RADIO LIBERE E STORIA DELLA RADIO, GIORNALISMO, Dispense di Giornalismo
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RADIO LIBERE E STORIA DELLA RADIO, GIORNALISMO, Dispense di Giornalismo

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DISPENSE RIAssunte DEL CORSO DI LAUREA DI GIORNALISMO RADIO E TV
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RADIO DALLE RADIO LIBERATE ALLE RADIO LIBERE: La radio liberata

Il primo periodo che prendiamo in considerazione si identifica con la trasmissione della radiocronaca della sfilata delle Brigate Partigiane a Milano. Facendo un passo indietro gli anni arriviamo al 8 settembre 1943 è i 2 anni immediatamente successivi sono testimonianza di quanto il ruolo della radio si sia rivelato fatale. Già nelle 48 ore che seguono l'armistizio la radio si offre come strumento di registrazione della storia, badoglio alle 19:42, annuncia agli italiani che dopo 40 mesi di guerra è stato chiesto e ottenuto l'armistizio. Da quel momento si diffonde il panico: durante la sera per tutta la notte viene mandata in onda la registrazione del messaggio. Nessun'altra notizia ma brani di musica sinfonica tra una missione e l'altra. Dal mattino successivo il silenzio di notizie coperto da una colonna musicale continua, un blackout sonoro più angoscioso e destabilizzante del silenzio assoluto., la radio è parte in causa delle successive fasi della storia. Già durante la guerra aveva mostrato la capacità di insinuarsi nel chiuso dei salotti, attraverso l'esperienza di Radio Londra che testimoniava la guerra che si faceva anche con le onde radio. La prima vera radio antifascista fu Radio Bari, la cui vicende rappresentativa di come la radio abbia attraversato gli anni del regime, della guerra e della Rinascita Democratica col ruolo sempre di primo piano. Poi dopo lo sbarco del contingente anglo americano che la stazione è barese divenne la principale voce libera, la voce di liberatori che avanzavano. Prima di ogni altra struttura militare, e anglo-americani posero dunque sotto controllo l'emittente pugliese, come strumento che fornisce all'opinione pubblica l'immagine di un Paese che sosteneva con forza la guerra di liberazione. Furono dunque le voci del Sud che accompagnarono l’italia verso la democrazia, prima di Radio Bari aveva operato anche radio Palermo soprattutto organo di servizio delle truppe alleate. Torna alla normalità alla voce di Nicolò Carosio e una data il 6 maggio con la cronaca della sfilata delle truppe partigiane a Milano.

La radio tra televisione e musica

Il secondo periodo che prendiamo in considerazione o adunque dal 1954 ali 1968. Sono gli anni del consolidamento del ruolo della televisione, confermato anche da l'impennata degli abbonamenti che testimoniano il boom del nuovo mezzo anche al Sud. È un periodo che fa presagire il declino della radio di fronte all'avvento della televisione. La radio subì infatti l'indifferenza dei giornali e la disattenzione degli stessi dirigenti dei servizi pubblici televisivi. Se è vero che in una prima fase la tv mi rapisce professionisti e si appropria dei suoi formati più popolari, è anche vero che l'attenzione verso il nuovo mezzo da parte della critica e degli intellettuali consente alla radio maggiore libertà di azione. La forza liberatrice della radio si esprime dunque nella sua maturità artistica e produttiva proponendo un ampliamento delle ore di trasmissione come estensione qualitativa. Sono anni di grande fermento culturale nei quali la radio si mantiene come un saldo punto di riferimento. C'è un altro Ambito nel quale la radio rivela la sua energia liberatoria, si tratta della diffusione della musica che fa emergere le potenzialità connettive nella costruzione della comunità giovanile. È proprio la musica a cavalcare l'onda della contestazione del 68 a valicare i confini e insinuarsi timidamente la programmazione radiofonica italiana grazie all'intuito di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore.

Le radio libere

L'ultimo periodo che prendiamo in considerazione e il decennio che va dal 1968 al 1978. È una fase di grandi mutamenti storici e sociali molto forte sul panorama radiotelevisivo. Certo, la TV in questi anni deve essere un ruolo centrale nel panorama mediale e comincia a sperimentare formati, contenuti e progetti editoriali indipendenti ma la radio è più agile è meglio riesce ad adattarsi a rispondere alle nuove esigenze del pubblico più giovane. Sono definiti e libere posizione di una struttura aziendale ormai obsoleta il libere dalle modalità istituzionali di espressione. Si avvia dunque il processo di trasformazione del pubblico degli ascoltatori, da una dimensione di fruizione passiva a una più consapevole o improvvisata partecipazione. Fu un fenomeno intenso ma anche breve. Infatti si osserva un processo di riorganizzazione delle radio libere e radio commerciali, non più libere, dunque, ma subordinata le leggi del mercato. Il concetto di libertà incrocia proprio nella stagione di massima espressione il segnale del suo crepuscolo.

IL RADIODOCUMENTARIO: DALLA REGISTRAZIONE DELLA REALTÀ ALLA DOCUFICTION

La radio da l'avvio a un nuovo modello dell'editoriale e organizzativo. È l'avvio della stagione del radio- documentario, originale che si situa al crocevia di differenti esperienze espressive, tra la registrazione senza filtri del mondo e la sua rielaborazione discorsiva, con uno sguardo al cinema e all' inchiesta giornalistica, passando per il radiodramma. L'esperienza del radio documentario si propone come un'occasione straordinaria per muoversi liberamente alla scoperta delle realtà quotidiane, dimenticando la retorica e l'ufficialità che aveva in passato permeato tutto l'apparato informativo radiofonico. Un realismo crudo che è effetto della capacità di cogliere il suono dei luoghi, degli ambienti e dei personaggi nella pluralità dei dialetti e delle lingue locali, trasformando l'azione in qualcosa di reale è magico al tempo stesso. Le differenti sperimentazioni artistiche, musicali, cinematografiche ebbero una grande influenza sulla produzione radio documentaria, cui si aggiunge anche il carisma delle esperienze europee che confluirono nel prix Italia istituito nel 1948 a opera della Rai insieme a una quindicina di enti radiofonici come rassegna della programmazione di maggior qualità delle emittenti radiofoniche del mondo. Nel 1952 venne addirittura istituita una categoria ufficiale " documentari, radio reportage, Magazine", una vera e propria consacrazione. Non fu un caso dunque l'investimento della Rai nel documentario tra la fine degli anni 40 ei primi anni 50. Riproduzioni documentarie della radio si offrono come straordinaria testimonianza storica e come prodotto culturale pienamente calato in un clima di sperimentazione tecnica e creatività linguistica. È difficile definire una cronologia che individui la data di nascita di un prodotto culturale come il radio-documentario che è il risultato della tradizione mista innovazione. Tutti però concordano nel definire il periodo aureo tra gli anni 50 e primi anni 60 è una matrice di origine comune identifica nelle esperienze che vanno nel periodo tra la seconda metà degli anni 30 fino alla seconda guerra mondiale. Nel periodo che va dalla seconda metà degli anni 30 tutto il periodo della seconda guerra mondiale e dunque, si assiste alla nascita di una scuola italiana della radiocronaca che inizio a proporre prodotti sempre più elaborati e che alla fine degli anni 40 si distinsero con il grado massimo di maturità. Lo stile linguistico fa ampio uso del microfono aperto, che per molti è espressione della dibattuta caratterizzazione neorealista. L'uso del microfono aperto apri anche alla molteplicità dei dialetti, all'uso colloquiale della lingua italiana. Il periodo aureo si conclude con la fine degli anni 50 e lavoro di Zavoli sulle monache di clausura è riconosciuto come il punto più alto della poetica del documentario radiofonico tradizionale. Il periodo successivo assiste a un’evoluzione tecnologica importante con la registrazione su nastro magnetico. Questo passaggio è indicativo della trasformazione dei radio documentario in un formato ibrido in bilico tra autenticità e finzione tra documentario, teatro e montaggio in studio, con ricorso dottori ed elementi di simulazione che fondono lo stile documentaristico con l'esperienza del radiodramma. Esempio di questa forma espressiva è l’intervista in fabbrica di Carlo Quartucci e Primo Levi: Radiodramma del 1968 nel quale un inviato visita una grande fabbrica intervista a un giovane saldatore, un addetto alle torri, l'impiegata del reparto contabilità, rendendosi conto delle ripercussioni fisiche e psichiche del sistema di produzione sui lavoratori. I miei 975 sancisce addirittura la scomparsa della radio degli annuari Rai ,a vantaggio della televisione.

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