Presidenza Roosvelt e politica estera durante la seconda guerra mondiale, Tesi di laurea di Relazioni Internazionali
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Presidenza Roosvelt e politica estera durante la seconda guerra mondiale, Tesi di laurea di Relazioni Internazionali

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Politica estera di Roosevelt durante la seconda guerra mondiale
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Presidenza Roosevelt e politica estera del Presidente americano durante la Seconda

Guerra Mondiale

Indice Introduzione 3

Capitolo I 6

Franklin Delano Roosevelt 6

1.1 Il primo dopoguerra 6

1.2 Elezioni Presidenziali del 1932 8

1.3 Franklin Delano Roosevelt 12

1.3.1 Il primo mandato 15

1.3.2 Il secondo mandato 17 Politica estera americana durante la Seconda Guerra Mondiale 20

2.1 La Seconda Guerra Mondiale: la fase europea 20

2.2 Il conflitto diventa mondiale 22

2.2.1 L’attacco a Pearl Harbor 24

2.2.2 La conferenza di Washington 25

2.3 “The turn of the tide” 26

2.3 Le conferenze “alleate” 28

2.3.1 La conferenza di Teheran 28

2.3.2 Le conferenze di Dumbarton Oaks e Bretton Woods 30

2.3.3 La conferenza di Jalta 31 2.4 Morte di Roosevelt e successione di Truman 36

2.4.1 La conferenza di Postdam 38

2.5 La politica estera di Truman durante la Guerra Fredda : la dottrina Truman 40

Capitolo III 45

1

La politica estera statunitense dalla firma del Patto Atlantico ad oggi: l’influenza di Roosevelt sui suoi successori 45

3.1 La Guerra Fredda 45

3.1.1 Harry S Truman 46 3.2.1 Dwight Eisenhower 48

3.1.3 John Fitzgerald Kennedy 49

3.1.4 Lyndon B. Johnson 51

3.1.5 Richard Nixon 52

3.1.6 Ronald Reagan 52

3.2 Il dopo Guerra Fredda 53

Conclusioni 57

Bibliografia 60

2

Introduzione

La guerra del 1914-1918 per le sue dimensioni mondiali e la potenza

annientatrice rappresentò un punto di rottura con il passato. Le inquietudini e le

delusioni suscitate dall’andamento delle trattative di pace determinarono una

difficile ripresa. Tra il 1919 e il 1921 si verificò una fase di instabilità politica e

sociale. Dal punto di vista economico le conseguenze della guerra confermarono

l’egemonia statunitense in quanto durante il conflitto gli americani finanziarono

la guerra con mezzi corazzati, e con pochi uomini e il ritardo dell’entrata in

guerra avvenuta nel 1917, i paesi europei dovettero affrontare due ordini di

problemi: la riconversione della vita civile e la ricostruzione economica degli

spazi commerciali.

Alla forte richiesta di beni di consumo sviluppatasi dopo la fine del conflitto

seguì una stagnazione della domanda mentre l’offerta era ancora alta. Si verificò

una crisi di sovrapproduzione che l’America superò molto rapidamente.

L’industria ebbe un periodo di grande sviluppo. La produzione trovò sbocchi di

mercato nei consumatori, come operai delle grandi industrie. Il 40% delle

famiglie americane potevano accedere ai beni messi in commercio dall’industria.

Diminuiva la manodopera nel settore agricolo, mentre aumentava l’occupazione

nelle industrie e nel settore terziario. Si sviluppano le grandi città, sorgono i primi

grattacieli dove trovavano sede gli uffici delle corporations. Vi fu anche una

crescita del sistema dei trasporti. La crescita del settore edilizio fu una

componente per lo sviluppo statunitense. Il presidente Wilson in carica dal 1913

al 1921, era contrario a una pressione doganale in politica estera. La richiesta di

3

“isolamento” cioè che gli americani fossero liberi dai legami con la politica

europea trovò terreno favorevole nella temporanea crisi del dopoguerra

(1919/1921). Per la difesa dei valori nazionali si mobilitarono alcuni gruppi

religiosi che si richiamavano alla mentalità puritana e protestante (Ku Klux

Klan). Ad alimentare la politica di chiusura contribuirono le agitazioni operaie,

che fecero sorgere la paura di disordini sociali o prospettive rivoluzionarie come

in Russia. La ripresa economica, la conseguente perdita di slancio dei sindacati

non diminuirono questi timori verso una politica di apertura internazionale che

potesse mettere a repentaglio le risorse statunitensi.

In questo si sviluppò l’offensiva in campo elettorale dei repubblicani, che dal

1919 al 1932 erano alla guida del Paese con Harding, Coolidge e Hoover. A

questa linea di isolamento in politica estera e alla difesa degli interessi americani

si affiancò all’interno una politica di appoggio ai gruppi economici. L’azione

mirava a ridurre le imposte, per incentivare gli investimenti, adottare barriere

doganali che chiusero il mercato statunitense alle merci estere ed agevolare i

crediti alle imprese. Questi provvedimenti furono accompagnati da una

campagna antisindacale e xenofoba alimentando gravi forme di intolleranza.

Le disponibilità finanziarie determinate dall’aumento dei redditi e dalla facile

concessione dei crediti, indirizzarono cospicui capitali verso la speculazione

edilizia e verso la compravendita dei titoli in borsa. L’arricchimento facile e

rapido richiamò anche capitali esteri. La richiesta di azioni ne fece lievitare il

valore, senza un reale corrispettivo in termini di espansione produttiva. Alla fine

di ottobre 1929, il sistema cresciuto su deboli basi entrò in crisi. Il valore delle

azioni diminuì in rapporto alla diminuita domanda. Si cominciò così a vendere

4

precipitosamente e venne la crisi che ebbe la sua manifestazione nel crollo di

Wall Street - la borsa di New York - il 24 ottobre 1929, che viene ricordato come

il giovedì nero. Il credito diminuì, le banche erano in difficoltà, diminuirono gli

investimenti e aumentò la disoccupazione. L’aumento dei disoccupati tagliò i

consumi, grandi quantità di merci rimasero invendute. L’economia dei “ruggenti

anni Venti” statunitensi era ormai in piena crisi. In questo clima di incertezza e

smarrimento per la depressione economica che si riversò anche nei paesi europei,

si svolsero le elezioni presidenziali che portarono alla guida dello stato il

democratico Franklin Delano Roosevelt.

Sarà proprio la figura di FRD il centro dell’analisi che seguirà.

Nel seguente lavoro si analizzerà principalmente la sua politica estera, il suo

rapporto con gli altri Alleati, il suo ruolo durante la stesura delle condizioni di

pace, il suo atteggiamento nei confronti dell’Italia e, in ultimo, il suo lascito ai

Presidenti che lo successero.

5

Capitolo I

Franklin Delano Roosevelt

1. Il primo dopoguerra

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, gli Stati Uniti avevano iniziato a

sostituire l'Inghilterra come punto di riferimento finanziario dell'economia

mondiale: era l'unico paese da cui si potevano ottenere capitali sia a breve che a

lungo termine. Negli anni '20, l'industria e l'agricoltura americana erano cresciute

a ritmi sostenuti entrando in una fase di prosperità ed espansione, a differenza

della Germania che, in seguito alle condizioni del trattato di Versailles e dopo

essere stata costretta a restituire l'Alsazia-Lorena alla Francia e parte della Prussia

occidentale e la regione mineraria dell'Alta Slesia alla Polonia, dovette rinunciare

a tutte le colonie, alla gran parte della propria flotta e fu costretta a sobbarcarsi il

costo delle riparazioni di guerra ai vincitori che erano particolarmente punitive e

pesanti, tanto da costituire un grande freno alla ripresa dell'economia e

all'auspicato, ma non avvenuto, miglioramento della situazione sociale. Il

pagamento delle riparazioni di guerra, le difficoltà di ricostruzione e

riconversione dell'industria portarono ad una crisi economica che raggiunse il suo

apice tra il 1922 ed il 19231.

Per l’Italia il dopoguerra fu caratterizzato da un diffuso senso di delusione per gli

esiti del conflitto. Pur rientrando tra le nazioni vincitrici, l’Italia non vide

mantenute tutte le promesse, in termini di annessioni territoriali, del Patto di

Londra e in particolare non ottenne Fiume, la Dalmazia e i territori del

Dodecaneso, rivendicati dai nazionalisti e dagli interventisti. Si diffuse pertanto

6

1 Cecco, M. D. (1998). L'oro di Europa: monete, economia e politiche nei nuovi scenari mondiali. Donzelli.

quel sentimento della vittoria mutilata che accese gli animi e divise gli italiani.

Le difficoltà economiche e l’incertezza politica furono terreno fertile per l’ascesa

al potere di Benito Mussolini.

Alla fine del '23 la Germania avviò una rigida stabilizzazione monetaria che

bloccò l'inflazione che aveva raggiunto termini insostenibili. In aiuto alla

Germania, e non solo, arrivarono consistenti aiuti internazionali soprattutto dagli

Stati Uniti e in particolare dalle sue banche, che erano attratte dagli alti tassi di

interesse in gioco, mentre i commercianti statunitensi imposero sia al proprio

governo che all'Europa la libera circolazione di merci e capitali. L'economia

mondiale si era ripresa, ritornando in un tempo relativamente breve ai livelli

precedenti la Prima Guerra Mondiale: le economie in Francia ed in Inghilterra

erano in crescita costante, l'industria e l'agricoltura americana esportavano gran

parte della produzione in Europa. Dal 1925, quando anche la situazione in

Germania stava lentamente migliorando, nei mercati iniziò una progressiva

saturazione dovuta ad una sovrapproduzione, specie di prodotti agricoli. I prezzi

iniziarono a calare e ritornò il protezionismo attraverso l'imposizione di dazi

incrociati.

Tra il 1926 ed il 1928 l'indice della borsa americana era raddoppiato attirando i

capitali dei grandi investitori e dei privati cittadini che non esitarono ad

indebitarsi per investire in titoli di borsa. Quando i tassi di interesse iniziarono a

salire gli investitori furono costretti a vendere i titoli azionari per rientrare dei

prestiti ottenuti il cui onere era divenuto troppo alto. Nel 1929 i prezzi dei titoli

azionari crollarono poiché tutti vendevano ma nessuno comperava. La

sovrapproduzione, il crack della borsa, le imprese che chiudevano o si

7

ritrovavano con un forte calo della produzione e la conseguente crescita della

disoccupazione diedero inizio alla grande depressione che durò in modo

drammatico sino al 19322.

La crisi americana si propagò velocemente in Europa.

Con il crollo di Wall Street i flussi di capitale e gli investimenti, che erano

cresciuti costantemente nel corso degli anni, si interruppero mettendo in difficoltà

tutte le economie dell'Occidente, particolarmente quella tedesca, che doveva

fronteggiare anche la crisi istituzionale che travolse la Repubblica di Weimar. Le

difficoltà economiche, e conseguentemente sociali, unite a politiche incerte e

confuse portarono al potere in Germania il Nazionalsocialismo di Adolf Hitler.

2. Elezioni Presidenziali del 1932

Poco prima del martedì nero3, il repubblicano Hoover divenne presidente degli

Stati Uniti.

Le sue decisioni aggravarono notevolmente la già delicata situazione economica

americana, perché convinto che la sua amministrazione dovesse preoccuparsi

prioritariamente di conservare in pareggio il bilancio dello Stato. Perciò, a fronte

delle maggiori uscite dovute a prestiti, tagliò altre spese pubbliche e aumentò la

pressione fiscale.

Liberista ortodosso, pur favorevole a un intervento moderato del governo in

campo economico attraverso la mediazione tra i vari interessi dell'industria, la

sua strategia di contrasto alla crisi economica del paese si rivelò inefficace a

risollevare gli Stati Uniti. I numerosi proclami volti all'ottimismo e l'approccio

8

2 Galbraith, J. K. (1955). Il Grande Crollo . BUR Biblioteca Univ. Rizzoli . 3 Con l'espressione martedì nero (detto anche "Big Crash") ci si riferisce al giorno del crollo della borsa valori avvenuto il 29 ottobre 1929 a New York, presso lo Stock Exchange, sede del mercato finanziario più importante per volume degli Stati Uniti.

"liquidatorio" verso il sistema bancario del Segretario del tesoro Andrew Mellon,

si fondavano sull'idea di un'imminente ripresa dopo il disastro.

Gli slogan votati all'ottimismo mirarono a convincere gli americani che la crisi si

sarebbe rapidamente riassorbita, nonostante i danni, anche se tali rassicurazioni

apparivano velleitarie di fronte al peggioramento della situazione economica. Il

suo rifiuto a concedere sussidi federali ai disoccupati e ad attuare provvedimenti

diretti a mitigare gli effetti negativi sulle classi popolari, ne fecero una figura, per

tutto il mandato, nettamente impopolare.

La moratoria del giugno 1931 sulla dilazione del recupero dei prestiti europei,

tesa a favorire le esportazioni statunitensi (dopo aver alzato i tassi doganali l'anno

prima), non sortì effetti rilevanti.

Nel gennaio 1932 fu istituito il Reconstruction Finance Corporation4(RFC), un

ente creato col compito di prestare denaro alle strutture finanziarie, alle banche,

alle ferrovie e alle compagnie assicurative. Il Relief and Construction Act5 diede

al RFC la facoltà di allargare l'intervento anche alle amministrazioni statali. Sul

fronte estero optò per il non intervento contro i movimenti rivoluzionari che

imperversarono nel biennio 1930-1931 in Brasile, Cuba e Panama, avviando una

politica di disimpegno militare in Sud America (ritiro dal Nicaragua e da Haiti).

Si pronunciò per la non applicazione di sanzioni al Giappone in occasione

dell'occupazione della Manciuria cinese.

Nel 1932 a Washington arrivarono migliaia di disoccupati che chiesero un

9

4 https://www.britannica.com/topic/Reconstruction-Finance-Corporation 5 https://www.encyclopedia.com/economics/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/ emergency-relief-and-construction-act-1932

sussidio, accampandosi in baraccopoli chiamate Hoovervilles. Addirittura il

presidente ritenne necessario far intervenire l’esercito per allontanarli. Hoover

diventò così sempre meno popolare e con lui il Partito Repubblicano

(conservatore, di centro-destra, creato per contrastare lo schiavismo del Sud)

perse consensi.

Nonostante ciò, nel 1932 si ricandidò ugualmente. È in questo contesto che si

inserì Franklin Delano Roosevelt, ex governatore di New York e cugino di

Theodore Roosevelt, presidente USA dal 1901 al 1909, proponendosi al popolo

americano come alternativa al Presidente uscente Hoover. Durante la campagna

elettorale Franklin Delano Roosevelt promise agli elettori un new dealfor the

American people (un nuovo patto per il popolo americano). La sua strategia

elettorale, favorita anche dall’impopolarità di Hoover, risultò vincente e nel 1933

diventò Presidente ottenendo circa il 60% dei voti totali e circa il 90% dei voti

dei Grandi Elettori.

Figura SEQ Figura \* ARABIC 1- Risultato elezioni presidenziali 1932

10

11

3. Franklin Delano Roosevelt

Ma chi era il 32esimo Presidente degli Stati Uniti d’America?

Franklin Delano Roosevelt nacque il 30 gennaio 1882 a Hyde Park, da una

famiglia protestante di antica origine olandese, emigrata nell'America del Nord

nel XVII secolo. Trascorse buona parte della sua adolescenza viaggiando per

l’Europa, fino a quando poi venne iscritto alla Groton School, uno dei più

prestigiosi istituti americani. Negli anni trascorsi lì, al futuro presidente venne

impartita la rigidissima educazione che formò il carattere determinato e risoluto

che gli fu indispensabile per affrontare i suoi anni alla Casa Bianca.

Nel 1900, forte di questa esperienza, si iscrisse ad Harvard alla facoltà di legge,

dove si laureò in appena tre anni.6

Fu a questo punto della sua vita che iniziò la sua carriera politica.

Già precedentemente tesseratosi al Partito Democratico, nel 1910 venne

candidato alle elezioni del Senato dello Stato di New York. Roosevelt si fece

notare soprattutto per la sua profonda eloquenza e per la sua dura opposizione

alla Tammany Hall, organizzazione politica che controllava il partito e che spesso

faceva uso di mezzi ai limiti del lecito per distribuire cariche pubbliche. Effettuò

una campagna elettorale impegnativa e si interessò soprattutto ai problemi degli

agricoltori, portandosi nei villaggi e nelle fattorie rurali dello Stato. Fu eletto con

ampio margine e dopo due anni, nel 1912, fu rieletto ed ottenne come

riconoscimento la presidenza della commissione per l'agricoltura.

Dopo la vittoria democratica alle elezioni presidenziali del 1912, fu scelto dal

nuovo presidente Woodrow Wilson per ricoprire la carica di Assistant Secretary

12

6 Smith, J. E. (1996). Franklin Delano Roosevelt.

of the Navy, ovvero di viceministro della Marina. Questa carica era stata occupata

in passato (1897-98) dal cugino Theodore Roosevelt, Presidente degli Stati Uniti

dal 1901 al 1909.

Durante la campagna elettorale del 1920 viene scelto ad ampia maggioranza per

correre come vicepresidente del candidato democratico James M. Cox.

Fu una campagna elettorale molto impegnativa per la coppia di candidati che

focalizzarono il loro programma su temi, quale l’ingresso nella Società delle

Nazioni, poco vicini alle preoccupazioni primarie della popolazione, quali la

retrocessione postbellica.

La sconfitta di Cox e Roosevelt determinò il ritiro a vita privata di quest’ultimo

che ritornò ad esercitare la professione legale presso il suo studio.

Nel 1921 si ammalò gravemente di poliomielite, perdendo completamente l'uso

delle gambe; da allora in poi è costretto a servirsi di un busto di acciaio e a

camminare con le stampelle, usava spesso la sedia a rotelle in privato, ma in

pubblico si sforzò di nascondere la sua disabilità per tutta la vita.

Nel 1928 la Convenzione Democratica lo nominò candidato alla carica di

governatore dello Stato di New York. Iniziò il suo primo mandato da governatore

dello Stato di New York proprio quando la grande depressione stava mostrando i

suoi primi devastanti effetti. Roosevelt reagì alla crisi promuovendo una serie di

provvedimenti legislativi volti ad aiutare e a proteggere i disoccupati che

aumentavano di giorno in giorno. Riuscì a convincere il parlamento statale, a

maggioranza repubblicana, ad approvare la Temporary Emergency Relief

Administration che ebbe il merito di fornire assistenza al 10% delle famiglie

newyorchesi. Ottenne anche sgravi fiscali per gli agricoltori e venne incontro ai

13

consumatori riducendo le tariffe dei servizi pubblici. Il suo operato volto a

contrastare gli effetti della crisi gli fece guadagnare facilmente la rielezione nel

1930, quando venne confermato governatore dello Stato con il 56,5% dei

consensi e oltre 700.000 voti di differenza rispetto all'avversario repubblicano.

Forte della rielezione, Roosevelt si adoperò per far approvare provvedimenti

ancora più incisivi in favore dei disoccupati.7

Si getta quindi con entusiasmo nella campagna elettorale per la presidenza degli

Stati Uniti d'America, coadiuvato da un formidabile "trust di cervelli", sebbene

ciò gli costi una considerevole fatica fisica.

Roosevelt riuscì ad ottenere 22.821.277 di voti (il 57,4%) contro i 15.761.254

(39,7%) del presidente Hoover. Trionfò in quarantadue dei quarantotto stati

riuscendo a conquistare ben 472 grandi elettori su 531. Tale successo elettorale fu

dovuto soprattutto alla sua grande capacità di ottenere l'appoggio di tessuti

sociali, organizzazioni e gruppi di interesse spesso eterogenei fra di essi. Era

l'inizio della cosiddetta "coalizione del New Deal": lavoratori, sindacalisti,

esponenti delle minoranze religiose, neri, bianchi del Sud, intellettuali, grandi

imprenditori, agricoltori si erano uniti per sostenere Roosevelt e il Partito

Democratico. Tale coalizione continuerà a sostenere i democratici fino al 1960.

Prima di insediarsi alla Casa Bianca fu coinvolto in un tentato assassinio

avvenuto il 15 febbraio 1933 a Miami ad opera dell'italo-americano Giuseppe

Zangara: Roosevelt ne uscì illeso mentre il sindaco di Chicago Anton J. Cermak

venne ferito a morte.

1.3.1 Il primo mandato

14 7 Britannica, Franklin Delano Roosevelt

La crisi economica toccò livelli tragici: un quarto della forza lavoro del Paese

non aveva una occupazione; i prezzi agricoli erano scesi del 60% gettando così

sul lastrico molti agricoltori; la produzione industriale era scesa più della metà

rispetto al 1929; due milioni di persone erano senza casa. Il giorno in cui si

insediò Roosevelt, in quasi tutti gli stati era stata dichiarata una "chiusura a

tempo indefinito delle banche" per tentare di arginare l'ondata di fallimenti

bancari che aveva attraversato in quei giorni gli Stati Uniti e che aveva portato

molti risparmiatori a ritirare i propri depositi8.

Nei primi cento giorni del suo mandato, Franklin Delano Roosevelt propone un

programma radicale per rimettere in sesto l'agricoltura, sostenere i disoccupati e

coloro che rischiano di perdere case e fattorie; il piano comprende anche delle

riforme, che trovano una prima attuazione nella costituzione della Tennessee

Valley Authority. Nel 1935 il paese è ormai in ripresa, ma la classe industriale e

le banche non appoggiano il programma di Roosevelt, il cosiddetto New Deal.

Temono gli effetti dei suoi "esperimenti" (maggiori tasse sulla ricchezza, nuovi

controlli sulle banche e sulle funzioni pubbliche e un enorme programma di

lavoro per i disoccupati).

È un periodo caratterizzato da una quantità di contraddizioni (tanto da generare

discordanze anche fra gli storici più recenti), tuttavia il New Deal segnerà

indubbiamente l'inizio di un periodo di riforme economiche e sociali che

solleveranno ad un livello mai raggiunto prima le forze progressiste e

democratiche degli Stati Uniti. Non a caso Roosevelt sarà l'unico presidente ad

essere eletto per quattro volte consecutive.

15 8 Alter Jonathan, Il momento decisivo: i cento giorni di FDR e il trionfo della speranza, 2006

Circa la politica estera, il primo mandato di Roosevelt si aprì a poche settimane

di distanza dall'insediamento di Hitler in Germania e dalla decisione giapponese

di lasciare la Società delle Nazioni, due episodi che stavano dimostrando la

fragilità degli equilibri mondiali scaturiti dalla prima guerra mondiale. La crisi

economica internazionale condizionò pesantemente anche la politica estera di

Roosevelt, che fu dominata dall'isolazionismo9 dalle organizzazioni

internazionali. Portò avanti il disimpegno militare in America Latina avviato dai

suoi predecessori repubblicani.

Nonostante questa decisione avesse riscosso notevole consenso tra i suoi elettori,

specie quelli più progressisti, con il senno di poi questa fu una decisione

opinabile: in quasi tutti i paesi interessati, il ritiro dei militari statunitensi favorì

la nascita di feroci dittature.

Rilevante fu il riconoscimento ufficiale dell'Unione Sovietica, che era stato

sempre respinto dai precedenti governi. Il riconoscimento era auspicato in

particolar modo dagli alti ambienti finanziari che speravano di fare fortuna grazie

alle esportazioni nell'URSS, ma anche il governo mirava ad allacciare relazioni

con i russi che erano considerati come un valido baluardo contro l'espansionismo

giapponese in Asia. Molti americani erano però restii al riconoscimento a causa

di motivi economici (il governo sovietico si era rifiutato di pagare i debiti

contratti in USA dal precedente governo zarista), religiosi (l'avversione a tutti i

credi religiosi) e politici (il finanziamento sovietico di movimenti rivoluzionari in

varie parti del mondo). Nonostante ciò il riconoscimento fu approvato nel

novembre 1933. Esso prometteva agli americani residenti in Unione Sovietica la

piena libertà di culto, una negoziazione sui debiti pre-1917 e l'impegno a non

16

9 isolazionismo è una politica estera che combina un non-interventismo militare e una politica di nazionalismo economico

effettuare campagne sovversive contro gli Stati Uniti, ma i russi non rispettarono

neanche una di queste clausole. Deludenti furono anche gli scambi commerciali

fra i due paesi10.

1.3.2 Il secondo mandato

Le elezioni presidenziali del 1936 videro il candidato repubblicano Alfred

Mossman Landon sfidare il presidente uscente Franklin Delano Roosevelt. Le

elezioni del ’36 hanno visto uno dei più clamorosi errori di previsione della storia

dei sondaggi elettorali: secondo la rivista “Literacy Digest”, che aveva condotto

un’indagine su un campione di 2,3 milioni di americani, i risultati elettorali

avrebbero portato il repubblicano Landon ad essere il nuovo Presidente degli

Stati

Uniti d’America con una maggioranza schiacciante. Allo stesso tempo, lo

statistico George Gallup condusse la stessa ricerca su un campione di sole 50.000

persone, ottenendo una previsione favorevole invece per il democratico

Roosevelt11.

I risultati elettorali riportarono una vittoria schiacciante al presidente uscente, che

ottenne il 60,8% dei voti totali e 98,5% dei voti dei Grandi Elettori e che così

iniziò il suo secondo mandato.

Figura SEQ Figura \* ARABIC 2 - Risultati elezioni presidenziali 1936

17

10 Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti d'America, dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri, Bompiani, 2009 11 Corbetta e Gasperoni, I sondaggi politici nelle democrazie contemporanee, Il Mulino

I quattro anni di presidenza che seguirono la rielezione del 1936, furono

caratterizzati da uno scenario politico rovente che vide il presidente contrapporsi

alla Corte Suprema, al Congresso e ad alcuni parlamentari del suo stesso partito.

Degni di una veloce nota sono sicuramente il suo scontro con la Corte Suprema,

composta perlopiù da giudici anziani e repubblicani, che aveva dichiarato

incostituzionali alcuni provvedimenti del New Deal, e lo scontro con il

Congresso, contro cui utilizzò il suo potere di veto fino quasi ad abusarne al fine

di evitare l’approvazione di qualunque progetto di legge che potesse creare

ingiusti privilegi ad uno piuttosto che ad un altro settore. Fu proprio questo uso

18

smodato del potere di porre il veto che rese necessario l’inizio della

trasformazione interna della Casa Bianca, che da quel momento, con il

Reorganization Act of 1939, divenne sede di numerosi uffici finalizzati a dare

consiglio e supporto al Presidente.

Per quanto riguarda la politica estera del suo secondo mandato, l’evento più

rilevante è probabilmente il cosiddetto “Discorso della Quarantena”, pronunciato

a Chicago il 5 Ottobre 1937 in una situazione politica mondiale molto tesa a

causa delle aggressioni della Germania nazista, dell'Italia fascista e dell'Impero

del Giappone. Il presidente affermò che le nazioni responsabili di guerre e

"illegalità internazionali", definite “nazioni-pirata” avrebbero dovuto essere

isolate dagli altri paesi pacifici e mantenute in quarantena, come organismi

contagiosi, per impedire il diffondersi della "malattia" della violenza,

dell'aggressione e della sopraffazione.

Roosevelt non indicò in modo esplicito le nazioni aggressive oggetto del suo

attacco, ma, per la prima volta, sembrò evocare la possibilità da parte degli Stati

Uniti di uscire dalla politica di stretta neutralità e intervenire concretamente nella

politica mondiale.

Capitolo II

Politica estera americana durante la Seconda Guerra Mondiale

2.1 La Seconda Guerra Mondiale: la fase europea

19

In Germania, Adolf Hitler era riuscito in brevissimo tempo ad estendere i confini

tedeschi all’Austria e al territorio dei Sudeti, ad imporre il protettorato alla

Boemia e a diventare estremamente influente su moltissime nazioni dell’Europa

dell’Est quali la Bulgaria e la Romania. Le ambizioni espansionistiche di Hitler e

la facilità con cui aveva ottenuto i suoi primi risultati fecero in modo che

Mussolini decidesse di legare le sorti dell’Italia a quelle della Germania, certo di

aver trovato un alleato pressoché inarrestabile che avrebbe garantito gloria e

potere anche alla sua nazione. L’alleanza tra i due Stati fu sugellata dalla

sottoscrizione del cosiddetto “Patto d’Acciaio”, nel maggio del 1939.

Il patto di non aggressione tedesco-sovietico (patto Ribbentrop-Molotov), siglato

il 23-24 agosto 1939, in vista dell’attacco alla Polonia, costituì l’antecedente

immediato dell’attacco tedesco alla Polonia e quindi della nuova guerra

mondiale. Il 1º settembre 1939 la Germania diede inizio alle operazioni militari

contro la Polonia: cinque armate della Wermacht forti di 1 250 000 uomini, 2 650

carri armati e 2 085 aerei della Luftwaffe invasero la Polonia con un attacco a

tenaglia, impiegando l'innovativa tattica militare della guerra lampo o

blitzkrieg12. La resistenza della Polonia fu tenace e ostinata, ma non

sufficientemente consistente e coordinata: gli anziani generali polacchi

commisero l'errore strategico di disperdere l'esercito lungo l'intera estensione

della frontiera con la Germania, rendendosi vulnerabili ai rapidi sfondamenti dei

panzer tedeschi che riuscirono a penetrare nelle retrovie nemiche compiendo

ampie manovre di accerchiamento.

Il 3 settembre Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra al Reich.

20

12 Concezione della guerra che prevede l’impiego massiccio di divisioni corazzate e aviotrasportate per conquistare rapidamente una posizione di vantaggio strategico e psicologico e indurre l’avversario a una rapida resa.

L'8 settembre i primi carri armati tedeschi giunsero alle porte di Varsavia dando il

via a una feroce battaglia. Nel timore di un attacco della Francia da ovest, i

tedeschi decisero di accelerare i tempi della sconfitta polacca e cominciarono a

colpire Varsavia con una serie di bombardamenti a tappeto; come conseguenza,

nell'arco di una ventina di giorni la città riportò quasi 26 000 morti e oltre 50 000

feriti tra la popolazione civile. Da quel momento, il conflitto assunse il carattere

di una guerra totale: militari e civili furono ugualmente coinvolti, lottando

disperatamente per la vittoria e la sopravvivenza.

Il 17 settembre, in linea con quanto previsto nel patto Molotov-Ribbentrop,

l'Unione Sovietica invase la Polonia da est incontrando scarsa resistenza.

L'attacco sovietico segnò definitivamente il destino della Polonia: con la

popolazione civile ridotta allo stremo, Varsavia si arrese ai tedeschi il 27

settembre 1939.

Nel corso dei mesi successivi, l’Unione Sovietica occupò la Finlandia mentre la

Germania invase con successo prima la Danimarca, poi la Norvegia e infine i

Paesi Bassi, al fine di guadagnare una posizione strategicamente più vantaggiosa

per affrontare la Gran Bretagna e la Francia.

Una serie di vittorie da parte della Germania di Hitler, l’armistizio firmato dalla

Francia a seguito di una pesante sconfitta, l’entrata in guerra dell’Italia e

l’alleanza con il Giappone contribuirono a rafforzare l’Asse.

Dopo il vano tentativo di piegare la Gran Bretagna e di persuadere la Spagna alla

collaborazione militare, Hitler, nel timore di un intervento sovietico contro la

Germania, decise di invadere l’URSS. Consolidata a proprio favore la situazione

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strategica grazie all’adesione all’Asse della Romania e della conquista di Grecia

e Jugoslavia, la Germania diede inizio il 22 giugno 1941 alle operazioni di guerra

contro l’Unione Sovietica.

La controffensiva sovietica iniziò solo d’inverno. La cosiddetta “operazione

Barbarossa” vide la Germania nazista sconfitta in pochissimi giorni, a causa

dell’impervie condizioni territoriale e climatiche nelle quali i soldati dovettero

combattere.

2.2 Il conflitto diventa mondiale

Negli Stati Uniti, il presidente Roosevelt e il Partito Democratico scelsero di

mantenere una posizione più o meno neutrale, limitata a mere condanne morali

dell’aggressività nazista e fascista, al fine di mantenere alto il consenso che

avevano tra le comunità di italo-americani, apertamente simpatizzanti per

Mussolini e tra le comunità di irlandesi, tradizionalmente ostili alla Gran

Bretagna.

La scelta di neutralità del presidente Roosevelt offrì a Italia e Germania il

pretesto per dipingere gli States come un paese di deboli, la cui dimostrazione

veniva offerta dal fatto di essere governati da un uomo costretto in carrozzella.

La scelta di non intervenire e di non esporsi, comunque, fu dettata anche da

esigenze politiche di Roosevelt: candidatosi per la terza volta consecutiva alle

elezioni presidenziali contro un candidato repubblicano che lo accusava di mire

dittatoriali, trovò nel promettere che non avrebbe costretto giovani americani ad

andare in guerra l’unica soluzione onde evitare di perdere consenso tra i suoi

elettori, consenso che era stato già leso dalla sua asserzione contro la

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dichiarazione di guerra dell’Italia alla Francia, che aveva definito una “stab in the

back”13.

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d’America, un presidente veniva

eletto per la terza volta consecutiva, registrando, tra l’altro, notevole consenso tra

il popolo, che gli concesse il 54,7% di preferenze e ancora maggiore consenso tra

i Grandi Elettori, che lo elessero con una maggioranza dell’84,6%.

Ottenuta la Casa Bianca, Roosevelt poté concentrarsi sulla politica estera, avendo

adesso a disposizione un orizzonte temporale di quattro anni per portare avanti

una strategia: gli Stati Uniti d’America sarebbero dovuti diventare un “arsenale

della democrazia”.

Il primo passo in tal senso fu il Lease and Land Act, secondo il quale

l’amministrazione americana garantiva alla Gran Bretagna una linea di credito

illuminata ed una poderosa corrente di aiuti militari.

La collaborazione anglo-americana andò presto oltre l’aspetto economico: Il 14

agosto 1941 F.D. Roosevelt e Churchill si incontrarono ad Argentina (Terranova)

per la compilazione della Carta Atlantica, documento in cui le due parti siglavano

accordi per il raggiungimento di obiettivi vaghi, quali il rafforzamento della

democrazia e lo sviluppo economico e sociale dei due Paesi, ma che fu una chiara

manifestazione del proposito statunitense di partecipare direttamente alla guerra.

Intanto, un attacco del Giappone contro la Francia, precisamente un’invasione

dell’Indocina francese, costò all’impero nipponico un embargo da parte degli

USA sull’esportazione di materiali strategici quali il petrolio.

2.2.1 L’attacco a Pearl Harbor

23 13 “pugnalata alle spalle”

Mentre erano in corso trattative diplomatiche con Washington, il 7 dicembre

1941, giorno che verrà definito da Roosevelt come “il giorno dell’infamia” nel

suo messaggio al Congresso e alla nazione l'8 dicembre 1941, il governo del

generale H. Tojo, mediante l’attacco di Pearl Harbor diede repentinamente inizio,

alla guerra con gli USA. Il 10 dicembre, 2 unità britanniche a grande raggio

d’azione, la Repulse, e la Prince of Wales, furono affondate nel Pacifico. In 4

mesi, il Giappone attuò la parte più importante del programma iniziale di

espansione territoriale in Asia: la Thailandia invasa si alleò con il Giappone, che

da quel territorio scatenò l’offensiva contro la Malaysia e Singapore; Hong Kong

cadde a dicembre, a gennaio furono invase Birmania, Indie Orientali Olandesi,

Nuova Guinea, Salomone e Filippine.

Pochi giorni dopo l’attacco di Pearl Harbor anche Italia e Germania dichiararono

guerra agli USA, evidentemente plagiati dalla loro stessa propaganda contro gli

USA che gli impedì di riconoscere la potenza economica e militare dello Stato

contro il quale stavano scendendo in campo.

Dopo Pearl Harbor, l’opinione pubblica americana nei confronti del conflitto

cambiò radicalmente: il popolo fu talmente scosso dall’evento che accettò non

solo di rinunciare alla politica non-interventista, ma addirittura di prendere

attivamente parte ad una grande alleanza antifascista.

2.2.2 La conferenza di Washington

Churchill e Roosevelt nella prima conferenza di Washington (22 dicembre

1941-14 gennaio 1942) decisero di concentrare lo sforzo principale di guerra

contro la Germania, al fine d’impedire l’attuazione del suo piano di controllo di

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tutto il potenziale economico europeo mediante lo schiacciamento dell’URSS e

di restare provvisoriamente sulla difensiva nel Pacifico. Rimasti con poche

corazzate a disposizione dopo Pearl Harbor, gli USA costruirono a ritmo

accelerato le portaerei, per adeguarsi alle nuove esigenze della tattica aeronavale.

Si assicurarono in tal modo il successo contro i Giapponesi nelle battaglie del

Mar dei Coralli (7-8 maggio 1942) e delle Midway (4-6 giugno 1942), che

sventarono la minaccia diretta verso l’Australia.

Alla fine di questa prima conferenza iniziò ad essere chiaro il diverso approccio

al conflitto delle due potenze: mentre gli USA erano principalmente concentrati

sulla vittoria sul campo, la Gran Bretagna si concentrava già sulla difesa degli

interessi inglesi nel dopoguerra.

2.3 “The turn of the tide”

Tra il 1942 e il 1943, una serie di successi militari dell’Alleanza cambiò le sorti

del conflitto, generando quello che Churchill definì “the turn of the tide”, ovvero

“il cambio della marea”. La prima importante vittoria fu la già citata battaglia

delle isole Midway, che nel 1942 costrinse il Giappone alla resa. Ad essa seguì la

battaglia di El Alamein, durante la quale le truppe anglo-americane sconfissero

quelle italo-tedesche.

La più importante, a livello strategico, fu comunque la cosiddetta battaglia di

Stalingrado. I successi conseguiti a luglio e nella prima decade di agosto contro il

nemico in rotta che abbandonava, decimato, immensi territori, condussero l’alto

comando tedesco alla decisione di sottrarre all’armata corazzata di Von Bock,

diretta verso Stalingrado, un buon terzo degli effettivi, per lanciarlo alla

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