Riassunto Corso di diritto Commerciale Presti Rescigno CAPOLAVORO settima ultima edizione 2015 volume 1 e 2  completo di tutti i capitoli, Sintesi di Diritto Commerciale II. Università degli Studi di Roma La Sapienza
Emmeeffe87
Emmeeffe87
Questo è un documento Store
messo in vendita da Emmeeffe87
e scaricabile solo a pagamento

Riassunto Corso di diritto Commerciale Presti Rescigno CAPOLAVORO settima ultima edizione 2015 volume 1 e 2 completo di tutti i capitoli, Sintesi di Diritto Commerciale II. Università degli Studi di Roma La Sapienza

PDF (2 MB)
225 pagine
50Numero di download
1000+Numero di visite
100%su 4 votiNumero di voti
20Numero di commenti
Descrizione
RIASSUNTO COMPLETO SETTIMA EDIZIONE ULTIMA AGGIORNATA MANUALE CORSO DI DIRITTO COMMERCIALE AUTORI PRESTI RESCIGNO VOLUME 1 E 2. PARAGRAFO PER PARAGRAFO SENZA TRALASCIARE NULLA,NON COME QUELLI DA POCHE PAGINE. ULTIMA ED...
15.99
Prezzo del documento
Scarica il documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente Emmeeffe87: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Anteprima5 pagine / 225
Questa è solo un'anteprima
5 pagine mostrate su 225 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
5 pagine mostrate su 225 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
5 pagine mostrate su 225 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
5 pagine mostrate su 225 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
5 pagine mostrate su 225 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
5 pagine mostrate su 225 totali
Scarica il documento

1

Riassunti completi dei manuali Corso di diritto Commerciale autori

G.Presti e M.Rescigno settima edizione (ultima e aggiornata)

VOLUME 1 e VOLUME 2

Indice

Lezione 1:Il diritto commerciale

Lezione 2:L’imprenditore

Lezione 3 categorie di imprenditori e normative applicabili

Lezione 4:l’azienda, i segni distintivi e la proprietà

intellettuale

Lezione 5:La concorrenza tra imprese

Lezione 6:I contratti di impresa

Lezione 7:I contratti per lo scambio e la distribuzione dei beni

Lezione 8:I contratti per la prestazione d’opera e di servizi

Lezione9:I contratti bancari

Lezione 10: I contratti del mercato mobiliare

Lezione 11:I titoli di credito

Lezione 12:La dematerializzazione dei titoli di credito

Lezione 13:I titoli di credito bancari

Lezione 14:La crisi di impresa:fondamenti e soluzioni concordate

Lezione 15:Fallimento, struttura ed effetti

Lezione 16:Il procedimento fallimentare,il fallim delle società

Lezione 17:Le altre procedure concorsuali

Lezione 18:Società e figure affini

Lezione 19:Società di persone: costituzione e rapporti patrimoniali

Lezione 20:Le società di persone, organizzazione e scioglimento

Lezione 21:Le società di capitali

Lezione 22:Spa:costituzione nullità conferimenti

Lezione 23:Le azioni

2

Lezione 24:Categorie di azioniobbligazioni strumenti finanziari e

patrimoni destinati

Lezione 25:L’assemblea nel sistema tradizionale

Lezione 26:l’organo amministrativo nel sistema tradizionale

Lezione 27:I controlli nel sistema tradizionale

Lezione 28:I sistemi alternativi di amministrazione e controllo

Lezione 29:Le modificazione statutarie la società in accomandita per

azioni

Lezione 30:Costituzione e struttura finanziaria

Lezione 31: Struttura organizzativa e modificazioni statutarie

Lezione 32:Le società cooperative e le mutue assicuratrici

Lezione 33: Le società con azioni quotate in mercati regolamentati

Lezione 34:Socità di capitali, libri sociali e bilancio; scioglimento

Lezione 35:Le società di capitali unipersonali: i gruppi di società

Lezione 36:Trasformazione fusione e scissione, profili di diritto

internazionali

Introduzione Lezione 1

Diritto commerciale: ramo dell'ordinamento giuridico che detta la disciplina degli imprenditori, dei loro atti e

delle loro attività, dell'ambiente in cui operano, in breve, del mercato.

È una sintesi degli interessi di consumatori, imprenditori, finanziatori, azionisti... il mercato non si autoregola

né è completamente regolamentato dall'ordinamento, spesso l'ordinamento insegue le leggi del mercato che

3

sono frutto di rapporti di forza mutevoli. Chi si accosta alla materia deve essere consapevole della non

neutralità delle forme giuridiche, dietro alle regole formali stanno sempre interessi concreti e la disciplina

rifletto lo stato dei rapporti di forza fra i loro portatori tipici.

Storia e prospettive pag 3 – 15: le caratteristiche costanti nel tempo del diritto commerciale vengono

identificate nella specialità rispetto al diritto privato e nella vocazione universale (transnazionale); in realtà

prima del diritto si tratta di connotati tipici dell'attività economica che si riflettono nella sua regolamentazione

la quale ne rappresenta una sovrastruttura. La nascita del diritto commerciale viene collocata sul finire del XI

secolo.

L'imprenditore, Lezione 2

a) L'impresa si definisce come l'attività il cui svolgimento fa assumere a un soggetto la qualità di imprenditore.

L'azienda si definisce come un complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa.

Art 2555

L'imprenditore è chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o

dello scambio di beni e servizi (cit art 2082, che di riflesso dà una seconda definizione di impresa). (Art. 2082:

Imprenditore: È imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della

produzione o dello scambio di beni o di servizi.)

Imprenditore soggetto; azienda oggetto; impresa attività. L'art 2082 indica una fattispecie per collegarle una

disciplina; ma è anche vero che l'appartenenza al genere imprenditore è presupposto necessario per rientrare in

una delle specie in cui il genere si articola e in relazione alle quali si detta gran parte della disciplina.

Esiste il cd statuto generale dell'imprenditore, quello che si applica a qualunque imprenditore ex art 2082

(senza distinzioni); norme relative all'azienda e ai segni distintivi, alla concorrenza e ai consorzi, regole

contrattuali, tutela dei consumatori. Nel disegno originario del codice civile, l'imprenditore si suddivideva in

tre gruppi: il primo in base all'oggetto dell'attività (commerciale vs agricolo), il secondo in base alle

dimensioni dell'attività (piccolo vs medio-grande), sul piano della natura del soggetto esercitante l'attività

(pubblico vs privato; individuale vs collettivo). Significative poi nella pratica ulteriori di specificazione

dell'attività commerciale, alla quale si collega l'applicazione di statuti speciali (impresa bancaria e quella

editoriale). L'imprenditore spesso non è persona fisica, ma ad esempio società. L'art 2082 oltre a dare una

definizione per rifletto di impresa, limita l'applicazione di una determinata disciplina soltanto ai soggetti la cui

attività economica abbia particolari caratteristiche.

b) analisi dell'art 2082

← Attività di scambio o di produzione di beni o servizi: attività (serie di atti collegati tra loro per un fine

unitario). Impresa: se si producono o si scambiano beni e servizi si crea una nuova ricchezza; si escludono

dall'impresa le attività di godimento che consumano senza arrecare utilità al sistema economico. L'art 2082

non richiede che l'attività sia rivolta al mercato, ma beni e servizi prodotti devono essere oggettivamente e

riconoscibilmente destinabili al mercato, indipendentemente dalle intenzioni del soggetto e dall'oggettiva sorte

che i beni avranno. Si discute infatti se si possa ritenere imprenditore anche chi svolge una determinata attività

di autoconsumo: la cd impresa per conto proprio, la risposta maggioritaria è negativa.

4

Economicità: non riguarda il contenuto, ma le modalità attuative dell'impresa, modalità che consentono

almeno la copertura dei costi coi ricavi. Normalmente le imprese sono in fatto caratterizzate dallo scopo di

realizzare un avanzo di gestione (lucro oggettivo) e di ripartirlo in favore dei titolari dell'attività (lucro

soggettivo) non sono di per sé rilevanti, ne consegue che possono essere imprenditori le associazioni, le

cooperative cd pure, ove ai soci sono praticate tariffe tali da non generare un utile di gestione, l'ente, le

imprese pubbliche, come quelle di erogazione di pubblici servizi, ove i corrispettivi a carico del pubblico siano

calcolati in modo da non eccedere quanto sufficiente per coprire i costi. Le attività svolte istituzionalmente in

perdita non sono economiche, sono invece incluse le imprese non profit, d.lgs 460/1997 sulle organizzazioni

non lucrative di utilità sociale (ONLUS), il generale divieto di non distribuire gli utili e il non perseguimento

di scopo di guadagno, tanto a livello personale che di ente, non impedisce chela ONLUS, sia pur in via

strumentale al raggiungimento dei loro scopi ideali, possano svolgere un'attività corrisponde a quella ex art

2082, quando ciò accade l'ente no profit diviene imprenditore. Il d.lgs 155/2006 istituisce e regola le imprese

sociali, che sono organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività

economica di produzione e di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di

interesse generale. Esse non possono distribuire utili tra i partecipanti ma devono riversarli nello svolgimento

dell'attività istituzionale o a incremento del patrimonio. Ciò che conta è la valutazione preventiva e astratta

delle modalità con le quali una determinata attività è oggettivamente programmata.

Professionalità: ovvero l'esercizio abituale, non occasionale, di un’attività che è sistematica, ripetuta.

Anche l'esecuzione di un unico affare può dare la qualifica di imprenditore, se l'affare è complesso e implica il

coordinamento di una pluralità di azioni. Il dato essenziale è rappresentato dalla percezione che

oggettivamente viene data ai terzi dell'attività svolta.

Organizzazione: requisito che distingue il lavoratore autonomo dall'imprenditore; organizzazione intesa

come coordinamento di una serie complessa di fattori produttivi (collaboratori occasionali, appositi locali,

macchinari, capitali...): basta essere a capo anche di uno solo di questi fattori per potersi considerare

imprenditore. Tornando al paragone col lavoratore autonomo, c'è comunque differenza tra il contratto d'appalto

e quello di prestazione d'opera: si parla di auto-organizzazione del lavoratore autonomo contro etero-

organizzazione dell'imprenditore.

Liceità: chi esercita un'impresa in violazione di un obbligo resta imprenditore solo per quanto concerne le

responsabilità e le sanzioni: non ci si può mai avvantaggiare di un illecito. Impresa illegale: svolta senza

autorizzazioni dalla legge, impresa immorale: attività vietata in assoluto o inserita nello svolgimento si una più

vasta attività criminosa.

c) Le professioni intellettuali, ex art 2238, sono equiparati agli imprenditori se l'esercizio della professione costituisce elemento di un'attività organizzata in forma d'impresa, cioè quando tale attività è

inserita in una rete complessa, di per sé qualificabile come impresa. La libera professione non è impresa: si

applicano le disposizioni per l'impresa, ma le disposizioni da liberi professionista per quanto concerne le

attività strettamente lavorative. L'art 2238 è complessivamente favorevole per le libere professioni (motivi

politico-sociologici non sistematici, si può modificare questa disciplina: già norme comunitarie antitrust,il

d.lgs 231/2002 in tema di lotta contro il ritardo dei pagamenti ha dato una definizione più lata di impresa in

cui sono comprese anche le libere professioni sviluppando questa tendenza anche in Italia, sia nell'ambito

della disciplina della concorrenza, sia con riguardo alla possibilità di svolgere tali attività con forme

organizzative e modalità tipiche dell'impresa. È comunque ormai pacifico che il privilegio cade e il

professionista assume la qualità di imprenditore qualora la sua attività si manifesti in larga prevalenza non

attraverso contratti d'opera intellettuale ma mediante detratti in nulla diversi da quelli propri del settore

commerciale.

d) L'imputazione dell'impresa: come si può imputare l'impresa a qualcuno, facendogli acquisire la qualità d imprenditore? Esiste un criterio generale, la “spendita del nome”, gli atti (con diritti e

5

obblighi derivanti) sono imputati al soggetto in nome del quale sono stati compiuti (rappresentanza, art 1387

ss cod. civ.). Ma come si coniuga questa regola con l'esistenza dei prestanome, dietro i quali agisce un effettivo

interessato? Finché gli affari vanno bene non ci sono problemi di sorta, se l'impresa va male e il dominus si

eclissa coi passati profitti, i creditori saranno vittime di un pregiudizio ingiusto. La dottrina si divide in varie

tesi:

Collegamento tra potere e responsabilità: anche se nel nostro ordinamento non è una regola sempre

applicata (ad es c'è una limitazione di responsabilità tra i soci di una società a nome collettivo).

← La teoria dell'imprenditore occulto: art 147 del fallimento: in caso di fallimento la procedura si estende

anche ai soci occulti, cioè a quelli scoperti successivamente. Da qui la dottrina sancisce la fallibilità della cd

società occulta (laddove all'esterno un soggetto appare come imprenditore individuale, ma in realtà trattasi di

socio che agisce per conto della società occulta), e infine dello stesso imprenditore occulto (soggetto per conto

del quale opera il prestanome che all'esterno appare come imprenditore nel cui nome viene svolta l'attività).

La giurisprudenza, però, accredita solo il primo dei due passaggi.

← L'attuale formulazione dell'art 147.4 del fallimento ha espressamente confermato la fallibilità dei soci

occulti di società palese, aggiungendo poi che dopo il fallimento dell'imprenditore individuale, è possibile

dichiarare il fallimento della società occulta alla quale l'impresa sia “riferibile”. L'espressione usata potrebbe

far rivalutare la teoria dell'imprenditore occulto.

← Il tentativo di generalizzare l'art 2208 in base al quale l'imprenditore risponde delle obbligazioni assunte

dall'institore per atti pertinenti all'esercizio dell'impressa anche se quest'ultimo omette di spenderne il nome.

Ma si oppone che è una norma eccezionale non applicabile analogicamente, e che riguarda l'imputazione di

specifici atti, non dell'attività nel suo complesso.

La giurisprudenza cerca comunque di risolvere il problema pratico, individuando un'impresa cd

“fiancheggiatrice” nell'attività occulta svolta dal dominus, che consiste nel finanziamento e nella direzione

dell'impresa principale. Sulla base della tradizionale spendita del nome, il dominus potrà essere dichiarato

fallito in caso d'insolvenza di questa impresa fiancheggiatrice. Ma si obietta che non è sequenziale l'insolvenza

dell'impresa fiancheggiatrice, e che l'ottica seguita dalla giurisprudenza è più sanzionatoria che finalizzata al

soddisfacimento dei creditori: parteciperebbero al fallimento dell'impresa fiancheggiatrice solo quei soggetti

che abbiano crediti nei confronti del dominus, non quelli che li abbiano verso il prestanome. Il discorso è

ancora più complicato quando la veste di prestanome è assunta da una società (cd di comodo), normalmente

società di capitali, dove si scinde tra soggetto nel cui nome l'attività è esercitata (la società) e i soggetti

destinatari finali dei risultati. Società di capitali tendenti all'essere abusate. A volte (ad es per concorrenza

sleale) si squarcia il velo della personalità giuridica per imputare direttamente al socio il comportamento; altri

spunti sono dati sia dall'art 2476 che nella s.r.l. prevede la responsabilità solidale con gli amministratori dei

soci che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato atti dannosi, sia dalle norme in materia di direzione e

coordinamento delle società (2497), dove invece si prevede una responsabilità delle società e degli enti che

esercitando attività di direzione e coordinamento di società e violando i principi di corretta gestione societaria

e imprenditoriale di queste, arrechino una lesione all'integrità del loro patrimonio con ciò cagionando un

pregiudizio ai creditori.

Capacità per l'esercizio dell'impresa: per i minori non emancipati si può solo continuare un'impresa preesistente

qualora il tribunale rilasci un'autorizzazione. In mancanza di un'autorizzazione l'impresa esercitata dal padre in

nome del minore è imputata al padre. L'attività svolta direttamente dal minore (pur se soddisfa requisiti e

possiede le caratteristiche tipiche) non lo rende imprenditore: la tutela dell'incapace prevale su quella

dell'interesse di terzi che con lui abbiano avuto rapporti. L'autorizzazione alla continuazione dell'impresa ha

una valenza generale: il genitore il tutore, il soggetto inabilitato possono compiere tutti gli atti pertinenti

all'esercizio dell'impresa, siano essi di ordinaria o di straordinaria amministrazione, senza bisogno di

richiedere l'autorizzazione specifica

6

ogni volta. Nel caso di esercizio autorizzato dell'impresa è il minore che acquista la qualità di imprenditore

godendone i vantaggi e subendone le conseguenze negative patrimoniali, compreso il fallimento. Non si è

giunti a una disciplina concorde per gli altri effetti negativi (divieto di esercitare determinate professioni).

Nulla è detto per l'impresa agricola.

Inizio e fine dell'impresa: si diventa imprenditori quando si inizia l'attività e si smette con la sua cessazione

(cd principio di effettività), o si diventa e si smette ricollegandosi a dati formali come iscrizione e

cancellazione dal registro delle imprese? Non c'è una soluzione unitaria: varia a seconda che l'imprenditore sia

persona fisica ovvero società.

L'inizio dell'impresa: vale il principio dell'effettività solo per le persone fisiche, per le persone giuridiche vale

la data di costituzione. Ma il principio dell'effettività per le persone fisiche comporta che si diventi

imprenditori non dopo aver completato un ciclo economico, bensì avendolo iniziato in modo univoco.

Cessazione dell'impresa: per l'impresa individuale la fine dell'impresa coincide con la dissoluzione dell'apparato

aziendale, in coerenza con il principio di effettività; non con la decisione di chiudere ma con la liquidazione del

nucleo essenziale, da specificarsi caso per caso; art 10 fall. prevede che l'imprenditore non può più essere

dichiarato fallito oltre un anno dopo la cancellazione dal registro delle imprese, ma se si dimostra la posteriore

cessazione effettiva dell'attività, si può procrastinare il limite. Per le società, si cerca di fa coincidere

l'estinzione con la cancellazione dal registro delle imprese ex art 2495 (la giurisprudenza obietta che si

estinguerebbero invece sino a quando residua un qualsiasi rapporto giuridico facente capo alla società: anche

un solo debito): l'effetto di tale interpretazione era di non far iniziare mai il decorso del termine annuale per il

fallimento dell'impresa cessata, favorendo i creditori pigri e ritardatari (es fisco).

Categorie di imprenditori e normative, Lezione 3

a) Imprenditore agricolo vs commerciale: la valenza della distinzione: natura dell'attività. All'imprenditore commerciale si applica uno statuto speciale (iscrizione nel registro delle imprese, obbligo di

tenere le scritture contabili, regole sulla rappresentanza commerciale, soggezione alle procedure concorsuali)

cui è esente l'imprenditore agricolo (e lo stesso piccolo imprenditore commerciale). Si dà un significato

negativo dell'imprenditore agricolo, funzionale alla non applicazione di una certa disciplina. Non esistono

imprenditori civili, negato sia da giurisprudenza che dottrina negano l'esistenza di questo tertium genus: sia

perché non menzionato nel codice e sia perché ciò condurrebbe a conseguenze normative incongrue. Le

definizioni giuridiche sono meramente funzionali all'applicazione o meno di una determinata disciplina. Gli

imprenditori frivoli sono quindi esentati dall'applicazione del cd statuto dell'imprenditore commerciale che

sulla base della valutazione fatta dal legislatore giustificano l'immunità.

Imprenditore agricolo: art 2135 (Imprenditore agricolo: È imprenditore agricolo chi esercita una delle

seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per

coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e

allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale,

che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono

comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione,

conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti

prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività

dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda

normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio

e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge) elenca una serie

di attività (modificato da d.lgs. 228/2001 che attenua il rapporto tra attività agricola e fondo). Si divide in primo

luogo tra attività agricole essenziali (senza esercitare una delle quali non si può essere imprenditore agricolo)

e connesse (attività che, per quanto di per se non agricole, tuttavia, se ricorrono determinate condizioni,

vengono assorbite e non fanno assumere la qualità di imprenditore commerciale).

7

Essenziali: “Attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo

stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano il fondo i boschi e le acque”. Compresi allevamenti di

polli in batteria e imprenditori ittici. Si cerca comunque un'incentivazione della produzione agricola in senso

lato: non importano le dimensioni, ma solo il rapporto col ciclo biologico.

Connesse: si reputano attività connesse quelle non in sé agricole, ma se svolte da chi esercita un'attività

agricola (requisito soggettivo) sono giuridicamente assorbite da questa – per cui saranno a loro volta esentate

dall'applicazione dello statuto dell'imprenditore commerciale. Fanno eccezione al requisito soggettivo di

connessione le cooperative di imprenditori agricoli e i loro consorzi, che sono considerati imprenditori agricoli

anche se svolgono solo attività connessa qualora utilizzino prevalentemente prodotti conferiti dai soci o

forniscano beni o servizi attinenti alla cura o allo sviluppo del ciclo biologico prevalentemente ai soci. Il codice

intende come attività oggettivamente connesse quelle dirette:

Alla manipolazione, conservazione, commercializzazione trasformazione e valorizzazione di prodotti ottenuti

da un'attività agricola essenziale

Fornitura di beni e servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente impiegate

nell'attività agricola esercitata.

Entrambe le ipotesi allargano di molto l'universo giuridico dell'agricoltura. Nel primo caso si cerca una

prevalenza dell'attività agricola essenziale su quella connessa, nel secondo una prevalenza degli strumenti

dell'attività agricola essenziale sulla seconda.

L'imprenditore commerciale: sono commerciali tutti gli imprenditori non agricoli. Ma servono precisazioni:

per prima cosa si ricordi che l'uso dell'aggettivo “commerciale” dipende da ragioni storiche, non di

significato; in secondo luogo è bene rammentare l'elenco contenuto nell'art 2195 per quanto esemplificativo e

non tassativo-tipico (formula che evoca l'art 2082 salva l'aggiunta dell'aggettivo “industriale”, che comunque

significa “non agricolo”): il n.1 prevede attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi, il n 2

concerne l'attività intermediaria nella circolazione dei beni (qualsiasi attività di scambio), il n 3 menziona

attività di trasporto per terra acqua e aria, il 4 attività bancaria e assicurativa (contenute nel più generale n 1), il

n 5 prevede le altre attività ausiliarie alle precedenti. Comunque attività mineraria (non “industriale” in senso

stretto), finanziaria che eroga credito con mezzi propri (non di scambio in senso stretto), mediatori in affari

agricoli e agenzia di collocamento colf (non ausiliari in senso stretto), sono tutte imprese commerciali: si

applica lo statuto. Interpretazione in senso ampio, definizione negativa dall'imprenditore agricolo.

b) Dimensioni dell'impresa: il piccolo imprenditore. Art 2083 definisce piccoli imprenditori “i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale

organizzata prevalentemente col lavoro proprio e della propria famiglia”. Chi non è piccolo imprenditore è

imprenditore medio-grande: funzione negativa. Nel diritto commerciale c'è un gran numero di leggi speciali –

leggi che definiscono di volta in volta i soggetti cui si riferiscono; spesso trovare una definizione unitaria è

difficile. Le tre figure citate sono esemplificative, la vera definizione sta nella prevalenza del lavoro proprio

e della propria famiglia sugli altri fattori della produzione utilizzati nello svolgimento dell'attività. Questa

prevalenza non è quantitativa ma qualitativa, ponendo a confronto il lavoro proprio e dei famigliari col

complesso degli altri fattori della produzione (personale, risorse finanziarie): la piccola impresa in senso

civilistico è l'impresa minima in senso economico, molto più esigua di quella che intendiamo in senso

comune. Questa definizione serve a esentare certi imprenditore dallo statuto dell'imprenditore commerciale: è

normale la ristrettezza. In altri codici, altre definizioni. Anche l'artigiano ha definizioni diverse in diverse

disposizioni (legge 443/1985, che corre su binari paralleli, la definizione di artigiano è funzionale

all'erogazione delle provvidenze agevolative previste da quella legge).

Piccolo imprenditore e società: anche le società, se soddisfano i requisiti dell'art 2083 sono piccole imprese.

L'impresa famigliare: istituto tipico del diritto di famiglia, non coincidente con piccola

8

impresa. Art 230 bis (riforma diritto di famiglia del 75) diritti inderogabili per quei familiari che prestino

lavoro continuativamente nell'impresa senza la percezione di una retribuzione: mantenimento secondo la

condizione patrimoniale della famiglia, a partecipare in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro

prestato, agli utili e ai beni con essi acquistati nonché agli incrementi dell'azienda, a partecipare alle decisioni

concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché a quelli inerenti alla gestione straordinaria agli

indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa. L'impresa familiare è un'impresa individuale, non collettiva.

I familiari non sono soci. Per cui hanno diritto al solo risarcimento se il pater familias non osserva l'obbligo,

ma non sono passibili di fallimento.

c) La natura del soggetto imprenditore: pubblico e privato. Parliamo per prima cosa dell'impresa pubblica. Ci sono imprese formalmente e sostanzialmente pubbliche: nel secondo caso ci sono imprese

private a partecipazione statale prevalente. Nel caso dell'impresa formalmente statale ci sono due

configurazioni diverse:

Impresa organo: esercitata direttamente dallo stato o ente pubblico territoriale tramite una specifica

organizzazione dotata di autonomia gestionale, ma priva di distinta personalità giuridica (aziende

municipalizzate per gas, acqua, a livello comunale: il comune è imprenditore, l'impresa è un aspetto)

ente pubblico economico: impresa svolta da un ente ad hoc, munito di personalità giuridica, che ha come

scopo esclusivo o prevalente l'esercizio della specifica attività economica.

Enti pubblici economici parificati in tutto alle imprese private (eccezione: esonero dalle procedure concorsuali

ordinarie, sostituite dalla liquidazione coatta amministrative); per i titolari delle imprese organo è sicuro che si

applichino le norme generali in materia d'impresa, ma è dubbio se si applichi lo statuto dell'imprenditore

commerciale (una tesi dice che non si deve applicare in toto, un'altra dice che va applicato solo nelle linee

generali). Dagli anni 90 esiste una privatizzazione, formale e sostanziale, del settore pubblico.

d) La natura del soggetto imprenditore: individuale e collettivo. Se il soggetto a cui è imputata l'attività è singolo, valgono le disposizioni precedentemente dette. Se invece si tratta di un soggetto collettivo (diverso

dal dire “imprenditore persona giuridica”: ci sono imprenditori collettivi non persone giuridiche come società

di persone, e viceversa, come le fondazioni). Le società sono le più importati ipotesi di imprenditore

collettivo (anche se imprenditore collettivo non vuol dire società): fondamentale è la distinzione tra società

che svolgono solo attività non commerciale (società semplice) e quelle che possono svolgere ogni altro tipo di

attività (tutte le altre, dette appunto “società commerciali”, a prescindere dal tipo di attività: anche una s.p.a.

agricola è definita commerciale). La rilevanza della categoria “società commerciale” consiste nella sua

assoggettabilità allo statuto dell'imprenditore commerciale (sempre che non si tratti di piccola impresa, e in

ogni caso non si applicano le disposizioni fallimentarie): la forma tipicamente commerciale

dell'organizzazione societaria prevale sull'oggetto dell'impresa. Altre forme di impresa ad esercizio collettivo

non societaria, sono le associazioni e fondazioni (associazioni con presenza di uno scopo associativo ideale,

attività esercitata professionalmente con metodo economico, fondazioni non avendo base associativa non

sono considerate come imprenditore collettivo) i consorzi con attività esterna (organizzazioni costituite da

più imprenditori per la disciplina e lo svolgimento in comune di determinate fasi delle rispettive imprese

tramite l'istituzione di un ufficio destinato a svolgere l'attività coi terzi), i gruppi europei di interesse

economico e l'impresa coniugale (imprese dirette da entrambi i coniugi che siano in comunione legale)

e) lo statuto dell'imprenditore commerciale:

La pubblicità legale: già dal 1942 si prevede l'esistenza di un registro delle imprese, forma di pubblicità

legale cui dovevano essere sottoposti atti e fatti relativi a imprese, per renderli conoscibili e opponibili a terzi,

obbligati erano gli imprenditori commerciali non piccoli e le società commerciali. Registro rimodernato nel

1993 e 95.

9

I soggetti obbligati: tutti gli imprenditori indipendentemente dalla natura dell'attività esercitata e dalle

dimensioni, tranne le imprese organo che non esercitino in via esclusiva o principale l'attività d'impresa,

devono iscriversi anche le società tra avvocati costituite ai sensi del d.lgs 96/2001. Si indichi negli atti e nella

corrispondenza la sede della società, l'ufficio del registro presso il quale è iscritta, il numero di iscrizione,

nonché se la singola società è in liquidazione. La società di capitali deve indicare anche il capitale versato ed

esistente sulla base dell'ultimo bilancio, s.p.a e s.r.l devono inoltre indicare se costituite da un unico socio. Se

le società dispongono di un sito internet devono inserire tutte le informazioni come nella corrispondenza.

Atti e fatti da scrivere: dettagliatamente indicati dal codice (da 2196 a 2200), e da leggi speciali in relazione ai

diversi soggetti obbligati: comunque tutti gli elementi identificativi di imprenditore e impresa, necessari per

garantire sia all'imprenditore sia ai terzi che con lui vengono in contatto sicurezza nello svolgimento degli

affari (per l'imprenditore persona fisica i dati anagrafici, per quello collettivo atto costitutivo, sede, oggetto,

amministratori e poteri di questi, per l'azienda sede, ditta, oggetto, sedi secondarie, inizio e fine...). Vale per

l'iscrizione il principio di tassatività: possono e devono essere inscritti solo atti e fatti la cui iscrizione è

prevista per legge (il conservatore esegue d'ufficio), regole particolari valgono per la cancellazione

dell'impresa individuale e delle società personali, la violazione delle norme in tema di iscrizione è punita con

sanzioni amministrative.

Modalità di tenuta del registro. Il registro è tenuto su base provinciale dalle camere di commercio. L'ufficio

del registro delle imprese è retto da un conservatore e la sua attività è soggetta a vigilanza di un giudice

delegato (giudice del registro). Il registro è diviso in:

Una sezione ordinaria, nella quale si iscrivono i soggetti che erano tenuti secondo l'originaria previsione del

cod civ: imprenditori commerciali non piccoli, le società commerciali, i consorzi con attività esterna, i gruppi

europei di interesse e economico, gli enti pubblici economici, le società estere che hanno sede in Italia (o

amministrazione, o oggetto).

Tre sezioni speciali: nella prima si iscrivono piccoli imprenditori commerciali, imprenditori agricoli, società

semplici, artigiani. Nella seconda le società tra avvocati. Nella terza le società e gli enti che esercitano attività

di direzione e coordinamento.

Prima di effettuale l'iscrizione, l'ufficio procede a un controllo di regolarità formale, ossia accertare che l'atto

o fatto rientri tra quelli di cui la legge richiede l'iscrizione e che la documentazione sia formalmente regolare.

Si discute se per le società non di capitali per le quali la limitazione dei poteri dell'ufficio al solo controllo di

regolarità formale della documentazione presentata è prevista dalla legge ex art 2330/2436, per gli altri tipi di

società si discutete se si debbano rilevare d'ufficio le cause di nullità dell'atto. Avverso il provvedimento

motivato con il quale viene rifiutata l'iscrizione, è possibile reclamare entro 8 gg avanti il giudice del registro,

questi provvede con decreto reclamavi le in tribunale.

Effetti della pubblicità: le iscrizioni nel registro hanno efficacia dichiarativa, il fatto iscritto è opponibile a

terzi anche se essi non ne sono venuti a conoscenza (l'ignoranza dei fatti dei quali la legge prescrive

l'iscrizione non può essere opposta dai terzi dal momento in cui l'iscrizione è avvenuta). Di converso, se la

pubblicità è omessa a chi doveva renderla non può opporre il fatto o l'atto non iscritto ai terzi, a meno che essi

non ne avessero avuto notizia (per le s.p.a. l'opponibilità assoluta vale dopo 15 giorni). Efficacia dichiarativa

con delle deroghe, in relazione alle caratteristiche del soggetto o dell'atto o fatto iscritto: i soggetti l. 580/1993

per gli imprenditori tenuti a iscrizione nella sezione speciale, la pubblicità è solo di notizia. Il d.lgs 228/2001

ha sancito che per l'imprenditore agricolo l'iscrizione pur avvenendo nella sezione speciale ha valore

dichiarativo. Per quanto riguarda gli atti, vi sono ipotesi in cui la legge assegna dei valori diversi da quelli

dichiarativi (cd “effetto normativo”): l'atto costitutivo di una società di capitali, l'iscrizione ha effetto

costitutivo; in certi casi l'iscrizione è presupposto per l'applicazione di una certa disciplina, in alteri casi

l'iscrizione di un atto nel registro non è opponibile al terzo di buona fede o l'effetto dichiarativo si realizza

solo se chi ha iscritto è in buona fede

1 0

scritture contabili: la tenuta di un'ordinaria contabilità è presupposto intrinseco di qualsiasi attività

economica.

Soggetti obbligati: solo chi è tenuto all'iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese, e per gli

enti pubblici territoriali in relazione alle imprese organo esercitate. In altri settori dell'ordinamento (tributario),

anche le piccole imprese e quelle agricole devono tenerle, così come i liberi professionisti.

Scritture contabili relativamente e assolutamente obbligatorie: le seconde sono libro giornale, libro degli

inventari; le prime sono altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa

(libro mastro, libro cassa...).

Il libro giornale indica in ordine cronologico tutte le operazioni attive e passive relative all'impresa: ha un

carattere analitico e va aggiornato tempestivamente, anche se non quotidianamente. Come se fosse un film

della situazione aziendale. Può essere suddiviso in libri sezionali in relazione alle articolazioni dell'impresa

(sedi secondarie o rami particolari).

Il libro degli inventari raccoglie gli inventari redatti all'inizio dell'impresa e alla chiusura di ogni esercizio

annuale. L'inventario consiste nell'indicazione e valutazione delle attività e delle passività dell'imprenditore,

se si tratta di imprenditore individuale anche di quelle estranee all'azienda giacché risponde con tutti i suoi

beni (è come se fosse una fotografia della situazione aziendale in un certo punto); l'inventario si chiude col

bilancio, che è conto dei profitti e delle perdite, dal quale devono risultare con evidenza e verità gli utili

conseguiti e le perdite subite. Per il calcolo del bilancio, l'imprenditore deve attenersi ai criteri stabiliti per i

bilanci di s.p.a., in quanto applicabili. L'inventario è necessario per il bilancio. Vi sono anche delle scritture

contabili cd relativamente obbligatorie: cioè quelle che devono essere tenute in relazione alla natura e alla

dimensione dell'impresa: libro mastro, libro cassa, libro delle scadenze cambiare, quelli funzionali alla cd

contabilità industriale. Inoltre ci saranno i libri contabili richiesti da leggi tributarie che lavoristiche che e quelli

eventualmente previsti in leggi speciali di settore.

Modalità di tenuta: i libri contabili prima di essere messi in uso devono essere numerati progressivamente in

ogni pagina; è consentita la formazione e la tenuta delle scritture contabili con modalità esclusivamente

informatiche, che devono essere consultabili in ogni momento con mezzi messi a disposizione

dall'imprenditore e ogni tre mesi devono essere apposte la marcatura temporale e la firma digitale

dell'imprenditore o di altro soggetto delegato. Dev'essere ordinata, senza spazi in bianco, interlinee e trasporti

a margine, non si possono fare abrasioni, e se si cancella le parole cancellate devono essere leggibili. Si

devono conservare per dieci anni dall'ultima registrazione. È consentito la conservazione sotto forma di

registrazioni su supporti di immagini, sempre che le registrazioni corrispondano au documenti e possano in

ogni momento essere rese leggibili con i mezzi messi a disposizione da chi usa tali supporti.

Efficacia probatoria: le scritture contabili sono utilizzate in giudizio come prova sia a favore che contro

l'imprenditore che le ha tenute. Contro l'imprenditore fanno sempre prova (piena), anche se non regolarmente

tenute, peraltro, chi vuole utilizzare a proprio favore non può scinderne il contenuto (ad esempio riferendo una

sola pagina del libro giornale). Il giudice può disporre solo l'esibizione di singole scritture contabili, ovvero di

tutti i libri ma solo per estrarne le registrazioni concernenti la controversia. Solo in tre occasioni possono

essere disposte per l'intero le scritture contabili: nelle controversie relative allo scioglimento della società, alla

comunione dei beni e alla successione mortis causa. A favore dell'imprenditore le sue scritture contabili fanno

prova (non piena ma lasciata all'apprezzamento del giudice) solo quando ricorrono questi presupposti: che

siano regolarmente tenute, che sia una lite con un altro imprenditore, che la controversia concerna rapporti

inerenti all'esercizio dell'impresa. Sanzione indiretta prevista dal legislatore per la mancata o non corretta

tenuta delle scritture contabili.

La rappresentanza commerciale: insieme di regole che derogano al diritto comune e hanno per scopo

diretto di tutelare maggiormente chi compie affari con ausiliari di un imprenditore,

1 1

indirettamente ma principalmente di facilitare lo sviluppo degli affari per le imprese. Le figure ausiliarie

dell'imprenditore sono tre (institore, procuratore, commesso), in ordine gerarchico. Tutte hanno un potere di

rappresentanza ex lege commisurato alla posizione nell'impresa. L'imprenditore limita i poteri con uno

specifico atto, la procura, che ha un valore opposto a quella del diritto comune: non dota il rappresentante di

poteri, ma li limita.

L'institore : chi è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale, oppure di una sede secondaria

o di un ramo particolare di questa. Non ha altri superiori se non lo stesso imprenditore (è il “direttore

generale”), possono esservi più institori salvo che non sia diversamente stabilito nella procura, essi possono

agire disgiuntamente. Ha rappresentanza generale, si estendi a tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa.

L'unico limite legale espresso è il divieto di alienare o ipotecare beni immobili del preponente: deve essere

autorizzato; si considerano sempre atti richiedenti autorizzazione la disposizione dell'azienda nel suo

complesso e le modifiche strutturali. Altre limitazioni: per procura, ogni altra limitazione è possibile tramite la

procura ed è opponibile ai terzi, se iscritta; la stessa regola vale per la modifica e revoca dei poteri. L'institore

sta in giudizio a nome del preponente, ha gli stessi obblighi dell'imprenditore per quanto concerne la pubblicità

commerciale e la tenuta della contabilità; è assoggettato alle stesse responsabilità penali in caso di fallimento.

Se non spende il nome dell'imprenditore, è obbligato personalmente, ma il terzo può agire anche contro il

preponente per atti compiuti dall'institore che siano pertinenti all'esercizio dell'impresa. In tal caso le

obbligazioni derivanti dall'atto rispondono a due soggetti: l'institore in base al criterio della spedita del nome,

l'imprenditore in base a quello della pertinenza dell'atto.

Il procuratore in base a un rapporto continuativo ha il potere di compiere gli atti pertinenti all'esercizio

dell'impresa pur non essendo a ciò preposti. Sono funzionari muniti di poteri decisionali autonomi in senso

limitato, che hanno mansioni e poteri rappresentativi ridotti rispetto all'institore. La rappresentanza concerne

ex lege l'intero ambito delle mansioni a loro assegnate salvo che non sia limitato da procura, che dev'essere

iscritta nel registro delle imprese per essere opponibile a terzi (o bisogna provare la conoscenza da parte del

terzo). Non gli si applicano le altre norme relative all'institore, in particolare quella che deroga all'esclusività

del criterio della spedita del nome per l'imputazione degli atti.

Il commesso è collaboratore meramente esecutivo dell'imprenditore. I poteri di rappresentanza ex lege

concernono il compimento degli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono

incaricati i commessi. Non possono esigere il prezzo delle merci che non consegnino, concedere dilazioni o

sconti inusuali, derogare alle condizioni generali di contratto d'impresa. Possono ricevere dichiarazioni e

reclami, chiedere provvedimenti cautelari nell'interesse dell'imprenditore, nonché esigere il prezzo delle merci

vendute (salvo che non serva una cassa speciale). L'opponibilità ai terzi dipende dalla circostanza che la

limitazione sia stata portata a loro conoscenza con mezzi idonei oppure sia stata da loro effettivamente

conosciuta.

La soggezione a procedure concorsuali: esistono diverse procedure concorsuali, la loro comune

caratteristica è data dalla circostanza che la crisi dell'impresa, per gli interessi che coinvolge, non può essere

affrontata con gli strumenti del diritto comune, ma necessita di meccanismi ad hoc che salvaguardino, per

quanto possibile, la parità di trattamento fra creditori e minimizzino le conseguenze negative del dissesto. Ci

sono disposizione in merito nella legge fallimentare del 42 e nel d.lgs. 270/1999, entrambe le fonti sono state

oggetto di revisione.

Il fallimento è la classica procedura concorsuale di tipo liquidatorio finalizzata a realizzare il residuo attivo e a

ripartire il ricavato tra i creditori. Ne sono esenti gli imprenditori commerciali che non raggiungono

determinate soglie quantitative e gli imprenditori agricoli. In certi casi (per natura del soggetto, per settore

economico di appartenenza del soggetto) il fallimento è sostituito dalla liquidazione coatta amministrativa, in

certi altri casi i due sono concorrenti. Esiste poi l'amministrazione straordinaria delle grandi o grandissime

imprese in stato di insolvenza, qualora il dissesto riguardi un soggetto che superi determinate dimensioni

tali da suscitare per sé l'interesse

10

pubblico, almeno per quanto riguarda i livelli occupazionali. Esiste infine il concordato preventivo, il cui

ruolo è stato valorizzato dalla recente riforma, che ha come scopo sia il tentativo di risanare l'impresa in crisi,

sia quello di comporre velocemente la crisi dell'impresa insolvente mediante accordi tra debitori e creditori

omologato dall'autorità giudiziaria.

Azienda: segni distintivi e proprietà intellettuale, Lezione 4

a) Nozione di azienda: art 2555 “complesso i beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa”. Teoria unitaria: diversità del bene azienda dalla somma di quelli che lo compongono,

giungendo ad equipararla all'universalità d beni mobili, con applicazione in via diretta della relativa

disciplina civilistica.

Teoria atomistica: l'azienda è risolta nei singoli beni che la compongono. Esiste un regime

circolatorio diverso rispetto a quello di diritto comune

← L'art 2555 stesso valorizza come elemento qualificante dell'azienda la destinazione dei beni all'esercizio

dell'impresa. Non ha influenza se l'imprenditore ne sia proprietario o ne disponga in forza di altro diritto reale o

diritto personale.

← Può anche esistere un'azienda dove nessuno dei beni appartenga a titolo di proprietà o altro diritto reale,

all'imprenditore. La nozione di bene include anche i contratti che l'imprenditore ha stipulato per l'esercizio

dell'impresa e le situazioni oggettive che ne derivano, non solo i beni mobili, immobili e quelli cd immateriali.

Non il cd avviamento, il valore aggiunto dall'azienda rispetto a quello della somma dei singoli beni aziendali

che consiste nella capacità di attrarre la clientela e generare reddito, il che è conseguenza dell'organizzazione

dei fattori della produzione (avviamento oggettivo) e dell'efficienza dell'imprenditore nella gestione

dell'impresa (avviamento soggettivo): questo rappresenta una qualità dell'azienda, ma può anche non

sussistere.

← Non esistono requisiti dimensionali minimi o qualitativi dei beni che identifichino l'azienda: l'unico

requisito è l'organizzazione: nel sistema del codice non c'è azienda se non c'è impresa.

Circolazione dell'azienda: o meglio sua vendita. Per la circolazione l'impresa si identifica con quel nucleo di

attività la cui organizzazione è essenziale per l'esercizio dell'impresa. Preliminarmente va ricordato che

fondamento della disciplina dell'azienda è lo scopo di non disperdere il valore dell'organizzazione dei fattori

della produzione in caso di circolazione, ciò si riflette nel concetto di azienda consente di trasferire

contestualmente tutti i beni e i rapporti che dell'azienda fanno parte senza bisogno di specificarli in dettaglio.

Ciò consente anche di identificare il cd “ramo d'azienda” in quel complesso di beni che è idoneo a dar luogo a

un'azienda oggettivamente autonoma sotto il profilo operativo. Espressamente definita dal legislatore come

parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività economica organizzata,

identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento. Quello che rileva è solo

la considerazione obiettiva dei beni oggetto del trasferimento come complesso aziendale o no.

Esistono varie parti dell'ordinamento che trattano l'argomento:

← Patti di famiglia: si permette all'imprenditore di disporre in vita dell'azienda in favore di uno o più

discendenti al fine di evitare la dispersione del patrimonio aziendale al momento della successione.

← Le norme fallimentari sulla cessione e l'affitto di azienda e rami d'azienda, nelle quali c'è un netto favore

per l'utilizzazione di tali istituti da parte della curatela nella gestione e liquidazione dell'impresa fallita.

I contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o godimento dell'azienda hanno obblighi

formali: art 2556.2 i contratti devono essere stipulati in forma pubblica o per scrittura privata autenticata e

iscritti a cura del notaio rogante o autenticante, nel registro delle imprese. Questa norma va coordinata col

vecchio comma 1 dell'art 2556 che prevede la necessità della forma scritta ad

11

probationem salva l'applicazione delle forme necessarie ad validitatem per il trasferimento dei singoli beni che

compongono l'azienda, o per la particolare natura del contratto. La forma dell'art 2556 non è più ad

validitatem, in prevalenza si ritiene che essa sia richiesta per poter procedere all'iscrizione nel registro delle

imprese e vada considerata come specificazione della forma richiesta ad probationem nel comma 1.

Divieto di concorrenza a carico dell'alienante: l'art 2557 vieta all'alienante di un'azienda, per un periodo di 5

anni dal trasferimento l'inizio di una nuova impresa che sia idonea a sviare la clientela dell'azienda ceduta in

ragione dell'oggetto, dell'ubicazione o di altre circostanze (valore dell'avviamento, cioè capacità di attrarre

clientela per delle caratteristiche oggettive e per l'efficienza della gestione). La regola si applica anche: a) alle

aziende agricole con riferimento alle imprese agricole per connessione nell'ipotesi in cui sia configurabile lo

sviamento della clientela; b) al nudo proprietario o al locatore in caso di usufrutto e affitto di azienda. La

tutela dell'acquirente alla ragionevole conservazione del valore di avviamento da lui pagato in occasione

dell'acquisto di azienda va contemperata col principio di evitare una lesione eccessiva della libertà di

iniziativa economica.

← Art 2557 così modula l'autonomia negoziale: La norma è derogabile in melius nei confronti dell'alienante,

le parti possono quindi eliminare o rendere meno gravoso il divieto di concorrenza.

← Il regime legale è parzialmente derogabile in senso più gravoso per l'alienante: la durata del divieto non

può mai eccedere i cinque anni, e l'ampliamento dei limiti legali è ammesso solo se non comporta

l'impedimento di ogni attività professionale dell'alienante.

É arduo stabilire quando si violi il divieto. L'unico vero criterio è la verifica concreta di uno sviamento di

clientela ricollegabile all'attività intrapresa dall'alienante. Spesso le parti stesse specificano nel contratto i

comportamenti concorrenziali da evitare. Esistono poi meccanismi elusivi dell'alienante (es prestanome) che

sono sanzionati con l'estensione della portata dell'art 2557 anche alle ipotesi di fattispecie economicamente

omogenee a quelle formalmente previste dalla norma. Condivisibile è la tendenza ad applicare l'art 2557

anche quando oggetto del trasferimento non sia l'azienda, ma la totalità o il pacchetto di maggioranza delle

quote o delle azioni della società che ne è titolare.

Successione nei contratti relativi all'azienda. L'azienda ha una rete di contatti tramite i quali fornice bene e

servizi. La disciplina del trasferimento dell'azienda deve tenere conto dell'esigenza di preservare la continuità

dei rapporti negoziali tramite i quali si esplica l'attività d'impresa. Art 2558: c'è una deroga alla normale

cessione del contratto che richiede il consenso del contraente ceduto: il sistema normativo per il trasferimento

d'azienda si articola così:

← Salvo patto contrario, l'acquirente non subentra nei contratti stipulati per l'esercizio dell'impresa che abbiano

carattere personale (contratti intuitu personae, si tutela la volontà del terzo). Se il contratto ha natura

personale, il suo passaggio all'acquirente richiede l'espressa previsione del contratto e il successivo consenso

del terzo contraente ceduto, tale normativa è inderogabile dalle parti.

← I contratti non personali passano all'acquirente senza bisogno di apposita pattuizione e senza bisogno di

assenso del terzo contraente: questo può recedere entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una

giusta causa, una valida ragione che incida sulla fiducia nell'esatto adempimento da parte del contraente. Il

recesso ha efficacia ex nunc e provoca l'estinzione del contratto, la sua non permanenza in capo all'alienante

che risponde per l'eventuale risarcimento del danno

← Alcuni contratti hanno una disciplina specifica: il lavoro subordinato, la prosecuzione nel rapporto di

locazione di immobili aziendali, in cui viene prevista la continuità salvo casi specificati dalla legge, l'art 2558

so riferisce anche ai contratti la cui esecuzione sia ancora in

12

corso da ambo le parti al momento del trasferimento dell'azienda. Si applica invece la disciplina relativa ai

crediti e ai debiti inerenti all'azienda quando dal contratto residuino solo posizioni soggettive creditorie o

debitorie.

Successione nei crediti: art 2559 l'acquirente subentra nei crediti come effetto del trasferimento d'azienda. La

cessione ha effetto nei confronti di terzi dal momento in cui il trasferimento d'azienda è iscritto nel registro

delle imprese, anche in difetto di notifica o accettazione della cessazione al debitore. Ciò dovrebbe

comportare che effettuata l'iscrizione il pagamento del debitore all'alienante non sia da considerarsi liberatorio

e che l'acquirente possa legittimamente agire contro il debitore. L'iscrizione nel registro delle imprese funge

da criterio di risoluzione die conflitti fra più acquirenti del medesimo credito, sostituendo per l'acquirente la

notifica al debitore o l'accettazione di data certa. Art 2559 pone una rilevante deroga all'incirca tra efficacia

dichiarativa dell'iscrizione del trasferimento d'azienda, giacche il pagamento effettuato in buona fede dal

debitore all'alienate è liberatorio anche se compiuto dopo l'iscrizione.

Successione nei debiti: art 2560 la norma non si occupa affatto del problema del passaggio della posizione

debitoria nei rapporti interni fra alienante e acquirente: si tratta di profilo liberamente disponibile fra le parti

che salvi i diritti che la legge assicura ai creditori, sono liberi di far passare o meno i debiti in capo

all'acquirente. Il legislatore si occupa invece della responsabilità verso i creditori al fine di evitare che la

vicenda circolatoria possa dar luogo a fenomeni elusivi: così la liberazione dell'alienante presuppone

l'espressa dichiarazione in tal senso da parte del singolo creditore. Inoltre una maggior tutela è prevista

dall'accollo ex lege a carico dell'acquirente di azienda commerciale per tutti i debiti che risultino dalle scritture

contabili obbligatorie. La responsabilità dell'acquirente è in solido con quella dell'alienante. L'art 2560, salvo

che per i debiti da lavoro dipendente, non si applica all'usufrutto e all'affitto d'azienda, nei quali dunque per i

debiti pregressi vi è solo la responsabilità del nudo proprietario o del locatore.

Usufrutto e affitto d'azienda: disposizioni aggiuntive ex art 2561 e 2562

← Usufruttuario e affittuario devono esercitare l'azienda sotto la ditta che la contraddistingue

← La gestione d'azienda dev'essere svolta in modo da non modificarne la destinazione e preservarne

l'efficienza e le normali dotazioni di scorte

← al termine del rapporto la differenza fra le consistenze d'inventario viene regolata in denaro mentre i

contatti passati all'usufruttuario o all'affittuario tornano in capo al nudo proprietario o al locatore

b) la proprietà industriale: dopo la disciplina dell'azienda viene quella dei segni distintivi e a seguire quella sui diritti sulle opere d'ingegno (diritto d'autore, brevetti per invenzioni industriali, brevetti per modelli

di utilità, disegni e modelli registrati), con molte leggi speciali. Il d.lgs 30/2005 modificato con il d.lgs

131/2010 (codice della proprietà industriale) disciplina tutto il settore con la sola esclusione del diritto

d'autore, è stato raggruppato in un unico testo normativo ha voluto unificare e semplificare l'intera disciplina.

Il c.p.i è strutturato in capi il capo secondo contiene le norme specifiche sui singoli diritti di proprietà

industriale, mentre gli altri capi racchiudono disposizioni generali applicabili in linea di principio ad ogni

diritto compreso nella categoria.

Disposizioni generali: l'espressione proprietà industriale comprende: marchi e segni distintivi, indicazioni

geografiche e le denominazioni d'origine, i disegni e i modelli, le invenzioni, i modelli d'utilità, le topografie

dei prodotti a semiconduttori, le informazioni aziendali riservate, le nuove varietà vegetali. Protezione

accordata a tali diritti: dominicale, cioè di proprietà (nonostante siano immateriali).

Nell'ambito della proprietà industriale si divide tra diritti titolati e non titolati, i primi si acquistano mediante

brevettazione o registrazione, i secondi ricorrendone i presupposti di legge di volta in volta indicati.

Nell'ambito della disciplina unitaria dei diritti di proprietà industriale rientrano: il trattamento dello straniero,

importato al principio della parità di trattamento. Le regole sulla priorità tese ad

13

assicurare l'applicazione internazionale dei diritti titolati riconoscendo aperte condizioni un diritto paritario in

Italia a chi abbia regolarmente depositato domanda all'estero in un paese che riconosca il medesimo diritto. Il

principio di esaurimento volto ad evitare barriere nazionali alla circolazione dei prodotti e dei servizi una volta

che questi siano stati messi in commercio dal titolare in uno stato membro della CE. Norme sulla circolazione

dei diritti titolati in base alla quale viene attuato un sistema analogo a quello dei beni mobili registrati, per cui

l'atto di trasferimento o di licenza va trascritto, i titoli di proprietà industriale possono essere costituiti in

garanzia per crediti di denaro. Le disposizioni processuali e anti pirateria contenute nel capo terzo. Per quello

che concerne le disposizioni processuali: istituzioni di sezioni specializzate in materia di proprietà industriale

e intellettuale. Unificazione delle regole in tema di validità e appartenenza dei diritti titolati di proprietà

industriale. Le speciali sezioni in materia di violazione dei diritti che possono consistere nell'inibitoria della

fabbricazione, del commercio e dell'uso in quanto costituisce violazione del diritto nella fissazione di una

somma dovuta per ogni violazione, nella pubblicazione del provvedimento giudiziale e nel risarcimento del

danno che va liquidato anche tenendo conto degli utili realizzati in violazione del diritto e dei compensi che

l'autore della violazione avrebbe dovuto pagare qualora avesse ottenuto la licenza dal titolare del diritto.

Norme particolari sono stabilite quando la contraffazione e l'usurpazione di altrui diritti di proprietà

industriale sia realizzata dolosamente in modo sistematico.

I marchi: profili generali: il marchio è segno distintivo che identifica imprenditore e azienda e serve a

distinguere i suoi prodotti e servizi da quelli dei concorrenti. Ha il maggiore rilievo economico:

contraddistingue prodotti e servizi. Fonti del diritto dei marchi: codice civile, c.p.i., regolamento del marchio

comunitario, disposizioni sul marchio internazionale, volte a rendere possibile la tutela sovranazionale del

marchio tramite sistemi di registrazione a base comunitaria. Caratteristiche e requisiti di validità: la tutela del

marchio concede l'uso esclusivo in favore del soggetto che lo abbia registrato o che l'abbia utilizzato in via di

fatto senza registrarlo (seppure in maniera minore); ci sono marchi generali (Piaggio) e specifici (Vespa), ci

sono marchi di fabbrica (Audi) e di commercio (il concessionario); può essere qualsiasi segno suscettibile di

essere rappresentato graficamente e atto a distinguere i prodotti o servizi di un'impresa da quelli di altre

imprese, si distinguono così marchi denominativi, figurativi, misti, di forma, di colore, di suono. Il marchio

dev'essere

← Lecito: non contenere segni contrari alla legge, all'ordine pubblico, al buon costume, o lesivi di diritti altrui

← Vero: non deve contenere segni idonei a ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica,

sulla natura o sulla qualità del prodotto o del servizio.

← Originale: deve avere capacità distintiva del prodotto rispetto a quelli del medesimo genere. Comunque si

distingue tra marchi forti (significativamente distintivi, marchi di pura invenzione) e deboli (il segno o il nome

rimanda a parole d'uso comune)

← Nuovo: non deve consistere esclusivamente in segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli

usi costanti del commercio e soprattutto non deve essere confondibile con un marchio altrui precedentemente

registrato o usato e neppure con un segno adottato da altri come ditta, denominazione o ragione sociale.

Si distingue ancora tra marchi ordinari e marchi celebri, per i primi la novità manca solo se sussiste il rischio di

confusione per il fatto che il marchio è identico o simile ai segni già noti come marchi per prodotti o servizi

identici o affini, per i secondi senza alcun limite di affinità, è sufficiente che si tragga indebitamente vantaggio

dal carattere distintivo o dalla rinomanza del segno anteriore, o si rechi loro pregiudizio. La mancanza di

novità del marchio viene sanata dalla tolleranza protrattasi per un periodo di 5 anni consecutivi del titolare del

marchio anteriore ovvero del diritto preuso, salvo che il marchio posteriore sia stato domandato un mala fede,

in ogni caso il titolare del marchio posteriore non può opporsi all'uso di quello anteriore o alla continuazione

del preuso.

14

Registrazione e uso del marchio: il marchio si registra presso l'UIBM, chi in buona fede registra acquisisce il

diritto esclusivo all'uso del marchio su tutto il territorio nazionale, anche tramite imprese di gruppo o soggetti

che lo usino col suo consenso. Sul presupposto dell'avvenuta registrazione del marchio in ambito nazionale

può ottenersi la registrazione internazionale presso l'organizzazione mondiale per la proprietà industriale, con

sede a Ginevra. Il soggetto a favore del quale è stata fatta la registrazione può impedire a chiunque di porre in

commercio o pubblicizzare prodotti o servizi identici che siano contraddistinti da un marchio identico a quello

registrato. Se il marchio è celebre o gode di rinomanza, la possibilità di vietare ai terzi l'uso di un marchio

simile o identico prescinde dalla affinità, se tale uso permette di trarre indebitamente vantaggio dal carattere

distintivo o dalla rinomanza del marchio (si tutela soprattutto l'investimento dell'impresa che opera per far

diventare celebre il marchio). In base all'unità di segni distintivi, si protegge il titolare contro altri che adottino

segni uguali come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna o nome a dominio aziendale se c'è affinità.

Il diritto dura 10 anni, rinnovabili illimitatamente. Per chi usa il marchio senza registrarlo – e chi lo registra

solo come preuso – esiste una tutela più attenuata, legata alla concreta utilizzazione del marchio (non

estendibile ai prodotti affini, spesso ha portata solo locale). Estinzione della tutela del marchio:

← dichiarazione di nullità per difetto iniziale dei requisiti essenziali

← Volgarizzazione, se il marchio diventa così diffuso da indicare il prodotto designato (“biro”), solo se deriva

da attività o inerzia del titolare: se si difende il marchio contro la volgarizzazione, si conserva la tutela

← Sopravvenuta ingannevolezza del marchio

← Mancato uso del marchio nei cinque anni dalla registrazione ovvero per cinque anni salvo legittimato

motivo. Deroga a questa regola per i cd marchi protettivi, quelli simili a un marchio e registrati da un

imprenditore come vincolo per gli altri imprenditori: questi non perdono d'uso.

Per quanto riguarda la circolazione del marchio, è trasferibile a terzi tramite cessione o licenza di marchio che

attribuisce al licenziatario il diritto d'utilizzo per un certo periodo di tempo. Il titolare ha una serie di strumenti

flessibili per monetizzare il diritto all'uso. Si rimuove il vincolo tra cessione d'azienda e cessione del marchio:

il marchio si cede separatamente dall'azienda o dal ramo dove si realizzava, si esalta il valore in sé del

marchio che tende a risolversi nella sua capacità astrattiva ed evocativa (finché non è ingannevole); si è

riformata recentemente anche la licenza di marchio (ad es nel franchising e merchandising): la licenza può

essere parziale o totale (per tutti i prodotti o per solo una parte), esclusiva o non esclusiva. In caso si licenza non

esclusiva a pena di decadenza del marchio, essa deve essere strutturata in modo tale che in ne derivi inganno

nei caratteri dei prodotti o servizi che siano essenziali nell'apprezzamento al unico, a tutela degli stessi

interessi la legge prevede che il licenziatario non esclusivo debba vincolarsi a utilizzare il marchio per

contraddistinguere prodotti o servizi eguali a quelli corrispondenti messi in commercio con lo stesso marchio

dal titolare o da altri licenziatari.

Ditta e insegna: nel c.p.i. non ci sono regole specifiche per i segni distintivi diversi dal marchio registrato:

sono protetti, ricorrendone i presupposti di legge; e si considerano nella disciplina del marchio registrato sulla

base del principio dell'unitarietà dei segni distintivi. Ci sono alcune norme specifiche nel codice civile: la ditta

è il nome con cui si indica l'attività, che può coincidere col marchio generale; esiste una ditta originaria,

prescelta dall'imprenditore per il suo diretto utilizzo, e derivata, che è quella che passa all'imprenditore nel

trasferimento d'azienda. In ossequio al principio cd di verità si richiede che in quella originaria sia presente il

cognome o la sigla dell'imprenditore, ma questo principio non può valere per la ditta derivata, alla quale

l'imprenditore non è tenuto ad aggiungere il proprio cognome o la propria sigla: le ragioni della tutela

dell'avviamento prevalgono su quelle di verità. La ditta deve obbedire al principio di novità: quando una ditta

è uguale o simile a quella usata da altro imprenditore e può creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per

il luogo in cui è esercitata, dev'essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla. Si usa il

15

criterio cronologico per dirimere le controversie: il preuso o l'iscrizione della ditta nel registro delle imprese.

L'insegna è il segno distintivo dei locali ove si svolge l'attività d'impresa: si estende la disciplina della ditta.

I nomi a dominio sono l'indirizzo internet, ma anche un segno distintivo suscettibile di attirare il pubblico.

Le indicazioni geografiche e le denominazioni d'origine sono protette, e identificano un luogo quando siano

adottate per designare un prodotto che ne è originario o le cui qualità reputazione o caratteristiche siano

dovute essenzialmente all'ambiente geografico d'origine comprensivo di fattori naturali, umani e tradizionali.

La protezione consiste nel divieto dell'uso di tali indicazioni e denominazioni qualora possa essere idoneo a

ingannare il pubblico sulla provenienza dei prodotti ovvero sulla loro qualità o qualora comporti un indebito

sfruttamento della reputazione della denominazione protetta.

Disegni e modelli: definiti dall'art 31 cpi come l'aspetto dell'intero prodotto o di una sua parte quale risulta in

particolare dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale

ovvero dei materiali del prodotto stesso ovvero del suo ornamento;: si registrano disegni e modelli nuovi con

carattere individuale (non identici ad altri modelli o differenziarsene per caratteri irrilevanti, suscitano

impressioni generali differenti da quelle ispirate da qualsiasi altro modello diffuso); si tratta del design

industriale; quando i disegni e i modelli presentino di per sé carattere creativo e valore artistico sono anche

tutelati dal diritto d'autore. Spesso si richiede anche il brevetto per l'oggetto vero e proprio, a livello

comunitario si protegge dal reg. ce del 2002 su disegni e modelli comunitari.

Il brevetto per le invenzioni consiste nella concessione di un diritto di monopolio temporaneo ventennale in

favore di chi abbia inventato un prodotto o un procedimento concorrendo al progresso tecnologico dell'intera

comunità garantendo una tutela dall'utilizzo altrui cd privativa, protezione comunque limitata nel tempo e

subordinata alla pubblicità del prodotto o al procedimento oggetto dell'invenzione, si che all'esaurimento del

brevetto ogni interessato sia teoricamente in condizione di poterlo replicare (è più incentivo per le imprese a

sostenere gli aleatorie onerosi investimento per ricerca e sviluppo). Il brevetto è disciplinato oltre che nel cpi

anche negli articoli 2584-2591 del codice civile e da una serie di trattati e convenzioni volti ad agevolare il

riconoscimento internazionale dei brevetti rilasciati nei singoli paesi.

L'oggetto del brevetto sono le invenzioni nuove che implicano un'attività inventiva e sono atte ad avere

un'applicazione industriale (si parla di cd approccio funzionale). L'art 45 cpi esclude dal novero delle

invenzioni i metodi per il trattamento chirurgico terapeutico, ma non i medicinali. Problematiche con le

biotecnologie (brevettabili se nuove, originali e suscettibili di applicazione industriale, a) i materiali biologici

isolati dall'ambiente naturale e prodotti tramite un procedimento tecnico, i procedimenti tecnici con i quali essi

vengono prodotti, lavorati o impiegati e le loro applicazioni nuove; b) qualsiasi nuova utilizzazione di un

materiale biologico o di un procedimento tecnico relativo a materiale biologico; c) le invenzioni relative ad un

elemento isolato del corpo umano o prodotto con procedimento tecnico a condizione che ne sia

dettagliatamente indicata la funzione e applicazione industriale e che il procedimento tecnico sia possibile

solo tramite l'intervento umano;

d) le invenzioni riguardanti piante o animali o un insieme vegetale e non sia frutto di procedimenti di tipi essenzialmente biologico. Le esclusioni di brevettabilità si dividono in 3 categorie: 1) divieto di brevettare il

corpo umano o la mera scoperta di una parte di esso; 2) esclusione di ogni invenzione in cui il suo

sfruttamento commerciale sia contrario alla dignità umana, all'ordine pubblico, e al buon costume (si esclude

per conseguenza: la clonazione e la modificazione genetica dell'uomo, ogni utilizzazioni di embrioni umani

ivi compresi le cellule staminali umane e i procedimenti tecnici che ne fanno uso, la modificazione genetica

animale, ove provoca sofferenze senza utilità medica sostanziale per l'uomo o l'animale, lo screening

genetico ove il suo sfruttamento conduca a esiti

16

discriminatori ampiamente intesi); 3) esclusione per la semplice sequenza di DNA. I requisiti per la

brevettabilità sono:

← L’industrialità, o l'attitudine dell'invenzione ad avere un'applicazione industriale

← La novità, cioè un invenzione non compresa nello stato della tecnica

← L'originalità indica che l'invenzione deve rappresentare un significativo progresso tecnico

← La liceità: oltre i limiti sopra descritti, esiste anche un divieto per farmaci nocivi alla salute.

Il brevetto concede monopolio temporaneo nello sfruttamento economico del prodotto o del suo

procedimento; appartiene all'inventore o al datore di lavoro di questi, in questo all'inventore spetta il diritto

morale ad esserne riconosciuto autore, verrà calcolata anche un equo premio, qualora il contratto non preveda

una specifica retribuzione dell'attività inventiva e il datore di lavoro ottenga il brevetto. La domanda di

brevetto concerne una sola invenzione per volta, dev'essere specifica, con una o più rivendicazioni in cui sia

indicato, specificamente, ciò che si intende debba formare oggetto del brevetto (si brevetta la struttura ma

anche la funzione intesa come l'uso che l'inventore vuole riservare a sé stesso). Effetto del brevetto è la

concessione al suo titolare del diritto di utilizzare economicamente l'invenzione in via esclusiva, anche tramite

la messa in commercio; la durata è ventennale, non rinnovabile, e si considera partire dalla data di deposito

della domanda. Come il marchio anche il brevetto è trasferibile con o senza l'azienda anche mortis causa, e di

frequente è oggetto di cd licenza di brevetto con la quale si conferisce a un terzo con o senza esclusiva, il

diritto di utilizzarla. In certe ipotesi la licenza d'uso senza esclusiva è prevista come obbligatoria per legge

(mancata o insufficiente attuazione dell'invenzione per un triennio; in casso del brevetto dipendente, quando la

licenza è necessaria per una nuova invenzione che rappresenti un importante progresso tecnico di

considerevole rilevanza economica). Il brevetto si estingue per dichiarazione di nullità, ovvero decadenza in

caso di mancata o insufficiente attuazione per un biennio oltre la concessione della licenza obbligatoriamente

di mancato pagamento dei diritti ovvero per rinuncia del titolare.

Il know-how: Esiste anche un altro divieto: quello di non divulgare, rivelare a terzi, acquisire o utilizzare

quelle informazioni aziendali ed esperienze tecnico industriali anche prive dei requisiti di brevettabilità che

siano segrete (non note o accessibili), abbiano valore economico in quanto tali, siano sottoposte a misure

adeguate a mantenerle segrete. Il divieto non opera nel caso in cui il terzo abbia acquisito l'informazione in

modo indipendente.

I modelli di utilità sono quelli atti a conferire particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego a

macchine, parti di esse, strumenti, utensili o oggetti di uso in genere, quali i nuovi modelli consistenti in

particolari conformazioni, disposizioni, configurazioni o combinazioni di parti. Sono brevettabili se nuovi e

originali, con lo stesso effetto dei brevetti industriali, ma la durata è limitata a 10 anni, la distinzione tra

invenzioni e modelli consiste nella circostanza che nelle prime comportano la soluzione originale di un

problema tecnico, mentre le seconde riguardano solo gli aspetti formali attinenti alla comodità d'uso di un

prodotto noto. Non sempre di facile distinzione quindi è stata introdotto la cd brevettazione alternativa: cioè la

possibilità per chi chiede un brevetto per invenzione di presentare contestualmente la domanda di brevetto per

modello di utilità per il caso che la prima non sia accolta o lo sia solo in parte. Le topografie dei prodotti a

semiconduttori: sono creazioni intellettuali a contenuto tecnologico protette in funzione dello schema

tridimensionale che caratterizza gli strati del microcircuito elettronico. La durata è di 10 anni, tipica di questo

diritto è l'attenuazione del requisito della novità per ottenere la registrazione: possono essere registrate anche

topografie già oggetto di sfruttamento commerciale, ovunque nel mondo, purché da non più di due anni. Le

nuove varietà vegetali: oggetto in favore del costruttore le varietà vegetali che siano nuove, distinte, omogenee

e stabili. Questi requisiti sussistono quando: a) alla data di deposito della domanda l'oggetto de brevetto non è

stato venduto in Italia da oltre un anno o nel resto del mondo da oltre quattro anni, o sei se si tratta di alberi o

viti; b) la varietà si contraddistingue nettamente da ogni altra la cui esistenza si notoriamente conosciuta; c) la

varietà è sufficientemente uniforme nei suoi caratteri pertinenti e rilevanti; d) detti caratteri rimangono

invariato in seguito alle successive riproduzioni,

17

moltiplicazioni ovvero alla fine di ogni ciclo biologico. La protezione consiste negli aspetti: a) produzione e

riproduzione; b) condizionamento a scopo di riproduzione o moltiplicazione; c) offerta in vendita, vendita o

qualsiasi altra forma di commercializzazione; d) esportazione o importazione;

e) detenzione per uno degli scopi appena indicati. La durata della protezione è di 20 anni da quando è resa accessibile al pubblico, 30 per viti e alberi.

Il diritto d'autore: la protezione legale per le opere di ingegno di carattere creativo che appartengono alla

letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il

modo o la forma di espressione mira ad assicurare all'autore non solo il diritto morale alla paternità dell'opera,

e dunque alle forme della sua utilizzazione, ma anche al diritto esclusivo al suo sfruttamento economico. Tale

protezione è disciplinata dal codice civile (art 2575 – 2583) e dalla legge 633 del 41, modificata.

Le condizioni per l'accesso alla tutela si riassumono nel carattere creativo, derivano dalla mera creazione della

stessa, senza che la registrazione pure prevista presso la SIAE abbia valore costitutivo. La legge ha risolto

espressamente due delicati problemi attribuendo la tutela del diritto d'autore ai programmi per elaboratori

elettronici e alle banche dati che costituiscano una creazione intellettuale dell'autore. Per le opere complesse,

formate da vari soggetti, ci sono le regole degli art 7 8 e 10 della legge sul diritto d'autore. Vengono attribuite

forme di tutela anche a soggetti che non sono autori ma hanno partecipato al processo di formazione

dell'opera.

Sotto il profilo patrimoniale, l'autore ha diritto esclusivo di utilizzare l'opera in ogni forma e modo, originale e

derivato. Si elencano poi le varie forme di sfruttamento economico dell'opera riservate all'autore e che

ovviamente variano a seconda della tipologia della stessa con regole che rincorrono i progressi della

tecnologia. Ad esempio il contratto di edizione: durata massima di 20 anni, con il quale l'autore concede ad un

editore il diritto di pubblicare a stampa l'opera dell'ingegno dietro corrispettivo, normalmente commisurato a

una percentuale dell'importo delle vendite. Il diritto d'autore ha, per i profili economici, una durata di 70 anni

dopo la morte dell'autore.

Lo sfruttamento economico dell'opera implica la facoltà di disporre del relativo diritto nei modi che sono

lasciati all'autonomia negoziale. Per taluni tipi di opere d'ingegno il legislatore regola particolari forme

contrattuali accanto ai diritti di sfruttamento esistono i diritti morali, irrinunciabili e inalienabili, svincolati

dalla cessione ai terzi: poter rivendicare la paternità dell'opera, l'opporsi a ogni modificazione e danno

all'opera che possa essere di pregiudizio all'onore e alla reputazione, può ritirare l'opera dal commercio se ne

ricorrono i motivi.

La concorrenza tra imprese, Lezione 5

Principio della libertà di iniziativa economica privata, limitazione alla libera concorrenza derivante dalla

concentrazione del potere economico in capo a pochi soggetti: il sogno dell'economia liberale è la totale

assenza di barriere all'entrata nel mercato, ma gli imprenditori spesso non vogliono concorrenza. (si cerca la

workable competition, o competenza sostenibile) le regole a tutela della libera concorrenza sono dunque volte

a proteggere la libertà di iniziativa economica da se stessa; a evitare che i vantaggi da essa derivanti alla

collettività e ai consumatori vengano posti nel nulla dalla naturale tendenza al monopolio o alla collusione tra

operatori. Sherman act del 1890, trattato ce del 1957, legge italiana 287 del 1990 (legge antitrust) con ambito

residuale (limitato alla regolamentazione dei fenomeni anti concorrenziali rilevanti solo sul mercato italiano).

I comportamenti lesivi della concorrenza spesso incidono sul mercato mondiale, è sempre più frequente che

operazioni rilevanti per la concorrenza debbano essere sottoposte al vaglio di compatibilità con ordinamenti

diversi; per taluni settori (ad es editoria e radiotelevisioni) esistono legislazioni speciali.

Le fattispecie anticoncorrenziali sono intese restrittive della libertà di concorrenza, abuso di posizione

dominante e operazioni di concentrazione restrittive della libertà di concorrenza.

18

L’AGCM è l’organo collegiale preposto all’indagine composto da cinque membri nominati dai presidenti delle

camere (esiste anche una commissione europea con lo stesso scopo).

I provvedimenti del AGCM sono ricorribili dinnanzi al TAR i limiti della sindacabilità delle decisioni

rappresentano un tema delicato: se si ritenesse che il tribunale amministrativo possa sostituire la propria

valutazione tecnica o di merito a quella dell'AGCM si svuota il ruolo dell'Autorità e di vanificare l'affidamento

della verifica e del controllo dei comportamenti anticoncorrenziali a un organo specializzato. Le azioni rivolte

a far dichiarare la nullità degli atti anticoncorrenziali, a conseguire il risarcimento del danno e a ottenere i

relativi provvedimenti d'urgenza è di competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria. Ci sono imprese

sottoposte a speciali forme di vigilanza (settore bancario, assicurativo...)

Le intese restrittive della concorrenza: art 2 l. 287/1990 accordi e pratiche concordate tra imprese nonché

deliberazioni anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari di consorzi, associazioni di

imprese e organismi similari, vietate se abbiano per oggetto o effetto di impedire restringere o falsare in

maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante.

Intesa con concetto ampio, senza limitazioni formale. Particolare rilievo si da alle pratiche concordate

(conscious parallelism) delle imprese che uniformano il loro comportamento sul mercato (variazioni di prezzi

simultanee ecc); ma serve che ci siano elementi di fatto che qualifichino il tutto come una scelta consapevole.

Sia norma italiana che comunitaria contengono un elenco di carattere esemplificativo e non tassativo di intese

anticoncorrenziali (lista che comprende intese orizzontali, tra produttori di beni simili, e verticali, tra

produttori e rivenditori), le ipotesi tipizziate concernono: - le intese sui prezzi di acquisto o di vendita su altre

condizioni contrattuali; -le intese che limitano la produzione, gli sbocchi o l'accesso al mercato o gli

investimenti; - le intese di ripartizione dei mercati; - le intese che ledono la parità di trattamento fra i

contraenti di un'impresa applicando condizioni diverse per prestazioni equivalenti; - intese che impongono per

la conclusione dei contratti prestazioni supplementari non ragionevolmente collegate con l'oggetto del

contratto. Non rientrano nel concetto di intese vietate quelle intercorrenti tra società dello stesso gruppo, né

sono vietate tutte le intese: solo quando impediscano, restringano o falsino in maniera consistente la

concorrenza nei mercati, o nelle parti rilevanti dei mercati. Ma cosa si intende per mercato rilevante? è un

parametro utile a valutare l'esistenza di una lesione della concorrenza, ma non esiste una definizione

legislativa generale: per quel che concerne il prodotto è simile al concetto di intercambiabilità o sostituibilità

dei prodotti da parte del consumatore in relazione alle loro caratteristiche, al prezzo e all'impiego. Per quanto

riguarda il mercato geografico bisogna riferirsi all'area ove le imprese agiscono in concorrenza.

Il divieto può essere oggetto di deroghe; se le intese danno luogo a miglioramenti nelle condizioni di offerta

sul mercato, con l'effetto di comportare un sostanziale beneficio per i consumatori. Nel nostro ordinamento

l'AGCM può concedere autorizzazioni in deroga sia per le categorie (tramite provvedimenti di ordine

generale) sia per singole intese (previa apposita notifica e richiesta all'autorità): si tratta di autorizzazioni

temporanee e revocabili. La commissione CE può emettere provvedimenti autorizzativi di ordine generale, e

di tale facoltà spesso s'è avvalsa. Ove l'AGCM accerti la violazione del divieto di intese può adottare i

provvedimenti necessari per rimuoverne gli effetti anticoncorrenziali ed emettere sanzioni pecuniarie, nonché

disporre in caso di reiterata inottemperanza la sospensione dell'attività d'impresa fino a 30 giorni.

L'abuso della posizione dominante: art 3 l. 287/1990 si vieta l'abuso da parte di una o più imprese di una

posizione dominante all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante. Tenore simile l'art 102 del

trattato FUE che inibisce: nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio fra Stati membri lo

sfruttamento abusivo s parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato comune o di una

parte sostanziale di questo. Non è illecito il raggiungimento di una posizione dominante, ma il suo abuso. Il

concetto di

19

posizione dominante presuppone l'identificazione del mercato rilevante; una volta identificato, la valutazione

della posizione dominante va effettuata confrontando la quota di mercato dell'impresa calcolata in base al suo

fatturato con quella complessiva del settore. L'abuso di posizione può riguardare l'imposizione di prezzi

(d'acquisto, di vendita o condizioni contrattuali gravose), limitazioni o impedimenti alla produzione, agli

sbocchi o agli accessi al mercato, allo sviluppo tecnico o al progresso tecnologico a danno dei consumatori,

applicazione di condizioni discriminatorie per prestazioni equivalenti, imposizione di prestazioni

supplementari ingiustificate o non collegate all'oggetto del contratto. L'abuso da parte di una o più imprese

porta a configurare la possibilità della posizione dominante collettiva. L'AGCM ex l. 192/1998 sanziona

l'abuso di dipendenza economica che abbia rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato, prescinde

dalla posizione dominante: l'abuso di dipendenza economica prescinde dalla posizione dominante sul mercato

e si riferisce unicamente ai rapporti intercorrenti tra imprese, identificandosi con la situazione in cui

un'impresa in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un'altra impresa un eccessivo squilibrio di

diritti e obblighi.

Le concentrazioni: l'art 6 l. 287/1990: sono vietate le operazioni di concentrazione che comportino la

costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sul mercato nazionale in modo da eliminare o

ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza (simile anche il reg. CE); a differenza delle intese e

dell'abuso di posizione dominate in cui l'attività di controllo e repressione dei comportamenti

anticoncorrenziali avviene ex post , il sistema di controllo delle concentrazioni prevede sia in sede nazionale

che comunitaria, un obbligo di comunicazione delle operazioni di concentrazione che superino le soglie

quantitative indicate (pena sanzioni amministrative pecuniarie). Esiste una commissione CE per le operazioni

di concentrazione che superino determinate soglie. Dopo la comunicazione l'autorità decide se avviare o no

un'istruttoria. La decisione negativa segna il benestare, quella positiva l'avvio di una fase più approfondita di

valutazione sul potenziale del contrasto dell'operazione con i precetti normativi, se essa implichi la

costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante. Ci sono elementi da tenere in conto, quali le

possibilità di scelta di fornitori e utilizzatori, la posizione sul mercato delle imprese interessate, il loro accesso

alle fonti di approvvigionamento o agli sbocchi di mercato, la struttura del mercato e delle barriere all'ingresso,

l'andamento di offerta e domanda, le caratteristiche dell'industria nazionale. In sede comunitaria v'è anche il

riferimento all'interesse dei consumatori finali o intermedi e all'evoluzione del progresso tecnologico e

scientifico, purché si rifletta a vantaggio dei consumatori e non ostacoli la concorrenza. Gi effetti dell'avvio

dell'istruttoria sono diversi nelle due discipline: in Italia l' AGCM può sospendere il compimento

dell'operazione pendente l'istruttoria, mentre a livello comunitario la sospensione opera automaticamente

salvo deroghe specifiche. Al termine del procedimento l'operazione può essere: a) autorizzata,

b) autorizzata con condizioni idonee a impedire la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante,

d) vietate. L'inosservanza dei provvedimenti dell'AGCM comporta l'irrogazioni di sanzioni amministrative

pecuniarie calcolate sul fatturato delle imprese coinvolte. Ma cosa sono le operazioni di concentrazione?

Esistono varie fattispecie elencate dall'art 5 della legge 287/90 (analoghe a quante previste dal reg. CE del

2004), a carattere non tassativo:

Fusione tra imprese

acquisizione del controllo dell'insieme o di parti di una o più imprese che conferisca la possibilità di esercitare

un'influenza determinante sulle attività d'impresa. Controllati non sono solo le parti ma anche i titolari dei

contratti, diritti o rapporti da cui discende il controllo, ma anche i soggetti che in via di fatto esercitano i

relativi diritti. Non è considerata acquisizione di controllo l'ipotesi in cui una banca o un istituto finanziario

acquistino partecipazioni al capitale di un'impresa ai soli fini di collocamento.

20

La costituzione di un'impresa comune, p. es. join venture. Il concetto di concentrazione è basato sugli effetti

economici dell'operazione, sono perciò irrilevanti le operazioni del genere appena menzionate (fusioni,

acquisizioni ecc) che avvengono tra soggetti appartenenti allo steso gruppo, cioè tra soggetti già

economicamente unitari. In sostanza si ha concentrazione quando l'acquisizione totale o parziale di un'impresa

prima indipendente comporti un ampliamento della quota di mercato dell'operatore in questione, ciò comporta

una diminuzione degli operatori economici indipendenti.

← Esistono comunque monopoli legali, (ad esempio i trasporti) che derogano alle norme della l 287/1990, ma

la legge si premura di porre alcuni principi vincolanti per lo svolgimento dell'attività del monopolista, volti

soprattutto ad evitare che adotti comportamenti discriminatori e lesivi dei diritti dei clienti (obbligo di

contrarre con chiunque, parità di trattamento in ogni senso) le regole sul monopolista legale non si applicano a

quello di fatto. libera concorrenza derogabile per effetto della stessa autonomia contrattuale: l'art 2596

stabilisce i limiti a questa derogabilità (per proteggere gli interessi dei consumatore).

Necessità della forma scritta del patto di non concorrenza per fini probatori

Limitazione del patto di non concorrenza a una determinata zona o attività. Limiti alternativi non cumulabili.

Durata non superiore a cinque anni (norma che ha effetto anche contro clausole differenti e quindi

ridimensionate)

Disciplina speciale di patti di esclusiva e di preferenza nel contratto di somministrazione.

I patti di non concorrenza del dipendente o dell'agente per il periodo successivo alla cessazione del rapporto di

lavoro (per iscritto, deve prevedere uno specifico corrispettivo, non può avere una durata maggiore di 3 anni)

← Se invece i patti di non concorrenza sono accessori a un contratto e obbediscono alla sua stessa funzione,

dottrina e giurisprudenza non applicano il 2596. Sull'applicabilità del 2596 ai patti restrittivi della concorrenza

a livello verticale la dottrina è spaccata, ma la giurisprudenza prevalente tende ad affermare l'inapplicabilità in

toto della norma.

b) La concorrenza sleale: l'imprenditore dev'essere leale e corretto. Gli art 2598 ss trattano della concorrenza

sleale, con fattispecie tipiche e dettando regole speciali. Ci si chiede se si tutelino gli imprenditori o anche i

consumatori: interpretazione prevalentemente restrittiva, ma con ampie deroghe (quali le norme specifiche

sulla pubblicità ingannevole e sulle pratiche commerciali scorrette)

atti di concorrenza sleale: elenco di fattispecie, le prime due sono tipiche, l'ultima è generale., che sanziona

ogni mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda.

← Confusione: compie atti sleali chiunque usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con nomi o

segni distintivi legittimamente usati da altri come distintivi della sua attività o dei suoi prodotti o imita

servilmente i prodotti di un concorrente o compie con qualsiasi mezzo atti idonei a creare confusione con

prodotti e attività di concorrenti. La norma tutela l'interesse dell'imprenditore a impedire che i suoi concorrenti

pongono in essere atti che inducano la clientela in errore sul soggetto con il quale entrano in contatto o sui

prodotti posti in commercio. L'imitazione servile del prodotto, l'aspetto del prodotto è oggi molto importante,

questa tutela non può essere invocata quando si tratti di forme funzionali di un prodotto, quelle cioè necessarie

per l'utilizzazione dello stesso, o quando tale forma non abbia un'effettiva capacità caratterizzante del

prodotto, tale da farla apprezzare specificatamente dalla clientela in relazione al suo aspetto esteriore.

← Denigrazione e appropriazione di pregi altrui: è atto di concorrenza sleale la diffusione di notizie e

apprezzamenti sui prodotti o l'attività di un concorrente idonei a determinarne il discredito o l'appropriazione

di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente, non rientra in questa

31

categoria la pubblicità comparativa, cioè quella che pone a confronto per evidenziare la superiorità, tale

pubblicità è lecita ove condotta in modo non ingannevole e utilizzando dati effettivamente comparabili e

veritieri, diversamente è considerata atto si concorrenza sleale.

← La contrarietà alla correttezza professionale: si sanzionano gli atti non conformi ai principi di correttezza

professionale idonei a danneggiare l'azienda altrui.

Storno dei dipendenti e del collaboratori di un impresa da parte di un concorrente, quando ciò avvenga con mesi

scorretti e per ledere deliberatamente l'altro imprenditore.

Dumping: consiste nel praticare prezzi di vendita sotto costo al fine di espellere il concorrente dal mercato.

Boicottaggio: consiste nel rifiuto di contrarre con altri imprenditori anche qui al fine di espellerli dal mercato.

pubblicità ingannevole o menzognera: ex d.lgs 145/ 2007

Violazione di altrui legittime esclusive contrattuali, ove avvenga con modalità scorrette.

Concorrenza parassitaria: che consiste nello sfruttare a proprio vantaggio gli investimenti che altre imprese ha

compiuto nella programmazione e nelle scelte di mercato, seguendone appunto parassita mente le mosse.

Azioni repressive della concorrenza sleale: solo imprenditori possono far valere le forme di tutela contro altri

imprenditori.

← Azione inibitoria e di rimozione degli effetti dell'atto di concorrenza sleale art 2599 senza bisogno di

provare dolo o colpa, basta dimostrare il danno, anche solo potenziale. Provvedimento cautelare anticipatorio

della pronuncia definitiva con il quale l'imprenditore raggiunge il risultato per lui realmente importante:

bloccare in radice il comportamento ed eliminare gli effetti.

← azione di risarcimento del danno che richiede la prova del dolo o della colpa della autore e del danno

patrimoniale. Con conseguente pubblicazione della sentenza ad opera del giudice.

I contratti di impresa Lezione 6

Tra le molte raffigurazioni dell’impresa elaborate da giuristi ed economisti, particolarmente incisiva è quella

che la risolve in un intreccio di contratti; e in effetti, sia l’organizzazione dell’impresa sia lo svolgimento

dell’attività sul mercato, si traducono principalmente nella conclusione di contratti.

Contrattuale è la collocazione di beni e servizi sul mercato; contrattuale è l’acquisizione della disponibilità dei

fattori della produzione; contrattuali sono i rapporti con i clienti, i dipendenti e gli altri collaboratori.

Questa realtà in passato, e in taluni ordinamenti ancora oggi, si è spesso riflessa nella separazione delle regole

dei contratti c.d. commerciali da quelle dei contratti c.d. civili e talvolta anche nella previsione di giudici

speciali per le controversie in materia di contratti commerciali.

Nel nostro ordinamento, il codice civile del ’42 ha superato tale partizione designando una disciplina dei

contratti comune e, almeno formalmente, indifferente al fatto che un determinato contratto sia stipulato o no

nell’ambito dell’impresa.

Tuttavia è importante notare che la disciplina generale dei contratti e, ancor più, quella dei contratti speciali,

sono caratterizzate da regole particolari che si applicano solo quando la vicenda contrattuale sia inserita

nell’ambito dell’impresa.

L’attività di impresa è da tempo divenuta il centro della produzione e della diffusione della ricchezza.

All’impresa è affidato il soddisfacimento di quasi tutti i bisogni collettivi, ivi compresi quelli fondamentali.

Ne deriva che la specialità della disciplina della contrattazione d’impresa non è più limitata, come in

passato, ad alcune regole funzionali all’esigenze degli imprenditori nell’ambito dei loro rapporti.

Hanno, invece, assunto rilievo preminente norme che tengono conto dello status delle parti, specie con

finalità protettive di quelle deboli (per esempio, la normativa sui contratti fra imprenditore e consumatore oggi

contenuta in via pressoché esaustiva nel codice del consumo).

La rilevanza dell’attività di impresa giunge addirittura, nei casi più estremi, a travalicare i confini negoziali:

ne è esempio la normativa sulla responsabilità del produttore, nella quale, per i danni da difetto del

prodotto,viene affermata, con regole di particolare tutela per il danneggiato, una responsabilità risarcitoria del

produttore indipendente dalle vicende negoziali della circolazione del prodotto.

Coerente con questa linea evolutiva è il fenomeno della crescente internazionalizzazione dell’economia.

Le regole del commercio internazionale rivendicano sempre più l’autonomia dal diritto statale anche a

32

riguardo ai soggetti chiamati a risolvere le eventuali controversie.

Il rapporto tra il contratto e l’impresa continua poi ad essere caratterizzato dal dato tradizionale per cui la

seconda si pone come il principale “laboratorio” creativo dei contratti, proprio perché il costante adeguamento

degli schemi negoziali è richiesto dalle sempre mutevoli esigenze dell’attività di impresa

La categoria dei contratti di impresa

Le precedenti considerazioni costituiscono la base delle opinioni che da tempo, e recentemente con maggior

vigore, sostengono l’esistenza di una vera e propria categoria dei contratti di impresa.

Si vuole in tal modo sottolineare la possibilità di costruire sistematicamente un vero e proprio diritto

speciale caratterizzato dall’inerenza del contratto all’attività di impresa.

Si osserva in proposito, che sotto il profilo strutturale esistono contratti la cui disciplina presuppone che almeno

una delle parti sia un imprenditore (ad esempio i contratti bancari, di assicurazione, il leasing e il factoring) e le

figure contrattuali in cui normalmente una o entrambe le parti sono imprenditori (ad esempio il contratto di

trasporto e di somministrazione).

La giustificazione della categoria trova poi conferma nella circostanza che diverse regole del codice civile

hanno quale presupposto di applicazione che l’atto o il contratto sia posto in essere nell’esercizio dell’impresa

LE FONTI DEL DIRITTO DEI CONTRATTI DI IMPRESA

La prima particolarità dei contratti di impresa rispetto agli altri risiede nel sistema assai complesso e

articolato delle fonti della loro disciplina.

Il diritto comune dei contratti ha, in larga parte, le sue fonti nella legge (e in particolare nel codice civile) e

nell’esercizio dell’autonomia negoziale delle parti.

Riguardo alle fonti del diritto dei contratti di impresa, va rilevato che:

- molti tipi di contratti di impresa sono regolati in leggi speciali;

- molti contratti di impresa sono dotati di tipicità economica ma non normativa: per essi non è, cioè, prevista

un’apposita disciplina legislativa.

Ciò rende assai complessa l’opera di integrazione delle eventuali lacune dell’atto;

- la fissazione di regole di estremo rilievo è demandata alla normativa secondaria di tipo regolamentare delle

Autorità di Vigilanza (Banca d’Italia, Consob);

- la disciplina dei contratti di impresa assegna agli usi un ruolo non trascurabile ai fini integrativi della

disciplina legale.

A riguardo va subito precisato che l’oggettivo rilievo degli usi come vera fonte di disciplina di taluni

contratti di impresa, di recente è entrato più volte in rotta di collisione con la normativa di tutela del

contraente debole;

- fonte assai rilevante del diritto dei contratti di impresa è costituita dalle condizioni generali di contratto che

ciascun imprenditore elabora.

Anche qui la libertà di determinazione del contenuto del contratto tramite clausole unilateralmente

predisposte soffre, nei rapporti con il contraente debole, severe limitazioni nelle recenti normative;

- l’autonomia negoziale svolge un ruolo centrale come fonte delle regole dei contratti di impresa.

La regolamentazione negoziale assume un ruolo del tutto particolare specie nell’ambito dei contratti a

contenuto maggiormente complesso, di lunga durata e comportanti l’investimento di ingenti risorse per la loro

esecuzione.

In questi casi, le parti propendono a costruire testi contrattuali tendenzialmente autosufficienti e addirittura

capaci, attraverso meccanismi negoziali, di superare eventuali situazioni di difficoltà senza ricorrere ai

tradizionali meccanismi normativi (risoluzione, risarcimento) che, in quelle ipotesi, si rivelano de tutto

inadeguati alla tutela degli investimenti effettuati;

- la globalizzazione dei mercati fa sì che oggi la contrattazione di impresa sia caratterizzata dalla

internazionalità delle parti o della sua esecuzione.

Vengono in rilievo, a livello normativo, le direttive comunitarie e le convenzioni di diritto materiale

uniforme;

- il profilo di maggior rilievo dell’internazionalizzazione dei contratti di impresa, con riguardo al sistema delle

fonti, consiste nella sempre più spiccata tendenza alla delocalizzazione del diritto applicabile, tramite il

riferimento alla c.d. lex mercatoria: espressione riassuntiva di un sistema di regole basato essenzialmente sulla

progressiva costruzione di principi generali del diritto commerciale internazionale.

In essa confluiscono fonti di vario tipo:

- gli usi generali e settoriali del commercio internazionale;

33

- i principi generali contenuti nelle principali convenzioni uniformi;

- le pratiche del commercio internazionale concretizzate nelle clausole contrattuali di più frequente

utilizzazione;

- i principi elaborati da organizzazioni internazionali;

- le regole della giurisprudenza arbitrale internazionale.

Questa tendenza trova, per un verso, riscontro normativo nelle norme nazionali sull’arbitrato internazionale e,

per altro verso conferma negoziale nelle frequenti clausole contrattuali in cui le parti espressamente indicano

nei principi del commercio internazionale il diritto che regola il contratto e che gli arbitri devono usare per

risolvere le controversie.

Contratti di impresa e norme di tutela della parte debole: i

contratti del consumatore

La principale linea evolutiva delle regole sui contratti di impresa è certamente quella che mira a riportare su un

piano di equilibrio la relazione contrattuale tra l’imprenditore e la sua controparte debole. Si tratta di regole che

non si identificano e non si esauriscono con la pur rilevante normativa in ordine ai contratti con il consumatore.

All’interno della normativa di settore, la protezione del contraente con l’imprenditore si rafforza ove questi sia

un consumatore ovvero si disapplica quando sia un “professionista”.

Rinviando, per i profili specifici, alla trattazione dei singoli contratti, va innanzi tutto evidenziata la

disciplina generale dei contratti con i consumatori.

La tematica forma ora oggetto del codice del consumo. La nozione di consumatore viene ritagliata, più che

sulle qualità soggettive del contraente, sugli scopi che egli intende soddisfare con il contratto: l’art. 31 lett. a

cod. cons. definisce, infatti, il consumatore come la “persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività

imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.

A tale nozione viene contrapposta quella del professionista, e cioè della “persona fisica o giuridica che

agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale, ovvero un suo intermediario

Sul piano della determinazione del contenuto del contratto

Gli artt. 33 ss. cod. cons. riproducono la normativa sulle clausole c.d. vessatorie introdotta nel codice civile con

la l. 52/96 e prevedono la nullità delle clausole “che, malgrado la buona fede, determinano a carico del

consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.

Si sottraggono a tale nullità le clausole:

- che riproducono disposizioni di legge;

- che attengono all’oggetto del contratto o all’adeguatezza del corrispettivo economico dei beni o dei servizi,

purché chiare e comprensibili;

- che sono state oggetto di trattativa individuale.

L’art. 33 cod. cons. elenca una lunga serie di clausole che, sino a prova contraria, si presumono vessatorie. Si

tratta comunque di un elenco non tassativo.

La normativa rappresenta un significativo ampliamento della tutela contro le clausole vessatorie contenute nei

c.d. contratti standard che, nel disegno originario del codice civile, era affidata al solo precetto formale della

specifica approvazione per iscritto.

La tutela del consumatore in materia trova poi ulteriore presidio nell’introduzione della c.d. azione inibitoria in

favore delle associazioni rappresentative dei consumatori al fine di ottenere dal giudice una pronuncia che, in

via generale, inibisca al professionista l’uso di condizioni generali di contratto vessatorie.

E’ uno strumento di azione collettiva a tutela di interessi diffusi che è stato usato, e con successo, in

numerose occasioni.

Sul piano della formazione della volontà

Riguardo alla delicata fase pre-negoziale in cui, mediante al propaganda pubblicitaria, le imprese forniscono

“consigli per gli acquisti”, il codice del consumo tutela anche i consumatori prevedendo che questi, nonché le

loro associazioni e organizzazioni, possano chiedere all’AGCM “che siano inibiti gli atti di pubblicità

ingannevole o di pubblicità comparativa illecita”.

Viene ritenuta ingannevole “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, induca

in errore o possa indurre in errore le persone fisiche e giuridiche alle quali è rivolta”.

La formazione del consenso del consumatore è presa in considerazione anche nelle norme sui contratti

negoziati al di fuori dei localo commerciali e sui contratti c.d. a distanza.

A me servirebbero solo gli ultimi dieci capitoli, dal 26 al 36. Qualcuno può contattarmi?
Le recensioni sembrano ottime spero di confermarLe al più presto.
Eccezionale. C'è tutto quello che serve.
Ottimo, di grande aiuto, fatto veramente bene!
Buongiorno sono l'autore, il calcolo del sistema di docsity in base al loro standard di grandezza del carattere è di 225 e le pagine effettive sono 210 (basta vedere quelle indicate dal pdf quando avete scaricato e volete stampare). Per alcuni argomenti la cronologia delle pagine ricomincia da capo per questo vedrete 144.CONTROLLATE BENE PRIMA DI COMMENTARE!!!!
1-5 di 20
Questa è solo un'anteprima
5 pagine mostrate su 225 totali
Scarica il documento