Peter Brook "Lo spazio vuoto " - il teatro ruvido, Appunti di Storia del Teatro e dello Spettacolo. Università degli Studi di Genova
Lucia_macchia
Lucia_macchia

Peter Brook "Lo spazio vuoto " - il teatro ruvido, Appunti di Storia del Teatro e dello Spettacolo. Università degli Studi di Genova

PDF (20 KB)
4 pagine
10Numero di download
1000+Numero di visite
100%su 1 votiNumero di voti
Descrizione
Riassunto del capitolo "il teatro ruvido" tratto dal libro "lo spazio vuoto" di Peter Brook.
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 4
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 4 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 4 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 4 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 4 totali
Scarica il documento

Secondo Peter Brook, il teatro cosidetto ruvido, si può identificare in quello che è il teatro popolare. Brook spiega come questo teatro si sia modificato nel tempo e attraverso le varie epoche, ma che in fondo abbia sempre mantenuto un aspetto "ruvido". L'autore apre una riflessione sul concetto di teatro rapportato al concetto di architettura. Molto spesso infatti se si immagina che una rappresentazione teatrale avvenga in un luogo curato, bello ed elegante automaticamente si prospetta come qualcosa di eccellente. Al contrario invece se ciò che viene messo in scena é rappresentato in un luogo povero e fatiscente allora risulterá teatro scadente. Questo in realtà non è corretto. Infatti in teatro questo rapporto tra spazio e progetto, (in questo caso lo spettacolo) non é così fondamentale. Brook ci dice che le esperienze teatrali più vitali di tutte le epoche passate sono sempre avvenute al di fuori di spazi definiti "ufficiali". Tornando al concetto di teatro ruvido l'autore ci spiega come in realtà sembra che in esso manchi uno stile preciso, per il fatto che si tratta di un teatro vicino alla gente. In realtà il teatro popolare ha un suo preciso linguaggio che risulta sofisticato ma anche molto stilizzato. Il popolo che segue le rappresentazioni si interessa esclusivamente di seguire il filo della narrazione tralasciando o addirittura ignorando le possibili incongruenze. L'esempio che ci fornisce l'autore è fondamentale per capire questo concetto. Brook ci spiega come durante un esperimento nel carcere di San Quentin i carcerati messi di fronte ad un testo/rappresentazione di Aspettando Godot non abbiano avuto alcuna difficoltà a seguire il dramma che invece molto spesso non veniva compreso da chi assisteva ogni sera a quel tipo di rappresentazioni. Questo fa capire come il teatro popolare per sua natura sia anche contro ogni tipo di autorità o schema predefinito. Brook lo definisce teatro del rumore. Se si prova a fare un confronto con i teatri antichi come quello greco, questo tipo di teatro può risultare meno serio e quindi considerato meno importante. Questo pensiero però viene messo a tacere perché Brook ci spiega che ogni tentativo di rivitalizzare il teatro o una sua corrente, ha sempre fatto ricorso alla fonte popolare che può anche essere interpretata come tradizione grottesca (es: teatro elisabettiano). Ma qual'é il vero intento del teatro ruvido? L'obiettivo primo é sicuramente quello di provocare gioia e risate senza vergogna (teatro del piacere). Questo divertimento però dev'essere sempre rinnovato per poter funzionare. Questo tipo di energia identificata nell'allegria e nella spensieratezza, può però sfociare anche in odio e ribellione. Spesso infatti il desiderio violento di lanciare un messaggio può improvvisamente far scaturire una forma selvaggia. Questo rappresenta il duplice aspetto del teatro ruvido che si identifica in un impulso dinamico verso un certo ideale. Si può quindi affermare che questo tipo di teatro dia allo spettatore maggior "sicurezza" poiché tratta delle azioni e delle questioni degli uomini al contrario invece del teatro cosidetto sacro che invece risulta "impalpabile". Sulla scia di questo pensiero l'autore fa una riflessione su uno degli uomini di teatro più importanti del nostro tempo: Bertolt Brecht. Secondo Brook, Brecht é una figura chiave della nostra epoca che non può non essere analizzata in termini storici. Questo autore che é conosciuto principalmente per aver teorizzato il concetto dello straniamento, sosteneva che il teatro non dovesse mai perdere di vista la società di cui é servitore e che l'unico scopo dell'attore fosse quello di stimolare nello spettatore una reazione precisa. Questo suo grande rispetto verso il

pubblico potrò proprio all'introduzione del concetto di straniamento che é invito a una pausa. Si tratta di un appello allo spettatore con lo scopo di farlo impegnare, fargli assumere le proprie responsabilità riguardo ciò che vede. Brecht infatti rifiuta la concezione romantica del teatro (tornare ad essere tutti bambini). A questo punto è necessario mettere a confronto l'effetto dello straniamento e quello dell'happening che risultano molto simili ma in realtà sono opposti.

Lo shock dell'happening é utilizzato per infrangere e demolire tutte le barriere della • ragione umana Lo shock dello straniamento invece ci aiuta ad attivare la parte migliore della ragione. Si • può dire che agisce in molti modi e su differenti piani.

Una serie di tutti questi avvenimenti messi insieme, portano secondo Brecht, ad una comprensione più corretta da parte dello spettatore della società e quindi alla possibilità di un cambiamento di essa. Brecht prende anche spunto da Craig il quale sosteneva che in teatro l'informazione inutile assorbe la nostra attenzione facendoci tralasciare qualcosa di più importante. Questo concetto viene messo in atto da Brecht, il quale, nelle sue rappresentazioni, eliminò tutti gli aspetti superflui che avrebbero potuto intaccare la chiarezza della messa in scena. Questo lavoro viene fatto anche sull'interpretazione dell'attore. Molto spesso infatti chi veste i panni di un personaggio a teatro, pensa che la via più corretta per risultare più apprezzabile e veritiero sia quella di aggiungere sempre più dettagli e caratteristiche specifiche al personaggio che in questo modo risulterá completo. Brecht invece sostiene che completo non vuol dire verosimile. L'attore infatti ha esclusivamente l'obiettivo di porsi sempre al servizio dell'azione drammatica. Quando arriverà alla comprensione totale di ciò che é questa azione e ciò che ci si aspetta da lui allora avrà capito qual'é il suo ruolo e comprenderà che una caratterizzazione eccessiva del personaggio può essere mortale per la rappresentazione (definito attore intelligente). Per tutti i suoi ideali e le sue convinzioni particolari, molto spesso Brecht venne frainteso. Esso spiegò che il teatro non é e non dev'essere una scuola. Tutto dipende dalla creatività che si viene a creare durante la creazione di una produzione teatrale (il teatro deve essere naïf). Si tratta di una di gioco. Un altro concetto da non sottovalutare nel teatro brechtiano é sicuramente quello dell'illusione. Nei suoi scritti teorici egli separa il reale e l'irreale ovvero l'illusione separata dal fatto reale e nel suo teatro é costretto a mantenere una doppia posizione: quella pubblica e quella privata, ufficiale e ufficiosa, teorica e pratica. Ma esiste davvero questa distinzione? Brook risponde dicendo che in realtà tutto é illusione. Infatti in ogni tipo di comunicazione che avviene le illusioni compaiono e scompaiono ed è proprio ciò che avviene nelle opere di Brecht. Ma si può dire che lo scopo del teatro non è evitare questa illusione. Come si è detto in precedenza tutto é illusione ma alcune cose illudono più di altre. L'illusione serve a mantentenere vivo il "guizzo dell' immaginazione" durando esclusivamente il tempo necessario per assolvere a questa funzione. Brook cita come migliore esempio di questo concetto la rappresentazione del Coriolano messa in scena dal Berliner Ensemble. Ma che cos'è oggi il teatro? E di cosa si occupa esattamente? L'autore ci spiega che al giorno d'oggi il teatro in base al paese dove ci troviamo si dovrebbe sviluppare secondo metodi differenti. Per esempio in Sud Africa dovrebbe

basarsi sulla forte tradizione popolare evocata dai canti dei lavoratori e dal sentimento rivoluzionario che ha caratterizzato questa terra (contatto con il pubblico). In Inghilterra invece vista la continua trasformazione che investe giorno dopo giorno la società, non si può certo parlare di un teatro che risulti "impegnato". In realtà infatti oggi più che mai il teatro più che rappresentare una società cerca di riflettere un sentimento di cambiamento di essa è la convinzione di poterlo realizzare. Si può quindi dire che come era nell'epoca del teatro elisabettiano, sta riemergendo l'interesse per l'uomo che si interroga sul perché della vita e si chiede quai parametri utilizzare per valutarla e il suo rapporto con la società. (Esempio di Grotowski, Peter Weiß e Jean Genet). Bisogna però ammettere ci dice Brook, che oggi, la maggior parte dei lavori teatrali, sono imbevuti da un ossessivo interesse ottocentesco per i sentimenti borghesi (individuo e coppia analizzati in un vuoto sociale). Tutto è inserito in un contesto ovattato. In teatro c'è chi privilegia l'analisi della società e chi invece si concentra su quella dell'individuo. Tra questi due filoni di pensiero vi è una forte linea di separazione che può essere identificata in marxisti e non marxisti.

Il Marxismo utilizza una base sociale ---> struttura, strumento, scopo. • Il non Marxismo guarda all'uomo ma resta più sul vago ----> esperienza individuale. •

Infine Brook ci spiega come Shakespeare sia il modello da seguire per poter andare avanti con il teatro. È proprio nelle sue opere che troviamo presente la lotta tra Ruvido e Sacro e molte altre contraddizioni che ci scuotono nel profondo. Quello che quindi l'autore ci vuole dire é che sarebbe necessario un ritorno al teatro shakespeariano con la ripresa di questi elementi:

L'assenza di scenografia come libertà e continuità di narrazione • La struttura come una rappresentazione di concezione universale (diversi livelli) • Il palcoscenico inteso come una grande e perfetta macchina filosofica •

Riguardo il concetto di libertà é importante sottolineare che non era solo legata all'aspetto scenografico bensì serviva all'autore per passare, durante la narrazione, dal mondo delle azioni al mondo delle impressioni interiori a suo piacimento. Non a caso Brook sostiene che la forza dei drammi shakespeariani sia proprio la capacitá di presentare simultaneamente tutti gli aspetti dell'uomo dai quali noi spettatori siamo liberi di ritrarci o identificarci. L'essenza del suo stile é la ruvidezza della trama è una mescolanza consapevole degli opposti (definibile assenza di stile). Brook ci propone l'esempio di "Misura per misura" nel quale ruvido e sacro convivono e dove tutti gli opposti coesistono (prosa e versi). In Inghilterra intorno al periodo in cui Brook scrive (1950) si sostiene quindi che Shakespeare sia ancora il modello per eccellenza. Ma quale forma potrebbe assumere il teatro elisabettiano in termini moderni? Il teatro dice Brook ha bisogno di una propria rivoluzione permanente che consiste in una ricerca di un nuovo discernimento. Al giorno d'oggi dobbiamo accettare che la ruvidezza é più viva e la sacralità é più morta che in passato. Bisogna essere convincenti e c'è bisogno di onestà e trasparenza.

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 4 totali
Scarica il documento