Procedure primo anno, Esercitazioni e Esercizi di Infermieristica. Università degli Studi di Cagliari
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Procedure primo anno, Esercitazioni e Esercizi di Infermieristica. Università degli Studi di Cagliari

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1. Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario ( 1° fase)

2. Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario ( 2° fase)

3. Anamnesi infermieristica paziente medico

4. Anamnesi infermieristica paziente chirurgico

5. Lavaggio sociale delle mani

6. Lavaggio antisettico delle mani

7. Vestizione guanti sterili ( metodo aperto)

8. Utilizzo corretto dei mezzi di protezione individuale

9. Assistenza pre-operatoria

10. Preparazione della cute per l’intervento: Tricotomia umida

11. Eseguire enteroclisma di pulizia preoperatorio

12. Preparazione posto letto accoglienza paziente operato

13. Assistenza paziente arrivo dalla sala operatoria

14. Rifacimento letto occupato paziente postoperatorio

15. Rilevazione frequenza respiratoria

16. Rilevazione polso precordiale

17. Rilevazione polso radiale

18. Rilevazione pressione arteriosa

19. Rilevazione temperatura corporea

20. Controllo diuresi in paziente non cateterizzata

21. Controllo diuresi giornaliera in paziente con catetere vescicale

22. Rilevazione e compilazione bilancio idrico entrate ed uscite

23. Esecuzione prelievo asettico di urina in donna cateterizzata

24. Prevenzione LDD in paziente a rischio

25. Ossigenoterapia

26. Eseguire la pulizia dello stoma e il cambio busta

27. Eseguire l’irrigazione in un paziente portatore di colostomia

28. Igiene completa paziente allettato

29. Igiene parziale : cavo orale ( paziente collaborante)

30. Igiene parziale : naso

31. Igiene parziale : orecchio

32. Igiene parziale : capelli

33. Igiene parziale : Occhi

34. Igiene parziale : piedi

35. Igiene parziale : igiene intima

36. Mobilizzazione paziente: letto – barella e viceversa

37. Mobilizzazione paziente: dal letto alla carrozzina e viceversa

38. Mobilizzazione paziente: sostegno alla deambulazione

39. Mobilizzazione paziente: Posizione di sicurezza

40. Mobilizzazione paziente: Posizione semiseduta di fowler

41. Mobilizzazione paziente: Posizione ortopnoica

42. Mobilizzazione paziente: Posizione antitrendelemburg

43. Mobilizzazione paziente: Posizione trendelemburg

44. Mobilizzazione paziente: Posizione genupettorale

2

45. Mobilizzazione paziente: Posizione prona

46. Mobilizzazione paziente: Posizione laterale

47. Mobilizzazione paziente: Posizione supina

48. Mobilizzazione paziente: Posizione semiprona o di Sims

49. Mobilizzazione paziente: Posizione eretta

50. Eseguire un prelievo di espettorato in paziente adulto collaborante

È IMPORTANTISSIMO anticipare con questa serie di azioni TUTTE LE PROCEDURE:

1. Identificazione del paziente, tramite a. Cartella infermieristica e/o clinica b. Controllare stanza e numero del letto c. Controllare nome e cognome del paziente d. Entrare nella stanza del paziente e chiamarlo e. Chiedere al paziente di dire il suo nome :

- ”Come si chiama?”, - oppure chiedere un documento per essere sicuri

2. Garantire privacy a. Tramite un paravento b. Portando il paziente in una stanza in cui non c’è nessuno

3. Garantire il microclima nella stanza 4. Informare il paziente della procedura e rassicurarlo sulla stessa. 5. LAVARE LE MANI E METTERE I GUANTI

Al fine della procedura:

1- Eliminare i rifiuti negli appositi contenitori (rifiuti urbani, rifiuti speciali, taglienti) 2- Mettere in posizione confortevole il paziente 3- Chiedere se ha dolore e se sta bene 4- Eliminare i guanti e lavarsi le mani 5- Registrare tutto ciò che si è fatto, osservato e ciò che è degno di nota nella cartella infermieristica.

CHI NON RISPETTA QUESTA SCALETTA IN OGNI PROCEDURA, può ripetere la procedura

perfettamente MA VERRA’ BOCCIATO. Danno più peso al lavaggio delle mani e all’investitura dei

guanti piuttosto che alla procedura. RICORDATEVI DI RIPETERE QUESTA SCALETTA!!!

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Procedura n° 1

(appunti laboratorio didattico 2007/08)

Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario (1° fase)

Nel caso fosse un ricovero programmato:

-paziente arriva in reparto col foglio di ricovero contenente i dati del paziente.

-controllo nel registro dei ricoveri la presenza del paziente.

-gli faccio vedere, dove si trova la sua camera e gli comunico informazioni circa: (*)

1) qual è il suo armadietto

2)dove si trova il bagno

3)le docce nel caso debba effettuare una doccia pre-operatoria

4)gli illustro quali sono gli orari di visita per i familiari dei pazienti/ gli orari delle messe etc

5)indico al paziente quali sono i colori della divisa che contraddistinguono i vari operatori sanitari

Nel caso fosse un ricovero proveniente dal Pronto Soccorso:

Effettuare il ricovero assieme al medico il quale tramite l’esame clinico e strumentale valuterà le condizioni

del paziente.

Il compito dell’infermiere è:

1)garantire sicurezza paziente

-che ci siano le sbarre nel letto affinché il paziente non cada

2)garantire monitoraggio parametri vitali paziente su richiesta medica:

-PA, TC, HGT, Saturazione O2, ECG, esami ematici di routine, accesso venoso.

Una volta effettuato il ricovero vedi sopra.(*)

Procedura n° 2

(appunti laboratorio didattico 2007/08)

Accoglienza dell’utente per un ricovero ordinario (2° fase)

Questa fase è caratterizzata dalla compilazione della cartella infermieristica.

-garantiamo la privacy del paziente. Questa fase si compie con assoluta riservatezza.

-chiediamo al paziente i seguenti dati:

1) Dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, luogo, età, sesso, residenza)

2) Emogruppo del paziente (se lo ricorda lo segniamo altrimenti si fa il test)

3) Se dichiara allergie, se G6PD carente, malattie dismetaboliche

4) Parametri all’ingresso (TC,PA, FC..)

5) Respirazione (se il pz è dispnoico, eupnoico, se ha ausili per la respirazione etc)

6)Se il pz è orientato, disorientato

7)Se portatore di CVC, catetere vescicale, pacemaker

6)Alimentazione: se è dipendente, indipendente

8)Eliminazione: Alvo: Autonomo dipendente, se presenta stomie; diuresi.

9)Movimento/Stato del sonno

Dopo averla compilata, la inseriamo nella cartella infermieristica.

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Procedura n° 3 e n° 4 Anamnesi Infermieristica

(Nursing Clinico – Kozier & Erb - EdiSES)

L’anamnesi infermieristica costituisce la prima parte della valutazione dello stato di salute del paziente ed è

usualmente eseguita prima dell’esame fisico. Si tratta di un’intervista strutturata, disegnata per ottenere un

riepilogo dettagliato dello stato di salute del paziente. I suoi scopi sono:

- Raccogliere informazioni su tutte le variabili che possono riguardare le condizioni di salute del paziente.

- Ottenere dati che aiutino l’infermiere a capire e a valutare le esperienza di vita del paziente. - Iniziare una relazione interpersonale con il paziente basata sulla fiducia e priva di pregiudizi.

L’infermiere usa i fati ottenuti in collaborazione con il paziente per sviluppare un piano di assistenziale

personalizzato. I componenti dell’anamnesi infermieristica includono:

- Dati anagrafici o Nome e cognome del paziente, indirizzo, età, sesso, stato civile, religione etc

- Principale disturbo accusato o cause di ricovero - Storia della malattia attuale

o Quando sono iniziati i sintomi o Se l’inizio dei sintomi è stato improvviso o graduale o La frequenza con cui il paziente accusa il disturbo o Esatto localizzazione del disturbo o L’attività che il paziente stava eseguendo quando si è verificato il disturbo o Fenomeni o sintomi associati al disturbo principale o Fattori che aggravano o alleviano il disturbo

- Anamnesi remota o Malattie dell’infanzia o Vaccinazione neonatali o Allergie varie o Incidenti o traumi o Ricoveri

- Anamnesi familiare o Richiedere età fratelli, genitori, nonni e loro stato di salute attuale. Per malattie come

tumori, cardiopatie etc.

- Stile di vita o Abitudini personali o Dieta o Sonno/veglia o Attività quotidiane o Divertimenti interessi

- Dati sociali o Relazioni familiari e amicali (sistema di sostegno per il paziente)

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o Affiliazione etnica o Storia professionale o Condizione economica

- Dati psicologici o Maggiori situazioni di stress vissute nell’anno passato o Stile di comunicazione e capacità di esprimere appropriate emozioni.

- Tipi di terapia assunti in precedenza

Un esame completo è generalmente condotto dalla testa ai piedi. La procedura può differire in modi, in

rapporto all’età dell’individuo, alla gravità della malattia, alle preferenze dell’infermiere e alle priorità e

procedure utilizzate dalla struttura ospedaliera. L’accertamento deve essere condotto in modo sistematico

ed efficiente per risparmiare energia e tempo e deve richiedere il minor numero di cambi di posizione al

paziente. L’infermiere deve preparare il paziente, spiegando ciò che sarà fatto, le ragioni dell’esame e ciò

che il paziente si deve aspettare. Inoltre deve preparare l’ambiente con tutto il materiale necessario,

inclusa un’adeguata illuminazione, il paravento per garantire la riservatezza del paziente e regolare la

temperatura della stanza.

Nell’esame obiettivo sono usate quattro tecniche fondamentali: ispezione, palpazione, percussione ed

auscultazione.

Ispezione è l’esame che viene effettuato utilizzando la vista. L’infermiere ispeziona il paziente ad occhio

nudo o utilizzando degli strumenti come ad esempio un otoscopio. Anche l’udito e l’odorato possono

essere utilizzati per l’ispezione. L’ispezione deve essere sistematica, per evitare che venga trascurato

qualche dato.

La palpazione è l’esame del corpo effettuato con le mani. Le dita sono usate perché la loro concentrazione

di fini fibre nervose le rende estremamente sensibili alla discriminazione tattile. La palpazione si usa per

determinare:

- Trama (es dei capelli) - Temperatura - Vibrazione - Posizione, dimensioni, consistenza, e mobilità di organi o masse - Distensione - Presenza dei polsi periferici - Sensibilità e pastosità o dolore

Ci sono due tipi di palpazione: superficiale e profonda. La palpazione superficiale deve sempre precedere

la palpazione profonda perché la pressione eccessiva con le dita può diminuire la sensazione tattile. Per

eseguire quella superficiale l’infermiere estende le dita della mano dominante rendendole parallele alla

cute e preme dolcemente in profondità muovendo la mano in modo circolare. Quella profonda è eseguita

con le due mani o con una mano. Nella palpazione bimanuale profonda, l’infermiere estende le dita della

mano dominante come nella palpazione superficiale mettendo poi la superficie delle dita della mano non

dominante sulla superficie dorsale delle tre dita mediane della mano dominante. La mano superiore applica

la pressione. Mentre la mano inferiore rimane rilassata per percepire le sensazioni tattili per effettuare la

palpazione profonda con una sola mano. Le dita della mano dominante premono sull’area che deve essere

palpata. Spesso l’altra mano è usata per sostenere da sotto una massa o un organo.

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Percussione. Nella percussione la superficie corporea è sollecitata ad emettere suoni che possono essere

uditi o vibrazioni che possono essere percepite. Ci sono due tipi di percussione: diretta e indiretta. Nella

percussione diretta l’infermiere colpisce l’area da percuotere direttamente con la punta di due, tre, o

quattro dita o con la punta del dito medio. I colpi sono rapidi e il movimento è dato dal polso. Questa

tecnica è utile per percuotere i seni frontali di un adulto. Il secondo tipo, la percussione indiretta, è

costituito dalla percussione di un oggetto contro l’area del corpo da esaminare. In questa tecnica, il medio

della mano non dominante, detto plessimetro, è posto fermamente sulla cute del paziente. Solo

l’articolazione e la falange distale di questo dito devono essere un contatto con la cute. Usando la punta del

medio flesso dell’altra mano, chiamato plesso, l’infermiere colpisce il plessimetro di solito a livello

dell’articolazione interfalangea distale o in un punto tra le articolazioni distali e prossimali. Il movimento è

dato dal polso; l’avambraccio rimane fermo. L’angolo tra plesso e plessimetro deve essere di 90° ed i colpi

devono essere secchi, rapidi e brevi per ottenere un suono chiaro. La percussione si usa per determinare la

dimensione e la forma degli organi interni stabilendo i loro contorni e indica se il tessuto è pieno di liquido

o di aria o è solido. La percussione suscita cinque tipi di suono:

- Netto - Ottuso - Iper-risonante - Timpanico

Auscultazione. L’auscultazione consiste nell’ascoltare i suoni prodotti dentro il corpo, anche con l’uso del

fonendoscopio, che amplifica i suoni e li trasmette alle orecchie dell’infermiere. Il fonendoscopio deve

essere lungo da 25 a 30 cm, avere un disco piatto e un diaframma a campana. Il diaframma a disco piatto

trasmette meglio i suoni acuti, il diaframma a campana trasmette i suoni bassi, come alcuni suoni cardiaci. I

suoni auscultati sono descritti secondo il loro tono, intensità, durata e qualità. Il tono è la frequenza delle

vibrazioni. I suoni bassi hanno poche vibrazioni al secondo rispetto ai suoni acuti. L’intensità si riferisce alla

forza e alla delicatezza di un suono. Alcuni suoni del corpo sono forti mentre altri sono molli (polmone). La

durata di un suono è rappresentata dalla sua lunghezza. La qualità del suono è rappresentata dalla

descrizione soggettiva di un suono.

Procedura n°5 e n° 6 - Lavaggio delle mani

(Procedure per l’assistenza infermieristica – Cecilia Sironi – ed. Masson)

Scopi e indicazioni

Il lavaggio delle mani permette la riduzione o eliminazione della flora cutanea e costituisce la misura più

efficace e meno costosa di prevenzione delle infezioni ospedaliere. Sulla cute delle mani sono presenti due

tipi di flora: quella residente e quella transitoria. La prima è costituita principalmente da batteri aerobi, è

resistente al lavaggio semplice delle mani e ha una debole virulenza. La flora transitoria è composta da

microrganismi acquisiti di recente che molto spesso sono associati a infezioni ospedaliere come le

enterobatteriacee e i batteri gram negativi; essa è facilmente rimovibile col lavaggio delle mani.

Le mani degli infermieri vengono spesso colonizzate dalla flora transitoria sia in seguito alla manipolazione

di superfici contaminate sia per contatto diretto con la persona assistita, diventando a loro volta un veicolo

di infezione.

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Prima di procedere a qualsiasi lavaggio delle mani si suggeriscono i seguenti comportamenti:

- indossare indumenti con maniche corte o arrotolare le maniche lunghe fin sopra la piega del gomito; - verificare la lunghezza delle unghie. Si dovrebbe mantenere la lunghezza delle unghie naturali

inferiore a ½ cm (categoria II), evitando di indossare unghie artificiali o allungate; - togliere orologio, braccialetti o anelli. Pur non essendoci prove di efficacia si ritiene utile seguire

questa indicazione a scopo preventivo; - aprire il rubinetto e lasciare scorrere l’acqua per pochi secondi prima di iniziare la procedura; - non usare acqua calda al fine di evitare l’insorgenza di dermatiti (categoria IB). Per la stessa

motivazione si raccomanda di curare le mani con creme e lozioni (categoria IA); - non rabboccare i contenitori dei detergenti liquidi (categoria IA).

MODALITA’ DI ESECUZIONE E MATERIALE IMPIEGATO

Tabella sinottica sul lavaggio delle mani

Procedure Scopo Prodotti e materiali Tecnica Tempo

Lavaggio

delle mani

(semplice o

sociale)

Eliminare lo

sporco

visibile e

rimuovere

la flora

transitoria.

Sapone, acqua

di rubinetto,

salviette di carta

monouso non sterili.

- inumidire mani e polsi;

- insaponare mani, polsi, unghie e spazi interdigitali strofinando dalla punta delle dita ai polsi;

- risciacquare dalla punta delle dita ai polsi;

- asciugare con salviette di carta dalla punta delle dita ai polsi;

- usare una salvietta per chiudere il rubinetto.

1 min

Lavaggio

Antisettico

delle mani

Rimuovere e

distruggere la

flora transitoria

e ridurre quella

resistente.

Sapone antisettico, acqua di

rubinetto, salviette di carta

monoso non sterili.

- inumidire mani e polsi;

- insaponare mani, polsi, unghie e spazi interdigitali strofinando dalla punta delle dita ai polsi;

- risciacquare dalla punta delle dita ai polsi;

- asciugare con salviette di carta dalla punta delle dita ai polsi;

- usare una salvietta

4/5min

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per chiudere il rubinetto.

Lavaggio

chirurgico

(o antisepsi

chirurgica)

delle mani

Rimuovere e

distruggere la

flora transitoria

e ridurre quella

resistente

Sapone antisettico-

antimicrobico; acqua di

rubinetto; spazzolino

chirurgico per le unghie (di

solito forniti con bastoncini

per lo spazio sottoungueale);

salvietta monouso sterile.

- rimuovere lo sporco dalla zona sottoungueale usando un bastoncino sotto l’acqua corrente;

- inumidire mani, polsi e avambracci;

- insaponare strofinando dalla punta delle dita all’avambraccio;

- spazzolare le unghie; - risciacquare dalla

punta delle dita agli avambracci;

- asciugare tamponando dalla punta delle dita agli avambracci.

Procedura n°7 - Vestizione guanti sterili (metodo aperto) (Procedure per l’assistenza infermieristica – Cecilia Sironi – ed. Masson)

Procedura

- Aprire la confezione contenente i guanti prima di lavarsi le mani (ma senza toccare i guanti)

- Poggiarli su di un piano per prenderli più agevolmente

- Lavaggio antisettico delle mani

- Asciugarsi con un panno sterile

- Prendi il guanto relativo alla mano che li deve indossare

- I guanti vanno messi uno alla volta: inserisci tutte e 5 le dita dentro al guanto facendo attenzione a non toccare la parte esterna.

- Una volta infilate, fare aderire bene il tutto aiutandoti con l'altra mano che andrà a prendere la parte di guanto che e' piegata verso l'esterno.

- Una volta infilato completamente farai lo stesso con la seconda mano, ma questa volta, per fare aderire bene il guanto, la prima mano (che indossa il guanto esternamente sterile) dovrà toccare la parte di guanto che non è rivoltata verso l'esterno. Dopo funziona come con i normali guanti.

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a. Aprire sterilmente i guanti b. Appoggiare su un piano rigido la confezione

c. Aprire dalle linguette la confezione d. Aprire facendo attenzione a non toccare i guanti

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e. Aprire totalmente la confezione f. Senso in cui i guanti sono nella confezione

g. Aprire il guanto facendo attenzione a non toccare la parte esterna. h. Inserire tutte e 5 le dita dentro

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i. Inserire l’altra mano nell’altro guanto

l. sistemare meglio i guanti

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Procedura n° 8 - I dispositivi di protezione individuali (http://www.fadrischio.unito.it/diapo/disp_prot_ind.pdf)

Un dispositivo di protezione individuale è qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni completamento o accessorio destinato allo scopo.

I DPI devono essere conformi alle norme di cui al D. Lgs. 475/92 NON sono considerati DPI (dispositivi di protezione individuale)

• gli indumenti di lavoro non specificamente destinati a proteggere il lavoratore, • le attrezzature dei servizi di soccorso e salvataggio, • gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.

E’ importante ricordare che i DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

Gli operatori dell'azienda sono dotati di DPI individuati a fronte della valutazione dei rischi per la specifica mansione svolta: le scarpe consegnate agli operatori sanitari in forza presso gli stabilimenti ospedalieri e i distretti o presso il Dipartimento di Sanità Pubblica, il vestiario ad alta visibilità consegnato agli operatori impiegati in attività all'esterno, le maschere facciali monouso, i guanti ecc.

Non vi è molta chiarezza relativamente all’utilizzo di mezzi di protezione dell’operatore in ambito sanitario, a causa della cogenza di due norme, una riguardante l’utilizzo dei Dispositivi Medici a protezione dell’utente (DL.Lgs. 46/97), l’altra sull’utilizzo dei DPI.

La stretta interrelazione operatore – paziente, d’altro canto, non facilita la scelta: i guanti, ad esempio, nati a protezione del paziente, in realtà proteggono anche l’operatore.

QUINDI? Dispositivo Medico o DPI?

Dipende. La scelta va fatta in relazione alle circostanze, tenendo bene a mente che spesso la differenza si limita solo alla strategia di certificazione scelta dall’Azienda e quindi se classificarlo come DPI o Dispositivo medico.

L’importante è valutare tramite dati merceologici o tecnici le reali caratteristiche di protezione.

I DPI e/o "mezzi di protezione dell'operatore" maggiormente utilizzati in ambito sanitario sono:

GUANTI

Possono essere di materiali diversi a cui corrispondono diverse indicazioni d’uso:

• quelli MONOUSO in LATTICE o VINILE devono essere sempre indossati quando vi è o vi può essere contatto con sangue o altri liquidi biologici (prelievi ematici, manipolazione di strumenti appuntiti o taglienti, presenza di abrasioni sulle mani ). Devono essere della misura giusta per permettere maggiore sensibilità e destrezza nel movimento,

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ma soprattutto devono essere usati solo per il tempo strettamente necessario in quanto sono chiaramente poco resistenti alle forti sollecitazioni meccaniche (se esiste forte pericolo di rottura è indicato indossarne due paia). La loro permeabilità aumenta con il passare del tempo per cui occorre sostituirli circa ogni ora se non si lesionano prima ed inoltre possono sviluppare sensibilizzazioni cutanee al lattice o alla polvere contenuta al loro interno; è vietato indossare i guanti e toccare maniglie, telefono, penne ecc.;

• Per il lavaggio dei presidi o degli arredi è indicato utilizzare guanti in PVC (i cosiddetti GUANTI DA LAVORO) perchè più resistenti.

• I guanti CHIRURGICI sono da utilizzare per gli interventi chirurgici in sala operatoria, sono ovviamente più resistenti di quelli monouso ma a causa del loro costo elevato se ne sconsiglia il loro uso per motivi diversi.

• Esistono inoltre guanti ANTITAGLIO utilizzati soprattutto nei laboratori di anatomia patologica che non permettendo una sensibilità elevata sono di limitato uso.

Il materiale più usato per la produzione di guanti in utilizzo in ambiente sanitario è il lattice, anche se vi sono dati che stabiliscono l’aumento delle dermatiti allergiche o da contatto provocate dal suo utilizzo.

Tali problematiche sono attribuibili agli additivi chimici di lavorazione presenti nel materiale e ai lubrificanti in polvere per favorirne lo scorrimento (talco , amido di mais ecc).

Esistono in commercio guanti in materiali differenti dal latice, e quindi privi di additivi, i quali possono costituire una buona alternativa (ad esempio: Neoprene, PVC, polietilene, nitrile), ma non escludono in alcuni casi la presenza di lubrificanti

INDUMENTI DI PROTEZIONE (camici, casacche, manicotti, ecc.)

Anche questi non sono considerati dispositivi di protezione individuale ma allo stato attuale vi sono aziende che hanno cominciato ad immettere sul mercato materiali certificati per il rischio biologico.

Devono essere indossati per procedure assistenziali che possono causare imbrattamento esteso; possono essere MONOUSO (in tessuto-non tessuto) o IN TESSUTO (di solito cotone) oppure costruiti con fibre sintetiche particolari, come ad esempio il goretex, e specialmente quelli resistenti ai liquidi devono fornire protezione alla parte frontale più esposta: la soluzione migliore dal punto di vista protezionistico è quella di avere la doppia protezione davanti, collo alto, polsi stretti e chiusura nella parte posteriore. Ricordate: la divisa NON è considerata un DPI.

PROTEZIONE PER I PIEDI

Le calzature di protezione, hanno caratteristiche tali da proteggere l’operatore da eventuali lesioni o contaminazioni ai piedi possibili durante l’attività lavorativa.

In una Azienda sanitaria le tipologie di attività sono svariate e quindi per l’individuazione dell’idoneo mezzo di protezione necessita una attenta valutazione dei rischi relativa alla mansione svolta dall’operatore.

Le calzature di protezione di suddividono in:

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• CALZATURE DI SICUREZZA PER USO PROFESSIONALE:

Le calzature da lavoro a norma UNI EN 345 sono contraddistinte da una S ,dall’inglese “Safety” = Sicurezza, e comprensive di requisiti minimi di protezione, tra cui la presenza di un puntale antischiacciamento e contro gli urti ad un livello di energia di 200 Joule.

Campo di utilizzo: Questo tipo di calzatura può essere utilizzata, visto l’alto grado di resistenza agli urti e agli schiacciamenti, in settori in cui si manipolano materiali, oggetti, alquanto pesanti (ad esempio nei servizi tecnici o settori in cui si presentino scenari per gli operatori tali da presentare alto rischio di schiacciamento ai piedi - operatori operanti all’interno dei Servizi Veterinari e SPSAL del Dipartimento di Sanità Pubblica, operatori appartenenti ai servizi di emergenza urgenza territoriale, operatori GECAV ecc..)

• CALZATURE DI PROTEZIONE PER USO PROFESSIONALE:

Le calzature da lavoro a norma UNI EN 346, dette anche calzature protettive, sono contraddistinte dalla lettera P, dall’inglese “Protective”, a cui appartengono le stesse caratteristiche delle calzature di sicurezza, tranne che per il puntale , il quale si differenzia in quanto l’energia d’urto assorbibile è pari a 100 Joule.

• CALZATURE DA LAVORO AD USO PROFESSIONALE:

Le calzature da lavoro a norma UNI EN 347 vengono contraddistinte dalla lettera O, dall’inglese “occupational” = lavoro, quindi denominate calzature da lavoro o professionali. Si differenziano dalle altre calzature solo rispetto al fatto di non possedere il puntale di protezione.

Campo di utilizzo: Questa tipologia di calzatura può essere utilizzata per la protezione del piede in mansioni in cui non si evidenzino rischi meccanici (urti, schiacciamenti), ad esempio si possono impiegare in settori di tipo assistenziale, infermieri, fisioterapisti, OSS ecc.., personale addetto alle portinerie, autisti ecc..

ASPETTI CERTIFICATIVI:

Le calzature devono essere provviste del marchio CE, della dichiarazione di conformità CE, dell’attestato di certificazione CE rilasciato dall’organismo notificato che ne ha effettuato l’omologazione, nonché accompagnate da una nota informativa che contenga le modalità di impiego, le istruzioni di deposito e le modalità di pulizia.

PROTEZIONE PER IL VOLTO

Possono essere MASCHERINE CON VISIERA, SCHERMI FACCIALI, OCCHIALI. La trasmissione di patogeni quali HCV e HIV è stata ampiamente dimostrata specialmente durante interventi chirurgici, irrigazioni, estubazioni, uso di apparecchiature con sangue sotto pressione, a seguito di massiccie contaminazioni di mucose, tra le quali la più a rischio è senza dubbio quella oculare. Gli occhiali da vista non garantiscono una protezione adeguata perchè non coprono lateralmente l’occhio. Gli occhiali protettivi sono di solito studiati in modo da avere protezioni laterali e qualche modello può essere indossato anche sopra a quelli da vista. La norma tecnica prevede....

PROTEZIONE PER LE VIE RESPIRATORIE

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Le più diffuse sono quelle CHIRURGICHE MONOUSO, nate per la tutela del paziente e che hanno scarsa o nulla efficacia per la protezione degli operatori da agenti biologici a trasmissione aerea (ad esempio tubercolosi) per i quali sono indispensabili mascherine a diversa capacità filtrante a seconda dell’attività svolta. Queste maschere, non monouso, assicurano una protezione per un tempo variabile, rilevabile dalla informazioni che la ditta produttrice riporta sulla confezione del dispositivo.

FACCIALI O SEMIFACCIALI FILTRANTI PER SOSTANZE CHIMICHE (CON FILTRI INTERCAMBIABILI):

Il livello di protezione dei filtri antigas è definito da tre classi:

• Classe 1 Filtri con bassa capacità filtrante (concentrazione limite 1000 p.p.m.) • Classe 2 Filtri con media capacità filtrante (concentrazione limite 5000 p.p.m.) • Classe 3 Filtri con alta capacità filtrante (concentrazione limite 10.000 p.p.m.)

Tali respiratori hanno la caratteristica di essere dotati di un filtro composto da carbone attivo trattato, che svolge funzioni di assorbimento nei confronti di numerosi gruppi chimici, (es. : gas e vapori, inorganici, anidride solforosa, ammoniaca ecc..)

Il filtro antigas può essere adattato su una semimaschera o su un pieno facciale. Tali DPI nelle attività assistenziali non vengono praticamente utilizzati, mentre lo sono per altre attività di tipo ispettivo svolte all’interno del Dipartimento di Sanità Pubblica.

I RESPIRATORI ANTIPOLVERE:

I respiratori antipolvere possono essere di due tipi:

• Supporto + Filtro (semimaschera o pieno facciale o quarto di maschera) P • Maschere usa e getta (facciali filtranti antipolvere, con il supporto e il filtro integrato) FFP

Tali tipi di respiratori in mancanza di una norma tecnica specifica, sono utilizzati anche per la protezione degli operatori dagli agenti biologici a trasmissione aerea.

Esiste tutta una serie di mezzi di protezione per gli operatori sanitari dal rischio biologico legato a tagli e punture accidentali che possono avvenire durante l’attività assistenziale e diagnostica.

Questi mezzi di protezione non possono essere considerati DPI in quanto non vengono indossati dall’operatore, ma assolvono comunque all’obiettivo di ridurre questa tipologia di infortuni che determina un rischio di sviluppare una malattia emotrasmissibile (es. : HIV, Epatite ecc.)

A questa categoria appartengono i presidi di sicurezza che comprendono:

• sistemi di prelievo sottovuoto, • lancette autoretrattili, • cateteri vascolari protetti, • siringhe standard autoreincappuccianti, • aghi butterfly con cappuccio apposito già applicato, • ecc.

Tali presidi che vanno a sostituire o integrare quelli normalmente utilizzati devono comunque raggiungere un adeguato equilibrio fra protezione, efficacia e facilità d'uso: spesso infatti i problemi legati al loro utilizzo sono dovuti alla scarsa accettabilità da parte del personale, alla necessità di addestramento per un

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corretto uso e soprattutto alla difficoltà di stimare il loro reale costo-beneficio; spesso il costo elevato non ne permette un uso estensivo in ogni Servizio.

Altre notizie.

Dispositivi di protezione individuale (DPI)

E' importante per chi opera con agenti biologici conoscere i rischi derivanti dall'attività che svolge e, di conseguenza, rendersi conto della necessità di adottare determinati DPI per salvaguardare la propria integrità fisica.

Per dispositivo di protezione individuale si intende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonchè ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.

NON sono dispositivi di protezione individuale gli indumenti da lavoro ordinari e le uniformi non specificatamente destinate a proteggere la salute e la sicurezza del lavoratore. Per gli studi medici e odontoiatrici sono considerati DPI:

• guanti • mascherine • sopracamici • occhiali • visiere/schermi facciali

Guanti

L’uso dei guanti è importante in quanto riduce il rischio di trasmissione dell’infezione da un soggetto all’altro e da oggetti e strumenti contaminati alle persone. I guanti non sostituiscono la necessità di lavarsi le mani, in quanto possono presentare dei microfori, oppure perché le mani si possono contaminare durante la rimozione dei guanti stessi. Il principio che deve guidare la scelta e l’impiego dei guanti deve essere l’appropriatezza dei guanti all’uso per il quale sono stati costruiti, con le seguenti indicazioni generali:

a) usare guanti sterili per le procedure che determinano il contatto con aree del corpo normalmente sterili; b) usare guanti da esplorazione per le procedure che determinano il contatto con mucose, escrezioni, secrezioni, sangue e altri liquidi corporei, e per altre procedure diagnostiche e assistenziali che non richiedono l’uso di guanti sterili; c) cambiare i guanti dopo il contatto con il paziente ed eliminarli nei contenitori per rifiuti speciali; d) non lavare o disinfettare i guanti chirurgici o i guanti da esplorazione per il riuso;

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e) usare guanti per uso domestico per procedure come la pulizia dello strumentario o degli ambienti. I guanti utilizzati per tali scopi possono essere decontaminati e riutilizzati, separatamente per usi puliti e sporchi, ma debbono essere eliminati se sono lesionati o se hanno riportato punture o altri segni di deterioramento. In ogni caso con i guanti utilizzati per l’assistenza non vanno toccate superfici come porte e telefoni, ma è necessario rimuoverli prima oppure usare, ad esempio, i gomiti per aprire le porte.

Indicazioni generali per l'uso di guanti medicali:

• Avere le mani pulite o per prevenire la trasmissione di infezioni: i guanti non rappresentano

una barriera assoluta; in caso di rottura o microforatura la flora cutanea (residente e transitoria) presente sulle mani potrebbe contaminare il paziente o gli oggetti (ferri, sonde, cateteri,...) che si stanno manipolando

o per non contaminare il contenitore da cui i guanti sono prelevati

• Tenere le unghie corte o per evitare sollecitazioni eccessive sulla punta delle dita dei guanti e

conseguenti lesioni

• Non indossare anelli e braccialetti in quanto non consentono una buona igiene delle mani e potrebbero lesionare i guanti

• Evitare che le maniche della divisa vengano a contatto con i guanti. Se necessaria una protezione per braccia e corpo, usare camici monouso (o riutilizzabili con capacità di barriera) a manica lunga

• Evitare l'applicazione di creme prima di indossare i guanti in quanto alcune creme possono interferire con la permeabilità del guanto e la calzata del guanto può risultare ostacolata

Procedura di utilizzo

Indossare i guanti:

• evitandone l'eccessivo stiramento • tirandoli alla base delle dita per calzarli • verificando che non siano troppo stretti o eccessivamente larghi sui

polpastrelli o sul palmo della mano

Sostituire i guanti:

• tra diversi tipi di procedure sul paziente se rimangono a lungo a contatto con sangue o altri liquidi organici

• in caso di contatto con sostanze chimiche in grado di danneggiarli • con cadenza regolare in caso di intervento chirurgico prolungato (verificare il

tempo di permeazione con il fornitore) • se occorre una pausa durante le manovre asettiche

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• se c'è un prolungato contatto con sudore o altri liquidi organici • tra un paziente e l'altro • quando presentano lacerazioni, fori, danneggiamenti • dopo ogni procedura in cui può aver avuto luogo una contaminazione

Rimozione:

• rimuovere un guanto partendo dal polsino • tenerlo nella mano rimasta guantata

• con la mano libera rimuovere il secondo guanto prendendolo dall'interno

• infilare il primo guanto all'interno del secondo

Dopo l'uso:

• smaltire i guanti nel contenitore dei rifiuti pericolosi • non riutilizzarli e non lavarli • lavarsi le mani

Mascherine e protezioni respiratorie

Sono indicate per prevenire l’inalazione e la trasmissione di droplets (goccioline), che generalmente si diffondono a breve distanza (inferiore a un metro), e di nuclei di goccioline e nuclei evaporati, che invece restano sospesi nell’aria e possono percorrere distanze maggiori. Le mascherine contribuiscono inoltre a scoraggiare chi le indossa a toccarsi naso e bocca. Se l’infezione è trasmessa tramite goccioline, la mascherina deve essere indossata da tutti coloro che si avvicinano molto al paziente. Per le malattie trasmesse attraverso nuclei di goccioline, l’uso della maschera è raccomandato per tutti coloro che entrano nella camera; in questo caso le comuni mascherine chirurgiche potrebbero essere poco efficaci per prevenire l’inalazione di nuclei di goccioline, per cui è indicato l’impiego di protezioni respiratorie particolari (respiratori o filtranti facciali). Le mascherine devono essere usate una sola volta, e poi eliminate nei rifiuti speciali. Per l’uso dei filtranti facciali è necessario attenersi alle istruzioni specifiche.

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Vestaglie (copricamice) e grembiuli Sono indossati per impedire la contaminazione della divisa e per proteggere la cute del personale dall’esposizione a sangue e altri materiali biologici. Vestaglie idrorepellenti sono necessarie quando si entra nella stanza di un malato contagioso e quando si eseguono manovre che possono generare schizzi (sala operatoria, endoscopia) o a rischio di imbrattamento (ad esempio assistenza a soggetti con diarrea, incontinenti). Gli indumenti monouso dovranno essere eliminati con i rifiuti speciali dopo ogni uso, mentre le vestaglie di tela utilizzate per l’assistenza a malati contagiosi dovranno essere raccolte con la biancheria infetta.

Modalità operative per indossare e rimuovere un camice non sterile:

• Prima di indossare camice e guanti, indossare, se necessario, nell'ordine: copricapo, maschera (o filtrante facciale) e visiera o occhiali

• Nei pochi casi in cui è richiesto l'uso dei calzari, indossarli prim a del camice e prima di lavarsi le mani per evitarne la contaminazione

• Prelevare il camice dalla confezione, dispiegarlo tenendolo per il girocollo senza farlo toccare terra per prevenirne la contaminazione

• Tenendo il camice a livello della spalla destra , infilare il braccio omolaterale e viceversa per il sinistro; adattare bene i polsini e chiudere il camice all'altezza della nuca e sul retro, sovrap ponendo i due lembi dell'apertura. Questo garantisce una copertura completa del corpo e degli indumenti indossati

Dopo l'uso, per prevenire la contaminazione da parte degli indumenti e dei dispositivi

utilizzati, procedere nell'ordine:

• Slegare il laccio che chiude il camice all'altezza della vita

• Rimuovere i guanti ed eliminarli nei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo

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• Slacciare il camice all'altezza della nuca • Far scivolare i polsini sopra le mani e sfilare il

camice toccando solo la parte interna

• Avvolgere il camice su se stesso ed eliminarlo

Altri dispositivi di protezione Le norme relative alla protezione degli operatori prevedono l’impiego di vari dispositivi per evitare l’esposizione a schizzi e il contatto con materiali biologici. In aggiunta ai mezzi già elencati, si possono citare gli occhiali e gli schermi di protezione per occhi e viso, da utilizzare durante le manovre in cui è possibile schizzarsi, e stivali di gomma o soprascarpe impermeabili quando vi è il rischio di bagnamento.

Procedura n° 9 - Assistenza preoperatoria (siti consultati: www.ceveas.it ; www.evidencebasednursing.it ; www.gimbe.it ; www.guideline.gov )

Tale procedura consiste in diverse tappe

• Profilassi anti-trombotica: o E.B.P.M= Eparina basso peso molecolare o CLEXANE, FLUXUM, SELEPARINA, EPARINA CALCICA o La prima somministrazione avviene il pomeriggio antecedente la data dell’intervento o I pazienti in terapia con antiaggreganti piastrinici a domicilio ( P.A. Acido Acetilsalicilico,

Ticlopidina) o anticoagulanti orali (Coumadin-Warfarin, o il Sintrom-Dicumarolo) sospendono il

farmaco una settimana prima e sostituito con EBPM o infusione continua con eparina sodica.

- Perché si usa l’eparina?: - Ha un effetto rapido - Si lega all’antitrombina III e il suo effetto si ha dopo pochi minuti - L’effetto dell’eparina termina rapidamente dopo la somministrazione - Dosaggio: 5000 unità di Eparina corrispondono a 1 ml di soluzione

• Profilassi antibiotica

• Doccia preoperatoria

L’efficacia della doccia preoperatoria con antisettico nel ridurre l’infezione della ferita chirurgica non trova sostegno alcuno nei dati di letteratura. E’ stato invece dimostrato in uno studio di coorte con oltre 700 pazienti, che l’effettuazione della doccia utilizzando clorexidina la sera prima del giorno dell’intervento e la mattina dello stesso, permette di ridurre la presenza di batteri

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cutanei anche di nove volte. A questo scopo sono abitualmente utilizzati Clorexidina al 4% in detergente (Hibiscrub o Hibiclens) o un preparato con triclosan.

La doccia preoperatoria con antisettico va eseguita? Quando e quante volte va eseguita? Qual è l’antisettico più appropriato per eseguirla? 1. Nella programmazione di un intervento chirurgico, è necessario prevedere una doccia o un bagno preoperatorio. La preparazione della cute del paziente prima dell’intervento chirurgico deve essere documentata. La documentazione include:

o le condizioni delle cute (rossore, eruzioni, abrasioni) o metodo utilizzato per la tricotomia, con segnalazione di eventuali abrasioni

arrecate o il nome degli agenti detergenti e degli antisettici utilizzati o il nome della persona che ha effettuato le cure igieniche (requisito richiesto dalla

normativa vigente sulla documentazione clinica )

• Tricotomia umida

La tricotomia trova ragione d’essere nel fatto che i peli e i capelli sono fonte d’infezione, possono ostacolare una chiara e completa visualizzazione della zona da incidere, e interferire successivamente con la ferita , con la sutura e con la medicazione adesiva. Di contro è stato dimostrato che durante il processo di rasatura la cute va incontro a tagli e abrasioni, che possono essere sede di colonizzazione da parte dei microrganismi e quindi contaminare la ferita chirurgica causando infezioni nel post operatorio (Briggs 1997); l’essudato delle abrasioni rappresenta inoltre un terreno favorevole alla crescita di microrganismi (Seropian 1971). La rasatura effettuata con i rasoi elettrici evita il contatto diretto con la cute, e permette di tagliare peli e capelli senza causare tagli o abrasioni alla cute (Fogg 1999). Per la stessa ragione viene raccomandato l’uso delle creme depilatorie, alcune delle quali dimostrano anche proprietà batteriostatica e/o battericida3. Le reazioni allergiche alla crema depilatoria si verificano molto raramente e solo in individui già sensibilizzati al prodotto, entro i primi sei mesi dal suo utilizzo, per cui è presumibile che il paziente ne sia al corrente.

• Digiuno • Disinfezione del sito chirurgico

o prima della discesa in sala operatoria

La preparazione della cute avviene in modo da preservare l’integrità della cute. Selezionare gli antisettici basandosi sulle possibili allergie e sensibilità cutanee del paziente, sul sito di incisione e sulle condizioni della cute. L’adeguata preparazione della cute deve avvenire con le seguenti modalità:

o Prima di applicare soluzioni antisettiche, lavare con soluzione detergente a fondo i siti di incisione e le zone circostanti per rimuovere eventuali contaminazioni (categoria IB)

o Applicare la preparazione antisettica della cute mediante movimento circolare centrifugo dal centro alla periferia.

o L’area preparata deve essere abbastanza ampia da consentire l’estensione dell’incisione prevista e/o di applicare eventuali drenaggi, se necessario

o Rispettare i tempi di asciugatura dell’antisettico utilizzato, in linea con le indicazioni fornite dal produttore

o Si consiglia di effettuare la manovra con materiale sterile (evidenza Ib forza A la preparazione delle aree ad alta carica microbica(ombelico, pube, ferite aperte) va eseguita per ultima;

o l’isolamento del sito di colostomia, con preparazione e copertura con garza imbevuta di antisettico, va eseguita per ultimo;

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o la preparazione di aree ustionate, scorticate o traumatizzate deve avvenire con normale soluzione salina;

o evitare l’uso di clorexidina gluconato e prodotti a base alcolica su membrane mucose;

o rispettare i tempi di contatto degli agenti antisettici prima di applicare i panni sterili, per garantire la massima efficacia dell’antisettico;

o rispettare i tempi necessari alla completa evaporazione degli agenti antisettici infiammabili per ridurre il rischio di incendi;

o evitare che l’antisettico si depositi in aree corporali soggette a decubito, come ad esempio al di sotto di laccipneumatici, elettrodi, e placche elettrodispersive

• ricordare di togliere qualsiasi tipo di protesi, smalto, orologio, anello prima di scendere in sala

Procedura n° 10 - Procedura per esecuzione della tricotomia umida con rasoio monouso

La tricotomia si esegue a tutti quei pazienti che devono essere sottoposti ad interventi chirurgici od alcuni esami diagnostici quando l’area interessata presenta peluria. La tricotomia si effettua

o Come preparazione ad un intervento chirurgico per migliorare la visione del campo operatorio

o Come preparazione ad alcuni esami diagnostici (es. biopsia prostatica, angiografia, laparoscopia, ECG da sforzo etc…)

La tricotomia trova ragione d’essere nel fatto che i peli e i capelli sono fonte d’infezione, possono ostacolare una chiara e completa visualizzazione della zona da incidere, e interferire successivamente con la ferita , con la sutura e con la medicazione adesiva. Di contro è stato dimostrato che durante il processo di rasatura la cute va incontro a tagli e abrasioni, che possono essere sede di colonizzazione da parte dei microrganismi e quindi contaminare la ferita chirurgica causando infezioni nel post operatorio (Briggs 1997); l’essudato delle abrasioni rappresenta inoltre un terreno favorevole alla crescita di microrganismi (Seropian 1971). La rasatura effettuata con i rasoi elettrici evita il contatto diretto con la cute, e permette di tagliare peli e capelli senza causare tagli o abrasioni alla cute (Fogg 1999). Per la stessa ragione viene raccomandato l’uso delle creme depilatorie, alcune delle quali dimostrano anche proprietà batteriostatica e/o battericida3. Le reazioni allergiche alla crema depilatoria si verificano molto raramente e solo in individui già sensibilizzati al prodotto, entro i primi sei mesi dal suo utilizzo, per cui è presumibile che il paziente ne sia al corrente. Vantaggi e svantaggi:

- Rasatura totale del pelo, ma con possibilità di causare graffi o traumi - Difficoltà di accesso a zone anatomicamente difficili da depilare, quali il cavo ascellare e le pieghe

inguinali

- Utilizzo di più rasoi per un’area più grande - Minor costo del singolo rasoio

Risorse

- Umane: un operatore sanitario - Strutturali : locale appartato o garanzia della privacy (se effettuata a letto) - Materiali:

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• più rasoi tradizionali monouso • detergente liquido a base di clorexidina • Garze • Asciugamano • traversa di protezione o telo monouso • Bacinella pulita contenente acqua tiepida • Guanti monouso • Contenitore per taglienti

Tecnica

1. Identificare il paziente e controllare in cartella il tipo di intervento chirurgico che il paziente deve effettuare e di conseguenza scegliere il tipo di tricotomia più consona all’intervento.

2. Informare la persona sulla procedura e fornire opportune motivazioni. 3. Garantire la privacy. 4. Predisporre il materiale occorrente. 5. Far assumere la posizione più idonea esponendo la zona da sottoporre a tricotomia. 6. Apporre telino pulito o traversa per proteggere il letto del paziente. 7. Inumidire e insaponare la zona da radere nella zona in cui è prevista l’incisione chirurgica. 8. Radere la zona interessata e procedere lungo il filo di crescita del pelo (evitare il contropelo) con

movimenti rapidi e decisi.

9. Sciacquare spesso il rasoio per evitare l’ammassamento di peli sulla lama. 10. Sostituire il rasoio con uno nuovo se non è più consentita una rasatura agevole. 11. Sciacquare la zona con acqua pulita e asciugare. 12. Controllare l’area depilata. 13. Smaltire il materiale utilizzato negli appositi contenitori (la bacinella deve essere lavata con

detergente e disinfettata con ipoclorito di sodio 1%).

14. Sistemare tutto, eliminare le lame del rasoio nel contenitore dei taglienti, il telino e i guanti nei rifiuti speciali, garantire comfort paziente.

15. Lavarsi le mani e segnare ciò che abbiamo fatto e notato nella cartella infermieristica.

Procedura n° 11 – Eseguire enteroclisma di pulizia preoperatoria

(Laboratorio didattico 2007/08)

Materiale:

• Guanti monouso non sterili • Contenitore dei rifiuti speciali • Sostegno per irrigatore • Irrigatore tubo raccordo • Sonda rettale in silicone (da 22 ai 32 cm nell’adulto) • Lubrificante • Telino monouso • Garze • Materiale per l’igiene perineale

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• Contenitore di raccolta (comoda, padella ecc..) • Soluzione prescritta

Esecuzione

1. Identificazione del paziente 2. Controllare prescrizione 3. Assicurare la privacy con l’utilizzo di un paravento 4. Fornire al paziente tutte le informazioni necessarie relative all’atto infermieristico 5. Lavaggio sociale delle mani 6. Preparare materiale 7. Porre i guanti dentro la stanza 8. Garantire microclima 9. Lavaggio sociale delle mani e mettere i guanti monouso non sterili 10. Indossare i dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) 11. Riempire irrigatore con la soluzione, tra i 500 e i 1500 ml a circa 37/38 °C 12. Eliminare aria dal tubo di raccordo facendo defluire la soluzione 13. Porre la persona in decubito laterale sinistro (sul lato sinistro con ginocchio destro flesso)

decubito laterale sn

14. Proteggere il letto con un telino monouso 15. Lubrificare la sonda 16. Avvisare il paziente che si sta per inserire il tubo e di fare dei respiri profondi e lenti in quanto

favoriscono il rilassamento

17. Inserire delicatamente per circa 10cm nel retto con un movimento rotatorio seguendo la linea ano- ombelicale

18. Aprire il rubinetto per lasciar defluire lentamente la soluzione 19. Mantenere la sonda in sede 20. Se il paziente avverte dei dolori sospendere l’irrigazione per qualche secondo 21. Quando nell’irrigatore rimane una quantità minima di soluzione, chiudere il rubinetto con il

morsetto

22. Rimuovere delicatamente la sonda e chiedere al paziente di cercare di trattenere il liquido per 10- 15 minuti per ottimizzare l’effetto

23. Se non è autosufficiente posizionare panno, in caso contrario posizionare il paziente su una padella oppure l’accompagniamo al bagno

24. Sorvegliare il paziente nel caso ci possono essere complicazioni, esaminare il materiale evacuato (qualità, quantità, colore). Elimino i guanti nei rifiuti speciali e compiere lavaggio sociale delle mani

e indossare nuovamente i guanti non sterili monouso

25. Eseguire igiene perineale 26. Riordinare il letto, garantire il comfort al paziente 27. Eliminare il materiale utilizzato nei bidone dei rifiuti speciali, riordinare materiale non utilizzato,

eliminare i guanti, lavaggio sociale delle mani e infine annottare nella cartella infermieristica ciò che

si è fatto e notizie degne di nota.

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Procedura n°13 - Assistenza paziente in arrivo dalla sala operatoria

All’arrivo del paziente nella stanza di degenza:

 lavaggio sociale delle mani  mettere guanti non sterili monouso  garantire privacy paziente o chiudendo la porta della camera o con un paravento  Trasportare il paziente dalla barella al letto facendo attenzione ai vari collegamenti del paziente

(catetere, infusione ecc) (controllare procedura n°36.)

Controllare lo stato di coscienza del paziente.

• È orientato? È vigile? È ansioso?

 Monitorare i parametri vitali:

• Frequenza Cardiaca • Pressione Arteriosa • Saturazione dell’ossigeno • Frequenza respiratoria

 Controllare la presenza e la posizione di:

• Drenaggio chirurgico  Che tipo di drenaggio (a caduta ecc.)  Se sta drenando

• Catetere vescicale, più busta diuresi • Sondino nasogastrico • Accesso venoso • Infusioni

 Eliminazione, nel contenitore dei rifiuti speciali, del vestiario operatorio (calzari, cuffietta ecc.).  Se la situazione generale del paziente lo permette rivestire il paziente.  Garantire il comfort del paziente.  Avvicinare la paziente il campanello dell’allarme.  Vigilare su:

• Igiene • Alimentazione (appena risale in sala il paziente deve rimanere a digiuno finché il medico non

decida il contrario)

• Canalizzazione • Sonno - riposo • Livello cognitivo • Mobilizzazione

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