Prima Lezione sul Teatro - Allegri, Schemi riassuntivi di Scienze Della Comunicazione. Università degli Studi di Milano
FedericaRovetto
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TEATRO

21 novembre 2018 TERZO MODULO – TEATRO: codice realismo non realismo per arte, codice autentico non autentico per musica pop d rock, ma linguaggi del teatro sono molteplici, quindi è difficile stabilire codice unico. Teatro per lo più esula da dimensione dei media differente da musica che è fortemente legata a dimensione mediatica, o come il cinema che è esso stesso un medium. Teatro non si lega in modo viscerale agli strumenti della comunicazione anche se negli ultimi anni questo legame si è rafforzato. Legame tra media e teatro. Teatro ha bisogno di TEMPO; SPAZIO ed AZIONE. Appia dice che teatro è opera d’arte vivente. Importanza della dimensioneseriale nel teatro, come serie tv, tanti spettacoli che fanno parte di una realtà più vasta, andare a vedere uno spettacolo perché si va a vederne un altro (serve per comprensione). Libro indica ciò che è lo specifico del linguaggio teatrale e la modalità comunicativa del teatro che lo rende diverso dalle altre forme comunicative: fine del primo capitolo che afferma “irriducibile differenza tra visione di video e partecipazione a evento teatrale= non solo la diretta temporale, quindi contemporaneità ma COMPRESENZA fisica tra attore e spettatore (dimensione temporale e dimensione spaziale, filo di comunicazione ed emozione che si instaura). Spettacolo non è mai lo stesso, e comprensione del pubblico (continuo feedback) quanto e come pubblico e è coinvolto durante la rappresentazione; spettacolo tanto più riesce quanto attore stabilisce canale comunicativo col suo pubblico. Ci sono contatti diretti col pubblico fin dalle antichità, ma ripresi nella contemporaneità (tecniche dello estraniamento), tecniche che confondono aspettative e certezze del pubblico e a volte anche quelle dell’attore; non è chiaro se attore rimane personaggio o se rimane in scena solo come attore, o quanto pubblico rimane pubblico nonostante il loro coinvolgimento. Molto spesso capita che drammaturgo rimanga tradito, i suoi scritti vengono modificati per la rappresentazione, rapporto media-teatro le cose si complicano ulteriormente.

22 novembre 2018 Linguaggi del teatro:

- Teatro come testo/evento: per teatro si parla di evento che deve essere guardato non testo letterario (teatro considerato uno dei generi della letteratura) ; ma la cultura occidentale dominata da parola e scrittura, considera teatro anche stesura in forma scritta (TESTO), relegando a ruolo secondario la realizzazione successiva concreta da parte di registi, tecnici e attori; autori che si sono cimentati con testi letterari, poetici o teatrali (Shakespeare, Manzoni, Göthe, Pirandello, Brecht..). 
 EVENTO= Priorità dell’evento sulla scrittura. Importanza della nascita del regista, alle sue direttive sono assoggettate diverse figure (attori, scenografo, musicisti, tecnici ecc.). Ma poi questa centralità del testo viene meno, cultura e linguaggio teatrale del 800/900 numerosi scrittori rinunciano a ciò: o lo eliminano del tutto, lo riducono, lo manipolano, inseriscono altri materiali estranei al testo di partenza o lo utilizzano in chiave parodistica. Nel 500/600 compare il copione a cui fare riferimento non più testo scritto—> testo modificabile e manipolabile; 700/800 c’è un cambio di nuovo e test viene scritto a prescindere da rappresentazione ma vi si inserisce la didascalia per inserire i commenti dell’autore in caso il suo testo diventasse rappresentazione. Importanza nel 900 della scrittura di scena. 
 Si passa da codice letterario ad un altro codice, linguaggi della scena: si perde pian piano un po’ del senso originario a ogni passaggio, dal drammaturgo a trasposizione scenica a presentazione allo spettatore. Testo ridotto a mero materiale tra gli altri, al servizio dell’evento scenico, non ha più predominanza o priorità, ma anche nelle epoche passate non sempre è esistito il rispetto assoluto del testo (commedia dell’arte ed improvvisazione, Shakespeare e i suoi semilavori).
 → Tempo del teatro: Dentro i testi c’è concentrazione del tempo che convoglia uno accanto all’altro il passato e il presente (commistione di tempi) c’è condensazione di tempi storici più o meno lunghi. Sulla scena il tempo è sempre declinato al presente e non ci sono tempi morti; ma spettatore abbandonano parametri della quotidianità per questo deve essere definito da segnali di inizio e fine (aprirsi, chiudersi del sipario o accensione e spegnimento luci). SPAZIO e TEMPO sono elementi fondamentali dell’evento teatrale le

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uniche condizioni necessarie perchè quell’evento abbia luogo. 
 
 Teatro come istituzione: idea di teatro come un insieme di componenti che si incontrano: l’attore, il pubblico, il regista, lo spettacolo, la scenografia, le quinte, il palcoscenico, il teatro come edificio, il testo drammatico con il suo autore, la rappresentazione. Componenti contingenti, prodotte da un determinato momento storico e culturale; inessenziali a definire lo statuto generale del teatro (es. la scenografia o l’edificio teatrale). Componenti necessarie e ineliminabili: triade autore(testo)-attore-spettatore, assieme al meccanismo significante della rappresentazione, il perno centrale di tutto il sistema. 
 
 Teatro come luogo della realtà: teatro come evento concreto, viene comunemente inteso come uno strumento per rappresentare la realtà quotidiana nella maniera più “realistica” possibile. Nella cultura ottocentesca: personaggi sono quasi persone reali= Stanislavskij raccomanda ai suoi attori di lavorare sul proprio personaggio per fornirgli una biografia completa, nel tentativo di trasformarlo sempre più in una persona reale. Pirandello come se i suoi personaggi fossero individui reali. Freud addirittura dà nomi di personaggi teatrali ai “complessi”, alle disfunzioni psicologiche o caratteriali che affliggono le persone. Il teatro è un’espressione artistica che, a differenza delle altre, è fatta della stessa materia di cui è fatta la realtà quotidiana (spazio, tempo, corpi, gesti, parole, rumori, emozioni, ecc.).
 
 Teatro come luogo della finzione: A dimostrarlo sono i numerosissimi modi di dire e le metafore che utilizzano termini del lessico teatrale e che sono restate imprigionate nel linguaggio corrente: fare l’attore (detto di persona ipocrita), gesto plateale, teatrale/ teatralità, regista/burattinaio/puparo, messinscena, retroscena, dietro le quinte, ecc. → Il teatro risulta il luogo dell’artificio, del non naturale, il luogo che istituzionalmente cambia la natura di tutto quanto trova collocazione al suo interno, a cominciare dall’uomo, che assume la duplicità dell’attore e non è mai solo se stesso e rappresenta sempre qualcosa di diverso da quel che appare. Quest’idea rimanda a un teatro precedente all’epoca tardo- ottocentesca, che sa di cultura barocca, fatta di artificio e amplificazione, di finzione e fascinazione seduttiva dello spettatore
 
 Teatro e spettacolo= nozioni distinte che non possono essere sovrapposte, il teatro è attività, meccanismo di produzione pura di senso, energia/creatività che si può trasformare solo in emozione senza tesaurizzazione del prodotto mentre lo spettacolo è il risultato concreto del lavoro teatrale, destinato a fruizione di qualcuno che guarda, prodotto del mercato e delle sue logiche. 


- Linguaggi spazio teatrale: evento del teatro che si svolge QUI e ORA. 
 da epoca classica a 500 (greci, romani tragedia greca – teatro come rituale cerimoniale, età medievale - teatro religioso medievale) qui c’è concezione comunitaria del teatro. 
 All’inizio non c’è drammaturgo o attori c’è solo festa rituale, teatro come fenomeno sociale della vita collettiva: quando c’è frattura istituzionale tra chi agisce e chi guarda si inizia a parlare di teatro e di spettacolo, da rappresentazione di sé a sé a rappresentazione di sé agli altri. Figura del CORO che rappresenta collettività ed esprime voce del dio (dimensione religiosa, festiva) poi inseriti vari attori fino a comparsa della figura del DRAMMATURGO e del TESTO da qui viene stabilità la gerarchia di priorità prima testo poi rappresentazione scenica. Gli edifici teatrali non esistono e spettacoli hanno luogo nelle piazze, dentro e davanti alle chiese, nei cortili e nelle sale dei palazzi, spazi aperti. Si creava cerchia di persone, inviolabilità dello spazio dello spettacolo. C’è parallelismo tra questo linguaggio spaziale e quello delle performance contemporanee che trasferiscono negli spazi dove hanno luogo la diversità ed eccezionalità della performance stessa (inviolabilità e differenza tra sacro e profano, luogo della finzione e luogo della realtà). 
 Alla fine del 500 (fine Rinascimento): - 500/600 teatro elisabettiano e commedia dell’arte italiana (ultimo introduce la donna in scena non in fx di verosimiglianza ma con fini di

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fascinazione e seduzione erotica degli spettatori); qui c’è concezione spettacolare. 
 perno è uomo non più Dio, nasce edificio teatrale unico, autonomo creato appositamente per l’evento, linguaggio architettonico del teatro (teatro Olimpico di Vicenza di Palladino e Teatro di Sabbioneta); spazio teatrale come luogo specifico e dedicato; separazione netta e istituzionalizzata tra spazio della scena e spazio teatrale (il primo fa riferimento ad una dimensione più estetica e comunicativa, lavorando su ciò che avviene in scena= cosa ; il secondo rapporto tra evento teatrale e insieme delle persone che vi partecipano= per chi e perchè). La scenografia è pura macchina ottica, immagine, e dispositivo della visione (utilizzo della prospettiva). 
 600/700 epoca barocca: - 600 melodramma in Italia (trasfigurare la realtà)/ 700 mutazioni sociali e conseguente crescita di autorevolezza sociale della borghesia. linguaggio architettonico e ordini sovrapposti di palchetti, ad alveare. C’è rapporto frontale tra spazio della scena e spazio degli spettatori (cosa che non c’è nel teatro greco). Linguaggio spaziale del tutto omologo a una società spettacolarizzata come quella barocca; macchina ottica complessa e globale, costruita come reticolo di sguardi incrociati, tutto il teatro è in piena luce, palchetti e platea come palcoscenico, perché tutto è spettacolo (dispositivo panottico) – Teatro San Carlo di Napoli. 
 800 teatro romantico e teatro realistico/naturalistico ; non cambia molto la differenza è in ordine all’illuminazione, forse Wagner a volere netta separazione dello spettatore rispetto a scena teatrale, voleva immersione spirituale dello spettatore, orchestra viene fatta sprofondare sotto al palco + spegne la luce prima di rappresentazione; seconda metà del secolo nasce figura regista in senso moderno che firma spettacolo come autore. 
 900 vi è riflessione sulla realtà teatro può fare anche altro no rottura con rappresentazione della realtà, rovesciamento del modello ottocentesco della centralizzazione sia architettonica che urbanistica dell’edificio teatrale voluta da parte delle avanguardie teatrali; uscire spettatore da passività per farne interlocutore attivo; recupero della dimensione comunitaria (si ridimensiona la frontalità dello spettatore per metterlo anche ai lati della scena), si privilegiano spazi di intervento marginali, decentrati, fuori da ufficialità (location all’aperto, capannoni industriali, spazi non teatrali come museo e gallerie, case private ecc.) portare fuori il teatro da luoghi sacralizzati. Spazio definisce ambienti comunicativi differenti, linguaggio dell’architettura costruisce contesto comunicativo degli spazi che crea.


- Spettacolo con le sue componenti: linguaggi relativi alla messa in scena. 900 – dalla nozione di RAPPRESENTAZIONE o di messa in scena (legate a idea che il punto di partenza sia sempre e comunque il testo drammaturgico) a nozione di scrittura scenica (potrebbe essere considerata come moderna regia), per distinguerla da quella letteraria, lavoro del drammaturgo è esteso a tutti elementi dell’evento teatrale. Non ci sono rimandi a testi o realtà quotidiana, teatro del 900 vuole essere luogo di eventi unici, irripetibili e irrecuperabili dove senso si produce e si consuma allo stesso momento. La scrittura scenica riconosce esplicitamente che quello che si dà sul palcoscenico è nuova scrittura a pieno titolo, costituita da materiali e linguaggi differenti e autonomi dalla sola scrittura drammaturgica, c’è anche questa ma può essere talmente manipolata e agita che a questo punto a definire lo specifico del linguaggio dello spettacolo teatrale non basta messa in scena ma è riscrittura scenica che ha a che fare con evento nella sua globalità, teatro è sottolineato come EVENTO e non come testo drammaturgico; c’è rapporto con drammaturgo ma molto diverso da quello tradizionale. La scrittura scenica si trova articolata in vari autori, ma nello specifico in Antonin Artaud: evento teatrale slegato da centralità della parola e da introspezione psicologica in grado di pretendere da spettatore adesione intima e profonda; in teatro come pura materialità di corpi, luogo della compresenza non gerarchizzata dei linguaggi anziché del dominio della

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parola – a parlare sono i corpi, lui è teorico del teatro della crudeltà, teatro di carne dell’attore contrapposta alla parola; è teatro che non ha ancora trovato una sua grammatica, no linguaggio pienamente compiuto ma quello che è certo è che “il gesto ne è la materia e l’essenza”.
 
 Costumi, Scenografia, Luci: fanno parte del linguaggio della scrittura teatrale, nessun elemento è vergine o puro; tutto è arbitrario, è segno è finto cioè nulla nel teatro è casuale tutto è significante, qualsiasi elemento che compone evento teatrale se c’è è perché è opportuno che ci sia. 
 Costumi – non esiste il grado zero di espressività, tutto a teatro è artificiale e significante anche quando incongrui, anche se si recita nudi, nudità a teatro è altamente significante, autenticità della nudità, è il vestito in questo caso è il significato che gli viene attribuita. 
 Scenografia – ha la fx di contenitore a serio di attori e delle loro azioni, anche quando palcoscenico è vuoto, magari per attirare attenzione dello spettatore sui movimenti degli attori, sulla loro corporeità, o su pregnanza della parola o della situazione. 
 Luce – fx. espressiva; dà impronta stilistica allo spettacolo e diviene essa stessa elemento della scenografia, luce può suggerire quasi movimento narrativo di ciò che viene rappresentato, elemento di prima importanza (cambiamento di luogo, di tempo, sottolineature emotive, cambiamento di atmosfera psicologica). 
 Musica - di accompagnamento o di connotazione psicologica delle situazioni rappresentate; può svolgere proprio discorso non correlato a quello che viene dal testo o dettare i ritmi d'azione
 Altro - del linguaggio di scena fanno parte anche accessori di scena, oggetti, trucco degli attori, meccanismi di cambi scena, dinamica tra azione e ritorno alla quotidianità (intervalli)

23 novembre 2018 - Attore e recitazione: Grammatiche d’attore e autenticità→ ricerca autenticità, nel 900 non

è autenticità di stampo realistico, riguarda invece l’intimo dell’attore e non del personaggio idea che sta prima della sua corporeità, aspetti fondamentali del teatro, ricerca dell’autenticità. Si possono individuare due impostazioni di fondo nel teatro degli ultimi decenni= attore attento alla grammatica/sintassi di un linguaggio scenico ed attore che rifiuta le regole e ricerca (autenticità che venga prima di ogni regola scenica)
 Personaggio= nella cultura moderna si parla di parola-sentimento (personaggio definito dalle sue motivazioni psicologiche, azioni frutto del carattere e sentimenti) nella cultura greca/antica si parla di parola-azione (personaggio definito dalle sue azioni). 
 → Grammatica= prima figlio d’arte derivava da tradizione di famiglia, apprendistato al seguito di genitori e parenti; oggi vi è attore accademico (accademia o scuole di recitazione) uso corretto di grammatiche, tecniche di recitazione, abilità tecniche (pronuncia, dizione, fiato, gesti, espressioni viso, sa rendere suo il personaggi in maniera credibile)
 → Autenticità= attore mette in campo propri sentimenti ed emozioni di uomo, non rappresentazione tecnicamente corretta di quei sentimenti o emozioni; verità esistenziale che sta prima delle tecniche, adesione esistenziale totale no limitata a recitazione, attore che vive la propria parte (Stanislavkij) 
 Eugenio Barba e il “comportamentismo scenico pre-espressivo” dell’attore (ossia di ciò che sta prima della utilizzazione espressiva e artistica del corpo umano). Barba scrive “non credo in quello che fai” attore deve essere credibile come persona; in questa poetica traspare comunque esigenza di essere autentici. 
 Grotowski= “teatro è ciò che avviene tra spettatore e attore” utopia comunitaria, coinvolgimento attori e spettatori come comunità ideale e in relazione; c’è ricerca di autenticità più profonda e attore deve uscire da canoni tradizionali del teatro di rappresentazione, mettersi a disposizione e donarsi; teatro come RITO: attore e spettatore in rapporto tra loro in cui hanno proprio ruolo nella comunità, egli vuole recuperare questa dimensione per ritrovare dimensione comunitaria del teatro, pubblico ha ruolo ATTIVO. Anche così però questo attore-non-attore porta in scena il segno della propria pretesa di

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autenticità. Si parla di Terzo teatro (teatro di gruppo, urgenza esistenziale) diverso dai primi due (quello tradizionale e quello di ricerca) ma serve abbattimento barriere tra attore e spettatore, accorciando sia a livello esistenziale sia fisico, le distanze tra i due soggetti.
 
 Altre grammatiche: teatro contemporaneo è impegnato a trovare modalità diverse da quelle tradizionali per produrre senso da incontro tra attore e spettatore.

1. Procedimento per SOTTRAZIONE: spoliazione progressiva e totale dalle regole e tecniche della recitazione, tentativi di recuperi di autenticità o dimensione comunitaria (es. nudità scandalosa) sottrazione teatralità dell’azione teatrale 
 - Teatro della parola sporca del dialetto (vs. Lingua standardizzata e corretta) e linguaggio spesso iper-colloquiale (declinazioni regionali o dialettali);
 - Evitare naturalismo della tecnica realistica; no imitazione della realtà ma arrivare a realtà dell’attore. Se il personaggio deve esprimere stati d’animo, l’attore deve vivere quell’emozione (teatro autentico, non si parte dalla testa ma dalla pancia= metodo Stanislavskij)
 - Teatro di narrazione: Dario Fo (usa lingua che non è legata al significato delle parole all’espressione delle parole); quasi momento di confessione, intimità svelata, in questo tipo di teatro attori non professionisti raccontano delle vicende, non c’è bisogno di una recitazione realistica perché il narratore si presenta come tale

2. Procedimento per ACCUMULAZIONE: vi è invece una “riteatralizzazione del teatro” riportare artificio e teatralità sulla scena. 
 - Bertold Brecht: spettacolo è creazione artificiale; il teatro è artificio complesso che deve nascondere la propria artificiosità; tecnica dello straniamento che tiene le distanze tra attore e il personaggio; dimensione emotiva e di intrattenimento non deve essere unica presente ma deve costringere a ragionare, prendere coscienza dei meccanismi sociali e delle forze che li muovono; attore non deve calarsi nel personaggio ma prendere posizione, giudicarlo e citarlo con distanza emotiva che si produce quando si raccontano vicende accadute agli altri. 
 - Teatro come riflessione sulla realtà, diverso da realtà e da sua imitazione
 - Teatro di figura, spettacoli con figure inanimate (burattini)
 - Mito della marionetta, marionettizzazione dell’attore, suo svuotamento, ricerca di recitazione de-psicologizzata, recitazione risolta nell'azione
 - Deformazione dell’umano attraverso maschera, trucco, costume; recitazione che spinge verso il grottesco o verso innaturale sovraccarico di espressività (allontanamento da rappresentazione quotidianità) 


- Spettatore e visione: ci sono codici che hanno come oggetto l’attività spettatoriale. Modalità di partecipazione dello spettatore che mutano nell’ultima parte dell’800. 
 - Oscuramento della sala
 - Nel teatro borghese dell’800 nasce idea della quarta parete, esistono già 3 pareti ma se ne aggiunge una quarta, che è parete trasparente solo per chi assiste perché attore deve recitare come se ci fosse veramente. In questo spazio chiuso spettatore diventa voyeur, trasparenza di questa parete ricorda molto TV (reality). 
 Rapporto che si instaura tra palcoscenico e platea è reciproca estraneità (attore recita come se spettatore non ci fosse; spettatore lo spia dal “buco” della quarta parete”
 ANCHE SE→ teatro contemporaneo vuole recuperare contatto diretto con spettatore, per farlo uscire da situazione di passività (gli viene richiesta disponibilità attiva) che è incontro di cui parla Grotowski; teatro evento che si dà in presenza (qui ed ora) incontro fisico e spirituale di persone reali, di corpi, emozioni, compresenza di spazi e tempo comune a tutti, attori e spettatori. 
 Il teatro con alcuni dei suoi codici anticipa di codici di cui si approprieranno delle tecnologie della comunicazione avanzata. 


- Campo discorsivo del teatro: 1. REALTA/FINZIONE:


- teatro luogo della rappresentazione della realtà: realismo
 - accezione discorsiva negativa della finzione 


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- accezione discorsiva positiva della finzione, non è imitazione della realtà ma riflessione sulla realtà, serve a ragionare, prendere coscienza dei meccanismi sociali (ciò che dice Brect nella procedura per accumulazione). 
 Teatro metalinguistico= cresce senso dell’operazione dentro al teatro

2. IL MONDO COME TEATRO:
 - dimensione rituale del teatro - Goffman: identità individuale come artificio drammaturgo ritualizzato (c’è appartenenza comunitaria e si vive esperienza comunitaria). Goffman legge vita quotidiana attraverso la lente del teatro con tutti i suoi codici= grande fraintendimento è che vita quotidiana si svolge come un teatro ma non è vero, se leggo la realtà con lente deformante come quella del rito e del teatro che cosa posso capire di quel mondo? Viene fuori qualcosa di sconvolgente; Goffman attraverso rituale legge ogni interazione come piccoli rituali che avvengono con dei copioni che compongono micro-rappresentazioni. Goffman smonta artefatto della vita quotidiana per vedere come funziona
 - Performance e performatività: il teatro ci ricorda il carattere artefatto della nostra realtà. ES. “performatività e identità di genere”. Butler “Genere viene visto come qualcosa di costruito, un artefatto. E’ teatrale la performatività spettacolare che mostra tale artificio, siamo abituati a degli script ripetuti nel tempo.
 - teatro e liveness: teatro come performance dal vivo come medium modellizzante per i media elettronici. Liveness televisiva come mito della presenza e del carattere della TV. 
 COMPRESENZA è fondamentale: ma oggi il teatro è anche attivo, nuove forme di teatri con contemporaneità ma non compresenza (c’è un ora ma non un qui)
 - teatro e serialità: proto-serialità= dimensione seriale del rito, processo dell’industria culturale influisce anche; neo-serialità: telenovele teatrali di 25 ore

Mondo come teatro e come spettacolo→ metafora del mondo 1. Viene coniata in età antica, quando il teatro è un fenomeno sociale della vita collettiva. 2. Scompare quasi in epoca medievale (1300), quando anche il teatro come istituzione si

decompone sotto la dominante cultura cristiana. 3. Ricompare con ritrovato gusto per il teatro nell’Europa del Cinquecento, soprattutto in

Shakespeare, che già chiama Globe (Mondo) il suo teatro. 4. È diffusa soprattutto nel Seicento, insieme al tema del rapporto tra vero e falso, tra maschera

e volto, tra artificio e realtà. 5. Nelle epoche successive (come il 1700) quando si affievolisce il meccanismo barocco di

spettacolarizzazione, questo rapporto così stretto tra teatro e mondo si allenta. La metafora del mondo come teatro perde sempre più consistenza, perché sempre più l’uomo si sente padrone di se stesso e in grado di cambiare il proprio ruolo e il proprio destino. Il teatro si assumerà allora il compito di rappresentare il mondo, di scandagliarne gli aspetti piacevoli o sgradevoli, magari di indicare i modi per emendarlo dai difetti.

6. Il rapporto fra teatro e mondo rimarrà comunque incardinato, almeno fino alla crisi di questa forma teatrale nello snodo tra Otto e Novecento. Da quel momento il mondo sarà ignorato, per rifugiarsi nel mito, o nel sogno, o nella fantasticheria irreale oppure ancora sarà sminuzzato, violentato e contraddetto come in tanti esperimenti delle avanguardie storiche dei primi del Novecento. Il teatro perde la pretesa e la possibilità di rappresentare credibilmente ciò che accade nel mondo.

7. Nella cultura contemporanea il teatro ha perso quella centralità sociale che aveva nelle altre epoche e ha lasciato il campo allo spettacolo (suo derivato e suo opposto), che può diffondersi meglio. Oggi la realtà, viene immediatamente trasformata in rappresentazione. Rapporto fondante è tra realtà e spettacolo. Questa società dello spettacolo non ha connotazioni positive: è come processo di mascheramento, in cui non arriviamo mai a percepire il reale, ma siamo sempre costretti a incrociare l’immagine, la rappresentazione, lo spettacolo del reale che qualcuno ha predisposto per il nostro sguardo.

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