso famigliare (numero di capi 1/10 patrimonio totale), pochi grossi allevamenti con migliaia di capi (oltre il 50% di patrimonio complessivo).

• A ciclo chiuso In un’unica azienda abbiamo le due fasi di riproduzione ed ingrasso. Maggiore complicazione strutturale ma gestione sanitaria più facile, maggior costanza, programmazione attività, valorizzazione patrimonio genetico e più facile adozione di politiche di qualità dei prodotti.

• A ciclo aperto da riproduzione Si allevano da qualche decina a qualche centinaio di scrofe, con l’obiettivo di produrre lattonzoli di 20-40 kg. Abbiamo la zona di monta, la zona di gestazione, la sala parto, le sale di svezzamento e i box a terra.

• A ciclo aperto da ingrasso Produzione di suinetto pesante, carattere intensivo. Due settori successivi: magronaggio (fino 80-200 kg di peso vivo) e finissaggio (150-160 kg)

• Allo stato brado (variante nord europa)

• Verri interi

• Linea scrofetta-suinetti

Alimentazione

Onnivoro, molto vorace Utilizza bene alimenti poco fibrosi, in quanto non hanno enzimi per degradarli Microrganismi nel cieco e nel colon degradano parzialmente cellulosa e emicellulose Razze rustiche hanno maggiore capacità degradativa della fibra grezza (abbassa la digeribilità di SS, proteina, lipidi ed energia) Rapporto Ca:P tra 3:1 e 1:1; il Ca deve essere

apportato da integratori Rapporto Ca:Zn = 125:1 perché una carenza di Zn è aggravata da un eccesso di Sali di Ca P fitinico utilizzato solo per il 60-70% dagli adulti e per il 30% dai suinetti: aggiungere fitasi nei mangimi per limitare integrazioni e immissioni di P nell’ambiente Fabbisogni di vitamine A, D, E, K, gruppo B (queste ultime in parte sintetizzate dalla microflora del crasso, ma nel crasso si ha scarso assorbimento) Assunzione di acqua: 2,5-5 kg / kg di SS ingerita Fabbisogni energetici espressi come kca Fabbisogni proteici: dipendono dalla capacità della proteina alimentare di soddisfare il fabbisogno di amminoacidi essenziali e all’esigenza di fornire N per la sintesi di amminoacidi non essenziali Più è elevato il contenuto di amminoacidi essenziali (lisina, metionina, treonina, triptofano) della proteina della dieta, tanto minore è la richiesta di PG (e viceversa)

Valutazione degli alimenti Il valore nutritivo degli alimenti e i fabbisogni energetici dei suini sono espressi in ED o in EM A differenza dei ruminanti, nei monogastrici il rendimento in energia netta dell’EM è piuttosto costante

EM = 96% ED Valutazione del tenore proteico: PG (come stima della quantità di proteina indicativamente fornita) + quantità e disponibilità degli amminoacidi essenziali prevedibilmente limitanti

10 amminoacidi essenziali per i suini Lisina: limitante primario Metionina: limitante secondario; da valutare insieme alla cistina perché in caso di carenza la cistina viene sintetizzata a partire dalla metionina I fabbisogni aminoacidici variano a seconda della potenziale capacità di sintesi proteica dell’animale (tipo genetico, peso vivo, sesso, livello energetico) Fibra: l’inclusione di alimenti fibrosi nelle diete per suini è di solito ridotta (ridotta è la

capacità digestiva dei carboidrati strutturali); usata per azione lassativa e “rinfrescante” sulla funzionalità del tubo digerente (scrofe). Aggiunta di fibra: riduzione digeribilità e tenore proteico della razione l’animale compensa aumentando l’ingestione (peggioramento ICA a parità di accresciemtno). Oltre 10% cellulosa grezza: il consumo decresce per l’ingombro dei costituenti fibrosi All’aumentare del tenore in fibra delle diete decresce la digeribilità delle proteine (per ogni +1% fibra si ha: -1- 1,5% digeribilità proteina e – 1,3-1,5% digeribilità lipidi) Minerali: nelle diete per suini possono essere con più facilità carenti Ca, P, Na, Cl, Cu, Zn, I, Se. Nei suinetti: Fe, ma normalmente si integrano gli alimenti con varie fonti minerali. Cu spesso sovradosato: funzione auxinica Vitamine: principali ingredienti delle diete per suini sono piuttosto poveri di vitamine e possono subire trattamenti che le inattivano. Le carenze più probabili: vitamina A, D, complesso B; normalmente si integrano. Cereali: base (circa 2/3) delle diete per suini. Possibile contaminazione da micotossine: attenzione a provenienza e condizioni di conservazione. Il principale alimento energetico è il mais, poi frumento, sorgo, orzo, avena, triticale, crusche, manioca. Grassi: (sego2 bovino, lardo e strutto suino, altri grassi animali, oli vegetali, grassi vegetali idrogenati, miscele di grassi vegetali e animali) comuni livelli di grassatura: 1-2%. Si migliorano le caratteristiche tecnologiche dei mangimi (pellettati) e si riduce polverosità. Digeribilità e valore energetico variano in funzione della lunghezza delle catene degli acidi grassi e del livello di insaturazione. Inclusione di grassi: riduce il consumo alimentare, ma aumenta l’ingestione di energia. I grassi migliorano l’ICA e la carcassa sarà tendenzialmente più adiposa. L’impiego di acidi grassi insaturi nella dieta (es, oli vegetali, semi di oleaginose) è favorevole per la salute umana, ma peggiora il valore organolettico e l’attitudine alla trasformazione delle carni (es, irrancidimento e ossidazione). Fonti proteiche: farina di estrazione di soia, semi integrali di soia, farine di estrazione di semi oleaginosi, derivati dei cereali, farine di pesce, farine di carne, farine di sangue, derivati essiccati del latte, siero di latte fresco. Foraggi: erba (anche al pascolo), fieni, insilati, radici, tuberi foraggeri affettati. I foraggi non sono impiegati negli allevamenti industriali. Quantità che suini adulti possono consumare: - Erba di pascolo 8-10 kg - Foraggio verde in porcilaia 8-15 kg - Insilati d’erba 4-8 kg - Foglie e colletti di barbabietole 6-12 kg - Patate (cotte) e topinambur 6-8 kg Fieno (preferibilmente leguminose): utilizzabile per scrofe gestanti e magroni, mescolato a concentrati sfarinati (10-15% miscela) Amminoacidi sintetici possono essere impiegati per correggere le carenze nelle diete. Lisina: può essere usata per ridurre il tenore proteico della dieta senza peggiorare le prestazioni produttive. 0,15% di lisina permette di ridurre del 2% la percentuale di proteina della dieta (benefici in termini di costo razione e di riduzione escrezione di azoto) Metionina: usata solo in casi particolari perché non è primo o secondo amminoacido limitante nei suini Triptofano e treonina: disponibili, ma molto cari. Additivi: chemioterapici, minerali, probiotici. Usati per migliorare le prestazioni e per garantire costante e ottimale condizione di salute. Solfato di rame (CuSO4) Molto usato in suini in accrescimento: elevati livelli di Cu (125-250 ppm) migliorano accrescimento ed efficienza alimentare similmente agli antibiotici. Poco costoso, ma notevoli residui nelle deiezioni e problematiche ambientali.

2 grasso che riveste le regioni sottocutanee addominali e diversi organi interni

Probiotici: colture di batteri (es, Lactobacillus acidophilus, Streptococcus faecium) e/o colture di lieviti e funghi (Saccaromyces cerevisiae e Aspergillus oryzae). Effetti (non sempre chiara evidenza scientifica): - favorire/sfavorire la colonizzazione del tubo digerente da parte dei microrganismi favorevoli/ sfavorevoli - ambiente intestinale più sano e favorevole ai processi digestivi, a vantaggio delle prestazioni - buoni risultati in animali giovani e sotto stress Miscele di enzimi: per favorire l’azione digestiva dei composti nutritivi. Es. 1. Beta-glucanasi e/o cellulasi aggiunti a orzo ricco di glucani migliorano digeribilità Fitasi migliorano l’assorbimento del P Acidi (acido citrico e acido fumarico): livelli di inclusione 1-3,5% in mangimi starter possono migliorare le prestazioni dei suinetti. Azione: riduzione pH dello stomaco (favorisce l’azione della pepsina) e dell’intestino (riduzione microrganismi indesiderati)

Preparazione degli alimenti

Si alimenta di: foraggi, radici, tuberi, semi In allevamento si impiegano mangimi completi

prodotti da mangimifici

Farine (non adatte a suinetti) La macinazione aumenta la digeribilità delle cariossidi dei cereali.

Macinazione grossolana: possibilità selezione da parte dell’animale e aumento sprechi Macinazione molto fine: costosa, polverosità, intasamenti del sistema di distribuzione

Pellets e sbriciolati (suinetti fino a 30 kg) Vantaggi

• Minori sprechi • Maggiore appetibilità • Assenza polverosità • Maggior facilità di distribuzione • Migliore conservazione dei componenti

nutritivi • Maggiore digeribilità totale e dell’amido • Miglior accrescimento ed indice di conversione

Svantaggi • Maggior costo • Realizzazione più complessa

Distribuzione degli alimenti • A truogolo

• A terra (maggiori sprechi, soprattutto per diete sfarinate; minor competizione e di conseguenza minor aggressività)

Siero di latte meglio somministrarlo fresco (pH>4,5) Necessarie adeguate attrezzature per stoccaggio e distribuzione Usato in accrescimento e ingrasso in associazione al mangime

Impatto ambientale Attraverso l’alimentazione è possibile modulare la quantità di sostanze inquinanti contenute nelle deiezioni. ESCREZIONE DI SOSTANZA ORGANICA Tutta la SO che finisce nelle deiezioni è contenuta nelle feci: gli interventi per ridurre tale escrezione devono considerare un miglioramento dell’efficienza digestiva

ESCREZIONE DI METALLI PESANTI (Cu e Zn) Per limitare al minimo tali escrezioni: - ridurre le integrazioni - formulare le diete considerando fabbisogni e apporti alimentari ESCREZIONE DI AZOTO 30% eliminazione nelle feci per incompleta digestione delle proteine alimentari 70% sostanze azotate contenute nelle urine in parte dervanti dal catabolismo degli amminoacidi alimentari assorbiti dopo la digestione e non impiegati per la sintesi proteica (azoto esogeno). Rispetto dei fabbisogni alimentari in funzione dell’età dell’animale (evitare eccessi di proteina), riduzione fabbisogni proteici attraverso bilanciamento amminoacidico della razione e aumento della digeribilità proteica. ESCREZIONE DI FOSFORO 80% dell’escrezione totale per via fecale Formulare le diete rispetto dei fabbisogni alimentari (evitare eccessi) Nei vegetali P in quantità variabile in forma di fitati (riserve di P delle piante: sono nei semi, non nelle parti vegetative) Fitati non idrolizzabili dai monogastrici per assenza di fitasi (enzima presente nei vegetali, ma inattivato dai trattamenti termici di preparazione dei mangimi) Formulare le diete sulla base del fosforo disponibile e non sulla base del fosforo totale Altra strategia: aggiungere fitasi (ottenuta industrialmente da colture batteriche) nei mangimi. Nei suini ciò aumenta la disponibilità di P del 20% circa.

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 24 totali