principi di economia e gestione delle imprese - riassunti dispense, Schemi riassuntivi di Economia e Gestione Delle Imprese. Scuola normale superiore di Pisa
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principi di economia e gestione delle imprese - riassunti dispense, Schemi riassuntivi di Economia e Gestione Delle Imprese. Scuola normale superiore di Pisa

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IMPRESA, AMBIENTE, MERCATO

IMPRESA, AMBIENTE, MERCATO

L’Impresa: rappresenta una cellula del tessuto socio-economico entro cui si sviluppa la vita di ogni gruppo organizzato

L’ambiente: può essere inteso come il contesto generale all’interno del quale l’impresa è chiamata a svolgere le sue funzioni, questo contesto è definito da una serie di condizioni, politiche, legislative, culturali, sociali, economiche che determinano il sistema di vincoli-opportunità entro cui dovrà trovare sviluppo la gestione aziendale.L’ambiente è formato da 4 sub-sistemi: 1)sistema o ambiente politico-istituzionale 2)sistema culturale-tecnolocigo 3)sistema demografico-sociale 4)sistema economico

1)Sistema o ambiente politico istituzionale:è definito dalla forma di governo o dall’ordinamento legislativo prevalenti nel territorio considerato. Esso proietta delle influenze di primaria importanza sulla vita dell’impresa, il cui ruolo e le cui alternative di gestione possono essere fortemente vincolate dalle leggi, dagli interventi, e dai controlli dei poteri pubblici. 2)Sistema culturale-tecnologico: può essere inteso sotto il profilo culturale come il contesto entro cui s’affermano le manifestazioni tradizionali della vita materiale,sociale e spirituale di un popolo. La cultura è definibile secondo una molteplicità di aspetti, in quanto trova espressione nei vari modi di vivere e di pensare che caratterizzano la società. Scienza-Tecnologia: rappresentano un prodotto della cultura, anche se si particolarizzano per il tipo di valori cui attingono e per il campo di applicazione cui riferiscono. La tecnologia influenza soprattutto l’impiego delle risorse, mentre la cultura si riflette anche sul loro consumo sottoforma di beni e servizi prodotti.

3)Sistema demografico-sociale: è rappresentato dalla struttura della popolazione residente e dalle relazioni fra gli individui e i gruppi che la compongono. La ripartizione per classi di età, per livello socio-economico, per condizioni professionali. La suddivisione per strati sociali costituiscono alcuni degli aspetti socio-demografici dell’ambiente in cui opera l’impresa. L’aspetto demografico è ancora più importante quando si vanno affermando delle tendenze di profondo mutamento nella struttura della popolazione( tasso natalità, aumento vita media)

4)Sistema economico: coinvolge le sfere di rapporti che vede l’impresa quale protagonista nei confronti dell’aggregato politico-sociale. L’ ambiente economico va distinto dal concetto di mercato, perché rappresenta il complesso delle macrovariabili( produzione agricola, industriale, ecc..,prezzi e moneta, crediti e investimenti) che compongono l’ordinamento economico prevalente in un certo ambito territoriale. L’ ambiente economico può differenziarsi sotto molteplici profili, il meccanismo di regolazione della vita economica (economie di piano e mercato) e la proprietà di mezzi di produzione( economie liberiste e collettiviste). Per economie di mercato si intende un sistema a decisioni decentrate (leggi di mercato); per economia di piano si intende un sistema in cui le decisioni sono prese solo al centro mediante l’elaborazione di piani governativi nazionali. Nelle economie di mercato prevalgono il principio della libera iniziativa e della proprietà privato dei mezzi perciò si parla di economie liberiste. Nelle economie di piano tutto è regolato dal piano, i mezzi di produzione sono proprietà della collettività. Oggi si è in presenza di un fenomeno generalizzante di privatizzazione dell’economia con un amipio ricorso al mercato per la regolazione delle attività produttive.

I RAPPORTI TRA L’IMPRESA , L’AMBIENTE TRANSAZIONALE E L’AMBIENTE COMPETITIVO

Ogni impresa a seconda dell’attività svolta, dall’area geografica di operatività, dalla dimensione, dalla cultura prevalente,dagli organi di governo, tende a ritagliarsi nell’ambito del macro-ambiente un ambiente o contesto più specifico in funzione di rapporti di scambio che andrà ad attivare. Questi riguardano sia l’acquisizione delle risorse sia la cessione dei beni prodotti e formeranno due mico-ambienti:

1) Ambiente transazionale: l’impresa deve risolvere il problema dei confini della sua organizzazione e del ricorso al mercato per l’approvvigionamento delle risorse di cui ha bisogno. Il tipo di risorse per le quali ricorrerà al mercato, attivando delle “transazioni” dipenderà dalla comparazione di convenienza tra il produrre all’interno i materiali, le parti, i componenti da utilizzare per la produzione dei beni e il procedere al loro acquisto dall’esterno.

2) Ambiente Competitivo: dipenderà dalla scelta delle porzioni di mercato (segmenti e

nicchie) da soddisfare. Anche in queste cose, sarà quindi l’impresa con le sue decisioni strategiche, a definire l’ambiente competitivo di riferimento. Ogni azienda opererà in più stretto contatto con un micro- ambiente, inserito nel più vasto macro-ambiente. All’interno di questo micro-ambiente vi saranno degli interlocutori (stakeholder) con cui dovrà collegarsi per attingere delle risorse o cedere dei prodotti.

Si ha un mercato in tutti i cassi in cui vi siano due o più contraenti disposti a scambiare fra di loro i beni rispettivamente posseduti. Il concetto di mercato si fonda sullo scambio e si presta ad essere differenziato in rapporto alla natura delle risorse trattate (mercato agricolo, edilizio ecc..) allo specifico tipo di bene scambiato (mercato automobilistico, tessile ecc..) all’estensione territoriale( mercato locale, nazionale, internazionale).

Ogni impresa si collegherà con: 1)MERCATO DEL LAVORO: costituito dall’offerta di forza-lavoro(manodopera, impiegatizi) 2)MERCATI DELLA PRODUZIONE:composto dai produttori di materie prime, semilavorati,impianti e macchinari, materiali di consumo 3)MERCATO FINANZIARIO:rappresentato dalle borse valori, dagli intermedi finanziari 4)MERCATO DI VENDITA: costituito dagli acquirenti di beni e servizi prodotti.

L’impresa si presenta al centro di un micro-ambiente, che è stato diviso in AMBIENTE TRANSAZIONALE e AMBIENTE COMPETITIVO, che a sua volta è inserito in un macro- ambiente. Si genera un sistema di interrelazioni che si occupano innanzitutto di rapporti tra macro-variabili e micro-variabili e successivamente, tra queste e le caratteristiche di struttura e di gestione dell’impresa. Quest’ultima dovrà adattare i componenti più idonei per svolgere a suo vantaggio l’evoluzione di mercati di fornitura, finanziario, del lavoro e di vendita; evoluzione che scatenerà il movimento di variabili generali di tipo politico, socio- demografico,culturale,tecnologico, economico. L’impresa nn può scegliersi il macro-ambiente, ma può scegliersi l’ambiente transazionale e competitivo all’interno del quale operare. Inoltre la gestione aziendale deve sottostare a determinati vincoli che possono dipendere da leggi e provvedimenti amministrativi, dal modello di cultura prevalente, dalla composizione o modalità delle classi sociali ecc..

BISOGNA INTRODURRE IL CONCETTO DI:

Complessità: il concetto di complessità deriva dal crescere dei fenomeni di varietà e variabilità, che nn solo complicano l’analisi delle situazioni transazionali e competitive, ma che rendono anche difficile la previsione dell’evoluzione dell’ambiente stesso. La complessità discende oltre che dal dinamismo tecnologico e dello sviluppo autonomo dalla domanda, dalla globalizzazione dei mercati. Globalizzazione: la globalizzazione dei mercati estende in senso universale l’ambiente transazionale e competitivo di riferimento. Un economia caratterizzata dall’allargarsi delle aree di libero scambio e specialmente dal rapido propagarsi di modelli di consumo.

Nell’ interpretazione dei rapporti impresa-ambiente ci sono 2 principali fili conduttori:

Progresso tecnologico: si riflette sull’offerta, influenza in modo considerevole la struttura di un settore industriale e la posizione competitiva dell’impresa. Le innovazioni concorrono a modificare il sistema di barriere sia di entrata sia di uscita e possono creare difficoltà o nuove opportunità per coloro che sono presenti nel settore o che aspirerebbero di entrarvi. A mano a mano che si diffonde il progresso tecnologico si modificano il tipo,il modo e l’organizzazione delle produzioni.

Sviluppo economico: si riflette sulla domanda di beni e servizi. Con lo sviluppo economico migliora il livello di vita della società, aumenta il reddito pro capite, cresce in misura proporzionalmente più elevata la quota di reddito discrezionale a disposizione del consumatore e le scelte di quest’ultimo si rivolgono nn tanto alla selezione dei beni, quanto a quello dei bisogni. L’ ampliamento del mercato, rese possibile sotto il profilo dei costi e altresì favorito dal movimento dei redditi, la cui crescita produce un’espansione e conferisce una maggiore elasticità della domanda.

FORME DI MERCATO: In economia per mercato si intende il complesso degli atti di scambio che si manifestano e che potrebbero manifestarsi in rapporto ad un determinato prodotto e in un certo ambito territoriale. Ogni mercato si differenzia dagli altri per le modalità qualitative, quantitative, temporali di manifestazione della domanda, per la distanza fra classi diverse di acquirenti, per il grado di concentrazione dell’offerta, per l’esistenza di barriere, per le situazioni di equilibrio o squilibrio fra potenzialità della produzione e dei consumi. Tali elementi concorrono a definire la struttura del mercato. Queste forme si possono meglio definire procedendo all’esame degli attributi di struttura prima accennati, che sono così schematizzati: 1)Grado di concentrazione, di elasticità e di differenzazione della domanda 2)Grado di concentrazione dell’offerta 3)grado di differenzazione delle produzioni 4)esistenza di barriere della concorrenza 5)rapporto di equilibrio fra domanda e offerta

1)GRADO DI CONCENTRAZIONE, DI ELASTICITà, E DI DIFFERENZAZIONE della DOMANDA:

la domanda di certi beni o servizi può presentarsi con un diverso grado di concentrazione. Vi sono mercati in cui esiste un solo grande acquirente nelle cui mani si concentra ad esempio 80% della richiesta globale di determinati prodotti, mercati in cui si hanno pochi grandi clienti e mercati infine in cui la richiesta è polverizzata fra un numero elevatissimo di compratori. Per quando attiene alla Concentrazione della domanda, la dottrina economica ha distinto il caso di un unico acquirente(MONOPSONIO), di pochi grandi acquirenti(OLIGOPSONIO) e di molti piccoli acquirenti(DOMANDA FRAZIONATA o polverizzata) La condizione di MONOPSONIA in un certo mercato di acquisto si giustifica per la detenzione di una posizione monopolistica nel mercato di vendita, condizione questa assai rara. Nella realtà la domanda può presentarsi concentrata nella mani di pochi acquirenti oppure fortemente frazionata fra migliaia di compratori. Altro attributo importante è quello dell’elasticità della domanda, vale a dire il modo secondo cui la richiesta del mercato reagisce a condizioni del ciclo economico. Una domanda fortemente elastica produce una situazione di incertezza per i produttori Una domanda anelastica determina condizione di mercato più regolari e tassi di crescita più facilmente prevedibili. Ulteriore caratteristica, che crea nei mercati delle situazioni differenti nei rapporti tra acquirenti e venditori, è quella della Differenziazione della domanda. In molti mercati nn si ha una domanda ed una offerta per un certo tipo di bene ma tante domande e tante offerte quante sono le classi e segmenti di acquirenti presenti nel mercato.

2)GRADO DI CONCETRAZIONE DELL’OFFERTA

La teoria economica, ha rivolto prevalentemente l’attenzione alla situazione che si presenta dal lato dall’offerta. Dovuto al fatto che l’elemento più variabile e più immediatamente influente sul funzionamento del mercato è il grado di concentrazione della produzione. La teoria classica si è interessata soprattutto al problema della formazione del prezzo nella ipotesi del monopolio e della concorrenza perfetta. L’ipotesi del Monopolio presuppone che il produttore monopolista sia arbitro del prezzo e della quantità di produzione da immettere nel mercato per arrivare ad ottenere il massimo profitto. La formazione dei monopoli trova dei limiti sostanziali nell’intersostituibilità dei prodotti e nell’ampliamento internazionale dei mercati. L’ipotesi della Concorrenza perfetta, soprattutto con l’ampliarsi della scala di bisogni soddisfacibili, rende vulnerabile qualsiasi posizione monopolista. In aggiunta a ciò si deve considerare l’effetto di apertura internazionale dei mercati che, consentendo il libero scambio di prodotti provenienti da paesi diversi, di fatto rende difficile la conservazione di tali posizioni.

La Concorrenza Perfetta si basa su 4 condizioni fondamentali: 1)Atomizzazione dell’offerta la polverizzazione dell’offerta fra molti produttori, nessun dei quali sia in grado di influenzare i prezzi di mercato, è il presupposto del concetto economico di concorrenza.

2)omogeneità dei prodotti e dei venditori attributo essenziale, in quanto una possibilità di differenzazione porterebbe alla creazione di posizioni monopolistiche. Per poter avere una situazione di concorrenza è dunque necessario che i prodotti e i venditori nel mercato nn siano distinguibili agli occhi del compratore. 3)Trasparenza del mercato è indispensabile che vi sia una perfetta conoscenza delle alternative da parte sia dei produttori sia dei consumatori.

4)Libertà d’ingresso e uscita del mercato è l’elemento di rilievo in quanto denota l’inesistenza di barriere di qualsiasi genere e la possibilità per il produttore di spostarsi da un mercato all’altro secondo l’opportunità di profitto sperato.

3)LA DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI:

Il concetto di differenziazione dei prodotti ha assunto un ruolo centrale nella definizione della forma di mercato, in quanto con la sua affermazione è caduto uno dei presupposti essenziali della concorrenza perfetta. Questa è legata alla condizione dell’omogeneità dei prodotti offerti sul mercato, cioè all’impossibilità di differenziarli e individuarli a seconda del produttore della zona, dall’epoca di produzione e altri caratteri distintivi della qualità. Gli economisti moderni, hanno però, posto in rilievo che la condizione di omogeneità dei prodotti e dei venditori deve essere considerata l’eccezione piuttosto che la regola e che, è difficile trovare dei mercati in cui nn vi siano prodotti differenziati. La Differenziazione del prodotto sotto il profilo fisico,tecnico,psicologico costituisce la situazione ricorrente nell’economia dei nostri tempi e ha portato alla tecnizzazione di nuove forme di mercato. L’esistenza di prodotti differenziati comporta il frazionamento del mercato in tanti sub-mercati ciascun dei quali è in certi limiti separato dagli altri e indipendente nelle sue regole di funzionamento. L’Obbiettivo delle imprese è quello di scavarsi una “nicchia” nel mercato, cioè disporre di un proprio sub-mercato nel quale potersi muovere in posizione quasi monopolistica. È chiaro che tale posizione sarà sempre relativa per 2 ragioni: 1)Perché i vantaggio connessi con la differenzazione del prodotto potranno essere controbilanciati da altri strumenti concorrenziali(prezzo,condizioni di pagamento ecc..) 2)perché i migliori requisiti di qualità o di prestazione del prodotto potranno essere annullati mediante la loro imitazione da parte di concorrenti. La sempre maggiore diffusione, attraverso la politica della marca,della pubblicità e dalla differenziazione dei prodotti ha portato gli economisti di parlare di concorrenza monopolistica o di oligopolio differenziato. La concorrenza monopolistica tende a porre in rilievo che in uno stesso mercato sono compresenti elementi concorrenziali e di monopolio. I primi connessi al frazionamento dell’offerta tra una pluralità di produttori e i secondi con la formazione di tanti sub-mercati distinti, in ciascun dei quali crea dei prodotti, può acquisire di fatto una posizione monopolistica. Si parla di oligopolio differenziato se la differenziazione dei prodotti è attivata in un mercato controllato da pochi imprenditori. Secondo taluni economisti il carattere tipico dell’organizzazione della produzione moderna è quella della concentrazione a cui si può accompagnare quella della differenziazione. Da ciò deriva la concezione dell’Eligopolio quale forma prevalente di mercato nelle sue 3 varianti dell’oligopolio differenziato,misto,concentrato.

Oligopolio Differenziato: definito come quella condizione per ciascun venditore è in diretta concorrenza con pochi altri venditori. Oligopolio Concentrato: come quello in cui manca o è irriverente il principio della differenziazione Oligopolio Misto: come una situazione intermedia, che presenta le caratteristiche della concentrazione e differenziazione.

4)LE BARRIERE ALLA CONCORRENZA: Oltre alla concentrazione e alla differenzazione, altro elemento che caratterizza la struttura di un mercato è rappresentato dalle cosidette Barriere alla concorrenza. Ci si intende riferire alle Barriere all’Entrata, cioè di fattori che rendono meno facile l’ingresso di nuovi produttori nel mercato. Le Barriere si distinguono: ESTERNE:quando impediscono l’ingresso di nuovi competitori. INTERNE: quando tutelano la posizione di ciascun produttore nei confronti delle azioni espansive degli altri produttori presenti nel mercato.

Le barriere all’entrata si collegano:

1)Alle economie di scala attenibili nelle funzione di gestione: cioè il fenomeno di abbassamento dei costi unitari di produzione e di vendita al raggiungimento di determinati volumi di operazioni, sono attenibili nn solo nella fase tecnica o di trasformazione dei beni ma anche in quella di approvvigionamento delle materie prime e dei servizi e di commercializzazione delle produzioni finali. Bisogna fare una distinzione fra: economia di scala d’impianto->afferiscono fondamentalmente al processo di produzione dei beni e sono funzione della dimensione del singolo impianto; economia di scala d’impresa->discendono dalla dimensione globale assunta dall’azienda e riguardano nn solo il processo di produzione ma anche soprattutto i processi di commercializzazione.

2)alla disponibilità di brevetti e know-how:le barriere possono esistere perché il patrimonio tecnologico si concentra nelle mani di uno o pochi imprenditori. Il possesso di brevetti o know-how impedisce l’entrata di concorrenti fino a quando nn sia possibile sfruttare diritti intangibili o per lo spirare dei termini di protezione brevettuale o per il ricorso a brevetti e know-how sostitutivi.

3)alla scarsezza di fattori produttivi essenziali:scarsa disponibilità di fattori produttivi essenziali(materie prime, manodopera specializzata)

4)alla differenzazione dei prodotti:tipo di barriera più interno che esterno, si collega alla differenzazione dei prodotti. Consente al produttore di isolarsi rispetto agli altri e per chi entra gioca una barriera in entrata in quanto per sopperire all’isolamento di specifici produttori occorrono ingenti investimenti per sottrarre loro clientela. Il fattore differenzazione può trovarsi congiunto con quello della concentrazione e generare cosi ostacoli maggiori all’ingresso nel mercato.

L’economia di scala può essere abbattuta facendo crescere il volume di produzione e di vendita, mentre il possesso di un brevetto o know-how nn può essere superata perché si collega a vantaggi unici delle imprese presenti nel mercato.

Le barriere all’uscita: vincolano le imprese a permanere nel mercato e finiscono per irrigidire e spesso turbare i comportamenti concorrenziali. Le barriere all’uscita create da vincoli sociali,economici, rendono rigide le situazioni di mercato penalizzando sovente tutte le imprese produttrici. L’esistenza di barriere può essere annullata nel caso della concorrenza allargata basata su prodotti sostitutivi. È evidente che se i prodotti caratteristici di un certo mercato sono minacciati di sostituzione da parte di prodotti tipici di altri mercati, il concetto di barriera all’entrata e all’uscita nn ha più valore in quanto la concorrenza è attivata da produttori gia presenti in altri mercati.

5)L’EQUILIBRIO FRA DOMANDA E L’OFFERTA Per comprendere il funzionamento di un dato mercato e le politiche adottate dalle imprese che in esso operano, nn è sufficiente analizzare separatamente la situazione della domanda e dell’offerta ma è indispensabile valutare congiuntamente queste due componenti, allo scopo di desumere la posizione relativa di forza dei produttori e dei consumatori. Ai fini del funzionamento del mercato nn è importante l’equilibrio in termini di risultati fra domanda e offerta, quanto quella fra potenzialità di produzione e capacità di assorbimento.

Mercato del venditore:se la domanda tenderà a superare la capacità di produzione esistente nel mercato, i produttori assumeranno una chiara posizione di vantaggio, in quanto nn solo nn sopporteranno rischi di vendita dei loro prodotti, ma potranno godere di una situazione di concorrenza fra gli acquirenti, che dovranno competere l’uno con l’altro per entrare in possesso della limitata quantità di beni disponibili. Mercato del compratore:nel caso di un’eccedenza dell’offerta, i produttori dovranno competere fra di loro per acquisire la domanda disponibile. In un ipotesi del genere arbitri del mercato diventeranno i compratori, la cui odi acquisto decreteranno il successo o l’insuccesso delle singole aziende produttrici. Le situazioni di mercato del venditore sono molto rare sia per lo sviluppo avutosi nelle strutture produttive dei paesi industrialmente più avanzati sia per l’apertura dei mercati internazionali.

CAP.3) I FATTORI TRA L’IMPRESA E IL MERCATO

1) Concetto di MERCATO, SETTORE, FILIERA DI PRODUZIONE la distinzione di mercato, e settore deriva dal fatto che un mercato è favorito dagli acquirenti e dai venditori di un particolare prodotto, mentre i produttori vengono collettivamente denominati l’industria o il settore. I confini settoriali diventano importanti soprattutto per la distinzione fra mercati domestici e internazionali; atteso che un settore diviene internazionale quando per il consumatore scatta l’opzione di sostituibilità dei prodotti nazionali con quelli di importazione e per il produttore diviene percorribile l’alternativa tra il collocamento dei beni all’interno del paese do produzione o in altri paesi. Mentre il concetto di settore è inteso in senso orizzontale poiché raggruppa entità omogenee(produttore di beni sostituibili), quello di filiera di produzione è definito in senso verticale, comprendendo la catena degli operatori che partecipano alla realizzazione di un certo bene. Il concetto diviene più ristretto sotto il profilo merceologico e molto più ampio sotto quello dell’interrelazioni fra le fasi che si sviluppano dalla produzione delle materie prime alla realizzazione del prodotto finito da destinare al consumatore.

2)Evoluzione dei rapporti tra l’impresa e mercato I rapporti tra l’impresa e l’ambiente assumono un ruolo centrale nell’impostazione della teoria economica-aziendale. Secondo gli studiosi cosiddetti “strutturalisti”, la struttura del mercato incide sul comportamento delle imprese e quest’ultimo a sua volta influenza il risultato della gestione aziendale. L’impresa nella “nuova economia industriale” è vista come elemento che influenza l’ambiente, che produce degli output che finiscono per modificare il settore in cui opera, e nn come elemento che risente dell’ambiente e che deve adattarsi ad esso. In questo nuovo inquadramento, le strategie aziendali sono orientate ad aumentare il potere di mercato e a creare rapporti di dominanza nei confronti dell’ambiente esterno. Cioè oggi tende a prevalere il concetto dei cambiamenti abientali prodotti dalle innovazioni aziendali.La produzione di innovazioni nn è il risultato dei mutamenti ambientali, ma è l’effetto della ricerca e sfruttamento di nuove innovazioni da parte delle imprese.

3)I rapporti tra organizzazione e mercato Il tema delle scelte di struttura si riflette sulle caratteristiche di operatività dell’impresa: più l’organizzazione è rigida più difficile sarà sfuggire ai vincoli ambientali. La teoria dei costi di transazione sostiene che la produzione viene organizzata implicitamente dal mercato e di esplicitamente dalle gerarchie dell’impresa: quest’ultima sceglie di produrre anziché di acquistare dall’esterno i beni e i servizi di cui ha bisogno allorchè il costo di transazione si rileva più elevato del costo di produzione. Il costo di transazione è più ampio di quello di scambio perché ha uno spiccato orientamento di processo di trasferimento delle informazioni necessarie per consentire lo scambio stesso. I cosi di transazione comprendono tutti i costi necessari per progettare, negoziare o tutelare un rapporto di scambio. I costi di produzione sono legati alle economie di scala(al crescere delle quantità prodotte, decrescono ovviamente i costi unitari di prodotto) e ai costi di assortimento o di gamma(costi unitari che tendono a crescere allorchè, a parità di valore complessivo, si amplia la gamma dei prodotti posti in essere. L’allargamento della gamma porta infatti ad un maggior frazionamento del volume di movimentazione, le differenze nelle operazioni di confezionamento ecc.. In effetti la somma dei costi di scala e di gamma rappresentano il costo totale di produzione. I modello di mercato e di organizzazione dei settori produttivi possono essere dunque molteplici in funzioni della specificità della ripetitività e dell’incertezza delle transazioni economiche da compiere.

4)I fattori di competitività nel mercato La competitività dell’impresa, secondo quanto si è descritto in precedenza, è legata alla sua efficienza funzionale e all’efficienza del sistema internazionale di cui dovesse far parte. Poiché l’efficienza del sistema nasce dalla combinazione dell’ efficienza dei singoli partner, è chiaro che l’efficienza aziendale rappresenta il presupposto per la permanenza nel sistema stesso. Un’impresa può sopravvivere se mantiene un vantaggio competitivo nel mercato; per conservare il vantaggio competitivo essa deve innovare, cioè modificare la sua strategia, la sua struttura , isuoi processi produttivi, la produzione di innovazione è frutto del dinamismo delle sue capacità o abilità professionali. Da questi postulati deriva che la differenzazione tra le imprese può essere spiegata in termini di dotazione dinamica di capacità ovvero in termine di attitudine a concepire e a realizzare proficuamente il cambiamento diretto a creare vantaggio competitivo. Le capacità possono essere intese in 2 modi: come abilità a creare delle routine per standardizzare le procedure operative;e come sapere o apprendimento in grado di produrre cambiamento. Il sapere di un’azienda può tradursi staticamente nella routine e dinamicamente nel cambiamento. Secondo la teoria della capacità dinamica, le imprese debbono quindi fondare il loro successo sulle caratteristiche organizzate piuttosto che sul possesso di tecnologie avanzate. La vera forza è quella dell’organizzazione. Occorre inoltre distinguere le risorse: in appropriabili(disponibili per tutte le imprese in funzione della capacità finanziaria) e nn appropriabili(da creare nel tempo mediante l’accumulazione di abilità professionali, delle conoscenze e dei valori diffusi nell’organizzazione

5)Il ruolo delle risorse intangibili nel successo competitivo Di grande importanza nella vita d’impresa e nell’ efficienza dei sistemi industriali appaiono, le risorse intangibili ovvero quelle potenzialità aziendali che costituiscono investimento a reddito futuro. Quando si parla di attività intangibili occorre distinguere tra le attività che corrispondono a proprietà immateriali (brevetti,know-how,marchi) che trovano la loro valutazione nel bilancio di

esercizio e le altre attività di carattere intangibile come per es.l’avviamento di mercato, immagine dell’azienda, il patrimonio di conoscenze e tecnologie. Poiché le risorse intangibili sono correlate a progetti d’investimento destinate a produrre risultati in tempi nn brevi, è chiaro che la valutazione aziendale nn può nn tenere conto delle intangibile asset. Le risorse intangibili fanno comunque parte del codice generato dall’impresa e si pongono alla base della loro creazione del sistema di valori.

6)La complessità dell’ambiente e la flessibilità dell’impresa Le modificazioni avvenute nell’ambiente negli ultimi anno hanno toccato tutti gli aspetti della vita sociale,economica,politica. Il filo conduttore di questa evoluzione è stato senz’altro la compressione del tempo e dello spazio. La diffusione di mezzi sempre più veloci di trasporto, di persone,di cose e informazioni ha ottenuto o addirittura eliminato il fattore distanza. La caduta dei confini nazionali, avvenuta mediante la progressiva creazione di una rete di aree di libero scambio e con l’abbattimento della cosiddetta cortina di ferro ha accresciuto la permeabilità delle economie aziendali e sta rapidamente portando ad una riorganizzazione del sistema produttivo su scala mondiale. Questa turbolenza ambientale porta al successo un nuovo tipo di impresa contraddistinta dalla combinazione di caratteristiche di flessibilità e di efficienza. La maggiore complessità è discesa nn solo dai fenomeni di turbolenza ma anche dai processi di internazionalizzazione dell’economia e di globalizzazione dei mercati. Nell’ambito di questo crescente processo d’internazionalizzazione dell’economia, che è il riflesso principalmente di scelte politiche dei paesi piu sviluppati, si sono affermati processi di globalizzazione dell’offerta e della domanda. Il concetto di globalizzazione può essere visto sotto 2 aspetti: -interrelazione su scala mondiale di certi mercati, che amplia la concorrenza a livello internazionale -omogeneità della domanda che rende possibile la standardizzazione delle politiche aziendali e nei vari paesi serviti. La globalizzazione può essere intesa come superamento delle barriere geografiche, per effetto del quale il mercato aziendale finisce per essere rappresentato da tutti i gruppi di consumatori caratterizzati da comportamenti di acquisto simili. La globalizzazione si riferisce ad un mercato senza confini geografici, piuttosto che ad un mercato mondiale omogeneo. Questo ampliamento viene facilitato dall’evoluzione dei mezzi di trasporto, dalla velocità di trasmissione dell’informazione,dalla caduta di ostacoli allo spostamento internazionale delle persone. Si parla oggi di industria globale per intendere un settore produttivo all’interno del quale la posizione competitiva di un’impresa di un certo paese viene influenzata in modo rilevante della posizione che essa è in grado di conquistare e di mantenere in altri paesi. L’affermarsi di fenomeni d’internazionalizzazione e di globalizzazione, nell’estendere dunque i confini dei mercati rende piu difficile la delimitazione dei settori industriali e impone all’impresa una maggiore mobilità.

Cap4.) LE FUNZIONI DELL’IMPRESA E LE TEORIE SULLA FINALITA IMPRENDITORIALE

1)Le funzioni dell’impresa

L’impresa rappresenta una realtà complessa interno a cui si sviluppa una rete di rapporti nn solo di scambio, ma anche di collaborazione di informazione, di interessi. Essa svolge una varietà di ruoli nei confronti di cui vi partecipa, dal mercato e dell’ambiente socio-economico e costituisce allo stesso tempo, una realtà giuridica, economica ed organizzativa. Ogni azienda può essere:

Organizzazione economica :il suo scopo è il soddisfacimento dei bisogni umani mediante la messa a frutto di risorse rinvenibili in natura in misura limitata. Si tratta della funzione economico- generale, che legittima il ruolo fondamentale da essa assunta nello sviluppo della vita organizzata. Mediante l’organizzazione e il funzionamento di un apparato d’impresa si generano delle maggiori utilità per la collettività nel suo complesso, in virtù del principio di specializzazione e di divisione del lavoro, che rende possibile un più razionale uso delle risorse esistenti.

Sistema sociale:sotto questo profilo esso adempie ad una funzione più limitata rispetto alla precedente, ma certamente nn meno essenziale. L’impresa, in quanto centro di coagulazione degli sforzi di un insieme di gruppi sociali, va vista anche come distributrice della ricchezza creata, rappresentando uno strumento per il soddisfacimento delle necessità soprattutto di coloro che operano al suo interno.

Struttura patrimoniale: impresa come complesso di beni organizzato e retto per lo svolgimento di processi produttivi. Questo aspetto richiama 2 elementi impliciti nella vita di qualsiasi organismo aziendale: il capitale e la capacità imprenditoriale. L’impresa appare l’emanazione di un imprenditore, cioè di qualcuno che impegna in essa le proprie sostanze e le proprie abilità. Intesa in questo senso, come intrapresa che richiede un investimento di capitale a certi coefficienti di rischio, l’azienda deve soddisfare un'altra funzione: Produzione di reddito. Una prima conclusione che è possibile trarre, concerne la molteplicità di funzioni dell’impresa in rapporto ai differenti ruoli da essa assunti nel sistema economico-sociale. Tale conclusione deve essere tuttavia completa accennando alla complementarità esistente tra le funzioni indicate, ciascuna delle quali è essenziale per l’espletamento delle altre e quindi per la continuità della stessa vita aziendale.

2)Le finalità imprenditoriali Aspetto di particolare importanza nell’economia aziendale è quello dei fini imprenditoriali perché la spiegazione delle strategie e delle politiche adottate da un’impresa nn può che essere fornita in termini di obbiettivi da raggiungere. Un azienda è espressione di una volontà imprenditoriale tesa all’ottenimento di determinate finalità. L’azienda ha delle funzioni da svolgere piuttosto che delle finalità da raggiungere. La precisazione è opportuna per ribadire una distinzione fondamentale tra l’azienda come fonte oggettiva , cioè come una volontà costituita da un coacervo di risorse o potenzialità e la stessa azienda vista come fatto soggettivo, ossia quale emanazione e strumento di una capacità imprenditoriale finalizzata verso certi risultati. Quando parliamo di fini imprenditoriali a chi ci riferiamo:all’imprenditore classico o all’imprenditore delegante(manager) che detiene nelle sue mani il potere di gestione senza la proprieta?Le distinzioni sono 2: imprenditoria privata e pubblica,imprenditoria diretta o delegata(manageriale)

TEORIA SULLE FINALITA’ IMPRENDITORIALI

1)Teoria della massimizzazione del profitto:

1Teoria: considera il reddito quale corrispettivo che spetta a colui che ordina l’impiego dei vari fattori produttivi 2Teoria: pone in evidenza che il profitto va considerato come la quota destinata a ripagare il rischio corso nell’attività aziendale 3Teoria: Secondo l’impostazione schumpeteriana il profitto è si un premio, ma un premio che spetta a colui che promuove l’innovazione 4Teoria:tende a spiegare la sua origine in funzione dell’imperfezione del mercato cioè quale risultato dell’acquisizione di posizioni monopolistiche

Il profitto è sicuramente un obiettivo di fondo da perseguire se si vuole assicurare la sopravvivenza e lo sviluppo dell’impresa, ma può in realtà essere considerato come uno degli elementi rientranti nelle finalità imprenditoriali. L’obbiettivo che il gruppo proprietario pone alla gestione nn è la massimizzazione del profitto, ma la massimizzazione del cash-flow, cioè delle fonti della gestione. Si parla di massimizzazione del surplus definita genericamente come la differenza tra ricavi globali e totali dei costi strettamente necessari alla produzione.

2)Teoria della sopravvivenza aziendale: secondo la teoria della sopravvivenza il fine del gruppo imprenditoriale è soprattutto quello di assicurare la continuità dell’organismo aziendale. Ciò si traduce da un lato nel puntare al profitto come mezzo per irrobustire la struttura patrimoniale dell’impresa, dall’altro nel rifiutare attività gestionali con coefficienti di rischio che possono porre in pericolo la vita dell’organizzazione. -tale teoria si lega a quella della Massima sicurezza del Marris, che ha trovato uno dei principali sostenitori nel Drucker, il quale ha proposto di misurare il raggiungimento della finalità svincolata sulle cause di obbiettivi legati a 5 aspetti: -posizione occupata nel mercato -innovazioni -risorse fisiche -risorse finanziarie -redditività dell’impresa

Il tema della sopravvivenza è stato ripreso recentemente da Galbraith il quale ha sottolineato che l’esigenza primaria è quella di realizzare un livello stabile di profitto che consenta all’impresa di nn correre rischi eccessivi e di destinare risorse sufficienti all’autofinanziamento.

3)Teoria della creazione e diffusione del valore: La teoria del valore sostiene che la finalità da assegnare alla gestione è quella di far crescere il valore economico dell’impresa. Con essa la visione dei risultati aziendali è orientato al futuro, perché ciò che conta nn è il differenziale positivo tra ricavi e costi(profitto) ma le potenzialità di produrre risultati sempre migliori. Chi gestisce l’impresa rivolge la sua attenzione alla creazione del valore e soprattutto in determinati contesti(usa) alla diffusione dello stesso, ovvero al suo trasferimento nel valore di mercato, espresso dalla quotazioni azionarie. La teoria del valore azionario si collega soprattutto al concetto patrimoniale dell’impresa, vista come un valore reale piuttosto come fonte di un futuro valore reddituale. Tale strategia tenderebbe a guidare l’opera dell’imprenditore e/o del manager a preferire le scelte tesa alla massimizzazione del valore del capitale azionario perché in tal modo l’impresa risulterebbe più affidabile, più appetibile, conferirebbe maggior prestigio e assicurerebbe migliori retribuzioni a chi la governa.

4)Teoria manageriale dello sviluppo dimensionale Secondo tale teoria i manager sono interessati all’espansione dell’impresa perché quest’ultima si traduce quasi sempre in un irrobustimento dell’organizzazione(garanzia di sopravvivenza), nell’assunzione di una maggiore forza nei confronti della concorrenza(garanzia di redditività aziendale) e sovente nell’incremento della retribuzione ai livelli più elevati di direzione.  la tesi di Baumol sostiene che il gruppo di governo tende a massimizzare il fatturato perché questo è l’indicatore del suo successo, perché facilita i rapporti con le banche, i fornitori, il personale dell’impresa ecc..la sua ipotesi è che gli oligopolisti cercano di massimizzare il volume di vendita dei loro prodotti con il vincolo di un livello minimo di profitto. Per Baumol massimizzare le vendite significa massimizzare il fatturato e non necessariamente la quantità fisica del venduto. L’obbiettivo da raggiungere si concreta nella ricerca delle combinazioni tra quantità da vendere e prezzi di vendita che massimizza il volume d’affari dell’azienda.

5)Teoria comportamentistica e dei limiti sociali alla massimizzazione del profitto: L’impresa rappresenta un’organizzazione cooperativa, la cui vita è contrassegnata da situazioni di potenziali conflitti di interesse. Le occasioni di contrapposizione possono prodursi nei confronti di forze esterne (compratori e produttori di beni e servizi,fornitori,distributori commerciali ecc..)o tra gruppi interni(proprietari,dirigenti,maestranze) Rispetto all’esterno il conflitto può sorgere per motivi diversi, per quanto attiene ai conflitti interni ossia possono essere generati soprattutto dalle modalità di distribuzione dei ricavi fra le varie categorie sociali e dalle modalità di prestazione del lavoro. I gruppi sociali in relazione diretta con l’impresa sono: -consumatori -concorrenti -forze di lavoro occupate nell’impresa -fornitori di beni e servizi -finanziatori -distributori commerciali -organi della pubblica amministrazione -conferenti il capitale di proprietà dell’azienda Tutti i gruppi indicati svolgono un ruolo attivo nei confronti dell’impresa e ciascuno di essi influisce sull’ampiezza finale del profitto. L’imprenditore se vuole aumentare i ricavi deve tentare di influire su 2 variabili: prezzo e quantità dei beni venduti.

6)Teoria del “successo sociale” ed i rapporti con l’etica d’impresa-3P Le motivazioni o meglio le finalità che spingono un individuo, da solo o in gruppo, a promuovere la costituzione di un’impresa e svilupparne nel tempo l’attività possono essere inquadrate dalla famosa scala dei bisogni di Maslow. La finalità imprenditoriale è costituita dalla massimizzazione del profitto, del potere e del prestigio. Questa combinazione delle 3P sarebbe cosi rappresentativa del successo sociale ottenuto dall’imprenditore mediante il successo della sua azienda; il prestigio(leadership sociale) che rappresenta il traguardo di più elevato valore; il potere di mercato(leadership competitiva) che si trova in posizione strumentale; il profitto che consento all’impresa di svilupparsi rispetto alla concorrenza.

La possibilità di scalata dell’imprenditore si costituisce,dunque, su una corretta applicazione di valori nel governo dell’impresa e cioè combinando in modo opportuno valori economici e valori etici. La scala dei fini imprenditoriali si riferisce soprattutto all’imprenditore proprietario d’impresa per il quale il legame tra successo d’impresa e successo personale è molto più ristretto e visibile rispetto ai casi di diffusione della proprietà e quindi dell’esistenza di un managment delegato. Possiamo individuare 3 seguenti situazioni più rilevanti per la caratterizzazione della teoria sulla finalità imprenditoriale: 1)l’imprenditore visibile e strettamente integrato nell’impresa, a cui sembra potersi applicare la teoria del successo sociale. 2)l’imprenditore meno visibile e meno integrato, a cui riferire la teoria della massimizzazione del valore economico dell’impresa nel lungo tempo 3)l’imprenditore delegato(manager) al quale sembra potersi applicare la teoria della mobilità in quanto spesso il successo dell’impresa deve attraverso la mobilità, consentirgli l’affermazione sociale.

Accanto al profitto, l’imprenditore pone spesso l’espansione e l’ammodernamento dell’impresa quale strumento per migliorare la sua posizione sociale e il grado di successo nella comunità in cui vive.

STAKEHOLDER: il concetto di stakeholder, originalmente era ristretto solo a coloro che avevano degli interessi diretti nella vita dell’impresa(lavoratori,fornitori,finanziatori ecc..-vale a dire chi si collega con l’impresa mediante contratti e che quindi è interessato al rispetto dei contratti stessi), ora si è ampliato per ricomprendere anche coloro che possono esercitare un’influenza sulle decisioni aziendali(istituzioni, ambientalisti,associazioni di consumatori,e di tutti gli altri gruppi di pressione di cui chi governa l’impresa nn può nn tener conto).

Stakeholder Primari:sono destinati ad esercitare una pressione diretta e immediata sulla gestione aziendale. Stakeholder Secondari: sono in grado di influenzare comportamenti di lungo termine, potendo incidere soprattutto sul clima sociale delle relazioni aziendali.

L’imprenditore si qualifica come il primo degli stakeholder, sul quale ricade la responsabilità di valutare i vari rapporti con gli altri interlocutori aziendali e di definire dei comportamenti che consentono di accrescere la convergenza di interessi intorno all’impresa.

definita la teoria degli stakeholder possiamo pervenire ad una nuova: definizione Di impresa---impresa quale organizzazione economica, costituita da un complesso d’interlocutori interni ed esterni,che svolge processi di acquisizione e di produzione di beni e servizi allo scopo di creare e distribuire valore tra tutti i suoi partecipanti.

L’individuazione degli stakeholder aziendali: sotto questo profilo gli interlocutori aziendali possono essere classificati in 4 gruppi:

1)stakeholder amichevoli, dei quali si può ottenere un sostegno decisivo per l’attività dell’impresa 2)stakeholder avversari, dei quali si generano difficoltà sostanziali per l’attività aziendale 3)stakeholder nn orientati, da cui si potrà avere a seconda dei casi un sostegno o atteggiamento negativo. 4)stakeholder marginali, il cui peso nei confronti dell’impresa risulta del tutto modesto.

Questo raggruppamento è utile perché serve a definire la strategia che l’impresa può adottare per amministrare efficacemente le relazioni con i suoi stakeholder, si può decidere di perseguire strategie di: 1)coinvolgimento 2)collaborazione 3)difesa 4)monitoraggio.

-per un interlocutore amichevole la via del coinvolgimento appare senz’altro la più opportuna; per un interlocutore non orientato è invece da tentare in ogni caso la ricerca di collaborazione, mentre con gli stakeholder avversari o marginali gli atteggiamenti preferibili risultano essere le misure di difesa o di monitoraggio.

Nella teoria degli stakeholder un punto problematico concerne il ruolo della proprietà:

Proprietà investitrice: l’imprenditore rappresentando l’impresa è colui che deve avere il rapporto con gli stakeholder e quindi nn figura tra loro.

Managment:l’imprenditore è rappresentato dal managment a cui è stata confidata l’amministrazione dell’impresa, ma la proprietà risulta giustamente ricompresa tra gli stakeholder perché costituisce uno degli interlocutori primari del managment stesso.

La teoria dell’Agenzia:- integra la teoria degli stakeholder nel caso in cui si ha dissociazione tra proprietà e governo dell’impresa. Questa teoria richiama la situazione in cui il potere di amministrazione aziendale è esercitato da un agente(agent) su mandato ricevuto dalla proprietà(principal). Una situazione del genere indurrà l’agente ad assicurare una congrua remunerazione alla proprietà, dopo aver ugualmente soddisfatto gli altri stakeholder, distribuendo qualora necessario la ricchezza accumulata anziché quella creata.

Concentrazione e Diversificazione delle attività generate, cioè dalla preferenza per percorsi di sviluppo che aumentano il peso della attività già esercitata o che estendono il portafoglio prodotti/mercati: Concentrazione: espansione nei business esistenti, punta a sfruttare al meglio il bagaglio di competenza e di esperienza già posseduto dall’impresa. Diversificazione: diversificazione in nuovi business, mira a valorizzare positivamente le interrelazioni tra vecchie e nuove aree d’affari(diversificazione correlata) oppure si propone soprattutto di ridurre il rischio globale di gestione(diversificazione conglomerale)

3 STRATEGIE DI SVILUPPO DIMENSIONALE:

1)Sviluppo di tipo MONOSETTORIALE:-integrazione orizzontale integrazione verticale

2)Sviluppo di tipo POLISETTORIALE:diversificazione laterale diversificazione conglomerale

3)Sviluppo di tipo INTERNAZIONALE:espansione Internazionale espansione Multinazionale

1)SVILUPPO MONOSETTORIALE: ha lo scopo di rafforzare la posizione dell’impresa soprattutto nell’ambiente del mercato in cui opera perciò attraverso un processo di concentrazione,che può aver luogo nello stesso stadio in cui agisce l’impresa o in stadi immediatamente adiacenti.

integrazione orizzontale: la strategia di sviluppo orizzontale può essere attuato mediante un’espansione interna dell’organizzazione, cioè ampliando la potenzialità degli impianti o creando ex-novo altre attività produttive, oppure con un processo esterno di acquisizione di imprese similari.

Obiettivo:rafforzamento della posizione dell’azienda nell’ambito del mercato in cui opera. Attraverso un processo di integrazione, con il quale l’impresa assorbe nn solo un impianto e certe attrezzature, ma anche le quote di mercato dell’azienda acquisita. Differenze:si distingue rispetto ad altre forme di sviluppo perché richiede generalmente tempi meno lunghi di attuazione, consente di sfruttare tutte le risorse disponibili(manageriali,marketing,tecnologiche) e implica rischi meglio valutabili. Vantaggi:principale vantaggio sotto il profilo delle economie di costo, che si distinguono in economie di dimensione ed espansione. Fattori chiave:attivazioni di strategie di marketing che consentono di realizzare una politica di spinta nel mercato, e quelle finanziarie che forniscono le risorse di capitale necessarie per l’espansione. Rischio di gestione:la sua natura rimane pressoché immodificata perché l’impresa continua ad operare nello stesso mercato

integrazione verticale: lo sviluppo verticale si ha quando un’impresa assume il controllo di uno stadio di produzione o di distribuzione immediatamente collegato a quello in cui opera. Stadio diverso, ma adiacente. Esso può indirizzarsi a monte(integrazione ascendentel’azienda inserisce nel suo ciclo produzioni di base o intermedie rispetto al processo terminale) o a valle(integrazione discendentecambia il suo mercato di sbocco, rivolgendosi ad uno stadio più vicino alla fabbricazione di prodotti finali) Obiettivo: nn è di accrescere il numero di settori in cui opera l’impresa, ma di ampliare la gamma di produzioni intermedie comprese nello stesso ciclo tecnico-economico. Aumento del profitto mediante una riduzione dei costi di approvvigionamento o incremento di margini di contribuzione.

2)SVILUPPO POLISETTORIALE: l’impresa anziché espandersi nello stesso settore di attività o in stadi collegati(integrazione verticale) può, come osserva l’Ansoff, allontanarsi simultaneamente sai prodotti e mercati che le sono familiari. In tal caso essa si rivolge a settori diversi, cioè attua un processo di diversificazione produttiva.->quest’ultima si contrappone alle strategie d’integrazione perché, invece di puntare verso obiettivi di concentrazione e di rafforzamento del preesistente rapporto impresa/mercato, porta l’azienda ad occupare posizioni in mercati nuovi, compresi in settori o comparti produttivi differenti da quelli in cui gia operava. Per definire meglio la diversificazione produttiva bisogna chiarire che essa si realizza in modo pieno allorchè le nuove produzioni nn presentino affinità con quelle precedenti sia in termini tecnologici sia in termini di marketing.

Fra i prodotti compresi nella gamma di vendita possono sussistere delle convergenze di ordine tecnico, quando ad esempio si prestano ad essere lavorati partendo dalle stesse materie prime, utilizzando in gran parte gli stessi impianti, applicando comuni principi tecnologici. Oppure dalle convergenze di marketing allorquando possono essere distribuite attraverso gli stessi canali, propagandati mediante compagne promozionali. Tenendo presente la possibilità del verificarsi di una o di entrambe queste situazioni, si distinguono 2 strategie:

diversificazione laterale: basata sull’esistenza di un collegamento, in termini tecnologici o di marketing, tra produzioni vecchie e nuove

diversificazione conglomerale: fondata sull’inesistenza di qualsiasi legame tra attività vecchie e nuove.

Le relazione tra i prodotti aziendali possono ricondursi a 4 situazioni differenti:

1)prodotti affini sotto il profilo tecnologico e di marketing (integrazione orizzontale) 2)prodotti affini in termini tecnologici ma non in termini di marketing(diversificazione laterale) 3)prodotti affini in termini di marketing ma non in termini tecnologici(diversificazione laterale) 4)prodotti senza alcuna affinità tecnologica e di marketing(diversificazione conglomerale)

Alla luce di queste 4 definizioni,si avrebbe nel primo caso uno sviluppo integrale di tipo orizzontale, nei due successivi una forma di diversificazione laterale e nell’ultimo una diversificazione conglomerale. A ragione delle difficoltà insite nella valutazione del grado di affinità tra le produzioni poste in essere, è stata ritenuto opportuno collegare il concetto di conglomerazione nn all’inesistenza di legami fra le produzioni attuate, ma all’inesistenza di una produzione dominante. L’attributo della conglomerazione si aggiunge a quello della diversificazione nell’ipotesi in cui nessuno dei settori produttivi dovesse assumere una posizione più importante. I motivi della scelta di una strategia di diversificazione possono essere molteplici e nn sempre si collegano al desiderio di assicurarsi una rapida crescita di profitti. La giustificazione è l’impossibilità di espandersi soddisfacentemente in un settore ormai ritenuto saturo e la ricerca,dunque, in altri mercati di occasioni più favorevoli di aumento del volume d’affari. Se l’impresa persegue una diversificazione laterale delle produzioni, è possibile che la strategia si realizzerà mediante l’espansione interna dell’organizzazione aziendale, cioè attraverso la creazione ex-novo di impianti, unità amministrative,distributive,laboratori di ricerca ecc.. Nel caso di una diversificazione conglomerale l’ipotesi più frequente è quella di un piano di acquisizione aziendale, data la sostanziale differenzazione tra settori vecchi e nuovi, è difficile ipotizzare un’espansione all’interno. La diversificazione ha rappresentato la strategia di sviluppo preferita dalle maggiori imprese che ad una fase di crescita hanno fatto seguire una più impegnativa espansione diversificata.

3)SVILUPPO INTERNAZIONALE: la strategia di diversificazione produttiva si può rendere opportuna o addirittura necessaria allorchè la crescita nel mercato tradizionale nn appaia bastevole ad alimentare il processo di espansione. Però la diversificazione produttiva oltre a richiedere tempi lunghi di realizzazione presenta inizialmente rischi gestionali elevati e nn consente di sfruttare al meglio le risorse dell’organizzazione. Soprattutto per le imprese maggiori, un alternativa di sviluppo è rappresentato dall’espansione internazionale che può essere definita come la politica diretta ad assicurarsi in modo sistematico nuovi sbocchi all’estero per le produzioni poste in essere in patria o direttamente in paesi stranieri. Anche la sua attuazione richiede tempi lunghi di programmazione e realizzazione, consente di sfruttare specialmente le risorse tecnologiche e manageriali e comporta dei gradi elevati di rischiosità in rapporto alle difficoltà di adattamento delle politiche aziendali a realtà nazionali diverse. L’espansione internazionale potrebbe essere considerata come logica la continuazione del processo di diversificazione della produzione di beni e servizi, che caratterizza la vita delle imprese in sviluppo. Visto sotto tale profilo, essa rappresenterebbe la via obbligata per la prosecuzione del ciclo di crescita delle maggiori imprese. Nell’ipotesi di un’espansione geografica supposto che poggi sull’ampliamento all’estero della stessa attività produttiva, il grado di specializzazione tecnico-amministrativo tende ad aumentare. Meno prevedibili sono gli effetti sotto il profilo commerciale e di marketing a causa delle diversità esistenti fra i vari mercati nazionali da servire. E’ opportuno ribadire che entrambe le strategie esaminate si prefiggono nn solo di ampliare l’area dei profitti, ma anche di conferire una maggiore stabilità ai risultati di gestione mediante l’aumento della flessibilità esterna dell’azienda. Per perseguire una crescita equilibrata è necessario puntare ad una politica di compensazione dei risultati attraverso un processo di diversificazione delle attività aziendali. Sotto tale aspetto la diversificazione della produzione e l’espansione internazionale rappresentano delle strategie fondamentali per stabilizzare in senso dinamico i risultati di gestione. La differenza si ha nel fatto che la compensazione avviene nel primo caso, fra produzioni diverse e nel secondo fra paesi diversi. Lo sviluppo internazionale comporta problemi di opportunità differenti in funzione delle caratteristiche della domanda da soddisfare. In certi casi l’omogeneizzazione dei gusti e delle tendenze di consumo in paesi diversi crea delle naturali possibilità di ampliamento del mercato servito perché consente all’impresa di attuare lo stesso programma di marketing o di portare a quest’ultima solo delle modifiche marginali. In altri casi,invece, è necessario adottare il programma di marketing alle singole realtà geografiche, con costi di progettazione e di attuazione che potrebbero ridurre l’effettiva validità delle occasioni di vendita in altri contesti. La politica di penetrazione nei mercati esteri segue solitamente delle tappe che presentano gradi d’impiego e di rischiosità crescenti. La difficoltà di muoversi in un ambiente nn familiare,l’impossibilità in molti casi di prevedere il ritmo di sviluppo delle vendite, la necessità di cominciare a fare esperienza nel modo meno rischioso, sono tutti elementi che spingono ad attuare inizialmente un’attività di esportazione di prodotti finiti,

Le fasi principali del processo di espansione internazionale possono essere: 1)l’esportazione di prodotti fabbricati esclusivamente in patria; 2)la stipula di accordi di licenza con produttori stranieri per la cessione di brevetti; know-how ecc.. 3)attivazione di investimenti diretti per la creazione all’estero di proprie strutture distributive 4)l’avviamento in altri paesi d’impianti di monitoraggio e di stabilimenti di produzione a ciclo completo 5)l’organizzazione, al di fuori dei confini nazionali, di strutture aziendali autosufficienti(consociate o affiliate)

Lo sviluppo dell’attività internazionale segue un ciclo che comprende l’esportazione,la produzione indiretta,la vendita diretta,la produzione e la vendita diretta,l’organizzazione di unità aziendali integrate. Il processo di penetrazione nel mercato internazionale assume la sua massima intensità allorquando l’impresa considera l’ingresso in un paese nn come fatto isolato, ma come una decisione rientrante in una più ampia e coordinata politica d’espansione della gestione. È in questo momento che prende corpo lo sviluppo multinazionale che può essere considerato come l’epilogo di una strategia sistematica di espansione internazionale. L’impresa multinazionale è non solo un’organizzazione che dispone di produzione e di reti di distribuzione in più paesi del mondo, ma anche e soprattutto una società che persegue una gestione integrata delle attività domestiche ed stere. Il processo di espansione multinazionale della gestione si fonda cmq soprattutto sulla qualita del managment aziendale.

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