PROTOCOLLO OPERATIVO PER RITROVAMENTO DI FAUNA MORTA CON IPOTESI DI AVVELENAMENTO , Progetti di Biogiuridica. Università degli Studi di Roma La Sapienza
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Nel caso di ritrovamento di una carcassa animale o di una carcassa-esca, ove esista il fumus di avvelenamento occorre agire secondo quanto dettato dal presente protocollo
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Microsoft Word - PROTOCOLLO AVVELENAMENTO FAUNA _1_.doc

PROTOCOLLO OPERATIVO PER RITROVAMENTO DI FAUNA MORTA CON IPOTESI DI AVVELENAMENTO

Nel caso di ritrovamento di una carcassa animale o di una carcassa-esca, ove esista il fumus di avvelenamento occorre agire secondo quanto dettato dal presente protocollo. In via preliminare la valutazione dell’eventuale avvelenamento è necessariamente a carico del personale intervenuto; pertanto occorre garantire allo stesso uno standard di formazione utile a discriminare se il caso in questione presenta caratteristiche tali da attivare le procedure sintetizzate nel presente documento.

SOGGETTI DA COINVOLGERE: pattuglia CFS, o altro personale con funzioni di PG, - tutti

previamente formati per comprendere se si tratti di un’ipotesi di avvelenamento;

Veterinario A.U.S.L. informato tempestivamente in base alle norme sanitarie vigenti;

Altro veterinario (CFS, Ente Parco o di fiducia, formato sulla materia e nominato ausiliario di P.G.) che lavora sia di concerto con il veterinario della AUSL che in sintonia con l’attività di indagine. Le azioni condotte da questa figura saranno di ricerca delle cause di morte sul campo e di assistenza alle attività dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. In particolare, con la necroscopia di campo si avvalorerà (o meno) l’ipotesi di avvelenamento. Attraverso il contatto con l’I.Z.S. sarà possibile anticipare alcune informazioni, la cui tempestività di resa, seppur ufficiosa, assume un valore fondamentale per il giusto indirizzo per le successive attività d’indagine.

PRIMA FASE: AZIONI URGENTI ED IRRIPETIBILI

Quelle di seguito elencate, nella loro cronologia, sono le attività da porre in essere nella immediatezza del rinvenimento della carcassa per non disperdere informazioni utili e per consentire al/ai veterinario/i di effettuare le operazioni di campo necessarie, nel caso di avvelenamento, ad avviare la seconda fase delle attività.

1. DELIMITAZIONE AREA - Per preservare l’integrità dell’area da eventuali inquinamenti o distruzione di quanto in essa contenuto si delimita il sito del ritrovamento della carcassa con nastro segnaletico bianco e rosso per un raggio adeguato.

2. RILIEVI FOTOGRAFICI - Effettuazione di rilievi fotografici o/e di filmati del sito di interesse procedendo dal generale al particolare (panoramica dell’area e foto del materiale eventualmente individuato pertinente al sospetto avvelenamento).

3. POSIZIONAMENTO SEGNALI ACCANTO AL MATERIALE RINVENUTO – Previa ricerca, si posizionano delle lettere per la repertazione di ogni elemento estraneo e sospetto (per es. carta, fazzoletti, guanti, mozziconi di sigarette, tracce di pneumatici, impronte di scarpe, etc.). Si effettua ora un secondo e puntuale rilievo fotografico del materiale individuato.

4. REPERTAZIONE MATERIALE E VERBALI DI RINVENIMENTO - Si procede agli accertamenti ed ai rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose e alla conseguente repertazione degli elementi sospetti o di materiale biologico/organico, ricorrendo ad apposite precauzioni per evitare l’inquinamento o la contaminazione di eventuali fonti di prova con il proprio materiale organico (calzare guanti in lattice e mascherina protettiva). I campioni prelevati devono essere conservati con tutti gli accorgimenti necessari affinché non subiscano alterazioni. Viene redatto il verbale di rinvenimento che documenta puntualmente tutto il materiale d’interesse repertato.

5. RILIEVO GPS – Viene localizzato il punto in cui si trova la carcassa ed il materiale e/o tracce di particolare rilevanza repertate, mediante rilievo GPS.

6. SPOSTAMENTO CARCASSA – Il/i veterinario/i presente procede allo spostamento della carcassa evitando di inquinare l’area precedentemente individuata. La carcassa viene trasferita in un luogo adiacente in cui il veterinario possa svolgere la ricognizione della carcassa ed i controlli ritenuti necessari. Nell’ipotesi in cui lo spostamento avvenga in assenza del veterinario AUSL, sarà cura del veterinario intervenuto concordarlo con il primo per escludere la diffusione di eventuali patologie della carcassa stessa.

7. PREPARAZIONE ATTI – Nel caso in cui anche il veterinario, attraverso le sue valutazioni di campo, avvalori la ipotesi dell’avvelenamento, tutto il materiale rinvenuto assume valore probatorio e pertanto si procederà ai sensi dell’Art. 354 Co. 2 c.p.p.

8. TRASPORTO CARCASSA ALL’ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE – Si procede al trasporto della carcassa presso l’IZS competente per territorio al fine di individuare, nei tempi più rapidi possibile, i tossici o i principi attivi che hanno causato la morte dell’animale. Il veterinario che ha coadiuvato l’organo di PG nel lavoro di campo deve in questa fase fungere da interfaccia tra il titolare dell’indagine e l’IZS per anticipare le informazioni utili all’indirizzo delle indagini stesse e nel contempo per trasferire

all’IZS tutte le informazioni rinvenute durante la ricognizione della carcassa da cui desumere elementi utili nella ricerca dei tossici.

SECONDA FASE: ATTIVITA’ A BREVE E MEDIO TERMINE Questa fase si avvia nel momento in cui il/i veterinario/i avvalora l’ipotesi di avvelenamento. Le attività, contestuali tra loro, possono essere categorizzate come segue:

1. gestione della comunicazione 2. medicina forense 3. attività di polizia giudiziaria

1. Gestione della comunicazione Delle tre categorie individuate, la gestione della comunicazione, pur se apparentemente si configura come disgiunta dalle altre due, tese palesemente alla ricerca dei responsabili, può essere strategica alla creazione di condizioni che favoriscono l’isolamento culturale del “crimine”, oltre ad evitare ipotesi di fiancheggiamento. La comunicazione si può suddividere in:

Circolazione delle informazioni; Rapporti con i media.

La circolazione delle informazioni avviene all’interno degli addetti ai lavori, distinti in due gruppi: il titolare delle indagine con i suoi collaboratori ed i soggetti preposti alla gestione del fenomeno sul territorio (i.e. aree protette, province e regione). Le informazioni correlate alle attività d’indagine per la ricerca dei responsabili, poiché riservate, circolano solo all’interno del primo gruppo; viceversa le informazioni necessarie ad una buona gestione del fenomeno sul territorio al fine di prevenire il perpetuarsi dei danni al patrimonio naturale circolano tra i due gruppi. I rapporti con i media devono essere gestiti al fine di rendere una doverosa informazione all’opinione pubblica; inoltre devono essere calibrati sulle esigenze delle indagini e sulla utilità che la diffusione di notizie può rendere in termini di sensibilizzazione, di comprensione del fenomeno e di coinvolgimento della pubblica opinione. Questo al fine di ottenere la condivisione di scelte, anche eccezionali, necessarie alla gestione della emergenza ed alla limitazione dei danni. E’ auspicabile che la comunicazione sia affidata ad un solo organo professionale che si riferisca ai due gruppi i quali, di concerto, evidenzino cosa, come e quando comunicare. 2. Medicina forense Il contributo reso dalla medicina forense in questo tipo di indagini è focale, ove è irrinunciabile una velocità nelle risposte date ed un

lavoro dell’IZS sinergico a quello condotto sul campo. I risultati che devono pervenire dal lavoro dell’IZS sono:

individuazione della causa della morte; tipizzazione della sostanza tossica e del principio attivo (eventualmente

indicando il prodotto in cui esso è contenuto); valutazioni sul contenuto stomacale di tipo macro e microscopico (cosa ha

mangiato e a che specie appartiene); ricerche di genetica forense sul contenuto stomacale (dna su peli, unghia)

3. Attività di Polizia Giudiziaria La cristallizzazione della scena del crimine è assicurata dalla attività di repertazione scientifica, dal prelevamento di campioni con redazione di relativi verbali e dall’esecuzione di tutti quegli atti urgenti ed irripetibili secondo il Codice di Procedura Penale. Va assicurata la più immediata perlustrazione dell’area finalizzata a prevenire ulteriori danni alla fauna selvatica, attraverso la ricerca/bonifica di eventuali altre esche, ed alla ricerca di elementi utili alle indagini. La perlustrazione deve essere programmata in modo tale da suddividere il territorio d’interesse in settori adiacenti su cui sovrapporre una griglia di lavoro (più o meno fitta in funzione delle risorse disponibili e dell’entità del problema); quotidianamente la superficie controllata dovrà essere cartografata, riportando il livello di dettaglio del controllo territoriale effettuato. La attività di indagine più strettamente finalizzata alla individuazione del/i responsabile/i transita attraverso una analisi territoriale che identifichi eventuali portatori d’interesse (tartufai, allevatori, agricoltori, apicoltori, ecc.) e la potenziale natura dei loro conflitti con la fauna selvatica e/o con l’ente amministratore del territorio.

Le informazioni desunte dal lavoro descritto sopra sono incrociate tra loro, indirizzate dai risultati della medicina forense ed arricchite dagli elementi derivati dalla attività d’indagine focalizzata su quegli scenari più puntuali che mano a mano emergono (intercettazioni telefoniche, perquisizioni, ecc). Uno strumento utile per lo snellimento nell’acquisizione dei dati e per la necessaria accelerazione delle indagini è il database del CFS dove sono immagazzinate le informazioni utili alla analisi territoriale sopra descritta (portatori d’interesse, sostanze tossiche e principi attivi, ecc.).

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