Procedure Infermieristiche 1° - 2° - 3° anno, Prove d'esame di Infermieristica
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Procedure Infermieristiche 1° - 2° - 3° anno, Prove d'esame di Infermieristica

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Procedure Infermieristiche 1° - 2° - 3° anno: 183 pagine inerenti le procedure infermieristiche di tutti e tre gli anni di corso. Ogni procedura è composta dalla descrizione, dall'elenco del materiale e dalle azioni da s...
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Procedure Infermieristiche Elenco

1. Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario (1° fase) 2. Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario (2° fase) 3. Anamnesi infermieristica paziente medico 4. Anamnesi infermieristica paziente chirurgico 5. Lavaggio sociale delle mani 6. Lavaggio antisettico delle mani 7. Vestizione guanti sterili (metodo aperto) 8. Utilizzo corretto dei mezzi di protezione individuale 9. Assistenza pre-operatoria 10.Preparazione della cute per l’intervento: Tricotomia umida 11.Eseguire enteroclisma di pulizia pre-operatorio 12.Preparazione posto letto accoglienza paziente operato 13.Assistenza paziente arrivo dalla sala operatoria 14.Rifacimento letto occupato paziente postoperatorio 15.Rilevazione frequenza respiratoria 16.Rilevazione polso precordiale 17.Rilevazione polso radiale 18.Rilevazione pressione arteriosa 19.Rilevazione temperatura corporea 20.Controllo diuresi in paziente non cateterizzata 21.Controllo diuresi giornaliera in paziente con catetere vescicale 22.Rilevazione e compilazione bilancio idrico entrate ed uscite 23.Esecuzione prelievo asettico di urina in donna cateterizzata 24.Prevenzione LDD in paziente a rischio 25.Ossigenoterapia 26.Eseguire la pulizia dello stoma e il cambio busta 27.Eseguire l’irrigazione in un paziente portatore di colostomia 28.Igiene completa paziente allettato 29.Igiene parziale : cavo orale ( paziente collaborante) 30.Igiene parziale : naso 31.Igiene parziale : orecchio 32.Igiene parziale : capelli 33.Igiene parziale : Occhi 34.Igiene parziale : piedi 35.Igiene parziale : igiene intima 36.Mobilizzazione paziente: letto – barella e viceversa 37.Mobilizzazione paziente: dal letto alla carrozzina e viceversa 38.Mobilizzazione paziente: sostegno alla deambulazione 39.Mobilizzazione paziente: Posizione di sicurezza 40.Mobilizzazione paziente: Posizione semiseduta di Fowler 41.Mobilizzazione paziente: Posizione Ortopnoica 42.Mobilizzazione paziente: Posizione Antitrendelemburg 43.Mobilizzazione paziente: Posizione Trendelemburg 44.Mobilizzazione paziente: Posizione Genupettorale 45.Mobilizzazione paziente: Posizione prona 46.Mobilizzazione paziente: Posizione laterale 47.Mobilizzazione paziente: Posizione supina 48.Mobilizzazione paziente: Posizione semiprona o di Sims 49.Mobilizzazione paziente: Posizione eretta 50.Eseguire un prelievo di espettorato in paziente adulto collaborante

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Per tutte le procedure bisogna attuare prima queste fasi:

1.Identificazione del paziente, tramite: - Cartella infermieristica e/o clinica; - Controllare stanza e numero del letto; - Controllare nome e cognome del paziente; - Entrare nella stanza del paziente e chiamarlo; - Chiedere al paziente di dire il suo nome; - Chiedere un documento per essere sicuri.

2.Garantire privacy, tramite:- Paravento; - Portando il paziente in una stanza in cui non c’è nessuno.

3.Garantire il microclima nella stanza

4.Informare il paziente della procedura e rassicurarlo sulla stessa. 5.Lavare le mani e mettere i guanti

6.Procedura

7.Alla fine della procedura: - Eliminare i rifiuti negli appositi contenitori (rifiuti urbani, speciali, taglienti); - Mettere in posizione confortevole il paziente; - Chiedere se ha dolore e se sta bene; - Eliminare i guanti e lavarsi le mani; - Registrare tutto ciò che si è fatto, osservato e degno di nota nella cartella infermieristica.

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Procedura n° 1 Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario (1° fase)

Nel caso fosse un ricovero programmato: 1) Il pz arriva in reparto col foglio di ricovero contenente i dati del pz. 2) Controllare nel registro dei ricoveri la presenza del pz.

3) Far vedere, dove si trova la sua camera e gli comunico informazioni circa: - La sua camera, il suo letto e l’armadietto, - Dove si trova il bagno e le docce nel caso debba fare una doccia pre-operatoria, - Illustrare quali sono gli orari di visita per i familiari e gli orari delle messe.. - Indico al pz quali sono i colori della divisa che contraddistinguono i vari operatori sanitari.

Nel caso fosse un ricovero proveniente dal Pronto Soccorso: 1)Effettuare il ricovero assieme al medico il quale tramite l’esame clinico e strumentale

valuterà le condizioni del paziente.

- Il compito dell’infermiere è: 1) Garantire sicurezza del paziente attraverso le sbarre nel letto affinché non cada, 2)Garantire monitoraggio dei parametri vitali del pz su richiesta medica, quali: - P.A, F.C., T.C, HGT, SPO2, ECG, esami ematici di routine, accesso venoso.

Una volta effettuato il ricovero: 3) Far vedere, dove si trova la sua camera e gli comunico informazioni circa: - La sua camera, il suo letto e l’armadietto, - Dove si trova il bagno e le docce nel caso debba effettuare una doccia pre-operatoria, - Illustrare quali sono gli orari di visita per i familiari dei pazienti/ gli orari delle messe.. - Indico al pz quali sono i colori della divisa che contraddistinguono i vari operatori sanitari.

Procedura n° 2Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario (2° fase)

Questa fase è caratterizzata dalla compilazione della cartella infermieristica e si compie con assoluta riservatezza. 1) Garantiamo la privacy del pz. 2) Chiediamo al paziente i seguenti dati: - Dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, luogo, età, sesso, residenza), - Emo-gruppo del paziente (se lo ricorda lo segniamo, altrimenti si fa il test), - Se dichiara allergie, se G6PD carente, malattie dismetaboliche, - Parametri all’ingresso (TC,PA, FC..), 3) Respirazione (se il pz è dispnoico, eupnoico, se ha ausili per la respirazione etc), 4) Se il pz è orientato, disorientato, 5) Se portatore di Catetere Venoso Centrale, catetere vescicale, pacemaker.. 6) Alimentazione: se è dipendente, indipendente, 7) Eliminazione: Alvo: Autonomo dipendente, se presenta stomie; diuresi. 8) Movimento/Stato del sonno, Dopo averla compilata, la inseriamo nella cartella infermieristica.

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Procedura n° 3 e n° 4Anamnesi Infermieristica ed esame obiettivo

L’anamnesi infermieristica costituisce la prima parte della valutazione dello stato di salute del pz ed è usualmente eseguita prima dell’esame fisico. E’ un’intervista strutturata, fatta per ottenere un riepilogo dettagliato dello stato di salute del pz. L’infermiere usa i fatti ottenuti in collaborazione con il paziente per sviluppare un piano assistenziale personalizzato.

I suoi scopi sono: - Raccogliere info sulle variabili che possono riguardare le condizioni di salute del pz. - Ottenere dati che aiutino l’infermiere a capire e a valutare l’esperienza di vita del pz. - Iniziare una relazione interpersonale con il paziente basata sulla fiducia.

I componenti dell’anamnesi infermieristica sono: Dati anagrafici, quali: - Nome e cognome del paziente, indirizzo, età, sesso, stato civile, religione etc

Principale disturbo accusato o cause di ricovero Storia della malattia attuale - Quando sono iniziati i sintomi, - Se l’inizio dei sintomi è stato improvviso o graduale, - La frequenza con cui il paziente accusa il disturbo, - Esatta localizzazione del disturbo, - L’attività che il paziente stava eseguendo quando si è verificato il disturbo, - Fenomeni o sintomi associati al disturbo principale, - Fattori che aggravano o alleviano il disturbo,

Anamnesi remota - Malattie dell’infanzia, - Vaccinazione neonatali, - Allergie varie, - Incidenti o traumi, - Ricoveri.

Anamnesi familiare - Richiedere età fratelli, genitori, nonni e loro stato di salute attuale per malattie come tumori e cardiopatie.

Dati sullo stile di vita - Abitudini personali, - Dieta, - Sonno/veglia, - Attività quotidiane e interessi,

Dati sociali - Relazioni familiari e amicali (sistema di sostegno per il paziente), - Affiliazione etnica, - Storia professionale e Condizione economica.

Dati psicologici - Maggiori situazioni di stress vissute nell’anno passato, - Stile di comunicazione e capacità di esprimere appropriate emozioni. � di �4 73

Tipi di terapia assunti in precedenza

Esame fisico o obiettivo. Un esame completo è generalmente condotto dalla testa ai piedi. La procedura può differire in modi, in rapporto all’età dell’individuo, alla gravità della malattia, alle preferenze dell’infermiere e alle priorità e procedure utilizzate dalla struttura ospedaliera. L’accertamento deve essere condotto in modo sistematico ed efficiente per risparmiare energia e tempo e deve richiedere il minor numero di cambi di posizione al paziente. L’infermiere deve preparare il pz, spiegando ciò che sarà fatto, le ragioni dell’esame e ciò che il pz si deve aspettare. Inoltre deve preparare l’ambiente con tutto il materiale necessario, inclusa un’adeguata illuminazione, il paravento per garantire la privacy del pz e regolare la temperatura della stanza.

Nell’esame obiettivo sono usate 4 tecniche fondamentali: 1) Ispezione, 2) Palpazione, 3) Percussione, 4) Auscultazione.

Ispezione E’ l’esame che viene effettuato utilizzando la vista. L’infermiere ispeziona il paziente ad occhionudo o utilizzando degli strumenti come ad esempio un otoscopio. Anche l’udito e l’odorato possono essere utilizzati per l’ispezione. L’ispezione deve essere sistematica, per evitare che venga trascurato qualche dato.

Palpazione E’ l’esame del corpo effettuato con le mani. Le dita sono usate perché la loro concentrazionedi fini fibre nervose le rende estremamente sensibili. La palpazione si usa per determinare:

-Trama (es dei capelli), -Temperatura, -Vibrazione, -Posizione, dimensioni, consistenza, e mobilità di organi o masse, -Distensione, -Presenza dei polsi periferici, -Sensibilità e pastosità o dolore.

Ci sono due tipi di palpazione: superficiale e profonda. La palpazione superficiale deve sempre precedere la palpazione profonda perché la pressione eccessiva con le dita può diminuire la sensazione tattile. Per eseguire quella superficiale l’infermiere estende le dita della mano dominante rendendole parallele alla cute e preme dolcemente in profondità muovendo in modo circolare. La palpazione profonda è eseguita con le due mani o con una mano. Nella palpazione bimanuale profonda, l’infermiere estende le dita della mano dominante come nella palpazione superficiale mettendo poi la superficie delle dita della mano non dominante sulla superficie dorsale delle tre dita mediane della mano dominante. La mano superiore applica la pressione, mentre la mano inferiore rimane rilassata per percepire le

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sensazioni tattili per effettuare la palpazione profonda con una sola mano. Le dita della mano dominante premono sull’area che deve essere palpata. Spesso l’altra mano è usata per sostenere da sotto una massa o un organo.

Percussione Nella percussione la superficie corporea è sollecitata ad emettere suoni che possono essereuditi o vibrazioni. Ci sono due tipi di percussione: diretta e indiretta. Nella percussione diretta l’infermiere colpisce l’area da percuotere direttamente con la punta di 2-3-4dita o con la punta del dito medio. I colpi sono rapidi e il movimento è dato dal polso. Questa tecnica è utile per percuotere i seni frontali di un adulto. La percussione indiretta è costituita dalla percussione di un oggetto contro l’area del corpo da esaminare. In questa tecnica, il medio della mano non dominante, detto plessimetro, è posto fermamente sulla cute del pz. Solo l’articolazione e la falange distale di questo dito devono essere in contatto con la cute. Usando la punta del medio flesso dell’altra mano, chiamato plesso, l’infermiere colpisce il plessimetro di solito a livello dell’articolazione interfalangea distale o in un punto tra le articolazioni distali e prossimali. Il movimento è dato dal polso e l’avambraccio rimane fermo. L’angolo tra plesso e plessimetro deve essere di 90° ed i colpi devono essere secchi, rapidi e brevi per ottenere un suono chiaro. La percussione si usa per determinare la dimensione e la forma degli organi interni stabilendo i loro contorni e indica se il tessuto è pieno di liquido o di aria o è solido. La percussione suscita cinque tipi di suono:

-Netto, -Ottuso, - Iper-risonante, -Timpanico.

Auscultazione Consiste nell’ascoltare i suoni prodotti dentro il corpo, anche con l’uso delfonendoscopio, che amplifica i suoni. Il fonendoscopio deve essere lungo da 25 a 30 cm, avere un disco piatto e un diaframma a campana. Il diaframma a discopiatto trasmette meglio i suoni acuti, Il diaframma a campana trasmette i suoni bassi (suoni cardiaci).

I suoni auscultati sono descritti secondo il loro tono, intensità, durata e qualità. Il tono è la frequenza delle vibrazioni. I suoni bassi hanno poche vibrazioni al secondo rispetto ai suoni acuti. L’intensità si riferisce alla forza e alla delicatezza di un suono. Alcuni suoni del corpo sono forti mentre altri sono molli (polmone). La durata di un suonoè rappresentata dalla sua lunghezza.La qualità del suonoè rappresentata dalladescrizione soggettiva di un suono.

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Procedura n°5 e n° 6 Lavaggio sociale delle mani e Lavaggio antisettico delle mani

Scopi e indicazioni Il lavaggio delle mani permette la riduzione o eliminazione della flora cutanea e costituisce la misura più efficace e meno costosa di prevenzione dalle infezioni ospedaliere. Sulla cute delle mani sono presenti 2 tipi di flora: residente e transitoria. La flora resistente è costituita principalmente da batteri aerobi, ed è resistente al lavaggio semplice delle mani e ha una debole virulenza. La flora transitoria è composta da microrganismi acquisiti di recente che molto spesso sono associati a infezioni ospedaliere come gli enterobatteri e i batteri gram-. E’ facilmente rimovibile col lavaggio sociale delle mani.

Le mani degli infermieri vengono spesso colonizzate dalla flora transitoria sia in seguito alla manipolazione di superfici contaminate sia per contatto diretto con la persona assistita, diventando a loro volta un veicolo di infezione.

Prima di procedere a qualsiasi lavaggio delle mani bisogna: - Indossare indumenti con maniche corte o arrotolate fin sopra la piega del gomito; - Verificare la lunghezza delle unghie. Si dovrebbe mantenere la lunghezza delle unghie naturali inferiore a ½ cm, evitando di indossare unghie artificiali o allungate; - Togliere orologio, braccialetti o anelli (a scopo preventivo); - Aprire il rubinetto e lasciare scorrere l’acqua per pochi secondi prima di iniziare; - Non usare acqua calda al fine di evitare l’insorgenza di dermatiti e si raccomanda di curare le mani con creme e lozioni. - Non rabboccare i contenitori dei detergenti liquidi.

Lavaggio sociale o semplice delle mani

-Asciugare con salviette di carta monouso non sterile dalla punta delle dita ai polsi; - Usare una salvietta per chiudere il rubinetto.Scopo: Rimuovere lo sporco e la flora transitoria. Durata: 1 minuto.

Lavaggio antisettico delle mani - Inumidire mani e polsi, - Insaponare con sapone antisettico e risciacquare mani, polsi, unghie e spazi interdigitali strofinando dalla punta delle dita ai polsi, - Asciugare con salviette di carta monouso non sterili dalla punta delle dita ai polsi; - Usare una salvietta per chiudere il rubinetto. Scopo: Rimuovere la flora transitoria e ridurre quella resistente. Durata: 2 minuti.

Lavaggio chirurgico delle mani o antisepsi - Rimuovere lo sporco dalla zona subungueale sotto l’acqua corrente, usando un bastoncino, - Inumidire mani e avambracci, - Insaponare strofinando dalla punta delle dita all’avambraccio e spazzolare le unghie - Risciacquare dalla punta delle dita agli avambracci,

- Inumidire mani e polsi, - Insaponare e risciacquare mani, unghie, polsi e spazi interdigitali strofinando dalla punta delle dita ai polsi,

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- Asciugare tamponando dalla punta delle dita agli avambracci. Scopo: Rimuovere e distruggere la flora transitoria e ridurre quella risedente. Durata: 4-5 minuti

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Procedura n°7 Vestizione guanti sterili (metodo aperto)

1) Aprire “sterilmente” la confezione contenente i guanti prima di lavarsi le mani e senza toccare i guanti. 2) Poggiarli su di un piano per prenderli più agevolmente, -Lavaggio antisettico delle mani, -Asciugarsi con un panno sterile, -Prendi il guanto relativo alla mano che li deve indossare, -I guanti vanno messi uno alla volta: inserisci tutte e 5 le dita dentro al guanto facendo attenzione a non toccare la parte esterna.

-Una volta infilate, fare aderire bene il tutto aiutandoti con l'altra mano che andrà a prendere la parte di guanto che è piegata verso l'esterno.

-Una volta infilato completamente farai lo stesso con la seconda mano, ma questa volta, per fare aderire bene il guanto, la prima mano (che indossa il guanto esternamente sterile) dovrà toccare la parte esterna del guanto.

Procedura n° 8 Utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuali (DPI)

Un dispositivo di protezione individuale è qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata allo scopo di proteggere contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o lasalute durante il lavoro. Tali strumenti devono essere conformi alle norme di cui al D. Lgs. 475/92

NON sono considerati DPI: - Gli indumenti di lavoro, come la divisa.- Le attrezzature dei servizi di soccorso e salvataggio,- Gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.

E’ importante ricordare che i DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da altre misure.

Gli operatori dell'azienda sono dotati di DPI individuati a fronte della valutazione dei rischi per la specifica mansione svolta: come le scarpe consegnate agli operatori sanitari, il vestiario ad alta visibilità consegnato agli operatori impiegati in attività all'esterno, le maschere facciali monouso, i guanti ecc.

I DPI e/o "mezzi di protezione dell'operatore" più utilizzati in ambito sanitario sono:- Guanti Possono essere di materiali diversi a cui corrispondono diverse indicazioni d’uso:

- Monouso in lattice o vinile devono essere sempre indossati quando vi può essere contatto con liquidi biologici. Devono essere della misura giusta per permettere maggiore sensibilità e destrezza nel movimento, ma soprattutto devono essere usati solo per il tempo strettamente necessario in quanto sono chiaramente poco resistenti alle forti sollecitazioni meccaniche; se esiste pericolo di rottura è indicato indossarne due. La loro permeabilità aumenta con il passare del tempo per cui occorre sostituirli circa ogni oraed inoltre possono sviluppare sensibilizzazioni cutanee allattice o alla polvere contenuta al loro interno; E’ vietato indossare i guanti e toccare maniglie, telefono, penne ecc. - In PVC per il lavaggio dei presidi o degli arredi perché più resistenti.

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- Chirurgici sono da utilizzare per gli interventi chirurgici in sala operatoria, sonoovviamente più resistenti di quelli monouso ma a causa del loro costo elevato se ne sconsiglia il loro uso per motivi diversi.- Antitaglio utilizzati soprattutto nei laboratori di anatomia patologica che non permettendo una sensibilità elevata sono di limitato uso.

Il materiale più usato per la produzione di guanti in utilizzo in ambiente sanitario è il lattice, anche se vi sono dati che stabiliscono l’aumento delle dermatiti allergiche o da contatto provocate dal suo utilizzo. Tali problematiche sono attribuibili agli additivi chimici di lavorazione presenti nel materiale e ai lubrificanti in polvere per favorirne lo scorrimento (talco). Esistono in commercio guanti in materiali differenti dal lattice, e quindi privi di additivi, i quali possono costituire una buona alternativa (ad esempio: Neoprene, PVC, polietilene, nitrile), ma non escludono in alcuni casi la presenza di lubrificanti

- Indumenti di protezione (camici, casacche, manicotti) Non sono considerati DPI ma allo stato attuale vi sono aziende che hanno cominciato ad immettere sul mercato materiali certificati per il rischio biologico. Devono essere indossati per procedure assistenziali che possono causare imbrattamento esteso; possono essere monouso (in tessuto-non tessuto) o in tessuto (cotone) oppure costruiti con fibre sintetiche particolari (goretex). Gli indumenti resistenti ai liquidi devono fornire protezione alla parte frontale più esposta: la soluzione migliore dal punto di vista protezionistico è quelladi avere la doppia protezione davanti, collo alto, polsi stretti e chiusura nella parte posteriore.

- La divisa NON è considerata un DPI.

- Calzature Le calzature di protezione, hanno caratteristiche tali da proteggere l’operatore da eventuali lesioni o contaminazioni ai piedi. Le calzature di protezione di suddividono in: -Calzature di sicurezza per uso professionale:

Le calzature da lavoro a norma UNI EN 345 sono contraddistinte da una S “Safety” = Sicurezza, e comprendono un puntale antischiacciamento e contro gli urti ad un livello di energia di 200 Joule. Campo di utilizzo Può essere utilizzata in settori in cui si manipolano materiali, oggetti pesanti.

- Calzature di protezione per uso professionale: Le calzature da lavoro a norma UNI EN 346, dette anche calzature protettive, sono contraddistinte dalla lettera P,“Protective”, a cui appartengono le stesse caratteristiche delle calzature di sicurezza, tranne che per il puntale, il quale si differenzia in quanto l’energia d’urto assorbibile è pari a 100 Joule.

- Calzature da lavoro ad uso professionale: Le calzature da lavoro a norma UNI EN 347 vengono contraddistinte dalla lettera O,“occupational” = lavoro, quindi denominate calzature da lavoro o professionali. Si differenziano dalle altre calzature solo rispetto al fatto di non possedere il puntale di protezione. Campo di utilizzo

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Può essere utilizzata per la protezione del piede inmansioni in cui non si evidenzino rischi meccanici (urti, schiacciamenti), ad esempio si possono impiegare in settori di tipo assistenziale, infermieri, fisioterapisti, OSS.

Aspetti certificativi Le calzature devono essere provviste del marchio CE, della dichiarazione di conformità CE, dell’attestato di certificazione CE rilasciato dall’organismo notificato che ne ha effettuato l’omologazione, nonché accompagnate da una nota informativa che contenga le modalità di impiego, le istruzioni di deposito e le modalità di pulizia.

- Protezione per il volto: mascherine con visiera, schermi facciali, occhiali. La trasmissione di patogeni quali HCV e HIV è stata ampiamente dimostrata specialmente durante interventi chirurgici, irrigazioni, estubazioni, uso di apparecchiature con sangue sotto pressione, a seguito di massicce contaminazioni di mucose, tra le quali la più a rischio è senza dubbio quella oculare. Gli occhiali da vista non garantiscono una protezione adeguata perché non coprono lateralmente l’occhio. Gli occhiali protettivi sono studiati in modo da avere protezioni laterali e qualche modello può essere indossato anche sopra a quelli da vista.

- Protezione per le vie respiratorieLe più diffuse sono quelle chirurgiche monouso, nate per la tutela del pz e che hanno scarsa o nulla efficaciaper la protezione degli operatori daagenti biologici a trasmissione aerea(tubercolosi) per i quali sono indispensabili mascherine a diversa capacità filtrante a seconda dell’attività svolta. Queste maschere, non monouso, assicurano una protezione per un tempo variabile, rilevabile dalle info che la ditta produttrice riporta sulla confezione del dispositivo.

Il livello di protezione dei filtri antigas è definito da tre classi: - Classe 1: Filtri con bassa capacità filtrante (concentrazione limite 1000 p.p.m.)- Classe 2: Filtri con media capacità filtrante (concentrazione limite 5000 p.p.m.)- Classe 3: Filtri con alta capacità filtrante (concentrazione limite 10.000 p.p.m.)

Tali respiratori hanno la caratteristica di essere dotati di un filtro composto da carbone attivo trattato, che svolge funzioni di assorbimento nei confronti di numerosi gruppi chimici (gas e vapori, inorganici, anidride solforosa, ammoniaca). Il filtro antigas può essere adattato su una semimaschera o su un pieno facciale. Ci sono poi i respiratori antipolvere che possono essere di due tipi: - Supporto + Filtro (semimaschera o pieno facciale o quarto di maschera) P - Maschere usa e getta (filtranti antipolvere, con il supporto e il filtro integrato) FFP Tali tipi di respiratori in mancanza di una norma tecnica specifica, sono utilizzati anche per la protezione degli operatori dagli agenti biologici a trasmissione aerea.

- Presidi di sicurezza in campo ospedalieroEsiste tutta una serie di mezzi di protezione per gli operatori sanitari dal rischio biologico legato a tagli e punture accidentali che possono avvenire durante l’attività assistenziale e diagnostica. Questi mezzi di protezione non possono essere considerati DPI in quanto non vengono indossati dall’operatore, ma assolvono comunque all’obiettivo di ridurre questa tipologia di infortuni che determina un rischio di sviluppare una malattia emotrasmissibile (es. : HIV, Epatite ecc.) A questa categoria appartengono i presidi di sicurezza che comprendono: � di �11 73

• Sistemi di prelievo sottovuoto,• Lancette autoretrattili,• Cateteri vascolari protetti,• Siringhe standard autoreincappuccianti,• Aghi butterfly con cappuccio apposito già applicato,

Tali presidi che vanno a sostituire o integrare quelli normalmente utilizzati devono comunque raggiungere un adeguato equilibrio fra protezione, efficacia e facilità d'uso:spesso infatti i problemi legati al loroutilizzo sono dovuti alla scarsa accettabilità da parte del personale, alla necessità di addestramento per un corretto uso e soprattutto alla difficoltà di stimare il loro reale costo-beneficio; spesso il costo elevato non ne permette un uso estensivo in ogni Servizio.

- Dispositivi di protezione individuale mediciE' importante per chi opera con agenti biologici conoscere i rischi derivanti dall'attività che svolge e, di conseguenza, rendersi conto della necessità di adottare determinati DPI per salvaguardare la propria integrità fisica. Per gli studi medici e odontoiatrici sono considerati DPI:

•guanti •mascherine •sopracamici •occhiali •visiere/schermi facciali

Guanti L’uso dei guanti è importante in quanto riduce il rischio di trasmissione dell’infezione da un soggetto all’altro e da oggetti e strumenti contaminati alle persone. I guanti non sostituiscono la necessità di lavarsi le mani, in quanto possono presentare dei microfori, oppure perché le mani si possono contaminare durante la rimozione dei guanti stessi. Il principio che deve guidare la scelta e l’impiego dei guanti deve essere l’appropriatezza dei guanti all’uso per il quale sono stati costruiti, con le seguenti indicazioni generali: - Usare guanti sterili per le procedure che determinano il contatto con aree del corpo normalmente sterili; - Usare guanti da esplorazione per le procedure che determinano il contatto con mucose, escrezioni, secrezioni, sangue e altri liquidi corporei, e per altre procedure diagnostiche e assistenziali che non richiedono l’uso di guanti sterili; - Cambiare i guanti dopo il contatto con il pz ed eliminarli nei rifiuti speciali; - Non lavare o disinfettare i guanti chirurgici o i guanti da esplorazione per il riuso; - Usare guanti per uso domestico per procedure come la pulizia dello strumentario o degli ambienti. I guanti utilizzati per tali scopi possono essere decontaminati e riutilizzati, separatamente per usi puliti e sporchi, ma debbono essere eliminati se sono lesionati o se hanno riportato punture o altri segni di deterioramento. In ogni caso con i guanti utilizzati per l’assistenza non vanno toccate superfici come porte e telefoni.

Indicazioni generali per l'uso di guanti medicali: • Avere le mani pulite: - per prevenire la trasmissione di infezioni: i guanti non rappresentano una barriera assoluta; in caso di rottura o micro foratura, la flora cutanea (residente e transitoria)

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presente sulle mani potrebbe contaminare il paziente o gli oggetti (ferri, sonde, cateteri) che si stanno manipolando. - per non contaminare il contenitore da cui i guanti sono prelevati.

• Tenere le unghie corte: - per evitare sollecitazioni eccessive sulla punta delle dita e conseguenti lesioni.

• Non indossare anelli e braccialetti in quanto non consentono una buona igiene delle mani e potrebbero lesionare i guanti.

• Evitare che le maniche della divisa vengano a contatto con i guanti. Se necessaria una protezione per braccia e corpo, usare camici monouso (o riutilizzabili con capacità di barriera) a manica lunga.

• Evitare l'applicazione di creme prima di indossare i guanti in quanto alcune creme possono interferire con la permeabilità del guanto e la calzata del guanto può risultare ostacolata

Procedura di utilizzo dei guanti 1)Indossare i guanti:

• evitandone l'eccessivo stiramento • tirandoli alla base delle dita per calzarli • verificando che non siano troppo stretti o eccessivamente larghi sui polpastrelli

o sul palmo della mano

2)Sostituire i guanti: • Se rimangono a lungo a contatto con sangue o altri liquidi organici, • In caso di contatto con sostanze chimiche in grado di danneggiarli, • In caso di intervento chirurgico prolungato, • Se occorre una pausa durante le manovre asettiche, • Se c'è un prolungato contatto con sudore o altri liquidi organici, • Tra un paziente e l'altro, • Quando presentano lacerazioni, fori, danneggiamenti, • Dopo ogni procedura in cui può aver avuto luogo una contaminazione

Rimozione: - Rimuovere un guanto partendo dal polsino, - Tenerlo nella mano rimasta guantata. - Con la mano libera rimuovere il secondo guanto dall'interno, - Infilare il primo guanto all'interno del secondo, - Smaltire i guanti nel contenitore dei rifiuti pericolosi, - Non riutilizzarli e non lavarli, - Lavarsi le mani.

Mascherine e protezioni respiratorie Sono indicate per prevenire l’inalazione e la trasmissione di droplets (goccioline), che generalmente si diffondono a breve distanza (inferiore a un metro), inoltre ci sono anche i nuclei di goccioline e nuclei evaporati, che invece restano sospesi nell’aria e possono percorrere distanze maggiori. Le mascherine contribuiscono inoltre a scoraggiare chi le indossa a toccarsi naso e bocca. Se l’infezione è trasmessa tramite goccioline, la mascherina deve essere indossata da tutti coloro che si avvicinano molto al pz. Per le malattie trasmesse attraverso nuclei di goccioline, l’uso della maschera è raccomandato per tutti coloro che entrano nella camera; in questo caso le comuni mascherine chirurgiche potrebbero essere poco efficaci per prevenire l’inalazione di nuclei di goccioline, per cui è indicato l’impiego di protezioni

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respiratorie particolari (respiratori o filtranti facciali). Le mascherine devono essere usate una sola volta, e poi eliminate nei rifiuti speciali. Per l’uso dei filtranti facciali è necessario attenersi alle istruzioni specifiche.

Vestaglie (copricamice) e grembiuli Sono indossati per impedire la contaminazione della divisa e per proteggere la cute del personale dall’esposizione a sangue e altri materiali biologici. Vestaglie idrorepellenti sono necessarie quando si entra nella stanza di un malato contagioso e quando si eseguono manovre che possono generare schizzi (sala operatoria, endoscopia) o a rischio di imbrattamento (ad esempio assistenza a soggetti con diarrea, incontinenti). Gli indumenti monouso dovranno essere eliminati con i rifiuti speciali dopo ogni uso, mentre le vestaglie di tela utilizzate per l’assistenza a malati contagiosi dovranno essere raccolte con la biancheria infetta.

Modalità operative per indossare e rimuovere un camice non sterile - Prima di indossare camice e guanti, indossare, se necessario, nell'ordine: copricapo, maschera (o filtrante facciale) e visiera o occhiali, - Nei pochi casi in cui è richiesto l'uso dei calzari, indossarli prima del camice e prima di lavarsi le mani per evitarne la contaminazione, - Prelevare il camice dalla confezione, dispiegarlo tenendolo per il girocollo senza farlo toccare a terra per prevenirne la contaminazione, - Tenendo il camice a livello della spalla destra, infilare il braccio omolaterale e viceversa per il sinistro; adattare bene i polsini e chiudere il camice all'altezza della nuca e sul retro, sovrapponendo i due lembi dell'apertura, - Dopo l'uso, per prevenire la contaminazione da parte degli indumenti e dei dispositivi utilizzati, procedere nell'ordine: 1.Slegare il laccio che chiude il camice all'altezza della vita 2.Rimuovere i guanti ed eliminarli nei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo 3.Slacciare il camice all'altezza della nuca, 4.Far scivolare i polsini sopra le mani e sfilare il camice toccando la parte interna 5.Avvolgere il camice su se stesso ed eliminarlo.

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Procedura n° 9 Assistenza preoperatoria

Consiste in diverse tappe:

1- Profilassi anti-trombotica: 1) E.B.P.M= Eparina basso peso molecolare 2) Clexane, fluxum, seleparina, eparina calcica

La prima somministrazione avviene il pomeriggio antecedente la data dell’intervento. I pz in terapia con antiaggreganti piastrinici a domicilio (AcidoAcetilsalicilico, Ticlopidina) o anticoagulanti orali (Coumadin, o il Sintrom) sospendono il farmaco una settimana prima esostituito con EBPM o infusione continua con eparina sodica. Si usa l’eparina perché ha un effetto rapido: Si lega all’antitrombina III e il suo effetto si ha dopo pochi minuti e termina rapidamente dopo la somministrazione. Dosaggio: 5000 unità di Eparina corrispondono a 1 ml di soluzione.

2- Profilassi antibiotica

3- Doccia preoperatoria E’ stato dimostrato che l’effettuazione della doccia utilizzando Clorexidina la sera prima del giorno dell’intervento e la mattina, permette di ridurre la presenza di batteri cutanei anche di 9 volte. A questo scopo sono abitualmente utilizzati Clorexidina al 4% in detergente (Hibiscrub o Hibiclens) o un preparato con triclosan.

Nella programmazione di un intervento chirurgico, è necessario prevedere una doccia o un bagno preoperatorio. La preparazione della cute del pz prima dell’intervento chirurgico deve essere documentata. La documentazione include: - Le condizioni della cute (rossore, eruzioni, abrasioni) o metodo utilizzato per la tricotomia, con segnalazione di eventuali abrasioni arrecate, - Il nome degli agenti detergenti e degli antisettici utilizzati, - Il nome della persona che ha effettuato le cure igieniche (requisito richiesto dalla normativa vigente sulla documentazione clinica).

4- Tricotomia umida I peli e i capelli sono fonte d’infezione, possono ostacolare una chiara e completa visualizzazione della zona da incidere, e interferire successivamente con la ferita, con la sutura e con la medicazione adesiva.

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Di contro è stato dimostrato che durante il processo di rasatura la cute va incontro a tagli e abrasioni, che possono essere sede di colonizzazione di microbi e quindi contaminare la ferita chirurgica causando infezioni nel post operatorio. L’essudato delle abrasioni rappresenta inoltre un terreno favorevole alla crescita di microbi. La rasatura effettuata con i rasoi elettrici evita il contatto diretto con la cute, e permette di tagliare peli e capelli senza causare tagli o abrasioni alla cute. Per la stessa ragione viene raccomandato l’uso delle creme depilatorie, alcune delle quali dimostrano anche proprietà batteriostatica e/o battericida. Le reazioni allergiche alla crema depilatoria si verificano molto raramente. 6- Digiuno

7- Disinfezione del sito chirurgico La preparazione della cute avviene in modo da preservare l’integrità della cute. Selezionare gli antisettici basandosi sulle possibili allergie e sensibilità cutanee del pz, sul sito di incisione e sulle condizioni della cute.

L’adeguata preparazione della cute deve avvenire con le seguenti modalità: - Prima di applicare soluzioni antisettiche, lavare con soluzione detergente a fondo i siti di

incisione e le zone circostanti per rimuovere eventuali contaminazioni. - Applicare la preparazione antisettica della cute mediante movimento circolare centrifugo,

dal centro alla periferia. - L’area preparata deve essere abbastanza ampia da consentire l’estensione dell’incisione

prevista e/o di applicare eventuali drenaggi, se necessario. - Rispettare i tempi di asciugatura dell’antisettico utilizzato, in linea con le indicazioni

fornite dal produttore. - Si consiglia di effettuare la manovra con materiale sterile, la preparazione delle aree ad

alta carica microbica (ombelico, pube, ferite aperte) va eseguita per ultima. - L’isolamento del sito di colostomia, con preparazione e copertura con garza imbevuta di

antisettico, va eseguita per ultimo. - La preparazione di aree ustionate, scorticate o traumatizzate deve avvenire con normale

soluzione salina. - Evitare l’uso di clorexidina gluconato e prodotti a base alcolica su mucose. - Rispettare i tempi di contatto degli agenti antisettici prima di applicare i panni sterili, per

garantire la massima efficacia dell’antisettico. - Rispettare i tempi necessari alla completa evaporazione degli agenti antisettici infiammabili per ridurre il rischio di incendi. - Evitare che l’antisettico si depositi in aree corporali soggette a decubito.

• Ricordare di togliere qualsiasi tipo di protesi, smalto, orologio, anello prima di scendere in sala

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Procedura n° 10Procedura per esecuzione della tricotomia umida con rasoio monouso

La tricotomia si esegue in tutti quei pz che devono essere sottoposti ad interventi chirurgici o alcuni esami diagnostici quando l’area interessata presenta peluria. La tricotomia si effettua: - Come preparazione ad un intervento chirurgico per migliorare la visione del campo operatorio, - Come preparazione ad esami diagnostici (biopsia, angiografia, laparoscopia, ECG).

Vantaggi e svantaggi: - Rasatura totale del pelo, ma con possibilità di causare graffi o traumi, - Difficoltà di accesso a zone anatomicamente difficili da depilare, quali il cavo ascellare e le pieghe inguinali, - Utilizzo di più rasoi per un’area più grande, - Minor costo del singolo rasoio,

Procedura 1) Identificare il pz e controllare in cartella il tipo di intervento chirurgico che deve effettuare e di conseguenza scegliere il tipo di tricotomia più consona all’intervento. 2) Informare la persona sulla procedura e fornire opportune motivazioni. 3) Garantire la privacy. 4) Predisporre il materiale occorrente. 5) Far assumere la posizione più idonea esponendo la zona da rasare. 6) Apporre telino pulito o traversa per proteggere il letto del paziente. 7) Insaponare la zona da radere nella zona in cui è prevista l’incisione chirurgica. 8) Radere la zona interessata e procedere lungo il filo di crescita del pelo (evitare il contropelo) con movimenti rapidi e decisi. 9) Sciacquare spesso il rasoio per evitare l’ammassamento di peli sulla lama. 10) Sostituire il rasoio con uno nuovo se non è più consentita una rasatura agevole. 11) Sciacquare la zona con acqua pulita e asciugare. 12) Controllare l’area depilata. 13) Smaltire il materiale utilizzato negli appositi contenitori (la bacinella deve essere lavata con detergente e disinfettata con ipoclorito di sodio 1%). 14) Sistemare tutto, eliminare le lame del rasoio nel contenitore dei taglienti, il telino e i guanti nei rifiuti speciali, garantire comfort paziente. 15) Lavarsi le mani e segnare ciò che si è fatto e notato nella cartella infermieristica.

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Procedura n° 11 Eseguire enteroclisma di pulizia preoperatoria

Materiale: • Guanti monouso non sterili • Contenitore dei rifiuti speciali • Sostegno per irrigatore • Irrigatore tubo raccordo • Sonda rettale in silicone (da 22 ai 32 cm nell’adulto) • Lubrificante • Telino monouso • Garze • Materiale per l’igiene perineale • Contenitore di raccolta (comoda, padella ecc..) • Soluzione prescritta

Esecuzione: 1) Identificazione del pz, 2) Controllare prescrizione, 3) Assicurare la privacy con l’utilizzo di un paravento, 4) Fornire al pz tutte le info necessarie relative all’atto infermieristico, 5) Preparare materiale 6) Garantire il microclima 7) Lavaggio sociale delle mani e mettere i guanti monouso non sterili 8) Indossare i dispositivi di protezione individuale (D.P.I.),

9) Riempire irrigatore con la soluzione, tra i 500 e i 1500 ml a circa 37/38 °C, 10) Eliminare aria dal tubo di raccordo facendo defluire la soluzione, 11) Porre la persona in decubito laterale sinistro (con ginocchio destro flesso), 12) Proteggere il letto con un telino monouso, 13) Lubrificare la sonda, 14) Avvisare il pz che si sta per inserire il tubo e di fare dei respiri profondi e lenti in quanto favoriscono il rilassamento, 15) Inserire delicatamente per circa 10cm nel retto con un movimento rotatorio seguendo la linea ano-ombelicale, 16) Aprire il rubinetto per lasciar defluire lentamente la soluzione, 17) Mantenere la sonda in sede, 18) Se il paziente avverte dei dolori sospendere l’irrigazione per qualche secondo,

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19) Quando nell’irrigatore rimane una quantità minima di soluzione, chiudere il rubinetto con il morsetto, 20) Rimuovere delicatamente la sonda e chiedere al pz di cercare di trattenere il liquido per 10-15 minuti per ottimizzare l’effetto, 21) Se non è autosufficiente posizionare panno, in caso contrario posizionare il paziente su una padella oppure l’accompagniamo al bagno, 22) Sorvegliare il pz nel caso ci possono essere complicazioni, esaminare il materiale evacuato (qualità, quantità, colore). 23) Elimino i guanti nei rifiuti speciali e compiere lavaggio sociale delle mani e indossare nuovamente i guanti non sterili monouso, 24) Eseguire igiene perineale, 25) Riordinare il letto, garantire il comfort al paziente, 26) Eliminare il materiale utilizzato nei rifiuti speciali, lavaggio sociale delle mani e annottare nella cartella infermieristica ciò che si è fatto e notizie degne di nota.

Procedura n°13Assistenza paziente in arrivo dalla sala operatoria

All’arrivo del paziente nella stanza di degenza: 1) Lavaggio sociale delle mani, 2) Mettere guanti non sterili monouso, 3) Garantire privacy paziente o chiudendo la porta della camera o con un paravento,

4) Trasportare il pz dalla barella al letto facendo attenzione ai vari collegamenti, 5) Controllare lo stato di coscienza del paziente. 6) Monitorare i parametri vitali: F.C./ P.A. / SPO2 / F.R. / T° 7) Controllare la presenza e la posizione di:

• Drenaggio chirurgico: ▪Che tipo di drenaggio (a caduta ecc.), ▪Se sta drenando,

• Catetere vescicale, più busta diuresi, • Sondino nasogastrico,

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• Accesso venoso, • Infusioni,

8) Eliminazione, nel contenitore dei rifiuti speciali, del vestiario operatorio. 9) Se la situazione generale del paziente lo permette rivestire il paziente. 10) Garantire il comfort del paziente. 11) Avvicinare la paziente il campanello dell’allarme. 12) Vigilare su:

• Igiene •Alimentazione (appena risale in sala il pz deve rimanere a digiuno

finché il medico non decida il contrario). • Sonno - riposo • Livello cognitivo • Mobilizzazione

Procedura n°14 Rifacimento letto occupato da un paziente post-operatorio

E’ necessario il coinvolgimento di due operatori. Procedura: 1) Lavarsi le mani, 2) Indossare i guanti monouso (vanno sostituiti ad ogni rifacimento letto), 3) Portare il carrello della biancheria pulita e il contenitore della biancheria sporca vicino alla stanza di degenza. Prendere e Sistemare la biancheria pulita sopra la sedia e accostarla al letto; La biancheria pulita e la biancheria sporca devono seguire percorsi paralleli che non si incrociano. 4) Illustrare la procedura al pz e chiedere, se possibile, la sua collaborazione; 5) Preparare l’ambiente: considerare la possibilità di un ricambio d’aria nella stanza, se le condizioni esterne lo permettono, chiudere la porta. Posizionare il paravento per garantire privacy; 6) Posizionare il livello del letto per lavorare in maniera comoda: abbassare la testata del letto se alzata. 7) Scalzare il copriletto e la coperta dal letto. Piegarli separatamente dall’alto verso il basso del letto in tre parti. Se puliti appoggiarli nella spalliera della sedia, se sporchi nel contenitore per lo sporco. La coperta va messa in un apposito contenitore separato in quanto il ciclo di lavaggio è diverso. 8) Scalzare dal materasso il lenzuolo superiore e rimuoverlo; aiutare il pz a posizionarsi su un lato se non lo si è già fatto in precedenza, in modo che volga le spalle all’altro operatore che sta operando. 9) Scalzare la traversa, piegarla e spingerla sotto il fianco e la spalla della persona. 10) Ripetere la stessa manovra con il lenzuolo di sotto. 11) Sistemare il lenzuolo inferiore pulito su letto con la piega verticale centrale lungo l’asse maggiore del letto; 12) Tirare il bordo laterale del lenzuolo sul lato verso il collega, l’altra metà del lenzuolo viene piegata verticalmente e posta accanto alla persona, rimboccare il lato superiore del lenzuolo sotto il materasso, piegare l’angolo a triangolo come procedura letto libero, rimboccare il lato del lenzuolo.

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13) Porre la traversa sul letto con la piega verticale centrale a livello dell’asse maggiore del letto. Piegare la parte opposta e disporla contro la schiena della persona. Rimboccare il lato che pende. 14) Aiutare il pz a girarsi sopra la biancheria piegata, volgendo la schiena verso l’altro operatore. Sistemare il cuscino sotto il capo della persona. 15) Rimuovere le lenzuola sporche avvolgendole su se stesse e riporle nello sporco. Afferrare il bordo del lenzuolo pulito ripiegato, tenerlo e rimboccarlo su tutto il lato. 16) Afferrare il centro della traversa tirando leggermente e rimboccare sotto il materasso tendendo bene la stoffa. 17) Aiutare il pz a posizionarsi al centro del letto, eventualmente alzare la testata. 18) Stendere completamente il lenzuolo superiore pulito sulla persona con la piega verticale sul centro del letto. 19) Rimuovere il lenzuolo sporco, a partire dei piedi del letto e riporre nello sporco. Sistemare le coperte come nella procedura letto libero. 20) Eventualmente aiutare il pz ad assumere la posizione desiderata, 21) Eliminare i guanti. 22) Lavarsi le mani.

Procedura N°15 Rilevazione frequenza respiratoria Controllo il numero delle escursioni della gabbia toracica in un minuto. Qual è la frequenza respiratoria, cioè il numero di atti respiratori in un minuto.

Procedura N°16 - 17Rilevazione frequenza Cardiaca Consiste nel conteggio del numero di pulsazioni in un minuto, provocate dell’onda sfigmica e rilevate attraverso la palpazione di un’arteria superficiale o l’auscultazione. Rilevare la F.C. ha lo scopo di valutare la funzione cardiocircolatoria della persona evidenziando eventuali modificazione rispetto alla norma. La F.C. è facilmente apprezzabile al tatto (polso arterioso periferico) nelle sedi dove decorre un’arteria superficiale, specie se in corrispondenza di un piano osseo o di strutture fisse. Il polso può essere definito come l’onda pressoria generata dall’azione di pompa del cuore; è quindi influenzato dall’elasticità delle pareti arteriose e dal flusso intermittente di sangue spinto dal cuore nel circolo arterioso.

- Fattori influenzanti La frequenza delle contrazioni cardiache è determinata da diversi elementi. Uno dei più importanti è la natura degli impulsi condotti dai sistemi simpatico e parasimpatico. Altri fattori come l’ansia, la paura, la fame possono accelerare il battito cardiaco, mentre il dolore tende a rallentarlo. La F.C. è rallentata durante il riposo e il sonno. La frequenza del polso è influenzata inoltre dal sesso, dall’età e dall’attività fisica.

- Sedi di rilevazione Vi sono delle sedi maggiormente utilizzate in ambito clinico. Queste sedi di rilevazione prendono il nome dall’arteria che viene palpata e sono:

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- Polso temporale: davanti all’orecchio, oppure sopra ed esternamente all’occhio; - Polso carotideo: lungo il margine anteriore del muscolo sternocleidomastoideo. - Polso brachiale: sulla faccia anteriore del gomito. - Polso radiale: sulla faccia interna del polso, alla base del pollice; - Polso femorale: a metà della piega inguinale; - Polso popliteo: dietro il ginocchio; - Polso tibiale posteriore: al di sotto del malleolo mediale; - Polso pedidio: sul dorso del piede, non è sempre apprezzabile. *Nelle persone anziane i polsi periferici possono risultare attenuati.

- Caratteri del polso I vari caratteri del polso: frequenza, ritmo, ampiezza, tensione e celerità. La frequenza rappresenta il numero di battiti percepiti in una unità di tempo, espressa in un minuto. Le principali alterazioni della frequenza sono la tachicardia (numero di battiti > 80/min) e la bradicardia (numero di battiti < 60/min).

Il ritmo indica la modalità di successione dei battiti. Si valuta confrontando, in un minuto, l’intervallo tra un battito e l’altro. Le alterazioni di questo carattere sono definite aritmie: l’aritmia sinusale (irregolarità del ritmo caratterizzata da un aumento della frequenza durante l’inspirazione e da una diminuzione durante l’espirazione), l’extrasistoliaatriale e ventricolare (battiti prematuri episodici) e la fibrillazioneatriale (in cui impulsi rapidi e irregolari originano da focolai ectopici atriali multipli e causano contrazioni atriali irregolari senza determinare un’efficace gettata cardiaca).

L’ampiezza è data dal grado di espansione delle pareti dell’arteria. Si parlerà quindi di polso ampio, piccolo o filiforme.

La tensione è la pressione che l’operatore esercita per apprezzare il polso.

La celerità indica infine la velocità di espansione dell’arteria: polso celere o terso.

- Metodi per la rilevazione I metodi per rilevare il polso sono rappresentati dal metodo palpatorio (percezione tattile) e dal metodo auscultatorio (attraverso fonendoscopio). La rilevazione del polso periferico sfrutta il metodo palpatorio, utilizzando i polpastrelli di indice e medio. Non si deve usare il pollice, perché è probabile che si rilevino le pulsazioni trasmesse dal proprio pollice e non quelle della persona. Il polso deve essere rilevato per almeno 30 s; in caso di aritmie il tempo di rilevazione non può essere inferiore al minuto. L’aritmia dovrebbe essere successivamente documentata e registrata con l’esecuzione di un elettrocardiogramma.

Si parla di polso apicale o centrale quando la rilevazione è effettuata utilizzando il fonendoscopio direttamente sul cuore della persona (metodo auscultatorio). Il polso centrale è apprezzato attraverso la membrana del fonendoscopio posizionato sul torace generalmente nel quinto spazio intercostale sulla linea emiclaveare sn.

- Accorgimenti prima della rilevazione Prima della rilevazione del polso, l’infermiere dovrà controllare che la persona si trovi in una condizione di riposo e conoscere l’eventuale terapia assunta che potrebbe influire sui caratteri del polso (per es., digitale e/o farmaci antiaritmici). La conoscenza della persona determinerà il successivo comportamento dell’infermiere durante la rilevazione: non avere fretta e instaurare una comunicazione efficace possono essere aspetti determinanti la rilevazione di un dato attendibile. � di �22 73

Procedura prima della rilevazione della frequenza cardiaca - Preparare orologio con contasecondi; Fonendoscopio, se necessario. - Identificare e informare la persona relativamente all’atto infermieristico, - Invitare/ aiutare il pz ad assumere la posizione più idonea e comoda, - Lavare le mani.

Procedura N°16Rilevazione polso precordiale (polso centrale o apicale) 1) Riscaldare la testina del fonendoscopio se la temperatura lo richiede. 2) Appoggiare la membrana del fonendoscopio sul torace a livello del quinto spazio intercostale sinistro, sulla linea emiclaveare sinistra. 3) Valutare la frequenza e il ritmo per un minuto segnalando eventuali anomalie. 4) Valutare, se necessario, anche i toni cardiaci; se il fruscio dei peli del torace interferisce con l’ascolto, è possibile inumidirli per diminuire l’attrito.

Procedura N°17Rilevazione polso radiale (polso periferico) 1) Scegliere la sede di rilevazione e individuare l’arteria che verrà palpata. 2) Appoggiare indice e medio evitando un’eccessiva pressione che potrebbe limitarne la percezione. 3) Cominciare la rilevazione dei caratteri del polso. La rilevazione della frequenza deve durare per un minuto o per una sua frazione (30 sec). 4) Per rilevare la frequenza cominciare a contare da zero per evitare che la prima pulsazione al termine del minuto venga contata due volte. 5) Rilevare il ritmo e, se necessario, gli altri caratteri segnalando eventuali anomalie.

Atti di supporto dopo le procedure - Aiutare la persona a rivestirsi (in base alla sede di rilevazione), - Pulire la testina e gli auricolari del fonendoscopio (se polso apicale), - Lavare le mani, - Registrare i dati sulla documentazione infermieristica.

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Procedura N°18 Rilevazione pressione arteriosa

Si intende misurare la pressione generata dalla contrazione dei ventricoli e propagata attraverso i vasi del sistema cardiovascolare grazie all’elasticità delle arterie. Tale misurazione viene effettuata con il sfigmomanometro e i valori della P.A. sono espressi in mmHg. Rilevare la P.A. ha lo scopo di valutare la funzione cardiocircolatoria della persona evidenziando eventuali modificazioni rispetto alla norma. Quando si utilizza il termine pressione del sangue ci si riferisce alla P.A. La P.A. è determinata principalmente dal volume di sangue presente nelle arterie: un aumento del volume del sangue arterioso tende ad aumentare la P.A. e viceversa. Due dei fattori che influenzano direttamente il volume di sangue arterioso, determinando la pressione, sono la gittata cardiaca e le resistenze periferiche.

La P.A. è caratterizzata da ampie variazioni sia nel corso della giornata (più bassa durante il sonno) che tra giorni diversi. Il rilevatore dovrebbe essere consapevole che può addirittura cambiare da un momento all’altro in funzione della respirazione, delle emozioni, dell’esercizio fisico, dei pasti, dell’uso di tabacco e alcol, della T°, della distensione vescicale, del dolore, dell’età e la razza.

- Pressione Sistolica e Diastolica La pressione arteriosa si distingue in sistolica, o massima, e in diastolica, o minima. La Sistolica corrisponde alla forza con la quale il sangue è spinto contro le pareti arteriose quando è espulso dai ventricoli in sistole e fornisce info sulla contrattilità del ventricolo sinistro. La Diastolica è la forza che il sangue esercita all’interno delle arterie quando i ventricoli sono in diastole e fornisce dati sulla resistenza opposta dai vasi sanguigni periferici (resistenze periferiche). Visto che il sangue nelle arterie di un uomo adulto in fase sistolica esercita una pressione uguale a quella richiesta per far raggiungere ad una colonnina di mercurio un’altezza di 120 mm (sistolica) in un tubo di vetro e di 80 mm durante la diastole, questi valori sono considerati espressione della pressione sanguigna.

- Perché rilevare la pressione La misurazione della P.A. è un atto che riveste una notevole importanza per gran parte delle persone con patologie cardiocircolatorie, oltre che nel postoperatorio e in situazioni critiche, ed è fondamentale diagnosticare e curare l’ipertensione. Per questo non si sottolineerà mai abbastanza la necessità di misurarla in modo accurato e ciò dipende dalle apparecchiature e dalle metodiche adottate e dell’abilità e dall’esperienza dell’operatore.

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- Rilevazione della pressione La P.A. può essere rilevata mediante metodiche non invasive e metodiche invasive. Il metodo invasivo, o diretto, si esegue con l’introduzione di un catetere in un’arteria collegato a un manometro o a un trasduttore di pressione. Tale metodica è utilizzata principalmente in area critica e consente il rilievo continuo dei valori di pressione. La rilevazione noninvasiva è effettuata con diverse metodiche ad esempio con sfigmomanometro aneroide, più comunemente adottata sia nelle valutazioni effettuate a domicilio che in ambulatori.

- Sfigmomanometro La P.A. viene misurata con lo sfigmomanometro, esso è costituito da un bracciale o manicotto e da un manometro. Il bracciale contiene una camera d’aria in gomma ad è rivestito da una guaina esterna in tessuto lavabile. La camera d’aria è connessa, mediante un tubo in gomma, una pompetta o pera di gonfiaggio collegata al manometro. Una valvola posta in prossimità della peretta di gonfiaggio permette di regolare l’afflusso e il deflusso dell’aria nel manicotto. È importante che il bracciale sia della misura adeguata al braccio e che sia ben adeso e mantenuto in sede mediante velcro o altri tipi di fissaggio. Inoltre non deve essere né troppo grande né troppo piccola, per evitare errori di rilevazione. Esistono raccomandazioni sulle misure che la camera d’aria deve possedere rispetto alla taglia del bracciale e le ditte produttrici propongono soluzioni più sofisticate per ovviare al problema di cambiare manicotto in base alle dimensioni del braccio della persona. Viene ormai raccomandato l’utilizzo di un bracciale per adulti con camera d’aria che avvolge completamente il braccio della persona, senza sovrapporsi, indipendentemente dalle sue dimensioni.

Il manometro rappresenta l’elemento di misurazione della pressione. Gli strumenti per rilevare la pressione sono ormai molto numerosi e si distinguono in base al loro uso specifico o al materiale di cui sono composti o alla modalità di rilevazione.

- Sfigmomanometro a mercurio Lo sfigmomanometro a mercurio (fisso o mobile) è caratterizzato dalla presenza di una colonnina graduata in cui si trova il mercurio e consente una misurazione molto precisa della pressione. La sua affidabilità porta però all’erronea convinzione che mantenga la sua efficienza nel tempo. Gli sfigmomanometri a mercurio devono essere puliti e controllati almeno ogni sei mesi se utilizzati in ambito ospedaliero, ogni anno se per l’uso domiciliare; le componenti degli sfigmomanometri a mercurio devono essere mantenute in buone condizioni facendo particolare attenzione al mercurio per la sua tossicità.

- Sfigmomanometro aneroide Lo sfigmomanometro aneroide è senz’altro più pratico e diffuso, ma meno affidabile a causa della sua più complessa metodica di registrazione della pressione. Le scosse e gli urti che lo sfigmomanometro riceve nell’uso quotidiano ne diminuiscono la precisione nel tempo portando alla lettura di false basse pressioni con conseguente sottostima dei valori di P.A. Gli sfigmomanometri aneroidi dovrebbero essere controllati ogni sei mesi confrontandoli con uno sfigmomanometro preciso.

- Fonendoscopio Il fonendoscopio, o stetoscopio, è lo strumento necessario per la rilevazione della pressione con il metodo auscultatorio, anche se il suo principale utilizzo è finalizzato ad auscultare i rumori e i toni cardiaci e quelli prodotti da altri organi interni. Esso è costituito da un tubo in gomma connesso a un raccordo a Y in metallo alle cui estremità sono presenti due auricolari (olive) da inserire nei condotti uditivi. All’altra � di �25 73

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